Osservatorio della Rete L'ABUSO

Autore: Christian Abbondanza

  • Simo non c’è più

    Simo non c’è più

    Simo non c’è più. Se ne è andata per sempre, dopo più di un mese di Covid che, con la fragilità portata dalla Sclerosi Multipla avanzata, l’ha devastata.

    È sato come un incontro sul ring, durato dalla metà di dicembre fino ad oggi. Le arrivava un colpo e lei reagiva, si rialzava; arrivava il secondo colpo e lei ancora reagiva e si rialzava, al terzo colpo di fila il suo organismo non ha retto e alla fine, dopo aver combattuto anche questa volta, ormai stremata, ha detto basta a una sofferenza che non le lasciava più scampo.

    Ci stringevamo le mani, ci guardavamo negli occhi. Quei suoi occhi che sono come l’infinito – per me parlarne al passato non è possibile – facevano trasparire la voglia di dire basta ma anche quella di non lasciarsi, dopo oltre vent’anni. “Hai combattuto con tutte le tue forze, se sei stanca ora è giusto che tu ti possa riposare”. Dai suoi occhi un’espressione di sollievo, il viso rilassato, anche dietro la mascherina che spara l’ossigeno, mi stringe forte la mano e inizia a rilassarsi e lasciarsi andare, non distogliendo il suo sguardo dolce dal mio.

    Trattengo le lacrime, la coccolo con una mano, mentre l’altra è ancora stretta con la sua, il suo volto dopo tanti giorni di sofferenza, di una lotta continua ed impari, diventa sereno. Le parlo ancora, ci parliamo soprattutto con gli occhi, come ormai facevamo da tempo, quando, nei momenti del riacutizzarsi della Sclerosi Multipla, faceva fatica a parlare. Senza più opposizione, piano piano scende la pressione, scendono le pulsazioni, entra così dopo qualche decina di minuti, in quella fase che precede l’addio. L’addio definitivo.

    Non posso smettere di stringere la sua mano, di accarezzarle il volto, di tenere la sua testa nella mia mano, con le dita tra i suoi capelli. Piano piano il respiro rallenta. Poi arriva l’ultimo, mentre i battiti del cuore sono ormai ridotti allo zero.

    Le lacrime a quel punto possono scendere, libere, mentre le gambe iniziano a dare segni di cedimento. È un’istante che sembra non passare mai.

    Vent’anni insieme, nelle battaglie dell’associazione che è nata soprattutto per la sua spinta ideale e pratica, e che fino all’ultimo ha voluto seguire e sostenere, nonostante le limitazioni sempre maggiori della sua patologia.
    Più di vent’anni insieme nella vita. La passione per la musica, i concerti, i libri… gli stessi valori. Si affrontava sempre ogni caduta come una spinta a rialzarsi. Gli attacchi che ha avuto sono stati tanti, troppi. Li ha sempre affrontati e vinti, recuperando tutto il possibile. Non voleva gli ospedali, era stanca dei ricoveri, soprattutto dopo il 2016. Voleva curarsi e recuperare a casa, nel suo ambiente. E così si è fatto. Grazie ai terapisti dell’Aism, in particolare Matteo e Sara. Grazie all’assistenza costante della Gigi Ghirotti, in particolare con Manuel, Cristina, Yuri, ai volontari, alla neurologa dottoressa Marogna e allo pneumologo dottor Ferrara. Grazie al nutrizionista, dottor Bogdanovic, che l’ha seguita con costanza senza guardare ai giorni festivi o agli orari. Così è stato sino al penultimo giorno, quando poi l’ossigenazione troppo bassa ha convinto anche lei a dire “sì, andiamo al Pronto Soccorso”. Un rischio per lei, con le difese immunitarie ormai abbattute, di contrarre altri nuovi contagi. Ma solo così si poteva tentare di vincere l’ultima battaglia o, quantomeno, arrivare ad una fine serena e dignitosa. Come poi è stato, grazie agli operatori di Villa Scassi.

    In 59 anni aveva sofferto l’inverosimile e non si è mai arresa, fino a poco prima delle cinque del 18 gennaio. Le avevo promesso di non lasciarla mai, di prendermi cura di lei e di rispettare le sue volontà. Una promessa che pesava più a lei che a me. Non voleva restare sola e quando stava male comunicava solo con me, con gli altri serrava la bocca o, in certi casi, mandava l’interlocutore tranquillamente in quel posto.

    Negli ultimi ricoveri, compreso quello senza ritorno, non è mai rimasta sola. Non potevo tradire quella promessa che mi aveva chiesto di farle e che il suo sguardo smarrito, quando ci si è dovuti separare, ieri per alcune ore, arrivati all’Ospedale, mi ricordava.

    È stata dura in questi anni, vedere i colpi che la malattia le infliggeva a ripetizione. Ma è stato naturale accompagnarla in questi momenti e sostenerla nella sua reazione e ripresa. Ancora l’estate scorsa, quando per la mancanza di cerotti alla scopolamina, era arrivata la bronchite. Pochi mesi ed eccola che aveva recuperato. Sino all’arrivo del Covid.

    Non ci credo ancora che non ci sia più. Non riesco ad accettarlo. Non posso vedere stanza e ufficio vuoti. Vuoti sì, perché manca lei. Manca la sua determinazione e schiettezza nel portare avanti le battaglie della “Casa”. Anche qui, non usava mezzi termini, era diretta, coraggiosa. Quando non ha più potuto seguire direttamente le attività esterne, voleva essere aggiornata. Tenuta informata. Soffriva per non poter essere più attiva come prima, ma ha sostenuto la “Casa” come nessun altro ha fatto in questi anni, dando il poco che aveva per permettere di continuare il lavoro iniziato nel 2004, fino a che siamo diventati un’associazione nel 2016. L’ironia era una delle sue armi migliori, così come il non tirarsi indietro davanti agli attacchi era forse il principale tra i suoi tratti caratteriali. Non si nascondeva e metteva faccia, nome e cognome. Odiava il compromesso, la reticenza e l’indifferenza.

    Ora però non c’è più.
    È vero senza alcun dubbio che era ormai stanca di questa lotta continua contro i colpi della Sclerosi Multipla e di ciò che a margine la colpiva. È vero che si è liberata da un dolore che ormai era diventato insopportabile ed è stata serena nelle ultime ore prima di addormentarsi e andarsene per sempre. È tutto vero, non vi è dubbio. Ma il vuoto che ha lasciato in me non trova fine. Mi manca e mi mancherà per sempre, perché non era “un peso” sostenerla e curarla, giorno e notte, in ogni momento di bisogno. Era naturale farlo. Era nella natura stessa del rapporto che avevamo. Così come era naturale confrontarsi con lei, sempre, sulle cose da fare come associazione, anche negli ultimi pesanti mesi.

    Simo mi ha insegnato a non cedere davanti alle cadute. Mi ha dato forza in questi decenni, perché quella forte tra noi due era lei, che contro ogni tentazione egoistica davanti al personale dolore della malattia, ha dato una prova di forza straordinaria: combattere quella patologia devastante che l’accompagnava e al contempo le ingiustizie e le mafie.

    Non riesco a entrare nella stanza e in ufficio. Non ce la faccio. È troppo doloroso. E non entrando mi viene spontaneo l’impulso di aprire la porta perché “ora vado a vedere come va Simo”. Ma Simo non c’è più. È e resterà per sempre dentro di me. Non posso dirle addio. Non ci riesco. Fa male, troppo male.

    Le lacrime scorrono. Scorrono anche se penso: ora ha smesso di soffrire, e si è meritata quelle poche ore di serenità che hanno anticipato il riposo profondo e quindi la morte. Scorrono anche se vi è la consapevolezza che ormai questa botta finale aveva compromesso praticamente ogni organo e l’equilibrio del suo fragile corpo e se, per una sorta di miracolo, ne fosse uscita, non sarebbe più stata la persona che desiderava essere ma si sarebbe ritrovata ridotta a uno stato vegetativo, una prospettiva che aveva sempre rifiutato. Lei, con il suo attivismo, con il suo coraggio e la sua determinazione, non avrebbe mai voluto – mai e poi mai – finire così. Consapevolezze che danno certamente un leggero sollievo al dolore, ma non lo cancellano. Non possono cancellarlo, perché lei non c’è più.

    Grazie a chi è venuto, a chi ha telefonato, a chi ha scritto. Grazie di cuore a tutti, a chi ha espresso le condoglianze, a chi ha mandato o dato un abbraccio, a chi ha cercato di dare consolazione. Grazie davvero. Ma c’è una cosa che Simo merita: rimanere “viva” nel ricordo di tutti coloro che l’hanno conosciuta. E chi l’ha conosciuta sa che per lei il ricordo è impegno, altrimenti è solo retorica e la retorica non la sopportava proprio.
    Tenerla “viva” è portare avanti il lavoro della “Casa” che le è costato tanti sacrifici. Tenerla “viva” è l’espressione di un saluto da parte di chi l’ha incrociata nella sua vita di impegno, sabato alle ore 12 al Tempio Laico del Cimitero Monumentale di Staglieno. Si dice sempre che chi ci lascia “vive” nel ricordo e nel portare avanti il suo impegno, e allora questo credo sia il modo migliore per farla “vivere” ancora.

    Ma il mio GRAZIE più profondo, come se la stringessi ancora in un abbraccio, è te Simo. Per questi decenni vissuti ed affrontati insieme. Un percorso di vita intenso, con tutte le difficoltà incontrate, che ora fanno sentire un vuoto davvero incolmabile, in cui vi sono i ricordi che si sovrappongono, le sensazioni vissute che riemergono, che se rendono quel vuoto della tua assenza ancora più profondo, resteranno per sempre dentro di me.

    Christian Abbondanza Simonetta Castiglion

  • “PEDOFILIA E OMERTA – Savona, chi sapeva ed ha taciuto su don Nello Giraudo” è un libretto di 34 pagine realizzato e distribuito gratuitamente in rete

    “PEDOFILIA E OMERTA – Savona, chi sapeva ed ha taciuto su don Nello Giraudo” è un libretto di 34 pagine realizzato e distribuito gratuitamente in rete

    In questo lavoro si ripercorrono le sofferenze delle vittime, attraverso la testimonianza di Francesco Zanardi, ancora adolescente, ripetutamente abusato da don Nello Giraudo, e si arriva all’ultima vittima accertata, decenni dopo, nel 2005, nel Campo Scout del Savona 10, a Vara, dove il Giraudo era stato chiamato ad aiutare in “cambusa” e nella “cambusa” molestò un minore. Ed ancora una volta: nessuno dei responsabili denunciò.

    Si ricostruisce il contesto dell’inchiesta che ha portato ad accertare le responsabilità penali del sacerdote e si scava in quegli Atti e nella memoria delle vittime per capire chi, sapendo delle perversioni e pratiche pedofile di don Nello Giraudo, lo ha protetto con il silenzio permettendogli così di perpetuare ancora quelle molestie e quegli abusi sessuali.

    Si ricostruisce, con ancoraggio fermo a documenti e testimonianze, chi era responsabile di quel Campo Scout di Vara, come ad esempio Isabella Sorgini (attuale assessore ai servizi sociali del Comune di Savona), dove vi fu l’ennesima vittima del prelato pedofilo. Si ricostruisce anche – ancora attraverso documenti, in questo caso interni alla Chiesa, tra Diocesi e Vaticano – la perpetuata omissione colpevole dell’allora Vescovo di Savona Domenico Calcagno (poi promosso ad alti incarichi presso la Santa Sente), che ha permesso al Nello Giraudo di restare prete e continuare a frequentare le parrocchie e la comunità dei fedeli, nonostante il Vaticano gli avesse indicato cosa fare per allontanarlo.

    Una storia per cui, tralasciando l’aspetto penale che non ci interessa e che comunque spetta ad altri verificare, si impone di definire il confine della decenza e dell’indecenza, e quindi della responsabilità etica, morale, dei protagonisti che, con il loro comportamento omissivo, hanno permesso al carnefice di colpire ancora.

    Ognuno, secondo coscienza, è chiamato a valutare questi fatti perché la domanda che si pone è: la comunità saprà aprire, una volta per tutte, gli occhi e reagire o continuerà a voltarsi dall’altra parte?

    Questo lavoro della “Casa della Legalità – Onlus” è dedicato alle vittime della pedofilia ed alla memoria di Luisa Bonello.

    Il testo integrale di questo nuovo breve volume dei “Quaderni dell’Attenzione” è disponibile (in formato .pdf)

    La presidenza 

    Rete L’ABUSO

    Casa della Leaglità e della Cultura ONLUS

     

    https://test.retelabuso.org/wp-content/uploads/2025/09/il-documentario-sugli-abusi-nelle-chiese-di-new-orleans-basato-su-un-reportage-del-guardian-vince-il-premio-piu-importante.webpwp-content/uploads/2025/12/3-3-di-preti-pedofili-grazie-alla-complicita-dello-stato-italiano-che-non-interviene-da-decenni-non-solo-sul-clero-video-integrale-della-conferenza-alla-stampa-estera.webpwp-content/uploads/2026/05/la-coppia-che-si-suicida-come-la-figlia-molestata-da-bambina-da-un-parente-lultima-intervista-al-papa-quelluomo-un-assassino.webpwp-content/uploads/2025/12/parte-da-savona-sabato-24-la-panchina-viola-liniziativa-italiana-di-sensibilizzazione-contro-gli-abusi-su-minori-e-persone-vulnerabili.webpwp-content/uploads/2026/01/il-vescovo-di-bilbao-riconosce-il-lavoro-di-el-pais-per-indagare-sulla-pedofilia-e-gli-sforzi-delle-vittime-per-denunciare.webpwp-content/uploads/2025/02/chiesa-e-pedofilia-la-condanna-del-card-pell-in-australia-lalto-prelato-mai-sfiorato-dalla-magistratura-ecclesiastica.webpwp-content/uploads/2025/02/domenica-15-a-celle-ligure-gianluigi-nuzzi-presenta-il-suo-ultimo-libro-inchiesta-peccato-originale-interverra-francesco-zanardi-presidente-della-rete-labuso.webpwp-content/uploads/2025/02/preti-pedofili-e-adulti-complici-il-corto-di-cammuso-illumina-la-sala-farina-gesti-orrendi-camuffati-da-abito-religioso.webpwp-content/uploads/2025/02/dettagli-abusi-su-minori-in-nome-di-dio-da-piu-di-25-anni-ad-aci-bonaccorsi-la-comunita-che-plagiava-le-giovani-il-video.webpwp-content/uploads/2025/02/caso-vitale-processo-rinviato-a-dicembre-messere-a-telemolise-fatti-gravissimi-perche-commessi-da-chi-ha-una-funzione-educativa.webpwp-content/uploads/2025/02/chi-lha-visto-affronta-il-prete-che-ha-abusato-di-lui-la-risposta-preghiamo-insieme-un-caso-denunciato-dalla-rete-labuso.webpwp-content/uploads/2024/09/il-primo-film-sui-preti-pedofili-girato-a-savona-e-verona-sara-al-bari-international-film-festival-domenica-6-aprile.webp2013/08/23/savona-i-gironi-infernali-perpetuati-dai-preti-e-protetti-dalla-chiesa-e-non-solo-prima-parte/

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  • Sul pedofilo don Nello Giraudo, la Sorgini vuole spiegare o permane il silenzio?

    Sul pedofilo don Nello Giraudo, la Sorgini vuole spiegare o permane il silenzio?

     Il ruolo pubblico di Isabella Sorgini (assessore alle Politiche Sociali ed Educative del Comune di Savona) avrebbe imposto un’immediata spiegazione dopo quanto emerso nel procedimento penale a carico di Don Nello GIRAUDO, ma a Savona, invece, vi è stata una sorta di congiura del silenzio in cui tutti tacciono. Noi invece chiediamo che la questione si affronti e la si chiarisca…

    Oltre al fatto che Isabella Sorgini veniva indicata chiaramente nella memoria difensiva di Don GIRAUDO come uno dei responsabili del gruppo scout in cui il Don GIRAUDO abusa dei ragazzini, dagli atti dell’inchiesta della Procura di Savona è emerso anche che una delle vittime di Don GIRAUDO – F.F. – presso il campo scout venne ritrovato ore dopo gli abusi subiti vicino ad un fiume. Chi lo ritrovò piangente era una degli assistenti del campo scout a cui il ragazzino, F.F., raccontò quanto gli era accaduto. Nessuna denuncia da parte dei responsabili scout venne però presentata alle Forze dell’Ordine o alla Magistratura, così come nessun soccorso e supporto medico o psicologico venne promosso con intervento dai responsabili al ragazzino in stato di shock…

    La Sorgini, tra l’altro, sapeva, come sapeva suo marito Livio Giraudo – fratello di Don Nello GIRAUDO – degli abusi sui minori, alias pedofilia, del Don GIRAUDO. Lo sapevano perché familiari e lo sapevano per certo anche perché informati dallo stesso Don GIRAUDO. D.D’A., un’altra vittima del prete pedofilo per anni protetto dai Vescovi savonesi, era presente presso la comunità per i minori che era stata affidata dalla Diocesi a Don GIRAUDO (nonostante fossero a conoscenza, in Diocesi, gli affidarono quell’incarico!), quando con presenti anche la Sorgini e Livio Giraudo, Don GIRAUDO si confessò pubblicamente per i suoi abusi sessuali su ragazzini.

    A questo punto la domanda: perché la Sorgini (così come suo marito, a lungo Presidente della società pubblica del Comune di Savona, ATA) non ha mai denunciato Don GIRAUDO? E poi un’altra: ci si può fidare di un Assessore alle Politiche Sociali ed Educative che, sapendo da anni cosa faceva Don GIRAUDO evitò di denunciare, e con tale silenzio contribuì a far sì che Don GIRAUDO venisse protetto dalla Diocesi savonese e potesse continuare a frequentare minori nei campi scout, così come anche vedersi affidare la gestione di una comunità di minori in difficoltà?

    Attendiamo risposta.

    http://www.casadellalegalita.info/archivio-storico/2014/11283-sul-pedofilo-don-nello-giraudo-la-sorgini-vuole-spiegare-o-permane-il-silenzio.html

    In un breve filmato della Rete L’Abuso si vede un ragazzo di spalle che racconta di quando don “Nello Giraudo una sera a tavola, presente il fratello e la cognata Sorgini ha confessato certe sue tendenze pedofile e tutto quello che ha fatto (il Giraudo) nelle varie strutture case famiglia e scout”.

  • SAVONA, PEDOFILIA: non solo vescovi omertosi, anche assessori – scout.

    SAVONA, PEDOFILIA: non solo vescovi omertosi, anche assessori – scout.

    Abbondanza, ricorda all’assessore Sorgini durante il suo discorso in materia di Diritti dei minori, che era proprio lei una delle responsabili del campo scout dove nel 2005 il cognato, don Giraudo, abusò della vittima per la quale patteggiò 1 e 6 mesi.

    Sarà per questo motivo che la politica savonese si diede latitante di fronte al dramma dei cittadini ?

    Leggi memoria integrale dell’avvocato Marco Russo, legale del Giraudo

    Di seguito l’estratto dell’articolo pubblicato sul sito di informazione NININ. (Articolo completo)

    “Ricorda che se si parla tanto di Diritti dei minori, la battaglia contro la pedofilia, piaga profonda nel savonese, non è considerata una priorità, se non dalla Procura che invece continua ad indagare e far emergere i casi di abusi commessi, a partire da quelli con responsabili i prelati. Abbondanza guarda l’ass. Sorgini seduta in prima fila, mentre affonda sulla grave e intollerabile ipocrisia e responsabilità di coloro che sapendo chi sono i pedofili, come nel caso di Don Nello Giarudo (cognato della Sorgini), hanno taciuto e li hanno così protetti, permettendogli, ad esempio, di continuare la loro “caccia” ai bambini nei campi scout. La Sorgini è pietrificata, forse le tornano in mente quei passaggi della Memoria difensiva di Don Nello Giraudo in cui veniva indicata proprio lei tra i principali responsabili del campo scout dove Don Giraudo – come accertato dalla procura di Savona – compiva i suoi abusi”.

    Il video dell’intervento di Christian Abbondanza, il quale si rivolge all’assessore Isabella Sorgini, presente al congresso ARCI.

  • Savona – I gironi infernali perpetuati dai preti e protetti dalla Chiesa (e non solo) – Seconda parte

    Savona – I gironi infernali perpetuati dai preti e protetti dalla Chiesa (e non solo) – Seconda parte

    Se i pedofili e la loro rete di protezione è ben protetta dalla Curia, le Diocesi si adoperano per far passare il peggio a chi osa denunciare la pedofilia e gli affari sporchi del clero. Savona ne è l’esempio più eclatante. Dove alle “coincidenze” (come nel caso di don Rebagliati) si aggiungono gli elementi documentali (come nel caso di Francesco Zanardi)…

    Don Rebagliati non era un prete qualunque. Era l’Economo della Diocesi di Savona-Noli. Non riusciva più ad assistere agli affari sporchi che, soprattutto nella stagione del Vescovo CALCAGNO , detto “mitraglietta” per la sua passione per armi da fuoco e da guerra, divenuto poi elemento di punta del Vaticano e della gestione economico-patrimoniale della Santa (sic) Romana Chiesa. Rebagliati non poteva nemmeno veder perpetuata l’omertà che proteggeva, nella Chiesa, i preti pedofili.

    Don Rebagliati raccontò quel sapeva a Francesco Zanardi e ad altri. Lasciò documenti che raccontavano giri di soldi da capogiro per “finte donazioni” che servivano a ripulire denaro sporco o per tornare indietro facendo fisso il Fisco. Raccontò del legame saldo con pezzi della ‘ndrangheta per riciclare denaro e per operazioni immobiliari. Raccontò dei casi di pedofilia, perpetuati da uomini della Chiesa, che i Vescovi di Savona-Noli aveva coperto, con la complicità di una ampia rete “civile”. Raccontò tutto anche in Procura. Verbalizzò.

    Don Rebagliati di punto in bianco venne accusato di crimini sessuali da un soggetto che, guarda caso, venne sorpreso anche ad intimidire Francesco Zanardi, sotto la sua abitazione. Racconta Zanardi nel dettaglio: “Era il 2011, quando Giancarlo CASELLATO denuncia sotto spinta del vescovo Lupi (emerge agli atti) Carlo Rebagliati. L’accusa è tentato omicidio (hiv) e istigazione alla prostituzione. Il Vescovo subito dopo la denuncia rimuove Rebagliati dalla parrocchia e nel giro di poche settimane lo riduce allo stato laicale. Chissà perché non sono così veloci quando il prete è pedofilo. Rebagliati viene poi assolto per quell’accusa ma oramai la sua vita era distrutta. Il CASELLATO sempre nel periodo un cui è accaduta quella vicenda una notte pianta degli stuzzicadenti nel mio citofono per bloccarlo ed indurmi a scendere. Per sua sfortuna gli stecchini non tengono e così è costretto a inserirne in più volte più di uno. Nel frattempo avevo chiamato la mobile che lo sorprende proprio sotto casa.”.

    Rebagliati quindi è uscito pulito da quella denuncia, che si dimostrò infondata, ma quella calunnia è servita a metterlo fuori gioco. La Diocesi, per volontà di CALCAGNO e con il Vescovo LUPI quale “esecutore”, cercò prima di “imprigionarlo”. Lo lasciarono Economo della Diocesi – nonostante la sua volontà di dimettersi – ma gli tolsero l’accesso alla gestione contabile della Diocesi stessa. Insomma: tenuto a forza a quella carica ma con una benda agli occhi ed i lacci alle mani.

    Don Rebagliati era malato. Non aveva nulla. Se avesse abbandonato la Chiesa si sarebbe trovato senza possibilità di sopravvivere. E la Diocesi di Savona-Noli ecco che dopo la “bastonata” offre la mano dell’aiuto (avvelenato). Garantisce le cure a Rebagliati. Chi lo deve accudire e dove deve essere accudito è la Diocesi di Savona-Noli a deciderlo… Rebagliati è in balia dei suoi carnefici.

    Il Vescovo LUPI lo riceve ed ha una sola preoccupazione – come testimonia la registrazione dell’incontro, in nostro possesso, effettuata da Rebagliati -. Questa preoccupazione del LUPI è di sapere che cosa aveva raccontato Rebagliati al Procuratore Capo di Savona, Francantonio Granero e cosa questi gli aveva domandato e messo a verbale.

    Don Rebagliati aveva paura. Lo ha raccontato in un lungo dialogo che in parte abbiamo già pubblicato da tempo. Ed Don Rebagliati è morto, dopo due guasti alla macchina per la dialisi. Il primo lo mandò in setticemia. Pure se debilitato si riprese… ma al secondo guasto la setticemia lo ha annientato e di lì a breve tirò l’ultimo respiro.

    Il girone infernale per Rebagliati inizia, guarda caso dopo che entrò in rotta di collisione con il potentissimo Mons. CACALGNO che da Savona salì nella gerarchia della Curia, nel “cerchio magico” del Vaticano. E quando le indagini sulle denunce delle vittime dei preti pedofili nel savonese, così come quelle sui conti e gli affari comuni che più di “santità” sapevano di “mafiosità”, per Rebagliati è stata la fine. Anche durante i ricoveri non mancava l’emissario della Diocesi che gli ricordava che era Chiesa a pagare le cure così che gli fosse chiaro che se fosse venuto meno al vincolo “omertoso” si sarebbe trovato in strada senza più cure.

    E se il fascicolo “chiave” che porta a scoperchiare il caso GIRAUDO (che abbiamo visto nella prima parte) e quindi la vergognosa protezione posta in essere dalla Chiesa verso i pedofili, è del 2009, la Diocesi savonese non perde tempo nel muove subito contro il grande accusatore: Francesco Zanardi. Andiamo con ordine per capire come si è arrivati alla vendetta…
    Zanardi conosce bene la Diocesi savonese (ci aveva lavorato per la gestione informatica). Ma è soprattutto una vittima di GIRAUDO che ne abusò quando era minorenne. E’ uno di quelli che non sta zitto. Racconta e denuncia. Non si piega al “ricatto”. Anzi, cerca le vittime come lui e le indirizza a denunciare alla Magistratura per avere Giustizia.

    Zanardi vive in una casa della Diocesi savonese. Un appartamento in via dei Cambiaso, che è diventato patrimonio della Chiesa per uno di quei tanti lasciti per “opere di bene” e che non si sa bene come è stata classificato “bene storico culturale”. Un lascito da parte di VESCOVO Giustina (di Alessandria cl. 1892) che fece ben due testamenti, in due giorni consecutivi con un notaio di Varazze, per quell’immobile ed altri (*). Per entrare in quell’appartamento Zanardi ha un regolare contratto di affitto, stipulato dal 1 gennaio 2005 che prevede un canone annuo di 3.600 euro d’affitto. E per poterci vivere deve fare dei lavori. Una radicale ristrutturazione che gli va a costare decine e decine di migliaia di euro oltre che non poter abitare nell’immobile affittatogli per diversi mesi.

    L’Economo della Diocesi Carlo Rebagliati (che è il titolare della questione e che non a caso aveva firmato anche il contratto di locazione) concorda con Zanardi che quanto da lui speso (55.000 euro) per il restauro dell’appartamento saranno scalati dall’affitto.
    L’Economo procede già nell’aprile del 2005 ad annotare che le mensilità da gennaio ad aprile viste le spese per i lavori sostenute da Zanardi.
    Il 1 gennaio 2006 sempre l’Economo della Diocesi, Rebagliati, mette nero su bianco che i canoni d’affitto di Zanardi sono da considerarsi pagati sino ad esaurimento del credito di Zanardi per i 55.000 euro di lavori di ristrutturazione.
    Poi si aggiunge anche la liquidazione dovuta a Zanardi per il lavoro svolto presso la Diocesi sino al marzo 2007 e Don GIOCOSA mette nero su bianco che per tale liquidazione (unitamente al pagamento effettuato con assegno) che i canoni di affitto coperti con tale liquidazione portano a considerare pagate tutte le mensilità dall’aprile a dicembre 2007.

    Di punto in bianco, eliminato Rebagliati (il “traditore” da schiacciare) per schiacciare Zanardi entra in azione il 2 settembre 2011 l’Avv. Stefano SAVI che su mandato del Vescovo LUPI chiede il pagamento dei canoni di affitto dal 2009, annunciando che in caso di mancato pagamento aveva già avuto mandato dal Vescovo di promuovere la causa di sfratto per “morosità”.

    Ma come “morosità”??? Chi è “moroso” è la Diocesi verso Zanardi non l’inverso… Facciamo due conti:
    – le mensilità coperte con il credito di Zanardi dalla Diocesi per i lavori di ristrutturazione (55.000 euro) sono 183;
    – le mensilità coperte con il credito di Zanardi dalla Diocesi per la liquidazione sono 9;
    – nel complesso si parla di 192 mensilità, ovvero 16 anni!!!
    Zanardi ha quindi un affitto pagato con quanto la Diocesi gli deve dal 1 gennaio 2005 sino al 2021!

    In Diocesi forse si sono resi conto che stanno entrando su un percorso minato.

    E’ allora direttamente il Vescovo LUPI che il 14 settembre 2011 scrive in una raccomandata a Zanardi in cui comunica che il 31 dicembre 2012 non sarà rinnovato il contratto d’affitto.

    Il giorno seguente, il 15 settembre 2012, l’Avv. SAVI Stefano e RUSSO Marco (lo stesso legale del GIRAUDO) promuovono l’azione di legale presso il Tribunale di Savona con un Atto di Intimazione di sfratto per “morosità”…

    Zanardi resiste e promuove la sua difesa. Produce tutti gli atti, le lettere, tutto nero su bianco.

    Gli avvocati del Vescovo LUPI e della Diocesi savonese cercano di disconoscere le lettere di Rebagliati dicendo che non aveva titolo a firmarle. Ma come, l’Economo che ha titolo di gestire gli immobili ed i fondi della Diocesi (tanto che aveva firmato lui il contratto di locazione) di punto in bianco viene “disconosciuto”? Non solo. Gli avvocati della Diocesi affermano che la comunicazione firmata da Rebagliati non sarebbe valida perché mancava la firma… ma poi producono una serie di “ricevute” per canoni di affitto “pagati” (ma che in realtà non erano stati pagati da Zanardi ma scalati dal credito che la Diocesi aveva con Zanardi) che sono prive di numero progressivo, di timbro e pure di firma!

    Il Giudice, in udienza, afferma che se il Vescovo LUPI vuole “disconoscere” quel documento firmato da Rebagliati deve recarsi alla successiva udienza di persona ed affermarlo, assumendosi la responsabilità piena. A quel punto escono gli articoli sulla stampa… Il giorno seguente Rebagliati, ricoverato, riceve la visita di “MINACCIA” di mons. Antonio FERRI (attuale vicario generale della Diocesi) che gli dice di disconoscere quella lettera (abbiamo l’audio di Rebagliati che lo racconta, se dovesse servire a qualche Autorità!), ricordandogli che è la Diocesi che gli paga le sue cure!

    Tra i testimoni indicati dagli Avvocati della Diocesi ci sono gli uomini fedeli del Vescovo LUPI e del Mons. CALCAGNO ma non c’è don Carlo Rebagliati. Ovvero per dire che Rebagliati non ha firmato un’accordo con Zanardi non si chiede al Giudice di sentire Rebagliati (allora ancora vivo), bensì altri!

    All’udienza successiva il Vescovo LUPI non si presenta. Il Giudice non riconosce quindi la “morosità” imputata a Zanardi dalla Diocesi e proroga lo sfratto al 31 dicembre 2012 sino al 31 agosto 2013, rinviando per il merito a successiva udienza (che deve ancora tenersi).

    Zanardi ha vinto, sbugiardando la Diocesi savonese che, con i propri legali affermava che lui fosse “moroso”. Ma è senza soldi. Ha investito tutto per quella ristrutturazione. Si è visto bruciare la terra intorno dal punto di vista lavorativo…La Diocesi lo sa… e non dimentica che Zanardi è una vittima ed anche uno dei grandi accusatori proprio dei pedofili savonesi e delle coperture a questi garantite dalla Diocesi. Zanardi ha costruito, in questi anni, una rete di monitoraggio e denuncia dei preti pedofili, in Italia ed all’estero. Raccoglie testimonianze e le porta a conoscenza delle Autorità e della pubblica opinione. Ed allora Zanardi deve finire per strada…

    Ecco le “opere di bene” ed il senso di Giustizia della Chiesa, in terra di Savona!

    Se non la volete chiamare vendetta, spietata vendetta per distruggere – mentendo sapendo di mentire – una persona, in che altro modo si può chiamare tutto questo?

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    ECCO I DOCUMENTI DI QUESTA STORIA:

    – CONTRATTO DI LOCAZIONE (gennaio 2005)

    – PRIMO ABBUONO CANONI per ristrutturazione (aprile 2005)

    – ABBUONO COMPLESSIVO CANONI per ristrutturazione (gennaio 2006)

    – RICEVUTA ABBUONO CANONI 2006 – (dicembre 2006)
    [a conferma dell’accordo con REBAGLIATI]

    – LIQUIDAZIONE PRESTAZIONE D’OPERA (marzo 2007)

    – ABBUONO (ULTERIORE) PER LIQUIDAZIONE (marzo 2007)

    – RACCOMANDATA AVV. SAVI (settembre 2011)

    – SFRATTO VESCOVO LUPI (settembre 2011)

    – ATTO INTIMAZIONE SFRATTO (settembre 2012)

    – COMPARSA DIFESA ZANARDI (novembre 2012)

    – MEMORIA AVV. RUSSO PER DIOCESI (gennaio 2013)

    – RICEVUTE PRESENTATE DA AVV.TI DIOCESI

    – ORDINANZA GIUDICE SU SFRATTO (senza contestazione di “morosità”)

    – VERBALE INTEGRALE UDIENZA

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    (*) SUL LASCITO ALL’ISTITUTO DIOCESANO PER IL SOSTENTAMENTO DEL CLERO

    La signora VESCOVO Giustina Placida Giuseppina Faustina, nata il 1 giugno 1982 e residente in vita a Savona sino aldecesso il 29 luglio 1983 fece ben due testamenti presso il Notaio MANUTI Domenico di Savona. Il primo testamento il 26 luglio 1983 ed il secondo il giorno seguente, il 27 luglio 1983.

    La DIOCESI prima di accettare tale eredità di cui cui ai due testamenti in prossimità della morte, attese anni, ovvero sino al 13 gennaio 1988.

    Per l’Atto di Successione dovrà trascorre ancora oltre un anno. Questi infatti venne iscritto alla Conservatoria dei registri immobiliari solo il 1 marzo 1989.

    – ATTO 1

    – ATTO 2 

    Guardando ai due testamenti, quello del 26 luglio 1983, si apprende che la VESCOVO Giustina annullava con quello, a pochi giorni dalla morte, il precedente testamento, indicando che lasciava tutto il suo patrimonio alla DIOCESI savonese per “OPERE DI BENE” (chissà se l’affittarlo, farsi pagare la ristrutturazione, e poi sfratatre gli inquilini senza rimborsagli le spese sostenute rientra nelle “OPERE DI BENE”… ma ci pare di no).

    In quello del 27 luglio invece aggiunge un ulteriore bene all’eredità (una cascina ad Alessandria) che viene lasciata al suo “Amministratore e Procuratore generale”, Bianchi Felice.

    Le firme della signora VESCOVO appaiono radicalmente diverse, seppur poste a distanza di un giorno…

    Quella del 26 luglio 1983:

    Quella del 27 luglio 1983:

    QUI I TESTAMENTI INTEGRALI:
    – 26 LUGLIO 1983
    – 27 LUGLIO 1983

     

    http://www.casadellalegalita.info/archivio-storico/2013/11065-savona-i-gironi-infernali-perpetuati-dai-preti-e-protetti-dalla-chiesa-e-non-solo-seconda-parte.html

  • Savona – I Gironi Infernali Perpetuati Dai Preti E Protetti Dalla Chiesa (E Non Solo) – Prima Parte

    Savona – I Gironi Infernali Perpetuati Dai Preti E Protetti Dalla Chiesa (E Non Solo) – Prima Parte

    A Savona tutto doveva restare nel più assoluto silenzio. Nell’assoluta impunità. Per la Diocesi gli abusi sessuali sui minori dovevano restare impuniti. Chi finiva vittima di quel girone infernale doveva subire in silenzio. Qualcuno però, alla fine, ha avuto il coraggio di denunciare. Di incoraggiare le altre vittime a denunciare. E questo non è stato tollerato dalla Diocesi che, con i suoi Vescovi, sapeva di don Nello Giraudo (come di altri) e lo (li) proteggeva e protegge.

    Francesco Zanardi ha denunciato. Ha convinto a denunciare chi era stato, come lui, vittima. Ha convinto a parlare di quei fatti, di quelle vergogne, chi nella Diocesi sapeva. Francesco Zanardi, così come don Carlo Rebagliati (l’ex economo che raccontò tutto, e non solo sui prelati pedofili, anche alla Procura della Repubblica) entrarono così in un altro girone infernale.

    Ora qui, in questa prima parte, pubblichiamo ciò che non è mai stato pubblicato. La storia, con gli Atti, delle inchieste a carico di don Nello GIRAUDO e monsignor LANFRANCONI e, con questi, le omissioni della DIOCESI savonese e di quanti altri sapevano ed hanno omesso di impedire che Nello GIRAUDO frequentasse minori, tra campi scout e parrocchie…

    E’ una storia che ha origine nei campi Scout “Savona 10”, dove il prelato Nello GIRAUDO poneva le sue attenzioni e pratiche sui ragazzini. Era il campo scout dove tra i “responsabili” vi erano il fratello di GIRAUDO, Livio, ed uno dei due “capi-gruppo” era Isabella SORGINI, divenuta poi moglie di Livio GIRAUDO e cognata di don Nello GIRAUDO. Livio GIRAUDO poi alla guida dell’ATA, la municipalizzata del Comune di Savona e Isabella SORGINI attuale Assessore ai Servizi Sociali del Comune di Savona. Due nomi indicati dallo stesso GIRAUDO nelle pagine della sua difesa.

    Una storia che poteva essere stroncata sul nascere se chi aveva responsabilità, dagli Scout alla Diocesi, avessero presentato denuncia contro Nello GIRAUDO. Una storia che – come hanno raccontato le Iene – è stata invece coperta da una cappa di omertà meschina. Al diffondersi delle “voci” (e delle prime denunce!) sugli abusi compiuti dal GIRAUDO, la Diocesi applicava la più perversa pratica che la rendeva complice: tacere nel più assoluto stile omertoso, spostando di sede e funzione il GIRAUDO nella zona del savonese, permettendogli di continuare nella sua vergognosa pratica sui minori.

    Il fascicolo su Nello GIRAUDO viene aperto dalla Procura di Savona nel 2009. Dalle testimonianze raccolte, così come dalle denunce ed esposti presentati, il quadro sui suoi comportamenti diventano evidenti quanto inconfutabili. Evidenti come il fatto che la Diocesi sapeva tutto, così come – dalle stesse memorie difensive di GIRAUDO, prodotte dal noto avvocato Marco RUSSO, esponente del PD – il fatto che una delle vittime certamente “era affidato “per ragioni di cura, educativa, vigilanza e custodia” a Stefano CORSINOVI e Daniela CARINI, nonché a Isabella SORGINI e Sandro FOLCO”.

    Questa storia racconta che Nello GIRAUDO andava ai campi Scout del “Savona 10” sia responsabilità della propria funzione “pastorale”, sia occasionalmente e senza alcuna specifica “missione”. Come detto la Diocesi savonese (così come il Vaticano) sapeva tutto, tanto che, in un carteggio tra il Vaticano ed il Vescovo di Savona-Noli, Vittorio LUPI, tra il 29 marzo 2010 ed il 16 aprile 2010, si legge “mi riferisco al caso del Rev. Nello GIRAUDO, del Clero della Sua Diocesi, che fu denunciato nel 1980 per abuso di minori e che nel 2002 manifestava al Vicariato Generale la propria tendenza pedofila”.

    Dagli Atti interni della Diocesi savonese si apprende che nonostante si sapesse delle pratiche sessuali del GIRAUDO Nello, gli si permetteva di avere continui rapporti con minori e che la principale preoccupazione del Clero fosse che nulla trapelasse sui giornali. Si legge chiaramente, per le stesse affermazioni del Vescovo LUPI, che sul “banco degli imputati” per la Diocesi, non vi era il “povero” Nello GIRAUDO, bensì Francesco Zanardi che denunciava tali fatti e li rendeva noti attraverso gli organi di informazione.

    La Diocesi ha una responsabilità oggettiva negli atti perpetuati da Nello GIRAUDO. E’ chiaramente indicata anche dal GIP di Savona in merito all’ex Vescovo Mons. LANFRANCONI.
    Si legge nell’Ordinanza del GIP di Savona: “alla luce di tutti gli elementi sopra elencati non vi è dubbio che LANFRANCONI fosse a conoscenza delle gravi condotte addebitate al GIRAUDO e, nonostante spettasse a lui, quale ordinario della Diocesi alla quale detto sacerdote apparteneva, tutelare la comunità dei fedeli (ed in special modo i minori) che venivano a contatto con Don Nello si guardò bene dall’assumere qualsivoglia iniziativa volta ad evitare che questi continuasse nelle sue esecrabili condotte, addirittura consentendogli di gestire una comunità per minori con difficoltà familiari (e, per ciò stesso, particolarmente fragili e privi di protezione)”. Ed ancora: “insomma, nonostante l’indagato (LANFRANCONI, ndr) avesse il potere ed il dovere di scongiurare la perpetrazione da parte del GIRAUDO di gravi condotte delittuose (quali quelle compiutamente descritte dalle sue vittime ZANARDI Francesco, (…omissis…) o, comunque, di limitarle, nulla fece in tal senso, non agendo neppure al fine di fare giustizia all’interno della societas perfecta costituita dalla chiesa (cfr. le dichiarazioni ex art. 362 CPP rese da Don REBAGLIATI) e rendendosi in tal modo corresponsabile di tali condotte”.

    Il successore del LANFRANCONI alla guida della Diocesi di Savona-Noli, Mons. Domenico “armeria” CALCAGNO, era ben conscio della questione GIRAUDO. Né scrisse a RATZINGER quando questi era Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede. Era nel settembre 2003. Scrive non per annunciare una denuncia all’Autorità Giudiziaria ma per chiedere consiglio. Consigli che non arriveranno, nemmeno quando RATZINGER (già informato) divenne Papa.

    Sono passati 33 anni da quando GIRAUDO venne denunciato la prima volta, appena ordinato sacerdote e nominato vice-parroco a Valleggia. 33 anni passati da quanto (lo si legge nelle stesse carte della Diocesi) “si è verificato il primo, serio inconveniente (incoveniente, sic! ndr): insegnante di religione nelle statali è stato accusato da una mamma di atteggiamenti morbosi nei riguardi del suo bambino (tenuto sulle ginocchia e palpato in modo difficilmente precisabile)”.

    In Diocesi (e poi in Vaticano) sanno ma tacciono. Lo sanno per certo i Vescovi con i quali GIRAUDO si è confessato. Scrive il GIP del Tribunale di Savona: “la circostanza (riferita dal medesimo GIRAUDO) che egli avesse confidato “soltanto in confessionale” i suoi problemi ai Vescovi che si erano succeduti alla guida della Diocesi (e quindi al LANFRANCONI), avrebbe impedito a quest’ultimo di denunciare il sacerdote alle autorità competenti, non non di assumere i provvedimenti opportuni atti a scongiurare il compimento da parte dello stesso di atti di pedofilia”.

    La stessa Comunità per Minori che era stata attivata dallo stesso GIRAUDO nell’ambito della propria attività pastorale, è sta chiusa solo a dopo che non venivano più mandati minori a tale comunità.

    In una nota interna della Diocesi savonese si legge che la Comunità veniva vista dal Vescovo CALCAGNO come un pericolo per don GIRAUDO e non invece, come dovrebbe essere, per i minori affidati ad una Comunità gestita da un pedofilo.Testualmente: “Mons. CALCAGNO, giunto a Savona nel marzo 2002, già in angustie perché intuisce il pericolo a cui don Nello (GIRAUDO, ndr) si espone (anche perché continua a gestire la comunità senza un preciso programma educativo), riceve confidenze allarmate di un assistente sociale che gli comunica che vari Comuni hanno deciso di non affidare altri ragazzi alla Comunità”.

    Incalza il GIP di Savona: “triste è osservare come, a fronte della preoccupazione per la “fragilità” e la “solitudine” del GIRAUDO e il sollievo per il fatto che “nulla è trapelato sui giornali”, nessuna espressione di rammarico risulta dai documenti agli atti a favore degli innocenti fanciulli affidati alle cure del sacerdote e rimasti vittime delle sue “attenzioni”.”

    GIRAUDO ha evitato il processo patteggiando un anno di reclusione, ma resta aperta la domanda del perché, oltre alla Diocesi, nessuno dei responsabili Scout del gruppo SAVONA 10 (tra cui il fratello di don GIRAUDO, Livio e la SORGINI) abbiano impedito che Nello GIRAUDO – noto già dal 1980 per la predilezione a rapporti sessuali con i minori !!! – frequentasse i campi scout (sia in veste formale, sia in quella informale).

    Resta anche un’altra amarezza, che affronteremo nella seconda puntata, per il fatto che per la Diocesi (e amici fedeli) la “peste” da annientare non erano i pedofili che indossano l’abito talare, ma coloro che aveva avuto la “colpa” di denunciare all’Autorità Giudiziaria il GIRAUDO ed i suoi protettori.

    Monsignor LUPI, attuale Vescovo di Savona, aveva annunciato lo scorso anno che la Chiesa vuole Giustizia, ma l’unica cosa certa è stata la “vendetta” contro chi ha osato rompere l’omertà… ed allora di tutto questo occorre che la comunità venga a conoscenza, diversamente Zanardi e i compagni di sventura, saranno vittime per la seconda volta.

    Savona – I gironi infernali perpetuati dai preti e protetti dalla Chiesa (e non solo) – Seconda parte


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