Osservatorio della Rete L'ABUSO

Autore: Federico Tulli

  • Chi è il pedofilo?

    Chi è il pedofilo?

    di Federico Tullli – Chi è il pedofilo? Lo abbiamo chiesto questa settimana al professor Andrea Masini, psichiatra e psicoterapeuta, direttore della rivista scientifica Il sogno della farfalla e docente della scuola di psicoterapia dinamica Bios Psiché

    Il pedofilo ha una patologia psichiatrica gravissima che però può essere “compresa” in senso scientifico come un disturbo di personalità, tipo psicopatia. I pedofili sono degli psicopatici, sono dei malati che mettono insieme una grave malattia e una lucidità di comportamento propria dei criminali. E con lucidità scelgono le vittime, consapevoli del reato che compiono e dei rischi che possono correre. Nell’Ottocento li chiamavano “criminali nati” ma oggi sappiamo che psicopatici si diventa, non ci si nasce. A volte, nel caso dei pedofili, sono delle persone abusate a loro volta da bambini. In loro c’è una catena di malattia, di dolore e di delinquenza molto marcate.

    Per quanto riguarda i preti pedofili, le gerarchie ecclesiastiche hanno sempre detto che si tratta di casi isolati. Numeri scioccanti invece sono emersi anche dalle recenti inchieste in Francia e Spagna. Qualche migliaio di preti coinvolti, decine di migliaia di vittime.

    Ma no! Si tratta di una prassi criminale diffusa che evidentemente si lega in qualche modo alla cultura cattolica e all’organizzazione della Chiesa cattolica. La serialità sottolinea drammaticamente l’aspetto criminale della malattia mentale. Non riescono a fermarsi. O li ferma la magistratura o non riescono a fermarsi. In questo misto di criminalità e di patologia. Loro hanno perduto l’infanzia. In questo modo criminale vorrebbero ricostruire un rapporto con l’infanzia che hanno perduto. È una dinamica violentissima. Così come lo stupratore delle donne vorrebbe creare un rapporto con le donne ma lo fa in un modo violentissimo e criminale.

    A proposito di “cultura” religiosa, ancora oggi lo stupro subito da un bambino, per la Chiesa, dal papa in giù, è considerato ed è trattato innanzitutto come un peccato.

  • NON C’E’ NULLA DI MALE

    NON C’E’ NULLA DI MALE

    Mi occupo ormai da oltre 20 anni di casi di violenza su bambini e donne nella Chiesa cattolica.
    Collaboro dal 2011 con la Rete L’Abuso, l’unica associazione italiana che si occupa di tutela dei diritti delle vittime di pedofilia clericale.
    Faccio parte di Italychurchtoo , un coordinamento di associazioni, giornalisti, attivisti e semplici cittadini che pretendono una concreta azione di contrasto e prevenzione della pedofilia e delle violenze di genere nella Chiesa italiana.

    Ho scritto 5 libri in 13 anni su questi temi, l’ultimo a febbraio 2023, ho svolto decine di inchieste e approfondimenti pubblicati in gran parte su Left e diversi anche su MicroMega solo per citare alcuni esempi. Sono stato intervistato come esperto sul “caso Italia” da decine di giornali e testate giornalistiche radiofoniche e televisive (quasi tutte straniere).

    Ho dato il mio contributo a uno dei più grandi network televisivi del mondo che ha realizzato un importantissimo documentario sulla situazione nel nostro Paese seguendo gran parte dei miei suggerimenti, le mie indicazioni, ascoltando le fonti che indicai durante e dopo un’intervista nella mia redazione (poi fu tagliata dal doc e non mi citarono, vabbè, ognuno ha il suo stile…).

    Grazie al prezioso archivio di Rete L’Abuso e al suo portavoce Francesco Zanardi ho realizzato la prima indagine giornalistica permanente in Italia sui crimini all’interno della Chiesa cattolica.
    Ho potuto accertare che dal 2000 sono oltre 120 i sacerdoti condannati in via definitiva e almeno altrettanti messi sotto inchiesta o attualmente sotto processo.

    Le vittime accertate sono oltre 540 ma sono certamente migliaia di più, purtroppo, perché tra i preti criminali condannati ce ne sono numerosi responsabili di pedopornografia online, un orrendo mercato nel mercato di morte e distruzione della salute psicofisica delle piccole vittime.

    Con i colleghi di tutto il mondo che si occupano di queste cose – credenti e atei – siamo concordi nel ritenere che siano migliaia i sacerdoti che il Vaticano e la Chiesa italiana non abbiano mai segnalato, men che meno consegnato alla magistratura italiana.

    Va detto che nessun governo italiano ha mai fatto pressione per ottenere collaborazione, violando in questo modo la Convenzione Onu sui diritti dell’infanzia e la Convenzione di Lanzarote.

    Perché la sinistra non si ribella a questo stato delle cose? Perché il centro-sinistra non ha mai alzato nemmeno un sopracciglio di fronte a vicende che lacerano in profondità il tessuto sociale lasciando macerie per decenni?

    Perché nel resto del mondo a tradizione cattolica hanno indagato e stanno indagando e in Italia no?

    È successo in Irlanda, Spagna, Portogallo, Stati Uniti, Francia etc, perché non può accadere nel nostro Paese?
    Non si tratta forse di una battaglia di civiltà?
    Dal 2018 su Left, sulla base del mio lavoro, per primi chiedemmo la realizzazione di una Commissione parlamentare d’inchiesta.
    E sin dal 2006 abbiamo chiesto la revisione dell’articolo 4 del Concordato poiché intralcia pesantemente l’esercizio dell’azione penale nei confronti di sacerdoti indagati.

    Ma in tutti questi anni non mi sono limitato a fare cronaca e a condurre una battaglia politica.

    Il mio principale impegno è consistito nel dar voce ai senza voce, le vittime sopravvissute agli stupri, alle violenze, agli abusi, all’isolamento, ai pre-giudizi, alla vergogna indotta dalla mentalità religiosa e patriarcale che “assolve” sempre lo stupratore e punta il dito sulla vittima che osa ribellarsi al sopruso.

    Ho sempre cercato però anche di spiegare a chi legge cos’è la pedofilia, chi è il pedofilo, in quale ambiente si muove, perché il prete in particolare riesce spesso a sfuggire a chi dovrebbe intercettarlo e impedire che agisca, perché il prete in particolare spesso riesca a sfuggire alla giustizia laica italiana.

    Per rispondere a queste domande mi sono avvalso della collaborazione e della competenza di magistrati, storici, psichiatri, psicoterapeuti, forze dell’ordine, sociologi, insegnanti, politologi e così via.

    Ebbene, tutto questo non è servito rendermi impermeabile a notizie come quella che vedete nella foto. Eppure dovresti essere abituato, qualcuno penserà.

    No, non ci si abitua mai all’orrore di questo crimine seriale contro gli esseri umani più indifesi, che la Chiesa cattolica è incapace di contrastare perché non lo vede per quel che è e crede ancora che sia un peccato di lussuria, agendo di conseguenza.

    La violenza pedofila equivale a un omicidio psichico. Distrugge la vitalità di chi la subisce, lede nel profondo la possibilità di realizzazione della sua identità.

    Non è un caso che molte vittime si suicidino, diventino alcolisti o tossicodipendenti. Non è un caso che chi sopravvive impieghi anche 30 anni prima di riuscire a ritrovare la fiducia in qualcuno e a parlarne pubblicamente per denunciare quanto subito da “ragazzino” o “ragazzina”.

    Lo stupro sarebbe un peccato, un’offesa a dio e alla morale? Vergognatevi.

    E nemmeno mi abituo e accetto l’idea che lo Stato italiano abbia incredibilmente delegato alla Chiesa di indagare su se stessa. Autorizzandola pertanto ad autoassolversi.

    Perché, come dice Bergoglio, il papa tanto rivoluzionario (!?!), la pedofilia è colpa del diavolo.

    Bravi, continuate così. “Non c’è nulla di male”.
    I “ragazzini” ringraziano

    https://federicotulli.substack.com/p/non-ce-nulla-di-male
  • Diciassette secoli di pedofilia nella Chiesa cattolica

    Diciassette secoli di pedofilia nella Chiesa cattolica

    di Federico Tullli – È l’anno 305 quando il Concilio di Elvira stabilisce come punizione per gli «stupratores puerorum» il rifiuto della comunione. Poi, per un migliaio di anni poco o nulla viene tramandato. Certamente non perché miracolosamente gli abusi siano cessati.

    Ecco cosa annota lo storiografo Claudio Rendina nel suo libro I peccati del Vaticano (Newton Compton, 2009):

    «Stranamente l’alto e basso Medioevo non ci rivelano casi di pedofilia nei quali siano coinvolti ecclesiastici, ma questo dipende anche dall’ignominioso concetto che i bambini di quel tempo sono ritenuti posseduti dal demonio, tanto da essere torturati e bruciati vivi affinché possano espiare le loro colpe. Questi bambini non sono altro che i capri espiatori su cui sfogare libidini, risentimenti politico-religiosi, superstizioni e paure di un’intera comunità, e quindi eventuali casi di pedofilia rientrano nell’applicazione di certe condanne».

    Tutta la storia della Chiesa è dunque attraversata da episodi di abusi e violenze sui bambini di cui si sono resi protagonisti anche numerosi pontefici.

    Dal 366, con Damaso I, fino al 1550, con Giulio III, se ne contano diciassette. Come Sergio III il quale, salito al trono pontificio nel 904 a quarantacinque anni, ebbe per amante la quindicenne Marozia. E come Sisto IV, papa dal 1471 al 1484, noto alle cronache dell’epoca per la sua relazione con un dodicenne. E poi ancora Giulio II, nel 1511, con il piccolo Gonzaga di dieci anni. E Giulio III con Innocenzo del Monte, anche lui dodicenne, che lo stesso Papa nominerà cardinale a diciott’anni.

    Siamo nel 1550 e una pasquinata di allora recita:

    Ama Del Monte con ugual ardore

    la scimmia e il servitore.

    Egli al vago femmineo garzoncello

    ha mandato il cappello*:

    perché la scimmia, a trattamento uguale,

    non fa pur cardinale?

  • Lo vuole Gesù

    Lo vuole Gesù

    di Federico Tullli – La pedofilia di matrice ecclesiastica ha diverse peculiarità che la distinguono dalle violenze agite sui bambini in altri ambiti. Il pedofilo circuisce la vittima giocando sull’ambiguità e inducendola alla confusione. Quando c’è un rapporto di fiducia o affettivo, l’abuso è compiuto in maniera subdola, rasentando la linea di demarcazione che ci può essere con un rapporto amicale. La sua è una condotta violenta ma è raramente esercitata con violenza. C’è una grande ambiguità che però è tutta all’interno del pensiero religioso e che consiste nel farsi chiamare ‘padre’ da parte degli ‘educatori’. Per un bambino che non ha più figure femminili di riferimento, questo appare come un tentativo di ricostruire almeno il rapporto con il genitore, che però non è reale perché nessun prete è padre di nessuno. È questa ambiguità calcolata che apre la strada alla violenza. E non è un caso se numerose vittime siano bambini con tragiche storie familiari alle spalle.

    A tal proposito vale la pena ricordare le considerazioni di uno dei massimi esperti investigativi in Italia, l’ex procuratore aggiunto di Milano, Pietro Forno.

    «Il discorso viene spesso liquidato “solo” come un problema di pedofilia. Ma il prete che abusa di un bambino è più paragonabile a un genitore incestuoso che a un pedofilo di strada che insidia i bambini ai giardinetti. Bisogna partire da un dato di fatto: il sacerdote ha un enorme potere spirituale, tanto che spesso viene chiamato ‘padre’, e questo è significativo. Se guardiamo questi episodi in senso non biologico ma spirituale e morale, ci troviamo di fronte più a una violenza incestuosa che a un classico stupro. Ricordo che anche nelle cronache si parla di atti avvenuti in confessionale. E io mi chiedo: perché proprio in confessionale? Perché proprio in quel luogo e in quel momento? Perché è in quel momento che più intensamente il sacerdote si presenta come rappresentante di Dio. È stato condannato a Milano un sacerdote che nel confessare ragazze di 14 o 15 anni le faceva spogliare e le palpeggiava dicendo: ‘Lo vuole Gesù’. Ecco, il concetto del ‘lo vuole Gesù’ è il punto d’arrivo dell’incesto spirituale». Queste riflessioni rilasciate in una famosa intervista al Giornale nel 2010 sono sicuramente preziose ancora oggi per chi è ha a cuore la tutela e l’incolumità psicofisica dei bambini eppure per queste parole Forno fu sottoposto a un’ispezione ministeriale per accertare che non avesse divulgato segreti d’ufficio. Una vicenda surreale che si concluse con un nulla di fatto ma che rende l’idea di cosa significhi indagare nel nostro Paese quando sotto la lente della magistratura finisce un sacerdote.

  • Non è un Paese per bambini

    Non è un Paese per bambini

    di Federico Tullli – «Chi vede un bambino non vede nulla»; «Felice chi ha dei figli, ma non infelice chi non ne ha»; «Piccolo è il bambino, piccolo è il lutto»; «Non si deve dire un segreto a una donna, a un pazzo o a un bambino». Si tratta di una breve antologia di detti popolari coniati nell’attuale Europa tra il XV e il XVI secolo e raccolti dallo storico Jean Delumeau in uno dei suoi saggi più famosi, Il peccato e la paura (Il Mulino, 2006). «Quando ebbe inizio l’età moderna europea – spiega Delumeau – l’atteggiamento d’incomprensione nei riguardi dell’infanzia si rivela ancora largamente diffuso e riveste due aspetti tra loro complementari: la scarsa sensibilità per la freschezza e l’innocenza del fanciullino, la scarsa emozione per la sua fragilità; e la tendenza a vedere il fanciullo in età scolare (come diremmo noi oggi) come un insieme di difetti, un essere cattivo e maligno che occorreva necessariamente disciplinare affinché non diventasse adulto malvagio».

    Questa antologia di proverbi, «per quanto contenuta, ci fa capire che il bambino non era riconosciuto come tale. Si tratta di una creatura che acquisterà valore solo quando sarà stata disciplinata, diventando uomo», osserva lo storico francese. La sua chiave di lettura del rapporto del mondo adulto con quello dell’infanzia nella cultura occidentale e cristiana al termine del Medioevo, può essere utile per osservare anche alcuni fatti di estrema attualità. L’annullamento dell’identità umana del bambino non è infatti una dinamica che appartiene solo al passato, né tanto meno – purtroppo – è stata definitivamente consegnata alla Storia della nostra civiltà. L’idea violentissima che scaturisce dalla “fusione fredda” tra il logos – il bambino non è un essere umano finché non entra nell’età della ragione (paideia) – e il pensiero religioso cattolico – il bambino è malvagio per natura (peccato originale) -, ne porta con sé un’altra altrettanto criminale: se non è essere umano, lo si può violentare e /o uccidere tranquillamente.

    Va ricercata qui, in estrema sintesi, la radice “culturale” della pedofilia e della protezione riservata ai preti pedofili dai loro superiori. Non solo. Contro questo crimine orrendo tante parole vengono spese e tanti impegni sono propagandati anche nel mondo laico, ma poi, nei fatti, raramente si traducono in qualcosa di concreto. È questo il caso dell’Italia che come è tristemente noto, diversamente da tutti i più grandi Paesi a tradizione cattolica, non ha mai realizzato una indagine sulla pedofilia nella Chiesa. Ma non ha mai nemmeno risposto, per quanto riguarda il governo, alla diffida di Rete L’Abuso, in cui si contesta di non aver mai adottato le misure necessarie per contrastare le violenze su minori di matrice ecclesiastica sul territorio italiano. Violando così la Convenzione Onu per i diritti dell’infanzia e la Convenzione di Lanzarote.

  • Cos’è la pedofilia: facciamo chiarezza

    Cos’è la pedofilia: facciamo chiarezza

    di Federico Tullli – La strategia della Chiesa nei confronti della pedofilia è sempre stata quella di evitare lo scandalo e proteggere il sacerdote, che anche durante il periodo dell’Inquisizione in virtù di un privilegio di casta, raramente incorreva in pene gravi pur di fronte a eclatanti violazioni. Non si offendano i convinti sostenitori di papa Bergoglio ma la strategia di denuncia e intransigenza è solo il frutto di un necessario adeguamento alle mutate circostanze, dato che il problema è esploso a livello mondiale e non è più occultabile. Ogni tanto qualche prelato sfugge alle maglie predisposte dal Vaticano per mantenere la pedofilia clericale il più lontano possibile dai riflettori mediatici al fine di gestirla “dettando i tempi” più consoni a quelli della Chiesa.

    È stato il caso (uno tra tanti) del reverendo americano, Richard Bucci, il quale vietò la comunione a chi ha sostenuto la legge sul diritto all’aborto, giustificandolo così: «Non c’è paragone tra pedofilia e aborto. La pedofilia non uccide nessuno, l’aborto lo fa». Premesso che la confusione tra feto e bambino la dice lunga su quanto avesse chiare le idee, in “risposta” all’affermazione violentissima di don Bucci che riflette una “convinzione” delirante ancora molto radicata in ambito cattolico (e non solo), ecco cosa ci ha detto la neonatologa e psicoterapeuta Maria Gabriella Gatti:

    Il pedofilo è un grave malato mentale, nonostante ciò che afferma la psichiatria americana nel DSM-V che include la pedofilia tra i disturbi del comportamento sessuale, nel gruppo delle parafilie. Giustamente c’è chi ha definito la violenza sessuale su un minore un «omicidio psichico»: non ha niente di sessuale in quanto è un’azione che va contro l’identità, la potenzialità psichica ed evolutiva del bambino. Il bambino rappresenta quell’identità umana, quella vitalità che il pedofilo ha perduto per vicende personali. Nel suo comportamento se la pulsione omicida, compulsiva e ripetitiva, rappresenta l’aspetto psicopatologico, il controllo razionale gli conferisce una qualità criminale propria delle psicopatie. Infatti il controllo consente fino a un certo punto di evitare le conseguenze penali oltre che l’utilizzo di sofisticate strategie di scelta e di avvicinamento delle vittime».

    Un identikit che aiuta a comprendere molte cose, ma certamente non in Vaticano dove ancora sono convinti e agiscono come se la pedofilia fosse un peccato.

    Fonti: Fanpage, Left, Giustizia divina (chiarelettere, 2018)

  • 𝐄 𝐚𝐥𝐥𝐨𝐫𝐚 𝐁𝐢𝐛𝐛𝐢𝐚𝐧𝐨!?!

    𝐄 𝐚𝐥𝐥𝐨𝐫𝐚 𝐁𝐢𝐛𝐛𝐢𝐚𝐧𝐨!?!

    𝐷𝑢𝑒 𝑖𝑛𝑠𝑒𝑔𝑛𝑎𝑛𝑡𝑖 𝑑𝑖 𝑟𝑒𝑙𝑖𝑔𝑖𝑜𝑛𝑒 𝑎𝑟𝑟𝑒𝑠𝑡𝑎𝑡𝑖 𝑝𝑒𝑟 𝑝𝑒𝑑𝑜𝑝𝑜𝑟𝑛𝑜𝑔𝑟𝑎𝑓𝑖𝑎 𝑛𝑒𝑙 𝐿𝑎𝑧𝑖𝑜. 𝑆𝑖 𝑐𝑜𝑛𝑜𝑠𝑐𝑒𝑣𝑎𝑛𝑜 𝑒 𝑠𝑖 𝑠𝑐𝑎𝑚𝑏𝑖𝑎𝑣𝑎𝑛𝑜 𝑖𝑚𝑚𝑎𝑔𝑖𝑛𝑖 𝑒 𝑣𝑖𝑑𝑒𝑜 𝑑𝑖 𝑠𝑡𝑢𝑝𝑟𝑖 𝑠𝑢 𝑏𝑎𝑚𝑏𝑖𝑛𝑖 𝑒 𝑑𝑖 𝑟𝑎𝑝𝑝𝑜𝑟𝑡𝑖 𝑡𝑟𝑎 𝑎𝑑𝑢𝑙𝑡𝑖 𝑐ℎ𝑒 𝑐𝑜𝑖𝑛𝑣𝑜𝑙𝑔𝑒𝑣𝑎𝑛𝑜 𝑎𝑛𝑐ℎ𝑒 𝑠𝑎𝑐𝑒𝑟𝑑𝑜𝑡𝑖.
    𝐶𝑎𝑠𝑖 𝑐𝑜𝑚𝑒 𝑞𝑢𝑒𝑠𝑡𝑜 𝑠𝑖 𝑟𝑖𝑝𝑒𝑡𝑜𝑛𝑜 𝑖𝑛 𝐼𝑡𝑎𝑙𝑖𝑎 𝑎𝑙𝑚𝑒𝑛𝑜 𝑢𝑛𝑎 𝑑𝑒𝑐𝑖𝑛𝑎 𝑑𝑖 𝑣𝑜𝑙𝑡𝑒 𝑙’𝑎𝑛𝑛𝑜, 𝑙𝑒 𝑣𝑖𝑡𝑡𝑖𝑚𝑒 𝑠𝑜𝑛𝑜 𝑐𝑒𝑛𝑡𝑖𝑛𝑎𝑖𝑎, 𝑓𝑜𝑟𝑠𝑒 𝑚𝑖𝑔𝑙𝑖𝑎𝑖𝑎. 𝐸𝑝𝑝𝑢𝑟𝑒…

    Vale sempre la presunzione d’innocenza fino a sentenza definitiva ma fatti di questo genere emergono mediamente in Italia almeno una decina di volte l’anno. Trattandosi di pedopornografia il numero delle vittime è imprecisato e mostruoso. Centinaia, forse migliaia di bambini e minori stuprati e “rivenduti” nella rete.

    Quello che mi sconcerta non è più tanto l’indifferenza dell’opinione pubblica – ci ho fatto il callo (l’articolo di cronaca su Fanpage*, per dire, condiviso solo una settantina di volte e nessun commento) – quanto quella del governo e delle istituzioni laiche. In particolare, di questo governo e di questo parlamento.

    Il silenzio di vetro, l’inerzia dei potenti di turno di fronte ai crimini compiuti in ambito ecclesiastico sono i più grandi alleati dei pedofili in tonaca e di chi li protegge.

    L’Italia è rimasto l’unico grande Paese a tradizione cattolica a non aver MAI realizzato un’inchiesta governativa o indipendente sulla pedofilia nella Chiesa nonostante gli allarmi degli esperti (anche da dentro la Chiesa stessa) e le stime raccapriccianti che ogni tanto riescono a bucare la censura vaticana e della Conferenza episcopale italiana.

    Allo stesso modo sono complici dei pedofili le parole vuote di circostanza tuonate con cipiglio studiato davanti allo specchio proferite dal celebratissimo papa Bergoglio e dai suoi gerarchi di tanto in tanto per dare l’idea di agire per il bene dei bambini.

    Moniti, condanne verbali e buoni propositi farlocchi come l’indignazione della destra cristiana e cattolica (oggi al governo) che anni fa urlava “e allora Bibbiano?!” e che oggi vorrebbe rendere obbligatorio il crocifisso nei luoghi pubblici, come durante il Ventennio.

    Di tutto ciò sono ben consapevoli i pedofili preti, liberi di agire pressoché indisturbati. Finché qualche vittima, in completa solitudine, non riesce dopo immane sforzo a far crollare il muro di inaccettabile e disumana ipocrisia e complicità con questi criminali.

    Ma vi pare normale?

    *
    Nei commenti il link all’articolo di cronaca su FP
  • Le domande esca di un prete pedofilo alla sua preda

    Le domande esca di un prete pedofilo alla sua preda

    di Federico Tullli – «Hai commesso atti impuri? Quali? Ti sei toccato? Dove? Quello che hai fatto è un peccato molto grave, difficile da perdonare, lo sai? Se fai quello che ti dico, chiederò io a Dio di perdonarti, sei d’accordo? Sai mantenere un segreto?».

    Queste che avete appena sentito sono le domande solitamente utilizzate da preti pedofili per carpire informazioni e per verificare il grado di vulnerabilità della possibile preda. Il dato è emerso dall’indagine conoscitiva della Conferenza episcopale tedesca del 2011-2014 e lo ha reso noto il vescovo di Treviri, Stephan Ackermann.

    «Ogni violenza che abbiamo accertato era premeditata con perfidia. I sacerdoti hanno carpito “pazientemente” la fiducia delle loro vittime e, dopo la manipolazione psicologica, ne hanno abusato in momenti di tranquillità. Durante la preghiera e soprattutto durante la confessione» ha detto mons. Ackermann al quotidiano Rhein Zeitung.

    Ackermann nel 2010 è stato responsabile della commissione indipendente d’inchiesta commissionata dalla Chiesa tedesca nelle diocesi di Monaco, Essen, Magonza e Ratisbona. Al termine dell’indagine furono accertate circa 1.200 vittime di sacerdoti pedofili negli anni dal 1950 al 1980.

    In Italia non solo non è mai stata realizzata un’indagine approfondita come quella tedesca per  realizzare l’identikit del prete pedofilo e di conseguenza organizzare una efficace prevenzione del crimine e tutela dei bambini che frequentano scuole e luoghi religiosi, ma la Conferenza episcopale italiana ha opposto uno sprezzante silenzio a tutti coloro che dall’interno del mondo cattolico chiedono da anni a gran voce di innalzare l’età della comunione da 7 anni almeno a 12-14 come era stato fino a circa un secolo fa. A cosa servirebbe? L’eucarestia è un sacramento strettamente correlato a quello della confessione ed è nel tempo della confessione che notoriamente avviene gran parte delle violenze. Anche perché tutto quel che accade nel confessionale è soggetto al sigillo sacramentale, al segreto che se violato comporta la scomunica. E questo per decenni è stata la matrice dell’impunità per migliaia di preti violentatori. «Nessun abuso è successo per caso» ha detto il vescovo Ackermann nell’intervista citata in precedenza. Ma per i vescovi italiani si tratta di una considerazione irrilevante.

  • I seminari dell’orrore

    I seminari dell’orrore

    di Federico Tullli – Dal 2002 i seminari dove i futuri preti si formano al sacerdozio sono sotto stretta sorveglianza della Santa Sede, sull’onda degli scandali che colpirono la Diocesi di Boston in seguito al cosiddetto e ben noto caso “Spotlight”. Da tutte le più grandi inchieste indipendenti sulla diffusione della pedofilia nel clero è emerso che è in questi contesti “chiusi” che si verificano molte delle violenze compiute da sacerdoti o seminaristi adulti nei confronti di minori.

    L’Italia non fa eccezione. Basti citare il caso di don Bertagna, reo confesso di 37 “abusi” di cui circa la metà compiuti quando era seminarista.

    Per farsi un’idea ancora più precisa del contesto di cui stiamo parlando citiamo alcuni passaggi di un Rapporto della Commissione indipendente sulla pedofilia disposta dalla Conferenza episcopale americana. «Molti testimoni affermano che ai seminaristi è negato un normale sviluppo psicologico. Infatti alcuni, ordinati sui 25 anni, hanno la maturità emozionale di un adolescente. La mancanza di uno sviluppo psico-sessuale “normale” può aver impedito ad alcuni di raggiungere uno stato “celibatario” sano, e si può spiegare come alcuni abbiano ricercato la compagnia di adolescenti. La Commissione è colpita dal gran numero di coloro che lo affermano e ritiene che questo fenomeno sia una causa dell’incidenza degli abusi sessuali. Diverse diocesi Usa hanno chiuso i seminari minori».

    Era il 2004 ma, come dicevamo, il problema è tuttora irrisolto anche da noi. Già perché sebbene sia la Santa Sede che l’Italia abbiano ratificato la Convenzione Onu sui diritti dell’infanzia del 1989 – aderendo quindi ai suoi articoli preliminari, laddove si vieta il “reclutamento” di minori fuori dall’ambiente familiare per consentire che si formino una personalità completa in ogni suo aspetto -, ancora oggi come documenta la Conferenza episcopale italiana (Cei) nel nostro Paese ci sono 73 seminari minori, vale a dire 50 in meno rispetto al 2007 ma ben 9 in più rispetto al 2010. In quell’anno il numero dei seminaristi minori, cioè di età compresa tra gli 11 e i 18 anni, «stando a dati ufficiali» della Cei era pari a 2.984. Cosa si aspetta a chiudere i seminari anche in Italia.

  • Cos’è la pedofilia. Chi è il prete pedofilo

    Cos’è la pedofilia. Chi è il prete pedofilo

    di Federico Tullli – In tanti giustamente ci chiedono Cos’è la pedofilia. Chi è il prete pedofilo.

    Una premessa fondamentale. “Pedofilia” è un termine improprio giacché di “philos”, di amorevole o amichevole nei confronti del bimbo non c’è nulla. Si tratta infatti di una violenza talmente distruttiva che la psichiatria moderna la definisce un «omicidio psichico», termine coniato dalla psicoterapeuta e ricercatrice Maria Gabriella Gatti. In tal senso la definizione più esaustiva è quella dello psichiatra Massimo Fagioli: «La pedofilia è l’annullamento della realtà umana del bambino».

    Per quanto riguarda la pedofilia clericale questa ha dei propri tratti specifici. Tratti che non sono certo quelli descritti da papa Francesco che sin dai primi giorni del suo pontificato mise in chiaro come la pensasse: «La pedofilia nella Chiesa è opera del diavolo è una malattia diabolica… dobbiamo esserne convinti per curarla». Cioè in Vaticano la violenza di un adulto su un bimbo inerme sarebbe qualcosa di astratto, un peccato, non è un crimine contro la persona ma un’offesa a Dio e nei casi più gravi (per la Chiesa), quelli compiuti durante il rito della confessione, un’offesa al sacramento. Anche qui c’è un annullamento o quanto meno una negazione della realtà del bambino. La vittima scompare e il prete va curato perché ha offeso Dio. Si tratta di una visione umanamente inaccettabile.

    Chi è dunque il prete pedofilo. Come tutti i pedofili ha delle modalità di comportamento equiparabili a quelle di un serial killer. È una persona gravemente malata di mente ma non di quelle che danno in escandescenza. Il pedofilo è estremamente lucido, razionale, privo di affetti ed emozioni. Sceglie con cura le vittime. Ed ecco il sacerdote che sfrutta la sua autorità e la sua paternità fittizia, si fa chiamare “padre”, per circuire il bimbo più vulnerabile tra quelli della sua parrocchia. Si sostituisce alle sue figure adulte di riferimento, acquista la sua fiducia, lo isola con sotterfugi e poi passa dalla violenza psicologica a quella fisica. Tutto questo, avviene nella lucida consapevolezza di poter agire pressoché indisturbato, grazie alla “copertura” delle proprie istituzioni, e di un credito socialmente riconosciuto molto più alto di qualsiasi altro membro della società.

    Questo significa che la vittima durante la sua vita non dovrà combattere solo contro le conseguenze della violenza in sé, ma anche contro tutto ciò che un sacerdote rappresenta ancora oggi – spesso inspiegabilmente- nell’immaginario comune. E dovrà combattere contro l’istituzione religiosa, di cui il pedofilo fa parte, capace di condizionare in maniera profonda sia l’opinione pubblica che la politica con suoi onnipresenti organi di propaganda e informazione al fine di preservare in primis l’immagine pubblica del papa. E poco importa se questo comporti la lesione di un diritto umano fondamentale: la salute psicofisica della persona.

    Fonti: Adista, Chiesa e pedofilia, il caso italiano (L’Asino d’oro ed., 2014), www.vatican.va