Osservatorio della Rete L'ABUSO

Autore: Francesco Zanardi

  • AVERSA; si dimette il promotore di giustizia (P.M. Ecclesiastico) del procedimento canonico a don Graziano

    AVERSA; si dimette il promotore di giustizia (P.M. Ecclesiastico) del procedimento canonico a don Graziano

    Un decreto del vescovo di Aversa Angelo Spinillo che vieta a don Livio Graziano l’accesso ad internet. Nulla di strano, anzi più che ragionevole dal momento che il destinatario del provvedimento ecclesiastico è accusato di violenza sessuale ai danni di un infraquattordicenne ed è attualmente agli arresti domiciliari, anche per evitare che possa reiterare l’eventuale crimine. Data l’accusa, è puro buon senso impedire che da recluso possa reiterare attraverso internet.

    Eppure, malgrado la tesi non faccia una piega neppure per la diocesi, da settimane sembra impossibile riuscire a comunicare anche solo telefonicamente a don Graziano il decreto del vescovo Spinillo che di fatto, malgrado l’impegno preso dalla CEI in Italia sulla gestione dei casi di abuso su minori, lascia nei fatti da mesi un ragazzino (dopo i presunti abusi sessuali) ancora esposto a molestie di altro genere, dimostrando l’incapacità di gestire i casi di violenza dei propri sacerdoti.

    Situazione che venerdì ha portato il Promotore di Giustizia, incaricato del procedimento canonico a don Graziano, a rassegnare le dimissioni, come lui stesso annuncia mortificato.

    In un breve scritto, infatti, spiega al padre del giovane che don Livio Graziano avrebbe questa volta ricevuto delle lettere minatorie presso la struttura dove è detenuto ai domiciliari e per questo motivo, forse, la la diocesi non vuole turbarlo ulteriormente con la notifica; anche se in questo modo mette al secondo posto i turbamenti della presunta vittima.

    Una struttura che secondo i legali del sacerdote che aveva denunciato precedenti presunte intimidazioni, da come si legge negli atti, sarebbe inadeguata e priva di recinzioni, con i il rischio che qualcuno si possa introdurre e minacciare il sacerdote.

    Da fonti interne alla diocesi, il sacerdote avrebbe dovuto ricevere il divieto di accesso ad internet già ad agosto, dopo una denuncia da parte dei genitori del ragazzo che lo scorso giugno si era trovato violati gli account su alcuni social, oltre ad emoticon di apprezzamenti apparentemente riconducibili all’account del sacerdote.

    L’indagine dei Carabinieri aveva ricondotto la connessione internet usata alla struttura dove è ai domiciliari don Graziano, ma sfortunatamente non si sono fatte indagini per accertare chi all’interno della struttura l’avesse concretamente utilizzata, vanificando in assenza della prova certa la possibilità che l’A.G. potesse intervenire.

    Da qui la richiesta ad intervenire del padre del ragazzo, che nelle scorse settimane era stato ricevuto dal vescovo Spinillo, che in sua presenza aveva contattato la struttura e il successivo decreto di divieto, purtroppo però mai applicato.

  • Altre indagini sul prete pedofilo Silverio Mura – Alias pavese; Saverio Aversano

    Altre indagini sul prete pedofilo Silverio Mura – Alias pavese; Saverio Aversano

    Un inaspettato approfondimento nel processo a carico del prete pedofilo don Silverio Mura denunciato dalla Rete L’Abuso – accusato di aver utilizzato un nome fasullo per trovare ospitalità presso una congregazione nel pavese – che lo scorso 28 ottobre ha visto in aula il Presidente della Rete Francesco Zanardi, testimone dell’accusa nei confronti del sacerdote – condannato insieme alla scuola statale Borsi Due di Ponticelli a risarcire con 320.000€ la vittima Arturo Borrelli – per gli abusi sessuali subiti 30 anni prima dall’allora undicenne, adescato a scuola nelle ore di religione. Qui la responsabilità civile della scuola.

    Ma sembra che ,grazie alla chiesa e al cardinale Crescenzio Sepe, che non solo ha nascosto per quasi 10 anni il Silverio Mura, poi rintracciato a Pavia con il nome di Saverio Aversano, dove riceveva dalla sua congregazione nel napoletano la posta reinbustata e spedita al falso nome dai suoi complici, sembrano emergere altri cassi.

    Malgrado la perizia allegata alla querela della Rete redatta dalla criminologa Luisa D’Aniello, il prete, coperto ancora una volta dalla chiesa e dal sindaco – che da sue dichiarazioni aveva subito segnalato la cosa alla curia, anzichè alla polizia – ha fatto perdere le sue tracce anche da Montù Beccaria, pur restando sulla base della perizia incontestata della dott.sa D’Aniello soggetto “socialmente pericoloso”.

    Malgrado l’udienza già avviata in primo grado nella quale ha testimoniato lo scorso 28 ottobre il presidente pro tempore della Rete, il Tribunale di Pavia, sul caso ha predisposto approfondimenti e la convocazione di testimoni citati nella querela della Rete, oltre a consulenti tecnici – da come si apprende dalla notifica di convocazione della P.G. – mai sentiti in precedenza, oggi però oggetto di approfondimenti.

    frazan

  • 13enne violentato dal parroco oggi ai domiciliari, ma continuano le molestie via internet

    13enne violentato dal parroco oggi ai domiciliari, ma continuano le molestie via internet

    Don Livio Graziano incarcerato il 26 ottobre scorso, è agli arresti domiciliari presso una struttura del clero dallo scorso 4 dicembre, dopo essersi debilitato con uno sciopero della fame auto indotto ed aver così ottenuto i domiciliari in una delle 23 strutture sparse sul territorio dove la chiesa afferma di “curare la pedofilia”, spesso ottenendo solo che il sacerdote eviti il carcere.

    Già qualche settimana fa il padre del ragazzino aveva presentato formale denuncia  all’Arma dei Carabinieri in quanto, da diversi profili apparentemente appartenenti nel nikname a don Livio Graziano, erano apparsi cuoricini ed altre emoticon di apprezzamento su fotografie pubblicate sui profili della presunta vittima. Il 13enne si era anche visto violare l’account Facebook e Google. Le stesse indagini fatte successivamente alla denuncia avevano appurato che la connessione dalla quale erano state effettuate le violazioni, era proprio quella della struttura dove don Livio è attualmente ai domiciliari.

    Tuttavia, non si comprende perché gli investigatori, dopo aver accertato  che le violazioni provenissero dalla casa famiglia Unitalsi, non abbiano proceduto ad individuare il responsabile materiale. Anche il difensore della presunta vittima, l’avvocato Giovanni Falci ha fatto istanza al tribunale dove è in corso il processo, denunciando l’accaduto e chiedendo un intervento, ma l’istanza è stata rigettata in quanto come detto sopra, non si è proceduto all’individuazione fisica del responsabile.

    Anche se non più violando gli account, tuttavia le molestie continuano e il padre del ragazzo che ricordiamo essere 13nne, nel tentativo di evitare i continui stress del figlio che si aggiungono al già difficile percorso giudiziario al quale il ragazzo e la famiglia sono sottoposti, data l’inconcludenza degli inquirenti, più volte sollecitati dall’uomo, decide di rivolgersi direttamente al vescovo di Aversa.

    Così lo scorso mercoledì si è recato in Diocesi, ricevuto dal vescovo Angelo Spinillo al quale ha esposto la grave situazione. È stato lo stesso vescovo Spinillo, davanti al padre del ragazzo, a contattare il dottor Paquale Zagarese, un medico diacono responsabile della struttura che ospita don Livio Graziano ed intestatario della connessione internet usata per violare gli account del ragazzino, al quale ha chiesto esplicitamente, come vescovo, di vietare l’uso di internet a don Livio.

    Purtroppo però, da come si evince dal profilo Facebook del sacerdote, questo continua ad avere regolarmente accesso ad internet, cosa che al di la dello specifico accaduto, data l’accusa di pedofilia, le restrizioni domiciliari ed un processo in corso, il semplice buonsenso fa pensare non dovrebbe avere un accesso incontrollato a internet.

  • Il paradosso italiano mentre in Canada il papa chiede scusa per le scuole residenziali

    Il paradosso italiano mentre in Canada il papa chiede scusa per le scuole residenziali

    Proprio in questi giorni papa Francesco è in Canada per porgere le scuse ai nativi per il genocidio nelle “scuole residenziali”, una rete di scuole fondate dal governo e amministrate dalle Chiese cattoliche.

    Mentre in Canada i sopravvissuti vogliono non le scuse, ma i documenti, i registri per sapere chi e dove sono sepolti i corpi delle loro famiglie e cercare di uscire in qualche modo da questo incubo, in Italia…

    Da anni stiamo sempre più affidando attraverso le amministrazioni pubbliche, in particolare quelle locali, servizi che riguardano in particolare minori. Moltissimi, gestiti dal clero o da surrogati al quale fanno riferimento. Naturalmente non c’è nulla di caritatevole, i comuni e le regioni li sovvenzionano abbondantemente, togliendo ai servizi pubblici oramai quasi azzerati nel paese.

    Ma questa è solo una triste realtà italiana, stando all’inchiesta UAAR l’Italia elargisce ogni anno alla chiesa cattolica più di sei miliardi. Una cifra che se investita nel pubblico sicuramente eviterebbe a chi va nelle scuole pubbliche, non solo di portarsi la carta igienica da casa.

    La differenza tra l’Italia e il Canada, sta nel fatto che li spesso i nativi erano costretti ad entrare nelle scuole residenziali. In Italia non c’è una coercizione, a cui supplisce però l’attuale crisi economica, che se pur in un’altra forma, di fatto costringe le tante famiglie in crisi, in assenza di una alternativa pubblica statale, ad affidare a questi servizi parastatali indicati dalle amministrazioni locali i propri figli.

    Al di la della triste facciata, ora è importante entrare nel vero problema introdotto sopra, ma qui riguarda non l’aspetto economico, più importante chi poi sarà tutore di quei bambini e con quali qualifiche.

    L’Italia (denunciata nuovamente alle Nazioni Unite nel febbraio scorso dalla Rete L’ABUSO sulla base del Protocollo OPIC che da facoltà in caso di gravi inadempienze, l’avvio di un’indagine da parte dell’organo di controllo Garante sovranazionale) è stata riconosciuta inadempiente già nel 2019 dal Comitato per la tutela dell’infanzia delle Nazioni Unite e anche se ignorata dai riflettori dei media, stando ad Agenzia NOVA, pochi giorni fa – non proprio così inattesa – l’Italia ed altri 3 paesi sarebbero stati messi in mora dalla Commissione UE, proprio per inadempienze in merito al rispetto della direttiva sulla lotta contro l’abuso e lo sfruttamento sessuale dei minori e la pornografia minorile, di cui è titolare il Ministero delle Pari Opportunità, Ministro uscente Elena Bonetti.

    Ma mentre l’Onu, nel suo report del 2019 ha analizzato sia lo stato generale della situazione dei bambini in Italia, riservando al punto 21 le risposte specifiche all’istanza della Rete L’ABUSO sulle problematiche riguardanti l’area specifica del clero, contenute nel nostro report iniziale, la messa in mora di cui parla Agenzia NOVA è un atto di carattere più generale, cioè che non riguarda la specifica area del clero, ma la situazione di pericolo a cui ogni bambino che è sul suolo dello Stato membro o vi entra anche solo temporaneamente per una vacanza con la famiglia, è sottoposto.

    Entrando ora nella specifica area del clero andiamo a vedere quali criticità che vi accorgerete essere gravi, vanno ad aggiungersi a quelle già dette sopra.

    In Italia manca un obbligo di denuncia per tutti i cittadini oltre a vuoti di vario genere, ma uno dei nodi cruciali è quel vuoto lasciato al decreto legislativo 4 marzo 2014, n. 39, ovvero il Certificato penale antipedofilia, emanato in attuazione della direttiva 2011/93/UE.

    Solo in Italia (come contesta oltre al Comitato ONU anche l’Onorevole Matteo Mantero in una Interrogazione parlamentare chiesta dalla Rete L’ABUSO e inascoltata dal novembre del 2017) troverebbe applicazione in tutte le scuole o strutture per minori gestite dalla cosa pubblica o privata, ma stranamente, nel nostro paese si nota che il Legislatore ha voluto sollevare dall’obbligo di questo importante “strumento di prevenzione”, tutti coloro che non hanno un contratto continuato (esempio gli stagionali) e comunque tutto il mondo del volontariato, paradossalmente quello da sempre più a rischio nell’area civile, al quale appartiene anche il mondo del clero ed il suo indotto.

    Cito uno dei casi recentissimi, senza entrare nel merito per rispetto alle indagini. Nell’esperienze sessuali che ogni undicenne fa, questo viene sorpreso con un amico dai genitori, che dopo diverse vicissitudini, preoccupati si rivolgono per un consulto ad una struttura terapeutica per minori alla quale spesso vengono affidati anche dal tribunale, gestita da un sacerdote, tra le tante come dicevamo all’inizio, caritatevolmente finanziate dal pubblico. La chiesa sapeva dei problemi del prete, già trasferito da un’altra diocesi anni prima per via delle sue tendenze pedofile. Di come sia finito il consulto credo non sia il caso di spendere parole.

    Questo è uno degli aspetti, che forse essendo il sacerdote già stato denunciato anni prima alla magistratura, il Certificato penale antipedofilia avrebbe quasi certamente evitato.

    Ma questo è l’aspetto più superficiale del vuoto lasciato dalla disapplicazione del certificato, ce n’è uno ben più subdolo e basta provare a mettersi pochi secondi nei panni di un pedofilo per comprenderlo.

    Non a caso chiamati predatori, si muovono con attenzione e lucidità, studiano preda e l’ambiente e sanno (soprattutto se pregiudicati per questi reati) che non possono inserirsi in nessuno degli ambienti dove esige il certificato. Sanno però di avere tutto l’ambiente del volontariato, generalmente popolato da molti minori, anche se però è spesso un pò rischioso, magari qualcuno si accorge e facilmente denuncia.

    Sempre nell’ambito del volontariato però sanno di avere anche quello legato al circuito del clero, tradizionalmente e notoriamente omertoso e che mette in primo piano il buon nome dell’istituzione, lasciando come secondaria la salute psicofisica dell’eventuale minore rimasto vittima. Una ulteriore tutela per un predatore che sa che se verrà scoperto, difficilmente sarà denunciato, in quanto l’istituzione tende ad auto tutelarsi e al massimo, lo allontanerà.

    Certo non siamo alla drammatica situazione canadese che tuttavia, con altre modalità ha vissuto anche l’Italia – vedi il caso dell’istituto per Sordi Antonio Provolo di Verona le cui vittime non hanno mai ricevuto giustizia o quello delle comunità CARITAS di don Lucio Gatti , il Forteto, Bibbiano ecc. ecc. – ma paradossalmente, mentre in Canada come in tutti gli altri paesi dell’Eurozona c’è stato un allontanamento responsabile dal dare in gestione la cosa pubblica a chi non aveva garanzie e trasparenza per farlo, la tendenza italiana va esattamente all’opposto, con tutti i rischi di un ambiente già di suo compromesso anche dove è maggiormente tutelato, con tutti i vuoti che a questo si vanno ad aggiungere quando si entra in quella enorme area incontrollata (nelle garanzie) che è il volontariato, oggi collettore dei tanti rifugiati che accogliamo nel paese, spesso violati già solo nella loro cultura religiosa, alla quale palesemente ne imponiamo un’altra.

    L’Italia deve intervenire in questo o probabilmente tra qualche anno, quando l’oggi verrà preso in considerazione qualcuno chiederà ancora scusa, questa volta però per qualcosa di annunciato e di volutamente ignorato.

    Zanardi

  • Don Rugolo condannato a pagare le spese dei consulenti

    Don Rugolo condannato a pagare le spese dei consulenti

    Il presidente del Tribunale di Enna, Cesare Zucchetto, ha rigettato l’opposizione ai decreti di liquidazione delle spese effettuate dai PM in favore dei consulenti nominati nel corso delle indagini preliminari del procedimento a di Don Giuseppe Rugolo, il sacerdote arrestato il 27 aprile del 2021 per violenza sessuale aggravata a danno di minori.

    Il ricorso era stato promosso dai legali di Rugolo, Denis Lovison e Antonino Lizio che avevano chiesto l’annullamento dei decreti della Procura di Enna di liquidazione dei compensi dei consulenti , Claudio Castagna e Filippo Gallina, incaricati di svolgere consulenze tecniche, quali trascrizioni delle intercettazioni e accertamenti sul computer del sacerdote.

    Rugolo è stato condannato anche al pagamento delle spese. I due consulenti erano difesi, rispettivamente dagli avvocati Marianna Grimaudo e Salvatore Corso.

    Pierelisa Rizzo

  • La sopravvissuta alla scuola residenziale di St. Anne, Evelyn Korkmaz, si rivolge ai media in seguito alle scuse di Sua Santità Papa Francesco.

    La sopravvissuta alla scuola residenziale di St. Anne, Evelyn Korkmaz, si rivolge ai media in seguito alle scuse di Sua Santità Papa Francesco.

    ‘Questo è il nostro paese. Ti abbiamo accolto nel nostro paese e avete mancato di rispetto.

    Nel corso della sua visita, spero che Sua Santità estenda le sue scuse con un piano su come lavorerà con noi per cercare di raggiungere la riconciliazione.

    Non si chiede di diffondere i documenti pieni della nostra storia. Questi documenti contengono dove sono state sepolte le anime perdute.

    Questi documenti contengono l’identificazione di questi bambini. Darebbe alla loro famiglia e ai loro cari una chiusura. La chiusura serve per andare avanti a tutti.

    Questo è tutto quello che abbiamo chiesto.

    I documenti appartengono al Canada, sono la nostra storia.

    https://www.facebook.com/100064543935882/posts/pfbid02G9adx7MGZWEWvNh1SuT6p7ytDkxvFa5nYmgUzLYsDRLCZdddxzEot8s9kDtfD1Hkl/?sfnsn=mo

  • ACQUI; Don Carlo Bottero ammette gli abusi sulla presunta vittima.

    ACQUI; Don Carlo Bottero ammette gli abusi sulla presunta vittima.

    Denunciato già nel 2010, l’allora vescovo Piergiorgio Micchiardi non diede seguito alla denuncia delle presunte vittime lasciandolo alla direzione di istituti per minori.

    Una seconda denuncia del 2022 fatta questa volta la vescovo Luigi Testore, dopo l’indagine previa ha raccolto l’ammissione dello stesso don Carlo Bottero, oggi reo confesso di abuso sessuale ai danni di chi lo querela.

    Ora l’ultima parola resta alla Congregazione per la Dottrina della Fede, alla quale la Diocesi ha inviato l’esito dell’indagine previa ed il fascicolo.

    Di seguito il racconto della presunta vittima e della vicenda in oggetto.

    Siamo nell‘ estate seguente il 3 anno scolastico 1983/84 del triennio svolto all’ ITIS A. Volta di Alessandria ,sono stato rimandato a settembre di 3 materie: Inglese letteratura e storia.

    I miei genitori decidono ,per quanto riguarda Letteratura e Storia, di rivolgersi al nostro ex parroco don Carlo Bottero rettore del seminario diocesano e segretario vescovile.

    Don Carlo è una persona di fiducia che 2 anni prima nel 1982 mi aveva amministrato la Cresima ed è stato circa 7 anni il Parroco del mio paese. Si è dedicato molto ai giovani ha costituito una sorta di oratorio nella sua canonica tutti noi lo chiamavamo il salone parrocchiale dove ci riunivamo per stare in compagnia e giocare.

    E’ stato infine il mio insegnante di religione nel biennio 81/82 82/83 all ITIS. A. Volta di Acqui T.

    Mi ricordo che mia madre concordo’ una frequenza settimanale di lezioni.

    Viaggiavo in treno.

    Quando entrai attraverso il portone del Seminario che rimane di fronte alla casa vescovile questo si richiudeva dietro di me ed io non ricordo se vi era un custode forse si.

    Poi arrivava don Carlo il quale mi accompagnava su da una scala e un corridoio fino ad arrivare in una stanza.

    Li incominciai le mie lezioni di letteratura e storia:

    Mi ricordo il libro aperto di letteratura e lui don Carlo che mi faceva leggere per poi spiegarmi. E li incominciò ad allungare la mano sinistra .. si perché io sedevo alla sua sinistra, prima quindi con la sua mano tento di invadere la mia intimità ed io cercai di sfuggire serrando le gambe e richiudendole il più possibile sul ventre le braccia invece paradossalmente rimanevano ferme inchiodate sul banco come per far finta di niente non so come per negare la cosa e per paura forse di una reazione violenta.

    Io mi bloccai rimasi quasi senza fiato e dentro di me sperai che finisse presto.

    Ma invece No. Continuavano le sue mani ogni volta con sempre più impeto e con sempre meno interesse a quel che mi insegnava. Lui voleva invadere il mio intimo e ci riuscì perché più usava costrizione e più io tentavo di resistere e più lui insisteva fino a che io non potei più resistergli e mi sentii vinto da quell’ uomo che non so chi fosse non sembrava lui aveva un ghigno sinistro di soddisfazione.

    Successivamente lui riuscì anche a prendermi e condurmi su di un divano dove mi fece sedere sulle sue gambe e mi spoglio si mise lì a toccarmi le mie intimità e a guardare soddisfatto di quel che faceva. Un giorno entro un altro prete .. don Carlo era lì che armeggiava con il mio corpo, e con naturalezza parlo con il prete senza neppure tentare di nascondere quel che stava facendo . Cercava a tutti i costi di masturbarmi e ottenere la mia eccitazione . Io .. il mio corpo cedette una volta .. glie la diede vinta.

    Quella fu la volta che mi feri più in profondità. Il sesso l eccitazione legata alla violenza e il soppruso di una persona totalmente in preda alla sua smania pulsionale di violenza su chi non si può difendere su chi non ha la capacità psico fisica di difendersi e soccombe come io ho fatto.

    Quando questo incubo finì.

    Io pensai a dimenticare tutto.

    Successivamente nascosi l accaduto a tutti compreso me stesso. Mi vergognai profondamente mi sentii in colpa di non essermi riuscito a difendere. Quindi nascosi il fatto nel più intimo di me stesso.per 20 anni.

    Ma era inconsciamente l inizio di un grande silenzio che con il passare del tempo mi portò ad avere sfiducia in me stesso ad avere paura e sfiducia delle persone soprattutto quelle più vicine.

    La realtà comincio ed essere sinistra.

    Con il termine  della scuola  vi fu  mancanza di entusiasmo nel cercare un lavoro.

    Nel 1987 vi fu il servizio militare che per la verità riuscii a svolgere appena bene forse perche mi portava in una realtà distante dall’ ambito famigliare.

    Incominciai a Lavorare nell’ 1988 purtroppo sotto lo stretto controllo dei miei genitori. I MIEI GENITORI!  loro mi hanno voluto bene come hanno saputo non vuol essere un giudizio il mio ma una descrizione psicologica fai da te diciamo:

    molto costrittivi iperprotettivi mio padre exalcolista un tipo piuttosto aggressivo e coercitivo, mia madre si potrebbe definire la possessivita impersonificata intrisa di gelosia nei confronti delle mie amicizie femminili..loro intento una maggior sicurezza e protezione per il proprio figlio ..ma a che prezzo!

    La LIBERTÀ!!! la mia poca libertà e  dipendenza psicologica verso di loro e la conseguente mancata crescita affettivo/cognitiva mancanza di sogni desideri, prospettive /aspettative /passioni personali.

    Nel 1993 nell’ estate cominciai a stare male clinicamente il mio sistema psicofisioemotivo  si compromise con crisi di ansia depressione paura immotivata o per lo meno amplificata dell’ Altro e dal Mondo .

    ,Pensieri catastrofici negativi rispetto alla mia persona e al mondo.

    Quando trovai per la prima volta il coraggio di parlarne, è importante sottolineare la negligenza ed inefficacia della figura del Vescovo in questo frangente!

    Nel mio caso andai a denunciare il fatto prima a Monsignor Micchiardi, ne parlai con i miei genitori mia madre non mi credette mio padre voleva agire andarlo a prendere x il collo, ma è stato fermato da sua moglie!

    Ci sono 4 aspetti importanti e conseguenti l’ esperienza drammatica dell ‘abuso e in precedenza la relazione possessiva dei miei genitori:

    1) L’ Affettività

    A partire dal adolescenza mi sono bloccato nella mia sfera strettamente sessuale e anche affettiva in quanto l eccitazione di fronte ad una ragazza mi risvegliava la violenza subita e il giudizio di gelosia di mia madre.

    Quindi vi fu una mancata esperienza di relazione amorosa la dove mi innamoravo e poi mi bloccavo per paura di un seguito naturale .

    E questo ancora oggi con mia moglie in 13 anni di matrimonio le volte che abbiamo fatto l’amore si possono contare tranquillamente con le dita.

    Quando impari che il rapporto è l eccitazione sessuale è sinonimo di soppruso ne hai paura e impari a disprezzarlo, quindi disprezzi una parte non marginale ma fondante della tua persona!

    2) la formazione culturale.

    Vi fu una svalutazione delle mie capacità intellettiva e un discredito di me stesso ,non mi sentii all’ altezza di saper fare e sapere esserci nel mondo!! Fino al punto di non capire  ciò che tentavo di apprendere. Beh questo mi fece perdere ancora di più interesse per la cultura. Che in futuro tentai di recuperare e che ancora adesso faccio .. ma non è la stessa cosa , assolutamente no ! Si recupera si se si è fortunati . Il tempo dell’ educazione scolastica è fondamentale per una persona.

    3) ll Lavoro

    Direi che è la conseguenza di una mancata capacità di formazione scolastica. E una mancata  fiducia nelle proprie possibilità psicofisiche.

    E non da ultimo in termini di importanza :

    4) LA MALATTIA

    Anche solo di recente … Ho perso 2 anni di lavoro a causa dei disturbi psico/fisici : ansia / depressione / deliri persecutori  si è venuto a creare negli anni un quadro di personalità disturbata sempre più invalidante per cui nei primi anni post trauma Il mio

    Organismi reagiva con contromisure di sopportazione e evitamento vi fu dal 1993 l inizio di una terapia psichiatrica e farmacologica e poi quando riuscii un po’ ad aprirmi incominciai psicoterapia….(seguirà prossimamente)

    G. M.

     

  • Aversa – Emoticon sulle foto e gli account violati della presunta vittima di don Livio Graziano

    Aversa – Emoticon sulle foto e gli account violati della presunta vittima di don Livio Graziano

    Un incubo che da un giorno all’altro ha cambiato la vita di un’intera famiglia che non sa come spiegare a un ragazzino di 13 anni quello che è successo e, che senza mezzi per capire, da un giorno all’altro ha scoperto che quelle strane attenzioni del sacerdote erano stupri.

    Don Livio Graziano è agli arresti domiciliari dal 26 ottobre scorso, mentre continua in tribunale il processo che lo vede imputato di violenza sessuale ai danni di un bambino, che dopo avere capito in parte di avere subito il tradimento più brutto e violento che un adulto possa fare, vive un comprensibile stato di confusione e di ansia, nell’impotenza più totale dovuta all’età.

    A turbare ulteriormente il già fragile clima familiare è quanto accaduto agli inizi di giugno, quando improvvisamente qualcuno violerà l’account Facebook e Google della presunta vittima, che si accorgerà di una trentina di accessi anomali registrati e continuati già da diverso tempo, effettuati da dispositivi Apple che non possiede, tutti provenienti dallo stesso indirizzo IP, riconducibile alla zona dove oggi è agli arresti domiciliari il sacerdote. Ma questo non vuole dire che l’artefice sia per forza lui, se non fino a quando questo non sarà dimostrato.

    Le presunte molestie continuano pochi giorni dopo, quando la presunta vittima ed i suoi familiari notano da un profilo Google omonimo a quello del sacerdote, alcune emoticon di apprezzamento recenti, sulle foto del ragazzo.

    Nei giorni scorsi sono state formalizzate dalla famiglia due querele contro ignoti per fare luce sui responsabili, seguite da una istanza del difensore del ragazzo al Pubblico Ministero.

    Francesco Zanardi

  • Centinaia di denunce in pochi giorni, la triste soluzione della CEI fa saltare il tappo

    Centinaia di denunce in pochi giorni, la triste soluzione della CEI fa saltare il tappo

    La scorsa è stata una settimana piena per gli attivisti della Rete L’ABUSO e #ItalyChurchToo , impegnati nei vari eventi che sono seguiti all’assemblea della CEI e alla nomina del suo Presidente e solo sabato, ritornati alla normalità e nei propri uffici, abbiamo iniziato la lettura di un ordinamento di mail pervenute in quei giorni e per mancanza di tempo non lette, in quanto abbiamo dovuto dedicarci alle sono di adesioni alla lettera inviata alla CEI dal Co #ItalyChurchToo.

    Al rientro, solo la casella di posta della Rete L’ABUSO conteneva quasi 900 mail, non tutte le segnalazioni per fortuna, ma più di un quarto si, le più provenienti dall’apposito form “ Senza fare nomi ” posto sulla home page del portale della Rete L’ABUSO e su quello di #ItaliChurcToo.

    Anche i colleghi che seguivano le adesioni ad un’altra mail dedicata a #ItalyChurchToo, informano di aver anche loro raccolto tra i commenti delle adesioni alla lettera, che hanno voluto lasciare la loro testimonianza e in molti casi l ‘amarezza di tutto questo.

    Naturalmente processeremo una ad una le segnalazioni, sia ricontattando chi ci ha scritto, sia interrogando negli archivi i nominativi dei molestatori, molti dei casi non sono pubblici, ma spesso l’autore è lo stesso e questo va verificato.

    In pochi giorni sono comunque pervenute almeno 300 segnalazioni, moltissime datate nel tempo ma a questo punto, data la ricchezza di informazioni (su cui la Rete mantiene in tutela dei segnalanti la riservatezza), vista la linea assunta dalla CEI e per noi inaccettabile, non sarebbe male l’idea di fare due inchieste separate ma parallele; la chiesa quella dal 2000 al 2021; le vittime completa, con i tempi ei modi utilizzati in tutti gli altri paesi.

    D’altra parte a parità di garanzie in quanto nessun organo è a garanzia di quella CEI che si auto garantisce, quella dei sopravvissuti avrebbe la stessa valenza ma in più il fatto che sarebbe certivicata dalla vittima e non frutto di documentazione inaccessibile come gli archivi della chiesa.

    Invitiamo tutti coloro che credono in questo gesto di denuncia e di lotta civile e non violenta, a denunciare il proprio caso, utilizzando il modulo sottostante, oppure compilando il questionario “Senza fare nomi“.

    Ringraziamo anticipatamente per questo gesto di civiltà che oltre a documentare può salvare dallo stupro un altro bambino.

  • Per la CEI chi ha avuto ha avuto, chi ha dato ha dato. La discriminazione dei vescovi delude i sopravvissuti

    Per la CEI chi ha avuto ha avuto, chi ha dato ha dato. La discriminazione dei vescovi delude i sopravvissuti

    Una soluzione gattopardesca e davvero poco civile quella della chiesa italiana, ben lontana dal Vangelo che predica, è prima al mondo a livello di Conferenza Episcopale a fare un enorme passo indietro, proprio nel paese dove invece ci si immagina sia la più efficiente, e invece nega pubblicamente verità giustizia per i sopravvissuti, quasi reclamando il “diritto all’abuso”.

    Già delusi dai precedenti silenzi, insieme ai cattolici che nei giorni scorsi a centinaia avevano sottoscritto il documento del Coordinamento #ItalyChurchToo alla CEI,  al quale avrebbe dovuto rispondere al termine dei lavori dell’assemblea, invece ha trovato puntuale un assordante silenzio per tutti.

    Il messaggio è chiarissimo a questo punto, i Vescovi italiani malgrado millantino fiducia e insistano nel proclamare verità e giustizia per le vittime, non hanno la più pallida intenzione di fare un mea culpa sulla pedofilia, ma solo di superare quanto prima e più indenni possibili questo “irritante problema” che gli arreca imbarazzo.

    Situazione tanto evidente che il corrispondente dell’agenzia REUTERS commenta nella sua domanda al Cardinale Matteo Zuppi in conferenza stampa; “la solita commissione fatta all’italiana quindi?”.

    Perché un’enorme delusione ?

    Assistiamo ad un grande passo indietro, controcorrente al resto del mondo. In Italia non c’è stato alcun coinvolgimento dei sopravvissuti, i Vescovi hanno deciso che non ci sarà nessuna commissione di inchiesta, tantomeno indipendente, ma una semplice analisi sommaria dei dati dal 2000 al 2021 che da sempre sono presenti presso gli archivi delle diocesi e della CDF, detta “indipendente” ma gestita da istituti e persone unicamente accreditate dal clero.

    Come ha fatto notare in conferenza al neoeletto Cardinale Matteo Zuppi il Presidente della Rete L’ABUSO Francesco Zanardi, con questo sistema (soli venti anni di analisi dei casi) saranno discriminate ed escluse migliaia di vittime, oltre a quelle non note alla chiesa e che sfiduciate dalla decennale inconcludenza (oggi rinnovata), scoraggiate dall’ assenza di qualunque proposta concreta di aiuto o di indennizzo, non trovano motivo di recarsi in uno sportello diocesano col rischio di dare un’informazione che sottoscriveranno non si sa a che prò e che magari servirà a tutelare il prete, rischiando che venga così segnalato e nuovamente nascosto, perdendo così anche la possibilità di poterlo monitorare.

    È più che ovvio che i sopravvissuti non abbiano alcuna voglia di condividere la loro sofferenza e il loro dramma con l’Istituzione che ha permesso sistematicamente con la sua omertà il loro stupro, nascondendo poi, proteggendo e realizzando “23 centri di cura” per gli stupratori e non per le vittime, alle quali oggi rinnova il rifiuto di qualunque forma di giustizia.

    Una proposta oltretutto antiscientifica l’analisi dei soli ultimi 20 anni, o forse studiata ad ok perché è ben noto dai vari studi scientifici accreditati, che il tempo di maturazione del trauma da parte delle vittime sia in media di 30 anni e la soluzione di eliminare le vittime precedenti al 2000 (ovvero chi ha già maturato il trauma arrivando alla denuncia) analizzando solo i casi successivi in cui quasi certamente chi ha subito non ha ancora maturato (e quindi non è ancora pronto alla denuncia), è una soluzione da autentici mascalzoni, che non lascia più alcuna speranza nelle gerarchie italiane, che con questa loro infelicissima decisione dimostrano nei fatti al mondo intero, l’alto livello di menefreghismo delle gerarchie per il danno subito dalle vittime, lo spregio dei più piccoli e della stessa vita umana.

    Le Nazioni Unite hanno più volte sollecitato al Governo italiano l’istituzione di centri di cura attraverso il Servizio Sanitario Nazionale, la creazione di canali sensibili alle vittime, che agevolassero la denuncia alle autorità civili, l’estensione del certificato anti pedofilia anche al volontariato (tra cui il clero) una commissione d’inchiesta Statale e il risarcimento delle vittime.

    Ma pur avendo ratificato la Convenzione per la tutela dell’infanzia, il nostro paese non ha mai voluto adempiere alle norme di tutela e adeguarsi, di fatto non solo favorendo nell’ultimo ventennio il fenomeno  ad unico danno dei minori, ma lasciando lo spazio a gestioni criminali di vario genere gli stessi responsabili, da anni oramai totalmente inconcludenti nella penisola.

    La stessa Autorità Giudiziaria italiana da vent’anni sembra voler  continuare a mantenere la testa sotto la sabbia come gli struzzi, è forse il problema peggiore in quanto non solo continua a lasciare che le violenze sui minori proseguano, ma dal lato Istituzionale denuncia una grave inefficienza che nei fatti si traduce in milioni di minori italiani privi di protezione ed esposti al costante rischio, non solo del clero.

    Francesco Zanardi


    Conferenza stampa integrale