Osservatorio della Rete L'ABUSO

Autore: Francesco Zanardi

  • Genova; “padre Luca mi molestò quando avevo 12 anni”

    Genova; “padre Luca mi molestò quando avevo 12 anni”

    Era solo un apparente “veleno” che girava per Genova nel 2017, quando da più fonti segnalavano alla Rete L’ABUSO che padre Luca , molestava i bambini. Un file che come molti riponemmo nel cassetto in quanto mancava la presunta vittima, ma che oggi riemergerebbe confermato da un uomo che lo accusa, all’epoca dei fatti 12enne.

    I fatti sarebbero accaduti a Loano, cittadina turistica della riviera ligure, dove si ricordano bene di padre Luca, dove il nostro assistito serviva la messa e frequentava il campo solare estivo gestito dai frati cappuccini, teatro delle presunte molestie che come da manuale la psiche fa riemergere dopo anni portando alla luce coperture e omertà.

    Loano; nella diocesi di Albenga, molto chiacchierata per l’alta densità pedofila, oltre che per scandali di vario genere di cui la Rete L’ABUSO si è occupata molto in questi anni e nel 2015 commissariata dallo stesso papa Francesco.

    Padre Luca, ordinato sacerdote nel 1994 viene assegnato al convento cappuccino di Loano e in quegli anni, la famiglia del nostro assistito decide di mandarlo insieme ai cugini ai campi solari estivi. Da subito qualcosa non torna, i cugini non vogliono più andare ai campi solari e così i genitori, ignari del perché decidono di ritirarli. Ma il nostro assistito, che a differenza dei cugini in quegli anni ha problemi famigliari, resterà fino alla fine dell’estate durante la quale subirà più volte le attenzioni del frate.

    Nel frattempo, da quanto siamo riusciti a ricostruire, padre Luca viene più volte denunciato (lui stesso lo ammette – sottolinea fossero maggiorenni), purtroppo solo all’autorità ecclesiastica. Secondo le nostre fonti nel 1998, nel 2013 e nel 2017, quando la situazione sembra tracollare e si decide improvvisamente di mandarlo a “curare” negli Stati Uniti, da dove farà ritorno dopo qualche mese.

    Malgrado ciò resterà sempre a contatto con minori, tutt’ora  referente nelle pastorali giovanili di Santa Margherita Ligure e della diocesi di Savona – Noli.

    L’attività di indagine della Rete è stata molto complessa dopo la denuncia dell’uomo, oggi poco più che trentenne e padre di famiglia che probabilmente, dopo la nascita dei figli, come spesso accade in questi casi ha iniziato a maturare il trauma, fino ad esplodere. Rivoltosi alla Rete L’ABUSO nelle scorse settimane, non ha saputo fornire altro che il nome del frate “padre Luca”. Da qui sono iniziate nel massimo riserbo le nostre ricerche, intanto per capire chi fosse questo frate senza un cognome, rintracciato poi grazie ad un annuario dei cappuccini liguri e successivamente riconosciuto dal nostro assistito, grazie ad una fotografia.

    Una situazione che per vie traverse, dato il coinvolgimento di personaggi eccellenti abbiamo verificato ulteriormente interpellando i cappuccini, più di uno, che confermerebbero sia le presunte tendenze del frate, sia il fatto che nel 2017, a seguito di queste problematiche, sia stato mandato negli USA per un periodo di “cura“.

    Durante l’indagine svolta dalla Rete L’ABUSO abbiamo sentito al telefono anche il frate, padre Luca Maria Bucci che pur negando i fatti con minori, ammetterebbe problematiche che definisce di “eccessivo affetto“, le denunce e le successive cure negli Stati Uniti. Cercando di rassicurarci, al telefono commenta “io faccio già un percorso di super protezione con psicologa, direzione spirituale. Sanno sempre dove sono, dove vado cosa, faccio“.

    Anche se per i fatti denunciati dal nostro assistito – risalenti al 1994 – sotto il profilo penale è intervenuta la prescrizione, come lo stesso Bucci ammette al telefono, ci sono state però altre due denunce, per quanto l’Associazione è informata, risalirebbero al 2013 e al 2017, fatti che non sarebbero prescritti, probabilmente denunciati solamente all’autorità ecclesiastica. Per questo motivo padre Luca Maria Bucci è stato formalmente denunciato alla Procura della Repubblica di Genova, alla quale si chiede (nel rispetto della norma dell’abolizione del segreto Pontificio) l’acquisizione dei fascicoli relativi ai fatti citati dallo stesso Bucci.

    L’inerzia delle gerarchie ecclesiastiche che malgrado tutto non lo hanno mai isolato dai giovani e che oggi, vedono il vescovo uscente card. Angelo Bagnasco accusato di aver prima, protetto a Genova Carlos Buela, l’argentino fondatore della Congregazione del Verbo Incarnato, che la Rete L’ABUSO rintracciò nell’aprile del 2017, nascosto in una parrocchia a Di Negro poi, nel dicembre 2019 un altro caso travolge il neo pensionato Presidente della CEI, quello di don Francesco Castagneto, prima parroco di Sori, piccola cittadina ligure dove decine di persone lo accusano, poi, trasferito nella parrocchia più illustre della città, nel quartiere della Genova bene, Albaro, ex parrocchia del cardinale, da dove è scomparso e si sono perse le tracce.

    Con l’insediamento del nuovo vescovo di Genova Marco Tasca, ci si aspettava un cambio di di linea ed invece, dopo la segnalazione della Rete L’ABUSO al Servizio diocesano per la tutela dei minori dell’Arcidiocesi di Genova, la risposta, arrivata solo dopo un nostro articolo, non è delle più rassicuranti.

    Al di la del fatto che non hanno voluto sapere neppure il nome del frate accusato, quantomeno per poterlo momentaneamente isolare in via cautelativa e al fine di scongiurare eventuali reiterazioni del reato, malgrado i continui inviti alle vittime di denunciare gli abusi alla chiesa, a noi rispondono di rivolgerci all’Autorità Giudiziaria, alla quale, anche senza l’indicazione della diocesi, ci eravamo già rivolti per procedura.

    Francesco Zanardi

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  • Accordi con il vincolo della riservatezza; un modo per imbavagliare le vittime ?

    Accordi con il vincolo della riservatezza; un modo per imbavagliare le vittime ?

    Un ragionevole dubbio che nasce dietro a più di un caso conclamato ovvero, il tentativo apparente di voler imbavagliare le vittime con pochi spiccioli, evitando lo scandalo e salvando il prete, che continuerà a rimanere nell’anonimato, libero anche di reiterare.

    In questi anni la Rete L’ABUSO si è occupata di centinaia di casi di violenze sessuali da parte di sacerdoti a danno di minorenni, accorgendosi che in alcuni di questi, si cerchi di “blindare” il più possibile la situazione evitando che fatti e soprattutto nomi, vengano portati a conoscenza dell’opinione pubblica.

    Spesso pervengono all’associazione richieste di assistenza legale da parte di vittime che hanno ricevuto missive dagli avvocati dei sacerdoti, nelle quali si chiede il nominativo di un legale di fiducia, col quale avviare una transazione. Notiamo che la caratteristica fondamentale richiesta che permette la possibilità di un accordo, è che il nome del sacerdote non sia mai uscito pubblicamente, in caso contrario è rarissimo che venga proposto un qualsivoglia accordo. Quello che ha attirato particolarmente la nostra attenzione al punto di definire questi casi “anomali”, che spesso le vittime siano avanti negli anni, e non vi sia più possibilità per loro, di avviare un procedimento penale o civile.

    La domanda viene da se; perché mai la chiesa che non ha mai indennizzato spontaneamente una sola vittima – tranne quando costretta dai tribunali civili – darebbe dei soldi a qualcuno se quel qualcuno non può fare più nulla sotto il profilo legale?

    Abbiamo visto anche in Spotlight che esistono gli accordi tra le parti e che la chiesa li faceva già all’epoca, non c’è nulla di strano, se non fosse che dietro a quell’accordo c’è almeno un essere umano stuprato da bambino e che quell’accordo con il “vincolo della riservatezza”, imbavaglia la vittima per quattro soldi.

    Tutto legale, come dicevo si faceva già negli Stati Uniti ai tempi di Spotlight, solo che a quei tempi, il vincolo del bavaglio era lo stesso, le cifre con le quali indennizzavano invece no, andavano ben al di sopra dei 15 – 25 mila euro. Cifre che tuttavia attirano la vittima, che prescritta per la legge civile, ha ben poche alternative e che spesso, come accade a chi soffre di disturbo post traumatico da stress, non vive in condizioni sociali ottimali. Altro problema non trascurabile è lo stupratore, che non solo resta impunito, ma può reiterare il reato, magari in un’altra parrocchia.

    Da sempre ma oggi, avvantaggiati anche dal “Servizio diocesano per la tutela dei minori” presente oramai in tutte le diocesi (che da oggi raccoglie anche le denunce anonime) , è verosimile pensare che di questi accordi ci sarà un aumento, anche se se ne parla molto poco, ma c’è un motivo biologico, il vincolo della riservatezza stipulato dalla vittima, che indirettamente imbavaglia anche noi della Rete L’ABUSO o chi professionalmente ne viene a fare parte.

    Di qualcuno possiamo tuttavia parlare, in quanto malgrado il vincolo della riservatezza, alcuni dei dati sono emersi in cause penali. Per esempio il caso di don Mauro Galli, che stipulò un accordo con la vittima, due giorni prima dell’inizio del processo e in quel raro caso, malgrado il suo nome fosse già noto alle cronache. In quel caso però,  il timore era che fosse tirata in ballo la diocesi, il vescovo oltre al sacerdote. Anche l’indennizzo “riservato”, ma che emerse alla domanda del Giudice durante il processo, era decisamente oltre i 25.000€, in questo caso 100.000 più le spese legali, purché la vittima e i familiari, non si costituissero parte civile nel procedimento. Malgrado la cifra apparentemente importante, il pubblico ministero Lucia Minutella la ritenne insufficiente in quanto sulla base delle tabelle, il danno si aggirava intorno ai 500.000€.

    Un altro caso di cui la Rete L’ABUSO si è occupata più nella norma del precedente ma decisamente maldestro, è quello di Vladimir Reséndiz Gutiérrez Oggi condannato in via definitiva a 6 anni e 6 mesi, dove il contratto era un tantino eccessivo e oggi vede rinviati a giudizio a Milano, i responsabili della Congregazione dei Legionari di Cristo e persino l’avvocato. La cifra che come di routine veniva data a titolo di “aiuto” alla vittima, in questo caso per continuare gli studi, era 15.000€ e l’accordo doveva essere segreto come i fatti per i quali era stato stipulato. E fino a qui, tolte le perplessità già esposte in precedenza, è tutto nella norma tranne due clausole di quell’accordo.

    La prima che non si parlasse della vicenda nemmeno se a chiedere fosse un magistrato.

    La seconda che qual’ora, per qualunque motivo fosse venuto meno l’accordo, la penale diverrebbe il doppio della cifra elargita, in questo caso 30.000€.

    Una realtà che abbiamo voluto documentare nell’ambito della contro informazione che la Rete L’ABUSO fa da sempre. Una realtà unica in Italia e favorita dall’inerzia delle istituzioni, che non rende giustizia a nessuno, anzi favorisce il diffondersi del problema.

    Francesco Zanardi

  • Genova – Perché i Governo deve mettere subito mano al concordato con la chiesa per garantire la tutela dei minori?

    Genova – Perché i Governo deve mettere subito mano al concordato con la chiesa per garantire la tutela dei minori?

    Da anni non solo la Rete L’ABUSO, ma anche illustri esperti in materia, da Federico Tulli allo stesso Comitato per i diritti dell’infanzia delle Nazioni Unite, sollecitano il Governo a mettere mano ai patti lateranensi che in Italia hanno un effetto devastante per quello che concerne non solo la tutela dei minori, ma anche la giustizia e i diritti costituzionali per coloro che purtroppo sono rimasti vittime di preti pedofili.

    Raccomandazioni ONU 2019 capitolo 21 “(f) Intraprendere tutti gli sforzi nei confronti della Santa Sede per rimuovere gli ostacoli all’efficacia dei procedimenti penali contro il personale religioso della Chiesa Cattolica sospettato di violenza su minori, in particolare nei Patti Lateranensi rivisti nel 1985, per combattere l’impunità di tali atti;”

    Nei giorni scorsi l’ennesimo caso di abusi da parte di un religioso ha sollevato in modo davvero tangibile la necessità imprescindibile di mettere mano al problema. Dopo la nuova normativa vaticana “Vos estis lux mundi”, e il successivo vademecum inviato ai vescovi lo scorso luglio, vengono al pettine anche i nodi di questo pasticcio tutto italiano.

    Abbiamo segnalato alla diocesi competente la denuncia che ci è arrivata e, al di la del fatto che contrariamente da ciò che viene fatto credere dai giornali, è lo stesso Servizio diocesano per la tutela dei minori dell’Arcidiocesi di Genova a smentire la stampa (documento a sinistra), che fino ad oggi ha dato a tutti l’idea, o ha voluto far credere, che tribunali vaticani e processi canonici, fossero in qualche modo una alternativa ai tribunali civili.

    Nel documento infatti, è la stessa diocesi ad invitarci “in primo luogo – nel precipuo interesse della tutela delle vittime – a interessare quanto prima la magistratura inquirente”, di fatto manlevandosi da questo onere.

    Qui va detta una cosa importante, quanto sollecitavamo alla diocesi ovvero;

    Spett. Ufficio

    In riferimento a segnalazioni di abuso sessuale ai danni di infra-quattordicenni avvenuti in strutture adibite a campi solari parrocchiali e giunte nei giorni scorsi all’attenzione dei nostri uffici, sono a chiedervi sollecita udienza.

    Da nostre informazioni, il sacerdote in questione, oltre che ad essere un personaggio di spicco nel genovese, avrebbe a suo carico precedenti denunce ed indagini canoniche.

    Data la delicatezza della vicenda dovuta ai coinvolti, ritengo indispensabile un sollecito incontro con le gerarchie diocesane, Vescovo o Vicario.

    Cordiali saluti.  (documento a destra)

    Come potete notare noi nella nostra missiva non facciamo il nome del sacerdote, tuttavia sottolineiamo che la segnalazione è urgente in quanto (anche se volutamente omettiamo l’anno dei campi solari che non è il 2020) essendo in estate, e proprio per il fatto che i c.d. campi solari sono estivi, ci aspettavamo almeno l’interesse da parte della diocesi, a scopo cautelativo per i minori, che ci venisse chiesto il nome del sacerdote per poi isolarlo. Invece nulla di tutto ciò.

    L’interesse della diocesi invece è solo quello di inviare una segnalazione, non per l’eventuale tutela dei minori, ma solo per un mero punto di vista canonico.

    Qui nasce un altro grave problema, il conflitto tra i due tribunali (quello italiano e quello vaticano) e il conseguente inquinamento delle prove perché parallelamente alla magistratura, la chiesa ci chiede di inviare per posta, in sostanza, gli stessi dati che ci invita a mandare alla magistratura.

    Uno dei nostri legali, l’avvocato Mario Caligiuri, spiega tecnicamente il conflitto;

    «In questo modo viene generato da un altro tribunale, in anticipo alla celebrazione del rito ordinario, un irragionevole squilibrio a favore del presunto abusante»

    «Non solo nell’aula di giustizia ecclesiastica non è ammessa l’assistenza del difensore di chi ha denunciato l’abuso, ma soprattutto viene negato il supporto psicologico di tecnici di comprovata esperienza legittimati a operare affinché la vittima, una persona che ha subito uno sconvolgimento emotivo, non incorra nella creazione di falsi ricordi. Fino a disattendere quanto stabilito per la cura e il sostegno alle vittime dalla Convenzione di Lanzarote».

    «Pensando al controesame, il dato più inquietante emerge dal versante delle garanzie costituzionali.

    La difesa di un sacerdote, già imputato per abusi dal Vaticano, ha il vantaggio di acquisire, prima dell’eventuale processo italiano, la rievocazione narrativa che la vittima darà del fatto storico, i punti deboli su cui calcare la mano, le peculiarità anche caratteriali, la sua realtà emotiva».

    Con queste informazioni si ha la possibilità di farla cadere in contraddizione. «Non a caso lo studio reciproco dell’avversario è un dato che gli avvocati curano molto nei processi – conferma l’avvocato -. Siamo pertanto in presenza di una disparità di trattamento in favore dei preti cattolici rispetto a qualsiasi altro cittadino italiano».

    L’Italia ha ratificato nel 2012 questo protocollo per la protezione dei bambini contro lo sfruttamento e gli abusi sessuali. Possono aderire anche i Paesi che non fanno parte del Consiglio d’Europa ma il Vaticano non l’ha mai fatto.

    Tuttavia va detto che i processi canonici si svolgono nelle diocesi, in terra italiana, e questa è di fatto una violazione da parte della chiesa che, grazie alla complicità delle istituzioni italiane, che fingono di non vedere, trova disattese non solo le garanzie costituzionali dei cittadini, ma anche diversi trattati e convenzioni internazionali alle quali l’Italia ha aderito.

  • IL CASO – Pessima partenza per il nuovo vescovo di Genova Marco Tasca, insediato lo scorso 11 luglio

    IL CASO – Pessima partenza per il nuovo vescovo di Genova Marco Tasca, insediato lo scorso 11 luglio

    Non che avessimo grande fiducia nei provvedimenti della chiesa in materia di pedofilia, ma quanto accaduto a Genova nei giorni scorsi, onestamente ci lascia davvero spiazzati al punto di domandarci come si possa oggi affidare i propri figli al clero, sapendo che sono sotto la tutela di persone che di fronte ad una denuncia, preferiscano il buon nome della chiesa, a discapito dei minori.

    Un nuovo caso nel genovese, di cui non parleremo ancora.

    Qui vogliamo parlare dell’inquietante atteggiamento della chiesa, quella genovese che vede il vescovo uscente card. Angelo Bagnasco accusato di aver prima, nascosto Carlos Buela, l’argentino fondatore della Congregazione del Verbo Incarnato, scoperto dalla rete L’ABUSO nell’aprile del 2017 e nascosto nella parrocchia di Di Negro (GE), poi, nel dicembre 2019 un altro caso, quello di don Francesco Castagneto, prima parroco di Sori, piccola cittadina ligure dove decine di persone lo accusano e poi, trasferito nella parrocchia più illustre della città, nel quartiere della Genova bene, Albaro, ex parrocchia del cardinale, da dove è stato fatto fuggire in fretta e furia.

    Con l’arrivo del nuovo vescovo Marco Tasca, si sperava che la linea omertosa dettata per anni dall’ex presidente della CEI Angelo Bagnasco si esaurisse e invece pare che le cose vadano peggio di prima.

    Nei giorni scorsi, concluse le indagini avviate dalla Rete L’ABUSO a seguito di una denuncia, abbiamo voluto informare la diocesi genovese su un caso di presunti abusi avvenuti in un campo solare gestito dal clero.

    Trattandosi di un campo estivo, ci aspettavamo un sollecito intervento, almeno al fine di acquisire il nome del presunto pedofilo ed eventualmente rimuoverlo. Sconcertante il disinteresse delle gerarchie e della diocesi genovese, che non si è neppure preoccupata di acquisire il nominativo del sospetto, venendo meno alla fiducia di chi, dopo i tanti appelli di papa Francesco, ha creduto che nella chiesa, finalmente, la tutela dei minori fosse divenuta una priorità.

    Continua…

    Francesco Zanardi

  • Accesso agli atti per le vittime di preti pedofili, il Vaticano non risponde

    Accesso agli atti per le vittime di preti pedofili, il Vaticano non risponde

    Tra le tante santissime menzogne del Vaticano, anche quella dell’accesso agli atti per le vittime dei preti pedofili.

    Una notizia clamorosa, ma che come per i tribunali per processare i vescovi insabbiatori; la Commissione minori “trasparente” nella quale inserì due vittime Marie Collins e Peter Saunders, così inefficiente ed inutile che la Collins lasciò contestandone l’inerzia, mentre Saunders venne addirittura allontanato; le promesse di aiuto alle vittime e la tolleranza zero; la promessa di cacciare e perseguire i preti pedofili che poi in realtà coprì, come nel caso di don Nicola Corradi, Carlo Capella, Josef Wesolowski, gli abusi in Vaticano sui chierichetti del papa ecc. anche quella di accedere agli atti che riguardano i processi per abuso sessuale, si sta rivelando l’ennesima papa-frottola.

    Dopo l’appello fatto da Bergoglio sull’abolizione del segreto pontificio e la possibilità per le vittime di accedere agli atti processuali canonici che le riguardano, più di uno dei nostri assistiti ha avanzato formale richiesta, tra questi anche Giada Vitale che proprio pochi giorni fa a “La vita in diretta” RAI1 ha anche denunciato (come accaduto in molti altri casi) che don Marino Genova, che abusò di lei quando aveva solo 13 anni, malgrado una condanna definitiva, non è mai stato dimesso dallo stato clericale.

    Ebbene, come ci confermano diversi nostri assistiti che hanno avanzato domanda di accesso, non solo non hanno ottenuto i documenti promessi, ma neppure gli hanno risposto.

    Differente la situazione per quanto riguarda l’Autorità Giudiziaria, alla quale, nei due casi ai quali la Rete L’ABUSO ha accesso, possiamo confermare che una risposta ci sia stata.

    C’è un però, ovvero, la Rete L’ABUSO assiste anche le vittime di quei due casi e possiamo affermare che i conti non tornano. Infatti, praticamente tutti i documenti depositati dai nostri assistiti prima o nel corso del procedimento canonico, non sono stati consegnati agli inquirenti che li hanno richiesti. Perché ?

    Tranne poche carte di nessuna importanza come la consacrazione del sacerdote e qualche altro appunto di poco valore, nulla di rilevante.

    Noi della Rete L’ABUSO siamo stati in grado di accorgerci dell’ammanco grazie ai nostri assistiti che non solo ci hanno confermato la presenza di loro scritti fatti in fase di audizione da parte dell’autorità ecclesiastica, ma in molti casi hanno depositato denunce e pagine di memoriali circostanziati contenenti i nominativi di altre presunte vittime. Tutto materiale di rilievo, che però manca all’appello.

    Ma la domanda cruciale al di la degli appelli fatti da uno Stato non più credibile come il Vaticano, quali garanzie ci sarebbero anche qualora consegnassero qualche carta in più ?

    Francesco Zanardi

  • Il falsi ideologici di Bergoglio che inganna i cattolici

    Il falsi ideologici di Bergoglio che inganna i cattolici

    A differenza degli altri pontefici, Bergoglio è stato molto abile e astuto nell’utilizzare la complicità e la compiacenza dei mezzi di informazione, tanto è che oggi, tranne pochi o chi come noi tecnici sa bene come effettivamente stiano le cose, se domandassimo ai comuni cittadini, in particolare ai cattolici cosa ne pensano dei provvedimenti attuati da Bergoglio in materia di pedofilia e se a seguito di questi, hanno fiducia nel continuare a mandare i propri figli in parrocchia, a gran voce raccoglieremo la quasi totale approvazione.

    Questo è stato possibile soprattutto in Italia, dove oramai il giornalismo si è ridotto a un copia e incolla dei vari comunicati stampa, dove i giornalisti non verificano più le notizie, non le approfondiscono e sopratutto, non cercano un contraddittorio. Ancor peggio quando si parla della chiesa, quando accade che una dichiarazione diventata notizia risulta poi infondata, se ne guardano bene dal chiedere spiegazioni e ancor meno da darne una smentita tale da rendere i lettori consapevoli quanto li avevano resi in precedenza, che quella notizia è cambiata o addirittura era falsa.

    Per fare un esempio, i famosi tribunali per processare i vescovi insabbiatori di cui si è parlato per anni sui maggiori quotidiani e TG nazionali. Notizia che ha rassicurato per ben due anni i cattolici, poi il Vaticano la liquidò affermando fosse stata solo un’idea, ma se voi cercate sul web non trovate praticamente nulla sul fatto che i tribunali non furono realizzati, così la vostra consapevolezza rassicurante è restata quella che questi tribunali esistano, rafforzando l’idea che la linea del Vaticano sia cambiata, che oggi finalmente le parrocchie sono luoghi sicuri per i minori. La serie di fake, omissioni e contraddizioni è lunghissima, per esempio, l’affermare che si sta facendo pulizia tra le gerarchie e poi nel concreto, lo stesso Bergoglio, pur sapendo i fatti, nomina arcivescovo di Milano un personaggio come Mario Delpini, così sfacciato da ammettere persino di fronte alla polizia che lo interroga, di aver saputo di un abuso sessuale e non averlo denunciato ne alle autorità civili, ne a quelle ecclesiastiche. Una notizia che in un paese normale, alla luce della nomina di Delpini ad arcivescovo di Milano, avrebbe scatenato l’inferno e invece, quasi nessuno ne ha parlato, soprattutto i sacerdoti, che anziché indignarsi, attaccano noi che lo facciamo notare.

    Come scrissi in un precedente articolo dove spiegavo “il trucco del pregiudizio”, ovvero l’arte della chiesa (in particolare del Gesuita Bergoglio) di aver creato la struttura vaticana con nomi uguali a quelli della giustizia civile, che nell’immaginario collettivo trasmette l’idea di giustizia ma che in realtà con un ingannevole falso ideologico fa tutt’altro, o almeno non con i parametri che noi immaginiamo, di fatto ingannandoci.

    Passiamo all’esempio pratico:

    Tribunali e processi, che in tutte le società civili servono a rendere giustizia a chi ha subito un torto o un crimine. Quelli della chiesa cattolica invece, malgrado l’analogia dei nomi, non servono a rendere giustizia alle vittime. Nel caso della pedofilia questi si basano sul 6° comandamento (non commettere atti impuri) e in quelli canonici la vittima non è affatto il bambino stuprato dal sacerdote, ma è Dio, mentre il bambino e il sacerdote, sono coloro che hanno commesso il crimine. Un dato che i mezzi di informazione non a caso omettono puntualmente.

    Processi veicolati anche dai mezzi di informazione come equiparabili a quelli dei tribunali veri e invece sono autentiche baracconate degne neppure di un circo equestre, per questo il loro esito stona totalmente con il nostro civile concetto di giustizia. Per questo motivo, a fronte della condanna di un tribunale civile, vediamo l’assoluzione di quello canonico.

    Come accaduto per esempio nel caso di don Luciano Massaferro, condannato a sette anni e otto mesi, ma assolto dalla chiesa, che al processo non ha neppure sentito la vittima. Oggi don Luciano è tornato come se nulla fosse in parrocchia, tra i bambini e l’affetto dei parrocchiani.

    Oppure il caso di don Vincenzo Calà, anche lui malgrado una condanna civile spirata nell’ultimo grado di giudizio, non per innocenza, ma per l’intervento della prescrizione, assolto dal tribunale canonico e tornato tra i minori e i fedeli, che lo riaccolgono a braccia aperte attaccando la vittima e i familiari.

    Il caso di don Felix Cini, che stuprò 17 minori. Malgrado la condanna, anche qui la chiesa lo riabilita ed ora è nuovamente tra i minori.

    Poi don Giorgio Carli, Francesco Zappella, Paolo Turturro, Marino Genova e via dicendo, la lista è lunghissima e non mi dilungo in elenchi, potete trovare tutti i casi semplicemente consultando il nostro sito.

    In molti di questi la chiesa vanta la loro sospensione a divinis, ovvero che questi non possano celebrare la messa, un’altra folle assurdità perché parliamo di persone condannate non perché dicevano male la messa, ma perché stupravano dei bambini. Vittime che dai tribunali canonici, oltre che alla giustizia, non hanno mai ricevuto neppure un indennizzo, tranne in quei casi dove i tribunali civili dello Stato lo hanno imposto. Vittime che non hanno mai avuto un aiuto dalla chiesa, quanto meno per recuperare un minimo di salute psicofisica. Sacchi di patate per la chiesa, che contrariamente alle scritture che la ispirano, non valgono neppure un nichelino bucato.

    Del tutto opposto invece il trattamento riservato ai criminali, ai quali la chiesa, zitta zitta ha predisposto comunità di accoglienza e recupero, utili soprattutto a far si che non scontino l’eventuale carcere. Ben 23 (almeno quelle note) solo sul territorio italiano.

    Un inganno ai danni degli stessi cattolici, particolarmente vivo in Italia, dove la complicità criminale dello Stato italiano che da 20 anni – malgrado il clamore suscitato in tutto il mondo – non ha mai messo mano al problema che unito alla complicità dei mezzi di informazione che continuano a negare al cittadino la consapevolezza, dilaga imperterrito e Bergoglio ci marcia senza alcun pudore.

    All’estero, malgrado la linea criminale della chiesa sia identica, grazie alla stampa che fa il suo lavoro, vediamo non solo le vittime, ma in loro appoggio anche la popolazione cattolica scendere puntualmente in piazza ed esigere almeno la pulizia all’interno della chiesa. In Italia invece vediamo un esercito disinformato di bigotti, che nuotando nel fango più putrido, puntualmente attaccano vittime e le loro famiglie, ree di aver denunciato i crimini subiti.

    Un paese dove vediamo i cattolici sentinelli starnazzare indignati nelle piazze contro aborto, unioni civili, leggi anti omofobia, diritti delle donne, chiese trasformate in moschee ecc.

    Poi però sostengono i pedofili e mandano volentieri in questo drammatico quadro di insicurezza i loro stessi figli, spesso tra sacerdoti pregiudicati e stupratori che riaccolgono a braccia aperte.

    Viene da pensare che tengano davvero molto poco anche a loro.

  • In replica all’articolo de “IL SUSSIDIARIO” del 20/07/2020 ”Preti in Italia tutti pedofili? Falso”/ Di Giacomo “i dati smontano fango su Chiesa”

    In replica all’articolo de “IL SUSSIDIARIO” del 20/07/2020 ”Preti in Italia tutti pedofili? Falso”/ Di Giacomo “i dati smontano fango su Chiesa”

    In riferimento all’articolo in oggetto pubblicato il 20 luglio scorso dal titolo ”Preti in Italia tutti pedofili? Falso”/ Di Giacomo “i dati smontano fango su Chiesa” a firma di Niccolò Magnani nel quale si riportano le dichiarazione del sacerdote e giornalista don Filippo Di Giacomo e premesso che sarei ben felice se le cose stessero così, ho tuttavia alcune perplessità sul contenuto dell’articolo e sulla fonte dei dati esposti, che nell’articolo non viene citata.

    Non è neppure chiara la comparazione fatta riguardo le categorie, ovvero se la comparazione è sommaria – sacerdoti e laici- o se la comparazione è stata effettuata su una corretta e reale analisi delle categorie, ovvero; sacerdoti; insegnanti; allenatori; familiari ecc.

    Nel primo caso non procedo neppure, in quanto la base di analisi è a dir poco forviante e inattendibile, nel secondo caso, ovvero quello di una analisi percentuale delle diverse categorie – premesso che in Italia non esiste un dato pubblico attendibile fornito dallo Stato, soprattutto sulla categoria dei sacerdoti – ci si chiede su quale basi sia stata fatta la comparazione.

    È tuttavia possibile sulla base dei dati globali delle altre nazioni, pressappoco analoghi tra loro, esporre dati attendibili.

    Per quanto riguarda le varie categorie, insegnanti; allenatori; familiari ecc. la statistica – nella categoria più a rischio – si aggira intorno all’1,8%, mentre in quella dei sacerdoti, sulla base dei risultati ottenuti dalle varie commissioni di inchiesta, parte dal 4% e arriva come nel caso dell’Australia, fino all’8%.

    Un dato di gran lunga superiore, aggravato dalle politiche criminali tutt’ora in atto da parte delle gerarchie cattoliche, le quali, anche sulla base dell’ultimo Motu proprio di papa Francesco “VOS ESTIS LUX MUNDI” , omettendo sistematicamente la denuncia alle autorità civili e spostando ogni volta il sacerdote, favoriscono maggiormente gli abusi.

    Nella proiezione fatta dal collega Mark Vincent Healy, sulla base degli studi fatti da il Dr. padre Richard Sipe e quelli di padre Andrew M. Greeley, possiamo notare non solo il potenziale della recidiva nei preti cattolici (per via dell’omertà vaticana), ma anche, se pur in assenza di una quantificazione italiana, che proprio il nostro paese, è quello che sulla base della popolazione cattolica e quella dei sacerdoti, ha il più alto potenziale al mondo.

    A smentire ulteriormente il dato piuttosto dubbio del don giornalista Filippo Di Giacomo, è l’atteggiamento criminale di tutti i sacerdoti cattolici. Non che si voglia fare di tutta l’erba un fascio, ancor meno dire che siano tutti pedofili, tuttavia il fatto che non esista traccia di un solo sacerdote che abbia denunciato alle autorità civili un collega pedofilo, li rende quanto meno tutti complici.

    Francesco Zanardi

  • Le Marche regalano un fiume di soldi alla chiesa, 800.000€ solo di fondi diretti alle parrocchie

    Le Marche regalano un fiume di soldi alla chiesa, 800.000€ solo di fondi diretti alle parrocchie

    Sembra un vero e proprio Marche- ttone a parrocchie e scuole paritarie, almeno stando a quanto risulta dalla PIATTAFORMA 210 della Regione Marche che lancia un bando al quanto curioso.

    La nostra indignazione non è rivolta solamente al fiume di denaro, ma alla preoccupazione che quel fiume di denaro destinato soprattutto alle parrocchie, ma non solo, possa portare l’istituzione ecclesiastica, che ad oggi non ha ancora attuato in Italia alcun provvedimento concreto in tutela dei minori, a produrre nuovi casi di abusi sessuali a danno di minori.

    Il nostro purtroppo non è un pregiudizio, ma la preoccupazione reale dovuta al fatto che mentre in tutti gli altri paesi dell’Unione Europea, di fronte allo scandalo pandemico che ha investito il pianeta, i Governi abbiano preso provvedimenti in tutela della popolazione, avviato commissioni di inchiesta che hanno portato alla luce nomi e cognomi dei sacerdoti pedofili, potendo così monitorare i loro spostamenti e al tempo stesso dando la possibilità ai cittadini di poter controllare a chi affidano i propri figli, il nostro paese vive ancora nella più totale incognita.

    In Italia, malgrado le richieste che da anni la Rete L’ABUSO inascoltata avanza al Governo, malgrado il pesante sollecito fatto anche dal Comitato ONU per la tutela dell’infanzia che intima all’Italia una commissione di inchiesta e alla Magistratura di fare indagini più accurate proprio alla luce dei più di 300 casi di preti tra indagati o condannati per pedofilia solo nel nostro paese, il fatto che questo enorme finanziamento che ha la finalità di convogliare migliaia di minor presso strutture cattoliche senza controllo, ha sollevato la nostra grande preoccupazione.

    Strutture senza controllo perché di fatto lo Stato e la stessa magistratura, come documenta ampliamente il report prodotto dalla Rete L’ABUSO per il comitato ONU che dopo l’esamina, nel suo report conclusivo di risposta lo conferma in toto (al punto 21), ma anche come documenta l’inchiesta giornalistica di Emanuela Provera e Federico Tulli, raccolta nel libro edito da Chiarelettere “Giustizia Divina”, purtroppo tutt’ora, a differenza degli altri paesi, lo Stato italiano lascia la gestione dei preti pedofili alla discrezione del clero.

    L’italia infatti, a differenza degli altri paesi più industrializzati, è quella che come denuncia anche l’esperto di statistiche irlandese Mark Vincent Healy, sulla base della popolazione, non solo ha il potenziale più alto di preti pedofili, ma anche quello di vittime e di casi in cui – come confermano le Nazioni Unite – queste non ricevano giustizia e assistenza alcuna dallo Stato italiano, ancor meno dalla chiesa.

    Ma passiamo alle cifre esorbitanti destinate alla sola Regione marche, che conta appena un milione e mezzo di abitanti, elargendo solo di fondi diretti unicamente alle parrocchie € 800.000,00.

    Poi ci sono tutti gli altri richiedibili anche, ma non solo dal clero che tuttavia detiene nel nostro paese il primato delle scuole private paritarie e del volontariato.

    Servizi educativi per la prima infanzia (0-3 anni) non convenzionati € 723.000,00

    Servizi educativi per la prima infanzia (0-3 anni) convenzionati € 434.000,00

    Scuole dell’infanzia paritarie (3-6 anni) € 1.774.448,00

    Scuole primarie parificate € 75.000,00

    Scuole paritarie di I e II grado € 225.000,00
    Francesco Zanardi

  • Preti pedofili, la pandemia italiana che Governo e stampa tacciono

    Preti pedofili, la pandemia italiana che Governo e stampa tacciono

    Grazie soprattutto alla stampa che scrive poco e che da decenni non approfondisce più con inchieste, negando così la consapevolezza ai cittadini a discapito di migliaia di bambini in Italia, dove a differenza degli altri paesi in cui grazie alla consapevolezza, la popolazione ha preteso una presa di posizione dei Governi, abbiamo pensato di portare all’attenzione, Regione per Regione, il DISASTRO italiano.

    Di seguito i link alle raccolte regionali che il sito della Rete L’ABUSO documenta da soli 10 anni.

    Un archivio storico di 7.166 documenti che di fronte all’indagine del Boston Globe, la fanno apparire una goccia nel mare.

    Il film scandalo documentava un centinaio di casi, noi, ignorando il sommerso, ne documentiamo solo in Italia, più di 300 che trovate in questa mappa. Diocesi non sicure

    Qui i vari articoli e comunicati stampa ignorati dai media, che già da soli descrivono una paurosa realtà. Il punto della Rete L’ABUSO

    Di seguito tutto il documentale regione per regione. Buona lettura, se così si può dire.

    Abruzzo – Molise


    Basilicata


    Calabria


    Campania


    Emilia Romagna


    Lazio


    Liguria


    Lombardia


    Marche


    Piemonte – Valle D’Aosta


    Puglia


    Sardegna

     


    Sicilia


    Toscana


    Triveneto


    Umbria


    https://test.retelabuso.org/wp-content/uploads/2025/09/il-documentario-sugli-abusi-nelle-chiese-di-new-orleans-basato-su-un-reportage-del-guardian-vince-il-premio-piu-importante.webpwp-content/uploads/2025/12/3-3-di-preti-pedofili-grazie-alla-complicita-dello-stato-italiano-che-non-interviene-da-decenni-non-solo-sul-clero-video-integrale-della-conferenza-alla-stampa-estera.webpwp-content/uploads/2026/05/la-coppia-che-si-suicida-come-la-figlia-molestata-da-bambina-da-un-parente-lultima-intervista-al-papa-quelluomo-un-assassino.webpwp-content/uploads/2025/12/parte-da-savona-sabato-24-la-panchina-viola-liniziativa-italiana-di-sensibilizzazione-contro-gli-abusi-su-minori-e-persone-vulnerabili.webpwp-content/uploads/2026/01/il-vescovo-di-bilbao-riconosce-il-lavoro-di-el-pais-per-indagare-sulla-pedofilia-e-gli-sforzi-delle-vittime-per-denunciare.webp2018/10/07/quanti-sono-i-preti-pedofili-in-italia-dalle-proiezioni-litalia-ha-il-potenziale-piu-alto-di-qualsiasi-paese/

  • Statue indegne? Non siamo ipocriti parliamo anche di quella del Santo protettore dei preti pedofili

    Statue indegne? Non siamo ipocriti parliamo anche di quella del Santo protettore dei preti pedofili

    In questi giorni non si parla d’altro che di statue e monumenti indegni, da quella Edward Colston in Inghilterra, di Cristoforo Colombo negli USA, a quella di Indro Montanelli imbrattata pochi giorni fa a Milano.

    Stranamente però, nessuno parla di quella di Karol Wojtyla, Santo protettore di sacerdoti pedofili che grazie a lui e alle sue politiche criminali, hanno potuto stuprare migliaia di bambini innocenti in tutto il pianeta.

    la statua di Papa Ratzinger a Sulmona
    la statua di Papa Ratzinger a Sulmona

    La storia di Wojtyla inizia nel 2001 quando da papa, a seguito degli scandali che iniziavano a scoppiare in tutto il mondo, in particolare in America, ordinò all’allora cardinale Joseph Ratzinger (all’epoca prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede) e al suo segretario, il cardinale Tarcisio Bertone, di ricordare ai vescovi di tutto il mondo, con una lettera (De delictis gravioribus) che il documento del 1962 era ancora valido.

    Stiamo parlando di un documento segreto su un problema già ben noto alla chiesa nel 1962, la Crimen Sollicitationis, commissionato dal predecessore di Wojtyla, papa Roncalli e scritto da monsignor Alfredo Ottaviani. Un documento con più di 20 allegati nel quale spiegava come gestire internamente i crimini di pedofilia, redimere i sacerdoti criminali che li avevano commessi, zittendo vittime e testimoni con la minaccia della scomunica.

    A causa di quella lettera del 2001, nel 2005 il cardinale Ratzinger fu incriminato per intralcio alla giustizia grazie ad un avvocato di Houston, Daniel Sheehan e di certo non sarebbe finita bene se di li a poco, il cardinale Ratzinger non fosse stato eletto papa, potendo così usufruire, in quanto capo di stato, dell’immunità.

    Quella di Wojtyla è una statua che vedo puntualmente ogni volta che vado a Roma, è posta proprio fuori dalla stazione Termini e come vittima di un sacerdote mi ha sempre inquietato perché guardando quella veste che pare voler accogliere sotto di se qualcosa, mi ha sempre trasmesso l’idea di tutti quei preti criminali che Wojtyla ha protetto, a discapito di bambini come me che, grazie alle sue scelte, con ripercussioni notevoli nella vita ci hanno rimesso l’adolescenza, alcuni addirittura la vita stessa.

    Una statua che non vorrei mai fosse rimossa, basterebbe una targa che ricordi le scelte criminali che San Wojtyla ha fatto, in favore dell’istituzione e in sfregio di tutti quei bambini che, in tutto il mondo, ci avrebbero rimesso.

    Francesco Zanardi