Osservatorio della Rete L'ABUSO

Autore: Francesco Zanardi

  • “I NUOVI MOSTRI” Da scout, alla lobby omertosa della pubblica amministrazione.

    “I NUOVI MOSTRI” Da scout, alla lobby omertosa della pubblica amministrazione.

    Le rispettive carriere di ex scout restano apparentemente separate e indipendenti, ma nel momento della ‘minaccia’ scattano inquietanti meccanismi di difesa della rete, dove da più parti si prende posizione non nel merito, ma nella difesa del senso di appartenenza.

    Questo è successo a Savona in molte situazioni difficili.

    Nella lotta alla pedofilia nel mondo cattolico, non solo la Chiesa ha sistematicamente avuto comportamenti omertosi di fronte a decine di abusi sessuali perpetrati al suo interno a danno di minori, tendendo sistematicamente a perseguitare le vittime e non i carnefici, ma la stessa rete di alleanze e di appartenenza a quel mondo ha protetto questo atteggiamento omertoso, ben evidenziato dal quell’ambiguo connubio di silenzio e complicità di molti ex scout che ricoprono ruoli di pubblica utilità.

    Come mai per esempio si continua a ‘proteggere’ da più parti l’assessore in carica ai servizi sociali del comune di Savona ed ex scout Isabella Sorgini (oltre che il marito Livio Giraudo e diversi responsabili scout dell’Agesci), la quale pur essendo a conoscenza delle tendenze pedofile del cognato, Nello Giraudo, non si fece scrupolo a portarlo comunque in un campo Agesci nel 2005?  In quel campo Nello Giraudo violentò un minore, e non fu il fato a far sì che malgrado quel ragazzo segnalò immediatamente ai responsabili del campo di aver subito molestie, i cinque responsabili omisero non solo la denuncia, ma anche i soccorsi medici al ragazzo, nonché la comunicazione di quanto accaduto alla famiglia del giovane, che lo scoprì solo quando il ragazzo fu convocato in procura.

    Lo stesso avvocato Marco Russo, ex scout, amministratore pubblico e avvocato difensore del Giraudo, nella memoria difensiva del suo cliente (che per quel solo fatto fu condannato a 1 anno e sei mesi di reclusione), definì quella violenza un atteggiamento “scherzoso”.

    Per le persone che come me e tante altre vittime della pedofilia sono rimaste sempre inascoltate, isolate e sovente soggette a ritorsioni per aver semplicemente detto la verità (per senso di giustizia e per proteggere bambini indifesi da nuovi abusi), è davvero sconfortante sentir pronunciare proprio da queste persone frasi del tipo “Lo scoutismo mette al centro la persona” e “si adegua al passo dell’ultimo”.

    Ma questi comportamenti nel ‘fare blocco comune’ e nel proteggere un sistema corporativo molto forte nel savonese, si manifestano anche in altri contesti: nella mancata lotta alla cementificazione del nostro territorio e soprattutto nella omessa denuncia pubblica delle note ditte malavitose che nel savonese da decenni vincono appalti, nel silenzio di molti, di troppi.

    Perché ad esempio la referente provinciale della nota associazione antimafia nonché ex scout rimane sempre in silenzio di fronte a inchieste che riguardano le ditte in odore di ‘ndrangheta?  Perché il portavoce del Sindaco ed ex scout sostiene il cambio di destinazione d’uso del palazzo al porto che favorisce il noto imprenditore, incurante della contrarietà della cittadinanza?  Come mai gli ex scout nella Carige non si opponevano ai lauti prestiti dati a occhi chiusi alle ditte del gruppo Nucera? Come mai diversi ex scout inseriti nel tessuto imprenditoriale e finanziario savonese non si sono mai pronunciati anche sui devastanti danni della centrale a carbone di Vado, che secondo la Magistratura avrebbe provocato centinaia di morti premature?

    Non è che alcuni ex scout che hanno fatto carriera, in decisioni che riguardano l’interesse collettivo hanno scelto di non mettere piu’ “al centro la persona” ma i propri interessi corporativi ?

    Francesco Zanardi

  • Pedofilia in Versilia, la Rete l’Abuso chiede chiarezza alla diocesi di Pisa

    Pedofilia in Versilia, la Rete l’Abuso chiede chiarezza alla diocesi di Pisa

     ARCIVESCOVO: S. E. Mons. Giovanni Paolo Benotto

    In merito alle notizie di stampa sulle indagini a carico di un sacerdote accusato di abusi sessuali su un 12enne ospite di una struttura religiosa nella diocesi di Pisa la Rete L’abuso, movimento a sostegno delle vittime degli abusi sessuali del clero, ringrazia la stampa locale che ha sollevato il silenzio sulla vicenda.

    Ferma restando la presunzione di innocenza, la Rete stigmatizza il comportamento omertoso della diocesi di Pisa, che ha trasferito il sacerdote indagato senza renderne note le ragioni. Questo atteggiamento ci dimostra che niente è cambiato nella logica ecclesiale di soffocare lo scandalo.

    La Rete chiede di sapere se questo sacerdote sia tuttora in servizio e se sia a contatto coi minori. Chiede inoltre di sapere quando la diocesi di Pisa è stata informata delle accuse nei confronti del sacerdote e se abbia inoltrato denuncia, all’autorità giudiziaria, trattandosi di un reato perseguibile d’ufficio. La Rete si domanda infine quali provvedimenti canonici sono stati presi nei confronti del sacerdote e quali iniziative la diocesi di Pisa ha preso a tutela della vittima.

    La Rete è consapevole che i crimini venuti alla luce sono solo la punta dell’iceberg ben oltre l’ammissione di papa Francesco che i preti pedofili sono il 2% del clero. L’enormità del problema ci è da stimolo nel perseguimento della verità e della giustizia. Per questo seguiremo tutti gli sviluppi del caso.
    15 ottobre 2014
    Il portavoce: Francesco Zanardi

  • Monsignor Dante Lafranconi scrive alle vittime savonesi; la loro indignazione.

    Monsignor Dante Lafranconi scrive alle vittime savonesi; la loro indignazione.

    L’associazione Rete L’ABUSO Onlus rende noto che in data 11 Luglio 2014 ha provveduto a comunicare la messa in mora nei confronti dei seguenti ministri di culto, diocesi e parrocchie coinvolte nello scandalo pedofilia savonese.

    La messa in mora riguarda il sacerdote pedofilo Nello Giraudo, la Comunità per minori La Lucerna, la parrocchia S. Lorenzo Martire di Orco Feglino, la parrocchia S. Nicolò di Calice Ligure, l’ACR parrocchiale di Calice Ligure, la parrocchia S.S. Annunziata di Spotorno, l’Agesci Savona 7° presso la parrocchia di S. Dalmazio Savona, monsignor Dante Lafranconi e la diocesi di Savona-Noli.

    Non è ancora stata comunicata la messa in mora nei confronti dei comuni liguri che affidarono alla comunità lager della diocesi di Savona-Noli gestita dal Giraudo diversi minori in quanto, nei primi mesi del 2014, altre 6 vittime, non ancora note, si sono presentate spontaneamente all’associazione e agli inquirenti.

    La messa in mora è un atto dovuto che serve a bloccare in sede civile la prescrizione in quanto come l’associazione aveva già annunciato, alcune delle decine di vittime del Giraudo hanno presentato il conto ai responsabili. Questo è potuto accadere grazie alla condanna del Giraudo e grazie al fatto che il tribunale di Savona, applicando i secondo comma dell’articolo 40 del codice di procedura penale, abbia ravvisato e ritenuto responsabile di tutti quegli abusi l’ex vescovo di Savona, ora a Cremona, Dante Lafranconi.

    Per quello che riguarda il Lafranconi fu salvato dalla “santa prescrizione” ma ciò nulla toglie al fatto che quelle responsabilità di fatto non solo esistano, ma siano anche state accertate. (Provvedimento Dante Lafranconi Pag 6)

    In data odierna proprio il Lafranconi, che in passato non solo aveva negato i fatti, ma aveva anche accusato pubblicamente sul sito della diocesi di Cremona di “complotto” la magistratura savonese, risponda alle vittime con la lettera che alleghiamo. (Lafranconi lettera vittime Savona)

    In alcuni passaggi il Lafranconi scrive di essere consapevole della gravità del fenomeno della pedofilia, “domanda alla chiesa tutta di restare fedele, come in passato, ad un concreto atteggiamento di ascolto delle situazioni e sopratutto, se necessario, di accoglienza delle persone coinvolte in tale vicenda”.

    Parole ipocrite che scatenano l’ira di coloro che grazie al comportamento criminale e alle omissioni del Lafranconi, non solo si sono trovate insieme alle loro famiglie la vita rovinata, ma che proprio da lui (e neppure dai suoi due successori) non hanno mai ricevuto ne udienza, ne tanto meno alcun appoggio.

    Il Lafranconi continua la sua missiva sottolineando che “sotto l’aspetto specificamente giuridico desidero però aggiungere che non ritengo possano essermi rivolti addebiti di natura civilistica, per cui la sua richiesta non può allo stato essere accolta”.

    Conclude dichiarando che “nell’ambito di una prospettiva cristiana, comunque, assicuro la mia preghiera per quanti avessero subito l’offesa, così come per chi l’avesse provocata”.

    Replichiamo con poche righe alla vergogna contenuta nella sua missiva caro, don Dante, sentendoci per l’ennesima volta offesi e non possiamo fare a meno di notare che in lei non emerge il minimo segno di pentimento, tanto meno di vergogna per ciò che ha saputo produrre nel suo mandato a Savona che lei stesso definisce “cristiano”.

    Siamo felici di essere uomini perbene e non uomini di chiesa come lei e le chiediamo cortesemente di non pregare per noi, ne facciamo volentieri a meno.

    Per quello che invece riguarda la sua opinione sull’aspetto giuridico le ricordiamo che in terra vige la giustizia civile. Potrà comunque, una volta giunto nell’aldilà, fare ricorso utilizzando la legge divina.

    Francesco Zanardi

    Presidente della Rete L’ABUSO.

    Il servizio sul caso savonese trasmesso da LE IENE

  • Gli incontri delle VITTIME ANONIME

    Gli incontri delle VITTIME ANONIME

    Nasce principalmente come uno spazio di incontro e di confronto tra persone che hanno vissuto la stessa esperienza.

    Spesso, le difficoltà, anche sociali ad esternare la violenza, inducono la vittima a chiudersi in se, a pensare di essere la sola ad attraversare periodi di malessere “unici” credendo di non poter essere compresi da nessuno. A causa di questo meccanismo spesso la vittima non riesce a trovare un primo punto da dove iniziare a ricostruire.

    Comprendere il proprio stato attraverso il confronto con altre persone che hanno vissuto la stessa esperienza risulta molto utile, perchè ci si rende conto che quel malessere “unico” forse non è così unico, ma una caratteristica comune alle vittime, dovuta al trauma subito. Si comincia a vedere che le proprie esperienze personali le vivono anche altri. Di qui si può maturare il trauma, cominciando ad affrontarsi, parlando semplicemente di se stessi o anche solo ascoltando gli altri.

    Il primo gruppo sperimentale composto da 4 – 5 persone e un moderatore (vittima) avrà inizio giovedì 31 luglio e avrà una durata di circa un’ora. Ci auguriamo che questo progetto possa presto ampliarsi ad una cerchia più ampia di persone.

    Per informazioni info@retelabuso.org

    Rete L’ABUSO

  • I 15 cardinali elettori italiani “impresentabili” che hanno eletto Papa Francesco

    I 15 cardinali elettori italiani “impresentabili” che hanno eletto Papa Francesco

    Innanzitutto il card. Agostino Vallini, vicario del papa per la diocesi di Roma. Quando era vescovo di Pomezia si recarono da lui alcune vittime del prete pedofilo don Marco Agostini (poi morto suicida in carcere). Vallini rispose che erano tutte chiacchiere e li mandò via. Don Agostini fu trasferito di parrocchia in parrocchia, fino all’arresto ad Assisi. Dopo l’arresto il suicidio.


     C’è poi il cardinale di Firenze Giuseppe Betori, accusato di aver protetto don Daniele Rialti, accusato di pedofilia, trasferito di parrocchia in parrocchia e mai denunciato. Ha detto che l’inchiesta interna non aveva portato a niente.

    Il vice di Betori, il vescovo Claudio Maniago è “accusato” di aver partecipato a orge gay sadomaso in parrocchia. Ma soprattutto ha protetto il più grande prete pedofilo italiano, don Cantini. Maniago è sempre al suo posto.

     Anche il predecessore di Betori, il card. Antonelli, entrerà in Conclave. Al prete pedofilo don Cantini comminò di non dire più messa e recitare le “litanie della Madonna”.

    Poco prima che Antonelli fosse sostituito don Cantini fu spretato dalla Congregazione per la dottrina della fede:



     Il cardinale Angelo Amato, nel 2006 segretario di mons.

    Levada alla Congregazione per la dottrina della fede, spedì in India un prete pedofilo del Minnesota.

    Il prete pedofilo dice tuttora messa in India.

    http://criminidelvaticano.blogspot.it/2010…-dagli-usa.html

     Il card. Angelo Sodano, ex Segretario di Stato, è quello che definì “chiacchiericcio” le critiche ricevute dalla chiesa cattolica sugli abusi sessuali nel 2010. Ma soprattutto è quello che nel 1996 insabbiò le accuse di abusi sessuali contro il cardinale austriaco Hans Herman Groer, violentatore di seminaristi

    www.ilgiornale.it/news/sodano-insab…i-pedofili.html 

    www.corriere.it/cronache/10_aprile_…44f02aabe.shtml

     Il cardinale di Bologna Carlo Caffarra trasferì di parrocchia in parrocchia il prete pedofilo don Andrea Agostini, molestatore di 10 bimbe in asilo.

    Il prete, mai denunciato, fu protetto fino all’ultimo 

    http://laici.forumcommunity.net/?t=14520660 

    http://retelaicabologna.wordpress.com/2010…ito-a-san-luca/

     Il card. Domenico Calcagno, (detto cardinale mitra, accanito collezionista di armi) di recente nominato a capo della commissione di vigilanza in Vaticano. La procura ha sequestrato nella Curia di Savona una sua lettera al card. Ratzinger del 2003 in cui chiedeva consiglio su come trattare il prete pedofilo don Nello Giraudo, compiacendosi che non ci fossero denunce né notizie di stampa. Il prete fu spostato di parrocchia in parrocchia:http://genova.repubblica.it/cronaca/2013/0…filia-53829604/ www.ivg.it/2012/02/pedofilia-rete-l…scovi-savonesi/ http://laici.forumcommunity.net/?t=36189716. Sotto il suo governo nella diocesi di Savona, ad Albisola superiore, fu nascosto il prete pedofilo anglo pakistan Youssef Dominc, che tranquillamente diceva messa ed era a contatto coi bambini, fino alla sua morte misteriosa nel 2010

     Il capo dei vescovi italiani,

    card. Angelo Bagnasco, ha emanato la direttiva dell’omertà mafiosa sui preti pedofili.

    Le sue parole, non siamo obbligati a denunciare e non denunceremo i preti pedofili e criminali: 

    www.ilmessaggero.it/primopiano/vati…ie/197841.shtml

     Il Segretario di stato del Vaticano card. Bertone è uno dei 3 firmatari delle istruzioni de delictis gravioribus del 2001 (gli altri due sono Wojtyla e Ratzinger).

    Esse impongono il segreto pontificio a pena di scomunica sugli abusi sessuali dei preti.

    www.fisicamente.net/SCI_FED/index-1508.htm

     Il card. Velasio De Paolis è l’attuale commissario dei Legionari Di Cristo.

    Non ha fatto spretare nessuno dei complici di Maciel.

    Sono al loro posto a comandare tutti i collaboratori di Maciel, con un potere fortissimo sui sottoposti. 


     Il card. Mauro Piacenza, prefetto della Congregazione per il Clero, che ha gestito tra il 2008 e il 2010 i dossier pedofilia, da spedire alla Congregazione per la dottrina della fede (ex Sant’Uffizio). Uomo della Curia romana, fortemente ostile ai preti gay, ritiene che siano la causa della pedofilia. Ritiene che i preti pedofili siano da spretare, ma non sembra che il suo operato abbia prodotto molti preti spretati. Ritiene che ci sia un complotto dei media per esaltare i casi di pedofilia: www.gaywave.it/articolo/papa-ratzin…-pedofili/5405/ www.lettera43.it/politica/661/e–mo…filia_breve.htmwww.vatican.va/news_services/or/or_…9/139q04b1.html

    Il cardinale di Torino Severino Poletti ritiene che c’è un “accanimento mediatico” sui casi di pedofilia e che ci sia un “gusto sadico e morboso” a parlarne.

     

    http://lavignadelsignore.blogspot.it/2010/…so-bisogna.html

    Il cardinale gesuita Gianfranco Ravasi ritiene poi che la vicenda della pedofilia

    “e’ diventata una sorta di vessillo” contro la chiesa cattolica.

    www.lagazzettadelmezzogiorno.it/GdM…41&IDCategotia=


     Il cardinale di Palermo Paolo Romeo è stato accusato dall’associazione “La Caramella Buona” di aver protetto il prete pedofilo don Carlo Chiarenza da Acireale. Nel 2000 una ragazza avrebbe denunciato con una lettera gli atteggiamenti di Chiarenza al vescovo di Ragusa.

    Urso, che avrebbe detto che Chiarenza era protetto da Romeo. 


     Il cardinale di Napoli, Crescenzio Sepe, era a conoscenza degli abusi commessi da don Franco De Vivo, successivamente oggetto di filmati televisivi de Le Iene che lo ritraggono mentre si denuda e molesta un parrocchiano in sacrestia.

    Non ha fatto niente finché il prete non è finito in TV.

  • Abusi all’Istituto per sordi di Verona. L’impunità dei preti pedofili sull’asse Italia – Argentina Papa Francesco, niente da dichiarare? (contiene lista nomi)

    Abusi all’Istituto per sordi di Verona. L’impunità dei preti pedofili sull’asse Italia – Argentina Papa Francesco, niente da dichiarare? (contiene lista nomi)

    La commissione di inchiesta voluta dal Vaticano a Verona ha confermato le violenze sui sordi, ma i 27 preti, tutti impuniti.

    Un caso di cui si è parlato poco in Italia, ma che invece ha avuto moltissimo risalto all’estero, è quello dell’istituto per sordi di Verona Antonio Provolo. In quell’istituto che ospitava circa 400 bambini sordi e incapaci di parlare, ben 26 tra preti e fratelli laici risultarono pedofili. A stabilirlo fu una commissione di inchiesta voluta nel 2009 dal Vaticano e presieduta dal Dott. Mario Sannite, ex presidente del Tribunale penale di Verona.

    Inizialmente la curia dichiarò che non avrebbe dato importanza alla prescrizione, ma poi, forse visti anche i risultati dell’inchiesta, ritrattò. Di fatto oggi ben 14 delle persone coinvolte ne escono impunite, i più sono ancora preti e sono tuttora dimorano all’istituto Provolo di Verona, altri invece sono stati trasferiti nella succursale argentina dell’istituto, con sede a La Plata.

    I restanti 12 invece sono deceduti.

    Possibile che mentre operava questa commissione di inchiesta non sapesse niente il cardinale Bergoglio, allora a capo della Conferenza Episcopale in Argentina, oggi papa Francesco?

    Papa venuto dall’altro capo del mondo a istituire una commissione di inchiesta in Vaticano sugli abusi sessuali del clero che finora ha prodotto il nulla, a parte una montagna di parole.

    E ora il papa argentino comincerà a far pulizia?

     Di seguito i nomi dei sacerdoti coinvolti nello scandalo e le loro attuali posizioni aggiornate a maggio 2014.

    PRETI E FRATELLI LAICI COINVOLTI VIVENTI

    Don Eligio Piccoli (residente presso Istituto Provolo Verona)

    Don Rino Corradi (residente presso Istituto Provolo Verona –Chievo)

    Don Danilo Corradi (residente presso Istituto Provolo Verona-Chievo)

    Don Alcide Tovo (residente presso Istituto Provolo Verona)

    Don Vasco Dal Dosso (residente presso Istituto Provolo Verona)

    Don Agostino Micheloni (residente presso Istituto Provolo Verona)

    Don Arrigo Zerbato (ex prete) (residente a Dossobuono VR)

    Don Luigi Colognato (ex prete) (residente a Verona)

    Don Giovanni Granuzzo (superiore Istituto Provolo La Plata – Argentina)

    Don Nicola Corradi (residente presso Istituto Provolo La Plata – Argentina) Arrestato nel novembre del 2016 in Argentina

    Don Giuseppe Pernigotti (parroco SS Gratiliano e Felicissima – Fabrica (Roma)

    Fratel Rizzi Erminio (residente a Gazzo Veronese VR)

    Fratel Sergio Orso (fratello laico intervistato da L’Espresso )

    Fratel Spinelli (residente in Argentina c/o Istituto Provolo La Plata)

    DECEDUTI

    Don Giuseppe Carteri

    Don Aleardo Zecchini

    Don Giovanni Pasqualini

    Don Aquilino

    Don Giuseppe Viliotti

    Don Lino Viliotti

    Don Giovanni Turati

    Fratel Dal Castello

    Fratel Aggio

    Fratel Allori

    Fratel Lino Gugole (m. agosto 2011)

    Don Albano Mattioli (m. 14 gennaio 2013) (in Argentina dal 1965 al 2007 c/o Istituto Provolo La Plata)

    Rete L’ABUSO

  • Papa Francesco sbugiardato dalle vittime italiane. Le loro dichiarazioni a breve in un video.

    Papa Francesco sbugiardato dalle vittime italiane. Le loro dichiarazioni a breve in un video.

    Una campagna mediatica disonesta e profondamente offensiva nei confronti delle vittime che reca loro ulteriori pesanti traumi. Questo è l’orrore avviato dal Vaticano dietro la scia mediatica di Papa Francesco.

    Le vittime di preti pedofili sono per il 99% tutte cattoliche, anche perchè sarebbe piuttosto improbabile essere abusati da un prete quando non si frequenta la chiesa.

    Milioni di vittime e le loro famiglie in tutto il mondo hanno dovuto affrontare la triste esperienza dell’abuso sessuale. Molti purtroppo non hanno mai trovato il coraggio di parlare, altri invece lo hanno fatto, da cattolici si sono rivolti prima ai vescovi, ma come dicono le statistiche in tutto il mondo, mai nessuno di loro  ha sporto denuncia alle autorità civili.

    Pensando che il poco interesse fosse circoscritto a quel vescovo hanno fatto il passo successivo rivolgendosi direttamente al Vaticano.

    Un passo pieno di aspettative, soprattutto per un cattolico che scrive in Vaticano, mettendo nero su bianco il suo dolore e il trauma che ha cambiato irreparabilmente la sua vita e quella dei suoi cari. Un cattolico che apre il suo cuore e si aspetta una risposta dalla chiesa ed un intervento, pari almeno a quelli che sono i principi di carità, responsabilità e valore per la vita umana che la chiesa predica.

    Purtroppo nessuna vittima (come documentano le associazioni di tutto il mondo) ha mai visto un intervento e ancora meno ha mai avuto una risposta dal Vaticano. I più fortunati hanno ottenuto la ricevuta di ritorno della raccomandata, con il timbro della Segreteria di Stato Vaticana. Quelli invece meno fortunati, neppure quella.

    Per questo motivo le vittime non hanno più la minima fiducia nell’operato della chiesa, d’altra parte come potrebbero dal momento che la chiesa rifiuta da sempre il dialogo con loro ma pubblicamente invece dichiara almeno dal 2000 che sta intervenendo?

    E’ normale e comprensibile il disgusto da parte delle vittime vedendo questa farsa che ferisce la loro dignità illudendo di menzogne chi si affida alla chiesa.

    In un video girato proprio dalle vittime italiane che sarà prodotto a breve, la testimonianza di chi si è rivolto a Papa Francesco, qualcuno consegnandogli in mano di persona una lettera, sfatando così la leggenda metropolitana che il Papa non risponde perché la Segreteria non l’ha consegnata. Neppure questa vittima ha ottenuto mai una risposta.

    Rete L’ABUSO

  • Il caso di don Marino Genova arriva al Santo Uffizio. Un caso seguito dalla Rete L’ABUSO

    Il caso di don Marino Genova arriva al Santo Uffizio. Un caso seguito dalla Rete L’ABUSO

     Dopo il processo canonico svolto a Pescara nei confronti di don Marino Genova, dove è stata ascoltata anche la vittima, Giada Vitale la quale ha confermato gli abusi subiti e ha chiesto la riduzione allo stato laicale per il sacerdote, ora la parola passa all’ex Santo Uffizio, oggi chiamato Congregazione per la Dottrina della Fede.

    Questa è la notizia che pochi giorni fa il Vescovo Gianfranco De Luca ha dato alla vittima, annunciando che adesso sarà l’organo interno vaticano a dover effettuare la revisione del processo e a dover esprimere il suo giudizio.

    Non si parla di tempi, anche perché il processo canonico non ha alcuna attinenza con quello civile; infatti la massima pena è la riduzione allo stato laicale, dopo di che non esiste nessuna procedura o regolamento che si occupi di curare e sostenere la vittima e il sacerdote.

    Al momento non vi è certezza neppure del fatto che Giada ottenga giustizia dalla chiesa. Infatti non è scontato che don Marino verrà ridotto allo stato laicale dalla Congregazione per la Dottrina della Fede Santo, come già accaduto lo scorso anno in un altro caso seguito dalla Rete L’ABUSO, quello di don Luigi Tosi di Ferrara, il quale, malgrado avesse abusato di una ragazzina di 13 anni rimasta poi incinta, non è mai stato ridotto allo stato laico.

    In occasione della prossima visita di papa Francesco in Molise, la Rete l’ABUSO annuncia una iniziativa per la verità e la giustizia sui numerosi casi di preti pedofili in Molise.

    Francesco Zanardi

  • Il Vescovo Roberto Amadei sapeva già nel 2004 che don Aristide Belingheri era un molestatore. Un caso seguito dalla Rete L’ABUSO

    Il Vescovo Roberto Amadei sapeva già nel 2004 che don Aristide Belingheri era un molestatore. Un caso seguito dalla Rete L’ABUSO

    La cronaca di pochi giorni fa ci racconta la vicenda di don Alessandro Raccagni il sacerdote del bergamasco che dopo la messa, parlando ai fedeli ha annunciato di voler abbandonare la tonaca e confessa di essere stato abusato da piccolo nel seminario di Bergamo.

    Alessandro Raccagni non svela il nome del suo molestatore, la diocesi si guarda bene dal fare dichiarazioni, ma come dice il proverbio il diavolo fa le pentole ma non i coperchi.

    Alla Rete L’ABUSO arrivano centinaia di vittime ogni anno le quali ci mettono a conoscenza di fatti, li documentano e nel caso di Bergamo possiamo dirvi non solo che il prete molestatore è don Aristide Belingheri morto nel 2007, ma possiamo anche dirvi che la diocesi e il seminario erano ben informati sulle tendenze pedofile di don Aristide almeno dal 2004 al punto tale che lo spostarono a Roma.

    Ad aggiungere un pezzo a questa storia è un’altra vittima di don Aristide Belingheri anche lui come Raccagni si chiama Alessandro, un suo compagno di corso.

    Parliamo di Alessandro V. che a differenza di Raccagni non prese mai i voti e lasciò il seminario con un trauma che anni dopo gli rovinerà la vita.

    Alessandro V. si rivolse alla Rete L’ABUSO nel 2010 chiedendo di essere aiutato, in quanto ha dietro le spalle una storia drammatica fatta di traumi ma anche di porte chiuse in faccia dai vari vescovi che si sono susseguiti.

    Alessandro ci fornisce lettere dei primi anni 2000 che aveva inviato alla diocesi, lettere alle quali l’allora vescovo Roberto Amadei rispose. Le lettere manoscritte in questione sono una del 24 agosto 2004, l’altra del 15 marzo 2005 nelle quali Amadei si scusa per la tarda risposta e rassicura Alessandro “Le garantisco che da diversi anni, cioè da quando si è conosciuto qualcosa, la persona da lei indicata è stata messa in condizione di non aver più contatti con i ragazzi”.

    Nella successiva lettera, quella del 15 marzo 2005 Amadei concede ad Alessandro V. un incontro e gli chiede di rivolgersi a don Alessandro Locatelli, suo segretario per fissare una data.

    Ci sono diversi incontri tra Amadei e Alessandro V. nei quali la vittima racconta degli abusi subiti in seminario e del muro di gomma che anche lui si trovò ad affrontare quando denunciò. Parlarono della situazione in cui si trova, delle cure mediche alle quali è sottoposto a causa di quegli abusi. Amadei non si mostra ostile, anzi cerca di venire incontro ad Alessandro e gli promette giustizia e un risarcimento che lo aiuti ad affrontare almeno le spese mediche.

    La cosa però va per le lunghe e nel 2007 il prete abusatore don Aristide Belingheri muore e forse con lui anche un pò dell’interesse della curia a fare silenzio sulla vicenda. Amadei si allontana sempre più da ciò che erano gli impegni presi con Alessandro. Nel 2009 anche il vescovo Roberto Amadei muore.

    Alessandro. V. si rivolge al suo successore, mons. Francesco Beschi nel maggio del 2010 il quale però chiuderà bruscamente il dialogo. Arrivò solo una comunicazione da parte di un assistente legale dell’arcivescovado di Milano (Avv. Mario Zanchetti) nella quale si diceva che a seguito di indagini, nella Diocesi e nel Seminario di Bergamo non era emerso nulla, nessuno ricordava nulla di queste vicende.

    Alessandro non si arrende e denuncia al tribunale di Bergamo ma il 07-06-2013 il fascicolo viene achiviato.

    Chiede anche più volte udienza al rettore del seminario don Pasquale Pezzoli arrivando fino ad incatenarsi nel giugno del 2012, senza ottenere nessuna risposta.

    Nel marzo del 2014 un’altra vittima di quel seminario, un sacerdote Alessandro Raccagni, conferma non solo i fatti, ma nelle sue dimissioni lamenta l’omertà che la chiesa ha avuto anche questa volta, si dissocia con un gesto clamoroso da una chiesa che non condivide.

    Rendiamo noto che giorni scorsi la Rete L’ABUSO ha formalizzato una denuncia sulla vicenda alla Procura della Repubblica di Bergamo inviando anche il materiale in nostro possesso.  Da quello che abbiamo potuto apprendere esisterebbero altre vittime alle quali facciamo un appello, quello di rivolgersi direttamente alla Procura della Repubblica di Bergamo o in qualunque stazione di polizia o carabinieri denunciando.

    Comprendiamo la difficoltà a compiere questo passo, soprattutto se sono passati degli anni e se si deve informare una famiglia che magari ancora oggi è allo scuro di tutto, ma riteniamo sia importante almeno rifletterci.

    La Rete L’ABUSO è a disposizione qualora sceglieste di denunciare anche attraverso l’associazione o per qualunque altra esigenza potete scrivere a lombardia@retelabuso.org .

    Francesco Zanardi

    Rete L’ABUSO

  • #Preti pedofili;  siamo davvero al sicuro?

    #Preti pedofili; siamo davvero al sicuro?

     Alla luce degli ultimi avvenimenti ci sentiamo in dovere di denunciare quello che è di fatto accaduto con le “riforme” attuate da papa Francesco. Riforme che nelle dichiarazioni a mezzo stampa danno l’idea di essere positive, ma vedendo l’applicazione pratica di quelle norme, ovvero come giuridicamente vengono applicate esce una realtà parecchio diversa.

    Rete L’ABUSO dal 2009 si occupa quasi unicamente di pedofilia clericale. Attualmente conta in Italia diverse centinaia di iscritti/vittime, e segue diversi casi sparsi sul territorio. Abbiamo quindi una panoramica piuttosto completa, precisa e aggiornata di quella che oggi è l’effettiva situazione.

    Cercheremo di spiegare per prima cosa il perché secondo noi oggi, con le leggi canoniche e le direttive attuali, nel caso in cui un minore venga molestato in parrocchia, la possibilità che il crimine venga sistematicamente insabbiato o addirittura ignorato è oggi è maggiore del 90%.

    La finestra di tempo di cui parliamo comincia dal pontificato di Papa Francesco nel quadro giuridico e canonico attuale, con le leggi che lui stesso ha creato, partendo dall’ultimo atto, le linee guida divulgate dalla CEI pochi giorni fa.

    Valutazione:

    -La Conferenza Episcopale Italiana, non inserendo l’obbligo di denuncia per i vescovi e riconfermando di voler gestire internamente questi casi, conferma anche che l’obbiettivo principale da tutelare resta l’istituzione, il buon nome e l’immagine della chiesa.

    Ovvia conseguenza, la tutela dei minori affidati quotidianamente alle cure del clero viene messa per i motivi di cui sopra in secondo piano. D’altra parte quando mai è accaduto che uno scandalo di pedofilia non abbia compromesso l’immagine della chiesa?

    Il Presidente della CEI Angelo Bagnasco “rassicura” dicendo che il “non obbligo di denuncia” è per tutelare la privacy delle vittime. Conferma quindi che non vi sarà mai, da parte della chiesa, una denuncia all’autorità giudiziaria: sarebbe, infatti, un atto contraddittorio, perché toglierebbe qualunque senso logico alla norma inserita.

    -La decisione della CEI e le affermazioni del presidente Angelo Bagnasco, a detta di alcuni, sembrano contraddire le dichiarazioni e la linea mediatica, assunta pubblicamente da Papa Francesco. In realtà vedremo che non è proprio così.

    La CEI sta seguendo la linea avviata proprio da Papa Francesco lo scorso a Agosto, quando abilmente nascosta dietro una norma vaticana che avrebbe dovuto inasprire le pene per i preti pedofili, veniva inserita anche una norma che di fatto ha reso illegale la denuncia per tutti i membri del clero e anche per i laici. Questa volta le pene per i “traditori dell’omertà” si sono inasprite e vanno ben oltre la semplice scomunica. Rivelare o ricevere informazioni vaticane riservate è ora perseguibile con una pena fino a due anni di carcere.

    Come vedete in realtà tra la CEI e il Papa la posizione giuridica, cioè la legge che viene di fatto applicata, non il teatrino delle dichiarazioni a mezzo stampa, che peraltro non sono normativa, non sono molto lontane ma viaggiano praticamente parallele. In realtà il non obbligo di denuncia per i vescovi e la norma di papa Francesco sono di fatto “obbligo di non denuncia!”

    Potremmo più semplicemente dire che Francesco ha reso legge una norma che impedisce di rivelare informazioni vaticane riservate, la CEI l’ha semplicemente confermata ai vescovi italiani. La posizione della CEI è perfettamente coerente con la norma di Papa Francesco, l’anomalia sarebbe stata se la CEI, avesse inserito l’obbligo di denuncia!

    -Facciamo quindi un po’ di chiarezza e vediamo in due esempi cosa accade quando all’interno di un luogo dove la chiesa ha autorità si verifica un abuso su un minore?

    1 – Nel caso in cui il minore denunci di aver subito molestie al parroco o agli educatori, per loro scatta immediatamente la norma di cui sopra, la quale di fatto impedisce anche da parte delle persone informate la segnalazione del reato, sia alla famiglia della vittima che all’autorità giudiziaria. Non impedisce però la denuncia alle autorità ecclesiastiche, che la gestiranno a loro piacimento e che sempre secondo la stessa norma hanno comunque l’obbligo di segretezza, quindi non potranno denunciare all’autorità giudiziaria.

    2 – Nel caso invece sia una terza persona, estranea ai fatti venga a conoscenza di un abuso, anche se decide di non parlarne con nessuno, nemmeno con l’autorità ecclesiastica, viene comunque sottoposta al vincolo, che in quel caso, si attiverà nel momento in cui (per esempio) viene chiamato a testimoniare per quei fatti.

    Teniamo conto che questa norma si applica anche ai laici, a tutti coloro che operano nelle attività parrocchiali come doposcuola campo solare ecc. i quali si riferiscono direttamente al clero per quelle attività. Quindi sono pienamente vincolati alla norma dell’omertà.

    Le varie modifiche apportate da Papa Francesco in sostanza garantiscono tutt’altro che il regolare corso della giustizia civile, anzi nel concreto portano ad un’altissima probabilità che avvenga l’esatto opposto.

    Papa Francesco vuol far credere di realizzare una commissione vaticana che vigilerà e interverrà in favore delle vittime gestita dal Vaticano, la quale non dovrà rendere conto a nessuno tranne all’ organo di vigilanza che è sempre il Vaticano.

    A questo punto è doveroso ricordare anche che la chiesa in Italia sta parlando pubblicamente di provvedimenti in soccorso e a tutela delle potenziali vittime dal 2006, attraversando lo scandalo del 2009 e arrivando al 2014, senza mai avere mantenuto nulla di ciò che ha pubblicamente promesso e aggiungendo nel Febbraio 2014 una pesantissima relazione dell’ONU che imputa al Vaticano la responsabilità non solo di decine di migliaia di abusi, ma anche di aver attuato procedure volontarie ai fini di insabbiare i casi producendo così nuove vittime. A seguito della relazione l’ONU ha avanzato al Vaticano una serie di richieste legittime, in quanto sottoscrittore della convenzione ONU per i diritti e la tutela del fanciullo.

    In risposta il Vaticano si è rifiutato di adempiere a quelle richieste e si è difeso rilanciando all’ONU l’accusa di aver snaturato la Santa Sede e non solo: per il portavoce del papa padre Lombardi, le osservazioni del Comitato Onu sull’infanzia «interferiscono nelle posizioni dottrinali e morali della chiesa cattolica».

    Sembra che in Vaticano non condividano il fatto che i diritti umani non variano in base ai propri comodi o a seconda dell’esigenza. Vengono definiti inalienabili apposta!

    La situazione che denunciamo a nostro avviso è grave e notevolmente peggiorata nell’ultimo anno, al punto tale da ritenere pericoloso affidare minori alle cure clero, in quanto la possibilità di non venirne a conoscenza di quello che gli accade oggi non è così flebile. Visitando la sezione del nostro sito chiamata DIOCESI ITALIANE NON SICURE potrete farvi una panoramica di quella che è la reale situazione suddivisa per diocesi italiane. Non troverete le schede di  tutti i casi ma solo una parte, quelli che vanno dal 2005 a oggi, con un massimo di risultati per diocesi che al momento si limita a restituire 100 documenti per diocesi. Il panorama che emerge è inquietante.

    Con questo non vogliamo dire che tutti i preti siano pedofili, oggi però con la norma di papa Francesco possiamo dire che tutto l’ambiente che dipende dal Vaticano è obbligato all’omertà e al silenzio.

    Francesco Zanardi