Osservatorio della Rete L'ABUSO

Autore: Francesco Zanardi

  • “Giada Vitale suicida”; Scherzo di pessimo gusto o violenza gratuita?

    “Giada Vitale suicida”; Scherzo di pessimo gusto o violenza gratuita?

    Ovviamente e per fortuna Giada Vitale è viva e vegeta e prende sul ridere quanto accaduto in quello che difficilmente si riesce ad interpretare come uno “scherzo” di pessimo gusto anzi, forse suona più come una minaccia.

    Una violenza gratuita in quanto chi ha architettato questa fake news descrive la vicenda di Giada e degli abusi sessuali che ha subito in infanzia da don Marino Genova. Particolari che vengono usati in questa macabra fake news addirittura per accreditare la notizia del suo suicidio.

    Suicidio che tristemente tutte le vittime di questi crimini tentano ameno una volta nella vita e, qualche volta ci riescono. Cosa che rende ancora più atroce l’accaduto.

    La presunta “salma” che abbiamo personalmente sentito al telefono conferma di stare bene e commenta quanto accaduto;

    “ANNUNTIO VOBIS

    che la sig.ra Giada Vitale di anni 30 è viva, e per sua fortuna gode di ottima salute ed è sempre pronta a combattere per il riconoscimento dei suoi diritti. Ella intende smentire categoricamente la sua prematura scomparsa sollevando dal sommo dispiacere chiunque ne fosse stato colpito. Aggiunge, inoltre, per coloro che si sono così tanto prodigati alla diffusione di questo video contenente queste assurdità, di cercare di dare un senso alla propria vita.

    Amen”.

    L’Associazione, noi tutti ci stringiamo intorno a Giada.

  • Arriva la nuova mappa delle “Diocesi NON sicure” collegata a iCODIS

    Arriva la nuova mappa delle “Diocesi NON sicure” collegata a iCODIS

    Dopo la pubblicazione del nuovo database dei casi italiani iCODIS, oggi disponibile nella versione 3.2 che aggiunge nella versione BETA il nuovo sistema di ricerca “Live Search”, abbiamo messo mano anche alla storica mappa dei casi italiani nelle “Diocesi non sicure”.

    Cosa cambia?

    Forse a colpo d’occhio la nuova mappatura potrebbe risultare più scarna della precedente ma invece, oggi conta più di 1.000 casi contro i precedenti circa 400. Il fatto che risultino apparentemente meno punti sulla mappa, è semplicemente dovuto alla sovrapposizione dei dati, oggi elaborati con più precisione dal Database iCODIS che, in automatico li aggiunge alla nostra mappatura.

    Precisione che tuttavia porta a vedere un solo puntino (segnalibro) sulla mappa, mentre invece al di sotto ve ne sono altri che però non sono visibili in questa versione, che a differenza della precedente, non apre la scheda quando clicchi sul segnalibro, ma apre la scheda quando clicchi sul caso specifico, che trovi elencato nel MENU a sinistra della mappa.

    Cambia anche la suddivisione dei casi, prima limitata a 2 categorie, gli indagati – comprendente chi indagato o condannato in 1° o 2° grado – e i condannati in via definitiva.

    Oggi invece la trovate suddivisa nei diversi gradi, dalla segnalazione alla condanna definitiva. Gradi che trovate (correlati al nominativo del religioso in oggetto) nel menu a sinistra della mappa dal quale potrete filtrare (semplicemente spuntando la casella) i risultati della scheda personale in base al grado di giudizio del religioso.

    Una mappa in aggiornamento costante grazie ai dati del Database iCODIS e grazie soprattutto ai sopravvissuti che hanno creato questo importante sistema database di pubblica informazione. Oggi unico al mondo.

  • Ratzinger “Le verità nascoste” – L’insabbiamento di Savona da Cardinale e poi da Papa

    Ratzinger “Le verità nascoste” – L’insabbiamento di Savona da Cardinale e poi da Papa

    Per venticinque anni Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, Joseph Ratzinger (sia da cardinale che da papa) è stato in tutto il mondo, più volte, accusato di aver insabbiato casi di pedofilia.

    Questo è accaduto anche in Italia. Ne hanno parlato molto i giornali all’estero, un po’ meno quelli italiani che come vedremo, si sono lasciati sfuggire qualche passaggio.

    Oltre al carteggio che andremo a sviscerare nell’intervista, che vede coinvolto a Savona il cardinale Ratzinger, la “notizia” che notizia non è perché risale oramai al 2005 ma in Italia, se pur sia stata battuta da ANSA (soltanto nel 2010) non ha avuto seguito sui media.

    Parlo delle accuse che in Texsas portarono l’allora prefetto della CDF Josep Razinger alla sbarra con l’accusa di intralcio alla giustizia. Un processo che non ebbe mai seguito perché di li a poco il cardinale Ratzinger venne eletto Papa e, in quanto capo di stato, chiese all’allora Presidente Bush l’immunità.

    I documenti inediti di Savona ripercorrono proprio quel periodo della transizione di Ratzinger da prefetto della CDF a Papa, quando il caso di Savona, a lui personalmente segnalato ed ignorato, produsse altre vittime.

    Un caso di cui non poteva non sapere, era lui il prefetto in quell’ufficio ovvero, colui che decide quali casi trattare e quali no, quali da tenere segreti all’interno dell’ufficio e quali tenere segreti anche all’ufficio. Tutto passava nelle sue mani e probabilmente, è stato il Papa più informato della storia sulla pedofilia dei preti.

    In questo caso una lettera del 2003 esplicitamente inviata a lui dal cardinale Domenico Calcagno lo incastra sulla consapevolezza del caso savonese, che grazie alle indagini svolte dalla Procura di Savona nel 2010 porta alla luce l’intero carteggio che gira attorno a quella lettera inviata a Ratzinger nel 2003.

    Un carteggio che non lascia spazio a dubbi su come sia andata, che al tempo stesso disegna il profilo di Ratzinger – sia da cardinale che poi da Papa – e le modalità di funzionamento di quell’ufficio che lui gestì per venticinque anni prima di diventare Papa Benedetto XVI.

    Davvero ILLUMINANTE!

  • Ma dove sta la coerenza quando Papa Leone XIV raccomanda che il vescovo sia “fermo e deciso sugli abusi” ?

    Ma dove sta la coerenza quando Papa Leone XIV raccomanda che il vescovo sia “fermo e deciso sugli abusi” ?

    L’appello di Papa Leone ai vescovi ai quali raccomanda essere; “fermo e deciso nell’affrontare le situazioni che possono dare scandalo ed ogni caso di abuso, specialmente nei confronti di minori, attenendosi alle attuali disposizioni“.

    Fantastico nelle parole che però stridono con i fatti, soprattutto quelli che riguardano direttamente proprio colui che fa l’appello e che prima di diventare Papa, era a capo del Dicastero dei vescovi, che si occupa della loro condotta.

    Proprio l’Ufficio al quale nel marzo del 2024 Antonio Messina (vittima di don Giuseppe Rugolo condannato in 1° grado a quattro anni e sei mesi) consegnò il fascicolo sulle presunte coperture che il vescovo di Piazza Armerina Rosario Gisana avrebbe fornito al Rugolo. Coperture che lo stesso Gisana – intercettato al telefono dagli inquirenti – ammette in una telefonata.

    Accuse che all’indomani della condanna in 1° grado di don Rugolo vedono lo stesso vescovo Gisana imputato dalla giustizia italiana per aver mentito in aula durante il processo.

    Questo è quanto sta facendo la giustizia italiana!

    Ma quella tanto acclamata dalla chiesa, che ha visto proprio Robert Prevost – colui che oggi è diventato il Papa – che, da capo del dicastero dei vescovi già avrebbe dovuto intervenire nel 2024 sul caso, che tutt’ora invece ancora vede il vescovo Rosario Gisana al suo posto, dichiarare stile “influencer” quanto riportato dai media, non solo sembra uno scherzo di pessimo gusto, ma visto dai sopravvissuti, in questo particolare caso dalla stessa vittima Antonio Messina che, malgrado la delusione del mancato intervento di Prevost alla DDF, diventato Papa leone gli ha comunque rinnovato fiducia sollecitando ulteriormente un suo intervento, certo non da una grande immagine di serietà, ancor meno di coerenza.

    Messaggio che alla luce dei fatti va doverosamente preso per mera e disonesta propaganda alla quale si aggiungono le critiche di Hans Zollner che proprio ieri ha commentato così l’operato della chiesa; ‘no alle indagini-elemosina’.

    Propaganda contro la quale si era già scontrato Papa Francesco, anche lui sul caso di monsignor Rosario Gisana, che proprio alla vigilia della requisitoria su don Rugolo definì in un contesto totalmente fuori dalla realtà con la frase; “Saluto il Vescovo di Piazza Armerina, Monsignor Rosario Gisana: bravo, questo Vescovo, bravo. È stato perseguitato, calunniato e lui fermo, sempre, giusto, uomo giusto. Per questo, quel giorno in cui andai a Palermo, ho voluto fare sosta prima a Piazza Armerina, per salutarlo; è un bravo Vescovo”.

    Frase che oggi pare quasi ripetersi nelle parole di Papa Leone XIV.

  • Enna – Archiviate le tre querele per diffamazione e diffusione di atti procedurali fatte alla giornalista Pierelisa Rizzo da don Giuseppe Rugolo

    Enna – Archiviate le tre querele per diffamazione e diffusione di atti procedurali fatte alla giornalista Pierelisa Rizzo da don Giuseppe Rugolo

    Il tribunale di Enna ha archiviato le tre querele per diffamazione e diffusione di atti procedurali fatte alla giornalista Pierelisa Rizzo da Giuseppe Rugolo, il sacerdote condannato dal tribunale di Enna a 4 anni e 6 mesi per violenza sessuale su minori.

    Le querele erano state archiviate dalla procura ma i legali del sacerdote , che avevano chiesto anche il sequestro dei supporti informatici e dei cellulari della giornalista, si erano opposti. Ora il tribunale scrive la parola fine alla vicenda giudiziaria.

    Insieme alla Rizzo, assistita dagli avvocati Eleanna Parasiliti Molica del foro di Enna e Giovanni DI Giovanni, del foro di Caltanissetta, sono stati querelati, tutte querele archiviate, altri 6 giornalisti, il presidente di Rete l’Abuso, unica associazione italiana che si occupa di sopravvissuti ad abusi clericali, Francesco Zanardi, e una delle vittime del prete, Antonio Messina dalla cui denuncia è scaturita l’inchiesta che ha portato alla condanna di Rugolo. “

    Sono grata alla giustizia e ai magistrati che hanno riconosciuto la temerarietà di queste querele fatte solo per bloccare il flusso di informazione – dice la Rizzo – Questo processo , seppure a porte chiuse, andava raccontato perché ha svelato uno scenario inquietante nella diocesi di Piazza Armerina e ha portato , oltre alla condanna del sacerdote, all’incriminazione per falsa testimonianza del vescovo Rosario Gisana e del vicario giudiziale Vincenzo Murgano “.

    Sono gli stessi giudici di Enna, come aveva già fatto quello di Savona che aveva archiviato la querela contro il presidente Zanardi, a stabilire che la Rizzo ha riportato le notizie a norme legge dato che “non sussiste il divieto di pubblicazione, anche parziale degli atti del dibattimento celebrato a porte chiuse”.

    La giornalista è stata sostenuta da Ossigeno per l’informazione, l’osservatorio nato per documentare e analizzare il crescendo di intimidazioni e minacce nei confronti dei giornalisti italiani e ha ricevuto la solidarietà dell’ordine dei giornalisti di Sicilia e dell’Assostampa.

    La Rizzo, di recente, nel corso delle udienze del processo di appello a Rugolo, è stata accusata in aula dai legali di Rugolo di avere, con i suoi articoli, condizionato tribunale e testimoni

  • Prima udienza del processo a padre Andrea Melis

    Prima udienza del processo a padre Andrea Melis

    Si è svolta oggi a Savona la prima udienza del processo a padre Andrea Melis, ex parroco di Finale Ligure ed ex preside della scuola elementare Assarotti di Genova, arrestato perché accusato di aver compiuto abusi sessuali su un ex chierichetto e un suo ex alunno.

    Il religioso, difeso dagli avvocati Raffaele Caruso e Graziella Delfino, era stato arrestato dai carabinieri di Genova nell’agosto dell’anno scorso.

    Davanti a Giudice Laura De Dominicis e al Pubblico Ministero Elisa Milocco si sono costituite parti civili l’Associazione Rete L’ABUSO, rappresentata dall’avvocato Luca Battaglieri, di cui era presente in aula anche il Presidente Francesco Zanardi, l’Associazione No Child Abuse, rappresentata dall’avvocato Greta Dressino, ed in fine gli Scolopi di Genova dove Melis era docente, rappresentati dall’avvocato Andrea Sciello.

    Il giudice Laura De Dominicis ha predisposto a fronte della richiesta di incapacità avanzata dai legali del Melis, la nomina di un consulente tecnico, il prof. Francesco Mollica che presterà giuramento il prossimo 10 giugno.

    Ha inoltre predisposto una provvisionale di 20.000€ per le due vittime del Melis.

  • Don Rugolo – Nessuna sentenza nell’udienza del 27 maggio. L’annuncio del Presidente Roberta Serio

    Don Rugolo – Nessuna sentenza nell’udienza del 27 maggio. L’annuncio del Presidente Roberta Serio

    Nel processo di appello, che si celebra in corte d’appello, a Caltanissetta, a Giuseppe Rugolo, il sacerdote condannato a 4 anni e mezzo di carcere dal tribunale di Enna, per violenza sessuale a danno di minori, nella prossima udienza, fissata per il 27 maggio, non ci sarà la sentenza.

    L’ha annunciato, a chiusura della seconda udienza, la presidente nella I sezione penale Roberta Serio nel corso della quale hanno parlato Giovanni Di Giovanni, legale di parte civile della famiglia di Antonio Messina, il giovane archeologo che aveva denunciato Rugolo.

    Per la prima volta, dall’inizio del processo Messina non era in aula e neppure il suo legale, Eleanna Parasiliti Molica, “perché – ha detto Di Giovanni – convocati dalla Santa Sede , in Vaticano”. Assente anche l’imputato, Giuseppe Rugolo.

    L’avvocato Mauro Lombardo della parrocchia di San Giovanni, dove sarebbero avvenute alcune violenze, ha attaccato la sentenza di I grado che, secondo lui, non avrebbe approfondito alcuni aspetti chiave della vicenda mentre Gabriele Cantaro, legale della curia di Piazza Armerina, ritenuta responsabile civile, ha parlato di attacco mediatico al vescovo Gisana a ha poi incentrato il suo intervento sul fatto che si sarebbe dovuta citare la diocesi piuttosto che la curia, che a suo dire, potrebbe essere considerata come una sorta di segreteria della diocesi.

    Intanto c’è attesa per l’udienza prebattimentale che si celebra al tribunale di Enna il prossimo 26 maggio e che vede imputati per falsa testimonianza proprio il vescovo della diocesi di Piazza Armerina , Rosario Gisana e il suo vicario giudiziale, attuale parroco della chiesa Madre di Enna, Vincenzo Murgano. I due sono accusati di avere mentito in aula durante il processo al sacerdote Rugolo

  • Prima prova per Papa Leone XIV che conosce bene il dossier su Gisana e Murgano – L’appello di Antonio Messina

    Prima prova per Papa Leone XIV che conosce bene il dossier su Gisana e Murgano – L’appello di Antonio Messina

    Già Prefetto del Dicastero per i Vescovi e oggi Papa Leone XIV conosce bene il caso di Enna, dopo aver ricevuto nel marzo del 2024 il dossier di Antonio Messina riguardante don Rugolo – condannato in primo grado a quattro anni e sei mesi – e del vescovo Gisana, che insieme a monsignor Murgano sono stati rinviati a giudizio dal tribunale italiano di Enna per falsa testimonianza (la prima udienza è fissata il prossimo 26), nel tentativo di coprire il Rugolo.

    Mentre dal Dicastero per i vescovi, dove Robert Prevost è stato il prefetto fino alla sua nomina a Papa, nessun provvedimento canonico, malgrado in questi casi lo preveda il Motu proprio vos estis lux mundi di Papa Francesco.

    Solo dopo che il tribunale italiano rinviò a giudizio Gisana e Murgano, il prefetto Prevost si limitò all’invio di un ispettore.

    Il commento di Antonio Messina “Non conosco bene le vicende che riguardano Prevost (oggi Papa), ma so che certamente a lui rinnoverò la mia istanza di giustizia, quella stessa giustizia che ha pronunciato dalla loggia delle benedizioni in Piazza San Pietro dopo la sua elezione.”

    “A chi mi chiede, con una certa sfacciataggine, di fare silenzio, io ribadisco che sono vivo e, pertanto, continuerò a parlare e a lottare”.

  • Leone XIV insabbiò o pure no? La verità tra media che ignorano e propaganda – L’intervista a Francesco Zanardi

    Leone XIV insabbiò o pure no? La verità tra media che ignorano e propaganda – L’intervista a Francesco Zanardi

    Un cardinale o un vescovo che denunciano abusi sessuali fuori dalla chiesa sono pessimi gerarchi cattolici perché non hanno rispettato le leggi della chiesa, DENUNCIARE INTERNAMENTE.

    E qui che chiesa ci va a nozze tra chi appunto ignora e chi spera in un Papa santo e giusto.

    Il cardinale Robert Prevost insabbiò di fatto i casi del Perù perché si limitò a denunciarli alla chiesa, ma omise in virtù della giustizia per le vittime, la denuncia all’autorità civile dello stato peruviano.

    Qui va ricordato che per la legge dello Stato, in questo caso il Perù, la prescrizione per questi reati fino al 2018 era di 8 anni, dopo invece il reato è diventato imprescrittibile.

    Va anche considerato che quella gestita da Robert Prevost (oggi Papa Leone XIV) fu una mossa politica del Vaticano in quanto il Sodalitium stava sottraendo fedeli e risorse alla chiesa cattolica, per questo motivo papa Francesco commissario, come fece per i movimenti ecclesiali e congregazioni di diritto pontificio come i Focolarini, l’Opus Dei, Comunione e liberazione ecc. .

    Di fondo quindi non c’è proprio nulla di onorabile ma solo un mero interesse politico volto al potere, per questo le vittime, in questo caso vennero comode alla chiesa che le “accudì”.

    Tuttavia nessuna di loro fu mai risarcita, come da manuale, i responsabili di fatto protetti dalla chiesa e strumentalizzati dal Sodalitium contro la chiesa.

  • Papa Francesco e i cattolici: “Lo avevamo tanto amato” ma non rispettato, la sua tomba la conta lunga

    Papa Francesco e i cattolici: “Lo avevamo tanto amato” ma non rispettato, la sua tomba la conta lunga

    Morto un Papa se ne fa un altro, qualunque sia vien bene anche se è tanto al chilo.

    E così Bergoglio esce di scena come gli altri e l’ipocrisia irrispettosa del fan club ora tifa Leone XIV l’esperto di insabbiamenti, che l’ex fan club di Bergoglio dice siano fake news.

    E mentre i più devoti lacrimano sulla tomba di Francesco, parliamo appunto della tomba e del fatto che ci sarà pure un aldilà al quale pare non credano neppure i cattolici che infatti contano sulla certezza che oramai Bergoglio non si lamenta.

    Nel testamento l’ex Papa uscente aveva espresso la volontà di una lapide di ardesia ligure, come raccontato dal TG3 Liguria alla sua morte – La tomba di Papa Bergoglio sarà in ardesia, pietra della Fontanabuona

    E’ stato lo stesso Pontefice a esprimere questa ultima volontà, a omaggio delle sue origini liguri. “Siamo disponibili e molto orgogliosi di questa scelta”, dice la presidente del distretto.

    Ma poi la materia prima “introvabile in Liguria” tra gli omertosi silenzi stampa e il cattivo gusto per la scelta del colore nero che fa tanto da morto, siccome la certezza che Bergoglio non si sarebbe lamentato, la lapide in ardesia “introvabile e di pessimo gusto” si è trasformata pietra.

    Non è un miracolo no no, è solo la mancanza di rispetto per quel pontefice a chiacchere tanto amato, ma con un pessimo gusto e così, come sempre il TG3 racconta, qualcuno ha deciso di optare per – La pietra di Finale per la tomba di Papa Francesco, sull’ardesia è mistero.

    Mentre il consorzio ligure dell’ardesia attende ancora indicazioni dal Vaticano, per il sepolcro è stata usata la cosiddetta pietra di Finale.

    Alla fine, rispetto a parte è sempre una pietra ligure… è persino umile, più di così si muore…