Osservatorio della Rete L'ABUSO

Autore: Redazione WebNews

  • Sacerdoti pedofili scuse da Roma ma non da Aversa

    Sacerdoti pedofili scuse da Roma ma non da Aversa

    Per il riesame c’è ancora tempo, la data dell’udienza non è stata ancora fissata.

    E don Marco Cerullo, il sacerdote insegnante di religione a Villa Literno, accusato di abusi sessuali nei confronti di un alunno di dodici anni, è chiuso in una cella del carcere di Santa Maria Capua Vetere dal 19 dicembre scorso. In silenzio.

    Come in silenzio resta il vescovado di Aversa, dal quale non sono partite le scuse rivolte al bambino. L’arcivescovo Mario Milano, la sera del 31 dicembre, dopo il Te Deum, aveva detto solo: «Ci sono le indagini in corso, meglio non commentare». Le scuse a tutte le vittime di mancanze dei sacerdoti, invece, sono arrivate ieri dal prefetto della Congregazione per il Clero, il cardinale Claudio Hummes (nella foto)

    Sulle colonne dell’Osservatore Romano, il cardinale ha annunciato che si terrà, a breve, «una preghiera mondiale promossa dal Vaticano per la riparazione delle mancanze dei sacerdoti e in modo particolare per le vittime delle gravi situazioni di condotta morale e sessuale di una piccolissima parte del clero». «Chiediamo a tutti – dice all’Osservatore Romano – di fare l’adorazione eucaristica per riparare davanti a Dio quello che di grave è stato fatto e per accogliere di nuovo la dignità delle vittime.

    Abbiamo voluto pensare alle vittime affinché ci sentano vicini. Ci riferiamo soprattutto a loro, è importante dirlo». «Problemi – ricorda Hummes al giornale vaticano – ce ne sono sempre stati perché siamo tutti peccatori. Però in questo tempo sono stati segnalati fatti veramente molto gravi. Ovviamente si deve sempre ricordare che solo una minima parte del clero è coinvolta in situazioni gravi. Neppure l’uno per cento ha a che fare con problemi di condotta morale e sessuale. Ma tutti i sacerdoti hanno comunque bisogno di aiuto spirituale per continuare a vivere la propria vocazione e la propria missione nel mondo di oggi».

    I legali che rappresentano la famiglia della vittima del sacerdote fanno però sapere: «Ci aspettiamo fatti, non solo preghiere».

    http://www.ilmattino.it/mattino/view.php?data=20080106&ediz=CASERTA&npag=33&file=DD.xml&type=STANDARD

  • Prete denunciato per violenza sessuale: la Curia sapeva?

    Prete denunciato per violenza sessuale: la Curia sapeva?

    AVERSA. La Curia aversana già conosceva le presunte debolezze di don Marco Cerullo, il sacerdote di Villa Literno che, nell’immediatezza delle festività natalizie, è stato sorpreso dai carabinieri in auto, parcheggiata in aperta campagna, mentre avrebbe tentato di abusare di un ragazzino di dodici anni?

    La risposta, stando ai bene informati, sarebbe positiva, soprattutto se si considera che la stessa Curia aveva disposto, un mese prima, il trasferimento del giovane sacerdote, di 33 anni, da viceparroco di una parrocchia a Villa Literno ad un’altra di Casal di Principe, nel maldestro tentativo di fare in modo che il sacerdote si redimesse.

    Una speranza assurda, se così fosse. Visto che trasferire una persona non significa certamente fare in modo che vengano meno le sue inclinazioni, più o meno corrette che siano.

    Qualche anno fa la stessa decisione sarebbe stata adottata, a fronte di voci più o meno circostanziate, nei confronti di un altro sacerdote trasferito in fretta e furia in un paesino di un’altra provincia campana. Insomma, la Chiesa aversana si comporterebbe come lo struzzo.

    Farebbe quasi finta di non vedere, limitandosi ad un trasferimento che non ottiene altro risultato se non quello di inquinare altre realtà. Sarebbe interessante sapere cosa ne pensa il cardinale Crescenzio Sepe, Arcivescovo di Napoli, originario di Carinaro, dell’intera vicenda. Qualcuno dovrebbe raccontarglielo.

    http://www.pupia.tv/aversa/cronaca/1302/prete-denunciato-per-violenza-sessuale-curia-sapeva.html

  • «Minacciava i giovani e prometteva favori tramite gli amici politici»

    «Minacciava i giovani e prometteva favori tramite gli amici politici»

    «Minacciava i giovani e prometteva favori tramite gli amici politici»
    Dicembre 30, 2007 at 3:54 pm (abusi sessuali.) (atto di accusa, baciati, don gelmini, minacciava i giovani, palpeggiati, spogiati)

    L’atto di accusa
    ROMA — Li avrebbe spogliati, palpeggiati, baciati. Li avrebbe costretti ad avere rapporti sessuali. Giochi erotici che don Gelmini avrebbe organizzato all’interno della comunità Incontro di Amelia. Vittime, i ragazzi che cercavano di uscire dal tunnel della tossicodipendenza.

    E lo avrebbe fatto, come sottolinea il pubblico ministero nel capo d’imputazione, «minacciando di avvalersi della sua autorità e della conoscenza di numerosi personaggi politici influenti e promettendo favori tramite dette conoscenze ».
    Nella «rete» di don Pierino, così come viene individuata dall’accusa, ci sono anche i collaboratori più stretti. Quelli che avrebbero tentato di convincere, in cambio di soldi e di una promessa di lavoro, uno dei giovani a ritrattare. Il prezzo del silenzio sarebbe stato diviso in più rate da 500 euro. In un caso il denaro sarebbe stato consegnato attraverso un bonifico online.

    Le richieste sessuali
    Sono nove i ragazzi che avrebbero subito la violenza, due erano minorenni. Uno di loro sarebbe stato costretto «fino a tutto il mese di ottobre 2007» e cioè quando il sacerdote era già stato interrogato e dunque sapeva di essere sotto inchiesta. Nel provvedimento il magistrato descrive nei particolari le presunte
    avances di don Gelmini. E poi aggiunge: «L’indagato li induceva a soddisfare le proprie richieste sessuali commettendo il fatto nella comunità Incontro di Amelia di cui era responsabile e tenuto, come pubblico ufficiale o comunque incaricato di pubblico servizio, alla cura, vigilanza, educazione e custodia di soggetti in stato di tossicodipendenza, abusando delle condizioni di inferiorità psico-fisica derivanti da tale stato». Contesta poi l’aggravante «per aver approfittato di circostanze di tempo, di luogo e di persone tali da ostacolare la pubblica e privata difesa, con abuso di poteri e con violazione dei doveri inerenti la pubblica funzione o il pubblico servizio e alla qualità di ministro di un culto e con abuso di autorità e di relazioni domestiche o di coabitazione o di ospitalità». Il primo a rivelare che cosa sarebbe avvenuto nella struttura di recupero è stato Michele Iacobbe, 34 anni. La sua de nuncia fu archiviata nel 2002, ma lui non si è arreso. L’ha ripresentata quattro anni dopo e così ha determinato l’apertura di una nuova indagine. Dice di aver cominciato a subire violenza nel 1999 quando, come sottolinea il magistrato nel provvedimento, «era sottoposto a detenzione domiciliare presso la comunità e quindi privato della libertà personale ».
    Dopo di lui, altri si sono fatti coraggio e hanno parlato. M.L., anche lui ai domiciliari, ha descritto che cosa avveniva quando il sacerdote lo chiamava nella sua stanza. La maggior parte ha messo a verbale fatti che sarebbero avvenuti tra il 2003 e il 2004. Come D.G., entrato in comunità per decisione del tribunale dei minori di Perugia che gli aveva concesso «l’affidamento in prova». Don Gelmini avrebbe cominciato a manifestargli le sue attenzioni particolari quando aveva 19 anni. La stessa età di M.S. che ha raccontato di aver subito «per almeno quindici volte e fino all’ottobre scorso».
    L’inquinamento delle prove
    Violenze, ma anche tentativi di depistare le indagini sono descritti nel provvedimento del pubblico ministero. La «rete» si sarebbe attivata alla fine dello scorso anno. Patrizia Guarino, madre di una delle presunte vittime, G.P., «dopo aver saputo le accuse mosse da suo figlio durante l’interrogatorio del 15 novembre 2006 presso la squadra mobile, comunicava le circostanze a Pierluigi La Rocca che lo comunicava a don Gelmini, aiutandolo a eludere le investigazioni». La Rocca è uno dei collaboratori più stretti del fondatore di Incontro. Ora è indagato per favoreggiamento, insieme alla donna e ad un altro dipendente della comunità, Giampaolo Nicolasi. Il pubblico ministero ricostruisce nei dettagli quella che definisce «la loro attività illecita »: «Dopo aver appreso da Guarino dell’esistenza di indagini su don Gelmini e dopo vari colloqui telefonici con la stessa Guarino, La Rocca si recava ad Avellino presso l’abitazione della donna e di suo figlio». Le date diventano a questo punto fondamentali. Il viaggio avviene il 24 novembre 2006. «Mediante offerta di lavoro — contesta il magistrato — La Rocca obbligava G.P. a scrivere una lettera, inviata il 29 novembre successivo alla polizia e alla procura della Repubblica di Terni in cui falsamente affermava di aver reso le dichiarazioni del 15 novembre “in evidente stato confusionale e sotto effetto di psicofarmaci”, aiutando don Gelmini».

    La Rocca e Nicolasi sono anche accusati di aver «indotto con un’offerta di lavoro e somme di denaro che venivano effettivamente corrisposte al G.P. in varie occasioni (il 3 aprile 2007 vaglia online di 500 euro) a ribadire mendacemente al pm il contenuto della lettera e più in generale la falsità delle precedenti accusa a carico di don Gelmini e altre circostanze non veritiere, senza riuscire nell’intento perché il 31 maggio 2007 G.P., sentito come indagato per calunnia nei confronti di don Gelmini, ribadiva le accuse e affermava il carattere non spontaneo e mendace della lettera del 24 novembre 2006».
    Il primo giugno scorso, durante l’istruttoria, La Rocca è stato interrogato su questo episodio e ha affermato: «Nel novembre del 2006 ero ad Avellino a casa di questa persona ed effettivamente ho assistito alla redazione della missiva, ma non sono stato io a chiedergli di scriverla ». Ma poi ha ammesso che don Ezio Miceli, amico di don Pierino «ha regalato 5.000 euro alla madre del ragazzo perché ne aveva bisogno».

    «Minacciava i giovani e prometteva favori tramite gli amici politici»

  • VESCOVO TENERIFE: ALCUNI MINORI PROVOCANO

    VESCOVO TENERIFE: ALCUNI MINORI PROVOCANO

    Post n°472 pubblicato il 29 Dicembre 2007 da carinci

    Alvarez: l’omosessualità è un “danno per la società”

    Roma, 27 dic. (Apcom) – “Ci sono minori che sono consenzienti, che desiderano avere rapporti sessuali e che se non stai attento ti provocano persino”: a parlare è il vescovo di Tenerife, Bernardo Alvarez, in un’intervista concessa al quotidiano locale “La Opinion”.

    Alvarez ha poi paragonato l’omosessualità agli abusi sui minori, chiedendo perché “chi abusa dei minori è un malato” mentre “non è politicamente corretto dire che l’omosessualità è una malattia, una carenza, una deformazione della natura propria dell’essere umano: quel che fino a dieci anni fa diceva qualsiasi dizionario di psicologia, oggi non si può dire”.

    “Il fenomeno dell’omosessualità danneggia le persone e la società: alla lunga ne pagheremo le conseguenze come è successo ad altre civiltà”, ha continuato il vescovo, secondo il quale è invece necesario “promuovere l’educazione e e inculcare i valori della femminilità e della mascolinità”.

    Il vescovado di Tenerife da parte sua ha subito affermato che Alvarez, con le sue dichiarazioni, non intendeva “in nessun caso giustificare un atto condannabile come gli abusi sessuali sui minori”.

  • Don Gelmini, chiuse le indagini Otto le presunte vittime di abusi

    Don Gelmini, chiuse le indagini Otto le presunte vittime di abusi

    Don Gelmini, chiuse le indagini Otto le presunte vittime di abusi

    La Procura di Terni ha fatto notificare al sacerdote l’avviso di fine inchiesta
    Un collaboratore, un ex assistente e la madre di un accusatore sospettati di favoreggiamento

    TERNI – Sono otto le presunte vittime delle molestie sessuali per le quali è imputato don Pierino Gelmini. La procura della repubblica di Terni ha notificato al sacerdote l’avviso di conclusione delle indagini. Si va verso il rinvio a giudizio del sacerdote. Favoreggiamento personale invece ad altre tre persone, tra cui uno degli attuali collaboratori del religioso della Comunità Incontro, Pierluigi Larocca, e Giampaolo Nicolasi, ex assistente. L’accusa è quella di avere cercato di ostacolare le indagini offrendo anche dei soldi per ritrattare ad uno degli accusatori, la cui madre, Patrizia Guarino, è anche lei imputata di favoreggiamento personale.

    Le molestie sessuali sarebbero avvenute tra il ’99 e il 2004; due delle vittime all’epoca dei fatti sarebbero stati minorenni. Così scrive la Procura; ora il fascicolo passerà al vaglio del giudice che deciderà sulle richieste dell’accusa.

    “L’infamia non mi tocca”, aveva detto l’ottantaduenne sacerdote davanti a trecento sostenitori venuti ad accoglierlo l’agosto scorso nella casa madre della Comunità Incontro di Amelia sulle colline dell’Umbria. “Credevano che don Pierino mollasse”, tuonò l’anziano religioso dal palco. “Pensavano di avere a che fare con un coniglio, invece hanno trovato un cane che morde. Volevano prendersi la comunità”, e chiuse il prologo con il gesto dell’ombrello. “Sto portando la croce : sono innocente e per questo assolutamente tranquillo”.

    Eppure le accuse sembrano circostanziate. “Mi palpava, baciava e in più occasioni mi ha costretto ad atti sessuali”, raccontò Michele Iacobbe, ex tossicodipendente, il primo grande accusatore di don Gelmini, già in carcere a Teramo per una serie di reati compresa l’estorsione e la calunnia. “Quell’uomo mi ha rovinato”, disse Iacobbe riferendosi a don Gelmini. “Mi ha costretto a fare delle cose che non avrei mai voluto. Mi diceva: tagliati i capelli, dai lo faccio io che corti mi piacciono di più, dammi un bacio per favore”.

    (27 dicembre 2007)

  • Prete arrestato per violenza sessuale, Arcivescovo attende esito indagini

    Prete arrestato per violenza sessuale, Arcivescovo attende esito indagini

    L’Arcivescovo di Aversa Mario Milano interviene, dopo tre giorni, sulla vicenda dell’arresto di don Marco Cerullo per violenza carnale aggravata ai danni di un ragazzino di 12 anni di Villa Literno.

    Preferisce non prendere ancora posizione ufficiale la Curia normanna sul presunto scandalo che riporta la Chiesa aversana con la mente allo scandalo del famigerato “gioco dello scarpone” che si giocava nel seminario vescovile negli anni sessanta. L’addetto stampa della Diocesi, raggiunto telefonicamente, ha affermato di non aver ricevuto alcun comunicato da diramare sulla vicenda.

    Insomma, un silenzio assordante quello della Chiesa aversana soprattutto quando non viene spesa nemmeno una parola, pubblica almeno, per quel povero ragazzino e per la sua famiglia che trascorreranno non solo un bruttissimo Natale, ma avranno un incubo indelebile che gli segnerà la vita. Non si risolvono i problemi stando zitti, mettendo la testa sotto la sabbia. Anche se si parla di una visita al vice parroco in carcere da parte del prelato, mentre la stessa attenzione, da quanto è dato sapere, non è stata concessa alla vittima. Invece, ufficialmente, la Diocesi aversana non prende posizione, anche se, a livello ufficioso, il primo sentimento che viene esternato è di incredulità tenuto anche conto dell’alta considerazione che il presunto violentatore aveva non solo presso i propri fedeli, ma anche presso i suoi colleghi sacerdoti che lo ricordano dedito al volontariato e allo studio.

    Ed è proprio questo quanto riferito da un monsignore che ha anche un importante incarico presso la curia normanna. “Conosco don Marco da prima che fosse nominato sacerdote, quando era in seminario ad Aversa e, poi, alla facoltà teologica di Posillipo. Non mi ha mai fatto pensare che potesse avere problemi di questo tipo. Ancora oggi sono incredulo per quanto dicono sia avvenuto. Non mi sembra vero che don Marco possa avere effettivamente commesso quanto gli viene addebitato. Certo è che solo Dio può conoscere la verità”. Verità che deve essere conosciuta, purtroppo e meno male, anche dalla legge.

    Commento di Wildgreta:

    Dire “attendiamo l’esito delle indagini” quando un uomo di chiesa viene colto in flagranza di reato, è quantomeno strano. Di che esito si parla? Cosa potrebbe venire fuori di diverso? Cambierebbe il commento se le vittime fossero più di una, quindi si attende il numero definitivo, per valutare il grado di rammarico da esternare? E intanto il vescovo non si potrebbe rammaricare per questa vittima di 12 anni ? E non è già abbastanza esecrabile che un maestro di religione si sia appartato in macchina con un suo alunno? In che modo potrebbe modificarsi  il reato dopo la conclusione delle indagini? Riguardo l’incredulità del monsignore e il fatto che solo Dio possa conoscere la verità, direi che sono concetti già espressi negli innumerevoli casi di pedofilia di che negli ultimi anni hanno coinvolto i religiosi. Quella che non sa prendere atto degli errori e  dei problemi dei suoi ministri, è ormai una chiesa senza futuro.

    Prete arrestato per violenza sessuale, Arcivescovo attende esito indagini

  • Il sacerdote vuole potersi “difendere liberamente dalle accuse senza coinvolgere l’autorità ecclesiastica e canonica”

    Il sacerdote vuole potersi “difendere liberamente dalle accuse senza coinvolgere l’autorità ecclesiastica e canonica”

    Il sacerdote vuole potersi “difendere liberamente dalle accuse senza coinvolgere l’autorità ecclesiastica e canonica”

    Don Piero Gelmini
    TERNI – Vuole restare con i suoi ragazzi “fino alla morte”, ed essere ridotto allo stato di laico per poter affrontare le questioni giudiziarie senza coinvcolgere l’autorità ecclesiastica. Queste le richieste che don Pierino Gelmini, fondatore della Comunità Incontro, ha avanzato in una lettera scritta di sua iniziativa a Benedetto XVI.

    Dallo scorso agosto, il sacerdote, 82 anni, è indagato dalla Procura di Terni per presunti abusi sessuali, dopo la denuncia di alcuni ex ospiti della sua comunità.

    Don Gelmini, spiegano dalla Comunità, “sua sponte ha mandato una lettera a Sua Santità, finalizzata a garantire perinde cadaver, fino alla morte, la sua permanenza con i ragazzi della Comunità Incontro. Pertanto, a tal fine, siccome si spalanca un orizzonte doloroso legato a questa vicenda giudiziaria, per poter liberamente affrontare le questioni a essa legate, don Gelmini chiede autonomamente pro gratia, quindi non perché imposto, al Santo Padre, la riduzione allo stato laicale, non di diacono come è stato scritto”, per “potersi difendere liberamente senza dovere coinvolgere l’autorità ecclesiastica e canonica nelle vicende che seguiranno”.

    All’inizio di dicembre il sacerdote è stato colpito da un malore di origine cardiaca. Le sue condizioni sono gravi ma stabili. Ha rifiutato il ricovero in ospedale per “restare vicino ai suoi ragazzi”, anche se non parteciperà alle celebrazioni per il Natale.

    (23 dicembre 2007)

    http://www.repubblica.it/2007/12/sezioni/cronaca/don-gelmini/don-gelmini/don-gelmini.html

  • Il prete è stato sorpreso da una pattuglia di carabinieri in auto con un ragazzino. Ha provato a fuggire ma è stato preso

    Il prete è stato sorpreso da una pattuglia di carabinieri in auto con un ragazzino. Ha provato a fuggire ma è stato preso

    CASAL DI PRINCIPE (Caserta) – E’ durato tre ore l’interrogatorio del sacerdote Marco Cerullo di 33 anni, vice parroco della Chiesa del SS Salvatore di Casal di Principe (Caserta) arrestato con l’accusa di violenza sessuale su di un bambino di 12 anni.

    Una pattuglia di carabinieri, dopo una segnalazione telefonica, ha sorpreso il sacerdote, insegnante di religione in una scuola media dell’istituto comprensivo di Villa Literno, fermo in auto su di un lato di una strada di campagna, a poca distanza dalla provinciale Casal di Principe-Castelvolturno, disteso sul sedile della vettura con a fianco il ragazzo.

    Accortosi della presenza dei militari il sacerdote è fuggito ma è stato raggiunto dopo qualche chilometro ed arrestato. Il gip del Tribunale di S.Maria Capua, Raffaele Piccirillo ha confermato l’arresto a conclusione di un interrogatorio nel corso del quale, secondo quanto si è appreso, il sacerdote non è riuscito a contestare le accuse degli investigatori; un impianto accusatorio molto articolato, basato anche sul racconto del bambino, effettuato con l’ausilio di una assistente sociale.

    Il difensore del sacerdote ha annunciato che chiederà per il suo assistito il beneficio degli arresti domiciliari.
    Il sacerdote arrestato era stimato e benvoluto per il suo impegno anche nel volontariato.

    http://www.repubblica.it/2007/12/sezioni/cronaca/arrestato-sacerdote/arrestato-sacerdote/arrestato-sacerdote.html

  • Sorpreso in auto dai carabinieri con un alunno. Erano andati a comprare i colori er il presepe

    Sorpreso in auto dai carabinieri con un alunno. Erano andati a comprare i colori er il presepe

    Dal Mattino, Cronaca di Caserta di oggi 21.12.2007, pag. 37 e 42

    Sorpreso in auto dai carabinieri con un alunno. Erano andati a comprare i colori er il presepe

    Violenza su un bimbo, prete in cella

    Casal di Principe: oggi l’interrogatorio del viceparroco del SS.Salvatore

    Il viceparroco della chiesa del Santissimo Salvatore, a Casal di Principe, è stato arrestato con l’accusa di vviolnza sessuale su un bambino di 12 anni. Don Marco Cerullo, 32 anni, insegnante di religione a Villa Literno, è stato sorpreso dai carabinieri mentre si trovava in auto con il bimbo in una zona appartata del paese.

    A insospettire la pattuglia era stato0 iol volto terreo e gli occhi chiusi del bambino, seduto accanto al posto di guida apparentemente vuoto. Sembrava che il piccolo stesse svenendo, che stesse malissimo. E’ per questo che la pattuglia dei carabinieri si sono avvicinati e hanno visto che sul sedile anteriore c’era un uomo, disteso.

    Continua Musto a pag. 42

  • «Non è possibile, è sempre stato irreprensibile»

    «Non è possibile, è sempre stato irreprensibile»

    NICOLA ROSSELLI «Non è possibile. Non può essere lui». Queste le parole che hanno esclamato quanti lo conoscono.

    «Don Marco è stato sempre irreprensibile nella sua vita sacerdotale. La sua vita – riprendono – è stata sempre divisa tra lo studio, al quale ha sempre tenuto molto, e l’impegno per i più deboli con diverse opere di volontariato».

    Insomma, sia tra sacerdoti che tra laici vicini al prete di Villa Literno si fa fatica a credere alla storia nella quale don Marco sarebbe invischiato. Il sacerdote liternese ha scoperto la sua vocazione intorno all’adolescenza. Di umili origini, ma appartenente ad una famiglia di lavoratori, il giovane entra, infatti, nel seminario vescovile di Aversa per frequentare gli ultimi anni del liceo.

    Poi si trasferisce a Napoli, dove presso la pontificia facoltà di teologia si laurea e consegue anche una specializzazione sempre nello stesso settore. Insomma, è la passione per lo studio ad essere in testa ai propri pensieri. Nel 2000 l’agognata ascesa al ruolo sacerdotale, con nomina a cura del vescovo di Aversa.

    Immediatamente dopo, per un anno scolastico, il sacerdote rimane all’interno del seminario normanno nel ruolo di assistente spirituale dei giovani seminaristi che frequentano le scuole medie ed il liceo-ginnasio presso la struttura religiosa aversana. Subito dopo passa come vice parroco presso la parrocchia principale del proprio paese di nascita, quella dedicata a San Tammaro. Ed anche in questo caso, stando a chi lo conosce, don Marco si distingue per la propria disponibilità verso il prossimo.

    Da qui passa alla parrocchia del Santissimo Salvatore, la chiesa principale di Casal di Principe. Ed anche in questo ruolo il sacerdote liternese sarebbe stato sempre iperimpegnato nella sua attività di volontariato. Accanto a questo anche l’impegno come insegnante di religione presso l’istituto onnicomprensivo (un istituto che comprende tutte le classi dalle materne alle medie inferiori) di Villa Literno. Insomma la notizia di un coinvolgimento del sacerdote in una storia a sfondo sessuale che avrebbe comportato per lui l’arresto con gravissime accuse, ha sorpreso e scosso dalle fondamenta sia la comunità di Villa Literno sia quella di Casal di Principe.

    http://www.ilmattino.it/mattino/view.php?data=20071221&ediz=CASERTA&npag=42&file=CAS.xml&type=STANDARD