Osservatorio della Rete L'ABUSO

Categoria: Abruzzo – Molise

  • IL PAPA VERRÀ IN VISITA IN MOLISE, LA POLEMICA DI UN CITTADINO TERMOLESE: VERRÀ ANCHE A DIRCI CHE FINE HA FATTO DON MARINO GENOVA?

    IL PAPA VERRÀ IN VISITA IN MOLISE, LA POLEMICA DI UN CITTADINO TERMOLESE: VERRÀ ANCHE A DIRCI CHE FINE HA FATTO DON MARINO GENOVA?

     Il cinque luglio Papa Francesco verrà in visita in Molise. Lo ha annunciato l’arcivescovo di Campobasso Monsignor Giancarlo Bregantini. Con queste parole:

    “Carissimi presbiteri, diaconi, seminaristi, consacrate/i, giovani, autorità, organi di stampa e fedeli tutti dell’Arcidiocesi di Campobasso-Bojano,in sintonia con la Sala Stampa Vaticana, che a mezzogiorno ne comunica la notizia ufficiale, anch’io come vostro Pastore rendo noto a tutti voi che il Santo Padre, Papa Francesco, visiterà il Molise Sabato 5 Luglio 2014. E’ una gioia immensa! Il programma dettagliato sarà concordato in seguito. Per ora possiamo sapere che nella mattinata visiterà la nostra città di Campobasso, sostando poi nel pomeriggio ad Isernia. Già fin d’ora ringraziamo papa Francesco per aver scelto di farci questo dono. Egli viene a confermare la nostra fede, a ravvivare il nostro entusiasmo, a rafforzare la nostra unità come popolo del Molise. Ci prepariamo ad accoglierlo con entusiasmo, quell’entusiasmo stesso che egli ha saputo darci in ogni nostro precedente incontro con la sua straordinaria figura. Il cammino di preparazione lo concorderemo tutti insieme, perché divenga, alla luce di Pasqua, un momento di attesa risurrezione per le nostre comunità. Chiediamo a tutti di pregare perché sia un evento di fortissima valenza pastorale, affidando papa Francesco alla Vergine Maria Addolorata patrona del Molise e ai nostri santi Patroni san Pietro Celestino e san Bartolomeo“.

     Tra i tanti molisani contenti c’è però anche un termolese che non perde tempo e occasioni per mettere in luce la corruzione che regna nella chiesa. E per questo motivo, tramite il suo profilo facebook lancia una domanda provocatoria: Verrà a spiegarci che fine hanno fatto i preti pedofili molisani come don Marino Genova?

    Una domanda certamente legittima la sua. Ma chi è Don Marino Genova? Lo ricordiamo ancora una volta. E’ il prete che, nell’esercizio delle sue funzioni, ha continuamente abusato della parrocchiana di Portocannone Giada Vitale da quando aveva 13 anni. La ragazza anche se avesse fatto sesso consenziente con qualsiasi uomo a quell’età sarebbe stata comunque vittima di violenza presunta. Un prete che abusa dell’innocenza di una ragazzina minorenne che non si sa che fine abbia fatto. L’unica cosa che si sa è la sospensione a divinis. Ora il cittadino termolese, che evidentemente si è schierato con Giada, vuole sapere la verità.
    E noi di Unavoceperledonne ci associamo a lui.
  • GIADA VIOLENTATA DA DON MARINO, IL SUO RACCONTO FINISCE A FRANCE 24 E DIVENTA DI IMPORTANZA INTERNAZIONALE

    GIADA VIOLENTATA DA DON MARINO, IL SUO RACCONTO FINISCE A FRANCE 24 E DIVENTA DI IMPORTANZA INTERNAZIONALE

    La trasmissione della nota emittente di news francesi parlava dello strano rapporto tra il Vaticano e la pedofilia. E per dimostrare quanto i preti siano subdoli e arrivino alla violenza senza essere adeguatamente puniti, è stata scelta la storia diGiada Vitale, vittima da quando aveva 13 anni del prete pedofilo Don Marino Genova, il quale nonostante sia stato sospeso A Divinis non è stato ancora spretato.

    Giada si è vista, ancora una volta in viso e coraggiosa,  mentre suonava il pianoforte. Il sogno della sua vita, cosa che ha messo in discussione  dopo le molestie, e mentre ha parlato della sua storia che noi di Unavoceperledonne avevamo approfondito nel pezzo “Giada violentata a 13 anni da Don Marino a Portocannone… e c’è chi strumentalizza la vicenda per fini politici”.

    Lo ha fatto con sincerità di accenti ripercorrendo tutte le fasi anche se alcune sono tagliate per dare spazio anche ad altre storie. La storia, che ancora non si definisce a livello giudiziario, ha valicato i confini nazionali grazie al prezioso contribuito della Rete l’Abuso. Ora non dare giustizia a Giada Vitale significa non rispettare le vittime dei preti pedofili. Noi lo sottoscriviamo senza paura e stiamo con Giada.

     

  • Ex parroco verso processo per violenza sessuale: “La Regione Molise si costituisca parte civile” Un caso seguito da Rete L’ABUSO

    Ex parroco verso processo per violenza sessuale: “La Regione Molise si costituisca parte civile” Un caso seguito da Rete L’ABUSO

    Il caso di Giada Vitale e don Marino Genova potrebbe arrivare presto in Tribunale. Le indagini avviate dalla Procura della Repubblica di Larino, che ha ricevuto l’esposto della ragazza attivando le doverose verifiche, si trovano in fase preliminare. Ma dalle notizie che trapelano si apprende che la richiesta di rinvio a giudizio per l’ex parroco di Portocannone, accusato di violenza sessuale sulla ragazza che oggi ha 18 anni ma che all’epoca dei fatti ne aveva 13, sarebbe imminente. Il consigliere regionale Filippo Monaco ha presentato una mozione per chiedere l’impegno del Consiglio a costituirsi parte civile in caso di processo, sulla scorta della legge contro la violenza di genere di recente adozione.

    Portocannone. Il caso di Giada Vitale e don Marino Genova potrebbe arrivare presto – nell’arco dei prossimi mesi – in Tribunale. Le indagini avviate dalla Procura della Repubblica di Larino, che ha ricevuto l’esposto della ragazza attivando le doverose verifiche,si trovano in fase preliminare. Ma dalle notizie che trapelano si apprende che la richiesta di rinvio a giudizio per l’ex parroco di Portocannone, accusato di violenza sessuale sulla ragazza che oggi ha 18 anni ma che all’epoca dei fatti ne aveva 13, sarebbe imminente. 

    In quel caso la Regione Molise potrebbe costituirsi come parte civile nel procedimento. Per ora è ancora una semplice richiesta, che però sulla scorta della recente legge in materia di violenza di genere approvata proprio dai consiglieri di Palazzo Moffa diventerebbe un passo necessario.

    Il consigliere regionale Filippo Monaco ha presentato una mozione per chiedere all’intero Consiglio, dunque alla Regione Molise, «di costituirsi parte civile – nel caso in cui fosse accertata la realtà della presunta violenza – nel processo che vedrebbe Giada Vitale vittima di violenze e abusi al fine quindi di non lasciare sola la presunta vittima a combattere una battaglia che avrebbe leso i suoi diritti oltre che la dignità di donna e minore; al fine di attuare una legge approvata all’unanimità che tutela e assicura sostegno alle donne vittime di violenza».

    La vicenda è nota, anche per avere avuto un ampio riflesso sulla stampa nazionale e essere stata oggetto di trasmissioni televisive su Canale 5 e Italia 1 e, in tempi recentissimi, di nuovi episodi a corredo di una storia già troppo traumatica. Giada Vitale ha denunciato presunti abusi sessuali da parte di don Marino Genova, raccontando di essere stata costretta a subire violenze sessuali per anni. Violenze iniziate quando era poco più di una bambina, a 13 anni, e proseguite finché la stessa, dopo aver tentato di togliersi la vita in preda alla disperazione, ha trovato la forza di denunciare il “suo” parroco. Dopo quella denuncia, la prima, l’allontanamento di Marino Genova e l’inizio delle indagini, che si sono concentrate su una serie di episodi e soprattutto testimonianze a supporto di quanto la vittima ha riferito. Oltre ai testimoni, alcuni dei quali già ascoltati dal pm che si occupa del caso, ci sono anche le registrazioni. Quelle messe insieme dal momento in cui la ragazza si è rivolta alla Rete nazionale L’Abuso, un progetto di sostegno delle vittime di sacerdoti pedofili che nasce dall’idea di un gruppo di vittime accumunate dal fatto che il loro abusatore è un uomo consacrato.

    Ora in regione approda una mozione per chiedere che al momento dell’eventuale processo l’ente di Palazzo offa, in nome e pe conto dell’intero Molise, si costituisca parte civile.
    Una decisione che va a innestarsi sulla legge varata all’unanimità otto mesi fa proprio per attuare tutte le misure necessarie alla prevenzione e al contrasto della violenza di genere.
    «E’ un tema molto caldo e sensibile quello della violenza su donne e minori che spesso balza agli onori della cronaca nazionale e locale – sostiene il vicepresidente del consiglio regionale Filippo Monaco – ed il Molise non è da meno.

    E’ recente infatti la notizia della presunta violenza ai danni di una ragazzina di Portocannone che, all’epoca dei fatti era minorenne, da parte del parroco del paese. Certezze e verità dell’accaduto ancora non esistono ma, nel caso in cui fosse vero, si tratterebbe di un caso di una gravità inaudita e che rientrerebbe, a tutti gli effetti, nell’accezione più ampia della violenza di genere».

    Monaco ricorda che la Regione Molise, varando, nell’ottobre 2013 la legge n.15 al fine di prevenire e contrastare ogni forma di violenza ai danni di donne e bambini, ha previsto la possibilità di costituirsi parte civile in tutti i processi celebrati nel suo territorioaventi ad oggetto reati che presuppongono l’esercizio di condotte violente, anche di carattere morale, ai danni delle donne e dei minori di età. «E’ per questo che ho presentato una mozione che impegna l’intero consiglio regionale a costituirsi parte civile. Non si sta accusando nessuno nè tantomeno si è possessori della verità dei fatti. Nella certezza però di un simile avvenimento la Regione non può stare a guardare inerme ed impassibile ma dovrà attuare tutte le azioni necessarie per contrastare la violenza, così come sancito dalla recente normativa».

    http://www.primonumero.it/attualita/primopiano/articolo.php?id=16161
  • Parapiglia davanti alla chiesa, parrocchiana si scaglia contro Giada: “Dici solo menzogne”

    Parapiglia davanti alla chiesa, parrocchiana si scaglia contro Giada: “Dici solo menzogne”

    La presunta vittima di abusi sessuali da parte dell’ex parroco don Marino Genova è stata aggredita verbalmente da una donna, nella serata di giovedì 27 febbraio, il giorno dopo il servizio televisivo de “Le iene”. Giada era in compagnia del presidente della rete “L’abuso” e di un altro collaboratore, quando la donna ha cominciato a inveire contro entrambi. Sono stati allertati i Carabinieri che hanno raccolto le deposizioni. La parrocchiana è stata querelata.

    di Alessandro Corroppoli

    Portocannone. Giada Vitale, la presunta vittima di abusi sessuali da parte dell’ex parroco don Marino Genova, è stata aggredita verbalmente da una parrocchiana in pieno centro tanto da costringere la stessa a chiedere aiuto alle forze dell’ordine.
    Il bruttissimo episodio si è verificato nella serata di giovedì 27 febbraio, intorno alle ore 19,30 proprio davanti alla chiesa Santi Pietro e Paolo, il giorno successivo al servizio televisivo delle Iene. All’aggressione verbale hanno assistito anche il presidente della Rete L’Abuso ed un suo collaboratore, che da alcuni giorni soggiornano nella cittadina per sbrigare alcune pratiche burocratiche. Il tutto è avvenuto nel tardo pomeriggio di giovedì mentre i tre si stavano recando da un teste per acquisire informazioni sommarie.La parrocchiana, M. D. le iniziali, e altre due persone discutevano davanti alla chiesa, ma al passaggio della ragazza, rivolgendosi a Francesco Zanardi ha cominciato in modo aggressivo ad inveire dicendo: «Mi sembrava di conoscere quella faccia. Sei venuto ad offendere il nostro dolore». Zanardi replicava dicendo che era venuto a sostenere la vittima, Giada e il suo dolore. A questo punto la donna ha iniziato a rivolgere le sue ire contro la Vitale accusandola di mentire, pretendendo che la ragazza si confrontasse con lei, accusandola di parlare solo con i giornalisti.Nel frattempo dalla chiesa uscivano il Vescovo, Gianfranco De Luca, e il parroco, Don Michele Valentini, che avevano da poco terminato la celebrazione della Santa Messa seguita a un incontro con la cittadinanza nel tentativo, evidentemente abortito, di placare gli animi dei parrocchiani.Alla loro vista la donna ha rincarato la dose contro la ragazza accusandola di non essere mai andata in chiesa.

     Le urla della donna hanno attirato l’attenzione di tutti i presenti nella piazza. A questo punto Zanardi e il suo collaboratore, per scongiurare una possibile rissa, in quanto la donna non solo non smetteva di gridare, ma seguiva la Vitale, sono intervenuti allontanando immediatamente la ragazza. Immediato l’intervento dei Carabinieri, che hanno raccolto le deposizioni. Nel pomeriggio di ieri la parrocchiana è stata formalmente querelata.

    http://www.primonumero.it/attualita/primopiano/articolo.php?id=16081
  • Dal silenzio al fragore: la storia di Portocannone è un caso nazionale

    Dal silenzio al fragore: la storia di Portocannone è un caso nazionale

    TERMOLI. Dalle testate locali a quelle nazionali, incluse le trasmissioni televisive più seguite e in voga del panorama italiano. Giada Vitale, la ragazza vittima della presunta violenza da don Marino Genova, scende in campo ed è determinata. Nessuna paura per lei nel denunciare quello che le è capitato: “svestita, penetrata, vittima di sesso orale e dell’indifferenza” al punto che tra un sorriso e un ricordo amaro tesse la tela della ripresa e punta a ricostruire intorno a sé quell’immagine di donna e di adolescente rubata dalle tante atrocità subite o quantomeno denunciate dato che la legge ancora non sentenzia.

    “Non l’ho fatto per soldi ed è assurdo che il prete di oggi mi abbia vietato di suonare l’organo e il sindaco Mascio mi abbia abbandonata” denuncia la diciottenne e così, dopo la lettera a Pomeriggio 5, anche il vescovo diocesano Gianfranco De Luca chiude le porte al fratello don Marino consegnandolo alla stampa quale un orco e salvando la sua faccia di “buon prelato”.

    Sapeva tutto? Di certo aver timore della stampa e spifferare le cose non aiuta né lui né il prete che sarebbe dovuto essere difeso, non coperto, ovviamente, ma difeso ma particolari e verità che incattiviscono e inquinano un’opinione pubblica già spaccata di suo.

    Difendere, appunto, non le sue colpe, ma l’uomo, quello che seppur ha sbagliato è figlio di quel Dio dell’amore che lui stesso professa, un concetto ben diverso che avrebbe chiamato De Luca a tacere perché la sospensione “a divinis” è già una condanna precedente (in questo caso perché dovrebbe essere consequenziale) a quella stessa della legge.

    Tutto farà il suo corso, tutto andrà come deve andare, eppure resta “il non voler credere alla storia, il voler sperare (e per alcuni esser certi) che è tutta una montatura” da parte dei residenti.

    Giada vuole andare via da Portocannone, lo dichiara a “Le Iene” e lo farà un giorno, a testa alta e con nel cuore non solo la giustizia ma anche e purtroppo quelle ferite e quella verità che lei solo sa.

    Sostenuta e accompagnata dalla rete “L’abuso”, G. oggi accenna sorrisi con la speranza che un domani questa storia sarà solo un brutto ricordo, un incubo dal quale è chiamata a svegliarsi.

  • Don Giovanni Tramontano non sarà più sacerdote. Il Vescovo Bregantini: ‘scelta che va capita e rispettata, mai giudicata’

    Don Giovanni Tramontano non sarà più sacerdote. Il Vescovo Bregantini: ‘scelta che va capita e rispettata, mai giudicata’

    Il parroco di Cercepiccola e San Giuliano del Sannio, Giovanni Tramontano, ha chiesto di iniziare la pratica di riduzione allo stato laicale. A renderlo noto in maniera ufficiale è il Vescovo e la Curia Diocesana di Campobasso – Bojano, Monsignor Giancarlo Maria Bregantini. In parole spicciole il “don” dei due paesini della Valle del Tammaro non sarà più un sacerdote.
    «Lo ringraziamo per il suo servizio di entusiasmo e di gioia che ha svolto presso le due parrocchie di San Giuliano del Sannio e Cercepiccola – spiega il vescovo – come guida spirituale dei due paesi, che conserveranno sempre la gratitudine per quanto hanno ricevuto.
    Siamo molto dispiaciuti della sua scelta, ma come ogni scelta va rispettata e capita, mai giudicata.
    Gli siamo molto vicini per il suo futuro cammino, non facile, con tanta preghiera, amicizia e solidarietà».

  • PRESUNTA PEDOFILIA: LE IENE IN PAESE. GIULIO GOLIA A CASA DI GIADA. Un caso seguito dalla Rete L’ABUSO

    PRESUNTA PEDOFILIA: LE IENE IN PAESE. GIULIO GOLIA A CASA DI GIADA. Un caso seguito dalla Rete L’ABUSO

    Portocannone. Dopo le esclusive di Primonumero.it la vicenda che coinvolge l’ex parroco di Portocannone Marino Genova, sospeso ’a divinis’, e la giovane Giada, vittima di presunti abusi sessuali, approda su Italia Uno nel programma Le Iene.

    Questa mattina, domenica, una troupe del noto programma televisivo, guidata da Giulio Golia si è fatta notare tra le strade e la centralissima piazza Skanderbeg nel tentativo di catturare le sensazioni e le impressioni dei presenti.

    Lo stesso Golia è stato a casa di Giada per un’intervista che andrà in onda tra qualche settimana, presumibilmente dopo la settimana sanremese.

    Alessandro Corroppoli
    http://www.primonumero.it/attualita/news/1392549940_portocannone-presunta-pedofilia-le-iene-in-paese-giulio-golia-a-casa-di-giada.html
  • Giada, un dramma nel dramma: “Dopo la denuncia di abusi sessuali ho il paese contro”

    Giada, un dramma nel dramma: “Dopo la denuncia di abusi sessuali ho il paese contro”

    di Ida Petrone

    Portocannone. Dopo aver denunciato il parroco che per anni avrebbe abusato di lei, si è ritrovata sola. Quasi tutti i parrocchiani si sono schierati dalla parte del sacerdote. In molti l’hanno accusata apertamente e una gran parte le ha tolto il saluto. E’ lei stessa a dirlo, a raccontarlo con amarezza e sofferenza. Le sue parole, certo non facili né per chi le pronuncia né per chi le ascolta, trovano una conferma anche su facebook: una pagina a sostegno del sacerdote e più di un insulto alla ragazza. «La Lettera Scarlatta te la devi attaccare al volto» uno dei tanti commenti al vetriolo postati sul social network. Un dramma nel dramma quindi quello che sta vivendo colei che sarebbe una vittima, perché se è terribile essere stata oggetto dimolestie sessuali a soli 13 anni da parte di un sacerdote, lo è altrettanto non essere creduti, essere additati e perfino estromessi dalla comunità.

    Una comunità che- stando alle aspettative della giovane- le si sarebbe dovuta stringere attorno, darle conforto e sostegno. «Quando mi incontrano per strada girano lo sguardo altrove pur di evitare di salutarmi. Più di qualcuno ha affermato che io e mia madre ci siamo inventate tutto per spillare soldi». Accusata di essere una bugiarda, Giada sostiene che i suoi paesani quando non l’additano la ignorano, e lo stesso parroco che ha preso il posto di don Marino, la sta escludendo dalle attività della parrocchia. «Non mi ha permesso più di suonare in chiesa asserendo che non possono più pagarmi in quanto non ci sono soldi» racconta la ragazza che per anni ha seguito il coro parrocchiano, accompagnando le funzioni religiose suonando l’organo.

    Giada, oggi 18enne, ha denunciato l’ex parroco perché per oltre 3 anni sarebbe stata molestata sessualmente da lui. Si tratta di Don Marino, che oggi ha 58 anni e che nel 2012 è stato allontanato repentinamente dal piccolo centro dallo stesso vescovo Gianfranco De Luca. L’uomo avrebbe abusato di lei, della sua innocenza e ingenuità, per un lungo periodo, dal 2009- quando la ragazza aveva solo 13 anni- fino al 2012. 

    La storia, che ha fatto molto scalpore in paese, è balzata anche sulle pagine dei giornali nazionali e la giovane è stata ospite di Barbara D’Urso a Pomeriggio 5. Nella puntata andata in onda lo scorso 16 gennaio, il racconto della ragazza è stato accompagnato con più interviste ai cittadini di Portocannone i quali hanno dichiarato, senza riserva alcuna, di non credere al racconto dell’adolescente. Parole dure da parte di una comunità che addita la vittima accusandola di mirare ad un una somma di denaro a fronte di un risarcimento per qualcosa che «non è possibile sia accaduto», commentano. 

    Giada dice di essere delusa e amareggiata anche per non aver avuto alcuna parola di conforto da parte di Luigi Mascio, sindaco di una comunità così piccola, dove tutti si conoscono e se non si è parenti si è di certamente amici o conoscenti. «Un gesto per mostrare la vicinanza me lo aspettavo» commenta anche la mamma della giovane, che ricorda di essere la figlia di Acciaro il quale, negli anni ’60, fu sindaco di una Portocannone che, in quel periodo, vide una fiorente bonifica proprio per l’impegno del primo cittadino. «Mio padre non ha mai perso occasione per mostrare la vicinanza ai suoi compaesani» sottolinea la figlia dell’ex sindaco. La donna esprime il suo dolore per quanto è accaduto alla sua unica figlia che all’età di 3 anni è rimasta orfana di padre.

    Due donne che dopo la denuncia inoltrata al vescovo De Luca nella primavera del 2012, alla magistratura lo scorso anno, si ritrovano a vivere una dolorosa solitudine e un incredibile e assurdo isolamento. Giada, che è diventata maggiorenne a giugno 2013, confida di essere stata seguita da una psicoterapeuta e che ancora oggi è in cura.

    Ma se fino allo scorso anno le cure mediche erano pagate dalla diocesi, oggi non più. 

    «Dalla chiesa non vogliamo solo belle parole, ma vogliamo i fatti. Ci devono aiutare a scoprire tutta la verità» continua Giada. La verità a cui fa riferimento è quella che dal suo punto di vista è rimasta celata dall’omertà che accomuna gran parte di coloro che frequentano la chiesa.Don Marino fu trasferito da San Felice e gli fu assegnata la parrocchia del piccolo centro bassomolisano. «Perché quel trasferimento? Doveva essere allontanato da qualcosa, o da qualcuno?» domanda oggi la giovane, in un marasma di dubbi che affollano la sua mente di vittima che non nasconde di essere stata plagiata da un uomo di cui si fidava.

    La storia che è esplosa solo poche settimane fa, Giada la viveva da quando era poco più di una bambina. Le è scoppiata dentro devastandola. «Ho tentato per due volte il suicidio e solo l’amore e la vicinanza di mia madre mi hanno permesso di trovare quella forza interiore per andare avanti». Fino in fondo, senza più quella vergogna che per anni «mi ha ingiustamente imbavagliata facendomi sentire sporca di una colpa che non era mia».

    Giada percepisce una mancanza che fa male, ossia l’assenza del calore di una comunità che per anni, dice ancora, è stata cieca dinanzi a ciò che stava accadendo a una bambina tra le mura di una sacrestia. Ma la giovane donna promette di andare avanti, perché il male che ha subito non resti impunito. 

    Attende ancora una risposta Giada, quella di Papa Francesco. A Sua Santità ha consegnato una lettera per ben 3 volte recandosi di persona in Vaticano. «L’ultima volta l’ho consegnata nelle sue mani. Nel corso di un’udienza pubblica ho scavalcato le transenne per dargli il mio scritto ed essere certa che potesse leggere ed essere informato di ciò che mi è accaduto».

    LINK
    La lettera di Giada a Papa Francesco 

    La lettera di Giada a Papa Francesco

    http://www.primonumero.it/attualita/primopiano/articolo.php?id=15908

  • Giada, la vittima di don Marino Genova grida la sua rabbia. Ammette anche di avere ritrovato la forza denunciando.

    Giada, la vittima di don Marino Genova grida la sua rabbia. Ammette anche di avere ritrovato la forza denunciando.

    Mi meraviglio di me stessa, che dopo la condizione triste che sto vivendo, fatta di maltrattamenti e delle offese più cocenti che una donna possa sopportare, mi ritrovo a scoprire in me una forza nuova che mi permette di andare avanti, con la fiducia che prima o poi questa situazione finirà.

    Con la certezza che sarà stabilito il vero carnefice.

    Spero di ritrovare presto la mia strada, di dimenticare il calvario che ho vissuto e che ancora sto vivendo.

    Il sindaco non si è degnato di fare una telefonata per dare a me e alla mia famiglia una parola di conforto, decidendo di non esprimersi nemmeno in merito alle lettere anonime pubblicate sui giornali, dove diversi parrocchiani mi accusavano di aver inventato tutta la storia soltanto per fare soldi.

    Persino la Gatti, tutrice dei minori alla Regione, ha preso posizione in questa vicenda, affermando che la stampa non avrebbe mai dovuto pubblicare determinate lettere, né agire con un atteggiamento evidentemente poco deontologico.

    Io non so più davvero cosa pensare.

    La parrocchia è come se mi stesse emarginando, ho chiesto al prete di cominciare le prove del coro, ma con varie scuse non me lo ha permesso.

    Ho incontrato personalmente il Papa e gli ho spiegato in tre distinte occasioni le violenze che ho ricevuto.

    Lui ha scelto però il silenzio, probabilmente per ovvi motivi.

    La mia scelta di parlare ha una ragione precisa: mi auguro che tutte le vittime di don Marino Genova, tutte le persone che per paura o per vergogna fino ad oggi non hanno parlato, escano allo scoperto e denuncino alla Magistratura per affrontare la situazione.

    Insieme possiamo fare molto.

    Possiamo dire alla Chiesa Cattolica che non vogliamo soltanto belle parole, ma fatti.

    Possiamo dire che vogliamo far emergere la verità e che ci spieghi per quali motivi, dopo 25 anni, Don Marino Genova è stato trasferito da San Felice a Portocannone nel settembre 2005.

    Anche il Vescovo Gianfranco De Luca, subito dopo i 18 anni, mi ha abbandonata e non mi ha più pagato le cure psicologiche come mi aveva assicurato.

    Per tamponare allo scandalo, ha promesso a mia madre un lavoro come donna delle pulizie, per un onere di 340 euro, dimostrando probabilmente di aver fatto un gesto di solidarietà e dicendo che adesso col guadagno di mia madre posso continuare le terapie.

    Per fortuna, c’è tanta gente che in silenzio mi è solidale.

    Su Facebook hanno creato un gruppo di circa duecento sostenitori del prete e di oltre 1200 che chiedono “Giustizia per Giada”.

    Non sono sola, lo so che non lo sono. Assieme al sostegno e all’aiuto di queste persone che stanno combattendo la mia battaglia, riuscirò a far sì che la verità venga fuori e che si sappia dove sta la vera menzogna.

    Ringrazio la Rete L’ABUSO e l’avvocato Sergio Cavaliere che da quando mi hanno preso in carico mi stanno vicino e mi sostengono.

  • Il parroco di Monteroduni, don Luigi Balsamo, indagato per pedofilia. Originario di Afragola, non nuovo a questi episodi

    Il parroco di Monteroduni, don Luigi Balsamo, indagato per pedofilia. Originario di Afragola, non nuovo a questi episodi

    ANCORA il caso di un prete pedofilo in Molise. Precisamente a Monteroduni, dove l’aiutante del parroco dal 2000 al 2008 è stato denunciato da diverse famiglie di bambini che avrebbe molestato. I genitori si sono rivolti ai carabinieri che hanno avviato una lunga e difficilissima inchiesta. Adesso le indagini sarebbero state chiuse, mentre il parroco è stato allontanato
    dalla comunità della provincia di Isernia. Dopo il caso di don Felix un’altra storia raccapricciante,
    un altro episodio shock di bambini molestati da chi dovrebbe essere per loro guida spirituale

    I presunti episodi si sarebbero verificati a Monteroduni negli anni fino al 2008

    La Procura della Repubblica presso il Tribunale di Isernia avrebbe chiuso le indagini per presunti episodi di pedofilia che coinvolgerebbero don L.B., aiutante prete a Monteroduni dal 2000 al 2008 e si appresterebbe a chiedere il rinvio a giudizio. I fatti oggetto delle indagini, svolte segretamente dai carabinieri della locale Stazione, coordinati dal capitano della compagnia di Venafro Falso, si riferiscono agli ultimi anni della permanenza del religioso a Monteroduni. Il prete, di origine campana, che pare non essere nuovo a questo genere di episodi, era giunto in paese su nomina dell’allora vescovo di Isernia, Andrea Gemma, come aiutante di don Agostino Lauriola, titolare della parrocchia di San Michele Arcangelo. Ma dopo le numerose denunce presentate presso i carabinieri del paese da parte di alcuni genitori dei ragazzini sono scattate le indagini a carico del prete. L’attuale vescovo Mons.Visco, quasi anticipando le indicazioni rigide papali sui preti pedofili l’ha prontamente allontanato dalla comunità lo scorso anno in attesa che la giustizia faccia il suo corso. Ora pare che il parroco risieda in Umbria per un percorso di recupero educativo. Intanto i genitori dei ragazzini molestati invocano una giustizia celere senza indulgenza.

    Del caso se ne starebbe occupando anche il tutore dei minori di Campobasso Nunzia Lattanzio.