Osservatorio della Rete L'ABUSO

Categoria: Città del Vaticano

  • Il Papa “vergogna” per i fallimenti della Chiesa per gli abusi sui minori in Francia

    Il Papa “vergogna” per i fallimenti della Chiesa per gli abusi sui minori in Francia

     – Roma – Papa Francesco si è detto “vergognoso” per l’incapacità della Chiesa cattolica di trattare con i preti pedofili in Francia, poiché uno dei suoi più stretti consiglieri ha spinto per un’inchiesta sugli abusi sessuali sui bambini da parte del clero in Italia.

    Un rapporto storico di martedì ha rilevato che almeno 330.000 bambini sono stati abusati sessualmente da membri del clero e laici delle istituzioni ecclesiastiche in Francia negli ultimi 70 anni.

    Il papa ha ammesso che la chiesa non aveva messo al primo posto i bisogni delle vittime in quella che era considerata una delle sue più forti condanne degli abusi sessuali sui minori nella chiesa cattolica fino ad oggi.

    “C’è, purtroppo, un numero considerevole”, ha detto durante la sua udienza settimanale in Vaticano mercoledì. “Vorrei esprimere alle vittime la mia tristezza e il mio dolore per il trauma che hanno subito. È anche la mia vergogna, la nostra vergogna, per l’incapacità della chiesa per troppo tempo di metterli al centro delle sue preoccupazioni”.

    Francesco ha esortato tutti i vescovi ad agire per garantire che “drammi simili non si ripetano”, mentre invita i cattolici in Francia a lavorare per garantire che la chiesa sia “un luogo sicuro per tutti”.

    L’inchiesta indipendente è stata la prima grande resa dei conti francese sugli abusi sessuali su minori da parte del clero. Si stima che 216.000 bambini siano stati vittime di violenza sessuale da parte di preti cattolici francesi, diaconi e altro clero dal 1950 al 2020. Se si considerano i membri laici della chiesa, come gli insegnanti delle scuole cattoliche, la cifra è salita ad almeno 330.000.

    Sulla scia delle schiaccianti scoperte, Hans Zollner, sacerdote tedesco e stretto consigliere di papa Francesco, ha esortato i vescovi italiani a “trovare il coraggio di indagare” sugli abusi sui minori da parte del clero.

    “La Chiesa cattolica in altri Paesi deve ora trovare lo stesso coraggio che ha in Francia. Spero anche in Italia”, ha detto Zollner in un’intervista a La Repubblica . “La chiesa non è immacolata, purtroppo è fatta anche di peccato e delitti”.

    Zollner era nel comitato organizzatore di un vertice vaticano, tenutosi nel febbraio 2019, per affrontare la pedofilia all’interno della chiesa cattolica. Era la prima volta che i presidenti delle conferenze episcopali si riunivano per discutere della questione, anche se il discorso conclusivo di papa Francesco è stato criticato dalle vittime di abusi per non aver assunto il tono di un’azione forte contro i preti pedofili.

    Sebbene lo scandalo di abusi ad ampio raggio e accuse di insabbiamento abbia inferto un duro colpo alla reputazione della chiesa cattolica negli Stati Uniti, in Irlanda, Cile, Australia e ora in Francia, ci sono molti paesi, tra cui l’Italia , in cui la questione è stato per lo più sepolto.

    Nel gennaio 2019, una commissione delle Nazioni Unite ha condannato l’Italia per essere complice nella protezione dei preti pedofili da accuse penali e ha chiesto al Paese di elaborare un piano nazionale per prevenire gli abusi sessuali sui bambini.

    «Vogliamo un’inchiesta anche qui, ma il papa non l’ha mai chiesta», ha detto Francesco Zanardi, fondatore di Rete l’Abuso, l’unica rete italiana di vittime di abusi clericali.

    “I numeri in Francia sono spaventosi ma qui potremmo avere fino a 1 milione di vittime. Sentire semplicemente ‘Mi dispiace’ è ridicolo”.

    Mercoledì, un tribunale vaticano ha assolto un ex chierichetto dall’accusa di aver molestato un ragazzo più giovane nel seminario giovanile del Vaticano, nel primo processo per abusi sessuali del clero ascoltato dal tribunale penale del papa.

    Il collegio di tre giudici ha assolto il Rev. Gabriele Martinelli da alcune accuse e ha stabilito che altri non potevano essere puniti. Assolto anche l’ex rettore del seminario, don Enrico Radice.

    Lo scandalo sui presunti abusi nella residenza è scoppiato nel 2017 quando gli ex chierichetti hanno reso pubbliche le accuse di cattiva condotta di Martinelli e un insabbiamento da parte dei superiori del seminario. Le loro accuse hanno fortemente minato l’impegno di Francesco di “tolleranza zero” per gli abusi poiché gli atti sarebbero avvenuti in territorio vaticano.

    Martinelli aveva negato di aver molestato la presunta vittima, LG, dicendo che le accuse erano infondate, poco plausibili e frutto della “gelosia” di altri seminaristi perché alla fine è stato ordinato sacerdote. Radice ha negato di sapere qualcosa di abusi o di intralcio alle indagini.

    https://www.theguardian.com/world/2021/oct/06/pope-francis-shamed-by-church-failures-child-abuse-france

  • Processo vaticano su abusi in seminario, imputati prosciolti

    Processo vaticano su abusi in seminario, imputati prosciolti

    Città del Vaticano, 6 ott. (askanews) – Sono stati prosciolti i due imputati del processo vaticano sui presunti abusi sessuali nel preseminario.

    Per alcuni reati i due sacerdoti sono assolti, per altri non sono punibili, per altri ancora è intervenuta la prescrizione.

    Il processo nel tribunale vaticano presieduto da Giuseppe Pignatone si era aperto il 14 ottobre ed era teso ad accertare le accuse di abusi sessuali che sarebbero avvenuti nel Preseminario Pio X, a pochi passi da San Pietro. Sul banco degli accusati due sacerdoti: don Gabriele Martinelli, accusato di abusi sessuali che sarebbero avvenuti in anni precedenti il 2012, e don Enrico Radice, rettore del Preseminario all’epoca dei fatti, con l’accusa di favoreggiamento.

    Le indagini erano state avviate nel novembre del 2017 a seguito di notizie divulgate dal giornalista Gianluigi Nuzzi. Nonostante i fatti denunciati risalgano ad anni in cui la legge all’epoca in vigore impediva il processo in assenza di querela della persona offesa da presentarsi entro un anno dai fatti contestati, il rinvio è stato possibile in virtù di un apposito provvedimento del Santo Padre del 29 luglio scorso, che ha rimosso la causa di improcedibilità.

    https://www.askanews.it/esteri/2021/10/06/processo-vaticano-su-abusi-in-seminario-imputati-prosciolti-pn_20211006_00107/

  • Papa Francesco e il dossier sulla pedofilia in Francia: 200mila minori abusati da tremila preti in 70 anni

    Papa Francesco e il dossier sulla pedofilia in Francia: 200mila minori abusati da tremila preti in 70 anni

    Città del Vaticano – Di fronte al raccapricciante risultato del rapporto choc sulla pedofilia in Francia – appurando che nell’arco di 70 anni sono stati abusati più di 200mila bambini da circa tremila sacerdoti – il Papa ha manifestato enorme dolore. I numeri affiorati grazie al lavoro triennale di una commissione indipendente guidata da un autorevole giudice, di fatto erano già conosciuti in Vaticano, visto che Bergoglio era stato informato dai vescovi quattro giorni fa, durante una udienza fiume concessa ai vertici dell’episcopato d’Oltralpe.

    L’associazione delle vittime italiane Rete l’Abuso ha evidenziato che si tratterebbe di una percentuale altissima: oltre il 13 % di preti abusatori su un totale di 22 mila preti (numero attuale di sacerdoti ma rimasto sostanzialmente invariato negli anni).

    «Il suo pensiero va anzitutto alle vittime, con grande dispiacere, per le loro ferite, e gratitudine, per il loro coraggio nel denunciare, e alla Chiesa di Francia, perché, nella consapevolezza di questa terribile realtà, unita alla sofferenza del Signore per i suoi figli più vulnerabili, possa intraprendere una via di redenzione. Con la sua preghiera il Papa affida al Signore il Popolo di Dio in Francia, particolarmente le vittime, perché doni loro conforto e consolazione e con la giustizia possa giungere il miracolo della guarigione», ha fatto sapere il Vaticano.

    Il dossier

    Stamattina la pubblicazione del dossier ha sconvolto l’intero paese. La Chiesa, per lungo tempo, ha mostrato «profonda, totale e persino crudele indifferenza verso le persone abusate, proteggendo se stessa piuttosto che le vittime» ha denunciato Jean-Marc Sauve, capo della commissione che ha compilato il rapporto. La maggior parte erano ragazzi tra i 10 e i 13 anni.

    Dal rapporto emerge che la Chiesa non solo non ha preso le misure necessarie per prevenire gli abusi, ma non è nemmeno riuscita a denunciarli e talvolta ha messo consapevolmente i bambini in contatto con i predatori. Il presidente della conferenza episcopale francese, Eric de Moulins-Beaufort chinando il capo a nome di tutti i vescovi ha affermato che si tratta di una piaga della quale vergognarsi. Ha chiesto perdono e ha promesso che non accadranno più cose simili.

    La commissione è stata voluta e istituita dai vescovi alla fine del 2018 per far luce sugli abusi e ripristinare la fiducia pubblica nella Chiesa in un momento di calo dei fedeli e dei credenti. Il giudice Sauve ha ammesso che il problema però è ancora lì, visto che la Chiesa ha mostrato fino agli anni 2000 una completa indifferenza» nei confronti delle vittime. Tuttavia ha iniziato a cambiare veramente atteggiamento solo nel 2015-2016.

    Dai dati incrociati dai database della Chiesa, delle procure, dei mass media la stima del fenomeno potrebbe allargarsi fino a salire a 330.000 vittime se si includono gli abusi da parte di membri laici. A questo si aggiunge che i sospetti pedofili potrebbero essere da 2.900 a 3.200 in un arco temporale di 70 anni.

    https://www.ilgazzettino.it/italia/cronaca_bianca/papa_francesco_preti_pedofili_francia_dossier_abusi_minori-6238405.html

  • Pedofilia, report sugli abusi nella Chiesa francese: 216mila vittime in 70 anni

    Pedofilia, report sugli abusi nella Chiesa francese: 216mila vittime in 70 anni

    Dal 1950 ad oggi sono state 216mila le vittime di pedofilia nella Chiesa francese. Il dato emerge dal rapporto della Commissione indipendente sugli abusi sessuali voluto dai vescovi francesi. In questi 70 anni i preti pedofili sono stati fra i 2.900 e i 3.200. Secondo il presidente della Commissione, “la Chiesa cattolica ha manifestato fino all’inizio degli anni 2000 un’indifferenza profonda ed anche crudele nei confronti delle vittime”.

    Carattere “sistemico” degli abusi

    I “silenzi” e le “mancanze” della Chiesa cattolica dinanzi agli atti di pedocriminalità perpetrati al suo interno dagli anni Cinquanta presentano un carattere “sistemico”. “La Commissione ha lungamente deliberato ed è giunta ad una conclusione unanime: la Chiesa non ha saputo vedere, non ha saputo sentire, non ha saputo captare i segnali deboli”, ha dichiarato il presidente della Commissione indipendente Jean-Marc Sauvé.

    “Le vittime non vengono credute e ascoltate”

    Dal 1950 al 2000, ha aggiunto Sauvé, “le vittime non vengono credute, ascoltate e si ritiene abbiano un po’ contribuito a quello che è accaduto loro”. La Commissione ha proposto di “riconoscere la responsabilità della Chiesa”. Il primo principio raccomandato consiste nel “riconoscere la responsabilità della Chiesa in ciò che è successo dalle sue origini”.

    “La Chiesa ha il dovere di risarcire i danni”Sauvé ha lanciato un appello alla Chiesa a fornire “riparazioni” finanziarie a tutte le vittime di violenze sessuali al suo interno dal 1950 in Francia. “Bisogna risarcire i danni subiti dalle vittime anche al di là dei danni identificati, caratterizzati della Chiesa”, ha detto, auspicando che l’indennizzo non venga considerato come “un dono” ma come qualcosa di “dovuto” dalla Chiesa.

    https://www.tgcom24.mediaset.it/mondo/pedofilia-report-sugli-abusi-nella-chiesa-francese-216mila-vittime-in-70-anni_39058201-202102k.shtml

  • Presunti abusi in Vaticano: il processo arriva a Como

    Presunti abusi in Vaticano: il processo arriva a Como

    Como –  Sono stati trasmessi alla Procura di Como gli atti per gli abusi sessuali nel Preseminario San Pio X in Vaticano, già al centro del processo in corso in Vaticano, per volere di Papa Francesco che aveva modificato anche i termini della prescrizione per poter sottoporre a giudizio don Gabriele Martinelli, accusato delle violenze, e don Enrico Radice, rettore del preseminario, imputato per favoreggiamento nei suoi confronti. La decisione è stata presa dal gup del tribunale di Roma, accogliendo l’istanza avanzata dalla difesa dell’imputato, nel corso dell’udienza preliminare ha disposto la trasmissione del fascicolo a Como. La Procura capitolina a gennaio scorso aveva chiuso le indagini sui presunti episodi di violenza sessuale avvenuti tra il 2010 e il 2012.

    Nella vicenda è indagato anche il monsignore Enrico Radice, ex rettore del Preseminario, accusato di concorso in violenza sessuale: secondo gli inquirenti sarebbe stato a conoscenza dei fatti ma non avrebbe fatto nulla per impedirli né avrebbe denunciato. Anche se i presunti abusi, consumati dal 2010 e il 2012, sono avvenuti nella Città del Vaticano le autorità italiane hanno proceduto nei loro confronti in base al principio che un reato, anche se compiuto all’estero, può essere perseguito in Italia se chi lo compie vi si rifugia. Il trasferimento del fascicolo a Como è stato richiesto dalla difesa di don Martinelli e don Radice, nel corso della prima udienza al tribunale di Roma, facendo valere il principio del favor rei in base alla residenza dei loro assistiti.

    Se il processo penale a Como potrebbe iniziare nel 2022 quello in corso in Città del Vaticano, iniziato un paio di anni fa, volge ormai alle sue battute conclusive. A fine luglio il Promotore di Giustizia della Santa Sede Roberto Zannotti, che è l’equivalente del nostro pubblico ministero, ha chiesto la condanna a sei anni per don Gabriele Martinelli, oggi quasi 29enne, per atti di violenza carnale aggravata e atti di libidine aggravati, e quattro anni per don Enrico Radice, 71 anni, imputato per favoreggiamento. Nello specifico, Zannotti ha chiesto 8 anni di reclusione, ridotti a 4 anni, per don Gabriele Martinelli per il reato di violenza carnale aggravata e altri 4 anni di reclusione, ridotti a 2, per atti di libidine aggravati. Quindi un totale di 6 anni di reclusione, ridotti a motivo della minore età dell’imputato all’epoca dei fatti, mentre per l’ex Rettore del Preseminario, monsignor Radice, imputato per favoreggiamento, sono stati chiesti 4 anni di reclusione. Nell’ordinamento penale vaticano infatti non è previsto il reato di concorso in violenza sessuale, per il quale aveva indagato la Procura di Roma e ora quella di Como.

  • Abusi su ‘chierichetti’ del Papa, chiesti 6 e 4 anni per imputati

    Abusi su ‘chierichetti’ del Papa, chiesti 6 e 4 anni per imputati

    Il Promotore di Giustizia vaticano Roberto Zannotti ha chiesto sei anni di reclusione per don Gabriele Martinelli, 29 anni, e quattro anni per don Enrico Radice, 71 anni, durante l’udienza che si è svolta nel Tribunale vaticano nell’ambito dei presunti abusi avvenuti nel Preseminario San Pio X, gestito dall’Opera don Folci della diocesi di Como, dei cosiddetti ‘chierichetti del Papa’. Martinelli è accusato di violenza carnale aggravata e atti di libidine aggravati mentre Radice di favoreggiamento. Un processo parallelo per gli stessi fatti è aperto anche al Tribunale di Roma. Il Preseminario, dove sarebbero avvenuti gli abusi, quando abusatore e vittima erano entrambi minorenni, è collocato a Palazzo San Carlo, a pochi metri da Casa Santa Marta, dove risiede Papa Francesco, il quale ha recentemente deciso che da settembre la struttura si sposti fuori dalle mura vaticane.

    Le richieste di condanna

    Zannotti ha chiesto 8 anni di reclusione, ridotti a 4 anni, per don Gabriele Martinelli per il reato di violenza carnale aggravata e altri 4 anni di reclusione, ridotti a 2, per atti di libidine aggravati. Quindi un totale di 6 anni di reclusione, ridotti a motivo della minore età dell’imputato all’epoca dei fatti. Il Pg ha delimitato il periodo punibile dal compimento dei 16 anni da parte di Martinelli il 9 agosto 2008 (quindi non dall’inizio delle violenze denunciate, tra il 2007 e il 2012). Secondo l’ordinamento vaticano, infatti, secondo quanto spiegato dal Promotore di Giustizia nel corso dell’udienza, non è punibile chi non ha compiuto 16 anni quando ha commesso il reato. Richiesti per l’ex Rettore del Preseminario, monsignor Radice, imputato per favoreggiamento, 4 anni di reclusione. Zannotti ha spiegato che tale reato è stato così configurato, dal momento che nell’ordinamento penale vaticano non è previsto il reato di concorso in violenza sessuale, per il quale indaga invece la Procura di Roma.

    Il procuratore: “Si è trattato di violenze, non ‘cose di ragazzi’”

    Secondo Zannotti si è trattato di veri e propri “atti di violenza” e non di “cose di ragazzi”. Una delle vittime “ha riferito di molestie di vario genere caratterizzate da un crescendo. In tutto questo contesto, Martinelli manifesta un potere che lo porta ad abusare”, ha detto il Pg. Zannotti ha ricordato le minacce che Martinelli avrebbe rivolto alla vittima, a cominciare dal ricatto di concedergli ruoli importanti nel servizio liturgico delle messe papali in cambio di favori sessuali: “Dai che poi ti faccio servire la messa al Papa”. “Mi sembra una blasfemia”, ha detto il Pm, “è più che turpe”. Il magistrato ritiene che non c’è stato consenso agli atti da parte della vittima né quando era minorenne né dopo il compimento dei 18 anni. “Non bisogna confondere il consenso con la partecipazione all’atto”. Sull’ex Rettore Radice, Zannotti ha detto che il suo comportamento è “ancora più grave” delle violenze sessuali, “sia per la carica, che per l’ostinazione di coprire fatti evidenti a tutti”. “L’intera attività di Radice dal 2009 in poi era finalizzata a coprire Martinelli”, come dimostra, secondo il pm vaticano, la lettera falsa con cui Radice voleva accorciare i tempi dell’ordinazione diaconale di Martinelli.

    Legale vittima: “È la punta dell’iceberg”

    Secondo l’avvocato di una delle vittime, Dario Imparato, la vicenda dei presunti abusi nel Preseminario San Pio X non deve essere focalizzata sull’omosessualità, ma sull’abuso di potere. Il legale ha ricostruito l’intera vicenda del suo assistito, a partire dal suo ingresso nel San Pio X nel 2006 e le presunte violenze dell’imputato don Gabriele Martinelli iniziate l’anno successivo. Secondo l’avvocato l’ottica nella quale inserire la vicenda non è “l’omosessualità di Martinelli” bensì “l’ottica del potere”, “l’esercizio violento di un soggetto potente e prepotente, che prima di soddisfare la sua libido, voleva soddisfare la sua sete di potere”. Potere proveniente da “un rapporto malsano” con il rettore don Enrico Radice, l’altro imputato del processo. In particolare, Imparato ha insistito sulla mancanza di consenso da parte della vittima., richiamando anche il movimento Me Too. E ha ricordato “il clima brutto, malsano, marcio” che, a detta di diversi testimoni, caratterizzava il Preseminario. “Questa vicenda racconta il fallimento di piccole comunità chiuse, impermeabili all’esterno”, cosa che favorisce “abusi di potere”. “È la punta di un iceberg”, ha affermato. Perciò ha chiesto la condanna di entrambi gli imputati: “Non vorrei mai pensare che Martinelli nei prossimi decenni possa fregiarsi della medaglia dell’assoluzione per fatti che questa difesa ritiene gravi. Spesso per processare un sistema, bisogna processare un singolo”.

    L’avvocato di don Radice: “Mancano le prove”

    L’avvocato di don Radice, Agnese Camilli Carissimi, ha sottolineato che “dai fatti copiosamente emersi, nulla si è evidenziato” sull’ex Rettore. La legale ha sottolineato che tutte le accuse della vittima e dell’unico testimone oculare siano partite dopo l’espulsione di quest’ultimo dal Preseminario. Ha quindi parlato di “vendetta” e ha chiesto l’assoluzione di Radice con formula piena: “Difficile immaginare una sentenza di condanna con una tale mancanza di prove”.

    https://tg24.sky.it/roma/2021/07/15/abusi-chierichetti-papa-processo

  • Un adolescente era stato accusato di abusi in Vaticano. Ma poi è diventato sacerdote con l’aiuto di alti prelati.

    Un adolescente era stato accusato di abusi in Vaticano. Ma poi è diventato sacerdote con l’aiuto di alti prelati.

  • Papa Francesco respinge le dimissioni del cardinale Marx, ma la crisi resta

    Papa Francesco respinge le dimissioni del cardinale Marx, ma la crisi resta

    Papa Francesco respinge le dimissioni del cardinale Marx, arcivescovo di Monaco, annunciate pubblicamente il 4 giugno. Altrettanto pubblicamente attraverso la Sala Stampa della Santa Sede, ieri è stata diffusa la lettera di risposta del Papa. Che contiene anche una bacchettata al cardinale. «Tutta la Chiesa è in crisi a causa della vicenda degli abusi» ma «la Chiesa oggi non può fare un passo avanti senza assumere questa crisi» perché «la politica dello struzzo non porta da nessuna parte, e la crisi deve essere assunta dalla nostra fede pasquale. I sociologismi e gli psicologismi sono inutili». Dunque secondo Papa Francesco la soluzione è di «assumere la crisi, personalmente e comunitariamente, l’unica via fruttuosa perché non si esce da una crisi da soli ma in comunità».

    Tuttavia – aggiunge sempre il Papa rivolgendosi al cardinale – «sono d’accordo con te nel descrivere la triste storia degli abusi sessuali e il modo in cui la Chiesa l’ha affrontata fino a poco tempo fa come una catastrofe. Rendersi conto di questa ipocrisia nel modo in cui viviamo la nostra fede è una grazia, è un primo passo che dobbiamo fare. Dobbiamo farci carico della storia, sia personalmente che come comunità. Non possiamo rimanere indifferenti di fronte a questo crimine. Accettare significa mettersi in crisi». La diagnosi è chiara, la soluzione meno e in ogni caso le dimissioni sono respinte facendo ricorso a un esempio evangelico. «Se sei tentato di pensare che, confermando la tua missione e non accettando le tue dimissioni, questo Vescovo di Roma (tuo fratello che ti ama) non ti capisce, pensa a quello che Pietro ha provato davanti al Signore quando, a modo suo, ha presentato le sue dimissioni» presentandosi come un peccatore e si è sentito rispondere “Pasci le mie pecorelle”. Il riferimento è al capitolo 21 del Vangelo di Giovanni, nel dialogo tra Gesù e Pietro.

    Ma quali sono i rimedi rispetto alla crisi? Qui la lettera tace, limitandosi a una osservazione che di fatto investe i vescovi in prima persona e meno la Chiesa come istituzione. Dice infatti il Papa: «Le situazioni storiche devono essere interpretate con l’ermeneutica del tempo in cui sono accadute, ma questo non ci esime dal prenderle in carico e assumerle come la storia del ‘peccato che ci assedia’. Perciò, secondo me, ogni vescovo della Chiesa deve assumerlo e chiedersi: cosa devo fare di fronte a questa catastrofe?». Una serie di affermazioni, queste ultime, destinate a provocare qualche contraccolpo. Nel comunicato in cui annunciava le dimissioni, il cardinale Marx parlava di una crisi “sistematica”.

    Il gesuita tedesco Zollner – che sugli abusi è il massimo referente della Chiesa – in appoggio al cardinale Marx ha definito gli abusi una crisi “sistemica”. Nelle frasi del Papa non c’è traccia di questa visione, che pure sarebbe l’unica in grado di affrontare il problema. Perché la crisi è nelle persone e nelle strutture, che pure sono costituite da persone, in un intreccio molto forte. I segnali di una crisi sistemica ci sono da diversi anni, bastava prendere coraggio e leggerli. Invece si continua come se nulla fosse: i problemi gestionali non si affrontano, la crisi delle vocazioni non comporta un maggiore spazio ai laici, la leadership è sempre per scelta dall’alto e mai per “sinodalità” cioè coinvolgimento di tutte le componenti ecclesiali, le capacità reali delle persone non si valutano né valorizzano. Anzi, al contrario, si clericalizza ancor di più perché essere prete è una garanzia (usato sicuro?).

    Tra chiese locali e Vaticano il dialogo è sempre molto difficile. La formazione del clero è rimasta a 50 anni fa. Gli abusi sembrano incidenti di percorso, ci si arrovella su cambiamenti canonici invece di dire chiaro e tondo che si tratta di crimini da perseguire. Le giurisdizioni – canonica e tribunale civile – si sovrappongono, si confondono, non si capisce bene chi debba fare cosa. La crisi è “sistemica” per scarsa capacità di coinvolgere le persone nelle scelte e nelle decisioni di governo; tutto arriva dall’alto. Si sbaglia la scelta delle persone perché i criteri sono opachi. “Sistemica” non è una parola ad effetto. Fa riferimento alla teoria dei sistemi che attraversa diverse discipline fino ad arrivare alla psicologia. E va integrata con il costruttivismo cioè con la raffinata analisi dei modi in cui costruiamo la nostra realtà e visione del mondo.
    Considerare tutta la Chiesa come un “sistema” significa attuare quello che peraltro lo stesso Papa Francesco dice quando sottolinea che “il tutto è superiore alle parti”. Lo dice ma è difficile metterlo in pratica. E i risultati si vedono. Il punto di partenza degli abusi è una crisi nella formazione, nei metodi di governo, nel prevenire e prevedere, nel riparare rapidamente gli errori e riflettere su cause, conseguenze, soluzioni possibili. Chi fa riferimento al pensiero sistemico ha una marcia in più nello stare al passo con le situazioni. Se i preti venissero a conoscenza di questi aspetti – Zollner per primo dovrebbe saperlo, in una Facoltà di Psicologia come quella della Gregoriana in cui lavora – forse si comincerebbe ad avere strumenti per riflettere e intervenire.
    https://www.ilriformista.it/papa-francesco-respinge-le-dimissioni-del-cardinale-marx-ma-la-crisi-resta-225997/?refresh_ce
  • Il Papa respinge le dimissioni del cardinale Marx

    Il Papa respinge le dimissioni del cardinale Marx

    Papa Francesco ha respinto le dimissioni presentategli dal cardinale di Monaco Reinhard Marx. “Questa è la mia risposta, caro fratello – gli ha scritto stamane in una lettera -.

    Continua come tu proponi ma come Arcivescovo di Monaco e Frisinga. E se sei tentato di pensare che, nel confermare la tua missione e nel non accettare la tua rinuncia, questo Vescovo di Roma (tuo fratello che ti ama) non ti capisca, pensa quello che ha provato Pietro davanti al Signore quando, a suo modo, gli presentò la sua rinuncia: ‘Stammi lontano che sono un peccatore’, e ascolta la risposta: ‘Pasci le mie pecore’. Con affetto fraterno”.

     Nella lettera scritta in spagnolo, il Papa ringrazia dapprima Marx per il suo “coraggio”. “Mi dici che stai attraversando un momento di crisi – afferma poi -, e non solo tu ma anche la Chiesa in Germania lo sta vivendo. Tutta la Chiesa è in crisi per il problema degli abusi; di più ancora, la Chiesa oggi non può fare un passo avanti senza farsi carico di questa crisi”. Secondo il Pontefice, “la politica dello struzzo no, non porta a nulla, e la crisi va assunta dalla nostra fede pasquale”. “I sociologismi, gli psicologismi sono inutili – prosegue -.  Assumere che la crisi, personalmente e come comunità, sia l’unico modo fruttuoso perché da una crisi non esce da soli ma in comunità e dobbiamo anche tenere conto che da una crisi si esce migliori o peggiori, ma mai uguali”.

     “Sono d’accordo con te nel definire una catastrofe la triste storia degli abusi sessuali e il modo di affrontarla che la Chiesa ha preso fino a poco tempo fa”, aggiunge Francesco.  “Dobbiamo farci carico della storia, sia personalmente che come comunità. Non si può restare indifferenti di fronte a questo crimine – aggiunge -. Assumerlo significa mettersi in crisi. Non tutti vogliono accettare questa realtà, ma è l’unico modo, perché fare ‘risoluzioni’ di cambiare vita senza ‘mettere la carne alla brace’ non porta a nulla”.

    “Pertanto, a mio avviso – spiega il Papa -, ogni Vescovo della Chiesa deve assumerlo e chiedersi: ‘cosa devo fare davanti a questa catastrofe?’. Il ‘mea culpa’ di fronte a tanti errori storici del passato lo abbiamo fatto più di una volta di fronte a molte situazioni, anche se personalmente non abbiamo partecipato a quel frangente storico. E questo stesso atteggiamento è quello che ci viene chiesto oggi. Ci viene chiesto di riformare, cosa che – in questo caso – non consiste di parole ma di atteggiamenti che abbiano il coraggio di mettersi in crisi, di assumere la realtà qualunque ne sia la conseguenza”.

    “Dici bene nella tua lettera – riconosce Francesco – che seppellire il passato non ci porta a nulla. I silenzi, le omissioni, il dare troppo peso al prestigio delle Istituzioni porta solo al fallimento personale e storico, e ci porta a convivere con il peso di ‘avere scheletri nell’armadio’, come si suol dire”. “È urgente ‘dare aria’ a questa realtà degli abusi e di come la Chiesa ha proceduto – avverte -, e lasciare che lo Spirito ci conduca al deserto della desolazione, alla croce e alla risurrezione”. “È la via dello Spirito che dobbiamo seguire – continua -, e il punto di partenza è l’umile confessione: abbiamo sbagliato, abbiamo peccato. I sondaggi e il potere delle istituzioni non ci salveranno. Non ci salverà il prestigio della nostra Chiesa che tende a nascondere i suoi peccati; non ci salverà né il potere del denaro né l’opinione dei media (spesso ne dipendiamo troppo)”.
    “Come Chiesa dobbiamo chiedere la grazia della vergogna, e che il Signore ci salvi dall’essere la spudorata prostituta di Ezechiele 16”, afferma il Pontefice che conclude: “Mi piace come finisci la lettera: ‘Continuerò con piacere ad essere sacerdote e vescovo di questa Chiesa e continuerò ad impegnarmi a livello pastorale finché lo riterrò sensato e opportuno. Vorrei dedicare più intensamente alla cura pastorale i prossimi anni del mio servizio e adoperarmi per un rinnovamento spirituale della Chiesa, come instancabilmente chiedi’”.

    https://www.ansa.it/sito/notizie/politica/2021/06/10/il-papa-respinge-le-dimissioni-del-cardinale-marx-_e85df902-2afb-4953-8b15-60613ca03b27.html

  • Vaticano, si dimette il cardinale Marx: «Sugli abusi sessuali abbiamo fallito. La Chiesa è a un punto morto» – La lettera

    Vaticano, si dimette il cardinale Marx: «Sugli abusi sessuali abbiamo fallito. La Chiesa è a un punto morto» – La lettera

    Il testo integrale della lettera inviata a Papa Francesco: «Mi assumo la corresponsabilità relativa alla catastrofe dell’abuso sessuale perpetrato dai rappresentanti della Chiesa negli ultimi decenni»

    Un comunicato dalle parole molto forti annuncia l’ennesima rottura tra la chiesa tedesca e la Santa Sede. Il sigillo della tensione che c’è tra i prelati della Germania e il Vaticano è la lettera di dimissioni che Reinhard Marx, cardinale di Monaco, ha presentato a Papa Francesco. Marx, nel comunicato che annuncia le sue dimissioni, scrive che «la Chiesa cattolica è arrivata a un punto morto». La decisione è arrivata a pochi giorni dalla revisione del diritto canonico: una riforma che stravolge il libro VI del codice e cambia prospettiva, tra le altre cose, sulle pene per gli abusi sui minori. Adesso, non sono più considerati delitti contro obbligazioni particolari dei chierici, ma delitti contro la vita, la dignità e la libertà degli uomini. La scorsa settimana, il Papa aveva inviato due vescovi stranieri per indagare sull’arcidiocesi più grande della Germania, quella di Colonia, dove si sarebbero verificati alcuni casi di abusi sessuali. Sempre nel comunicato, Marx ha detto di confidare che le sue dimissioni possano agevolare la nascita di un percorso per la Chiesa tedesca. Il cardinale sente su di sé «la responsabilità della catastrofe delle molestie degli ultimi decenni».

    Santo Padre,

    indubbiamente la Chiesa in Germania sta attraversando dei momenti di crisi. Certamente vi sono molti motivi – anche oltre la Germania in tutto il mondo – che qui non ritengo dover elencare dettagliatamente. Tuttavia, la crisi viene causata anche dal nostro personale fallimento, per colpa nostra. Questo mi appare sempre più nitidamente rivolgendo lo sguardo sulla Chiesa cattolica in generale e ciò non soltanto oggi, ma anche in riferimento ai decenni passati. Mi pare – e questa è la mia impressione – di essere giunti ad un “punto morto” che, però,  potrebbe diventare anche un punto di svolta secondo la mia speranza pasquale. La “fede pasquale” vale anche per noi vescovi nella nostra cura pastorale: Chi  vuole vincere la sua vita, la perderà; chi la perderà, la vincerà!

    Sin dallo scorso anno sto riflettendo sul suo significato per me personalmente e – incoraggiato dal periodo pasquale – sono giunto alla conclusione di pregarLa di accettare la mia rinuncia all’ufficio di arcivescovo di Monaco e Frisinga. Sostanzialmente per me si tratta di assumersi la corresponsabilità relativa alla catastrofe dell’abuso sessuale perpetrato dai rappresentanti della Chiesa negli ultimi decenni. Le indagini e le perizie degli ultimi dieci anni mi dimostrano costantemente che ci sono stati sia dei fallimenti a livello personale che errori amministrativi, ma anche un fallimento istituzionale e “sistematico”. Le polemiche e discussioni più recenti hanno dimostrato che alcuni rappresentanti della Chiesa  non vogliono accettare questa corresponsabilità e pertanto anche la co-colpa dell’Istituzione. Di conseguenza rifiutano qualsiasi tipo di riforma e innovazione per quanto riguarda la crisi legata all’abuso sessuale.

    Io la vedo decisamente in modo diverso. Due sono gli elementi che non si  possono perdere di vista: errori personali e fallimento istituzionale che richiedono cambiamenti e una riforma della Chiesa. Un punto di svolta per uscire da questa crisi può essere, secondo me, unicamente quella della “via sinodale”, una via che davvero permette il “discernimento degli spiriti”, così come Lei ha sempre sottolineato e scritto nella Sua lettera alla Chiesa in Germania.

    Sono un prete da quarantadue anni e vescovo da quasi venticinque anni, venti dei quali sono stato Ordinario di una grande diocesi. Avverto con dolore quanto sia scemata la stima nei confronti dei vescovi nella percezione ecclesiastica e secolare, anzi, probabilmente essa ha raggiunto il suo punto più basso. Per assumersi della responsabilità, secondo il mio punto di vista, non è sufficiente reagire soltanto nel momento in cui si riesce ad individuare, sulla base degli atti, chi sono i singoli responsabili e quali i loro errori ed omissioni. Si tratta, invece, di chiarire che noi in quanto vescovi vediamo la Chiesa come un suo insieme.

    Inoltre non è possibile relegare le rimostranze semplicemente al passato e ai funzionari di allora e in tal modo “seppellirle”. Personalmente avverto la mia colpa e la corresponsabilità anche attraverso il silenzio, le omissioni e al troppo peso dato al prestigio dell’Istituzione. Soltanto dopo il 2002 e, successivamente, in modo più intenso dal 2010 sono emersi i responsabili degli abusi sessuali. Tuttavia, questo cambiamento di prospettiva non è ancora giunto al suo compimento. La trascuratezza e il disinteresse per le vittime è stata certamente la nostra più grande colpa in passato.

    A seguito del progetto scientifico (studio MHG) sull’abuso sessuale sui minori commissionato dalla Conferenza Episcopale Tedesca nel duomo di Monaco ho affermato che abbiamo fallito, ma chi è questo “noi”? Certamente vi faccio parte anch’io. E questo significa che devo trarre delle conseguenze personali. Questo mi è sempre più chiaro. Credo che una possibilità per esprimere la mia disponibilità ad assumermi delle responsabilità sia quella delle mie dimissioni. In tal modo probabilmente potrò porre un segnale personale per nuovi inizi, per una nuova ripartenza della Chiesa e non soltanto in Germania. Voglio dimostrare che non è l’incarico ad essere in primo piano, ma la missione del Vangelo. Anche questo fa parte della cura pastorale.

    Pertanto, La prego vivamente di accettare le mie dimissioni. Continuerò con piacere ad essere prete e vescovo di questa Chiesa e continuerò ad impegnarmi a livello pastorale sempre e comunque Io riterrà sensato ed opportuno. Vorrei dedicare gli anni futuri del mio servizio in maniera più intensa alla cura pastorale e impegnarmi per un rinnovamento spirituale della Chiesa, così come Lei instancabilmente ammonisce.

    https://www.open.online/2021/06/04/germania-dimissioni-cardinale-marx/