Osservatorio della Rete L'ABUSO

Categoria: Città del Vaticano

  • Josef Wesolowski: dalla sua morte escono sconfitte due persone

    Josef Wesolowski: dalla sua morte escono sconfitte due persone

    Dalla morte di Jozef Wesolowski, l’ex nunzio apostolico sotto processo in Vaticano per pedofilia e pedopornografia, escono sconfitte due persone. La prima è l’ex diplomatico della Santa Sede per il quale si prospettava verosimilmente entro il 2015 una condanna a 10 anni. Pena che molto probabilmente sarebbe stata di fatto convertita negli arresti domiciliari consentendo così a Wesolowski di trascorrere l’ultimo scorcio della sua vita in Vaticano, nella stanza numero 5 del Collegio dei Penitenzieri, lì dove poi è stato trovato morto.

    Il secondo sconfitto è Papa Francesco. Da parte di Bergoglio verso l’ex nunzio apostolico non c’è mai stato nessun tipo di accanimento, quasi come se la sua molto probabile dura condanna espiasse in un attimo i migliaia casi di pedofilia da parte del clero sparsi nel mondo insieme alla copertura di tanti, troppi vescovi. Neppure quando il Pontefice ha dato il suo assenso all’arresto di Wesolowskic’era da parte sua la volontà di trasformare il presule nel capro espiatorio della pedofilia ecclesiale di ieri e di oggi. Sull’argomento Francesco era stato chiarissimo usando sempre parole molto dure:“Tolleranza zero”; “È come le messe nere”; “Non ci saranno figli di papà”.

    Bergoglio era consapevole che il processo penale per Wesolowski, dopo quello canonico che lo aveva ridotto allo stato laicale, avrebbe sicuramente avuto la valenza di un importante precedente. Ma accanto al singolo caso, seppure, come hanno attestato numerose vittime, tra i più aberranti che le cronache abbiano portato alla luce, il Papa ha messo in moto una serie di riforme per contrastare la pedofilia. La più importante è stata l’istituzione di una nuova sezione giudiziaria, all’interno della Congregazione per la dottrina della fede, per processare i presuli che vengono denunciati per abuso d’ufficio episcopale per casi di violenza sessuale dei loro preti sui minori. 

    Se da un lato la morte di Wesolowski lascia incompleta la vicenda giudiziaria che lo ha travolto, senza rendere giustizia alle numerose vittime, dall’altro dimostra la difficoltà di “purificare” la Chiesa partendo dalla sua “sporcizia” più grande, per usare un’immagine cara all’allora cardinale Joseph Ratzinger. La vera battaglia di Francesco, al di là dei successi diplomatici in Medio Oriente e nella sua America, si svolge all’interno delle mura vaticane. Non a caso è proprio contro la Curia romana, non amata, per usare un eufemismo, dall’allora cardinale Bergoglio, che il Papasi è scagliato duramente diagnosticandole ben 15 malattie. Ed è quella Curia, da sempre in affanno davanti ai cambiamenti, che Francesco vuole riformare attraverso il prossimo Giubileo straordinario della misericordia. Ci riuscirà?

    http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/08/29/josef-wesolowski-dalla-sua-morte-escono-sconfitte-due-persone/1992692/

  • Morto prima del processo. Wesolowski: mistero attorno ai motivi del decesso

    Morto prima del processo. Wesolowski: mistero attorno ai motivi del decesso

    L’ex nunzio polacco, sotto inchiesta in Vaticano per presunti abusi su minori, è stato trovato senza vita nella sua abitazione.

    I primi accertamenti indicano una scomparsa per cause naturali, ma l’autorità giudiziaria della Santa Sede ha ordinato l’autopsia. Si aspettano i risultati.

    Jòzef Wesolowski, già nunzio apostolico nella Repubblica Domenicana, sotto processo per presunti abusi su minori a Santo Domingo, è stato trovato esamine nella sua abitazione in Vaticano. Ma sulla morte del presule polacco, che secondo i primi accertamenti se n’è andato per cause naturali, aleggia un vero e proprio giallo che presto verrà risolto. Il Promotore di Giustizia del tribunale vaticano ha infatti ordinato un’autopsia (già effettuata) per far luce sulla vicenda, misteriosa. I risultati saranno comunicati il prima possibile, con il Santo Padre informato di tutto. Tant’è, grandissima è l’attesa per scoprire i risultati degli esami. Le malelingue sostengono che l’ormai ex arcivescovo fosse a conoscenza di segreti indicibili che avrebbero potuto letteralmente far saltare il banco. Con rivelazioni misteriose capaci di colpire veri e propri eccellenti. E non solo del mondo ecclesiastico. Ma si tratta di accuse tutte da decifrare.

    Trovato senza vita davanti alla tv accesa da un religioso francescano del Collegio dei Penitenziari, non più agli arresti domiciliari (ma sottoposto a un provvedimento che gli imponeva il divieto di espatrio), Wesolowski era stato già ridotto allo stato laicale dell’ex Santo Uffizio dalle autorità della Santa Sede.

    E così il primo processo penale in Vaticano per pedofilia e pedopornografia con la nuova legge voluta da Papa Francesco, non potrà celebrarsi. Un procedimento iniziato lo scorso luglio, con l’udienza immediatamente sospesa per via di un improvviso malore subito dall’ex monsignore, ricoverato in una struttura pubblica ospedaliera di Roma. Per presunti fatti venuti alla luce nel settembre 2013, quando le autorità domenicane decisero di avviare a carico dell’ex nunzio polacco un’inchiesta penale per reati di abusi su minori. Che secondo gli inquirenti sarebbero avvenuti durante i cinque anni di servizio prestati in qualità di rappresentante della Santa Sede nello stato caraibico. Oltre a questi pesantissimi addebiti, il Tribunale vaticano gliene contestava altri analoghi, forse commessi duranti il suo soggiorno a Roma, dall’agosto del 2013 fino al momento dell’arresto. Cinque i capi di accusa contro di lui: detenzione di materiale pedopornografico, pedofilia in concorso con il suo assistente ed amante, l’ex diacono Francisco Occis Reyes. E ancora: ricettazione, lesioni gravi alle sue presunte vittime adolescenti. E condotta che offende la religione e la morale cristiana per aver visitato siti osceni.

    Wesolowski se n’è andato, ma attorno alla sua improvvisa morte soffia un vento di mistero che solo l’autopsia sarà in grado di spazzare via.

    M.Z.

  • Vaticano: morto ex nunzio Wesolowski, accusato di pedofilia

    Vaticano: morto ex nunzio Wesolowski, accusato di pedofilia

    Il processo all’ex presule, già ridotto allo stato laicale, era stato sospeso a luglio a causa di un malore. Era stato arrestato lo scorso anno su disposizione di Papa Francesco.

    CITTA’ DEL VATICANO – E’ morto in Vaticano l’ex arcivescovo polacco Jozef Wesolowski, che era sotto processo per atti di pedofilia commessi a Santo Domingo, dove era nunzio apostolico, e detenzione di materiale pedopornografico. Il processo all’ex presule era stato sospeso lo scorso 11 luglio a seguito di un malore.

    La notizia della morte di Wesolowski – già ridotto allo stato laicale dall’ex Santo Uffizio –  è stata confermata dalla Santa Sede: “Alle prime ore di questa mattina – afferma un comunicato della sala stampa vaticana – è stato trovato defunto nella sua abitazione in Vaticano. Subito intervenuta l’autorità vaticana per i primi accertamenti, i quali indicano che la morte è dovuta a cause naturali. Il promotore di giustizia ha ordinato un’autopsia, che sarà effettuata oggi stesso e i cui risultati saranno comunicati appena possibile. Il Santo Padre è stato doverosamente informato di tutto”.
    http://www.repubblica.it/vaticano/2015/08/28/news/vaticano_morto_ex_nunzio_wesolowski_accusato_di_pedofilia-121772321/?ref=HREC1-2

  • Vaticano: sine die processo a vescovo accusato di pedofilia

    Vaticano: sine die processo a vescovo accusato di pedofilia

    Continua a non avere data il processo per giudicare l’ex rappresentante del Vaticano in Repubblica Dominicana, monsignor Wesolowski, accusato di pedofilia.

    di Marina Zenobio

    “Monsignor Wesolowski ha lasciato l’ospedale dopo una settimana di ricovero, continua ad essere agli arresti presso il Vaticano e ancora non si conosce la data in cui riprendere il processo a suo carico”. E’ la laconica risposta della Santa Sede quando si chiedono notizie su Jozef Wesolowski.
    Un mese fa circa, l’11 luglio, l’ex nunzio apostolico in Repubblica Dominicana doveva presentarsi alla prima udienza del suo processo presso il tribunale dello Stato di Città del Vaticano, ma non l’ha fatto.
    L’ex porporato polacco è accusato di aver abusato sessualmente di minori durante il quinquennio del suo incarico nel paese caraibico, tra il gennaio del 2008 e l’agosto del 2013, quando fu costretto a dimettersi. Sembrerebbe anche che durante la sua permanenza a Roma, prima di essere arrestato dalle autorità del Vaticano, sia stato ritrovato tra le sue cose del materiale pedopornografico.

    I capi di imputazione

    Sono cinque i capi di imputazione a carico di Wesolowski: per “aver detenuto e comunque per essersi procurato da siti internet materiale raffigurante minori di anni diciotto coinvolti in attività sessuali esplicite, reali o simulati, nonché immagini di organi sessuali di minori esibiti a scopi prevalentemente sessuali. Con l’aggravante della detenzione di ingente quantità”, nella Città del Vaticano ed altrove, da epoca imprecisata fino al 22-9-2014. Nonché per ricettazione e lesioni gravi “costituite da perturbamenti della mente agli adolescenti vittime degli abusi sessuali”, per aver “corrotto” adolescenti con atti di libidine in un luogo pubblico, e anche per “aver serbato una condotta che offende i principi della religione o della morale cristiana per aver ripetutamente eseguito accessi a siti pornografici”.

    Tuttavia, poco prima dell’inizio della prima seduta, il promotore di giustizia Gian Piero Milano, una sorta di procuratore capo del Vaticano, ha spiegato che Wesolowski era stato ricoverato d’urgenza in ospedale.
    E anche se questo non ha impedito l’apertura del processo, il primo per pedofilia in un tribunale dello Stato della Città del Vaticano, a sei minuti dall’inizio dell’udienza il giudice ha ordinato il rinvio del procedimento.

    “Rinchiuso” in 40 ettari

    Il ricovero in ospedale è durato tre giorni, Jozef Wesolowski è stato dimesso qualche giorno, il 21 luglio, lo ha comunicato il direttore aggiunto dell’ufficio stampa della Santa Sede, Ciro Benedettini aggiungendo che è tornato agli arresti presso il Vaticano. Ma non agli arresti domiciliari, ha precisato, “Monsignor Wesolowski non è rinchiuso nella sua abitazione, può camminare per il Vaticano, per i suoi 40 ettari”. Così l’ex porporato aspetta che riprenda il processo a suo carico, ma di date non se ne parla, anche è uscito dall’ospedale e per i medici non sussiste alcun impedimento a che possano riprendere le udienze.

    Il problema è che “in virtù dell’art. 471 del Codice di procedura penale”, per stabilire una nuova data si deve “aspettare che cessi la causa che determinato il rinvio”. Tuttavia la sala stampa del Vaticano non abbonda certo in dettagli sul caso, soprattutto per quanto si riferisce allo stato di salute dell’accusato. “Sono questioni private di cui non possiamo dare informazioni” ha dichiarato tagliando corto Benedettini.

    Chi lo giudicherà

    In mancanza di dati e informazioni, l’unica cosa certa per adesso è la composizione del tribunale.
    Il presidente del tribunale, Giuseppe Dalla Torre, giurista esperto in diritto canonico e docente presso la Libera Università Maria Santissima Assunta (Lumsa) di Roma, affiancato dai giudici Pietro Antonio Bonnet, Paolo Papanti-Pellettier e il giudice supplente Venerando Marano. Nonché, come già detto, il promotore di giustizia del tribunale Vaticano Gian Piero Milano (l’accusa), affiancato da giudici Alessandro Diddi e Roberto Zannotti.
    L’avvocato difensore dell’ex nunzio è Antonello Blasi, anch’egli ovviamente esperto in diritto canonico e docente presso la Pontificia Università Lateranense.

    Josef Wesolowski era già stato giudicato dalla Congregazione per la dottrina della fede, l’antico Sant’Uffizio. In base alle regole del diritto canonico il tribunale ecclesiastico lo ha “spogliato” del suo stato clericale.
    Ma il processo che prima poi dovrà affrontare, potrebbe terminare non con la scomunica o con l’espulsione dal sacerdozio, ma con il carcere, anche se non è ben chiaro quale.

    Vaticano: sine die processo a vescovo accusato di pedofilia

  • Pedofilia: S. Sede approva rigorose linee guida Chiesa Argentina

    Pedofilia: S. Sede approva rigorose linee guida Chiesa Argentina

    (AGI) – CdV, 6 ago. – I delitti sessuali contro i bambini sono “un peccato grave che grida al cielo”. Lo afferma la Conferenza episcopale argentina scrive nelle Linee-guida per i casi di abusi sessuali sui minori, perpetrati da alcuni sacerdoti un documento ispirato a grande rigore che nei giorni scorsi ha ricevuto l’apprvazione della Santa Sede. Il testo ribadisce che l’abuso sessuale sui minori e’ un delitto tanto nell’ordinamento giuridico canonico tanto in quello dello Stato e assicura da parte dell’Episcopato “la massima disponibilita’ a collaborare con la societa’ e con le autorita’ competenti a livello nazionale e provinciale” per affrontare tale questione.
    L’obiettivo delle Linee-guida, si legge, e’ “quello di orientare i vescovi nel caso in cui debbano intervenire nelle loro rispettive giurisdizioni, dopo aver ricevuto notizie verosimili riguardanti i delitti di abuso sessuale sui minori, commessi da sacerdoti” delitti che assumono “una particolare gravita’ perche’, oltre a ledere la dignita’ e l’integrita’ della vittima, implica la profanazione del ministero sacerdotale conferito tramite il sacramento dell’ordinazione”.
    I vescovi argentini assicurano dunque di voler condividere la preoccupazione del Papa per questo tema, con il desiderio esplicito di “aderire senza riserve ai criteri di trasparenza e responsabilita’ stabiliti, in numerose occasioni, dalla Santa Sede”. Il documento, presentato oggi dalla Radio Vaticana, e’ diviso in due parti. La prima e’ a carattere giuridico ricorda che e’ affidata alla Congregazione per la Dottrina della Fede la competenza per trattare e giudicare, nell’ambito dell’ordinamento canonico, una serie di delitti particolarmente gravi, come la profanazione dei sacramenti dell’Eucarestia e della Penitenza, e gli abusi sessuali commessi da un chierico con un minore al di sotto dei 18 anni di eta’. La seconda parte delle Linee-guida, invece, presenta alcuni orientamenti pastorali che si raccomanda di tenere in conto, “sommati alle esperienze acquisite dai vescovi e dai loro collaboratori, insieme alla Dottrina della Chiesa”.
    Infine, i presuli argentini esprimono riconoscenza ed apprezzamento per “i sacerdoti che servono con zelo apostolico il Popolo di Dio”. “La condotta immorale di pochi – concludono i vescovi – non squalifica, ne’ sminuisce l’abnegazione con cui la maggioranza dei sacerdoti porta avanti tale servizio”. Di qui l’auspicio affinche’ tali Linee-guida contribuiscano ad “un migliore esercizio del ministero sacerdotale nella missione della Chiesa”.
    Le linee guida equiparano ai minori coloro che non hanno un uso perfetto della ragione e raccomandano che ciascun ordinario faccia in modo che tutti i fedeli sappiano qual e’ l’iter da seguire in caso di abusi. Secondo quanto stabilisce il documento approvato dalla Santa Sede, riporta il Servizio Informazione Religiosa della Cei, “venuto a conoscenza di un possibile abuso, l’ordinario, dopo averne valutato la verosimiglianza, procedera’ con un’indagine preliminare e, al tempo stesso, fara’ in modo che sia salvaguardato il buon nome di tutte le persone coinvolte. L’ordinario potra’ anche decidere misure cautelari, se lo ritenesse conveniente.
    L’ordinario offrira’ anche sostegno spirituale e psicologico alle presunte vittime. Se l’accusa si rivelera’ falsa, il caso sara’ archiviato; se, al contrario, ci sono elementi per iniziare un procedimento penale, la fase preliminare si concludera’ con un decreto dell’ordinario, che inviera’ una copia autenticata del dossier preparato sul caso alla Congregazione della dottrina della fede, dalla quale si attendera’ una risposta su come procedere”.
    Nella parte dedicata agli orientamenti pastorali, si chiarisce che “le vittime presunte o provate di abusi sessuali e le loro famiglie devono essere ricevute e ascoltate personalmente, e con carita’ pastorale, dai vescovi e dai superiori maggiori degli istituti di vita consacrata e societa’ di vita apostolica. Si tratta di un impegno delicato che richiede una particolare attenzione in virtu’ della gravita’ della questione e anche per le forti reazioni affettive ed emotive che causa”. In tema di prevenzione le linee guida raccomandano, riporta il Servizio Informazione Religiosa, di “adottare misure pratiche, come non consentire a un religioso di occupare la stessa tenda da campo dei minori in occasione di escursioni o campeggi o evitare di restare solo con un minorenne in luogo chiuso. Si avvertono inoltre i sacerdoti sulla necessita’ di evitare espressioni di affetto che possano essere fraintese”. “Non sara’ mai facile, ma sempre un obbligo gioioso, armonizzare nella missione della Chiesa, segno e strumento del Signore, l’esercizio della prudenza, la giustizia, la misericordia e l’amore”, si legge nell’ultimo punto delle linee guida. In una dichiarazione diffusa in Italia dal Sir, il segretario dei vescovi argentini, monsignor Carolos Malfa, osserva che le linee guida indicano “il dovere di una risposta adeguata” alla problematica degli abusi sessuali sui minori perpetrati da alcuni sacerdoti. “L’applicazione di queste linee – afferma il presule – ci mette in sintonia con la tolleranza zero dettata da San Giovanni Paolo II, Benedetto XVI e Francesco”. Monsignor Malfa esorta soprattutto a “non sottovalutare mai una denuncia” e ad avere piena coscienza del ruolo e della missione di pastore che compete a chi riceve una denuncia e deve porta a essere prudenti e a lavorare nella prevenzione senza aspettare che ci sia una denuncia contro un sacerdote per assicurare l’integrita’ dei minori”. (AGI) .

    https://www.agi.it/estero/notizie/pedofilia_s_sede_approva_rigorose_linee_guida_chiesa_argentina-201508061705-est-rt10127

  • Vaticano, veleni e sospetti dietro la frenata del processo per pedofilia e pedopornografia a Wesolowski

    Vaticano, veleni e sospetti dietro la frenata del processo per pedofilia e pedopornografia a Wesolowski

    Alla vigilia della prima udienza, l’ex nunzio è stato ricoverato in ospedale. Dalla Santa Sede parlavano di terapia intensiva, ma in realtà l’ex arcivescovo era arrivato in stato confusionale (pare per un mix di alcol e farmaci) e dimesso dopo tre giorni. Secondo quanto risulta a ilfattoquotidiano.it, Papa Francesco è molto irritato per lo stop. E c’è chi tra i corridoi di San Pietro parla della lobby polacca come mandante dei rinvii.

    Il “mistero Wesolowski” si infittisce. Chi c’è dietro la brusca frenata del processo penale vaticano che vede per la prima volta un ex nunzio ed ex arcivescovo alla sbarra per pedofilia epedopornografia? Ilfattoquotidiano.it ha raccolto tutte le indiscrezioni sulla situazione attuale di Jozef Wesolowski. L’ex nunzio è stato ricoverato al Policlinico Gemelli di Roma, il “Vaticano III” secondo la celebre espressione di Karol Wojtyla, nel pomeriggio del 10 luglio 2015, vigilia dell’apertura del processo penale in cui era imputato con ben cinque capi di accusa: detenzione di materiale pedopornografico; pedofilia, in un caso in concorso con il suo assistente ed amante, l’ex diacono Francisco Occi Reyes; ricettazione di materiale pedopornografico; lesionigravi alle sue vittime adolescenti; condotta che offende la religione e la morale cristiana per aver visitato siti pornografici.

    Al Gemelli, raccontano a ilfattoquotidiano.it, Wesolowski è arrivato in stato confusionale a seguito dell’assunzione di farmaci e alcol ed è stato tenuto in osservazione per un banale calo pressorio. Non è mai stato in terapia intensiva, come invece dichiarato dalVaticano, né in rianimazione, né in codice rosso. Dopo appena tre giorni di ricovero, il 13 luglio 2015 l’ex nunzio avrebbe lasciato l’ospedale e sarebbe tornato in Vaticano nella stanza numero 5 del Collegio dei Penitenzieri, di fronte Casa Santa Marta, la residenza di Papa Francesco. La Santa Sede continua a smentire e a sostenere che Wesolowski sarebbe ancora ricoverato in terapia intensiva.

    Si racconta di un Papa Francesco abbastanza irritato, al rientro dal viaggio in America Latina, per la brusca frenata al primo processo penale vaticano per pedofilia e pedopornografia.Quest’ultimo reato introdotto proprio daBergoglio subito dopo la sua elezione. L’ipotesi più accreditata nei sacri palazzi è che la “lobby polacca” voglia evitare il processo penale vaticano nel quale l’ex nunzio, già ridotto allo stato laicale nel processo canonico di primo grado, rischia una condanna fino a 10 anni. Wesolowski, infatti, è stato ordinato prete dall’allora cardinale arcivescovo di Cracovia Wojtyla il 21 maggio 1972, e poi arcivescovo da san Giovanni Paolo II nella Basilica Vaticana il 6 gennaio 2000.

    Il processo contro l’ex nunzio si potrebbe chiudere rapidamente perché il pm vaticano, Gian Piero Milano, che è coadiuvato daAlessandro Diddi e Roberto Zannotti, ha raccolto tantissime testimonianze delle vittime di Wesolowski. A esse si aggiungono gli oltre 100mila file con foto e video a sfondo sessuale, a cui si aggiungono più di 45mila immagini hard cancellate che sono stati trovati nel pc dell’ex arcivescovo dalla perizia informatica. Il Papa era stato chiaro: “Sulla pedofilia tolleranza zero”, “non ci saranno figli di papà”. E, infatti, aveva voluto che Wesolowski fosse arrestato. Ora Bergoglio vuole che il processo riparta al più presto e non è disposto a tollerare nessun sabotaggio.

    Twiter: @FrancescoGrana

    http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/07/17/vaticano-veleni-e-sospetti-dietro-la-frenata-del-processo-per-pedofilia-e-pedopornografia-a-wesolowski/1883015/

  • Pedofilia, la Cei assolve i sacerdoti: “Non siete obbligati a denunciare”

    Pedofilia, la Cei assolve i sacerdoti: “Non siete obbligati a denunciare”

    “Il vescovo, non rivestendo la qualifica di pubblico ufficiale, non ha l’obbligo giuridico, salvo il dovere morale di contribuire al bene comune, di denunciare all’autorità giudiziaria” notizie riguardanti casi di abuso sessuale nei confronti di minore da parte dei sacerdoti. È quanto contenuto nelle “linee guida” rese note dalla Cei.

    “Non è un no alla denuncia ma un’attenzione verso le vittime e risponde a ciò che i genitori ritengono meglio per il bene dei propri figli. Per noi l’obbligo morale è ben più forte dell’obbligo giuridico, e impegna la Chiesa a fare tutto il possibile per le vittime”, ha detto il presidente della Cei Bagnasco, parlando a proposito delle linee guida Cia.

    “Ma ciò che è più importante” ha aggiunto Bagnasco “è il rispetto delle vittime e dei loro familiari che non è detto vogliano presentare denuncia, per ragioni personali. Bisogna essere molto attenti affinchè noi sacerdoti, noi vescovi non andiamo a mancare gravemente di rispetto alla privacy, alla discrezione alla riservatezza e anche ai drammi di eventuali vittime che non vogliano essere “messe in piazza”, brutalmente parlando”.

    http://www.affaritaliani.it/cronache/pedofilia-la-cei-assolve-i-sacerdoti-non-siete-obbligati-a-denunciare-375860.html

  • Pedofilia, ricovero lampo: Wesolowski torna in Vaticano

    Pedofilia, ricovero lampo: Wesolowski torna in Vaticano

    L’ex nunzio apostolico Jozef Wesolowski, imputato per pedofilia e pedopornografia, è rientrato in Vaticano dopo il ricovero alla vigilia della prima udienza del processo, che è stata rinviata a data da destinarsi perché le sue condizioni sembravano gravi. Ma forse non lo erano.
    Secondo quanto apprende l’Agi, il ricovero sarebbe durato solo fino a lunedì, cioè appena tre giorni, e in effetti le condizioni dell’imputato non sono mai state classificate come “codice rosso”.

    http://www.corrierequotidiano.it/15777-cronaca/lazio-news/pedofilia-ricovero-lampo-wesolowski-%C3%A8-tornato-vaticano

  • Pedofilia, Wesolowski ricoverato, stop al processo. Il prelato piantonato in ospedale

    Pedofilia, Wesolowski ricoverato, stop al processo. Il prelato piantonato in ospedale

    L’ex arcivescovo, ridotto allo stato laicale, si sarebbe sentito male ieri pomeriggio. Tra le accuse a suo carico anche la pedopornografia. E’ la prima volta per un presule viene giudicato in Vaticano da tribunale composto da soli laici.

    CITTA’ DEL VATICANO – Non ha fatto in tempo ad iniziare che è stato subito sospeso, dopo appena 6 minuti, il processo all’ex nunzio apostolico a Santo Domingo Jozef Wesolowski: il prelato, ridotto allo stato laicale dall’ex Sant’Uffizio per le accuse di pedofilia e pedopornografia a suo carico, è stato ricoverato ieri, in seguito ad un malore, in una struttura ospedaliera di Roma e si trova in terapia intensiva.

    Wesolowski, secondo quanto riferito dal vicedirettore della Sala Stampa della Santa Sede padre Ciro Bendettini, è piantonato dalle forze dell’ordine italiane, in base ad accordi di collaborazione tra Vaticano e Italia in materia di giustizia penale.

    Cinque i capi di accusa contro di lui: detenzione di materiale pedopornografico; pedofilia in concorso con il diacono Francisco Occi Reyes; ricettazione di materiale pedopornografico; lesioni gravi alle sue vittime adolescenti; condotta che offende la religione e la morale cristiana per aver visitato siti pornografici. La prima udienza è durata appena sei minuti giusto il tempo di decidere il rinvio senza una data precisa “dovendosi attendere la cessazione della causa che ha dato luogo al rinvio”. Per volontà di Papa Francesco, il giudizio a Wesolowski è affidato a tre laici, il presidente del Tribunale Vaticano Giuseppe Dalla Torre, e i giudici a latere Antonio Bonnet e Paolo Papanti-Pellettier, mentre il giurista Venerando Marano è supplente. E’ la prima volta che un presule viene sottoposto in Vaticano ad un processo penale in un tribunale composto solo da laici.

    L’arresto di Wesolowski, avvenuto lo scorso settembre su disposizione di Papa Francesco, aveva destato grande scalpore. I vescovi dominicani e il loro primate, cardinale Lopez Rodriguez, avevano inviato numerosi documenti circa i reati commessi dal nunzio apostolico, ottenendone solo successivamente prima la rimozione e poi, dopo l’intervento delle magistrature dominicana e polacca, anche l’arresto.

    La misura cautelare è stata decisa in considerazione della spiccata attitudine criminale dell’imputato, che, secondo quanto emerso nel processo canonico di primo grado presso la Congregazione della Dottrina della Fede, che lo ha condannato in primo grado alla riduzione allo stato laicale, si è dimostrato capace di condurre per anni una doppia vita.

    Nei giorni scorsi il presule polacco, consacrato da San Giovanni Paolo II, era stato notato passeggiare in buona forma nei Giardini Vaticani. E solo ieri avrebbe subito un attacco cardiaco, dovuto forse allo stress della vigilia del processo penale. Il malore, secondo fonti vaticane, sarebbe da attribuire ad un grave calo pressorio dovuto al caldo, alla tensione, all’età, tale comunque da obbligare i medici al ricovero in una clinica.

    http://www.repubblica.it/vaticano/2015/07/11/news/wesolowski_ricoverato_processo_rinviato_il_prelato_piantonato_in_terapia_intensiva-118877290/

  • Wesolowski malato, processo rinviato

    Wesolowski malato, processo rinviato

    (ANSA) – CITTA’ DEL VATICANO, 11 LUG – L’ex arcivescovo Jozef Wesolowski non era presente al Tribunale vaticano alla prima udienza del processo per abusi su minori e pedopornografia per un “improvviso malore” che ne ha comportato il ricovero in terapia intensiva in un ospedale romano.

    La corte ha rinviato il dibattimento “a data da determinarsi”.

    Sono 5 i capi di imputazione dalla detenzione di materiale pedopornografico agli abusi sessuali su minori. Il legale di Wesolowski ha detto di aver saputo oggi del malore.

    http://www.ansa.it/sito/notizie/topnews/2015/07/11/wesolowski-malato-processo-rinviato_ff096a94-d864-439a-8335-9eb65e7c4cd5.html