Osservatorio della Rete L'ABUSO

Categoria: Città del Vaticano

  • Intransigente coi preti pedofili. Vaticano non invita vescovo di Dublino, all’incontro sul tema a febbraio 2012. Tempi biblici per affrontare il problema

    Intransigente coi preti pedofili. Vaticano non invita vescovo di Dublino, all’incontro sul tema a febbraio 2012. Tempi biblici per affrontare il problema

    7/07/2011
    Vaticano, il mancato invito all’arcivescovo di DublinoDiarmuid Martin
    L’intransigenza del presule irlandese nei confronti dello scandalo pedofilia sarebbe all’origine dell’esclusione tra i relatori al simposio di febbraio a Roma

    Giacomo Galeazzi Città del Vaticano

    Troppo radicale nei metodi usati nella lotta agli abusi sessuali del clero. L’arcivescovo di Dublino e primate d’Irlanda, Diarmuid Martin non è stato invitato all’incontro dedicato ai preti pedofili che avrà luogo a febbraio in Vaticano. Monsignor Martin è vescovo non amato da tutti nei dicasteri della Curia romana per un eccesso di intransigenza e di visibilità pubblica sugli scandali del sesso. Un’impostazione apparsa a molti di stampo giustizialista e non adeguatamente rispettosa delle garanzie degli accusati. L’arcivescovo di Dublino non figura nella lista dei relatori convocati dalla Santa Sede per la conferenza di febbraio sugli abusi sessuali del clero.

    Nell’episcopato europeo monsignor Martin è stato uno dei principale sostenitori della «linea dura», recentemente ribadita anche in un’intervista al «New York Times» nella quale ha criticato la «lentezza» con cui il Vaticano ha portato avanti la visita apostolica nella Chiesa d’Irlanda al fine di valutare quali misure adottare per risolvere il problema della pedofilia nel clero.

    È stata la columnist Maureen Dowd a rendere nota una conversazione avvenuta tra lei e Martin nella quale il presule, mostrando il proprio disappunto per come la Santa Sede ha gestito fino a oggi il problema “molto sentito” della pedofilia, ha offerto la possibilità di dire la sua in merito: «Martin, da sempre dalla parte delle vittime, è un outsider di una gerarchia» dove spiccano in negativo i nomi del cardinale Bernard Law, ex arcivescovo di Boston che a seguito del deflagrare in diocesi del problema pedofilia si trasferì a Roma per divenire arciprete della basilica di Santa Maria Maggiore, e di Angelo Sodano, l’ex segretario di stato vaticano «che difese il noto pedofilo e padre di più figli Marcial Maciel Degollado», fondatore dei Legionari di Cristo.

    Difficile dire se Martin si senta descritto da queste parole. Di certo c’è che, come ha scritto il National Catholic Reporter, la Dowd «ha trovato in Martin il suo cavaliere nella gerarchia cattolica». E di certo c’è che, rispetto al problema della pedofilia nel clero Martin, che nella curia romana ha reso il suo lungo servizio dal 1986 al 2001 come sottosegretario e poi segretario di Giustizia e pace, è stato lo scorso anno tra i primi a fare propria con forza la linea di maggior rigore voluta da Papa Benedetto XVI. Una linea che ha avvicinato molto Joseph Ratzinger a Martin, tra i vescovi europei uno coi quali il Pontefice ha oggi maggiore confidenza. Comunque non tutti nella Chiesa apprezzano il modo sopra le righe nel quale monsignor Martin ha pubblicamente espresso il proprio disappunto per come la Santa Sede ha gestito fino a oggi l’emergenza-abusi. Alle accuse di Martin, il Vaticano ha reagito a metà giugno replicandogli ufficialmente che «la visita si è conclusa in conformità alle scadenze previste». E che «lo svolgimento della visita è stato molto proficuo, grazie alla collaborazione di tutti coloro che hanno contribuito a tale scopo». Comunque, se «per diocesi e seminari non saranno necessarie altre indagini», dopo un questionario generale inviato a tutti i monasteri, saranno effettuate ispezioni «in loco ad alcune realtà religiose».

    Alle perplessità di Martin il Vaticano oppone che la visita è andata avanti con la giusta tempistica seppure non tutto è oggi concluso. Manca ancora l’ispezione nelle realtà religiose che è stata affidata all’arcivescovo di New York e capo della Conferenza episcopale statunitense, il cardinale Timothy Dolan. Martin, invece, non sarà tra i relatori alla conferenza sugli abusi di febbraio. Una Chiesa, quella irlandese, che ha bisogno di “rinnovamento” e “riconciliazione”, dopo le ferite degli abusi e il “fallimento” dei credenti a “testimoniare una fede coerente”, ma in cui si intravvedono “segni di speranza”. È questa l’analisi non “pessimistica, ma “realistica” della Chiesa irlandese fatta dall’ arcivescovo di Dublino e primate d’Irlanda. Proprio Dublino sarà sede, nel 2012, del Congresso eucaristico internazionale (“Iec” la sigla in inglese) che ha come tema “L’Eucarestia: comunione con Cristo e dell’uno con l’altro”.

    Monsignor Diarmuid Martin è stato Osservatore permanente della Santa Sede presso la sede di Ginevra delle Nazioni Unite. Nato a Dublino, è stato ordinato sacerdote nel 1969 dopo aver concluso gli studi presso l’Università nazionale d’Irlanda. Successivamente proseguì gli studi presso la Facoltà di Teologia Morale all’Università Pontificia di Roma. E’ stato membro del comitato centrale per il Giubileo del 2000 e Segretario del Pontificio Consiglio per la Giustizia e la Pace. Per conto della Santa Sede ha partecipato al summit mondiale su progresso e ambiente a Rio de Janeiro nel 1992, alla Conferenza internazionale sullo sviluppo delle popolazioni a Il Cairo nel 1994, oltre ad essere stato capo delegazione in numerose missioni. Monsignor Martin ricopre dal 2004 la carica di arcivescovo di Dublino e ha sempre parlato chiaro sulla situazione della Chiesa irlandese anche in relazione agli scandali sulla pedofilia. “Va sottolineato senza ambiguità – ha più volte dichiarato – che lo scandalo dell’abuso sessuale di bambini da parte di sacerdoti e religiosi in Irlanda è veramente uno scandalo e non un’invenzione dei media”. Una chiesa irlandese da ricostruire, un paese che “ha bisogno sia di laici e atei maturi che di cristiani maturi”.

    L’Irlanda, ammette Martin, è duramente colpita dalla secolarizzazione. “Alcuni fuori dall’Irlanda credono ancora che il Paese sia un bastione del cattolicesimo tradizionale”, spiega. “Si sorprendono scoprendo che a Dublino ci sono parrocchie in cui la presenza alla messa domenicale è del 5% della popolazione cattolica, e in alcuni casi non arriva al 2%. In qualche domenica speciale, il 18% della popolazione cattolica dell’arcidiocesi di Dublino assiste alla messa”. Fin dall’inizio del suo mandato, Martin riflette sui cambiamenti nell’economia irlandese e sulle loro conseguenze culturali, e segnala come sua principale preoccupazione una “crescente frattura tra la Chiesa e i giovani”. Precisa: “Fin da un’età relativamente tenera, si allontanano da qualsiasi contatto regolare con la Chiesa e soprattutto con la messa domenicale. E’ vero che la partecipazione alla messa domenicale non è l’unica statistica che indica un’affiliazione alla Chiesa e alla missione di Gesù Cristo, ma difficilmente è possibile continuare ad essere veramente cristiani se non si hanno per anni contatti con l’eucaristia”.

  • Mons. Scicluna: “Abusi dei preti uccidono la fede”

    Mons. Scicluna: “Abusi dei preti uccidono la fede”

    In una intervista pubblicata su Vatican Insider, mons. Charles J. Scicluna, promotore di giustizia della Congregazione per la Dottrina della Fede – una sorta di Pubblico Ministero del tribunale dell’ex Sant’Uffizio – che da quasi un decennio si occupa dei dossier più scabrosi riguardanti gli abusi sui minori perpetrati da sacerdoti e religiosi dichiara che tali crimini sono ancora più esiziali se commessi da un chierico perché “uccidono la fede” delle vittime: “c’é una reazione, una rabbia nelle vittime dei preti che non si riscontra negli altri casi, perché tocca la profondità dell’anima”. Alla domanda su cosa abbia significato per lui occuparsi di questioni tanto scabrose Scicluna ha detto: “Ho compreso che se la Chiesa non è crollata, nonostante questi scandali, è proprio perché ha un fondamento soprannaturale. Altrimenti non si spiega”.
    I casi di pedofilia sono “in netta diminuzione rispetto al passato”, sostiene. Le vittime sono state “trattate per troppo tempo come ‘nemiche’ del buon nome della Chiesa”, invece che “come persone ferite nell’anima, da accogliere e da aiutare”.
    Stefano Marullo

    http://www.uaar.it/news/2011/07/03/mons-sc…cidono-la-fede/

  • Mons Scicluna: I vescovi non denuncino i preti criminali, L’obiettivo è sempre lo stesso: soffocare lo scandalo

    Mons Scicluna: I vescovi non denuncino i preti criminali, L’obiettivo è sempre lo stesso: soffocare lo scandalo

    Premessa: Seguire la legge civile non significa assolutamente niente. Tutti dobbiamo seguire la legge. Se invitassimo a non seguirla sarebbe istigazione a delinquere.

    E siccome in Italia non vi è obbligo di denuncia dei crimini sessuali è ovvio che il Vaticano non vuole che i vescovi denuncino i preti criminali.

    I preti devono limitarsi a non ostacolare la legge (cosa che in verità non fanno sempre), non a denunciare.

    E difatti in Italia si riscontra un solo caso di prete denunciato dal vescovo per abusi sessuali, a Bolzano, il prete nazionalista altoatesino Martin Steiner.

    Quando qualche prete ha effettivamente collaborato con la magistratura è stato fatto fuori, come nei casi di don Ruggero Conti e don Nello Giraudo.

    La direttiva vera è sempre la stessa: proteggere i preti criminali e soffocare lo scandalo.


    18-06-11
    PEDOFILIA: MONS.SCICLUNA, VESCOVI SEGUANO LEGGI E GIURISPRUDENZA PAESE

    (ASCA) – Roma, 18 giu – L’indicazione della Santa Sede ai vescovi di tutto il mondo e’ quella di seguire la legge locale di fronte ai casi di pedofilia che si verificano all’interno della Chiesa. Un’istruzione gia’ contenuta nella Lettera circolare inviata dalla Congregazione vaticana per la dottrina della fede alle conferenze episcopali e ribadita oggi da mons.

    Charles Scicluna, promotore di giustizia dell’ex-Sant’Uffizio, con la precisazione che il rispetto delle leggi include comprende anche quello di seguire ”gli sviluppi della giurisprudenza”.

    Mons. Scicluna ha risposto oggi alle domande dei giornalisti alla presentazione del simposio ”Verso la guarigione e il rinnovamento”, organizzato dalla Pontificia Universita’ Gregoriana insieme ad alcuni dicasteri della Santa Sede. Alla domanda se i vescovi italiani abbiano o meno l’obbligo di denunciare al magistrato crimini di pedofilia di cui vengano a conoscenza, visto che in un caso recente la giurisprudenza ha difeso uno psicologo che aveva denunciato i rischi che un suo paziente abusasse di bambini, anche violando il segreto professionale, il ‘pubblico ministero’ vaticano per i casi di abuso ha risposto che ”la Conferenza episcopale italiana ha una equipe di grandi giuristi per seguire gli sviluppi della giurisprudenza”.

    I vescovi, per mons. Scicluna, hanno se non lo ”obbligo normativo” di certo la ”responsabilita’ morale” di seguire le ”pratiche migliori” in campo di protezione dei bambini, anche al di la’ delle leggi locali.

    www.asca.it/news-PEDOFILIA__MONS_SC…27394-ORA-.html

    Mons. Scicluna: “Vescovi seguano legge e giurisprudenza per gestire abusi”

    Il promotore di giustizia della Congregazione per la Dottrina della Fede, mons. Charles Scicluna, durante la presentazione del simposio ‘Verso la guarigione e il rinnovamento’ organizzato dalla Pontificia Università Gregoriana, è stato interpellato dai giornalisti sul tema della pedofilia clericale.
    “Negli ultimi tempi”, ha affermato, “ho notato una grande consapevolezza” tra i vescovi e la “volontà di dare una risposta adeguata”. Alla domanda se vescovi siano tenuti a denunciare gli abusi di cui vengono a conoscenza, mons. Scicluna ha detto non hanno un “obbligo normativo”. C’é però, ha aggiunto, una “responsabilità morale” perché seguano “pratiche migliori” per proteggere i minori. Mentre i giudici italiani propendono per l’obbligatorietà della denuncia da parte dei vescovi, i giuristi consultati dalla Cei ritengono sufficiente che il vescovo raccomandi le vittime a denunciare gli abusi, senza sostituirsi a loro nella denuncia.
    Comunque, “vale anche per l’Italia la nostra raccomandazione agli episcopati di recepire con spirito di collaborazione la legislazione civile attuale”, comprese “le sentenze più recenti”, ha chiarito Scicluna. La “comunità cristiana” e il clero, ha aggiunto, devono essere educati a riconoscere i segni di ogni “abuso di potere a sfondo erotico”, perché ogni abuso provoca un “trauma” che può portare ad “uccidere nell’anima del cristiano la fede”.

    Valentino Salvatore

    www.uaar.it/news/2011/06/19/mons-sc…-gestire-abusi/

  • Il Belgio denuncia il Vaticano

    Il Belgio denuncia il Vaticano

    Decine di vittime dei preti pedofili presenteranno una denuncia contro la Santa Sede

    Sarà depositata il 16 settembre prossimo davanti al tribunale di Gand, Belgio, la denuncia collettiva contro il Vaticano di un gruppo di vittime dei preti pedofili. Lo scrive oggi il quotidiano De Morgen, citando il legale delle vittime, Christiane Mussche. L’avvocato sottolinea come la Santa Sede non sia riuscita ad intervenire anche dopo che sono emersi i casi di pedofilia nella Chiesa belga. Sarebbero più di 500 le storie di molestie emerse negli anni passati. “Ci sono state indicazioni del Papa di tenere quelle cose segrete, di stare in silenzio”, ha aggiunto Mussche accusando la Chiesa di una negligenza che sarebbe in conflitto con il diritto belga.

    LE VITTIME DENUNCIANO – Ma delle ottanta vittime che, all’inizio, erano pronte ad affrontare il processo civile, molte hanno già rinunciato, ha ammesso l’avvocato. Un effetto dissuasivo, ha spiegato Mussche, sarebbe stato provocato dalle affermazioni del senatore cristiano-democratico, Rik Torfs, esperto di diritto canonico, secondo il quale le vittime avrebbero poche possibilità di riuscita. “E’ uno scandalo – ha commentato l’avvocato – perché questo non è altro che ripetere l’intimidazione esercitata dalla Chiesa di cui le vittime hanno già sofferto”.

    LE TESTIMONIANZE – Lunedì scorso la conferenza episcopale belga ha affermato di essere intenzionata ad istituire una commissione per risarcire le vittime molestate molto tempo fa. Molte persone accusate degli abusi infatti non possono essere più processate. “Tutta la sicurezza della quale potevo godere nel corso della mia vita era svanita perché il sacerdote che ha abusato di me e del quale mi fidavo mi ha scosso nel profondo”, racconta oggi Walter Franckaert, una delle vittime. Jeroen Vyncke, 41 anni, lacrime agli occhi, dice di volere “una risarcimento per le opportunità professionali e i rapporti sociali persi”.

    IL VATICANO RESPINGE LE ACCUSE – I legali belgi sono intenzionati a seguire la strategia degli avvocati americani che difendono le vittime degli abusi del clero negli Stati Uniti. La denuncia per le molestie di un sacerdote di Milwaukee è stata notificata alla Santa Sede sfruttando i canali diplomatici degli States dopo che in Vaticano avevano in un primo momento rifiutato. Un’altra denuncia è stata presentata a Chicago il mese scorso. La citazione di Mussche sarà tradotta in italiano e consegnata in Vaticano. I legali della Santa Sede sostengono che le vittime non possono denunciare il Papa, perché protetto dall’immunità diplomatica. Allfermano che il Vaticano non può essere coinvolto in casi esteri perché è la diocesi locale non la sede mondiale, ad impiegare i sacerdoti.
    Publy

    http://www.giornalettismo.com/archives/135…preti-pedofili/

     

  • Pedofilia, ecco le nuove linee guida per i vescovi

    Pedofilia, ecco le nuove linee guida per i vescovi

    Gio, 12/05/2011 – Federico Tulli

    VATICANO. Annunciata per il 16 maggio la Lettera della Congregazione per la dottrina della fede alle Conferenze episcopali. Contiene le indicazioni da seguire nei casi di abusi commessi da chierici.

    Con estrema flemma il Vaticano aggiunge un altro mattoncino al corpus degli strumenti di prevenzione contro la pedofilia nel clero cattolico. Dopo la “tolleranza zero” invocata da Benedetto XVI (aprile 2010), e l’approvazione delle Nuove norme che regolano le indagini e il processo canonico (luglio 2010), è stata fissata per il 16 maggio prossimo la pubblicazione delle indicazioni che le Conferenze episcopali di tutto il mondo dovranno seguire per frenare la diffusione della pedofilia nella Chiesa.
    Obiettivo della lettera che sarà firmata dalla Congregazione per la dottrina della fede (l’ex Sant’uffizio) è uniformare le modalità di approccio a questo delitto da parte delle diverse diocesi, adeguandole alla linea rigorosa indicata dal pontefice in diverse occasioni. Non è però ancora chiaro se il documento costituirà l’occasione per sollecitare in maniera esplicita i vescovi a collaborare con le autorità civili e a denunciare non solo alla Congregazione eventuali abusi compiuti da loro dipendenti.

    «Le Nuove linee guida del Vaticano non sortiranno alcun effetto» commenta a Terra, la direttrice (area Ovest) dell’associazione statunitense di vittime Snap (Survivors network of those bused by priests conta oltre 10mila iscritti), Joelle Casteix. La quale aggiunge: «Sono parole scritte su carta e le parole non proteggono i bambini. Per proteggere i bambini servono fatti concreti. Ma questo è proprio ciò che il Vaticano rifiuta di intraprendere contro i preti predatori o i vescovi loro complici».
    A novembre 2010 durante una riunione di cardinali collegata al concistoro, il prefetto dell’ex Sant’uffizio, il cardinale William Levada, nell’annunciare la lettera che uscirà lunedì, fece riferimento alla «collaborazione con le autorità civili e alla necessità di un efficace impegno di protezione dei bambini e dei giovani e di un’attenta selezione e formazione dei futuri sacerdoti e religiosi». Durante lo stesso incontro si stabilì «di incoraggiare le Conferenze episcopali a sviluppare piani efficaci, tempestivi, articolati, completi e decisi di protezione dei minori, che tengano conto dei molteplici aspetti del problema e delle necessarie linee di intervento, sia per il ristabilimento della giustizia, sia per l’assistenza delle vittime, sia per la prevenzione e la formazione, anche nei Paesi dove il problema non si è manifestato in modo drammatico».

    Una delle prime Conferenze episcopali a ispirarsi a questi suggerimenti è stata quella cilena. Travolta dal “caso Karadima”, il 27 aprile scorso ha emanato un Protocollo che consente alle gerarchie ecclesiastiche locali d’indagare anche nelle vicende in cui sia già subentrata la prescrizione. Ferdinando Karadima è un sacerdote ottantunenne molto noto nel Paese e tra i più influenti religiosi nella Chiesa del Cile. Colpevole di abusi su diversi adolescenti è stato condannato a «vivere in ritiro» spirituale dalla Congregazione. I fatti risalgono agli anni Ottanta, ma solo pochi giorni fa la giustizia civile ha potuto iniziare a indagare, annunciando l’invio di una rogatoria in Vaticano.

  • Pedofilia/ In arrivo lettera Vaticano a vescovi di tutto il mondo Linee-guida dopo aggiornamento di diritto canonico di anno scorso

    Pedofilia/ In arrivo lettera Vaticano a vescovi di tutto il mondo Linee-guida dopo aggiornamento di diritto canonico di anno scorso

    Città del Vaticano, 9 mag. (TMNews) – Verrà pubblicata prossimamente, forse già nei prossimi giorni, la lettera circolare della congregazione della Dottrina della fede alle conferenze episcopali di tutto il mondo sulle linee-guida da seguire di fronte ai casi di pedofilia.

    L’iniziativa era stata preannunciata all’epoca in cui, a luglio scorso, il Vaticano presentò l’aggiornamento delle norme canoniche in materia di abusi sessuali del clero e, più in generale, dei delitti considerati dalla Chiesa eccezionalmente gravi (‘delicta graviora’). L’ex Santo Uffizio, spiegò il portavoce vaticano Federico Lombardi, “sta attualmente studiando come aiutare gli Episcopati del mondo a formulare e sviluppare in modo coerente ed efficace le indicazioni e direttive necessarie ad affrontare la problematica degli abusi sessuali di minori da parte di membri del clero o nell’ambito di attività o istituzioni connesse alla Chiesa, con riguardo alla situazione e ai problemi della società in cui operano”. A novembre, in occasione di una riunione di cardinali che precedette il Concistoro convocato da Benedetto XVI, sull’argomento è tornato il prefetto della congregazione della Dottrina della fede. Il cardinale statunitense William Levada ha offerto in quella sede “un aggiornamento circa la legislazione canonica riguardante il delitto di abuso sessuale sui minori, e ha quindi svolto alcune osservazioni circa la più ampia responsabilità dei Vescovi per la tutela dei fedeli loro affidati. In ciò si è ispirato alle parole del Santo Padre, al suo esempio di ascolto e di accoglienza per le vittime, e ha parlato della collaborazione con le autorità civili e della necessità di un efficace impegno di protezione dei bambini e dei giovani e di un’attenta selezione e formazione dei futuri sacerdoti e religiosi. Infine – sottolineava una nota vaticana – ha informato sul lavoro di preparazione di una Lettera circolare della Congregazione alle Conferenze episcopali sulle linee guida da offrire per un programma coordinato ed efficace nella direzione sopra descritta”.

    Sul tema della collaborazione con le autorità civili, in particolare, la normativa canonica non prescrive– né vieta – la denuncia la denuncia di un sacerdote pedofilo alle autorità civili da parte di un vescovo o di un qualsiasi uomo di Chiesa a conoscenza di abusi sessuali su minori. Nei mesi scorsi, tuttavia, Benedetto XVI non ha mai mancato di incoraggiare i vescovi a cooperare con la giustizia civile. In assenza di altre indicazioni normative, sul tema fa testo un passaggio contenuto nelle ‘linee-guida’ pubblicate a inizio estate dalla Santa Sede: “Va sempre dato seguito alle disposizioni della legge civile per quanto riguarda il deferimento di crimini alle autorità preposte”. La frase, ha avuto a spiegare mons. Charles J. Scicluna, il promotore di giustizia della Congregazione per la dottrina della fede (il ‘procuratore generale’ della Santa Sede), è stata inserita per “dare il segnale che la confidenzialità dei procedimenti canonici non è mai un impedimento al dovere di denuncia e non va mai a scapito dell’obbedienza alle leggi civili”. Ora, a quanto si apprende, è in procinto di essere pubblicata la nuova lettera circolare, che potrebbe definire meglio anche il rapporto tra giustizia ecclesiastica e giustizia canonica.

  • Pedofilia: dagli Usa consegnata denuncia a Benedetto XVI, Ma non finirà mai in galera: ha l’immunità

    Pedofilia: dagli Usa consegnata denuncia a Benedetto XVI, Ma non finirà mai in galera: ha l’immunità

    NEW YORK – Il testo di una denuncia contro Papa Benedetto XVI e due cardinali, a nome di un uomo che dice di essere stato vittima negli Usa di un prete pedofilo, è stato consegnato al Vaticano attraverso i canali diplomatici ufficiali. E’ quanto sostiene il legale dell’uomo, Jeff Anderson, secondo cui un precedente tentativo dello stesso tipo era andato a vuoto, dato che l’assessore per gli affari generali del Segretariato di Stato, Monsignor Brian Wells, aveva respinto al mittente la busta consegnatagli da un corriere, definendola”indesiderata”.

    L’uomo che ha sporto denuncia, Terry Kohut, di Chicago, è una delle vittime in Wisconsin di Padre Lawrence Murphy, che abusò di numerosi giovani in un collegio per sordomuti di Milwaukee negli anni settanta. Anderson sostiene che papa Benedetto XVI (in quanto prefetto della Congregazione della Dottrina della Fede ai quei tempi), i cardinali Angelo Sodano e Tarcisio Bertone, devono essere considerati legalmente responsabili per le molestie, in quanto il Vaticano non prese a suo tempo le misure necessarie per neutralizzare i preti pedofili.

    Il caso in Wisconsin è uno dei due casi di spicco che oppone Anderson al Vaticano. L’altro è in Oregon: la tesi dell’ accusa è che la Santa Sede approvò il trasferimento internazionale dall’Irlanda a Chicago e poi a Portland di un sacerdote molestatore, Andrew Ronan, rendendosi in questo modo corresponsabile. All’inizio dell’estate scorsa il caso dell’Oregon era approdato alla Corte Suprema degli Stati Uniti, che ha dato il nulla osta all’eventualità di un processo contro la Santa Sede decidendo di non esprimersi sull’istanza, e rimettendo quindi la palla in mano al tribunale di Portland.

    13 aprile 2011 | 00:45

    http://www.blitzquotidiano.it/cronaca-mond…enuncia-820620/

  • Cile-Vaticano: caso diplomatico

    Cile-Vaticano: caso diplomatico

    9/4/2011
    La polizia a Santiago ha perquisito l’ufficio e la casa di un avvocato che rappresenta un prete accusato di abusi sessuali, dopo che un giudice ha emesso un mandato di perquisizione. Juan Pablo Bulnes, l’avvocato di p.Fernando Karadima, ha detto che la polizia si è impadronita di dcoumenti che contengono informazioni su un’investigazione compiuta dalla Congregazione per la Dottrina della Fede. “Li avevo. Hanno preso tutti i documenti che custodivo” ha detto l’avvocato al quotidiano cileno La Nacion.

    La polizia a Santiago ha perquisito l’ufficio e la casa di un avvocato che rappresenta un prete accusato di abusi sessuali, dopo che un giudice ha emesso un mandato di perquisizione. Juan Pablo Bulnes, l’avvocato di p.Fernando Karadima, ha detto che la polizia si è impadronita di documenti che contengono informazioni su un’investigazione compiuta dalla Congregazione per la Dottrina della Fede. “Li avevo. Hanno preso tutti i documenti che custodivo” ha detto l’avvocato al quotidiano cileno La Nacion.
    Il giudice Jessica Gonzalez ha emesso il mandato di perquisizione dopo che è stata riaperta una causa civile contro il prete. L’inchiesta giudiziaria è stata chiusa parecchi mesi fa per “mancanza di prove”. “ Le autorità civili hanno deciso di riaprire il caso dopo che l’inchiesta molto ampia, durata un anno, condotta dal Vaticano ha trovato che p. Karadima poteva essere stato colpevole di abusi sessuali.
    Al sacerdote è stato ordinato di ritirarsi in una vita di preghiera e di penitenza. All’arcidiocesi di Santiago e alla Nunziatura apostolica è stato chiesto di consegnare i documenti relativi al caso, ma si sono rifiutati di farlo, sostenendo che quei documenti facevano parte di un’inchiesta condotta da dal Vaticano, che è uno Stato sovrano, non sottoposto ai tribunali cileni.

  • Preti pedofili. La mano indulgente della giustizia vaticana, In 9 anni solo 300 preti a processo e solo il 20% di condanne

    Preti pedofili. La mano indulgente della giustizia vaticana, In 9 anni solo 300 preti a processo e solo il 20% di condanne

     

    Da l’Avvenire del 02 marzo 2011 pag. 18

    300 i casi di sacerdoti nel mondo coinvolti in procedimenti canonici per pedofilia negli ultimi 9 anni

    20% i processi conclusi con una condanna

    60% quelli conclusi con provvedimenti amministratici o disciplinari

    10% i casi più gravi per cui il papa ha deciso le dimissioni dallo stato clericale

    10% quelli in cui i sacerdoti stessi hanno chiesto di “lasciare”

    Rigore e impegno: la Chiesa in campo

    le misure del Vaticano

    Dalla rivoluzione del diritto canonico alle condanne esplicite della pedofilia nel clero, fino all’incontro e al dialogo con le vittime: negli ultimi vent’anni la Chiesa si è sforzata più d’ogni altro di combattere le violenze sui minori. A partire da papa Benedetto XVI, che con le nuove “Norme” del 2010 ha snellito le procedure per arrivare a sentenze più rapide

    DA ROMA GIANNI CARDINALE

    L a Chiesa cattolica è forse l’organismo che più di ogni altro negli ultimi anni si è sforzata di combattere al proprio interno il triste fenomeno degli abusi sessuali nei confronti di minori perpetrati da sacerdoti o religiosi. E in questo un ruolo di primo piano lo ha avuto Joseph Ratzinger, dapprima come prefetto della Congregazione per la dottrina della fede e poi come Pontefice. La «decisa azione del cardinale Ratzinger» è stata «determinante» nel ventennale rinnovamento della «disciplina penale» riguardante anche i casi dei sacerdoti accusati di abusi minori nei confronti di minori. Lo ha ricordato il vescovo Juan Ignacio Arrieta, segretario del pontificio Consiglio per i testi legislativi, in un articolo scritto per La Civiltà Cattolica dello scorso 4 dicembre. È il cardinale Ratzinger infatti, negli anni Novanta, ad appoggiare la richiesta della Conferenza episcopale statunitense di poter “bypassare” alcune norme canoniche – ritenute eccessivamente garantiste – in modo tale da poter intervenire più rapidamente e efficacemente nel contrastare il fenomeno degli abusi. Ed è sempre il cardinale Ratzinger a predisporre poi il Motu proprio promulgato da Giovanni Paolo II con il quale, nel 2001, questo tipo di delitti viene avocato all’ex Sant’Uffizio. E come ha spiegato su queste colonne il 13 marzo 2010 monsignor Charles J. Scicluna, il “pm” del dicastero, «il cardinale Ratzinger ha mostrato saggezza e fermezza nel gestire questi casi. Di più. Ha mostrato anche grande coraggio nell’affrontare alcuni casi molto difficili e spinosi, sine acceptione personarum». Senza eccezioni o riguardi per alcuno, insomma. Basti pensare al caso del fondatore, Marcial Maciel, di una pur importante realtà ecclesiale come sono i Legionari di Cristo. Diventato Benedetto XVI, Ratzinger ha poi promulgato lui stesso – è successo il 15 luglio 2010 – la nuova versione delle ‘Norme sui delitti più gravi’ ( delicta graviora, in latino), tra i quali è compreso quelli degli abusi sui minori. Il che, ha spiegato il portavoce vaticano padre Federico Lombardi nell’occasione, è «un grande contributo alla chiarezza e alla certezza del diritto in un campo in cui la Chiesa è fortemente impegnata oggi a procedere con rigore e con trasparenza, così da rispondere pienamente alle giuste attese di tutela della coerenza morale e della santità evangelica che i fedeli e l’opinione pubblica nutrono verso di essa, e che il Santo Padre ha continuamente ribadito». Le norme, che recentemente sono state pubblicate anche negli ‘Acta Apostolicae Sedis’ – la “gazzetta ufficiale” vaticana – sono molto ferme, tanto da prevedere che sacerdoti accusati di abusi, in particolari casi, possano essere condannati senza processo giudiziale ma con un semplice decreto amministrativo o con un atto personale del Pontefice. Senza contare che per questo tipo di delitti si annulla, di fatto, la prescrizione. Ma l’impegno del Papa non si è risolto esclusivamente nel promuovere un impianto normativo atto a perseguire efficacemente il fenomeno da un punto di vista del diritto canonico. Benedetto XVI non ha mancato di incontrare le vittime di questi abusi. Lo ha fatto nel corso dei suoi viaggi negli Stati Uniti, in Gran Bretagna e a Malta. E anche a Roma quando ha ricevuto alcune vittime canadesi. Benedetto XVI ha promosso anche una importante visita apostolica in Irlanda, Paese particolarmente colpito da questo dramma. E lo ha fatto con una appassionata lettera pastorale ai cattolici dell’isola. In essa, tra l’altro, ha avuto parole particolarmente ferme per i sacerdoti e i religiosi che hanno abusato dei ragazzi: «Avete tradito la fiducia riposta in voi da giovani innocenti e dai loro genitori. Dovete rispondere di ciò davanti a Dio onnipotente, come pure davanti a tribunali debitamente costituiti». L’impegno e l’attenzione della Santa Sede non finiscono qui. Lo scorso 19 novembre in occasione del Concistoro il cardinale William J. Levada, attuale prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, ha ribadito «la più ampia responsabilità dei Vescovi per la tutela dei fedeli loro affidati». Ispirandosi al Papa, «al suo esempio di ascolto e di accoglienza per le vittime», ha evidenziato la «necessità di un efficace impegno di protezione dei bambini e dei giovani e di un’attenta selezione e formazione dei futuri sacerdoti e religiosi». E infine ha anticipato la « preparazione di una Lettera circolare della Congregazione alle Conferenze episcopali sulle linee guida da offrire per un programma coordinato ed efficace nella direzione sopra descritta». Lettera che dovrebbe vedere la luce tra non molto.

    Quel male “cavalcato” dai media. Per screditare il bene

    DA ROMA

    I l triste fenomeno degli abusi sessuali nei confronti di minori perpetrati da chierici ha avuto negli ultimi anni una amplissima ricaduta mediatica specialmente nel mondo occidentale. Non certo perché il fenomeno sia statisticamente più significativo nel clero cattolico rispetto ad altri organismi. Né tantomeno perché l’azione dei media «fosse guidata solamente dalla pura ricerca della verità», come ha riconosciuto da Benedetto XVI nel suo ultimo libro intervista con Peter Seewald (è «evidente» che «vi fosse anche un compiacimento nel mettere alla berlina la Chiesa e, se possibile, screditarla»). Ma lo stesso Pontefice sottolinea che «non avrebbero potuto dare quei resoconti se nella Chiesa stessa il male non ci fosse stato. Solo perché il male era dentro la Chiesa, gli altri hanno potuto rivolgerlo contro di lei».

    Insomma, per usare ancora le parole del Papa, il fenomeno dei sacerdoti accusati di abusi è stata come «una grossa nube di sporcizia». Una «nube di sporcizia» che è stata sollevata da molti Paesi. Negli Stati Uniti e in Irlanda in special modo ma, in particolar modo dallo scorso anno, anche in Germania, in Olanda, in Belgio. In quest’ultimo Paese lo scandalo ha riguardato anche un vescovo che ha ammesso di aver compiuto abusi nei confronti di un proprio nipote. Il vescovo, Roger Joseph Vangheluwe di Brugge, si è dimesso. Sempre in Belgio la magistratura locale ha avuto un atteggiamento molto aggressivo nei confronti della Chiesa locale, accusata di voler adottare una politica di “copertura” nei confronti degli abusi operati da sacerdoti. Sono state addirittura violate e ispezionate nella cattedrale di Malines le tombe di alcuni vescovi per cercare prove in questo senso, il che ha provocato una risentita risposta diplomatica da parte della Santa Sede. Comunque in tutti questi Paesi gli episcopati locali hanno messo in campo delle procedure per accogliere le accuse da parte delle vittime di abusi e per evitare che quanto avvenuto in passato non si ripeta più. In questo quadro uno dei nodi della questione riguarda l’obbligatorietà o meno per un vescovo di denunciare alle autorità civili un proprio sacerdote accusato di abusi.

    Come spiegò monsignor Charles J. Scicluna, il “pm” dell’ex Sant’Uffizio, nella sua intervista ad Avvenire del 13 marzo 2010 nei Paesi in cui vige questo obbligo l’indicazione «è di rispettare la legge». Altrimenti, aggiunse, «non imponiamo ai vescovi di denunciare i propri sacerdoti, ma li incoraggiamo a rivolgersi alle vittime per invitarle a denunciare quei sacerdoti di cui sono state vittime».

    LE NORME

    PEDOFILIA: PER IL DIRITTO CANONICO DI FATTO È UN REATO IMPRESCRITTIBILE

    Rispetto a molte legislazioni civili quella canonica sulla prescrizione nei confronti degli abusi sui minori è molto più severa. Le nuove Norme pubblicate nel luglio 2010 infatti ampliano il termine di prescrizione da dieci a venti anni, che, nel caso del delitto di abuso è sempre da calcolarsi dal compimento dei 18 anni da parte della vittima. Non solo. La Congregazione per la dottrina della fede acquisisce il diritto di derogare anche ai vent’anni, il che tende a rendere di fatto – per la legge interna della Chiesa – “imprescrittibile” l’abuso sui miniri da parte dei chierici. Si tratta, commentò nell’occasione il ‘pm’ dell’ex Sant’Uffizio, monsignor Charles J.

    Scicluna, di «un passo in avanti per garantire la giustizia sostanziale e il bene pubblico della Chiesa».

    «Riconoscete la vostra colpa, ma non disperate della misericordia di Dio»

    DA ROMA

    L a questione degli abusi sessuali nei confronti di minori da parte di chierici è stato affrontato in modo particolare dall’Assemblea generale della Cei del maggio 2010. Nella sua prolusione il cardinale presidente Angelo Bagnasco ha ribadito che l’episcopato italiano «ha prontamente recepito» le «direttive chiare e incalzanti che da tempo sono impartite dalla Santa Sede» e che «confermano tutta la determinazione a fare verità fino ai necessari provvedimenti, una volta accertati i fatti». In quella stessa occasione il segretario generale della Cei, il vescovo Mariano Crociata, ha spiegato che sono «un centinaio» i casi di sacerdoti accusati di abusi sessuali, «rilevati in Italia con procedimenti canonici nell’ultimo decennio». Si tratta di «un dato che indica il quadro complessivo della situazione», ricordando comunque – ha aggiunto – che «anche un solo caso è sempre di troppo». Dal punto di vista canonico la Congregazione per la dottrina della fede e da quello civile le autorità competenti «hanno nei responsabili della vita della Chiesa – ha assicurato – tutta la collaborazione possibile per accertare la verità dei fatti». Crociata ha ribadito che «la normativa italiana non prevede l’obbligo di denuncia». «Evidentemente – ha proseguito – questo non esclude, ma anzi richiede per nostra specifica iniziativa che ci sia tutta la collaborazione per rendere possibile l’accertamento dei fatti, incoraggiando le denunce da parte di chi è a conoscenza e di chi ha subito eventuali abusi». Il tutto nel solco della redenzione: «Riconoscete la vostra colpa – ha scritto il Papa ai sacerdoti irlandese che si sono macchiati –, sottomettetevi alle esigenze della giustizia, ma non disperate della misericordia di Dio».

    BENEDETTO XVI

    Avete tradito la fiducia riposta in voi da giovani innocenti e dai loro genitori. Dovete rispondere di ciò davanti a Dio, come pure davanti a tribunali costituiti

    LETTERA AI CATTOLICI IRLANDESI

  • Le vittime degli abusi scrivono al Papa: “Basta coperture dei preti pedofili di Malta”

    Le vittime degli abusi scrivono al Papa: “Basta coperture dei preti pedofili di Malta”

    Tommaso Caldarelli 8 gennaio 2011

    Su Repubblica la lettera degli ex-ragazzi dell’isola: “Girano tuttora vestiti da sacerdoti, è uno scandalo”.

    “Noi ci ritroviamo molto dispiaciuti perché questi preti da oggi girano per le strade vestiti ancora da preti”: la sintassi un po’ elementare è dovuta al fatto che a Malta il dialetto che si parla è più o meno questo, un misto di italiano con sintassi inglese, un dialetto pidgin, come lo definisce la Repubblica: ma quello che conta, nella comunicazione è il messaggio. E il messaggio che le vittime degli abusi dei preti pedofili nella piccola isola di Malta rischia di arrivare chiaro e forte alle orecchie di papa Ratzinger, in Vaticano.

    MALTA – I ragazzi maltesi hanno preso carta e penna e hanno scritto al Papa, per denunciare una situazione che loro ritengono scandalosa. Il Papa, nella sua opera di restaurazione della Chiesa sconvolta dagli abusi dei pedofili, si sarebbe dimenticato dell’isola nel Mediterraneo.

    Le vittime degli abusi con le quali Benedetto XVI pregò ad aprile durante la sua visita pastorale nell’arcipelago al centro del Mediterraneo si riferiscono ai responsabili delle violenze: nonostante le scuse e le lacrime di Ratzinger, i religiosi sono ancora al loro posto. «Perché la Chiesa di Malta protegge ancora questi scandali? Perché i preti hanno ammesso nel 2003 e tutto va avanti come se non fosse successo niente?». Tutto è rimasto come prima, dicono gli ex ragazzi dell’orfanotrofio di Santa Venera,costretti un tempo a vestirsi da donna o ad assecondare, di notte, le perversioni sessuali dei sacerdoti. Della fermezza del Papa — che il 20 dicembre, parlando alla Curia romana, si è di nuovo scagliato contro gli abusi commessi dai sacerdoti, che «sotto il manto del sacro feriscono profondamente la persona umana nella sua infanzia e le recano un danno per tutta la vita» — oltre il canale di Sicilia non arrivano che flebili echi

    Esteri
    Le vittime degli abusi scrivono al Papa: “Basta coperture dei preti pedofili di Malta”
    Tommaso Caldarelli

    GIUSTIZIA – Non si è fatto abbastanza, dicono i ragazzi di Malta, per fermare gli uomini in tonaca che si sono resi responsabili di abusi, che hanno anche e persino confessato le loro colpe, ma che sono tutti, ancora, al loro posto: a girare per la Valletta con l’abito talare.

    Il processo penale contro i sacerdoti, dopo sette anni, non si è ancora concluso. E proprio in questi giorni l’avvocato che assiste i sacerdoti sotto accusa, Gianella Caruana Curran, ha depositato un’istanza alla Corte costituzionale maltese contestando la “sovraesposizione mediatica” dei loro assistiti, non ancora giudicati: un artificio legale, a istruttoria conclusa, per prendere tempo in vista della sentenza. Dopo la visita del Papa, infatti, i sacerdoti hanno continuato in aula a proclamarsi innocenti, nonostante nei primi interrogatori avessero ammesso tutto alla polizia. Non è neppure cominciato, invece, il processo ecclesiastico. Eppure la “investigatio previa”, l’indagine interna condotta dal “Response team” della Curia maltese che segue i casi di pedofilia, si è già conclusa, come hanno spiegato con una lettera spedita alle vittime a ottobre, i missionari di San Paolo, l’ordine a cui appartengono i preti accusati, Charles Pulis, Conrad Sciberras (trasferito poi in Italia, ad Albano Laziale) Joe Bonnet. Nella missiva si spiega che si è presa la precauzione di non far entrare i sacerdoti a contatto con bambini. Quanto alle accuse «risultano fondate, per questo abbiamo trasmesso gli atti a Roma».

    Ma c’è fiducia, nelle parole dei ragazzi, e non accusa: scrivono al Pontefice per avere ascolto e aiuto. Per invocare un’azione più incisiva, sicuri che il Papa, che ha già dimostrato di voler affrontare lo scandalo dei pedofili nella Chiesa con la giusta forza, non si dimentichi degli ex-bambini di Malta.

    Stiamo ancora soffrendo e siamo senza giustizia dopo sette anni. Per favore, ci aiuti Lei, la preghiamo molto

    www.giornalettismo.com/archives/108…ofili-di-malta/

    http://ricerca.repubblica.it/repubblica/ar…-religioso.html

    Le vittime di Malta accusano un religioso Vive protetto in Italia

    13 aprile 2010 — pagina 19 sezione: POLITICA ESTERA
    LA VALLETTA – L’ arcivescovo di Malta, Paul Cremona, ha già promesso di incontrarli. Ma loro sperano di parlare direttamente con Benedetto XVI, che sabato e domenica sarà nell’ isola in occasione del 1950esimo anniversario del naufragio di San Paolo. Sei presunte vittime degli orrori dell’ orfanotrofio di San Giuseppe ieri hanno esposto le loro richieste in una conferenza stampa. Da sette anni aspettano una sentenza che condanni i frati della struttura in cui sono cresciuti, chiusa nel 2003 dopo che un assistente sociale aveva sorpreso un religioso in atteggiamenti osceni con un ragazzino riferendo quel cheaveva visto alla polizia. Due frati ammisero le loro colpe, salvoritrattare le confessioni in un secondo momento durante il processo. Altri ex ospiti dell’ orfanotrofio, divenuti adulti, denunciarono di essere stati molestati e in un caso anche stuprati dai frati. Ed emerse anche che uno di loro, Godwin Scerri, era già ricercato per fatti simili dalle autorità canadesi ma ciò nonostante era stato ammesso a insegnare ai bambini. Sulla vicenda, però, era calato il silenzio. Fino a quando, tre settimane fa, una delle vittime, Lawrence Grech, oggi 37enne, ha scritto al Vaticano per chiedere che il Papa fosse informato della loro storia e porgesse loro le sue scuse. Grech e gli altri nove compagni di orfanotrofio che hanno denunciato gli abusi vorrebbero incontrare anche monsignor Charles Scicluna, l’ uomo della Congregazione della Fede al quale Ratzinger ha affidato il compito di indagare sui casi di pedofilia all’ interno della Chiesa. Ma a manifestare la disponibilità a vedere le vittime per ora è stato solo l’ arcivescovo Cremona. Ieri Grech ha anche rivelato che «uno dei frati che ci ha molestatoè liberoe vive in Italia». Il riferimento va a padre Conrad Sciberras, che ora vive ad Albano Laziale, in provincia di Roma, dove dirige la versione in inglese di una rivista del movimento dei Focolari, “Unità e Carisma”. «Ho letto delle accuse nei miei confronti solo dai giornali – dice Sciberras – Dalla polizia non ho mai ricevuto nulla, anche perché mi trovavo in Italia già dal 1999. Poi ho saputo dal mio avvocato che le contestazioni nei miei confronti erano cadute in prescrizione. Da quando è scoppiato lo scandalo mi è stato proibito di avere contatti con minorenni. Ma nego assolutamente di aver mai commesso molestie. Al massimo qualche carezza o uno scappellotto…». DAL NOSTRO INVIATO DAVIDE CARLUCCI