Osservatorio della Rete L'ABUSO

Categoria: Docu-film

  • Michael Jackson: il verdetto, quando esce al docuserie Netflix sul Re del Pop

    Michael Jackson: il verdetto, quando esce al docuserie Netflix sul Re del Pop

    Mentre il film biografico “Michael”, dedicato alla vita del Re del Pop, continua a richiamare spettatori nelle sale cinematografiche di tutto il mondo, Netflix ci parla di uno dei capitoli più controversi della sua esistenza. “Michael Jackson: il verdetto” è una docuserie in tre episodi che ripercorre il processo penale del 2005, uno degli eventi giudiziari e mediatici più seguiti del nuovo millennio.

    L’obiettivo del progetto non è raccontare la carriera dell’artista né celebrare i suoi successi musicali, ma concentrarsi esclusivamente sulle settimane che portarono Michael Jackson davanti a un tribunale della California. Un caso che per mesi monopolizzò giornali e televisioni, dividendo l’opinione pubblica e lasciando un dibattito che continua ancora oggi.

    La storia vera e cosa racconta la docuserie
    “Michael Jackson: il verdetto” ci riporta al 2005, quando il cantante affrontò un processo durato circa dodici settimane e seguito quotidianamente dai media internazionali. Le accuse all’artista scatenarono una straordinaria attenzione pubblica, facendo di ogni udienza un evento globale.

    La serie ricostruisce passo dopo passo quel procedimento giudiziario, culminato il 13 giugno 2005 con l’assoluzione dell’artista da tutte le imputazioni. Per farlo, gli autori hanno raccolto testimonianze dirette di persone che vissero il processo dall’interno o da pochi metri di distanza. A parlare davanti alle telecamere sono alcuni membri della giuria che parteciparono al verdetto finale, giornalisti che seguirono quotidianamente le udienze, testimoni presenti durante il procedimento e figure vicine sia all’accusa sia alla difesa. Mediante i loro ricordi emergono dettagli sul clima che si respirava dentro e fuori dall’aula, sulle strategie adottate dalle parti e sulle impressioni suscitate dalle prove presentate nel corso delle settimane.

    Un elemento centrale della docuserie è proprio il confronto tra punti di vista differenti. Le testimonianze non si limitano alla cronaca dei fatti, ma offrono anche riflessioni personali sul processo e sulla decisione finale della giuria, restituendo in tal modo la complessità di una vicenda che continua a generare discussioni a oltre vent’anni di distanza.

    Quante puntate sono e quando escono su Netflix

    La docuserie è composta da tre episodi e debutta su Netflix mercoledì 3 giugno 2026.

    Diretta da Nick Green e prodotta da Candle True Stories, la serie è stata sviluppata con l’intento di rileggere gli eventi da una prospettiva storica. Un aspetto particolarmente interessante riguarda l’assenza di immagini girate all’interno dell’aula: durante il processo, infatti, le telecamere non erano autorizzate a entrare in tribunale. Per questo motivo la narrazione si affida a filmati d’archivio, servizi televisivi dell’epoca, immagini relative alle indagini e alle vicende di Neverland Ranch, oltre alle nuove interviste realizzate appositamente per il progetto.

    https://www.today.it/film-serie-tv/netflix/michael-jackson-il-verdetto-quando-esce.html

  • Nuns vs the Vatican sbarca in Italia

    Nuns vs the Vatican sbarca in Italia

    Dopo il sold out al Ljubljana International Film Festival, il 13 e 15 marzo scorsi, Nuns vs the Vatican, il documentario realizzato da Lorena Luciano e Filippo Piscopo sugli abusi sulle religiose, che racconta in particolare la storia di Gloria Branciani, vittima di Marko Rupnik, sacerdote e artista gesuita, accusato di decine di episodi di abusi sessuali a danno di donne, religiose e laiche, viene ora presentato al Bari International Film and Tv Festival 2026 il prossimo 26 marzo alle 21 al Multicinema Galleria del capoluogo pugliese.

    Una prima italiana molto attesa perché il film, già presentato negli Stati Uniti, in Canada e in Grecia, oltre che in Slovenia, denuncia l’omertà e la sistematica copertura degli abusi sessuali da parte delle istituzioni ecclesiastiche. Un silenzio che arriva fino in Vaticano.

    NUNS vs. THE VATICAN racconta la storia di Gloria, un’ex suora che osa sfidare il Vaticano. Portando alla luce verità che la Chiesa avrebbe voluto seppellire, innesca una battaglia che nessuna suora avrebbe mai dovuto combattere, scuotendo l’istituzione dalle sue fondamenta.

    Dopo 30 anni di silenzio, Gloria, ex suora, denuncia pubblicamente il suo abusatore: Marko Rupnik, sacerdote e artista di fama con stretti legami con il Vaticano. Quando la sua lettera viene ignorata, Gloria si rifiuta di restare in silenzio. Ritrovando la consorella ex suora Mirjam, portano la loro storia alla stampa, rivelando l’incredibile portata degli abusi di Rupnik e il decennale insabbiamento della Chiesa, attirando immediata attenzione internazionale.

    Il coraggio di Gloria innesca un movimento. Quasi trenta ex suore trovano il coraggio di parlare, spingendo Papa Francesco ad abolire la prescrizione e ad aprire un processo ecclesiastico contro Rupnik. La sua battaglia scatena un confronto globale, svelando profonde corruzioni e ispirando donne ovunque a rompere il silenzio.

    Incontriamo nel documentario persone che si battono per chiedere conto alla Chiesa di questa e altre vicende. Tra queste le giornaliste Lucetta Scaraffia e Federica Tourn, conduttrice della trasmissione Rai “Protestantesimo”, impegnata nel documentario a cercare le varie testimonianze sulla vicenda Rupnik; e l’attivista americana Barbara Dorris, che si batte per veder riconosciuta giustizia alle vittime. Con una gerarchia ecclesiastica incentrata sugli uomini, le donne hanno a malapena voce in capitolo nella definizione delle politiche. Dorris lamenta il fatto che la Chiesa abbia costantemente inquadrato gli abusi come una questione omosessuale, al punto da far sparire dalla narrazione le donne vittime. Questo toccante documentario getta una luce intensa su oscuri segreti. 

    Luciano e Filippo Piscopo sono una delle coppie più influenti e riconosciute nel panorama internazionale del documentario contemporaneo. Entrambi italiani e americani, vivono e lavorano tra l’Italia e gli Stati Uniti, dividendosi tra New York e l’Europa. Insieme, Lorena e Filippo hanno realizzato film che non solo affrontano temi di giustizia sociale e diritti umani con una voce unica e potente, ma che hanno anche raggiunto un pubblico globale, ottenendo premi, distribuzione internazionale e ampio apprezzamento da parte della critica. La loro collaborazione creativa unisce visione artistica, rigore etico e impatto cinematografico, consolidandoli come figure di riferimento nel cinema documentario contemporaneo.

    Lorena Luciano, regista e montatrice, ha studiato Giurisprudenza all’Università di Milano prima di trasferirsi negli Stati Uniti per seguire la sua vocazione cinematografica. Il suo stile è caratterizzato da un cinema di verità che fonde osservazione cinematica, interviste in prima persona e materiale d’archivio per raccontare storie umane profonde e urgenti. Il suo lavoro ha ottenuto riconoscimenti internazionali di grande rilievo: il documentario su Dario Fo è stato selezionato alla Mostra del Cinema di Venezia; It Will Be Chaos, prodotto da HBO, le ha valso un Premio Emmy®, il Premio per la Miglior Regia al Taormina International Film Festival e il Premio del Pubblico al Milano Film Festival; Coal Rush ha conquistato il titolo di Miglior Documentario al San Marino Film Festival.

    Luciano è stata inoltre selezionata per prestigiose fellowship e programmi internazionali, tra cui il Sundance Institute, IDFA, la MacArthur Foundation, l’International Documentary Association, lo Sheffield Film Festival, il Gotham/IFP Spotlight on Documentaries e il New York State Council on the Arts, confermando la sua reputazione come una delle voci più autorevoli e influenti del documentario contemporaneo.

    Filippo Piscopo è un filmmaker, produttore e direttore della fotografia di grande rilievo. Anche lui con una formazione giuridica e una profonda passione per le immagini, ha cofondato con Lorena la casa di produzione Film2 Productions. Piscopo porta ai progetti una combinazione rara di sensibilità narrativa e rigore visivo, guadagnandosi riconoscimenti a livello mondiale. Di recente, e stato direttore della fotografia del cortometraggio The ABCs of Book Banning (Paramount+), candidato all’Oscar® 2024, e il suo lavoro è stato presentato in festival come la Mostra del Cinema di Venezia, l’AFI Docs, IDFA Forum, il Gotham/IFP Spotlight on Documentaries e molti altri.

    Titolo originale: NUNS vs. THE VATICAN
    Regia: Lorena Luciano
    Produzione: FILM2 Productions in Association with MIGHTY Entertainment
    Produttrice Esecutiva: Mariska Hargitay
    Produttore / Direttore della fotografia: Filippo Piscopo
    Genere: Documentario
    Anno: 2025
    Durata: 93 minuti
    Lingua: italiano, inglese, sloveno (sottotitoli inglesi disponibili)
    Formato: DCP / digitale
    Paese di produzione: USA / Italia

    Première e riconoscimenti principali:

    • TIFF – Toronto International Film Festival (World premiere, Settembre 2025)
    • NY DOC NYC – Subject Matter Award (US premiere, Novembre 2025)
    • Hamptons Doc Fest – Premio per i Diritti Umani (Dicembre 2025)
    • Thessaloniki Doc Film Festival – (EU Premiere – 8 Marzo 2026)
    • Ljubljana Doc Film Festival – (Competition – 13 marzo 2026)
    • Bari Film Festival – (Prima Italiana – 26 marzo 2026)

    Nuns vs the Vatican sbarca in Italia

  • Un nuovo documentario affronta gli abusi contro le suore cattoliche e il famigerato caso di Marko Rupnik

    Un nuovo documentario affronta gli abusi contro le suore cattoliche e il famigerato caso di Marko Rupnik

    Realizzare un film che descriva nel dettaglio le accuse di abusi sessuali e spirituali ai danni delle suore nella Chiesa cattolica, mantenendo al contempo un messaggio di speranza, non è un’impresa facile. Eppure è proprio questa la sfida che la regista italiana Lorena Luciano ha affrontato con il suo nuovo documentario “Suore contro il Vaticano”.

    Presentato in anteprima mondiale a settembre al Toronto International Film Festival, il documentario si concentra sugli abusi subiti dalle religiose nella Chiesa cattolica da parte del clero maschile. Il film presenta testimonianze e commenti di diverse donne impegnate a sensibilizzare l’opinione pubblica sugli abusi commessi dal clero nella Chiesa cattolica. Tra queste, le giornaliste Federica Tourn e Lucetta Scaraffia, l’attivista Barbara Dorris e l’avvocato Laura Sgrò. Mariska Hargitay, famosa per il suo ruolo della detective Olivia Benson nella serie della NBC “Law & Order: Unità vittime speciali”, è produttrice esecutiva.

    “Suore contro il Vaticano” ha come protagonista Gloria Branciani, l’ex suora che accusò pubblicamente Padre Marko Rupnik, ex gesuita, di abusi sessuali e spirituali. L’8 dicembre 2025, America ha parlato con la signora Branciani e con la signora Luciano, la regista, che ha anche svolto il ruolo di traduttrice per la signora Branciani durante l’intervista.

    Alla domanda sulle motivazioni che l’hanno spinta a intraprendere il progetto, la Sig.ra Luciano ha raccontato il suo percorso verso l’identificazione di un problema di abusi pervasivo e sistemico nella Chiesa cattolica, che stava colpendo le religiose in modo particolarmente dannoso. Cresciuta in Italia, è stata circondata dall’influenza della Chiesa cattolica. Ha descritto un’”epifania” durante la lettura di un articolo della Sig.ra Scaraffia, fondatrice e direttrice della rivista vaticana “Donne, Chiesa, Mondo” dal 2012 al 2019.

    I tentativi della Sig.ra Scaraffia di denunciare gli abusi clericali hanno spinto la Sig.ra Luciano a intraprendere una propria indagine, soprattutto in quanto donna italiana. “Questa è l’Italia, patria del Vaticano… L’idea che la nostra cultura sia così legata a un’istituzione che è la più antica e venerata, soprattutto nel nostro Paese, mi ha spinta ad approfondire”, ha detto. Ma nonostante avesse notato i campanelli d’allarme della Sig.ra Scaraffia, ciò che la Sig.ra Luciano ha scoperto l’ha comunque scioccata. “Non potevo aspettarmi di trovare un’umanità così oppressa, sistematicamente messa a tacere”.

    La signora Luciano ha descritto l’incontro con moltissimi sopravvissuti che “si sentivano isolati”, isolati dal trauma e dalla mancanza di risposta da parte della Chiesa. È stata questa dinamica a motivarla a realizzare il film: “È diventata… una missione: fare qualcosa che potesse parlare a nome di tutti, per dire… che nessuno è solo in questo terribile trauma. E questa era davvero l’idea… creare una piattaforma affinché le persone potessero riconoscersi nella storia di qualcun altro”.

    Parlando della sua decisione di apparire nel film, la signora Branciani ha parlato anche della solitudine della vittimizzazione e ha spiegato come il film sia diventato un’opportunità stimolante per “percorrere un cammino che le avrebbe permesso di uscire dal ruolo di vittima”.

    La signora Branciani ha stretto un rapporto con Padre Rupnik mentre prestava servizio come suora nella Comunità di Loyola a Lubiana, in Slovenia, una congregazione cattolica co-fondata da Padre Rupnik. Secondo la signora Branciani, negli anni ’90 denunciò Padre Rupnik per abusi sessuali, ma all’epoca fu licenziata e sminuita dalla madre superiora e da altri leader ecclesiastici.

    Prima che le accuse di abusi esponessero Padre Rupnik a polemiche e vergogna pubblica, aveva goduto di ampia attenzione e plauso per i suoi mosaici di piastrelle. Nel documentario, la signora Branciani sostiene che la creazione di quest’opera d’arte fosse direttamente legata agli abusi sessuali e spirituali da lei subiti. Sostiene che Padre Rupnik le abbia chiesto di posare come modella per la sua opera, una richiesta che ha portato ad avances sessuali indesiderate. La signora Branciani sostiene inoltre che Padre Rupnik abbia costretto lei e un’altra consorella a compiere atti sessuali a tre, giustificati da lui stesso come incarnazione dell’”immagine della Santissima Trinità”.

    I colloqui della signora Branciani con la giornalista Federica Tourn le hanno dato la forza di rivisitare il passato dopo diversi decenni e, alla fine del 2023, ha reso pubblica la sua identità. Il film racconta la conferenza stampa molto pubblicizzata tenutasi all’inizio del 2024, in cui la signora Branciani ha parlato apertamente degli abusi che afferma di aver subito come suora. 

    La decisione di rendere pubblica la sua storia viene esplorata con attenzione e compassione in “Suore contro il Vaticano”. Nel corso del film, la signora Branciani è chiaramente alle prese con l’immenso peso emotivo degli abusi, anche decenni dopo che, secondo quanto riferito, altre religiose l’avevano esortata a lasciare le Suore della Comunità di Loyola nel 1994. 

    Eppure, la signora Branciani ha raccontato ad America come la partecipazione al documentario le abbia permesso di trovare una nuova identità e forza. “Quando… sei confinata nel ruolo di vittima, ti vedi solo in relazione… al carnefice. E in questo modo, continui a dare potere all’abusante”, ha detto. Ma condividere la sua storia alle sue condizioni l’ha trasformata nella sua stessa sostenitrice, permettendole così di rivendicare un senso di auto-appropriazione. “Una volta che esci dal ruolo di vittima, qualcosa si scioglie, quindi non sei più intrappolata… Torni a vivere”. 

    Questo processo di “ritorno in vita” è stato favorito dal sistema di supporto delle donne che si sono strette attorno alla signora Branciani. Il film la mostra mentre si riunisce con Mirjam Kovac , un’altra ex suora e presunta vittima di Padre Rupnik della Comunità di Loyola. Dato che la decisione della signora Branciani di lasciare la comunità l’ha alienata dalle altre suore, l’opportunità di riconnettersi con vecchie amiche e trovare forza in nuove relazioni è stata fondamentale nel suo percorso di guarigione. Come ha detto lei stessa, “l’abuso non può essere superato da soli”. 

    Sebbene la signora Branciani abbia parlato del film come di un viaggio personale, ha anche sottolineato come lo scopo del documentario fosse più ampio della semplice condivisione della storia di una singola persona. Sia lei che la signora Luciano hanno parlato degli abusi clericali come di un problema pervasivo e sistemico che rende le donne nella Chiesa particolarmente vulnerabili ai maltrattamenti. Sebbene il suo trauma fosse il risultato delle azioni di un singolo individuo, ha vissuto “la Chiesa come un contesto in cui gli abusi possono verificarsi”. 

    Le donne hanno espresso frustrazione per l’attuale sistema di indagine e di accertamento delle responsabilità. La signora Luciano, in particolare, ha criticato l’attuale processo in cui i leader ecclesiastici tengono “processi ecclesiastici per abusi” senza “consentire a tutte le vittime di partecipare al processo”. Allo stesso modo, la signora Luciano ha identificato il problema degli “spettatori”, sostenendo che i cattolici dovrebbero essere più attenti a come fedeli membri della Chiesa possano rendersi complici dell’insabbiamento degli abusi attraverso la loro ignoranza e negazione.  

    Ma nonostante le critiche all’attuale processo di responsabilizzazione, le donne hanno chiarito che non stanno cercando di distruggere o indebolire la Chiesa. Piuttosto, la signora Luciano ha insistito sul fatto che “la Chiesa non potrà salvarsi” negando il dolore che è stata capace di infliggere. L’unico modo per la Chiesa cattolica di andare avanti, dal suo punto di vista, è riconoscere il dolore che ha inflitto e impegnarsi per impedire che questo danno si ripeta. 

    Nel caso della signora Branciani e di padre Rupnik, non si è ancora giunti a una soluzione definitiva. Il sacerdote è stato espulso dalla Compagnia di Gesù nel 2023, ma è stato poi incardinato come sacerdote nella diocesi di Capodistria, in Slovenia, più tardi nello stesso anno. In una dichiarazione pubblica relativa all’accettazione di padre Rupnik nella diocesi di Capodistria, il vicario generale della diocesi, Slavko Rebec, ha spiegato che questa decisione era dovuta “al fatto che non era stata emessa alcuna sentenza giudiziaria nei confronti di padre Rupnik”. 

    Nel corso della sua lunga carriera di artista, i mosaici di Padre Rupnik sono stati esposti in chiese di tutto il mondo. Sebbene alcuni luoghi, come la Basilica di Nostra Signora del Rosario a Lourdes, in Francia, abbiano scelto di ricoprirli , essi sono ancora esposti nella Cappella Redemptoris Mater in Vaticano e in numerose chiese ed edifici religiosi in vari paesi e città. 

    La controversia in corso sullo status di Padre Rupnik nella Chiesa cattolica non ha impedito alla signora Branciani di tentare di andare avanti con la sua vita. Sebbene gli abusi subiti siano stati particolarmente dolorosi perché hanno minato la sua fede, ha affermato di essersi impegnata a mantenere un forte senso di spiritualità e un legame personale con Dio. “Il rapporto con il divino è dentro di noi”, ha detto. “[Ho] un rapporto diretto con Dio, e nessun altro può togliermelo”.

    “Suore contro il Vaticano” è attualmente proiettato per un pubblico selezionato. 

  • Il documentario sugli abusi nelle chiese di New Orleans basato su un reportage del Guardian vince il premio più importante

    Il documentario sugli abusi nelle chiese di New Orleans basato su un reportage del Guardian vince il premio più importante

    Un film che esamina la crisi delle molestie sessuali ai danni del clero cattolico a New Orleans ha recentemente vinto il premio come miglior documentario al Winter Park Film Festival del Colorado ed è stato scelto per essere proiettato nella città in cui è scoppiato lo scandalo.

    “Dio come mio testimone ” chiarisce “che coloro che commettono queste atrocità non possono nascondersi” e, al contempo, dà “voce ai sopravvissuti, giustizia agli abusati e una piattaforma per essere ascoltati”, ha affermato in una nota il direttore del festival cinematografico di Winter Park, Connor Nelson.

    Nelson ha dichiarato che entrambe le proiezioni del film al suo festival di inizio settembre – in parte basate su reportage del Guardian e del suo media partner di New Orleans WWL Louisiana – hanno registrato il tutto esaurito, lasciando alcuni spettatori in lacrime. Ha anche osservato che le sessioni di domande e risposte con i registi, il cast e la troupe del documentario “sono andate ben oltre qualsiasi esperienza avessimo mai vissuto al festival… dimostrando… che queste conversazioni sono necessarie”.

    Il documentario di 82 minuti è stato diretto da Lindsay Quinn Pitre, originaria di New Orleans, e prodotto da Michael Brandner Sr, che nel 2018 ha scoperto una pila di quelle che erano essenzialmente lettere d’amore indirizzate al fratello minore da parte di un prete cattolico romano, ora riconosciuto dalla chiesa di New Orleans come un molestatore di minori accusato in modo credibile.

    Il fratello di Brandner, Scot, che era adolescente quando ricevette le lettere in questione da Brian Highfill, non ne parlò mai a nessuno e morì suicida all’età di 29 anni all’inizio degli anni ’90.

    Michael presentò le lettere all’arcivescovo cattolico di New Orleans, Gregory Aymond. In una telefonata registrata tra i due, Aymond disse a Brandner che le lettere erano preoccupanti, ma non “abbastanza esplicite” da giustificare l’inclusione di Highfill in un elenco diffuso dall’arcidiocesi che identificava i sacerdoti accusati di gravi molestie su minori.

    Aymond ha infine aggiunto Highfill a tale elenco nell’ottobre 2020, dopo che WWL e un giornalista ora al Guardian hanno interrogato l’arcidiocesi su almeno altre tre persone che avevano denunciato le proprie accuse di abusi sessuali da parte del sacerdote negli ultimi 18 anni.

    “Dio come mio testimone” racconta l’esperienza della famiglia Brandner con Highfill, morto nel 2018, nonché le storie di diverse persone che hanno subito abusi sessuali da bambini da parte di ecclesiastici mentre crescevano nella fede cattolica a New Orleans, basandosi in parte su reportage pubblicati dal Guardian insieme a WWL. Racconta anche le storie di alcuni avvocati che hanno rappresentato vittime di abusi da parte del clero contro l’arcidiocesi di New Orleans dopo che la chiesa ha dovuto affrontare così tante denunce di molestie da parte del clero da dover presentare istanza di fallimento federale nel maggio 2020.

    La bancarotta è rimasta irrisolta fino a mercoledì, anche se più di 600 ricorrenti per abusi del clero coinvolti nel caso hanno iniziato a votare se accettare o meno un’offerta di risarcimento che garantisca 230 milioni di dollari, in un processo che durerà fino al 29 ottobre.

    Pitre, Brandner, il loro team e alcuni dei protagonisti di “Dio come mio testimone” hanno ritirato il premio per il miglior documentario del Winter Park Film Festival il 7 settembre. Brandner ha affermato che è stato particolarmente emozionante vedere alcuni dei sopravvissuti ritratti nel film ritirare il premio.

    “Si sono trasformati da vittime a sopravvissuti a eroi”, ha detto Brandner. “È stato davvero meraviglioso e mi ha fatto venire le lacrime agli occhi”.

    God As My Witness aveva già ricevuto una nomination come miglior documentario al Raindance Film Festival di giugno a Londra, dove è stato presentato in anteprima mondiale.

    È stato proiettato anche al festival cinematografico portoghese Cinema em Locais Inusitado e Temporarios, dove il vescovo cattolico della diocesi di Setúbal, il cardinale Américo Aguiar, ne ha autorizzato la proiezione nella sua cappella privata. Tra il pubblico era presente anche il Grupo Vita, un gruppo nazionale portoghese di sostegno per le vittime di abusi da parte del clero cattolico.

    In una dichiarazione, il direttore del festival portoghese, Luìs Teixeira, ha affermato che “l’approccio locale di Dio come mio testimone a un tema globale riesce a renderlo universale”.

    Tra le altre proiezioni nel circuito dei festival, Pitre ha affermato che “God As My Witness” era provvisoriamente programmato per essere proiettato al New Orleans Film Festival del 2025 , che si terrà dal 23 al 27 ottobre. Ha affermato di aver capito che i biglietti per quel festival avrebbero dovuto essere messi in vendita intorno alla seconda settimana di ottobre.

    https://www.theguardian.com/world/2025/sep/17/new-orleans-clergy-abuse-documentary-god-as-my-witness

  • Nuns vs the Vatican – Suore contro il Vaticano: un documentario denuncia abusi sessuali e cattiva condotta nella Chiesa cattolica

    Nuns vs the Vatican – Suore contro il Vaticano: un documentario denuncia abusi sessuali e cattiva condotta nella Chiesa cattolica

    La complessa macchia sull’eredità di Papa Francesco viene ulteriormente esplorata in Nuns vs the Vatican, un documentario delicato e inquietante che segue le donne le cui accuse di abusi sessuali sono state a lungo ignorate dalla Chiesa cattolica e dal sistema più ampio che protegge e favorisce i predatori al suo interno.

    Nuns, diretto dalla vincitrice dell’Emmy Lorena Luciano e prodotto esecutivamente dalla star di Law & Order: Special Victims Unit Mariska Hargitay , e presentato in anteprima al festival cinematografico di Toronto sabato, è incentrato principalmente su Gloria Branciani e Mirjam Kovac, tra le decine di presunte vittime di Marko Rupnik, un ex sacerdote gesuita attualmente in attesa di processo canonico per abusi sessuali, spirituali e fisici.

    Rupnik è stato scomunicato nel 2020 per aver assolto i peccati di una novizia con cui aveva avuto rapporti sessuali. Ma la scomunica è stata revocata entro lo stesso mese, dopo il pentimento di Rupnik. Un esperto nel documentario sottolinea che la scomunica avrebbe potuto essere revocata solo con l’autorizzazione di Papa Francesco .

    Rupnik era anche un rinomato artista, autore di mosaici che sarebbero stati esposti in Vaticano . Nel documentario viene definito il Michelangelo del papato di Giovanni Paolo II, avendo esercitato gran parte di quell’influenza per commettere i suoi presunti crimini.

    In Nuns, Branciani, che insieme a Kovac faceva parte della comunità di Ignazio di Loyola co-fondata da Rupnik in Slovenia, racconta come il sacerdote gesuita l’avrebbe adescata e poi abusata sessualmente e psicologicamente in modi sempre più aggressivi e violenti nei primi anni ’90.

    La convinse a unirsi a Loyola per non perdere il suo legame con Cristo. Parlava di arte e iconografia religiosa in modo suggestivo, descrivendo ad esempio i dipinti della Vergine Madre che mostra sensualmente la gamba del bambino Gesù. Affermava che entrare in contatto con il cattolicesimo coinvolge sia lo spirito che il corpo, suggerendo che fare sesso con lui fosse come toccare il divino. Infine, citò la Santissima Trinità in vista di un’orgia con Branciani e un’altra suora.

    Secondo Branciani, quando denunciò gli abusi, fu punita dalla madre superiora di Loyola, suor Ivanka Hosta, e costretta ad abbandonare la vita religiosa da padre Tomáš Špidlík a Roma, che avrebbe persino scritto la lettera di dimissioni per suo conto. Queste azioni la lasciarono ostracizzata dalla comunità che considerava la sua famiglia e costretta a convivere con pensieri suicidi, racconta Branciani.

    Branciani si unisce a molte altre suore che hanno subito abusi simili nella Chiesa cattolica, tra cui Barbara Dorris, direttrice di Survivors Network of those Abused by Priests (Snap), che racconta di essere stata abusata sessualmente, messa incinta e costretta a subire un aborto potenzialmente letale con candeggina da un medico che l’ha umiliata brutalmente.

    È tra le voci che nel documentario dipingono un quadro di quanto possano essere diffusi questi crimini – uno studio del 1994-95, che ha raccolto risposte anonime, ha riferito che una suora su tre subisce abusi sessuali da parte di un prete – e di come il sistema garantisca il silenzio delle vittime. Le suore, dopotutto, fanno voto di povertà, castità e silenzio, un sistema che le isola e le rende facili prede, soprattutto per gli stessi preti a cui si confessano, detenendo un potere non solo su di loro, ma anche sulle loro famiglie e comunità. Si dice che lo stesso Rupnik abbia rafforzato questa dinamica di potere paragonando il rapporto di Dio con l’uomo al rapporto dell’uomo con la donna.

    A complicare ulteriormente il problema, sottolinea Dorris, c’è il fatto che i sacerdoti attribuirebbero gli abusi all’omosessualità, stigmatizzando l’orientamento sessuale e cancellando così la vittimizzazione delle donne.

    Il patriarcato nella Chiesa è in piena vista nel documentario quando i manifestanti si avvicinano a un sacerdote per chiedere l’inaugurazione di altre opere d’arte di Rupnik, nonostante le accuse contro di lui: le sue opere, davanti alle quali i cattolici si inginocchiano e pregano, sono state create mentre era presumibilmente impegnato in abusi. Un sacerdote risponde semplicemente davanti alla telecamera che dietro tali accuse c’è malizia.

    Da allora il Vaticano ha ordinato la rimozione di tutte le opere di Rupnik dai suoi siti web, come parte della sua lenta risposta alle accuse da quando Papa Francesco ha ammesso pubblicamente per la prima volta gli abusi sulle suore in una conferenza stampa del 2019 tenuta sul suo aereo prima di un vertice sulla questione in Vaticano.

    Nel 2021, Papa Francesco ha modificato il Codice di Diritto Canonico del Vaticano per consentire il perseguimento dei sacerdoti accusati di abusi su adulti. Nel 2023, in risposta alle proteste dell’opinione pubblica, ha annullato la prescrizione nel caso Rupnik, consentendo la presentazione delle denunce di Branciani e Kovac.

    Tuttavia, il caso di Rupnik, dopo anni di spostamenti del sacerdote tra le diocesi, sarà comunque processato secondo il diritto canonico vaticano, che da sempre opera per proteggere la Chiesa, anziché secondo un tribunale penale. La differenza, come sottolinea un esperto nel documentario, è che i suoi abusi non saranno trattati come un crimine, ma come un peccato. Marko Ivan Rupnik

    https://www.theguardian.com/film/2025/sep/09/nuns-vs-the-vatican-documentary-review-tiff

  • Il festival cinematografico presenterà in anteprima un documentario sugli abusi sessuali del clero, in parte basato su un reportage del Guardian

    Il festival cinematografico presenterà in anteprima un documentario sugli abusi sessuali del clero, in parte basato su un reportage del Guardian

    Un nuovo documentario che esamina lo scandalo delle molestie sessuali ai danni del clero cattolico a New Orleans , basato in parte sul giornalismo del Guardian e del suo partner locale WWL Louisiana, verrà presentato in anteprima mondiale al Raindance Film Festival di Londra a giugno.

    Secondo il regista del film, Lindsay Quinn Pitre, God As My Witness è stato candidato anche come miglior lungometraggio documentario alla 33a edizione del grande festival cinematografico.

    Il produttore del film di 82 minuti è Michael Brandner Sr., che nel 2018 ha scoperto una pila di quelle che erano essenzialmente lettere d’amore indirizzate al fratello minore, Scot, da un prete cattolico di nome Brian Highfill. Scot – che era adolescente quando ricevette le lettere – non ne parlò mai a nessuno e morì suicida a 29 anni all’inizio degli anni ’90.

    Michael presentò le lettere all’arcivescovo cattolico di New Orleans, Gregory Aymond. In una telefonata registrata tra i due uomini, Aymond disse a Brandner che le lettere contenevano probabilmente materiale di adescamento, ma “non erano abbastanza esplicite” da giustificare l’inclusione di Highfill in una lista pubblicata dall’arcidiocesi che identificava i chierici accusati di gravi molestie su minori.

  • Emanuela Orlandi – Parte 4 – Trame Irrisolte

    Emanuela Orlandi – Parte 4 – Trame Irrisolte

    Quarta e ultima puntata del nostro approfondimento sul caso Emanuela Orlandi, il mistero che da oltre quarant’anni continua a scuotere l’Italia.

    Dopo aver indagato la pista della Banda della Magliana, il ruolo del Vaticano, i dossier segreti e i possibili collegamenti internazionali, oggi ci addentriamo in uno degli scenari più inquietanti: la pista sessuale.

    La scuola di musica, gli strani personaggi che la frequentavano, le testimonianze contraddittorie e le ombre che si allungano sulla figura dello zio.

    Possibile che la verità sia sempre stata sotto i nostri occhi, nascosta dietro una cortina di silenzi e depistaggi?

    Ripercorriamo gli elementi più controversi di questa pista e cerchiamo di capire se dietro la scomparsa di Emanuela ci sia un segreto troppo scomodo per essere rivelato.

  • ERAVAMO BAMBINI | Documentario completo | National Film Board of Canada

    ERAVAMO BAMBINI | Documentario completo | National Film Board of Canada

    Strappati alle loro famiglie in giovane età, due sopravvissuti rivelano la straziante verità del sistema scolastico residenziale canadese.

    Da bambini, Lyna e Glen furono portati via dalle loro case e messi in collegi gestiti dalla chiesa.

    Il trauma di questa esperienza fu aggravato da anni di indicibili abusi fisici, sessuali ed emotivi, i cui effetti persistono nella loro vita adulta. In questo film emozionante, il profondo impatto del sistema scolastico residenziale del governo canadese viene trasmesso senza esitazione attraverso gli occhi di due bambini che sono stati costretti ad affrontare difficoltà superiori alla loro età.

    We Were Children dà voce a una tragedia nazionale e dimostra l’incredibile resilienza dello spirito umano. Diretto da Tim Wolochatiuk e scritto da Jason Sherman, We Were Children è prodotto da Kyle Irving per Eagle Vision Inc. e David Christensen per il National Film Board of Canada (NFB).

    Attenzione: questo film contiene contenuti inquietanti ed è consigliato a un pubblico di età pari o superiore a 16 anni. Si consiglia vivamente la discrezione dei genitori e/o la visione di questo film in un contesto di gruppo.

    Se hai bisogno di supporto psicologico, contatta Health Canada. Diretto da Tim Wolochatiuk – 2012 | 82 min Coprodotto da Eagle Vision Inc., Entertainment One e National Film Board of Canada.

  • Emanuela Orlandi – Parte 3 – Trame Irrisolte

    Emanuela Orlandi – Parte 3 – Trame Irrisolte

    In questa terza puntata ci immergiamo nei misteri più inquietanti legati alla scomparsa di Emanuela Orlandi, un caso che continua a scuotere il mondo a distanza di decenni.

    Quali segreti si celano negli archivi vaticani? Esiste davvero un dossier Orlandi, come sostengono alcune testimonianze? E cosa sappiamo delle presunte tracce che conducono a Londra, tra depistaggi, rivelazioni shock e documenti controversi?

    Dai controversi racconti di un sedicente ex agente segreto italiano ai documenti trafugati che sembrano celare verità scomode, fino alle ipotesi di un coinvolgimento della capitale britannica come teatro degli eventi: esploriamo gli indizi, le contraddizioni e i misteri che continuano ad avvolgere questa inquietante storia.

    Ogni nuova pista apre nuovi interrogativi, ma una cosa è certa: il caso Orlandi è molto più di ciò che appare. Seguiteci in questo viaggio attraverso i segreti, le manipolazioni e i legami tra il potere temporale e quello spirituale.

  • Emanuela Orlandi – Parte 2 – Trame Irrisolte

    Emanuela Orlandi – Parte 2 – Trame Irrisolte

    In questo secondo appuntamento, ci addentreremo ancora più nel cuore del mistero che circonda la scomparsa di Emanuela Orlandi.

    Esploreremo il ruolo di Marco Fassoni Accetti, il protagonista delle telefonate cruciali, e le sue controverse dichiarazioni, insieme alle voci che collegano la vicenda a un gioco di potere internazionale che coinvolge la Stasi, il KGB e il Vaticano.

    Scopriremo nuovi dettagli sulle misteriose telefonate, sui comunicati del Fronte Turkesh e sui depistaggi che hanno reso il caso ancora più intricato.

    Analizzeremo anche come queste trame si intrecciano con eventi oscuri come la sparizione di Mirella Gregori, un’altra ragazza 15enne scomparsa a Roma circa quaranta giorni prima di Emanuela.

    La verità sul caso Orlandi è ancora nascosta, ma ogni rivelazione getta una nuova luce su un’intricata rete di misteri e inganni.