Rettore di MARIA SS.ma ADDOLORATA a TREPUZZI, classe 1948, don Carmelo Rampino, di cui abbiamo già parlato, ed è proprio grazie a quel precedente articolo che altre 6 persone si sono fatte avanti.
Il sacerdote, che è stato denunciato lo scorso marzo dall’associazione, con una querela di parte sottoscritta anche della presunta vittima, che all’epoca dei fatti avrebbe avuto 9 anni, viene preso in castagna in una telefonata tra lui e la vittima, che abbiamo registrato e che propongo di seguito.
Ma la cosa non è proprio così semplice perché la presunta vittima abita in Germania e il sacerdote, solo dopo la messa in mora che la Rete L’ABUSO gli ha inviato, si è dato un gran da fare per rintracciare il ragazzo e ci è riuscito. Da parte della chiesa invece nessuna mossa per ora… il prete è ancora al suo posto.
Papa Francesco chiede alla chiesa di pregare più forte per far sì che non si sentano le grida dei bambini stuprati dai preti cattolici.
Si conclude con un buco nell’acqua il summit voluto da papa Francesco (messo sotto pressione da vittime e associazioni di tutto il mondo) , il quale risponde con una banalità e una miseria intellettuale che umilia le vittime e offende i cattolici.
Nel documento rilasciato oggi dal Vaticano i deliri di una chiesa che si definisce vittima, la follia di persone che non si rendono neppure conto che noi siamo le vittime, la chiesa per il momento è il criminale che ci ha reso tali.
Un papa bugiardo, che se onestamente pensasse che la chiesa è vittima, la chiesa stessa denuncerebbe i preti pedofili e si costituirebbe parte civile nei tribunali invece di nasconderli e far sparire i loro dossier.
Non un solo sacerdote (al di là degli ipocriti sermoni che tutte le domeniche fanno in chiesa) in questi giorni è venuto in appoggio delle vittime, non un solo provvedimento concreto arriva da questo summit.
Eppure le richieste che la Rete L’ABUSO, e i colleghi delle altre Associazioni, lo scorso lunedì hanno fatto incontrando la commissione in Vaticano, erano molto chiare e ci si aspettava, dopo il summit, che dei 190 prelati che vi hanno partecipato, fossero espulsi almeno coloro che è dimostrato avessero insabbiato, quelli che Bergoglio, tornando da un viaggio, definì “cacca”. Una cacca che al pontefice piace molto, evidentemente, perché nei fatti se la sta tenendo in casa.
Nel documento del Vaticano, dopo 20 anni di chiacchiere inconcludenti e migliaia di nuove vittime prodotte, si dichiara che oggi la chiesa è ancora lì ad interrogarsi su come intervenire.
Riteniamo altamente rischioso, e in qualità di Presidente diffido, per tutti i genitori di buon senso, affidare – da soli – i propri figli al clero in quanto, ad oggi, la chiesa che si sente lei vittima, non è in grado di garantire l’incolumità dei minori.
Tuttavia apprezziamo il lato positivo: papa Francesco ci ha voluto offrire trasformando la sua campagna mediatica di TOLLERANZA ZERO, nella chiarezza che oggi, la chiesa di Bergoglio è una chiesa con CREDIBILITA’ ZERO e VOLONTA’ ZERO. Grazie per questa sua chiarezza, ne siamo molto grati.
il Presidente di Rete L’ABUSO e membro fondatore di Eca Global.
Il rappresentante Rozzi sarà affiancato da Francesco Zanardi, un sopravvissuto italiano e presidente dell’Associazione italiana Rete L’Abuso), Anne Barrett Doyle è la co-direttrice di BishopAccountability), Tim Lennon, il presidente della Rete dei sopravvissuti di quelli abusati dai preti (SNAP), Shaun Dougherty (una vittima indicata in un severo rapporto del gran giurì di metà stato che nel 2016 ha portato alle indagini sulle rimanenti diocesi in Pennsylvania),.
ROMA, 14 febbraio – Il rappresentante dello Stato della Pennsylvania, Mark Rozzi, noto a livello nazionale per la sua incrollabile difesa dei sopravvissuti agli abusi sessuali su minori, condurrà una conferenza stampa che chiama il Vaticano e i vescovi a smettere di ostacolare le riforme civili e a ritardare la giustizia per le vittime.
La conferenza stampa si terrà il 21 febbraio 2019 alle 11.30 nella Sala stampa della Camera dei Deputati, in Via della Missione 4, a Roma.
Rozzi, lui stesso vittima di uno stupro per mano di un prete, guidò l’accusa in Pennsylvania che portò a un rapporto della giuria in tutto lo stato che coinvolgeva più di 300 sacerdoti e oltre 1.000 vittime di abusi da parte del clero. L’indignazione nazionale è risultata determinante e portò altri 15 a condurre simili indagini del grand jury.
Rozzi spera di essere affiancato dal suo omologo nel parlamento italiano, Riccardo Magi, deputato di Radicali Italiani – Più Europa nella Camera dei Deputati italiani, la cui passione per la giustizia sociale è ampiamente ammirata.
Anne Barrett Doyle è la co-direttrice di BishopAccountability ), un’organizzazione d’archivio e di ricerca fondata nel 2003 per documentare la crisi degli abusi nella Chiesa cattolica. BishopAccountability.org mira a far emergere la responsabilità dei vescovi statunitensi sotto le leggi civili, penali e canoniche. La signora Doyle discuterà i risultati degli Stati che hanno revocato lo statuto delle prescrizioni.
Tim Lennon, il presidente della Rete dei sopravvissuti di quelli abusati dai preti (SNAP) (www.snapnetwork.org), parlerà della sua missione per aiutare i sopravvissuti, proteggere i bambini e appoggiare le leggi per smascherare gli abusatori e quelli che li coprono. L’organizzazione fornisce sostegno alle vittime di abusi sessuali in ambienti istituzionali da 30 anni con oltre 25.000 sopravvissuti e sostenitori nella rete.
Rozzi sarà affiancato anche da Peter Isely, psicoterapeuta e membro fondatore di SNAP e Ending Clergy Abuse (ECA) (www.ecaglobal.org), un’organizzazione mondiale di attivisti per i diritti umani che si concentrano sui diritti dei bambini e delle vittime. La storia e il lavoro di Peter sono stati presentati a livello nazionale e internazionale, anche in numerosi film documentari vincitori di premi.
Shaun Dougherty, una vittima indicata in un severo rapporto del gran giurì di metà stato che nel 2016 ha portato alle indagini sulle rimanenti diocesi in Pennsylvania, è stato coinvolto negli intensi sforzi di lobbying in Pennsylvania e New York per le riforme civili agli statuti sull’abuso di minori. Il governatore di New York, Andrew Cuomo, dovrebbe firmare questa settimana la legge sui bambini vittime che prevede una finestra retroattiva per le vittime di abusi sessuali nell’infanzia da parte di adulti.
Malgrado il nostro paese sia tra i più industrializzati del pianeta, non è certamente tra i più all’avanguardia per quanto concerne la tutela dei minori.
A dirlo questa volta non siamo più solo noi della Rete L’ABUSO ma lo certifica, e lo mette nero su bianco, anche il Comitato per la tutela del fanciullo delle Nazioni Unite di Ginevra che, il 7 febbraio 2019, ha reso note le conclusioni finali (CRC/C/ITA/CO/5-6) dell’esamina che si è tenuta a Ginevra il 22 e 23 gennaio scorsi. Nei due giorni di seduta con la delegazione italiana, il Comitato ha esaminato a 360 gradi la situazione dei minori in Italia, analizzando l’accoglienza, l’istruzione, la sanità e anche gli abusi sessuali, in particolare modo quelli commessi dai membri del clero che, da quanto la nostra ONG ha documentato nei mesi scorsi all’Ufficio di Ginevra, non solo troppo spesso non vengono perseguiti dalla Giustizia in modo adeguato, ma, da quanto possiamo documentare, grazie a una rete ben strutturata sul territorio italiano, sostanzialmente possiamo sostenere che godono dell’impunità, con lo Stato che si limita a non intervenire.
Potremmo definirla una sorta di tacito accordo tra lo Stato e la Chiesa, accordo naturalmente che non ha nulla a che fare con il Concordato, che in Italia meglio conosciamo con il nome di Patti Lateranensi.
Cominciammo a maturare la tesi che esistesse una sorta di escamotage in tutela delle gerarchie cattoliche di cui lo Stato italiano era tacitamente complice, o quanto meno molto tollerante. Un meccanismo che, nella sostanza, anche in caso di condanna, sembra permettere ai sacerdoti non solo di non finire in carcere, ma di poter scontare una pena quasi “simbolica” in modo agiato e senza particolari restrizioni.
Don Ruggero Conti in una foto d’archivio. E’ stato condannato a 15 anni e 4 mesi di reclusione Don Ruggero Conti, un ex parroco di Roma accusato di aver abusato tra il 1998 e il maggio del 2008 di sette bambini. Lo ha deciso la VI sezione del Tribunale penale di Roma. ANSA +++NO SALES – EDITORIAL USE ONLY+++
Emblematico il caso di don Ruggero Conti: condannato a 14 anni per aver abusato di 7 bambini di età compresa tra i 10 e i 12 anni e affidato, proprio dal Tribunale, ad una struttura che poi scopriremo essere adibita al trattamento degli adolescenti. Ebbene, don Conti, nel settembre del 2017, in tutta tranquillità è “evaso”, e con una notevole disponibilità economica, al punto di potersi permettere un taxi che lo portasse da Roma a Milano.
Un sistema strutturato in modo tale che, visto da un occhio esterno, dà l’impressione che vi sia stata una reale condanna, ma sfugge il fatto che il condannato, in realtà, non sconterà alcuna pena: non viene costretto ad un regime carcerario, ma viene affidato direttamente dai Tribunali o dalla Magistratura, a strutture della chiesa adibite proprio a questo scopo. Una sorta di “carcere privato” e gestito dal clero anziché dall’Autorità Carceraria.
A dimostrare questa nostra apparentemente bizzarra teoria, nata all’epoca soprattutto dietro le assegnazioni dei domiciliari, che notavamo essere sempre negli stessi posti, è stato il libro inchiesta di Emanuela Provera e Federico Tulli, “Giustizia Divina”. Un libro che parte dalla scoperta di 5 di queste strutture che, intorno al 2012 – 2013, avevamo individuato sul territorio italiano, siamo oggi arrivati a documentarne più di 20.
Ma Giustizia Divina fa molto di più perché conferma quello che, per anni, era solo un nostro sospetto che, a raccontarlo, non valeva più di una illazione. I due autori fanno la “prova del nove” per vedere se quel sospetto è fondato: esclusi i carceri minorili e femminili, interrogano le 191 case circondariali maschili presenti in Italia. Di queste, 125 rispondono alla domanda dei due autori “quanti sacerdoti avete in questa struttura?”. La risposta si commenta da se: in tutto i sacerdoti reclusi sono cinque, di cui uno solo condannato per pedofilia.
Questo dato appare un po’ strano ai nostri occhi perché la Rete L’ABUSO ha contato, solo negli ultimi 15 anni la bellezza di 142 sacerdoti condannati in via definitiva solo in Italia. La domanda è molto semplice: dove sono?
È anche vero che agli autori di Giustizia Divina, su 191 carceri interrogati, hanno avuto risposta da 125, ma sembra impossibile credere che, casualmente, quei sacerdoti sono proprio tutti in quelle strutture che non hanno risposto.
Anche perché potremmo in parte smentire questa eventuale affermazione, in quanto sappiamo che molti di loro sono in affido alla stessa chiesa e alle sue strutture.
… C’è poi il servizio di Luca Bertazzoni, prodotto dietro nostra segnalazione da LA7. Dietro l’indagine che la Rete L’ABUSO ha condotto sugli abusi all’Istituto cattolico veronese Antonio Provolo, scopriamo che uno di quei sacerdoti accusati dagli ex allievi sordi dell’istituto, don Giuseppe Pernigotti che dopo la nostra denuncia da Fabrica è ritornato a Verona, è il presidente della FIAS e guardate cosa risponde al giornalista de LA7 che si finge un sacerdote pedofilo e confessa un abuso su un minore.
Giustizia Divina e il documento di Bertazzoni, sono stati integrati nei passaggi essenziali e portati all’attenzione del Comitato ONU nei vari report che la Rete L’ABUSO ha inviato dal giugno scorso, in realtà proprio negli ultimi il libro, in quanto il libro è uscito solo lo scorso novembre.
Tra il materiale inviato a Ginevra, oltre all’importante inchiesta di Provera e Tulli, sono state documentate diverse situazioni che preoccupano molto l’Associazione, come le sistematiche negligenze e omissioni dei vescovi, che abbiamo rappresentato con uno dei casi a nostro avviso più eclatanti: quello dell’arcivescovo di Milano Mario Delpini, che coprì il sacerdote Mauro Galli e, malgrado ciò, in barba alle sue stesse dichiarazioni, Bergoglio lo ha comunque nominato, nel luglio 2017, arcivescovo di Milano.
Francesco Zanardi e l’avvocato Mario Caligiuri durante le sedute del 22 e 23 gennaio 2019 presso le Nazioni Unite di Ginevra
Oltre al “Report Giustizia sul Caso Italia” prodotto dalla Rete L’ABUSO e disponibile sul sito delle Nazioni Unite, c’è anche tutta la parte giuridica prodotta dal titolare dei fascicoli depositati presso l’autorità Giudiziaria italiana e, per conoscenza, inviati anche al Comitato. L’avvocato Caligiuri ha articolato alcune problematiche riferite ai Patti Lateranensi, che limitano l’autonomia e l’efficacia dell’Autorità Giudiziaria. L’avvocato spiega che “il comma 4 dell’art. 4 dell’accordo Laterano del 1984 (Patti Lateranensi) il cui testo ripresenta integralmente il medesimo contenuto dell’art. 7 del primigenio Concordato, dove si stabilisce che: “Gli ecclesiastici non sono tenuti a dare a magistrati o ad altra autorità informazioni su persone o materie di cui siano venuti a conoscenza per ragione del loro ministero”.
Il Protocollo Addizionale, in relazione all’art. 4 – punto b) dell’Accordo si stabilisce che: “La Repubblica italiana assicura che l’autorità giudiziaria darà comunicazione all’autorità ecclesiastica competente per territorio dei procedimenti penali promossi a carico di ecclesiastici”.
La disparità di trattamento, insita nella disposizione, confrontata con il comma 4 dell’art. 4 del ridetto Accordo del 1984, determina la sovrapposizione di modelli culturali e procedurali incompatibili, a discapito della necessaria segretezza dell’attività investigativa da svolgere da parte della Procura della Repubblica competente che, al contrario, deve essere mantenuta insindacabile ad esclusiva valutazione discrezionale del P.M. designato, soprattutto nei casi in cui si presentano specifici elementi indizianti da verificare, o approfondire, come avviene nelle ipotesi concorsuali, o di favoreggiamento personale, nell’attuazione dei depistaggi”.
Qui va fatta una riflessione sul fatto che si concedano dei privilegi unici alle gerarchie cattoliche, sulla base della funzione di responsabilità e di controllo che costoro hanno sui loro sottoposti, ma al tempo stesso sono esentati da responsabilità che in una situazione normale, lo stesso potere di controllo sui sottoposti imporrebbe.
Sempre nel “Report Giustizia sul Caso Italia” la Rete L’ABUSO – come già fatto in precedenza, sia nell’interrogazione parlamentare, sia nella diffida, sia nella denuncia al Governo italiano – solleva la grave lacuna del c.d. certificato anti pedofilia, che vede esentata dall’esibirlo l’intera categoria del volontariato, alla quale appartengono anche i sacerdoti. Altro punto importante segnalato, è l’obbligo di denuncia anche per i membri del clero, soprattutto per i vescovi che, di fatto, sono localmente coloro ai quali giungono le denunce fatte all’interno della diocesi e ne decidono la sorte: per il momento quella di insabbiare in quanto, ad oggi, non si ha notizia di un solo membro del clero che abbia mai denunciato all’autorità civile un collega pedofilo.
Queste erano le nostre principali preoccupazioni che sono state raccolte dal Comitato e portate in seduta dal membro del Comitato Jorge Cardona che le aveva esposte nelle sedute del 22 e 23 gennaio scorso.
Ieri l’Alto Commissariato per i Diritti Umani delle Nazioni Unite di Ginevra, ha reso pubbliche le Raccomandazioni all’Italia e, con nostra enorme soddisfazione, abbiamo visto riconosciute punto per punto tutte le carenze e i vuoti legislativi che in questi mesi la Rete L’ABUSO ha segnalato sulla specifica materia al Comitato.
Di seguito, i principali passaggi delle osservazioni conclusive del Comitato e le Raccomandazioni al Governo italiano in materia specifica di pedofilia nel clero cattolico. Documento integrale
19.(e) Garantire che i bambini vittime di violenza ricevano cure specializzate, sostegno e riparazione appropriata.
20. Accoglie favorevolmente il piano nazionale per la prevenzione e la lotta contro gli abusi e lo sfruttamento sessuale dei bambini 2015-2017 e la rivitalizzazione dell’Osservatorio per contrastare la pedofilia e la pornografia infantile, il Comitato Onu per i diritti dell’infanzia e dell’adolescenza è preoccupato per i numerosi casi di bambini vittime di abusi sessuali da parte di personale religioso della Chiesa cattolica nel territorio dello Stato italiano e per il basso numero di indagini e criminali azioni penali da parte della magistratura italiana.
Con riferimento alle sue precedenti raccomandazioni (CRC / C / ITA / CO / 3-4, par. 75) e commento generale n. 13 (2011) sul diritto del bambino alla libertà e contro tutte le forme di violenza nei suoi confronti e prendendo atto dell’obiettivo 16.2 dello sviluppo sostenibile degli obiettivi, il Comitato raccomanda all’Italia di:
(a) Adottare, con il coinvolgimento attivo dei bambini, un nuovo piano nazionale per prevenire e combattere l’abuso e lo sfruttamento sessuale dei bambini e assicurarne l’uniforme implementazione su tutto il suo territorio e a tutti i livelli di governo;
(b) Istituire una commissione d’inchiesta indipendente e imparziale da esaminare tutti i casi di abuso sessuale di bambini da parte di personale religioso della Chiesa cattolica;
(c) Garantire l’indagine trasparente ed efficace di tutti i casi di violenza sessuale presumibilmente commessi da personale religioso della chiesa cattolica, il perseguimento dei presunti autori, l’adeguata punizione penale di coloro che sono stati giudicati colpevoli, e il risarcimento e la “riabilitazione” psichica delle vittime minorenni, comprese coloro che sono diventate adulte;
(d) Stabilire canali sensibili ai bambini, per i bambini e altri, per riferire sulle violenze subite;
(e) Proteggere i bambini da ulteriori abusi, tra l’altro assicurando che alle persone condannate per abuso di minori sia impedito e dissuaso il contatto con i bambini, in particolare a livello professionale;
(f) Intraprendere tutti gli sforzi nei confronti della Santa Sede per rimuovere gli ostacoli all’efficacia dei procedimenti penali contro il personale religioso della Chiesa cattolica sospettato di violenza su minori, in particolare nei Patti lateranensi rivisti nel 1985, per combattere l’impunità per tali atti;
(g) Rendere obbligatorio per tutti, anche per il personale religioso della Chiesa cattolica, la segnalazione di qualsiasi caso di presunta violenza su minori alle autorità competenti dello Stato italiano;
(h) Modificare la legislazione che attua la Convenzione di Lanzarote in modo da garantire
che non escluda il volontariato, compreso il personale religioso della Chiesa cattolica, dai suoi strumenti di prevenzione e protezione.
In merito alla violenza di genere.
22. Il Comitato attira l’attenzione dello Stato italiano sull’obiettivo 5.2 degli Obiettivi di sviluppo e lo sollecita a:
(a) Garantire che le accuse di crimini legati alla violenza di genere, compresa la tratta di bambini stranieri, in particolare le ragazze, siano accuratamente indagate e che i responsabili siano consegnati alla giustizia;
(b) Fornire regolari corsi di formazione per giudici, avvocati, procuratori, i polizia e altri gruppi professionali pertinenti su procedure standardizzate, di genere e di allerta per i minori per quanto riguarda le vittime e su come gli stereotipi di genere da parte il sistema giudiziario influisca negativamente sulla rigorosa applicazione della legge;
Coordinazione
(6) Il Comitato esorta lo Stato membro a definire un mandato chiaro e sufficiente autorità all’interno della Presidenza del Consiglio dei Ministri (Dipartimento per la famiglia Politiche) per coordinare tutte le attività connesse all’attuazione della Convenzione a livello intersettoriale, nazionale, regionale e locale e rafforzare il ruolo del cittadino Osservatorio sull’infanzia e sugli adolescenti nell’ambito di tale interministeriale corpo coordinatore. Lo Stato Parte dovrebbe assicurare che l’Osservatorio Nazionale su Infanzia e adolescenti sono forniti con le necessarie risorse umane, tecniche e risorse finanziarie per il suo effettivo funzionamento.
Disseminazione, sensibilizzazione e formazione
(11) Riconoscendo gli sforzi dello Stato membro, anche facendo alcuni ufficiali documenti accessibili in ETR (facile da leggere), il Comitato raccomanda che lo Stato parte:
(a) Intensificare i suoi sforzi per diffondere informazioni sulla Convenzione e sui suoi Protocolli opzionali, anche attraverso programmi di sensibilizzazione, ai genitori, i più ampio pubblico e bambini in un modo a misura di bambino, alle organizzazioni basate sulla fede, e ai legislatori e ai giudici per assicurare la loro applicazione in ambito legislativo e giudiziario processi;
(b) Rafforzare i suoi programmi di formazione per tutti i professionisti che lavorano con e per i bambini, anche implementando un programma per i diritti dei bambini e formatore approccio.
Nei giorni 22 e 23 gennaio 2019, il Governo italiano è stato interrogato dalle Nazioni Unite, in riferimento all’applicazione della Convenzione per la tutela del fanciullo.
Dallo scorso giugno, dopo un incontro a Ginevra con il Funzionario dell’Alto Commissariato per i Diritti Umani, Gianni Magazzeni, al quale ha partecipato anche l’associazione internazionale ECA Global (presente in 18 paesi e 4 continenti di cui la Rete L’ABUSO è uno dei membri fondatori) la Rete L’ABUSO ha iniziato a documentare all’ufficio di Ginevra le varie e gravi lacune che di fatto in Italia permettono l’impunità dei membri del clero. Relazione Rete L’ABUSO
Le argomentazioni sollevate dalla Rete L’Abuso sono state portate all’attenzione del Comitato dal Membro Jorge Cardona. Di seguito le opinioni del Comitato, in riferimento ai report che l’Associazione ha inviato.
Il Comitato Onu per i diritti dell’infanzia e dell’adolescenza è preoccupato per i numerosi casi di bambini vittime di abusi sessuali da parte di personale religioso della Chiesa cattolica nel territorio dello Stato italiano e per il basso numero di indagini e criminali azioni penali da parte della magistratura italiana.
Con riferimento alle sue precedenti raccomandazioni (CRC / C / ITA / CO / 3-4, par. 75) e commento generale n. 13 (2011) sul diritto del bambino alla libertà e contro tutte le forme di violenza nei suoi confronti e prendendo atto dell’obiettivo 16.2 dello sviluppo sostenibile degli obiettivi, il Comitato raccomanda all’Italia di:
(a) Adottare, con il coinvolgimento attivo dei bambini, un nuovo piano nazionale per prevenire e combattere l’abuso e lo sfruttamento sessuale dei bambini e assicurarne l’uniforme implementazione su tutto il suo territorio e a tutti i livelli di governo;
(b) Istituire una commissione d’inchiesta indipendente e imparziale da esaminare tutti i casi di abuso sessuale di bambini da parte di personale religioso della Chiesa cattolica;
(c) Garantire l’indagine trasparente ed efficace di tutti i casi di violenza sessuale presumibilmente commessi da personale religioso della chiesa cattolica, il perseguimento dei presunti autori, l’adeguata punizione penale di coloro che sono stati giudicati colpevoli, e il risarcimento e la “riabilitazione” psichica delle vittime minorenni, comprese coloro che sono diventate adulte;
(d) Stabilire canali sensibili ai bambini, per i bambini e altri, per riferire sulle violenze subite;
(e) Proteggere i bambini da ulteriori abusi, tra l’altro assicurando che alle persone condannate per abuso di minori sia impedito e dissuaso il contatto con i bambini, in particolare a livello professionale;
(f) Intraprendere tutti gli sforzi nei confronti della Santa Sede per rimuovere gli ostacoli all’efficacia dei procedimenti penali contro il personale religioso della Chiesa cattolica sospettato di violenza su minori, in particolare nei Patti lateranensi rivisti nel 1985, per combattere l’impunità per tali atti;
(g) Rendere obbligatorio per tutti, anche per il personale religioso della Chiesa cattolica, la segnalazione di qualsiasi caso di presunta violenza su minori alle autorità competenti dello Stato italiano;
(h) Modificare la legislazione che attua la Convenzione di Lanzarote in modo da garantire
che non escluda il volontariato, compreso il personale religioso della Chiesa cattolica, dai suoi strumenti di prevenzione e protezione.
In merito alla violenza di genere.
22. Il Comitato attira l’attenzione dello Stato italiano sull’obiettivo 5.2 degli Obiettivi di sviluppo e lo sollecita a:
(a) Garantire che le accuse di crimini legati alla violenza di genere, compresa la tratta di bambini stranieri, in particolare le ragazze, siano accuratamente indagate e che i responsabili siano consegnati alla giustizia;
(b) Fornire regolari corsi di formazione per giudici, avvocati, procuratori, i polizia e altri gruppi professionali pertinenti su procedure standardizzate, di genere e di allerta per i minori per quanto riguarda le vittime e su come gli stereotipi di genere da parte il sistema giudiziario influisca negativamente sulla rigorosa applicazione della legge;
Coordinazione (6) Il Comitato esorta lo Stato membro a definire un mandato chiaro e sufficiente autorità all’interno della Presidenza del Consiglio dei Ministri (Dipartimento per la famiglia Politiche) per coordinare tutte le attività connesse all’attuazione della Convenzione a livello intersettoriale, nazionale, regionale e locale e rafforzare il ruolo del cittadino Osservatorio sull’infanzia e sugli adolescenti nell’ambito di tale interministeriale corpo coordinatore. Lo Stato Parte dovrebbe assicurare che l’Osservatorio Nazionale su Infanzia e adolescenti sono forniti con le necessarie risorse umane, tecniche e risorse finanziarie per il suo effettivo funzionamento. Disseminazione, sensibilizzazione e formazione
(11) Riconoscendo gli sforzi dello Stato membro, anche facendo alcuni ufficiali documenti accessibili in ETR (facile da leggere), il Comitato raccomanda che lo Stato parte:
(a) Intensificare i suoi sforzi per diffondere informazioni sulla Convenzione e sui suoi Protocolli opzionali, anche attraverso programmi di sensibilizzazione, ai genitori, i più ampio pubblico e bambini in un modo a misura di bambino, alle organizzazioni basate sulla fede, e ai legislatori e ai giudici per assicurare la loro applicazione in ambito legislativo e giudiziario processi;
(b) Rafforzare i suoi programmi di formazione per tutti i professionisti che lavorano con e per i bambini, anche implementando un programma per i diritti dei bambini e formatore approccio.
Si sono concluse poche settimane fa le indagini della Polizia Giudiziaria di Savona che ha consegnato il fascicolo in Procura, titolare il Sostituto Procuratore Elisa Milocco.
I fatti si sarebbero svolti nella parrocchia di San Dalmazio in Savona dove, già nel 2011, la Rete L’ABUSO, a seguito di una segnalazione di una presunta vittima, portò all’arresto di Franco Briano, ex postino e coadiutore parrocchiale. In quella occasione le indagini della Procura non portarono a ravvisare reati commessi dal Briano nelle sue funzioni di coadiutore all’interno della parrocchia. La fece franca anche per quanto riguarda i presunti abusi nei confronti di Alessandro Pennestri, che all’epoca lo accusava, in quanto erano intervenuti i termini di prescrizione.
Questa volta però le cose potrebbero andare diversamente. I reati ai danni di un bimbo che all’epoca dei fatti aveva 8 anni, di cui è accusato Franco Briano e un altro collaboratore della parrocchia di S. Dalmazio, risalirebbero ai campi solari dell’estate del 2009 e, al momento, non sarebbero ancora raggiunti dalla prescrizione.
La presunta vittima, seguita dalla Rete L’ABUSO e, per competenza territoriale, vede la sua difesa assegnata per quanto concerne la parte penale, all’avvocato Riccardo Di Rella, del Foro di Genova, Segretario dell’Associazione. Per quanto riguarda invece la parte civile, alla dottoressa Elena Peruzzini, vice Presidente dell’Associazione, che si costituirà parte civile nel procedimento.
Questa ennesima triste vicenda, solleva una problematica nota e grave, che la Rete L’ABUSO denuncia da anni e che, grazie alla disponibilità del Senatore Savonese Matteo Mantero, era già stata sollevata in una interrogazione parlamentare del novembre 2017. Nei mesi scorsi, la Rete L’ABUSO ha ampiamente documentato anche questa lacuna al Comitato ONU per la tutela del fanciullo, che attraverso il membro del Comitato, il professor Jorge Cardona, è stata sollevata nelle sedute del 22 e 23 gennaio scorsi.
Il problema in questo caso nasce dal certificato anti pedofilia, che il legislatore non ha applicato all’intera categoria del volontariato, quella da sempre più a rischio e, guarda caso, quella alla quale appartengono anche i sacerdoti.
Paradossalmente, questa mancanza genera l’effetto opposto a quello che sarebbe lo scopo preventivo del certificato, ovvero indica ai predatori il terreno di caccia dove non vi sono controlli. Ora, se proviamo ad entrare nella mente di un pedofilo, la prima cosa evidente è che costui cerca ragazzini, e le parrocchie sono ben popolate. La seconda cosa, è tentare di cacciare in un terreno più sicuro possibile ed ecco qui che intervengono altri due fattori, il fatto che il certificato non è da esibire nell’ambito del volontariato, e la cultura del silenzio che la chiesa mantiene come costante, una garanzia per il pedofilo che, qualora venga scoperto, sa che il parroco non lo denuncerà per evitare lo scandalo.
È accaduto poco fa in via Porta Angelica quando un nostro associato, Arturo Borrelli, si è presentato all’ingresso dello Stato della Città del Vaticano. Arrivato a porta S. Anna Borrelli, che nei giorni scorsi aveva più volte contattato gli uffici della Segreteria di Stato, avvisando che questa mattina si sarebbe recato a Roma, è stato accolto – da quanto riferisce – da una ventina di agenti della Polizia di Stato e da diversi giornalisti. Appena arrivato davanti ai cancelli, Borrelli si è ammanettato in segno di protesta.
Arturo Borrelli nel luglio scorso aveva incontrato papa Francesco, il quale non solo gli aveva fatto rassicurazioni sul processo canonico al suo aguzzino – il sacerdote Silverio Mura – ma aveva promesso al Borrelli anche un aiuto per trovare una nuova occupazione.
Tutte promesse disattese che hanno portato la vittima a questa civile protesta.
Arturo Borelli, al momento si trova presso gli uffici della Questura di Roma, il presidente della Rete L’ABUSO è riuscito a contattarlo telefonicamente alle 11, per il momento non sembra necessario l’intervento di un avvocato, tuttavia l’uomo informa che gli sono state prese le impronte e scattate alcune foto segnaletiche, dopo di che è stato rilasciato.
è passato ormai più di un mese da quando Le abbiamo scritto una lettera (inviata con raccomandata e ricevuta di ritorno) anticipata via mail il giorno 24.12.2018 (di cui abbiamo anche ricevuta di lettura).
Questo era il contenuto della lettera:
“Scriviamo direttamente a lei, nella speranza che voglia cogliere l’invito di qualche giorno fa che Papa Francesco ha inviato ai Presidenti delle Conferenze Episcopali ad incontrare le vittime di abusi sessuali, in preparazione dell’incontro del prossimo febbraio sullo specifico tema degli abusi.
Alcuni di noi le hanno già scritto più volte in copia conoscenza attraverso lettere scritte a Papa Francesco, per le quali non è stata ricevuta alcuna risposta. Ci rivolgiamo quindi a lei nella speranza di vedere accolta la nostra richiesta di essere ricevuti, ritenendo autentico e sincero il desiderio della gerarchia della chiesa di voler ascoltare le vittime.
Gli inutili proclami e relative scuse non sortiscono più alcun effetto positivo se non sono mai seguite da azioni concrete in riparazione ai gravissimi danni arrecati a tante vittime e al loro contesto familiare.
Attendiamo una sua gradita risposta nella speranza che non voglia sottrarsi l’invito del Papa e alla nostra disponibilità nel fornire un contributo che riteniamo utile in preparazione dell’evento: le aspettative di tutto il modo sono altissime proprio per l’attuale e sempre più disattesa “Tolleranza Zero”.
All’incontro che auspichiamo possa avvenire al più presto, sarà presente una rappresentanza del Comitato di Vittime & Famiglie cattoliche dell’Associazione Rete L’ABUSO.
In attesa di incontrarla le rivolgiamo i nostri più sinceri auguri per un Buon Natale
Comitato Vittime&Famiglie Rete L’ABUSO”
È trascorso più di un mese e non abbiamo ricevuto nessuna risposta.
Nel frattempo le abbiamo scritto altre due volte per mail (sempre ricevendo ricevuta di lettura), una il 23 gennaio 2019:
“Buonasera, non avendo ricevuto alcun riscontro all’offerta di poter fornire il proprio contributo all’incontro di febbraio, ovvero alla nostra disponibilità ad essere ricevuti dal Presidente della Cei, card. Gualtiero Bassetti, prima di tale data, Rete L’ABUSO ha preparato una Campagna di consapevolezza che verrà proposta, in puntate settimanali, con filmati e spunti di riflessione.
“Buonasera, non avendo ricevuto alcun riscontro all’offerta di poter fornire il proprio contributo all’incontro di febbraio, ovvero alla nostra disponibilità ad essere ricevuti dal Presidente della Cei, card. Gualtiero Bassetti, prima di tale data, Rete L’ABUSO prosegue con l’invio della “Campagna di consapevolezza” che verrà proposta, in puntate settimanali, con filmati e spunti di riflessione.
NESSUNA RISPOSTA! …e le persone in indirizzo, oltre al card. Bassetti, erano altre sette…
Sarebbero bastate due righe di cortese rifiuto. Sarebbero bastati i saluti di un qualunque segretario che ringraziava per la disponibilità ma faceva sapere che il Card. Bassetti, magari troppo occupato, aveva già scelto “altre” vittime meno “scomode” perché anonime, non appartenenti ad una Associazione… altre vittime magari più degne di essere ricevute perché vittime di un reato già caduto in prescrizione e quindi non “pericolose”… ALTRE VITTIME, quelle di “Serie A”.
Difficile, per noi, pensare che sia credibile il Vostro continuo parlare di attenzione alle vittime, di ascolto, di vicinanza. La realtà è tristemente un’altra.
Attendiamo febbraio. Fiduciosi? Questo dipende da Voi.
Tre settimane al vertice papale sugli abusi sessuali. Donate, se potete, per aiutare a portare la testimonianza, l’esperienza e le voci dei leader dei sopravvissuti provenienti da tutto il mondo (compresi gli Stati Uniti) a Roma.
Le voci dei sopravvissuti vanno sentite durante questo vertice – il mondo sarà a guardare – con i media attesi vicino ai numeri ad un conclave papale. Si tratta di evento mondiale e i sopravvissuti del mondo devono essere ascoltati e dobbiamo pretendere il cambiamento. E se siete a Roma dal 20 al 24 febbraio, ecco il programma completo degli eventi qui sotto.
“Conto alla rovescia globale per la Tolleranza Zero”
I Sopravvissuti agli abusi del clero provenienti da tutto il mondo, attivisti e alleati alla Campagna Stage Five Day a Roma durante il Summit Papale.
Le azioni includeranno una “Marcia Zero” globale in Piazza San Pietro.
Un’organizzazione mondiale di sopravvissuti agli abusi del clero e attivisti, Ending Clergy Abuse (ECA), sarà protagonista di azioni e proteste a Roma durante l’imminente vertice papale, 20-24 febbraio, chiedendo a Papa Francesco di scrivere nelle Norme della Chiesa universale zero tolleranza per gli abusi sessuali e le coperture degli stessi.
Attesi a Roma saranno una cinquantina di leader ECA provenienti da sei continenti che rappresentano oltre 21 nazioni. La convocazione è a Roma lunedì 18 febbraio. Il programma include una “marcia zero” internazionale, guidata dai sopravvissuti sabato 23 febbraio. A ECA si uniscono i leader di altri gruppi di spicco come snap, e bishop Accountability, insieme ad avvocati che si occupano di riforme legali e difensori dei diritti umani.
Il Papa ha convocato il vertice, il primo del suo genere nella storia della Chiesa, per affrontare l’escalation mondiale degli abusi sessuali e degli insabbiamenti. Il Presidente di ogni conferenza episcopale nazionale è tenuto a partecipare.
Durante il vertice, ECA si concentrerà sulla natura globale della crisi degli abusi e sul perché esige una soluzione globale. La prevalenza degli abusi sessuali clericali sta iniziando solo ora ad emergere in Africa e in Asia, dove le vittime sono particolarmente vulnerabili ed efficacemente messe a tacere. I due terzi dei vescovi invitati al summit arriveranno dal mondo in via di sviluppo. ECA solleciterà inoltre l’estensione delle indagini di giustizia penale internazionale, nazionale e locale, insieme alle riforme delle leggi civili riguardanti gli abusi sessuali.
Sebbene Francesco abbia indicato il suo sostegno personale per la tolleranza zero, ha rifiutato fino ad ora di scriverlo nel Diritto della Chiesa, un atto che lo renderebbe universalmente vincolante nella chiesa cattolica. Se lo avesse fatto, i vescovi sarebbero tenuti a togliere immediatamente dal ministero migliaia di chierici noti per aver molestato sessualmente o abusato dei bambini.
Secondo la legge della chiesa attuale, i chierici possono abusare sessualmente dei bambini e degli adulti vulnerabili e rimanere nel sacerdozio, e i vescovi che coprono questi crimini possono rimanere in posizioni di autorità.
ECA: programma di azioni pubbliche a Roma
Mercoledì, 20 febbraio
Conferenza stampa: “Conto alla rovescia per la Tolleranza Zero”. Sala stampa estera – via dell’umiltà, 83, 00187 Roma, ore 9:30
Giovedì, 21 febbraio
“Fiaccolata globale per la giustizia”. Giardini di Castel Sant’Angelo, ore 17:00-18:30
Venerdì, 22 febbraio — “Ordini religiosi internazionali e la crisi degli abusi”. Al di fuori della sede internazionale dell’ordine benedettino, sant’Anselmo all’ Aventino Chiesa, piazza dei cavalieri di Malta, 5, 00153 Roma, ore 11:00
— “Storie di sopravvissuti e testimonianze”. Piazza delle vaschette, 13, 00193 ROM. L’ evento è aperto alla stampa, ore 15:00
Sabato, 23 febbraio
La “Marcia per la Tolleranza Zero” “March to Zero” ritrovo presso Piazza del Popolo alle 11:00 del mattino e arrivo in Piazza San Pietro.
Domenica, 24 febbraio Evento stampa finale – “Quello che è il prossimo per i sopravvissuti, la chiesa cattolica e la crisi degli abusi”. Location e tempo per essere annunciati.
ECA sarà disponibile durante tutto il vertice per interviste e risposte, così come Rete L’ABUSO, Associazione Italiana partner di ECA.
Contatti:
Peter Isely (portavoce statunitense / membro fondatore di ECA)
Email:peterisely@gmail.com
Tel: + 1414-429-7259 (inglese)
Dr. Denise Buchanan (membro fondatore di ECA / membro del consiglio)
E-mail: denise@ecaglobal.org
Tel: + 1310-980-2770 (inglese)
Simone Padovani (membro fondatore di ECA)
E-mail: simon.padovani@gmail.com
Tel: + 393921454211 (inglese, italiano, spagnolo)
Tim Law (presidente ECA fondatore / membro del consiglio)
E-mail: timalaw@aol.com
Tel: + 1206.412.0165 (inglese)
Ending Clergy Abuse (ECA) è un’organizzazione di leader mondiali di sopravvissuti agli abusi del clero e attivisti per i diritti umani. La sua missione è quella di obbligare la chiesa cattolica romana a porre fine agli abusi del clero, a proteggere i bambini, e a cercare giustizia per le vittime. I membri di ECA rappresentano oltre 21 paesi provenienti da 5 continenti. https://www.ecaglobal.org-@Endclergyabuse-https://www.facebook.com/ENDCLERGYABUSE/-contactus@ecaglobal.org