Osservatorio della Rete L'ABUSO

Categoria: Il punto della Rete L’ABUSO

  • Le menzogne della diocesi di Milano sul caso che coinvolge monsignor Mario Delpini

    Le menzogne della diocesi di Milano sul caso che coinvolge monsignor Mario Delpini

    Teste Mario Delpini

    DOMANDA: conosce don Mauro Galli ?

    RISPOSTA: si lo conosco, appena nominato fu mandato a Rozzano (MI) presso la parrocchia di Sant’Ambrogio in qualità di diacono, non ricordo esattamente le date … mi sembra di ricordare gli anni 2010/2011, ricordo poi che verso il periodo di Natale 2011/2012 venne trasferito a Legnano presso la parrocchia di San Pietro dove ci rimase alcuni mesi, dopodiché fu ordinato presso l’ospedale Niguarda.

    IL TRASFERIMENTO DA ROZZANO A LEGNANO FU DECISO DA ME IN PERSONA a seguito di una segnalazione da parte del parroco di Rozzano – Don Carlo Mantegazza – che mi aveva riferito di un ragazzo – di nome “Fausto” (nome di fantasia) – che aveva trascorso una notte a casa di don Mauro Galli ”.

    Questo è quanto dichiarato sotto giuramento il  24 ottobre 2014 dall’arcivescovo di Milano Mario Delpini interrogato presso gli uffici della Questura di Milano, una dichiarazione piuttosto discordante con le gravi inesattezze riportate ieri sul sito della Chiesa di Milano e poi riprese Avvenire.

    Gli articoli precisano che il termine “Abuso” a quell’epoca era ben lontano da essere ipotizzato, “non si è mai usata tale parola fino al 2014 quando viene data una versione diversa…”

    Delpini ancora una volta ci viene in soccorso offrendo la verità autentica che lo riguarda chiarendoci ogni dubbio interpretativo e riferisce sempre alla polizia: ”…Don Carlo Mantegazza in quella circostanza mi disse al telefono che “Fausto” (nome di fantasia) aveva poi segnalato presunti abusi sessuali compiuti da Don Mauro durante la notte. io sono quindi andato a Rozzano, ho convocato Don Mauro…”

    Dunque una persona AUTOREVOLE come il PARROCO parla subito nel 2011 a Delpini e il Vescovo immediatamente va a Rozzano, nel 2011 non nel 2014 come erroneamente riportato sul sito della Chiesa di Milano e su Avvenire.

    Delpini precisa cosa gli riferisce direttamente don Mauro (l’imputato): “…lui mi disse che aveva solamente voluto ospitare un ragazzo con difficoltà familiari perché non voleva dormire quella notte a casa dei genitori…” “Ha per altro ammesso di aver dormito con il ragazzo quella notte…” che è bene ricordare che all’epoca dei fatti aveva 15 anni.

    L’articolo precisa giustamente che don Galli aveva chiesto preventivamente il consenso dei genitori, omettendo tuttavia che agli stessi non era stato specificato che sarebbe stato l’unico ragazzo a dormire in parrocchia tra tutti gli adolescenti che avevano le confessioni quella sera. Il consenso è stato accordato ben due giorni prima. Come poteva dunque il Galli immaginare che proprio due giorni dopo il ragazzo avrebbe manifestato l’intenzione di non tornare a casa a dormire? Inoltre, come mai don Mauro non si è preoccupato di predisporre la sistemazione nella stanza degli ospiti, presente nel suo appartamento, ma ha portato il ragazzo nel proprio letto matrimoniale?

    Ancora una volta Delpini afferma sotto giuramento: “…Ho deciso quindi di trasferire Don Mauro ad altro incarico, disponendo il suo trasferimento nella parrocchia di Legnano…”
    La polizia gli pone questa precisa domanda: “Monsignore, Lei era consapevole che Don Mauro GALLI nella parrocchia di Legnano si occupava di Pastorale Giovanile?” 

    Risposta: “si certo, ne ero a conoscenza…” 

    Milano, 25 marzo 2017.
    Papa Francesco visita la diocesi di Milano.
    Mons. Mario Delpini e il card. Angelo Scola

    Quindi il parroco parla a Delpini che decide il trasferimento senza avviare nessuna indagine canonica come viceversa descritto dalle linee guida della CEI per questi specifici casi.

    Il motivo per cui la denuncia all’autorità civile sia stata fatta solamente il 29 luglio 2014 è riconducibile al fatto che la presunta vittima e i familiari, nel 2011, da buoni cattolici si sono rivolti con fiducia alla diocesi anziché alla polizia, diocesi che dopo aver promesso rigore, li ha di fatto presi in giro spostando ben due volte il sacerdote, prima a Legnano, poi al Niguarda e successivamente a Roma, o almeno, questo è quanto la diocesi ha fatto credere alla presunta vittima, perché nei fatti, in quel periodo don Mauro Galli si scoprì non essere a Roma, ma bensì sempre a Milano dove la notte del 25 luglio 2014 salvò un neonato abbandonato nella cappella dell’ospedale San Giuseppe (dove don Mauro esercitava al momento) salendo all’onore della cronaca .

    Solo a questo punto, tre giorni dopo l’ennesima presa in giro, la presunta vittima e familiari data la poca serietà dimostrata fino a questo punto dalla diocesi, hanno deciso di affidarsi alla giustizia civile e così il 29 luglio 2014 sporgono formale querela.

    Certo, a questo punto sarebbe utile anche motivare il perché prima dell’inizio del procedimento penale a carico di don Mauro Galli, come emerso nell’udienza del 12 c.m. qualcuno abbia proposto – al fine di far ritirare alla presunta vittima e ai familiari la costituzione di parte civile che chiedeva si ravvisassero anche le responsabilità della diocesi e della parrocchia di Rozzano – un indennizzo alla presunta vittima.

    Forse un gesto caritatevole? Personalmente ho dei dubbi.

    Resta a questo punto superfluo commentare quanto è agli atti del processo anche se sorge una domanda: chi sta mentendo?

    Forse l’Arcivescovo di Milano Mario Delpini, (che se così fosse avrebbe dichiarato il falso anche sotto giuramento), oppure le inesattezze vanno accreditate ad una disonestà intellettuale che ha come unico fine quello di giustificare il comportamento “da manuale e sistematico” che la chiesa vuol far credere di aver abbandonato?

    Comunicato congiunto con i nostri assistiti.

    Francesco Zanardi

    Presidente – Rete L’ABUSO

  • MILANO – PROCESSO DON MAURO GALLI

    MILANO – PROCESSO DON MAURO GALLI

    Si è svolta ieri, 12 dicembre 2017, a Milano l’udienza del Processo penale che vede imputato don Mauro Galli, accusato di aver abusato di un ragazzino che, all’epoca dei fatti, aveva 15 anni e frequentava l’oratorio.

    Sono stati sentiti in aula i familiari della presunta vittima che, su richiesta del Giudice Ambrogio Moccia, hanno dichiarato di aver rinunciato alla costituzione di parte civile nei confronti di don Mauro, della Diocesi di Milano e della Parrocchia di Rozzano, perché hanno accolto la proposta di accordo a loro presentata ancora prima dell’inizio del dibattimento.

    Nonostante la Diocesi e la Parrocchia avessero dichiarato tramite una nota ufficiale anche da noi riportata in un precedente articolo, di non sentirsi responsabili in quanto sostenevano di aver agito con scrupolo e coscienza, di fatto apprendiamo nel processo che è stato proposto ed accettato un risarcimento.

    Nel corso dell’udienza è stata valutata positivamente, dal Collegio Giudicante, l’ammissione di prove audio e trascrizioni delle stesse, presentate dal PM Lucia Minutella, relative ad incontri tra i familiari della presunta vittima e membri della Diocesi di Milano: Mons. Mario Delpini e Mons. Pierantonio Tremolada.

    Tale documentazione proverebbe in modo inconfutabile che entrambi, già dal 2012, erano a conoscenza del presunto abuso.

    All’epoca di tali incontri mons. Pierantonio Tremolada (recentemente promosso Vescovo di Brescia) era Collaboratore per la Formazione permanente del Clero e Responsabile dell’Istituto Sacerdotale Maria Immacolata (ISMI: si occupa dei presbiteri del primo quinquennio di ordinazione); mentre mons. Mario Delpini (recentemente promosso Arcivescovo di Milano) era vicario di zona della Parrocchia in cui si sarebbero svolti i fatti e successivamente promosso Vicario Generale della Diocesi di Milano.

    Si apprende che entrambi i monsignori erano stati informati subito, nel dicembre 2011, dal Parroco Don Carlo Mantegazza e dal coadiutore Don Alberto Rivolta e, nonostante questa informazione, non solo non ha preso avvio nessuna indagine canonica, come invece sarebbe previsto dal documento specifico emanato dalla Cei, ma addirittura il sacerdote era stato prontamente spostato in un’altra Parrocchia a occuparsi ancora di pastorale giovanile: Legnano.  Dalla documentazione acquisita si apprende che tale decisione era stata presa da Mons. Mario Delpini, come da lui stesso affermato.

    Mons. Tremolada aveva più volte affermato che la scelta della destinazione di don Mauro Galli ancora con i minori era stata ben ponderata e oculata (scrupolosa e coscienziosa ndr), basata sul fatto che don Mauro era stato ascoltato direttamente da Mons. Delpini pochi giorni dopo l’accaduto e al quale don Mauro aveva per altro confessato di aver portato nel suo letto il minore, avevano pertanto predisposto un “accompagnamento” del sacerdote su più fronti: un colloquio settimanale con il padre spirituale, alcuni incontri con uno psicologo, un affidamento al Decano di Legnano al quale sarebbe stata spiegata la problematica del sacerdote.

    Queste “garanzie” avrebbero dunque permesso all’attuale Arcivescovo di Milano Mario Delpini (allora vicario generale) di predisporre la nuova destinazione del sacerdote, dopo questo scrupoloso percorso di accompagnamento di ben 24 giorni dal presunto abuso, in meno di un mese ancora in una situazione di contatto con i minori, responsabile della pastorale giovanile però non più di due oratori ma di ben quattro oratori.

    Analizzeremo bene tutta la copiosa documentazione prodotta dalla procura acquisendo l’intero fascicolo e continueremo a seguire con attenzione le successive udienze, dando già da ora appuntamento al prossimo 8 Marzo 2018 presso la quinta sezione penale del tribunale di Milano dove verranno ascoltati altri testimoni.

    La redazione

  • Con un pizzico di ironia, buone feste e buon anno dalla Rete L’ABUSO (video)

    Con un pizzico di ironia, buone feste e buon anno dalla Rete L’ABUSO (video)

    Siamo giunti al termine del 2017, un anno vissuto intensamente durante il quale l’associazione ha raggiunto nuovi traguardi, ultimo tra questi, forse il più importante, l’interrogazione parlamentare depositata grazie alla disponibilità del deputato Matteo Mantero lo scorso 27 novembre.

    Un anno che sul fronte di questa battaglia di civiltà, che non va contro la fede ma contro chi commette questi crimini o li insabbia, abbiamo voluto ricordare con questo video e con un pò d’ironia, i proclami e le incoerenze della Santa Sede.

    La nostra lotta per i diritti umani, la campagna di di denuncia e di sostegno alle vittime naturalmente continuerà anche nel 2018, grazie al vostro aiuto e al vostro sostegno, grazie a tutti i professionisti che da sette anni ci accompagnano in questo tortuoso percorso.

    Da tutti noi, buone feste

  • Preseminario San PioX; un’altra vittima denuncia, accuse anche a un monsignore

    Preseminario San PioX; un’altra vittima denuncia, accuse anche a un monsignore

    A pochi giorni dall’ultimo servizio delle IENE sui presunti abusi ai danni dei chierichetti del preseminario San Pio X in Vaticano, a contattare la Rete L’ABUSO è un’altra presunta vittima che chiameremo “Roberto”, un compagno di corso di “Carlo” (nome dato alla presunta vittima nella terza puntata delle IENE) che, non solo ci svela il nome del presunto molestatore, ma commenta così: “Nel racconto dell’ ex seminarista ho individuato ovviamente subito di quale prete si trattava, ovviamente di Don G. B. ; come potrei dimenticarmi di questo personaggio orrendo”, sottolinea inoltre che già negli anni 70 “i vertici dell’opera don Folci sapevano, difatti mi pare fu trasferito a Santa C. V.”.

    A verificare l’identità della nuova presunta vittima diverse foto tra cui questa, insieme a Papa Paolo VI, nella quale oscuriamo il volto di “Roberto” e del sacerdote accusato, ma lasciamo scoperto quello di “Carlo”, già apparso nella trasmissione Mediaset per fare un confronto e accertarne la somiglianza. È lui.

    Nella lettera, breve ma dettagliata, Roberto racconta una serie di situazioni: “C’era un altro elemento incredibile all’epoca aveva 18 anni ed era un autentico aguzzino e violento, aveva l’abitudine di mettere al centro del refettorio la sua vittima e cominciava a picchiare di santa ragione… mi pare che fu anche radiato dall’opera Don Folci anche per sospetta pedofilia… recentemente ho fatto una ricerca e incredibilmente l’ho trovato vestito da monsignore, sua eccellenza si chiama MONSIGNOR Xxxxxx Xxxxxx…rivederlo ora in questa posizione mi fa tanta rabbia anche se sono passati quasi 5O anni”.

    Quanto racconta “Roberto” sembra attendibile e quel monsignore di cui parla, oggi vive a Roma e riveste un ruolo di rilievo.

    Continua…

  • PRETI PEDOFILI; Conferenza stampa integrale del 30 novembre 2017 e presentazione dell’interrogazione parlamentare

    PRETI PEDOFILI; Conferenza stampa integrale del 30 novembre 2017 e presentazione dell’interrogazione parlamentare

    La presentazione integrale dell’interrogazione parlamentare a risposta scritta 4/18626 sulla pedofilia nel clero depositata dal deputato Matteo Mantero il 27 novembre 2017, illustrata a Genova da Francesco Zanardi (presidente della Rete L’ABUSO) nella conferenza stampa del 30 novembre 2017.

    Atto Camera

    Interrogazione a risposta scritta 4-18626

    presentato da

    MANTERO Matteo

    testo di

    Lunedì 27 novembre 2017, seduta n. 891

    MANTERO. — Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro dell’interno, al Ministro della giustizia, al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale. — Per sapere – premesso che:

    il comitato sui diritti del fanciullo dell’Onu ha esaminato il secondo rapporto periodico della Santa Sede e ha adottato, nella sua 1875a seduta, tenutasi il 31 gennaio 2014, le osservazioni conclusive di cui al punto 43: Il Comitato prende nota dell’impegno espresso dalla delegazione della Santa Sede di ritenere inviolabile la dignità e l’intera persona di ogni fanciullo. Il Comitato cionondimeno esprime la sua più profonda preoccupazione circa l’abuso sessuale sul bambino commesso dai membri degli ordini cattolici che operano sotto l’autorità della Santa Sede, con chierici che sono stati coinvolti nell’abuso sessuale di decine di migliaia di bambini in tutto il mondo. Il Comitato è gravemente preoccupato per il fatto che la Santa Sede non ha riconosciuto l’entità dei crimini commessi, non ha preso le misure necessarie per affrontare i casi di abuso sessuale sul bambino e per proteggere i bambini, e ha adottato politiche e pratiche che hanno condotto alla continuazione dell’abuso da parte dei perpetratori e all’impunità degli stessi. Il Comitato è particolarmente preoccupato del fatto che:

    «Ben noti autori di abusi sessuali su bambino sono stati trasferiti di parrocchia in parrocchia o in altri Paesi nel tentativo di tenere nascosti tali crimini, una pratica documentata da numerose commissioni nazionali d’inchiesta. La pratica della mobilità dei criminali, che ha permesso a molti preti di rimanere in contatto con i fanciulli e di continuare ad abusare di loro, tuttora pone i fanciulli di molti Paesi ad alto rischio di abuso sessuale, poiché dozzine di autori di abusi sessuali sul bambino sono segnalati essere tuttora in contatto con fanciulli; (…)

    i casi di abuso sessuale su bambino, quando affrontati, sono stati trattati come gravi delitti contro la morale tramite procedimenti riservati previsti per misure disciplinari che hanno permesso a un’ampia maggioranza di autori di abuso e a quasi tutti quelli che hanno nascosto l’abuso sessuale sul bambino di sfuggire ai procedimenti giudiziari negli Stati dove gli abusi sono stati commessi;

    a causa del codice del silenzio imposto a tutti i membri del clero sotto pena di scomunica, i casi di abuso sessuale su bambino non sono quasi mai stati denunciati alle autorità per l’applicazione della legge nei Paesi dove tali crimini sono stati commessi. Al contrario, casi di suore e preti ostracizzati, degradati e licenziati per non aver rispettato l’obbligo del silenzio sono stati denunciati al Comitato così come casi di preti che hanno ricevuto congratulazioni per essersi rifiutati di denunciare gli autori di abuso su bambino, come dimostrato nella lettera indirizzata dal Cardinale Castrillon Hojos al Vescovo Pierre Pican nel 2001;

    denunciare alle autorità nazionali per l’applicazione della legge non è mai stato reso obbligatorio e ciò è stato esplicitamente rifiutato in una lettera ufficiale indirizzata ai membri della Conferenza episcopale Irlandese dal Vescovo Moreno e dal Nunzio Storero nel 1997. In molti casi, le autorità della Chiesa, incluso al più alto livello della Santa Sede hanno mostrato riluttanza e in alcuni casi, hanno rifiutato di cooperare con le autorità giudiziarie e le commissioni nazionali d’inchiesta.

    Limitati sforzi sono stati fatti per mettere in grado i fanciulli iscritti nelle scuole e istituzioni cattoliche di proteggere se stessi dall’abuso sessuale» –:

    quali iniziative il Governo abbia intenzione di mettere in atto al fine di prevenire e reprimere il fenomeno degli abusi sessuali;

    se intenda assumere iniziative normative volte ad estendere l’obbligo di richiedere il cosiddetto certificato antipedofilia per tutte le categorie oggi esenti, che vengono a contatto con minori, anche per attività di volontariato o dove non è previsto un rapporto di lavoro subordinato;

    se e di quali elementi statistici disponga il Governo circa i procedimenti, definiti e ancora pendenti, nelle procure della Repubblica per reati sessuali contro minori, che vedono indagati o imputati ministri di culto;

    se e quali iniziative intenda assumere il Governo, per quanto di competenza, nell’ambito dei rapporti bilaterali con la Santa Sede, al fine di valutare l’opportunità dell’istituzione di un fondo per i risarcimenti a favore delle vittime dei reati di molestie e abusi sessuali perpetrati da ministri di culto in Italia;

    se e quali iniziative il Governo intenda assumere, per quanto di competenza, nell’ambito dei rapporti bilaterali con la Santa Sede, per promuovere il rafforzamento dello scambio di informazioni ovvero per introdurre strumenti di cooperazione finalizzati alla prevenzione e repressione dei reati di molestie e abusi sessuali perpetrati da ministri di culto in Italia.
    (4-18626)

  • Preavviso di conferenza stampa riservato ai sig. giornalisti, stampa italiana e estera

    Preavviso di conferenza stampa riservato ai sig. giornalisti, stampa italiana e estera

    L’associazione Rete L’ABUSO rende noto che nella mattina di giovedì, ore 10, ha indetto una conferenza stampa presso il Circolo Bocciofila Lido di via Gobetti 8a (loc. Albaro Genova).

    L’incontro che avrà attinenza con le raccomandazioni avanzate nel 2014 dalla Commissione ONU per la Tutela del Fanciullo alla Santa Sede, ha l’obbiettivo di illustrare, oltre alle iniziative ad essa collegate, la prima Interrogazione Parlamentare in Italia sul tema dei preti pedofili, voluta dalla Rete L’ABUSO e depositata nei giorni scorsi in Parlamento.

    L’incontro sarà presieduto dall’intero direttivo, Francesco Zanardi (Presidente) avv. Elena Peruzzini (vice Presidente), avv. Riccardo Di Rella (Segretario).

    Per informazioni portavoce@retelabuso.org .

    Il Presidente

  • La chiesa, lo Stato & i preti pedofili

    La chiesa, lo Stato & i preti pedofili

    In una ampia intervista rilasciata da Francesco Zanardi a Giada Talamo per Notizie.it, il Portavoce della Rete L’ABUSO spiega l’intricato problema dei preti pedofili, partendo dai fatti accaduti nel preseminario di San Pio X in Vaticano, toccando non solo le responsabilità della chiesa ma sopratutto le pesanti responsabilità dello Stato Italiano, da sempre latitante sul problema, l’unico Stato Europeo che a oggi non si è ancora preoccupato nemmeno di quantificare l’entità del fenomeno.

  • Don Gabriele Martinelli è il prete accusato di abusi nel seminario minore in Vaticano (non ancora rivelato da LE IENE) Bergoglio sia coerente e trasparente

    Don Gabriele Martinelli è il prete accusato di abusi nel seminario minore in Vaticano (non ancora rivelato da LE IENE) Bergoglio sia coerente e trasparente

    Sembra proprio lui, don Gabriele Martinelli il sacerdote accusato dalla trasmissione “LE IENE” nel servizio di Gaetano Pecoraro, di presunte molestie nel Preseminario San Pio X in Vaticano.

    Don Gabriele (come si evince anche dall’articolo de IL GIORNO di Sondrio a firma di Susanna Zambon) è nato a Chiavenna ma ha trascorso l’infanzia a Lanzo d’Intelvi per poi trasferirsi a Città del Vaticano dove ha frequentato il Preseminario San Pio X.

    Malgrado le accuse, non solo di molestie ma anche di aver utilizzato la propria posizione di potere per esercitare pressioni sulle presunte vittime, a luglio 2017 è stato ordinato sacerdote dal vescovo di Como Oscar Cantoni.

    Come riporta IL GIORNO, da giovedì scorso, quando «Le Iene» lo hanno raggiunto per tentare di intervistarlo, non si è più visto in paese e dintorni.

    Sotto il profilo giuridico, una bomba esplosa in casa per papa Francesco, che questa volta non potrà nascondersi dietro a nessuna scusa, perché la competenza giuridica del presunto reato non è della magistratura civile, ma essendo avvenuto nello Stato della Città del Vaticano, trova li anche la competenza territoriale e anche la serietà e la concretezza della “tolleranza zero” tanto acclamata nel pontificato di Bergoglio.

    Attendiamo…

  • #APOYO – Rete L’ABUSO in appoggio ai sopravvissuti del Provolo di Mendoza e non solo…

    #APOYO – Rete L’ABUSO in appoggio ai sopravvissuti del Provolo di Mendoza e non solo…

    La rete dei sopravvissuti agli abusi sessuali del clero argentina, lancia una campagna di sensibilizzazione sul caso degli allievi abusati negli istituti cattolici per bambini sordi Antonio Provolo, la cui sede è in Italia, a Verona. Ed è da lì che tutto ebbe inizio.

    Una lunga storia di omertà ed omissioni che, per i sopravvissuti argentini, inizia quando i vertici dell’Istituto Antonio Provolo di Verova, a seguito di diverse denunce nei confronti di alcuni preti dell’istituto italiano, decidono, nell’intento di evitare lo scandalo, di trasferire alcuni di loro in Argentina, in un omonimo istituto. Tra loro c’è anche don Nicola Corradi che resterà a capo dell’istituto argentino fino al giorno del suo arresto.

    La Rete L’ABUSO appoggia questa campagna di sensibilizzazione su un caso, quello del Provolo di Mendoza, che coinvolge anche il nostro paese e che, anche qui, ha prodotto decine di vittime che chiedono giustizia e di non essere dimenticate.

    Potete sostenere questa campagna diffondendo l’articolo, oppure scattando una foto con in mano il cartello #APOYO.

    L’Ufficio di Presidenza

  • CATANIA: udienza preliminare per don Antonio Sapienza, avrebbe minacciato con un coltello e violentato un ragazzino della parrocchia

    CATANIA: udienza preliminare per don Antonio Sapienza, avrebbe minacciato con un coltello e violentato un ragazzino della parrocchia

    Si è svolta oggi presso il tribunale di Siracusa, l’udienza preliminare a carico di don Antonio Sapienza, un sacerdote 51enne della diocesi di Catania accusato di violenza sessuale ai danni di un 15enne.

    Nella vicenda è lo svolgimento dei fatti a disegnare un quadro inquietante e premeditato, che va ad aggravare l’atto della violenza sessuale. Il sacerdote, infatti, sarebbe arrivato ad usare violenza sul minore grazie ad un complice 25enne – che poi si scoprirà avere una relazione con lui – il quale aveva attirato presso la canonica lo sventurato 15enne che, successivamente, sotto la minaccia di un arma da taglio, era stato costretto a subire violenza sessuale dal sacerdote.

    Dopo la denuncia della presunta vittima alle autorità civili il sacerdote era stato sospeso dalla diocesi, tuttavia, grazie all’aiuto di alcuni colleghi, avrebbe continuato indisturbato nelle sue funzioni sacerdotali. Nel marzo del 2016 il giudice per le indagini preliminari Andrea Migneco, per evitare il rischio di reiterazione del reato, aveva disposto per don Antonio Sapienza l’obbligo di dimora.

    Dalle perquisizioni ordinate dalla procura era anche emerso, oltre alla relazione con il 25enne che aveva attirato la presunta vittima in canonica, che il sacerdote era molto attivo nella frequentazione di chat e social network.

    Questa mattina, presso il Tribunale di Siracusa si è svolta l’udienza preliminare durante la quale l’Associazione Rete L’ABUSO, tramite il proprio difensore di fiducia, l’avvocata Alessia Lo Tauro, ha chiesto di potersi costituire parte civile, decisione rimandata al 6 dicembre prossimo, data in cui il gup scioglierà la riserva e deciderà per l’eventuale rinvio a giudizio dell’imputato.

    L’Ufficio di Presidenza