Osservatorio della Rete L'ABUSO

Categoria: Il punto della Rete L’ABUSO

  • Come e perché un prete diventa pedofilo. Presentazione del libro “Chiesa e pedofilia, il caso italiano” di Federico Tulli (L’Asino d’oro ed.)

    Come e perché un prete diventa pedofilo. Presentazione del libro “Chiesa e pedofilia, il caso italiano” di Federico Tulli (L’Asino d’oro ed.)

    Perché in Italia, la Chiesa non ha ancora disposto un’indagine nazionale come quelle che in Irlanda, Usa, Olanda, Belgio, Australia, Germania etc, hanno consentito di arginare notevolmente la diffusione della pedofilia nel clero?

    «Perché in Italia non ce n’è bisogno» si sentì rispondere nel 2012 il giornalista Federico Tulli dall’allora portavoce vaticano mons. Federico Lombardi.

    Per approfondire e verificare l’affermazione di Lombardi, nei due anni successivi Tulli si dedicò a un’inchiesta senza precedenti nel nostro Paese pubblicata nel libro “Chiesa e pedofilia, il caso italiano” (L’Asino d’oro edizioni). Nel volume di 270 pagine, l’autore documenta una sequela impressionante di crimini compiuti da chierici nei confronti di minori che senza soluzione di continuità attraversano tutta la storia d’Italia, dal 1870 ai giorni nostri. Ma questo libro non si limita a smentire, dati alla mano, la superficiale replica dell’ex portavoce del papa.

    Riannodando i fili con il suo precedente saggio sul tema (“Chiesa e pedofilia”, L’Asino d’oro ed., 2010), avvalendosi del contributo di numerosi esperti (psichiatri, storici, magistrati, psicoterapeuti, filosofi della politica etc), Tulli prosegue il suo viaggio alla ricerca delle radici culturali e ideologiche che da oltre 2mila anni in Occidente legittimano l’abuso psicofisico sui minori. Denunciando e documentando il sistematico annullamento della realtà umana del bambino perpetrato dal pensiero dominante.

    Fondamentali a tale proposito, le letture della prefazione firmata dalla neonatologa e psicoterapeuta dell’Università di Siena, Maria Gabriella Gatti, e l’intervista finale in cui lo psichiatra Domenico Fargnoli spiega come e perché il prete diventa pedofilo. Una ulteriore originalità del libro consiste nella traduzione integrale delle Conclusioni di una indagine compiuta nei confronti della Santa Sede dal Comitato Onu per i diritti dell’infanzia e dell’adolescenza. In Italia i media ne hanno parlato poco e male, trasformando quello che è un pesantissimo atto d’accusa senza precedenti in una sterile polemica tra le parti. Tulli invece dimostra che si tratta di un documento indispensabile per capire come mai papa Francesco – come i suoi due predecessori – non ha fatto e non sta facendo nulla di concreto per estirpare il cancro degli abusi dall’interno del mondo ecclesiastico.

    Di questo e altro ancora, venerdì 28 aprile 2017 (ore 18) si parlerà alla presentazione di “Chiesa e pedofilia, il caso italiano” organizzata dal circolo Uaar di Roma alla libreria Feltrinelli di viale Libia 186.

    Insieme all’autore sarà presente Francesco Zanardi, presidente e portavoce della “Rete L’ABUSO” che da anni si batte per denunciare le coperture di cui hanno goduto molti sacerdoti accusati o condannati per abusi su minori e altri reati.

    Modera l’incontro, lo scrittore Francesco Troccoli (Uaar Roma)

  • Condannato dal Vaticano e “rifugiato” a Genova nella diocesi del cardinale Angelo Bagnasco

    Condannato dal Vaticano e “rifugiato” a Genova nella diocesi del cardinale Angelo Bagnasco

    Mentre continuano i colpi di scena nel caso internazionale del prete italiano don Nicola Corradi, accusato di abusi dagli ex allievi dell’istituto Provolo di Verona, poi “rifugiato” in Argentina nell’omonimo istituto e dalla fine di novembre scorso agli arresti insieme ad altre quattro persone con l’accusa di aver abusato di una sessantina di alunni sordi, a Genova, nella diocesi diretta proprio dal presidente della Conferenza Episcopale Italiana, il cardinale Angelo Bagnasco, si scopre che c’è un altro “rifugiato” argentino.

    Stiamo parlando di padre Carlos Buela, che, nel marzo del 1984, fondò la congregazione dell’I.V.E., Istituto del Verbo Incarnato, anch’egli accusato di abusi sessuali, in Argentina, da una ventina di seminaristi, ma, a differenza di don Nicola Corradi, “indagato” dal Vaticano, che lo ha sanzionato.

    Padre Buela fu denunciato la prima volta nel 2005 da un seminarista, oggi 31enne, il quale lo accusava di “molestie subite dall’età di 12 anni“, per le quali in quell’occasione la chiesa decise di non prendere alcun provvedimento. Nel 2009, però, a carico di Buela arrivarono altre denunce di violenza sessuale, circa una ventina e sempre da parte di seminaristi appartenenti all’Istituto del Verbo Incarnato della città di San Rafael (Mendoza, Argentina), che, dopo un’indagine, nel 2010 lo avrebbero costretto a rinunciare al suo incarico.

    La sanzione inflitta a padre Buela per quella che verrà definita “cattiva condotta sessuale e manipolazione delle coscienze” sarà molto timida e generosa, se la caverà con la rimozione dall’Ufficio di Superiore Generale dell’IVE e sarà trasferito inizialmente nell’Abazia “La Pierre Qui Vere”, in Francia, dove sotto il controllo dell’Abate dovrà risiedere fino al nuovo ordine.

    Successivamente, nel 2012, padre Buela sarà trasferito in un monastero spagnolo, quello di “San Isidro de Dueñas de Palencia”, per poi “sbarcare” nel 2015 a Genova presso l’Istituto Religioso Maschile dell’IVE in località Dinegro.

    Tutto ciò accade proprio mentre in Argentina esplode il caso del veronese don Nicola Corradi e proprio quando le vittime che in precedenza avevano denunciato padre Buela all’Autorità Ecclesiastica che nel frattempo lo ha trasferito a Genova, decidono questa volta di denunciarlo tramite l’avvocato Carlos Lombardi – che assiste la Rete L’ABUSO in Argentina – anche alla giustizia civile; lui, però, non c’è più.

    Come mai? Grazie ai trasferimenti troppo facili, resi possibili da accordi tra la Santa Sede e i vari paesi che troppo spesso hanno fini tutt’altro che religiosi, come testimonia un altro caso attuale e sempre argentino, quello di Kusaka KomiKo, una suora colpita da un mandato di cattura internazionale emesso pochi giorni fa, anche lei coinvolta nello scandalo dell’Istituto Provolo di Mendoza e anche lei, come Buela, don Corradi, padre Reverberi e tanti altri, trasferita in un altro paese e sottratta di fatto alla giustizia, per la rabbia delle vittime costrette ad assistere impotenti.

    Anche quello di padre Carlos Buela è un caso esploso quando Bergoglio – oggi Papa Francesco – era arcivescovo di Buenos Aires. Allora, il papa era Benedetto XVI. Un caso che ancora una volta dimostra come la linea della chiesa non sia affatto cambiata e continui a lasciare le sue vittime senza giustizia.

  • Caso Provolo; bambini ammanettati e stuprati, mandato internazionale per una suora, vertici e insegnanti nel mirino degli inquirenti.

    Caso Provolo; bambini ammanettati e stuprati, mandato internazionale per una suora, vertici e insegnanti nel mirino degli inquirenti.

    Forte accelerata nelle indagini partite nel novembre scorso in Argentina, dopo l’arresto di don Nicola Corradi il prete italiano nascosto oltreoceano dopo le denunce di abusi sessuali su piccoli allievi sordi dell’istituto Provolo di Verona commessi quasi fino agli anni 80.

    La magistratura argentina sembra voler seguire i passi di quella italiana aprendo anche un fascicolo per favoreggiamento nei confronti degli insegnanti e responsabili delle strutture Provolo argentine, per gli inquirenti c’erano chiare evidenze di ciò che stava succedendo e nessuno ha avvisato le autorità.

    Nel frattempo è stato spiccato un mandato di cattura internazionale per complicità in abuso sessuale aggravato nei confronti di una suora dell’istituto, Kosaka KumiKo (nella foto) che sembrerebbe essersi rifugiata in Paraguay dove l’Istituto veronese ha un’altra succursale. Secondo l’accusa la monaca sarebbe stata parte attiva nelle violenze – racconta una delle vittime oggi 17enne – la suora “ha posto un pannolino assorbente alla bimba per fermare l’emorragia che gli aveva provocato la violenza subita da Horacio Corbacho. Inoltre avrebbe obbligato la piccola ad assistere alle lezioni in piedi, poiché non si poteva sedere per i dolori che le provocavano le ferite inflitte”.

    Ma l’orrore continua, pochi giorni fa, a seguito del racconto di un’altra vittima gli investigatori hanno deciso di verificarne le dichiarazioni procedendo alla perquisizione di alcune stanze dell’istituto di Mendoza, quello diretto proprio da don Nicola Corradi, facendo così una scoperta agghiacciante.

    Al quinto piano hanno trovato una stanza chiusa con un lucchetto, nel muro un buco nel quale secondo il racconto della vittima, erano fissate delle catene alle quali veniva poi ammanettata e abusata. All’interno di quella stanza un’altra porta, anche questa ben chiusa con un lucchetto. Al suo interno sono stati trovati decine di DVD con copertine apparentemente innocue che saranno comunque visionati dagli inquirenti, in oltre sono state rinvenute bottiglie di alcolici.

    Si aggraverebbe anche la posizione degli istituti, soprattutto quello italiano che non solo non ha fermato don Nicola Corradi quando era in Italia, ma che a capo di quello di Mendoza gli ha addirittura permesso di creare all’interno della struttura per bambini sordi un vero e proprio “harem” per pedofili.

    Aumenta anche il numero delle vittime e il periodo in cui sono stati commessi gli abusi, molte di loro sono ancora adolescenti. In precedenza si parlava di circa 60 allievi, oggi in aumento grazie all’affiancamento di un team di psicologi messi a disposizione dalla procura che stanno cercando di aiutare gli inquirenti nel delicato lavoro. E’ anche stato aperto uno sportello diretto con l’Autorità Giudiziaria al quale le vittime possono rivolgersi e denunciare.

    È giallo anche sulla scomparsa di padre Spinelli, anche lui accusato in Italia e poi trasferito. Di lui non si hanno più notizie dai primi di dicembre quando sparisce letteralmente. La dichiarazione ufficiale è che sia morto, ma nessuno sa dire dove sia sepolto o che fine abbia fatto il suo cadavere.

    Una vicenda che sta facendo emergere aspetti inquietanti di fronte ai quali la Casa Madre veronese si è chiusa a riccio costringendo pochi giorni fa Francesco Zanardi, (portavoce della Rete L’ABUSO) che accompagnava Gianni Bisoli presso l’istituto veronese nell’intento di ritirare il suo foglio di congedo – quello che nella copia autentica consegnata alla Commissione d’Inchiesta sembrerebbe contraffatto – a chiedere l’intervento delle forze dell’ordine per poter parlare con qualcuno dell’istituto.

    Dai risvolti torbidi anche il misterioso furto avvenuto presso l’Istituto di Chievo dove viene conservata parte della documentazione, probabilmente molta di quella indicata anche nelle varie denunce depositate, accaduto il primo marzo quando Leonardo L. si introduce nell’istituto.

    Dai filmati che possediamo integralmente, immediatamente consegnati all’Autorità Giudiziaria, si vede parlare l’uomo con il linguaggio dei segni, è visibilmente in video chiamata con qualcuno che lo segue dall’esterno col quale dialoga e fa vedere quanto è all’interno della struttura. Entra nell’istituto apparentemente senza forzare porte o finestre, non è per nulla spaventato e dopo 47 minuti, questa è la durata del video, esce tranquillamente e sosta davanti all’ingresso.

    I dialoghi sono stati tradotti integralmente e l’uomo fa anche alcuni nomi di cui abbiamo trovato riscontro, gira in uffici nei quali si vedono ammassati decine di faldoni di documenti, foto, supporti video, i più VHS, tutto materiale potenzialmente rilevante, soprattutto alla luce di quanto sta evolvendosi in Argentina.

    Un furto dalle tempistiche e dinamiche sospette e una riflessione che difficilmente non possiamo non fare, chi può essere così folle da introdursi furtivamente in una proprietà privata, filmarsi e poi pubblicare i video su Facebook?

    Sul versante argentino sembra che la situazione si evolva di ora in ora facendo emergere uno scandalo internazionale senza precedenti.

    L’Ufficio di Presidenza della Rete L’ABUSO Onlus

    DI SEGUITO LA CONFERENZA STAMPA TENUTA A VERONA LO SCORSO 27 MARZO.

  • Caso Provolo: iniziano gli interrogatori e l’acquisizione dei documenti.

    Caso Provolo: iniziano gli interrogatori e l’acquisizione dei documenti.

    Da circa 20 giorni, iniziano le audizioni delle persone segnalate dall’Associazione Sordi “Antonio Provolo” – Onlus e dalla Rete L’ABUSO.

    Come comunicato ai media nei mesi scorsi e ribadito nella conferenza stampa del 27 marzo 2017, tenutasi a Verona, le due associazioni sopra menzionate ed alcune vittime depositano una serie di denunce che fanno riaprire – questa volta presso l’autorità giudiziaria – quello che dopo 11 anni e due indagini da parte della Diocesi di Verona si rivela un vero vaso di Pandora: “il caso Provolo”. Ora, questo nuovo filone non è prescritto.

    Esponiamo cronologicamente i recenti fatti, avvenuti nelle ultime due settimane:

    – Tutto inizia con un documento (dichiarato copia conforme all’originale) che pare contraffatto, che invalida le accuse di Gianni Bisoli, l’ex-allievo che dal 2009 accusa pubblicamente tra i suoi presunti carnefici (oltre a Don Nicola Corradi) anche il Vescovo di Verona Monsignor Giuseppe Carraro, recentemente nominato beato;

    – Il 27 febbraio 2017, Gianni Bisoli e l’Associazione Sordi “Antonio Provolo” – Onlus depositano formale querela per la presunta manomissione di quel documento, nel quale è visibile – anche da una fotocopia – la trasformazione del numero 4 in un 3; tale contraffazione è ravvisata anche dal Dott. Mario Sannite, presidente della Commissione di inchiesta voluta dal Vaticano, nella quale tale documento è stato utilizzato e troverebbe conferma anche in una pagella originale ritrovata da Gianni Bisoli;

    – L’1 marzo 2017, Leonardo L. si introduce – come lui stesso conferma – negli uffici dell’istituto per Sordomuti “Antonio Provolo” di Chievo di Verona, filmandosi in diretta video su Facebook ed infine pubblicando video dell’accesso e del prelievo, da parte sua, di alcuna documentazione ivi presente: un suo video ottiene più di mille visualizzazioni ed il giorno successivo, numerosi ex-allievi dell’Istituto e la Rete L’ABUSO vengono informati dell’accaduto da alcuni confidenti così che il 3 marzo viene comunicato immediatamente alla Procura della Repubblica di Verona quanto accaduto, fornendo anche i video pubblicati e pubblicamente condivisi su Facebook dal Leonardo L.. Nel frattempo, acquisiamo l’indiscrezione che Leonardo L., durante l’incursione, sarebbe stato in contatto – anche in via video – con una seconda persona. Come dichiara lo stesso Leonardo L. in un video pubblicato il 29 marzo 2017 sul suo profilo Facebook, la magistratura si reca presso la sua abitazione, due giorni dopo l’incursione, sequestrando quanto lui aveva sottratto presso l’istituto di Chievo; inoltre lo stesso Leonardo L. dichiara che dopo la perquisizione avvenuta presso la sua abitazione, le Autorità lo accompagnano presso la struttura del Provolo di Chievo dove prelevano della documentazione;

    – il 22 marzo 2017, avendo preso atto dei fatti riportati da Leonardo L. sul proprio profilo Facebook, alcuni ex-allievi dell’Istituto per Sordomuti “Antonio Provolo” inviano una raccomandata all’Istituto, per ottenere garanzie sulla conservazione e sulla cura della loro documentazione personale relativa agli anni della loro permanenza presso l’Istituto medesimo. Tale lettera viene ricevuta dall’Istituto il 24 marzo 2017;

    – Dopo la conferenza stampa svoltasi il 27 marzo 2017 e come annunciato durante la conferenza stessa, ci si reca presso la sede dell’Istituto “Antonio Provolo” di Verona, per ritirare l’originale di quel documento (ricordiamo: dichiarato copia conforme all’originale) che pare contraffatto, rilasciato nel 2009 [tra le altre cose, senza il consenso dell’interessato] a persone da identificare e finito nella documentazione dell’indagine interna svolta dalla Diocesi di Verona (senza convocare le vittime) nel 2009 ed in quella della Commissione d’inchiesta voluta dal Vaticano nel 2010/2011. Verso le 16:00, il Presidente di Rete L’ABUSO accompagna il diretto interessato Gianni Bisoli presso gli uffici di Stradone Provolo 20, dove suonano il campanello; qualcuno viene alla porta, osserva dallo spioncino e vedendo i due, richiude senza neppure domandare cosa vogliano: questo accade per due volte; inutili i tentativi dei due di parlare con qualcuno dell’Istituto e dopo 15 minuti di attesa, Francesco Zanardi si trova costretto a chiedere l’intervento dei Carabinieri; giungendo sul posto e presentandosi all’entrata dell’Istituto, ai Carabinieri è immediatamente aperto ed un sacerdote tremolante ci garantisce che l’intera documentazione richiesta da Gianni Bisoli [resi da loro disponibili, nel 2009, a terze persone senza il consenso del Bisoli stesso] gli sarà consegnata previa sua richiesta scritta; il giorno successivo, il 28 marzo 2017, la richiesta scritta viene prontamente inviata.

    – Il 29 marzo 2017, apprendiamo che l’Istituto per Sordomuti “Antonio Provolo” di Verona, in seguito al ricevimento della raccomandata inviata dagli ex-allievi di cui sopra, abbia denunciato di avere subito un furto. Intuiamo che possa mancare della documentazione; se così fosse, saremmo curiosi di conoscere se a mancare sia proprio la documentazione richiesta da Gianni Bisoli.

    Una situazione che avrà certamente ulteriori sviluppi.

    L’Ufficio di Presidenza

  • L’Associazione per i Diritti Umani ha chiesto spiegazioni all’Arcivescovado di Mendoza per gli abusi nell’Istituto Provolo

    L’Associazione per i Diritti Umani ha chiesto spiegazioni all’Arcivescovado di Mendoza per gli abusi nell’Istituto Provolo

    Buenos Aires, 23 di marzo (Télam)
    L’Assemblea Permanente per i Diritti Umani (APDH), in una lettera presentata all’arcivescovato di Mendoza, ha chiesto spiegazioni su quali sono state le misure che ha preso la Chiesa rispetto ai preti e lavoratori dell’Istituto Antonio Provolo detenuti per abuso sessuale e qual è l’ assistenza che stanno prestando alle loro vittime.

    Ciò che la APDH vuole sapere è quando è cominciato e a che stadio si trova il processo canonico, un’indagine parallela a quella giudiziaria contro i sacerdote imputati, ma anche in che momento l’Arcivescovato ha ricevuto una comunicazione del Vaticano informando che alcuni accusati, come Nicola Corradi, venivano già indagati per lo stesso delitto commesso nella sede italiana del Provolo durante la decade del ‘60.

    Ma la APDH non solo vuole sapere qual è la situazione dei preti e lavoratori coinvolti nel caso del Provolo, un istituto religioso per sordomuti. Nello stesso scritto, diretto all’arcivescovo Carlos Franzini, la APDH domanda quanti sono i procedimenti canonici che sono stati iniziati a Mendoza e a quale stadio sono.

    Nella presentazione, firmata dall’avvocato Carlos Lombardi, la APDH ha invocato il suo diritto a promuovere un’azione collettiva, protetta dalla Costituzione Nazionale e chiede spiegazioni in relazione ai due comunicati ufficiali che fino ad ora ha dato l’Arcivescovato, uno del 27 di novembre e l’altro del 2 di dicembre, nei quali si assicura l’impegno della Chiesa per investigare gli abusi ed aiutare le vittime.
    “La non esistenza di spazi sicuri per i bambini, le bambine e gli adolescenti all’interno dell’istituzione che lei presiede, e organismi ecclesiastici connessi, implica un grave rischio alla loro integrità fisica e psichica, cosa che aggrava la vostra responsabilità”, dice la presentazione.

    Consultato da Télam, Lombardi, un riconosciuto specialista in diritto canonico, ha assicurato che con questa richiesta di informazioni, la APDH cerca di “esercitare il controllo repubblicano ad un’istituzione come la chiesa, persona giuridica non statale, che nessuno controlla e valutare la trasparenza e veridicità dei comunicati emessi dall’Arcivescovato di Mendoza”.

    Fino ad ora, sono cinque gli accusati per abusi sessuali nell’ Istituto Provolo: Nicola Corradi e Horacio Corbacho, e gli amministrativi Jorge Bordón, Armando Gómez e José Luis Ojeda.
    Ad eccezione di Corradi, di 82 anni agli arresti domiciliari, tutti sono detenuti nel carcere di Boulogne Sur Mer. SI stima che le vittime potrebbero essere più di 60.

    Avvocato Carlos Lombardi

    Tradotto per la Rete L’ABUSO da Roberta Pietra

  • VERONA; Lunedì 27 incontro pubblico e conferenza stampa

    VERONA; Lunedì 27 incontro pubblico e conferenza stampa

    Lunedì 27 marzo 2017, alle ore 11:00, presso la sede dell’Associazione Sordi “Antonio Provolo” – Onlus, in via Marin Faliero 10/c – 37138 Verona, è programmata una conferenza stampa aperta al pubblico, al fine di comunicare agli organi di stampa i recenti sviluppi e le recenti iniziative intraprese dall’Associazione Sordi “Antonio Provolo” – Onlus e dalle vittime di abusi sessuali in Essa riunite inerenti agli episodi di pedofilia clericale perpetrata presso l’Istituto per Sordomuti “Antonio Provolo” di Verona.

    Alla conferenza stampa parteciperà anche il presidente di Rete L’Abuso – Onlus, Sig. Francesco Zanardi, il quale Vi comunicherà le iniziative intraprese dalla Sua Associazione riguardanti il cd. “caso Provolo” che grazie all’arresto di don Corradi si riapre anche in Italia sotto il profilo legale portando alla luce una serie meccanismi e presunte omissioni di cui adesso si dovrà rendere conto.

    L’Ufficio di Presidenza

     

  • Diffamazione ai danni di Diego Esposito; la procura apre un fascicolo

    Diffamazione ai danni di Diego Esposito; la procura apre un fascicolo

    È stato convocato ieri dagli agenti della Polizia Postale di Napoli Diego Esposito il 41enne che il 9 marzo scorso aveva presentato formale querela per diffamazione contro la curia di Napoli.

    L’uomo che da anni invoca giustizia alla diocesi napoletana per i presunti abusi sessuali subiti da parte di don Silverio Mura quando era ragazzino, lo scorso febbraio era stato vittima di una grave violazione ai suoi danni, proprio per mano della Cancelleria Arcivescovile di Napoli la quale non si era fatta alcuno scrupolo nel divulgare un comunicato stampa a firma di padre Ortaglio nel quale a partire dal titolo compariva ben otto volte nome e cognome del nostro associato, rendendo così pubblica la sua identità e creando non pochi problemi alla famiglia dell’uomo.

    Nell’udienza di ieri gli inquirenti hanno ulteriormente circostanziato i fatti e durante alcune verifiche hanno potuto tristemente appurare che il comunicato oggetto della querela non è ancora stato rimosso dal sito della curia, un gesto che certamente non è stato colto di buon occhio.

    Francesco Zanardi

    Portavoce della Rete L’ABUSO

  • CASO PROVOLO; due nuove integrazioni in procura. Don Corradi era direttore a Mendoza

    CASO PROVOLO; due nuove integrazioni in procura. Don Corradi era direttore a Mendoza

    Sono state depositate nei giorni scorsi dalla Rete L’ABUSO due integrazioni alla denuncia dello scorso gennaio, dopo l’arresto in Argentina del sacerdote veronese Nicola Corradi, che portò all’apertura di un fascicolo per favoreggiamento a carico di ignoti.

    Nella denuncia si chiedeva di ravvisare eventuali ipotesi di reato, quelle di carattere omissivo riconducibili ai responsabili giuridici del sacerdote, ma per via del fatto che gli istituti coinvolti fossero due e oltretutto oltre oceano, non era chiaro chi potessero essere i destinatari di eventuali accuse.

    Per capire meglio siamo così dovuti andare a cercare in Argentina, negli atti pubblici e grazie all’aiuto dell’avvocato Carlos Lombardi che ci assiste a Mendoza, siamo riusciti a ottenere i documenti che ci hanno aiutato a sbrogliare questa intricata matassa.

    Abbiamo scoperto così che gli Istituti di Vita Consacrata come la “COMPAGNIA DI MARIA PER L’EDUCAZIONE DEI SORDOMUTI”, al fine di perseguire le proprie finalità, si intende religiose, culturali, “come nello spirito del fondatore Don Antonio Provolo”, godono di particolari privilegi nonché di molta autonomia e grazie all’accordo tra Governo Argentino e Santa Sede (una sorta di Patti Lateranensi) , agevolazioni nel rilascio dei permessi di soggiorno e di residenza per il personale ecclesiastico, che naturalmente viene indicato dai vertici.

    Gli stessi documenti acquisiti in Argentina indicherebbero anche quale è la sede principale, responsabile giuridica degli istituti che i documenti indicano situata in Stradone Provolo 20 a Verona.

    Altri documenti arrivano anche dall’Autorità Giudiziaria di Mendoza, si riferiscono a un procedimento penale del 2008 per presunti abusi commessi da un collaboratore dell’Istituto ai danni di un allievo 14enne dove compare anche il nome di don Nicola Corradi tirato in ballo da una assistente sociale che prestava servizio presso l’Istituto di Mendoza.

    Si scopre così che malgrado le varie denunce fatte all’Autorità Ecclesiastica, Corradi sia stato messo a dirigere l’Istituto di Mendoza, a quanto sembra fino al giorno del suo arresto.

    Pesante anche la reazione del vescovo locale di Mendoza, monsignor Carlos María Franzini il quale accusa l’Istituto veronese “Non abbiamo ricevuto notifiche di precedenti penali dei sacerdoti imputati. Non abbiamo nemmeno ricevuto denunce o commenti sulle irregolarità che sarebbero successe nel suddetto Istituto; se fosse successo, avremmo agito immediatamente”

    Ma i documenti argentini non sono l’unico materiale che siamo andati ad integrare, ci sono anche le varie interviste rilasciate a Luca Bertazzoni de La7 e a Sasha Biazzo di Fanpage, materiale importante perché per la prima volta rende delle dichiarazioni da poter confrontare con quelle degli ex allievi.

    Abbiamo ottenuto il documento integrale di una delle interviste – quella a don Eligio Piccoli – di notevole interesse perché nel suo racconto del tutto spontaneo, conferma una serie di situazioni e una decina di nomi .

    Racconta che i trasferimenti dei sacerdoti presso gli istituti argentini sarebbero stati sistematici ed in alcuni casi imposti, anche se ci tiene a sottolineare che non proprio tutti i sacerdoti trasferiti erano pedofili. Parla poi di don Nicola Corradi, ci conferma che dirige l’istituto di Mendoza e parlando degli abusi commessi commenta con tono scherzoso “era un professionista … lui”.

    Ascoltando quel documento di 53 minuti emerge chiaro ed inquietante quale fosse il clima all’interno dell’Istituto Antonio Provolo di Verona, un posto in cui l’isolamento dal mondo esterno si aggiungeva all’isolamento al quale i sordi sono costretti, dove le molestie sembra fossero considerate quasi un percorso pedagogico di cui Piccoli ne parla con un’agghiacciante tranquillità, in alcuni passaggi ride di fronte a quegli abusi sui quali minimizza definendoli “giochi che si fanno con i ragazzi” o “scherzi tra amici”. Non si scompone neppure quando Giuseppe Consiglio, una che accompagna il giornalista gli racconta delle molestie che avrebbe subito. Si limita a commentare “lui… che diceva tanto di me, vedi ! ”.

    È anche molto triste sentire dalla bocca di coloro che non solo erano educatori dei sordi, ma che proprio a questo fine venivano formati, affermazioni come quelle rivolte a Alda Franchetto “voi sordi non avete l’anima” “siete animali”, o quella di don G. P., anche lui ex insegnante al Provolo e accusato di abusi dagli ex allievi, intervistato da La7 dichiara che “poverini…. non sanno nemmeno chi sono”. Anche don  Piccoli esprime la sua opinione, la più “moderata”, si limita a dire che i sordi “sono tutti corrotti”.

    Altro punto trattato nell’integrazione è la presunta contraffazione di un documento lamentata da Gianni Bisoli, per la quale nel frattempo i suoi avvocati hanno sporto formale denuncia e che qualora risultasse contraffatta risolleverebbe anche il caso della beatificazione del vescovo Giuseppe Carraro.

    A quasi dieci anni dalle prime denunce gli ex allievi dell’Istituto Antonio Provolo che si sono prestati a tutte le richieste avanzate dalla diocesi – incontri, audizioni, alcune anche filmate alle quali però oggi viene negato l’accesso – hanno per il momento ottenuto solo uno scarno resoconto dal quale su 26 sacerdoti accusati, 10 di questi tra cui don Nicola Corradi – scompaiono tra le righe, 11 sono morti e dei solo cinque citati, due sono in attesa dal 2012 di ulteriore documentazione, uno risulta fosse morto un anno e mezzo prima che venisse prodotto quel documento e i due rimanenti sanzionati con pene canoniche irrisorie, ed un po’ di preghiera.

    E mentre Papa Francesco si presta a nominare Venerabile don Antonio Provolo, fondatore dell’Istituto, per gli ex allievi di quelle strutture, sembra essere ancora lontano anche un solo piccolo risarcimento umano, la verità.

  • PEDOFILI E INSABBIATORI?….. CITIAMOLI TUTTI IN GIUDIZIO E COSTRINGIAMOLI A VIVERE NELLE AULE DEI TRIBUNALI INVECE CHE NELLE LORO CHIESE. DEVONO IMPARARE CHE LORO “SONO PRIMA DELLO STATO ITALIANO E POI DI DIO”.

    PEDOFILI E INSABBIATORI?….. CITIAMOLI TUTTI IN GIUDIZIO E COSTRINGIAMOLI A VIVERE NELLE AULE DEI TRIBUNALI INVECE CHE NELLE LORO CHIESE. DEVONO IMPARARE CHE LORO “SONO PRIMA DELLO STATO ITALIANO E POI DI DIO”.

    Diego Esposito e’ l’ennesima vittima di una Chiesa anacronistica soprattutto per gli obblighi di castita’ e di celibato imposti ai suoi appartenenti.
    Finalmente il Clero e’ costretto a fare i conti con l’evoluzione culturale ed economica di molti dei paesi in cui è presente ed esercita, anche se fortunatamente in modo marginale, la sua influenza e comincia a comprendere quanto sia solo nominale e non effettiva l’appartenenza alla organizzazione religiosa denominata “Chiesa cattolica apostolica romana”, da parte di persone battezzate in tenera età, e, quindi, quando erano prive di capacità di intendere e di volere, che nel resto della loro vita avranno solo da ridire e da ridere di quella organizzazione .

    La affrancazione delle Popolazioni dal timore reverenziale verso il clero, la costante e preziosissima attività dei media volta a svelare vizi, intrallazzi, abusi e perversioni di questi “uomini vestiti da donne” ( come li descriveva Mario Mariani), attività di informazione che ha avuto il merito di ridimensionare la figura e la credibilità dei ministri di dio, ha fatto emergere, attraverso le denunce di migliaia di vittime, uno dei fenomeni piu’ infami e riprovevoli legati alla vita di una parte del clero:la pedofilia.

    Molti professionisti esperti e titolati in campo medico, affermano che se il clero è composto da persone misogine, omofobe, obbligate alla castita’ e al celibato, tutte queste caratteristiche messe insieme possono generare i tipi di comportamenti aberranti denunciati oggi a livello mondiale.

    MA CIO’ CHE MAGGIORMENTE IRRITA E’ LA PROTEZIONE, ANCH’ESSA A LIVELLO MONDIALE, DI CUI GODONO QUESTI CRIMINALI.

    Malgrado l’impegno assunto da PAPA FRANCESCO assistiamo, sostanzialmente, ad una attività di insabbiamento dei casi di pedofilia nelle diocesi ed arcidiocesi e questo comportamento illegale ci impone degli interrogativi estremamente inquietanti :
    SE LA PEDOFILIA VIENE PROTETTA dalle autorità dello Stato Vaticano ( si pensi, inoltre, al caso delle dimissioni di Marie Collins dalla commissione per intralcio anche da parte della Congregazione per la dottrina della fede), significa che questo tipo di comportamento criminale non puo’ PIU’ essere impedito? (la copertura data ai pedofili e’ talmente sfacciata da aver costretto Papa Francesco ad emanare la lettera pastorale “Come una Madre amorevole”)
    FORSE è divenuto ormai talmente diffuso all’interno del clero da essere parte di quel sistema di potere?

    Sorge, cioe’, il ragionevole sospetto che la pedofilia per diffusione tra i membri del clero e per numero di casi sia ormai funzionale al potere dello Stato Vaticano ed indispensabile per l’esistenza stessa di quella particolare forma di stato ( nel senso che se si combattesse energicamente la pedofilia, come conseguenza immediata si dimetterebbero gran parte dei chierici la cui particolare natura li porta ad accettare castità e celibato e li vede convinti misogini, omofobi e , comunque, soggetti sessualmente immaturi).
    FORSE SI RISCHIA UNA EMORRAGIA DI PRETI IN CASO DI LOTTA SERIA, COSTANTE E DURATURA ALLA PEDOFILIA?

    A QUESTO PUNTO, NON POSSO FARE A MENO DI INVITARVI AD UNA RIFLESSIONE che lascero’ priva di conclusioni rimettendole, quindi, al lettore:
    Non dimentichiamo che lo stupro e’ sempre stato uno strumento di sottomissione dei popoli( LO ABBIAMO VISTO ANCHE NELLE RECENTI GUERRE CHE SONO STATE COMBATTUTE E SI COMBATTONO IN TUTTO IL MONDO).

    – Gia’ nella antica Roma si usava SODOMIZZARE I VINTI, e i romani erano talmente consapevoli dell’effetto devastante di tale trauma fisico e psichico, cioè del potere che aveva di sottomettere definitivamente e per generazioni coloro che erano stati vittime di quella pratica sessuale, che LA LEGGE ROMANA VIETAVA LA VIOENZA SESSUALE SUI GIOVANI, PERCHE’ SE UN GIOVANE ROMANO FOSSE STATO SOTTOMESSO CON LO STUPRO NON AVREBBE POTUTO SVOLGERE IL COMPITO A CUI ERA DESTINATO, OVVERO DOMINARE IL MONDO.

    Partendo da questa semplice rifessione, corroborata oggi anche dalle nozioni scientifiche che provengono dalla psichiatria e dalla psicologia, si puo’, ma spero ancora di essere contraddetto, forse trovare una chiave di lettura.

    ED IN EFFETTI CON DIEGO ESPOSITO assistiamo all’ennesimo caso in cui la denuncia alle autorità civili e penali è venuta direttamente DALLA VITTIMA E NON DAI VERTICI DEL CLERO O DALLE AUTORITA’ GIUDIZIARIE ECCLESIASTICHE, NONOSTANTE DA OLTRE SEI ANNI AVESSERO AVUTO PRECISE NOTIZIE E PROVE DEGLI ABUSI COMMESSI DAL SILVERIO MURA.

    Malgrado cio’ ABBIAMO UN OTTIMO MOTIVO PER CONTINUARE A LOTTARE, perchè questa crescente e coraggiosa tendenza alla denuncia da parte delle vittime, che vengono sempre piu’ sostenute e concretamente aiutate da MOLTE associazioni come LA “RETE L’ABUSO” DI FRANCESCO ZANARDI”, ci fa sperare in una rapida diffusione A LIVELLO NAZIONALE delle querele e delle azioni legali per giungere, nel giro di pochi anni, ad una definitiva E TOTALE condanna della chiesa cattolica con provvedimenti SEVERI che possano andare ben oltre la punizione dei singoli responsabili, visto e considerato che anche i preti non pedofili, che dovrebbero rappresentare la parte sana del clero, NON SOLO NON DENUNCIANO il fenomeno, pur essendone pienamente a conoscenza, MA ADDIRITTURA aiutano I PREDATORI sia col loro silenzio sia spostandoli e fornendo loro alloggi in varie regioni d’Italia e d’Europa sottraendoli alle indagini delle vittime e dell’autorità giudiziaria, MACCHIANDOSI, COSI’,ANCH’ESSI DI UN REATO, QUELLO CIOE’ DI FAVOREGGIAMENTO; reato che assume una connotazione odiosissima se si pensa che i trasferimenti dei preti pedofili consentono a questi ultimi di continuare a fare i predatori in istituti scolastici o altre strutture per l’infanzia e ,quindi, di continuare ad adescare e traumatizzare giovani vittime.
    Voglio sperare ancora che qualcuno possa contraddire questa mia semplice analisi basata sulla constatazione dei fatti, tuttavia ritengo che allo stato attuale della conoscenza del fenomeno ed in mancanza di una totale e trasparente collaborazione da parte del Vaticano, anche questa ipotesi sia legittima, e se dovesse risultare sgradita a qualche alto prelato, penso che gli potrò tranquillamente rispondere che “chi è causa del suo mal pianga se stesso!”
    ORMAI SOLO GLI STOLTI NON SI PONGONO QUESTE DOMANDE!
    Se la verità non viene dal Vaticano, allora invito tutti a prendere contatto con l’ ASSOCIAZIONE “RETE L’ABUSO” PER DENUNCIARE E CITARE IN GIUDIZIO I PREDATORI. NOI VI ASSISTEREMO DURANTE TUTTO IL CAMMINO VERSO LA VERITA’ E LA GIUSTIZIA e sono certo che anche i magistrati e i pubblici ministeri non vi abbandoneranno al vostro doloroso destino.

    Avv. Carlo GREZIO

    info@retelabuso.org 

  • NAPOLI; querelata la Curia Arcivescovile

    NAPOLI; querelata la Curia Arcivescovile

    Un periodo complicato per la chiesa napoletana, tra le scappatelle di alcuni preti, le indagini in corso e le perquisizioni arriva anche la querela di Diego Esposito, depositata ieri presso gli uffici dell’Autorità Giudiziaria di Napoli.

    L’uomo 41enne che da anni chiede giustizia alla diocesi napoletana per gli abusi sessuali subiti quando era ragazzino da parte di un sacerdote del luogo, don Silverio Mura, lo scorso febbraio era stato vittima di una grave violazione ai suo danni, per mano della Cancelleria Arcivescovile di Napoli che pur sapendo che l’uomo, non volendo svelare pubblicamente la sua identità si faceva chiamare Diego Esposito, non si è fatta alcuno scrupolo nel divulgare un comunicato stampa nel quale a partire dal titolo, a caratteri cubitali, compariva ben otto volte nome e cognome del nostro associato.

    Purtroppo anche diverse testate giornalistiche online, in barba alle disposizioni di legge e al codice deontologico, non si sono fatte problemi nel riportare pari pari quel comunicato.

    Inutile dire che in poche ore parenti, conoscenti e amici e ex colleghi di lavoro ai quali Diego Esposito non aveva mai voluto raccontare l’orrore che aveva subito da piccolo e che più volte sotto anonimato aveva raccontato alla stampa e alla TV, lo hanno immediatamente riconosciuto.

    In poche ore Diego è stato letteralmente preso d’assedio, non solo dai giornali ma anche da estranei e curiosi. Diego racconta nella querela “Il dolore, poi, è stato incontenibile quando ho dovuto affrontare anche la curiosità e le domande dei miei figli che, a loro volta, avevano dovuto affrontare quelle, inevitabilmente condite anche di qualche commento malizioso, dei loro compagni di scuola”.

    È un dato noto sotto il punto di vista giurisprudenziale che i dati di una vittima di reati sessuali, che ha quindi subito pesanti conseguenze, spesso permanenti e di carattere psicofisico, non possono essere diffusi. Questa ovvia cautela si impone al fine di evitare che alla sofferenza pregressa  si aggiunga quella di essere dato in pasto alla curiosità, spesso morbosa, dell’opinione pubblica.

    Così ieri Diego Esposito, accompagnato dai suoi avvocati, Gianfranco Iannone e Carlo Grezio che collaborano con la Rete L’ABUSO che da anni segue e supporta molte vittime in Italia, tra cui Diego Esposito, si sono recati presso gli uffici del palazzo di giustizia depositando formale querela.

    Nota dell’Ufficio di Presidenza