Osservatorio della Rete L'ABUSO

Categoria: Il punto della Rete L’ABUSO

  • Don Marino Genova sapeva di approfittare psicologicamente di Giada.

    Don Marino Genova sapeva di approfittare psicologicamente di Giada.

    A leggere questi due SMS, tra le altre cose agli atti, sembrerebbe che don Marino Genova già nel 2012 fosse più che cosciente di esercitare una notevole influenza su Giada Vitale e ammette di non averla protetta. Eppure il tribunale sembra non aver voluto tenere conto di questo dato e scrive che il sacerdote non era in grado di somministrare il test “Minnesota”.

    Ma sembrerebbe che il sacerdote non ne avesse affatto bisogno, stando a quanto ha scritto, era perfettamente cosciente di quanto stava accadendo.

    14:05:05: Ciao Xxxxxx quello che ho fatto è imperdonabile la colpa è solo mia e non ci sono scusanti perché lei è minorenne e poi perché io sono un sacerdote.

    Vi chiedo perdono, perché ho fatto del male a lei,che invece di proteggere e aiutare a crescere l’ho rovinata, e ho fatto del male a te perché ho sconvolto la tua vita ma soprattutto la tua anima e il tuo spirito.

    Ma una cosa è certo, stavo male ogni volta che stavamo insieme perché mi rendevo conto di tutto ciò e dell’incoerenza nella mia vita e pregavo per lei perché potesse incontrare un bravo giovane e per me chiedevo al Signore e alla Mamma  celeste la forza di superare  questa situazione è imploravo ogni giorno la sua misericordia .

    Da quando il Signore mi ha dato la grazia di essere più forte e non cedere alla tentazione  ho continuato a pregare invocando il suo perdono per noi due.

    Ed ora chiedo perdono a te per il male che ti ho fatto.

    Come posso mancarti di rispetto se ti ritengo una persona eccezionale e che il Signore ti ha scelto per aiutare la ragazzata questo momento difficile e far prendere ancora coscienza a me del male che io ho fatto? ti sono e ti sarò sempre grato per aver trovato la forza di parlarmi e per la preghiera che hai fatto in questo tempo per me .

    Ti benedico e prego per te .

    14:07:29: Pregavo gli mettesse accanto un bravo giovane , ma il Signore gli ha messo vicino una persona saggia, piena di fede e timorata di Dio per aiutarla, per guidarla e sostenerla. Grazie Signore. Prego il signore perché illumini il tuo Cuore e la tua mente e metta sulle tue labbra parole giuste .

    Grazie

    la Redazione

  • Don Francesco Zappella; la chiesa lo perdona, sembra sia tornato in Uruguay.

    Don Francesco Zappella; la chiesa lo perdona, sembra sia tornato in Uruguay.

    A un anno e un mese dallo scandalo che lo ha travolto facendo emergere anche le sue condanne precedenti per abuso di minori, sembra che don Francesco Zappella, ex parroco di Borghetto Santo Spirito (SV), sia stato graziato non solo dalla prescrizione, ma anche dalla chiesa e sia tornato alla sua vita di missionario.

    Dalle notizie che arrivano da oltre oceano e da quanto conferma la presunta vittima Luis Mario Acuna, don Francesco Zappella sarebbe tornato in Uruguay e vivrebbe presso la parrocchia Regina della Pace (nella foto) nei pressi di Trenta y Tres.

    A quanto pare nei suoi confronti sembrerebbe non essere stato avviato alcun procedimento canonico, neppure per quegli ultimi presunti abusi commessi proprio lì in Uruguay dove oggi sembra essere tornato.

    L’Ufficio di Presidenza

  • Preti pedofili, un fenomeno ancora sommerso. Intervista a Radio 24

    Preti pedofili, un fenomeno ancora sommerso. Intervista a Radio 24

    Secondo un’inchiesta appena pubblicata dalla rete “L’abuso” , sono almeno 100 i sacerdoti attualmente indagati per pedofilia e più di 120 condannati solo negli ultimi 15 anni. Esisterebbero alcune strutture della chiesa dove vengono ospitati sacerdoti con varie problematiche tra cui la pedofilia, spesso per nasconderli da occhi indiscreti in attesa di una futura destinazione, altre volte per scontare la pena agli arresti domiciliari.
    Ne parliamo con il Presidente della rete L’abuso, Francesco Zanardi e con il giornalista Federico Tulli.

    http://www.radio24.ilsole24ore.com/player/riascolta/2016-11-08/melog/gSLA8TCH5B

  • Preti pedofili; tra il 2 e il 4 %. Solo in Italia 5 centri di recupero. Subito una commissione parlamentare d’inchiesta

    Preti pedofili; tra il 2 e il 4 %. Solo in Italia 5 centri di recupero. Subito una commissione parlamentare d’inchiesta

    Nel 2012 padre Federico Lombardi ha dichiarato al giornalista Federico Tulli che secondo la Santa Sede, la pedofilia del clero, in Italia è un problema sporadico.

    A vedere la mappa che abbiamo prodotto raccogliendo i casi noti, quella dichiarazione sembra stridere parecchio perché nella sola Italia si contano la bellezza di circa 100 sacerdoti attualmente indagati e più di 120 condannati solo negli ultimi 15 anni.

    Di molti di loro se ne sono perse le tracce, altri invece ricompaiono dopo anni passati non si sa dove in altre parrocchie, lontani da dove avevano commesso gli abusi. Altri vengono invece mandati si dice a curarsi in strutture della chiesa.

    Siamo così andati a cercare di capire quanti di questi “rifugi” esistono in Italia. In questi luoghi vengono ospitati sacerdoti con varie problematiche tra cui la pedofilia, spesso per nasconderli da occhi indiscreti in attesa di una futura destinazione, altre volte per scontare la pena agli arresti domiciliari, una permanenza comoda e confortevole che piace anche ai tribunali che si tolgono così il problema di dover proteggere un pedofilo in un carcere.

    In Italia abbiamo contato cinque di questi “rifugi”, ultimo di questi Villa Sacro Cuore, appena fuori Città di Castello (PG), dotata di ben 56 posti letto e situata in mezzo alla campagna.

    C’è poi Villa Iride, Verbania, dispone di 18 camere, tutte con bagno privato, spazi comuni, di una cappella e una serra dove gli ospiti possono coltivare ortaggi e erbe aromatiche. Prima era considerata una prigione, oggi solo una casa per dimenticare.

    La Casa Madre di Trento (VB) gestita dai Padri Venturini, dove ogni ospite è avvolto dal più assoluto riserbo e nessuno degli stessi sacerdoti della comunità conosce i motivi dei ricoveri.

    Scendendo al sud, oltre a Villa Sacro Cuore (PG) di cui vi parlavamo prima, sempre in provincia di Perugia, a Collevalenza, troviamo il Santuario dell’Amore misericordioso, dove i vescovi italiani, per anni, hanno svolto le loro assemblee generali (la comunità dell’Amore misericordioso, che gestisce una casa annessa al santuario dove sono ospitati sacerdoti con problemi che vanno dall’alcool alla pedofilia).

    Infine, almeno per quanto siamo riusciti a documentare finora, l’Oasi di Elim, la «clinica» per i preti orchi della diocesi di Roma, che ironia della sorte, sorge ad appena 100 metri di distanza da una scuola materna (l’asilo Madre del Divino Amore sulla via Ardeatina).

    In tutte queste strutture vengono seguiti percorsi di vario genere, da quello terapeutico a quello spirituale, in ogni caso però la pedofilia viene trattata come una malattia dando così l’idea di curarla, e alla fine del percorso, spesso dettato solo dall’esigenza, vengono reintegrati nelle parrocchie.

    Va detto però che la pedofilia è una grave devianza della personalità, la percentuale dei pedofili che anche dopo il carcere tornano a reiterare il crimine è altissima.

    Viene da sé che reintegrare un sacerdote con tali devianze in una parrocchia è quanto meno rischiosissimo. Lo vieterebbe anche la recente introduzione del certificato anti pedofilia, se non fosse che in Italia sono esenti dall’esibirlo non solo i preti, ma ahimè anche tutte le categorie storicamente più a rischio come quella del volontariato o dei lavoratori autonomi.

    Questa leggerezza nella prevenzione, i frequenti insabbiamenti per evitare gli scandali e i palliativi come questi, sono spesso la causa dell’altissima percentuale degli abusi che avvengono nel clero.

    Anche se l’Italia, a differenza di molti altri Stati Membri dell’UE, non ha mai voluto avviare una Commissione Parlamentare di Inchiesta che quantificasse l’entità del fenomeno, un dato attendibile, anche se in difetto con quello del 4% dichiarato nel 2009 dal cardinale Claudio Hummes, allora prefetto della Congregazione per il clero, riusciamo ad averlo ugualmente.

    In un articolo di Eugenio Scalfari su Repubblica (luglio 2014), papa Francesco dichiara che «Dati attendibili valutano la pedofilia dentro la Chiesa al livello del due per cento».

    Secondo Federico Tulli, uno dei più autorevoli esperti in materia che abbiamo in Italia, autore di ben due libri sul fenomeno della pedofilia clericale, quel 2% di preti indicato da papa Francesco “Vale a dire una percentuale da 20 a 200 volte più elevata di quella stimata riguardo le professioni più a rischio: quelle che si svolgono a contatto con i bambini (educatore, allenatore, maestro, ecc). L’affermazione di Bergoglio non è mai stata smentita dalla Santa Sede a differenza di altre riportate nello stesso articolo di Scalfari. In pratica, in base alla percentuale espressa dal papa, solo in Italia, dove vivono circa 30mila sacerdoti, i pedofili in abito talare potrebbero essere almeno 600.

    Se pensiamo – come peraltro non fa mai nessuno di coloro che si affrettano a distinguere lo stupro di una bambina di 11 anni da quello di una di 13 – che l’abuso è un crimine seriale e che ci sono preti pedofili che hanno confessato oltre 130 stupri (è il caso di padre Geoghan che ha dato il via all’inchiesta di Spotlight) allora forse si può iniziare a intuire la reale dimensione di un fenomeno che Stato e Chiesa non intendono investigare.”

    Su questa sua ultima affermazione, purtroppo, troviamo un recentissimo riscontro nel caso sollevato proprio dalla Rete l’ABUSO, l’inserimento da parte del Ministro Maria Elena Boschi di un sacerdote nell’Osservatorio per il contrasto della pedofilia, una scelta a dir poco grottesca tenuto conto che entrambi gli stati, Italia e Vaticano, sono tutt’ora inadempienti alle raccomandazioni fatte nel 2014 dalla Commissione Onu per la tutela del fanciullo.

    Persino la commissione anti pedofilia creata da papa Francesco si è arenata vedendo uno dei suoi membri, l’attivista Peter Saunders abbandonare sbattendo la porta e dichiarando che la commissione non sta facendo nulla per il contrasto della pedofilia.

    In questi sette anni di attività la Rete L’ABUSO si è anche rivolta più volte alle varie forze politiche chiedendo una Commissione Parlamentare d’Inchiesta che quantificasse l’entità del fenomeno. Nel 2013 chiedemmo al M5S, nel 2015 al PD con il quale eravamo addirittura riusciti a formulare un testo che comprendeva anche quanto aveva fatto emergere il Comitato Onu per la tutela del fanciullo, ma in entrambe i casi l’interrogazione non fu mai depositata.

    Siamo coscienti che la pedofilia non si trovi soltanto nella chiesa, ma oltre le percentuali senza dubbio spaventose che questa ha e che al momento nessuno contrasta, detiene anche un’altissima percentuale di impunità per via di una serie di motivi, tra cui la prescrizione.

    Crediamo che da parte del governo, sarebbe utile cominciare a porsi un ragionevole dubbio sul fatto che nel nostro paese la pedofilia clericale possa essere un problema di dimensioni notevoli e che sia utile iniziare affrontarlo, anche se questo disturba la chiesa.

  • Rintracciato don Silverio Mura, il prete pedofilo protetto dal cardinale Sepe

    Rintracciato don Silverio Mura, il prete pedofilo protetto dal cardinale Sepe

    Di don Silverio, tranne qualche ormai sporadico avvistamento nel napoletano, avevamo perso le tracce dal 2014, ma potrebbe essere nascosto appena fuori da Città di Castello.

    La segnalazione, arrivata alcune settimane fa per posta è una di una lunga serie, molte le abbiamo potute verificare e ci hanno portato alla localizzazione esatta di una struttura di cui si sapeva da tempo, ma di cui non si conosceva l’esatta ubicazione.

    La struttura di cui parliamo si chiama Villa Sacro Cuore e si trova appena fuori Città di Castello (PG). E’ dotata di 56 posti letto e situata in mezzo alla campagna.

    Fu trasformata ed adibita a casa di accoglienza per sacerdoti con problemi nel 2011, quando nel pieno dello scandalo dei preti pedofili, ci fu l’esigenza di creare luoghi discreti dove questi potessero essere nascosti.

    Secondo la segnalazione don Silverio Mura sarebbe proprio nascosto e ben protetto all’interno di questa struttura dove sappiamo essere attualmente ospiti don Giampiero Peschiulli arrestato a Brindisi nei mesi scorsi, don Giovanni Desio, il prete di Casalborsetti (Ravenna), don Stefano Cavalletti e diversi altri. Come avevamo scritto alcune settimane fa, risulterebbe nascosto li anche padre Thomas Ouso Kodijan, il sacerdote attualmente indagato a Lucca per abuso di minore, di cui da diverso tempo si erano perse le tracce.

    L’Ufficio di Presidenza

  • Caso Giada Vitale. Ma non si sono chiesti quale messaggio hanno trasmesso, al di là dell’applicazione dei codici?

    Caso Giada Vitale. Ma non si sono chiesti quale messaggio hanno trasmesso, al di là dell’applicazione dei codici?

    Non sarò breve.
    Non posso riassumere di più, perché il tema è delicato.
    Una ragazzina di 13 anni, Giada, che già ha perso il padre, e perde anche la nonna paterna, la sua figura di riferimento, si avvicina alla chiesa.
    Cerca conforto. E’ credente, si sente smarrita. E il sacerdote, che ha 55 anni, la inserisce nel coro. E nelle sue fantasie sessuali.
    Fantasie che non restano tali, e si concretizzano, purtroppo, in una storia di abusi, che va avanti da quando lei ha 13 anni, fino a quando ne compie 16.
    La ragazzina cresce, e solo dopo anni, trova la forza di fare denuncia.
    Non è affatto facile. Ci vuole coraggio. Vive in un piccolo paese. E la reazione della gente, è di istintiva difesa del parroco.
    Lui, si sa, pover’uomo…. Lei, si sa, l’avrà provocato…
    Insomma. A lei, toccano i commenti, le critiche, di chi avrebbe preferito il silenzio. “Eh, non sta bene… E poi, suvvia, se la sarà cercata? E allora, perché il prete non l’ha fatto anche con le altre?”.
    Il copione, lo conosciamo benissimo tutti. Pregiudizi da manuale.
    Tale è la reazione del paesino, che perfino il vescovo – che allontana subito il prete – è imbarazzato per quella sorta di gogna popolare, invita la gente a tacere, e – nel caso senta la necessità di parlare – a pregare.
    Com’è che cantava Fabrizio De André?
    “Si sa che la gente da buoni consigli, se non può più dare cattivo esempio…”. Ecco. Appunto.
    Ciò che sconvolge, però, nella vicenda, non è tanto il contesto del paese: contesto purtroppo comune a tutte le vittime di violenza, in Italia, in specie se le accuse vanno a toccare un personaggio che sia in qualche modo “protetto” dal suo ruolo.
    In questo caso, siamo in provincia di Campobasso.
    Sconvolge il fatto che una volta a processo, la legge abbia diviso il processo in due parti: l’abuso compiuto sulla ragazzina a 13 anni, e quello successivo. E che – dopo questo sdoppiamento della vicenda – abbia stabilito che il prete non dovrà rispondere degli abusi commessi quando la vittima aveva fra 14 e 16 anni: ma solo di quelli relativi a quando ne aveva 13.
    Sia la pubblica accusa, sia il giudice per le indagini preliminari, hanno applicato evidentemente la legge alla lettera: sostenendo di fatto che la ragazzina sia stata abusata solo all’inizio, ma dopo… no.
    Insomma… Se il prete (o chiunque altro, sia chiaro) ti violenta a 13 anni, allora non sta bene. No, non si fa. E’ vietato.
    Però se continua, quando ne hai 14, allora è colpa tua. Eh, scusa… Sei diventata grande…
    Ora, è vero che la legge individua la soglia dei 14 anni, peraltro in modo del tutto arbitrario e opinabile, perché i 14 anni non sono uguali per tutti.
    Ma come si può distinguere l’abuso prima e dopo i 14 anni, in questo caso specifico? La ragazzina era la stessa.
    Quell’uomo aveva 55 anni! E lei era fragile, succube, impotente, paralizzata. Era sola. Sapeva di non poter parlare. Sapeva che sarebbe stata giudicata. Ma quale consapevolezza poteva avere, all’indomani del compimento dei suoi 14 anni?
    L’archiviazione mi indigna.
    Crea in me un senso di profonda sfiducia.
    Ci tengo, a scriverlo: ad esprimere vicinanza a Giada, attraverso Francesco Zanardi, alla Rete L’Abuso.
    Trovo orribile la figura di questo sacerdote, Don Marino Genova.
    Non lo conosco, non so niente di lui, e non c’entra niente, con la libertà di credo e con il fatto che esistano ottimi sacerdoti.
    So soltanto che è per me inaccettabile, che un uomo più che maturo, che peraltro indossa la tonaca, e che dovrebbe rivestire il ruolo di educatore, si comporti così.
    Sono contenta, del fatto che Giada lo abbia denunciato.
    Trovo giustissimo che venga giudicato – per lo meno – per il reato commesso quando la ragazzina aveva 13 anni: sempre che non intervenga una di quelle miracolose prescrizioni, che cancellano in un colpo fatti ignominiosi.
    E però: non approvo la decisione del tribunale.
    Non la condivido.
    Il procuratore Luca Venturi, e il giudice Daniele Colucci, del tribunale di Larino, avranno senz’altro fatto quello che la legge prevede. Ma non si sono chiesti quale messaggio hanno trasmesso, al di là dell’applicazione dei codici?
    Di fatto, archiviando le accuse per le violenze commesse dal prete quando la sua vittima aveva fra i 14 e i 16 anni, hanno lasciato intendere che violare una ragazzina (o un ragazzino) di 14 anni si può. E – fatto tremendo – hanno affermato che la vittima, Giada, all’improvviso avrebbe potuto dire di no.
    Come a dire che una ragazzina, che già da un anno è violentata da un uomo, appena spegne le 14 candeline sulla torta, si trasforma improvvisamente. Capisce la gravità della situazione, e dice: «Eh, no, padre caro: eh, fino a ieri avevo 13 anni, e non capivo, ma ora non mi deve violare più, perché sono consapevole…».
    Ora, la legge sarà di questo avviso: ma è pura teoria.
    Ma la vita reale, la vogliamo prendere in considerazione?
    Chi è abusato, ha paura. Vive in uno stato di soggezione. Addirittura, prova un senso di colpa, e di vergogna. Può perfino convincersi che la violenza sia una qualche forma di “considerazione”, di “affetto”.
    Ma stiamo scherzando? E sono ferite che restano per sempre.
    Per quello che conta, io sto con Giada. Non serve a niente, ma sto con Giada, come persona, e come donna.
    Sono io, che non capisco che la sentenza non poteva che essere questa? Sono io che sbaglio?
    Provo sgomento, per quei passaggi dell’ordinanza del tribunale, in cui si scrive che il prete “non è uno psicologo”, e non poteva “riconoscere uno stato di deficienza psichica” della vittima.
    Ma di cosa stiamo parlando?
    A parte i termini, che saranno anche scientifici, ma suonano davvero male, parliamo di un uomo avviato alla sessantina, un uomo che dovrebbe peraltro incarnare il messaggio cristiano del Vangelo, e invece abusa una ragazzina di 14.
    Ma come si fa a scrivere che un uomo di quell’età non è in grado di capire che sta sbagliando? Come poteva pensare che lei volesse essere abusata, che fosse d’accordo?
    E poi, cosa dobbiamo fare, allora, in tutti gli altri casi di violenze sui minori? Cosa significa questa ordinanza del Gip?
    Significa che se un violentatore non è uno psicologo, può abusare di qualsiasi ragazzino di 14 anni, perché non riesce a capire se il ragazzino è “psichicamente maturo”, e quindi lo viola, pensando che lui sia contento?
    No. Mi dispiace. Capisco che l’ordinanza sarà tecnicamente e giuridicamente perfetta, ma personalmente mi fa star male.
    E che diamine!
    Sto con Giada. Non serve a niente. Lo so.
    Però penso che sarebbe bello, se ci fosse una protesta generale, un’onda di indignazione, che potesse arrivare fino a Roma, a chi fa queste leggi, e non pensa che poi, una volta applicate, possano risultare tutto tranne che giuste.
    E – fatto ancora più grave – possano in qualche modo provocare gli effetti opposti a quelli desiderati.
    Siamo sinceri. Le sentenze fanno giurisprudenza. Questa è un’ordinanza, ma comunque è un atto ufficiale.
    Se un qualunque pervertito (sto trattenendo i termini, usando un eufemismo, ma vorrei dire di peggio) in età avanzata, prete o non prete, poco cambia, leggendo questo inquietante precedente, volesse molestare una ragazzina o un ragazzino di 14 anni, potrebbe poi avvalersi delle parole scritte per questo caso specifico di Giada, per alleggerire la sua posizione?
    E una vittima di 14 anni, leggendo quello che sta succedendo a Giada, si sentirà incoraggiata a denunciare il suo violentatore?
    O, al contrario, (ed è proprio questo che io temo) penserà che sia meglio tacere, perché potrebbe sentirsi dire che in fondo le piaceva, farsi rubare l’adolescenza da un vecchio laido?

    Di Sondra Coggio

  • Quel Decreto integrativo della Boschi e il dato sulla pedofilia dei preti, così imbarazzante per l’Italia

    Quel Decreto integrativo della Boschi e il dato sulla pedofilia dei preti, così imbarazzante per l’Italia

    Il  26/09/2016 l’ufficio di presidenza della Rete L’ABUSO Onlus inoltrava all’Ufficio del Ministro con delega alle Pari Opportunità Maria Elena Boschi formale istanza per l’inserimento della Rete L’ABUSO nell’Osservatorio nazionale per il contrasto della pedofilia e della pornografia minorile.

    L’ufficio rispondeva in data 19/10 esprimendo l’impossibilità di inserire la Rete L’ABUSO nell’Osservatorio, ma senza spiegare il motivo. Fà però presente “che, per quanto concerne la componente associativa designata all’interno dell’osservatorio (DM 30 agosto 2016), l’attuale nomina è ricaduta su alcune tra le associazioni nazionali maggiormente rappresentative nel settore della lotta al fenomeno dell’abuso e dello sfruttamento sessuale a danno dei minori”.

    Nella lettera si citano anche i decreti ministeriali di riferimento, l’articolo 2 del DM 240 del 30 ottobre 2007 e il Decreto del Ministro per le pari opportunità n. 254 del 21 dicembre del 2010 nel quale si legge che;

    «l’Osservatorio  opera   presso   il   Dipartimento   per   le   pari opportunita’, e’ presieduto dal Capo del Dipartimento  per  le  pari opportunita’ ed  e’  composto  da  cinque  componenti  designati  dal Ministro per le  pari  opportunita’,  di  cui  uno  con  funzioni  di coordinatore tecnico scientifico,  da  un  componente  designato  dal Ministro  o  Sottosegretario  di  Stato  presso  la  Presidenza   del Consiglio dei Ministri con delega per le politiche della famiglia, da tre componenti designati rispettivamente dal Capo della Polizia e dai Comandanti Generali dell’Arma dei  Carabinieri  e  della  Guardia  di Finanza  nonche’  da  tre  componenti  designati  dalle  associazioni nazionali maggiormente rappresentative nel  settore  della  lotta  al fenomeno dell’abuso  e  dello  sfruttamento  sessuale  in  danno  dei minori».

    L’unico apparente motivo della nostra estromissione dall’Osservatorio sembra essere il limite delle tre componenti associative, già completo, che vede nell’Osservatorio 1) Il prof. Ernesto CAFFO di  Telefono Azzurro S.O.S., 2) Cristiana De Paoli di  Save the Children Italia e 3) Federica Giannotta di  Terre des Hommes, come dal DM 30 agosto 2016 .

    Andando però sul sito del Dipartimento per le pari opportunità scopriamo che il 12 settembre 2016 il Ministro Maria Elena Boschi, dopo una nota di rammarico di don Fortunato Di Noto, firma un decreto integrativo nel quale si sostituisce il consigliere Michele Palma, del Dipartimento per le pari opportunità, con don Fortunato Di Noto, presidente dell’associazione Meter Onlus.

    Quindi le associazioni all’interno dell’osservatorio non sono più tre come prevede il Decreto del Ministro per le pari opportunità, ma quattro.

    Qual è allora il motivo dell’estromissione della Rete L’ABUSO e quale è l’utilità di inserire nell’Osservatorio don Fortunato Di Noto, che sicuramente fa un buon lavoro in appoggio alla Polizia Postale contro la pedofilia online, ma che difficilmente potrà fornire dati sui colleghi pedofili, perché in quanto prete è tenuto all’osservanza del segreto e delle varie direttive interne come la Crimen Sollicitationis.

    Paradossalmente rappresenta anche un’istituzione tutt’ora inadempiente, sia di fronte alle proprie responsabilità, sia a quelle che furono le richieste avanzate dall’Onu nel 2014. Negando alle vittime di preti pedofili una rappresentanza nell’osservatorio, ne viene di conseguenza negata la possibilità di entrare a rappresentare anche i numeri, mai censiti in Italia, dell’ampio e sommerso spettro nazionale della pedofilia clericale. Una estromissione che oltre alle cifre, al momento censite solo dalla Rete L’ABUSO, va anche a limitare la rappresentanza dello stesso Osservatorio.

    Nel 2014 l’ONU fece a riguardo precise raccomandazioni al Governo Italiano, tra queste la revisione dei Concordati nazionali (come quello del Laterano con l’Italia) nella parte in cui si solleva la gerarchia ecclesiastica dall’obbligo di denuncia.

    Al Vaticano invece, l’Onu chiese che venissero immediatamente rimossi e consegnati alle autorità civili tutti i prelati che sono coinvolti in abusi su minori o sospettati di esserlo e che siano resi accessibili gli archivi del Vaticano in modo che chi ha abusato e “quanti ne hanno coperto i crimini” possano essere chiamati a risponderne davanti alla giustizia. Chiese anche di prendersi cura delle vittime e che queste venissero risarcite in maniera adeguata.

    Richieste rimaste senza risposta, come qualunque altra richiesta avanzata dalle più svariate commissioni nazionali in questi anni e, onestamente è difficile pensare che non continui così.

    Troviamo la scelta del Ministro Boschi un segnale distensivo un pò eccessivo data la drammatica situazione italiana, anche se di certo molto apprezzato dal Vaticano, un pò meno da quei cittadini in cerca di verità e giustizia, che da anni vedono una chiesa latitante e uno stato complice che non vuole affrontare il problema. Intanto il tempo passa e le vittime aumentano.

    Il Presidente

    Francesco Zanardi

  • Giraudo BIS: le vittime savonesi chiedono un incontro al Papa. Anche il Vicario don Ferri mentì.

    Giraudo BIS: le vittime savonesi chiedono un incontro al Papa. Anche il Vicario don Ferri mentì.

    Saranno tempi difficili per il nuovo vescovo di Savona Calogero Marino costretto a risanare una diocesi sconquassata da anni di mala gestione e salita agli onori/orrori della cronaca sia per l’alta densità di preti pedofili (il 6% stando all’annuario ufficiale), sia per i modi in cui le varie vicende sono state gestite.

    Una pesante eredità quella che monsignor Vittorio Lupi e i suoi predecessori lasciano al nuovo vescovo partendo dalla richiesta danni, 6 milioni di euro, che avanzeranno per il momento solo 5 delle vittime di don Giraudo, i guai derivanti dall’affaire delle colonie bergamasche e le varie speculazioni che vedono coinvolto l’Istituto per il Sostentamento del Clero e indagato per malversazione l’ex vescovo di Savona, il cardinale Domenico Calcagno.

    Monsignor Calogero Marino dovrà probabilmente anche rivedere e risanare i vertici della curia e quei consiglieri che hanno portato il suo predecessore Lupi, ad un fallimento della gestione diocesana così clamoroso. Tra questi il vice del vescovo Lupi, monsignor Antonio Ferri (già vicario ai tempi di Lafranconi) che da quanto emerge dal carteggio dell’inchiesta BIS su don Giraudo, avrebbe mentito sia alle vittime che alla comunità cattolica savonese per anni.

    Don Antonio Ferri infatti ha sempre dichiarato pubblicamente di non essere mai stato informato delle tendenze pedofile di don Giraudo e di non aver mai avuto sentore di quanto il Giraudo facesse. Ma da quanto emerge dalla sua deposizione fatta alla Squadra Mobile il 21 gennaio del 2012 non è così. Don Ferri infatti era ben a conoscenza della pericolosa condizione del Giraudo sin dagli anni novanta quando ricevette le confidenze allarmate di una scout del Savona 7° la quale gli riferì alcuni episodi di esibizionismo denunciati già allora da alcuni ragazzi ospiti della colonia estiva Padre Cocchi di Garessio.

    In quegli anni don Ferri sarebbe potuto intervenire denunciando, in quanto era Vicario Generale. Ma non lo fece mantenendo così un clima di poca trasparenza che ha portato alla rovina decine di vite umane. In quegli anni si contano più di 50 bambini savonesi che subirono le perversioni sessuali di Giraudo.

    Ma dal carteggio emerge anche quanto poco la diocesi savonese, in barba alle raccomandazioni di Papa Francesco, abbia collaborato in questi anni con l’autorità giudiziaria, così poco da costringerla, dopo la condanna del 2012, ad aprire un fascicolo BIS su don Giraudo. In quel fascicolo decine di nomi, tutti ragazzi ospiti della comunità di Orco Feglino gestita dal prete. Nomi che erano negli archivi ma non furono mai comunicati alla magistratura, almeno dalla diocesi di Savona, li comunicò la Rete L’ABUSO che dopo aver sentito le varie vittime, solo nel 2014 è riuscita a ricostruire faticosamente nome per nome, un quadro decisamente diverso da quello sempre dichiarato dalla diocesi savonese.

    Sulle vicende dei preti pedofili nella diocesi di Savona va ricordato che anche il vescovo Lupi ha sempre mentito facendo credere di non sapere nulla, quando invece, non solo possedeva in cassaforte l’intero carteggio sulle vicende, ma nel 2008 ne era stato informato da più fonti. Ha sempre sostenuto che l’unica vittima di don Giraudo fosse Francesco Zanardi, una bugia che crollò dopo la messa in onda dei 2 servizi delle Iene nei quali sfilarono ben più di una vittima. (Servizi; “Abusi coperti dalla chiesa” e “Abusi nascosti dalla chiesa”)

    Anche le promesse fatte alla comunità cattolica non furono mai mantenute a partire dalla fantomatica commissione d’inchiesta che Lupi annunciò nel 2010, alle promesse di riduzione allo stato laicale dei sacerdoti responsabili degli abusi, ultimo di questi don Pietro Pinetto che anziché essere processato in sede canonica è stato trasferito in una parrocchia che raccoglie quasi 200 minori, quella di San Francesco da Paola.

    L’unico sacerdote che monsignor Vittorio Lupi ridusse allo stato laicale in tempo record, fu don Carlo Rebagliati, reo di aver deposto davanti ai magistrati e di aver esternato la sua omosessualità, tra le altre cose mai accusato di pedofilia.

    Nei giorni scorsi, un sostanzioso gruppo di vittime dei preti pedofili della diocesi di Savona – Noli hanno sottoscritto una lettera inviata a Papa Francesco nella quale chiedono un incontro nel quale si rendono disponibile da subito ad integrare il materiale già fatto pervenire lo scorso anno, tramite don Giovanni Lupino, al Visitatore Apostolico Mons. Alberto Tanasini.

    Crediamo che l’operato del vescovo Lupi e quello di monsignor Ferri, come prevedono le nuove linee guida di Papa Francesco, debba essere valutato da un tribunale canonico. Questa richiesta è dovuta non solo al fatto che nella diocesi savonese, anche se per ora non sono arrivati agli onori della cronaca, vi sono ancora sacerdoti che per il momento ci limitiamo a definire “chiacchierati”, ma anche perché la salute e l’integrità morale dei vertici della curia è fondamentale perché le linee guida vaticane attualmente in vigore siano applicabili. Queste infatti prevedono che i sacerdoti segnalino ai propri superiori presunte o eventuali notizie di reato, sarà poi compito dei superiori intervenire ed eventualmente denunciare all’autorità civile.

    Una condizione che dai dati di fatto sopra esposti non esiste in questa diocesi e che proprio per questa condizione rende poco sicura la presenza di bambini nelle parrocchie della diocesi.

    Spiego meglio, le procedure attuali vietano ai sacerdoti la denuncia di questi crimini, pena la scomunica e questo ce lo ricorda bene il vescovo di Albenga, monsignor Guglielmo Borghetti che riguardo alla vicenda di pochi giorni fa che ha visto coinvolto l’ex vescovo di Albenga Mario Olivieri, ha rimproverato al sacerdote che ha deposto davanti all’autorità giudiziaria, il fatto di non aver informato prima i suoi superiori. Una mancanza che potrebbe costare a don Filippo Bardini non solo una querela penale, ma in sede canonica addirittura la scomunica. Questo proprio in base ad una modifica del codice canonico apportata nel 2013, dove sostanzialmente viene vietata ai membri del clero la facoltà di denunciare autonomamente alle autorità civili, pena la scomunica.

    Capirete bene quindi che se i vertici della curia sono dediti all’omertà, le parrocchie, a prescindere dalla bontà e dall’onestà del parroco, diventano luoghi poco sicuri ed inadeguati per i bambini.

    Ad accompagnare le richieste poste al Pontefice, anche una petizione che ad oggi ha raccolto più di 10.000 firme.

    frazan

  • Una petizione per difendere don Lucio Gatti. Nel frattempo un’altra presunta vittima.

    Una petizione per difendere don Lucio Gatti. Nel frattempo un’altra presunta vittima.

    Proprio mentre depositiamo presso lo studio romano dell’avvocato Mario Pinchera un memoriale di una seconda presunta vittima di don Lucio Gatti, che ricordiamo patteggiò nel 2014 una pena a 2 anni con la condizionale per molestie sessuali e abuso di mezzi di correzione, il “Fan Club” di don Lucio organizza una petizione per difenderlo.

    A darne notizia è il Corriere dell’Umbria il quale riporta che un centinaio di persone, tra cui padri e madri di famiglia, avrebbero sottoscritto un documento che racconta ed elogia “tutto il bene” che a loro dire don Lucio avrebbe fatto.

    Una difesa a  spada tratta, malgrado un patteggiamento e una sospensione da parte della chiesa.  “Per troppo tempo – scrive la parrocchiana Rita Tosti – siamo rimasti silenti per il tanto fango scaricato su di lui per screditarlo, ora davanti all’ultima grande infamia non si può più tacere. Per me – continua la Tosti – è sacerdote, parroco e amico per sempre”.

    Episodi purtroppo non isolati che denunciano ancora una volta la superficialità intellettuale e morale di alcuni gruppi di cattolici che a dispetto dei buoni propositi di Papa Francesco, finiscono per screditare rendere alcune comunità cattoliche dei luoghi di poco sani principi e di certo anche poco educativi.

    Di queste tristi realtà cominciamo a vederne un po troppe. Sempre ieri sera un caso analogo nel mantovano dove un altro macabro “Fan Club” di parrocchiani ha dedicato una serata di beneficenza in onore di don Walter Mariani, condannato a 6 anni e due mesi per violenza sessuale.

    Purtroppo l’insensibilità di queste persone va a ferire ancora una volta, pesantemente, coloro che di questi sacerdoti sono stati vittime, costretti a portare dentro di se non solo il dolore delle violenze subite, ma anche quello che questi “parrocchiani” dal comportamento decisamente poco evangelico continuano ad  infliggergli.

    Ufficio stampa

  • Rete L’ABUSO entrerà nell’Osservatorio per il contrasto alla pedofilia e pedo-pornografia?

    Rete L’ABUSO entrerà nell’Osservatorio per il contrasto alla pedofilia e pedo-pornografia?

    La Rete L’ABUSO Onlus che rappresenta, tutela e supporta legalmente dal 2009 le vittime italiane di preti pedofili, ha chiesto di poter entrare a fare parte dell’Osservatorio per il contrasto alla pedofilia e pedo-pornografia.

    L’Ufficio di Presidenza della Rete L’ABUSO ha inoltrato lo scorso 17 settembre formale richiesta all’Osservatorio per il contrasto della pedofilia e della pedo-criminalità. Il 26 settembre l’ufficio competente ci fa sapere che la richiesta è stata inoltrata al ministro delle Riforme con delega alle Pari Opportunità, Maria Elena Boschi.

    Si tratta di una richiesta legittima. L’inserimento di Rete L’ABUSO andrebbe a completare il quadro generale dell’osservatorio che al momento comprende Terres des Hommes, Telefono Azzurro, Save the Children, che si occupano di pedofilia nel suo complesso in un quadro internazionale, e la Onlus Meter che si occupa nello specifico di pedo-pornografia online.

    Con l’inserimento nell’Osservatorio della Onlus Rete L’ABUSO, che rappresenta in Italia le vittime della pedofilia clericale, non solo si completerebbe il quadro sul contrasto della pedofilia e della pedo-criminalità, ma si potrebbe finalmente fare tesoro delle testimonianze di migliaia di cittadini italiani rimasti vittime.

    Il fenomeno della pedofilia clericale si inserisce in quello complessivo con delle sue specifiche caratteristiche come è emerso in Europa tra il 2009 e il 2010 dalle conclusioni di grandi inchieste governative e/o miste Stato/Chiesa in Irlanda, Germania, Inghilterra, Olanda, Belgio solo per citarne alcune. Tuttavia in Italia, dove peraltro risiede il più alto numero di ecclesiastici al mondo, governo, parlamento e Conferenza episcopale non hanno mai ritenuto necessario seguire l’esempio di questi Paesi, avviando una indagine su scala nazionale per mappare, “censire” e monitorare una casistica per nulla irrilevante.

    Al punto che paradossalmente la Rete L’ABUSO Onlus è oggi l’unica fonte che è in grado di offrire una visione complessiva del fenomeno italiano, sulla base di un costante e capillare lavoro di rassegna stampa e di raccolta di denunce e testimonianze.

    Negli ultimi 15 anni sono più di 230 i sacerdoti coinvolti in casi di pedofilia clericale, tra denunce, condanne e condanne in via definitiva. Un numero del genere può sembrare esiguo per giustificare un’inchiesta ma non lo è affatto. Basterebbe osservare il crimine ponendosi dalla parte delle vittime, certe e potenziali. Il profilo criminale di un pedofilo è molto simile a quello di un serial killer: non si ferma finché non viene messo in condizioni di non nuocere. Ci sono preti pedofili che negli Stati Uniti hanno confessato oltre 100 stupri, alcuni anche 200. Molti di questi sacerdoti erano stati spostati e reintegrati in altre parrocchie dai loro vescovi dopo la raccolta delle denunce. Alcuni di loro hanno anche reiterato i crimini tuttavia non sono mai stati rimossi dallo stato clericale. In Italia, la Conferenza episcopale ha stabilito che per i vescovi non c’è alcun obbligo di denunciare i casi di cui viene a conoscenza, creando una situazione di potenziale rischio che altre conferenze episcopali hanno invece saggiamente evitato mettendosi a disposizione delle autorità laiche competenti. Anche per provare a cambiare questo inaccettabile stato di cose c’è bisogno di Rete L’Abuso nell’Osservatorio per il contrasto alla pedofilia e pedo-pornografia.

    L’Ufficio di Presidenza