Poche settimane fa avevamo pubblicato il primo rilascio della mappa degli abusi sessuali commessi in Italia da membri del clero nei confronti di minorenni e adolescenti. La mappa contava 117 sacerdoti condannati in via definitiva e circa 60 attualmente sotto indagine o resi irreperibili a seguito delle denunce.
Avevamo ancora una riserva di circa 60 nominativi dei quali però non riuscivamo a trovare alcun riscontro, almeno sul web. Avevamo quindi pensato di chiedere alle vittime sparse sul territorio italiano di attivarsi e controllare nelle rispettive zone, presso gli archivi delle Regioni e dei giornali, pezze giustificative che permettessero di ricostruire i casi mancanti.
Grazie al lavoro delle vittime e di alcuni giornalisti che si sono cortesemente attivati, siamo riusciti ad implementare altri 30 nominativi circa, dei 60 ce avevamo in archivio.
Oggi la mappa aggiornata conta 223 casi di cui 127 con condanne in via definitiva e 93 indagati o resi irreperibili dopo le denunce. Si aggiunge anche una nostra vecchia conoscenza di cui ci eravamo dimenticati, padre James Tully, sacerdote accusato di molestie negli Stati Uniti e nascosto dalla chiesa a Vicenza.
La storia di Francesco Zanardi, caparbio presidente di Rete l’Abuso, ricorda un po’, mi si perdoni il paragone, quella di Falcone e Borsellino. E alla fine di questo articolo capirete il perché. E anche perché al centro di questa storia ci sono la sete di giustizia e i poteri forti, con i secondi che mandano al macello la prima, una storia fatta di solitudine, di silenzi che pesano come macigni, di assenze insopportabili e talvolta di opprimente dolore.
Francesco Zanardi conosce l’orrore degli abusi a 11 appena, perpetrati da un prete con in dosso i panni soldatino di Dio e che invece nell’arco di 20 anni ha distrutto almeno una trentina di vite. Don Nello Giraudo infierisce sul suo corpo per quasi cinque anni, e quando il piccolo Francesco diventa troppo grande per le perversioni di quel vecchio pedofilo, è la vita stessa che continua a mettere il dito nella piaga in quella ferita già troppo sanguinante.
Ma uno come Zanardi non lo butti giù, non ce la fa nemmeno il destino più avverso. Così quella piaga la trasforma in forza e a piccoli passi, e senza l’aiuto di nessuno, mette in piedi quella che diventerà la più temibile delle associazioni per la lotta contro la pedofilia clericale. Un vero e proprio incubo per Papa Bergoglio e compagni. Una sorta di Spotlight all’italiana.
Solo che qui non è l’America; di “The Boston Globe” se ne contano sulla punta delle dita e la religione stordisce e inquina la mente dei popoli molto più della droga. Pertanto, il demonio è chi sbatte in faccia la realtà e manda in frantumi le fantasticherie di milioni di fedeli che credono che le offerte generose lavino le coscienze e scongiurino l’inferno, anche se un Bertone continua ad allargarsi gli attici su piazza San Pietro, magari sulla pelle dei bambini malati. Per dire.
E poi ci sono i soliti miliardi di mezzo. I giri di affari miliardari, il traffico d’armi, il riciclaggio di danaro, gli interessi dello Ior. Chi è stato dentro, dice che l’economia mondiale passa tutta per le viuzze,e gli uffici, di città del Vaticano. Altro che Dio e misericordia. E in questo, lo Stato italiano e quello vaticano, sarebbero assai complici. Vedi l’esonero dal pagamento dell’Imu di chiese e affini, vedi il silenzio mantenuto dal governo sul processo illegittimo ai giornalisti Nuzzi e Fittipaldi, vedi gli oltre 12 miliardi di euro che lo Stato italiano regala ogni anno al Vaticano.
Figurarsi, dunque, cosa può subire un semplice cittadino che si è messo in testa di sgretolare un sistema marcio fino. E allora giù con le minacce, i soprusi, i “ladri” che si arrampicano fino al sesto piano di una palazzina, due suicidi misteriosi attorno a lui di persone che conducevano la stessa battaglia, l’ira dei vescovi, le querele intimidatorie, una motocicletta senza alcun valore commerciale che sparisce nel nulla, gli attacchi, le aggressioni pubbliche e private, uno sfratto illegittimo, le violenze psicologiche, la persecuzione dei preti pedofili, le pagine di giornale avvelenate, il Papa rivoluzionario che promette e non mantiene, gli attacchi hacker, i messaggi inquietanti e gli episodi ancor più subdoli, i fan della Chiesa che gridano vendetta e i preti pedofili che giurano di fargliela pagare. Ma in questa storia c’è anche il capitolo dedicato alla scorta che gli viene negata, alla stampa asservita che ha paura di pubblicare e alla gente che si gira dall’altra parte perché sogna il Paradiso.
Francesco, l’attivista savonese e non il Pontefice, è un uomo lasciato solo dalla stupidità umana e dall’indifferenza dello Stato, lo stesso che tutela i delinquenti e lascia morire Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Lo ha denunciato più volte e i fatti non hanno lasciato troppo spazio all’immaginazione. Francesco Zanardi è un uomo in pericolo, talmente in pericolo che nessuno delle persone a lui vicino si meraviglierebbe di un atto estremo, come il “suicidio”. Perché la lobby vaticana è di gran lunga più potente della ‘ndrangheta, ma tutti fanno finta di non saperlo. Perché alla fine è la volontà di Dio quella che conta, si intende. Ma quando pure Dio si gira dall’altra parte e fa finta di non vedere, poi i Borsellino, i Falcone e gli Zanardi muoiono tra le lacrime di coccodrillo di chi li ha mandati al macero.
Nel giorno in cui la comunità cristiana ricorda Cristo come la vittima che con il suo sacrificio e le sue denunce voleva mandare un messaggio di pace e di giustizia, noi vittime dei preti pedofili vogliamo ricordare che come Cristo siamo stati vittime e con le nostre denunce vogliamo lanciare un messaggio perché quello che è successo a noi non accada ad altri bambini.
La provincia di Savona è stata pesantemente toccata da una lunga serie di casi che hanno prodotto decine di vittime quasi tutte cattoliche, che stanno ancora aspettando giustizia.
Malgrado quanto accertato dalla legge, nei loro confronti la Diocesi non ha mai voluto assumersi alcuna responsabilità, neppure morale, si è sempre limitata a qualche scusa di facciata, fatta nei momenti più critici.
Molte vittime si sono viste negare gesti che le avrebbero risarcite almeno umanamente, come un colloquio con il vescovo, altre invece hanno dovuto subire il trasferimento del loro molestatore nella parrocchia che oggi frequentano.
Con questo striscione, non provocatorio e civile vorremmo in questa sera dedicata alle vittime come Cristo, far riflettere su quanto non è stato fatto, su quanto non si sta facendo e quanto invece si potrebbe fare.
Se Gesù Cristo adesso fosse in vita si batterebbe per difendere i bambini vittime di violenza e non si adopererebbe per nascondere i preti pedofili.
Parla il portavoce della “Rete l’Abuso”: “Vescovi denuncino” Roma, (askanews) – L’Oscar al film “Il caso Spotlight” e le udienze al cardinale Pell hanno riacceso i riflettori sul tema dei numerosi casi di pedofilia da parte di sacerdoti.
Il portavoce della “Rete l’Abuso”, Francesco Zanardi, denuncia i numerosi casi insabbiati anche in Italia. “In Italia ci sono tanti casi insabbiati, abbiamo raccolto una mappa che va indietro di circa 10 anni e i casi sono circa 200, di cui circa 120 condannati in via definitivi”.
E Zanardi denuncia la mancanza di risposte da parte della Chiesa e del Vaticano: “Si parla di presupposti per il futuro ma le lamentele da parte delle vittime (circa 500), di non essere stati contattati dalla Chiesa, sono di tutti. Non abbiamo una sola vittima alla quale la Chiesa abbia prestato aiuto.
Quello che manca e non rende credibili le dichiarazioni del Vaticano è che sta facendo dichiarazioni per il futuro, però non si assume le responsabilità di quello che la Chiesa ha seminato fino ad oggi, cioè soccorrere le altre vittime e questo sarebbe un gesto concreto che darebbe più credibilità”.
“Noi pensiamo ci sia una sola soluzione, ovvero quella di obbligare i vescovi a denunciare presso l’autorità giudiziaria dello stato dove vengono commessi reati”.
Genova, 2 mar. (askanews) – “Anche in Italia sono tanti i casi di preti pedofili che sono stati insabbiati. Noi abbiamo realizzato una mappa con i casi di abusi sessuali su minori o adolescenti da parte del clero registrati negli ultimi 10 anni e sono quasi 200, di cui circa 120 con condanne ormai definitive”. Lo ha denunciato ad askanews Francesco Zanardi, fondatore e portavoce della “Rete L’Abuso”, l’associazione italiana delle vittime dei preti pedofili, commentando la vittoria agli Oscar 2016 come miglior film della pellicola “Il caso Spotlight”, che racconta l’indagine che nel 2001 il Boston Globe fece sull’insabbiamento sistematico delle accuse ai preti pedofili nella diocesi statunitense allora guidata dal cardinale Bernard Law. “Che questo film abbia vinto l’Oscar – ha sottolineato Zanardi – indubbiamente ci ha fatto piacere e ci ha anche un po’ riscattati perché in alcuni passaggi della pellicola si parla di ‘Snap’, un’associazione statunitense analoga alla nostra che veniva un po’ additata come associazione anticlericale ed è la stessa cosa che succede qui in Italia”.
“Si parla tanto della ‘grande rivoluzione’ di Papa Francesco ma su questo tema in realtà – ha affermato il portavoce della rete ‘L’Abuso’- stiamo parlando di presupposti per il futuro perché la nostra associazione riunisce quasi 500 vittime e tutte si lamentano di non essere state contattate o aiutate dalla Chiesa. Per il momento a neanche una di queste vittime la Chiesa ha prestato aiuto”.
Per evitare insabbiamenti, secondo l’associazione italiana che riunisce la vittime dei preti pedofili, i vescovi dovrebbero essere costretti a denunciare alla giustizia ordinaria i casi di abusi sessuali da parte di religiosi. “La nostra associazione e le altre associazioni simili – ha spiegato Zanardi – sono contrarie alle varie commissioni d’inchiesta istituite da Bergoglio. Noi pensiamo che davanti a questo problema ci sia solo una soluzione: obbligare i vescovi a denunciare i casi di pedofilia presso l’autorità giudiziaria dello Stato in cui sono stati commessi questi reati”.
“Malgrado le linee guida di Papa Francesco – ha denunciato il portavoce della rete ‘L’Abuso’- purtroppo questi casi continuano ad essere sommersi. Inoltre molti sacerdoti condannati dai tribunali ecclesiastici sono stati poi reintegrati e tante volte sono stati reintegrati anche quelli condannati dai tribunali civili”. Come esempio Zanardi ha citato un prete condannato a 4 anni per abusi su minore: “La condanna – ha ricordato – è scaduta nel settembre del 2015 ed è stato subito reintegrato a Civitavecchia”.
“Quello che manca e non rende credibili le dichiarazioni del Vaticano – ha sottolineato il fondatore dell’associazione italiana delle vittime dei preti pedofili – è che il Vaticano sta facendo dichiarazioni per il futuro senza però assumersi le responsabilità di quello che la Chiesa ha seminato fino ad oggi, cioè soccorrere le altre vittime. Questo – ha concluso – sarebbe un gesto concreto che potrebbe dargli più credibilità”.
Della rete “L’Abuso”, che da anni si batte per difendere i diritti delle vittime, fa parte anche Mirko Gabossi, che ha raccontato la sua storia ad Askanews. “Sono venuto in contatto con il prete che ha abusato di me – ha spiegato Gabossi – più o meno all’età di 12 anni, partecipando alle attività che si facevano in parrocchia con i ragazzi. Rispetto ad altri però io ho avuto la sfortuna di entrarci in contatto di più”. “Da quando è avvenuto l’abuso – ha ricordato – per oltre 10 anni non ho più pensato a quello che era accaduto. Poi quando ho scoperto che Francesco aveva messo in piedi l’associazione ‘Rete L’Abuso’ questo ricordo è venuto a galla e ho deciso di entrare a far parte anch’io dell’associazione.
Ora insieme a lui – ha affermato Gabossi – sto contribuendo a fare in modo che le vittime escano allo scoperto con le loro testimonianze”. “Stiamo cercando di trovare giustizia per queste vittime – ha sottolineato – attraverso assistenza legale e di fornire loro l’aiuto necessario. Stiamo inoltre muovendo una battaglia nei confronti della struttura che copre questi abusi che ormai avvengono da moltissimi anni”. “Nel mio caso come in quello di Francesco e di altri – ha precisato Gabossi – sono tutti reati andati in prescrizione ma non per questo sono meno importanti o meno validi di altri. I vescovi -ha concluso- dovrebbero occuparsi di quello che accade nelle strutture di cui sono messi a capo e quindi salta subito agli occhi il fatto che non sia né etico né naturale coprire un abuso sessuale da parte di un loro sottoposto”.
Intanto, nella terza audizione davanti alla Royal Commission into Institutional Responses to Child Sexual Abuse (“Commissione reale sulle Risposte istituzionali agli Abusi sessuali sui Minori”), la scorsa notte, in video-collegamento da Roma con l’Australia, il cardinale George Pell ha definito la diocesi di Melbourne – dove è stato vescovo ausiliare (1987-1996) prima di diventare l’arcivescovo – un “mondo di crimini e insabbiamento”, suggerendo in particolare che il suo predecessore, mons. Frank Little, sia stato sollecitato alle dimissioni, nel 1996, per inadempienza verso le accuse emerse contro i preti pedofili della diocesi. L’attuale prefetto per la Segreteria dell’Economia, ha espresso il suo “rammarico” per non aver fatto di più nel caso di un prete pedofilo in un’altra diocesi, Ballarat. Il porporato, che si è detto disponibile a incontrare le vittime di preti abusatori giunti a Roma per assistere alle sue audizioni, verrà ascoltato ancora questa sera, per la quarta e ultima testimonianza. Le vittime, intanto, chiedono di incontrare Papa Francesco. Questa sera quarta e ultima testimonianza. Fos/Int9
Roma, (askanews) – L’Oscar al film “Il caso Spotlight” e le udienze al cardinale Pell hanno riacceso i riflettori sul tema dei numerosi casi di pedofilia da parte di sacerdoti. Il portavoce della “Rete l’Abuso”, Francesco Zanardi, denuncia i numerosi casi insabbiati anche in Italia.
“In Italia ci sono tanti casi insabbiati, abbiamo raccolto una mappa che va indietro di circa 10 anni e i casi sono circa 200, di cui circa 120 condannati in via definitivi”.
E Zanardi denuncia la mancanza di risposte da parte della Chiesa e del Vaticano: “Si parla di presupposti per il futuro ma le lamentele da parte delle vittime (circa 500), di non essere stati contattati dalla Chiesa, sono di tutti. Non abbiamo una sola vittima alla quale la Chiesa abbia prestato aiuto. Quello che manca e non rende credibili le dichiarazioni del Vaticano è che sta facendo dichiarazioni per il futuro, però non si assume le responsabilità di quello che la Chiesa ha seminato fino ad oggi, cioè soccorrere le altre vittime e questo sarebbe un gesto concreto che darebbe più credibilità”.
“Noi pensiamo ci sia una sola soluzione, ovvero quella di obbligare i vescovi a denunciare presso l’autorità giudiziaria dello stato dove vengono commessi reati”.
A dispetto del corpo minuto, Francesco Zanardi è un uomo estremamente testardo e caparbio, una fonte inesauribile di forza e coraggio. Del suo dramma personale è riuscito a fare una serrata battaglia contro il diffuso fenomeno della pedofilia clericale, diventando, di fatto, l’incubo peggiore di Vescovi e Cardinali che ancora si affannano a coprire le malefatte degli orchi in abito talare.
Da vittima di abusi sessuali, diventa, con le sue sole forze, il Presidente di una colossale organizzazione no profit che ad oggi è il più grande osservatorio permanente sui crimini sessuali commessi in Italia dalle confessioni religiose. Rete l’Abuso onlus (visita il sito) attualmente segue i casi di quasi 500 vittime di preti pedofili, tutte legalmente e psicologicamente supportate da un piccolo esercito di volontari.
Per non subire influenze o pressioni di alcun tipo, infatti, l’impavido savonese ha rifiutato qualsiasi contributo pubblico e le tante “caritatevoli” offerte giunte negli anni al suo indirizzo. Con cui forse qualcuno avrebbe voluto comprargli anima e silenzio. Ottenendo l’esatto contrario.
La sua storia non solo calca le cronache nazionali, giunge oltralpe e attira finanche l’attenzione dei media americani. Ma quel macigno che si porta dentro dall’età di 11 anni lo restituisce alla Chiesa con un carico da 90. Il suo caso è il primo in Italia che, nonostante la prescrizione del reato, ottiene l’apertura di un’indagine a carico di don Nello Giraudo, grazie alla quale si trovano altre vittime, la cui testimonianza porta alla pena definitiva del patteggiamento a un anno di carcere. Che però non vedrà mai.
Ma Zanardi, che evidentemente, ancora porta intimamente dentro i danni per la violenza patita, intraprende una campagna informativa a mezzo stampa, sbattendo in prima pagina il mostro Chiesa e alcuni suoi aguzzini.
In particolare, con tutta la documentazione acquisita in 20 anni, ha inchiodato Nello Giraudo, dimostrando, come questo immondo uomo di chiesa ha abusato, indisturbato, di centinaia di ragazzini, nonostante Vescovi, Cardinali e i vertici del Vaticano ne fossero ampiamente a conoscenza. Qui, l’esaustivo servizio girato de Le Iene.
L’assurda vicenda viene riportata anche nel libro scandalo di Gianluigi Nuzzi, “Via Crucis”, in cui alle pagine 83 e 84 è riportata la testimonianza di Zanardi in cui accusa l’allora vescovo Calcagno di avergli suggerito di non denunciare alla magistratura gli abusi, in quanto il prete era una persona molto fragile e avrebbe potuto suicidarsi.
L’imbarazzante posizione dell’attuale cardinale e presidente dell’Apsa (Amministrazione del patrimonio della Sede Apostolica), detto “Il Cardinale Rambo” per via della sua corposa collezione di fucili regolarmente denunciata, fu aggravata dalla testimonianza di don Carlo Rebagliati, parroco che morì poco dopo aver segnalato la situazione del prete pedofilo, trasferito di parrocchia in parrocchia, all’allora vescovo della diocesi di Savona. Qui l’audio in cui poco prima di morire Rebagliati confessa la paura di essere ucciso per aver denunciato “troppo”.
Ma Zanardi, incurante di rischi e pericoli, rincorre la verità spedito come un treno, trascinandosi dietro una folta schiera di persone sempre più affamate di giustizia. Come tutti quelli ingannati e stuprati in nome di Dio, a cui poi la Chiesa calpesta la dignità due volte coprendo le malefatte degli orchi in abito talare. Nonostante intorno a lui continuino a succedere cose strane. Come il suicidio dell’amica e collaboratrice Luisa Bonelli, avvenuto in circostanze misteriose nel settembre 2014. Archiviato come suicidio, anche questo avvenuto dopo alcuni mesi la consegna di uno scottante dossier in Vaticano, qui in una straordinaria intervista dove la donna era stata ascoltata sulla vicenda dallo stesso Zanardi.
Ma il Presidente e la sua associazione non si fermano, anzi, rincarano la dose. Tra le numerose segnalazioni di nuovi casi di abusi e violenze, trovano anche il tempo di piombare dai preti condannati dall’ex Sant’Uffizio e riabilitati alle funzioni religiose presso la chiesa di San Gordiano di Civitavecchia, come nel caso di don Francesco Rutigliano, guadagnandosi le ire del vescovo Luigi Marrucci. Non contenti, due mesi più tardi, sbattono sui giornali l’omertà e le controversie della curia di Napoli legate al caso della vittima Diego Esposito, grazie a un articolo a firma di Ferruccio Sansa pubblicato su Il Fatto Quotidiano e a un’inchiesta de Il Corriere della Sera condotta da Antonio Crispino. Il tutto mentre alcuni collaboratori di Rete l’Abuso, coordinati dal Presidente Zanardi, erano andati personalmente a far visita ai prelati. Due ore e mezza più tardi arriverà la telefonata di Monsignor Becciu, segretario del Papa, a provare a calmare gli animi e a ridurre le dimensioni dello scandalo.
Niente da fare. Zanardi non ci casca e li attacca prima ancora che l’inganno si palesi nuovamente. Nel frattempo diffonde la mappa dei preti pedofili italiani condannati in via definitiva, contatta altre vittime, scova nuovi casi di abusi sessuali e continua a tirare fuori documenti che bruciano e inchiodano le facce pie dei falsi soldatini di Dio. E la credibilità del Vaticano, come mai prima, comincia a scricchiolare.
Ora a confermare le nostre impressioni è una voce autorevole della chiesa, Peter Saunders, Ex Membro Dell’organismo Vaticano Anti-Abusi il quale in una intervista alla BBC ha dichiarato senza mezzi termini che “Papa Francesco Non Ha Fatto Nulla Contro La Pedofilia”.
Ma facciamo una breve panoramica di quella che è la situazione in Italia.
Il caso di Diego Esposito è solo l’ultimo della lunga lista di promesse farlocche fatte da ministri del clero a nome di Papa Francesco, dico farlocche perché la nostra addetta stampa Francesca Lagatta ha telefonato a monsignor Angelo Becciu il quale ha ammesso che per ora, non è stato istruito alcun processo canonico nei confronti di don Silverio Mura, come confermano anche dalla Diocesi di Napoli. Ha anche ammesso che dal Vaticano non è stato avviato nulla di che riguardo alla causa “Abbiamo solo dato lo stimolo per abbreviare i tempi” l’intenzione era quella di far desistere Diego dallo sciopero della fame.
Ma quello di Diego non è l’unico caso, Giada Vitale, un’altra delle vittime seguite dalla Rete L’ABUSO e che nei giorni scorsi ha iniziato il suo processo penale nei confronti di Don Marino Genova, si è vista non solo riabilitare il suo carnefice, inizialmente sospeso a divinis e da pochi giorni nuovamente reintegrato a tutte le funzioni religiose, ma si è anche sentita rispondere che don Marino, non era stato sospeso per via delle presunte molestie oggetto del procedimento penale, ma perché aveva celebrato il funerale di un parente nella parrocchia di Portocannone, dalla quale sarebbe dovuto stare lontano in vista delle inchieste in corso.
Poi ci sono le rassicurazioni, questa volta fatte direttamente da Bergoglio in persona a Luisa Bonello la quale consegnò al Pontefice un corposo dossier sui casi savonesi. I giornali titolarono “Gli occhi del Papa su Savona”. Di quei fascicoli non si è più saputo nulla tranne che uno di quei preti, Pietro Pinetto, che anche secondo il vescovo di Savona Vittorio Lupi, avrebbe dovuto subire un processo canonico, non è stato processato ma bensì trasferito nella parrocchia di San Francesco da Paola (SV) che conta qualche centinaio di bambini.
Anche il caso di don Riccardo Seppia, conclusosi in una bolla di sapone. Malgrado la condanna il prete è ancora prete e dalla Diocesi di Genova fanno sapere che potrebbe rientrare in servizio presto. D’altra parte come don Luciano Massaferro (Diocesi di Albenga), anche lui condannato in terzo grado dalla giustizia civile ma mai ridotto allo stato laicale. Per ora sta scontando la sua pena affidato ai servizi sociali.
Sempre ad Albenga, il caso di don Francesco Zappella, il missionario pedofilo, già condannato nel 1992 e ora al centro di un nuovo scandalo. Anche qui per ora non si ha notizia di sospensione a divinis o di processi canonici avviati, il prete non esercita più ma non per imposizione della chiesa, ma per sua libera scelta.
Ci sono poi i vari casi come quello di don Mauro Inzoli, dell’ex nunzio Jozef Wesolowski dove pubblicamente il Vaticano ha promesso collaborazione con l’autorità giudiziaria, negando successivamente le rogatorie da parte della magistratura.
Anche nel recente caso del ministro delle finanze vaticane Gerorge Pell, accusato in Australia di pedofilia e di aver coperto diversi casi, pare sarà costretto a “subire” la stessa sorte di Wesolowsky & C. , ovvero restare ben protetto in Vaticano.
Va ancora aggiunto che, malgrado le rassicurazioni del Vaticano alle vittime e malgrado le richieste fatte dall’ONU, per le quali il Vaticano dovrà rispondere a breve, ad oggi la Santa Sede non ha risarcito spontaneamente una sola vittima, gli unici risarcimenti sono arrivati dai tribunali civili. Nei confronti delle vittime che si sono rivolte alla Santa Sede non è stato fornito alcun aiuto, quasi nessuna di loro ha ricevuto neppure una risposta alle missive inviate.
Ci sarebbe parecchio altro da dire, preferiamo limitarci a citare i casi più noti e commentare il resto con questa mappa interattiva realizzata dalla Rete L’ABUSO nella quale sono citati tutti i casi avvenuti in Italia nell’ultimo decennio.
Quasi 200 casi, quelli noti ovviamente, di cui 113 condanne in via definitiva e circa 70 casi attualmente aperti o di cui non si è saputo più nulla.
Una voce impacciata, un accento marcato, “Pronto, buona sera, chiamo da Napoli. Ho letto di quel ragazzo…. anche io cerco giustizia” poi cade la linea, forse butta giu.
E’ sabato sera, ore 23 circa.
Pochi minuti dopo il telefono suona un’altra volta, “io conosco don Silverio”, subito dopo “no niente, scusi l’ora, magari richiamo”. Ed è a quel punto che rispondo “stai tranquillo, anche io sono una vittima, capisco il tuo stato d’animo” e comincio, così, per rompere il ghiaccio, a raccontare la vergogna che provai quando mi recai a denunciare.
Mi ascolta attento, senza interrompere. Poi inizia lui, questa volta non più con quella voce impacciata, parte in quarta, è un vulcano in eruzione che andrà avanti senza pausa quasi 40 minuti. Anche se subito capisco poco, quasi nulla, racconta tante cose tutte insieme, lo lascio sfogare.
Al telefono c’è G. classe 1990 , dice di essere di Cicciano e dice di essere anche lui una vittima. La telefonata continua, a tratti riesco a fargli qualche domanda, spesso non risponde, cerco di capire se è attendibile o pure no. Poi mi racconta di alcuni particolari, mai resi pubblici, particolari che avevo già appreso da Diego.
Subito collego la telefonata di G. ad una e-mail che era stata inviata venerdì notte dal sito della Rete L’ABUSO, ma dice di non essere lui ad aver inviato quella mail.
Controllo i dati, il ragazzo della mail si chiama M. e indica un’altra zona, Secondigliano, un’altra età classe 1995 e mi da appuntamento telefonico per la prossima settimana sottolineando che nel week end lavora.
Due presunte vittime, entrambi attendibili. Con una abbiamo parlato, dell’altra abbiamo per ora solo un racconto e un appuntamento telefonico.
Di don Silverio Mura sappiamo che fino al 2010 è rimasto nella parrocchia di Pollena Trocchia, poi, dopo la denuncia di Diego, il prete prende ufficialmente un periodo di pausa e scompare.
Nel 2012 Diego si rivolge alla Rete L’ABUSO che rintraccia il sacerdote.
Malgrado le precedenti denunce fatte al Vescovo Lucio Lemmo e ai Carabinieri di Ponticelli, scopriremo che don Silverio insegna ancora religione, proprio come quando adescò Diego, lo fa presso l’Istituto Alberghiero C. Russo di Cicciano (NA), anno 2012-2013.
Poco dopo ci rechiamo a Napoli per svolgere con Diego un piccolo lavoro di indagine per cercare di rintracciare altre vittime, magari non prescritte che permettessero con la loro denuncia l’intervento dell’Autorità Giudiziaria, reso vano dalla prescrizione di Diego. Arrivati sul posto don Silverio si dilegua ancora una volta.
Lo troveremo l’anno successivo, anno 2013-2014, ancora una volta in una scuola, questa volta a Volla (NA) presso le scuole medie .
L’anno successivo, finalmente, anche grazie alle continue denunce dell’associazione e al fatto che la vicenda di Diego diventa di dominio pubblico, Silverio interrompe l’insegnamento, ma resta comunque nei pressi di Napoli, sempre a pochissimi chilometri da dove abita Diego e senza che la curia abbia mai preso nei suoi confronti almeno dei provvedimenti per tutelare potenziali vittime.
L’ultimo avvistamento di don Mura risale alla scorsa settimana a San Giuseppe Vesuviano.
Ci è voluto un articolo sul Fatto Quotidiano per far sì che in Vaticano qualcuno alzasse la cornetta e chiamasse Diego Esposito, in sciopero della fame da 10 giorni per chiedere notizie sul suo caso, oramai dormiente da anni.
A chiamare l’avvocato di Diego, Sergio Cavaliere, non è stato come ci si aspetterebbe Papa Francesco, ma mons. Angelo Becciu che già nel 2014 aveva scritto a Diego rassicurandolo (foto), e che oggi, sempre a nome di Papa Francesco chiede a Diego di interrompere lo sciopero della fame.
Mons. Becciu, pur non rispondendo a quelle che erano le richieste per le quali Diego aveva iniziato lo sciopero della fame, ha assicurato, che in breve tempo darà notizie sul procedimento che lo riguarda.
Diego ha così deciso di fidarsi nuovamente, sospendendo lo sciopero della fame.