Osservatorio della Rete L'ABUSO

Categoria: Il punto della Rete L’ABUSO

  • Oscuramento sito Rete L’ABUSO

    Oscuramento sito Rete L’ABUSO

    Come da esplicita richiesta del provider di servizi web 1and1 abbiamo provveduto ad oscurare temporaneamente gli articoli che contenevano notizie sulla condanna canonica di don Francesco Rutigliano, contrariamente 1and1 avrebbe oscurato l’intero sito della Rete L’ABUSO.

    Teniamo a sottolineare che l’imposizione liberticida non è avvenuta a seguito di un provvedimento della magistratura.

    Tratto da Liguriaoggi

    Un nuovo caso di censura per un sito on line “scomodo” che certamente meriterebbe l’attenzione del garante delle Comunicazioni ma anche del Parlamento italiano vista la delicatezza del tema in discussione.
    La Rete l’Abuso si batte da anni contro la pedofilia ed ha denunciato diversi casi di molestie e vere e proprie violenze perpetrate da preti e religiosi ai danni di bambini innocenti.
    E proprio uno di questi casi sta provocando “curiose reazioni” come la richiesta del fornitore di servizi Internet di cancellare alcuni articoli pena l’oscuramento del sito.
    In pratica, a ordinare la rimozione degli articoli, non è un giudice italiano al termine di un regolare processo ma un Internet Provider che riceve una richiesta da parte del diretto interessato che, dopo aver minacciato azioni legali, starebbe ora tentando quelle della censura prevista comunque da una legge liberticida che prevede che un articolo pubblicato da un giornale cartaceo debba essere valutato da un magistrato mentre quello di un sito Internet possa essere rimosso per semplice richiesta dell’interessato.
    Per fare un esempio chiaramente esagerato, un serial killer pluriomicida, potrebbe chiedere la rimozione degli articoli che parlano di lui e dei suoi efferati delitti con una semplice lettera raccomandata.
    E se non lo fa chi ha scritto gli articoli – magari avendo le prove di ciò che dice e potendo comunque affrontare un giudizio in Tribunale secondo quanto previsto dalla Costituzione Italiana – può farlo arbitrariamente il fornitore del servizio Internet dove l’articolo è fisicamente collocato.
    La Rete L’Abuso ha ricevuto una diffida dal fornitore di Hosting alla rimozione degli articoli di denuncia entro 48 ore ed ha deciso di obbedire giusto il tempo necessario a garantire lo spostamento delle denunce ad un altro fornitore di servizi Internet.
    Nel farlo denuncia però il grave attentato alla libertà di espressione, tutelata dalla Costituzione Italiana e la legge liberticida che rende “cittadini di serie B” chi scrive e pubblica su Internet rispetto a chi pubblica su carta stampata.

    FONTE

  • Rete L’ABUSO ONLUS, la storia della prima associazione nazionale contro la pedofilia clericale

    Rete L’ABUSO ONLUS, la storia della prima associazione nazionale contro la pedofilia clericale

    Rete l’ABUSO ONLUS è un’associazione che combatte quotidianamente contro il fenomeno della pedofilia all’interno degli ambienti clericali e che attualmente si prende cura di circa 460 vittime. Nasce ufficialmente nel 2009, dopo che il Presidente Francesco Zanardi, egli stesso abusato da don Nello Giraudo molti anni prima, riunisce da tutta Italia una folta schiera di vittime guidandola in una fervente protesta alle porte del Vaticano, sulla scia della prima, vera rivoluzione della stampa in merito allo scandalo dei preti pedofili.

    Il primo beneficio della singolare reunion si ha la sera stessa, nel cuore della Capitale. Le vittime, dialogando durante la cena, scoprono immediatamente due cose fondamentali. La prima, quando si rendono conto di essere persone normali, e non alieni come spesso ci si sente in questi casi, quando la vergogna e i sensi di colpa ti fanno pensare addirittura di essere il responsabile o il complice di ciò che è successo; la seconda quando, non senza stupore, convengono che la procedura della Chiesa attuata nei casi conclamati di pedofilia, era sempre la stessa.

    A tal proposito bisogna segnalare l’esistenza, dal 1962, del documento segreto “De delictis Raviolubus” (crimen), che regola i crimen sollicitationis, ovvero i crimini di sollecitazione (la parola pedofilia in Vaticano non viene mai usata). E’ una sorta di manuale di istruzione in caso di scandali legati agli abusi su minore, che solo nel 2001, l’allora Cardinale Joseph Ratzinger e Cardinal Tarcisio Bertone, decidono di inviarne copia a tutti i Vescovi del mondo per informarli della validità ancora in atto, probabilmente spinti dal clamore mediatico che cominciano a creare i numerosi casi riportati dalla stampa. Il documento è tuttora segreto, va mantenuto entro le mura della Curia, non può essere commentato e deve essere solo applicato. Contiene inoltre 20 allegati nei quali si spiega con dovizia di particolari come potersi redimere dalla terribile colpa: qualche preghiera e un po’ di scuse pare siano sufficienti.

    Nel 2005 un avvocato di Houston chiama Ratzinger a rispondere dei contenuti di quella lettera scellerata, ma prima che il Cardinale potesse recarsi in Tribunale, viene eletto Papa. A quel punto chiede di poter usufruire dell’immunità diplomatica, che chiaramente il Presidente Bush gli concede.

    Pertanto, l’unico modo di poter fermare un pedofilo è rivolgersi alle Procure. E Zanardi, nel frattempo divenuto per la magistratura strumento imprescindibile nella lotta alla pedofilia, lo sa bene. Ma sa anche che non è facile. Il reato di abuso su minore, distinto in pedofilia se perpetrato ai ragazzini fino ai 14 e in pederastia per quelli dai 14 ai 18, cade in prescrizione dopo 10 dalla data in cui viene commesso e per le vittime il tempo di rielaborazione e metabolizzazione del trauma è un processo che dura molto di più. Il Presidente, comunque, non si dà per vinto e cerca un modo per aggirare l’ostacolo. Lo trova discutendo a lungo con i ragazzi della sua associazione, quando, dopo aver riflettuto sul fatto che un pedofilo continua imperterrito a mietere vittime, risale ad altri episodi di violenza scovandoli nelle comunità religiose che fanno capo a quei preti già macchiatisi del reato, dieci e più anni prima. Il ragionamento dà loro ragione: gli stessi preti da cui avevano subìto abusi, stanno abusando di altri ragazzi. Così, se la magistratura non può condannarli per reati caduti in prescrizione, può aprire altri processi grazie ai nuovi elementi. Non solo, le vittime che non avranno mai giustizia, possono quanto meno costituirsi parte civile in un processo che almeno riconosca loro il danno, risarcendoli.

    Ma al di là della straordinarietà dei risultati ottenuti in ambito legale (qualche prete, addirittura, è stato già espulso dalla Chiesa), il direttivo di Rete l’ABUSO ONLUS riesce in un’altra impresa. Molti dei circa 460 ragazzi che hanno aderito al progetto, avevano fatto scena muta di fronte a professionisti e medici della psiche che cercavano di rimuovere e tirar fuori i brutti ricordi. La mente era un muro invalicabile. Quando invece si sono trovati faccia a faccia con chi aveva subìto le loro stesse esperienze, raccontare il proprio dolore è stato un atto naturale che ha permesso la rinascita interiore e la possibilità di una vita nuova.

    Nonostante l’attività frenetica, l’associazione si autofinanzia con piccole donazioni (clicca qui per sapere come fare) ma rifiuta categoricamente finanziatori e grosse cifre di denaro. «Nel momento in cui Rete L’ABUSO lega le sue attività a un donatore troppo generoso – spiega il Presidente Zanardi -, potrebbe essere soggetta a ricatti. Ci potrebbero essere storie su cui si potrebbe soprassedere, o altre che potrebbero essere considerate più importanti di altre. Questo non deve mai succedere, altrimenti siamo finiti e insieme a noi tutte le buone intenzioni». Poi, rivolgendo il pensiero ai prossimi impegni, conclude: «Vogliamo andare avanti con sacrificio, ma vogliamo rimanere liberi».

    Francesca Lagatta

    ufficiostampa@retelabuso.org

  • Tra 48 ore il fornitore di Hosting 1and1 oscurerà i siti della Rete L’ABUSO Onlus

    Tra 48 ore il fornitore di Hosting 1and1 oscurerà i siti della Rete L’ABUSO Onlus

    Alle ore 16 di oggi, venerdì 13 novembre 2015 riceviamo dal gestore di hosting 1and1 con sede in Germania la comunicazione che se entro le prossime 48 ore non provvederemo a rimuovere gli articoli sul sacerdote Francesco Rutigliano, 1and1 oscurerà il sito www.retelabuso.org .

    La stessa cosa era accaduta la scorsa estate con la Casa della Legalità e della Cultura Onlus, di cui Rete L’ABUSO è una sua sezione tematica indipendente, la quale si era vista minacciare la chiusura del sito per analoghi motivi.

    Don Francesco Rutigliano da circa 4 mesi continua a perpetrare atti persecutori, violenza privata e minacce nei nostri confronti e di varie testate giornalistiche per fare rimuovere tutti gli articoli che riportano la sua “condanna” a 4 anni riportata nel Decreto del Santo Uffizio.

    Una situazione piuttosto anomala, poiché il sacerdote, già ritenuto colpevole dalla chiesa di molestie sessuali a danno di un minore e di abuso di dignità o ufficio in data 20-6-2011, reato non ancora prescrivibile per la legge italiana, sa bene che una eventuale querela per diffamazione nei confronti della Rete L’ABUSO avvierebbe un iter a suo danno che lo vedrebbe costretto a rendere conto dei suoi reati anche in ambito penale.

    Da mesi don Rutigliano minaccia di querelare chiunque, ha provato a farsi rimuovere dai motori di ricerca come GOOGLE, appellandosi alla legge sull’oblio (ammettendo palesemente di essere stato condannato), ma siccome avrebbe dovuto dichiarare il falso sostenendo di essere innocente, ha rinunciato a questa possibilità.

    Ci ha poi fatti contattare telefonicamente da un finto avvocato, che abbiamo subito smascherato.

    Ha inoltre scritto al Garante per la Protezione dei Dati Personali al quale ha dichiarato che alcuni degli articoli che lo riguardano, presi dall’archivio della redazione Calabria Ora, chiusa definitivamente nel 2014, erano palesemente falsi e che l’allora direttore avrebbe chiesto scusa per le pubblicazioni. Da un esame veloce delle carte, però, si evince come don Rutigliano abbia preso fatto parecchia confusione. Gli articoli che lo riguardano risalgono al 2011, quando era direttore Piero Sansonetti, mentre l’articolo di scuse a don Rutigliano è scritto dal direttore Paolo Pollichieni e risale al 2008. Secondo Rutigliano, quindi, Calabria Ora si sarebbe scusata con lui per degli articoli, ben 3 anni prima della loro pubblicazione.

    Ed infine, l’ultima pressione, in ordine temporale, viene esercitata anche su 1and1 che, oggi intorno alle ore 16, ci chiede di rimuovere i contenuti riguardanti don Francesco Rutigliano entro 48 ore. Pena l’oscuramento del sito.

    Bisogna segnalare che del caso di don Rutigliano si sta occupando anche l’Onorevole Michela Vittoria Brambilla, la quale, nelle settimane scorse, dopo un incontro con il Presidente della Rete L’ABUSO Francesco Zanardi, si è resa disponibile ad intervenire in qualità di Presidente della Commissione parlamentare per l’infanzia e l’adolescenza, denunciando la condanna del Santo Uffizio inflitta a don Rutigliano anche all’autorità civile.

    L’Ufficio di Presidenza della Rete L’ABUSO fa sapere che non ha alcuna intenzione di provvedere alla rimozione degli articoli in questione in modo definitivo, ma che provvederà a farlo solo in modo provvisorio e all’unico fine di scongiurare l’oscuramento. Giusto il tempo necessario per il trasferimento dei suoi siti su un hosting meno soggetto ad intimidazioni censorie liberticide.

    Francesco Zanardi

    Portavoce Rete l’ABUSO

  • Evento su pedofilia clericale  con diretta streaming.

    Evento su pedofilia clericale con diretta streaming.

    SABATO 14 NOVEMBRE 2015 , dalle ore 17.00, IN DIRETTA STREAMING DALL’URBAN CENTER DI LA SPEZIA (presso teatro civico, via Carpenino) , un importante evento sulla pedofilia clericale, organizzato dal circolo Uaar della Spezia. L’ingresso libero.

    “Parole opere e omissioni” Per i milioni di devoti cattolici nel mondo la Chiesa è un luogo di pace, di santità e di serenità; tuttavia, per alcuni bambini della parrocchia, è proprio dietro quelle alte mura che si scatena l’inferno.
    La Chiesa cattolica ha circa 50 milioni di bambini all’interno delle sue Congregazioni sparse in tutto il mondo, eppure il Vaticano pare non abbia adottato ancora nessuna politica di protezione dei bambino.

    C’è, quindi, un’unica politica rivolta a mantenere le cose come profondamente sepolte in segreto il più possibile?
    Una storia di secoli che continua ancora oggi. Quanto conosciamo di essa? Quanto è informazione o disinformazione e quanto deve rimanere tabù?

    Introduce Antonio Lombatti, storico e scrittore, autore del libro “La moglie del Monsignore”, con un coinvolgente e toccante viaggio tra “celibato obbligatorio” e “pedofilia clericale”, fino agli ultimi casi giudiziari italiani ancora aperti e altri da aprire, illustrati da Francesco Zanardi, fondatore della “Rete l’abuso” di Savona, associazione impegnata in prima linea in sostegno delle vittime della pedofilia clericale.

    Dopo una breve testimonianza diretta di Zanardi, vittima degli abusi di don Nello Giraudo, seguirà la proiezione del film/documentario di Silvia Luzi e Luca Bellino, che parla di casi tutti italiani: “La preda. Silenzio nel nome di Dio”, presentato al Bif&st di Bari, prodotto dalla PRESS-TV e diffuso in più di 40 paesi ma ancora inedito in Italia. Una toccante testimonianza delle vittime di abusi e di una parte di Chiesa che vuole avere una voce nel contrasto alla pedofilia.

    Grazie alla collaborazione della libreria “contrappunto” della Spezia, saranno disponibili copie del libro: “La moglie del monsignore”, di Antonio Lombatti.
    Per info: laspezia@uaar.it
    331.3723837
    Facebook: Uaar La Spezia
    Cesare Bisleri (coordinatore circolo Uaar La Spezia)

  • Papa Francesco; “Rubare documenti è reato”. Francesco Zanardi; E stuprare i bambini?

    Papa Francesco; “Rubare documenti è reato”. Francesco Zanardi; E stuprare i bambini?

    “Rubare quei documenti è stato un reato. È un atto deplorevole che non aiuta”. Così Papa Francesco all’Angelus di ieri commenta la pubblicazioni dei libri di Emiliano Fittipaldi,  Avarizia, e di Gianluigi Nuzzi, Via crucis, dimostrando senza dubbi che lui ha ben chiara la differenza tra il “peccato” e “il reato”.

    Una differenza che però sfugge quando a subire il reato sono i bambini vittime dei suoi preti pedofili o quando a nascondere il “corpo del reato” sono i suoi ministri, se non addirittura il pontefice in persona come è accaduto nel caso di Józef Wesołowski, il Nunzio Apostolico che Papa Francesco ha sottratto all’autorità giudiziaria Dominicana e a quella Polacca che ne avevano chiesto l’estradizione, puntualmente negata dal Vaticano malgrado i mille proclami di voler collaborare con la giustizia.

    Siamo sicuri che il pontefice non ne avrà di certo a male se ci permettiamo di invitare Emiliano Fittipaldi e Gianluigi Nuzzi a fare come è nello stile della chiesa, due belle scuse ed è tutto è sistemato.

    D’altra parte, almeno questa volta non è stato stuprato nessuno e i due giornalisti non hanno fatto altro che contribuire alla trasparenza così tanto voluta dal Pontefice.

  • Sarà Francesca Lagatta, 30 anni originaria di Praia a Mare (Cs), a curare l’informazione di Rete L’ABUSO ONLUS.

    Sarà Francesca Lagatta, 30 anni originaria di Praia a Mare (Cs), a curare l’informazione di Rete L’ABUSO ONLUS.

    Giornalista pubblicista, scrittrice e blogger, comincia la sua carriera quando decide di lasciare la Facoltà di Psicologia dell’Università Federico II di Napoli per inseguire il suo sogno.

    Comincia a collaborare con le redazioni locali, ma ben presto il giornalista Rai Lucio Giordano la assolda per il quotidiano on line Alganews, blog tra i più letti in Italia e che tra le firme annovera, tra gli altri, anche quelle di personaggi del calibro di Giulietto Chiesa, Claudio Sabelli Fioretti, Corradino Mineo, Enni Remondino, Jacopo Fo e Flavia Fratello.

    Oggi collabora alle testate giornalistiche Notia, Iacchité, Identità Insorgenti, Hi tech paper, La Spia Press e per il blog Il Falso Quotidiano. Collabora, inoltre, alla rivista satirica Soppressatira, le cui cartoline vengono riprese dai maggiori quotidiani nazionali, cura personalmente il suo blog e dalla primavera scorsa è una presenza fissa nel programma tv, in onda sul digitale terrestre, “Perfidia. Che fai, mi cacci?”.

    Il prossimo gennaio passerà alla direzione di Più S Web Tv, realtà locale che punta all’informazione di tutto il meridione. Da pochi giorni è addetta stampa di Bruno Mautone, autore del libro “La tragica fine di un eroe”, che narra la fine dell’artista calabrese Rino Gaetano, toccando temi forti, quali la mistificazione tra mafia, politica e massoneria e sta scrivendo un libro tutto suo sulla relazione tra ‘ndrangheta e il consenso polare. La criminalità organizzata è spesso al centro dei suoi scritti, ma tratta anche di sanità, di cronaca, di politica, di attualità e compie una vasta opera di promozione del territorio.

    La nomina da addetta stampa dell’associazione nazionale contro la pedofilia arriva dopo una stretta collaborazione, che dura già da qualche tempo, tra il Presidente Francesco Zanardi e la giornalista calabrese.

    Francesco Zanardi

    Portavoce Rete L’ABUSO Onlus

  • Don Vincenzo Calà Improtta, condannato in primo grado a 4 anni per pedofilia, concelebra l’ordinazione di don Roberto Maio

    Don Vincenzo Calà Improtta, condannato in primo grado a 4 anni per pedofilia, concelebra l’ordinazione di don Roberto Maio

    A pochi giorni dallo scandalo di Carlo Chiarenza, condannato in primo grado dal tribunale ecclesiastico  per gli abusi su Teodoro Pulvirenti e sorpreso a celebrare la messa con l’autorizzazione del Vescovo Antonino Raspanti, adesso è il turno di don Vincenzo Calà Improtta, il quale non si è limitato a celebrare la messa, ma ha concelebrato addirittura l’ordinazione di un sacerdote, don Roberto Maio.

    In data 12/10/15 nella Basilica di santa Maria Assunta in Randazzo, di cui Vincenzo Calà Improtta è l’ex parroco, si è celebrata l’ordinazione di don Roberto Maio. In quella occasione erano presenti parecchi sacerdoti della diocesi e tutto il clero cittadino, tra cui don Vincenzo Calà Impirotta, condannato in primo grado con rito abbreviato per pedofilia dal Tribunale di Catania il 01/07/14, in attesa di appello, e sul cui conto è in corso il processo canonico per gli stessi fatti.

    Dopo la sentenza, il vescovo Antonio Raspanti ha prudentemente provveduto a rimuoverlo dal suo incarico di parroco, ma ciò non gli ha impedito di concelebrare l’ordinazione, anzi la sua presenza è stata salutata con entusiasmo da tutti i parrocchiani, che ovviamente non credono ai fatti denunciati e pensano a un accanimento contro il “povero” prete.
    Ora, è vero che formalmente non è ancora stato ridotto allo stato laicale, ma è pur vero che c’è comunque una sentenza penale seppure di primo grado, ed anzi solo grazie a quella il Vescovo ha deciso di avviare il processo canonico.

    Certo che a questo punto viene da chiedersi quanto siano fondati i “buoni propositi” di papa Francesco, o quanto siano inaffidabili ed irrispettosi i suoi ministri. Sta di fatto che povero don Roberto Maio, essere ordinato da un sacerdote concelebrante condannato per pedofilia, non è di certo per lui un buon inizio.

    Francesca Lagatta

    ufficiostampa@retelabuso.org

  • Diamo voce alle vittime e alle loro storie, nasce “Chiedilo a loro”

    Diamo voce alle vittime e alle loro storie, nasce “Chiedilo a loro”

    Questo nuovo ambizioso progetto targato Rete L’ABUSO, ha l’obbiettivo di dare voce alle vittime e fare conoscere a chi per sua fortuna non ha subito molestie da bambino, il calvario delle vittime di preti pedofili.

    Situazioni molto spesso sconosciute in quanto i giornali si limitano a riportare la notizia del pedofilo arrestato, ma non raccontano l’ostracismo e le ritorsioni che subiscono quei bambini abusati quando diventano adulti e decidono di denunciare.

    Un sito che vuole denunciare anche l’indifferenza della chiesa che al di la delle dichiarazioni “fantastiche” fatte agli organi di informazione, continua non solo a non volere un dialogo con le vittime, ma non fornisce loro un qualunque tipo di aiuto concreto. In tutto il mondo, ad oggi, la chiesa non ha mai risarcito spontaneamente una sola vittima tranne in quei casi dove è stata l’autorità giudiziaria del paese in cui sono stati commessi i reati, ad imporre un risarcimento.

    A più di un anno dal pesante giudizio inflitto al Vaticano da parte della Commissione ONU per i diritti dei minori la quale ha dichiarato che “il Vaticano ha violato la convenzione per i diritti dei minori” chiedendo di prendersi cura delle vittime di preti pedofili, di denunciare i casi di abusi, di collaborare con l’autorità giudiziaria, di rimuovere i sacerdoti stupratori, pare che al di la delle dichiarazioni a mezzo stampa della Santa Sede, nulla sia concretamente cambiato.

    Ispirandoci allo spot dell’8 per mille che recita “se non ci credi, chiedilo a loro” abbiamo voluto creare questo spazio dove le vittime potranno raccontare in prima persona la loro storia e potranno farlo con due modalità, la prima realizzando uno spot come quelli che avete visto nella home page, la seconda scrivendo la loro storia, anche in modo anonimo e pubblicarla  nella sezione LE LORO STORIE. (Previo registrazione e moderazione dello scritto)

    La Redazione

  • Don Francesco Zappella e la missione che non c’è?

    Don Francesco Zappella e la missione che non c’è?

    “Ma quale missione ? Padre Zappella non ha mai avuto nessuna missione”. “Qui la chiesa ha solo dato in uso la struttura che è di fronte alla canonica, dall’altra parte della strada ma la gestisce il governo a sue spese, non la chiesa”.

    Questo è quello che ci ha risposto circa tre mesi fa al telefono la giornalista uruguagia K. C. mentre cercavamo di capire di più sui viaggi in Uruguay di don Francesco Zappella. Certo una sorpresa non solo per noi, ma anche per coloro che quella missione l’hanno finanziata.

    A raccontarcelo e a formalizzare il tutto davanti agli inquirenti è un altro testimone, questa volta un italiano che spesso si reca a Trenta y Tre, il quale non solo conferma che non è mai esistita una missione, ma racconta che quella struttura della chiesa data in uso al governo è il famoso collegio Quo Vadis, quello dove sarebbero stati adescati e molestati da don Francesco Zappella, padre Sebastian Silvera e padre Gabriel Tojo, ragazzini come Fernando, il giovane uruguagio che la Rete L’ABUSO ha fatto venire a Savona lo scorso agosto, per denunciare la sua brutta storia all’autorità giudiziaria.

    Ma le sorprese sembrerebbero non finire qui perche anche il collegio Quo Vadis non esiste più, è stato chiuso in gran silenzio pochi mesi fa. I motivi dell’improvvisa chiusura della struttura nessuno li conosce, ma nell’aprile 2014 un’altra vicenda coinvolge padre Gabriel Tojo, uno dei due sacerdoti che gestiscono quella struttura, il quale, come racconta anche il quotidiano El Pais, il sacerdote viene aggredito a colpi di machete. La chiesa locale dichiarerà che l’aggressione è dovuta a un tentativo di rapina, ma la polizia sembra non credere a questa ipotesi. L’aggressore infatti, avrebbe dichiarato di aver assalito il sacerdote per motivi personali, dovuti a presunte molestie subite dalla figlia, ospite proprio di quel collegio. Poche settimane fa Tojo e Silvera hanno abbandonato in fretta e furia l’Uruguay per trasferirsi in Argentina, sfuggendo di fatto alla giustizia uruguagia.

    Nel frattempo la magistratura uruguayana che ha incaricato le indagini alla prima sezione investigativa della polizia di Trenta y Tre, ha cominciato a convocare le presunte vittime. Sul piede di guerra anche i servizi sociali che gestivano il collegio Quo Vadis.

    Francesco Zanardi

    Portavoce Rete L’ABUSO

  • Don Francesco Zappella è pregiudicato; spunta una precedente condanna.

    Don Francesco Zappella è pregiudicato; spunta una precedente condanna.

    Continua il lavoro degli inquirenti sulla vicenda di don Francesco Zappella, per il momento indagato per violenza sessuale ai danni di un giovane ragazzo uruguayano.

    Si scopre che il sacerdote è già stato giudicato e condannato in precedenza dal Tribunale di Pinerolo ad 1 anno e 2 mesi per gli stessi reati per i quali è accusato a Savona. La notizia di una precedente condanna era stata raccolta dalla Rete L’ABUSO lo scorso settembre, quando da Covo (BG) paese natale di don Francesco Zappella erano arrivate delle segnalazioni le quali indicavano una pagina Facebook appartenente proprio alla città di Covo dove era pubblicato un articolo sul sacerdote.

    La cosa interessante erano i commenti sotto all’articolo nei quali gli abitanti indicavano senza mezzi termini, che già 25 anni fa esistevano pesanti accuse sul sacerdote. Qualcuno addirittura commenta dicendo “se quella volta chi di dovere avesse preso provvedimenti, certe cose non sarebbero più successe”. Un sacerdote interviene nella conversazione e quasi compiaciuto, attribuisce quei fatti al motivo che costrinse don Zappella a lasciare il seminario di Bergamo e venire in quello di Albenga.

    Grazie ad alcuni collaboratori in loco, siamo riusciti ad approfondire quelli che per il momento erano solo dei commenti su un post di Facebook, dopo di che, abbiamo consegnato agli inquirenti tutto il materiale. Oggi la conferma di una precedente condanna a Pinerolo.

    Come dicevamo in un precedente articolo, don Zappella è una bomba inesplosa nelle mani di Borghetti, infatti penderebbe un’altra denuncia per violenza, questa volta su un minore. Ad accusare don Zappella è un ragazzo appena 20enne, per lui non sarebbero ancora intervenuti termini di prescrizione.

    Potrebbero esserci anche altre sorprese nella vicenda di don Zappella, questa volta non inerenti alla sua sfera sessuale. Nelle scorse settimane infatti la Rete L’ABUSO ha raccolto altre testimonianze, ora al vaglio degli inquirenti, le quali potrebbero portare all’apertura di un altro fascicolo.

    Le indagini nel frattempo proseguono anche in Uruguay dove se ne sta occupando la 1° Sezione Investigativa di Trenta Y Tre. Nelle scorse ore, il ragazzo uruguayano che la Rete L’ABUSO aveva portato in Italia per denunciare don Francesco Zappella davanti al P.M. Giovanni Battista Ferro, è stato convocato dalla Magistratura in Uruguay dove sarà ascoltato nelle prossime ore.

    Francesco Zanardi

    Portavoce Rete L’ABUSO.