Osservatorio della Rete L'ABUSO

Categoria: Il punto della Rete L’ABUSO

  • Le ultime parole di Luisa Bonello; “il vescovo Lupi mi ha istigata al suicidio”.

    Le ultime parole di Luisa Bonello; “il vescovo Lupi mi ha istigata al suicidio”.

    Documento del 18-09-2014

    -OMISSIS-

    “In ultimo lascio una maledizione per il vescovo Lupi, uomo omertoso, cattivo e amorale. Ha fatto tanto male in vita sua e spero che il giudizio divino si abbatterà su di lui” Luisa Bonello”


    Documento del 10-05-2014

    “Con la presente io sottoscritta Bonello Luisa faccio un piccolo cambiamento al primo testamento: chiedo che il mio funerale venga svolto a Lavagnola e venga celebrato esclusivamente da don Lupino. NON voglio all’altare altri preti o frati. La colpa di quello che è successo è mia innanzitutto, una depressione reattiva a fatti della vita. Ma i fatti che mi hanno portata a questo, sono colpa del vescovo mons. Lupi della sorella e dei nipoti di don Nino Maio. Vivevo felice fino a quando questi tre esseri non mi hanno allontanata da lui. Questa è istigazione al suicidio”


    Questi due scritti autografi, pubblicati nella loro versione originale e trascritti per agevolare il lettore, emergono dagli Atti dell’inchiesta sulla morte di Luisa Bonello della Procura di Savona. Sono due scritti autografi di Luisa Bonello, uno dei quali scritto poco prima di quello sparo che ne ha stroncato la vita.

    Ma quale era il contesto in cui Luisa Bonello, donna di fede, è arrivata a scrivere quelle parole e poi alla sua tragica fine?

    Per capirlo bisogna ripercorrere i rapporti tra Luisa Bonello e la Diocesi. 

    Francesco Zanardi, portavoce della “Rete l’abuso” con cui Luisa Bonello collaborava, lo ha ricostruito da tempo, sia con una Memoria per gli inquirenti, sia con un docu-film dove si ripercorrono fatti, eventi e testimonianze.

    E’ in quel contesto generale in cui emerge con nitidezza, come già anche evidenziato anche da don Lupino, nell’omelia del funerale di Luisa Bonello, lo sconforto ed il dolore interiore di Luisa Bonello per i comportamenti della Diocesi savonese. Prima usata dal Vescovo Lupi per cercare di “spiare” e carpire informazioni alle vittime dei preti pedofili e poi, presa coscienza del dramma di quelle vittime, promotrice di denunce sino nella mani del Papa per quelle omertà diocesane che avevano e continuavano a proteggere i preti pedofili. Proprio per questa scelta di verità e giustizia, Luisa Bonello è stata punita dalla Diocesi guidata dal Vescovo Lupi.

    Divenuta testimone del male seminato dai preti pedofili e dalle protezioni della gerarchia ecclesiastica, Luisa Bonello, determinata nella ricerca di verità e di giustizia per le vittime, è stata colpita nella sua fede, per indebolirla e ferirla ulteriormente.

    Lei stessa aveva raccontato e documentato quanto il Vescovo Lupi, con la Diocesi, aveva messo in atto ai suoi danni, in un crescendo inarrestabile, segnandone il destino: isolarla per renderla innocua e non credibile.

    Parte 1°

    Parte 2°

  • Rete l’Abuso alla conferenza sulla pedofilia organizzata dalla Diocesi (Video)

    Rete l’Abuso alla conferenza sulla pedofilia organizzata dalla Diocesi (Video)

    Con il suo lungo curriculum di preti e laici coinvolti, di coperture criminali attuate proprio dai vertici, la Diocesi di Savona-Noli organizza una serie di corsi nei quali si tratta il tema dell’abuso sessuale a danno di minori.

    Al di la del fatto che la psicologa Rosita Bormida ha saputo trattare l’argomento con estrema competenza, purtroppo ci sfugge il fine di questi incontri e sopratutto ci sfugge di comprendere quale possa essere la loro utilità. Ci suona un po’ ipocrita il fatto che ad organizzare questi corsi, udite udite, sia proprio la chiaccheratissima Diocesi di Savona-Noli, la quale, negli ultimi decenni ha permesso ai preti pedofili e ai laici pedofili savonesi di produrre decine di vittime, vittime che dalla stessa Diocesi, malgrado che la magistratura savonese abbia appurato la veridicità delle accuse, si sono viste negate qualunque tipo di sostegno.
    Per la verità non è che non si sia interessata di loro ma forse lo ha fatto con modi che a noi, comuni mortali, suonano un tantino persecutori e non risolutivi del danno prodotto. Nella vicenda savonese infatti abbiamo visto vittime sfrattate dalla stessa Diocesi, altre licenziate in tronco dopo l’apertura delle indagini, altre ancora oggetto di promesse mai mantenute, altre querelate dalla Diocesi o dal pedofilo solo perché avevano osato denunciare le violenze subite.
    Con questo non vogliamo certo dire che la prevenzione non sia di fondamentale importanza, ma quando questa viene usata come fumo negli occhi per nascondere e snobbare le proprie responsabilità, non può non venirci qualche dubbio su quale sia il fine.

    Francesco Zanardi Presidente Rete L’ABUSO ONLUS

  • Nello Giraudo; Minacce aggravate. Questa è la contestazione mossa nei suoi confronti dal P.M. Giovanni Battista Ferro.

    Nello Giraudo; Minacce aggravate. Questa è la contestazione mossa nei suoi confronti dal P.M. Giovanni Battista Ferro.

    Lo scorso gennaio, a seguito della denuncia di S.M. una delle vittime del prete pedofilo Nello Giraudo, attualmente seguita dalla Rete L’ABUSO per quanto concerne il supporto legale e le procedure medico legali che stanno accompagnando un gruppo di vittime dell’ex sacerdote, in una battaglia legale nella quale chiedono non solo all’ex sacerdote Nello Giraudo, il risarcimento dei danni subiti a causa degli abusi, ma anche alla Diocesi di Savona e all’ex vescovo Dante Lafranconi, le cui responsabilità furono ampiamente descritte dal provvedimento del 2012 di Fiorenza Giorgi, il Giudice del tribunale di Savona che motivò l’archiviazione per intervenuti termini di prescrizione, del procedimento penale contro l’ex vescovo Lafranconi, senza fare alcuno sconto.

    La contestazione fatta a Nello Giraudo dal P. M. Giovanni Battista Ferro nasce a seguito di una denuncia (Denuncia Giraudo) fatta dalla Rete L’ABUSO lo scorso gennaio, quando S. M. , dopo essere stato aggredito verbalmente si è rivolto all’associazione raccontando l’accaduto , decidendo di sporgere denuncia.

    Causa di quella aggressione verbale una lettera di messa in mora che la Rete L’ABUSO aveva inviato a Giraudo, alla Diocesi di Savona e all’ex vescovo Lafranconi per conto dei suoi assistiti, pochi giorni prima dell’accaduto.

    Nella scorsa estate infatti, l’associazione aveva fatto una serie di esposti sempre sul caso di don Nello Giraudo e aveva segnalato alla Procura della Repubblica altre 10 vittime della comunità per minorenni di Orco Feglino, facendo così aprire un nuovo fascicolo a carico dell’uomo.

    Nello scorso settembre, pochi giorni prima della morte dell’ex collaboratrice della Rete L’ABUSO, Luisa Bonello, l’associazione e la Casa della Legalità avevano depositato altre due denunce, entrambe nei confronti dei responsabili del campo scout, dove nel 2005 fu molestato da Giraudo F. F. grazie al quale, non essendo ancora prescritto, fu possibile procedere nei confronti dell’ex prete.

    Nelle due denunce si chiedeva di approfondire la situazione di quel campo e di ravvisare anche eventuali responsabilità omissive da parte dei responsabili di quel campo, nei confronti della vittima F. F. le cui molestie, malgrado fossero state denunciate subito dalla vittima, non furono mai denunciate dai responsabili del campo, ne ai familiari dello sventurato, ne all’autorità giudiziaria. Sarebbero stati omessi anche i soccorsi medici in quanto portando la vittima da un medico, lo stesso sarebbe stato obbligato a denunciare.

    Nelle scorse settimane il pm Ferro ha posto fine all’indagine inviando l’avviso di conclusione indagini al legale (Marco Russo) e all’indagato.

    Al momento, l’indagine sulle denunce fatte dall’associazione lo scorso settembre sul campo scout del 2005 resta aperta, coperta dal massimo riserbo.

    L’ufficio di Presidenza

  • «Sulla pedofilia non bisogna nascondersi, ma parlarne»

    «Sulla pedofilia non bisogna nascondersi, ma parlarne»

    «La Chiesa ha le sue colpe,ma lo Stato è indifferente»

    «IO ci sono passato. Per questo, ho creato l’associazione L’abuso. E già siamo a 400 vittime. E solo uno su dieci denuncia. Perché è difficile. Specie se il pedofilo è un prete». Toni pacati, mai sopra le righe. Parole chiare. Francesco Zanardi, ospite ieri all’Equilibrio di via Napoli, è il simbolo di chi non china la testa, ed esce dal silenzio. A 11 anni subì attenzioni morbose da un sacerdote. Lo disse. La chiesa non intervenne. E così, da adulto,ha scelto di denunciare.

    Come mai? «Perché se ne deve parlare. Perché il bimbo abusato, non riconosce subito cosa sta succedendo, ma il trauma, poi, è grave». Il bimbo si fida dell’adulto. «Che invece sa bene il vero senso di quelle attenzioni». E se ne parla, può essere frainteso. «Sì. Perché c’è omertà su questo tema. E le famiglie stesse, tendono a far finta di non capire». L’abuso imbarazza? «Si preferisce nascondersi dietro il dubbio di un errore». Perché non si fa informazione. «E non si fa prevenzione, mentre si dovrebbe parlare di pedofilia conle famiglie e con i bimbi. Con parole giuste, far capire cosa l’adulto non deve fare». I genitori, conoscendo i “metodi” dei pedofili, potrebbero difendersi? «Sì. Mettendo dei paletti, si possono individuare i campanelli d’allarme». Mentre se non se ne parla… «L’abuso resta nascosto e crei quasi un senso di colpa, nella vittima». Perché la sessualità in Italia è ancora tabù? «Per abitudine, cultura, influenza della chiesa: c’è chi scopre come si trasmette l’Aids, quando ce l’ha già».Papa Francesco sembra aperto, ma c’è chi è ancora oggi rigido, nei confronti degli omosessuali. «Di fatto, un ragazzo che matura e si scopre gay, in Italia è intimidito, traumatizzato». Cosa ci rende diversi dal resto d’Europa? «Serve un salto culturale, che rispetti le diversità». Come ritiene possa avvenire? «Informandosi: assumendo la propria parte di responsabilità civica, come cittadino». Senso civico ce n’è poco, in giro. «Sì. La gente delega. E così, siamo unici in Europa, anon tutelare le famiglie omosessuali. E non è giusto». E’ “colpa” della chiesa? «No. E’ colpa della politica. La chiesa ha le sue idee. Lo stato, che è laico, deve garantire i diritti di tutti i cittadini». Lei è stato abusato, ma ci tiene a dire sempre che non ce l’ha conla chiesa? «È troppo facile puntare il dito contro una sola istituzione: qui lo stato ha le sue colpe, eicittadini, spesso assenti, le loro». Chi sono i preti pedofili?«Persone che usano il proprio ruolo educativo, per avvicinare ragazzini indifesi. Specie quelli fragili. E vanno denunciati e fermati». E alla chiesa cosa chiede? «Di smettere di coprirli: idati sono inquietanti. Solo dal 2000, abbiamo avuto 150 condanne definitive di preti pedofili. Un prete, che opera a contatto con i giovani ha occasione di perpetrare abusi 80 volte più di un laico».

    SONDRA COGGIO Il Secolo XIX La Spezia

     

  • La “tolleranza zero” di Papa Francesco. Una realtà o solo una farsa mediatica?

    La “tolleranza zero” di Papa Francesco. Una realtà o solo una farsa mediatica?

    Di pochi giorni fa la classifica sulla libertà di stampa in Italia, secondo Il Fatto Quotidiano siamo al 73° posto alla pari di Moldavia e Nicaragua.

    La Rete L’ABUSO si occupa sul territorio nazionale di pedofilia clericale ed è proprio su questo che vorremmo fare una valutazione per capire davvero se quanto viene detto dalla stampa è vero e se si fino a che punto.

    DICONO I GIORNALI

    Secondo i giornali Papa Francesco è stato rivoluzionario nella lotta alla pedofilia, tra i casi più clamorosi quello di Jozef Wesolowski, il nunzio apostolico polacco che papa Francesco ha fatto “arrestare” in Vaticano e ridotto allo stato laicale, o il caso di don Mauro Inzoli “don mercedes”anche lui condannato dal Vaticano e “esiliato” ad una vita di ritiro e di preghiera, poi ci sono i casi come quello del parroco di Napoli don Silverio Mura per il quale papa Francesco ha chiesto un supplemento di indagine, il caso di don Marino Genova, il parroco di Portocannone (CB) momentaneamente sospeso a divinis.

    Stando quindi a ciò che i giornali ci raccontano, sembrerebbe che non solo i provvedimenti del pontefice siano efficaci, ma anche che la commissione antipedofilia creata da lui sia davvero efficiente. Ma noi abbiamo voluto fare gli avvocati del diavolo e così siamo andati a vedere un po’ più a fondo sia la materia del codice canonico, sia lo stato effettivo di questi casi.

    IL CODICE CANONICO

    Per quello che riguarda i provvedimenti canonici in effetti troviamo si una vasta applicazione ma non possiamo non notare anche una infinità di limiti.

    Va detto intanto che la massima pena che un provvedimento canonico può infliggere ad un prete pedofilo è la riduzione allo stato laicale, ovvero non essere più un prete. Notiamo anche una serie infinita di carenze nel codice canonico, rispetto alla legge civile. Per esempio, la mancanza di un risarcimento per la vittima, l’assenza dell’obbligo di denuncia all’autorità civile del pedofilo, nessun arresto o provvedimento che obblighi il pedofilo ad una terapia di recupero, al massimo l’obbligo di seguire una “terapia” basata su  esercizi spirituali, cosa che di fronte ad una grave devianza come la pedofilia, lascia davvero il tempo che trova.

    I FATTI NEL CONCRETO

    Proviamo quindi a vedere nei fatti cosa è accaduto nei casi che abbiamo citato prima.

    Monsignor Jozef Wesolowski, arrestato in Vaticano il 23 settembre 2014 per ordine di papa Francesco, il 28 novembre era già libero di girare indisturbato. Il suo arresto, di fatto è stato una fortuna per Wesolowski perché non solo lo ha sottratto alla giustizia dei paesi dove aveva commesso i crimini e “costretto” ad un lussuosissimo soggiorno nelle stanze Vaticane, ma gli ha anche garantito l’immunità, infatti, alla richiesta di estradizione da parte dei paesi dove Wesolowski aveva commesso i crimini, il Vaticano risponde con un secco no. Nella sostanza quindi, il nunzio Wesolowski per ora ha subito solamente la riduzione allo stato laicale, alla quale però ha chiesto di fare ricorso e tuttavia non credo importi molto se Wesolowski è prete o no, le accuse contro l’alto prelato non erano di dire male la messa, ma di violenza sessuale sui minori, quindi per quello che ci riguarda può tranquillamente continuare a dire messa.

    Don Mauro Inzoli, accusato di vari reati tra cui la violenza sessuale su minori (canone 1720), ridotto allo stato laicale dal Vaticano, condannato ad una vita di ritiro e preghiera. Ma anche per don Inzoli, il ritiro e la preghiera durano poco più di un batter d’occhio infatti, il 20 gennaio 2015 viene sorpreso al convegno sulla famiglia e sarà proprio in quella occasione che smentirà quanto dichiarato dalla chiesa, “sono libero di andare dove voglio”. Ma il caso di don Mauro Inzoli smentirà poco tempo dopo anche le dichiarazioni del Vaticano il quale aveva assicurato piena collaborazione con la giustizia civile. E’ infatti a seguito di due esposti fatti alla procura di Crema, uno dalla Rete L’ABUSO e  l’altro dall’Onorevole Franco Bordo, che il procuratore, Roberto di Martino, il 18 ottobre 2014 chiede attraverso una rogatoria al Vaticano l’acquisizione della documentazione che ha portato alla condanna canonica il potente prelato. Come da consolidata consuetudine però, al di la delle rassicuranti dichiarazioni del Vaticano, il 3 marzo 2015 il Vaticano nega i documenti alla procura di Crema garantendo così l’impunità a don Mauro Inzoli che resta tutt’ora libero.

    Don Silverio Mura, il cui caso è stato portato all’attenzione dell’opinione pubblica dalla Rete L’ABUSO nel luglio 2013 e recentemente anche dalla trasmissione Chi l’ha visto, è l’unico caso in Italia, almeno al momento, nel quale il Vaticano risponde alla vittima, un uomo di Napoli ormai 40enne. L’uomo che chiamiamo con un nome di fantasia Diego, si era prima rivolto alla diocesi, la quale aveva nascosto altrove il prete. Diego aveva successivamente sporto denuncia all’autorità civile, la quale però non era intervenuta in quanto il reato era prescritto. Diego allora, si rivolge alla Rete L’ABUSO la quale, grazie anche all’aiuto sul posto dell’avvocato Sergio Cavaliere, che collabora con la Onlus, nel giro di qualche giorno riescono a rintracciare il sacerdote. Era stato spostato dalla diocesi pochi chilometri distante da dove aveva abusato di Diego, la cosa paradossale è che continuava a lavorare con i bambini nelle scuole, insegnava religione, proprio come quando aveva adescato Diego. Poche settimane dopo però, don Silverio Mura viene nuovamente spostato e sparisce definitivamente. Diego allora scrive a papa Francesco, il quale risponde.  Oggi sappiamo che è in corso un’indagine canonica nei confronti di don Silverio Mura, un processo che se ci sarà è bene ricordare potrà avere come massima pena la riduzione allo stato laicale del sacerdote. Nei fatti don Silverio Mura se sarà ridotto allo stato laicale, resterà comunque libero, la vittima che negli anni ha dovuto sostenere costose sedute terapeutiche per superare i traumi successivi agli abusi subiti, non sarà in alcun modo risarcita dalla chiesa per il danno subito da quel prete che la stessa diocesi, malgrado le segnalazioni, ha sempre reiteratamente nascosto.

    Don Marino Genova, è un caso di cui ci stiamo occupando, anche questo seguito sotto l’aspetto legale dall’avvocato Sergio Cavaliere. La storia si svolge sempre al sud, questa volta a Portocannone, un piccolo paesino della diocesi di Termoli. La vittima, Giada Vitale, abusata dai 13 ai 16 anni, anche lei si è rivolta al papa, è riuscita a consegnare proprio nelle sue mani una lettera. Ma a lei papa Francesco non ha mai risposto. Nel caso di Giada probabilmente ci sarà un risarcimento grazie al fatto che Giada oggi ha 19 anni, quindi non è prescritta e del suo caso quindi se ne occuperà la magistratura. La chiesa per il momento si è limitata a sospendere a divinis il sacerdote, che quindi per il momento è solo sospeso dal servizio, ma resta prete e senza alcuna restrizione, può muoversi tranquillamente. Si attende a breve la pronuncia della magistratura sul caso di don Marino Genova che sta seguendo per Rete L’ABUSO l’avvocato Sergio Cavaliere.

    Alcuni altri casi nei quali al di là della condanna, cioè al fatto che la magistratura abbia accertato i reati, non sono stati presi provvedimenti dalla chiesa ai tempi della così detta “linea dura di Papa Francesco”, ne citiamo solo alcuni, i più noti.

    Don Pietro Tosi, a denunciare il fatto, suo figlio Erik concepito durante lo stupro del prete nei confronti di una ragazzina di 13 anni, la mamma di Erik. Pietro Tosi non ha mai voluto riconoscere quel figlio malgrado l’esame del DNA non lasciasse dubbi sulla paternità. La famiglia di Erik aveva chiesto a Papa Francesco che quel prete (reo confesso) fosse ridotto allo stato laicale. Grazie alla segnalazione della Rete L’ABUSO si interessarono al caso anche Le Iene ma non bastò. Tosi morirà da prete nel 2014 lasciando l’amaro in bocca alla famiglia di Erik Zattoni.

    Don Renato Giaccardi, ex parroco di Mondovì, che ha patteggiato l’accusa per prostituzione minorile, trasferito a Loano (SV), diocesi di Albenga. Il caso emerge nel giugno del 2014 e si scopre che il prete è lì già da circa 3 anni. Malgrado le lamentele dei cittadini la diocesi minimizza e difende il prete. Nessun provvedimento da parte del Vaticano.

    Don Riccardo Seppia, da maggio sarà libero: e tornerà a fare il prete. Tornerà libero per la legge, ma dovrà recitare le lodi e coltivare l’orto, ospite di una «comunità di recupero e sostegno» per sacerdoti a Verbania. È il futuro di don Riccardo Seppia, ex parroco della chiesa dello Spirito Santo a Genova Sestri Ponente, condannato per abusi sessuali e droga con ragazzini. Il caso era deflagrato nel maggio 2011 e però nei giorni scorsi, nel silenzio generale, si è materializzato il passaggio giudiziario che in pochi prevedevano. La Cassazione, che a fine 2014 aveva in parte annullato la condanna a otto anni e mezzo inflitta sia in primo che secondo grado, ha depositato le motivazioni della sua decisione. Spiegando che la pena va ricalcolata tenuto conto di alcune variabili decisive.

    Monsignor Dante Lafranconi, salvato nel 2012 dalla prescrizione. Il giudice Fiorenza Giorgi del Tribunale di Savona lo definì «Assolutamente omissivo», si legge nell’ordinanza, è da considerarsi prescritto, ma ciò non implica af­fatto [‘innocenza del vescovo di Cremona. Anzi, dal dispositivo emergono chiaramente due fatti: Lafranconi non poteva non sapere e ha protetto l’istituzione a scapito della tutela delle vittime. Malgrado il clamore della vicenda rimasta per mesi agli onori della cronaca, il Vaticano non ha mai preso alcun provvedimento nei confronti del vescovo Dante Lafranconi, malgrado le decine di vittime abbiano più volte scritto, anche a papa Francesco, chiedendo giustizia. Il sacerdote in questione è don Nello Giraudo nei confronti del quale la chiesa non prenderà mai provvedimenti, sarà il sacerdote a seguito dello scandalo a chiedere nel 2009 la dispensa allo stato clericale. Patteggerà nel 2012 l’accusa di violenza su una sola di quelle vittime, per le altre, a causa delle negligenze del vescovo Dante Lafranconi, era intervenuta la prescrizione.

    La lista dei casi è ancora lunga, poco rassicurante l’atteggiamento della chiesa che nella maggioranza dei casi si è limitata a sospendere il sacerdote per poi trasferirlo poco dopo in una nuova parrocchia, lontano da dove erano stati commessi i crimini. La Rete L’ABUSO ha stilato un elenco di preti condannati in Italia in via definitiva dal 2000 a oggi. Quasi 150 solo in Italia in soli 15 anni, sembrano tanti ma in realtà sono solo una minima parte perché restano esclusi da quella lista tutti coloro nei confronti dei quali, causa l’intervento della prescrizione, l’autorità giudiziaria non ha mai indagato, tutti quelli ancora sottoposti ad indagine o in fase di giudizio e quelli trasferiti altrove e di cui si sono fatte perdere le tracce.

    In nessuno dei casi emersi, non solo nel nostro paese, la chiesa non ha denunciato spontaneamente un solo caso all’autorità giudiziaria. Nessuna vittima, anche ai tempi di Papa Francesco è mai stata risarcita volontariamente dalla chiesa, tranne in quei casi dove il risarcimento è stato imposto dal tribunale.

    Alla luce di quella che è la realtà è difficile dire che oggi, i provvedimenti di papa Francesco siano efficaci, si può dire solo che la chiesa ha cambiato le modalità per tutelare la propria istituzione ma non le vittime le quali vengono ancora viste dalla stessa chiesa come un problema da risolvere e non come persone da aiutare a seguito del danno subito. Difficilmente vedremo un successo nei provvedimenti di papa Francesco perché malgrado le buone intenzioni, in Italia i primi a non denunciare, neppure alla chiesa sono i vescovi, i quali continuano ad omettere le denunce.

    L’unica via per risolvere seriamente il problema sarebbe che il papa obbligasse i vescovi a denunciare questi reati direttamente all’autorità giudiziaria, ma forse questa è una via troppo semplice ed efficace, forse la chiesa non è molto motivata nel voler risolvere il problema. La stessa linea dura annunciata da papa Francesco e tanto esaltata dalla stampa, basta rifletterci è totalmente insufficiente, per non dire una farsa. Il solo fatto che la massima condanna prevista dal codice canonico sia la sola riduzione dallo stato clericale del pedofilo e non la reclusione come prevede la legge civile, è indicativo della debolezza dei provvedimenti presi dalla chiesa. A tutto ciò si aggiunge il fatto che non è minimamente previsto un risarcimento per la vittima, la quale nella maggior parte dei casi non potrà mai accedere ad una terapia, spesso molto costosa, che gli permetta di superare questo trauma indelebile.

    Io ci andrei davvero molto cauto prima di esaltare i grandi cambiamenti della chiesa in materia di pedofilia, a quanto pare dovuti solo al fatto che una certa stampa sta adottando una linea poco etica e parecchio disinformante.

    Francesco Zanardi

    Portavoce della Rete L’ABUSO

  • Chi l’ha visto, l’incontro tra vittima e carnefice per abuso sessuale: ecco il video

    Chi l’ha visto, l’incontro tra vittima e carnefice per abuso sessuale: ecco il video

    Durante la puntata di Chi l’ha visto, andata in onda l’11 marzo, è stato divulgato un video molto toccante che racconta l’incontro di un uomo napoletano e della persona che purtroppo ha abusato di lui, senza aver mai pagato per tale scempio.

    L’uomo originario di Ponticelli, identificato con un nome fittizio, Diego, aveva subito, a soli 13 anni, abusi da parte del suo professore di religione, nonché prete, Don Silvano, che insegnava presso la scuola media Giosuè Borsi. Dopo tanti anni, divenuto adulto, si è recato personalmente dal prete, esprimendo senza mezzi termini e con grande angoscia e dolore il suo stato d’animo, animato dalla voglia di non nascondersi più, di far venire a galla la dura e cruda verità. Il prete lo ascolta e gli dice che dovrebbero fare una preghiera insieme, senza negare nulla. Putroppo non c’è nulla da fare per far sì che paghi: è passato troppo tempo ed il reato risulta prescritto. Diego, tra l’altro, si era rivolto anche a Papa Francesco, che l’ha ascoltato ed affermato che bisogna assolutamente fare le dovute indagini ed agire di conseguenza. Tutto ciò insomma non può passare inosservato.

    Ma a quanto pare, Diego non è stata l’unica vittima innocente del prete, secondo una testimone altri due bambini avrebbero avuto la stessa sorte. L’uomo invoglia, con grande sgomento, tutti coloro che hanno subito o subiscono violenza, a denunciare subito, diversamente da come ha agito lui.

    Chi l’ha visto, l’incontro tra vittima e carnefice per abuso sessuale: ecco il video

  • A Chi l’ha visto, Diego affronta don Silverio Mura, il prete che ha abusato di lui. Video integrale.

    A Chi l’ha visto, Diego affronta don Silverio Mura, il prete che ha abusato di lui. Video integrale.

    Nella puntata di Chi l’ha visto andata in onda l’11 marzo scorso, la storia di Diego, un ragazzo di Napoli che quando aveva 13 anni è stato ripetutamente abusato dal suo insegnante di religione, don Silverio Mura. Passano gli anni e Diego comincia a stare male e allora si decide ad affrontare il suo carnefice. (nel video l’incontro integrale tra Diego e don Silverio)

    Poco dopo quell’incontro però don Silverio sparisce dalla circolazione, pare che sia introvabile. Allora Diego, nel timore che faccia ad altri bambini quello che aveva fatto a lui, decide di farsi coraggio e lo denuncia all’autorità giudiziaria. Ma come purtroppo accade a tante vittime, raccoglie l’ennesima delusione perché si accorge che i reati da lui subiti sono prescritti e a causa di questo non solo Diego non potrà ricevere un risarcimento, ma la stessa autorità giudiziaria non interverrà per fermare il prete.

    Diego disperato comincia a non darsi pace, vuole a tutti i costi fermare quel prete. Si rivolge allora alla Rete L’ABUSO che in pochi giorni riesce a stanare don Silverio Mura. Ma qui arriva un’altra delusione per Diego perché scopre non solo che il prete era nascosto poco lontano da casa sua ma che addirittura continua ad insegnare religione a scuola, proprio come quando aveva abusato di lui.

    Diego è cattolico e con quella scoperta si sente crollare il mondo addosso perché non solo aveva denunciato don Silverio all’autorità giudiziaria, ma lo aveva fatto anche al cardinale Crescenzio Sepe, il quale però non aveva fatto nulla per evitare che quel pedofilo continuasse a stare a contatto con i bambini. Pochi giorni dopo che la Rete L’ABUSO ha stanato il prete, la diocesi lo fa sparire un’altra volta.

    Qui il drammatico incontro integrale di Diego con don Silverio Mura.

  • SAVONA: Corsi anti pedofilia col pedofilo in parrocchia. (Speranzosi che i mezzi di informazione vogliano dare un doveroso contraddittorio alle vittime savonesi).

    SAVONA: Corsi anti pedofilia col pedofilo in parrocchia. (Speranzosi che i mezzi di informazione vogliano dare un doveroso contraddittorio alle vittime savonesi).

    Ripartono a Savona i corsi anti pedofilia che già nel 2012 furono un totale fallimento, sia per la partecipazione esigua, sia per le applicazioni pratiche. Dopo quei corsi infatti, nel marzo del 2013, esplose il caso di don Pietro Pinetto, accusato da ben quattro presunte vittime e tutt’ora al suo posto, malgrado le promesse del vescovo Vittorio Lupi e malgrado la magistratura abbia accertato la veridicità dei fatti rinviando a giudizio il prete, reo di aver calunniato una vittima, due giornalisti e il presidente della Rete L’ABUSO.

    Fu proprio il fallimentare esito dei corsi del 2012 e l’omertà del vescovo Vittorio Lupi a spingere la dottoressa Luisa Bonello a mettersi in contatto con Papa Francesco per denunciare le inadempienze del presule savonese. Quella che successivamente fu la reazione nei confronti della dottoressa Luisa Bonello, accusata dal vescovo Lupi di aver “tradito” l’armoniosa omertà della sua diocesi fu come sappiamo bene pesantissima. Infatti la dottoressa Bonello fu defenestrata da tutti i suoi incarichi religiosi proprio dal vescovo Vittorio Lupi.

    Lo stesso vescovo Lupi, dopo aver approfittato dell’ ingenuità della Bonello per anni, la descrisse così sulle pagine del Secolo XIX «Non intendo commentare le falsità riferite da una donna che agisce per vendetta – le parole del vescovo. – Una persona vendicativa che, per via della revoca del Ministero eucaristico, ha tirato fuori delle menzogne contro la nostra Chiesa».

    Purtroppo non ci resta che constatare l’ennesima operazione mediatica del vescovo Lupi e della sua diocesi la quale, in questo modo, continua a fare ulteriori violenze alle vittime. Vescovo Vittorio Lupi, ci domandiamo a cosa servano dei corsi anti pedofilia quando i pedofili accertati vengono lasciati nelle parrocchie in mezzo ai bambini, quando le vittime vengono da lei per denunciare e lei, come nel mio caso le sfratta e le raggira, come nel caso di D. D. da lei licenziato in tronco dopo la denunce all’autorità giudiziaria, come nel caso di Alessandro P. che oltre ad aspettare oramai da anni la sua convocazione, è costretto a vedere il suo carnefice girare indisturbato ed impunito.

    E che dire delle vittime della comunità La Lucerna che la diocesi ha omesso di segnalare alla magistratura, la quale, lo scorso 8 settembre è stata costretta ad aprire un altro fascicolo contenente decine di nomi di vittime. Cosa farà per aiutare questi poveri malcapitati?

    Che senso hanno questi corsi quando poi chi denuncia all’autorità ecclesiastica (cioè a lei) finisce per subire le ritorsioni che hanno subito non solo le vittime, ma anche i testimoni o chi si è prodigato nell’intento di combattere questa piaga, come don Carlo Rebagliati o la dottoressa Luisa Bonello?

    Sulle pagine del Secolo XIX di ieri dichiara che l’iniziativa «ha preso spunto dal forte impatto e dalla sofferenza che i crimini sui minori hanno provocato anche nella nostra diocesi», quasi come se questi crimini avessero fatto danno solo all’immagine della diocesi e non alle decine di ragazzi che oggi si ritrovano con una vita distrutta a causa del comportamento criminale che i suoi predecessori hanno avuto e che lei come da tradizione sta continuando a sostenere.

    Per risolvere un problema occorre affrontarlo vescovo Lupi. Prendere in giro per l’ennesima volta i fedeli e le vittime con operazioni di facciata come quelle che dall’inizio dello scandalo savonese sta portando avanti, non solo non è di alcuna utilità, ma è screditante, nonché indicativo, della perversa morale che lei impone a questa diocesi.

    Se non si soccorrono le vittime rendendogli giustizia e non si rimuovono i preti pedofili dalle parrocchie, i corsi servono a poco, anche perchè dopo le ritorsioni subite da vittime e testimoni, anche nel caso qualche prete, catechista ecc. si accorga di un caso di pedofilia, con quale coraggio crede possa venire da lei a denunciare, vescovo Lupi ?

    L’ufficio di Presidenza

  • “Te la farò pagare”: Don Nello Giraudo minaccia una sua vittima

    “Te la farò pagare”: Don Nello Giraudo minaccia una sua vittima

    Paradossale ed inverosimile quello che pochi giorni fa è accaduto a Finale ligure. Don Nello Giraudo che nel 2012 ha patteggiato l’accusa di violenza sessuale a danno di minori, molti dei quali erano stati sotto la sua tutela, ha letteralmente sbroccato arrivando addirittura a minacciare le vittime.

    A provocare le ire dell’ex sacerdote una lettera di messa in mora inviata pochi giorni prima dalla Rete L’ABUSO, che in questo momento le sta accompagnando nelle pratiche e nelle perizie medico legali che serviranno per il processo di risarcimento danni avviato non solo nei confronti di Nello Giraudo, ma anche nei confronti della Diocesi di Savona, dell’ex vescovo Dante Lafranconi e alcune altre attività legate alla Diocesi savonese.

    L’aggressione verbale del Giraudo è accaduta il 12 gennaio del 2015 quando S. M. una delle vittime difese dalla Rete L’ABUSO, usciva da una farmacia di via Brunenghi a Finale Ligure.

    L’uomo racconta “Io stavo tornando a piedi dalla Farmacia di Finalborgo dove avevo acquistato dei farmaci per mio figlio minore e stavo camminando con le stampelle (purtroppo ho avuto un incidente stradale il 27/12/2014) in direzione del mio negozio.

    Il sig. Giraudo ha effettuato inversione di marcia, benchè la strada sia a senso unico, ed ha iniziato ad inseguirmi. Mentre attraversavo sulle strisce pedonali per cercare di evitarlo, mi ha fermato ed ha esclamato in tono minaccioso: ”Dopo tutto il bene che ho fatto a te ed hai ragazzi e con tutto il bene che ti ho voluto… mi hai fatto questo!?! Te la farò pagare!!!”.

    Era esplicito che si riferisse alla Denuncia che ho presentato al Magistrato Giovanni Battista Ferro in merito agli abusi da me subiti, le cui indagini sono in corso. Imbestialito e fuori di sé ha rincarato la dose ripetendomi:” Vedrai…te la farò pagare molto presto!”.

    Il tutto è avvenuto in assenza di testimoni.

    A quel punto, vedendo arrivare delle persone se ne è andato ed io, per timore che potesse tornare, ho cercato di affrettare il passo verso il mio negozio senza voltarmi. Lì ho raccontato l’episodio a mia moglie M. e poi ho telefonato al Sig. Zanardi Francesco, Presidente dell’Associazione “Rete L’Abuso”, per avvertirlo del fatto.

    Mi sono poi recato presso la Caserma dei Carabinieri di Finale Ligure con l’intenzione di sporgere denuncia ma, essendo visibilmente agitato, il Maresciallo Martino, dopo avermi ascoltato, mi ha suggerito di tornare a casa, parlarne con mia moglie e, se davvero intenzionato a procedere, tornare il mercoledì pomeriggio durante il suo turno per effettuare la querela.

    Il mio timore è che possa ripresentarsi e magari “colpire” non solo con minacce me, la mia famiglia o il mio negozio (so per certo che è a conoscenza dell’indirizzo di quest’ultimo)”.

    Immediata la reazione dell’uomo il quale si è consultato con i suoi referenti alla Rete L’ABUSO, la quale, sentendo anche i timori concreti della vittima la quale, temeva di poter essere vittima di qualche dispetto, ha deciso di formalizzare l’accaduto direttamente presso la Procura della Repubblica di Savona. (DENUNCIA Giraudo )

    Don Nello Giraudo rintracciato al telefono dal giornalista Mario Molinari (AUDIO) non ha voluto rispondere.

    Del caso se ne sta occupando ora il Sostituto Procuratore Giovanni Battista Ferro.

    L’ufficio di Presidenza

     

  • Comunicato stampa: Opposizione all’archiviazione e messa in mora degli istituti per sordi Provolo e Gresner di Verona

    Comunicato stampa: Opposizione all’archiviazione e messa in mora degli istituti per sordi Provolo e Gresner di Verona

    E’ stata depositata lunedì 5 gennaio 2015 presso l’ufficio del GIP di Verona, l’atto di opposizione alla richiesta di archiviazione e richiesta di prosecuzione delle indagini, per don Agostino Micheloni, accusato di aver abusato sessualmente di bambini sordi presso gli istituti Antonio Provolo e Fortunata Gresner.

    Il 15 dicembre scorso il Pubblico Ministero Giuseppe Pighi aveva chiesto al GIP l’archiviazione del fascicolo riguardante don Micheloni, accusato da alcuni ex allievi dell’istituto veronese per sordomuti Fortunata Gresner. Per alcune delle presunte vittime del Micheloni, sarebbero intervenuti i termini di prescrizione tranne che per G. C. che oggi ha solo 25 anni.

    La giovane vittima denunciò gli abusi subiti nell’istituto lo scorso maggio, abusi che l’uomo, sordo dalla nascita subì a partire dall’età di 5 anni fino ai 15 quando lasciò l’istituto. A sostegno delle accuse dell’uomo, gli avvocati della Rete L’ABUSO hanno prodotto diversa documentazione non sottoposta fino ad ora all’attenzione degli inquirenti. Tra questa anche la relazione prodotta dalla commissione di inchiesta indipendente inviata dalla Diocesi di Verona nel novembre 2012 alle vittime dei due istituti. Nella relazione, insieme ad una sostanziosa lista di nomi di sacerdoti accusati di abusi su minori appare anche quello di Agostino Micheloni.

    Secondo i legali della Rete L’ABUSO il Pubblico Ministero dovrà vagliare il materiale accusatorio valutando anche il trattato di Lanzarote, ratificato anche in Italia nell’ottobre del 2013. I due scenari che si dovrebbero aprire sono la prosecuzione delle indagini nei confronti di don Agostino Micheloni, per quello che riguarda la sede penale, ed il risarcimento del danno per quanto riguarda la sede civile.

    Proprio a questo proposito, la Rete L’ABUSO fa sapere che ha provveduto lo scorso 23 dicembre a recapitare la richiesta di messa in mora nei confronti degli istituti Fortunata Gresner e Antonio Provolo, la stessa Diocesi di Verona e il sacerdote Agostino Micheloni.

    Il Presidente Francesco Zanardi