Osservatorio della Rete L'ABUSO

Categoria: Istanze alle Istituzioni

  • 2° Report Giustizia sul “Caso Italia”

    2° Report Giustizia sul “Caso Italia”

    ALTO COMMISSARIATO PER I DIRITTI UMANI

    al

    COMITATO PER I DIRITTI DELL’INFANZIA

    All’attenzione del CRC – Esamina Italia Marzo 2026

    2° Report Giustizia sul “Caso Italia”

    Preparato dall’Associazione Rete L’ABUSO – Osservatorio Permanente

    Relatore

    Francesco Zanardi

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    UN_REPORT_Nov_23

    L’Associazione Rete L’ABUSO (Associazione dei sopravvissuti agli abusi sessuali del clero) , nata e fondata da sopravvissuti italiani nel 2010. Referente per l’Italia di ECA Global (Ending Clergy Abuse). Oggi unico osservatorio in Italia che attualmente fornisce dati pubblici sui reati sessuali, in particolare quelli commessi dalle confessioni religiose.

    INTRODUCE

      – Nel 2022 la Conferenza Episcopale Italiana, oramai “costretta” dai progressi delle altre conferenze episcopali d’Europa, per bilanciare almeno in apparenza il pesante squilibrio italiano si troverà a doversi pronunciare anch’essa sulla situazione.

    Lo farà con il neoeletto Presidente della CEI – il Cardinale Matteo Maria Zuppi – annunciando una commissione di inchiesta ad oggi mai realizzata, svelando inoltre presso la Congregazione per la dottrina della fede, la presenza di 613 casi noti alla chiesa dal 2010 al 2022.

    Casi anche qui, di cui oggi non si sa più nulla.

    Nel contempo darà il via a quella che il Presidente Cei Zuppi battezzerà come “La via italiana”, annunciando in quella stessa sede anche l’apertura in ogni Diocesi di “Sportelli per le vittime”. Sportelli per i quali ad oggi hanno aderito poco più del 50% delle diocesi italiane.

    Come vedremo, parliamo in realtà di un escamotage per spingere le vittime a rivolgersi direttamente alla chiesa anziché all’Autorità Giudiziaria.

    Sportelli che a seguito di nostre verifiche effettuate attraverso i sopravvissuti che vi hanno avuto accesso, rileviamo non essere come propagandato, affatto utili per la vittima, molto più utili alla stessa chiesa.

    Parliamo di una sorta di “centri di ascolto” dove la vittima può denunciare in vista (promessa propagandata) di un “processo canonico” per quanto ha subito.

    Processo sul quale la vittima non viene informata anzitutto dell’incompatibilità che esiste con quelli che sono i processi dello Stato, basati sul diritto dell’uomo, mentre in sede canonica ci rapportiamo ai comandamenti del Decalogo, basati meramente sull’offesa a Dio.

    In quella sede viene redatta una sorta denuncia che darà senza certezza, in alcuni casi, avvio ad una indagine previa da parte della chiesa.

    Il racconto della vittima viene raccolto da un volontario (spesso privo di qualunque competenza) dopo di che sarà visionato da chi addetto all’indagine previa per poi finire in archivio, dove resterà nella completa disponibilità della Diocesi, ma non della vittima.

    Questa infatti non potrà avere copia di quella deposizione fatta e firmata allo sportello, tantomeno saprà quale uso la chiesa potrà farne in quanto la stessa deposizione è raccolta senza alcun consenso informato da parte della vittima, che in quella sede, non solo non è assistita da un legale, ma sulla base della ratifica della Carta di Lanzarote, non gode neppure dell’audizione protetta.

    In quasi tutti i casi esaminati si è ottenuta dopo la segnalazione allo Sportello Diocesano, la rimozione del sacerdote accusato, che poco tempo dopo però, nella maggior parte dei casi riappare come da manuale in altra parrocchia.

    Il caso di OMISSIS e di don Ciro Panigara (già recidivo per la chiesa) sono solo gli ultimi casi che documentiamo. (all. 1 e 2)

    Sempre presso gli Sportelli Diocesani, in alcuni casi vediamo proporre alla vittima un *”accordo tra le parti con il vincolo della riservatezza”.

    In sostanza una cifra di indennizzo (in genere 25.000€) elargita però a titolo di sostegno (omettendo che è per gli abusi subiti) dietro la quale la vittima, rinunciando a poter reclamare in altra sede quanto subito, è vincolata alla “riservatezza” sul caso e sulle persone coinvolte.

    Grazie a ciò la chiesa può mantenere segreto all’opinione pubblica il caso e salvare sacerdote, spesso senza neppure spostarlo in altra parrocchia.

    *NOTA – Se pur vero che in Italia gli “accordi con il vincolo della riservatezza” sono legali, va fatto notare che in questi casi l’accordo ha la finalità di occultare oltre al crimine, l’identità dell’offender.

    La stessa Conferenza Episcopale Italiana ha inoltre sottolineato che i casi denunciati presso gli Sportelli Diocesani, non saranno segnalati all’Autorità Giudiziaria Italiana, in quanto la legge in Italia non lo prevede.

    Sottolinea in’oltre che non conteggerà nei report annuali, i casi provenienti sia dall’Autorità giudiziaria che dalle Associazioni.

    Un chiaro segno di dissociazione non solo verso le regole della giustizia e della società civile, ma anche dagli stessi sopravvissuti e da qualunque parvenza di dialogo con loro.

    ESPONE

       –  Il 24 ottobre scorso la Rete L’ABUSO ha presentato il 2° Report sugli abusi sessuali del clero in Italia, che analizza i dati italiani dal 2000 a oggi.

    Report che a differenza del precedente ha raccolto questa volta oltre al dato nazionale, anche quello regionale conteggiando il numero di offender tra sacerdoti e indotto laico, il numero di sopravvissuti tra donne, uomini, adulti vulnerabili, persone con invalidità.

    Il Report quantifica inoltre la condizione penale dei casi, quanti mai denunciati, quanti denunciati, il loro stato di avanzamento, quanti arrivati a una condanna definitiva e quanti no.

    Oltre ai processi penali censisce sulla base dei dati forniti dai sopravvissuti a disposizione dell’Associazione, anche quanti processi canonici sono stati avviati e quanti di questi sono arrivati a una condanna.

    In oltre sonda quante di queste vittime sopravvissute hanno trovato concretamente il sostegno pubblicizzato attraverso i media dalla CEI, attraverso lo sportello diocesano o la chiesa stessa.

    Sostegno che da quanto sondiamo, quando presente si riduce nel migliore dei casi a una mera assistenza spirituale. (Link 1 – Documento integrale traducibile direttamente dalla pagina con Google Traslate)

    La Rete L’ABUSO, in occasione della presentazione pubblica del 2° Report, approfittando del dato suddiviso per ogni regione, ha voluto testare anche l’efficienza della Rete dei Garanti Regionali per i diritti dell’infanzia e dell’adolescenza ai quali, il 6 ottobre ha inviato in anteprima il Report.

    Ebbene, hanno risposto solamente 2 garanti su 20.

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    (Estratti)   –  2° Report sugli abusi sessuali del clero in Italia.

    Totale casi censiti dal 2000 al 2025 compreso l’indotto laico, suddivisi per situazione penale.

    Dato aggiornato al 1 ottobre 2025

    Il sommerso che rileviamo (ovvero i casi noti ma omessi alla Magistratura) attualmente è di 839, quelli reo confessi 6, quelli caduti in prescrizione 61. Hanno patteggiato in 20, mentre 8 sono stati archiviati (quasi tutti per insufficienza di prova o testimonianza). Ne risultano pregiudicati / recidivi 9, mentre i casi denunciati risultano 46 (n.b. alcuni di questi sono datati nel tempo, noti per la denuncia di cui non si è più avuta notizia relativa all’avanzamento del procedimento). Ne risultano indagati 51 (n.b. alcuni di questi sono datati nel tempo, noti per la denuncia di cui non si è più avuta notizia relativa all’avanzamento del procedimento), condannati in 1° grado 27, in 2° grado 14, in via definitiva 155 (su 1250), condannati in sede civile 6, condannati in sede canonica 6.

    Per un totale di 1.250 casi di cui l’Autorità Giudiziaria italiana è riuscita a giudicare nei tre gradi di giudizio, solamente 155.

    Negli altri 1095 casi, i canali per la denuncia disponibili in Italia non hanno di fatto permesso ai sopravvissuti una possibilità di accesso alla giustizia, al tempo stesso la prevenzione.

    (Trovate il dato ulteriormente suddiviso per Regioni QUI)

    Da quanto l’Osservatorio registra, i sopracitati 1.250 casi avrebbero prodotto un totale (parliamo solo di quello noto alla Rete L’ABUSO) di 4.623 sopravvissuti di cui; da sacerdoti 4.395, da suore 9, da scout 54, da catechisti 91, da laici 74.

    Tra i 4.623 sopravvissuti contiamo 515 donne e 4.108 uomini, di cui 5 sono suore, 11 persone con disabilità mentre 156 sono adulti vulnerabili.

    Risultano di età inferiore ai 18 anni 4.451 sopravvissuti.

    (Trovate il dato ulteriormente suddiviso per Regioni QUI)

    Dati di cui la CEI è ben cosciente, tanto da poterne certificare i nostri.

     

    Abbiamo infatti raccolto nello stesso arco temporale (2000 – 2025), le varie dichiarazione lasciate dalla CEI rispetto al numero di offender presenti in Italia.

    • Il 25/5/2010 Monsignor Mariano Crociata (Segretario Generale della Conferenza Episcopale) dichiarò 100 processi canonici avviati in dieci anni. Ignoto il numero di sopravvissuti prodotti.
    • Il 3/2/2022 la Diocesi di Bolzano dichiarerà altri 100 casi censiti nella sola Diocesi. Ignoto il numero di sopravvissuti prodotti.
    • Il 28/5/2022 è il neo eletto Presidente della Conferenza Episcopale Italiana, il Cardinale Matteo Maria Zuppi, ad annunciare e rivelare in una conferenza stampa, l’avvio di una commissione d’inchiesta della Chiesa che analizzerà un arco temporale che va dal 2000 al 2022. In quella occasione dichiarerà 613 casi dal 2010, già in mano alla Congregazione per la Dottrina della Fede (oggi Dicastero). Ignoto il numero di sopravvissuti prodotti.
    • Il 17/11/2022, in attesa della Commissione annunciata dal Presidente Zuppi, la Conferenza Episcopale rilascerà il 1° report CEI che censirà nei due anni precedenti, un totale di 68 casi e un prodotto di 89 sopravvissuti di cui; 73 minorenni e 16 adulti vulnerabili. Di questi 37 sono donne e 52 uomini.
    • Il 16/11/2023 verrà reso noto il 2° Report CEI riferito all’anno 2022 che conterà 32 casi e un prodotto di 54 sopravvissuti di cui, 25 sono minorenni, 29 adulti vulnerabili. Le donne sono 44 e gli uomini 10.
    • Il 20/1/2025 la Diocesi di Bozano rilascia un secondo report riguardante la sola Diocesi che conterà questa volta altri 67 casi con un prodotto di 75 sopravvissuti. Di questi 51 minorenni, 24 adulti vulnerabili di cui 51 sono le donne e 24 gli uomini.
    • Il 28/5/2025 verrà reso noto il 3° report CEI che raccoglierà i dati del 2023 e del 2024 provenienti questa volta, dagli sportelli diocesani. I casi sono 69 con un prodotto di 115 sopravvissuti. Di questi sono 35 i minorenni, 51 sono donne e 64 uomini.

    (Trovate il dato completo e tutti i dettagli QUI )

     

    Sommando i casi dichiarati frammentariamente da CEI dal 2000 a oggi, si ottengono 1049 casi riferiti unicamente a sacerdoti.

    La Rete L’ABUSO, escludendo l’indotto laico ne documenta nello stesso periodo 1106, soli 57 casi in più di quelli che ha dichiarato negli stessi anni la chiesa. Direi che abbiamo fatto un ottimo lavoro!

    Nella poca trasparenza del dato dichiarato sempre dalla CEI – che non indica in alcun modo neppure da quale area geografica provenga, quale sia il numero delle vittime prodotte, quale sostegno la chiesa ha dato loro, dove operi attualmente e quali provvedimenti la chiesa abbia preso nei confronti del reo – grazie ai sopravvissuti, alla cronaca e alle varie fonti, siamo riusciti a censire in parte, sotto l’aspetto giudiziario canonico, l’operato della chiesa.

    Sotto il profilo del procedimento canonico registriamo dei 1.106 casi censiti dall’Associazione che risultano 76 processi avviati dalla giustizia canonica.

    Di questi, 17 si sono conclusi con una temporanea “sospensione a divinis”, in 7 casi invece i sacerdoti sono stati spostati restando impuniti in altra parrocchia, ne sono invece stati ridotti allo stato laicale o hanno presentato spontaneamente dimissioni 18 sacerdoti, in 5 casi il sacerdote si è suicidato mentre per i restanti 1.059 casi, non risulta avviato nessun procedimento a carico.

    Nessuno dei casi risulta essere mai stato segnalato dalla Chiesa all’Autorità Giudiziaria italiana che tuttavia, non ha obbiettato alla Chiesa neppure per la dichiarazione della CEI di omessa denuncia e mancata prevenzione, nella quale, per non lasciarsi mancare nulla, annuncia persino l’omissione di querela alle autorità italiane, dei casi a lei segnalati presso gli sportelli diocesani.

    Recentemente anche la Commissione Pontificia tutela minori si è espressa sull’operato delle Conferenze Episcopali nel mondo definendo quella italiana “maglia nera” in materia. (Link 2)

    CONCLUDE

    Doveroso premettere che i dati trattati sopra e riferiti unicamente al clero cattolico, nel caso dell’Italia siano proiettabili per l’intero paese.

    Il fatto che l’Associazione abbia reportato solo gli abusi del clero cattolico deriva da un’altra carenza, la totale assenza di dati nel paese, soprattutto da parte del Governo il cui Osservatorio nazionale del Ministero delle pari opportunità, oggi non è minimamente in grado di fornire.

    L’Associazione ha quindi utilizzato quelli nella propria disponibilità, certamente in grave difetto rispetto all’entità reale del fenomeno nel paese, di suo però già fin troppo significativi in questa sede.

    Nel ricordare a questo Comitato che in altri stati membri – parlando di chiesa – per meno di 100 casi sono state avviate commissioni indipendenti, inutile far notare che l’Italia, se pur decuplichi il dato a oggi si ostini, direi sistematicamente, nell’ignorare il problema.

    Come si evince chiaramente, il problema italiano al momento è in gran parte dovuto a una serie di vuoti legislativi di fondo, leggi “essenziali” dalle quali dipende il funzionamento di norme secondarie, in questo caso per la maggior parte riconducibili alla mancanza dell’obbligo della denuncia per tutti i cittadini.

    Vuoto di cui tuttavia non gode solo la chiesa e che si ripercuote inevitabilmente anche sulla popolazione civile colpendo in particolare le leggi NR. 172/2012 (convenzione di Lanzarote) e la NR. 69/2019 (riguardante il Codice rosso).

    Nel “Caso italiano” la chiesa si è solamente organizzata al suo interno per poter gestire autonomamente i reati commessi dai propri ministri e, in questo caso, si può dire che lo fa “nel pieno rispetto della legge”.

    Il fatto stesso che la Conferenza Episcopale Italiana abbia apertamente dichiarato che “non trasmetterà alle Autorità italiane i nominativi dei casi denunciati presso i propri sportelli” senza suscitare reazioni soprattutto da parte delle Istituzioni, è a nostro avviso sufficientemente esplicativo della gravità della situazione e di come al tempo stesso venga pubblicamente legittimata. Come se quanto accade fosse tutto “normale”.

    Situazione che si rispecchia e ripercuote come dicevo pocanzi anche nella società civile, in particolare nelle Associazioni di volontariato, per molti versi strutturalmente e in molte dinamiche simili alla chiesa che a differenza però, non coinvolgono solamente 31.000 unità come nel caso dei sacerdoti, ma ben 4,7 milioni di cittadini italiani che vi operano quotidianamente.

    C’è solo da sperare che la percentuale degli offender nel mondo laico non sia pari a quella del clero riportata in questo rapporto.

    Ad aggravare il tutto, il vuoto legislativo contenuto nel Certificato anti pedofilia di cui lamentavamo già nel precedente report e per il quale questo Comitato raccomandava di “ Modificare la legislazione che attua la Convenzione di Lanzarote in modo da garantire che non escluda il volontariato, compreso il personale religioso della Chiesa Cattolica, dai suoi strumenti di prevenzione e protezione.”

    (CRC/C/ITA/CO/5-6 punto 21 paragrafo h)

    Un certificato già lui stesso vittima della mancanza dell’obbligo della denuncia, che in questo caso finisce per convogliare inevitabilmente quei pochi offender che vi rientrano, dando loro indicazione su dove poter predare in alternativa. Appunto, nel volontariato.

    Un volontariato che come la chiesa al suo interno si tutela a danno di bambine e bambini.

    Non a caso in Italia non vi è inverosimilmente notizia di casi in questi ambienti. Quelli che emergono infatti sono addirittura meno di quelli registrati nel clero.

    Vuoto su una norma “essenziale” che anche qui lamentavamo già nel precedente report e per il quale questo Comitato raccomandava di “ Rendere obbligatorio per tutti, anche per il personale religioso della Chiesa Cattolica, la segnalazione di qualsiasi caso di presunta violenza su minori alle autorità competenti dello Stato Membro.”

    (CRC/C/ITA/CO/5-6 punto 21 paragrafo g)

    Invece ci ritroviamo con un clero non solo impunito e che lascia senza giustizia migliaia di cittadini, ma addirittura, con il tacito consenso delle Istituzioni del paese gestisce ed amministra la giustizia dei cittadini rimasti vittime dello stesso.

    In riferimento al CRC/C/ITA/CO/5-6 (paragrafo 21), rileviamo in sostanza che nulla di quanto raccomandato da questo Comitato sembra essere stato concretamente attuato o almeno preso in considerazione dallo Stato membro.

    Tra i gravi regressi dello Stato membro segnaliamo il ddl Valditara contro l’educazione sessuo-affettiva, in attesa di approvazione da parte del Governo proprio in questi giorni. (link 2– link 3)

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    L’Associazione esprime al Comitato la sua forte preoccupazione per la grave regressione venuta a crearsi in Italia rispetto all’ultima esamina dello Stato membro.

    Il nesso causale di tutto ciò va indubbiamente ricercato nell’inerzia sistematica delle Istituzioni italiane, partendo da quelli che dovrebbero essere gli Organi di Garanzia di infanzia e adolescenza che, come abbiamo visto nel caso del 2° Report dell’Associazione che li riguardava direttamente, hanno risposto solo in 4 su 20.

    Ricordiamo le precedenti istanze al Governo italiano già segnalate nel nostro precedente report;

    la diffida dell’Associazione (link x) del febbraio 2018;

    l’Interrogazione parlamentare (link xx) del novembre 2018;

    il nostro precedente Report a questo comitato CRC (link xx) del novembre 2018

    tutti inevasi o senza risposta da parte dell’Istituzione.

    Il fatto che dei 1106 casi censiti dall’Osservatorio della Rete L’ABUSO solamente 155 risultano arrivati a una condanna definitiva, è estremamente significativo del malfunzionamento del sistema legislativo.

    Come chiaramente emerso già nelle sedute del 23 e 24 febbraio 2019  di fronte a questo Comitato che, domandando alla Delegazione italiana, quali strumenti di prevenzione fossero presenti nel paese, ottenne in risposta invece quali fossero le pene e le aggravanti per coloro che commettono questi crimini.

    Ovvero, pene e aggravanti inflitte agli offender solo dopo aver commesso il reato.

    l’unico strumento attualmente è il certificato antipedofilia, purtroppo però pesantemente invalidato da quanto detto pocanzi.

    Situazioni che abbiamo reportato nell’aprile 2023 alla Procura Generale della Repubblica (link 3) che non ha mai risposto e tantomeno si è preoccupata di acquisire (in virtù della procedibilità d’ufficio) i nominativi dei più di 400 presunti offender all’epoca segnalati.

    Interpellato attraverso una petizione anche il Parlamento Europeo (Petizione integrale UE[337]_signed ) ottenendo in questo caso una risposta, purtroppo poco esaustiva che ad oggi non ha portato a nulla di fatto. (link 3)

    RACCOMANDA

    1. Estendere l’obbligo di denuncia – già esistente ma oggi limitato solo ai pubblici ufficiali – a tutti i cittadini. Di vitale importanza al fine della verifica preventiva oltre che all’efficacia di normative già in essere come il più volte citato “certificato anti pedofilia”. Questo inoltre supererebbe in gran parte l’onere oggi delegato unicamente ai vescovi che di fatto, appellandosi all’articolo 4 del Protocollo addizionale dei Patti Lateranensi, per facoltà ne omettono puntualmente la denuncia alla Autorità Giudiziaria italiana. Questo restando nel rispetto del concordato al quale nulla verrebbe tolto.
    1. Estendere il “certificato anti pedofilia”, senza esclusioni a tutto il personale che opera anche saltuariamente a contatto con i minori.
    1. Implementare già dalla scuola primaria corsi a tutti i livelli che nella modalità adeguata all’età, permettano di recepire uno stato di pericolo, sfuggirne e poter riferirlo agli adulti.
    1. Creare protocolli di collaborazione e segnalazione con le forze dell’ordine accessibili a tutte le realtà associative (ONG), centri di ascolto che lo richiedono, affinchè si crei un sistema capillare di monitoraggio sul territorio, coinvolgendole direttamente, dando l’oro facoltà di poter seguire e monitorare a garanzia, l’iter della segnalazione.
    1. Quantificare a livello globale l’entità del fenomeno sul territorio dello Stato membro, compresi i casi acquisiti attraverso gli sportelli diocesani e non, dalla chiesa cattolica.
    1. Creare una commissione d’inchiesta sui reati commessi dalla chiesa cattolica, rigorosamente indipendente che garantisca l’assenza di ingerenze da parte della Chiesa ma anche dello Stato italiano, per decenni inadempiente.
    2. Che lo Stato stesso si faccia carico di chi risulta essere vittima accertata di abusi, valutando in base alla gravità formule di sostegno come l’invalidità pensionistica (che oggi in Italia ancora non riconosce il disturbo post traumatico da stress) o formule similari di sostegno.
    1. Garantire l’efficienza della rete Garante per la tutela dell’infanzia e adolescenza, come la nuova figura (in Italia al momento solo 4 regioni su 20) del Garante per le vittime di reato.
    2. Garantire partendo dai centri di ascolto diocesani che fungono da accesso alla Giustizia e al Tribunale ecclesiastico (se pur questo non sia equiparabile alla “giustizia dell’uomo” ma tuttavia tribunale che agisce sul territorio dello stato coinvolgendone i suoi cittadini che in quella sede sono sottoposti ad una riesumazione del trauma) il rispetto della normativa privacy, l’audizione protetta introdotta dalla Convenzione di Lanzarote ( 172/2012) e qualunque strumento di tutela psicofisica per le vittime risulti necessario.

     

             Il Relatore

       Francesco Zanardi

     

           Apposta firma digitale

    Fine del report

  • 2° Report sugli Abusi sessuali nel clero

    2° Report sugli Abusi sessuali nel clero

    IL REPORT CHE SEGUE è STATO INVIATO IL GIORNO 8 A TUTTI I GARANTI PER L’INFANZIA E L’ADOLESCENZA E AI GARANTI (Oggi solo 4 in Italia) PER LA TUTELA DELLE VITTIME DI REATO  ( PDF 2° Report Rete L’ABUSO)


    l’Associazione Rete L’ABUSO, con la presente istanza volta nell’interesse superiore del minore, intende denunciare la situazione che censiamo sul territorio e al tempo stesso stimolare con l’iniziativa il Garante affinché “l’interesse superiore del minore”, oggi ancora meramente solo sulla carta in Italia, inizi a creare basi concrete e canali affinché possa avviarsi un processo di applicazione rispetto quelle che sono le leggi tra cui la LEGGE NR. 172/2012 e la NR. 69/2019.

    Come ben sapete, ad oggi, l’Italia è priva di strumenti concreti ed efficaci di prevenzione contro gli abusi sessuali a danno di minori e persone vulnerabili. Priva di strumenti di consapevolezza per gli adulti ma soprattutto per i minori, coloro che se informati su quali comportamenti deve o non deve avere un adulto nei loro confronti, sono il primo ed il più efficace campanello di allarme per genitori o adulti, affinché possano attivarsi. Consapevolezza spesso capace di fare sì che i minori allarmati sfuggano a certe situazioni, salvandosi e segnalandole agli adulti.

    Come potrete constatare nel Report che segue, è la stessa Delegazione italiana, Interrogata dal Comitato per i diritti dell’infanzia e dell’adolescenza delle Nazioni Unite nell’esamina dell’80° sessione, a sollevare suo malgrado la grave lacuna italiana, fornendo come risposta alla delegazione ONU che chiedeva quali strategie preventive avesse o prevedesse di attuare lo Stato Membro, non ebbe altra risposta che citare quali fossero invece le pene e le aggravanti per coloro che commettono questi crimini.

    Ovvero, pene e aggravanti inflitte agli offender solo dopo, aver commesso il reato.

    L’ONU ravvisò le gravi carenze, raccomandando al punto 21 del suo rapporto conclusivo quanto l’Italia avrebbe dovuto attuare. (CRC/c/ita/co/5-6)

    Quanto esposto in questa istanza in cui, l’Associazione denuncia indirizzando al Garante Regionale il non trascurabile dato emerso, relativo al solo clero cattolico, si fa sollecitamente notare che le cifre censite se pur in difetto sono elevatissime.

    Più del 3,5% nel solo clero, in Italia composto da 31.000 unità di cui 1.106 risulterebbero coinvolte.

    Dato ravvisato non solo dall’Associazione, ma confermato dalla stessa Conferenza Episcopale Italiana che per l’esattezza ne dichiara nello stesso arco temporale da noi censito, 1.049 contro i 1.106 censiti dall’esponente.

    Premesso che il clero, in quanto organizzazione, da anni ben consapevole, si è mossa per tutelarsi da un problema al suo interno endemico e ben noto al Vaticano, almeno dal 1962, quando lo regolamentò segretamente, nell’ormai tristemente nota direttiva “Crimen sollicitationis”.

    Detto ciò, nulla toglie alla gravità e al dover sollecitamente intervenire, stimolando attraverso gli occhi e gli orecchi del Garanti Regionali, un fermo e sollecito intervento del Garante Nazionale che coinvolga e responsabilizzi i cittadini e la politica sul problema, in un’Italia quindici anni in ritardo rispetto agli altri Stati Membri dell’Unione Europea, in molti casi giunti non solo a una quantificazione del fenomeno sul territorio, ma ad un risarcimento umano, un sostegno concreto e giustizia per i sopravvissuti, come sancito anche in Italia dalle Garanzie Costituzionali.

    Come ben sapete, la peculiarità italiana sono quei vuoti legislativi di base, che nell’applicazione diventano ostativi verso norme secondarie.

    Per fare un esempio, l’assenza dell’obbligo di denuncia per tutti i cittadini – che andrebbe a responsabilizzare, come deve essere, gli adulti nei doveri di tutela previsti dalla legge nei confronti dei minori – rende praticamente inefficaci strumenti preventivi europei importanti come il certificato anti pedofilia, rilasciato dal Tribunale, con la finalità di impedire a chi pregiudicato per questo tipo di crimini, di tornare a contatto con i minori.

    Ma se non c’è l’obbligo della denuncia, non vi è un accertamento preventivo da parte dell’Autorità Giudiziaria, di conseguenza una condanna, quindi nessuna iscrizione sul certificato.

    Lo stesso certificato anti pedofilia, trova dalla ratifica un altro grave problema.

    Infatti non è chiaro perché solo in Italia il legislatore abbia sollevato dall’esibizione la categoria da sempre più a rischio, il volontariato, categoria alla quale guarda caso appartiene anche il clero che, nell’assoluto rispetto della legge, reintegra a contatto con minori i sacerdoti già condannati o recidivi. Quasi come se fosse una cosa “normale”.

    L’ultimo caso rilevato in Italia è quello di don Ciro Panigara che come la stessa Diocesi dichiara, già dieci anni prima avrebbe abusato di cinque minori. Omessa la denuncia alle autorità italiane da parte della chiesa, è rimasto nell’ombra fino allo scorso dicembre quando è stato reintegrato, poco dopo ha reiterato come da manuale il crimine.

    In questo caso l’obbligo di denuncia prima, il certificato anti pedofilia dopo avrebbero evitato una tragedia palesemente annunciata che è indiscutibile, che di fatto però, ha creato nuove vittime.

    Basta provare a mettersi un solo secondo nella testa di un predatore pregiudicato che, a causa del certificato macchiato oggi non può più avere accesso alla maggior parte di luoghi frequentati da minori, viene da sé che questo andrà a predare dove il certificato non è richiesto.

    In associazioni sportive di volontariato, circoli e quant’altro sia disponibile compresa la chiesa, la parrocchia, dove è paradossalmente ancora più tutelato perché il timore della chiesa per lo scandalo gli dà certezza che se scoperto, non solo non verrà denunciato, ma verrà anche coperto, per scongiurare che la cosa trapeli e infanghi il buon nome della chiesa.

    Nell’assenza di efficaci strumenti preventivi quindi, l’inserimento dell’obbligo della denuncia per tutti i cittadini (già presente in Italia ma limitato ai soli pubblici ufficiali) e la revisione del certificato anti pedofilia, che come chiede all’Italia anche l’ONU, va corretto nella parte in cui si solleva il volontariato dall’esibizione, porterebbe già ad un buon livello preventivo rispetto l’attuale totale assenza.

    Francesco Zanardi

         Legale rappresentante – Rete L’ABUSO ODV/ETS


      

                   

    Rete L’ABUSO Human Right Connect

     

    • Introduzione e parametri di indagine
    • Dato censito dall’Osservatorio permanente
    • Dettaglio integrale delle schede regionali compreso l’indotto laico
    • Totale casi compreso l’indotto laico – Situazione penale
    • “Tolleranza ZERO”?
    • Conclusioni

    Francesco Zanardi

    Portavoce – Rete L’ABUSO


    “TOLLERANZA ZERO?”

    2° Report sui casi di violenza sessuale commessi in Italia dal clero e il suo indotto. 

    Arco temporale censito 2000 – 2025

    A cura dell’Osservatorio permanente della Rete L’ABUSO

    Il dato elaborato è del 1ottobre 2025

    Relatore – Francesco Zanardi

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    • Introduzione e parametri di indagine

    Il presente report è stato realizzato analizzando due distinte serie di dati che tratteremo separatamente.

    Nel primo caso quelli censiti direttamente dall’Osservatorio permanente della Rete L’ABUSO nei suoi quindici anni di attività, ottenuti attraverso i casi che abbiamo trattato direttamente; attraverso le vittime sopravvissute; grazie alla documentazione che abbiamo potuto reperire.

    Report che parte dall’anno 2000 in quanto tranne la documentazione in possesso della Chiesa, il dato reperibile pubblicamente è praticamente nullo.

    Nella prima esposizione parliamo di un dato circostanziato e dettagliato che tuttavia, stando a quelli restituiti dalle commissioni governative d’inchiesta effettuate nei vari paesi dell’Unione Europea, risulta in estremo difetto, soprattutto nel numero di vittime sopravvissute prodotte dagli casi censiti. Sottolineiamo che in paesi come Francia, Spagna e via dicendo, sono state avviate commissioni d’inchiesta per meno di un centinaio di episodi.

    Il “Caso italiano” invece, già nel 2019 contava più di 450 casi noti sul suolo italiano e non bastò da parte dell’Associazione una  diffida al Garante per i Diritti dell’infanzia e al Governo, non bastò la successiva interrogazione parlamentare dell’Onorevole Matteo Mantero – entrambe ancora senza risposta – Così ci trovammo costretti a rivolgersi agli Organi Sovrannazionali di Garanzia, nel caso il Comitato per i diritti dell’infanzia e dall’adolescenza delle Nazioni Unite che poco dopo, il 28 febbraio 2019 ravvisò la gravità della situazione dello Stato membro raccomandando all’Italia di;

    (CRC/c/ita/co/5-6) “ Sfruttamento e abuso sessuale

    1. Accoglie favorevolmente il piano nazionale per la prevenzione e la lotta contro gli abusi e lo sfruttamento sessuale dei bambini 2015-2017 e la rivitalizzazione dell’Osservatorio per contrastare la pedofilia e la pornografia infantile, il Comitato è preoccupato per i numerosi casi di bambini vittime di abusi sessuali da parte di personale religioso della Chiesa Cattolica nel territorio dello Stato Membro e per il basso numero di indagini criminali e azioni penali da parte della magistratura italiana. Con riferimento alle sue precedenti raccomandazioni (CRC / C / ITA / CO / 3-4, par. 75) e al commento generale n. 13 (2011) sul diritto del bambino alla libertà e contro tutte le forme di violenza nei suoi confronti e prendendo atto dell’Obiettivo 16.2 per lo Sviluppo Sostenibile, il Comitato raccomanda all’Italia di:

    (a) Adottare, con il coinvolgimento attivo dei bambini, un nuovo piano nazionale per prevenire e combattere l’abuso e lo sfruttamento sessuale dei bambini e assicurarne l’uniforme implementazione su tutto il suo territorio e a tutti i livelli di governo;

    (b) Istituire una commissione d’inchiesta indipendente e imparziale per esaminare tutti i casi di abuso sessuale di bambini da parte di personale religioso della Chiesa Cattolica;

    (c) Garantire l’indagine trasparente ed efficace di tutti i casi di violenza sessuale presumibilmente commessi da personale religioso della Chiesa Cattolica, il perseguimento dei presunti autori, l’adeguata punizione penale di coloro che sono stati giudicati colpevoli, e il risarcimento e la riabilitazione delle vittime minorenni, comprese coloro che sono diventate adulte;

    (d) Stabilire canali sensibili ai bambini, per i bambini e altri, per riferire sulle violenze subite;

    (e) Proteggere i bambini da ulteriori abusi, tra l’altro assicurando che alle persone condannate per abuso di minori sia impedito e dissuaso il contatto con i bambini, in particolare a livello professionale;

    (f) Intraprendere tutti gli sforzi nei confronti della Santa Sede per rimuovere gli ostacoli all’efficacia dei procedimenti penali contro il personale religioso della Chiesa Cattolica sospettato di violenza su minori, in particolare nei Patti Lateranensi rivisti nel 1985, per combattere l’impunità di tali atti;

    (g) Rendere obbligatorio per tutti, anche per il personale religioso della Chiesa Cattolica, la segnalazione di qualsiasi caso di presunta violenza su minori alle autorità competenti dello Stato Membro;

    (h) Modificare la legislazione che attua la Convenzione di Lanzarote in modo da garantire che non escluda il volontariato, compreso il personale religioso della Chiesa Cattolica, dai suoi strumenti di prevenzione e protezione.”

    In quella sede, alla domanda della Commissione su quali strategie preventive e di soccorso alle vittime avesse attuato o preveda l’Italia rispetto a quella che era l’accusa che Rete L’ABUSO avanzava all’Onu, la dott.ssa Concetta Potito (della Delegazione Italiana) faceva scena muta, riuscendo ad argomentare unicamente quali fossero le pene inflitte a chi abusa cioè, dopo, che il crimine è stato commesso!

    Ad oggi l’Italia non ha ancora attuato nessuna delle raccomandazioni oggetto delle preoccupazioni del Comitato per i Diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, per quanto ne sappiamo non rispose neppure alle Nazioni Unite, come chiesto in seduta ed entro 48 ore, il Prof. Jorge Cardona Llorenz (della Commissione per i diritti dell’infanzia ONU).

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    Parte prima – Dato censito dall’Osservatorio permanente della Rete L’ABUSO

    Oggi, 1 ottobre 2025, la situazione in Italia è la seguente;

    Si contano tra sacerdoti e indotto laico 1.250 casi di cui 1.106 risultano sacerdoti.

    Le vittime prodotte note risultano 4.625, di cui 4.395 per mano di sacerdoti, 9 per mano di suore, 91 per mano di catechisti, 76 dell’indotto laico, 54 di scout.

    Delle 4.625 vittime sopravvissute, 2.414 sono nella disponibilità dell’associazione, delle restanti 2.211 non è stato possibile acquisire nessun dato, tranne quello che le cataloga come sopravvissuti.

    L’incidenza percentuale dei soli sacerdoti casi è pari al 3,57%, 1.106 su un totale di 31.000 sacerdoti attualmente attivi in Italia. Il dato percentuale che rileviamo è molto alto per essere quello che si ravvisa “spontaneamente”. Percentuali del < 3% vengono in genere ravvisate a seguito di inchieste governative e non con un censimento o una raccolta di casi.

    Il sommerso della chiesa, ovvero i casi noti e mai denunciati all’Autorità giudiziaria italiana – spesso a causa dei termini prescrittivi maturati dalla vittima nell’attesa di un esito dai tribunali canonici – è di 839 casi su 1106 (dato sempre riferito ai soli sacerdoti).

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    • Esposizione del grafico riassuntivo generale, suddiviso per regioni e condizione penale.

     

    Come è evidente, la Lombardia è la Regione italiana con il più alto numero di casi censiti, ben 173 il cui sommerso è più della metà, 101 casi mai denunciati all’Autorità giudiziaria italiana.

    (Trovate tutte le schede regionali e i dettagli aggiornati QUI)


    • Dettaglio integrale delle schede regionali compreso l’indotto laico:

       L’Abruzzo registra un totale di 36 casi di cui; 4 nella provincia di Chieti; 12 in quella de L’Aquila; 10 in quella di Pescara; 10 in quella di Teramo.

    Le vittime sopravvissute prevalentemente minorenni sono un totale di 113 di cui 18 donne, 95 uomini. Di queste 4 sono adulti vulnerabili, 1 persone con disabilità, 108 di queste sono minorenni.

    Le categorie di casi; 36 sono sacerdoti.

    Per quanto riguarda la situazione penale, su 36 casi; 29 è il sommerso; 0 attualmente denunciati; 1 indagati dall’Autorità Giudiziaria italiana; 0 condannati in 1° grado; 0 condannato in 2° grado; 4 condannati in via definitiva; 1 prescritti; 0 reo confesso; 0 pregiudicato; 0 condannato in sede civile; 1 hanno patteggiato; 0 condannato in entrambe le sedi (civile e penale); 0 sono stati archiviati.

    Per quanto riguarda il processo parallelo in sede canonica risultano; 3 avviati; 1 mai avviati; dei restanti 32 non si hanno dati; 0 risultano condannati in sede canonica.


       La Basilicata registra un totale di 15 casi di cui; 8 nella provincia di Matera; 7 in quella di Potenza.

    Le vittime sopravvissute prevalentemente minorenni sono un totale di 120 di cui 16 donne, 104 uomini. Di queste 6 sono adulti vulnerabili, 1 persone con disabilità, 112 di queste sono minorenni.

    Le categorie di casi; 13 sono sacerdoti; 1 sono laici, 1 scout.

    Per quanto riguarda la situazione penale, su 15 casi; 13 è il sommerso; 0 attualmente denunciati; 0 indagati dall’Autorità Giudiziaria italiana; 0 condannati in 1° grado; 0 condannato in 2° grado; 1 condannati in via definitiva; 0 prescritti; 0 reo confesso; 0 pregiudicato; 0 condannato in sede civile; 0 hanno patteggiato; 0 condannato in entrambe le sedi (civile e penale); 0 sono stati archiviati.

    Per quanto riguarda il processo parallelo in sede canonica risultano; 3 avviati; 0 mai avviati; dei restanti 12 non si hanno dati; 1 risultano condannati in sede canonica.


       La Calabria registra un totale di 51 casi di cui; 10 nella provincia di Catanzaro; 11 in quella di Cosenza; 6 in quella di Crotone; 15 in quella di Reggio Calabria; 9 per quella di Vibo Valentia.

    Le vittime sopravvissute prevalentemente minorenni sono un totale di 156 di cui 28 donne, 128 uomini. Di queste 5 sono adulti vulnerabili, 1 suora, 1 persone con disabilità, 149 di queste sono minorenni.

    Le categorie di casi; 48 sono sacerdoti; 0 è suora, 2 sono catechisti, 1 sono laici, 0 scout.

    Per quanto riguarda la situazione penale, su 51 casi; 32 è il sommerso; 1 attualmente denunciati; 3 indagati dall’Autorità Giudiziaria italiana; 3 condannati in 1° grado; 1 condannato in 2° grado; 5 condannati in via definitiva; 0 prescritti; 0 reo confesso; 0 pregiudicato; 0 condannato in sede civile; 0 hanno patteggiato; 0 condannato in entrambe le sedi (civile e penale); 0 sono stati archiviati.

    Per quanto riguarda il processo parallelo in sede canonica risultano; 7 avviati; 4 mai avviati; dei restanti 40 non si hanno dati; 1 risultano condannati in sede canonica.


       La Campania registra un totale di 75 casi di cui; 7 nella provincia di Avellino; 9 in quella di Benevento; 32 in quella di Caserta; 26 in quella di Napoli; 10 per quella di Salerno.

    Le vittime sopravvissute prevalentemente minorenni sono un totale di 184 di cui 41 donne, 143 uomini. Di queste 16 sono adulti vulnerabili, 3 persone con disabilità, 56 di queste sono minorenni.

    Le categorie di casi; 73 sono sacerdoti; 1 è suora, 0 sono catechisti, 0 sono laici, 1 scout.

    Per quanto riguarda la situazione penale, su 75 casi; 39 è il sommerso; 5 attualmente denunciati; 5 indagati dall’Autorità Giudiziaria italiana; 3 condannati in 1° grado; 2 condannato in 2° grado; 12 condannati in via definitiva; 2 prescritti; 0 reo confesso; 1 pregiudicato; 2 condannato in sede civile; 1 hanno patteggiato; 0 condannato in entrambe le sedi (civile e penale); 2 sono stati archiviati.

    Per quanto riguarda il processo parallelo in sede canonica risultano; 10 avviati; 2 mai avviati; dei restanti 63 non si hanno dati; 2 risultano condannati in sede canonica.


       L’Emilia Romagna registra un totale di 75 casi di cui; 11 nella provincia di Bologna; 10 in quella di Ferrara; 10 in quella di Forlì; 6 in quella di Modena; 6 per quella di Parma; 12 per Piacenza; 7 per Ravenna; 6 per Reggio Emilia; 7 per Rimini.

    Le vittime sopravvissute prevalentemente minorenni sono un totale di 192 di cui 42 donne, 150 uomini. Di queste 7 sono adulti vulnerabili, 0 persone con disabilità, 185 di queste sono minorenni.

    Le categorie di casi; 71 sono sacerdoti; 0 è suora, 1 sono catechisti, 3 sono laici, 0 scout.

    Per quanto riguarda la situazione penale, su 75 casi; 53 è il sommerso; 4 attualmente denunciati; 1 indagati dall’Autorità Giudiziaria italiana; 1 condannati in 1° grado; 1 condannato in 2° grado; 10 condannati in via definitiva; 4 prescritti; 1 reo confesso; 0 pregiudicato; 0 condannato in sede civile; 0 hanno patteggiato; 0 condannato in entrambe le sedi (civile e penale); 0 sono stati archiviati.

    Per quanto riguarda il processo parallelo in sede canonica risultano; 2 avviati; 3 mai avviati; dei restanti 70 non si hanno dati; 0 risultano condannati in sede canonica.


       Il Friuli Venezia Giulia registra un totale di 31 casi di cui; 8 nella provincia di Gorizia; 8 in quella di Pordenone; 6 in quella di Trieste; 9 in quella di Udine.

    Le vittime sopravvissute prevalentemente minorenni sono un totale di 155 di cui 18 donne, 137 uomini. Di queste 6 sono adulti vulnerabili, 0 persone con disabilità, 149 di queste sono minorenni.

    Le categorie di casi; 31 sono sacerdoti; 0 è suora, 0 sono catechisti, 0 sono laici, 0 scout.

    Per quanto riguarda la situazione penale, su 31 casi; 29 è il sommerso; 0 attualmente denunciati; 0 indagati dall’Autorità Giudiziaria italiana; 0 condannati in 1° grado; 0 condannato in 2° grado; 0 condannati in via definitiva; 1 prescritti; 1 reo confesso; 0 pregiudicato; 0 condannato in sede civile; 0 hanno patteggiato; 0 condannato in entrambe le sedi (civile e penale); 0 sono stati archiviati.

    Per quanto riguarda il processo parallelo in sede canonica risultano; 2 avviati; 0 mai avviati; dei restanti 29 non si hanno dati; 0 risultano condannati in sede canonica.


       Il Lazio registra un totale di 80 casi di cui; 9 nella provincia di Frosinone; 13 in quella di Latina; 8 in quella di Rieti; 38 in quella di Roma; 12 per quella di Viterbo.

    Le vittime sopravvissute prevalentemente minorenni sono un totale di 238 di cui 29 donne, 209 uomini. Di queste 9 sono adulti vulnerabili, 4 sono suore; 1 persone con disabilità, 224 di queste sono minorenni.

    Le categorie di casi; 66 sono sacerdoti; 0 è suora, 2 sono catechisti, 10 sono laici, 2 scout.

    Per quanto riguarda la situazione penale, su 80 casi; 46 è il sommerso; 4 attualmente denunciati; 3 indagati dall’Autorità Giudiziaria italiana; 5 condannati in 1° grado; 0 condannato in 2° grado; 13 condannati in via definitiva; 3 prescritti; 0 reo confesso; 2 pregiudicato; 1 condannato in sede civile; 2 hanno patteggiato; 0 condannato in entrambe le sedi (civile e penale); 1 sono stati archiviati.

    Per quanto riguarda il processo parallelo in sede canonica risultano; 7 avviati; 9 mai avviati; dei restanti 64 non si hanno dati; 0 risultano condannati in sede canonica.


       La Liguria registra un totale di 69 casi di cui; 15 nella provincia di Genova; 24 in quella di Imperia; 10 in quella di La Spezia; 20 in quella di Savona.

    Le vittime sopravvissute prevalentemente minorenni sono un totale di 209 di cui 25 donne, 184 uomini. Di queste 9 sono adulti vulnerabili, 0 persone con disabilità, 200 di queste sono minorenni.

    Le categorie di casi; 59 sono sacerdoti; 0 è suora, 0 sono catechisti, 8 sono laici, 2 scout.

    Per quanto riguarda la situazione penale, su 69 casi; 50 è il sommerso; 3 attualmente denunciati; 2 indagati dall’Autorità Giudiziaria italiana; 1 condannati in 1° grado; 0 condannato in 2° grado; 5 condannati in via definitiva; 3 prescritti; 0 reo confesso; 1 pregiudicato; 1 condannato in sede civile; 3 hanno patteggiato; 0 condannato in entrambe le sedi (civile e penale); 0 sono stati archiviati.

    Per quanto riguarda il processo parallelo in sede canonica risultano; 6 avviati; 5 mai avviati; dei restanti 58 non si hanno dati; 0 risultano condannati in sede canonica.


       La Lombardia registra un totale di 174 casi di cui; 23 nella provincia di Bergamo; 16 in quella di Brescia; 12 in quella di Como; 9 in quella di Cremona; 10 per quella di Lecco; 5 per Lodi; 8 per Mantova; 48 per Milano; 9 per Monza; 9 per Pavia; 8 per Sondrio; 17 per quella di Varese.

    Le vittime sopravvissute prevalentemente minorenni sono un totale di 562 di cui 43 donne, 519 uomini. Di queste 13 sono adulti vulnerabili, 2 persone con disabilità, 547 di queste sono minorenni.

    Le categorie di casi; 148 sono sacerdoti; 1 è suora, 14 sono catechisti, 10 sono laici, 1 scout.

    Per quanto riguarda la situazione penale, su 174 casi; 101 è il sommerso; 4 attualmente denunciati; 14 indagati dall’Autorità Giudiziaria italiana; 6 condannati in 1° grado; 1 condannato in 2° grado; 28 condannati in via definitiva; 9 prescritti; 1 reo confesso; 1 pregiudicato; 1 condannato in sede civile; 3 hanno patteggiato; 1 condannato in entrambe le sedi (civile e penale); 3 sono stati archiviati.

    Per quanto riguarda il processo parallelo in sede canonica risultano; 10 avviati; 9 mai avviati; dei restanti 155 non si hanno dati; 1 risultano condannati in sede canonica.


       Le Marche registra un totale di 37 casi di cui; 6 nella provincia di Ancona; 6 in quella di Ascoli Piceno; 5 in quella di Fermo; 7 in quella di Macerata; 13 per quella di Pesaro.

    Le vittime sopravvissute prevalentemente minorenni sono un totale di 163 di cui 18 donne, 145 uomini. Di queste 5 sono adulti vulnerabili, 0 persone con disabilità, 158 di queste sono minorenni.

    Le categorie di casi; 30 sono sacerdoti; 0 è suora, 5 sono catechisti, 2 sono laici, 0 scout.

    Per quanto riguarda la situazione penale, su 37 casi; 30 è il sommerso; 1 attualmente denunciati; 1 indagati dall’Autorità Giudiziaria italiana; 0 condannati in 1° grado; 0 condannato in 2° grado; 3 condannati in via definitiva; 0 prescritti; 0 reo confesso; 0 pregiudicato; 0 condannato in sede civile; 2 hanno patteggiato; 0 condannato in entrambe le sedi (civile e penale); 0 sono stati archiviati.

    Per quanto riguarda il processo parallelo in sede canonica risultano; 1 avviati; 1 mai avviati; dei restanti 35 non si hanno dati; 0 risultano condannati in sede canonica.


       Il Molise registra un totale di 16 casi di cui; 8 nella provincia di Campobasso; 8 in quella di Isernia.

    Le vittime sopravvissute prevalentemente minorenni sono un totale di 146 di cui 7 donne, 139 uomini. Di queste 11 sono adulti vulnerabili, 0 persone con disabilità, 135 di queste sono minorenni.

    Le categorie di casi; 14 sono sacerdoti; 0 è suora, 2 sono catechisti, 0 sono laici, 0 scout.

    Per quanto riguarda la situazione penale, su 16 casi; 13 è il sommerso; 1 attualmente denunciati; 1 indagati dall’Autorità Giudiziaria italiana; 0 condannati in 1° grado; 0 condannato in 2° grado; 1 condannati in via definitiva; 0 prescritti; 0 reo confesso; 0 pregiudicato; 0 condannato in sede civile; 0 hanno patteggiato; 0 condannato in entrambe le sedi (civile e penale); 0 sono stati archiviati.

    Per quanto riguarda il processo parallelo in sede canonica risultano; 2 avviati; 1 mai avviati; dei restanti 13 non si hanno dati; 0 risultano condannati in sede canonica.


       Il Piemonte registra un totale di 103 casi di cui; 10 nella provincia di Alessandria; 6 in quella di Asti; 8 in quella di Biella; 22 in quella di Cuneo; 12 per quella di Novara; 31 per Torino; 6 per Verbano; 8 per Vercelli.

    Le vittime sopravvissute prevalentemente minorenni sono un totale di 387 di cui 39 donne, 348 uomini. Di queste 10 sono adulti vulnerabili, 1 persone con disabilità, 376 di queste sono minorenni.

    Le categorie di casi; 88 sono sacerdoti; 0 è suora, 4 sono catechisti, 10 sono laici, 1 scout.

    Per quanto riguarda la situazione penale, su 103 casi; 71 è il sommerso; 1 attualmente denunciati; 4 indagati dall’Autorità Giudiziaria italiana; 2 condannati in 1° grado; 1 condannato in 2° grado; 18 condannati in via definitiva; 3 prescritti; 2 reo confesso; 0 pregiudicato; 0 condannato in sede civile; 1 hanno patteggiato; 0 condannato in entrambe le sedi (civile e penale); 0 sono stati archiviati.

    Per quanto riguarda il processo parallelo in sede canonica risultano; 5 avviati; 3 mai avviati; dei restanti 95 non si hanno dati; 0 risultano condannati in sede canonica.


       La Puglia registra un totale di 70 casi di cui; 11 nella provincia di Bari; 5 in quella di Barletta; 12 in quella di Brindisi; 9 in quella di Foggia; 26 per quella di Lecce; 7 per Taranto.

    Le vittime sopravvissute prevalentemente minorenni sono un totale di 261 di cui 21 donne, 240 uomini. Di queste 10 sono adulti vulnerabili, 0 persone con disabilità, 251 di queste sono minorenni.

    Le categorie di casi; 62 sono sacerdoti; 0 è suora, 1 sono catechisti, 7 sono laici, 0 scout.

    Per quanto riguarda la situazione penale, su 70 casi; 48 è il sommerso; 2 attualmente denunciati; 1 indagati dall’Autorità Giudiziaria italiana; 1 condannati in 1° grado; 0 condannato in 2° grado; 11 condannati in via definitiva; 4 prescritti; 0 reo confesso; 2 pregiudicato; 0 condannato in sede civile; 0 hanno patteggiato; 0 condannato in entrambe le sedi (civile e penale); 1 sono stati archiviati.

    Per quanto riguarda il processo parallelo in sede canonica risultano; 2 avviati; 2 mai avviati; dei restanti 66 non si hanno dati; 0 risultano condannati in sede canonica.


       La Sardegna registra un totale di 37 casi di cui; 11 nella provincia di Cagliari; 7 in quella di Nuoro; 8 in quella di Oristano; 11 in quella di Sassari; 0 per quella di Sud Sardegna.

    Le vittime sopravvissute prevalentemente minorenni sono un totale di 196 di cui 16 donne, 180 uomini. Di queste 9 sono adulti vulnerabili, 0 persone con disabilità, 171 di queste sono minorenni.

    Le categorie di casi; 33 sono sacerdoti; 0 è suora, 4 sono catechisti, 0 sono laici, 0 scout.

    Per quanto riguarda la situazione penale, su 37 casi; 30 è il sommerso; 1 attualmente denunciati; 0 indagati dall’Autorità Giudiziaria italiana; 0 condannati in 1° grado; 0 condannato in 2° grado; 5 condannati in via definitiva; 1 prescritti; 0 reo confesso; 0 pregiudicato; 0 condannato in sede civile; 0 hanno patteggiato; 0 condannato in entrambe le sedi (civile e penale); 0 sono stati archiviati.

    Per quanto riguarda il processo parallelo in sede canonica risultano; 1 avviati; 1 mai avviati; dei restanti 35 non si hanno dati; 0 risultano condannati in sede canonica.


       La Sicilia registra un totale di 103 casi di cui; 10 nella provincia di Agrigento; 9 in quella di Caltanissetta; 14 in quella di Catania; 7 in quella di Enna; 16 per quella di Messina; 20 per Palermo; 6 per Ragusa; 10 per Siracusa; 11 per Trapani.

    Le vittime sopravvissute prevalentemente minorenni sono un totale di 270 di cui 28 donne, 242 uomini. Di queste 12 sono adulti vulnerabili, 1 persone con disabilità, 256 di queste sono minorenni.

    Le categorie di casi; 82 sono sacerdoti; 0 è suora, 4 sono catechisti, 16 sono laici, 1 scout.

    Per quanto riguarda la situazione penale, su 103 casi; 63 è il sommerso; 3 attualmente denunciati; 8 indagati dall’Autorità Giudiziaria italiana; 2 condannati in 1° grado; 5 condannato in 2° grado; 17 condannati in via definitiva; 1 prescritti; 1 reo confesso; 0 pregiudicato; 0 condannato in sede civile; 3 hanno patteggiato; 0 condannato in entrambe le sedi (civile e penale); 0 sono stati archiviati.

    Per quanto riguarda il processo parallelo in sede canonica risultano; 4 avviati; 4 mai avviati; dei restanti 95 non si hanno dati; 0 risultano condannati in sede canonica.


       La Toscana registra un totale di 81 casi di cui; 6 nella provincia di Arezzo; 19 in quella di Firenze; 6 in quella di Grosseto; 6 in quella di Livorno; 9 per quella di Lucca; 6 per Massa; 9 per Pisa; 8 per Pistoia; 8 per Prato; 4 per Siena.

    Le vittime sopravvissute prevalentemente minorenni sono un totale di 292 di cui 31 donne, 261 uomini. Di queste 10 sono adulti vulnerabili, 0 persone con disabilità, 282 di queste sono minorenni.

    Le categorie di casi; 75 sono sacerdoti; 0 è suora, 1 sono catechisti, 5 sono laici, 0 scout.

    Per quanto riguarda la situazione penale, su 81 casi; 57 è il sommerso; 3 attualmente denunciati; 3 indagati dall’Autorità Giudiziaria italiana; 1 condannati in 1° grado; 0 condannato in 2° grado; 8 condannati in via definitiva; 8 prescritti; 0 reo confesso; 0 pregiudicato; 0 condannato in sede civile; 1 hanno patteggiato; 0 condannato in entrambe le sedi (civile e penale); 0 sono stati archiviati.

    Per quanto riguarda il processo parallelo in sede canonica risultano; 4 avviati; 4 mai avviati; dei restanti 73 non si hanno dati; 0 risultano condannati in sede canonica.


       La Trentino Alto Adige registra un totale di 80 casi di cui; 71 nella provincia di Bolzano; 9 in quella di Trento.

    Le vittime sopravvissute prevalentemente minorenni sono un totale di 139 di cui 58 donne, 81 uomini. Di queste 2 sono adulti vulnerabili, 0 persone con disabilità, 0 di queste sono minorenni.

    Le categorie di casi; 68 sono sacerdoti; 0 è suora, 12 sono catechisti, 0 sono laici, 0 scout.

    Per quanto riguarda la situazione penale, su 80 casi; 72 è il sommerso; 1 attualmente denunciati; 1 indagati dall’Autorità Giudiziaria italiana; 0 condannati in 1° grado; 0 condannato in 2° grado; 2 condannati in via definitiva; 3 prescritti; 0 reo confesso; 0 pregiudicato; 1 condannato in sede civile; 0 hanno patteggiato; 0 condannato in entrambe le sedi (civile e penale); 0 sono stati archiviati.

    Per quanto riguarda il processo parallelo in sede canonica risultano; 1 avviati; 0 mai avviati; dei restanti 79 non si hanno dati; 0 risultano condannati in sede canonica.


       L’Umbria registra un totale di 19 casi di cui; 14 nella provincia di Perugia; 5 in quella di Terni.

    Le vittime sopravvissute prevalentemente minorenni sono un totale di 236 di cui 11 donne, 225 uomini. Di queste 9 sono adulti vulnerabili, 0 persone con disabilità, 227 di queste sono minorenni.

    Le categorie di casi; 17 sono sacerdoti; 0 è suora, 2 sono catechisti, 0 sono laici, 0 scout.

    Per quanto riguarda la situazione penale, su 19 casi; 11 è il sommerso; 0 attualmente denunciati; 1 indagati dall’Autorità Giudiziaria italiana; 0 condannati in 1° grado; 0 condannato in 2° grado; 5 condannati in via definitiva; 0 prescritti; 0 reo confesso; 1 pregiudicato; 0 condannato in sede civile; 1 hanno patteggiato; 0 condannato in entrambe le sedi (civile e penale); 0 sono stati archiviati.

    Per quanto riguarda il processo parallelo in sede canonica risultano; 1 avviati; 1 mai avviati; dei restanti 17 non si hanno dati; 0 risultano condannati in sede canonica.


       La Valle d’Aosta registra un totale di 4 casi di cui; 4 nella provincia di Aosta.

    Le vittime sopravvissute prevalentemente minorenni sono un totale di 24 di cui 5 donne, 19 uomini. Di queste 1 sono adulti vulnerabili, 0 persone con disabilità, 23 di queste sono minorenni.

    Le categorie di casi; 148 sono sacerdoti; 1 è suora, 14 sono catechisti, 10 sono laici, 1 scout.

    Per quanto riguarda la situazione penale, su 4 casi; 4 è il sommerso; 0 attualmente denunciati; 0 indagati dall’Autorità Giudiziaria italiana; 0 condannati in 1° grado; 0 condannato in 2° grado; 0 condannati in via definitiva; 0 prescritti; 0 reo confesso; 0 pregiudicato; 0 condannato in sede civile; 0 hanno patteggiato; 0 condannato in entrambe le sedi (civile e penale); 0 sono stati archiviati.

    Per quanto riguarda il processo parallelo in sede canonica risultano; 0 avviati; 0 mai avviati; dei restanti 4 non si hanno dati; 0 risultano condannati in sede canonica.


       Il Veneto registra un totale di 88 casi di cui; 5 nella provincia di Belluno; 16 in quella di Padova; 7 in quella di Rovigo; 11 in quella di Treviso; 9 per quella di Venezia; 32 per Verona; 8 per Vicenza.

    Le vittime sopravvissute prevalentemente minorenni sono un totale di 572 di cui 34 donne, 538 uomini. Di queste 2 sono adulti vulnerabili, 0 persone con disabilità, 570 di queste sono minorenni.

    Le categorie di casi; 84 sono sacerdoti; 0 è suora, 0 sono catechisti, 2 sono laici, 2 scout.

    Per quanto riguarda la situazione penale, su 88 casi; 46 è il sommerso; 14 attualmente denunciati; 1 indagati dall’Autorità Giudiziaria italiana; 2 condannati in 1° grado; 2 condannato in 2° grado; 7 condannati in via definitiva; 12 prescritti; 0 reo confesso; 1 pregiudicato; 0 condannato in sede civile; 2 hanno patteggiato; 0 condannato in entrambe le sedi (civile e penale); 1 sono stati archiviati.

    Per quanto riguarda il processo parallelo in sede canonica risultano; 1 avviati; 12 mai avviati; dei restanti 75 non si hanno dati; 0 risultano condannati in sede canonica.


       Città del Vaticano registra un totale di 4 casi di cui; 4 nello Stato del Vaticano

    Le vittime sopravvissute prevalentemente minorenni sono un totale di 10 di cui 1 donne, 9 uomini. Di queste 0 sono adulti vulnerabili, 0 persone con disabilità, 10 di queste sono minorenni.

    Le categorie di casi; 4 sono sacerdoti; 0 è suora, 0 sono catechisti, 0 sono laici, 0 scout.

    Per quanto riguarda la situazione penale, su 4 casi; 2 è il sommerso; 0 attualmente denunciati; 0 indagati dall’Autorità Giudiziaria italiana; 0 condannati in 1° grado; 1 condannato in 2° grado; 1 condannati in via definitiva; 0 prescritti; 0 reo confesso; 0 pregiudicato; 0 condannato in sede civile; 0 hanno patteggiato; 0 condannato in entrambe le sedi (civile e penale); 0 sono stati archiviati.

    Per quanto riguarda il processo parallelo in sede canonica risultano; 2 avviati; 0 mai avviati; dei restanti 2 non si hanno dati; 1 risultano condannati in sede canonica.

    (Trovate tutte le regioni e le province e l’elenco dei casi noti QUI)


     

    • Totale casi in Italia compreso l’indotto laico, suddivisi per situazione penale.

    Come detto in precedenza, il sommerso (ovvero i casi noti ma omessi alla Magistratura) attualmente è di 839, quelli reo confessi 6, quelli caduti in prescrizione 61, hanno patteggiato in 20, mentre 8 sono stati archiviati (quasi tutti per insufficienza di prova o testimonianza), risultano pregiudicati / recidivi 9, i casi denunciati risultano 46 (n.b. alcuni di questi sono datati nel tempo, noti per la denuncia di cui non si è più avuta notizia relativa all’avanzamento del procedimento), risultano indagati in 51 (n.b. alcuni di questi sono datati nel tempo, noti per la denuncia di cui non si è più avuta notizia relativa all’avanzamento del procedimento), condannati in 1° grado 27, in secondo grado 14, in via definitiva 155 (su 1250), condannati in sede civile 6, condannati in sede canonica 6.

    Per un totale di 1.250 casi.

    (Trovate il dato ulteriormente suddiviso per Regioni QUI)


    I sopracitati 1.250 casi avrebbero prodotto un totale (parliamo solo di quello noto) di 4.623 sopravvissuti di cui; da sacerdoti 4.395, da suore 9, da scout 54, da catechisti 91, da laici 74.

    Tra i 4.623 sopravvissuti contiamo 515 donne e 4.108 uomini di cui; 5 sono suore, 11 persone con disabilità mentre 156 sono adulti vulnerabili.

    Risultano di età inferiore ai 18 anni 4.451 sopravvissuti.

    (Trovate il dato ulteriormente suddiviso per Regioni QUI)

    -o-O-o-

     

    Seconda parte – Dato dichiarato dalla Conferenza Episcopale Italiana, cronologicamente coincidente al nostro, a partire dall’anno 2000.

    • Il 25/5/2010 Monsignor Mariano Crociata (Segretario Generale della Conferenza Episcopale) dichiarò 100 processi canonici avviati in dieci anni. Ignoto il numero di sopravvissuti prodotti.
    • Il 28/5/2022 è il neo eletto Presidente della Conferenza Episcopale Italiana, il Cardinale Matteo Maria Zuppi, ad annunciare e rivelare in una conferenza stampa, l’avvio di una commissione d’inchiesta della Chiesa che analizzerà un arco temporale che va dal 2000 al 2022. In quella occasione dichiarerà 613 casi dal 2010, già in mano alla Congregazione per la Dottrina della Fede (oggi Dicastero). Ignoto il numero di sopravvissuti prodotti.
    • Il 17/11/2022, in attesa della Commissione annunciata dal Presidente Zuppi, la Conferenza Episcopale rilascerà il 1° report CEI che censirà nei due anni precedenti, un totale di 68 casi e un prodotto di 89 sopravvissuti di cui; 73 minorenni e 16 adulti vulnerabili. Di questi 37 sono donne e 52 uomini.
    • Il 16/11/2023 verrà reso noto il 2° Report CEI riferito all’anno 2022 che conterà 32 casi e un prodotto di 54 sopravvissuti di cui, 25 sono minorenni, 29 adulti vulnerabili. Le donne sono 44 e gli uomini 10.
    • Il 20/1/2025 la Diocesi di Bozano rilascia un secondo report riguardante la sola Diocesi che conterà questa volta altri 67 casi con un prodotto di 75 sopravvissuti. Di questi 51 minorenni, 24 adulti vulnerabili di cui 51 sono le donne e 24 gli uomini.
    • Il 28/5/2025 verrà reso noto il 3° report CEI che raccoglierà i dati del 2023 e del 2024 provenienti questa volta, dagli sportelli diocesani. I casi sono 69 con un prodotto di 115 sopravvissuti. Di questi sono 35 i minorenni, 51 sono donne e 64 uomini.

    (Trovate il dato completo e tutti i dettagli QUI )


                 Un totale di 1.049 casi dichiarati dalla CEI, conto i 1.106 censiti dall’Osservatorio della Rete L’ABUSO, un disavanzo di soli 56 casi, verosimile tenendo conto che come dichiarato dalla stessa CEI, dal 2022 hanno tenuto conto solo dei casi denunciati agli Sportelli diocesani, escludendo quelli denunciati all’Autorità Giudiziaria italiana e alle Associazioni.

    La CEI inoltre sottolinea, che NON passerà i nominativi dei casi denunciati agli sportelli, all’Autorità Giudiziaria italiana. Questo malgrado gli ancora odierni autoacclamati appelli di trasparenza; l’apertura degli archivi voluta da Papa Francesco; la così detta “facoltà morale” della chiesa a denunciare.

               Nel dato CEI risulta assente il numero delle vittime prodotte dal 2000 fino al primo report del 2022, che in questo caso abbiamo stabilito con il massimo ribasso, una ogni caso per un totale di 1.146 sopravvissuti. Dato che comprende anche i sopravvissuti dichiarati nei tre report della CEI e quello dichiarato dalla sola diocesi di Bolzano.

            Ma questa non è l’unica carenza nei dati che dichiara CEI

    Nei tre report infatti non è circostanziato il nome dell’offender o presunto tale, la diocesi dove i crimini sarebbero stati commessi, dove la chiesa lo abbia reintegrato, se sia stato ridotto allo stato laicale o invece riabilitato, nel caso, quali le cure per poter garantire che la sua reintegrazione non vada incontro alla recidività.

    Per i sopravvissuti invece, non è noto il sostegno ricevuto, quale assistenza medica o psicologica sia stata loro offerta, se siano state indennizzate come hanno fatto le altre conferenze episcopale e via dicendo.

    Nella fumosità del dato CEI è impossibile reperire persino da quali Sportelli diocesani provengano i dati esposti nei tre report. Dati che negli anni sono andati tuttavia pari passo con quelli pubblicamente esposti o dichiarati dall’Associazione e di ciò, onestamente, non sappiamo se compiacerci per quanto siamo stati attenti, o farci sorgere qualche ragionevole dubbio sull’analogia.

    Completamente scomparsi i 613 casi che l’annunciata Commissione della CEI (mai realizzata e di cui non si ha più notizia) avrebbe dovuto analizzare unitamente a quelli raccolti dagli sportelli diocesani.

    -o-O-o-

     

              La “Tolleranza ZERO”

    Tornando ai dati censiti dall’Osservatorio della Rete L’ABUSO, l’ultima analisi che potremmo dire provenga “direttamente dalla bocca degli stessi sopravvissuti”, riguardante gli effettivi progressi in materia di prevenzione e sostegno ottenuti in più di un decennio di “Tolleranza ZERO”. Quale è l’apprezzamento da parte dei sopravvissuti su quanto CEI ha realizzato oltre gli sportelli diocesani, il sostegno che hanno ricevuto, l’effettiva applicazione di tutte quelle norme vaticane a detta della CEI e dei media “risolutive”, introdotte nel pontificato di Francesco.

    In Italia le Diocesi sono 226, di queste 130 hanno attivato al loro interno quanto prevede “La via italiana”, avviata dal Cardinale Matteo Maria Zuppi, Presidente della Conferenza Episcopale Italiana CEI. Per esattezza parliamo in realtà di 103 sportelli per 130 diocesi, il 58%.

    Dei 1.049 casi, comprendenti oltre il pregresso anche il dato dei 3 report CEI, non un solo caso risulta esser stato denunciato dall’Autorità Ecclesiastica, all’Autorità Giudiziaria italiana.

    Dei casi trattati, soli 76 registrano l’avvio di un processo presso il Tribunale canonico, per 59 invece non c’è stato alcun processo in sede canonica, mentre per gli altri 971 non ci sono notizie.

    (Trovate il dato completo e tutti i dettagli QUI )


    Dei 1.106 casi censiti dall’Associazione di cui risultano 76 processi avviati dalla giustizia canonica, 17 si sono conclusi con una temporanea sospensione, in 7 casi invece i sacerdoti sono stati spostati impuniti in altra parrocchia, ne sono invece stati ridotti allo stato laicale o hanno presentato spontanee dimissioni 18 sacerdoti, in 5 casi il sacerdote si è suicidato mentre per i restanti 1.056 casi non risulta avviato nessun procedimento a carico.

    Risultano anche 44, tra vescovi e cardinali sul solo suolo italiano, che negli anni in analisi, stando prima alla “facoltà morale”, poi al Motu proprio Vos estis lux mundi, a risultare di aver dichiarato o aver omesso ai propri doveri canonici e morali.

    (Trovate il dato completo e tutti i dettagli QUI )


    Sul versante delle 4.621 vittime sopravvissute di cui 2.414 sono nella disponibilità dell’associazione, da quanto noto, 2 hanno ottenuto giustizia canonica, soltanto 1 è stato risarcito spontaneamente dalla chiesa, mentre in tutti i restanti casi, quando c’è stato un indennizzo, questo è arrivato dalla Giustizia italiana.

    Nessuna avrebbe ricevuto alcun sostegno medico o psicologico adeguato mentre, in 15 casi la chiesa avrebbe stipulato con la vittima, accordi con il vincolo della riservatezza, obbligandola al silenzio. Si tratta di 25.000€ elargiti come “aiuto alla vittima”, omettendo dall’accordo il motivo reale, in tutti i casi vincolando la stessa vittima a non poter rendere pubblico l’accordo, l’abusatore o rivalersi per quanto da lui subito.

    Per i rimanenti sopravvissuti nulla.

    Contrariamente alle vittime, sul solo suolo italiano risultano ben 22 strutture terapeutiche per i sacerdoti.

    Nessuna di queste è destinata ai loro sopravvissuti.

    (Trovate il dato completo e tutti i dettagli QUI )


    • Conclusioni

    Nell’ottica della chiesa, la campagna di “Tolleranza ZERO” è stata proposta come preventiva per il futuro, riparativa per chi oramai sopravvissuto, di rassicurante trasparenza verso i fedeli, protettiva nella Giustizia Canonica e nella collaborazione con la Giustizia italiana.

    A rafforzare ulteriormente il tutto, “La via italiana” della CEI con l’apertura dei così detti “sportelli diocesani per le vittime”, l’annuncio di una Commissione d’inchiesta comprendente 613 casi nelle mani della CDF.

    A contornare tutto l’umiltà di queste parole;

    “Ci prenderemo le botte che dobbiamo prenderci e anche le nostre responsabilità”

                    (Card. Matteo Maria Zuppi – 28 maggio 2022)


                Ma alla fine le botte, chi le ha prese? E le responsabilità, chi se le è assunte?

    Guardando le cifre, 1.106 casi da noi censiti, risultano processati in sede canonica soltanto 76 casi di cui; 17 sanzionati con una temporanea sospensione; 7 di questi invece sono stati trasferiti ad altra parrocchia quasi sempre all’insaputa dei fedeli che nei pochi casi emersi si sono opposti, come accaduto recentemente per don Giorgio Carli della Diocesi di Bolzano.

    In 18 casi si è giunti alla riduzione allo stato laicale, senza però denunciare all’Autorità Giudiziaria italiana, riducendo tecnicamente il tutto ad un offender che prima era prete, a un offender ora laico, impunito e libero di poter continuare a predare, all’insaputa di tutti.

    In 5 casi il sacerdote si è suicidato, per i restanti 1.056 casi non è noto alcun provvedimento a loro carico.

    Dal lato dei sopravvissuti il Grande BLUFF, che li rende per la seconda volta vittime, questa volta però della chiesa che le ha usate ancora una volta per mera propaganda, facendo credere alla società di essersi attivata in loro soccorso, attraverso leggi della chiesa che le avrebbero risarcite quanto meno sotto l’aspetto umano e morale, sportelli proprio per le vittime, che sorge il dubbio essere più utili alla chiesa che in quella sede acquisisce informazioni che come abbiamo visto poi gestisce internamente, per tutelare se stessa e non per fare prevenzione o dare sostegno concreto ai sopravvissuti.

    Molti di questi infatti, delusi arrivano in ultima istanza a chiedere aiuto all’Associazione.

             

              …E anche qui i numeri purtroppo confermano.

    Infatti, delle 2.414 che sono nella disponibilità dell’Associazione, risulta che solo 2 hanno ottenuto giustizia canonica e solamente 1 è stata risarcita. Un caso che risale a ben 20 anni fa, è quello di Marco Marchese (Diocesi Agrigento) che si è concluso proprio con un accordo tra le parti con il vincolo della riservatezza. A tal proposito si registrano 15 casi di Accordi tra le parti con il vincolo della riservatezza.

                Tuttavia, stando all’iniziale preoccupazione del Cardinale Zuppi direi che “grazie a Dio” la CEI non si è fatta un solo graffio rispetto alle botte previste.


                Doverosa anche un’ultima riflessione sull’efficacia della Giustizia Italiana.

    Anch’essa, se pur molto più efficiente di quella canonica, vede sole 155 condanne definitive su 1.106 casi noti. Questo non per colpa della Magistratura che di fatto ha il limite di applicare le leggi e qui, abbiamo una serie di vuoti legislativi che rendono estremamente difficoltosa la giustizia stessa; la prevenzione e la stessa segnalazione preventiva “nell’interesse superiore del minore”, praticamente inesistente; la possibilità per lo stesso sopravvissuto di denunciare entro i limiti della prescrizione, dal 2012 modificati da 10 anni ai 20 anni attuali, tuttavia ancora insufficienti in quanto statisticamente, la media degli anni necessari ad una vittima per maturare il trauma, esternarlo e riuscire a denuncialo, è di 25 – 30 anni.

                                           Fine del REPORT

                            Osservatorio permanente – Rete L’ABUSO

                                        Francesco Zanardi

  • Oggetto: Petizione n. 0354/2023 – AVVISO AI MEMBRI

    Oggetto: Petizione n. 0354/2023 – AVVISO AI MEMBRI

    1. Sintesi della petizione (Petizione integrale UE[337]_signed )

    Il firmatario denuncia la presunta incorretta applicazione della Convenzione di Lanzarote in Italia, in materia di reati sessuali, ratificata con la legge n. 172/2012. Il firmatario sottolinea che in Italia sono esenti dall’obbligo di esibizione del certificato antipedofilia le associazioni di volontariato, tra le quali figurano le cooperative di servizi e le confessioni religiose.

    In particolare, egli sostiene che queste ultime godrebbero al loro interno di una maggiore tutela in riferimento ad eventuali reati sessuali e, sommando questo elemento all’esenzione dal certificato e all’assenza di un obbligo di trasmissione delle denunce alle autorità nazionali, l’insieme rappresenterebbe un incentivo per gli abusanti, con la conseguenza di impunità e di vittime di cui nessuno si fa carico.

    A sostegno delle proprie tesi cita i dati del report sugli abusi sessuali all’interno del clero, rilasciato dalla Conferenza Episcopale Italiana, nel quale la stessa CEI indica che, dai dati dal 2020 al 2021, da soli 30 sportelli delle 166 diocesi italiane che li hanno promossi, i laici denunciati in ambito ecclesiastico sarebbero 23 su un totale di 68 segnalati, corrispondenti al 33,8 %. Egli sostiene inoltre che, nonostante la Chiesa abbia istituito gli sportelli diocesani per le vittime di abusi sessuali e le persone vulnerabili, questi risulterebbero inadeguati, rappresentando ulteriori strumenti di violenze contro le vittime. Fa presente che gli esiti di questi processi sono spesso condanne mendaci, con diversi tentativi di accordi tra le parti.

    Ricorda infine che il 28 febbraio 2019, nell’80° sezione, sedute del 23 e 24 gennaio, il Comitato per la tutela dell’infanzia delle Nazioni Unite ha sottolineato la propria preoccupazione per i numerosi casi di bambini vittime di abusi sessuali da parte del personale religioso della Chiesa cattolica in Italia e per il basso numero di indagini criminali e azioni penali da parte della magistratura italiana, dichiarando la necessità di un nuovo piano nazionale per prevenire e combattere l’abuso e lo sfruttamento sessuale dei bambini basato sull’istituzione di una commissione d’inchiesta indipendente e imparziale, su indagini trasparenti ed efficaci, sull’obbligo della segnalazione di qualsiasi caso di presunta violenza e infine sulla modifica della legislazione che attua la Convenzione di Lanzarote in modo da includere il volontariato.

    Il firmatario richiede pertanto l’intervento delle istituzioni europee per chiarire le iniziative europee, al fine di prevenire e reprimere il fenomeno degli abusi sessuali sui minori in Italia ed eventuali iniziative normative per estendere l’obbligo di denuncia a tutti i cittadini e richiedere il certificato antipedofilia alle categorie oggi esenti.

    1. Ammissibilità

    Dichiarata ammissibile il 7 settembre 2023. Informazioni richieste alla Commissione a norma Regola 227(6).

    1. Risposta della Commissione, ricevuta il 17 novembre 2023

    «Le osservazioni della Commissione

    La Commissione è impegnata a combattere l’abuso e lo sfruttamento sessuale dei minori. Il 24 luglio 2020, la Commissione ha pubblicato una strategia globale dell’UE per una lotta più efficace contro l’abuso sessuale di minori.

    La strategia definisce otto iniziative concrete per combattere questi crimini online e offline, utilizzando tutti gli strumenti disponibili a livello UE, legislativi e non legislativi, come finanziamenti. In particolare, un’iniziativa chiave della strategia è garantire la completa attuazione della normativa vigente.

    La Direttiva 2011/93/UE2 stabilisce norme minime relative alla definizione dei reati e delle sanzioni in materia di abuso e sfruttamento sessuale dei minori, materiale pedopornografico e adescamento di minori per scopi sessuali. Essa impone agli Stati membri l’adozione di una serie di misure di prevenzione degli abusi sessuali sui minori, come programmi di intervento per gli autori di reati, nonché campagne educative e di sensibilizzazione. La direttiva stabilisce inoltre norme e obblighi per gli Stati membri in relazione ai procedimenti giudiziari e alle misure di assistenza e sostegno per le vittime minorenni. Gli Stati membri sono tenuti a recepire la direttiva nei rispettivi sistemi legislativi nazionali.

    Per quanto riguarda le segnalazioni dei reati, l’articolo 16 elimina gli ostacoli che potrebbero inibirle, ma non impone alcun obbligo. Le regole di riservatezza imposte dal diritto nazionale non devono costituire un ostacolo a che determinati operatori aventi il compito principale di lavorare a contatto con i minori segnalino ai servizi competenti i casi in cui hanno ragionevole motivo di ritenere che un minore sia vittima dei reati contemplati dalla direttiva. L’articolo impone inoltre agli Stati membri l’adozione delle misure necessarie a incoraggiare chiunque sia a conoscenza di fatti costituenti reato ai sensi della direttiva, o sospetti che tali fatti siano avvenuti, a segnalarli ai servizi competenti. L’imminente revisione della direttiva potrebbe contemplare l’introduzione di un obbligo in tal senso.

    Per quanto riguarda il certificato antipedofilia, per scongiurare il rischio che gli autori di reati possano tornare a contatto con minori nell’ambito di attività lavorative o di volontariato, l’articolo 10 della direttiva autorizza i datori di lavoro a chiedere il casellario giudiziale al momento dell’assunzione di una persona per svolgere attività professionali o di volontariato che comportano contatti stretti con minori. Obbliga inoltre gli Stati membri a fornire casellari giudiziali il più completi possibile in risposta a tali richieste, facendo ricorso al sistema europeo di informazione sui casellari giudiziali, ove opportuno, e ad ogni altra adeguata fonte di informazione.

    Per garantire il rispetto dei suddetti obblighi, la Commissione segue da vicino l’attuazione della direttiva 2011/93/UE negli Stati membri, compresa l’Italia, e continuerà ad avvalersi dei poteri conferitile dai trattati, secondo necessità, per garantirne la piena e completa attuazione.

    La Commissione sta preparando una revisione della direttiva. In tale contesto sta valutando la possibilità di imporre agli Stati membri l’introduzione dell’obbligo, almeno per i professionisti che lavorano a stretto contatto con i minori nei settori dell’istruzione, dell’assistenza all’infanzia e dell’assistenza sanitaria, di segnalare alle autorità competenti i casi in cui hanno ragionevole motivo di ritenere che sia stato commesso o possa essere commesso un reato contemplato dalla direttiva.

    Un’altra potenziale modifica potrebbe mirare a rendere obbligatoria la richiesta del casellario giudiziale da parte dei datori di lavoro che assumono personale per attività professionali e di volontariato che comportano contratti stretti con i minori.

    Conclusioni
    Si raccomanda di comunicare al firmatario che, sebbene il diritto dell’UE non preveda ancora l’obbligo che impone ai singoli di segnalare abusi sessuali sui minori alle autorità competenti, si sta attualmente valutando la possibilità di introdurre tale obbligo giuridico, almeno per le persone che hanno contatti regolari con minori in virtù della loro professione.

    La Commissione sta inoltre valutando la possibilità di effettuare controlli obbligatori dei precedenti per le persone assunte per svolgere attività professionali e di volontariato che comportano contatti stretti e regolari con minori

    Comunicazione ai membri

    Progetto di ordine del giorno 01/12/2023

  • Dopo il contro report delle vittime italiane a quello CEI, il report sulle omissioni della Conferenza Episcopale Italiana

    Dopo il contro report delle vittime italiane a quello CEI, il report sulle omissioni della Conferenza Episcopale Italiana

    Premessa al REPORT SULLA CONFERENZA EPISCOPALE ITALIANA

    Abbiamo escluso dal rapporto tutti i casi precedenti al 2010, una trentina.

    Non sono completi oltre che sporadici, in quanto antecedenti alla creazione della Rete e documentati indirettamente.

    332 casi a campione, un numero eccellente anche a livello statistico che ci ha costretti dopo lo spoglio a questa premessa sui “I DATI CHE ARRIVANO DALLE DIOCESI ITALIANE” attraverso i sopravvissuti.

    Al fine di non ripetere nel corso dell’esposizione questo dato, che sarà quindi sistematicamente sottointeso in quanto presente in tutti i 332 fascicoli in nostro possesso e esaminati;

    nel 100% dei casi la chiesa non ha reso giustizia neppure alla vittima;
    nel 100% dei casi è stata omessa la comunicazione da parte dell’autorità ecclesiastica alla Giustizia italiana;
    nel 100% dei casi i sopravvissuti non hanno ricevuto soccorso medico adeguato;
    nel 100% dei casi non è stato dato nessun indennizzo da parte della chiesa, tranne che in quei casi (circa l’8-10%) dove c’è stato l’interesse della chiesa ad un accordo tra le parti con il vincolo della riservatezza. Casi che non possono essere accolti come indennizzi, non solo per la cifra indignitosa rispetto al danno (in genere 25.000€), ma per la finalità stessa per la quale quella cifra viene elargita, ovvero vincolare la vittima al silenzio lasciando il sacerdote “anonimo” e libero di poter reiterare.

    Queste prime premesse che emergono sistematiche da tutte le 332 schede, in Italia trovano fondatezza anche sugli organi di informazione, particolarmente propensi nella penisola a queste notizie incensanti verso la chiesa.

    Ebbene, malgrado ciò nemmeno la cronaca italiana documenta un solo caso contrario ai dati in premessa.

    A breve la pubblicazione del dossier, nell’editoriale del TG NEWS della Rete L’ABUSO prima del sinodo.

    Qui il contro report delle vittime alla CEI, censurato da TG e media nazionali.

    https://test.retelabuso.org/wp-content/uploads/2025/09/il-documentario-sugli-abusi-nelle-chiese-di-new-orleans-basato-su-un-reportage-del-guardian-vince-il-premio-piu-importante.webpwp-content/uploads/2025/12/3-3-di-preti-pedofili-grazie-alla-complicita-dello-stato-italiano-che-non-interviene-da-decenni-non-solo-sul-clero-video-integrale-della-conferenza-alla-stampa-estera.webpwp-content/uploads/2026/05/la-coppia-che-si-suicida-come-la-figlia-molestata-da-bambina-da-un-parente-lultima-intervista-al-papa-quelluomo-un-assassino.webpwp-content/uploads/2025/12/parte-da-savona-sabato-24-la-panchina-viola-liniziativa-italiana-di-sensibilizzazione-contro-gli-abusi-su-minori-e-persone-vulnerabili.webp2023/10/02/il-report-delle-vittime-italiane-sulla-conferenza-episcopale-e-le-sue-omissioni-al-motu-proprio/

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  • PARLAMENTO EUROPEO al Presidente della Commissione per le Petizioni

    PARLAMENTO EUROPEO al Presidente della Commissione per le Petizioni

    Il sottoscritto, Sig. Francesco Zanardi, nato a Torino il 19 Luglio 1970, CF ZNRFNC70L19L219W, premesso che agisce nel presente atto in qualità di Presidente pro tempore delle ONG Rete L’ABUSO – Associazione sopravvissuti agli abusi sessuali del clero – CF 92109400090; Rete L’ABUSO – Human Rights Connct EDV/ETS (Registro nazionale) – C.F. 92111440092

     

    PREMETTE

     L’esponente e l’Associazione in epigrafe attraverso la Petizione n. 1238/2010 ritenuta dall’Ufficio procedibile, sollevò alcune perplessità sull’attuazione pratica in Italia della direttiva europea 2010/0064 ritenendo che se pur innovativa, nell’applicazione italiana ostacolata da carenze dovute al disallineamento del paese con gli standard imposti dalle convenzioni internazionali ai quali la stessa si appoggiava; termini di prescrizione troppo brevi ad ostacolo del perseguimento dei reati; necessità di estendere l’obbligo della denuncia a tutti i cittadini; necessità di un obbligo di trattamento e monitoraggio per i detenuti; necessità di un database nazionale di pubblico accesso.

     

    L’Ufficio, dopo aver esaminato la petizione riteneva conclusa l’esamina e archiviava motivando con alcuni passaggi che sottolineiamo:

     

    “La direttiva fornisce un sostanziale contributo alla tutela dei minori contro l’abuso sessuale, in particolare relativamente alle questioni sollevate dal firmatario:

    – gli Stati membri sono obbligati a perseguire i reati di abuso sessuale sui minori per un periodo di tempo sufficiente successivamente al raggiungimento della maggiore età da parte della vittima, che risulti commisurato alla gravità del reato in questione;

    – gli Stati membri sono obbligati a garantire che le norme di riservatezza imposte a determinate categorie professionali principalmente correlate ai minori non costituiscano un ostacolo per la denuncia degli abusi, nonché di incoraggiare chiunque sia a conoscenza di un abuso, o ne abbia il sospetto, a denunciarlo ai servizi competenti. Tale disposizione integra l’obbligo generale di denuncia di un crimine presente nella legislazione nazionale;

    – gli Stati membri sono obbligati a garantire la disponibilità di programmi o misure d’intervento efficaci, al fine di prevenire e minimizzare i rischi di reiterazione dei reati, nonché l’accesso a tali programmi da parte dei detenuti per reati sessuali a danno dei minori e degli imputati nei processi penali;

    – rimuove gli eventuali ostacoli allo scambio di informazioni in materia di condanne e interdizione per reati sessuali contro i minori, nell’ambito dell’attuazione del sistema europeo d’informazione sui casellari giudiziari, al fine di garantire una maggiore affidabilità delle verifiche da parte dei datori di lavoro.

     

    Gli Stati membri sono destinatari della presente direttiva. Non sussiste alcuna distinzione per motivi religiosi, pertanto la legislazione nazionale di recepimento della direttiva deve essere interamente applicabile a qualsiasi cittadino soggetto alla giurisdizione degli Stati membri, compresi ì membri della Chiesa cattolica.

    La Commissione ritiene che, contrariamente a quanto sostenuto dal firmatario, la direttiva sia estremamente utile per il rafforzamento della tutela dei minori contro l’abuso sessuale in Europa.

     

    Gli Stati membri devono recepire la direttiva entro il 18 dicembre 2013. La Commissione sottoporrà una relazione al Parlamento europeo e al Consiglio in merito all’attuazione di tali misure entro il 18 dicembre 2015.”

    L’Italia con la legge 172/2012 ratifica la Convenzione di Lanzarote, il primo strumento internazionale con il quale si prevede che gli abusi sessuali contro i bambini siano considerati reati. Questa come sappiamo introduce una serie di importanti implementazioni in materia di reati sessuali alle quali i paesi si devono adeguare.

    Dieci anni dopo la sua ratifica però vediamo vanificarsi in Italia per la sua inapplicabilità.

    ESPONE

    Il c.d. certificato anti pedofilia si è dimostrato nell’applicazione del legislatore italiano un vero boomerang in quanto lasciando scoperta in particolare tutta la fascia del volontariato, ha convogliato in quell’ambito tutti i predatori accertati, impossibilitati dal certificato stesso ad agire in altri contesti.

    Situazione che si aggrava ulteriormente in tutte le realtà di associazioni, COOPERATIVE di servizi e confessioni religiose, esenti in Italia dall’esibizione del certificato, in quanto considerate volontariato o offerenti lavoro subordinato.

    Realtà che, in questi casi, come è ben noto, tendono a gestire internamente il crimine prediligendo la tutela e il buon nome della propria immagine e questi gruppi di associazioni, non essendo pubblici ufficiali, in Italia sono esenti dall’obbligo della denuncia, che nei più dei casi – indotti dal vuoto legislativo – è omessa sistematicamente.

    Certamente un incentivo ulteriore per il predatore, che trova al loro interno piu tutela nell’omissione della denuncia, qualora venisse denunciato.

    L’ulteriore effetto collaterale, oltre le vittime prodotte, di cui puntualmente nessuno si fa carico in quanto si svelerebbe l’accaduto, è non segnalare l’abusante, limitandosi ad allontanarlo. Permettendo così, qualora non abbia precedenti, di introdursi anche in ambienti dove è necessario il certificato, vanificandolo ulteriormente. (link 1)

    Lo scorso 17 novembre, la Conferenza Episcopale Italiana ha rilasciato a proposito un indicativo report sugli abusi sessuali all’interno del clero (all. 1) nel quale la stessa CEI indica che, dai dati pervenuti in due anni (2020 -2021) da soli 30 sportelli delle 166 diocesi italiane che li hanno promossi (circa il 73% del totale), i laici denunciati in ambito ecclesiastico sarebbero 23 dei 68 segnalati. Il 33,8%.

    Proprio in materia, pochi giorni fa, Papa Francesco ha introdotto, integrando nel motu proprio del 2019 Vos Estis Lux Mundi, norme specifiche anche per i laici, le cui denunce però, per stesso volere del legislatore vaticano, resteranno rigorosamente interne quanto quelle dei sacerdoti, senza alcun obbligo quindi, di trasmissione alle Autorità del paese.

    Anche in materia di audizione protetta rileviamo gravi violazioni e in alcuni casi violenze a danno delle vittime. E questo avviene purtroppo in ogni ambito di confessioni religiose e associative, anche quelle minori o al di fuori della chiesa cattolica, maggiormente citata unicamente per la quantità dei casi denunciati all’Associazione.

    Sempre il motu proprio del 2019 introduceva i c.d. sportelli diocesani per le vittime di abusi sessuali e le persone vulnerabili. Uffici privi di consenso informato, inadeguati alla regolamentazione vigente in materia di privacy, ai quali la vittima accede senza neppure l’assistenza del proprio difensore di fiducia, non prevista. Si depone sottoscrivendo una denuncia/relazione spesso raccolta da sacerdoti o volontari che non hanno alcuna competenza e che tuttavia non agiscono in nome della legge dello Stato, ma in base al codice canonico che regolamenta questi sportelli e lo stesso Motu proprio, basato sul sesto comandamento del decalogo. Tutto senza dare copia alla vittima e senza sapere che uso ne sarà fatto.

    Tutto praticamente sulla fiducia spesso indotta dalla fede.

    In molte occasioni viene chiesto alle vittime di sottoporsi ad una perizia per conto dello stesso tribunale canonico, di cui anche in questo caso non verrà data copia dell’esito.

    Come nel caso della denuncia in assenza del difensore, anche in questo caso la modalità è identica e da diverse testimonianze che ci pervengono attraverso i nostri assistiti – che in qualche caso scaltramente ne hanno registrato gli incontri – sentire il peritante accusare la vittima (nello specifico caso 11nne all’epoca dei fatti), colpevolizzandola per non essersi sottratta al prete. Come, ad esempio, nel caso specifico citato sopra e documentato con registrazione audio video, del nostro associato di Napoli, provocando un ricovero in psichiatria al malcapitato Arturo Borreli.

    Come documentato all’allegato 6, da pagina 15. Qui il video delle violenze apparso nella famosa trasmissione di Mediaset – LE IENE – Accuse di pedofilia: come indaga la chiesa – malgrado la gravità, senza riscontri da parte degli organi istituzionali.

    L’esito delle procedure canoniche, avviate presso gli sportelli diocesani, da quanto denunciano le stesse vittime e documenta l’Osservatorio permanente della Rete L’ABUSO, al di là dell’omissione sistematica della comunicazione alla magistratura, al di là della “pena” irrisoria data dalla chiesa – nel piu dei casi una sospensione dal sevizio – registriamo anche diversi casi dove,  le condanne comunicate alle vittime risultano mendaci, tanto da ritrovare il prete condannato a 5 anni di sospensione, dirigere due parrocchie insieme al fratello, accusato anch’esso di stupro ai danni di un’invalida (link 1).

    Registriamo anche diversi tentativi, documentabili, di comprare, attraverso accordi tra le parti con il vincolo della riservatezza, il silenzio delle vittime. In genere 25.000€ non a titolo di indennizzo ma per non rivelare l’accaduto a nessuno, lasciando quindi il sacerdote libero di continuare (link 2). In altri casi, molti meno, l’accordo tra le parti è strumento per evitare che, durante il processo il prete o la diocesi si trovino contro la vittima e le parti civili.  (link 3)

    Naturalmente l’Associazione scrivente ha più volte denunciato queste circostanze al Garante e sul territorio, e tramite i legali delle vittime approdati nei tribunali italiani, grazie alle querele, senza però ottenere riscontri.

    Il 1° febbraio scorso, a seguito del report della Conferenza Episcopale Italiana, le vittime raccolte nella Rete L’ABUSO – che va tristemente fatto notare è l’unica associazione in Italia che dà voce ai sopravvissuti agli abusi sessuali del clero offrendo un’assistenza legale – hanno prodotto un contro report per dimostrare, non solo quanto gravi fossero i dati di soli 2 anni diffusi dalla stessa CEI ma per dare un’immagine più chiara del panorama italiano che l’associazione, con i dati in suo, possesso ha censito in modo, se pur incompleto, a ritroso dei 13 anni di presenza sul territorio (Report completo all. 2).

    Il report contiene 418 sacerdoti accusati, censiti attraverso le denunce dei nostri associati. Numeri, certamente, in difetto rispetto all’entità reale del fenomeno in Italia, che stando agli studi accreditati in materia, come quello di Richard Sipe, avrebbero un potenziale di 29.260 vittime minorenni.

    Il report, con i dati suddivisi per Regione, è stato doverosamente trasmesso alla Procura Generale della Repubblica lo scorso 16 febbraio, nell’ottica di un intervento preventivo che spingesse l’Autorità Giudiziaria all’acquisizione dei nominativi, molti mai denunciati alle autorità, procedendo d’ufficio (come accaduto in Spagna nell’assenza di iniziative governative).

    Ma ad oggi questo non è accaduto.

    Importante notare che l’Associazione, in assenza di canali percorribili che permettano la comunicazione dei casi all’AG, è stata costretta per sua tutela, a non comunicare l’elenco dei nomi. E questo perchè si sarebbe esposta alla possibilità di querela da parte di chi segnalato, trovandosi poi costretta, per difendersi, a coinvolgere gli stessi querelanti, in molti casi in procedimenti per loro prescritti, e per ciò non denunciati all’AG. Si è evitata in questo caso l’inutile alternativa (indicativa del problema) soprattutto per non creare ulteriore danno alle vittime ed evitare una riesumazione del trauma, di fronte al quale poi non avrebbero avuto alcun supporto psicologico.

    Dunque l’Associazione, pur mettendo a disposizione l’elenco, in assenza di altri canali percorribili di segnalazione ai fini preventivi, è costretta a sperare che l’AG li acquisisca convocandoci.

    Il 28 febbraio 2019, nell’80° sezione, sedute del 23 e 24 gennaio, il Comitato per la tutela dell’infanzia delle Nazioni Unite esaminava il reclamo relazionato dall’Associazione in epigrafe (all. 3) durante il rapporto periodico dell’Italia esprimendo a riguardo le seguenti conclusioni;

    “21. Accoglie favorevolmente il piano nazionale per la prevenzione e la lotta contro gli abusi e lo sfruttamento sessuale dei bambini 2015-2017 e la rivitalizzazione dell’Osservatorio per contrastare la pedofilia e la pornografia infantile, il Comitato è preoccupato per i numerosi casi di bambini vittime di abusi sessuali da parte di personale religioso della Chiesa Cattolica nel territorio dello Stato Membro e per il basso numero di indagini criminali e azioni penali da parte della magistratura italiana. Con riferimento alle sue precedenti raccomandazioni (CRC / C / ITA / CO / 3-4, par. 75) e al commento generale n. 13 (2011) sul diritto del bambino alla libertà e contro tutte le forme di violenza nei suoi confronti e prendendo atto dell’Obiettivo 16.2 per lo Sviluppo Sostenibile, il Comitato raccomanda all’Italia di:

    (a) Adottare, con il coinvolgimento attivo dei bambini, un nuovo piano nazionale per prevenire e combattere l’abuso e lo sfruttamento sessuale dei bambini e assicurarne l’uniforme implementazione su tutto il suo territorio e a tutti i livelli di governo;

    (b) Istituire una commissione d’inchiesta indipendente e imparziale per esaminare tutti i casi di abuso sessuale di bambini da parte di personale religioso della Chiesa Cattolica;

    (c) Garantire l’indagine trasparente ed efficace di tutti i casi di violenza sessuale presumibilmente commessi da personale religioso della Chiesa Cattolica, il perseguimento dei presunti autori, l’adeguata punizione penale di coloro che sono stati giudicati colpevoli, e il risarcimento e la riabilitazione delle vittime minorenni, comprese coloro che sono diventate adulte;

    (d) Stabilire canali sensibili ai bambini, per i bambini e altri, per riferire sulle violenze subite;

    (e) Proteggere i bambini da ulteriori abusi, tra l’altro assicurando che alle persone condannate per abuso di minori sia impedito e dissuaso il contatto con i bambini, in particolare a livello professionale;

    (f) Intraprendere tutti gli sforzi nei confronti della Santa Sede per rimuovere gli ostacoli all’efficacia dei procedimenti penali contro il personale religioso della Chiesa Cattolica sospettato di violenza su minori, in particolare nei Patti Lateranensi rivisti nel 1985, per combattere l’impunità di tali atti;

    (g) Rendere obbligatorio per tutti, anche per il personale religioso della Chiesa Cattolica, la segnalazione di qualsiasi caso di presunta violenza su minori alle autorità competenti dello Stato Membro;

    (h) Modificare la legislazione che attua la Convenzione di Lanzarote in modo da garantire che non escluda il volontariato, compreso il personale religioso della Chiesa Cattolica, dai suoi strumenti di prevenzione e protezione.” al paragrafo 21 le osservazioni conclusive (all. 4)

    A precedere il reclamo della Rete L’ABUSO all’ONU, una interrogazione parlamentare dell’Onorevole Matteo Mantero – senza risposta (link 3), una successiva diffida da noi inviata agli organi di Governo italiano – senza risposta (all. 5), una denuncia depositata presso la Procura della Repubblica di Savona – archiviata malgrado sussistesse la procedibilità d’Ufficio (all. 6 – alleghiamo solo corpo del testo centrale depositato per motivi di ampiezza del fascicolo, integralmente disponibile dal nostro datacenter, accedendo a https://retelabuso.eu/index.php/s/Ls6g3aiQ9ZSc53c), password xxxxxxx.

    La recente commissione d’inchiesta CIASE ha ravvisato che in Francia, in un arco temporale di circa 70 anni, ben 3000 sacerdoti cattolici abbiano abusato sessualmente di 216.000 minori. Non è noto per quante volte. Secondo la Commissione CIASE, aggiungendo l’indotto cattolico, il numero di vittime raggiungerebbe le 330.000.

    Tuttavia, tenendo conto delle “sole” 216.000 vittime dei 3000 religiosi, ogni sacerdote cattolico francese avrebbe abusato, mediamente, di 72 bambini. Un dato che va indubbiamente ben oltre la media dei reati attribuibili in ambito laico.

    La Francia ha mantenuto nei 70 anni in esame circa 2/5 dei sacerdoti che ha avuto l’Italia, e se anche l’Italia segue la statistica percentuale come in Francia e negli altri paesi, e non vi è motivo di pensare non sia così, è verosimile quindi che più di 7.000 sacerdoti italiani risultino pedofili. Come confermerebbero anche le proiezioni redatte dal collega Mark Vincent Healy (link 4): il potenziale di vittime in Italia sarebbe pari a circa un milione.

    -o-O-o-

     L’Associazione Rete L’ABUSO, unico punto di riferimento e di supporto concreto per i sopravvissuti agli abusi del clero, oggi unica realtà in assenza dello Stato a monitorare il fenomeno sul territorio, è fortemente preoccupata. Non solo per i dati e la situazione che ci perviene attraverso i nostri assistiti ma, molto di più, per la sistematica inerzia dello Stato Membro, che da dodici anni, (per quanto possiamo documentare), è in cortocircuito nelle leggi e inadempiente verso l’interesse superiore del minore. Indifferente non solo alle varie istanze dei nostri avvocati, ma alle stesse interrogazioni parlamentari o alle raccomandazioni degli organi sovranazionali come nel caso delle Nazioni Unite.

    Si aggiunge che, al momento, il livello di consapevolezza tra la popolazione è insufficiente per permettere agli adulti di tutelare i minori e intervenire e non esistono canali affinché i bambini possano comprendere quei comportamenti non consoni da parte degli adulti e segnalarli.

    Non meno preoccupante la situazione dell’informazione nel paese, da diversi anni unilaterale ed omissiva della realtà che contorna questo tipo di notizie. Entrando nel merito specifico della chiesa, l’informazione risulta tanto parziale che in Italia pare non esistere un effettivo problema. Secondo la stampa il problema è risolto dalle leggi vaticane e dalla CEI, omettendo che queste nulla valgono sul territorio. Tutto puntualmente privo di contraddittorio da parte delle vittime o associazioni che puntualmente vengono negate nell’esistenza. Tutto nella costante l’assenza del contesto generale.

    Premesso questo, l’Associazione Rete L’Abuso

    CHIEDE

    Limitati sforzi sono stati fatti per mettere in grado i fanciulli in ambito di società civile, volontariato e istituzioni religiose, di proteggere se stessi dall’abuso sessuale. Oggi lo Stato membro non è in grado di garantire ai cittadini dell’Unione di circolare con stessi diritti al suo interno e garantirne quei parametri di tutela fondamentali:

    quali iniziative l’Unione Europea ha intenzione di mettere in atto al fine di prevenire e reprimere il fenomeno degli abusi sessuali nello Stato membro;

    se intenda assumere iniziative normative volte ad estendere l’obbligo della denuncia a tutti i cittadini e di richiedere il cosiddetto certificato antipedofilia per tutte le categorie oggi esenti, che vengono a contatto con minori, anche per attività di volontariato o dove non è previsto un rapporto di lavoro subordinato;

    se e di quali elementi statistici disponga il Governo italiano circa i procedimenti, definiti e ancora pendenti, nelle procure della Repubblica per reati sessuali contro minori, compresi quelli che vedono indagati o imputati ministri di culto;

    se e quali iniziative intenda assumere il Governo, per quanto di competenza, nell’ambito dei rapporti bilaterali con la Santa Sede, al fine di valutare l’opportunità dell’istituzione di un fondo per i risarcimenti a favore delle vittime dei reati di molestie e abusi sessuali perpetrati da ministri di culto in Italia;

    se e quali iniziative il Governo intenda assumere, per quanto di competenza, nell’ambito dei rapporti bilaterali con la Santa Sede, per promuovere il rafforzamento dello scambio di informazioni ovvero per introdurre strumenti di cooperazione finalizzati alla prevenzione e repressione dei reati di molestie e abusi sessuali perpetrati da ministri di culto in Italia.

    Fine della Petizione —————————————————————————————————————

    Il Presidente

    Francesco Zanardi

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  • PROCURA GENERALE della REPUBBLICA Presso la CORTE di CASSAZIONE – Roma

    PROCURA GENERALE della REPUBBLICA Presso la CORTE di CASSAZIONE – Roma

    Il sottoscritto, Sig. Francesco Zanardi, nato a Torino il 19 Luglio 1970, CF ZNRFNC70L19L219W, con il presente atto agisce;

    -nella qualità di Presidente e legale rappresentante dell’Associazione senza scopo di lucro “RETE L’ABUSO” – Associazione dei sopravvissuti agli abusi sessuali del clero – C.F. 92109400090 ( di seguito denominata Associazione/Rete)  con sede legale in  Savona (SV), Via Pietro Giuria n. 3/28 ( cell. 3927030000) www. test.retelabuso.org/ ;

    – nella qualità di referente per l’Italia di “ECA Global” – Ending Clergy Abuse  – con sede legale in Siattle (USA), 5017 37TH Avenue (Tel: (206) 412-0165) www.ecaglobal.org.

     

    PREMETTE

    L’informativa in oggetto è frutto dei dati raccolti e/o pervenuti presso l’Associazione dal 2010; che la stessa è l’unica ONG in Italia ad agire specificatamente in tutela dei minori vittime di violenza sessuale da parte di membri del clero cattolico e verosimilmente la maggiore banca dati nel paese; che la copertura territoriale dei dati che andremmo ad esporre è nazionale; che l’arco temporale dei dati esposti è molto ridotto confronto a quelli analizzati dalle varie Commissioni Governative nel resto della UE – in genere 70 anni – nel nostro caso copre poco più dei 13 anni di attività dell’Associazione.

    La finalità del presente atto ispirato alla LEGGE 27 maggio 1991, n. 176, che tratta nell’interesse superiore del minore la violenza sessuale, che in questo caso prescinde prioritariamente dall’estinzione dello specifico caso, è quella di contribuire con i dati in nostro possesso a fornire a codesto spettabile Ufficio, in assenza di un’indagine governativa, la visione generale dell’entità del fenomeno sul territorio della Repubblica.

    La scelta di indirizzare l’istanza alla Procura Generale della Repubblica non è quindi casuale, ma dovuta al fatto che a nostro avviso, le Procure locali, agendo territorialmente, non riescono ad avere un quadro generale, spesso anche perché molte denunce vengono fatte all’associazione ed improcedibili, non vengono poi segnalate all’A.G.

    Tuttavia questo è il quadro generale del paese, che desta preoccupazione già da tempo, anche sui media italiani. (Inchiesta podcast de IL POST – Alvise Armellini e Iacopo Scaramuzzi – all. 1, 2, 3, 4, 5, 6)

    L’assenza stessa di un dato governativo non aiuta certamente l’A.G. ad avere il quadro chiaro della gravità del fenomeno sul territorio, producendo spesso come effetto collaterale, una grave carenza in materia di prevenzione, che precede il successivo stadio di improcedibilità che espanderò in seguito.

    La stessa comunità scientifica è cosciente da anni del profilo criminale del pedofilo, della sua recidività e del fatto che la stessa devianza lo porti a non aver alcun controllo dei propri istinti sessuali.

    Non parliamo di malati, ma di soggetti che soffrono una grave devianza della sessualità, tuttavia perfettamente lucidi nel premeditare, tanto che la comunità scientifica paragona il profilo del predatore pedofilo a quello del serial killer.

    Gli stessi accrediti letterari in materia, tra i più quotati lo studio del dott. Richard Sipe(*), parlano nel contesto ecclesiastico, complice l’omertà caratteristica e i continui trasferimenti, che questi soggetti siano in grado di produrre nell’arco della loro vita più di 200 vittime. Il dato della Commissione CIASE francese a riguardo è purtroppo illuminante.

    La Convenzione sui diritti dell’infanzia rappresenta lo strumento normativo internazionale più importante e completo in materia di promozione e tutela dei diritti dell’infanzia.

    “La Convenzione, obbliga gli Stati che l’hanno ratificata a uniformare le norme di diritto interno a quelle della Convenzione e ad attuare tutti i provvedimenti necessari ad assistere i genitori e le istituzioni nell’adempimento dei loro obblighi nei confronti dei minori.

    Secondo la definizione della Convenzione sono bambini e adolescenti gli individui di età inferiore ai 18 anni (art. 1), il cui interesse deve essere tenuto in primaria considerazione in ogni circostanza (art. 3).”

    Per questo riteniamo doverosa ai fini della prevenzione, nell’interesse superiore del minore questa informativa, in quanto molti dei soggetti a noi segnalati e che spesso, causa gli insufficienti tempi di estinzione del reato non sono all’attenzione dell’A.G., restano tuttavia soggetti con una pericolosità sociale che non si prescrive, sui quali per prevenire bisogna vigilare.

     

    I FATTI

    Il 28 febbraio 2019, nell’80° sezione, sedute del 23 e 24 gennaio, il Comitato per la tutela dell’infanzia delle Nazioni Unite esaminava il rapporto periodico dell’Italia esprimendo a riguardo le seguenti conclusioni;

    “21. Accoglie favorevolmente il piano nazionale per la prevenzione e la lotta contro gli abusi e lo sfruttamento sessuale dei bambini 2015-2017 e la rivitalizzazione dell’Osservatorio per contrastare la pedofilia e la pornografia infantile, il Comitato è preoccupato per i numerosi casi di bambini vittime di abusi sessuali da parte di personale religioso della Chiesa Cattolica nel territorio dello Stato Membro e per il basso numero di indagini criminali e azioni penali da parte della magistratura italiana. Con riferimento alle sue precedenti raccomandazioni (CRC / C / ITA / CO / 3-4, par. 75) e al commento generale n. 13 (2011) sul diritto del bambino alla libertà e contro tutte le forme di violenza nei suoi confronti e prendendo atto dell’Obiettivo 16.2 per lo Sviluppo Sostenibile, il Comitato raccomanda all’Italia di:

    (a) Adottare, con il coinvolgimento attivo dei bambini, un nuovo piano nazionale per prevenire e combattere l’abuso e lo sfruttamento sessuale dei bambini e assicurarne l’uniforme implementazione su tutto il suo territorio e a tutti i livelli di governo;

    (b) Istituire una commissione d’inchiesta indipendente e imparziale per esaminare tutti i casi di abuso sessuale di bambini da parte di personale religioso della Chiesa Cattolica;

    (c) Garantire l’indagine trasparente ed efficace di tutti i casi di violenza sessuale presumibilmente commessi da personale religioso della Chiesa Cattolica, il perseguimento dei presunti autori, l’adeguata punizione penale di coloro che sono stati giudicati colpevoli, e il risarcimento e la riabilitazione delle vittime minorenni, comprese coloro che sono diventate adulte;

    (d) Stabilire canali sensibili ai bambini, per i bambini e altri, per riferire sulle violenze subite;

    (e) Proteggere i bambini da ulteriori abusi, tra l’altro assicurando che alle persone condannate per abuso di minori sia impedito e dissuaso il contatto con i bambini, in particolare a livello professionale;

    (f) Intraprendere tutti gli sforzi nei confronti della Santa Sede per rimuovere gli ostacoli all’efficacia dei procedimenti penali contro il personale religioso della Chiesa Cattolica sospettato di violenza su minori, in particolare nei Patti Lateranensi rivisti nel 1985, per combattere l’impunità di tali atti;

    (g) Rendere obbligatorio per tutti, anche per il personale religioso della Chiesa Cattolica, la segnalazione di qualsiasi caso di presunta violenza su minori alle autorità competenti dello Stato Membro;

    (h) Modificare la legislazione che attua la Convenzione di Lanzarote in modo da garantire che non escluda il volontariato, compreso il personale religioso della Chiesa Cattolica, dai suoi strumenti di prevenzione e protezione.”

    Al paragrafo 21 delle osservazioni conclusive (all. 7).

    A precedere le raccomandazioni sopra, una interrogazione parlamentare dell’Onorevole Matteo Mantero – (all. 8), una successiva diffida inviata agli organi di Governo italiano dall’Associazione esponente (all. 9), una denuncia depositata presso la Procura della Repubblica di Savona. (all. 10)

    La recente commissione d’inchiesta CIASE (penultima prodotta in Europa) ha ravvisato che in Francia, in un arco temporale di circa 70 anni, ben 3000 sacerdoti cattolici abbiano abusato sessualmente di 216.000 minori. Non è noto per quante volte.

    Secondo la Commissione CIASE, aggiungendo l’indotto cattolico, il numero di vittime raggiungerebbe le 330.000.

    Tuttavia, tenendo conto delle “sole” 216.000 vittime dei 3000 religiosi, ogni sacerdote cattolico francese avrebbe abusato, mediamente, di 72 bambini (*Sipe). Un dato che va ben oltre la media dei reati attribuibili ad un laico, che in un caso simile si vedrebbe attribuire “l’eccezionalità” per l’incredibile record di vittime.

    La Francia ha una media di sacerdoti pari 21.930 unità (FONTE), di cui 3000 nei fatti risultano pedofili.

    Dati ufficiali di pochi giorni fa, ancora inesplorati, ci arrivano anche dalla Commissione portoghese che parla di 4.815 vittime. Li il totale dei sacerdoti è di sole 3.936 unità. Non è noto quanti di questi siano risultati colpevoli, tuttavia le vittime prodotte sono circa 1.000 in più della stessa popolazione clericale.

    L’Italia ha una media di sacerdoti pari a 50.148 unità e, se anche l’Italia segue la statistica percentuale delle commissioni d’inchiesta, come negli altri paesi e, non vediamo il perché mai non dovrebbe, è verosimile pensare che più di 7.000 sacerdoti italiani risultino pedofili. Come confermerebbero anche le proiezioni redatte dallo statistico irlandese Mark Vincent Healy (all. 11); il potenziale di vittime in Italia, solo per i sacerdoti si avvicinerebbe a circa 750.000 minori.

    L’Associazione Rete L’ABUSO, unico punto di riferimento e di supporto per i sopravvissuti agli abusi del clero, oggi è l’unica realtà a monitorare attraverso il proprio osservatorio il fenomeno sul territorio, ed è fortemente preoccupata non solo per i dati e la situazione che ci perviene attraverso i nostri assistiti, molto di più per la sistematica inerzia dei governi che si sono susseguiti, da 32 anni inadempienti verso l’interesse superiore del minore e indifferenti ancora oggi non solo alle varie istanze sopra citate, alle quali non hanno mai risposto, ma alle stesse raccomandazioni degli organi sovranazionali, come in questo caso il Comitato per la tutela dell’infanzia delle Nazioni Unite.

     

    ESPONGO A INTEGRAZIONE DEI FATTI

    Il 27 maggio 2022 il Consiglio permanente della Conferenza Episcopale Italiana (CEI) ha eletto il suo nuovo Presidente, Matteo Zuppi. Al termine dei lavori, verosimilmente pressata dai dati che arrivano dagli altri paesi e dal fatto che tutti i membri dell’Unione Europea (tranne l’Italia) abbiano affrontato da tempo a livello Istituzionale il problema dei sacerdoti pedofili, la CEI dichiarava (controcorrente al resto del mondo) che non ci sarà nel paese alcuna commissione, tanto meno indipendente. Sarà fatta solo una cernita di dati raccolti unicamente dagli archivi delle Diocesi (escludendo quelli in possesso delle Procure), una sorta di censimento che peraltro avrebbero già potuto fare da anni, che analizzerà solamente il periodo che va dall’anno 2000 ad oggi, discriminando tutte le precedenti vittime.

    L’analisi escluderà oltre ai dati in possesso delle Procure della Repubblica, quelli delle vittime che negli anni si sono rivolte all’associazione e che per via dei termini prescrittivi, o per la sfiducia nelle gerarchie ecclesiastiche non compaiono in nessuno degli archivi. Lo scrivente fa questa affermazione con certezza in quanto nell’estate del 2022, in ben due occasioni e nella qualità di portavoce, ha incontrato a Bologna S.E. Cardinale Matteo Zuppi, con spirito collaborativo. Purtroppo però costretto a constatare che l’interesse del neoeletto Presidente, in linea col predecessore, non era rivolto alle potenziali vittime o a quelle già prodotte, ma solamente a sedare di fronte all’opinione pubblica il problema della chiesa italiana, cercando di tutelarla dalla Giustizia italiana, in questi reati il più possibile, senza riconoscere neppure sotto l’aspetto morale, un risarcimento umano ai malcapitati.

    Nei fatti, il 17 novembre scorso la Conferenza Episcopale Italiana ha diffuso la prima parte del report (all. 12 sintesi, all. 13 integrale), che espone solo 2 anni di dati unicamente raccolti presso le diocesi. Ha  annunciato che il report integrale di 22 anni, che questa volta comprenderà i dati provenienti anche dalla CDF (Congregazione per la Dottrina della Fede) sarà rilasciato prossimamente. Nessuna data.

    Nella sostanza il primo documento è un auto accredito non sul fare per riparare al danno e prevenirlo, ma sull’esaltare unicamente il lavoro di sportelli diocesani, non regolamentati nel consenso informato e spesso a danno delle stesse vittime, utili soltanto alla CEI per contenere omettendo in associazione con gli stessi sportelli, le denunce dei crimini all’Autorità civile. Tuttavia vedremo più avanti che il dato non è proprio così minimo.

    Da quanto si apprende oramai anche dalla cronaca nazionale, (#)25mila € è il valore del silenzio della vittima, con accordi tra le parti col vincolo della riservatezza (All. 14). Legali in Italia, se non fosse per la finalità dell’omissione, che si risolve socialmente negando consapevolezza ai cittadini, quindi la possibilità di tutela, dando l’opportunità  al pedofilo di abusare nel silenzio di altri bambini.

    Stando al documento ufficiale si legge che i dati prodotti provengono da 166 diocesi su un totale di 226 il 73,4%. Non si spende in alcun modo nell’illustrare eventuali canali concreti ed efficaci di assistenza o soccorso alle vittime, tranne un’assistenza psicologica tuttavia attiva solo nel 14% delle 166 diocesi censite.

    Come riporta il report, malgrado la pandemia e la chiusura degli uffici, le vittime che si sono presentate a 30 centri di ascolto “Nel biennio in esame il totale dei contatti registrati da 30 Centri di ascolto è stato pari a 86, di cui 38 contatti nel 2020 e 48 nel 2021.” (pag. 2)

    Sempre stando al documento, il numero degli accusati è di 68 persone, in oltre la metà dei casi tra i 40 e i 60 anni.

    “Il ruolo ecclesiale ricoperto al momento dei fatti è quello di chierici (30), a seguire di laici (23), infine di religiosi (15). Tra i laici emergono i ruoli di insegnante di religione; sagrestano; animatore di oratorio o grest; catechista; responsabile di associazione.”

    Riteniamo davvero interessante il dato degli accusati laici, doppio a quello rilevato dalla commissione francese, ben la metà (1/3 del totale) del numero dei chierici e religiosi dichiarato dalla stessa CEI.

    Un dato notevole, con molta probabilità dovuto al vuoto legislativo del c.d. Certificato anti pedofilia (segnalato la prima volta nell’interrogazione dell’Onorevole Matteo Mantero, poi anche dall’ONU) che in Italia solleva il volontariato dall’esibirlo, paradossalmente indicando a chi pregiudicato l’alternativa di predare in quello specifico ambito, trovando negli ambienti di chiesa e nel suo contesto associativo omissivo – timorati dello scandalo, in virtù dell’immagine – una ulteriore tutela in una improbabile denuncia.

    Il report della CEI prosegue spiegando infine all’iter i provvedimenti “A seguito della trasmissione della segnalazione all’Autorità ecclesiastica da parte dei Centri di ascolto, tra le azioni poste in essere sono risultati prevalenti i “provvedimenti disciplinari”, seguiti da “indagine previa” e “trasmissione al Dicastero per la Dottrina della Fede”.

    Le domande che sorgono sono parecchie alla luce di quanto dice e sappiamo dalla scienza medica ed il rapporto di (*)Richard Sipe sul potenziale di recidività, che non può essere surrogato nelle buone intenzioni della chiesa.

    -Che fine hanno fatto i presunti autori denunciati alla CEI attraverso gli sportelli, non si sa chi siano, dove siano e peggio ancora non sono stati segnalati alle autorità italiane.

    -E che ne è stato delle loro vittime? Sono state assistite o forse tacitate con (#)un accordo col vincolo della riservatezza?

    Verosimilmente, per il potere giudiziario che la chiesa non ha, fuori dai numeri del report, anche qualora risultassero colpevoli, girano liberamente e restano potenzialmente pericolosi.

    Una soluzione quella della CEI intollerabile ed inammissibile perchè risulta totalmente inadeguata a qualunque forma di prevenzione (tranne per la stessa Istituzione ecclesiastica) cancellando qualunque forma di tutela preventiva nell’interesse superiore del minore.

     

    -o-O-o-

    I DATI RACCOLTI in ITALIA dall’osservatorio della Rete L’ABUSO

    I primi che andiamo ad esporre sono quelli noti ed indispensabili per fare un quadro iniziale della situazione. Essendo noti, quindi passati per le Procure della Repubblica italiane, ci limiteremo nel separare le condanne in via definitiva (164 casi) dagli indagati e i condannati in primo e secondo grado (168 casi), in quanto codesto spettabile Ufficio ha accesso diretto ai fascicoli delle Procure, certamente più dettagliati dei nostri.

    I dati anonimi in nostro possesso riguardano 88 nominativi di potenziali stupratori che qualora codesto spett. Ufficio ritenesse, mettiamo da subito a disposizione dell’A.G. nell’integralità.

     

    Tabella dati per Regioni italiane – Report Rete L’ABUSO (All. 15)

     

     

    ALLEGA

    1. 2-3-4-5-6 Inchiesta podcast de IL POST
    2. Osservazioni conclusive del Comitato ONU 80° sessione
    3. Interrogazione parlamentare Matteo Mantero
    4. Diffida dell’Associazione
    5. Querela depositata presso la Procura della Repubblica di Savona
    6. Proiezioni statistiche prodotte da Mark Vincent Healy
    7. Report CEI sintesi
    8. Report CEI integrale
    9. Articolo “accordi tra le parti” Editoriale DOMANI
    10. Report Rete L’ABUSO del 1 febbraio

    Con ossequio

    Francesco Zanardi

    Firma digitale

    https://test.retelabuso.org/wp-content/uploads/2025/09/il-documentario-sugli-abusi-nelle-chiese-di-new-orleans-basato-su-un-reportage-del-guardian-vince-il-premio-piu-importante.webpwp-content/uploads/2025/12/3-3-di-preti-pedofili-grazie-alla-complicita-dello-stato-italiano-che-non-interviene-da-decenni-non-solo-sul-clero-video-integrale-della-conferenza-alla-stampa-estera.webpwp-content/uploads/2026/05/la-coppia-che-si-suicida-come-la-figlia-molestata-da-bambina-da-un-parente-lultima-intervista-al-papa-quelluomo-un-assassino.webpwp-content/uploads/2025/12/parte-da-savona-sabato-24-la-panchina-viola-liniziativa-italiana-di-sensibilizzazione-contro-gli-abusi-su-minori-e-persone-vulnerabili.webp2023/04/19/parlamento-europeo-al-presidente-della-commissione-per-le-petizioni/

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  • 1° report dei sopravvissuti agli abusi sessuali del clero in Italia

    1° report dei sopravvissuti agli abusi sessuali del clero in Italia

    1° REPORT DEI SOPPRAVVISSUTI AGLI ABUSI SESSUALI DEL CLERO ITALIANO

     – OSSERVATORIO PERMANENTE DELLA Rete L’ABUSO –

    Relatore – Francesco Zanardi

    Aggiornato al 1 FEBBRAIO 2023

     


    I DATI

    Il presente report è stato prodotto con i dati pervenuti all’Associazione Rete L’ABUSO ed è da considerarsi in difetto alla reale portata del fenomeno; l’arco temporale di riferimento è di circa 13 anni; le segnalazioni contenute nel documento sono raccolte direttamente dalle denunce delle presunte vittime; i dati si riferiscono unicamente a sacerdoti e non comprendono l’indotto (catechisti, educatori, animatori e laici in generale); tutti i casi conteggiati sono riconducibili unicamente ad abusi sessuali a danno di minori.

    PREMETTE

    Il presente report non ha l’obbiettivo di fornire dei numeri, ma insieme a questi fornire in assenza di dati governativi un quadro di consapevolezza più ampio, spiegando perché il problema endemico dei sacerdoti pedofili, in Italia sia particolarmente allarmante rispetto agli altri paesi, non solo nell’area dell’Unione Europea.

    Per fare questo è necessario comprendere la chiave di lettura del “Principio” di “Interesse superiore del minore” dentro il quale stiamo agendo. Allora potremo poi paragonare la situazione italiana a quanto sta accadendo negli altri paesi, senza pregiudizi spesso imposti dalle molteplici opinioni.


    INTRODUCE

    La Convenzione sui diritti dell’infanzia rappresenta lo strumento normativo internazionale più importante e completo in materia di promozione e tutela dei diritti dell’infanzia. L’Italia la ratificherà il 27 maggio 1991 con la legge n.176 .

    “La Convenzione, obbliga gli Stati che l’hanno ratificata a uniformare le norme di diritto interno a quelle della Convenzione e ad attuare tutti i provvedimenti necessari ad assistere i genitori e le istituzioni nell’adempimento dei loro obblighi nei confronti dei minori.

    Secondo la definizione della Convenzione sono bambini e adolescenti gli individui di età inferiore ai 18 anni (art. 1), il cui interesse deve essere tenuto in primaria considerazione in ogni circostanza (art. 3).”

    Entrando nel merito dei dati che esporremo di seguito quindi, se pur vero che molti casi risultano prescritti relativamente al fatto stesso del reo, tuttavia la Convenzione che l’Italia ha ratificato nel 1991, imponeva allora e impone prioritariamente, “nell’interesse superiore del minore(*)”, che si proceda con tutti gli sforzi possibili accertando la pericolosità sociale del presunto reo e l’entità delle eventuali vittime, provvedendo quando necessario, ad impedire che questo possa commettere altri crimini.

    Quindi nel “Principio(*)” non è come spesso pensiamo, che se una persona è prescritta per questi reati venga meno “l’interesse superiore del minore”, casomai deve venire meno la prescrizione che di fatto è ostativa al raggiungimento dell’obbiettivo(*). È qui che lo Stato deve attuare tutti gli sforzi possibili per adeguare per esempio il termine prescrittivo, affinché si possa procedere verso l’obbiettivo(*).

    Non come accade, negando il diritto alla giustizia a chi è diventato un sopravvissuto perché in 32 anni lo Stato non ha saputo o voluto adeguarsi a una Convenzione nella quale si impegna!

    Ulteriore eccezione di cui non si può non tenere conto sono le peculiarità della patologia stessa, la consapevolezza specifica fornita dalla scienza medica e dalla letteratura in merito. Ad oggi non esiste terapia che garantisca la non pericolosità sociale di chi soffre di questa che non è una malattia, ma una grave devianza della personalità.

    Si può tentare di contenere monitorando i soggetti, tuttavia, oltre l’alto tasso di recidività, questi restano comunque privi del controllo sufficiente e vanno intesi come socialmente pericolosi.

    In questo senso le Nazioni Unite di Ginevra, nello specifico caso italiano il Comitato per la tutela dell’infanzia, il 28 febbraio 2019, dopo l’esamina quinquennale dell’Italia, entra espressamente nel contesto della pedofilia da parte dei membri del clero cattolico ed il suo indotto nel paese.

    Raccomanda allo Stato membro partendo dalla Giustizia, senza nascondere un’evidente squilibrio tra il contesto laico e quello del clero. Nel testo il clero è infatti prevalente oggetto delle “preoccupazioni” del Comitato Garante dell’ONUG di Ginevra.

    IN SINTESI

    Dal 1991, pur essendosi impegnato nella stipula della Convenzione per i diritti dell’Infanzia, 32 anni dopo nei fatti, lo Stato membro non ha provveduto con sforzi apprezzabili nell’adeguamento(*) dei parametri oltre che richiesti dalla convenzione, basilari per buonsenso, come l’adeguamento della prescrizione, raddoppiata (ma insufficiente rispetto alla maturazione del trauma) solo per merito della ratifica della Convenzione di Lanzarote.

    Quanto introdotto successivamente (come il certificato anti pedofilia) reso spesso vano dal Legislatore, quasi ad indicare al predatore la Free Zone.

    L’Associazione (Sic.) rileva davvero un basso livello di indagini anche solo preventive(*). Quasi sistematicamente casi dove solo uno dei minori abusati denuncia fatti che l’A.G. poi conferma, se pur ci si trovi alla presenza di più minori, questa non procede con indagini nei confronti delle altre potenziali vittime, anche per un eventuale soccorso. Nella sostanza raramente procede d’ufficio.

    Se pur ne approfitti legalmente e ometta sistematicamente la denuncia anche sotto l’aspetto morale all’Autorità civile, la chiesa spesso ha ragione quando afferma di avere fatto il suo. In Italia non ha né il potere legislativo, né quello esecutivo e meno ancora quello giudiziario. Si muove nei vuoti legislativi e nelle inadempienze dello Stato, non certo con la priorità dell’interesse superiore del minore.

    Chiedo venia ma non si poteva esporre la forte preoccupazione dell’Associazione nei dati che arrivano dall’Osservatorio permanente, senza prima la chiave di lettura indispensabile per cogliere i numeri che andremmo ad esporre, che ora comprenderete nelle motivazioni e in tutta la loro gravità.

    Per dare un’idea più concreta del fenomeno sul territorio abbiamo preferito suddividere i casi in base alle “regioni ecclesiastiche”, ogni una con l’elenco delle Diocesi sul rispettivo territorio (non per forza coinvolte).

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    Comitato per i diritti dell’infanzia – 80° sezione – ITALIA

     SFRUTTAMENTO E ABUSO SESSUALE

    21- Accoglie favorevolmente il piano nazionale per la prevenzione e la lotta contro gli abusi e lo sfruttamento sessuale dei bambini 2015-2017 e la rivitalizzazione dell’Osservatorio per contrastare la pedofilia e la pornografia infantile,il Comitato è preoccupato per i numerosi casi di bambini vittime di abusi sessuali da parte di personale religioso della Chiesa Cattolica nel territorio dello Stato Membro e per il basso numero di indagini criminali e azioni penali da parte della magistratura italiana. Con riferimento alle sue precedenti raccomandazioni (CRC / C / ITA / CO / 3-4, par. 75) e al commento generale n. 13 (2011) sul diritto del bambino alla libertà e contro tutte le forme di violenza nei suoi confronti e prendendo atto dell’Obiettivo 16.2 per lo Sviluppo Sostenibile, il Comitato raccomanda all’Italia di:

    (a) Adottare, con il coinvolgimento attivo dei bambini, un nuovo piano nazionale per prevenire e combattere l’abuso e lo sfruttamento sessuale dei bambini e assicurarne l’uniforme implementazione su tutto il suo territorio e a tutti i livelli di governo;

    (b) Istituire una commissione d’inchiesta indipendente e imparziale per esaminare tutti i casi di abuso sessuale di bambini da parte di personale religioso della Chiesa Cattolica;

    (c) Garantire l’indagine trasparente ed efficace di tutti i casi di violenza sessuale presumibilmente commessi da personale religioso della Chiesa Cattolica, il perseguimento dei presunti autori, l’adeguata punizione penale di coloro che sono stati giudicati colpevoli, e il risarcimento e la riabilitazione delle vittime minorenni, comprese coloro che sono diventate adulte;

    (d) Stabilire canali sensibili ai bambini, per i bambini e altri, per riferire sulle violenze subite;

    (e) Proteggere i bambini da ulteriori abusi, tra l’altro assicurando che alle persone condannate per abuso di minori sia impedito e dissuaso il contatto con i bambini, in particolare a livello professionale;

    (f) Intraprendere tutti gli sforzi nei confronti della Santa Sede per rimuovere gli ostacoli all’efficacia dei procedimenti penali contro il personale religioso della Chiesa Cattolica sospettato di violenza su minori, in particolare nei Patti Lateranensi rivisti nel 1985, per combattere l’impunità di tali atti;

    (g) Rendere obbligatorio per tutti, anche per il personale religioso della Chiesa Cattolica, la segnalazione di qualsiasi caso di presunta violenza su minori alle autorità competenti dello Stato Membro;

    (h) Modificare la legislazione che attua la Convenzione di Lanzarote in modo da garantire che non escluda il volontariato, compreso il personale religioso della Chiesa Cattolica, dai suoi strumenti di prevenzione e protezione.

    Dal 2019 ad oggi l’Italia non ha ancora risposto e neppure ha istituito un tavolo per discutere il documento del Comitato, almeno per valutarne un’eventuale intervento in proposito.

     

    La PREOCCUPAZIONE dell’Associazione per le CIFRE

    Tra gli studi più accreditati oltre che specifici nell’ambito della pedofilia commessa da membri del clero, quello di Richard Sipe (già citato nel film Spotlight), che nelle conclusioni afferma, nel particolare ambito del clero, per le peculiarità omissive che lo caratterizzano, che un sacerdote possa produrre fino a 200 vittime nell’arco della propria vita.

    Un numero decisamente imparagonabile al numero di vittime che può produrre nello stesso periodo un laico, che non gode di coperture.

    Se prendiamo il dato della commissione francese CIASE, togliendo l’indotto laico e tenendo solo conto delle 216.000 vittime prodotte da 3.000 preti risultati pedofili e lo dividiamo, la media dei minori abusati è di 72 bambini per ogni sacerdote. Se poi in assenza di un dato governativo, per mera curiosità paragoniamo l’Italia alla popolazione del clero francese, ebbene, la Francia ha poco più di 1/3 della popolazione ecclesiastica dell’Italia. Il dato è facilmente deducibile.

    La stessa Conferenza Episcopale italiana fornisce con il suo report del 17 novembre scorso, numeri notevoli, davvero preoccupanti che vale la pena di rivedere rapidamente:

    Ad una prima lettura il dato della CEI appare ampio, si parla su un totale di 226 diocesi, 166 avrebbero attivato i c.d. sportelli diocesani (73,4%), i quali tuttavia si evince, tranne un’assistenza psicologica presente solo nel 12,3%, alcun programma o indennizzo ripartivo verso le vittime, cosa che invece dovrebbe essere al primo posto(*).

    Troviamo invece 23 strutture di “ricovero” per i sacerdoti accusati o condannati, presso le quali la chiesa sostiene tra le contestazioni della comunità scentifica, di “curarli” prima di reinserirli nelle parrocchie. Come spiega Marco Ermes Luparia – Psicologo, Psicoterapeuta, Antropologo Prenatale e Diacono Permanente – “Noi siamo un’officina, non siamo uno sfasciacarrozze”.

    Quella che chiamano prevenzione(*) invece, è ridotta a corsi, che se pur importanti ed autorevoli nulla prevengono. Soprattutto se quando i casi emergono, vengono insabbiati o comprato il silenzio con accordi col vincolo della riservatezza, e i sacerdoti trasferiti sistematicamente in un’altra parrocchia.

    Il biennio analizzato dalla CEI è particolarmente illuminante nel contesto specifico del dato italiano. Il COVID proprio in quel biennio ha limitato moltissimo l’accesso agli uffici, tuttavia la CEI parla di 89 presunte vittime e 68 presunti autori. Non è noto sapere il riferimento geografico di appartenenza.

    Se dividiamo per esempio i 3.000 sacerdoti francesi per i 70 anni della base dell’indagine CIASE, ogni anno in Francia ci sarebbero stati mediamente 43 sacerdoti oggetto di accuse. In Italia 34.

    Il dato molto indicativo su cui vorrei soffermarmi, è che questi casi non provengono da 166 diocesi come potrebbe apparire ad una prima lettura del report, ma da soli 30 centri di ascolto, come chiaramente afferma il documento a pagina 2 (sintesi). Sono esclusi i dati provenienti dalla Congregazione per la Dottrina della Fede, quelli della magistratura e i nostri.

    Alla pagina successiva un altro dato importante che possiamo ricollegare alle raccomandazioni del Comitato.

    Secondo il report della Cei, dei 68 presunti autori 30 sarebbero chierici che insieme ai 15 consacrati fa 45. Si legge che i laici (educatori, insegnanti di religione ecc.) sarebbero 23 dei 68, il 33,8%.

    (21- G) Il Comitato raccomanda (prima già il Deputato Matteo Mantero) di estendere anche ai membri del clero l’anomala applicazione del certificato anti pedofilia (ratificato nel 2014 a seguito della Convenzione di Lanzarote) che in Italia lascia scoperto dall’esibirlo tutto il mondo del volontariato(*), al quale il clero fa parte, ignorando che anche il volontariato minorile laico è da sempre l’ambiente preferito dai pedofili.

    Questo vuoto che vieta a chi pregiudicato a non poter lavorare con i minori (in quanto privo di certificato), con questa grave lacuna, lascia ai pedofili come unica alternativa il volontariato. Quasi a indicare dove poter predare.

    Spesso i più scaltri cercano inserimento presso la chiesa e il suo indotto, la paura dell’istituzione per lo “scandalo” e la mancanza di trasparenza, in questo caso garantiscono l’omissione di denunce anche ai laici, tanto che sono citati dalla stessa Cei nel report, ma non risulta neppure per loro notizia di denuncia alle autorità civili.

    A preoccupare più dei numeri esposti è la situazione italiana, 32 anni dopo la ratifica della Convenzione per i diritti dell’infanzia, le lacune in materia di prevenzione sono enormi, il sistema è tale da poterlo paragonare al un “cane che si morde la coda”;

    1. il certificato anti pedofilia è inutilizzabile in quanto vieta ai pregiudicati alcuni accessi, convogliandoli tuttavia in altri come il volontariato al quale il clero e il suo indotto appartengono;
    2. l’assenza dell’obbligo della denuncia rende il certificato inattendibile perché non si censisce il caso;
    3. la stessa prescrizione è ostativa sotto l’aspetto preventivo, in quanto in questa condizione vengono meno tutti gli accertamenti del caso, compresa la pericolosità del soggetto.

    Il limitato accesso alla giustizia per le vittime, che in questo caso è giusto ricordare siano divenute tali spesso, per le lacune preventive dette sopra;

    1. la prescrizione non è in linea con il tempo di maturazione del trauma (la letteratura accreditata parla di 25 – 30 anni) che in questo caso ha una maturazione c.d. “spontanea” in quanto a differenza dei casi che vengono denunciati alle autorità, dove dietro la denuncia c’è una presa in carico della vittima, che viene aiutata nella maturazione dell’evento traumatico, nel caso di omissione invece, viene meno anche la presa in carico della vittima, che con gli anni maturerà l’origine delle sue problematiche riconducendole a quell’evento, che però oramai non potrà denunciare in quanto estinto per prescrizione.
    2. Anche quando non prescritti, i canali di accesso alla giustizia per le vittime sono poco accessibili.
    3. Tempi processuali biblici, spesso si arriva alla cassazione prescritti e qualora la vittima avesse avuto le risorse per gli accertamenti tecnici di cui sopra, non è detto riesca a recuperarle.

    Se analizziamo le cifre (in difetto), senza utilizzare lo studio di Richard Sipe (200 minori in media a sacerdote), limitandoci ai dati reali della Francia (72 minori in media a sacerdote) il potenziale che producono i casi parziali del nostro report, è enorme oltre che incontrastato, 418 sacerdoti.

    Parliamo di 29.960 vittime potenzialmente, se prendiamo la proiezione (agli atti del Comitato ONU già nel report del 2019) prodotta da Mark Vincent Healey, che sulla base delle commissioni di inchiesta prodotte dai Governi degli altri paesi (con dati in linea tra loro) stima il dato italiano, si parla di 750.000 vittime. Lo stesso Hans Zollner (membro della Pontificia commissione per la tutela dei minori) si domanda perché mai i dati dell’Italia non debbano essere in linea con quelli del resto degli paesi e, onestamente ce lo chiediamo anche noi.

    Tuttavia basterebbe una commissione Governativa per scoprirlo.

    Zanardi – Report finale

    ©Rete L’ABUSO – Riprodurre liberamente con attribuzione

  • Abusi sui minori in Europa: gruppi di vittime lanciano un’iniziativa per affrontare la questione dei casi di abuso

    Abusi sui minori in Europa: gruppi di vittime lanciano un’iniziativa per affrontare la questione dei casi di abuso

    In un incontro internazionale in Svizzera, gruppi di vittime di tutta Europa hanno lanciato una vasta iniziativa, la “Justice Initiative”. Con questa iniziativa politica, gli abusi sui bambini, specialmente nelle istituzioni statali ed ecclesiastiche, saranno affrontati per la prima volta in modo completo in tutti i paesi europei. Una mozione affinché i casi di abuso vengano affrontati a livello paneuropeo sarà presentata al Consiglio d’Europa a Strasburgo a settembre.

    L’Europa ha violato la protezione dei bambini per decenni:

    Centinaia di migliaia di bambini e giovani sono stati vittima di sfruttamento, maltrattamento e abuso sessuale. Soprattutto nelle istituzioni statali o gestite dalla chiesa, si sono verificati gli abusi più gravi. In vari paesi europei, fino a pochi anni fa, c’erano allontanamenti di bambini, adozioni forzate, sterilizzazioni ed esperimenti farmacologici su bambini e giovani. In molti casi, le autorità statali sono state in parte responsabili delle sofferenze subite, o non hanno protetto i bambini dalle aggressioni.

    Fino ad oggi, nella maggior parte dei paesi europei non ci si è occupati di questi casi di abuso. È ora che ciò cambi. Gruppi di vittime provenienti da tutta Europa, così come accademici e ONG, si sono recati in Svizzera per lanciare la “Justice Initiative”. Questa iniziativa politica vuole attirare l’attenzione collettiva su una parte rimossa della storia e sulle vittime che ancora oggi soffrono a causa degli abusi e della mancanza di riconoscimento pubblico.

    Più di una dozzina di paesi europei al lancio – anche l’Italia vi partecipa

    “L’Italia, membro dell’Ue, è uno dei paesi più industrializzati al mondo ma è l’unico Stato a non aver mai affrontato una discussione su questo problema, mentre altrove in Europa i governi stanno agendo, prendendo posizione e adottando provvedimenti immediati per i sopravvissuti.

    Ma c’è di peggio: oggi in Italia la stessa popolazione non è consapevole del problema e non è di conseguenza in grado di tutelarsi, e la stampa disattende completamente al suo dovere d’informazione”, sottolinea Francesco Zanardi, attivista per le vittime di abusi sessuali su minori.

    Zanardi è fondatore e presidente della Rete L’Abuso, come pure uno dei fondatori di ECA Global, oggi presente in 42 paesi con riconoscimento presso le Nazioni Unite.

    La “Justice Initiative” è sostenuta da gruppi di vittime, accademici e ONG di tutta Europa. In una dichiarazione congiunta firmata finora da rappresentanti numerosi paesi europei, si pone l’accento sul riconoscimento pubblico dell’ingiustizia, sul risarcimento e sulla rivalutazione accademica. www.justice-initiative.eu.

    Una mozione sarà presentata al Consiglio d’Europa entro 2 settimane “Questa iniziativa è centrale per l’Europa”, afferma il presidente della delegazione svizzera al Consiglio d’Europa, il consigliere nazionale Pierre-Alain Fridez. “Solo facendo i conti con il passato possiamo costruire il futuro”.

    Per questo, nei prossimi giorni presenterà a Strasburgo una mozione.

    MedienMItteilung_Italien

    https://test.retelabuso.org/wp-content/uploads/2025/09/il-documentario-sugli-abusi-nelle-chiese-di-new-orleans-basato-su-un-reportage-del-guardian-vince-il-premio-piu-importante.webpwp-content/uploads/2025/12/3-3-di-preti-pedofili-grazie-alla-complicita-dello-stato-italiano-che-non-interviene-da-decenni-non-solo-sul-clero-video-integrale-della-conferenza-alla-stampa-estera.webpwp-content/uploads/2026/05/la-coppia-che-si-suicida-come-la-figlia-molestata-da-bambina-da-un-parente-lultima-intervista-al-papa-quelluomo-un-assassino.webpwp-content/uploads/2025/12/parte-da-savona-sabato-24-la-panchina-viola-liniziativa-italiana-di-sensibilizzazione-contro-gli-abusi-su-minori-e-persone-vulnerabili.webpwp-content/uploads/2026/01/il-vescovo-di-bilbao-riconosce-il-lavoro-di-el-pais-per-indagare-sulla-pedofilia-e-gli-sforzi-delle-vittime-per-denunciare.webp2021/09/05/al-simposio-ue-di-berna-ci-sara-anche-litalia-rappresentata-dalla-rete-labuso/

  • Pre webinar sat 13/2 Francesco Zanardi – Rete L’ABUSO Italia

    Pre webinar sat 13/2 Francesco Zanardi – Rete L’ABUSO Italia

    Buongiorno a tutti

    Introduco qui il webinar di sabato prossimo sul “Caso Italia”, perchè qui viviamo una situazione davvero preoccupante e che va oltre i preti pedofili e purtroppo, a differenza dei vostri paesi qui coinvolge politica, magistratura e le stesse Istituzioni italiane. Un problema a monte dei preti pedofili perché nei fatti in Italia come vedrete il Vaticano spadroneggia di fronte allo Stato che gli lascia fare quello che vuole.

    Il nostro è una sorta di HELP too ITALY in quanto la situazione italiana è davvero è disastrosa e vede non solo le vittime da più di 10 anni ignorate completamente dallo Stato italiano che non si è mai voluto fare onere del problema producendo altre vittime. L’unico impegno che ha portato avanti in questi 10 anni il Governo italiano, è stato quello di tutelare i pedofili dalle vittime che chiedevano giustizia.

    Persino il legislatore ha applicato in Italia trattati e Convenzioni come quella per i diritti dell’infanzia o di Lanzarote in modo così criminale da screditare le stesse, di fatto applicate in modo tale da non creare danno alla chiesa, ma dall’altro lato inutili nelle loro finalità che sono state abilmente aggirate.

    Faccio un esempio pratico in modo che la mia affermazione non diventi una semplice illazione. La Convenzione di Lanzarote, ratificata dall’Italia nell’ottobre 2012, introduceva tra le altre cose il così detto “certificato anti pedofilia”, indubbiamente uno strumento importantissimo in quanto parliamo in questo caso di prevenzione. Strumento che in Italia ha lasciato fuori dall’esibizione non solo l’intero clero, ma anche la categoria alla quale il clero appartiene, il mondo del volontariato. Quell’ambiente che da sempre è il terreno di caccia favorito dai pedofili. Una applicazione del certificato che paradossalmente, anziché fare prevenzione, indica al pedofilo il terreno di caccia più sicuro !!!

    L’immunità dal carcere per chi si macchia di questi crimini, sia per i pedofili laici che per i preti con la differenza che i laici finiscono ai domiciliari e la detenzione è costantemente controllata dalla polizia. I preti invece vengono affidati dalla stessa giustizia a una delle 23 strutture per “sacerdoti in difficoltà”  dove di fatto, sono sotto la totale responsabilità della chiesa e dove la polizia non controlla. Un vero e proprio escamotage che da ai cittadini l’idea di una giusta condanna, mentre invece è una sorta di villeggiatura per i preti, che fa sorridere perché paradossalmente in termini democratici discrimina i pedofili laici…

    Questa è l’Italia di oggi ! Quell’Italia che per far stare zitta l’Onu, ha realizzato l’osservatorio nazionale per il contrasto alla pedofilia e alla pornografia minorile, con un decreto “di ferragosto” ha visto il Ministro Maria Elena Boschi dimettere un Funzionario (Maurizio Palma del Ministero Pari Opportunità) per inserire come consulente un prete.

    Un’Italia che tranne l’onorevole Maurizio Turco che nel 2010 tentò la proposta di una commissione di inchiesta, immediatamente affossata dal governo – ma qui vedremo meglio sabato 20 – oggi, in Italia non esiste una sola forza politica che voglia fare da interlocutore in questa causa. Lo stesso Governo non risponde alle vittime, quasi peggio del Vaticano, che qualche volta almeno risponde. Il Governo ha invece chiuso qualunque possibilità per cittadini e associazioni di poter interloquire. Non risponde neppure alle diffide degli avvocati delle vittime, alle raccomandazioni delle Nazioni Unite, impolverate dal febbraio 2019 su qualche scaffale dei palazzi, una sorta di regime assoluto fatto di accrediti per i diritti umani, che però nessuno ha mai applicato in quanto non graditi alla chiesa.

    Poi noi a differenza vostra abbiamo al centro di Roma il Vaticano, un autentico parassita che non stupra solo i figli degli italiani, ma costa all’Italia 7 miliardi l’anno. Per non parlare delle ingerenze che ha nel Parlamento Europeo, al quale riesce ad arrivare grazie ai politici italiani.

    Ultimo e forse maggiore dei problemi l’informazione italiana, dopo alcuni paesi del terzo mondo al 77° per posto per la libertà di informazione.

    E si vede!

    Dal deserto italiano creato intorno alle vittime, normalmente sostenute dall’opinione pubblica, in Italia quando sono fortunate ignorate, quando va male attaccate dalla stessa comunità cattolica che si fa forza sul bigottismo creato dal vuoto dell’informazione e dal suo monopolio. Un’informazione che ci ha nauseati con tutte le cose buone che secondo la stampa avrebbe fatto papa Francesco, con il pericolo del default Vaticano, con il caso McCarricK, quello Viganò. Una stampa che ci ha parlato degli archivi recentemente aperti in Spagna e dei 120 casi emersi, ma omette il contraddittorio e l’obbiettività dimenticando di dire che anche in Spagna, la posizione del governo ha spinto la chiesa a muoversi, come in Germania, Irlanda, Svizzera ecc., magari facendo notare non solo che in Italia ci sono più di 300 casi, almeno quelli noti, ma a differenza della Spagna che ha contato 120 preti dal 1927 al 2020, i 300 italiani, li contiamo solo negli ultimi 15 anni…

    Non perché si voglia avere a tutti i costi il merito di essere lo stato più pedofilo al mondo, certo ci si domanda come mai il Governo italiano abbia introdotto per esempio l’uso obbligatorio del seggiolino intelligente per auto a fronte di 8 morti in 20 anni, ma non si è accorto dei 300 casi italiani con un potenziale di vittime tra i più alti al mondo, secondo le proiezioni un milione di vittime solo in Italia.

    Conto molto nel webinar di sabato sulla possibilità di un intervento dell’Onu, unico interlocutore rimasto il quale in virtù della Convenzione per i diritti dell’infanzia, pur consapevole che l’Ufficio non possa avere un potere coercitivo sullo Stato Membro, quanto meno, pressi il Governo italiano affinché, almeno per quanto riguarda le ratifiche già fatte dall’Italia, pretenda la loro corretta applicazione, che qualora fosse fatta, costituirebbe un buon punto di partenza per affrontare il problema di un paese industrializzato, che nella sua compiacenza verso il Vaticano e ai danni dei propri figli, ha reso la penisola italiana una “free zone”, potenziale ricettacolo per preti che nei vostri paesi rischiano con la giustizia e che in Italia trovano l’impunità del bel paese.

    A voi colleghi l’invito a far assistere nei vostri rispettivi paesi la stampa, in modo di poter accendere un faro sull’Italia. Help too Italy !

    Grazie per la vostra attenzione

    Zanardi

  • Sacerdoti pedofili – Webinar internazionale ECA Global sul “Caso Italia”

    Sacerdoti pedofili – Webinar internazionale ECA Global sul “Caso Italia”

    Il Webinar chiamato “Caso Italia”, come il report discusso alle Nazioni Unite il 24 e 25 gennaio 2019 e si svolgerà sabato 20 febbraio alle 16 (ora italiana) e sarà visibile in streaming QUI e sulle piattaforme dei partecipanti nei rispettivi paesi.


    In questo momento Italia è l’unico dei paesi più industrializzati del mondo e nella UE che ancora offre i propri figli “in sacrificio” alla Chiesa Cattolica. Utilizzo il termine “sacrificio” come provocazione perché, a differenza di altri paesi del mondo,  in Italia il problema dei sacerdoti pedofili permane invariato da quando è diventato di dominio pubblico. In altri paesi con le stesse caratteristiche dell’Italia, lo stato da subito ha protetto le vittime, i governi hanno avviato indagini e preso misure per prevenire questo tipo di crimini.

    Nel territorio Italiano  invece abbiamo il Vaticano che salva i sacerdoti pedofili in tutto il mondo ma in Italia impone la sua volontà ai Governi di turno nel paese dal 2010 (quando anche in Europa dovette difendersi dallo scandalo pedofilia), per questo è stato denunciato per negligenza alle Nazioni Unite, che al paragrafo 21 delle Osservazioni conclusive all’Italia espone:

    “il Comitato è preoccupato per i numerosi casi di abuso sessuale sui bambini da parte del personale religioso della Chiesa cattolica nel territorio dello Stato membro e per lo scarso  numero di indagini e processi penali da parte della giustizia italiana”, di fronte a cui espone una serie di raccomandazioni tra le quali meritano risalto:

    “a) Adotti, con la partecipazione attiva dei bambini, un nuovo piano nazionale per prevenire e combattere l’abuso e sfruttamento sessuale dei bambini e garantisca la sua applicazione uniforme su tutto il suo territorio e in tutti i livelli del governo;

    b) Stabilisca una commissione d’indagine indipendente ed imparziale per esaminare tutti i casi di abuso sessuale sui bambini da parte del personale religioso della Chiesa Cattolica;

    h) Modificare la legislazione di applicazione del Patto di Lanzarote per far sì che non escluda i volontari, incluso il personale religioso della Chiesa Cattolica, dei suoi strumenti di prevenzione e protezione.”

    Altre raccomandazioni del Comitato sulla compromissione dello Stato Italiano a  realizzare azioni dirette allo Stato del Vaticano, è così come alla lettera (f) dello stesso paragrafo 21 raccomanda che si “Realizzino tutti gli sforzi possibili davanti alla Santa Sede per eliminare gli ostacoli che impediscano il procedimento effettivo del personale religioso della Chiesa cattolica sospettato di commettere abusi a minori, in particolare nei Patti Lateranensi aggiornati nel 1985, per combattere l’impunità di tali atti”.

    Queste raccomandazioni compromettono chiaramente e pesantemente lo Stato Italiano, ma disgraziatamente non è stata realizzata nessuna azione per affrontare la problematica che vede vittime dei bambini indifesi ed è per questo motivo che l’inerzia è ancor più criminale.

    Sono queste le realtà che ci preoccupano per le quali è stato organizzato questo webinar con la collaborazione di Ending Clerical Abusse – ECA Global, un’élite di associazioni e attivisti di tutto il mondo che dal 2018 sta realizzando una campagna di giustizia globale in sinergia in tutela delle vittime del clero.

    Élite della quale orgogliosamente siamo tra i fondatori.

    L’ incontro è diretto ai mezzi di comunicazione e agli attivisti di questa causa nel mondo, così come ai tecnici membri di ECA nei loro differenti paesi e sarà diffuso pubblicamente in Facebook Live e tradotto simultaneamente.

    Espositori: avvocato Tim Law (USA), Presidente di ECA Global, il quale presenterà il webinar e come moderatore l’avvocato Adalberto Méndez (MX). RELATORI, il Presidente della Rete L’ABUSO, Francesco Zanardi (IT), l’avvocato della Rete L’ABUSO, Mario Caligiuri (IT), e lo scrittore e giornalista del settimanale LEFT Federico Tulli (IT).

    Un incontro importante che vedrà presente la ex vicepresidente del Comitato dell’ONU per la tutela dell’infanzia Sara Oviedo Fierro (EC) e come osservatore, membro in carica del Comitato alle Nazioni Unite Jorge Cardona Llorens (SP), colui che gennaio del 2019 ha portato in seduta a Ginevra l’informativa della Rete L’ABUSO le cui conclusioni sono al punto 21 delle raccomandazioni che l’ ONU ha fatto all’Italia.

    Francesco Zanardi

    Presidente Rete L’ABUSO

    Fondatore ECA Global/Italy

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