Osservatorio della Rete L'ABUSO

Categoria: Liguria

  • SAVONA: “Il vescovo sapeva dei preti pedofili”

    SAVONA: “Il vescovo sapeva dei preti pedofili”

    LA COLLABORATRICE DELLA CHIESA ACCUSA: “USATA PER SPIARE LE VITTIME DEGLI ABUSI”

    Di Silvia Campese IL SECOLO XIX 08-02-14

    Nuovo scandalo per la diocesi savonese. A scatenare la bomba, questa volta, un medico piuttosto noto in città, Luisa Bonello, cattolica impegnata, che ha consegnato direttamente in Vaticano, nelle mani di Papa Francesco, il dossier relativo alla vicenda “pedofilia savonese”. Sentenze e documenti della magistratura, lettere a firma dei vescovi, testimonianze delle vittime. Non solo. In un’intervista rilasciata a Il Secolo XIX, la Bonello ha pesantemente criticato l’operato del vescovo Vittorio Lupi arrivando a sostenere di essere stata usata dalla curia per riferire informazioni riferite dalle vittime, alcune in cura da lei come pazienti. Accuse a cui il vescovo Lupi ha risposto con durezza definendo falsità tali affermazioni e parlando di «vendetta personale a seguito della revoca del Ministero dell’Eucarestia». E ha aggiunto: «Non intendo rispondere alle falsità di una persona che, ai miei occhi, non ha il minimo credito», il commento del Monsignore. Ma le affermazioni del medico savonese, riportate nell’intervista pubblicata di seguito, aprono nuove ombre sulla diocesi.

    Dottoressa Bonello, perché è andata in Vaticano e ha voluto consegnare di persona il materiale riguardante la pedofilia nella nostra diocesi?

    Perché ero stufa di vedere la mia Chiesa, la mia Diocesi ridotte così.

    Che cosa è accaduto durante quei giorni?

    Sono stata tre giorni in Vaticano, a Santa Marta, nella residenza di Papa Francesco, e ho incontrato ripetutamente il Papa. Si mangiava insieme, nella stessa stanza. Al tavolo mi è capitato di essere accanto all’ex vescovo di Savona, il cardinale Domenico Calcagno, mentre ho incontrato un alto concittadino, il fratello di don Giuseppe Militello, organista, oggi assunto in Vaticano.

    Quale materiale ha consegnato?

    Tutti i documenti di cui ero in possesso e dove si evince con chiarezza l’omertà dei vari vescovi che si sono succeduti, le responsabilità dei preti pedofili, con i riscontri legali della magistratura e le testimonianze delle vittime. Mi è stato assicurato che tutto il materiale verrà consegnato alla Commissione antipedofilia del Vaticano.

    Vedremo presto i risultati?

    Presto non lo so, perché la Commissione si occupa dei reati di pedofilia compiuti in tutto il mondo. Molti, purtroppo. Spero, però, il prima possibile, anche perché è urgente un intervento per salvare la nostra diocesi.

    Perché ha deciso di parlare proprio ora?

    Perché soltanto di recente ho preso coscienza del fatto che il Vescovo mi usava. Mi usava per sapere che cosa sapevo della vicenda pedofilia. Mi chiedeva di riferirgli tutte le notizie, tutte le informazioni di cui ero venuta a conoscenza dalle vittime. Ma lui sapeva già benissimo tutto. Era omertoso. Pensavo, riferendo a lui, di prestare un servizio alla mia Chiesa al fine di combattere l’orrore della pedofilia. Purtroppo, però, il suo fine non era quello.

    Si è rivolta mai a qualche altro prelato ligure?

    Visto che dal Vescovo non ottenevo riscontri, ho mandato una lettera a Cardinale Bagnasco contenenti le stesse informazioni che avevo già riferito a Lupi. Dicendo che, nella mia diocesi, invece di ricevere un aiuto nella battaglia, ho trovato soltanto omertà. Tali concetti sono stati riferiti al Vescovo Lupi.

    I suoi rapporti con il vescovo sono, di recente, cambiati in modo negativo.

    Da quando ho iniziato a occuparmi in modo approfondito della vicenda pedofilia, Monsignore ha iniziato a colpirmi negli affetti più cari. Prima di tutto mi è stato revocato il ministero della somministrazione dell’Eucarestia. Era una cosa a cui tenevo profondamente portando conforto ai miei pazienti in ospedale, spesso in gravi condizioni di dolore. Ma non è tutto. Mi ha allontanato dal mio padre spirituale, Don Nino Maio, a cui ero legata da una profonda amicizia oltre ad essere il suo medico personale

    Perché il Vescovo avrebbe dovuto agire in questo modo?

    È difficile dirlo. Questo è un pensiero mio non suffragato da nulla, ma che mi sento di riferire. Don Nino Maio è stato molto vicino a due preti responsabili di abusi sui minori. Era padre spirituale di Don Nello Giraudo e ha sostenuto per due anni don Pinetto aiutandolo a inserirsi nella comunità di Celle Ligure dove è parroco.

    Ha motivi di pensare che Don Maio sia a conoscenza di aspetti inediti relativi alla pedofilia nella chiesa savonese?

    Sì, credo di sì. E penso anche che sia questo il motivo per cui il vescovo mi ha allontanato con provvedimenti così severi dal sacerdote.

    Dottoressa, lei ha conosciuto direttamente vittime di pedofilia clericale?

    Sì. Due, in particolare, sono miei pazienti.

    Queste persone hanno le hanno mai riferito di avere denunciato i sacerdoti e di avere cercato di rompere il muro dell’omertà?

    La vittima più adulta, un uomo sessantenne, non ha mai fatto in pubblico il nome del suo abusatore, che peraltro oggi non è più vivo. La sua vita, però, è stata segnata in modo devastante, tanto che ancora oggi entra e esce dalla Psichiatria. Poi c’è un ragazzo giovane, oggi trentacinquenne, che non è mai riuscito è riuscito a ricostruirsi davvero una vita.

    Ha riferito di questo ragazzo al vescovo?

    Si, di questa persona si.

    E il vescovo?

    Mi stava a sentire ma non ha mai fatto niente. Pur sapendo da anni cosa stava succedendo.

  • Condanna per abusi sessuali su minore, Don Luciano verso l’affidamento in prova: in estate fuori dal carcere

    Condanna per abusi sessuali su minore, Don Luciano verso l’affidamento in prova: in estate fuori dal carcere

    Alassio. Nell’ottobre del 2016 finirà di scontare la sua pena, ma già quest’estate Don Luciano Massaferro potrebbe lasciare il carcere di La Spezia dove è detenuto dal luglio del 2012. Il sacerdote alassino, condannato in terzo grado a sette anni e otto mesi di reclusione per abusi sessuali su una minore, tra qualche mese dovrebbe infatti godere di quelli che in gergo si chiamano “benefici carcerari”.

    Una soluzione che permette ad un detenuto, quando mancano meno di tre anni alla fine della pena, di richiedere misure alternative alla detenzione. Don Luciano Massaferro ha deciso di puntare sull’affidamento in prova ai servizi sociali. I suoi legali, gli avvocati Mauro Ronco e Alessandro Chirivì, hanno già presentato la richiesta per ottenerli e sono in attesa della fissazione dell’udienza da parte del Tribunale di Sorveglianza.

    La concessione dell’affidamento in prova, che permetterebbe al parroco di tornare in libertà seppur con qualche limitazione, è subordinata alla valutazione di alcuni fattori, tra cui il comportamento del detunuto e la sua pericolosità sociale. Aspetti che non dovrebbero rappresentare un ostacolo per il sacerdote: da quando è recluso sta mantendendo un atteggiamento irreprensibile all’interno dell’istituto penitenziario.

    L’affidamento in prova potrebbe non essere l’unica novità del 2014 di Don Luciano: sempre entro la fine di quest’anno infatti il suo caso dovrebbe arrivare davanti alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo di Strasburgo. L’ultimo “giudice” al quale il sacerdote, che si è sempre detto innocente, poteva rivolgersi per ribaltare la sentenza del tribunale di Savona, poi confermata in Appello ed in Cassazione.

    Olivia Stevanin

    http://www.ivg.it/2014/01/condanna-per-abusi-sessuali-su-minore-don-luciano-verso-laffidamento-prova-estate-fuori-dal-carcere/

     

  • Settemila euro di multa al prete esibizionista

    Settemila euro di multa al prete esibizionista

    Savona. Settemilacinquecento euro di multa per atti osceni in luogo pubblico: è la pena inflitta con un decreto penale di condanna emesso dal gip Donatella Aschero su richiesta del pm Chiara Venturi nei confronti di don Giuseppe Canavese, 50 anni, l’ex parroco di Millesimo che un venerdì sera di qualche mese fa a Savona, davanti alla pensilina del bus di via Gramsci, si era calato pantaloni e slip davanti a un gruppo di ragazzi e ragazze diretti in porto per la «movida».
    La storia è raccontata dalla Stampa stamane in edicola. Il sacerdote, che era in abiti borghesi e a quanto pare sotto l’effetto dell’alcol, era stato identificato da una pattuglia di carabinieri e si era giustificato dicendo che «stava facendo pipì».
    Le testimonianze di chi aveva assistito all’episodio riferivano invece di un gesto di esibizionismo con qualche cosa di più. Il decreto penale, che risale al 19 dicembre, è stato notificato ieri all’avvocato Giorgio Cangiano, che tutela la diocesi di Mondovì da cui dipende la parrocchia di Millesimo.
    «Decideremo con il parroco e con monsignor vescovo se fare ricorso oppure no» precisa il legale. Il decreto penale viene emesso quando dagli atti d’indagine risulta evidente la ricostruzione dei fatti e la certezza del reato commesso; un ricorso con eventuale richiesta di patteggiamento o rito abbreviato potrebbe portare all’assoluzione o alla conferma della pena, ma al tempo stesso, ai benefici della sospensione e della non menzione nel casellario giudiziale.
    All’indomani dell’episodio il vescovo di Mondovì Luciano Pacomio aveva sollevato don Canavese dall’incarico, destinandolo all’Istituto delle Suore della Piccola Betania di Vicoforte. «Lì potrà riflettere e ritrovare quella serenità che, evidentemente, gli è mancata» si leggeva in un comunicato diffuso dalla diocesi monregalese.

    La Redazione Radio Savona Sound News Rsvn.it

  • Massaferro, prete pedofilo ai lavori socialmente utili

    Massaferro, prete pedofilo ai lavori socialmente utili

    Genova – Quale prete conosciuto aveva approfittato di una ragazzina e ora, condannato, potrebbe lavorare per i bisognosi. Don Luciano Massaferro, il parroco di Alassio condannato per abusi sessuali nei confronti di una chierichetta a una pena definitiva a 7 anni e 8 mesi potrebbe scontare il residuo pena con lavori socialmente utili.

    Dopo esser stato nelle carceri di Sanremo, Alassio e Spezia e dopo alcuni mesi ospite del convento dellesuore Clarisse di Diano Castello, don Massaferro sarà impiegato nella casa diocesana `Della carita´ di Imperia fino a fine pena.

    La casa diocesana assicura posti letto e pasti caldi ai bisognosi, oltre a distribuire vestiario e viveri.

    http://www.ilsecoloxix.it/p/savona/2014/01/17/AQI9cAYB-massaferro_socialmente_pedofilo.shtml

  • Accusa di calunnia, il vescovo “interroga” don Pinetto.  Il sacerdote: “Non so nulla di questa iniziativa della magistratura”

    Accusa di calunnia, il vescovo “interroga” don Pinetto. Il sacerdote: “Non so nulla di questa iniziativa della magistratura”

    SAVONA. «Se si deve denunciare una mancanza lo si fa nell’ambito del presbiterio, dal vescovo o, al massimo (nel caso in cui nè presbi­terio, nè vescovo ascoltino) per casi gravi alla magistratura». Sulla pe­dofIlia l’indicazione era stata chia­rada parte del vescovo Lupi. Un in­vito ai preti savonesi, ormai di qualche mese fa, contenuto in una relazione interna sulle indagini con cui la chiesa savonese aveva scagionato don Pinetto dalle accu­se di abusi sessuali e pedofilia.

    Ieri il contenuto è tornato d’at­tualità dopo che monsignor Vitto­rio Lupi ha deciso di andare afondo e di vederci chiaro anche sull’ accu­sa, sempre nei confronti di don Pie­tro Pinetto, di calunnia verso un ex seminarista (Sandro P.) che lo ave­va denunciato per fatti risalenti a 38 anni fa, in seminario.

    Lupi e Pinetto si sono incontrati negli uffici della diocesi, con loro anche il vicario don Antonio Ferri e il responsabile dell’ufficio stampa diocesano Marco Gervino. Nei me­si scorsi il dossier diffuso nella giornata della Solennità del Sacro Cuore aveva scagionato don Pinet­to. Con una premessa «Sul proble­ma pedofilia prima di accusare pubblicamente un confratello oc­corre essere certi della sua colpe­volezza» si legge nel testo della re­lazione rivolta ai sacerdoti, ma so­prattutto bisogna rivolgersi in pri­ma battuta all’interno della chiesa e non alla magistratura.

    Un’indicazione e un invito netto, da parte di monsignor Lupi. Domenica scorsa don Pinetto, do­po la messa celebràta nella chiesa di San Michele a Celle, aveva ricevuto la telefonata di convocazione

    dal vescovo in persona per avere «chiarimenti» in merito all’accusa di avere calunniato un ex seminari­sta che lo aveva denunciato per abusi sessuali.

    Una denuncia, quest’ultima, poi archiviata per pre­scrizione. I pre­sunti episodi in­fatti risalivano a 38 ani fa Ieri mat­tina negli uffici della diocesi c’è stato il faccia a fac­cia tra Lupi e don Pietro Pinetto, che gestisce la par­rocchia di Celle dopo aver diretto la parrocchia di Noli e ancor prima il seminario di via Ponzone a Savona. A1termine don Pi­netto ha soltanto voluto ribadire «di aver avuto confer­ma della solidarie­tà e vicinanza del· vescovo». Sulla questione dell’indagine a suo carico per la calunnia nei confronti di Sandro P., il sacerdote cellese si è limitato a dire: «Non mi risulta. Personalmente non ho ricevuto nessun atto o avviso che mi comu­nicasse di essere indagato. E il mio awocato (Marco Altamura) mi ha confermato sino a questa mattina (ieri) di non aver ricevuto nessuna comunicazione dalla Procura».

    Il parroco di Celle, ex direttore del seminario, ha riferito al vescovo che nel pomeriggio di ieri ha chie­sto al suo legale di recarsi in Procu­ra per un colloquio con il sostituto procuratore Giovanni Battista Ferro che conduce le indagini su di lui «e chiedere di questa storia del­la calunnia.

    Nella relazione del vescovo di me­si fa, ripresa a margine dell’incon­tro di ieri in diocesi, è ritornata d’attualità la parte riservata pro­prio a don Pinetto. «Per entrare nel merito delle ultime accuse rivolte à don Pinetto si legge nel testo una prima accusa su comportamenti che risalgono a cinquant’anni fa, poco chiari, non facilmente e uni­vocamente decifrabili, e comun­que davvero di non grande rilevan­za. La successiva lettera poi che lo accusava di presunti fatti che sa­rebbero awenuti quasi cinquan­t’anni fa, contiene molti riferimen­ti a persone, luoghi, ecc. Ciò ha con­sentito una verifica di quanto espo­sto. Fatte tutte le indagini in maniera scrupolosa, nessuno di questi riferimenti ha avuto un ri­scontro positivo, non c’è alcun spunto che possa determinare una colpevolezza. Lupi aveva conclu­so la sua relazione con «voglio ri­confermare la mia fiducia e la par­tecipazione alla sofferenza soprat­tutto a don Pinetto».

    Alberto Parodi Il Secolo XIX Savona

  • Abusi sessuali in seminario, il Vescovo di Savona mente

    Abusi sessuali in seminario, il Vescovo di Savona mente

    Sandro P. “I toni trionfalistici del vescovo mi hanno ferito un’altra volta”

    SAVONA. «Non volevo soldi. Non ho mai chiesto alcuna forma di risar­cimento. Chiedevo, però, che la verità venisse a galla. Per questo, oggi, a fronte delle dichiarazioni trionfali­ste del vescovo e di don Pinetto, pro­vo sconcerto, delusione e un profon­do senso di rabbia che mi lacera e apre una ferita che speravo di avere rimarginato». Sono dure le parole pronunciate da Sandro P., l’ex semi­narista denunciato per diffamazio­ne da don Pietro Pinetto per avere reso pubblica la personale e dram­matica esperienza vissuta nellonta­no 1974, nel Seminario di Savona: toccamenti nelle parti intime che Sandro P., insieme ad altri due com­pagni di seminario, avrebbero con­fermato anche davanti al giudice.

    E il giorno dopo l’annuncio della prescrizione di don Pinetto per il re­ato di abusi sessuali, ma la richiesta di rinvio a giudizio nei suoi confron­ti per il reato di calunnia, l’ex semi­narista non ha tollerato il comuni­cato stampa, inviato dalla curia, do­ve si celebrava l’innocenza del sa­cerdote, oggi parroco della parrocchia di San Michele a Celle Ligure.

    «Come sia stato possibile travisa­re così le parole della sentenza – ag­giunge Sandro P. – ribaltandone il significato non mi è chiaro. E, so­prattutto, mi fa molto male. Non ho nulla da aggiungere se non una cosa: valuterò con i miei legali le posizioni da assumere a fronte di questo en­nesimo, doloroso, intervento pub­blico della curia e del sacerdote in questione».

    Rabbia, per l’ex seminarista, ma anche tanta amarezza, per una vi­cenda che aveva accettato di riapri­re, dopo tanti anni, con il solo obiet­tivo di far venire alla luce la verità. E, forse,nel cuore, la speranza che il sa­cerdote chiedesse scusa e ammet­tesse le sue responsabilità Le scuse, però, non ci sono state: don Pinetto, infatti, ha solo parlato di fraintendi­menti dei suoi comportamenti. Da qui, la rabbia manifestata, il giorno dopo, dall’uomo che, continua a ri­badire, aveva desiderato con ardore, da ragazzo, di seguire il percorso for­mativo in Seminario, ma si è ritrova­to per strada, con un’esistenza rovi­nata per sempre. «Tutte cose – dice – che mia madre ha ribadito davanti al procuratore Ferro che ha rag­giunto la mia famiglia, in un paesino della Sardegna, la scorsa estate, per ascoltare la loro versione e verifica­re la veridicità dei fatti denunciati. Non è stato facile, per mia madre, riaprire un capitolo così doloroso. Eppure, anche lei è stata disposta a ricostruire il ricordo di qnei giorni pur di vedere trionfare la verità. Ha ricordato quei momenti, in cui nemmeno mio padre mi aveva creduto. E c’erano voluti giorni, mesi prima che la mia famiglie si schierasse ac­canto a me. Non posso tollerare, quindi, che oggi il vescovo celebri in toni trionfalistici l’innocenza del suo sacerdote, quando le stesse pa­role del quadro giudiziario dicono ben altro. Non lo tollero per me né per mia madre che ha sofferto e deve soffrire ancora oggi sentendo certe cose».

    Come intenderà agire, nei prossi­mi giorni, l’ex seminarista, non è an­cora noto. «Valuterò con i miei lega­li», il commento.

    Silvia Campese SECOLO XIX Savona

  • ABUSI SESSUALI, PRESCRIZIONE SALVA DON PINETTO. Lupi non lo processa come promesso alla festa patronale e continua a coprirlo

    ABUSI SESSUALI, PRESCRIZIONE SALVA DON PINETTO. Lupi non lo processa come promesso alla festa patronale e continua a coprirlo

    Il sacerdote: “Finalmente scagionato. Ma il pm Ferro lo indaga per aver calunniato il suo grande accusatore.

    NEL GIORNO IN CUI LA CHIESA SAVONESE PROCLAMA L’INNOCENZA DEL PRETE, CARTE SCOTTANTI DALLA PROCURA.

    SAVONA. Don Giuseppe Pinetto, attuale parroco di San Michele a Celle, è indagato per calunnia nei confronti di Sandro P., 51 anni, nel 1974 seminarista a Savona Il sostituto procuratore della Repubblica Giovanni Battista Ferro dopo quasi un anno di indagini ha chiuso l’inchiesta inviando al prete e al suo legale (Marco Altamura) l’avviso di conclusione delle indagini e chiedendo al gip il rinvio a giudizio.

    L’accusa è circostanziata. Don Pinetto è accusato di aver ingiustamente denunciato per diffamazione a mezzo stampa Sandro P: «pur sapendolo innocente visto che dalle indagini compiute sono risultate fon-date le accusa di abusi sessuali su minore perpetrate agli inizi degli anni’ settanta in seminario» ..

    Abusi sessuali su almeno quattro dodicenni (uno solo di fronte al pm e agli agenti della squadra mobile ha negato) per i quali il prelato è stato iscritto nel registro degli indagati ed ha già incassato la pronuncia del giudice delle indagini preliminari Fiorenza Giorgi di non doversi procedere per prescrizione del reato.

    Restano invece ancora aperti i fascicoli nei confronti di Francesco Zanardi e di Silvia Campese che avevano raccolto la drammatica intervista di Sandra P. sulle terribili esperienze vissute nel 1974 all’interno del seminario vescovile, e denunciati da don Pinetto. Vicende che la difesa ha cercato di smontare con una serie di attività investigative che alla luce dei risultati della magistratura non sembra aver dato i frutti sperati.

    Il quadro giudiziario che risulta dagli atti appare infatti totalmente opposto ai toni espressi nel comuni-cato diramato ieri mattina dall’ufficio stampa della Diocesi per il quale «a seguito delle note vicende riguardanti le accuse a don Pinetto, sono state condotte indagini sia da parte della difesa sia dalla magistratura a seguito delle quali non hanno trovato riscontro i fatti denunciati”. E proprio di fronte a queste conclusio¬ni “il vescovo Vittorio Lupi ritiene opportuno portare a conoscenza della comunità diocesana e della cittadinanza questa notizia che, di fatto, pone fine alla vicenda e restituisce la dignità a un sacerdote».

    Sandro P., ma anche altri due compagni di seminario dell’ epoca, infatti avrebbe ribadito davanti al giudice i toccamenti nelle parti intime («Ma io gli insegnavo a lavarsi» si sarebbe giustificato il prete) subiti dall’ ex direttore spirituale del Seminario per i quali nella remissione di querela don Pinetto ammette possa essere stato frainteso, senza scusarsi però.

    Una scelta concordata tra accusa e difesa per un tentativo di ammorbidire i toni della vicenda e con il lavoro

    di convincimento nei confronti della vittima a chiudere la storia dopo 38 anni accogliendo la remissione.

    Ma è proprio da quella querela che nasce la necessità della procura di andare a fondo sugli articoli di giornale e sulle quelle accuse che a molti sono parse invenzioni. Una posizione,che si è trasformata in un autentico boomerang per don Pinetto, per il quale la curia aveva preannunciato il processo canonico «per cui il reato non viene estinto dal tempo come accade per la giustizia italiana».

    Invece il lavoro della squadra mobile ha portato a ben altri risultati. E così sono iniziate le deposizioni delle vittime, la ricerca di conferme, di prove. E’ comparsa una lettera scritta nel 1974 alla madre in cui Sandro P. segnalava quegli atteggiamenti notturni a cui lui non voleva più sottostare. Una missiva rimasta fino a pochi mesi fa chiusa in un cassetto della casa della donna, in un paesino della Sardegna, dove il sostituto procuratore Ferro si è recato la scorsa estate insieme ad un agente della polizia giudiziaria per raccoglierne la testimonianza. Parole ed accuse nei confronti di quello che avrebbe dovuto essere il suo educatore e che hanno fruttato botte, tante botte all’ ex seminarista da parte del padre «che pensava non fossero vere». Una vicenda che ha quindi segnato profondamente la famiglia e in particolare la madre che ha raccontato con estrema dignità quei terribili anni al pm Ferro: «Sandro doveva essere ascoltato, invece nessuno gli ha creduto. Mio marito in primis, ma noi pensavamo che il seminario fosse un posto sicuro. Aveva fatto quella scelta per studiare ed invece il suo sogno gli è stato rubato» sono state in sostanza le parole pronunciate dalla donna.

    Ma se Sandro P. non è stato creduto dai genitori, la stessa sorte ha avuto la missione dell’intera famiglia dal . vescovo di allora, Franco Sibilla, appena insediato e che non ha adottato alcun provvedimento nei confronti di quel prelato accusato di abusi sessuali su un dodicenne. Fatti del quale sarebbe stato a conoscenza anche un altro prete Eugenio I. che contattato dalla madre di Sandro, avrebbe sostenuto che «sono cose che possono accadere».

    «Ma la nostra vita è stata rovinata» ha ammesso la mamma dell’ex seminarista agli inquirenti.

    G. Ciolina IL SECOLO XIX

     

  • SAVONA: Il Vescovo Lupi dice che “Dopo indagini Magistratura, nessun riscontro accuse a don Pietro Pinetto”

    SAVONA: Il Vescovo Lupi dice che “Dopo indagini Magistratura, nessun riscontro accuse a don Pietro Pinetto”

    La diocesi ha scelto di divulgare lo scambio epistolare tra il prete ed il Vescovo.

    Lo scorso marzo la diocesi di Savona-Noli era stata investita da un grosso scandalo: don Pietro Pinetto, parroco di Celle, sarebbe infatti stato accusato di pedofilia. La notizia aveva avuto un grande risalto sulla stampa: a seguito state condotte indagini sia da parte della difesa che della Magistratura a seguito delle quali non hanno trovato riscontro i fatti denunciati.

    Coerentemente con la ferma volontà di totale chiarezza ribadita in più occasioni, e in particolare nell’Omelia della festa Patronale del 18 marzo scorso, il vescovo Vittorio Lupi ritiene opportuno portare a conoscenza della comunità diocesana e della cittadinanza questa notizia che, di fatto, pone fine alla vicenda e restituisce la dignità a un sacerdote. Il sacerdote ha scritto una lettera al Vescovo e da lui ha ricevuto una risposta.

    Come già affermato, il Vescovo rinnova la propria totale disponibilità ad accogliere ogni tipo di segnalazione che riguardi eventuali comportamenti inappropriati in ambito ecclesiale, ma la diocesi respingerà con forza la pratica di processi sommari e mediatici e le accuse strumentalmente diffamatorie, operando per il corretto accertamento dei fatti e, se del caso, tutelando gli interessati nelle sedi appropriate.

    Di seguito riportiamo entrambi gli interventi:

    Lettera di don Pietro Pinetto, inviata al Vescovo   
    “Caro Vescovo,  
    dopo tanti mesi di angoscia e tormento personale dovuto alla diffusione di notizie di stampa che mi vedevano accusato e descritto come un mostro, finalmente ho ritrovato un po’ di serenità e trovo giusto condividere questo mio stato d’animo.  
    A seguito di quelle notizie ho fatto svolgere accurate indagini sugli episodi, assai risalenti nel tempo, dei quali venivo accusato; sulla base dei risultati ottenuti mi sono determinato a querelare coloro che le avevano diffuse. La Magistratura ha ritenuto di svolgere, a sua volta, indagini a riscontro delle mie affermazioni e, alla fine, ho avuto modo di confrontarmi personalmente con chi mi aveva accusato.  
    Da questo confronto è emerso che le cose, in effetti, non erano andate come inizialmente era stato affermato contro di me e che, in particolare, taluni episodi erano stati del tutto travisati.  
    Ritengo di poter serenamente convivere con la mia coscienza, come ho fatto finora, sapendo di non aver assolutamente commesso gli abusi dei quali ero stato accusato e ben potendo veder riconosciuta da tutti – proprio in ragione delle ritrattazioni del mio accusatore – la mia innocenza; peraltro sono consapevole, ancor di più di prima, di quanto sia necessario perdonare e ricevere perdono.  
    Qualcuno, forse – e per ragioni imperscrutabili – vorrà continuare in operazioni strumentali di scandalo e di conflitto violento, non pago delle profonde e personali conclusioni a cui sono pervenute (con fatica, ma costruttivamente) le parti in causa: me ne farò una ragione, convinto – come sono – di aver personalmente agito secondo coscienza e in modo conforme alla mia realtà sacerdotale; costoro faranno i conti con la propria di coscienza e, se del caso, si assumeranno la responsabilità del loro malevolo comportamento.  
    Voglio concludere ringraziando quanti mi sono stati vicino e, in particolare, quanti hanno consentito un positivo epilogo di questa vicenda, capaci di farci mettere in discussione e di accettare di comprendere le ragioni dell’uno verso l’altro.   

    Don Pietro Pinetto”

             
    Lettera del vescovo Vittorio Lupi a don Pietro Pinetto   
    Carissimo Don Pietro,      

    ho ricevuto la tua lettera in cui esprimi il sollievo per la felice conclusione della vicenda che, tuo malgrado, ti ha visto coinvolto. Sono stati mesi di sofferenza per tutti, ma alla fine fa piacere constatare che la verità viene a galla ed in termini assai distanti da quelli che erano stati originariamente prospettati.  
    Come sai, ho voluto anch’io appurare le eventuali responsabilità senza nemmeno avere la presunzione della tua innocenza: dalle indagini da me fatte svolgere e seguite da vicino ho potuto rilevare l’infondatezza delle accuse che ti venivano rivolte.   
    Nella mia convinzione, e nella mia certezza che man mano si faceva strada circa la tua innocenza, ero confortato dalle tantissime testimonianze dei tuoi parrocchiani, dei tuoi giovani e di tanti scout che ti conoscono bene e che mi hanno espresso nei tuoi confronti stima e apprezzamento e si sono dichiarati assolutamente determinati nel non dare nessun credito alle accuse che ti venivano mosse. Particolarmente significativa è stata l’adesione degli ex seminaristi che hanno voluto incontrarti per manifestarti la loro stima e il loro affetto. Sono la conferma del tuo positivo operare come educatore del Seminario.  
    Peraltro ho molto apprezzato che il tuo approccio alla vicenda non si sia limitato ad un arroccarsi su certezze e contrapposizioni: il tuo atteggiamento di comprensione verso le ragioni dell’altro e la riconciliazione che ne è conseguita mi paiono significative di uno stile che dovrebbe sempre informare il modo di procedere di questa nostra Chiesa.  
    Non mi resta che ringraziare il Signore per questa felice circostanza che vede da una parte restituita la dignità e l’onorabilità a un sacerdote ingiustamente e pubblicamente accusato e dall’altra, una personale presa di coscienza di situazioni di disagio e sofferenza. E’ questa presa di coscienza che ci fa capaci di ricondurre gli eventi nel loro giusto alveo di situazioni personali e non di messa sotto accusa di tutta la linea formativa del seminario quasi fosse una patologia di sistema, come affermato in maniera aberrante da alcuni.  
    Hai potuto, e noi con te, sperimentare la beatitudine di Gesù per coloro che sono ingiustamente insultati e accusati. Ti ricordo con affetto, prego per te e ti invio la mia benedizione.  

    Savona, 12 dicembre 2013  

     r.g

  • SAVONA: Il parroco ora fa il trasloco “A Vicoforte per riflettere”

    SAVONA: Il parroco ora fa il trasloco “A Vicoforte per riflettere”

    «Don Beppe sta facendo trasloco». La voce si è sparsa per tutta Millesimo, ancora sconvolta per le notizie riguardanti il parroco Giuseppe Canavese, temporaneamente sospeso, e trasferito per un «periodo di riflessione»  a Vicoforte, dopo la denuncia per atti osceni. Ed effettivamente c’è un camioncino di fronte alla canonica, ma del sacerdote nessuna traccia.

    Non sono in molti a difendere, ora, quel sacerdote che, giunto a Millesimo alla fine del 2010, non si è mai veramente integrato.

    La famiglia F. frequenta da sempre la chiesa: «Conviene stare zitti. Non avremmo mai pensato che avesse problemi, sembrava un buon sacerdote. Ma certo, noi andiamo in chiesa e poi torniamo a casa». Non usa, invece, mezze misure la signora P., cengese, ma che, con la famiglia, frequenta la parrocchia millesimese: «E’ solo fango gettato addosso ad una persona buona. Ma il Signore sa, e punirà chi lo sta mettendo alla berlina. Può essere stato un atto maleducato quello di fare pipì in strada, ma da lì ad accusarlo di atti osceni».

    Di sicuro c’è che il sacerdote, quel venerdì sera a Savona, era sotto gli effetti dell’alcol. Secondo la sua versione avrebbe solamente cercato di fare pipì vicino ad una pensilina di via Gramsci; chi ha assistito parlerebbe, invece, di un vero e proprio atto di esibizionismo.

    Comunque sia, la maggioranza condanna il prete. Si legge su Facebook, il commento di una ragazza: «”Ragazzi scostumati” diceva. “Ragazze che entrano in chiesa mezze nude” diceva. Ed ora? Che vergogna! E ancora c’è qualcuno che lo difende? “Ricordiamolo per il buon operato fatto”…Ma cosa ha mai fatto per Millesimo, per gli anziani, per chi aveva bisogno?».

    http://www.lastampa.it/2013/12/06/edizioni/savona/il-parroco-ora-fa-il-trasloco-a-vicoforte-per-riflettere-NSyRyncu8e5hja5cxjm0nK/pagina.html

  • SAVONA: Scandalo alla parrocchia di Millesimo: don Canavese accusato di atti osceni in luogo pubblico

    SAVONA: Scandalo alla parrocchia di Millesimo: don Canavese accusato di atti osceni in luogo pubblico

    Don Giuseppe Canavese è stato sospeso e mandato in “esilio” a Vicoforte.

    Nel mirino degli inquirenti don Giuseppe Canavese, cinquantenne, dalla fine del 2010 parroco di Millesimo. Un sacerdote, a dire il vero, spesso al centro delle chiacchiere e che non si sarebbe mai troppo integrato nella comunità.

    Secondo il poco che è trapelato, circa un mese fa, un venerdì sera,  il sacerdote, in abiti borghesi e in stato di ebbrezza dopo una serata, a quanto pare, passata nei locali della Darsena di Savona, si sarebbe calato i pantaloni vicino alla pensilina di via Gramsci, sempre a Savona, a pochi passi dalla Torretta, mostrando i genitali mentre sull’altro lato della strada stavano transitando alcune adolescenti. Le indagini in corso sono volte ad accertare se l’uomo, evidentemente non in sé, avesse semplicemente deciso di orinare in pieno centro cittadino, come lo stesso sacerdote avrebbe dichiarato ai carabinieri, o se si sia trattato di un vero e proprio atto esibizionistico, ed anche abbastanza prolungato e senza limitarsi alla semplice esposizione dei genitali.

    Certo è che qualcuno ha chiamato i carabinieri che sono intervenuti, prelevando il sacerdote, che una volta in caserma si è identificato come tale, e poi segnalandolo alla Procura di Savona appunto per atti osceni in luogo pubblico

    Immediata è arrivata la reazione della reazione Diocesi di Mondovì nella persona del vescovo Monsignor Luciano Pacomio, che in una nota scritta ha dichiarato: “Ad oggi non mi consta che l’episodio abbia  coinvolto altre persone. Sullo stesso mi riservo un approfondimento a seguito del quale verranno presi eventuali opportuni provvedimenti. In via cautelativa don Canavese è stato sollevato temporaneamente dall’incarico e invitato a un periodo di riflessione, volendo distinguere le responsabilità personali da quelle della conduzione della parrocchia”.

    Don Canavese è ora ospite dell’Istituto delle Suore della Piccola Betania, di Vicoforte, di cui in passato è stato sacerdote (ma oggi è stato visto a Millesimo forse per prendere le proprie cose. Impossibile, però, avvicinarlo).

    Così come impossibile è stato avere dichiarazioni dal suo difensore: l’avvocato  Giorgio Giacardi, tra l’altro anche avvocato della Diocesi di Mondovì, che evita per ora commenti in attesa di incontrare, entro lunedì, i magistrati che stanno indagando. L’avvocato sottolinea solamente “la grande correttezza dei Carabinieri di Savona e l’immediata presa di posizione e trasparenza del Vescovo e della curia”.

    Quel che resta ad oggi è lo sgomento e la perplessità dell’intera comunità non solo millesimese, ma valbormidese. Un sentimento riassunto dalla parole del sindaco di Millesimo Mauro Righello che commenta così: “Credo che prima di qualsiasi giudizio, che tra l’altro non mi compete, sia necessario attendere che i fatti vengano accertati. Quello che posso testimoniare in queste ore è lo sconcerto che ha assalito tutto i cittadini davanti a fatti del genere”.

     Eleonora Miraglia

    http://www.savonanews.it/2013/12/05/leggi-notizia/argomenti/cronaca-2/articolo/scandalo-alla-parrocchia-di-millesimo-don-canavese-accusato-di-atti-osceni-in-luogo-pubblico.html