Osservatorio della Rete L'ABUSO

Categoria: Liguria

  • Savona, prete pedofilo “Ratzinger era informato”

    Savona, prete pedofilo “Ratzinger era informato”

    Era conservata nella cassaforte della Curia la lettera con cui l’allora vescovo di Savona Domenico Calcagno, oggi cardinale, informava il prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede Joseph Ratzinger, poi nominato Papa, dei casi di pedofilia nella Diocesi. Informativa che non giustificò alcune denuncia penale dell’arcivescovado contro il sacerdote sospettato di pedofilia; solo un trasferimento, l’ennesimo, ad un’altra parrocchia.

    Era l’8 settembre 2003. Nella lettera monsignor Calcagno chiedeva “la cortesia di un consiglio circa l’atteggiamento da tenere, intendendo il Sacerdote (don Nello Giraudo, ndr) continuare con un impegno pastorale”. E aggiunse: “Per quanto possibile, intendo evitare che abbia comunque responsabilità che lo mettano a contatto di bambini o adolescenti”.

    Una drammatica pagina della Chiesa cattolica che è stata ricostruita nei dettagli in un servizio andato in onda ieri sera nel programma tv “Le Iene” con il titolo “Abusi nascosti dalla chiesa”, dove, agli interventi delle vittime, sono stati accostati i documenti sequestrati dalla Procura. A partire dalla lettera all’ormai Papa emerito.

    La denuncia a Ratzinger giunse peraltro tardiva, dopo un silenzio di anni che avrebbe coinvolto tre vescovi messi a conoscenza dei fatti.

    Tutto documentato dalle carte sequestrate dalla Procura della Repubblica di Savona circa un anno fa, nel febbraio 2012, dalla cassaforte della Curia savonese.

    Sembra non ci sia stata risposta a quella lettera almeno fin quando, due anni dopo, durante la Via Crucis al Colosseo, nelle meditazioni scritte proprio dal cardinale Joseph Ratzinger, fu pronunciata la frase “sporcizia nella Chiesa”, parole che molti commentatori tradussero come un riferendo allo scandalo dei preti pedofili.

    Il 19 aprile 2005, il cardinale Ratzinger, eletto Papa Benedetto XVI, affrontò con decisione e grande dolore il problema della pedofilia all’interno della Chiesa e incontrò le vittime per chierder loro scusa.

    Don Nello Giraudo, nel febbraio 2012 ha patteggiato un anno di carcere per abusi sessuali compiuti nel 2005 su un diciassettenne. Ma la maggior parte delle numerose violenze su bambini sono cadute in prescrizione. Vicende denunciate ai vescovi savonesi, per primo, da Francesco Zanardi, vittima negli anni ottanta, all’età di dieci anni, di don Giraudo, allora sacerdote nella parrocchia di Spotorno.

    Lo stesso religioso, del resto, non avrebbe mai nascosto ai superiori alcuni rapporti intimi con i giovani della parrocchia. Rivelazioni occultate dai vescovi savonesi fino al blitz della polizia in Curia dove erano tenuti i fascicoli più segreti, tra cui la relazione inviata a Ratzinger.

    Don Giraudo, dalla fine degli anni ’80 in poi, è stato ripetutamente spostato da una parrocchia all’altra: da Valleggia a Spotorno, sino a Feglino dove aprì una comunità per bambini disagiati. Poi sono arrivate le denunce che hanno costretto la chiesa a sollevarlo dal ruolo di sacerdote.

    https://genova.repubblica.it/cronaca/2013/03/04/news/pedofilia-53829604/

  • DIOCESI DI SAVONA: saltano fuori i documenti su don Nello Giraudo, prete incriminato di pedofilia. Una cinquantina le sue vittime di abuso sessuale.

    DIOCESI DI SAVONA: saltano fuori i documenti su don Nello Giraudo, prete incriminato di pedofilia. Una cinquantina le sue vittime di abuso sessuale.

    Pubblicato in data 04/mar/2013

    Sono usciti dalla cassaforte della Diocesi di Savona i documenti su don Nello Giraudo, per la prima volta la Magistratura ha spulciato ogni carta della Curia da cui sono emerse verità agghiaccianti: “C’è una lettera inviata dal Vaticano a Monsignor Lupi in cui è specificato che Don Giraudo era già stato incriminato negli anni ottanta per molestie – ha detto Francesco Zanardi che già in passato aveva denunciato gli abusi – “Nel savonese abbiamo contato almeno 50 persone che hanno subito le “attenzioni” del sacerdote”.

     Vittima di abusi sessuali, abusato da don nello giraudo nell’81 all’età di 11 anni (abusi dall’81-86)
    Francesco Zanardi:
     “Solo quando ho avuto in mano i documenti restituiti dalla magistratura sono rimasto ulteriormente scioccato perché, in quei documenti c’è una lettera del vaticano mandata a vittorio lupi; nella quale il vaticano dice a lupi che già negli anni ’80, nell’anno 1980 giraudo ebbe la prima denuncia per molestie”. Parlando delle vittime, Zanardi dice: “Li abbiamo contati.. sono quasi una cinquantina”.

     Tra coloro che sapevano, è emerso il nome di joseph ratzinger, ora papa emerito, allora prefetto della congregazione per la dottrina della Fede. Cioè l’organismo del vaticano che ha il compito di vigilare sulla purezza della dottrina della chiesa cattolica.

    L’allora cardinale joseph ratzinger riceve una lettera del monsignor calcagno: Francesco Zanardi aggiunge: “Il cardinale ratzinger quando era cardinale ancora nel 2003 sapeva già, molto bene, di questa situazione savonese in quanto gli era stata già comunicata da domenico calcagno”.


    Proprio l’altra sera avevo visto il programma LE IENE dove parlava appunto di questo prete pedofilo, e faceva notare che cardinali saputo il fatto, di volta in volta, “quando la combinava”, decidevano di “spostare” il prete pedofilo lontano una decina di chilometri da Savona, in un paese dove addirittura gli venivano riaffidati altri ragazzini da gestire come capo di Istituti per minori. Ne ha cambiato diversi di paesi nella circoscrizione savonese. Dopo il primo caso diabuso sessuale il cardinale monsignor sanguinetti, vescovo di allora.. lo spostò da Valleggia a Spotorno dove abusò di Francesco Zanardi!

     Al secondo caso di abuso viene nuovamente spostato da monsignor lanfranconi a 11 KM da Spotorno, a Feglino: 

    Per il servizio delle IENE: “Trincia: Abusi coperti dalla chiesa
    dei vescovi e un cardinale hanno coperto gli abusi sessuali di don nello giraudo”, 
    lo si può vedere integralmente su questo link:http://www.video.mediaset.it/video/iene/puntata/376460/trincia-abusi-coperti-dalla-chiesa.html  Agghiacciante!

    Su YouTube ho trovato solo questo stralcio:

    Il video inizia cosi: Conclave, cattolici USA contro mahony: “il cardinale resti a casa!”
    MA E’ L’UNICO?

     Il giornalista delle IENE si esprime così:
    “All’improvviso nessuno sa, nessuno si ricorda, ma si non mi pare che molestasse i bambini: ma di che stiam parlando ragazzi? Oh io ho una figlia di 1 anno e mezzo, se uno mi tocca mia figlia l’ammazzo, capito? Io lo ammazzo!

    Qualcuno dice: “Se certe cose si stanno risolvendo adesso, evidentemente almeno adesso va riconosciuto l’impegno”. (Si, quando le cose saltano fuori.. ah belli)

    Il giornalista delle IENE ribatte: “Ma cosa si sta risolvendo? Il vescovo diventa cardinale. Il vescovo ha lasciato che quello abusasse per dieci anni e diventa cardinale? Cosa ti risolve? Scusami… Cioè ma che discorsi sono… “.

     Il giornalista:
    “… non gli ha chiesto perché non avete fermato questo? Lui è sempre stato messo a capo di Istituti per minori!”.

    Il cardinale risponde: “Queste cose le ho viste adesso… “
    Giornalista: “Cioè non lo sapeva?”.
    Il cardinale risponde: “No che le ho viste adesso, le ho viste in questi mesi”.
    Giornalista: “Ma al cardinale, il suo predecessore non ha chiesto come mai non hai impedito che questo molestasse bambini? Stiamo parlando di bambini!”.
    il cardinale…… : “Non stava molestando dei bambini allora. Non so, non ho avuta nessuna dichiarazione in questo senso: come posso intervenire?”.
    Giornalista: “Ci sono denunce, una condanna penale. E’ stato condannato a un anno di riduzione”.
    Il cardinale: “Adesso. Per un fatto di dieci anni fa”.
    Giornalista: “Quindi li molestava li molestava i bambini?”.
    Il cardinale: “Va bene, però io non lo sapevo, non potevo sapere di queste cose”.
    Giornalista: “Magari lei no, però i suoi predecessori.. “.
    Il cardinale: “Ma deve chiedere a loro, non a me”. E se la cava così.


    Il cardinale calcagno sapeva! A confermarlo è lo stesso Francesco Zanardi.

    Come sapeva il monsignor lanfranconi, il quale dopo aver sentito il nome di don nello, ha invitato il giornalista dicendo: “Questa è la porta”.

    Per 25 anni, la chiesa pur conoscendo il problema di don nello giraudo non ha mai fatto nulla per fermarlo!

  • Pedofilia, cominciato il processo d’appello a Don Seppia

    Pedofilia, cominciato il processo d’appello a Don Seppia

    Pedofilia, cominciato il processo d’appello a Don Seppia

    Genova. E’ cominciato intorno alle 11 il processo a carico di don Riccardo Seppia, l’ex parroco di Sestri Ponente già condannato, in primo grado, con rito abbreviato, a 9 anni, sei mesi e 20 giorni per violenza sessuale su minori, tentata induzione alla prostituzione minorile, offerte plurime di droga e cessione di cocaina.

    Don Seppia, difeso dall’avvocato Paolo Bonanni, è arrivato nell’aula della Corte d’appello, probabilmente passando dal retro. Nella scorsa udienza l’ex parroco aveva rilasciato una dichiarazione spontanea, chiedendo perdono per il tipo di comportamento tenuto e specificando “di non aver mai concretamente messo in atto le fantasie oggetto degli sms e delle telefonate”.

    Insieme a Don Seppia, questa mattina sarà giudicato in appello anche l’ex seminarista Emanuele Alfano, condannato in primo grado a 5 anni e recentemente condannato a 8 anni dal tribunale di Palermo per induzione alla prostituzione minorile.

    A sostenere la pubblica accusa è il sostituto procuratore generale Valeria Fazio. L’inchiesta sull’ex parroco della chiesa di Santo Spirito era partita da Milano, dove i carabinieri stavano indagando su un giro di droga spacciata nelle palestre e saune frequentate soprattutto dagli omosessuali e che li portò a individuare anche don Seppia.

    A inchiodarlo vi furono le testimonianze di alcuni ragazzini che avrebbero avuto le ‘attenzioni’ dell’ex parroco, le intercettazioni, e gli sms e le chiamate con l’amico ed ex seminarista Emanuele Alfano.

    Redazione

    http://www.genova24.it/2013/03/pedofilia-cominciato-il-processo-dappello-a-don-seppia-48643/

  • Diciannovenne lo accusò di averla palpeggiata: Don Fabio Bonifazio patteggia un anno

    Diciannovenne lo accusò di averla palpeggiata: Don Fabio Bonifazio patteggia un anno

    Loano. Un patteggiamento ad anno di reclusione con la sospensione condizionale della pena. Così Don Fabio Bonifazio, il parroco che era stato arrestato il 24 febbraio del 2012 (e poi subito scarcerato) con l’accusa di violenza sessuale per aver palpeggiato in mezzo alla strada una diciannovenne loanese, ha chiuso la sua vicenda giudiziaria. Il patteggiamento è stato definito davanti al gip Emilio Fois in accordo con il pm Chiara Maria Paolucci ed i difensori del sacerdote, gli avvocati Alessandro Vignola e Giancarlo Salomone.

    L’arresto dell’allora vice parroco della chiesa di Cristo Re di Imperia aveva preso le mosse dalla denuncia di una diciannovenne loanese: la ragazza aveva raccontato di essere stata palpeggiata sul fondoschiena da don Fabio Bonifazio. “Mi ha pedinato a lungo, con il passo sempre più veloce, non ne voleva sapere di lasciarmi perdere” aveva spiegato la diciannovenne ai carabinieri.

    Il sacerdote, secondo la ricostruzione fornita dalla giovane ai militari, l’aveva seguita per diversi minuti mentre stava passeggiando nel centro di Loano prima di toccarla. Al momento Don Fabio, dopo un periodo trascorso in una missione in Perù, è tornato in servizio presso una parrocchia di Oneglia.

    https://www.ivg.it/2013/02/diciannovenne-lo-accuso-di-averla-palpeggiata-don-fabio-bonifazio-patteggia-un-anno/

  • Alassio, ex parroco ricorre all’UE contro condanna per molestie

    Alassio, ex parroco ricorre all’UE contro condanna per molestie

    06 febbraio 2013

    Savona – Don Lù, ex parroco di Alassio finito in carcere per molestie su una minorenne, bussa alle porte di Strasburgo. Don Luciano Massaferro, tramite i suoi legali, ha presentato ui ricorso alla Corte europea per i diritti dell’uomo di Strasburgo per ottenere un processo equo nei suoi confronti.
    Il prelato è stato condannato in tutti e tre i gradi di giudizio a sette anni e otto mesi di reclusione per aver molestato sessualmente una ex chierichetta che frequentava la parrocchia di San Vincenzo, nella Baia del Sole, in diversi periodi del 2009.

    Lo ha presentato il collegio difensivo del sacerdote. “Ora – spiega uno dei suoi legali – ci vorranno da nove mesi ad un anno prima che la corte possa pronunciarsi in merito. Chiiederanno sicuramente tutti gli incartamenti legati ai tre gradi di giudizio nei confronti del mio cliente e sentiranno probabilmente anche alcune parti nel procedimento”.

    “L’affermazione della responsabilità penale dell’imputato è stata fondata soltanto sulle dichiarazioni di un soggetto minorenne, ascoltato nel corso di un’unica audizione avvenuta in sede di incidente probatorio in data 29.1.2010”, scrivono i due avvocati nel ricorso. “Tutti gli altri testimoni, tra cui decine di coetanei della minore in questione, pur sollecitati dagli investigatori ad accusare l’indagato, hanno non soltanto escluso di essere stati vittima di attenzioni particolari da parte di Luciano Massaferro, ma hanno ampiamente descritto l’attitudine menzognera della minore e la sua frequente propalazione di bugie. Inoltre-secondo i difensori del prete-Non è stato mai possibile all’indagato e ai suoi difensori interrogare il testimone d’accusa”.

    Attualmente il sacerdote è rinchiuso nel carcere della Spezia da dove continua a mantenere la sua abituale corrispondenza zon i “fedelissimi” di Alassio. L’ultima lettera scritta dal prete (riportata anche sul sito donluciano.org) è datata 18 gennaio 2013.

    Don Massaferro venne arrestato il 29 dicembre di due anni fa dalla polizia dopo le denunce presentate dalla madre della figlia all’epoca dodicenne che sarebbe stata molestata tre volte dal prete che la seguiva in parrocchia.

  • Ex parroco condannato a 9 anni: il processo d’appello a marzo

    Ex parroco condannato a 9 anni: il processo d’appello a marzo

    mercoledì 09 gennaio 2013

    Genova – E’ fissato al 14 marzo il processo d’appello per Don Riccardo Seppia, l’ex parroco di Sestri Ponente condannato in primo grado, con rito abbreviato, a 9 anni, sei mesi e 20 giorni per violenza sessuale su minori, tentata induzione alla prostituzione minorile, offerte plurime di droga e cessione di cocaina.

    E’ stato anche condannato al pagamento di 28.000 euro di multa. La sentenza è stata emessa il 3 maggio scorso dal gup Roberta Bossi. Il pm Stefano Puppo aveva chiesto 11 anni e 8 mesi e 32.000 euro di multa.

    Il difensore Paolo Bonanni aveva chiesto il proscioglimento da tutti i reati meno la cessione di stupefacente. Don Seppia che era stato arrestato il 14 maggio 2011, è detenuto nel carcere di Sanremo nella sezione dedicata ai crimini sessuali e familiari.

    http://www.primocanale.it/notizie/ex-parroco-condannato-a-9-anni-il-processo-d-appello-a-marzo-118521.html

  • Condannato per abusi celebra messa in Italia (video)

    Condannato per abusi celebra messa in Italia (video)

    LIBERO D’AGOSTINO

    A settanta anni suonati don Italo Casiraghi è tornato a celebrare messa. L’ex parroco di Gordola è tornato all’altare con sulle spalle la croce di una condanna, nel 2005, a sei mesi di detenzione per ripetuti atti sessuali con fanciulli. Tentati e consumati, recitava la sentenza. Don Italo, celebra messa in Italia a Pietra Ligure, ma il suo passato in Ticino, riportato alla luce da una video inchiesta, sta scuotendo la parrocchia del piccolo Comune  in provincia di Savona.

    A Pietra Ligure, 10mila abitanti, si conoscono tutti e quel video che  da mesi circola su youtube, e di cui in Ticino ha dato notizia Liberatv, ha turbato parecchio gli animi dei parrocchiani. Le immagini e il servizio realizzati da Franceso Zanardi, sono rimbalzati pure sui blog e sulla stampa regionale, facendo riemergere una storia che sette anni fa aveva scosso il cantone e messo sottosopra la diocesi di Lugano.

    All’epoca il caso aveva riempito le pagine dei giornali, con le cronache di una vicenda triste quanto torbida. Con gli scabrosi messaggi telefonici che don Italo inviava ripetutamente ad alcuni ragazzini che frequentevano la parrocchia di Gordola, le foto osé e il resoconto del suo rocambolesco arresto il giorno in cui aveva un appuntamento con una adolescente, ma era stato poi subito bloccato da una poliziotta che si era nascosta in un armadio.  Una vicenda dai risvolti pesanti che aveva coinvolto diverse famiglie  e che si credeva ormai dimenticata.

    Dopo la condanna, don Italo si era ritirato in Italia e per anni non si era più parlato di lui. Sino al febbraio scorso, quando la video inchiesta di Zanardi, noto attivista italiano che si batte per diritti di gay e contro la pedofilia nella Chiesa, l’ha scovato a Pietra Ligure. Nel video si vede lo stesso Zanardi che ferma don Italo Casiraghi per strada e si accerta della sua identità per poi riprenderlo in chiesa mentre celebra la messa. Immagini che hanno inquietato la piccola comunità dei fedeli, che mai avrebbero sospettato un passato tanto pesante.

    Oggi a Petra Ligure sono in molti a domandarsi se è giusto che un prete condannato per atti sessuali con fanciulli, possa celebrare messa.

    Un interrogativo che divide i parrocchiani e gli stessi uomini di Chiesa (vedi intervista a lato con don Sandro Vitalini). Se per alcuni don Italo ha pagato per le sue colpe, e quindi ha tutto il diritto di ritornare alla vita religiosa, per altri fargli celebrare messa, non in un istituto, ma in una parrocchia è una scelta eccessiva. Soprattutto in tempi in cui non si placano le polemiche per gli episodi di pedofilia nella Chiesa e per l’impegno delle gerarchie vaticane nel combattere questo triste quanto diffuso fenomeno.
    ldagostino@caffe.ch

    http://www.caffe.ch/stories/Attualit%C3%A0/41159_condannato_per_abusi_celebra_messa_in_italia/
  • Respinta la richiesta di trasferimento, Don Seppia resta in carcere

    Respinta la richiesta di trasferimento, Don Seppia resta in carcere

    Genova – Il tribunale di Genova ha respinto la richiesta di trasferimento in una struttura ecclesiastica per l’ex parroco di Sestri Ponente Riccardo Seppia, condannato a 9 anni e 6 mesi di reclusione per violenza sessuale su minore e reati legati agli stupefacenti. Secondo il Gup infatti l’ex parroco non avrebbe ancora preso coscienza del reati commessi. Seppia resta dunque rinchiuso nel carcere di Sanremo.

  • Condanna per abusi su una chirichetta: Don Luciano pensa al ricorso alla Corte di Strasburgo

    Condanna per abusi su una chirichetta: Don Luciano pensa al ricorso alla Corte di Strasburgo

    Venerdì 14 settembre 2012
    Alassio. Un ricorso alla Corte Europea di Strasburgo. E’ quello a cui sta pensando Don Luciano Massaferro, il sacerdote alassino attualmente in carcere dopo la condanna in terzo grado per l’accusa di abusi sessuali nei confronti di una sua parrocchiana undicenne. A far intendere che quella del ricorso alla Corte europea dei diritti dell’uomo è un’ipotesi allo studio è lo stesso parroco attraverso una delle lettere scritte ai suoi fedeli.
    Nelle tre pagine della lettera numero 33, scritta dal carcere di La Spezia il 20 agosto scorso, Don Luciano afferma: “In attesa del pronunciamento europeo sulla mia vicenda[…]“. Parole che lasciano spazio a pochi dubbi sulle intenzioni del parroco alassino che, dopo essersi visto respingere ben due ricorsi, dalla Corte d’Appello di Genova prima, dalla Cassazione poi, adesso sembra deciso a presentare un nuovo ricorso.

    14.09.2012
    Su questa possibilità però uno dei difensori di Don Luciano, l’avvocato Alessandro Chirivì, non si sbilancia: “Posso confermare che è un’ipotesi allo studio e che ne abbiamo parlato. Al momento però non c’è ancora nulla di ufficiale. Anche perché prima di procedere con un eventuale ricorso alla Corte di Strasburgo occorre aspettare di leggere le motivazioni della Cassazione”. Una sentenza, quella del terzo grado, che è attesa per la fine del mese di settembre e l’inizio di ottobre. Prima di quel momento quindi l’idea di un appello al tribunale che tutela i diritti dell’uomo non può che restare astratta.
    “Lette le motivazioni bisognerà vedere se c’è il margine per presentare un nuovo ricorso” puntualizza l’avvocato Chirivì. Se il caso del sacerdote alassino arrivasse a Strasburgo i tempi del nuovo processo non sarebbero brevissimi: si parla di almeno sei-sette mesi prima che possa essere analizzato dalla Corte. Tempistiche che, anche in caso di un pronunciamento favorevole, non servirebbero a Don Lu per diminuire il suo periodo di detenzione in carcere. Salvo sorprese infatti il parroco avrà la possibilità di lasciare la cella, grazie all’affidamento in prova, già ad agosto prossimo.
    Se deciderà di rivolgersi alla Corte di Strasburgo quindi è probabile che Don Luciano lo faccia principalmente con l’intenzione di dimostrare la sua innocenza. Fin dal principio infatti il parroco ha respinto tutte le accuse che gli venivano contestate dalla Procura. Anche nella sua ultima lettera, in diversi passaggi, il sacerdote ribadisce questo concetto definendo il suo caso una “incomprensibile vicenda giudiziaria” e affermando che “ormai, come si suol dire, anche le pietre hanno recepito la mia totale estraneità ai fatti che mi vengono addebitati”. “Come si può – si legge in un altro passaggio – condannare un cittadino, estromettendolo totalmente dal confronto con l’accusa, obbligandolo ad accettare un verdetto scritto ben prima che inizi il processo in aula?”.

  • Ma possibile che ci vogliano 3 anni per chiudere un’indagine???

    Ma possibile che ci vogliano 3 anni per chiudere un’indagine???

    Il prof delle molestie rimane in carcere Nervi, frate degli Emiliani nei guai per pedofilia

    Genova – Dieci anni di orrori, di abusi inflitti a un bambino divenuto adulto e oggi incapace di cancellare quell’incubo, di rimarginare quella ferita dell’anima. È l’accusa per cui la procura della Repubblica di Roma intende chiedere il processo nei confronti di padre Vito Beatrice, frate ex fondatore e responsabile del centro culturale all’interno del Collegio degli Emiliani di Nervi dove, secondo l’accusa, all’insaputa dei vertici della struttura, si sarebbero ripetute le violenze su un ragazzino romano cominciate anni prima nella Capitale.

    Violenza sessuale continuata e aggravata, compiuta «abusando delle condizioni di inferiorità fisica e psichica della vittima»: questa l’ipotesi formulata dal pm Silvia Santucci a conclusione delle indagini preliminari iniziate nel 2010, dopo che il ragazzo molestato tentò di togliersi la vita gettandosi in un fiume.

    Nei giorni scorsi il magistrato romano ha notificato l’avviso di chiusura dell’inchiesta al religioso che oggi vive a Torino, ospite dei padri somaschi, in una stanza già perquisita dai carabinieri e nella quale gli inquirenti trovarono foto e video riguardanti un ragazzino in atteggiamenti osceni. «Filmò e documentò molti dei nostri incontri» ha rivelato il giovane vittima dei presunti abusi che oramai ha 27 anni ma non riesce a dimenticare quel che gli è stato fatto.

    Tanto che la storia è venuta alla luce dopo un tentativo di suicidio, un anno fa, quando il giovane, 26 anni, tentò il suicidio gettandosi in un fiume per poi raccontare la storia al suo salvatore. «La prima volta che padre Beatrice mi toccò avevo solo 8 anni. Lui 41. Ho subìto per dieci anni. Poi è finita, ma non ho mai avuto il coraggio di parlare di questa storia con nessuno, almeno fino a quando quel carabiniere non mi a riportato a galla e mi ha salvato la vita».