Osservatorio della Rete L'ABUSO

Categoria: Liguria

  • Condannato don Barbacini

    Condannato don Barbacini

    Tre anni e mezzo per abusi sessuali su un sedicenne

    Savona Tre anni e sei mesi di reclusione, oltre all’interdizione dai pubblici uffici per cinque anni e all’interdizione perpetua dalla tutela e dalla curatela.

    E’ la condanna emessa ieri in tribunale nei confronti di don Giorgio Barbacini, il sacerdote savonese finito a giudizio per una serie di violenze sessuali nei confronti di un immigrato non ancora sedicenne.

    Episodi accaduti agli inizi del 2000 quando don Barbacini era direttore della comunità Migrantes, istituita dalla Curia savonese per tutelare i giovani extracomunitari con problemi di ambientamento.

    I difensori del sacerdote hanno annunciato il ricorso in Appello.
    Cancelli alle pagine 7 e 27

    Il SECOLO XIX Savona del 16-10-04

  • Don Giorgio Barbacini

    Don Giorgio Barbacini

    15 ottobre 2004 Barbacini Giorgio da Savona, condannato a 3 anni e mezzo di reclusione per aver compiuto atti sessuali nei confronti di un minorenne extracomunitario, con l’aggravante di averne avuto la custodia e la tutela.

    I fatti risalgono al 2000, quando don Giorgio era responsabile della comunità “Migrantes” di Savona, istituita dalla Curia per tutelare i giovani extracomunitari con problemi di ambientamento.

    Attualmente don Giorgio è stato trasferito in un’altra diocesi; nei suoi confronti non è mai stata avviata alcuna procedura ecclesiastica. Non si ha notizia della proposizione di appello. Attualmente è in Svizzera..

  • Padre Yousef Dominic

    Padre Yousef Dominic

    26 giugno 2004-Padre Yousef Dominic. Prete pedofilo scoperto ad Albisola

    Un prete cattolico arrestato nel 1996 in Gran Bretagna per pedofilia e fuggito mentre si trovava in libertà su cauzione è stato ritrovato dopo sette anni a dire messa in una chiesa in Liguria.

    Il Times di ieri ricorda che Padre Yousef Dominic era stato rinchiuso in un carcere di Londra dopo che un ragazzo, che allora aveva nove anni, lo aveva accusato di averlo violentato.

    Dietro pagamento di una cauzione di 25 mila sterline da parte di un altro sacerdote, il presunto prete pedofilo aveva ottenuto la libertà provvisoria ed era stato accolto in una sorta di casa di cura per uomini di chiesa.

    Dopo qualche tempo però, Padre Yousef Dominic era scappato e le autorità avevano emesso nei suoi confronti un mandato di cattura. Dopo sette anni di latitanza il Times ha mostrato fotografie del prete, originario del Pakistan, mentre distribuisce la comunione nella chiesa della Concordia di Albissola Marina, in provincia di Savona.

    Secondo il giornale il prete è anche a guida di una piccola comunità di fedeli nel paese di Ellera. Sempre secondo il Times, dopo essere arrivato in Italia lo scorso autunno, Padre Dominic ha ottenuto l’ autorizzazione dalla sua Arcidiocesi, quella di Lahore, a fermarsi nella diocesi di Savona-Noli per motivi di studio.

  • Lettere di solidarietà per don Barbacini

    Lettere di solidarietà per don Barbacini

    Arrivano con continuità da ogni parte della diocesi lettere di solidarietà per don Giorgio Barbacini. Di seguito riportiamo uno scritto del diacono Giorgio Chiarini, portavoce della comunità parrocchiale di Luceto, dove don Giorgio ha svolto in passato il proprio ministero sacerdotale.

    Chiarini è stato per qualche tempo anche collaboratore di don Barbacini presso la Migrantes diocesana.

    Caro don Giorgio, nel giorno in cui i giornali ‘assolvevano il loro compito di informazione’, il Vangelo che abbiamo ascoltato e commentato nelle nostre celebrazioni eucaristiche era imperniato sul comandamento dell’amore, sull’invito ad amarsi gli uni gli altri. Tu su questo comandamento hai fondato la tua vita e il tuo ministero di sacerdote.

    Lo ricordiamo ancora oggi quando pensiamo alle tue brevi, ma intense omelie, che ci hai lasciato durante i tre anni che hai trascorso come amministratore parrocchiale nella nostra comunità di Luceto. Non sappiamo esprimere a parole tutto quello che proviamo in questo momento, ma vogliamo dirti che abbiamo ancora bisogno di te, della tua testimonianza, vogliamo ancora vederti lottare contro tutte le incomprensioni che ti hanno accompagnato negli oltre quarant’anni di sacerdozio, vogliamo ancora che tu ci parli dell’amore con la A maiuscola, di quell’amore che non tiene conto di appartenenza a religioni diverse da quella che noi professiamo o dal colore della pelle delle persone o dal diverso stato sociale di appartenenza, vogliamo ancora poter imparare da te che l’amore non deve mai essere messo in secondo piano rispetto ad altri sentimenti che non hanno niente a che fare con quanto il Signore ci ha trasmesso.

    Nell’esprimerti tutta la stima e la fiducia che meriti e che ti sei guadagnato negli anni che sei stato con noi a Luceto, ti siamo vicini in questo momento di grande sofferenza con l’affetto e la preghiera.
    Anche dall’ex segretario dei pensionati Cisl, Romano Pintus, sono giunte parole di solidarietà per don Barbacini. “Vorrei far pervenire a don Giorgio e a tutta la Chiesa savonese – scrive – la solidarietà mia personale e di tanti che mi hanno espresso il desiderio di fare qualcosa per don Giorgio. Per prima cosa pregheremo per lui, come ci ha consigliato il nostro vescovo”.

  • Solidarietà per don Barbacini da Varigotti

    Solidarietà per don Barbacini da Varigotti

    Don Giorgio Barbacini è stato per otto mesi, da gennaio  a settembre del 1998, amministratore parrocchiale di Varigotti. Ed ecco che anche dalla località finalese è arrivata una lettera di solidarietà. Ecco cosa ha scritto per don Giorgio un gruppo di amici:

    Caro amico Don Giorgio,

    mai come in questo momento la parola “amico” ci nasce spontanea sulle labbra ma, soprattutto, nel cuore.

    Credici, a tutti noi sembra di vivere un incubo, dove  vediamo una persona a cui abbiamo imparato a voler bene gettata nel fango e calpestata senza un perché.         Ma gli incubi durano lo spazio di una notte e dopo, aprendo gli occhi, ci rendiamo conto che le paure erano, per fortuna, immaginarie e, rincuorati dai raggi del sole, torniamo a fare progetti, a programmare la nuova giornata….insomma, torniamo a vivere.

    Siamo sicuri che questa storia,  voluta per motivi che , francamente, ci sfuggono, finirà proprio così, con te pronto ancora una volta a perdonare tutti ed a rimboccarti di nuovo le maniche per rendere un po’ più bello questo mondo.

    E’ questo che, in fondo, hai sempre fatto, lasciandoti guidare da quella parola divina che si chiama Vangelo e che, in uno dei suoi passi più drammatici ma anche più belli dice: “ Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e , mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi, per causa mia. Rallegratevi, perché grande sarà la vostra ricompensa nei Cieli”.         

    Ti siamo vicini.

    http://xoomer.virgilio.it/pastorale/bollettini/bollettino23-03.htm#_Solidarietà_per_don

  • Inquirenti: “La mente era un prete così adescavano quei ragazzini”

    Inquirenti: “La mente era un prete così adescavano quei ragazzini”

    La rivostruzione dei movimenti della banda di pedofili. Con regali costosi e viaggi facevano prostituire i piccoli.

    GENOVA – Adescavano bambini e ragazzi, maschi, tra gli 11 e i 17 anni, offrendo loro regali costosi e viaggi all’ estero. Delle spese si occupava un sacerdote bergamasco di 56 anni.

    Era lui che tirava le fila del gruppo di pedofili che, secondo gli inquirenti, agiva soprattutto in Lombardia, in Versilia e nel Tigullio. Tutti frequentavano le zone di prostituzione maschile, a Milano e dintorni. Nelle auto e nelle abitazioni è stata sequestrata un ingente quantità di materiale: foto, parrucche, oggetti per pratiche sado-maso, riviste.

    I quattro uomini sono finiti in carcere al termine di una lunga indagine partita dal commissariato di Rapallo e condotta in collaborazione con la questura di Genova. Gravissime le accuse nei loro confronti: violenza sessuale nei confronti di minori, atti sessuali con minori, prostituzione minorile e pornografia minorile.

    Adesso, D.B., 56 anni, parroco di una chiesa di Bergamo, immediatamente segnalato alla Curia cittadina, C.P., 30 anni, operatore informatico e K.I, 30 anni, nullafacente, dedito alla prostituzione, anche loro bergamaschi, e L.B., 50 anni, residente a Carrara sono finiti dietro le sbarre. Mentre altre due persone, una di Carrara e una di Pavia, sono indagate.

    Le indagini hanno preso l’avvio dopo una prolungata fuga di due fratelli di Rapallo di 14 e 15 anni. Una sparizione “sospetta” che aveva messo in allarme gli investigatori. Sei mesi fa i genitori denunciarono la scomparsa e quando i due ragazzi tornarono a casa i sospetti su quell’ assenza “strana” e i loro racconti incongruenti diedero il via all’indagine. I due raccontarono di essere stati in viaggio in Francia con C.P., in alberghi costosi, destinatari di attenzioni e regali.

    Parole che misero gli investigatori sulle tracce dei pedofili. Cominciarono intercettazioni, appostamenti e controlli. “In poco più di 6 mesi – racconta il capo della squadra mobile di Genova, Claudio Sanfilippo, e il dirigente del commissariato di Rapallo, Carlo Di Sarro – abbiamo osservato decine e decine di adescamenti. La banda sceglieva soprattutto ragazzini provenienti da famiglie in situazione di disagio socio-economico. Le prestazioni dei bambini e dei ragazzi venivano anche pagate, dai 30 agli 80 euro: alcuni venivano avviati alla prostituzione, altri si intrattenevano con il sacerdote e i suoi complici. Era il sacerdote che forniva spesso i soldi per le spese necessarie ad adescare i ragazzini”.

    I quattro pedofili facevano leva sul disagio che alcuni ragazzi manifestavano in famiglia. “Sacerdote e operatore informatico – spiegano i dirigenti della polizia – organizzarono la scorsa estate la fuga dalla Sardegna di un ragazzo che, in vacanza con il padre, riteneva di non beneficiare di sufficiente libertà. All’ arrivo dell’ adolescente alla Malpensa, abbiamo organizzato un controllo, che è apparso casuale, e abbiamo così potuto riconsegnare il ragazzo alla famiglia. All’aeroporto c’era il sacerdote ad attenderlo che è andato su tutte le furie quando s’è accorto che il suo piano era saltato”.

    Il blitz anti pedofili è scattato nei giorni scorsi. Gli agenti della squadra mobile sono intervenuti arrestando i quattro, in Lombardia e a Carrara. Il sacerdote è stato sorpreso a letto insieme con l’operatore informatico, in un appartamento di Bergamo. “E ha negato – ha raccontato il capo della squadra mobile genovese – anche di fronte all’ evidenza: s’è giustificato dicendo che avevano freddo, per questo dormivano insieme”.

    (6 maggio 2003)

    http://www.repubblica.it/online/cronaca/pedovenezia/sacerdote/sacerdote.html

  • PEDOFILIA:PRETE ARRESTATO,CON TRE UOMINI ADESCAVA BIMBI/ANSA

    PEDOFILIA:PRETE ARRESTATO,CON TRE UOMINI ADESCAVA BIMBI/ANSA

    (ANSA) – GENOVA, 6 MAG – Un sacerdote bergamasco di 56 anni finanziava un gruppetto di pedofili e partecipava alla loro attivita’: insieme con lui altri tre uomini adescavano bambini e ragazzi, solo maschi, di eta’ compresa tra gli 11 e i 17 anni, offrendo loro regali costosi e viaggi all’ estero.

    I quattro sono finiti in carcere al termine di una lunga indagine partita dal commissariato di Rapallo e condotta in
    collaborazione con la questura di Genova.

    Violenza sessuale nei confronti di minori, atti sessuali con minori, prostituzione minorile e pornografia minorile. Sono questi i reati per i quali la procura di Chiavari ha ordinato l’ arresto di D.B., 56 anni, parroco di una chiesa di Bergamo, immediatamente segnalato alla Curia cittadina, C.P., 30 anni, operatore informatico e K.I, 30 anni, nullafacente, dedito alla prostituzione, anche loro bergamaschi, e L.B., 50 anni, residente a Carrara. Sono coinvolte, ma con responsabilita’ minori e ancora da chiarire, altre due persone, una di Carrara e una di Pavia.

    E’ stata la fuga prolungata e sospetta di due fratelli di Rapallo di 14 e 15 anni a mettere gli inquirenti sulle tracce
    dei pedofili, circa 6 mesi fa. I genitori denunciarono la loro scomparsa e quando i due ragazzi tornarono a casa i sospetti su quell’ assenza ”strana” e i loro racconti incongruenti diedero il via all’ indagine. I due raccontarono alla fine di essere stati in viaggio in Francia con C.P., in alberghi costosi, destinatari di attenzioni e regali. Sono cosi’ cominciati intercettazioni, appostamenti e controlli. Dal ”contatto” con i due ragazzini rapallesi, la polizia ha potuto individuare gli altri protagonisti del giro pedofilo.

    ”In poco piu’ di 6 mesi – hanno raccontato stamane il capo della squadra mobile di Genova, Claudio Sanfilippo, e il dirigente del commissariato di Rapallo, Carlo Di Sarro – abbiamo osservato decine e decine di adescamenti. La ‘banda’ sceglieva soprattutto ragazzini provenienti da famiglie in situazione di disagio socio-economico. Le prestazioni dei bambini e dei ragazzi venivano anche pagate, dai 30 agli 80 euro: alcuni venivano avviati alla prostituzione, altri si intrattenevano con il sacerdote e i suoi complici. Era il sacerdote che forniva spesso i soldi per le spese necessarie ad adescare i ragazzini”.

    I quattro facevano leva – in un’ eta’ di trasformazione e ribellione come l’ adolescenza – sul disagio che alcuni ragazzi manifestavano in famiglia. ”Sacerdote e operatore informatico – hanno raccontato i dirigenti della polizia – organizzarono la scorsa estate la fuga dalla Sardegna di un ragazzo che, in vacanza con il padre, riteneva di non beneficiare di sufficiente liberta’. All’ arrivo dell’ adolescente alla Malpensa, abbiamo organizzato un controllo, che e’ apparso casuale, e abbiamo cosi’ potuto riconsegnare il ragazzo alla famiglia. All’ aeroporto c’era il sacerdote ad attenderlo che e’ andato su tutte le furie quando s’e’ accorto che il suo piano era saltato”.
    Nei giorni scorsi, certi di aver acquisito prove sufficienti, gli agenti della squadra mobile sono intervenuti arrestando i quattro, in Lombardia e a Carrara. Il sacerdote e’ stato sorpreso a letto insieme con l’ operatore informatico, in un appartamento di Bergamo. ”E ha negato – ha raccontato il capo della squadra mobile genovese – anche di fronte all’ evidenza: s’e’ giustificato dicendo che avevano freddo, per questo dormivano insieme”.

    Il gruppo di pedofili – secondo gli inquirenti – agiva soprattutto in Lombardia, in Versilia e nel Tigullio. Tutti frequentavano le zone di prostituzione maschile, a Milano e dintorni. Nelle auto e nelle abitazioni e’ stata sequestrata un ingente quantita’ di materiale: foto, parrucche, oggetti per pratiche sado-maso, riviste. Gli inquirenti ritengono molto probabile che, vista l’ attivita’ dell’ operatore informatico, immagini dei ragazzini adescati siano finite anche in rete.
    (ANSA).

  • IL DRAMMA DI UNA FAMIGLIA: CI MINACCIANO PERCHE´ ABBIAMO AVUTO IL CORAGGIO DI DIRE LA VERITA´

    IL DRAMMA DI UNA FAMIGLIA: CI MINACCIANO PERCHE´ ABBIAMO AVUTO IL CORAGGIO DI DIRE LA VERITA´

    «Un prete abusò di mia figlia»
    Lettera al Pontefice: è stato condannato, ma resta al suo posto

    SANTA MARGHERITA LIGURE MI chiamo “omissis” e sono la mamma di una ragazza che ha subito abusi sessuali da un sacerdote…».

    Inizia così la lettera a Giovanni Paolo II di una madre di Santa Margherita Ligure, la cui figlia, dopo le attenzioni subite in canonica, è entrata in un convento di clausura. Sono una quarantina di righe che pesano come un macigno.

    Sono state scritte tempo fa (ma il testo è stato reso noto solo ieri), quando la vittima e i familiari avevano già accusato in tribunale il sacerdote. La donna rivolge al Papa un appello accorato: «Vi avevo già scritto in passato per chiedervi aiuto. Aiuto perchè, nonostante via sia stata una sentenza del tribunale di Chiavari in cui don Pino veniva dichiarato colpevole, tutta la città continuava a considerare me e la mia famiglia come gente spregevole, per il solo fatto di aver avuto il coraggio di dire la verità… Noi eravamo e restiamo indifesi, mentre don Pino continua a svolgere ogni funzione pastorale come se nulla fosse successo…».

    Era stata la madre della ragazza, nel 1996, a tre anni di distanza dai fatti, a presentare un esposto contro il sacerdote. La donna aveva accusato il parroco di Santa Margherita, don Pino Carpi, di aver abusato della figlia, quando quest´ultima aveva 15 anni. Le indagini erano sfociate in un rinvio a giudizio e nel processo. Il sacerdote aveva negato l´addebito. «Si sono inventati tutto», si era difeso.

    Il pm aveva chiesto una condanna a un anno e 4 mesi di reclusione, senza sospensione condizionale. La sentenza era arrivata nel `98. Avevano scritto i giudici di Chiavari: «Le fonti di accusa sono costituite dalle dichiarazioni della ragazza, della cui attendibilità non è lecito dubitare… Secondo quest´ultima, la frequentazione del parroco cominciò a trascendere dal normale rapporto di assistenza spirituale e religiosa, e in occasione delle confessioni che avvenivano nell´appartamento personale del Carpi assunse i caratteri di relazione sessuale… I contatti avvenivano con la frequenza di due o tre volte la settimana, nell´appartamento del Carpi e di pomeriggio…». Il sacerdote era stato prosciolto, perchè la querela nei suoi confronti è stata presentata in ritardo. A questo punto era intervenuta la Curia: don Pino era stato trasferito a Sestri Levante. Il provvedimento aveva scatenato la protesta di tanti parrocchiani di Santa Margherita, che erano insorti in difesa del prete, con striscioni e volantini. La famiglia della ragazza, intanto, denunciava ai carabinieri minacce continue.

    Don Carpi, oltre a negare l´accusa di abusi, aveva anche presentato una querela per falsa testimonianza e diffamazione contro i suoi accusatori. Scrive ancora la donna al Papa: «Lui è più forte, fa leva sull´abito che indossa e crede che lo protegga da tutto. Io credo invece che il suo comportamento sporchi quell´abito, portando molti a pensare che tutti i preti siano come lui, che denuncia, che attacca… E´ giusto tutto questo?». Nel gennaio scorso si è concluso il processo in sede civile intentato dalla famiglia. I giudici hanno condannato il sacerdote a risarcire con 30 milioni di lire la vittima. «Finora non ha ancora provveduto al pagamento», dicono gli avvocati Emanuele Quacquaro e Luigi Del Pacchia, i legali della ragazza, che proprio in questi giorni ha terminato il noviziato e che ha destinato la somma ad una associazione per le vittime della pedofilia. E don Carpi? A Sestri si parla di un suo possibile nuovo trasferimento.

    da www.lastampa.it/

    (Del 25/4/2002 Sezione: Cronache italiane Pag. 8)

  • UN PRETE SOTTO ACCUSA ‘ ABUSO’ DELLA RAGAZZINA’

    UN PRETE SOTTO ACCUSA ‘ ABUSO’ DELLA RAGAZZINA’

    SANTA MARGHERITA – C’ è un banco, all’ ingresso della chiesa di Nostra Signora della Rosa, a Santa Margherita. In molti si fermano e firmano.

    Non possono e non vogliono credere che don Pino Carpi, il loro parroco, possa avere commesso il reato di cui è accusato: abuso sessuale, per avere avuto rapporti con un’ adolescente, più o meno un paio d’ anni fa. A denunciare don Pino sono stati i genitori della ragazza, oggi maggiorenne.

    L’ amicizia troppo affettuosa, secondo la ricostruzione della famiglia, sarebbe durata almeno un anno, prima di interrompersi bruscamente. E sarebbe provata, oltre che dalle testimonianze raccolte dai carabinieri, dal diario della ragazza e da una serie di lettere piuttosto compromettenti, ora sotto sequestro. Nel tardo pomeriggio di ieri, l’ avvocato della famiglia ha intanto sporto denuncia contro ignoti, impugnando un articolo del codice penale che vieta la divulgazione delle generalità o dell’ immagine di una persona offesa da atti di violenza sessuale”.

    Nel mirino ci sono le ‘ malelingue’ che hanno causato il chiacchiericcio a Santa Margherita. L’ amicizia con don Pino Carpi sarebbe sbocciata durante una gita organizzata dall’ Azione Cattolica, il gruppo di cui la ragazza faceva parte. Presto le attenzioni sarebbero diventate più pressanti. Di fronte alle avances del parroco, la giovane sarebbe stata “consenziente”, secondo quanto si legge nel verbale dei carabinieri. Un particolare che però non cambia la posizione del sacerdote.

    I genitori sarebbero venuti a conoscenza di questo rapporto soltanto dopo la rottura. Poi, ad agosto, la denuncia al capitano della Compagnia di Santa Margherita, Alberto Minati. Davanti a lui, la ragazza è scoppiata in lacrime. E ha raccontato. I ricordi delle sue migliori amiche e di molti parrocchiani hanno confermato la particolare simpatia che si era creata, tra il ‘ 93 e il’ 94, con don Pino. Il sacerdote, che in estate avrebbe rischiato anche l’ arresto, rimane al suo posto, e si dice sicuro che “ogni cosa verrà chiarita”.

    Mentre continua il pellegrinaggio dei fedeli. Nel week end sono già state raccolte un migliaio di firme a favore del parroco. I sostenitori più irriducibili, ventuno, sono arrivati addirittura a scrivere una lettera aperta a difesa del parroco, trasformata in manifesto da affiggere nelle strade di Santa Margherita.

    http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1996/10/29/un-prete-sotto-accusa-abuso-della.html

  • Parroco accusato di atti di libidine. Di lui si sono perse le tracce

    Parroco accusato di atti di libidine. Di lui si sono perse le tracce

    Dal Corriere del 27-10-1996

    Un parroco denunciato  per atti di libidine violenta su una minorenne e un paese che, incredulo, difende il suo sacerdote.

    -Giallo- a Santa Margherita Ligure.

    Il parroco di una delle chiese del paese, T C., cinquantenne, sarebbe stato raggiunto da un avviso di garanzia e inerrogato dai carabinieri, anche se lui nega tutto e parla di calunnia e complotto. La denuncia risalirebbe all’estate scorsa.