Osservatorio della Rete L'ABUSO

Categoria: Liguria

  • Pedofilia, papa Francesco abolisce il “segreto pontificio”. Zanardi: “Passo importante per dare giustizia alle vittime”

    Pedofilia, papa Francesco abolisce il “segreto pontificio”. Zanardi: “Passo importante per dare giustizia alle vittime”

    Il portavoce della Rete L’Abuso: “Ora alle Procure non potranno essere negati documenti o possibili prove”

    Savona. Addio al “segreto pontificio” sui casi di abusi sessuali commessi da chierici sui minori.

    Lo ha stabilito un provvedimento di Papa Francesco: si tratta del “Rescriptum ex audientia” pubblicato oggi, che all’articolo 1 esclude dal segreto pontificio “le denunce, i processi e le decisioni riguardanti i delitti” in materia di abusi su minori.

    Soddisfazione è stata espressa da Francesco Zanardi, portavoce della Rete L’Abuso che si occupa di difendere le vittime di abusi sessuali da parte del clero: “Un atto importante da parte della Chiesa – afferma -, mi auguro che anche lo Stato italiano faccia la sua parte”.

    “Il provvedimento consentirà che alle Procure non possa essere negato l’accesso a documentazione o possibili prove nell’ambito delle indagini: per le vittime di abusi sarà così più semplice ottenere giustizia” aggiunge.

    Un passo importante, ma secondo lo stesso Zanardi non decisivo: “Serve l’obbligo per le autorità ecclesiastiche di denunciare – spiega -, infatti il processo canonico ha un risvolto di carattere morale ma non penale, vale a dire nella parte relativa al reato vero e proprio nei confronti di una vittima”.

    “Tuttavia non incolpo Papa Francesco o il Vaticano: le conferenze episcopali francese o svizzera, ad esempio, rispettano l’obbligo di denuncia. La responsabilità è dello Stato italiano. Il Vaticano ha fatto un grande passo avanti, ora vorremmo vedere lo Stato fare lo stesso. E questa mia raccomandazione è stata già accolta nei mesi scorsi dall’Onu e girata al Governo italiano” conclude Zanardi.

    https://www.ivg.it/2019/12/pedofilia-papa-francesco-abolisce-il-segreto-pontificio-zanardi-passo-importante-per-dare-giustizia-alle-vittime/

  • Abusi sessuali su una bimba in parrocchia. Condannato l’ex diacono della Maddalena

    Abusi sessuali su una bimba in parrocchia. Condannato l’ex diacono della Maddalena

    Domenico Soldano l’aveva convinta offrendole delle caramelle, la vittima si era poi confidata con i genitori. La vicenda è sempre rimasta segreta e il religioso era finito ai domiciliari. Da tempo ha lasciato Genova

    di Tommaso Fregatti, Marco Grasso

    La trappola per Maria, che all’epoca dei fatti ha nove anni, ha la forma d’un pacchetto di caramelle. “Vieni con me nell’ufficio del parroco, ne ha tantissime nel cassetto e le mangiamo insieme”.

    Chiesa di Santa Maria Maddalena e San Gerolamo Emiliani, cuore nell’omonimo quartiere del centro storico. È nei caruggi che, tra il 2014 e la fine del 2016, vicenda totalmente inedita fino ad oggi, si consumano violenze e abusi sessuali su alcuni chierichetti. I quali, insieme alle loro famiglie, frequentano assiduamente la comunità parrocchiale.

    “LO CHIAMAVAMO MANIACO”

    Gli abusi sono finiti in tribunale, il religioso è stato condannato e la vicenda ha sconvolto figli e genitori, ma fino ad oggi non era filtrato nulla. La squadra mobile della polizia, alla presenza di una psicologa, ha raccontato testimonianze agghiaccianti: “Avevamo soprannominato fratel Domenico “il maniaco” – spiega Simona, molestata a 11 anni -. Compariva non appena gli adulti se ne andavano. Cercava di darci dei baci, di toccarci sotto i vestiti mentre giocavamo a calcetto. Lo faceva sia con le bambine sia con i bambini. Avevamo paura di lui e qualcuna lo colpiva a calci quando si avvicinava”.

    Fratel Domenico Soldano, 60 anni, origini cuneesi, è un diacono permanente della comunità somasca, un religioso a tutti gli effetti. Non può celebrare la Santa Messa, ma assiste il parroco durante le funzioni. Per focalizzare il suo ruolo nella chiesa di Santa Maria Maddalena è sufficiente evidenziare il verbale di una delle mamme che lo ha segnalato. “Era l’aiuto del parroco, quello che lo assisteva durante l’Eucarestia”, ha spiegato la donna.

    I sospetti restano latenti per anni, ma il 18 dicembre 2016 accade qualcosa. Alla Maddalena è una domenica di festa, in programma c’è un pranzo parrocchiale e ci sono i genitori dei chierichetti, i religiosi e il coro che prova le canzoni di Natale.

    “HO TANTA PAURA”

    Fratel Soldano gioca a calcio balilla con tre bambine. Tra queste c’è Maria, che è già una sua vittima, la preferita. Il religioso si apparta con la piccola, dice di volerle donare delle caramelle. In realtà è una trappola. Perché non appena riesce a rimanere solo con lei la porta nell’ufficio del parroco, dove c’è anche l’archivio della chiesa. Qui resta al buio con la bimba e cerca di abusare di lei. A salvarla è l’intervento di una catechista, che entra e vede la bambina insieme al diacono. È lei che prende la piccola per mano e la porta via. Maria s’imbatte subito dopo in papà e mamma, che frequentano la parrocchia e quel giorno si trovano lì vicino. A loro riesce a dire soltanto due parole: “Ho paura, tanta paura”. Poi nulla, non parla praticamente più. Da quel giorno decide di non frequentare la chiesa, smette di partecipare all’Azione Cattolica, non canta più nel coro della chiesa, tantomeno assiste il parroco durante la messa come faceva da anni. Maria inizia a vivere un incubo segnato da relazioni sociali difficili, problemi scolastici e altro. Solo un anno dopo trova il coraggio di aprirsi e raccontare di aver subito abusi. È però – torniamo a quel drammatico 18 dicembre – la catechista pur non avendo assistito direttamente al tentativo di violenza ha capito che qualcosa di strano è successo. Che in parrocchia c’è un maniaco come dicono i bambini. Lo denuncia, segnala l’accaduto al parroco Paolino Diral. Anche lui, racconteranno gli stessi parrocchiani alla polizia, si è accorto dei comportamenti strani del diacono. E lo fa allontanare immediatamente, garantendo alla catechista che fratel Soldano “avrà un regolare processo canonico”.

    LE DENUNCE E IL PROCESSO

    Nella riunione parrocchiale successiva, emerge dagli atti, il parroco celerà il vero motivo dell’allontanamento di Soldano. “Ci disse – racconta uno dei partecipanti alla polizia – che era andato via perché non riusciva ad integrarsi con la comunità”. Ma a pochi mesi dalla partenza di fratel Domenico scatta l’indagine della Mobile all’epoca diretta da Marco Cali.

    La polizia raccoglie varie denunce, circoscrive i soprusi. Ed emerge come oltre a Maria, il religioso abbia cercato di abusare di altre bambine. Qualche volta durante i giochi, in altre occasioni mentre le stesse indossavano gli abiti da chierichetto. “Sfiorò il seno a mia figlia mentre si cambiava”, confida una mamma in questura. Il fascicolo finisce in mano al sostituto procuratore Giuseppe Longo, che accusa il religioso di “violenza sessuale su minore”, contestando anche l’aggravante dell’abuso in qualità di ministro di culto”.

    Fratel Domenico finisce per un periodo anche agli arresti domiciliari. Scatta il processo, che in primo e secondo grado vede la condanna con rito abbreviato (sconto di un terzo della pena). Tre anni e cinque mesi nel corso del primo processo, poi ridotti ad un anno e nove mesi.

    (trascrizione da Il Secolo XIX del 4 dicembre 2019)

  • “Don Franco ci diceva: baciatemi come gli apostoli con Gesù”

    “Don Franco ci diceva: baciatemi come gli apostoli con Gesù”

    LA PARROCCHIA DEGLI ABUSI – Abusi a Genova: nuove testimonianze

    Ferruccio Sansa

    “Don Franco è come Cristo. I suoi ragazzi sono gli apostoli. E Gesù baciava i suoi apostoli, dicevano così per spingere ad accettare quei rapporti. Spero che finalmente venga fuori questa storia che ha devastato persone e famiglie. Tutti sapevano, io sono andata in Curia non so più quante volte”. Parla Marta (il nome è di fantasia per proteggere le vittime). “Io sono una delle poche donne che sa quello che è successo nella parrocchia di Sori. E due miei amici del cuore, ma proprio intimi, hanno subìto le attenzioni di don Francesco Castagneto, fino a veder cambiata la loro vita”. Perché finora le vittime non hanno parlato? “C’era una fraternità. Eravamo vincolati al segreto su ciò che accadeva fra noi”. Nei giorni scorsi Sherlock ha riportato le testimonianze di ragazzi che hanno riferito di aver subìto molestie da don Castagneto.

    Ma altre vittime hanno contattato il Fatto e Francesco Zanardi, il presidente della Rete l’Abuso. Sono quasi tutte donne, non perché oggetto dell’interesse del sacerdote, ma perché “il don ha avuto rapporti con nostri amici e fidanzati”. Il cronista ha riscontrato le parole di Marta. Partendo dalle affermazioni di Alberto Tanasini, il vescovo di Chiavari che all’epoca seguì il caso: “Provo dolore, non abbiamo dato ascolto a quei ragazzi. Temo ci siano dei minori”.

    Il racconto di Marta comincia dalle parole del suo compagno di banco e amico del cuore, il fidanzatino forse: “Fulvio (lo chiameremo così, ndr) ed io eravamo inseparabili. Dai primi anni delle superiori mi cominciò a dire che si sentiva addosso gli occhi del don. Poi un giorno si confidò: ‘Mi bacia, mi tocca’. Era angosciato, non immaginate il fascino che quell’uomo suscitava in noi. Eravamo soggiogati… dovevate esserci alle sue messe, duravano ore, c’erano ragazzi che piangevano”. Quanti avrebbero subìto attenzioni? “Potrebbero essere una ventina. Alcuni hanno avuto rapporti completi”.

    Minorenni? “Fulvio all’epoca era minorenne”. Ma il racconto di Marta non finisce qui: “A diciotto anni feci l’errore di portare con me nel gruppo un altro mio amico intimo, appena maggiorenne. Anche lui fu oggetto delle attenzioni di don Franco”. E la vita dei ragazzi da quel giorno, racconta Marta, sarebbe cambiata per sempre: “Fulvio si è sposato. Ma poi si è reso conto di essere gay… il suo matrimonio è stato annullato. Non è stato l’unico caso: altri matrimoni sono stati annullati, ci sono mogli che hanno raccontato di aver scoperto dopo le nozze che il loro marito aveva subito molestie da un sacerdote”. Già, matrimoni annullati; diversi ragazzi che erano approdati nel gruppo con una fidanzata e ne sono usciti avendo scoperto di essere gay.

    Marta parla con voce ferma. Sono gli anni ’90: “Ricordo che c’erano educatori che pretendevano da me di essere baciati sulla bocca. Nel gruppo maschile c’erano atti di masturbazione, rapporti orali. È andato avanti anche quando don Franco era stato trasferito a Santa Teresa d’Albaro. C’erano un disagio e una confusione terribili”. Così Marta cominciò a parlarne: “Ma fui isolata dai miei amici. Il don mi chiamava ‘la psicopatica’. No, non pensai di andare dai giudici, mi rivolsi alla Curia. Alla fine ho ceduto, me ne sono andata via dal mio paese”. Marta aveva una fede grande, “ero una talebana”, cerca di sorridere. Ma adesso? “Non credo più. Ma ci tornavo in chiesa… ad Albaro, da don Franco. Avevano promesso che non lo avrebbero più messo a contatto con i ragazzi, ma lo vedevo lì con gli scout. Mi mettevo in prima fila e lo guardavo fisso negli occhi. Volevo che sapesse che lo controllavo”. Marta ci tiene a sottolinearlo: “Non cerco vendetta. Non facevo più conto sulla giustizia. E non odio don Franco. Voglio solo che altri ragazzi non subiscano ciò che abbiamo subito noi”.

    https://www.ilfattoquotidiano.it/in-edicola/articoli/2019/12/05/don-franco-ci-diceva-baciatemi-come-gli-apostoli-con-gesu/5595337/
  • Molestie a Genova: il “don X” di Sherlock denunciato ai pm

    Molestie a Genova: il “don X” di Sherlock denunciato ai pm

    di Ferruccio Sansa – “Andate in Curia a Genova e acquisite i fascicoli con i nomi e le testimonianze dei ragazzi vittime. Potrebbero esserci minorenni: è uno dei timori espressi dal vescovo Alberto Tanasini”. Il portavoce della Rete L’Abuso, Francesco Zanardi, ha presentato ieri un esposto in Procura a Genova partendo dall’inchiesta di Sherlock. I pm apriranno così un fascicolo sui fatti raccontati dal nostro giornale. Zanardi, che da anni si batte contro le molestie sessuali compiute da sacerdoti, nell’esposto fa il nome del prete che noi finora avevamo indicato come “don X”: è Francesco Castagneto. E le due parrocchie dove ha esercitato sono una a Sori, piccolo borgo nella Riviera di Levante, e l’altra è la chiesa di Santa Teresa di Albaro, a Genova.

    Siamo a metà anni ’90. A Sori, un gruppo di ragazzi e di educatori denunciò alla Curia comportamenti “non appropriati” di don Franco Castagneto. Come hanno raccontato a Sherlock vittime e testimoni, ne seguì un’istruttoria guidata da Alberto Tanasini – attuale vescovo di Chiavari – con la collaborazione di Nicolò Anselmi, oggi vescovo vicario del cardinale Angelo Bagnasco. Con loro anche Guido Marini che è cerimoniere del papa dal 2007. Don Franco fu trasferito nella parrocchia di Santa Teresa d’Albaro, il quartiere della borghesia genovese, dove si ritrovano associazioni di ragazzi e gruppi scout.

    Ma quest’estate d’improvviso è scomparso. Sarebbe stato rimosso, dopo l’arrivo di altre denunce (al momento non si sa se relative a nuovi episodi o legate alle accuse passate). Uno scandalo finora taciuto, sopito. Nessuno a Genova pareva sapere, nemmeno nelle parrocchie interessate. “Non credo che un ragazzo delle mie parrocchie possa aver denunciato episodi simili. Giuro che non ho mai avuto desideri di questo tipo. Minori? Mi fa orrore il solo pensiero”, è stata la risposta di don Castagneto raggiunto al telefono da Sherlock.

    Zanardi nell’esposto ripercorre tutta la vicenda. La ricerca di Don Franco parte infatti proprio dal momento in cui la Rete L’Abuso, nel settembre scorso, riceve una segnalazione anonima. Il portavoce de L’Abuso chiede se eventuali reati, oltre che al sacerdote, non possano essere ascritti anche ad altri rappresentanti della Curia: “Dovrà pur valere – scrive Zanardi – la responsabilità stabilita dall’articolo 40 del Codice penale, secondo il quale “non impedire un evento che si ha l’obbligo giuridico di evitare, equivale a cagionarlo”. Zanardi cita alcune sentenze precedenti che hanno ipotizzato la responsabilità di un vescovo “che pur sapendo delle tendenze pedofile di un sacerdote, nulla fece perché questo smettesse di abusare di altri minori”. Zanardi chiede poi se, in casi come questi, si possa anche ipotizzare un favoreggiamento, se qualcuno avesse aiutato il sacerdote a nascondersi, e quindi a sottrarsi alla giustizia.

    In Procura, a Genova, assicurano che il caso sarà seguito “con la massima attenzione”. E quello che già oggi si sottolinea è che già oggi si sottolinea è che, per parlare di favoreggiamento, occorre che “ad un soggetto che abbia precedentemente commesso un reato, ci sia un aiuto a eludere le investigazioni della polizia giudiziaria, o a sottrarsi alle ricerche”.

    I punti chiave dell’esposto di Zanardi sono due. “Si chiede con estrema e indifferibile urgenza che sia identificato e ascoltato, in quanto persona informata dei fatti, il sacrestano della parrocchia di Albaro”. Zanardi chiede anche che siano sentite le persone che fecero parte della commissione che negli anni ’90 ascoltò le prime vittime. E cioè i vescovi Tanasini e Anselmi, nonché il cerimoniere Marini. Ma, soprattutto, quello che chiede Zanardi è che “si proceda subito al sequestro del fascicolo, attualmente aggiornato e in possesso della diocesi di Genova, contenente i nominativi delle vittime che già nel 1997 denunciarono”. Sugli episodi degli anni ’90 incombe la prescrizione.

    https://www.ilfattoquotidiano.it/in-edicola/articoli/2019/12/03/molestie-a-genova-caso-di-don-franco-castagneto-finisce-in-procura-leggi-linchiesta-di-sherlock/5590969/

  • Don Francesco Castagneto, i retroscena dell’inchiesta

    Don Francesco Castagneto, i retroscena dell’inchiesta

    Di Ferruccio Sansa – Tratto da il Fatto Q del 1-12-19

    Certi segreti alla fine emergono. Inesorabilmente. A settembre, all’associazione Rete L’Abuso – guidata da Francesco Zanardi, sempre in prima fila contro gli abusi sessuali dei sacerdoti – arriva una lettera anonima.

    Vi comunichiamo che in questi giorni, nel caldo dell’estate, il prete don… è stato sollevato dall’incarico di parroco della chiesa di Albaro – dove era stato cappellano Bagnasco – per sospetti abusi sui giovani. Tanti giovani e tanto famiglie sono state distrutte nella loro crescita. Ora il prete è sotto processo ecclesiastico, ma la Chiesa lo nasconde.

    Così Sherlock ha cominciato la ricerca di don X. Vana. Perfino quando ha chiesto di parlare con l’attuale parroco di Albaro per un’importante questione privata: “Il don è stato male”. Possiamo contattarlo? “No”. Restava una strada. Zanardi si è recato ad Albaro, si è presentato come “vittima di molestie” (vittima lo è davvero, seppure non in questo caso), e ha chiesto di parlare con il parroco. Sempre la stessa risposta: “Non c’è”. Ma alla fine Zanardi riesce a parlare con un sacrestano. Un colloquio a bassa voce, gli occhi che cercano intorno se qualcuno può sentire: “Ah… è una vittima anche lei… io non voglio sapere di queste faccende.. ma lei è di questa parrocchia, o di quella di Levante?”.

    Poche parole, ma bastano per sollevare il coperchio, indicare una pista da seguire: c’è Albaro, ma c’è anche un’altra chiesa, in un borgo di pescatori a est di Genova. Albaro non è un quartiere qualunque. Qui vive la borghesia ricca genovese, professionisti, industriali e armatori. Tutti racchiusi in una manciata di strade e incroci, tra palazzi signorili e ville settecentesche nascoste oltre alti cancelli e siepi impenetrabili. Albaro conservatrice e cattolica anche quanto Genova era rossa. E la chiesa di don X ne è un simbolo: qui la domenica incontri molti nomi della Genova che conta. Qui per anni ha vissuto don Angelo Bagnasco. Era cappellano, anche se già occupava posti di rilievo nella Curia genovese. Finché nel 1998 fu nominato vescovo di Pesaro, poi arcivescovo militare, infine cardinale di Genova e presidente della Cei. Ma, proprio in questa chiesa di Albaro che gli è tanto cara, il percorso dell’attuale cardinale ha incrociato quello di don X: quando nel 1998 Bagnasco lasciava la parrocchia per assumere l’incarico di vescovo, don X diventava parroco.

    Tra i vicoli del paese della Riviera, appena pronunci quel nome, la coperta del passato si solleva. E i ragazzi di allora cominciano a raccontare. “Se me lo ricordo? Quell’uomo, quegli anni, mi hanno scavato nella carne”, racconta Luigi, nome di fantasia. Oggi è un professionista affermato, ha una famiglia, ma quella pagina della sua vita non è riuscito a chiuderla: “Il don insegnava in una scuola superiore. Era un trascinatore, un uomo dai modi… avvolgenti… sapeva fare gruppo”, racconta Luigi e, senza che se ne accorga, la mani iniziano a tremargli. “Intorno alla parrocchia giravano oltre 150 ragazzi, in un paese di 4mila anime”. Eccola, una di quelle chiese liguri con la facciata color ocra, le barche di pescatori sul sagrato. “Chiese di Liguria come navi disposte a essere varate”, diceva il poeta Vincenzo Cardarelli. Ma in quella chiesa, accanto all’altare della Madonna della Guardia, succedeva anche altro.

    “All’inizio abbiamo vissuto momenti belli, ma con gli anni l’atmosfera è diventata pesante. Quando ti trovavi da solo col don, lui di veniva vicino… Ti accarezzava”. Luigi si ferma un attimo, poi si lascia andare: “Una volta ricordo che mi ha detto: “Mi fai vedere in mezzo alle gambe…” M non mi faccia dire altro, non me la sento”. Luigi chiude gli occhi. Era riuscito a dire “no”. “C’è gente che ne è uscita devastata. Il don si era creato un gruppo di fedelissimi, gli oblati. Stava sempre con loro”. È Arturo a riferire altri dettagli: “Mi ricordo la confessione. Spesso ci portava in campagna, voleva che ci confessassimo così, da soli con lui nei prati. E dopo… ci chiedeva di abbandonarci, di lasciarci andare”. Arturo improvvisamente si chiude: “Nessuno deve sapere. Non ce la farei”. È la stessa risposta che arriva da altri ragazzi di allora. “Non si può capire… Non avevo detto niente ai miei genitori. Poi sono riuscito a sposarmi, ma ho il terrore che mia moglie e i miei figli lo sappiano”.

    Raggiungiamo don X al telefono.

    • No, non c’è mai stata nessuna inchiesta sul mio conto.
    • Ce lo ha confermato un vescovo.
    • Io non ne son niente.
    • E i ragazzi che affermano di aver subito da lei approcci sessuali?
    • Non… non credo che possano dire una cosa simile.
    • Scusi padre, “sì” o “no”?
    • Giuro che non ho mai desiderato una cosa simile.
    • E i minori?
    • Questo assolutamente no, il solo pensiero mi fa orrore. Vi prego, abbiate cura per le persone: per me, ma anche per quei ragazzi che mi accusano… provo dolore per loro.

    Eppure la bugna, come dicono qui, è scoppiata diverse volte. Siamo all’inizio degli anni ’90. In paese se ne parla, frasi smozzicate, allusioni. Don X, non si sa il motivo, viene trasferito in una parrocchia vicina, un paese sui primi crinali. Una manciata di case, nemmeno duecento abitanti, quasi tutti contadini. Ma il patto di affetto, di fedeltà tra don X e i suoi ragazzi non cede. Finché, intorno al 1996, nel gruppo arrivano due nuovi educatori che presentano una denuncia alle gerarchie ecclesiastiche. E la Curia si muove. Vengono sentiti i ragazzi che frequentano la parrocchia: “Fui convocato anch’io – racconta Luigi – ci fu un’indagine condotta da Tanasini. Io fui ascoltato da Guido Marini”.

    È qui che si incrociano tre figure di primo piano della Curia, non soltanto genovese. Tanasini, che proprio in quel periodo viene nominato vescovo, è da sempre molto apprezzato a San Lorenzo, il duomo di Genova. Gli furono affiancati due giovani sacerdoti dal brillante avvenire. C’era Nicolò Anselmi, un sacerdote noto tra i ragazzi genovesi: prima l’impegno con gli scout, poi l’insegnamento di religione nei licei più in vista della città, quindi la Pastorale Giovanile. Anselmi, a 54 anni, nel 2015, diventa vescovo ausiliario di Bagnasco. Con lui c’era anche Guido Marini – nato nel 1965 e ordinato nel 1989 – che, già dagli esordi, come segretario del cardinale Giovanni Canestri, era parso destinato a fare strada. “Un uomo alto, sottile. Sempre gentile, umano. Certo un conservatore, molto attento alla liturgia”, senti dire tra le navate di San Lorenzo, la cattedrale che Marini frequenta da molti anni come cerimoniere dei cardinali Dionigi Tettamanzi e Tarcisio Bertone. È all’epoca di Benedetto XVI che Marini approda in Vaticano. Oggi è il cerimoniere di Bergoglio, accanto al quale spesso lo vedete mentre celebrano messa. “Non è un uomo di Francesco, ma il papa se lo è trovato lì”, raccontano in Vaticano.

    Tanasini, Anselmi e Marini condussero l’inchiesta. E furono incontri dolorosi. Frasi smozzicate. Alla fine don X con molta discrezione venne trasferito in una parrocchia più importante, proprio quella di Albaro dove si ritrovano gruppi di giovani e scout. Don X divenne il sacerdote della Genova che conta. Interpellato dalle tv, quando in città arriva in visita il Papa.

    Sulle cronache finisce soltanto nel luglio 2008, quando Repubblica titola: “Genova, senzatetto in parrocchia. Il prete lo vuole cacciare”. Già, perché sotto i portici davanti alla chiesa in quegli anni capitava di trovare un clochard con quattro cani. E la line di don X e dei suoi fedeli divide la città e la diocesi. “Nessuno di noi è mai riuscito a convincerlo a vivere in una casa, perché diceva che non voleva lasciare in cani”. Ma subito era arrivata la stilettata della Comunità di San Benedetto, allora guidata da don Andrea Gallo: “Evidentemente ad Albaro è più importante il decoro”.

    Una storia piccola, forse, che però dipinge le due anime della chiesa di Genova. Da sempre divisa tra le gerarchie e i preti di strada, chiesa bianca e rossa. Qui sono stati cardinali Giuseppe Siri, più volte entrato in Conclave come papa, uscito sempre cardinale. Poi, in tempi più recenti, Tarcisio Bertone, che diventò segretario di Stato, e infine Angelo Bagnasco, per anni presidente della Cei. Ma sotto la Lanterna sono nate anche figure di preti contestatori come Gallo e, oggi, Paolo Farinella.

    Ad Albaro nessuno era a conoscenza delle vicende che avevano accompagnato il trasferimento burrascoso di don X. “Molestie? Di che cosa sta parlando?”, sgrana gli occhi Matilde che sta portando il figlio adolescente all’incontro con gli amici. “Non ne so niente”, ammette uno dei responsabili degli scout di Genova Levante. Nessuna voce, almeno pubblica, sul comportamento di don X con i ragazzi della parrocchia. Qualcosa, però, è successo negli ultimi mesi. Così sarebbe stata avviata una nuova commissione d’inchiesta. Lo confermano alcuni dei ragazzi che già negli anni ’90 erano sfilati dolorosamente in Curia: “Ci hanno chiamato di nuovo cin sentiamo presi in giro”, sussurra un ex ragazzo di don X. Stavolta presenterete una denuncia alla autorità giudiziaria? “No, perché la questione è stata affrontata nelle sedi appropriate”. E quali? “La Chiesa. Hanno subito trasferito il sacerdote in un’altra regione”.

    Nessuna denuncia è stata presentata alle autorità di polizia o alla Procura. Don X non è mai stato condannato, né indagato. Per la giustizia italiana non esiste.

    Ferruccio Sansa IL FATTO QUOTIDIANO del 1-12-19

    https://test.retelabuso.org/wp-content/uploads/2025/09/il-documentario-sugli-abusi-nelle-chiese-di-new-orleans-basato-su-un-reportage-del-guardian-vince-il-premio-piu-importante.webpwp-content/uploads/2025/12/3-3-di-preti-pedofili-grazie-alla-complicita-dello-stato-italiano-che-non-interviene-da-decenni-non-solo-sul-clero-video-integrale-della-conferenza-alla-stampa-estera.webpwp-content/uploads/2026/05/la-coppia-che-si-suicida-come-la-figlia-molestata-da-bambina-da-un-parente-lultima-intervista-al-papa-quelluomo-un-assassino.webpwp-content/uploads/2025/12/parte-da-savona-sabato-24-la-panchina-viola-liniziativa-italiana-di-sensibilizzazione-contro-gli-abusi-su-minori-e-persone-vulnerabili.webpwp-content/uploads/2026/01/il-vescovo-di-bilbao-riconosce-il-lavoro-di-el-pais-per-indagare-sulla-pedofilia-e-gli-sforzi-delle-vittime-per-denunciare.webp2019/12/01/decine-di-vittime-tra-sori-e-genova-bagnasco-tanasini-e-don-franco-castagneto-sparito-nel-nulla/

  • GENOVA, QUEL PRETE DEVE SPARIRE

    GENOVA, QUEL PRETE DEVE SPARIRE

    Storia di don X. Uno scandalo celato che oggi riemerge. Un sacerdote accusato di molestie su ragazzi, mai denunciato. Il silenzio della Curia del cardinal Bagnasco. E un vescovo che dopo vent’anni ammette…

    “Sono addolorato… per non aver dato credito alle parole di quei ragazzi che denunciavano di aver subito attenzioni da un sacerdote. Erano gli anni Novanta e non c’era la cultura, non ci si rendeva conto. Soltanto dopo abbiamo capito e… sono arrivate le direttive di papa Francesco. Oggi non succederebbe più, tutto è cambiato”. Parla il vescovo di Chiavari Alberto Tanasini, uno degli uomini più stimati della chiesa ligure. Quando questa storia comincia, a metà degli anni Novanta, era monsignore e vicario della diocesi di Genova. Sulla sua scrivania arrivò il fascicolo che conteneva la denuncia di un gruppo di educatori e ragazzi di un borgo della Riviera del Levante genovese. Raccontavano di comportamenti “non appropriati” da parte del parroco. Fu aperto un fascicolo. “Lo seguii io, con Nicolò Anselmi (oggi vescovo ausiliario del cardinale Angelo Bagnasco)”. A Sherlock risulta che in Curia furono convocati gli educatori e i ragazzi. Audizioni piene di dolore. Ad ascoltare anche monsignor Guido Marini, oggi maestro delle celebrazioni liturgiche pontifice. E cosa fu deciso? “Il parroco fu trasferito nella chiesa di Albaro, a Genova. Ma non per quello, fu un normale avvicendamento”.

    Ora lo scandalo dimenticato si è riaperto, più di vent’anni dopo. Ci furono anche altri episodi segnalati? “Non lo so. So che i ragazzi di allora ci hanno ripensato. Hanno chiesto che la questione fosse affrontata di nuovo, hanno portato prove. E il cardinal Bagnasco ha deciso di allontanare subito il prete”. Parliamo anche di minori? “Eh… temo di sì. Ho avuto questa sensazione dal racconto della platea dei ragazzi coinvolti”. Il vescovo Tanasini parla a bassa voce, ma senza reticenze: “Stiamo facendo i passi necessari. È cambiato tutto in questi anni. Ma… ammetto… ci sono stati degli errori. Sono addolorato per non aver dato credito alle parole di quei ragazzi”.

    Nessuno a Genova seppe dello scandalo. Il tempo sembrava aver cancellato ogni cosa, ma nei ragazzi di allora la ferita è ancora viva. Lacerante. Alcuni di loro ormai sono mariti, padri di famiglia, sono riusciti a ricostruirsi una vita. Altri no: “Abbiamo avuto l’esistenza segnata”. Così, come racconta Tanasini, qualcuno ha deciso di tornare in Curia per portare nuovi elementi, chiedere giustizia. Una storia che comincia dall’ultimo capitolo, nel luglio scorso. Quando il pentolone rimasto chiuso per decenni si scoperchia.

    “Il parroco è sparito, all’improvviso. Nessuno sa dove sia andato”. È accaduto un giorno di mezza estate, quando Genova era schiacciata dal caldo, semivuota; figurarsi se ci si accorgeva di un prete che lascia la sua parrocchia. Però stavolta c’era qualcosa di strano, un addio precipitoso che ricordava altre fughe. Altre storie. Scandali di cui si sente sussurrare quella parola: “Sesso”. Poi la fessura viene rapidamente richiusa, invocando il “rispetto”. Si cerca di dimenticare. Non stavolta, però. Perché qualcuno ha cominciato a riferire di “rapporti non appropriati”. A raccontare di ragazzi – “almeno una decina”, sostiene chi c’era – che hanno visto la loro vita cambiare per sempre.

    “È passata una macchina, e il don è salito con una valigia”, racconta Teresa, mentre sorseggia un caffè al bar, davanti alla chiesa di Albaro. Il prete lo chiameremo “don X” (ogni dettaglio è noto a Sherlock, ma abbiamo deciso di ometter anche i nomi delle parrocchie interessate per proteggere le vittime). E poi? “Niente, sparito nel nulla. Dopo vent’anni che era con noi… da fedele, ci sono rimasta male”. “Forse era per via del diabete”, azzarda Giorgia, che vende i suoi fiori nel chiosco accanto alla chiesa di Albaro, i Parioli di Genova. “Perché il nostro parroco non era vecchio… sessantasei anni… ma non stava tanto bene”. Walter, il portinaio del palazzo signorile che si affaccia su questa chiesa moderna e anonima, allarga le braccia: “Dicono che sia a Roma, che avesse bisogno di un periodo di riposo”. Una malattia, un esaurimento, chissà.

    Dopo qualche giorno, ecco comparire il nuovo parroco. Ha preso a celebrare messa, a ricevere i fedeli: coe se nulla fosse accaduto.

    Certi segreti alla fine emergono. Inesorabilmente. A settembre, all’associazione Rete L’Abuso – guidata da Francesco Zanardi, sempre in prima fila contro gli abusi sessuali dei sacerdoti – arriva una lettera anonima.

    Vi comunichiamo che in questi giorni, nel caldo dell’estate, il prete don… è stato sollevato dall’incarico di parroco della chiesa di Albaro – dove era stato cappellano Bagnasco – per sospetti abusi sui giovani. Tanti giovani e tanto famiglie sono state distrutte nella loro crescita. Ora il prete è sotto processo ecclesiastico, ma la Chiesa lo nasconde.

    Così Sherlock ha cominciato la ricerca di don X. Vana. Perfino quando ha chiesto di parlare con l’attuale parroco di Albaro per un’importante questione privata: “Il don è stato male”. Possiamo contattarlo? “No”. Restava una strada. Zanardi si è recato ad Albaro, si è presentato come “vittima di molestie” (vittima lo è davvero, seppure non in questo caso), e ha chiesto di parlare con il parroco. Sempre la stessa risposta: “Non c’è”. Ma alla fine Zanardi riesce a parlare con un sacrestano. Un colloquio a bassa voce, gli occhi che cercano intorno se qualcuno può sentire: “Ah… è una vittima anche lei… io non voglio sapere di queste faccende.. ma lei è di questa parrocchia, o di quella di Levante?”.

    Poche parole, ma bastano per sollevare il coperchio, indicare una pista da seguire: c’è Albaro, ma c’è anche un’altra chiesa, in un borgo di pescatori a est di Genova. Albaro non è un quartiere qualunque. Qui vive la borghesia ricca genovese, professionisti, industriali e armatori. Tutti racchiusi in una manciata di strade e incroci, tra palazzi signorili e ville settecentesche nascoste oltre alti cancelli e siepi impenetrabili. Albaro conservatrice e cattolica anche quanto Genova era rossa. E la chiesa di don X ne è un simbolo: qui la domenica incontri molti nomi della Genova che conta. Qui per anni ha vissuto don Angelo Bagnasco. Era cappellano, anche se già occupava posti di rilievo nella Curia genovese. Finché nel 1998 fu nominato vescovo di Pesaro, poi arcivescovo militare, infine cardinale di Genova e presidente della Cei. Ma, proprio in questa chiesa di Albaro che gli è tanto cara, il percorso dell’attuale cardinale ha incrociato quello di don X: quando nel 1998 Bagnasco lasciava la parrocchia per assumere l’incarico di vescovo, don X diventava parroco.

    Tra i vicoli del paese della Riviera, appena pronunci quel nome, la coperta del passato si solleva. E i ragazzi di allora cominciano a raccontare. “Se me lo ricordo? Quell’uomo, quegli anni, mi hanno scavato nella carne”, racconta Luigi, nome di fantasia. Oggi è un professionista affermato, ha una famiglia, ma quella pagina della sua vita non è riuscito a chiuderla: “Il don insegnava in una scuola superiore. Era un trascinatore, un uomo dai modi… avvolgenti… sapeva fare gruppo”, racconta Luigi e, senza che se ne accorga, la mani iniziano a tremargli. “Intorno alla parrocchia giravano oltre 150 ragazzi, in un paese di 4mila anime”. Eccola, una di quelle chiese liguri con la facciata color ocra, le barche di pescatori sul sagrato. “Chiese di Liguria come navi disposte a essere varate”, diceva il poeta Vincenzo Cardarelli. Ma in quella chiesa, accanto all’altare della Madonna della Guardia, succedeva anche altro.

    “All’inizio abbiamo vissuto momenti belli, ma con gli anni l’atmosfera è diventata pesante. Quando ti trovavi da solo col don, lui di veniva vicino… Ti accarezzava”. Luigi si ferma un attimo, poi si lascia andare: “Una volta ricordo che mi ha detto: “Mi fai vedere in mezzo alle gambe…” M non mi faccia dire altro, non me la sento”. Luigi chiude gli occhi. Era riuscito a dire “no”. “C’è gente che ne è uscita devastata. Il don si era creato un gruppo di fedelissimi, gli oblati. Stava sempre con loro”. È Arturo a riferire altri dettagli: “Mi ricordo la confessione. Spesso ci portava in campagna, voleva che ci confessassimo così, da soli con lui nei prati. E dopo… ci chiedeva di abbandonarci, di lasciarci andare”. Arturo improvvisamente si chiude: “Nessuno deve sapere. Non ce la farei”. È la stessa risposta che arriva da altri ragazzi di allora. “Non si può capire… Non avevo detto niente ai miei genitori. Poi sono riuscito a sposarmi, ma ho il terrore che mia moglie e i miei figli lo sappiano”.

    Raggiungiamo don X al telefono.

    • No, non c’è mai stata nessuna inchiesta sul mio conto.
    • Ce lo ha confermato un vescovo.
    • Io non ne son niente.
    • E i ragazzi che affermano di aver subito da lei approcci sessuali?
    • Non… non credo che possano dire una cosa simile.
    • Scusi padre, “sì” o “no”?
    • Giuro che non ho mai desiderato una cosa simile.
    • E i minori?
    • Questo assolutamente no, il solo pensiero mi fa orrore. Vi prego, abbiate cura per le persone: per me, ma anche per quei ragazzi che mi accusano… provo dolore per loro.

    Eppure la bugna, come dicono qui, è scoppiata diverse volte. Siamo all’inizio degli anni ’90. In paese se ne parla, frasi smozzicate, allusioni. Don X, non si sa il motivo, viene trasferito in una parrocchia vicina, un paese sui primi crinali. Una manciata di case, nemmeno duecento abitanti, quasi tutti contadini. Ma il patto di affetto, di fedeltà tra don X e i suoi ragazzi non cede. Finché, intorno al 1996, nel gruppo arrivano due nuovi educatori che presentano una denuncia alle gerarchie ecclesiastiche. E la Curia si muove. Vengono sentiti i ragazzi che frequentano la parrocchia: “Fui convocato anch’io – racconta Luigi – ci fu un’indagine condotta da Tanasini. Io fui ascoltato da Guido Marini”.

    È qui che si incrociano tre figure di primo piano della Curia, non soltanto genovese. Tanasini, che proprio in quel periodo viene nominato vescovo, è da sempre molto apprezzato a San Lorenzo, il duomo di Genova. Gli furono affiancati due giovani sacerdoti dal brillante avvenire. C’era Nicolò Anselmi, un sacerdote noto tra i ragazzi genovesi: prima l’impegno con gli scout, poi l’insegnamento di religione nei licei più in vista della città, quindi la Pastorale Giovanile. Anselmi, a 54 anni, nel 2015, diventa vescovo ausiliario di Bagnasco. Con lui c’era anche Guido Marini – nato nel 1965 e ordinato nel 1989 – che, già dagli esordi, come segretario del cardinale Giovanni Canestri, era parso destinato a fare strada. “Un uomo alto, sottile. Sempre gentile, umano. Certo un conservatore, molto attento alla liturgia”, senti dire tra le navate di San Lorenzo, la cattedrale che Marini frequenta da molti anni come cerimoniere dei cardinali Dionigi Tettamanzi e Tarcisio Bertone. È all’epoca di Benedetto XVI che Marini approda in Vaticano. Oggi è il cerimoniere di Bergoglio, accanto al quale spesso lo vedete mentre celebrano messa. “Non è un uomo di Francesco, ma il papa se lo è trovato lì”, raccontano in Vaticano.

    Tanasini, Anselmi e Marini condussero l’inchiesta. E furono incontri dolorosi. Frasi smozzicate. Alla fine don X con molta discrezione venne trasferito in una parrocchia più importante, proprio quella di Albaro dove si ritrovano gruppi di giovani e scout. Don X divenne il sacerdote della Genova che conta. Interpellato dalle tv, quando in città arriva in visita il Papa.

    Sulle cronache finisce soltanto nel luglio 2008, quando Repubblica titola: “Genova, senzatetto in parrocchia. Il prete lo vuole cacciare”. Già, perché sotto i portici davanti alla chiesa in quegli anni capitava di trovare un clochard con quattro cani. E la line di don X e dei suoi fedeli divide la città e la diocesi. “Nessuno di noi è mai riuscito a convincerlo a vivere in una casa, perché diceva che non voleva lasciare in cani”. Ma subito era arrivata la stilettata della Comunità di San Benedetto, allora guidata da don Andrea Gallo: “Evidentemente ad Albaro è più importante il decoro”.

    Una storia piccola, forse, che però dipinge le due anime della chiesa di Genova. Da sempre divisa tra le gerarchie e i preti di strada, chiesa bianca e rossa. Qui sono stati cardinali Giuseppe Siri, più volte entrato in Conclave come papa, uscito sempre cardinale. Poi, in tempi più recenti, Tarcisio Bertone, che diventò segretario di Stato, e infine Angelo Bagnasco, per anni presidente della Cei. Ma sotto la Lanterna sono nate anche figure di preti contestatori come Gallo e, oggi, Paolo Farinella.

    Ad Albaro nessuno era a conoscenza delle vicende che avevano accompagnato il trasferimento burrascoso di don X. “Molestie? Di che cosa sta parlando?”, sgrana gli occhi Matilde che sta portando il figlio adolescente all’incontro con gli amici. “Non ne so niente”, ammette uno dei responsabili degli scout di Genova Levante. Nessuna voce, almeno pubblica, sul comportamento di don X con i ragazzi della parrocchia. Qualcosa, però, è successo negli ultimi mesi. Così sarebbe stata avviata una nuova commissione d’inchiesta. Lo confermano alcuni dei ragazzi che già negli anni ’90 erano sfilati dolorosamente in Curia: “Ci hanno chiamato di nuovo cin sentiamo presi in giro”, sussurra un ex ragazzo di don X. Stavolta presenterete una denuncia alla autorità giudiziaria? “No, perché la questione è stata affrontata nelle sedi appropriate”. E quali? “La Chiesa. Hanno subito trasferito il sacerdote in un’altra regione”.

    Nessuna denuncia è stata presentata alle autorità di polizia o alla Procura. Don X non è mai stato condannato, né indagato. Per la giustizia italiana non esiste.

    Per la Chiesa ligure sarebbe stato un altro duro colpo dopo tanti scandali. A cominciare dalla storia di don Riccardo Seppia, il sacerdote di Sestri Ponente finito sui giornali perché condannato per tentativi di atti sessuali e offerta di stupefacenti a minorenni. E poi gli scandali di pedofilia che hanno toccato la Curia savonese. C’è Albenga, refugium peccatorum di sacerdoti coinvolti in scandali sessuali, dove papa Francesco anni fa commissariò il vescovo e decimò il seminario (su 11 studenti, ben 7 furono convinti ad abbandonare).

    La chiesa ligure ha tremato più volte. Eppure c’era chi aveva cercato di metter in guardia la Curia.

    “Il guaio è che ci sono sacerdoti che hanno avuto la vita affettiva di un bambino. Anche per questo si sentono vicini ai più piccoli, trovano quasi naturale comunicare con loro”, sospira don Farinella. E racconta di quando, “negli anni ’70, avevamo organizzato un corso di formazione mirata per i sacerdoti, insieme con don Luciano Cian, un salesiano psicologo di formazione a Genova noto e apprezzato. Parteciparono decine di sacerdoti, c’era l’ansia di capire, di parlarne. Non potete immaginare cosa venisse fuori da quegli incontri… Ma il cardinale Siri stroncò la nostra iniziativa”.

    Sesso, ma anche polemiche  legate a una Chiesa che, da queste parti, ha avuto un ruolo di potere. Dalle operazioni immobiliari che si volevano compiere con beni della Chiesa a progetti di imprenditori vicini ad ambienti ecclesiastici, alle porte del monte di Portofino. Passando per il ruolo che la Chiesa ha avuto nella banca Carige, soprattutto ai tempi di Bertone (ma anche sotto Bagnasco suscitò polemiche quando la Regione Liguria – allora guidata dal centrosinistra – offrì alla Curia la poltrona che era riservata all’ente locale nella fondazione della banca).

    Intanto mancano le vocazioni. Due anni fa nessun nuovo allievo si è presentato per entrare in seminario. In una città di seicentomila persone. E adesso arriva la storia di don X. Rimasta chiusa nei corridoi della Curia. Restano i ricordi dei ragazzi questo paese di Riviera. Le loro parole: “Impotenza”, “terrore per le donne”, “disperazione”. Non c’entra niente, giurano gli interessati, se tra i giovani di qui tempi c’era chi, entrato nel gruppo con la fidanzata, ne è uscito “scoprendo di essere omosessuale”. E non ha nessun legame con questa vicenda la triste storia di un giovane tossicodipendente che in quegli anni era stato ospite di don X, che lo aveva accolto per aiutarlo, e che finì per impiccarsi in un vicolo.

    Tutto dimenticato. Sepolto. Come ancora chiede qualcuno degli interessati. “Vi prego, non tirate fuori questa storia. Ci sono troppi ragazzi che sono riusciti a rimuovere. Se fossero chiamati a parlarne, sarebbe un dolore troppo grande. Lasciateli in pace. La verità, qualunque essa sia, non è sempre un bene”. Restano le parole del vescovo Tanasini: “Oggi non succederebbe più. Da Ratzinger e ora, ancora più con Bergoglio, ci sono commissioni diocesane formate da laici che indagano. Ma rimane in noi il profondo rammarico. All’epoca ci sembrava assurdo che fosse successa una cosa tanto orribile…”

    • Continua … prossime puntate: I prescritti, Chi sapeva?, Spotlight, Grazie a Dio, L’omoeresia, Un giro per il mondo

    https://www.ilfattoquotidiano.it/in-edicola/articoli/2019/12/01/genova-quel-prete-deve-sparire/5588314/

  • Savona – e le LINEE GUIDA DELLA CEI per la tutela dei minori

    Savona – e le LINEE GUIDA DELLA CEI per la tutela dei minori

    Bella serata, anche se il pubblico era davvero scarso, una trentina di persone in tutto, compreso il Vescovo. Il relatore annunciato nel volantino, don Gottfried Ugolini della Diocesi di Bolzano-Bressanone, è uno dei sette membri del Consiglio di Presidenza del Servizio Nazionale per la tutela dei minori, organismo della Cei.

    Perfetto. Persona autorevole e preparata per illustrare ciò che è stato annunciato nel titolo del volantino di questa serata, 19 novembre 2019: si parlerà della Linee Guida della CEI per la tutela dei minori. Finalmente una Diocesi coraggiosa che riuscirà a mettere in luce tutti i cavilli presenti nel documento della Cei.

    L’inizio però mi spiazza subito: don Ugolini introduce la serata affermando che avrà un approccio umano e pastorale più che giuridico, che si parlerà di “relazione”, “rispetto” e “responsabilità” ed inizia a proiettare delle slide che affrontano il tema degli abusi in chiave psicologica e, solo in minima parte, prende in considerazione il fenomeno considerando l’abusatore nella figura del prete.

    Nulla viene detto rispetto alla responsabilità di chi sa e non denuncia all’interno della chiesa. Nulla viene detto rispetto all’importanza di denunciare. Non vi sono indicazioni operative, ho quasi la sensazione di essere ad un corso di aggiornamento in ambito psicologico, sono quasi spiazzata dalla banalità del discorso. Forse il titolo annunciato per la serata è fuorviante perché io mi aspettavo davvero ben altro.

    Pazientemente ascoltiamo tutto, prendo qualche appunto, fotografo le slide. Due frasi in particolare mi hanno colpito: “La chiesa è al servizio di coloro che sono stati abusati” e “La chiesa è una delle poche realtà che prende sul serio questo problema”, le ho trascritte subito per non rischiare di manipolarne in seguito il ricordo. Due frasi che per me sono come una pugnalata, come il coltello che, ben conficcato, si rigira nella piaga. Ma come è possibile? Nell’esperienza della mia famiglia la distanza da quelle affermazioni è abissale.

    Le slide proseguono… e anche l’illustrazione da parte di don Ugolini.

    “Che cosa può offrire la Chiesa alle vittime?”. Anche qui l’elenco è disarmante. Nessuno, a nessun livello, nella Chiesa ha mai chiesto scusa a mio figlio, e tanto meno offerto “ogni necessario sostegno e riparazione”. Se poi penso al processo in Tribunale, la frase “Assumere la responsabilità e rendersi conto dei propri errori” è davvero una barzelletta di cattivo gusto.

    Così come “Riconoscimento della sofferenza e ricostruzione della fiducia” e “Coraggio di confrontarsi con la realtà e di cambiare” sono parole vuote, rimbombano nel microfono del relatore ma non hanno alcun significato concreto. Belle, inutili, pompose parole… frasi che non appartengono alla realtà delle vittime dei preti pedofili. Posso parlare per esperienza personale, ma posso anche esprimermi a nome di tante altre vittime che ho conosciuto tramite l’Associazione Rete L’ABUSO. La storia di ciascuno appartiene a un copione: la gestione da parte della Chiesa non ha Linee Guida che tengano.. le vittime sono una “scocciatura”…

    E poi questa slide:

    Rispetto alla “Azione pastorale nelle comunità dove è avvenuto l’abuso e/o dove ha vissuto l’abusatore” siamo davvero alla FANTASCIENZA. Penso alla mia Parrocchia di Rozzano, ma anche a quella di Randazzo, o a quella di Portocannone, così come di Savona o si Serina… l’elenco è davvero lungo…

    Di chi parlava don Ugolini? Non escludo a priori che ci possa essere qualche “isola felice”, ma è indispensabile che tale “isola felice” sia riconosciuta anche dalle vittime del luogo, altrimenti è un bel compitino sulla carta, quella apparenza che offende l’onestà intellettuale di chi ascolta. Le vittime sono stufe e irritate dalle belle parole.

    Le vittime cattoliche fanno davvero fatica a sentirsi accolte dalla Chiesa e, serate come questa, hanno solo la bontà di aumentare la determinazione a non tacere.

    Le LINEE GUIDA della Cei? Forse se ne parlerà un’altra volta… chissà…

    Cristina Balestrini

    (per approfondire è possibile acquistare il libro “Chiesa: perché mi fai male?”. Il ricavato della vendita è destinato a Rete L’ABUSO https://www.amazon.it/dp/1085988945 )

  • Presunti abusi di don Nello Giraudo, via al procedimento civile

    Presunti abusi di don Nello Giraudo, via al procedimento civile

    Questa mattina le prime due udienze in Tribunale a Savona

  • Prima udienza civile – vittime contro don Giraudo e diocesi di Savona

    Prima udienza civile – vittime contro don Giraudo e diocesi di Savona

    Sono iniziate questa mattina presso il Tribunale di Savona le prime due udienze che vedono complessivamente cinque vittime del sacerdote Nello Giraudo citare in giudizio oltre al sacerdote, anche la diocesi di Savona.

    Un percorso travagliato nel quale le vittime dovranno ripercorrere quel doloroso passato che oggi lo stesso sacerdote e la diocesi savonese negano, o quanto meno mettono in dubbio.

    Eppure oltre alle vittime, le carte acquisite dalla Procura di Savona durante il processo penale, che portò il Giraudo a patteggiare 1 anno e 6 mesi per gli abusi commessi sull’unica vittima non prescritta penalmente, parlano chiaro e raccontano la storia e la gestione criminale del caso, da parte non solo della diocesi savonese, ma anche dell’allora prefetto della congregazione per la dottrina della fede Joseph Ratzinger, poi eletto papa Benedetto XVI.

    A mettere nero su bianco le violenze del sacerdote non furono le vittime, ma la stessa diocesi, che ora nega di aver saputo.

    Sarà proprio il vicario generale della diocesi di Savona, don Andrea Giusto che il 22 agosto del 2003, accrescerà il fascicolo personale di Giraudo, custodito nell’archivio personale del vescovo dichiarando che Giraudo, verso la fine del 1980 (primo incarico dopo aver preso i voti) fu nominato “viceparroco a Valleggia (SV) si è verificato il primo serio inconveniente: insegnante di religione nelle statali, è stato accusato da una mamma di atteggiamenti morbosi nei confronti del suo bambino”. “Il fatto allarmante ha spinto il vescovo – sentito il parroco che già aveva notato atteggiamenti equivoci nel giovane sacerdote – ad allontanarlo immediatamente sia dalla scuola che dalla parrocchia”.

    Fu spostato a Spotorno, in una parrocchia molto più grande e con molti più minori, dove fece altre vittime.

    Il 5 novembre del 1989 è lo stesso vescovo di Savona (Giulio Sanguineti) a correre ai ripari mandando don Giraudo presso un istituto milanese, nell’ignorante intento di poter “guarire” quella che non è una malattia, ma una grave devianza della personalità, per la scienza medica non curabile.

    Poco dopo, nei primi anni 90, il nuovo vescovo di Savona Dante Lafranconi, permise al Giraudo, divenuto nel frattempo parroco di Orco Fegliono (Finale Ligure SV), di aprire una casa famiglia. L’esperimento non riuscì neppure in questo caso.

    Circa 10 anni dopo, nel 2002, il nuovo vescovo di Savona, questa volta il cardinale Domenico Calcagno, secondo quanto annotato nel fascicolo della diocesi sempre dal vicario generale don Andrea Giusto “riceve le confidenze allarmate di un’assistente sociale che gli comunica che vari comuni hanno deciso di non affidare altri ragazzi alla comunità. Anche i responsabili della Caritas mettono in guardia mons. Calcagno”. Solo nella primavera del 2003 Calcagno decide di far chiudere al Giraudo la comunità.

    La macabra nota del vicario Andrea Giusto su don Giraudo si conclude “attualmente (estate 2003) la situazione è la seguente; nulla è trapelato sui giornali e non ci sono denunce in corso; don Nello ha chiuso la comunità e lasciato la parrocchia; è affidato a un confratello di cui accetta l’aiuto e il controllo; si è impegnato ad incontrare un religioso psicologo che lo aiuti a leggere in se stesso nel tentativo di ritrovare equilibrio”.

    In tutto il documento non esiste una sola nota di preoccupazione per le vittime del Giraudo (sic), ma solo per la sofferenza dello stesso.

    L’8 settembre del 2003 il cardinale Calcagno scrive al Joseph Ratzinger informandolo della situazione e ribadendo la volontà del sacerdote di proseguire nel suo impegno pastorale. Ratzinger non prese alcun provvedimento.

    Nell’estate del 2005, durante un campo scout, don Giraudo abuserà di un 15enne. Nel 2012 patteggia la condanna per quel solo abuso.

    Don Giraudo, sotto richiesta del vescovo Vittorio Lupi – che rifiutò di celebrare il processo canonico, probabilmente per non accrescere le gravi responsabilità della diocesi – chiederà la dispensa dallo stato clericale soltanto il 27 marzo del 2010, quando oramai la procura di Savona aveva già avviato le indagini.

    Verità che ancora oggi la chiesa savonese nega, dimostrando la disonesta continuità di gestione e l’inaffidabilità delle stesse gerarchie che malgrado gli anni e gli appelli del papa, riconfermano patologicamente una grande disonestà morale ed intellettuale, non chè l’irresponsabilità nei confronti delle vittime – passate e future – oggi affidata all’ennesimo vescovo, Caloggero Marino.

    Le rispettive due prossime udienze, sono state rinviate la prima al 27 marzo di fronte al giudice Stefano Poggio, la seconda il  il 28 febbraio davanti al giudice Luigi Acquarone.

    Redazione Web

     

  • Curia Savona nega risarcimento a vittime pedofilia/ Caso Don Giraudo “no prove certe”

    Curia Savona nega risarcimento a vittime pedofilia/ Caso Don Giraudo “no prove certe”

    Lo scorso giugno le presunte vittime di pedofilia del prete Don Nello Giraudo avevano chiesto un risarcimento di 5 milioni di euro alla Curia di Savona, ma oggi la notizia è che quei soldi richiesti per le 5 presunte vittime non sono stati riconosciuti: la Diocesi nega il pagamento, sostiene la Stampa, perché sostanzialmente non vi sarebbero prove certe che quel sacerdote – poi “spretato” dalla stessa Curia proprio in seguito ad alcune condanne più di 7 anni fa – 30 anni prima abbia compiuto quelle molestie contro 5 ex adolescenti tra gli anni ’80-’90. Le presunte violenze si sarebbero compiute tute dentro la parrocchia di Spotorno e in alcuni locali dell’entroterra ligure, con Don Nello Giraudo contestato e denunciato quasi trent’anni dopo al primo che ha avuto coraggio a confessare il tutto, tale Francesco Zanardi (Presidente di Rete l’Abuso). «È stato molto difficile ricostruire dentro di me quello che era successo», ha spiegato ai giudici avanzando una richiesta da 4 milioni e 700mila euro per lui e le altre presunte vittime di molestie. Si poteva trovare un accordo extragiudiziale, o almeno così pareva la scorsa estate ma la novità odierna è che si è arrivati ad un nulla di fatto delle trattative tra Curia e vittime. Giusto ieri la Diocesi di Savona-Noli ha presentato l‘atto di costituzione in giudizio, idem l’ex sacerdote coinvolto e dunque il 15 novembre prossima scatterà la prima udienza al Tribunale di Savona per le accuse e richieste di Zanardi.

    CASO GIRAUDO, LA CURIA NEGA IL RISARCIMENTO

    «Non eravamo a conoscenza diretta dei fatti laconicamente descritti, che Zanardi ha affermato essere avvenuti a suo danno», sono le prime parole ufficiali della Curia tramite gli avvocati (riportate da La Stampa, ndr) con le quali la Diocesi e il Vescovo spiegano di non poter essere assimilati alle eventuali colpe di Don Giraudo, «Nessun apporto causale, anche sotto il profilo psicologico, può essere attribuito alla diocesi in ordine ai fatti asseritamente posti in essere da Nello Giraudo». Non è più in carica il Vescovo di quei tempi e per questo motivo, «Tali fatti, se occorsi, sarebbero avvenuti non alla luce del sole, ma in modo assolutamente riservato e nascosto. Altresì gli attuali rappresentanti della diocesi non lo erano all’ epoca». Zanardi ha presentato e ripresenterà una perizia che porterebbe prove in favore contro l’ex sacerdote, ma la Curia replica contestando «Il diritto al risarcimento del danno deve ritenersi ampiamente prescritto». Nega la Diocesi ma nega anche lo stesso Giraudo che fa sapere tramite l’avvocato «Il convenuto non ha mai potuto effettuare una penetrazione o comunque una congiunzione carnale. Si contesta che sia accaduto alcunché di illecito in occasione dei frequenti campeggi organizzati dal gruppo parrocchiale». Ci saranno nuove perizie per provare a stabilire gli eventuali risarcimenti in una brutta storia che segnala una spiacevole mancanza di collaborazione tra la stessa Chiesa locale e le vittime di un presunto continuativo caso di pedofilia.

    Curia Savona nega risarcimento a vittime pedofilia/ Caso Don Giraudo “no prove certe”