Osservatorio della Rete L'ABUSO

Categoria: Triveneto

  • Diocesi di Padova

    Diocesi di Padova

    Diocesi di Padova

    La diocesi di Padova chiese nel 2007 a un sacerdote condannato per atti osceni di allontanarsi dalla parrocchia. Il sacerdote patteggiò le accuse

    http://speciali.espresso.repubblica.it/mappe/pedofili/

  • Per il vescovo Egger niente indagine interna dopo le accuse a Don Carli

    Per il vescovo Egger niente indagine interna dopo le accuse a Don Carli

    Facciamo qualche passo indietro e leggiamo le vergognose dichiarazioni del vescovo Egger su don Carli e don Pedrotti. Emerge il ruolo di don Pedrotti come persona informata dei fatti e che tuttavia, come si legge nella sentenza di appello, avrebbe reso dichiarazioni contraddittorie alla Corte.

    12-12-2005 20:08 – CRONACA / GIUDIZIARIA
    Per il vescovo Egger niente indagine interna dopo le accuse a Don Carli

    Il vescovo non ha ritenuto necessario avviare un indagine conoscitiva interna alla Curia, benché l’abuso sessuali sui minori sia previsto anche dal codice ecclesiastico. E’ il dato più eclatante emerso dall’udienza del processo contro don Giorgio Carli, il sacerdote accusato di violenza carnale nei confronti di una giovane parrocchiana, e che ha visto in mattinata sulla sedia dei testimoni il vescovo della diocesi Bolzano/Bressanone, monsignor Wilhelm Egger il quale nel corso delle indagini preliminari si era avvalso della facoltà di non rispondere richiamandosi al Concordato e all’articolo 200 del codice di procedura penale. Sollecitato dalle domande di procura e parte civile, il vescovo ha ribadito di non aver disposto accertamenti interni in quanto era già in corso quello penale.

    “Non avevo nessun motivo per fare delle indagini” – ha detto monsignor Egger specificando che il trasferimento di don Carli dalla parrocchia di San Pio Decimo dove secondo l’accusa si sarebbero svolte le violenza sessuali a danno di una bambina che allora aveva appena 9 anni, non aveva nulla a che vedere con i fatti denunciati dalla presunta vittima. E non c’entrerebbero nulla nemmeno le dimissioni dell’allora parroco di san Pio Decimo don Gabriele Pedrotti dall’importante carica di vicario generale.

    Il vescovo ha ribadito di non aver mai avuto sospetti o ricevuto notizie dei presunti abusi sessuali prima dell’arresto di don Carli ed ha rifiutato di riferire in aula, avvalendosi del segreto professionale, dei colloqui avuti con le persone e tanto meno quelli con don Gabriele Pedrotti del quale, ha detto di non essere mai stato a conoscenza di una presunta relazione con una parrocchiana separata. La parte civile ha chiesto l’acquisizione agli atti del processo dei fascicoli di don Giorgio Carli e don Gabriele Pedrotti contenuti nell’archivio segreto della Curia.

    Dopo il vescovo ha deposto l’imputato. Don Giorgio Carli, tranquillo e sorridente, ha negato decisamente di aver mai solo pensato di poter violentare chicchessia, specificando di non aver mai avuto rapporti sessuali con nessuno né prima né dopo il voto di castità.

  • Piove di Sacco: prete molestava gli alunni con sms erotici

    Piove di Sacco: prete molestava gli alunni con sms erotici

    Da il Mattino di Padova (in sintesi):

    PIOVE DI SACCO (PD)

    Don Marco Bellato, processato per molestie telefoniche, e’ stato condannato a pagare un’oblazione.

    Era accusato di avere spedito sms con pesante contenuto erotico-omosessuale ai suoi allievi. Il prete insegnava religione in un Istituto tecnico del Piovese.

    I ragazzini minorenni destinatari degli sms si erano confidati con i genitori, che avevano segnalato la cosa al preside e alla procura. Il sacerdote durante il processo ha ammesso di avere inviato i messaggi, ma si e’ difeso sostenendo che “questo era un modo di comunicare con loro” (sic!).

    Il PM aveva sollecitato una condanna piu’ pesante, e ora potrebbe decidere di appellarsi…

    https://groups.google.com/forum/#!topic/free.it.discussioni.ateismo/NNpbc_uZ9lg

  • Piove di Sacco (PD). Don Marco Bellato condannato per molestie telefoniche omosessuali, Assolto per violenza privata

    Piove di Sacco (PD). Don Marco Bellato condannato per molestie telefoniche omosessuali, Assolto per violenza privata

    PIOVE DI SACCO – Processo a porte chiuse con rito abbreviato.

    Conclusosi con l’assoluzione perchè il fatto non costituisce reato, ma insieme all’oblazione. Sul banco degli imputati don Marco Bellato, chiamato a rispondere di molestie: accusato di aver spedito sms con un contenuto spiccatamente erotico-omosessuale.

    Destinatari gli studenti cui il sacerdote piovese insegnava religione.

    Il pubblico ministero Roberto D’Angelo, ripercorrendo la vicenda giudiziaria, aveva sollecitato una condanna. E ora dovrebbe decidere di appellarsi. La sentenza, emessa ieri pomeriggio al termine dell’udienza a porte chiuse, abbina all’assoluzione il pagamento per le molestie telefoniche e la violenza privata.

    Poco più di trent’anni, il sacerdote si divide fra la parrocchia di Sant’Anna e l’insegnamento della religione alle superiori. Finchè un paio d’anni fa scoppia clamorosamente il «caso» che è approdato ieri in Tribunale. Il sacerdote spedisce sms agli allievi. Il contenuto non rientra nel normale rapporto con i ragazzi. Il prete e professore sconfina nel campo minato dell’erotismo. A distanza di qualche mese, gli short messages in versione omosessuale iniziano a disturbare i destinatari che sono minorenni. Qualcuno si confessa con i genitori. La vicenda arriva fino al preside dell’istituto superiore, che avvisa la Procura e iniziano le indagini condotte dai carabinieri di Piove di Sacco.

    Si apre una vera e propria inchiesta, coordinata prima dal sostituto procuratore Antonino Cappelleri e poi dal pubblico ministero Paola Cameran che fa parte del pool specializzato nei reati a sfondo sessuale. Il sacerdote, interrogato, si è subito difeso affiancato dal difensore di fiducia, l’avvocato Emanuela Giraldo. Nega di aver tentato approcci con i ragazzi. Certo, con cinque-sei studenti si era scambiato «messaggini» via telefono cellulare. Ma era solo un modo per comunicare con loro. Insomma, nulla di illecito. Comunque, il sacerdote aveva preferito rassegnare le dimissioni da insegnante di religione. Ufficialmente, in quanto destinato ad altri incarichi. Fin da subito, però, il sacerdote era stato difeso a spada tratta dai fedeli della sua parrocchia. E il consiglio parrocchiale aveva preso nettamente posizione a suo favore.

    Ma la giustizia ha continuato a fare il suo corso. Il Gip di Padova Claudio Marassi non aveva accettato il decreto penale di condanna che secondo la Procura della Repubblica quantificava in tre mesi (convertiti in una pena pecuniaria) il verdetto per don Marco Bellato. Molestie telefoniche e violenza privata i reati al centro dell’inchiesta. Per Marassi, una pena troppo esigua. A quel punto il pm Paola Cameran non ha potuto far altro che concludere il procedimento. Con rinvio a giudizio del sacerdote-insegnante. Il processo si è celebrato a porte chiuse per la delicatezza della vicenda, anche se nel frattempo gli studenti coinvolti non sono più minorenni.

    Il pm D’Angelo ha ricordato come l’inchiesta si era sviluppata dalla segnalazione trasmessa in Procura dal preside dell’istituto tecnico. I genitori si erano rivolti a lui, segnalando la vicenda che vedeva protagonisti i figli. Il preside aveva trasmesso tutto alla magistratura. Le indagini avevano confermato l’esistenza degli sms spediti dall’insegnante con espliciti riferimenti sessuali. Di qui l’imbarazzo degli studenti, diventato poi fastidio per il «dialogo a distanza» dai toni omosessuali sia pure di fantasia. Tutto datato tra fine 2001 e l’inizio del 2002. Però al di là degli sms, nessun incontro o contatto fra il sacerdote-insegnante ed i ragazzi. I carabinieri di Piove hanno raccolto le testimonianze, mentre i pm hanno ricostruito in dettaglio il traffico telefonico.

    Alla fine, la sentenza. Assoluzione per la violenza privata, ma oblazione per le molestie.

    http://www.kataweb.it/articolo/585945

  • Un anno e otto mesi al parroco vittoriese accusato di aver molestato alcuni ragazzini.

    Un anno e otto mesi al parroco vittoriese accusato di aver molestato alcuni ragazzini.

     «Il patteggiamento non è stata un’ammissione di colpa, ma un modo per chiudere rapidamente la vicenda, senza coinvolgere utleriormente i minorenni», ha spiegato al termine dell’udienza l’avvocato Andrea Franchin, difensore del sacerdote.

    Dopo il pronunciamento della giustizia, si apre per don Paolo Gardenal un nuovo futuro. Il sacerdote non solo non ha sciolto i voti, ma sta gradualmente riprendendo l’attività pastorale. Attività interrotta dopo le gravi accuse formulate nei suoi confronti dal sostituto procuratore Luisa Napolitano.

    Il pm aveva ipotizzato la violenza sessuale aggravata nei confronti di giovanissimi parrocchiani. I ragazzini sarebbero stati molestati in diverse occasioni: durante la benedizione, in sala preghiera, mentre giocavano a pallavolo o mentre erano a letto con la febbre. Il primo episodio contestato risale al maggio del 2001 quando, stando alle accuse, don Paolo si era recato in un’abitazione di Vittorio Veneto per la benedizione: in quell’occasione avrebbe preso in braccio il ragazzino (oggi quindicenne) accarezzandolo alle parti intime.

    Il caso esplose però qualche mese più tardi, tra il 13 e il 21 giugno, durante i campi scuola organizzati dalla parrocchia ad Auronzo. Secondo le ricostruzioni della Procura, don Paolo avrebbe molestato quattro ragazzini, tutti dodicenni, toccandoli ai genitali. Il sacerdote avrebbe avvicinato i minori mentre erano impegnati in diverse attività: uno stava scrivendo una lettera, un altro era a letto per un malore.

    Al ritorno dai campi estivi uno dei ragazzi aveva parlato con i genitori che avevano prontamente denunciato l’accaduto a Telefono Azzurro e ai carabinieri di Vittorio Veneto. La segnalazione era arrivata sul tavolo del sostituto procuratore Luisa Napolitano che aveva aperto un’inchiesta sentendo i cinque minori coinvolti e decidendo alla fine la richiesta di rinvio a giudizio. Ieri mattina, davanti al giudice Gianlugi Zulian, si è tenuta l’udienza conclusasi con il patteggiamento del parroco.

    Soddisfatto l’avvocato Andrea Franchin: «Sono state accolte le richieste della difesa. Per don Paolo si è chiuso un incubo e ora il sacerdote può affrontare con serenità tutti i problemi connessi alla sua vicenda».
    – Sabrina Tomè

     

  • SCOPERTA UNA RETE SU INTERNET: INCHIESTA IN TUTTA ITALIA, DENUNCIATI FUNZIONARI DI BANCA, DIRIGENTI DELLE POSTE E IMPRENDITORE

    SCOPERTA UNA RETE SU INTERNET: INCHIESTA IN TUTTA ITALIA, DENUNCIATI FUNZIONARI DI BANCA, DIRIGENTI DELLE POSTE E IMPRENDITORE

    Sacerdote arrestato per pedofilia: aveva una valigia di foto pornografiche

    Scoperta una rete su Internet: inchiesta in tutta Italia, denunciati funzionari di banca, dirigenti delle poste e imprenditore Sacerdote arrestato per pedofilia: aveva una valigia di foto pornografiche

    VERONA – Nelle prime pagine dei due siti Internet c’ erano le immagini di una ventina di dodicenni nude in pose sexy. Ma dietro quelle istantanee si nascondeva qualcosa di agghiacciante. Pagando un abbonamento mensile di cinquantamila lire era possibile accedere alla visione di duemila fotografie pornografiche: protagonisti centinaia di bambini dai sei mesi ai sette anni di età.

    Clienti delle chat: funzionari di banca, dirigenti delle Poste, manager, imprenditori, tutti denunciati a piede libero. E un prete, un parroco trentacinquenne di una comunità alle porte di Torino, arrestato l’ altro ieri perché trovato in possesso di una valigia piena di polaroid che lo ritraggono in atteggiamenti inequivocabili con ragazzini di varie età. Ad ammanettarlo, e a sequestrargli tra l’ altro materiale sadomaso, sono stati i carabinieri del reparto operativo del comando provinciale di Verona. Il sacerdote, che ha ammesso ogni responsabilità, rischia dieci anni di galera.

    La legge sarà severa anche con le altre cinquantanove persone sparse in tutta Italia che dall’ inizio del 2000 si sono abbonate alla società russa organizzatrice del sito. Per tutti i pedofili si prevedono condanne da uno a cinque anni e multe da 5 a 100 milioni di lire. L’ indagine è della magistratura di Verona ed ha coinvolto, da Siracusa a Belluno, altre ventisette procure. Scoperto cosa si nascondeva dietro i siti specializzati in «russian girls», nel gennaio scorso un giudice ha deciso di mettere a disposizione dei carabinieri del comando provinciale due carte di credito per pagare l’ abbonamento.

    Pochi giorni ed ecco, attraverso l’ estratto conto della banca, il nome della società russa beneficiaria degli accrediti. Poi, l’ idea vincente: scrivere a tutti gli istituti di credito perché, attraverso le società di transazione, comunicassero i nomi e i cognomi di quanti avevano versato denaro al sito russo. Così si è formato e completato l’ elenco dei pedofili, tutti personaggi insospettabili e facoltosi. Tra questi anche il sacerdote il quale, messo di fronte all’ evidenza dei fatti, ha raccontato che da almeno tre anni conservava i documenti fotografici dei ragazzini che riusciva ad avvicinare e a circuire. L’ inchiesta è tutt’ altro che conclusa. La magistratura e i carabinieri sono convinti che le riproduzioni delle duemila fotografie oscene siano state cedute per soldi ad altri personaggi legati al mondo della pedofilia. Gli inquirenti vogliono anche risalire alle bambine, per lo più russe, che compaiono nude nelle pagine di presentazione del sito. Paolo Chiarelli
    Chiarelli Paolo
    Pagina 17
    (9 luglio 2000) – Corriere della Sera

  • Molestie, un anno e 8 mesi al prete

    Molestie, un anno e 8 mesi al prete

    Gardenal Paolo, ha patteggiato 1 anno e 8 mesi per molestie su ragazzini, di cui palpeggiava i genitali. Ha ripreso regolarmente servizio

    http://ricerca.repubblica.it/repubblica/ar…C2PO_BC204.html