Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: abusi sessuali

  • Critiche del rabbino capo al predicatore della Casa pontificia.

    Critiche del rabbino capo al predicatore della Casa pontificia.

    Preti pedofili, Di Segni: assurdo parallelo con antisemitismo. Altro caso in Arizona
    Critiche del rabbino capo al predicatore della Casa pontificia. Polemiche per l’ispezione di Alfano a Milano

    ROMA (3 aprile) – Dure critiche da parte del mondo ebraico per il parallelo fatto da padre Raniero Cantalamessa, predicatore della Casa pontificia, durante la liturgia del Venerdì Santo in Vaticano tra gli attacchi alla Chiesa per i preti pedofili e «gli aspetti più vergognosi dell’antisemitismo». Il New York Times cita la reazione «incredula» del rabbino capo di Roma Riccardo di Segni. Mentre in Arizona emerge un altro caso di pedofilia, in Italia è polemica per la decisione del ministro della Giustizia Angelino Alfano di avviare un’ispezione a Milano sulle dichiarazioni del procuratore aggiunto Forno che in un’intervista aveva dichiarato che la Chiesa aveva coperto i casi di pedofilia.

    Di Segni: assurdo il parallelo con l’antisemitismo. «Con un minimo di ironia potrei dire che, visto che oggi è il Venerdì Santo, quando la Chiesa prega il Signore che illumini i nostri cuori perchè riconosciamo Gesù – ha detto il rabbino alludendo al passo della preghiera sulla conversione degli ebrei – che anche noi preghiamo il Signore perchè illumini i loro cuori». Il New York Times cita comunque anche la precisazione fatta dal portavoce vaticano, padre Federico Lombardi: «Non credo che si tratti di un parallelo appropriato. La lettera dovrebbe essere interpretata come un messaggio di solidarietà da parte di un ebreo. Non voleva essere un attacco al mondo ebraico, assolutamente no». Un’associazione Usa di vittime di abusi sessuali da parte di preti, inoltre, ha definito il parallelo «un insulto sia alle vittime degli abusi che alla popolazione ebraica».

    Reazioni critiche anche da parte di Elan Steinberg, vice-presidente della associazione americana dei Superstiti dell’Olocausto e i loro Discendenti.

    Nuovo caso in Arizona. Il caso di un prete pedofilo dell’Arizona denunciato al cardinale Josep Ratzinger nel 1992, come prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, ma risolto solo dodici anni dopo nonostante gli ammonimenti del clero Usa è emerso oggi sui media americani. Le molestie di Padre Michael Teta ai bambini che confessava nella sua parrocchia a Tucson (Arizona) erano cominciate negli anni ’70 ma solo due decenni dopo il prete era finito sotto inchiesta e rimosso dal vescovo Manuel Moreno dal suo ministero. Ma la richiesta di rimuovere totalmente Teta dai ranghi della Chiesa, giunta a Ratzinger nel 1992, era rimasta inevasa per dodici anni nonostante le ripetute richieste inviate al Vaticano del vescovo Moreno che giudicava «satanico» il comportamento del prete nei confronti dei minorenni. I documenti sul caso sono stati diffusi da un legale che rappresenta due delle vittime di padre Teta.

  • Malta. Decine di preti accusati di pedofilia, viaggio del papa, infuriano le polemiche

    Malta. Decine di preti accusati di pedofilia, viaggio del papa, infuriano le polemiche

     

    Pedofilia/ Vittima Malta: Papa affronti tema in prossimo viaggio
    Benedetto XVI nell’isola dal 16 al 17 aprile

    Valletta, 5 apr. (Ap) – Nel suo prossimo viaggio a malta (16-17 aprile) il Papa dovrebbe affrontare apertamente il tema della pedofilia nella Chiesa e chiedere scusa, secondo una vittima di abusi sessuali da parte di un sacerdote che risiede nell’isola.

    “Dovrebbe riconoscere che queste cose sono accadute a Malta riflettere sulla sofferenza delle vittime e pronunciare scuse formali”, afferma all”Associated press’ Lawrence Grech, 37 anni. L’uomo è una delle dieci persone che hanno testimoniato ad un processo contro tre sacerdoti di Malta. Grech afferma di essere stato abusato all’epoca in cui viveva in un orfanatrofio cattolico. L’Ap riferisce che una squadra di indagine maltese ha raccolto negli ultimi undici anni denunce per 85 casi di abusi su minori da parte di 25 sacerdoti.

    Alla vigilia della visita del pontefice, la rabbia delle vittime: “Benedetto XVI ci chieda scusa”
    Tra il 2001 e il 2009 ben 845 i casi di abusi su minori. E almeno undici religiosi coinvolti
    Malta, gli orrori nell’orfanotrofio “E i preti pedofili sono ancora qui”
    dal nostro inviato DAVIDE CARLUCCI

    Malta, gli orrori nell’orfanotrofio “E i preti pedofili sono ancora qui”

    Lawrence Grech
    LA VALLETTA – Due settimane fa Lawrence Grech ha implorato aiuto al Vaticano. “Sono cresciuto per vent’anni in un orfanotrofio a Malta. Voglio raccontarvi la mia storia e quella di altre nove vittime di abusi sessuali come me. Lo abbiamo già fatto con le autorità ecclesiastiche maltesi, non è servito a niente”. Gli autori delle violenze, spiega, sono quattro. “Uno è fuggito in Italia, gli altri tre hanno ammesso le loro responsabilità alla polizia. Ma la Chiesa qui è molto potente, hanno i migliori avvocati…”. Finora Grech non ha ricevuto risposte alla sua mail. Ma continua a sperare: la sua grande occasione è la prima visita di Benedetto XVI nell’arcipelago, prevista per il 17 e il 18 aprile. “Vorrei che prima del suo arrivo il papa riflettesse e chiedesse scusa”.

    L’appello di Grech, costretto, tredicenne, a farsi toccare dai frati dell’orfanotrofio di Santa Venera o a vestirsi da donna – per non dire dei veri e propri stupri denunciati da altri suoi compagni – arriva dopo i continui rinvii di un processo che si trascina ormai da sette anni. La pedofilia tra i sacerdoti a Malta non è purtroppo una novità: una commissione d’indagine diocesana sul fenomeno calcola che siano 45 i religiosi coinvolti negli ultimi undici anni. Nessuno di loro, però, è stato mai condannato né ha mai scontato un giorno di carcere. E il giudice che presiede la commissione, Victor Colombo Caruana, in un’intervista al Times of Malta ha difeso la linea della Chiesa: “Denunciare i casi alla polizia sarebbe inutile, senza il consenso delle vittime”.

    Ma quando nel 2003 un assistente sociale scoprì gli orrori nell’orfanotrofio di Grech, la Chiesa maltese tentò di bloccare l’inchiesta, appellandosi a un concordato con il governo che sottrarrebbe i preti alla giurisdizione ordinaria. Il tribunale respinse il ricorso ma assicurò che gli atti sarebbero rimasti segreti. Nessuno ha potuto così leggere i verbali con le confessioni di uno dei frati, Joseph Bonnet: “A Leonard (una delle vittime, ndr) piaceva stare sulle mie gambe… Un giorno eravamo tutti e due nudi… Può darsi che in quel momento io mi sia toccato davanti a lui…”. O l’ammissione di Charles Pulis: “La mia camera era come un club, tutti i ragazzini venivano a stare sul mio letto. E da allora è cominciata tra il 1982 e il 1983, la mia debolezza. Questi abusi sessuali sfortunatamente erano molto frequenti”. Pulis dice di aver cercato di contenere i suoi impulsi. “Volevo uscirne. Così sono andato a Roma a visitare la Casa dei bambini. E lì mi hanno suggerito di seguire un programma di recupero. La terapia mi ha fatto molto bene, sono diventato sensibile ai bambini vittime di abusi”.

    Tra gli imputati c’è anche padre Godwin Scelli, sfuggito a un arresto in Canada per altri abusi. Scelli trovò facilmente riparo a Roma e a Malta: l’arcivescovo dell’epoca, pur essendo a conoscenza dei suoi precedenti, lo aveva accolto nella sua diocesi, bollando le notizie su Scelli come “indiscrezioni giornalistiche”.

    L’agenzia Appogg si è occupata, tra il 2001 e il 2009, di ben 845 casi di abusi, sessuali e non, su minorenni. “Ma se a commetterli sono preti e suore, quasi sempre le denunce restano in parrocchia”, accusa Grech. A Gozo, nel villaggio contadino di Nadur, incontriamo un sacerdote sospeso dalla Curia: non può recitare messa in pubblico ma continua a farlo in privato. “Fu la madre di un ragazzo a denunciarmi. Aveva avuto un esaurimento, povera donna…”. La gente del paese è con lui: “E’ innocente – assicura una fedele – e comunque, chi siamo noi per giudicare?”.

    È finita con le scuse dell’arcivescovo di Gozo – ma senza nessuna conseguenza penale – anche l’inchiesta interna sul convento di Ghajnsielem, che nel 2008 confermò le accuse sulle sevizie alle quali erano sottoposte le bambine, costrette a ingoiare il loro vomito e frustate con la cinghia sin dagli anni Settanta.
    A Gozo, nel capoluogo Victoria, vive anche padre Anthony Mercieca, divenuto famoso, nel 2006 per aver molestato il deputato repubblicano Mark Foley quando era ancora tredicenne. Fu Foley a fare il suo nome dopo essersi dimesso perché accusato, a sua volta, di aver importunato i suoi giovani collaboratori. “Facevamo il bagno nudi e forse una volta lo toccai…”, ammise poi Mercieca in un’intervista. Poi si fecero avanti altre due presunte vittime, una delle quali raccontò di essere stato costretto anche a rapporti orali. “Ho negato tutto. E non ho voglia più di resuscitare questi fantasmi, ormai è acqua passata: ho già sofferto molto”, taglia corto ora Mercieca, che a Victoria è ancora molto rispettato: una foto che lo ritrae da giovane è in bell’evidenza nella fornitissima – grazie alle sue donazioni – biblioteca della Cattedrale.

    In questi giorni molti, a Malta, chiedono verità. Nei forum e nei gruppi Facebook che da tempo chiedono l’istituzione di un registro dei pedofili – da poco approvato dal parlamento maltese – si parla apertamente di “omertà” e si propone una commissione d’indagine come in Irlanda. Ma dal governo fanno sapere: “Non è nella nostra agenda”.

    (03 aprile 2010)

    http://www.repubblica.it/esteri/2010/04/03/news/casi_malta-3097075/

     

  • Pedofilia, procuratore denuncia la Chiesa E il ministro Alfano manda gli ispettori

    Pedofilia, procuratore denuncia la Chiesa E il ministro Alfano manda gli ispettori

    Il procuratore aggiunto di Milano, Pietro Forno, denuncia coperture da parte delle autorità ecclesiastiche nei confronti di sacerdoti responsabili di abusi sessuali sui minori. L’intervista rilasciata al Giornaleaccende il dibattito politico e il ministro della Giustizia, Angelino Alfano, decide di inviare gli ispettori nel capoluogo lombardo per fare luce sulla vicenda.

    LA SCELTA DEL MINISTRO – Il ministro – si legge in una nota – «lette le dichiarazioni rese ieri alla stampa dal Procuratore aggiunto di Milano dott. Forno, che ha accusato le gerarchie ecclesiastiche di coprire i sacerdoti responsabili di gravi fatti di pedofilia, considerato il carattere potenzialmente diffamatorio di tali dichiarazioni, ha dato mandato al suo ufficio ispettivo di verificare se il dott. Forno con tale condotta abbia violato i doveri di correttezza equilibrio e riserbo che devono essere particolarmente osservati nella trattazione di procedimenti delicati come quelli per reati di pedofilia, reati che vanno perseguiti con estrema decisione ma – si precisa nella nota – evitando pericolose generalizzazioni».

    LA REPLICA DI FORNO – «Non ho inteso fare alcuna generalizzazione e anzi ho dato atto che migliaia di preti compiono con scrupolo la loro missione», ha precisato Forno. «Ho constatato che le vicende che ho trattato non sono nate da denunce da parte dell’autorità ecclesiastica. Ribadisco, tuttavia, che, una volta iniziate le indagini, non ho mai incontrato ostacoli di alcun tipo da parte delle gerarchie ecclesiastiche. Poiché si tratta di indagini concluse, sarò ben lieto di fornire agli ispettori tutti i chiarimenti ritenuti utili, anche sulla base della esperienza che ho maturato durante questi anni in tutte le indagini per casi di pedofilia e abuso su minori», ha concluso il procuratore aggiunto.

    LA DIFESA DELLA CURIA – La Curia di Milano, intanto, ha fatto sapere con una nota che «non ha in nessuno modo coperto i presunti abusi o ostacolato le indagini». Alla Curia di Milano fa eco l’ispettore dei Salesiani di Milano, don Agostino Sosio, il quale – sempre in relazione all’accusa di «copertura» di una presunta molestia che coinvolge uno dei suoi preti – attesta «di essere convinto della sua innocenza e di avere rigettato la richiesta di denaro da parte del padre della presunta vittima». «Il sacerdote indagato – si legge nella nota della Curia – appartiene ad una Congregazione religiosa e non ha incarichi diocesani. Interpellata dalla Procura di Milano nel settembre 2008 a proposito di questo caso, la Curia ha provveduto a indirizzare gli inquirenti all’ordine religioso di competenza». L’ispettore dei Salesiani di Milano, don Sosio, sottolinea inoltre che la congregazione ha preferito «difendere in tribunale l’ innocenza del sacerdote: è stata talmente trasparente e collaborativa la nostra azione che il prete – saputo delle indagini – è di sua iniziativa rientrato dall’estero per mettersi a disposizione degli inquirenti».

    LE REAZIONI – Una decisione, quella del ministro Alfano, che ha scatenato la reazione dell’Italia dei Valori: «Alfano dovrebbe congratularsi con il pm milanese – è il commento di Leoluca Orlando- e dovrebbe, invece, fornire più strumenti al comparto per arrestare i criminali e fermare l’abominio della pedofilia. I pedofili e chi li copre vanno comunque puniti e denunciati». Non solo: Alfano, secondo Orlando che lo definisce «il ministro dell’ingiustizia», si dovrebbe vergognare perché «con questa ispezione, sembra voler intimidire i magistrati che lavorano per difendere i bambini dagli orchi, solo perché sarebbero coinvolti alti prelati e sacerdoti. Alfano chiarisca la sua condotta in Parlamento o si dimetta». Di opinione opposta il pdl Maurizio Lupi: «Le parole di Forno sono gravissime e assolutamente fuori luogo. Il giudizio del Papa su questo argomento è netto e ben espresso nella lettera inviata ai cattolici d’Irlanda. Non c’è alcuna volontà di coprire o insabbiare quelli che il Papa definisce con durezza atti peccaminosi e criminali. È ora di smetterla con questi attacchi strumentali che, colpendo la Chiesa, minano le basi stesse della nostra società».

    LA DENUNCIA DEL PROCURATORE – Le parole del procuratore Forno erano state chiare: «Nei tanti anni in cui ho trattato l’argomento non mi è mai arrivata una sola denuncia, né da parte dei vescovi né da parte dei singoli preti e questo è un po’ strano». Forno aveva spiegato che «la lista dei sacerdoti inquisiti per reati sessuali non è corta», ma in nessun caso la denuncia è partita dall’ambiente ecclesiastico, bensì dai familiari delle vittime «dopo che si sono rivolti all’autorità religiosa e questa non ha fatto assolutamente niente». Con episodi così numerosi, il procuratore aggiunto avanza anche un dubbio: «che ci siano sacerdoti che scelgono di fare i sacerdoti perché è oggettivo che nella scelta del sacerdozio c’è un’enorme facilitazione nell’avvicinare le vittime». Non solo, conclude, i colpevoli «non vengono cacciati, ma nemmeno messi nelle condizioni di non nuocere più». Lo stesso direttore Vittorio Feltri era intervenuto con un editoriale: «Pensavamo che la piaga della pedofilia fosse estranea al clero italiano – ha scritto Feltri in prima pagina – e invece nessun uomo è immune da vizi e debolezze, nemmeno i preti di casa nostra».

    http://www.corriere.it/cronache/10_aprile_02/pedofilia-forno-denuncia-coperture-chiesa-ispettori-alfano_5806b44e-3e5c-11df-b5a6-00144f02aabe.shtml

  • Procuratore Milano. “E’ allarme preti pedofili, vescovi complici”

    Procuratore Milano. “E’ allarme preti pedofili, vescovi complici”

    Pietro Forno, capo del pool antimolestie: “La lista di sacerdoti inquisiti è lunga. La Chiesa non ha mai ostacolato le indagini. Ma i vertici non hanno mai denunciato un caso“. L’Abc: “Anche Paolo VI sapeva”

    Roma – Una gerarchia cattolica che tace, copre, insabbia. Che per paura degli scandali non punisce i pret i colpevoli di abusi sessuali. Che li lascia a contatto con i fedeli e con i bambini. Che chiude gli occhi davanti a un fenomeno talmente radicato e devastante da domandarsi se non vi siano uomini che scelgono la strada del sacerdozio proprio per poter avvicinare le loro vittime. È un quadro sconcertante quello dipinto in questa intervista al Giornale dal magistrato che da più tempo in Italia si occupa di abusi sessuali: Pietro Forno, procuratore aggiunto della Repubblica a Milano, capo del pool specializzato in molestie e stupri.

    Quanti sacerdoti ha inquisito per reati sessuali?

    «La lista, purtroppo, non è corta».

    E qual è stato l’atteggiamento delle gerarchie ecclesiastiche?

    «Devo dare atto che, una volta iniziate le indagini, non mi sono mai stati messi ostacoli. Però le notizie positive finiscono qui».

    In che senso?

    «Nel senso che nei tanti anni in cui ho trattato l’argomento non mi è mai, e sottolineo mai, arrivata una sola denuncia né da parte di vescovi, né da parte di singoli preti, e questo è un po’ strano. La magistratura quando arriva a inquisire un sacerdote per questi reati ci deve arrivare da sola, con le sue forze. E lo fa in genere sulla base di denunce di familiari della vittima, che si rivolgono all’autorità giudiziaria dopo che si sono rivolti all’autorità religiosa, e questa non ha fatto assolutamente niente».

    Ma i vescovi non hanno l’obbligo di denunciare i preti che sbagliano.

    «È vero che non esiste un obbligo formale di denunciada parte dell’autorità ecclesiastica, perché un vescovo non èun pubblico ufficiale. Quindi il vescovo che tace non commette il reato che commetterebbe un preside che tacesse. È anche veroche qualunque cittadino – soprattutto quandoè investito di un’autorità odi un’autorevolezza particolari – quando viene a sapere di un reato per cui si può procedere d’ufficio ha la possibilità di denunciare, e direi il dovere morale. Questo non avviene mai. Mai. È un punto dolente. Noi come magistrati abbiamo l’obbligo di informare l’ordinario diocesano, ovvero il vescovo, quando arrestiamoo chiediamo il rinvio a giudizio di un prete, e lo abbiamo sempre rispettato. Ma il contrario non mi è mai accaduto. Non ho mai ricevuto dalle gerarchie cattoliche una sola denuncia nei confronti di un prete o di un altro sottoposto al controllo vescovile, come un sacrestano, un educatore, un chierichetto».

    Perché? Nonsanno quello che accade nelle loro parrocchie? O lo sanno e preferiscono tacere?

    «Io sono convinto che loro sappiano molto più di quello che sappiamo noi. Ma c’è un problema a monte, ed è cosa significa l’abuso sessuale da parte di un sacerdote. E qui mi permetto di dire una cosa di cui in questi giorni non si è parlato, nelle tante discussioni sul temadegli abusi sessuali all’interno della Chiesa. Il discorso viene spesso liquidato come un problema di pedofilia. Mail prete che abusa di un bambino è più paragonabile aungenitore incestuoso che a un pedofilo di strada che insidia i bambini ai giardinetti. Bisogna partire da un dato di fatto: il sacerdote ha un enorme potere spirituale, tanto che spesso viene chiamato “padre”, e questo è significativo. Seguardiamo questi episodi in senso non biologico ma spirituale e morale, ci troviamo di fronte più a un abuso incestuoso che a un classico stupro. Ricordo che anche nelle cronache di questi giorni si parla di atti avvenuti in confessionale. E io mi chiedo: perché proprio in confessionale? Perché proprio in quel luogo e in quel momento? Perché è in quel momento che più intensamente il sacerdote si presenta come rappresentante di Dio. È stato condannato a Milano un sacerdote che nel confessare ragazze di quattordici o quindici anni le faceva spogliare e le palpeggiava dicendo “lo vuole Gesù”. Ecco, il concetto del “lo vuole Gesù” è il punto d’arrivo dell’incesto spirituale».

    Quali sono le ripercussioni sulle vittime?

    «Sono esperienze che marchiano in profondità le vittime per tutta la vita, proprio per le figure da cui provengono. Io ho in mano un documento della Chiesa canadese che negli anni Novanta è stata la prima a fare una indagine interna e ha scoperto che il 5 per cento del clero canadese ha queste tendenze. Il 5 per cento! In quel documento si ricostruiscono le conseguenze devastanti che questi avvenimenti hanno sulle vittime, si ricostruiscono persino i loro percorsi religiosi, e si vede che spesso abbandonano la Chiesa e si formano una immagine di Dio molto simile a quella dei loro abusanti».

    Perché sono così numerosi questi casi?

    «Io ormai ho un dubbio, e parlo solo di dubbio perché non posso avere riscontri diretti: che ci siano sacerdoti che scelgono di fare i sacerdoti per abusare, perché è oggettivo che nella scelta del sacerdozio c’è un’enorme facilitazione nell’avvicinarele vittime. Eppure compiono tutto il percorso formativo fino a venire messi a contatto con i ragazzi. Questo pone un grosso interrogativo: ma nessuno se n’è accorto prima? Dov’è il discernimento spirituale che dovrebbero esercitare coloro che li scelgono? Non hanno osservato il loro comportamento, le loro tendenze, le modalità con le quali si rapportano ai giovani? E un’ultima domanda: cosa accade all’interno dei seminari?».

    Se le cose stanno come le descrive lei, siamo di fronte aunfenomeno di indulgenza, se non di omertà, da parte delle gerarchie. Teme che in fondo questi siano considerati peccati veniali?

    «Nessun teologo può avere l’ardire di sostenere che si tratti di un peccato veniale, tanto che questi sono tra i pochi casi per cui il diritto canonico prevede la riduzione allo stato laicale. Eppure nessuno di questi sacerdoti ha mai subito questa punizione. Neanche quello che diceva alle sue vittime “lo vuole Gesù”».

    La riduzione allo stato laicale può essere una soluzione estrema. Magari prendono misure più blande.

    «Io convengo chela riduzione allo stato laicale sia indubbiamente una sanzione grave, ma di fronte alla gravità di queste cose non credo che si debba essere indulgenti. Invece non solo non vengono cacciati ma accade a volte che non vengano nemmeno messi in condizioni di non nuocere più. Quando hanno queste notizie si limitano a spostarli da una parrocchia all’altra, e così gli permettono di fare altre vittime inconsapevoli, perché quando la piazza è bruciata gli consentono di andare dove non li conoscono».

    Come se lo spiega?

    «Lo chieda a loro. Non alla Chiesa, ma alla gerarchia ecclesiale. Della Chiesa fanno parte anche i fedeli, e molti di loro – tra cui il sottoscritto – la pensano diversamente. Il problema è la gerarchia. Secondo me non li puniscono perché li hanno scelti loro, educati loro, allevati loro, e quindi si creano dei legami di difesa, di protezione. E c’è soprattutto la paura dello scandalo. Cheè una paura pocoevangelica, perché il Vangelo dice invece che è necessario che gli scandali avvengano. È una paura poco cristiana, insomma»

    Adesso le sembra che qualcosa stia cambiando? Che stiano correndo ai ripari?

    «Nel 2000 scrissi suunarivista giuridica che esisteva un problema di pedofilia nella Chiesa, e un sacerdote che va per la maggiore mi replicò negando semplicemente l’esistenza del problema. Adesso quello stesso sacerdote riconosce che questo dramma è reale. Meglio tardi che mai, mi vien da dire. E visto che nelle recenti direttive del Papa è previsto che le diocesi possanorivolgersi a laici per essere aiutate e consigliate nella prevenzione di questi fatti, io sono a disposizione. Qualche idea da suggerirgli ce l’avrei».

    http://www.ilgiornale.it/interni/pedofilia_pg_milano_i_vescovi_sono_complici_di_chi_abusa/01-04-2010/articolo-id=434292-page=0-comments=1

  • USA: “Anche Paolo VI sapeva protesse preti pedofili”

    USA: “Anche Paolo VI sapeva protesse preti pedofili”

    di Apcom
    Ricevette lettera da reverendo Fitzgerald con invito a rimuoverli
    Los Angeles, 1 apr. (Ap) – Anche Paolo VI era a conoscenza degli abusi perpetrati da preti pedofili negli Stati Uniti, già circa 50 anni fa. E’ quanto emerge da una lettera del 1963 indirizzata all’allora pontefice e ottenuta dall’Associated Press. La lettera fu inviata al papa dal reverendo Gerard M.C. Fitzgerald, capo dell’ordine dei Servi del Paraclito e contiene le opinioni dello stesso Fitzgerald sui principali problemi della Chiesa oltreoceano. Il reverendo, a quel tempo, guidava l’ordine che si occupava dell’assistenza ai sacerdoti non più in grado di svolgere la loro missione a causa di gravi problemi personali. Nella lettera, il reverendo suggerì a Paolo VI la rimozione di alcuni preti pedofili americani. La lettera fa parte oggi della folta documentazione in possesso di uno studio legale della California che difende le vittime di abusi sessuali in New Mexico.

    http://www.wallstreetitalia.com/articolo.asp?art_id=902127

  • Gli abusi dei sacerdoti italiani secondo le cifre fornite dai governi

    Gli abusi dei sacerdoti italiani secondo le cifre fornite dai governi

    Gli organi di informazione si riempiono sempre più spesso di notizie su casi di abusi sessuali compiuti da sacerdoti, ma mancano cifre ufficiali sulla diffusione del fenomeno: di qui un balletto di cifre che assume talvolta aspetti surreali. In realtà, un modo per conoscere quantomeno le cifre “ufficiali” c’è.

    L’articolo 17 della legge 3 agosto 1998, n. 269* (Norme contro lo sfruttamento della prostituzione, della pornografia, del turismo sessuale in danno di minori, quali nuove forme di riduzione in schiavitù) stabilisce infatti che il Presidente del Consiglio dei ministri presenti ogni anno al Parlamento una relazione sulla materia.

    I governi succedutisi negli ultimi dieci anni hanno adempiuto a questo obbligo soltanto cinque volte:
    – nel luglio 2000 ( http://www.archivio.provincia.foggia.it/ar…land/rel269.pdf )
    – nell’agosto 2002 ( http://legxiv.camera.it/_dati/leg14/lavori…0/001/pdfel.htm )
    – nel febbraio 2004 ( http://legxiv.camera.it/_dati/leg14/lavori…02_RS/pdfel.htm )
    – nel marzo 2006 ( http://legxiv.camera.it/_dati/leg14/lavori…0/003/pdfel.htm )
    – nell’aprile 2008 ( http://www.pariopportunita.gov.it/images/s…_parl_pedof.pdf )

    Stando alle relazioni, i casi riguardanti sacerdoti/religiosi risultano essere i seguenti:
    1999: 21 su 926
    2000: 3 su 476
    2001: 0 su 222
    2002: 0 su 481
    2003: 0 su 605
    2004: 3 su 606
    2005: 3 su 538

    Nel periodo osservato, dunque, secondo i governi italiani sarebbero stati verificati 30 casi su 3854: 7,7 ogni 1.000. In Italia, secondo quanto riporta l’Annuarium Statisticum Ecclesiae, i sacerdoti sono circa 54.000, quasi 1 ogni 1.000 adulti; anche aggiungendo le professe, si arriva a circa 150.000 quadri, circa 3 ogni 1.000. Quantitativamente, secondo le relazioni, il maggior numero di abusi si verifica in ambito familiare; seguono la scuola, l’ambito sportivo, e alcune categorie quali medici curanti, baby sitter, datori di lavoro, dipendenti di istituti minorili: solo questi ultimi sembrano avere al proprio interno una percentuale di abusatori superiore a quella dei religiosi.

    La relazione del 2000 è l’unica a commentare le cifre relative ai religiosi, scrivendo che “un altro dato allarmante per quanto numericamente meno significativo, riguarda il numero di bambini che hanno subito violenze da parte di persone tradizionalmente e istituzionalmente reputate sicure ed affidabili, ovvero i religiosi e i responsabili educativi (insegnanti, educatori, tutori). Considerati nel complesso questi risultano indicati in 37 casi (pari al 5,6%) [NDR: 21 religiosi e 16 educatori]. Pur essendo un fenomeno di ridotte dimensioni, questo dato segnala come anche nel nostro Paese sia necessario sviluppare, pur senza falsi allarmismi, un’attenzione rispetto alla possibilità del verificarsi di abusi anche in ambiti educativi diversi dalla famiglia”.

    Come si può notare, sono due anni che la relazione attende di essere presentata in parlamento: data l’attenzione dell’opinione pubblica sull’argomento, sarebbe opportuno che il governo provveda al più presto, aggiornando altresì i dati forniti, ormai datati.

    * www.camera.it/parlam/leggi/98269l.htm

  • Altra indagine su prelato per possesso immagini pedopornografiche

    Altra indagine su prelato per possesso immagini pedopornografiche

    Pedofilia/ Francia, inchiesta su sacerdote per violenze su minori
    Altra indagine su prelato per possesso immagini pedopornografiche

    Rouen, 1 apr. (Ap) – Un sacerdote della regione francese della Normandia è finito sotto accusa perché sospettato, negli ultimi venti anni, di abusi sessuali su minori.

    Lo riferiscono le autorità giudiziarie di Rouen che hanno aperto un’indagine nei confronti di padre Jacques Gaimard, dopo la presentazione da parte di una presunta vittima, nel febbraio scorso, di una denuncia per violenze subite tra il 1992 e il 1993.

    La polizia di Rouen ha avviato un’inchiesta anche su un altro sacerdote della diocesi per possesso illegale di immagini pedopornografiche. L’arcivescovo di Rouen, Jean-Charles Descubes, ha reso noto che i due prelati sono stati sospesi dal servizio. Anche la congregazione per la dottrina e la fede del Vaticano ha aperto un’indagine.

  • Pedofilia nell’istituto religioso Bufera dopo le accuse in tivù

    Pedofilia nell’istituto religioso Bufera dopo le accuse in tivù

    ABUSI. Polemiche dopo la testimonianza di tre sordomuti che hanno frequentato il Provolo negli anni Sessanta
    Molte le telefonate di persone che volevano contattare l’associazione degli ex allievi L’Avvenire: «Contenzioso di tipo patrimoniale». El Pais titola: «Inferno a Verona»

    • 28/03/2010

    Le testimonianze delle vittime durante la trasmissione «Mi manda RaiTre»

    Hanno suscitato enorme impressione in città le choccanti testimonianze di tre ex allievi dell’istituto Antonio Provolo mandate in onda l’altra sera dalla trasmissione televisiva Mi manda Raitre. A riaccendere l’attenzione sulla vicenda è stato il fatto che per la prima volta alcune delle 67 persone – e 15 di loro l’hanno messo per iscritto – che hanno denunciato, a distanza di molti anni dai fatti, gli abusi che avrebbero subito da religiosi dell’istituto per sordomuti hanno accettato di comparire apertamente, con i loro volti e i loro nomi. E le loro rivelazioni, in un momento in cui i riflettori dell’opinione pubblica internazionale sono puntati sullo scandalo della pedofilia in ambienti ecclesiastici, hanno fatto il giro del mondo.
    «Durante la trasmissione, a quanto mi ha riferito il conduttore Andrea Vianello, sono arrivate moltissime telefonate, anche da Verona, di gente interessata a contattarci», afferma Marco Lodi Rizzini, l’avvocato che segue l’associazione degli ex allievi dell’istituto Provolo. E «molte adesioni», assicura, sono già arrivate al convegno che le associazioni dei familiari e delle vittime di abusi sessuali stanno organizzando per il 25 settembre a Verona. «L’assessore comunale Stefano Bertacco», fa sapere, «ci ha assicurato che se possibile potremo avere a disposizione la Gran Guardia, ma l’obiettivo è fare rete con le associazioni americane che stanno lottando affinché certi crimini non si ripetano più e la nostra, ribadisco, non è una battaglia contro la Chiesa ma contro comportamenti aberranti dal punto di vista etico, ho visto persone di 60 anni piangere nel raccontarmi ciò che hanno sofferto, nel dirmi di aver rinunciato ad avere figli per paura di mettere al mondo bimbi sordi che avrebbero potuto subire le stesse violenze fisiche e psichiche».
    In una pausa della trasmissione i tre ex allievi del Provolo si sono rifiutati di stringere la mano al portavoce della Curia monsignor Bruno Fasani, intervenuto a difesa dell’operato della diocesi scaligera, e a telecamere spente nei corridoi della Rai ci sarebbero stati anche momenti di tensione. Il sacerdote si era detto «commosso» nel trovarsi di fronte i loro volti e aveva offerto la «massima disponibilità ad accertare la verità». Ma gli altri erano stati irremovibili: «Prima vogliamo giustizia». Ricucire non sarà facile. «Troppi fraintendimenti e la cosa è sfuggita di mano a tutti», aveva ammesso Fasani. «Siamo stati accusati», commenta Rizzini, «di aver falsificato le dichiarazioni delle vittime, di essere dei ricattatori. Al monsignore, nel salutarlo, ho detto “il suo è un compito difficile”».
    Di «processo solo mediatico», intanto, parla il quotidiano cattolico Avvenire che torna ad affermare che «sullo sfondo della vicenda c’è un contenzioso di tipo patrimoniale». Si legge: «Era il gennaio 2009 quando il vescovo Giuseppe Zenti, di fronte alle gravissime accuse di pedofilia lanciate contro l’Istituto Provolo e la Congregazione Compagnia di Maria, chiedeva una denuncia vera e circostanziata». E aggiunge: «Sono passati un anno e due mesi, ma di quella denuncia ancora nulla, al punto che il procuratore capo, Giulio Schinaia, ha dichiarato di non poter procedere. Il processo mediatico, invece, è scattato subito, senza alcun riscontro». Secondo il giornale dei vescovi «tanti sono i fatti incredibili» e fra questi mette la circostanza che al Provolo ci siano stati «25 pedofili su 28 religiosi, senza che un solo racconto sia mai trapelato tra le famiglie o tra i bambini stessi». E conclude: «Solo ieri sera tre degli accusatori hanno presentato il loro volto e la loro identità. Un primo passo, si spera, verso un chiaro accertamento delle posizioni».
    Il giornale spagnolo El Paìs, invece, titola «El infierno en Verona». Nell’articolo si parla di «spaventoso caso di abusi massicci contro bambini sordomuti, molto simile a quello denunciato in Wisconsin», dipingendolo come lo «scandalo più grave di pederastia clericale conosciuto in Italia».E.S.

    http://www.larena.it/stories/Cronaca/139234__pedofilia_nellistituto_religioso_bufera_dopo_le_accuse_in_tiv/

  • Il prete condannato: «Non sono un pedofilo, le mie erano carezze»

    Il prete condannato: «Non sono un pedofilo, le mie erano carezze»

    Un anno e 5 mesi per atti di libidine nei confronti di due ragazzine: «Vestivano abiti accollati, erano carezze»

    SALERNO – «Sono il sacerdote di cui avete scritto sul giornale». La telefonata giunge in redazione nel tardo pomeriggio di ieri.

    Dall’altra parte del filo il prete di 69 anni, consigliere dell’Istituto interdiocesano per il sostentamento del clero e membro del collegio presbiterale, ex insegnante di religione in una scuola media di Pontecagnano, condannato a un anno e cinque mesi per atti di libidine violenta nei confronti di due minorenni. Una sentenza passata in giudicato che potrebbe finire nelle mani degli ispettori che, dopo gli scandali sui preti pedofili in Irlanda, Germania e Stati Uniti, saranno inviati dal Vaticano in tutti i seminari delle diocesi. «Io non sono un prete pedofilo, nella sentenza non è scritta questa parola – è la prima cosa che dice il nostro interlocutore – e non ho subito alcuna interdizione a seguito della condanna». Tant’è che ricorda che, alla fine del processo, che risale a dieci anni fa, per scaricare la tensione decise di andare in Libia e in questura, alla consegna del passaporto, «i poliziotti storsero un po’ il naso. Poi però controllarono bene e mi fecero partire».

    Il sacerdote dice anche che fin dal primo momento la Curia ha saputo tutto, «niente è stato tenuto segreto» e che «la mia comunità parrocchiale già allora mi diede una dimostrazione di stima». Stima? «Il problema è che non sono stato creduto nella mia difesa – entra nel merito il prete condannato – è impensabile che abbia potuto infilare una mano lungo la schiena di una bambina anche perchè all’epoca dei fatti era inverno e la bambina in questione indossava abiti accollati». E i toccamenti denunciati? «Ma quale padre non mette una mano intorno alla vita di una bambina o le fa una carezza sul collo? Se questa è pedofilia, allora auguro a tutte le ragazze di questo mondo di subire questo tipo di attenzioni!».

    Il sacerdote si rammarica del fatto che all’epoca i giudici non vollero credere alla perizia sulla disposizione delle classi, che non avrebbe consentito ai quattro alunni sentiti come testimoni di vedere cosa succedeva alla cattedra. «Ricordo una reprimenda del giudice Verasani, mi trattò come se fossi stato il più grande delinquente del mondo». Il caso del prelato salernitano accusato di molestie, per aver «turbato» una ragazzina, torna alla ribalta nei giorni in cui la Chiesa s’interroga drammaticamente sui preti pedofili: «Non so se certe cose scritte sui giornali siano vere – interviene il sacerdote – io di sicuro non mi sono mai sentito turbato da questo scandalo, sono mille miglia lontano».

    Don Mario Salerno, presidente dell’Istituto interdiocesano per il sostentamento del clero, è laconico nel suo commento: «La Chiesa non è un giudice che condanna sempre, è anche una madre». La vicenda del sacerdote condannato è nota anche in Vaticano: c’è una lettera, inviata il 20 aprile 2009, in cui un altro prete scrive al cardinale Claudio Hummes, prefetto della Congregazione del clero, e all’Istituto centrale per il sostentamento del clero della «presenza nel cda dell’Istituto del sacerdote (di cui fa nome e cognome; ndr) condannato per abusi sessuali su due ragazze minorenni». Il cardinale Hummes tace. Cinque mesi dopo, invece, a Salerno arriva il direttore dell’Istituto centrale, Cesare Testa, che partecipa ad una riunione del cda presso l’abbazia di Cava de’Tirreni. A quella riunione prende parte anche il sacerdote condannato.

    29 marzo 2010

    Pedofilia: Pierro copre meglio del Vaticano ?
    28 Marzo 2010 – 00:00Nessun commento

    Aldo Bianchini

    Il 26 marzo 2010 di buon mattino ricevo una telefonata da un amico che lavora nella curia di Salerno tra gli attuali stretti collaboratori del vescovo Pierro. Mi chiede con sarcasmo se ho già letto il Corriere del Mezzogiorno e io rispondo che da tempo ormai non lo acquisto più. A questo punto mi invita a fare un’eccezione e a comprarlo perché vi si trova un articolo che sembra copiato pari pari da un mio pezzo risalente al 15 maggio 2009 pubblicato sul quotidiano dentrosalerno.it. Provocato dall’amico che mi derideva chiedendomi il perché dell’azione di copiatura di un pezzo che già allora fu precursore dello scandalo abbattutosi oggi sulla chiesa e suscitò clamore sui forum e nello stesso palazzo del potere clericale, io malvolentieri e sebbene incredulo ho acquistato il giornale. So, per esperienza diretta, che tra i colleghi del Corriere del Mezzogiorno c’è chi usa diffide stragiudiziali per intimarmi di non dire tutta la verità sull’Arcivescovo e i “miracoli” del tribunale ecclesiastico (per dirla tutta difendendo suoi interessi personali!), ma che arrivassero a mezzi usati ai tempi delle scuole dell’obbligo come lo sbirciare e copiare dai compagni di classe non ci credevo e voglio non crederci. Certo questa mia volontà e fiducia è stata messa a dura prova dopo aver letto l’articolo in questione. Infatti su quattro colonne il Corriere titola: “Pedofilia, anche a Salerno un sacerdote condannato”. Leggo tra le righe il fatto e debbo convincermi che non dice nulla di nuovo, ma proprio nulla, rispetto a quanto già avevo portato io alla luce. Anzi non è per nulla preciso, non cita i documenti e non ha nemmeno il coraggio di fare nomi. Veniamo al fatto. Nel 1996 il 12 giugno don GS viene condannato dal tribunale di Salerno (Presidente Dionigi Verasani) per atti di libidine commessi in danno delle allieve D.R.A.A e P.A. (alunne minorenni della scuola Media Statale A. Moscati di Pontecagnano). La Cassazione conferma la pena ad un anno e mesi cinque di reclusione come rivista in sede di Appello. Leggo e rileggo l’articolo e sempre più non comprendo come sia stato possibile che una notizia già vecchia di un anno venga presentata (vedi occhiello) come un caso tenuto segreto quando ormai tale non era più. Forse è dettato solo da un motivo giornalistico in funzione dello scandalo della pedofilia tra i preti o da un interesse della curia stessa? Ma quest’ultima ipotesi sarebbe davvero poco giornalistica e non voglio crederci. Purtroppo i miei dubbi aumentano il giorno dopo quando sullo stesso giornale appare un’intervista non firmata dal titolo “Io non sono un sacerdote pedofilo”. Incredibile, possibile che a un sacerdote condannato in via definitiva basti una telefonata (se vera) per accreditare il suo essere lontano mille miglia dagli scandali? Ma se anche la telefonata fosse un artifizio giornalistico (e non lo è!) in fondo finisce per creare ancora più danno al sacerdote. Infatti verrebbe da chiedere al prelato (strano che chi ha ricevuto la telefonata non l’abbia fatto) che cos’è la pedofilia? E che differenza c’è tra atti di libidine posti ad una maggiorenne con quelli posti ad una minorenne. Caro don GS, infilare le mani nel sedere di una bambina dodicenne, al di là delle sentenze è o non è pedofilia? Altro che il sacerdote come il genitore può e deve toccare i figli. A me francamente la sua telefonata pare più una “confessione” dei fatti che un grido di innocenza. Altro che giornalismo d’inchiesta, nel caso dell’intervista mi è sembrato di assistere ad un “piglia, non pesa, e porta casa”. Eccellenza carissima Mons. Pierro, mentre aspetto ancora precisazioni dal suo presidente del tribunale alle mie puntuali domande pubblicate il giorno 11 marzo 2010 sempre su Dentrosalerno e sulle quali tornerò presto, voglio farle notare che non sono io il grande inquisitore, ma è dall’interno della sua organizzazione che fuoriescono a valanga anche le notizie più devastanti, pubblicate pure a costo di mettere in difficoltà professionale qualcuno dei suoi più stretti collaboratori che a questo punto, credo, troverà ancora più difficoltà a districarsi tra due professionalità. Ci sto pensando, forse nella prossima puntata farò nome e cognome di tutti e medito di pubblicare al più presto una raccolta di tutti miei articoli sulla curia salernitana. Ne uscirebbe una storia diversa da quella raccontata ufficialmente ma forse proprio per questo più interessante ed aderente alla realtà.

    http://www.dentrosalerno.it/web/2010/03/28/pedofilia-pierro-copre-meglio-del-vaticano/

  • Ratzinger evito’ processo in Usa grazie a immunita’

    Ratzinger evito’ processo in Usa grazie a immunita’

    ANSA – Nel 2005 Joseph Ratzinger, citato in giudizio – quando era ancora Prefetto per la Congregazione della Dottrina della Fede – per intralcio alla giustizia nell’ambito di un processo, in Texas, su tre casi di abusi su minori commessi da un seminarista colombiano, si avvalse dell’immunità diplomatica in quanto nel frattempo era diventato papa ed evitò così di andare a deporre.

    L’episodio è ricordato nel libro ‘Il peccato nascosto’, di autore anonimo, pubblicato in questi giorni. L’avvocato Daniel Shea, che assisteva la parte lesa, denunciò l’allora prefetto per la Congregazione della Dottrina della Fede sulla base di due documenti che istruiscono il clero su come trattare i casi di abusi e violenze su minori. Il primo é il Crimen Sollicitationis, del 1962.

    Il secondo è la lettera De delictis gravioribus, redatta nel 2001 e indirizzata a tutte le gerarchie ecclesiastiche. Il testo, firmato proprio da Ratzinger, modifica quello del 1962, e in un passaggio afferma che i casi di delitti più gravi, tra cui gli abusi sui minori, “sono soggetti al segreto pontificio” nella normativa canonica. La lettera, secondo l’accusa di Shea, costituiva un intralcio alla giustizia ordinaria.

    Denunciato nel gennaio 2005, Ratzinger nell’aprile dello stesso anno divenne papa. La Santa Sede chiese e ottenne così dal governo degli Stati Uniti l’immunità diplomatica per il pontefice, in quanto capo di Stato.

    Il processo in cui fu chiamato a deporre Joseph Ratzinger era presieduto dal giudice Lee Rosenthal ed era stato intentato a Harris County, in Texas, contro un seminarista colombiano, Juan carlos Patino-Arango, sospettato di molestie sessuali ai danni di tre ragazzi negli anni Novanta.

    L’avvocato difensore delle tre vittime, Daniel Shea, aveva scoperto che il seminarista, poco dopo l’inizio della causa, era fuggito e che i responsabili della diocesi avevano coperto i suoi misfatti. Nel corso del processo Shea citò in giudizio Joseph Ratzinger in quanto, firmando la lettera De delictis gravioribus, diretta alla gerarchia della Chiesa cattolica universale e quindi anche alle arcidiocesi statunitensi, “ostacolava pervicacemente” le indagini della giustizia ordinaria sugli abusi sessuali ad opera di preti.

    Secondo l’avvocato di Houston, quindi, alla radice della mancata denuncia del seminarista da parte della diocesi texana, c’erano proprio le istruzioni impartite dalla Santa Sede e firmate da Ratzinger.

    Chiamato a deporre oltreoceano, Ratzinger evitò tuttavia di recarsi al tribunale di Harris County: non appena fu eletto al soglio pontificio, i suoi legali chiesero di accordare al nuovo pontefice l’immunità diplomatica in quanto capo di uno Stato sovrano, la Città del Vaticano. Il dipartimento di Stato americano accolse la richiesta e, con una decisione firmata dall’allora presidente degli Usa George Bush e motivata dal viceprocuratore federale Peter Keisler, dichiarò Ratzinger non processabile.

    Secondo Keisler, il procedimento giudiziario contro il pontefice sarebbe stato “incompatibile con gli interessi di politica estera degli Usa”.

    http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/associata/2010/03/28/visualizza_new.html_1737700720.html