Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: abusi sessuali

  • Arezzo, prete indagato per violenza sessuale su minori in difficoltà

    Arezzo, prete indagato per violenza sessuale su minori in difficoltà

    Violenza sessuale: indagato parroco ex francescano 17/04/2007 – Il pm della procura di Arezzo Ersilia Spena ha indagato un ex francescano, adesso parroco in periferia ad Arezzo, per violenza sessuale, maltrattamento e abuso di metodi correzionali.

    L’ avviso di garanzia e’ stato recapitato al sacerdote contestualmente al mandato di perquisizione della comunita’ per minori difficili che il sacerdote gestisce assieme alla madre anche quest’ ultima indagata per maltrattamento e abuso di metodi correzionali che e’ stata effettuata dalla squadra mobile della questura di Arezzo.

    Secondo quanto appreso, la contestazione del reato di ‘violenza sessuale’ rubricata dal magistrato sarebbe relativa all’ aver fatto assistere minori ad atti sessuali.

    Cronache
    17 apr 11:15
    Arezzo: sacerdote indagato per molestie sessuali
    AREZZO – Dopo il caso dell’ex sacerdote fiorentino Don Lelio Cantini, accusato di violenze sessuali, un altro parroco finisce nei guai in Toscana. Ad Arezzo un prete che gestisce un centro per minori e’ finito sotto inchiesta. La squadra mobile aretina ha perquisito la sagrestia e il centro che accoglie ragazzi in difficolta’ gestito dal sacerdote assieme alla madre, anche lei indagata per maltrattamento e abuso di metodi correzionali. (Agr) http://www.corriere.it/ultima_ora/agrnews….4C-FB9773E07E34}

    Sacerdote aretino indagato per molestie sessuali
    Dopo il caso dell’abate di Farneta Pierangelo Bertagna, arrestato nel 2005 per una serie di abusi sessuali, un altro scandalo investe un religioso aretino: si tratta di un sacerdote che gestisce un centro per ragazzi in difficioltà, finito sotto inchiesta per molestie sessuali su minori.
    Del caso si sta occupando la Squadra Mobile di Arezzo, che ha perquisito la sacrestia e il centro assistenziale.
    Indagata anche la madre del parroco, che collabora con lui alla gestione dell’istituto, accusata di maltrattamenti.

    redazione@arezzonotizie.it – la redazione

  • Violenza sessuale Chiuse le indagini sul missionario Film porno inchiodano don Dessì

    Violenza sessuale Chiuse le indagini sul missionario Film porno inchiodano don Dessì

    Violenza sessuale Chiuse le indagini sul missionario Film porno inchiodano don Dessì

    21/02/2007 – Parma – Nel suo computer sarebbe stata trovata una galleria degli orrori PARMA. Il pubblico ministero di Parma, Lucia Russo, depositerà stamane l’atto di conclusione delle indagini per abusi sessuali a carico di don Marco Dessì, 59 anni, il missionario di Villamassargia – per molti anni in Centro America – arrestato il 4 dicembre scorso a Cagliari.

    Le accuse mosse al sacerdote sono di violenza sessuale su minori plurima, aggravata e continuata. La posizione di don Dessì si sarebbe ulteriormente aggravata con nuovi scabrosi particolari, sarebbero stati infatti ritrovati alcuni filmati inequivocabili. L’udienza preliminare potrebbe essere fissata ad aprile.

    Il caso del sacerdote, attualmente detenuto a Parma dopo che ai primi di gennaio era stata bocciata la richiesta di scarcerazione, era stato sollevato in settembre dall’associazione modenese ’Rock no war’.

    L’associazione, dopo un viaggio in Nicaragua di alcuni dirigenti, aveva presentato un esposto alla magistratura parmigiana assieme al Comune di Correggio (Reggio Emilia), alla onlus sarda ’Solidando’ e ad altri cittadini.
    Gli abusi – di cui‘Rock no war’ aveva raccolto testimonianze direttamente dalle presunte vittime – sarebbero stati commessi e protratti per anni non solo in Nicaragua, dove il religioso viveva e dove stava per ritornare quando fu arrestato con grande scalpore in Sardegna ma anche in altri Paesi dove andava ad esibirsi il coro ‘I bambini del Getsemani’, fondato nella sua missione di Chinandega proprio da don Dessì.

    Sei giovani nicaraguensi – di età tra i 7 e i 15 anni – che hanno parlato con gli inquirenti delle violenze subite, sono stati ospitati sotto protezione nel Reggiano. I ragazzi vorrebbero tornare nel loro paese, ma ci sarebbero problemi di sicurezza. Le violenze sessuali sarebbero andate avanti da 1983 sino a tempi recenti. Le hanno raccontate in aula a fine dicembre durante un incidente probatorio gli stessi ragazzi. Una drammatica deposizione che i piccoli hanno fatto nascosti da un separè e sotto l’assistenza di psicologi.

    Durante le indagini si è scoperto che il sacerdote aveva circa 1.400 foto pedopornografiche sul suo personal computer. Don Dessì, a quanto si è appreso, aveva anche tentato di cancellarle, ma gli esperti informatici della Procura sono riusciti a recuperarle. E ora si parla di filmini pedopornografici, tantissimi, al vaglio degli inquirenti. Tutte prove che domani saranno rese pubbliche con la chiusura delle indagini. Il religioso si difende sostenendo si essere vittima di una montatura per screditare lui e la chiesa cattolica in Nicaragua.

    Le organizzazioni che hanno denunciato il sacerdote, invece, sostengono che il Vaticano si è schierato a fianco dei ragazzini che sarebbero stati abusati e che la stessa chiesa nicaraguegna si sta attivando per aiutare le vittime della violenza. (repubblica)

    http://www.sabaudiain.it/notizia.php?id=1172044801

  • Il cardinale Dziwisz accusato di aver taciuto gli abusi sessuali dei preti polacchi

    Il cardinale Dziwisz accusato di aver taciuto gli abusi sessuali dei preti polacchi

    Preti pedofili, il segreto di Stanislao

    Il cardinale Dziwisz accusato di aver taciuto gli abusi sessuali dei preti polacchi
    GIACOMO GALEAZZI

    CITTA’ DEL VATICANO

    Il cardinale Stanislao Dziwisz, per quarant’anni segretario di Karol Wojtyla (ventisette dei quali in Vaticano) e attuale arcivescovo di Cracovia, è accusato di aver coperto casi di abusi e molestie perpetrati da prelati polacchi e alte personalità ecclesiastiche. Nel mirino, il mancato intervento del braccio destro di Giovanni Paolo II in alcune vicende particolarmente scabrose, nonostante le circostanziate denunce coinvolgessero influenti personalità della gerarchia ecclesiastica.

    Tra questi, un arcivescovo connazionale e amico di don Stanislao e il fondatore dell’ordine religioso in maggior crescita oggi al mondo: i Legionari di Cristo. Fin dal 2000 l’«angelo custode» del Pontefice sarebbe stato informato di gravi casi di molestie che vedevano coinvolti prelati celebri, ma avrebbe «insabbiato» il dossier che proveniva dal clero polacco e da un tribunale ecclesiastico sudamericano. L’accusa è pesante, simile a quella che ha costretto alle dimissioni il cardinale Bernard Law, l’ex arcivescovo di Boston nominato arciprete di Santa Maria Maggiore a Roma. In primo luogo risulterebbe che il cardinale Dziwisz avrebbe ignorato le rivelazioni di esponenti della Chiesa polacca che avevano per oggetto un suo sodale. Invece di attivarsi per verificare le gravissime accuse contenute nelle informative, don Stanislao avrebbe tenuto prudentemente in un cassetto gli allarmanti documenti che gli aveva inviato, sette anni fa, un gruppo di sacerdoti per avvertirlo degli abusi di monsignor Juliusz Paetz, allora arcivescovo di Poznan, a danno di seminaristi. I preti che avevano indirizzato l’informativa riservata a don Stanislao si aspettavano una pronta reazione da parte del segretario del Papa e avrebbero scoperto, invece, con grande stupore, che Karol Wojtyla era stato completamente lasciato all’oscuro della vicenda.

    Lo scandalo dell’arcivescovo Paetz venne poi alla luce indipendentemente dalla denuncia fatta giungere a monsignor Dziwisz e portò alle clamorose dimissioni del presule polacco nel 2002. Le accuse aleggiavano da diverso tempo attorno all’arcivescovo Paetz, al punto che la Conferenza episcopale polacca aveva messo segretamente al lavoro una commissione d´inchiesta. I testimoni d’accusa (giovani vittime di molestie sessuali) sono più di una dozzina e incombeva la minaccia che la vicenda potesse allargarsi a prelati vicini a monsignor Paetz negli anni del suo soggiorno in Vaticano come assistente alla Camera pontificia.

    Segnalazioni tutt’altro che rassicuranti erano giunte sul suo conto anche dal giudice polacco della Rota Romana, monsignor Antoni Stankiewicz e da un’amica di gioventù di Karol Wojtyla, la psichiatra Wanda Poltawska, guarita da un tumore terminale, nel 1962, per l’asserita intercessione di padre Pio. Malgrado il silenzio di don Stanislao, dopo un paio di anni, monsignor Paetz, chiacchierato dai suoi stessi sacerdoti per i rapporti con alcuni studenti e chierici del seminario, fu allontanato dalla prestigiosa carica. Ma ciò solo in seguito a un articolo pubblicato dell’autorevole quotidiano «Reczpospolita». Fino all’ultimo il presule ha negato le accuse, sostenendo di aver rassegnato le dimissioni «per il bene della chiesa di Poznan».

    Nelle vicende di abusi compiuti da prelati, le omissioni attribuite a don Stanislao, oggi depositario di quel ricchissimo archivio personale che Giovanni Paolo II aveva chiesto fosse dato alle fiamme dopo la sua morte, non si limitano alla Polonia ma coinvolgono anche il leder dei Legionari, un corpo scelto e superpreparato di sacerdoti e laici di tutto il mondo, in rapidissima espansione.

    Nel 2002, sempre nel ruolo delicatissimo di segretario personale del Pontefice, monsignor Dziwisz avrebbe ricevuto la lettera di don Antonio Ornelas, un sacerdote messicano, membro del tribunale ecclesiastico diocesano, che portava alla luce gli abusi e le molestie di padre Marcial Maciel Degollado, fondatore dei Legionari di Cristo. Anche in questo caso, la risposta di don Stanislao sarebbe stata il silenzio. Del resto un processo canonico avrebbe inevitabilmente costretto il Vaticano ad affrontare spinosissime questioni. Nel caso Maciel, infatti, i capi d’accusa fanno riferimento al canone 977 (assoluzione di un complice nel peccato contro il sesto comandamento, ossia «non commettere atti impuri»). Nella legislazione ecclesiastica l’abuso sessuale di un sacerdote, sia pure sui minori, è meno grave del cosiddetto delitto di «complicità», quando, cioè, il sacerdote confessore assolve colui o colei con cui ha avuto rapporti sessuali. Nel primo caso è prevista la sospensione o al massimo la dimissione del sacerdote, nel secondo, è prevista la scomunica «latae sententiae» riservata alla Sede Apostolica. Ed è proprio questo il delitto di cui si sarebbe macchiato padre Maciel e sul quale le autorità vaticane si sarebbero dovute pronunciare. Anche lui, però, fu allontanato dal suo posto molto tempo dopo la denuncia rivolta a don Stanislao, e cioè solo nel 2005, per iniziativa di papa Ratzinger, nel frattempo succeduto a Karol Wojtyla. Ad aver colto i limiti del provvedimento vaticano, è il canonista messicano padre Antonio Roqueñi, per otto anni cappellano universitario dell’Opus Dei, e poi, per vent’anni, canonista al Tribunale ecclesiastico di Città del Messico, che ha deciso di offrire la propria opera di canonista agli accusatori di padre Maciel. Dopo «attento studio e investigazione», Benedetto XVI gli ha inflitto come pena «una vita riservata di preghiera e penitenza».

    L’accusa di aver tentato di coprire gli scandali sessuali nella Chiesa raggiunge il cardinale Dziwisz mentre è ancora aperta nella conferenza episcopale polacca la ferita delle dimissioni del neo-arcivescovo di Varsavia Stanislaw Wielgus. Un’onda lunga che ha raggiungo anche l’arcidiocesi di Cracovia. Anche monsignor Janusz Bielanski, stretto collaboratore del cardinale Dziwisz, è stato costretto a dimettersi da rettore della cattedrale di Cracovia per le accuse di collaborazionismo con i servizi segreti polacchi. In questo, caso come per i silenzi addebitati a don Stanislao nello scandalo dei prelati molestatori, la risposta di padre Robert Necek, portavoce del cardinale di Cracovia, è categorica: «Sua Eminenza non ha insabbiato nulla, non c’è alcuna testimonianza, si tratta di accuse assolutamente ingiuste».

     

    http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezion…18364girata.asp

    /2/2007 (8:12) – IL CASO

  • Don Dessì, 1.400 foto sul pc

    Don Dessì, 1.400 foto sul pc

    Aveva circa 1.400 fotografie pedopornografiche sul suo personal computer, don Marco Dessì, il sacerdote finito in carcere a Parma con l’accusa di abusi sessuali su minori ospiti della sua missione in Nicaragua.

    All’imputazione di violenza sessuale si aggiunge, dunque, quella di detenzione di queste immagini scaricate da Internet. Il religioso aveva tentato di cancellarle, ma gli esperti informatici della Procura sono riusciti a recuperarle.

    Si aggrava, dunque, la posizione di don Dessì, che era stato arrestato il 4 dicembre scorso a Cagliari, mentre stava per ripartire per il Nicaragua. La denuncia era stata presentata dall’associazione Rock No War, dal Comune di Correggio e dall’associazione cagliaritana Solidando, entrati in contatto con sei giovani che avevano subito le violenze e che sono stati ospitati nella nostra provincia sotto protezione. L’incarico è stato affidato all’avvocato Marco Scarpati.

    Oggi ha consegnato la sua relazione il consulente Lino Rossi, criminologo reggiano nominato dalla procura parmense. A questo punto le indagini della procura, affidate alla dottoressa Lucia Russo, sono chiuse. L’indagato avrà una ventina di giorni di tempo per presentare memorie difensive o chiedere eventuali supplementi di istruttoria, dopo di che il gip dovrà decidere sul rinvio a giudizio. L’udienza preliminare potrebbe essere fissata già ad aprile.

    Don Dessì ha nominato suo difensore l’avvocato reggiano Romano Corsi, che si affianca al legale sardo Pier Luigi Concas. I giovani nicaraguensi sentiti dai magistrati di Parma hanno descritto un quadro agghiacciante delle violenze subite, iniziate negli anni Ottanta-Novanta e che si sono protratte per vari anni.

    http://www.telereggio.it/notizie/31905.html

  • Cassazione. Prescrizione per don Giorgio Carli. Confermata condanna al risarcimento

    Cassazione. Prescrizione per don Giorgio Carli. Confermata condanna al risarcimento

    Pedofilia, Bolzano: ricorso in appello contro parroco assolto in primo grado

    Un sacerdote di San Giacomo, assolto il 20 febbraio 2006 dall’accusa di abusi sessuali nei confronti di una parrocchiana che all’epoca dei fatti aveva 9 anni

    Bolzano, 27 gen. – (Adnkronos) – Don Giorgio Carli, 43enne sacerdote di San Giacomo a Bolzano, assolto il 20 febbraio 2006 dall’accusa di abusi sessuali nei confronti di una parrocchiana che all’epoca dei fatti aveva 9 anni, con tutta probabilita’ dovra’ tornare dinanzi ai giudici. Il sacerdote era stato assolto, perche’ il fatto non sussiste, art. 530 secondo comma del codice di procedura penale, ex insufficienza di prove. Gli avvocati di parte civile e la procura avevano annunciato ricorso per Cassazione, dal momento che all’epoca, per effetto della legge Pecorella, non era ammessa l’impugnazione in appello di una sentenza di assoluzione in primo grado.

    Ora, a distanza di quasi un anno, la recente sentenza con cui la Corte Costituzionale ha dichiarato illegittime alcune parti della legge Pecorella riapre le porte del tribunale per questo procedimento. L’avvocato Gianni Lanzinger, uno dei legali della parte civile, conferma che si terra’ un processo di merito di secondo grado e don Giorgio Carli tornera’ davanti ai giudici della corte d’appello di Bolzano, i quali dovranno giudicare la veridicita’ del racconto della ragazza che, a distanza di dieci anni e dopo una lunga terapia psicologica, accuso’ il prete di ripetuti stupri e violenze avvenuti tra il 1989 e il 1994.

  • Roma.Violentò 2 bimbe in confessionale.

    Roma.Violentò 2 bimbe in confessionale.

    Pedofilia/ Abusi su due bimbe in confessione: arrestato sacerdote

    Abusi sessuali su due bambine di 10 anni anche durante la confessione. E’ l’accusa mossa dalla procura di Roma nei confronti di E.M., sacerdote di 48 anni; il pm Francesco Scavo ha chiuso l’inchiesta nei suoi confronti con il deposito degli atti, passo che prelude a una richiesta di rinvio a giudizio. Il magistrato ha ipotizzato a suo carico il reato di ‘atti sessuali con minorenne’ (articolo 609 quater del codice penale).

    Questo perché, “avvalendosi della qualità di padre spirituale delle bambine che frequentavano il corso di catechismo presso la parrocchia Santa Rosa da Viterbo ed approfittando pertanto dell’autorità che tale qualifica rappresentava, in ripetute e diverse circostanze (anche in occasione del rito della confessione), dopo averle condotte nei locali della sagrestia e dell’appartamento all’interno della parrocchia ed adibito a sua privata dimora, accarezzava loro in più occasioni il corpo cingendo loro le braccia intorno al collo, le stringeva a sé e le baciava sul viso e sulla bocca con la lingua”.

    All’indagato vengono contestate le aggravanti “di aver commesso il fatto su persone minori degli anni dieci affidate alle sue cure per ragioni educative, religiose e comunque di istruzione, nonché nei momenti in cui nei confronti delle stesse aveva un obbligo di custodia o comunque di vigilanza”. Secondo il magistrato, che ascolterà il sacerdote, il quale ha chiesto di essere interrogato, gli abusi si sarebbero prolungati, nella parrocchia, nella zona di Tor di Quinto, nella capitale, fino alla scorsa primavera.

    http://laici.forumcommunity.net/?t=15408852

  • Chi è quest’altro prete pedofilo recidivo?

    Chi è quest’altro prete pedofilo recidivo?

    Roma, 8 gen,  (Adnkronos) – Rischio di rinvio a giudizio per un sacerdote C.D.M. di 56 anni accusato di abusi sessuali su due minorenni che gli erano stati affidati ”per ragioni di educazione e vigilanza”.

    Il pubblico ministero, Nunzia D’Elia, ha infatti concluso l’inchiesta riguardante il religioso depositando gli atti. All’imputato si contesta di aver approfittato dello stato di salute di un bambino a lui affidato perche’ disturbato nell’apprendimento toccandolo in piu’ occasioni. Il fatto accadde nel giugno scorso. Al sacerdote inoltre si contesta di aver nel maggio scorso compiuto atti sessuali su un altro minore che era stato a lui affidato durante un soggiorno a Ventotene.

    Entro 20 giorni i difensori del sacerdote dovranno sollecitare l’attivita’ istruttoria da parte del pubblico ministero o depositare atti dopodiche’ il pm D’Elia presentera’ al gup De Angelis che ha concesso al religioso gli arresti domiciliari la sua richiesta di rinvio a giudizio.

    “Palpeggiava i dodicenni”, ora rischia il processo Pedofilia – Sta per chiudersi l’istruttoria sul 58enne sacerdote che prestava servizio nella chiesa della Madonna di Czestochowa, alla ‘Rustica’. Da novembre è ai domiciliari. Oltre 10 anni fa era già stato condannato per abusi

    Roma, 8 gennaio 2007 – Chiesa e pedofilia: un terribile binomio che torna sotto i riflettori. Già condannato piu’ di dieci anni fa per abusi sessuali su minorenni, un sacerdote di origine siciliana rischia adesso di finire sotto processo per ulteriori due episodi dello stesso tipo commessi tra l’ aprile e il maggio dello scorso anno.

    Nei confronti di A.D., 58 anni, parroco nella chiesa della Madonna di Czestochowa di localita’ ‘La Rustica’, a Roma, e insegnante di religione alla scuola media capitolina ‘Salvo D’Acquisto’, infatti, il pm di Roma Nunzia D’ Elia, ha depositato gli atti di indagine e si appresta a chiedere il rinvio a giudizio per l’accusa di atti sessuali con minorenni.

    Due gli episodi che si contestano al sacerdote e per i quali l’uomo nel novembre scorso era finito in carcere, per poi finire agli arresti domiciliari qualche giorno dopo nel convento dell’Ordine dei Monaci Benedettini Silvestrini di Bassano Romano. Il primo accertato dagli investigatori e’ dell’ aprile del 2006. Secondo l’ accusa, in quella occasione A.D. avrebbe indotto un suo allievo di dodici anni a subire palpeggiamenti nell’ oratorio della chiesa nella quale prestava servizio. Il mese successivo, invece, gli atti sessuali sarebbero stati compiuti su un dodicenne durante un ‘campo-scuola’ trascorso nell’ isola di Ventotene.

    L’ inchiesta della procura capitolina e’ stata avviata in seguito a una denuncia presentata dai genitori del bambino molestato nell’ oratorio. Sarebbe stato lo stesso dodicenne a raccontare di aver saputo che ci sarebbero stati altri episodi simili a quello che lo aveva visto vittima. Secondo quanto si e’ appreso, il sacerdote fin da subito smenti’ tutte le circostanze che gli venivano contesatate, salvo poi correggere il tiro ammettendo le sue responsabilità, anche se limitandole nella portata.

  • Don Dessì, qualcuno sapeva da 15 anni

    Don Dessì, qualcuno sapeva da 15 anni

    Il presidente del Nicaragua Daniel Ortega, il cardinale Obando y Bravo, la Polizia locale, il Nunzio apostolico, l’ambasciatore del paese centramericano in Italia: sarebbero questi gli appoggi su cui contava, o quantomeno su cui diceva di poter contare don Marco Dessì, il sacerdote sardo arrestato il 4 dicembre con l’accusa di aver violentato almeno 6 minori ospiti della sua missione di Chinandega, in Nicaragua.

    Un esposto presentato il 28 settembre scorso alla Procura di Parma dal Comune di Correggio e dalle associazioni Rock No War e Solidando ha fatto scattare le indagini. Nella nostra provincia don Dessì era venuto parecchie volte – l’ultima nel luglio scorso – per raccogliere fondi.

    Il prete è in carcere a Parma e, attraverso il suo difensore Pier Luigi Concas, continua a proclamarsi innocente e a respingere tutte le accuse. Ma gli elementi a suo carico raccolti dal pubblico ministero Lucia Russo sembrano molto forti. Le dichiarazioni dei minori che sostengono di essere stati violentati da Don Dessì – e che attualmente vivono in Emilia sotto protezione – disegnano un quadro agghiacciante. Feroci abusi sessuali che coinvolgerebbero un numero enorme di bambini, iniziati almeno nel 1989 e protrattisi fino a pochi mesi fa, con casi di ragazzini violentati sistematicamente dall’età di 8 anni per un periodo anche di 6-7 anni.

    Dalle intercettazioni disposte dalla Procura di Parma sul telefono e sulla posta elettronica di don Dessì nello scorso mese di novembre emerge che il sacerdote era convinto di poter contare sulla protezione delle massime autorità politiche e religiose del Nicaragua, rispetto alle quali aveva accesso diretto. Mai, in quelle telefonate, il prete si dice amareggiato per le accuse ingiuste rivolte contro di lui. Si preoccupa invece di far ritrattare chi lo accusa offrendogli soldi, oppure organizzandone l’incriminazione da parte della Polizia sulla base di prove false. O di far intestare i propri beni a una rete di prestanome per sottrarli al sequestro. O ancora di come eludere le disposizioni della S. Sede, che gli aveva ordinato di lasciare il Nicaragua e di ritirarsi in un luogo di preghiera in Italia, minacciandolo di scomunica.
    Ma dalle testimonianze raccolte dalla Procura emerge anche un fatto a dir poco sconcertante. Nell’agosto del 1991 un operatore italiano della missione di don Dessì apprese delle violenze e, nonostante fosse stato pesantemente minacciato, al suo ritorno in patria ne informò i vertici dell’ordine a cui appartiene il sacerdote, il ‘Gesù divino operaio’. In seguito a quella denuncia, don Dessì fu richiamato dal Nicaragua per un periodo di preghiera in Italia. Ma pochi mesi dopo ritornò alla guida della missione, fra i bambini, per altri 15 anni.

    Gabriele Franzini

  • Condannato parroco di 88 anni per pedofilia

    Condannato parroco di 88 anni per pedofilia

    Fonte: corriere della sera

    24 nov 11:24 Lipari: abusi su minore, condannato a 15 anni ex parroco
    LIPARI – Per aver abusato sessualmente di un bambino di 5 anni, l’88enne ex parroco di Lipari e’ stato condannato a 15 anni di carcere dal Tribunale di Barcellona Pozzo di Gotto, in provincia di Messina.

    Inflitti 5 anni anche alla sua perpetua, la 47enne di origine francese madre del minore: avrebbe consentito al prete di violentare il piccolo tra il 1996 e il 1998, portandolo frequentemente in parrocchia. (Agr)

    fonte:www.la7.it

    Messina 24/11/2006 13:32
    ABUSI SESSUALI SU BAMBINO, PARROCO 88ENNE CONDANNATO A 15 ANNI

    Messina, 24 nov. (Apcom) – Il Tribunale di Barcellona P. G. (Messina) ha condannato a 15 anni di carcere e 3 anni di libertà vigilata don Alessandro Restuccia, 88 anni, ex parroco della frazione Canneto di Lipari, sospeso dalle autorità ecclesiastiche duraate le indagini, per violenza sessuale su un minore.

    Assieme al parroco il Tribunale ha condannato anche la madre del minore a 5 anni di carcere perché avrebbe consentito gli abusi. Le violenze subite dal minore (all’epoca dei fatti aveva 5 anni) – secondo quanto accertato dai pm messinesi – risalgono ad un periodo compreso tra il 1996 e il 1998, quando la madre del piccolo, una donna francese sposata con un pescatore di Lipari, svolgeva il ruolo di perpetua del prete.

    A denunciare gli abusi è stato il padre durante la procedura di separazione.

    Domenica, 26 novembre 2006

  • ABUSI SESSUALI SU BAMBINO, PARROCO 88ENNE CONDANNATO A 15 ANNI

    ABUSI SESSUALI SU BAMBINO, PARROCO 88ENNE CONDANNATO A 15 ANNI

    Messina, 24 nov. (Apcom) – Il Tribunale di Barcellona P. G. (Messina) ha condannato a 15 anni di carcere e 3 anni di libertà vigilata don Alessandro Restuccia, 88 anni, ex parroco della frazione Canneto di Lipari, sospeso dalle autorità ecclesiastiche duraate le indagini, per violenza sessuale su un minore.

    Assieme al parroco il Tribunale ha condannato anche la madre del minore a 5 anni di carcere perché avrebbe consentito gli abusi. Le violenze subite dal minore (all’epoca dei fatti aveva 5 anni) – secondo quanto accertato dai pm messinesi – risalgono ad un periodo compreso tra il 1996 e il 1998, quando la madre del piccolo, una donna francese sposata con un pescatore di Lipari, svolgeva il ruolo di perpetua del prete. A denunciare gli abusi è stato il padre durante la procedura di separazione.