Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: abusi sessuali

  • ORRORE IN CANADA

    ORRORE IN CANADA

    Giunge dal giardino di quella che un tempo era la Kamloops Indian Residential School, nel Canada occidentale una scoperta shock: i resti di ben 215 bambini, stipati in una sorta di fossa comune, quasi certamente appartenenti all’etnia indigena. La Kamloops Indian Residential School faceva parte, infatti, dell’insieme di ’Indian residential schools’, rete di istituti voluti dal governo e gestiti dalle Chiese cattoliche con il preciso scopo di assimilare i figli degli indigeni nella cultura dominante, la cosiddetta “educazione bianca”.

    La minoranza etnica ’Tk’emlúps te Secwépemc’ paventava già da decenni l’emergere di un’agghiacciante verità. Pare che i bambini fossero costretti a subire abusi sessuali e fisici, pagando a volte con la vita quella che era la loro unica “colpa”: essere indigeni. La Kamloops Indian Residential School, una delle più grandi del Paese, iniziò l’attività alla fine del 19mo secolo sotto la gestione della Chiesa cattolica prima di passare sotto il controllo del governo nella seconda metà degli anni Sessanta e di chiudere i battenti nel 1978.

    Le origini dell’odio xenofobo dei Canadesi verso gli indigeni sono ben spiegate dalle parole di Ry Moran, ex direttore del National Research Centre for Truth and Reconciliation: «La soppressione o sottomissione degli indigeni fu una strategia precisa in Canada.Eravamo una colonia da cui le madrepatrie — Gran Bretagna e Francia — pompavano risorse. Il primo obiettivo era l’accesso ai fiumi, al legname, al mare, alla terra da coltivare. Il mito del territorio vergine da conquistare è falso. C’era gente che viveva qui da centinaia di anni. Lo Stato canadese doveva cancellare le popolazioni indigene in qualche modo e raccontare una nuova storia, dei miti appunto: che questa terra era stata “scoperta”, che gli indigeni stavano morendo e sarebbero scomparsi e quindi era meglio integrarli, assimilarli nella società occidentale che si stava formando. Venne impedito loro, “legalmente”, di partecipare attivamente al nuovo Stato, nessun diritto di voto, nessun diritto di assembramento per più di tre persone, rimozione forzata dalle loro terre tradizionali per confinarli nelle riserve e trasferimento forzato dei bambini nelle scuole residenziale. Dovevi raccontare la storia di una nazione che si formava, gran parte di quello che le popolazioni indigene subivano era tenuto lontano dalla vista della pubblica opinione. Non era discussa»

    Anna Maria Stanca

  • I legislatori della California cercano di porre fine allo statuto civile di prescrizione delle denunce per abusi sessuali su minori

    I legislatori della California cercano di porre fine allo statuto civile di prescrizione delle denunce per abusi sessuali su minori

    Le vittime infantili di abusi sessuali in California non dovrebbero più affrontare le scadenze per presentare azioni civili contro i loro presunti autori di abusi in base a un nuovo disegno di legge annunciato lunedì dal membro dell’Assemblea Dawn Addis (D-Morro Bay) e dalla senatrice Nancy Skinner (D-Berkeley).

    Il Justice for Survivors Act cerca di porre fine allo statuto civile di prescrizione per gli abusi sessuali su minori, comprese le denunce contro le istituzioni che potrebbero aver consentito o coperto gli abusi. Secondo l’attuale legge dello stato, i sopravvissuti sono tenuti a presentare ricorso in tribunale civile entro il loro 40 ° compleanno o, in alcuni casi, entro cinque anni dalla scoperta del loro abuso da adulti.

    “Eliminando lo statuto civile di prescrizione per gli abusi sessuali su minori, stiamo aiutando i sopravvissuti a farsi avanti per cercare la chiusura critica di cui hanno bisogno”, ha detto Addis in un comunicato stampa rilasciato lunedì. “È ora di porre fine a questo limite di tempo arbitrario e crudele per la giustizia”.

    Il disegno di legge potrebbe avere importanti ripercussioni finanziarie per istituzioni di spicco come la Chiesa cattolica o i Boy Scouts of America, attualmente alle prese con scandali di abusi sessuali diffusi e in corso.

    Skinner ha affermato che il disegno di legge aiuterebbe a promuovere la guarigione tra le vittime, ma riterrebbe anche responsabili le organizzazioni potenti.

    “Il vantaggio di revocare questo termine di prescrizione è che può portare [l’abuso] alla luce, ritenere le organizzazioni responsabili e, si spera, porre fine alla pratica”, ha affermato Skinner. “Il sole è un ottimo disinfettante.”

    Gli avvocati che rappresentano le diocesi cattoliche in tutta la California settentrionale non hanno risposto immediatamente alla richiesta di commento della NBC Bay Area.

    Un portavoce dell’arcidiocesi di San Francisco ha dichiarato di non avere commenti sulla proposta di legge.

    Negli ultimi due anni, l’unità investigativa della NBC Bay Area ha intervistato dozzine di presunte vittime di abusi da parte del clero cattolico in tutto lo stato. Una recente “finestra temporale” di tre anni approvata dal legislatore dello stato della California nel 2019 ha consentito alle vittime di abusi sessuali infantili di presentare nuove azioni civili in tribunale, indipendentemente da quando si è verificato il presunto abuso. Ma quella finestra si è appena chiusa alla fine del 2022.

    Più di 1.500 cause legali sono state intentate contro la Chiesa cattolica nella sola California del Nord. In quasi tutti i casi, ci sono voluti decenni prima che l’accusatore si facesse avanti.

    Alcuni hanno detto alla NBC Bay Area che non potevano elaborare i loro abusi in così giovane età. Altri dicono di essere stati dissuasi dal farsi avanti dai loro aggressori, o persino dalla loro stessa famiglia.

    I sostenitori delle vittime hanno applaudito l’annuncio. “Questa introduzione del disegno di legge è un enorme passo avanti e porta la necessaria consapevolezza per riformare le leggi arcaiche che impediscono ai sopravvissuti di farsi avanti e consentono agli autori di abusi di sfuggire alla giustizia e ferire gli altri”, ha affermato Mike McDonnell, portavoce del Survivors Network of those Abused dai Sacerdoti (SNAP).

    https://www.nbcbayarea.com/news/california/california-lawmakers-civil-statute-of-limitations-childhood-sexual-abuse-claims/3149955/

  • L’INDIPENDENTE – Negli ultimi 15 anni in Italia sono stati condannati per pedofilia 164 sacerdoti

    L’INDIPENDENTE – Negli ultimi 15 anni in Italia sono stati condannati per pedofilia 164 sacerdoti

    Quello degli abusi sessuali all’interno della Chiesa Cattolica è un tema su cui in Italia non si è finora mai indagato per davvero e sul quale non si è nemmeno mai tenuto un serio dibattito pubblico e politico. Eppure ci sarebbe molto da parlare, eccome. Basta guardare gli ultimi numeri.

    Sono 164 i sacerdoti condannati definitivamente per pedofilia negli ultimi 15 anni. Altri 166 sono attualmente denunciati, indagati, in attesa di giudizio o non più condannabili per prescrizione. Invece sono 88 i casi “segnalati da vittime che per improcedibilità spesso legata alla prescrizione non sono noti alle autorità civili”. Per un totale di 418 preti coinvolti – molti dei quali in Lombardia, al primo posto per presunti abusi sessuali su minorenni commessi da sacerdoti – e 29.260 potenziali vittime.

    Lo dice il censimento realizzato dall’Osservatorio Permanente della Rete L’Abuso – che ha raccolto segnalazioni di casi di abusi sessuali negli ultimi 13 anni direttamente dalle vittime – e dall’associazione internazionale Eca Global (Ending ClergyAbuse), secondo cui il numero complessivo di casi potrebbe comunque essere sottostimato.

    L’obiettivo non è tanto quello di «fornire dei numeri, ma insieme a questi fornire in assenza di dati governativi un quadro di consapevolezza più ampio, spiegando perché il problema endemico dei sacerdoti pedofili, in Italia sia particolarmente allarmante rispetto agli altri paesi, non solo nell’area dell’Unione Europea», commentano le associazioni. Il documento, inviato alle autorità italiane per spronare l’avvio di un’indagine indipendente, fa in realtà l’eco a quanto chiesto già nel 2019 dalle Nazioni Unite: investigare in maniera imparziale sugli abusi sessuali da parte del clero.

    Al momento, infatti, l’Associazione Rete L’Abuso, guidata tra l’altro da chi quegli abusi li ha subiti sulla propria pelle, Francesco Zanardi, è l’unica che in assenza di dati ufficiali cerca di tenere traccia del fenomeno, comunque «da considerarsi in difetto rispetto alla reale portata degli abusi».

    Nel corso degli anni è stato chiesto più volte anche al Vaticano di muoversi nella direzione giusta. Nel 2014, ad esempio, è stata creata una Commissione speciale che però ha portato a casa scarsissimi risultati perché contrastata da poteri politici ed ecclesiastici forti.

    Il problema, a quanto pare, è intrinseco e per questo difficilmente estirpabile.

    Un timido tentativo di fare chiarezza sulla questione è arrivato lo scorso novembre dalla Conferenza Episcopale Italiana (CEI), che ha pubblicato i dati raccolti nel corso dei due anni precedenti presso i centri di ascolto delle diocesi. Si è trattato del primo rapporto su abusi sessuali e pedofilia nella Chiesa italiana, pubblicato dalla stessa – e lungo appena 40 pagine scritte dagli esperti dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, non di certo imparziali – e che si è rivelato una totale presa in giro (seppur i dati siano comunque sconcertanti).

    Il rapporto infatti considera solo alcuni casi denunciati alla Chiesa stessa – invece la vittima può denunciare anche alla magistratura, per esempio -, avvenuti tra il 2020 e il 2021. Questo è un problema per diversi motivi: spesso la vittima realizza di aver subito abusi dopo anni di terapia (e quindi denuncia anni dopo) e la CEI aveva promesso di analizzare gli ultimi vent’anni (non solo gli ultimi due, tra l’altro trascorsi in lockdown).

    In generale, poi, le righe dedicate alla questione degli abusi sono veramente poche, seppur spiazzanti. Al loro interno si legge che nell’arco di tempo considerato si sono rivolte ai Centri di ascolto per segnalare un abuso 86 persone. Numeri enormi, se valutiamo il contesto, anche se parziali e incompleti.

    Considerando che i sacerdoti presenti in Italia sono fra i 35 e i 38mila, e che secondo padre Hans Zollner, uno dei maggiori esperti mondiali sugli abusi sessuali nella Chiesa, il 3-5% di questi è un abusatore, ci rendiamo conto che i dati della CEI – per quanto preoccupanti – sono un insulto alle vittime. Il problema è che il nostro Paese è profondamento legato a certe tradizioni, tra cui quella religiosa. Per questo è difficile che se ne parli “male” apertamente, ed è più facile, invece, insabbiare tutto e far finta che il problema non esiste. Ma c’è, ed è enorme.

    [di Gloria Ferrari]

    Negli ultimi 15 anni in Italia sono stati condannati per pedofilia 164 sacerdoti

  • Abusi, in Germania la Chiesa stanzia 40 milioni di euro per le vittime. Ma in Italia la Cei non vuole parlare di risarcimenti

    Abusi, in Germania la Chiesa stanzia 40 milioni di euro per le vittime. Ma in Italia la Cei non vuole parlare di risarcimenti

    Città del Vaticano – I risarcimenti alle vittime della pedofilia stanno costando assai salati alle finanze della Chiesa tedesca. Finora i vescovi hanno dovuto sborsare più di 40 milioni di euro a donne e uomini che in passato sono stati oggetto di molestie e abusi sessuali. Tre domande risarcitorie su quattro hanno riguardato uomini e una su quattro donne. Tuttavia, 20 dei 24 pagamenti superiori a 100.000 euro sono andati a donne così come 17 dei 27 pagamenti tra 75.000 e 100.000 euro.

    In questi tre anni i vescovi seguendo una policy basata sulla totale trasparenza e sull’ascolto di chi in passato è stato violato e spesso silenziato dalla struttura, hanno aperto nelle diocesi sportelli on line e sui siti persino moduli da compilare per facilitare l’invio al fine di ottenere risarcimenti. In totale si sono contate 1.839 richieste mentre una Commissione indipendente (appositamente istituita) ha lavorato per verificare e approvare i pagamenti. L’importo medio è stato di 22.150 euro in 1.809 casi. Il risultato di questo lavoro immane è stato reso noto dal rapporto annuale della commissione e diffuso dalla agenzia di stampa cattolica KNA.

    In 143 casi (circa l’8%) è stato ordinato un pagamento superiore a 50.000 euro, in 24 casi, invece, (1,3%) superiore a 100.000 euro. In quasi 1.000 casi (54%), l’importo approvato era di 15.000 euro o meno.

    Tra le domande esaminate solo nove non sono state approvate e sono state giudicate inammissibili, mentre per altre 21 domande il riconoscimento non è stato concesso o perché nel frattempo sono state ritirate o perché si trattava di domande multiple che sono state poi raggruppate in una unica richiesta.

    A far parte di questa commissione sono undici membri esperti di varie discipline e proposti da un organismo a maggioranza non ecclesiastica, tutti nominati dalla Conferenza episcopale. Ma le loro decisioni sono assolutamente libere. Il presidente è l’avvocata Margarete Reske (70 anni), già presidente del Tribunale regionale superiore di Colonia. Il tempo medio di attesa per avere una risposta è di circa quattro mesi.

    Mentre la gestione dei casi di abuso in Germania è avviata su una buona strada e il lavoro sottoposto regolarmente a commissioni totalmente indipendenti, in Italia il percorso sta andando avanti a rilento nonostante gli annunci ad effetto della Cei dove al suo interno si riscontrano posizioni discordanti su come affrontare l’emergenza. Lo zoccolo duro dei vescovi è contrario ad aprire gli archivi e in ogni caso il tema dei risarcimenti per le vittime italiane resta ancora un terreno praticamente inesplorato e finora accantonato al punto da collocare la Chiesa italiana fanalino di coda in Europa, se paragonata all’atteggiamento di apertura e collaborazione vigente in altri episcopati. Persino sui futuri report annuali i vescovi hanno scelto di non aprire i propri archivi per effettuare una ricerca storica in grado di scandagliare i metodi usati dalla Chiesa negli ultimi 50 anni. La linea che i vescovi hanno scelto è di compromesso, a ribasso: i ricercatori della Cattolica (certamente professionisti ma non indipendenti completamente dall’istituzione Chiesa) potranno effettuare ricerche ma limitate ai vent’anni e solo negli archivi della Congregazione per la Dottrina della Fede (non in quelli delle 220 diocesi italiane).

    Nel frattempo in Italia l’Osservatorio permanente della Rete l’Abuso, l’associazione che raccoglie le vittime di abusi sessuali da parte dei preti,ha reso noto il primo report prodotto con i dati pervenuti all’Associazione: l’arco temporale di riferimento è di circa 13 anni; le segnalazioni contenute nel documento sono raccolte direttamente dalle denunce delle presunte vittime; i dati si riferiscono unicamente a sacerdoti e non comprendono l’indotto (catechisti, educatori, animatori e laici in generale); tutti i casi conteggiati sono riconducibili unicamente ad abusi sessuali a danno di minori».

    «Il presente report -si legge -non ha l’obbiettivo di fornire dei numeri, ma spiegare perché il problema endemico dei sacerdoti pedofili, in Italia sia particolarmente allarmante rispetto agli altri paesi, non solo nell’area dell’Unione Europea». Dai dati, regione per regione, emerge che sono 164 i sacerdoti condannati in via definitiva negli ultimi quindici anni («elenco parziale», si precisa). I casi non noti: 86, «segnalati da vittime che per improcedibilità spesso legata alla prescrizione non sono noti alle autorità civili». 166 è il numero segnalato dal Report della Rete l’Abuso, di sacerdoti accusati, si tratta di preti attualmente denunciati, indagati, in attesa di giudizio o in attesa di sentenza definitiva in Italia. «Il dato – fa presente Rete l’Abuso – conteggia anche chi si è salvato dalla prescrizione». Il totale dei casi censiti nel Report che restano potenzialmente pericolosi è 418. Le potenziali vittime 29.260 (il dato – precisa l’associazione nel Report – tiene conto di quello francese che parla di 72 minori in media a sacerdote).

    https://www.ilmessaggero.it/vaticano/abusi_sessuali_risarcimenti_vittime_vescovi_tedeschi_italiani_cei_germania_papa_francesco_vaticano_rete_abuso-7208834.html

  • I manifestanti nella Repubblica Democratica del Congo chiedono al Papa di incontrare le vittime di abusi sessuali

    I manifestanti nella Repubblica Democratica del Congo chiedono al Papa di incontrare le vittime di abusi sessuali

    KINSHASA, 2 febbraio (Reuters) – Circa due dozzine di attivisti e vittime di abusi sessuali hanno manifestato giovedì nella capitale della Repubblica Democratica del Congo, di fronte a una cattedrale dove Papa Francesco stava incontrando il clero.

    Hanno mostrato cartelli, tra cui alcuni che chiedevano al papa di incontrare le vittime di abusi del clero nel Paese.

    Non è chiaro se il papa abbia visto i manifestanti mentre arrivava e se ne andava in un corteo.

    La manifestazione a Kinshasa è stata organizzata da Ending Clergy Abuse (ECA), un gruppo internazionale, uno dei tanti che hanno portato l’attenzione sugli abusi sessuali nella Chiesa mondiale.

    Un manifestante, Benjamin Kitobo, ha detto di aver subito abusi quando era un ragazzo in un seminario nella città di Kolwezi. Ha detto che il sacerdote che avrebbe abusato di lui è stato successivamente autorizzato a tornare al ministero.

    Non c’erano piani per il papa di incontrare le vittime di abusi sessuali in Congo, dove circa il 50% della popolazione è cattolica romana.

    Il tema principale della visita papale è stato la riconciliazione e il perdono per porre fine ai conflitti che hanno ucciso milioni di persone e lasciato milioni di altri rifugiati e sfollati.

    Il papa di 86 anni ha incontrato molte vittime di abusi sessuali, sia a Roma che in viaggi all’estero.

    Venerdì Francesco conclude la sua permanenza in Congo e si sposta nel vicino Sud Sudan, anch’esso alle prese con il conflitto.

    https://www.reuters.com/world/africa/demonstrators-dr-congo-demand-pope-meet-sexual-abuse-victims-2023-02-02/

  • Portogallo: attesa per il rapporto sugli abusi sessuali nella Chiesa cattolica

    Portogallo: attesa per il rapporto sugli abusi sessuali nella Chiesa cattolica

    Il 13 febbraio in Portogallo sarà pubblicato il rapporto finale della Commissione indipendente per lo studio degli abusi sessuali nella Chiesa cattolica. A ottobre, la commissione aveva già convalidato 424 testimonianze, ma per la maggior parte dei casi i termini di prescrizione sono scaduti.

    “I fatti riportati presentano molte informazioni simili, il che rafforza la coerenza delle testimonianze – ha detto il presidente della Commissione, Pedro Strecht -. Gravi abusi si sono verificati per decenni, e più si va indietro nel tempo, più sono numerosi. In alcuni luoghi hanno assunto una dimensione endemica.

    Per l’Associazione portoghese per il sostegno alle vittime, le anticipazioni della Commissione non sono sorprendenti. “Sono numeri importanti, ma dobbiamo essere consapevoli che si tratta di una goccia nel mare. Abbiamo una visione più ampia del quadro generale sugli abusi sessuali. Sappiamo che solo un terzo degli abusi viene formalmente denunciato”, dice Carla Ferreira, membro dell’associazione.

    “Se prendiamo esempio da ciò che sta accadendo in altri Paesi e teniamo conto delle informazioni in nostro possesso, i numeri aumenteranno nei prossimi mesi – afferma lo psicologo e ricercatore Ricardo Barroso -. Le vittime devono capire che ciò che è accaduto loro non può ripetersi e la Chiesa cattolica deve dimostrare chiaramente e pienamente che questo non accadrà più e che metterà in pratica una serie di gesti, di azioni concrete: denunciare, offrire un sostegno dal punto di vista psicoterapeutico, anche ai membri della Chiesa cattolica, evidenziare le responsabilità degli aggressori e sostenere futuro le potenziali vittime”.

    La Chiesa cattolica si dice pronta a “prendere misure appropriate”. Il 3 marzo l’Assemblea plenaria dell’episcopato cattolico portoghese esaminerà il rapporto finale della Commissione.

    https://it.euronews.com/2023/02/03/portogallo-attesa-per-il-rapporto-sugli-abusi-sessuali-nella-chiesa-cattolica

  • Chiesa cattolica irlandese in ‘declino terminale’ dopo scandali di abusi sessuali

    Chiesa cattolica irlandese in ‘declino terminale’ dopo scandali di abusi sessuali

    Mark Vincent Healy è stato abusato sessualmente da un membro dello Spiritan Order mentre era a scuola negli anni ’60 e ’70. Dice che l’abuso sessuale che ha subito gli ha distrutto la vita.

    “Ha avuto un profondo effetto psicologico su di me e sul modo in cui ho preso decisioni sulle cose che volevo fare nella mia vita, anche più di recente e ovviamente quando questa questione si è fatta avanti ed è emersa nella mia vita, tutto è cambiato”, ha rivelato. a Euronews.

    “Sono ormai 16 anni che cerco riparazione e giustizia, ma non è stata un’estensione della giustizia per me, ma un’estensione della giustizia per tanti altri sopravvissuti in Irlanda”.

    Un impatto ‘catastrofico’ sul cattolicesimo in Irlanda

    La partecipazione alla messa settimanale, che era del 91% nel 1975, è scesa al 36% nel 2016 secondo i dati dell’ultimo censimento irlandese.

    Secondo membri critici della Chiesa, c’è solo un modo per riassumere l’effetto che gli scandali degli abusi sessuali hanno avuto sul cattolicesimo in Irlanda.

    “Catastrofica è l’unica risposta a questo”, ha detto padre John Collins, dell’Associazione dei sacerdoti cattolici irlandesi. “Abbiamo sempre avuto un problema prima che scoppiassero gli scandali sugli abusi sessuali su minori in questo paese”.

    “C’era un problema con la Chiesa, nel senso che molte persone che si stavano facendo avanti [dissero] che la Chiesa controllava troppo e aveva troppo controllo sulle loro vite e le persone lo rifiutavano”, ha aggiunto.

    Il comportamento della Chiesa nel resistere a pagare un risarcimento e comportarsi come se nulla fosse accaduto è stato, secondo le parole di un commentatore cattolico, dannoso per la Chiesa in Irlanda.

    “Gli scandali degli abusi sessuali sono stati assolutamente devastanti per la Chiesa, non solo l’abuso vero e proprio che ovviamente è stato orribile per le vittime, ma il fatto che quando le vittime si sono fatte avanti, quando hanno parlato con coloro che ricoprono posizioni dirigenziali all’interno della Chiesa, sono stati ignorati, è stato detto loro che lo stavano inventando, è stato costantemente minimizzato”, ha spiegato Michael Kelly, editore dell’Irish Catholic Newspaper.

    La Chiesa cattolica in ‘declino terminale’

    La percentuale dei cattolici in Irlanda è ora poco sopra il 70%, ma in calo. L’età media di un sacerdote in Irlanda è ora di 70 anni.

    Sebbene gli scandali degli abusi sessuali abbiano arrecato enormi danni all’istituzione in Irlanda, questo e una serie di altri fattori suggeriscono che la chiesa cattolica dovrà cambiare solo per mantenere ciò che ha.

    Patsy McGarry, corrispondente religiosa dell’Irish Times, ha dichiarato a Euronews: “La chiesa cattolica è probabilmente in declino terminale in Irlanda, ma non è interamente dovuto agli scandali degli abusi sessuali, anche se hanno contribuito enormemente a quella che era una tendenza lì dalla fine degli anni ’60 da quando l’istruzione gratuita è stata introdotta in questo Paese”.

    A detta di tutti, la chiesa cattolica in Irlanda è in guai seri. La sensazione è che, a meno che il Vaticano non modernizzi o modifichi le regole molto rapidamente, la chiesa in questo Paese cesserà effettivamente di esistere negli anni e nei decenni a venire.

    https://www.euronews.com/2023/02/02/irish-catholic-church-in-terminal-decline-since-sexual-abuse-scandals

  • Perché l’Italia tarda a rispondere agli abusi sessuali nella Chiesa cattolica?

    Perché l’Italia tarda a rispondere agli abusi sessuali nella Chiesa cattolica?

    Quattro anni fa Papa Francesco ha organizzato il primo summit sulla questione della pedofilia. Nel corso degli anni il Vaticano è stato più volte accusato di non aver fatto abbastanza. Nel 2014 è stata creata una Commissione speciale per combattere il problema. Tre anni dopo Marie Collins, Irlandese sopravvissuta agli abusi, ha lasciato la Commissione dando la colpa a quelle che lei definisce le “resistenze” interne alla chiesa. Da allora, ci ha detto, la Commissione ha fatto pochi progressi.

    “Il problema di partenza: salvare la reputazione della Chiesa”

    “Quando ho dato le dimissioni volevo che si sapesse che c’era della resistenza, che la Commissione aveva in qualche modo cercato di portare a termine il proprio lavoro ma è stata ostacolata da alcune figure all’interno della Curia – dice Collins -. C’entrano il potere e la politica del Vaticano che hanno tentato di controllare la Commissione, minando la nostra indipendenza, terrorizzati all’idea che potessimo apportare dei cambiamenti. Qui torniamo al problema di partenza: ovvero salvaguardare la reputazione della chiesa”.

    Quasi un milione di vittime in Italia

    In Italia, a differenza di altri paesi, è stato fatto ancora poco sul tema della pedofilia. Di recente l’ong Rete l’Abuso ha diffuso il rapporto più completo mai pubblicato fino ad oggi, che copre 13 anni di attività dell’Associazione in cui sono stati acquisiti oltre 400 casi di abuso sessuale ai danni di minori compiuti da sacerdoti, divisi per regione.

    “Il numero totale di potenziali vittime di cui un sacerdote può abusare è importante – dice Francesco Zanardi, fondatore e presidente di Rete l’Abuso -. Questo è dovuto principalmente all’insabbiamento e al fatto che il sacerdote, invece di essere denunciato alla polizia, viene spesso trasferito da una chiesa all’altra, il che porta ad altre vittime. In Italia il numero totale di sacerdoti è due-tre volte superiore a quello della Francia”.

    Il documento è stato inviato alla Procura della Repubblica per sollecitare un intervento delle autorità competenti. Secondo le ultime stime in Italia potrebbero esserci fino a un milione di vittime.

    “Ogni italiano ha un legame con la Chiesa cattolica”

    La Conferenza Episcopale Italiana nel Novembre 2022 ha pubblicato i dati raccolti nel corso di due anni presso i centri di ascolto delle diocesi. Numeri notevoli ma ancora parziali secondo Zanardi. Ma perché in Italia si è fatto così poco?

    “L’Italia è ancora un Paese molto omogeneo dal punto di vista culturale e sociale – dice Iacopo Scaramuzzi, corrispondente dal Vaticano per La Repubblica -. Non dico che siamo tutti cattolici, ma ogni italiano ha un legame con la Chiesa cattolica, sia esso familiare o religioso. Ecco perché qui ci vuole più tempo ed è più difficile rendersi conto di ciò che sta accadendo”.

    https://it.euronews.com/2023/02/01/perche-litalia-tarda-a-rispondere-agli-abusi-sessuali-nella-chiesa-cattolica

  • Inchiesta denuncia: oltre 400 casi di abusi sessuali di preti

    Inchiesta denuncia: oltre 400 casi di abusi sessuali di preti

    Oltre 400 casi di preti che hanno abusato sessualmente di minori in Italia. È quanto emerge dall’ultimo rapporto di “**Rete l’abuso**”, associazione che ha raccolto segnalazioni di casi di abusi sessuali, negli ultimi 13 anni, direttamente dalle vittime.

    A causa dell’assenza di dati ufficiali, l’Associazione – guidata da Francesco Zanardi, egli stesso sopravvissuto ad abusi – è l’unica che è riuscita a tenere traccia dell’entità del fenomeno.

    Il documento è stato inviato alle autorità italiane con l’obiettivo che avviino un’indagine indipendente. Secondo l’associazione, il numero complessivo di casi potrebbe superare i record di altri paesi.

    L’organizzazione internazionale contro gli abusi del clero Eca Global ha recentemente sollecitato che la questione degli abusi sessuali sia affrontata a livello europeo.

    Nel 2019, le Nazioni Unite hanno chiesto all’Italia di avviare un’indagine indipendente e imparziale sugli abusi sessuali da parte del clero, ma la richiesta non ha ancora avuto seguito.

    https://it.euronews.com/2023/02/02/inchiesta-denuncia-oltre-400-casi-di-abusi-sessuali-di-preti

  • Report sugli abusi censisce 418 preti pedofili in Italia. In Calabria i casi sono 21

    Report sugli abusi censisce 418 preti pedofili in Italia. In Calabria i casi sono 21

    ROMA Il primo Report dei sopravvissuti agli abusi sessuali del clero italiano, presentato oggi dall’Osservatorio Permanente della Rete L’Abuso e dall’associazione internazionale Eca Global (Ending Clergy Abuse), censisce in Italia 418 preti pedofili, divisi in 88 anonimi, 166 denunciati e 164 condannati.

    «Il presente report è stato prodotto con i dati pervenuti all’Associazione Rete L’Abuso ed è da considerarsi in difetto alla reale portata del fenomeno – vi si legge -; l’arco temporale di riferimento è di circa 13 anni; le segnalazioni contenute nel documento sono raccolte direttamente dalle denunce delle presunte vittime; i dati si riferiscono unicamente a sacerdoti e non comprendono l’indotto (catechisti, educatori, animatori e laici in generale); tutti i casi conteggiati sono riconducibili unicamente ad abusi sessuali a danno di minori».

    Inoltre, il report «non ha l’obiettivo di fornire dei numeri, ma insieme a questi fornire in assenza di dati governativi un quadro di consapevolezza più ampio, spiegando perché il problema endemico dei sacerdoti pedofili, in Italia sia particolarmente allarmante rispetto agli altri paesi, non solo nell’area dell’Unione Europea».

    Preti pedofili, il quadro per regione

    Nel quadro suddiviso per regioni ecclesiastiche, il numero dei casi di preti pedofili – sempre sommando anonimi, denunciati e condannati – vede al primo posto la Lombardia con 69 casi, seguita dal Veneto con 40, dalla Sicilia con 39, dal Piemonte con 37 e dalla Campania con 34. A seguire, Lazio (29 casi), Puglia e Toscana (25 ciascuna), Liguria (23), Calabria (21), Emilia Romagna (19), Sardegna (12), Friuli Venezia Giulia, Trentino Alto Adige e Umbria (8 ciascuna), Marche (7), Abruzzo (6), Molise (4), Basilicata e Città del Vaticano (2). L’Associazione rileva «davvero un basso livello di indagini anche solo preventive.

    Quasi sistematicamente casi dove solo uno dei minori abusati denuncia fatti che l’Autorità Giudiziaria poi conferma, se pur ci si trovi alla presenza di più minori, questa non procede con indagini nei confronti delle altre potenziali vittime, anche per un eventuale soccorso. Nella sostanza raramente procede d’ufficio».

    L’elenco dei casi è diviso per «quelli arrivati al terzo grado di giudizio, quindi con condanna definitiva»; «quelli denunciati o con procedimento in corso per il 1/o e il 2/o grado, compresi quei procedimenti archiviati per l’intervento dei termini prescrittivi, rimasti per forza indiscussi sotto il profilo penale, che come sappiamo non ne prescrive la potenziale pericolosità»; quelli «completamente anonimi in quanto prescritti e le presunte vittime hanno scelto di non procedere sotto il profilo pubblico, tuttavia come detto sopra, potenzialmente pericolosi».

    In una conferenza stampa, Francesco Zanardi della Rete L’Abuso ha spiegato che il report, «con l’aggiunta di nomi e cognomi, sarà inviato alle autorità nazionali come la Procura generale della Repubblica, il Comando generale dell’Arma dei Carabinieri e la Polizia, e una volta rielaborato e ampliato anche alle Nazioni Unite e, sotto forma di petizione, all’Unione Europea». (Ansa)

    https://www.corrieredellacalabria.it/2023/02/01/report-sugli-abusi-censisce-418-preti-pedofili-in-italia-in-calabria-i-casi-sono-21/