Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: abusi sessuali

  • Abusi su minori, il volto sfigurato della Chiesa. Papa Francesco: “È il momento della vergogna”

    Abusi su minori, il volto sfigurato della Chiesa. Papa Francesco: “È il momento della vergogna”

    PALERMO – “A te Signore la gloria, a noi la vergogna. Questo è il momento della vergogna”. Le parole sono di Papa Francesco. E sono state dette ormai oltre un anno fa all’indomani della pubblicazione, da parte di una commissione indipendente, del report sulla pedofilia nella Chiesa francese dal dopoguerra ai giorni nostri. È il momento della vergogna per “la troppo lunga incapacità della Chiesa di mettere al centro delle sue preoccupazioni le vittime”.

    È un momento storico: la più alta carica della Chiesa ammette che la pedofilia, nel clero, è un problema strutturale e non di certo frutto di qualche mela marcia, come era stato definito in passato dai suoi predecessori. Un momento che è stato possibile solo grazie al lavoro certosino delle commissioni che hanno guidato i lavori per i dossier sugli abusi sessuali perpetrati dal clero ai danni dei minori in Germania, Francia, Portogallo, Australia.

    E l’Italia? Il luogo da cui parte la “vergogna” di Papa Francesco non ha al momento un dossier, non ha dati ufficiali che fotografino la diffusione della pedofilia nel clero. Ma si sta sbracciando, tra critiche, perplessità e zone d’ombra, per pubblicarlo. La data è già stata fissata: il 18 novembre la Cei emanerà due indagini interne effettuate dalle diocesi italiane. Uno dovrebbe contenere le segnalazioni di abusi fatte agli sportelli di ascolto dei centri fragilità diocesani da quando sono entrati in funzione (due anni), l’altro dovrebbe contenere le segnalazioni fatte alle diocesi negli ultimi venti anni. “Raccontare la verità – dichiara al QdS Don Fortunato di Noto, fondatore dell’associazione Meter – fa sempre bene. Anche se raccontarla comporta molte fatiche”. Il Quotidiano di Sicilia ha deciso di caricarsi di questa fatica e raccontare, per quanto possibile, la verità sugli abusi all’interno della Chiesa.

    I numeri nazionali

    Gli unici dati al momento disponibili e in grado di fotografare il fenomeno nelle diocesi italiane sono quelli dell’associazione “La rete l’abuso”, fondata e composta dai sopravvissuti agli abusi sessuali del clero. Quest’associazione ha creato un database con tutti i nomi di sacerdoti condannati in via definitiva, reo confessi o imputati dal 2000 ad oggi. Una mole di dati impressionante che mettono insieme articoli di cronaca, denunce e provvedimenti giudiziari. Secondo questo database, sarebbero 343 i sacerdoti coinvolti in indagini di pedofilia. Nello specifico: 178 quelli attualmente accusati e 165 quelli condannati in via definitiva o reo confessi. A questi numeri vanno aggiunte le nuove segnalazioni fatte in maniera anonima: 218.

    Ma, considerando solamente i preti indagati, condannati o reo confessi, quante sarebbero le vittime? Secondo una stima effettuata da La rete l’abuso sulla base degli studi del sociologo Andrew M. Greeley e dello psicoterapeuta e psichiatra Richard Sipe sarebbero 1.002.960. Dietro a questo dato ci sono oltre un milione di storie di abuso, di “omicidio psicologico”, di sofferenza e, spesso di insabbiamento. Numeri che, purtroppo, come ci confermano Don Fortunato di Noto e padre Hans Zollner (il massimo esperto di abusi sessuali nella Chiesa Cattolica), sono da rivedere al rialzo. “Alcuni esperti – si legge sul sito di La rete l’abuso – ritengono che solo il 10% delle vittime si faccia avanti”.

    La pedofilia nella chiesa siciliana

    Più dell’8% dei casi fino ad ora visti avvengono in Sicilia. Nell’Isola i preti condannati in via definitiva, reo confessi o per il momento in attesa di giudizio sono 28. Potrebbero sembrare pochi confrontati con i casi a livello nazionale o confrontati con il totale dei sacerdoti in Sicilia (circa 3.195 sparsi nelle 18 diocesi). Ma in realtà non è così, perché dietro quei 28 sacerdoti che hanno abusato di minori (alcuni sicuramente, altri probabilmente in quanto in attesa di sentenza) ci sono diverse storie di abuso. Secondo il report redatto dalla commissione indipendente in Francia, l’unico al mondo che ha individuato una stima basta su modelli scientifici e sociologici certificati dall’Oms, ogni sacerdote pedofilo, in media, violenta 72 minori. Seguendo queste statistiche sarebbero 2.016 quelli abusati nelle diocesi siciliane.

    “La Sicilia, sulla base della popolazione, proporzionalmente è una delle Regioni con più casi – dichiara Francesco Zanardi, sopravvissuto agli abusi sessuali di un prete e fondatore dell’associazione Rete L’abuso – 28 sono tanti casi e ne mancano un sacco di altri. Il potenziale vittime è piuttosto attendibile. La Chiesa dice che la pedofilia c’è anche nella società civile, ed è verissimo. Ma tu hai mai visto un padre di famiglia che ha stuprato 72 bambini diversi non si sa quante volte? Io mai e faccio questo lavoro da una vita”.

    La punta dell’iceberg

    Analizzando il report francese si scopre che su 22mila sacerdoti d’oltralpe tremila sono pedofili: circa il 13%. Un numero enorme che non corrisponde con l’attuale numero italiano di preti indagati o condannati per aver abusato di minori. Sono le diocesi italiane a essere più virtuose rispetto a quelle francesi o la cultura dell’omertà, dell’insabbiamento e dell’intoccabilità della Chiesa in Italia predomina?

    “L’omertà è evidente – spiega al Quotidiano di Sicilia Don Fortunato di Noto -. La paura c’è sempre ed è emergente. Da questo ne deriva la fatica a denunciare. C’è un problema di fondo: l’abuso non lo si vuole raccontare, è ancora riservato nell’ambito dell’omertà, della paura e del silenzio. Da un punto di vista prettamente ecclesiale, gli abusatori vengono individuati solo se c’è qualcuno che denuncia, non si può procedere per chiacchere. Qualcuno deve venire al centro di ascolto, denunciare i fatti, si verbalizza, si avvia l’indagine previa da un punto di vista canonico e si invitano le vittime ad andare a denunciare alla procura della repubblica. Questo se parliamo dei chierici. Se qualcuno non denuncia forse dobbiamo ancora aiutare le persone a segnalare e denunciare. Alcuni dei preti siciliani che si è scoperto essere pedofili li conosco e già non sono più preti perché sono stati affrontati i problemi. C’è stata la denuncia, la vittima è stata aiutata e accompagnata, il sacerdote è stato dimesso dallo stato clericale”.

    Secondo il sito della Cei il totale dei sacerdoti è di 38.305 unità. La rete l’abuso ha condotto una ricerca basandosi sulle percentuali venute fuori dai vari report (in Australia si parla del 7%, il Papa del 2%, l’inchiesta Spotlight che ha ispirato l’omonimo film del 6%) e le ha rapportate alla popolazione cattolica e al numero totale di sacerdoti in Italia. L’associazione ha dunque stimato come i casi impuniti potrebbero attestarsi intorno ai 511. Ancora una volta preme sottolineare come questi non siano solo numeri, ma storie terribili che segnano in modo indelebile la vita di chi le ha subite.

    I soldi delle donazioni per comprare i silenzi?

    Francesco Zanardi ha una storia di abusi da parte di un prete alle spalle. Quella stessa storia che l’ha portato a mettersi al servizio di tutti i minori, di tutte le famiglie che in Italia vivono quest’incubo. Fornendo anche servizi legali e di assistenza psicologica alle vittime oltre che “tracciare” la pedofilia in Italia.
    “Con l’associazione seguiamo praticamente tutti i casi che si verificano in Italia. E in alcuni abbiamo anche la possibilità di costituirci anche parte civile. L’altro giorno, per esempio, – racconta Zanardi al QdS – sono andato a Salerno per occuparmi del caso di Don Livio Graziano (attualmente il processo è in corso, nda) e ho parlato con il vescovo. Quell’indagine mi ha documentato che vent’anni fa il prete era stato allontanato dalla diocesi e mandato in un convento di frati che dopo qualche settimana lo ha mandato via. Da lì non si è capito cosa è successo ed è stato permesso a questo prete di aprire un centro di recupero per adolescenti con problemi di bulimia e depressione. Lì è stata abusata anche una delle mie assistite. L’hanno messo nel recinto degli agnelli”.

    Un modus operandi già scoperchiato in America, con la già citata inchiesta Spotlight, e in Germania, con il lavoro della commissione indipendente che ha redatto il rapporto sugli abusi che all’epoca imbarazzò tanto il Papa emerito Benedetto XVI. Secondo Zanardi questa tendenza dei vescovi a coprire i preti pedofili è incentivata dall’attuale legge vaticana contro la pedofilia. “La Vos estis lux mundi (che ha cambiato solo il nome rispetto alla preesistente Crimen sollicitationis) – aggiunge – continua a dire di gestire la cosa internamente. Da qui si deduce che qualunque vescovo che ha a che fare con un caso di pedofilia ha per forza insabbiato altrimenti il Vaticano prenderebbe provvedimenti estremamente duri nei suoi confronti”.

    Se da un lato alcuni vescovi (32 secondo il database de La rete l’abuso) sono stati criticati per aver spostato i preti sospettati di aver commesso crimini da una diocesi all’altra, dall’altro lato l’accusa è quella di comprare il silenzio delle vittime attraverso i fondi delle donazioni. “A Napoli il caso Borrelli, oppure il caso Don Seppia, oppure ancora, come risulta dalle intercettazioni, quello di Don Rugolo in Sicilia. Tutti praticamente – continua Zanardi – tramite i fondi delle donazioni pagano le vittime o fanno accordi con il vincolo della riservatezza: 25mila euro in cambio del silenzio. A volte arrivano degli assistiti che li vogliono fare e noi diamo gli avvocati per farli: sono tutti casi che non usciranno mai perché neanche noi che li abbiamo trattati possiamo parlarne. Se ne parliamo decade l’accordo e la vittima può essere perseguita e noi tuteliamo le vittime. Abbiamo un bell’elenco di nomi che tuttavia non possiamo scrivere per ora. Lo trovo abbastanza barbaro ma ho le mani legate. Io sconsiglio sempre alla vittima di non fare l’accordo, ma il problema è che spesso sono tutti ragazzi di strada, di famiglie modeste, e quando gli danno 25mila euro li prendono al volo. Non posso costringerli a non prenderli. Gli spiego che se pagano è perché hanno paura che in tribunale devono pagare di più. La scelta è dei sopravvissuti, in ogni caso noi li tuteleremo sempre”.

    Le storie nella Chiesa italiana e siciliana

    Quello a cui vanno incontro le vittime è profondamente diverso dalle pene controverse e spesso contrastanti che spettano a coloro che hanno abusato. “L’abuso – precisa Don Fortunato di Noto – è un omicidio psicologico. Non c’è caso che ho ascoltato e accompagnato da cui non emerge questo elemento. L’abuso uccide. È bene precisarlo. Di storie ce ne sono tante: storie drammatiche e difficili. Io ho portato anche il primo bambino italiano abusato in una parrocchia dal Santo padre per far comprendere come l’abuso avviene sotto i nostri occhi. Anzi, a volte non lo vogliamo vedere e teniamo gli occhi chiusi”. Chiusi di fronte a storie ognuna diversa dall’altra ma con un canovaccio molto simile. “Tutte hanno in comune – continua – la fatica delle vittime a raccontare, ad elaborare, a superare il trauma. Io non ho mai visto la vittima che non è stata lacerata nella vita e nel cuore e che ancora oggi, a distanza di anni subisce le conseguenze dell’abuso. L’abuso non viene dimenticato”.

    La Chiesa indaga su sè stessa: il report della Cei

    Adesso il dado è (quasi) tratto. Tra qualche giorno, esattamente il 18 novembre, in occasione della giornata nazionale di preghiera per le vittime e i sopravvissuti agli abusi, la Conferenza episcopale italiana emanerà non una ma ben due indagini interne che avranno il compito di fare luce sulla pedofilia nel clero. Un’indagine dovrebbe contenere le segnalazioni di abusi fatte agli sportelli di ascolto dei centri fragilità diocesani da quando sono entrati in funzione (due anni fa), l’altra dovrebbe contenere i dati forniti dal Dicastero per la dottrina della fede inerenti al periodo che va dal 2000 al 2021 (dati che sostanzialmente rappresentano le denunce che dal 2000 ad oggi sono state presentate alle diocesi). La stesura del report che raccoglierà queste due indagini e che ha coinvolto “16 coordinatori per i Servizi regionali, 226 referenti per quelli diocesani e 96 responsabili dei Centri di ascolto”, come ha comunicato la Cei, è stata affidata a una équipe dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Piacenza. Un’istituzione strettamente legata alla Chiesa, in quanto le Università cattoliche sono regolate dal codice di diritto canonico.

    “La stesura del report, le linee guida e la formulazione dei questionari – ci spiega Don Fortunato di Noto – è stata dettata a livello nazionale. Di fatto ci sono due questionari con diverse domande che riguardano i primi due anni di attività dei servizi nazionali, regionali e diocesani di tutela dei minori. Ogni diocesi siciliana, quindi, ha risposto in modo sicuramente dettagliato alle domande poste anche alla luce della conoscenza degli ultimi due anni di attività o dei casi o delle situazioni o anche della funzione dei centri di ascolto. Per il 18 novembre avremo una maggiore contezza a livello nazionale della situazione negli ultimi due anni. È stato questo il criterio adottato”.

    Criterio che ha suscitato alcune polemiche da parte dei sopravvissuti. “La Conferenza episcopale italiana – dichiara Francesco Zanardi – è particolare, perché è l’unica al mondo che non vuole fare una commissione d’inchiesta indipendente. Fanno un’indagine interna: gli imputati indagano sui crimini dei preti che hanno coperto. E a differenza delle altre commissioni l’indagine italiana guarderà vent’anni indietro e non 70. Discriminando ulteriormente le vittime che hanno 70 anni e che sono state tagliate fuori. Inoltre, il report riguarderà solo le denunce fatte alla Chiesa, nonostante gli sportelli per le denunce sono aperti solo da due anni. Vescovo per vescovo toglieranno tutti i casi scomodi: un vescovo non denuncia i casi che lui stesso ha coperto”.

    https://qds.it/abusi-su-minori-chiesa-papa-francesco-momento-vergogna/

  • Accordo tra i cardinali Sean O’Malley e Matteo Zuppi per combattere gli abusi sessuali nei paesi in via di sviluppo – #CEI-Comic

    Accordo tra i cardinali Sean O’Malley e Matteo Zuppi per combattere gli abusi sessuali nei paesi in via di sviluppo – #CEI-Comic

    La stipula, il 28 ottobre a Roma, dell’accordo tra i cardinali Sean O’Malley e Matteo Zuppi, l’uno in rappresentanza della Pontificia Commissione per la Tutela dei Minori (PCTM; v. notizia precedente) e l’altro della Conferenza episcopale italiana, nel contesto di una collaborazione tra Vaticano e Chiesa italiana nella lotta agli abusi perpetrati dal clero, si è svolta «in uno spirito di stima e reciproca collaborazione», si legge sul sito della CEI.

    L’accordo intende «promuovere un impegno comune sempre più incisivo nel combattere gli abusi sessuali all’interno della Chiesa», a partire dalla «condivisione di un approccio integrale e delle buone prassi adottate dalla Chiesa in Italia per la tutela dei minori e delle persone vulnerabili».

    https://test.retelabuso.org/wp-content/uploads/2025/09/il-documentario-sugli-abusi-nelle-chiese-di-new-orleans-basato-su-un-reportage-del-guardian-vince-il-premio-piu-importante.webpwp-content/uploads/2025/12/3-3-di-preti-pedofili-grazie-alla-complicita-dello-stato-italiano-che-non-interviene-da-decenni-non-solo-sul-clero-video-integrale-della-conferenza-alla-stampa-estera.webpwp-content/uploads/2026/05/la-coppia-che-si-suicida-come-la-figlia-molestata-da-bambina-da-un-parente-lultima-intervista-al-papa-quelluomo-un-assassino.webpwp-content/uploads/2025/12/parte-da-savona-sabato-24-la-panchina-viola-liniziativa-italiana-di-sensibilizzazione-contro-gli-abusi-su-minori-e-persone-vulnerabili.webp2022/11/15/sulla-lotta-agli-abusi-accordo-tra-vaticano-e-cei/

  • Quando si parla di abusi forse…

    Quando si parla di abusi forse…

    Da qualche anno compaiono sui giornali articoli sugli abusi sessuali del clero in Italia, articoli di qualità diversa ma comunque  utili a diffondere notizie su questa piaga e a rendere consapevoli gli italiani di cosa succede, nel silenzio, nel loro paese.

    Però sarebbe meglio che questa diffusione avvenisse in modo più corretto.

    Ogni giornalista dovrebbe dire da dove trae le notizie, in realtà quasi sempre dallo stesso sito rete l’abuso che non sempre viene menzionato e ringraziato per l’immenso lavoro che fa.

    I casi di cui si parla, inoltre, sono quasi sempre gli stessi, su cui già sono usciti articoli e libri, ma quasi sempre vengono raccontati come se il giornalista fosse il primo ad averli scoperti e a parlarne, fingendo di avere fatto una inchiesta mentre in realtà è in gran parte copiazzatura di lavori di altri.

    Data la delicatezza del tema, e dal momento che si parla della sofferenza di altri esseri umani, la correttezza sarebbe una condizione  indispensabile per procedere su questi temi, che non possono venire usati per costruire carriere giornalistiche sull’inganno.

    Chiediamo rispetto per le vittime, e per la loro dolorosa realtà, che si rispecchia nel rispetto delle fonti e di chi le ha usate prima di noi.

    Lettera firmata di un sopravvissuto

  • Pedofilia: la rabbia delle vittime, ‘report abusi nella Chiesa degli ultimi due anni? Ridicolo’

    Pedofilia: la rabbia delle vittime, ‘report abusi nella Chiesa degli ultimi due anni? Ridicolo’

    La Cei, dopodomani, presenterà a Roma il primo Report sugli abusi sessuali nella Chiesa che si riferisce agli ultimi due anni “dal momento che i Servizi e i Centri sono stati costituiti a seguito delle Linee guida per la tutela dei minori, approvate dai Vescovi italiani nel maggio del 2019”.

    Francesco Zanardi, presidente di Rete l’Abuso vittima di abusi da parte di un prete pedofilo a Savona, alla vigilia della presentazione dei dati dà voce alla rabbia: “E’ una cosa ridicola – osserva all’Adnkronos- perché, di fronte al panorama internazionale in cui sono state fatte inchieste degli ultimi 70 anni, non è possibile limitarsi agli ultimi due anni.

    Così non si dà nemmeno un riconoscimento umano alle vittime. In più, sotto l’aspetto del Vangelo, è implicito che i Vescovi abbiano rinunciato a dare una risposta alle vittime”.

    Alla conferenza stampa interverranno Mons. Giuseppe Baturi, Segretario Generale della Cei, mons. Lorenzo Ghizzoni, Presidente del Servizio Nazionale per la tutela dei minori e delle persone vulnerabili della CEI, i docenti esperti dell’Università Cattolica del Sacro Cuore – sede di Piacenza; don Gianluca Marchetti, direttore del Servizio tutela minori della Diocesi di Bergamo; Chiara Griffini, referente del Servizio tutela minori della Diocesi di Piacenza.

    “Il presidente della Cei Zuppi – annota Zanardi – non sarà nemmeno presente.

    Ho chiesto l’accredito per la conferenza un paio di giorni fa ma non ho avuto ancora alcuna risposta ma non ci sarà nemmeno Zuppi. E allora che senso avrebbe venire? L’associazione farà una conferenza nei prossimi giorni”.

    Adnkronos

  • Abusi sessuali sui minori, l’inchiesta che scuote la Chiesa cattolica francese: più di 300mila vittime

    Abusi sessuali sui minori, l’inchiesta che scuote la Chiesa cattolica francese: più di 300mila vittime

    di Giovanni Bogani – Terremoto nella Chiesa cattolica francese. Undici vescovi, o ex vescovi, sono sotto inchiesta per abusi sessuali su minori. Uno di loro, il cardinale Jean-Pierre Ricard, ex arcivescovo di Bordeaux ed ex presidente della Conferenza episcopale francese, ha confessato di avere abusato di una ragazzina 14enne, trentacinque anni fa. È stato l’attuale presidente dei vescovi francesi, monsignor Eric de Moulins-Beaufort, a dare l’annuncio delle inchieste in corso, durante la Conferenza dei vescovi francesi, riunitisi a Lourdes dal 3 all’8 novembre.

    Il caso dell’ex vescovo di Bordeaux Ricard

    Fra i religiosi indagati, l’ex vescovo di Bordeaux ed ex presidente della Conferenza episcopale francese, Jean-Pierre Ricard. “Trentacinque anni fa, quando ero prete, mi comportavo in modo riprovevole con una ragazza di 14 anni“, ha scritto Ricard, attraverso un comunicato dell’arcivescovado di Bordeaux. “Ho deciso di non mantenere più segreta la mia situazione e di mettermi a disposizione della giustizia sia a livello sociale che della Chiesa. Il mio comportamento – conclude il comunicato -, ha causato conseguenze gravi e durature per questa persona. Glielo ho spiegato e le ho chiesto perdono, così come a tutta la sua famiglia”. Monsignor Ricard aveva rassegnato le sue dimissioni da arcivescovo di Bordeaux per ragioni di età, e con l’accordo del Papa, il primo ottobre 2019. Attualmente ha 78 anni, ed è “arcivescovo emerito” di Bordeaux. Mentre la giustizia civile e quella ecclesiastica proseguono le indagini, il cardinale dice di “prendersi un tempo di ritiro e di preghiera”. È la piena confessione di uno dei vescovi più influenti e autorevoli della Chiesa francese. Già vescovo di Grenoble, arcivescovo di Montpellier e di Bordeaux, Ricard è stato due volte presidente della Conferenza episcopale francese.

    Il caso Spotligh calato nella realtà francese

    Sembra di rivedere il film “Il caso Spotlight“, premiato come miglior film agli Oscar 2016. Il film prendeva spunto dalle vicende reali, le indagini sull’arcivescovo Bernard Francis Law, accusato di aver coperto molti casi di pedofilia. L’indagine pubblicata dal quotidiano The Boston Globe aprì la strada alle inchieste sui casi di pedofilia all’interno della Chiesa cattolica, e valse il premio Pulitzer al giornale. Il film “Il caso Spotlight” terminava con una lunghissima lista di città in cui sono emersi abusi del clero, in tutto il mondo. Non compare l’Italia. Fra gli altri vescovi indagati c’è Michel Santier, vescovo emerito di Créteil, che avrebbe commesso “abusi a fini omoerotici” su due uomini negli anni ’90. Le vittime sarebbero più di 300mila, e migliaia i preti responsabili di aggressioni sessuali fin dagli anni ’50 del Novecento: queste le cifre pubblicate dal rapporto Sauvé sugli abusi sessuali nella Chiesa francese, un mese prima che i rappresentanti del clero d’oltralpe si riunissero a Lourdes.

    Il Consiglio di sorveglianza

    Già nel marzo 2021, la Commissione sugli abusi sessuali nella Chiesa in Francia aveva stimato che almeno il 2,5% dei religiosi nel Paese avessero commesso abusi o violenze sessuali su 216mila vittime, e aveva descritto il fenomeno come “massiccio e sistemico”. I vescovi, durante la Conferenza di Lourdes, hanno annunciato la decisione di “istituire un Consiglio di sorveglianza. Che ci permetterà di affrontare queste situazioni non più da soli e tra di noi”. “Si assiste a un cambio di atteggiamento. Si sente che i vescovi non possono più tacere, perché non si può più fingere, coprire e proteggere”, dice Olivier Savignac, presidente dell’associazione “Parler et revivre”, che raccoglie le vittime di abusi sessuali da parte di religiosi, e lui stesso vittima di un prete pedofilo durante un campo giovani a Arthez d’Asson nel 1993. “Non c’è volontà di nascondere la cosa da parte della Chiesa”, ha dichiarato il presidente dei vescovi Eric de Moulins-Beaufort, dopo aver espresso la sua indignazione per la vicenda. E ha ribadito la sua volontà di trasparenza, riguardo ai procedimenti in corso.

    La Francia non è l’unico Paese nel quale vengono segnalati abusi sessuali da parte della Chiesa cattolica. In Portogallo sono stati segnalati 400 casi, 17 dei quali riguardano sacerdoti ancora in attività: e fra questi, Carlos Filipe Ximenes Belo, premio Nobel per la Pace nel 1996. Accuse contro di lui erano affiorate già nel 2002. Quest’anno, Ximenes Belo è stato accusato dalla rivista olandese “De Groeene Amsterdammer” di violenze sessuali su minori continuate per una ventina d’anni. In una conferenza stampa dello scorso settembre, il Vaticano ha precisato che al vescovo “sono state imposte restrizioni disciplinari che riguardano restrizioni ai suoi spostamenti e all’esercizio del suo ministero, e in particolare il divieto di contatto volontario con minori”.

    https://luce.lanazione.it/attualita/abusi-sessuali-sui-minori-linchiesta-che-scuote-la-chiesa-cattolica-francese-piu-di-300mila-vittime/

  • La lotta “sinodale” agli abusi della “nuova” Pontificia Commissione Minori

    La lotta “sinodale” agli abusi della “nuova” Pontificia Commissione Minori

    CITTÀ DEL VATICANO-ADISTA. Molte novità, sulla carta, nella lotta vaticana agli abusi perpetrati dal clero sono stati annunciati nelle ultime settimane: un primo rapporto annuale della Pontificia Commissione vaticana per la Tutela dei Minori (PCTM), presieduta dal card. Sean O’Malley, vedrà la luce nel 2023, anche se i primi dati utili – secondo il segretario ad interim p. Andrew Small, che ha illustrato le iniziative ai giornalisti il 28/10 – saranno a disposizione solo nel 2024; un accordo, siglato tra la Commissione stessa e la Conferenza episcopale italiana, per promuovere un impegno comune sulla base di un approccio condiviso, che si servirà di uno scambio regolare tra i due organismi sulle iniziative di tutela e di salvaguardia dei minori e delle persone vulnerabili, a livello di informazioni e di competenze per creare una rete globale di Centri per l’accoglienza, l’ascolto e la guarigione delle vittime.

    La Commissione vaticana si allarga

    Nel frattempo, il 30 settembre scorso, papa Francesco ha ampliato la PCTM nominando dieci nuovi membri, che si aggiungono ai dieci già operativi. Una storia tormentata, quella di questo organismo, soprattutto per i rapporti con il Dicastero per la Dottrina della Fede, e per diversità di vedute all’interno, ma anche per la sua non chiarissima identità, per la lentezza e le resistenze alle proposte della Commissione come quella, approvata dal papa – ma mai realizzata – di creare un tribunale separato per i vescovi che agiscono in modo inappropriato nei casi di abuso sessuale. Il card. O’Malley annunciò la nascita del tribunale nel giugno 2015, ma esso, di fatto non vide mai la luce; al suo posto papa Francesco, l’anno dopo, emanò una nuova legge (il motu proprio Come una madre amorevole) che stabiliva la rimozione dei vescovi negligenti (v. Adista Notizie n. 33/17). In che misura sia stato applicato, finora, non è chiaro.

    Con la Costituzione Apostolica sulla Curia Romana, Praedicate Evangelium, nel marzo di quest’anno il papa ha posto la Commissione all’interno della sezione disciplinare del Dicastero per la Dottrina della Fede, lasciandole, nelle intenzioni almeno, una autonomia, con la nomina diretta pontificia del Presidente, che riferisce direttamente al papa e con l’indipendenza dal Dicastero per ciò che riguarda decisioni su membri e personale e sulle proposte avanzate.

    Per i molti nomi dei membri, sia i nuovi che i riconfermati, rimandiamo a una nostra notizia online (Adista online del 1/11/22), limitandoci qui a osservare che nella Commissione è una sola – per quanto è noto (nel 2018 la Commissione aveva affermato che l’identità delle vittime di abuso sessuale presenti tra i membri non sarebbe stata resa pubblica) – è la presenza in rappresentanza dei sopravvissuti: nel marzo 2021 si era aggiunto al gruppo il giornalista cileno Juan Carlos Cruz – vittima da adolescente delle violenze sessuali del prete poi dimesso dallo stato clericale Fernando Karadima – cofondatore nel 2010 della “Fundación para la Confianza”, dedicata al sostegno dei sopravvissuti e alla prevenzione degli abusi, e nel 2018 del “Centro CUIDA”, il primo centro di ricerca per lo studio e l’indagine sugli abusi nella società presso la Pontificia Università Cattolica del Cile.

    Ufficialmente, dunque, Cruz sarebbe l’unico sopravvissuto ad abusi presente in Commissione. Una presenza tormentata, quella delle vittime: il britannico Peter Saunders, fondatore ed ex responsabile dell’associazione di vittime di pedofilia Napac e l’irlandese Marie Collins, entrambi nominati nel 2014, se ne andarono delusi, arrendendosi a lentezze, ostacoli e persino boicottaggi della Curia nei confronti del lavoro del gruppo; la neuropsichiatra infantile francese Catherine Bonnet, specializzata in violenze sessuali su minori, lasciò nel 2018 (v. Adista Notizie n. 8/18): aveva invano insistito sulla necessità di ascoltare le vittime, «singolarmente o nel quadro di associazioni come l’Ending Clerical Abuse (ECA)».

    La “nuova” agenda della Commissione

    Se la Commissione sembra dunque limitare fortemente la presenza di sopravvissuti al suo interno (lasciando il beneficio del dubbio sul una loro presenza “riservata”) afferma peraltro di volere che la voce delle vittime sia ascoltata, e a questo fine ha promosso dei Survivors Advisory Panels (SAP), con l’intento di individuare contenuti e modalità per includere le esperienze delle vittime e dei sopravvissuti all’interno delle politiche di tutela e di cura delle Chiese.

    La Commissione – che non si occupa di casi individuali – dovrà anche supervisionare l’applicazione delle linee guida delle Conferenze episcopali, in base a Praedicate Evangelium; a questo scopo essa è stata incaricata di collaborare con le Conferenze episcopali (per quella italiana, v. notizia seguente), le Diocesi e gli Ordini religiosi per garantire l’applicazione e l’efficacia delle linee guida, che oltretutto non sono ancora state elaborate da tutte le 114 Conferenze episcopali del mondo.

    Vengono inoltre istituiti meccanismi di segnalazione di abusi in tutta la Chiesa, in ottemperanza all’articolo 2 del motu proprio Vos Estis Lux Mundi del 2019, e la redazione di un Rapporto Annuale. Poiché vi è una grande disparità nella formazione e nella prevenzione degli abusi sessuali sui minori tra il Nord e il Sud del mondo, la Chiesa, ha spiegato p. Small, è chiamata a intervenire: a questo scopo la CEI – che, lo ricordiamo, continua a rifiutare una ricerca indipendente che dia un quadro dell’abuso in Italia, dove omertà ecclesiastica e vuoti giuridici lasciano il fenomeno ancora largamente sommerso e, dunque, non affrontabile – ha previsto uno stanziamento, per un periodo di tre anni, di fondi dell’8 per mille, per supportare la Commissione nella sua lotta agli abusi nel Sud del mondo.

    Quanto al Rapporto annuale, si tratterà di un documento descrittivo sull’applicazione e l’efficacia delle politiche e delle procedure di salvaguardia nella Chiesa, fornendo un feedback sulle misure di cura e accompagnamento delle vittime e indicazioni sulle best practices da attuare.

    Tra gli auspici formulati da p. Small, quello che il Rapporto annuale «fornisca un grado di trasparenza e responsabilità così urgente in tema di protezione e di gestione degli abusi: il Rapporto Annuale può costituire un importante punto di incontro e di dialogo con tutti i Dicasteri che compartecipano in qualche modo all’attuazione del safeguarding e nella protezione dei minori». Si tratterebbe, insomma, ha detto p. Small, di un approccio «inquadrato in termini di sinodalità ».

    È da sottolineare, però – e lo ammette lo stesso segretario ad interim della PCTM – che proprio alla luce del processo sinodale manca un “pezzo” importante: «il peso e il significato effettivamente attribuito alle esperienze delle vittime/sopravvissuti agli abusi sessuali da parte del clero nel processo sinodale sono ancora dolorosamente poco chiari e le testimonianze delle vittime/sopravvissuti sono state finora limitate, e l’impatto delle loro esperienze e intuizioni è difficile da discernere».

    https://www.adista.it/articolo/69024

  • Sulla lotta agli abusi, accordo tra Vaticano e Cei

    Sulla lotta agli abusi, accordo tra Vaticano e Cei

    ROMA-ADISTA. La stipula, il 28 ottobre a Roma, dell’accordo tra i cardinali Sean O’Malley e Matteo Zuppi, l’uno in rappresentanza della Pontificia Commissione per la Tutela dei Minori (PCTM; v. notizia precedente) e l’altro della Conferenza episcopale italiana, nel contesto di una collaborazione tra Vaticano e Chiesa italiana nella lotta agli abusi perpetrati dal clero, si è svolta «in uno spirito di stima e reciproca collaborazione», si legge sul sito della CEI. L’accordo intende «promuovere un impegno comune sempre più incisivo nel combattere gli abusi sessuali all’interno della Chiesa», a partire dalla «condivisione di un approccio integrale e delle buone prassi adottate dalla Chiesa in Italia per la tutela dei minori e delle persone vulnerabili».

    Si tratta di un accordo che prevede «aggiornamenti regolari – dalla CEI a livello nazionale e dalla PCTM a livello universale – sulle iniziative di tutela e di salvaguardia dei minori e delle persone vulnerabili. Si contempla inoltre uno scambio di competenze e professionalità, legate alle buone prassi, al fine di creare una rete globale di Centri per l’accoglienza, l’ascolto e la guarigione delle vittime, secondo gli standard internazionali individuati dalla Commissione e sul modello di quelli già diffusi nelle Diocesi italiane».

    L’accordo – che ha validità annuale e verrà rivisto ogni anno – include anche «un aiuto verso quei Paesi, specialmente in via di sviluppo, che dispongono di scarse risorse umane, professionali e finanziarie, con un supporto (non solo a livello economico) sia nella prevenzione sia nell’attuazione delle politiche di tutela», prosegue il comunicato CEI: nei fatti, la CEI – che tuttora rifiuta di fare chiarezza sul fenomeno degli abusi in Italia con una commissione indipendente che abbracci un periodo di tempo significativo – «ha previsto uno stanziamento per tre anni – precisa meglio il segretario ad interim della PCTM p. Andrew Small su L’Osservatore Romano (28/10) – al fine di supportare la Commissione a svolgere il suo lavoro di costruzione di solidi meccanismi di salvaguardia nel Sud del mondo». Stanziamento che proverrà «dai contributi dell’8×1000 che la Chiesa in Italia destina ai Paesi in via di sviluppo». CEI e PCTM periodicamente elaboreranno una relazione sulle rispettive attività; referenti del progetto saranno il Segretario Generale della CEI, mons. Giuseppe Baturi, e il segretario della PCTM, p. Small.

    https://www.adista.it/articolo/69025

  • Abusi: il 10% delle religiose in America latina ne sarebbe stata vittima da parte di preti

    Abusi: il 10% delle religiose in America latina ne sarebbe stata vittima da parte di preti

    Secondo un’indagine pubblicata dalla Conferenza latinoamericana dei religiosi (CLAR), il 10% delle suore dell’area geografica ha subito abusi sessuali da parte di sacerdoti. Un nuovo studio fa luce anche sui meccanismi di abuso nei confronti delle suore in Africa. L’indagine CLAR ha potuto essere condotta solo sotto forma di testimonianze anonime, ha riferito il quotidiano italiano Il Messaggero il 19 ottobre 2022. 1.417 suore di 23 Paesi dell’America Latina e dei Caraibi hanno risposto al questionario. I risultati sono stati pubblicati in un libro intitolato Vulnerabilità, abusi e cura nella vita religiosa femminile. Mentre il 10% delle donne intervistate ha dichiarato di aver subito abusi sessuali da uno o più sacerdoti, il 19,8% ha affermato di aver subito abusi sessuali in generale.

    Modelli di relazione «lontani dalla volontà di Dio

    Il 55,2% delle suore latinoamericane e caraibiche ha riferito di abusi di potere all’interno della propria congregazione, comunità o ambiente ecclesiale. L’abuso di potere è esercitato nel 51,9% dei casi dai superiori, al secondo posto dai sacerdoti con il 34,2%, seguiti dai formatori con il 23,1% e infine dai vescovi (10%).

    Il 14,3% delle suore ha denunciato molestie sessuali da parte di un sacerdote, il 9,7% da parte di laici e l’8% da parte di altri religiosi. Solo 9 sorelle hanno dichiarato di aver ricevuto un supporto terapeutico nella loro comunità per affrontare il problema.

    Suor Liliana Franco, presidente del CLAR, ha detto che la pubblicazione del libro è l’ultimo passo di un lungo processo. Questo ha comportato, secondo la suora, «l’accettazione del fatto che esistono modalità relazionali lontane dalla volontà di Dio che generano abusi di potere, abusi di coscienza e abusi sessuali». Per suor Liliana, spetta alle suore e ai religiosi stessi portare alla luce questa realtà, «darle un nome, tracciare percorsi di giustizia e di riparazione».

    Insegnare alle suore a dire «no«

    Casi simili di abusi sulle suore sono stati documentati in altre parti del mondo, in particolare in Africa. La suora togolese Mary Lembo, psicoterapeuta e formatrice per seminari e case religiose, ha appena pubblicato la sua tesi di laurea, che sarà discussa nel 2019, dal titolo Religieuses abusées en Afrique, faire la vérité. Uno studio non pubblicato. Poiché l’indagine di suor Mary Lembo è qualitativa e non quantitativa, non rivela la portata del fenomeno in questo continente, ma ne decifra i meccanismi.

    In un’intervista rilasciata al quotidiano francese La Vie il 18 ottobre 2022, l’autrice osserva che «gli abusi sono in parte resi possibili dall’ignoranza e dall’ingenuità delle suore, che non sospettano mai di poter essere adescate da un sacerdote con cui lavorano… e non sono in grado di dire di no».

    Suor Mary Lembo nota anche che in Africa «il sacerdote ha una posizione sociale potente. È apprezzato, ammirato, considerato infallibile, santo. La sua parola è la parola di Dio, non sbaglia mai, è Cristo in terra. Per i fedeli è difficile vedere il lato oscuro del sacerdote. Per lo psicoterapeuta è quindi necessario migliorare la formazione sia dei sacerdoti che delle suore, per insegnare loro «a dare un ‘no’ deciso, a dare loro le armi per difendersi». (cath.ch/ilmessagero/lavie/rz/catt)

    https://www.catt.ch/newsi/abusi-il-10-delle-religiose-in-america-latina-ne-sarebbe-stata-vittima-da-parte-di-preti/

  • ABUSI DEL CLERO: UN CONVEGNO DI #ITALYCHURCHTOO SUL CASO ITALIANO

    ABUSI DEL CLERO: UN CONVEGNO DI #ITALYCHURCHTOO SUL CASO ITALIANO

    MILANO-ADISTA. «In Italia non esistono canali percorribili per la denuncia». Così Francesco Zanardi, fondatore e presidente della Rete L’Abuso, unica nel nostro Paese a occuparsi di pedocriminalità clericale, ha introdotto il primo convegno del Coordinamento #ItalyChurchToo contro gli abusi nella Chiesa cattolica, di cui Adista fa parte.

    Svoltosi a Milano il 3 novembre scorso con la collaborazione gratuita del Comune di Milano-Municipio 1 e il sostegno dell’organismo internazionale ECA-Ending Clergy Abuse, è stato dedicato agli «aspetti giuridico-normativi del caso italiano» nella questione degli abusi su minori, donne e persone in condizioni di vulnerabilità, con la presenza di vittime e di esperti in campo giuridico e psicologico.

    La Chiesa non tutela le vittime «Non ci sono procedure per chi, ad esempio, è prescritto», ha spiegato Zanardi: «Il prete non viene sottoposto a indagine, contro qualsiasi principio di prevenzione. Può tornare a delinquere, e c’è solo da sperare che venga denunciato un abuso non prescritto». Insomma, in Italia il ciclo di violenza difficilmente si interrompe: «I preti pedofili hanno alle spalle una struttura di protezione» e le loro vittime, a causa dell’isolamento in cui l’abuso si consuma, «non sono aiutate nell’immediato a elaborare il trauma, ma passano decenni prima che la cosa emerga.

    E quando emerge, non è detto che si abbiano le possibilità e la forza di mettere tutto in discussione. Senza parlare dei tentativi riusciti o meno di suicidio». E poi la questione spinosa dei risarcimenti alle vittime, erogati di frequente con il vincolo della riservatezza, che «non consente di far emergere l’identità dello stupratore».

    Altro problema è che a raccogliere le denunce sono sempre più gli sportelli diocesani, che non funzionano, a giudicare dal caso di don Giuseppe Rugolo a Enna, attualmente sotto processo in tribunale, trasferito dal vescovo in un’altra diocesi: «La linea di insabbiamento sembra peggiore di prima». Spesso poi la Chiesa assolve e il tribunale civile condanna: «Vuol dire che i parametri non funzionano».

    «Ho incontrato Zuppi due volte – racconta Zanardi – per parlare del report annuale CEI che uscirà ora: sarà un rapporto soft. La Chiesa lascia poi fuori le vittime precedenti al 2000 e se si esamina un arco di 20 anni saranno pochissime, perché molte non hanno ancora maturato né denunciato».

    Se denunciano, «sono denigrate per avere parlato, hanno paura e per questo non si rivolgono alla magistratura». Oltretutto in Italia l’obbligo di denuncia di questi reati è limitato ai pubblici ufficiali, mentre bisognerebbe estenderlo a tutti i cittadini, vescovi compresi (esentati in base al Concordato).

    Cambiare le regole Sull’inerzia dello Stato italiano si è soffermato l’avvocato Mario Caligiuri, responsabile dell’osservatorio permanente per la tutela delle vittime della Rete L’Abuso.

    «Nel febbraio 2018 abbiamo deciso di avvalerci di uno strumento tecnico di provocazione, la diffida ad adempiere, basandoci sulla legge 241/90, prospettando una omissione degli atti d’ufficio qualora le istituzioni destinatarie, nazionali e sovranazionali, non avessero risposto», spiega.

    «Si chiedeva una presa di posizione e un intervento politico-legislativo di contrasto agli abusi perpetrati da ecclesiastici, in base alla nostra Costituzione e in rapporto ai Trattati di Lanzarote e Istanbul, nella collocazione più ampia dei diritti umani». «Natural[1]mente» non c’è stato nessun riscontro, anche se nel 2019 l’Onu ha “rimproverato” l’Italia per il numero di abusi clericali e la scarsità di procedimenti penali. Nonostante il pericolo venga «dagli spazi di socialità della Chiesa cattolica, più esposti alla predazione e allo stupro, quando dovrebbero offrire la migliore protezione e sicurezza», e nonostante il fenomeno sia sistemico, si assiste a una «imperterrita ostinazione della Santa Sede – così Caligiuri – nel voler affrontare e risolvere in via esclusiva un crimine che essa stessa genera e alimenta.

    Non c’è niente da fare? Lo dico francamente, lo temiamo», anche se la desecretazione dei documenti vaticani sugli abusi clericali del 2019 «apre uno squarcio enorme nella cultura della Chiesa». Quanto alle istituzioni civili, «nessuno dei governi succedutisi si è interessato».

    C’è poi la questione della prescrizione: «Per il 95-98% dei casi che abbiamo avuto dal 2018 non si può fare nulla», è passato troppo tempo. Quanto alla CEI, la strategia annunciata a maggio non ha presentato «nessuna prospettiva utile o apprezzabile», specie se paragonata con le esperienze in altri Stati. Ma «se le regole vigenti non tutelano i diritti di bambini, donne e persone vulnerabili, tanto più in ambito ecclesiastico, bisogna cambiarle».

    Al convegno ha partecipato Pietro Forno, magistrato in pensione, dal 2010 al 2016 procuratore aggiunto a Milano nel dipartimento per i soggetti deboli, che nel 2001 denunciò l’omertà della Chiesa parlando di una emergenza nazionale. Per un’intervista al Giornale del 2010, in cui imputava ai vescovi di proteggere i preti pedofili trasferendoli, suscitò le ire dell’allora ministro della Giustizia Angelino Alfano, che minacciò un procedimento disciplinare; un episodio che mette in evidenza «l’atteggiamento della Chiesa e del potere politico legato a essa legato e se vogliamo anche del tribunale per i minorenni, tre autorità diverse che in qualche modo si muovono tutte nella stessa direzione».

    Cosa è cambiato nella Chiesa in questi vent’anni?, gli ha chiesto la giornalista indipendente Federica Tourn, autrice di inchieste sugli abusi del clero sul quotidiano Domani. «Solo una cosa: è stato eletto papa Francesco, che è un grosso bastone tra le ruote»: «Ha detto per la prima volta che l’abuso del clero è una emergenza nella Chiesa».

    In Italia si paga il prezzo di «una temperie culturale particolare», per cui «ci si riempie la bocca di tutti i superiori valori del rispetto del minore e della donna, ma delle donne e dei minori non importa niente a nessuno. Chi ha una secolare tradizione di copertura e di omertà ci sguazza».

    Dante Ghezzi, psicologo e psicoterapeuta del Centro Tiama per i traumi dell’infanzia e dell’adolescenza, è stato anche consulente della Procura: «Non si può dire a un abusante, come fanno i vescovi, che deve “fare il bravo” e redimersi.

    L’abuso sessuale si ferma in un modo solo: con la denuncia. Altrimenti andrà avanti». È evidente che «la Chiesa non si occupa delle vittime, tutela se stessa senza pietà e carità; c’è una inversione di tendenza in atto ma è lenta, lacunosa, e impacciata»; «Chi informa la persona indagata dell’indagine in atto compie un atto di favoreggiamento», e dunque «tutti i vescovi che insabbiano delinquono. Sono delinquenti».

    Il tema del perdono, poi, è «una pietra d’inciampo», afferma Forno; «Qui c’è un errore teologico smisurato. Il perdono, l’ha detto anche papa Francesco, presuppone la giustizia. Non puoi perdonare senza prima fare giustizia». C’è poi un discorso da fare sulle figure di garanzia (le persone che hanno un particolare obbligo di tutela del soggetto in qualche modo a loro sottoposto), che hanno l’obbligo di impedire l’evento, e se non lo fanno rispondono di concorso con l’autore del fatto (art. 40 § 2 CP).

    Con la testimonianza intensa di Antonio Messina, vittima degli abusi sessuali di don Rugolo, tutte queste tematiche hanno preso corpo. «Compresi nel tempo che la scelta di denunciare all’autorità ecclesiastica non era stata felice»; «tutto si spostò sul piano di una trattativa economica, con l’offerta di 25mila euro in contanti dai fondi Caritas». Da lì, il passaggio all’autorità giudiziaria, e una lettera al papa, scritta con la giornalista dell’Ansa Pierelisa Rizzo, che lo sostiene in questa batta[1]glia. «Non ci ha mai risposto».

    Adista pubblicherà gli integrali delle relazioni in un prossimo numero. (ludovica eugenio)

  • Baviera, Benedetto XVI “disposto a testimoniare” in un processo su un prete accusato di pedofilia

    Baviera, Benedetto XVI “disposto a testimoniare” in un processo su un prete accusato di pedofilia

    Il papa emerito Benedetto XVI (95 anni) intende difendersi di fronte a una denuncia sporta al Tribunale provinciale di Traunstein, nella Baviera tedesca, nell’ambito di un’inchiesta su eventuali abusi nella Chiesa da parte di preti pedofili. Lo ha confermato la portavoce dello stesso Tribunale, senza precisare in che forme e in quali tempi il successore di Giovanni Paolo II fornirà la sua autodifesa in sede giudiziale. L’annuncio sulla disponibilità di Joseph Aloisius Ratzinger, infatti, per ora “non presenta elementi di contenuto”, ha spiegato la portavoce.

    La denuncia era stata sporta da un uomo oggi 38enne, che ha affermato di aver subito abusi da un prete pedofilo, e coinvolge Ratzinger in quanto all’epoca arcivescovo di Monaco e Frisinga (1977-1982), quando il religioso accusato fu trasferito in quella diocesi.

    L’uomo ha inoltre riferito di aver subito abusi da un prete recidivo, tale Peter H., nella località di Garching an der Alz. Un rapporto sul sacerdote, diffuso lo scorso gennaio, riferisce anni di abusi; ma invece di denunciare l’accaduto, l’arcidiocesi è accusata di aver trasferito il religioso in altre parrocchie, dove gli abusi si sono ripetuti.

    Finora sono state presentate quattro denunce: oltre al prete, già condannato, e al predecessore di papa Francesco, sono coinvolti il cardinale Friedrich Wetter, successore di Ratzinger alla guida dell’arcidiocesi, e l’arcidiocesi stessa. Si tratta di un’azione civile, dato che sul piano penale la vicenda non ha più valore.

    “Se la Chiesa cattolica e gli imputati – con l’eccezione del noto recidivo Peter H. – si attengono a quello che è costantemente affermato, cioè di mantenere il proprio impegno cristiano e di riconoscere l’ingiustizia commessa, la causa avrà successo” ha dichiarato l’avvocato del querelante, Andreas Schulz. “Se non lo fanno, il danno alla loro reputazione sarà ancora più grave e la Chiesa cattolica accelererà l’erosione della fede” ha aggiunto il legale. Se il pontefice emerito non si fosse dichiarato disposto alla difesa sarebbe andato incontro a una sentenza in contumacia. Ratzinger si è affidato allo studio legale Hogan Lovells. I quattro denunciati hanno chiesto una proroga, ha illustrato la portavoce del Tribunale bavarese, e hanno tempo fino al 24 gennaio prossimo per argomentare sul piano contenutistico la difesa.

    Le altre accuse a Ratzinger

    Di accuse a Ratzinger su “comportamenti erronei” nel gestire casi di preti pedofili a Monaco si parlò già nel corso del suo pontificato (2005-2013), quando le responsabilità sulla vicenda di “padre H.” vennero poi attribuite a un sottoposto. E sono riemerse con più forza nel gennaio scorso dal rapporto indipendente sugli abusi sessuali nell’arcidiocesi bavarese.

    Tra l’altro, in quei giorni, il Papa emerito dovette correggere una sua dichiarazione essenziale rilasciata in relazione al dossier. Contrariamente al suo precedente resoconto, infatti, Ratzinger partecipò alla riunione dell’Ordinariato il 15 gennaio 1980, durante la quale si parlò di un prete della diocesi di Essen che aveva abusato di alcuni ragazzi e si era recato a Monaco per una terapia. Tuttavia, dichiarò il segretario particolare, mons. Georg Gaenswein, nell’incontro in questione “non fu presa alcuna decisione circa un incarico pastorale del sacerdote interessato”. In quella sede, è stato precisato ancora da Gaenswein, la richiesta fu approvata solo per “consentire una sistemazione per l’uomo durante il trattamento terapeutico a Monaco di Baviera”.

    La questione che restava in piedi era che Benedetto XVI sapeva del prete accusato di pedofilia, anziché il contrario. In seguito, al prete fu consentito di proseguire il proprio ministero e lui continuò nei suoi comportamenti. L’accusa che viene rivolta all’allora arcivescovo Ratzinger è di non aver preso alcun provvedimento affinché ciò non accadesse.

    https://www.rainews.it/articoli/2022/11/benedetto-xvi-testimonianza-prete-pedofilo-abusi-baviera-2378d3ea-df73-4674-be6c-e6790c17bd2b.html