Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: abuso sessuale

  • Napoli “Via Manzoni 225 : l’inferno”, “La Talare sporca del prete”

    Napoli “Via Manzoni 225 : l’inferno”, “La Talare sporca del prete”

    Napoli 17 Giugno 2023, non si può continuare ad ignorare una piaga che affligge la società, uno dei crimini più infami e cruenti che l’essere umano commette : la PEDOFILIA.

    “Ogni volta fu come morire” (dal Libro La talare sporca del Prete di C. D’Angelo).

    Il problema esiste, come esistono purtroppo, le vittime, e i loro giovani corpi, violati, e abusati, costretti ad avere rapporti sessuali.

    Sono troppi i casi che riguardano questo abominio, e guarda caso in maniera esponenziale si verificano spesso in quella realtà che noi identifichiamo come “Chiesa”.

    Ma c’è chi non dimentica, chi ha ascoltato, e assiste queste povere vittime, partecipando al dolore di queste anime lacerate, devastate nel profondo : Il Dottore Carlo D’Angelo, Psicologo e Psicoterapeuta.

    Dottore Carlo D’Angelo Psicologo e Psicoterapeuta

    “A Gennaio di quest’anno, dopo la pubblicazione del mio libro “La Talare sporca del prete”, scrissi una lettera alla Congregazione dei Padri Vocazionisti, feci avere una copia del mio libro ad uno stretto collaboratore del superiore Generale dei Vocazionisti, Padre Antonio Rafael do Nascimento”  :

    “Tale collaboratore del Padre Superiore, fu il primo a leggere il mio libro”.

    La Lettera

    “Ven.Le Padre Antonio Raphael do Nascimento sdv,

    con la presente esprimo, anzitutto, sentimenti di stima e considerazione per l’alto Suo ministero a servizio e per il bene della Chiesa cattolica”.

    “Questa mia breve lettera accompagna la mia ultima pubblicazione, La talare sporca del prete. Dalle stelle alle stalle: il precipizio dell’abuso sessuale, ed è un po’ la condivisione – per quello che mi è stato possibile anche divulgare in termini di pubblicizzazione -, del mio lavoro clinico accanto alle vittime della pedocriminalità, bambini/e ed ex bambini/e”.

    “È un dono che Le faccio giungere tramite un Suo confratello, cosciente che il contenuto che leggerà non sarà facilmente digeribile, data la piaga che la pedocriminalità costituisce all’interno della società e dei segni profondi e permanenti che essa lascia a chi ne è vittima”.

    “È fatto dono a Lei anche per un riferimento che il testo riporta e che mi auguro possa suscitare una seria e doverosa riflessione, per far sì che le persone e i luoghi che alla Sua missione sono affidati possano essere autentici strumenti della Parola e giammai di ostacolo a quel desiderio profondo che il Vangelo porta in sé e con sé: la promozione e la difesa dell’umano in tutte le sue sfaccettature, dal pre-concepimento al suo ultimo respiro di vita”.

    “Mi auguro che leggerà queste mie parole e questa mia pubblicazione con sola questa mia intenzione, che non ha nulla di polemico o di sterile critica, ma di parresia, spirito di sinodalità e corresponsabilità per un umano pieno, unico e normativo”.

    Dottore Carlo D’Angelo

    “Ebbene non ebbi alcun riscontro, francamente non ne capisco i motivi, perché questo alone di omertà ? Oppure la definirei anche totale indifferenza”.

    “E’ vero che oggi non ci sono più ragazzi in questa struttura, di cui parlo nel mio libro, ma a questo padre vocazionista è come se gli fosse stato recapitato un bicchiere di acqua fresca ?”

    “Niente nessun riscontro, né di apertura al dialogo, insomma nessun accenno a qualcosa”.

    “Eppure questi ragazzi vivono, di cose ne sono successe, avere la sensibilità, e la volontà di capire veramente ? Volere combattere una cosa così grave”.

    “Niente ! nemmeno che so apprendo questa notizia, visto che all’epoca non era lui il Superiore di questa struttura, oppure stiamo facendo gli approfondimenti del caso, o meglio li abbiamo fatti, insomma nessun riscontro”.

    Io : “Eppure, questo superiore avrebbe dovuto interfacciarsi con un professionista.

    “Sul libro gli feci una dedica : Via Manzoni 225 L’inferno”.

    “Lì dove c’erano i nomi punteggiati, il suo collaboratore era riuscito ad individuare non solo il contesto, ma anche i personaggi”.

    Dal Libro “La talare sporca del prete” del Dottore Carlo D’Angelo Psicologo e Psicoterapeuta :

    “Avevo 10 anni, come ogni Sabato ci si mette in fila per la doccia, lei decide chi deve fare la doccia per ultimo, e di conseguenza l’ultimo deve stare in coda alla fila, tutti in attesa del proprio turno”.

    “Entri nella doccia e dopo entrò anche lei, mi mise a pancia sotto a terra sul pavimento, una sensazione strana invase il mio corpo, lei si fregava con un movimento ritmico sopra di me, mi sentivo soffocare, il peso del suo corpo mi schiacciava, mentre lei andava su e giù”.

    Mi teneva ben fermo … era un rituale di ogni sabato pomeriggio … a tavola non mangiavo e mi veniva da vomitare, il terrore aumentava ogniqualvolta mi ritrovavo da solo di fronte alla sua persona, temevo tutto in ogni spazio del collegio”.

    “Le volte che provavo a buttarmi giù dalla finestra, e lei rassicurava i miei compagni, state tranquilli non è successo niente vuole solo la mamma”.

    “Nessuno veniva a salvarci”.

    https://www.ilpostscriptum.it/post/via-linferno-la-talare-sporca-del-prete/

  • Così il prete accusato di pedofilia vuole evitare il carcere

    Così il prete accusato di pedofilia vuole evitare il carcere

    Don Mauro Galli, il prete accusato di pedofilia contro un ragazzo di 15 anni, punta a evitare il carcere. Potrebbe infatti patteggiare il sacerdote della diocesi di Milano a processo per un abuso sessuale avvenuto a Rozzano nel 2011, nei confronti di un ragazzo allora 15enne.

    La difesa dell’imputato, rappresentato dall’avvocato Mario Zanchetti, e la pg Celestina Gravina, hanno infatti depositato martedì all’udienza di appello bis (collegio Correra, Galoppi, Rinaldi) una proposta di concordato, su cui la corte deciderà il prossimo 26 settembre.

    L’accordo tra le parti, a quanto si apprende, dovrebbe prevedere una pena inferiore ai quattro anni, che consentirebbe così a don Galli di accedere a misure alternative al carcere, come l’affidamento in prova ai servizi sociali. In aula erano presenti sia la famiglia del ragazzo, che il sacerdote, condannato in primo grado a 6 anni e 4 mesi e in secondo grado a 5 anni e 6 mesi. Una condanna annullata con rinvio dalla Cassazione lo scorso gennaio.

  • Dal rispetto della religione al genuflettersi è un attimo – Il caso Italia – Lettera aperta al Presidente Sergio Mattarella

    Dal rispetto della religione al genuflettersi è un attimo – Il caso Italia – Lettera aperta al Presidente Sergio Mattarella

    Savona 2 giugno 2023

    Al mio Presidente, Sergio Mattarella

    Sono Francesco Zanardi, un sopravvissuto agli abusi sessuali del clero e oggi portavoce dell’unica associazione creata dai sopravvissuti italiani in assenza dello Stato, la Rete L’ABUSO.

    Non entro nel merito dei motivi che certamente comprenderà strada facendo nello scritto.

    Le scrivo costernato e indignato non tanto perché questo Stato che non ci ha saputi tutelare da bambini, da adulti ha dimostrato di essere anche incapace di rendere giustizia ai tanti italiani rimasti vittime, ma perché, a distanza di quarant’anni questo Stato continua a produrre consapevolmente vittime; tutti bambini.

    Qualche giorno fa ho letto la dura e dolorosa ma onesta lettera inviata dal Presidente della Bolivia Luis Arce a Papa Francesco, nella quale comunica alla Santa Sede la rivalutazione dei rapporti tra i due paesi.

    Il Presidente scrive; “Non si tratta di errori o deviazioni di condotta, ma di crimini che resteranno per tutta la vita in quelle bambine e bambini, per dono della chiesa, e per questa stessa ragione dobbiamo passare dalle dichiarazioni ad azioni concrete, affinché ci sia giustizia e che questi gravi crimini non si ripetano, usando la fede e la Chiesa nella ricerca dell’impunità. L’abuso sessuale di bambine, bambini e adolescenti, come lei ha detto, rappresenta la “cancellazione dell’infanzia” “è una piaga” per la società e la Chiesa, attaccano l’integrità, la dignità, i diritti e la vita degli esseri che dobbiamo proteggere.”

    “Per diversi decenni, lo Stato boliviano ha concesso ai membri stranieri della Chesa Cattolica agevolazioni di ingresso al nostro paese per la permanenza e l’acquisizione della nazionalità boliviana, in modo che potessero adempiere a una missione religiosa ed educativa, ma oggi purtroppo avvertiamo che questa agevolazione, in questo caso, è stata male utilizzata da diversi sacerdoti che sono entrati in Bolivia e hanno commesso questi gravi crimini, alcuni di loro con una storia di abusi sessuali in un altro paese.”

    “Lo Stato boliviano si riserva il diritto di ammettere l’ingresso nel territorio nazionale di nuovi sacerdoti e religiosi stranieri che hanno una storia di abusi sessuali contro minori, nel frattempo procede alla revisione degli accordi e delle convenzioni in vigore, e conclude la negoziazione dell’”Accordo tra lo Stato Plurinazionale della Bolivia e la Santa Sede”.

    Rivolgendosi a Papa Francesco conclude “Nell’anno 2021 ha pronunciato queste parole per gli stessi casi accaduti in Francia: “La mia vergogna, la nostra vergogna, è per l’incapacità della Chiesa di mettere il centro delle sue preoccupazioni.” Possano le vittime di questi crimini trovare pace nella giustizia, che possiamo scrivere insieme, con una voce ferma e determinata, che non accetteremo per nessun motivo i fatti deplorevoli che distruggono l’innocenza delle bambine e dei bambini.”

           Di pochi giorni fa la proposta del Senatore francese Xavier Iacovelli, che ha presentato un disegno di legge per togliere i termini di prescrizione in caso di violenza sessuale su minore. Ha voluto lanciare con forza un “messaggio importante per le vittime”. “Quando finalmente riuscirai a parlare, lo Stato o la giustizia saranno lì ad ascoltarti”.

    Signor Presidente, mi limito al contesto europeo per non infierire ulteriormente, ma qui il nostro paese è in materia il terzo mondo dei paesi industrializzati, l’unico in Europa che dal 2010 non solo non ha saputo promuovere alcuna iniziativa in tutela di bambine, bambini e adolescenti, ma malgrado gli stimoli, è stato persino incapace di avviare almeno una discussione sul tema.

    Le stesse Istituzioni italiane Signor Presidente, si sono rese attivamente complici dello stupro di bambine e bambini ignorando qualunque sollecito da parte delle associazioni e degli avvocati delle vittime, che senza mai ottenere risposta, hanno prima diffidato il Governo, poi denunciato le inadempienze alla Magistratura che puntualmente ha archiviato una querela di parte, sottoscritta da decine di sopravvissuti, ignorandone persino la procedibilità d’ufficio e qualunque indagine ai fini preventivi.

    A nulla è servita neppure l’Interrogazione parlamentare del Deputato Matteo Mantero, che giace impolverata sugli scaffali dei palazzi dal 2017.

    Stessa situazione per quanto riguarda le raccomandazioni del Comitato per i diritti dell’infanzia delle Nazioni Unite, che al punto 21 confermano quanto sopra;

    “il Comitato è preoccupato per i numerosi casi di bambini vittime di abusi sessuali da parte di personale religioso della Chiesa Cattolica nel territorio dello Stato Membro e per il basso numero di indagini criminali e azioni penali da parte della magistratura italiana.”

    Raccomandazioni ad oggi totalmente inascoltate dal Governo, deferito al Comitato per la seconda volta e oggetto di una Petizione di denuncia al Parlamento Europeo, a seguito della comunicazione da parte dell’associazione di 418 casi potenzialmente pericolosi, comunicati lo scorso febbraio alla Procura Generale della Repubblica, che ad oggi ha omesso persino l’acquisizione di nominativi.

    Uno Stato l’Italia, che sulla tutela dei minori non risponde a nessuno, quanto quello Pontificio…

    Chiedo venia Signor Presidente, ma mi limito indignato a descrivere la situazione di un paese che oggi non ha la piu pallida idea di quale sia sul territorio l’entità del fenomeno, che rende vittime bambine e bambini. Un paese Signor Presidente che nei fatti, ogni anno conta il numero delle vittime senza però attuare alcuna politica di contrasto e di soccorso. Un paese che le conta anche male, in quanto la maggior parte di casi – grazie al sistema che il Governo mantiene e continua a promuovere – non viene denunciato alle autorità.

    Un paese che ha toccato il fondo permettendo che la CEI; che dichiara esplicitamente nelle sue linee guida che non denuncerà i reati su minori alle autorità italiane e tantomeno risarcirà le vittime – in parole povere renderà giustizia solo a se stessa – potesse gestire nell’omertoso silenzio complice delle Istituzioni del paese, in proprio, i crimini di cui sono accusati i suoi preti e le sue gerarchie.

    L’unica luce dopo 13 anni, purtroppo tristemente quasi “anomala” per l’Italia, è quella che recentemente ha dato come risposta al Cardinale Presidente della CEI Matteo Zuppi il Procuratore di Tivoli, che risponde all’arrogante posizione del prelato “La Chiesa italiana non può accettare accuse di atteggiamento omertoso“ definendo la condotta dell’autorità ecclesiastica “di omertà ambientale, molto simile a quella mafiosa“.

    Un Paese che è riuscito a creare discriminazione persino tra i pedofili; dove i preti hanno la meglio e i laici invece colmano “esemplarmente” il fallimento della Giustizia del paese.

    Signor Presidente, il suo paese, i suoi cittadini hanno bisogno di un suo urgente intervento, forte e deciso che ricordi i diritti costituzionali di bambine, bambini e adolescenti. Che ricordi al Governo quello che è inquadrato dalla Convenzione per i diritti dell’infanzia come lo status speciale, l’interesse superiore del minore ed il fine di evitare danni irreparabili.

    Un gesto che nel rispetto costituzionale del diritto di libertà di religione dei cittadini, renda dignità alla chiesa sana ed intervenga verso quella pedofila ed i suoi complici, rendendo giustizia, non fornendo complicità. Anche questo è un diritto del suo popolo nell’unico paese dell’Unione Europea, che dall’inizio dello scandalo non ha mai avuto il coraggio di difendere i suoi bambini, i loro genitori e i cittadini, sacrificandoli ancora oggi non alla fede, ma ad uno Stato criminale riconosciuto in tutto il pianeta per la sua pericolosità sociale, non solo a danno di bambini.

              Nel giorno della festa della Repubblica

              Con ossequio Francesco Zanardi


    P.S. Sono stato tra i testimonial del documentario “Caro Presidente”, prodotto da RAI in occasione della Festa della Repubblica del 2022. Le lascio con la clip che mi riguarda, una piccola testimonianza di un male che purtroppo non riguarda solo me, ma tanti cittadini e purtroppo anche tante bambine e bambini che in futuro nasceranno senza tutela in questo paese.

  • I Focolari e i bambini abusati. Le accuse e i silenzi vaticani

    I Focolari e i bambini abusati. Le accuse e i silenzi vaticani

    In caso di violenza clericale, oltre alla «tolleranza zero» predicata dalla Chiesa, è ormai di rito la richiesta di perdono alle vittime. Una prassi che vale anche per le comunità ecclesiali, come dimostra la «vergogna» espressa dalla presidente dei Focolari, Margaret Karram, al momento della diffusione, il 31 marzo scorso, del primo resoconto sui casi di abusi su minori e adulti vulnerabili e di abusi spirituali o di autorità avvenuti all’interno del movimento. Nel report, in particolare, si dà conto delle segnalazioni delle violenze sui minori pervenute alla Commissione interna per il Benessere e la Tutela della persona (Co.Be.Tu) dal 2014 al 2022. I risultati indicano che dal 1969 al 2012 66 membri del movimento, in tutto il mondo, sono stati accusati di aver abusato di 42 minori (29 fra i 14 e i 18 anni e 13 con meno di 14 anni) e di 17 adulti vulnerabili.

    Fondato nel 1943 da Chiara Lubich e approvato dalle gerarchie ecclesiastiche nel 1962 con il nome di Opera di Maria, il movimento dei Focolari ha la sede centrale a Rocca di Papa ed è diffuso in 182 paesi. I dati ufficiali sui membri che vivono in comunità, sia consacrati (cioè che hanno fatto voto di castità, povertà e obbedienza) che sposati, parlano di 4304 donne e 2540 uomini, a cui si aggiunge un imprecisato numero di aderenti (il sito dei Focolari parla di due milioni ma la cifra non è attendibile perché il movimento, come peraltro la Chiesa, soffre di un costante stillicidio di fedeli).

    A due mesi di distanza dalla pubblicazione dei dati sugli abusi interni, però, non si sa quali provvedimenti siano stati presi nei confronti degli autori delle violenze, né tantomeno si conoscono le circostanze, la portata e la durata nel tempo di questi abusi e, di conseguenza, nemmeno le eventuali responsabilità dei vertici del movimento. Il report comunica soltanto che di questi 66 abusatori (di cui 63 sono uomini), 20 sono stati dimessi (cioè dispensati dai voti presi), 9 sottoposti a sanzioni, 6 sospesi perché in attesa del giudizio dell’autorità ecclesiastica, 9 segnalati all’autorità giudiziaria, mentre 19 casi risultano ancora pendenti e 12 sono stati archiviati (11 in assenza di prove sufficienti e uno per decesso). In sostanza non abbiamo che qualche dato scarno, risultato di segnalazioni pervenute a una commissione interna in un periodo di tempo decisamente insufficiente. Una cosa, però, emerge chiaramente: non si tratta di poche mele marce, ma di un problema sistemico e che ha radici profonde.

    Questo rapporto, più che inaugurare una nuova stagione di trasparenza, sembra la reazione dovuta, tra imbarazzo e omissioni, allo scandalo scoppiato nel movimento dopo la pubblicazione, un anno fa, dell’inchiesta della società Gcps Consulting su un ex membro consacrato francese, Jean-Michel Merlin, responsabile di aver abusato di almeno 37 ragazzi a partire dagli anni ’70. Merlin, nonostante un processo penale a suo carico per violenza sessuale su minori, aveva continuato ad avere ruoli apicali nel movimento fino al 2016, quando era stato infine dimesso dai Focolari. Quanti Merlin ci sono anche in Italia, protetti dalla negligenza, se non addirittura dall’omertà dei vertici? Nel nostro paese, almeno sei casi sono stati considerati «verosimili» dall’indagine interna della Co.Be.Tu, secondo quanto dichiarava il coordinatore della commissione, l’avvocato Oreste Moscatello, in un articolo uscito su Domani il 25 luglio scorso. Quasi un anno dopo, non sappiamo se queste persone continuino ad avere un ruolo nel movimento o siano state segnalate alle autorità dello Stato. Il rapporto non lo dice: tace sui pedofili e rende invisibili le vittime.

    Eppure, dopo decenni di silenzio sul tema, oggi in mano a Margaret Karram e al copresidente Jesús Morán c’è una lista di almeno cinquantacinque nomi di persone le cui responsabilità sono state accertate da una commissione interna. Nomi che però il Movimento ha deciso di non rendere pubblici. «Non li abbiamo rivelatiper garantire la privacy delle persone coinvolte. Siamo presenti in paesi che hanno approcci anche molto diversi sulle sanzioni previste per questo genere di reati: vogliamo trasparenza, ma anche salvaguardare i diritti di tutti», ha dichiarato a Domani Joachim Schwind, sacerdote e responsabile della comunicazione dei Focolari. «In alcuni Stati, per l’abuso sui minori è prevista la pena di morte – ha aggiunto Schwind – davvero vogliamo esporre a tanto i responsabili?». Resta da chiedersi perché non si possano adottare soluzioni diverse a seconda dei paesi, a cominciare dall’Europa. Schwind, che è anche membro del Consiglio generale al Centro Internazionale dei Focolari, ammette che «è un grande problema, perché le persone che frequentano i nostri incontri ci chiedono di essere protette». E come fanno a tutelarsi, se non sanno chi sono i predatori? «Il fatto è che, in assenza di una sentenza che attesti la responsabilità in sede penale, potremmo essere denunciati per diffamazione», sottolinea Schwind. Tutti i casi della “lista”, però, sono ormai prescritti per la giustizia civile e i pochi considerati non risolti sono in attesa di una decisione del Dicastero per i laici, la famiglia e la vita della Santa Sede, che ha la giurisdizione sulle comunità ecclesiali. Si tratta insomma di bilanciare il diritto alla privacy con il diritto dei bambini e delle famiglie ad essere al riparo da potenziali abusatori. Questa discrezione nel rivelare i nomi non nasconde anche imbarazzanti retroscena o complicità dei vertici del movimento, se non addirittura della stessa Chiara Lubich? Certamente, il divieto di divulgare i nomi dei pedofili rappresenta per i Focolari l’indubbio vantaggio di non dover rispondere delle decisioni prese negli anni in merito a trasferimenti o promozioni.

    «I vertici non hanno parlato apertamente degli abusi sui minori nemmeno ai loro membri – dice Oscar (nome di fantasia), un ex focolarino che ha trascorso 25 anni nel movimento – ma alcuni nomi sono circolati lo stesso nelle chat di chi aveva frequentato la scuola di formazione a Loppiano, vicino a Firenze». Uno di questi, italiano, oggi ottantaseienne, ha ricoperto diversi incarichi di responsabilità nei Focolari ed è stato vicino alla stessa Lubich. «Faceva parte del sistema e le denunce di abuso lo hanno perseguitato per anni: lo spostavano da una parte all’altra del mondo per toglierlo dai guai – racconta Oscar – Io l’ho conosciuto quando era responsabile dei giovani: ci controllava, faceva commenti su come ci vestivamo – continua Oscar – una volta ammise candidamente di essere influenzato dall’aspetto fisico del candidato alla consacrazione: per lui bastava quasi che un ragazzo sorridesse e fosse ben pettinato per essere ammesso fra i focolarini».

    Chi ha affidato la formazione dei giovani a una persona che aveva già ricevuto segnalazioni di molestie? Chi era al corrente della propensione per i ragazzini di questo infaticabile missionario della parola di Chiara Lubich, che ha attraversato i cinque continenti senza essere fermato? «Non sono a conoscenza di nessun caso di abuso noto ai responsabili del movimento, nè di persone che sono state spostate e hanno continuato ad abusare», commenta Schwind, che però ammette che questa persona è stata dimessa «per gravi motivi». La stessa sanzione è stata inflitta ad altri due membri che avevano incarichi rilevanti nell’Opera, i cui nomi sono stati fatti a Domani da diverse fonti. Uno di questi, ha testimoniato un ex focolarino, aveva l’abitudine di portare i minorenni sul suo letto, dove li abbracciava e si intratteneva con loro. Schwind conferma che sono stati entrambi allontanati dai Focolari già due anni fa.

    «Dove abbiamo riscontrato una verosimiglianza dei fatti, i responsabili sono stati dimessi dal movimento, anche per casi avvenuti decenni fa», precisa Schwind. Per quanto riguarda la segnalazione alle autorità giudiziarie, che secondo il report ha riguardato soltanto nove persone su 66, Schwind spiega che la commissione si è regolata secondo le leggi dei diversi paesi. «Dove non c’è obbligo di denuncia, abbiamo segnalato i responsabili soltanto se erano le vittime a volerlo; dove c’è l’obbligo invece abbiamo interrotto le nostre verifiche per non interferire con le indagini», spiega il sacerdote. «Con le nuove linee guida, entrate in vigore il 31 marzo – aggiunge Schwind – abbiamo stabilito che porteremo tutti i casi a conoscenza delle autorità giudiziarie, anche nei paesi in cui non è espressamente prescritto». Alla domanda se questa decisione riguardi anche i 66 casi evidenziati nel report, Schwind ammette «che non ci hanno ancora pensato», così come non sono ancora riusciti a formare una commissione disciplinare, annunciata un anno fa, che stabilisca le complicità dei vertici del movimento nel caso di Jean-Michel Merlin.

    Dal primo maggio, la Co.Be.Tu è stata sostituita dalla nuova commissione indipendente centrale, che in realtà di indipendente ha ben poco, visto che i suoi membri saranno scelti direttamente dalla presidente Karram. La nuova commissione, a cui è affiancato un organo di vigilanza di cinque membri esterni, si occuperà soltanto della gestione delle segnalazioni, mentre la formazione verrà coordinata a livello centrale e locale da un altro team di esperti e consulenti. Un’impalcatura che dovrebbe garantire, almeno sulla carta, “la tutela integrale della persona”, come viene definito il piano anti-abusi, ma che per ora lascia trasparire molta approssimazione sulla gestione dei pedofili e vaghi accenni a non meglio precisati interventi disciplinari. Al posto di un chiaro percorso di trasparenza che assicuri giustizia alle vittime, con l’apertura degli archivi e la ricostruzione delle responsabilità personali, si preferiscono la maldicenza e la gogna sotterranea del “lo sanno tutti”, alimentata dalle voci di corridoio e dalle chat di whatsapp.

    In questo quadro, delle vittime sappiamo ancora meno: quante sono, quanti anni avevano al momento degli abusi, quali sono state le conseguenze che hanno dovuto affrontare? L’Oref, Organizzazione ex focolari, un’associazione nata nel 2021 come spazio di ascolto per i sopravvissuti, non è stata coinvolta nell’indagine della Co.Be.Tu, ma Schwind tiene a dire che la presidente ha «speso molto tempo in incontri personali con altre vittime». Sulla “riparazione finanziaria” esiste un protocollo che invita chi lo desidera a farsi avanti ma non stabilisce l’entità dei risarcimenti in caso di abuso accertato: «non abbiamo stabilito cifre perché valuteremo caso per caso, anche a seconda dei paesi in cui è avvenuto il reato – dice Schwind – non sempre si parla di un aiuto economico: a volte chi si rivolge a noi chiede di essere sostenuto in un percorso terapeutico, o di trovare un lavoro o una casa».

    Molti sopravvissuti, in realtà, si sono trovati di fronte a un muro. Silvia Ciccarelli, figlia di due membri attivi del movimento, nel 2016 ha addirittura mandato una lettera personale alla Co.Be.Tu e all’allora presidente dei Focolari, Maria Voce, in cui raccontava di essere stata picchiata senza pietà per anni da suo padre, ritenuto un “uomo di fede”. «Diceva sempre che lo faceva “per volontà di Dio”, così come diceva che mi picchiava in modo da non lasciare tracce o lividi, per “non darmi la soddisfazione di fare la vittima” – si legge nella lettera – Mia madre non si è mai frapposta. Ho visto vestitini nuovi, a cui tenevo, sparire nell’immondizia perché macchiati di sangue». Nè la Co.Be.Tu né Maria Voce, dice Ciccarelli, hanno risposto.

    «Nel movimento continua a esserci una forte omertà sulle violenze strutturali che lo attraversano, che riguardano il sesso, la manipolazione delle coscienze, l’abuso di potere e lo sfruttamento economico – dice Oscar – Per decenni i focolari hanno organizzato happening per giovani, a cui partecipavano anche migliaia di bambini e adolescenti senza precauzioni né controlli: era un bacino di caccia perfetto per i predatori». Il terreno dell’abuso (di potere, in primo luogo) era preparato dall’obbedienza assoluta imposta da Chiara Lubich: le “pope” e i “popi”, come venivano chiamati i suoi seguaci in un linguaggio non a caso infantilizzante, dovevano «tagliarsi la testa», affidandosi totalmente a lei e ai capifocolare che la rappresentavano. «Se si voleva fare la volontà di Dio, bisognava seguire Chiara – racconta Cintia Costa – era richiesta un’obbedienza cieca, non potevi avere dubbi o fare domande». Costa ha fatto parte dai 12 ai 19 anni del movimento Gen, la sezione dei giovani, prima a Belem, in Brasile, e poi a Loppiano, dove ha subito ed è stata testimone di violenze psicologiche pesantissime su ragazzine appena adolescenti. «La nostra responsabile ci insultava senza una spiegazione, eravamo terrorizzate – racconta – io sono stata costretta a lasciare il mio fidanzato, che era in Brasile. Dato che piangevo disperata, lei si è seduta vicino a me e mi ha dettato la lettera per lui, che poi ha spedito con posta prioritaria». Non solo: Cintia racconta che nell’estate del 1992, insieme a una quindicina di altre ragazze, si è ritrovata a cucire le copertine per i diari della Benetton: «eravamo in un capannone, dove i visitatori che arrivavano a Loppiano non potevano vederci, e dovevamo applicare le etichette su queste agende – dice – Ovviamente, come per tutti i lavori che facevamo, non siamo state pagate». Una circostanza confermata anche da Oscar: «negli anni ’80 e ’90 i Focolari prendevano spesso commissioni da aziende per dei lavori, e Benetton era una di queste». Difficile pensare che la partita di agende fatta a mano dalle ragazze fosse un regalo per la multinazionale. «Per ironia della sorte, in quei giorni si vedeva ovunque la campagna pubblicitaria della United Colors of Benetton con la foto di un prete che bacia una suora – commenta Costa – e a noi ripetevano che dovevamo essere pure e che non potevamo nemmeno abbracciare i nostri amici maschi».

    Cintia e moltissime altre ragazze arrivate a Loppiano in quegli anni per fare un’esperienza religiosa si sono ritrovate in realtà alla mercé di persone che le hanno private di ogni libertà, le hanno fatte lavorare gratis e hanno persino interferito con la loro vita intima e famigliare. Silvia Ciccarelli testimonia che da bambina le fu proibito di vedere i nonni, perché considerati “non allineati” alle regole dellla comunità e quindi nocivi; a quattordici anni, inoltre, le fu fatta una visita ginecologica da un medico focolarino per accertare che non avesse già avuto rapporti sessuali. Magda (nome di fantasia), una focolarina slovena che voleva studiare, fu costretta dalla responsabile di zona a lasciare gli studi perché «i libri andavano messi in soffitta». Negli anni Settanta è stata anche molestata dalla sua capofocolare quando era alla scuola di formazione di Loppiano: «una sera, con la scusa di darmi la sua benedizione, è entrata nel mio letto e mi ha baciata – racconta a Domani – ho saputo che in seguito è stata allontanata, ma nessuno mi ha mai detto il motivo».

    Se Rocca di Papa tace, Roma certo non parla: il Dicastero per i laici, la famiglia e la vita, messo al corrente dall’ex focolarina Renata Patti, già alcuni anni, fa di alcune denunce di abuso sessuale nel movimento, non ha mai dato riscontri ufficiali. Il prefetto del Dicastero, il cardinale Kevin Farrell, interpellato in proposito da Domani, non ha mai risposto e la responsabile per la comunicazione Pamela Fabiani ha spiegato che «il Dicastero tratta le segnalazioni che riceve in maniera riservata, nel rispetto dei criteri previsti dall’ordinamento canonico, in generale e specificamente per la Curia Romana, e nel rispetto delle persone coinvolte». Quindi, non soltanto non sappiamo come sono stati trattati questi casi, ma non sappiamo nemmeno se sono stati presi in considerazione o archiviati.

    Per quanto la tendenza alla riservatezza (per non dire l’omertà) accomuni Focolari e Vaticano, fra i due si avverte una certa tensione, se è vero che, come attesta una nostra fonte, il Dicastero sta facendo pressione sul movimento perché metta finalmente mano ai problemi interni. «Siamo in contatto con il Dicastero e la curia romana, ma le indicazioni su cosa fare non sono univoche», ha ammesso Joachim Schwind parlando dell’opportunità di rendere pubblica “la lista”. Lo stesso papa Francesco, d’altronde, durante l’assemblea generale dei Focolari del febbraio 2021 aveva già ammonito le comunità ecclesiali di «evitare ogni autoreferenzialità». La situazione è delicata: all’orizzonte per i Focolari potrebbe esserci addirittura lo spettro del commissariamento, e la trasparenza sugli abusi è una carta importante su cui puntare, ma ci sono certamente diversi equilibri in gioco di cui tenere conto.

    https://www.editorialedomani.it/fatti/chiesa-abusi-minori-lista-segreta-degli-le-accuse-contro-il-movimento-dei-focolari-h7n1mjbm

  • La Bolivia chiede al Papa l’accesso ai dossier sugli abusi

    La Bolivia chiede al Papa l’accesso ai dossier sugli abusi

    La Bolivia è sconvolta dalle rivelazioni di stampa che coinvolgono il defunto sacerdote spagnolo Alfonso Pedrajas, il quale ha confessato su un giornale privato di aver abusato di più di 80 minori nel Paese sudamericano, dove arrivò all’inizio degli anni 70. Il caso, scoperto dal quotidiano spagnolo El País, ha portato ad almeno otto denunce davanti alla procura boliviana, anche se il numero delle vittime potrebbe aumentare. Gli imputati sono sacerdoti della Compagnia di Gesù, che coinvolgono Pedrajas e gli altri chierici spagnoli Luis María Roma, Alejandro Mestre e Antonio Gausset, tutti deceduti.

    Lo scandalo pedofilia nella Chiesa boliviana salta in piedi e raggiunge l’ufficio di papa Francesco. A seguito della scoperta, il Presidente boliviano, Luis Arce,  ha inviato una lettera ufficiale a Papa Francesco. Luis Arce ha chiesto al Pontefice l’accesso a tutti i fascicoli, e informazioni riguardanti casi di pedofilia commessi da sacerdoti e religiosi cattolici in Bolivia Bolivia abusi di cui la Chiesa è a conoscenza.

    E’ la prima volta che un Presidente si rivolge direttamente al Sommo Pontefice chiedendo l’apertura degli archivi ecclesiastici affinché la giustizia possa indagare sugli abusi sessuali e il loro insabbiamento da parte della Chiesa.

    La missiva del Presidente Arce a Papa Francesco nella lettera ufficiale.

    Chiedo che il sistema giudiziario della Bolivia sia in grado di accedere a tutti i file, file e informazioni riguardanti queste denunce e atti di abusi sessuali commessi da sacerdoti e religiosi cattolici in territorio boliviano. Questi anni di impunità non possono essere prolungati all’infinito senza che la giustizia stabilisca le responsabilità e le vittime chiudano un capitolo atroce dove l’unica consolazione che avranno sarà il diritto alla verità, alla giustizia e non coprire i fatti accaduti.

    Deplorevoli e aberranti delitti che sono stati nascosti con assoluta impunità per anni, tempo trascorso in apparente normalità a causa del silenzio complice della struttura ecclesiale locale, che li ha coperti con inaccettabile indifferenza e indolenza. Inoltre, il Presidente ha sostenuto che non si tratta di errori o deviazioni di condotta. Ma sono reati che danneggiano ragazze e ragazzi per la vita, e che danneggiano anche la Chiesa.

    Parafrasando il Sommo Pontefice, Arce ha ricordato che gli abusi sessuali su bambini e adolescenti “rappresentano ‘l’annullamento dell’infanzia’ e una ‘piaga’ per la società e la Chiesa, minacciano l’integrità, la dignità, i diritti e la vita degli esseri che dobbiamo proteggere più e costituiscono reati gravissimi che non possono restare impuniti”.

    Ha rimarcato: Come capirà, questa situazione ha provocato profondo dolore, ripudio e frustrazione nella popolazione boliviana , sentimento al quale mi attengo, come primo presidente del mio Paese.

    Oltre alla richiesta di accesso agli atti , il presidente ha informato il Papa che il suo governo sta lavorando a “meccanismi per rafforzare il controllo e la revisione dei documenti anagrafici” per l’ingresso di nuovo clero cattolico straniero. Lo Stato boliviano si riserva il diritto di ammettere l’ingresso nel territorio nazionale di nuovi sacerdoti e religiosi stranieri che abbiano precedenti di abusi sessuali su minori. Il futuro provvedimento sarà attuato con l’obiettivo di prevenire il verificarsi di nuovi reati di questo tipo.

    Arce ha affermato che questo meccanismo resterà in vigore fino a quando “non sarà effettuata la revisione degli accordi in vigore, e non sarà conclusa la negoziazione dell’Accordo tra lo Stato Plurinazionale della Bolivia e la Santa Sede”. Il presidente ha precisato che questo accordo deve includere “rimedi” che prevengano nuovi casi di abuso e il suo insabbiamento.

    La Conferenza episcopale boliviana ha confermato la visita del sacerdote spagnolo Jordi Bertomeu per affrontare la questione degli abusi sessuali nel Paese. Bartomeu è uno dei principali funzionari del Dicastero vaticano per la dottrina della fede.

    Denunce di abusi commessi da religiosi in Bolivia.

    Lo scandalo che circonda la Chiesa cattolica è iniziato a seguito di una pubblicazione sul quotidiano  El País. Come un vero romanzo dell’orrore, il 30 aprile El País ha pubblicato un’ampia inchiesta sulla vita del gesuita pedofilo – già deceduto – Alfonso “Pica” Pedrajas; che in vita avrebbe scritto un diario di 383 pagine, confermando almeno 85 aggressioni sessuali su minori e una fitta rete di insabbiamenti.

    Pedrajas si stabilì in Bolivia nel 1971 e svolse attività educativa in vari centri fino a pochi mesi prima di morire. Il maggior numero di abusi sarebbe stato commesso presso la scuola Juan XXIII della città di Cochabamba, nel centro del Paese. Questa istituzione era un collegio che accoglieva minori con scarse risorse economiche e provenienti dalle zone rurali, e vantava anche una formazione scolastica di alto livello.

    Dopo le ripercussioni delle rivelazioni stampa, la Procura in Bolivia ha ricevuto almeno otto denunce per presunti abusi commessi da religiosi. A questo proposito, il procuratore generale, Juan Lanchipa, ha precisato che le denunce sono state depositate nelle città di La Paz, Cochabamba, Tarija (sud) e Santa Cruz (est).

    Alcune denunce sono state presentate dalla stessa Compagnia di Gesù. Nonostante ciò, Lanchipa ha espresso la sua preoccupazione per “la negligenza che questa organizzazione cattolica ha avuto nel non aver denunciato questi eventi e, piuttosto, aver fornito copertura e protezione a questi eventi aberrazionali.

    La posizione della Chiesa

    A pochi giorni dalle rivelazioni sul diario di Pedrajas, la Conferenza episcopale boliviana ha espresso il proprio rammarico. “Come Chiesa condanniamo queste azioni, siamo solidali con le vittime che hanno subito atti di abuso sessuale, chiediamo loro perdono”.

    Oltre a ciò, la Compagnia di Gesù ha precisato che metterà a disposizione della giustizia tutti i casi di sua conoscenza . Da parte sua, la Chiesa boliviana ha confermato la visita del sacerdote spagnolo Jordi Bertomeu, inviato dal Vaticano, per affrontare la questione degli abusi sessuali nel Paese.

    https://www.ultimavoce.it/la-bolivia-chiede-al-papa-laccesso-ai-dossier-sugli-abusi/

  • I preti spagnoli accusati di abusi sui minori negli Stati Uniti che sono caduti fuori dai radar

    I preti spagnoli accusati di abusi sui minori negli Stati Uniti che sono caduti fuori dai radar

    Manuel Fernández è un prete spagnolo che è stato ordinato sacerdote nel 1959, finendo nel New Jersey nel 1979. Ma nel 2002 è stato accusato di abusi sui minori – avvenuti negli anni ’80 – ed è stato rimosso dal suo incarico.

    Tuttavia, Fernández è poi tornato nella sua diocesi nella città di Ourense, nel nord-ovest della Spagna. Da lì ha continuato a fare il prete, vivendo tranquillo, senza che nessuno nella comunità sapesse del suo passato. L’ufficio del vescovo non ha preso alcuna misura speciale, sostenendo che non c’era traccia del suo passato dall’altra parte dell’oceano.

    Fino ad ora, questo caso era totalmente sconosciuto in Spagna. Ma non è l’unico ad essere venuto alla luce di recente. Ci sono stati diversi casi di preti spagnoli che sono stati accusati di pedofilia negli Stati Uniti, senza alcuna divulgazione pubblica. EL PAÍS ha scoperto per la prima volta un caso come questo nel 2018, riguardante Francisco Carreras. Nel 1984 fu inviato a Salamanca da Miami con un avvertimento su quanto fosse pericoloso. Eppure, nel corso di tre decenni, è riuscito a commettere dozzine di abusi in tutta la provincia spagnola, spostandosi di città in città.

    In alcuni casi, questi religiosi sono tornati in Spagna in fuga e sono riusciti a sfuggire al rilevamento. Questo giornale ha identificato un totale di 15 sacerdoti spagnoli con chiare accuse o condanne, insieme ad altri cinque imputati (che non sono stati inclusi in questo articolo) le cui indagini sono state inconcludenti.

    Le informazioni sono state raccolte dai dati diffusi dai media statunitensi e dalla stessa Chiesa cattolica.

    Allo stesso modo, ci sono religiosi degli Stati Uniti e di altri paesi – tutti accusati di abusi negli Stati Uniti – che, a un certo punto, sono finiti sul suolo spagnolo. EL PAÍS ha registrato sei di questi casi, aggiungendo tasselli al puzzle riguardante la Chiesa cattolica in Spagna, che ha collaborato a malapena con gli inquirenti per aiutare a far conoscere la verità su questi molestatori.

    Il recente caso della Bolivia – dove nelle scorse settimane sei sacerdoti gesuiti spagnoli sono stati accusati di abusi – è frutto di informazioni scoperte da EL PAÍS, dopo che questo giornale ha avuto accesso al diario di un sacerdote pedofilo deceduto, Alfonso Pedrajas . Gli appunti dell’autore indicano che, spesso, il trasferimento di un sacerdote in un altro paese è avvenuto proprio a causa di accuse di abusi in Spagna.

    Tuttavia, in diversi casi negli Stati Uniti, questo fenomeno si è verificato anche al contrario, con sacerdoti fuggiti in Spagna dopo essere stati accusati, arrivati ​​nel Paese mediterraneo con una cartella pulita. In teoria, le diocesi cattoliche di partenza dovrebbero informare le diocesi di destinazione dell’accaduto. Ma non è nemmeno chiaro se la Chiesa non fosse a conoscenza delle accuse negli Stati Uniti contro il clero, o se la Chiesa lo sapesse e abbia deciso di non fare nulla. Ad ogni modo, in Spagna, le tracce di diversi sacerdoti si sono raffreddate, poiché è stato impossibile determinare le loro diocesi di provenienza per chiedere spiegazioni. Naturalmente, la Chiesa cattolica spagnola ha certamente queste informazioni e potrebbe rilasciarle se lo desiderasse.

    Il caso più antico riguarda il sacerdote gesuita Segundo Llorente. Nato nel 1906 in una cittadina della provincia spagnola di León, fu assegnato a una comunità indigena dell’Alaska. È persino diventato un politico locale nella legislatura statale. E, nonostante tutti i crimini che ha commesso, la sua immagine in Spagna rimane impeccabile. Tra i gesuiti, è una figura leggendaria: la sua voce su Wikipedia elenca tutti i suoi successi, senza una sola menzione delle accuse di abuso.

    Ci sono molti altri casi di decenni fa di sacerdoti che hanno lasciato la Spagna dagli Stati Uniti come giovani missionari. Molti hanno vissuto il resto della loro vita in Nord America, ma altri hanno scelto di tornare in Spagna come mezzo di fuga. In diversi di questi casi il mistero continua, visto il silenzio delle diocesi. Il sacerdote Jesús García, ad esempio, è stato accusato di abusi nel 1995, in Texas. Successivamente è tornato in Spagna, dove è approdato nella diocesi di Alcalá de Henares, a Madrid, per poi essere collocato in diverse parrocchie. L’ufficio del vescovo si è rifiutato di fornire dettagli sul caso, limitandosi a rispondere a EL PAÍS affermando di aver informato delle accuse il Difensore civico e la Conferenza episcopale spagnola.

    Un caso che illustra l’altro fenomeno – di preti non spagnoli accusati negli Stati Uniti poi finiti in Spagna – è quello del sacerdote peruviano Edgardo Arrunategui Jiménez. Dopo essere stato accusato in California, ha lasciato gli Stati Uniti, ha coperto le sue tracce ed è riuscito a stabilirsi nelle parrocchie di Madrid tra il 2004 e il 2008, cambiando talvolta nome. L’arcidiocesi cattolica romana di Madrid ora conferma che si trovava effettivamente nella zona, ma afferma che è arrivato dal Perù – la sua diocesi originaria – senza alcuna segnalazione negativa, pur affermando che non ci sono denunce contro di lui in Spagna. Al momento non si sa dove si trovi.

    Tutti questi casi – insieme a molti altri – sono stati nascosti al pubblico, persi tra le migliaia di accuse emerse dal 2002, quando il Boston Globe ha denunciato lo scandalo degli abusi sessuali all’interno dell’arcidiocesi di Boston. Da allora, numerosi media e organizzazioni delle vittime hanno pubblicato enormi quantità di informazioni sui casi nascosti. Negli ultimi anni sono stati istituiti database, come quello di BishopAccountability.org , che include i profili di ogni vescovo, sacerdote, suora, fratello e seminarista degli Stati Uniti accusati di abusi sessuali su minori.

    In Spagna, questo lavoro è svolto da EL PAÍS dal 2018, visto il rifiuto della Chiesa cattolica di rivelare ciò che sa e rendere pubbliche le informazioni. Il database gestito da questo giornale — aperto nell’aprile 2021, l’unico esistente in Spagna — riunisce tutti i casi che sono venuti alla luce, attraverso i media e le sentenze dei tribunali, nonché quelli che sono stati direttamente ammessi dal Chiesa. Attualmente il database conta 959 imputati, che hanno abusato di un totale di almeno 1.922 vittime. Quando questo giornale iniziò a lavorare, erano noti solo 34 casi.

    Un anno fa, l’Ombudsman – incaricato dal Congresso dei Deputati spagnolo – ha avviato un’indagine sulla pedofilia all’interno della Chiesa cattolica di Spagna. Tuttavia, questo rapporto richiederà ancora tempo: non c’è una scadenza. Allo stesso modo, la Conferenza episcopale spagnola ha affidato un’indagine interna a uno studio legale — guidato da un membro dell’Opus Dei — che ha presentato il suo rapporto in ottobre. Sebbene la Conferenza episcopale assicuri al pubblico che le diocesi spagnole hanno fornito tutte le informazioni di cui dispongono, resta da vedere se il loro grado di trasparenza sarà all’altezza degli standard degli Stati Uniti.

    Negli Stati Uniti, a differenza della Spagna, la Chiesa cattolica ha già intrapreso nel 2004 un’importante operazione di trasparenza che ha portato a una valanga di dati. La Conferenza dei vescovi cattolici degli Stati Uniti ha ordinato un’indagine guidata da un consiglio di laici, che ha commissionato uno studio statistico al John Jay College of Criminal Justice della City University di New York. I dati — del periodo 1950-2002 — sono stati forniti dalle stesse diocesi. La Conferenza ha anche reso pubblici gli archivi: le diocesi dovevano diffondere elenchi con nomi e cognomi. Il risultato finale è stato che in passato erano stati incriminati 4.392 sacerdoti residenti negli Stati Uniti, il 4% del clero. Avevano abusato di un totale di almeno 10.667 vittime. Solo il 5% di questi casi di abuso era stato portato in tribunale.

    Questo era solo l’inizio. Le inchieste giornalistiche e le denunce hanno continuato a portare alla luce i nomi, permettendo di incrociare i dati e seguire le tracce di sacerdoti accusati di abusi sui minori che, scoperti, hanno cambiato sede. Tra loro c’erano anche spagnoli, oltre a preti accusati non spagnoli che partirono per la Spagna.

    Di seguito sono elencati 21 dei sacerdoti accusati o condannati, secondo i registri statunitensi: 15 spagnoli e sei stranieri, tutti passati per la Spagna a un certo punto. Sono state chieste informazioni a tutte le diocesi nordamericane coinvolte. Finora, pochissimi hanno risposto.

    Julian Sanz
    Sacerdote spagnolo della diocesi di Tucson, in Arizona, è stato condannato nel 2003 a cinque anni di carcere per aver abusato di due minori. Nel 2010 è stato espulso dal clero.

    Nato nel 1949, Julián Sanz è stato ordinato sacerdote nel 1977. Tre anni dopo è arrivato nella diocesi di Tucson, in Arizona. Nel 2002, un uomo accusò Sanz di aver abusato sessualmente di lui . Dopo quella causa, circa un anno dopo, fu accusato di aver abusato di un altro minore, nel lontano 1982.

    Sanz è stato finalmente arrestato nel 2003. Ha ammesso le accuse ed è stato condannato a cinque anni di carcere. Nel 2010 è stato rimosso dal sacerdozio. Appare nell’elenco dei sacerdoti della diocesi di Tucson del 2019 che sono stati credibilmente accusati di abusi .

    Secondo Llorente
    Prestigioso sacerdote gesuita, ha trascorso 40 anni a svolgere il suo ministero in zone remote dell’Alaska. È stato eletto alla legislatura statale. Morì nel 1989. Nel 2004 iniziarono ad essere mosse contro di lui accuse di abusi sui minori.

    Llorente era un sacerdote gesuita spagnolo, filosofo e scrittore. All’età di 13 anni entrò nel seminario di León, in Spagna. Arrivò in Alaska nel 1935, dove trascorse quattro decenni ministrando in remote città del territorio, mentre imparava le lingue indigene. È stato persino eletto rappresentante nella legislatura statale – diventando il primo prete cattolico a far parte di una legislatura nordamericana – ed è considerato un co-fondatore dello stato dell’Alaska, che è stato ammesso come 49esimo stato nel 1959 .

    Llorente morì nel 1989 e fu sepolto in un cimitero indiano a De Smet, Idaho, dove in genere solo gli indiani nativi americani possono essere sepolti su loro richiesta. È stato anche nominato figlio prediletto della sua città natale di León. Tuttavia, la sua immagine iniziò a oscurarsi nel 2004, quando fu accusato di atti di abuso sessuale avvenuti tra il 1956 e il 1957 . Secondo le accuse, Llorente avrebbe invitato a casa sua un bambino di sei o sette anni in più di quattro occasioni, dopo la lezione di catechismo. Nel 2005 un’altra vittima accusò il sacerdote. Entrambe le vittime hanno ricevuto un risarcimento economico dalla Chiesa cattolica, anche se due denunce sono ancora pendenti. Llorente è incluso in un elenco di sacerdoti gesuiti con accuse credibili , pubblicato dalla provincia occidentale dei gesuiti nel 2018.

    José Mena
    È stato accusato di tre accuse di abusi sui minori in Florida: la sua diocesi ha pagato $ 150.000 di danni. È tornato in Spagna nel 2005, all’età di 76 anni, ma non si sa dove sia stato successivamente assegnato.

    Nata nel 1929, Mena è stata ordinata nel 1961. Non si sa se sia avvenuta in Spagna o negli Stati Uniti. Nel 1965, mentre prestava servizio in Florida, fu accusato di aver ripetutamente abusato sessualmente di un bambino. La causa è stata intentata nel 2005 e la diocesi di St. Augustine ha concordato con la vittima una somma di $ 150.000. Nel 2008 è stata intentata un’altra causa contro di lui. Secondo il Survivors Network of those Abused by Priests (SNAP) , “Mena ha ripetutamente accarezzato, sodomizzato e costretto il ragazzo a fare sesso orale” durante gli anni ’70. Nel 2009, un’altra vittima lo ha citato in giudizio.

    Dopo le prime accuse nel 2005, Meta è stato rimosso dal suo incarico. Successivamente è tornato in Spagna, anche se non si sa dove sia stato successivamente assegnato, se siano state prese misure contro di lui o se gli sia stato permesso di mantenere i contatti con i minori.

    Giovanni Peris
    In realtà il suo nome è Juan, o Vicente, a seconda dell’anagrafe consultata. Peris era un prete spagnolo di stanza nello stato del New Mexico, accusato di aver abusato di un minore nel 1995. Poi è tornato in Spagna, anche se non è chiaro dove abbia vissuto esattamente il resto dei suoi anni.

    Sebbene sia elencato come “John” nei registri statunitensi, il suo nome di battesimo è in realtà Juan, anche se a volte viene indicato come Vicente. Fu ordinato sacerdote nel 1934, in Spagna o negli Stati Uniti.

    Era parroco nella città di Anton Chico, New Mexico. Ha anche servito come missionario in piccole città in tutto lo stato. Nel 1995, un uomo di 51 anni accusò Peris di aver abusato sessualmente di lui per diversi mesi quando era bambino, nel lontano 1957. Secondo quanto riferito dai media locali, l’attore all’epoca aveva 13 anni — lui viveva nella parrocchia di Anton Chico, per poter prendere lo scuolabus, che passava lontano dal suo paese natale. Peris è tornato in un quartiere sconosciuto in Spagna dopo la denuncia: ormai sarebbe morto. Appare in un elenco di preti accusati, pubblicato dall’arcidiocesi di Santa Fe.

    Andrew Roy è in realtà uno spagnolo: Andrés Rodríguez. Nel 2003, un residente di Richmond, in Virginia, ha intentato una causa contro la diocesi di stato per 5 milioni di dollari , che alla fine è stata archiviata. Ha affermato che i responsabili sapevano che Roy – un prete nella città di Hopewell – aveva abusato di lui tra il 1962 e il 1966 e non aveva fatto nulla al riguardo. All’epoca la vittima era un chierichetto di 10 anni. Il querelante ha affermato che lo scandalo degli abusi sessuali in chiesa scoppiato a Boston nel 2002 ha riportato alla memoria gli abusi subiti da Rodríguez, avvenuti sia nella parrocchia che nella scuola elementare della città.

    I dati disponibili per Rodríguez indicano che fu ordinato sacerdote nel 1936, a Los Angeles. Arrivò in Virginia nel 1956 e continuò a svolgere il ministero fino al suo pensionamento nel 1981. Nel 2004, dopo essere stato accusato, viveva già in Spagna, ma il suo luogo esatto di residenza rimase sconosciuto. Quando è stato accusato, Rodríguez aveva 92 anni e soffriva di Alzheimer, secondo la diocesi di Richmond, in Virginia.

    Gabriel Salinas
    Uno dei casi più antichi, Salinas è stato il primo agostiniano ad arrivare negli Stati Uniti. Nato nel 1892, fu estromesso e riassegnato dopo essere stato accusato di aver abusato sessualmente di un minore in California, alla fine degli anni ’60. Questa informazione è venuta alla luce nel 2004, molto tempo dopo la sua morte.

    Salinas nacque in Spagna nel 1892 e fu ordinato sacerdote nel 1909. Fu il primo agostiniano ad andare negli Stati Uniti. Per la maggior parte dei suoi 55 anni di sacerdozio, è stato membro dell’Ordine degli Agostiniani Recolletti negli Stati Uniti. Ha trascorso tre decenni a Omaha, nel Nebraska.

    Nel 1957, Salinas fu trasferito ad Atwater, in California, dove fu accusato di aver abusato sessualmente di un minore tra il 1958 e il 1960 , come rivelato in un rapporto del 2004 dall’arcidiocesi di Los Angeles. Il rapporto spiegava che una volta era stato rimosso dall’incarico e riassegnato a una parrocchia rurale per tre anni. SNAP ha chiesto all’arcivescovo di rilasciare le informazioni su Salinas ai cattolici del Nebraska : “Questo predatore ha trascorso più di 30 anni in Nebraska, quindi è sciocco pensare che abbia aggredito bambini in California, ma mai a Omaha”. Salinas morì nel 1972, dopo essere stato investito da un’auto a Los Angeles. Appare in un elenco di preti accusati di abusi, diffuso dall’arcidiocesi di Los Angeles.

    José I. Ugarte
    Nato in Spagna e ordinato sacerdote a Los Angeles, è accusato di aver drogato e stuprato un ragazzo in un hotel di Ensenada, in California, alla fine degli anni ’70 e di aver abusato di un ragazzo di 17 anni nel 1983. È stato espulso dagli Stati Uniti nel 1995 e inviato a Vitoria-Gasteiz, Spagna, sotto la supervisione del vescovo della diocesi cattolica romana di Vitoria.

    Nato a Delika, in Spagna, nel 1941, Ugarte è stato ordinato sacerdote nell’arcidiocesi di Los Angeles nel 1971. È accusato di aver drogato e stuprato un bambino in un hotel di Ensenada , in California, alla fine degli anni ’70 e di aver abusato sessualmente di un 17- ragazzo di un anno nel 1983. Questi reati sono venuti alla luce nel 2013, quando sono stati aperti gli archivi dell’arcivescovo ed è emersa documentazione nascosta. Nel primo caso, il bambino è finito sotto shock. Il prete ha detto che era troppo drogato per ricordare cosa fosse successo: le autorità non hanno intrapreso ulteriori azioni. Una delle ultime vittime ha raccontato di aver subito abusi in 15 occasioni e, dopo ciascuna delle aggressioni, Ugarte ha assolto la vittima dai suoi peccati.

    L’arcidiocesi di Los Angeles ha svolto un’indagine e, nel 1995, l’arcivescovo Mahony ha ordinato a Ugarte di tornare in Spagna, nella diocesi di Vitoria, sotto la supervisione del vescovo locale. A Ugarte – a cui era vietato officiare messe pubbliche – fu ordinato di stabilirvi la sua residenza e di cercare un lavoro regolare. Gli fu anche proibito di tornare negli Stati Uniti per un periodo di sette anni senza l’espresso consenso della Chiesa.

    Emilio Roure
    Ordinato sacerdote a Barcellona nel 1920, si recò negli Stati Uniti nel 1931. Qui passò per le diocesi di Los Angeles, Tucson ed El Paso. Morì nel 1964. Nel 2019 fu accusato di abusi dalla diocesi di El Paso, Texas e dalla diocesi di Las Cruces, New Mexico.

    Rourre è stato ordinato sacerdote a Barcellona, ​​nel 1920. L’Official Catholic Directory indica che potrebbe essere arrivato negli Stati Uniti nel 1931. Ha lavorato prima a Los Angeles, poi a Tucson, Arizona e Gallup, New Mexico. Nel 1945 fu incaricato di diverse parrocchie sotto la diocesi di El Paso, Texas. Nel 1965, durante un viaggio a Barcellona per visitare il fratello, morì. Dal 2019 è stato pubblicamente elencato come un molestatore che ha commesso atti di pedofilia mentre prestava servizio sotto la giurisdizione delle diocesi di El Paso e Las Cruces.

    Jesús Garcia
    Accusato di abusi negli Stati Uniti nel 1995, è tornato in Spagna, nella diocesi di Alcalá de Henares, a Madrid. La denuncia è stata infine respinta, anche se varie diocesi nordamericane ritengono credibili le accuse. Questo ufficio episcopale si è rifiutato di fornire dettagli sul caso di García, rispondendo solo a EL PAÍS dicendo che ne ha informato il Difensore civico e la Conferenza episcopale spagnola (ECC).

    Nato a Burgos, in Spagna, nel 1957, García ha studiato nel seminario della città fino al penultimo anno, quando si è trasferito negli Stati Uniti, come conferma l’arcidiocesi di Burgos, che fa notare anche di non aver più avuto notizie di questo sacerdote.

    Secondo le informazioni della Chiesa cattolica negli Stati Uniti, García è stato ordinato sacerdote a Burgos nel 1984. Dal 1983 ha iniziato a prestare servizio sotto la giurisdizione della diocesi di Corpus Christi, Texas. Lì, è stato accusato di aver drogato e stuprato quattro bambini e un uomo tra il 1991 e il 1994. In quel periodo è andato in Spagna – il suo nome compare nei registri della diocesi di Alcalá de Henares. Tuttavia, nel 1996, è tornato volontariamente in Texas ed è stato arrestato. Quando il suo processo si è concluso nel 1997, le accuse sono state archiviate, ma nel 2019 la diocesi di Corpus Christi lo ha incluso nel suo elenco pubblico di sacerdoti che erano stati credibilmente accusati di aver commesso abusi sessuali. L’istituzione osserva che è stato trasferito nel 2000 e deposto nel 2011.

    Garcia fece causa per essere stato inserito nel registro degli abusatori. Tuttavia, dopo essere stata consultata da EL PAÍS, la diocesi di Corpus Christi ribadisce le informazioni rese pubbliche nel 2019. Tuttavia, l’ufficio vescovile non ha chiarito se abbia informato o meno la diocesi di Alcalá de Henares o la Chiesa spagnola delle accuse depositato contro García negli Stati Uniti.

    Dopo il processo, García tornò definitivamente in Spagna, nella diocesi di Alcalá de Henares a Madrid. EL PAÍS ha chiesto ai vertici della diocesi se hanno ricevuto informazioni sulle accuse contro questo sacerdote negli Stati Uniti – se sono state prese misure contro di lui, se gli è permesso di continuare il ministero, se gli è permesso avere contatti con minorenni e se è mai stato oggetto di denunce penali in Spagna. La diocesi di Alcalá de Henares ha risposto solo per iscritto, indicando che “il difensore civico e la CEE sono già stati informati di questo caso”. L’attuale ubicazione di García non è stata rivelata.

    Manuel Fernández
    Sacerdote della diocesi di Ourense, nel nord-ovest della Spagna, trasferitosi negli Stati Uniti, è stato accusato di abusi sessuali nel 2002 ed è andato in pensione. Tornò quindi nella regione spagnola della Galizia, dove continuò a essere sacerdote. La diocesi di Ourense dice a EL PAÍS che, quando è arrivato, non c’era traccia di tutto ciò.

    Nato nel 1935, Fernández è stato ordinato sacerdote nel 1959, nella diocesi di Ourense. Nei documenti ufficiali, appare di nuovo nel 1979, nel New Jersey. È passato attraverso diverse parrocchie della diocesi di Trenton: nel 2019 è stato incluso nel loro elenco pubblico di sacerdoti che erano stati accusati di molteplici casi di abuso . Il suo caso è venuto alla luce per la prima volta nel 2002, dopo che una donna lo ha accusato di eventi accaduti nel 1982. Successivamente è stato rimosso dal suo incarico, ma poi è tornato a Ourense e ha continuato a essere sacerdote.

    Dopo essere stata contattata da EL PAÍS, la diocesi di Ourense afferma che, quando è arrivato, “non c’erano registrazioni di [accuse] o [processi legali] aperti negli Stati Uniti”. In ogni caso, l’istituzione sottolinea che era già in pensione quando viveva in Spagna e che a Ourense non ci sono mai state denunce contro di lui.

    Già nel 2005 un giornale americano localizzò il sacerdote in Galizia e parlò con lui. Fernández ha detto ai giornalisti di essere tornato in Spagna per vivere la sua pensione e ha negato di essere stato accusato a Trenton, nel New Jersey. Luis Quinteiro – l’allora vescovo di Ourense – “ha rifiutato di rispondere a domande scritte su monsignor Fernández”, secondo il giornale. Ha risposto al giornalista: “Non so che diritto hai di farmi queste domande”. Fernández è morto nel 2006, all’età di 71 anni.

    Emilio Garcia
    È stato denunciato nel 2000 per aver violentato un minore negli anni ’60. Successivamente è tornato in Spagna, anche se non è mai stato rivelato dove si sia stabilito esattamente.

    Emilio García – ordinato sacerdote nel 1957 – è stato accusato di aver stuprato una minore durante gli anni ’60 in Florida, nella diocesi di Orlando. La vittima ha iniziato ad avere ricordi ricorrenti di quanto accaduto nel 2002, dopo che gli abusi nella chiesa di Boston furono denunciati. Secondo quanto ha detto ai media locali, García ha iniziato ad abusare di lei quando aveva 14 anni. Due settimane dopo il suo sedicesimo compleanno, Garcia l’ha invitata nel suo ufficio per ritirare un regalo di compleanno e l’ha violentata. Garcia ha ammesso le accuse. È stato licenziato dal suo incarico ed è tornato in Spagna, anche se la destinazione esatta non è mai stata rivelata. È morto nel 2020, secondo l’ ufficio del procuratore generale della Florida.

    Giuseppe Rossella
    Sacerdote della Sacra Famiglia, giunse negli Stati Uniti nel 1947 e subì numerose accuse di abusi. Tornò in Spagna nel 1972, dove morì.

    Questo sacerdote catalano — nato a Bagà nel 1907 — è stato ordinato sacerdote nel 1930. È arrivato negli Stati Uniti nel 1947. Per i primi tre anni della sua permanenza, è stato spesso trasferito tra parrocchie e stati. Nel corso dei suoi anni come prete, è stato citato in giudizio più volte per aver abusato sessualmente di bambini. Non più tardi del 2010, è stato accusato di aver abusato di due ragazze durante il catechismo .

    Tutte le informazioni sugli abusi sessuali di Rossell sono venute alla luce solo nel 2007, quando la diocesi di San Diego ha reso pubblico il suo dossier. A quel punto era morto da molto tempo, dal 1982. Era tornato in Spagna 10 anni prima di morire. Dal 2007 è nella lista dei sacerdoti della diocesi di San Diego che devono affrontare credibili accuse di abusi.

    Gregorio Sierra Sheridan
    Agostiniano, è stato citato in giudizio da più di nove vittime per abusi sessuali da lui inflitti negli anni ’60, nello stato del Kansas. Tornò in Spagna nel 1983, con una lettera di raccomandazione in mano.

    Sierra è nato a Saragozza, in Spagna, nel 1911. È stato ordinato sacerdote con l’Ordine degli Agostiniani Recolletti nel 1935, anno in cui ha iniziato il suo ruolo di parroco associato nello stato del Kansas. Ha attraversato diversi stati prima di stabilirsi in California, dove è stato accusato per la prima volta da una donna, che ha affermato che Sierra aveva abusato di lei nel 1969, quando aveva otto anni. Nel 2019, altre tre donne lo hanno accusato di atti di abuso sessuale che ha inflitto loro negli anni ’60. E, nel 2020, cinque uomini e donne hanno intentato un’altra causa .

    Una delle vittime maschi ha affermato che Sierra lo aveva violentato quando aveva circa 12 anni. Tuttavia, Sierra è tornata in Spagna nel 1983 con una lettera di raccomandazione. Morì nel 1991, a Saragozza. È in una lista di membri credibilmente accusati della diocesi di San Diego . Questo elenco è stato pubblicato nel 2007 nell’ambito della procedura fallimentare dell’istituto religioso, dopo che erano stati effettuati i pagamenti alle vittime che avevano citato in giudizio.

    Carmelo Garcia
    Membro dell’ordine francescano, lo spagnolo fu inviato a Santa Barbara, in California. È stato accusato di atti di pedofilia tra il 1988 e il 1991. Ha lasciato l’ordine nel 1989 ed è tornato in Spagna, dove da allora le tracce si sono raffreddate.

    Membro dell’ordine francescano, Carmelo García fu inviato a Santa Barbara, in California. Ha commesso abusi tra il 1988 e il 1991, secondo un elenco di sacerdoti credibilmente accusati, pubblicato dalla congregazione locale nel 2019 . Il documento indica che ha lasciato l’ordine nel 1989 ed è tornato in Spagna, ma in seguito non si hanno quasi più informazioni su di lui. L’ordine francescano ammette di aver appreso dei suoi abusi nel 1998, sebbene l’informazione sia stata resa pubblica solo nel 2019.

    Francesco Carreras
    Pubblicato nel 2018, il caso Carreras è stato il primo scoperto da EL PAÍS. È anche uno dei più terribili. Inviato a Miami da Salamanca, fu denunciato per abusi e rispedito in Spagna. Sebbene gli americani abbiano avvertito la diocesi di Salamanca dei suoi crimini, è stato successivamente assegnato alle città di tutta la provincia per un periodo di tre decenni, dove ha commesso dozzine di altre aggressioni sessuali.

    Il caso di Francisco Carreras è stato il primo dei preti spagnoli accusati negli Stati Uniti e trasferiti in Spagna scoperto da EL PAÍS. La storia è stata pubblicata tra il 2018 e il 2019, all’inizio dell’inchiesta sugli abusi all’interno della Chiesa cattolica di Spagna. Carreras — ordinato a Salamanca nel 1973 — si trasferì a Miami nel 1975, dove fu accusato di abusi sessuali. L’arcidiocesi di Miami lo ha rispedito in Spagna nella sua diocesi originaria – quella di Salamanca – e ha avvertito gli spagnoli delle accuse mossegli, come confermato da questo giornale. Carreras è stato comunque assegnato a comuni della provincia di Salamanca tra il 1981 e il 2004, sotto il mandato di tre diversi vescovi. È stato accusato di aver abusato di decine di minori. La diocesi di Salamanca non ha mai dato spiegazioni. Carreras visse in un eremo e morì durante la pandemia.

    Geremia Michael Spillane
    Membro dei Legionari di Cristo, ha studiato in Spagna tra la fine degli anni ’80 e gli anni ’90, prima di tornare negli Stati Uniti. Lì, è stato condannato a due anni di arresti domiciliari dopo aver tentato di flirtare online con un minore. È stato espulso dall’ordine nel 1998.

    Spillane – cittadino americano e membro dei Legionari di Cristo – studiava nelle scuole gestite dall’ordine religioso in Spagna durante la fine degli anni ’80 e ’90, secondo i resoconti dei media statunitensi . Nato nel 1954, è stato ordinato sacerdote nel 1986, nella Diocesi di Venice, Florida. Ha lavorato in diversi paesi come insegnante e direttore di scuole cattoliche. Nel 1997 è stato condannato a due anni di arresti domiciliari e due anni di libertà vigilata per aver tentato di flirtare con un minore su Internet, che si è rivelato essere un agente di polizia sotto copertura.

    Spillane ha confessato, ammettendo anche di precedenti abusi in Messico. Spillane è stato rimosso dalla Diocesi di Venezia nel 1998. La sentenza del caso spiega che Spillane aveva affittato una stanza dove aveva intenzione di portare la bambina con l’intenzione di violentarla. È in una lista di membri dei Legionari di Cristo con comprovate accuse di abusi sessuali.

    George A. Costigan
    Questo prete americano è stato rimosso dalla diocesi di Paterson, nel New Jersey, nel 1994 e mandato in un convento. Successivamente, ha trascorso del tempo in un monastero nel villaggio di Puentenansa, nel nord della Spagna, tra il 2002 e il 2004.

    Nel 1993, questo prete americano – noto anche come “fratello Daniel Eliseo” – è stato accusato di aver abusato di una ragazza negli anni ’60 nella diocesi di Paterson, nel New Jersey. Successivamente fu rimosso come sacerdote e mandato in un convento. Tuttavia, è stato poi trasferito in Spagna ed è finito in un monastero nel villaggio di Puentenansa, nel nord, dove ha vissuto tra il 2002 e il 2004. A quanto pare, ha scelto questo luogo perché sosteneva che, nel 1991, era lì che aveva sperimentato una cura miracolosa dal cancro.

    Nonostante sia stato rimosso e gli sia stato proibito vestirsi da prete e ministrare, si è poi spostato in vari luoghi degli Stati Uniti, fingendosi prete. Nel 2019 è stato inserito in un elenco di sacerdoti accusati di pedofilia, stilato dalla diocesi di Paterson .

    Edgardo Arrunategui Jiménez
    Sacerdote peruviano accusato di abusi sessuali in California. Quando il caso è venuto alla luce nel 2004, è fuggito dagli Stati Uniti. Un giornale lo ha rintracciato a Madrid, dove è rimasto dal 2004 al 2008, addetto alle parrocchie della capitale spagnola e dintorni. Poi, è scomparso.

    Questo sacerdote peruviano ha prestato servizio nella diocesi di Orange, in California, dal 1987 al 1990. La diocesi ha spiegato che il motivo della sua improvvisa partenza era che era tornato in Perù come missionario. Tuttavia, in seguito è tornato nella diocesi di Fresno, in California, tra il 1997 e il 2004. Fu allora, nel 2004 – dopo che la Conferenza dei vescovi cattolici degli Stati Uniti aveva ordinato a tutte le diocesi di rendere pubblici i casi di abusi nascosti – che la diocesi di Orange ha rivelato che Arrunategui era stato effettivamente licenziato nel 1990, sulla base di accuse di abusi sessuali. Dopo che tutto questo è stato rivelato, è fuggito dal paese.

    Tuttavia, nel 2009, un giornale locale ha scoperto che il sacerdote era passato da Madrid , dove ha trascorso almeno cinque anni in diverse parrocchie, a volte cambiando nome. The OC Weekly ha chiesto spiegazioni all’arcidiocesi di Madrid, ma non ha ricevuto risposta. Arrunategui è poi tornato in Perù, dove è stato rintracciato da un altro giornalista.

    L’arcidiocesi di Madrid – consultata da EL PAÍS – conferma che Arrunategui compare nei suoi registri come uno studente prete, venuto a studiare teologia all’Università Ecclesiastica San Damaso della capitale spagnola. Secondo l’ufficio dell’arcivescovo, proveniva dalla diocesi peruviana di Chimbote, che non ha comunicato alcuna storia di abusi o menzione del suo passaggio negli Stati Uniti.

    L’arcidiocesi di Madrid rileva inoltre che, da studente, ad Arrunategui non sono stati assegnati incarichi pastorali. L’autorità religiosa afferma che il suo soggiorno sarebbe stato limitato dal 2004 al 2006 e che non sono mai state presentate denunce contro di lui nella capitale spagnola. La diocesi di Orange, intanto, fa sapere a EL PAÍS che il peruviano era un sacerdote esterno, rifiutandosi di fornire ulteriori dettagli.

    Michael J.Barrett
    Sacerdote americano appartenente all’Opus Dei, è stato denunciato nel 2021 per abusi commessi negli anni ’70, quando era ancora laico. Dopo la sua ordinazione sacerdotale nel 1985, ha trascorso un periodo in Spagna, ma non si sa dove esattamente, né per quanto tempo.

    Michael J. Barrett è stato denunciato nel 2021, accusato di aver abusato di un minore tra il 1974 e il 1978, quando era ancora laico all’interno dell’Opus Dei. Barrett è stato ordinato sacerdote a Roma nel 1985 e successivamente si è trasferito a Madrid, conferma un portavoce dell’Opus Dei in Spagna. Tuttavia, l’organizzazione non è in grado di specificare dove abbia soggiornato o quanto tempo abbia trascorso nel Paese, spiegando che è normale che i nuovi sacerdoti trascorrano un periodo di tirocinio in Spagna prima di essere mandati in missione.

    Barrett si è poi trasferito a Houston, poi a Los Angeles e, nel 2016, a New York, dove è stato citato in giudizio nel 2021. L’Opus Dei non conosce l’esito di quel processo legale. L’arcidiocesi di New York non ha risposto alla richiesta di commento di EL PAÍS. In ogni caso, l’Opus Dei sostiene che non ci sono denunce contro Barrett per abusi in Spagna.

    Jorge Washington Córdova Hernández
    Il sacerdote ecuadoriano è accusato di ben 12 casi di abusi sessuali negli Stati Uniti, dove ha formato un gruppo con i tratti di una setta. È fuggito dal paese nel 2005 quando le accuse sono venute alla luce. È stato rintracciato e arrestato a Guadarrama, Madrid, nel 2007. Poi, la pista si è raffreddata.

    Questo prete ecuadoriano era un predicatore del movimento del Rinnovamento Carismatico Cattolico. Ha anche registrato canzoni religiose. Già assegnato alla diocesi di Tucson, in Arizona, Córdova Hernández è stato accusato di aver abusato di 10 minori nel 2005 a Yuma, in Arizona, e di altri due a Maricopa, in Arizona, tra il 1988 e il 1991. Aveva formato una specie di setta composta da giovani donne e ragazze, chiamate Vergini Consacrate – le faceva vestire di blu e teneva cerimonie di iniziazione, dove tagliava i riccioli dai loro capelli. Nel 2019 è stato incluso nell’elenco degli autori di abusi credibilmente accusati della diocesi di Tucson .

    A seguito delle denunce, è fuggito dagli Stati Uniti nel 2005. Dopo una ricerca durata due anni, è stato arrestato nel 2007, in Spagna, all’età di 51 anni. La polizia nazionale spagnola lo ha localizzato a Guadarrama, nella provincia di Madrid, quando teneva un seminario nel Complesso Culturale e Residenziale Fray Luis de Leon, di proprietà degli Agostiniani. Tuttavia, secondo la stampa americana, l’estradizione non è mai avvenuta. L’arcidiocesi di Madrid afferma che non compare nei loro registri e che ha potuto recarsi in Spagna da solo, senza il permesso della sua diocesi di origine in Ecuador. Non si sa nulla delle sue attività successive, tranne che si è registrato come libero professionista a Torrejón de Ardoz, Madrid, nel settore del trasporto merci. È morto nel 2018.

    Patrick O’Leary
    O’Leary è un sacerdote irlandese ordinato a Oviedo, nel nord della Spagna, trasferitosi poi negli Stati Uniti. Accusato di abusi nel 1992, è tornato a Oviedo, dove le autorità hanno perso le sue tracce.

    O’Leary è un sacerdote di origine irlandese, anche se è stato ordinato sacerdote a Oviedo, nel nord della Spagna, secondo i dati dei media statunitensi. Fu allontanato dalla sua parrocchia nel 1992 , all’età di 33 anni, perché i superiori ritenevano che avesse “un modello di comportamento inappropriato” che lo rendeva un potenziale rischio per i bambini. Secondo quanto riferito dai media, sarebbe poi tornato a Oviedo. L’arcidiocesi di Oviedo spiega che “questo sacerdote ha lasciato [il principato delle Asturie] nel 1987, ha chiesto l’escardinazione [un trasferimento] dalla diocesi… [questo trasferimento] è stato concesso nel 1989”. L’istituzione religiosa assicura a EL PAÍS di non avere documenti riguardanti la sua permanenza dopo il 1987 e che non ci sono denunce di alcun tipo contro di lui. La sua posizione attuale è ancora sconosciuta.

    https://english.elpais.com/international/2023-05-28/the-spanish-priests-accused-of-child-abuse-in-the-united-states-who-fell-off-the-radar.html

  • Lettera integrale del Presidente della Bolivia Luis Arce al Papa – Blocco degli ingressi ai preti, revisione del concordato e imprescrittibilità

    Lettera integrale del Presidente della Bolivia Luis Arce al Papa – Blocco degli ingressi ai preti, revisione del concordato e imprescrittibilità

          Fratel Francisco:
    Vi scrivo costernato e indignato per gli eventi che sono stati recentemente rivelati nel nostro Stato Plurinazionale della Bolivia, dall’inchiesta del giornale spagnolo El Pais intitolata “Diario di un prete pedofilo”, a fine aprile dell’attuale gestione; in cui si rivela che un sacerdote della Chiesa Cattolica dedicato alla scuola didattica di bambini e adolescenti, ha abusato sessualmente molti di loro mentre era insegnante nelle scuole dell’America Latina, dentro il mio paese, delitti deplorevoli e aberranti che con assoluta impunità sono stati nascosti durante gli anni. Tempo trascorso nell’apparente normalità a causa del silenzio complice della struttura ecclesiale locale, che ha coperto con un’inaccettabile indifferenza e indolenza. Con il correre del tempo, durante questo mese di maggio, sono molti casi di crimini sessuali contro i bambini, bambini e adolescenti commessi dai sacerdoti cattolici in Bolivia, tra cui quelli commessi nelle comunità indigene.

    Come comprenderà fratel Francesco, questa situazione ha provocato nella popolazione boliviana un profondo dolore, ripudio e frustrazione; sentimenti ai quali aderisco, come primo Presidente del mio paese.
    Diverse vittime hanno rotto il silenzio e hanno intrapreso un’azione legale chiedendo giustizia. Al momento della stesura di questa nota, ci sono già indagini giudiziarie in corso per crimini sessuali contro i nostri bambini e adolescenti da parte di questi sacerdoti cattolici, alcuni già deceduti e altri che devono rispondere alla giustizia boliviana: così come anche coloro che hanno coperto questi gravi crimini contro coloro che hanno bisogno del nostro amore, attenzione e cura; le bambine e i bambini.

    Respingiamo categoricamente ciò che è accaduto, come il popolo boliviano lo respinge indignato, aspettando più dei comunicati delle autorità religiose locali. Non si tratta di errori o deviazioni di condotta, ma di crimini che resteranno per tutta la vita in quelle bambine e bambini, per dono della chiesa, e per questa stessa ragione dobbiamo passare dalle dichiarazioni ad azioni concrete, affinché ci sia giustizia e che questi gravi crimini non si ripetano, usando la fede e la Chiesa nella ricerca dell’impunità. L’abuso sessuale di bambine, bambini e adolescenti, come lei ha detto, rappresenta la “cancellazione dell’infanzia” “è una piaga” per la società e la Chiesa, attaccano l’integrità, la dignità, i diritti e la vita degli esseri che dobbiamo proteggere. Si tratta di reati gravi che non possono rimanere impuniti.

    La Procura Generale dello Stato e la Polizia Boliviana Indagano su casi noti.
    In questo senso, come governo dello Stato plurinazionale della Bolivia, stiamo adottando le misure necessarie per evitare l’impunità dei responsabili, per rendere giustizia alle vittime e prevenire futuri atti simili compiuti sotto la protezione di alcuni poteri senza coscienza religiosa o umana.

    In questa linea d’azione, abbiamo inviato dal ramo esecutivo all’Assemblea legislativa plurinazionale un progetto di legge contro l’impunità per i crimini sessuali contro infanti, bambine, bambini e adolescenti che stabilisce l’imprescrittibilità di questi crimini, aumenta la pena per coloro che li coprono, determina anche che il diritto alla verità è imprescrittibile e inalienabile, e crea una Commissione della Verità per il chiarimento di questi crimini.
    Consapevoli che la chiesa Cattolica sotto la sua guida ha realizzato le indagini sugli abusi sessuale delle bambine, Bambini e adolescenti in diverse latitudini del mondo, identificando i casi e presunti responsabili; vi chiedo che il sistema giudiziario boliviano sia in grado di accedere a tutti i file e le informazioni riguardanti queste accuse e atti di abuso sessuale commessi da sacerdoti e religiosi cattolici nel territorio boliviano. Questi atti di impunità non possono essere prolungati all’infinito senza che la giustizia stabilisca le responsabilità e chiuda un capitolo atroce in cui l’unica consolazione che avranno il diritto alla verità, alla giustizia e al non insabbiamento degli eventi accaduti.

    Per diversi decenni, lo Stato boliviano ha concesso ai membri stranieri della Chesa Cattolica agevolazioni di ingresso al nostro paese per la permanenza e l’acquisizione della nazionalità boliviana, in modo che potessero adempiere a una missione religiosa ed educativa, ma oggi purtroppo avvertiamo che questa agevolazione, in questo caso, è stata male utilizzata da diversi sacerdoti che sono entrati in Bolivia e hanno commesso questi gravi crimini, alcuni di loro con una storia di abusi sessuali in un altro paese.

    Vengo da Lei, fratello Francesco, per chiedere la revisione congiunta con il nostro Governo Nazionale, del background dei sacerdoti cattolici stranieri che si trovano attualmente nello Stato Plurinazionale della Bolivia, come sacerdote con una storia di abusi sessuali su bambini e adolescenti, che deve essere escluso come educatore o guida spirituale nel nostro paese.

    Allo stesso modo, vi informo che, dal governo dello Stato Plurinazionale della Bolivia, stiamo lavorando su meccanismi per la contrattazione e la revisione dei registri personali per l’ingresso nel territorio boliviano di nuovi sacerdoti e religiosi cattolici stranieri; questo è un modo per evitare il ripetersi di questi deplorevoli crimini contro bambine, bambini e adolescenti per tanti anni. Lo Stato boliviano si riserva il diritto di ammettere l’ingresso nel territorio nazionale nuovi sacerdoti e religiosi stranieri che hanno una storia di abusi sessuali contro minori, nel frattempo procede alla revisione degli accordi e delle convenzioni in vigore, e conclude la negoziazione dell’”Accordo tra lo Stato Plurinazionale della Bolivia e la Santa Sede”, che dovrebbe includere anche disposizioni perche i fatti che motivano questa nota non si ripetono.

    Credo, fratello Francesco, che dobbiamo unire gli sforzi in tutti gli ambiti per proteggere i nostri figli da tutte le istanze chiamate dalla legge a livello governativo, ma anche dalle istituzioni religiose, anche quando ci sono molti boliviani che professano la fede CattoIica, e che quindi confidano l’educazione delle loro figlie e figli ai membri della Chiesa, a sacerdoti coinvolti in crimini sessuali donandosi a quella missione.

    Siamo uno Stato laico che rispetta le libertà religiose, che riconosce il lavoro, così come il lavoro umanitario e formativo che contribuisce al benessere integrale delle persone. Molti sacerdoti della Chiesa cattolica hanno adempiuto e adempiono compiti importanti insieme al popolo per la società della giustizia, insieme ai più poveri insieme alla grande maggioranza del mio paese, che lavorano per il bene di tutti ma respingiamo categoricamente qualsiasi atto che costituisca già un crimine e una violazione dei diritti umani in generale, e in particolare di quelli dei nostri bambini.

    Nell’anno 2021 ha pronunciato queste parole per gli stessi casi accaduti in Francia: “La mia vergogna, la nostra vergogna, è per l’incapacità della Chiesa di mettere il centro della sua preoccupazioni.” Possano le vittime di questi crimini trovare pace nella giustizia, che possiamo scrivere insieme, con una voce ferma e determinata, che non accetteremo per nessun motivo i fatti deplorevoli che distruggono l’innocenza delle bambine e dei bambini.

    Come leader della Chiesa cattolica e uomo di fede, so che condivide la mia indignazione e il mio dolore per tutto ciò che è noto, anche la preoccupazione per questi crimini che vengono commessi contro i bambino e l’adolescenza; per questo siamo sicuri che il suo incrollabile impegno per la giustizia farà prevalere l’annuncio di verità.

    Con il rispetto e l’affetto di sempre,

    CARTA AL VATICANO_0001

  • Abuso sessuale nella chiesa cattolica: oltre 1.900 minori abusati in Illinois, afferma lo stato

    Abuso sessuale nella chiesa cattolica: oltre 1.900 minori abusati in Illinois, afferma lo stato

    Più di 450 molestatori sessuali su minori accusati in modo credibile hanno prestato servizio nella Chiesa cattolica dell’Illinois per quasi sette decenni, ha dichiarato martedì l’ufficio del procuratore generale dello stato, Kwame Raoul, in un rapporto investigativo. Questo è più di quattro volte il numero che la chiesa aveva divulgato pubblicamente prima del 2018, quando lo stato ha avviato le indagini.

    Il rapporto di 696 pagine ha rilevato che membri del clero e fratelli religiosi laici avevano abusato di almeno 1.997 bambini dal 1950 nelle sei diocesi dello stato, inclusa l’importante arcidiocesi di Chicago.

    Il rapporto aggiunge 149 nomi agli elenchi di pedofili che le stesse diocesi avevano identificato pubblicamente prima o durante le indagini. Ciò porta il numero totale di autori di abusi identificati a 451, afferma il rapporto. Nessuno di loro è noto per essere attivo nel ministero e si ritiene che almeno 330 siano morti.

    I 149 nuovi nomi sono per lo più fratelli religiosi, che rispondono principalmente a ordini religiosi indipendenti piuttosto che a diocesi e vescovi locali.

    Gli investigatori hanno intervistato centinaia di vittime e hanno confrontato i loro resoconti con i registri diocesani e altre interviste per comprovare i loro resoconti. Gli investigatori hanno anche esaminato più di 100.000 pagine di file detenuti dalle diocesi e intervistato i leader della chiesa ei loro rappresentanti.

    Un caso tra i tanti documentati nel rapporto riguarda Thomas Francis Kelly, un prete che ha abusato di più di 15 ragazzi di età compresa tra gli 11 ei 17 anni in diverse parrocchie negli anni ’60 e ’70. Tre vittime hanno contattato gli investigatori del procuratore generale, incluso uno che ha descritto di essere stato individuato da padre Kelly come un chierichetto di 11 anni. Il prete ha invitato il ragazzo al drive-in ea passare la notte in canonica, dove il prete gli ha offerto della birra. Il ragazzo si è svegliato di notte per trovare padre Kelly che gli faceva sesso orale, dice il rapporto.

    L’arcidiocesi ha trasferito il sacerdote di parrocchia in parrocchia, osserva il rapporto del procuratore generale. Il sacerdote è morto nel 1990.

    Procuratori generali e gran giurì in un certo numero di stati hanno indagato sugli abusi sessuali nella chiesa, inclusa un’indagine sull’arcidiocesi di Baltimora che è stata rilasciata il mese scorso. Le numerose indagini sono state ispirate da un ampio rapporto del 2018 su sei diocesi in Pennsylvania , che ha sbalordito i cattolici di tutto il Paese.

    Il rapporto dell’Illinois è stato avviato da Lisa Madigan , il predecessore del signor Raoul come procuratore generale, che ha identificato all’inizio della sua indagine un divario significativo tra il numero di membri del clero che erano stati accusati in modo credibile e il numero molto più piccolo rivelato dalla chiesa.

    Gli effetti della crisi degli abusi sessuali da parte del clero si sono propagati per decenni nella Chiesa cattolica negli Stati Uniti e sono esplosi alla vista del pubblico 20 anni fa, quando il Boston Globe ha documentato un tentacolare insabbiamento degli abusi nelle strutture della chiesa.

    La Catholic Conference of Illinois stima che i cattolici costituiscano circa il 27% della popolazione dello stato, al di sopra della media nazionale.

    All’inizio degli anni ’90, il cardinale Joseph Bernardin di Chicago ha guidato una commissione pionieristica sugli abusi sessuali in ambienti ecclesiastici, istituendo un consiglio composto principalmente da laici per valutare le accuse di abusi contro i membri del clero. Ma il rapporto documenta anche come l’arcidiocesi di Chicago a volte non abbia agito secondo le proprie raccomandazioni.

    Il cardinale Blase J. Cupich, arcivescovo di Chicago, ha dichiarato martedì in una dichiarazione che l’arcidiocesi “è stata in prima linea nello sviluppo e nel miglioramento di politiche e programmi per affrontare il flagello degli abusi sessuali sui minori e per sostenere i sopravvissuti”.

    Mike McDonnell, portavoce di SNAP, un gruppo di difesa delle vittime di abusi sessuali da parte del clero, ha dichiarato: “Questo rapporto ci dice chiaramente che nessuno sapeva di più sugli abusi, e nessuno ne ha fatto di meno, di queste stesse diocesi”.

    La maggior parte degli abusi documentati nel rapporto sono avvenuti decenni fa. Il rapporto riconosce che i procedimenti penali e le azioni civili saranno impossibili per molte vittime, a causa dei termini di prescrizione e del fatto che la maggior parte degli autori è morta.

    Alcuni stati, tra cui California e New York, hanno emanato una “finestra di controllo” che consente alle vittime di abusi sessuali su minori di intentare azioni civili che sarebbero altrimenti vietate dai termini di prescrizione, ma l’Illinois non è tra questi.

    Il rapporto aveva lo scopo di fornire “responsabilità pubblica e una misura di guarigione ai sopravvissuti che hanno sofferto a lungo in silenzio”, ha detto Raoul in una conferenza stampa martedì mattina. Ha detto che le diocesi hanno adempiuto ai loro impegni di cooperare pienamente con le indagini.

    https://www.nytimes.com/2023/05/23/us/illinois-catholic-church-sex-abuse.html

  • Panchina per i minori abusati che il Comune di Savona non vuole, svela diverse installazioni abusive

    Panchina per i minori abusati che il Comune di Savona non vuole, svela diverse installazioni abusive

    Un’iniziativa promossa in tutta Italia che parte da Savona; la panchina VIOLA per i minori e le persone vulnerabili vittime di abusi sessuali. Iniziativa che sembra creare notevole imbarazzo all’amministrazione comunale della Città di Savona, non nuova a queste posizioni di indifferenza e reticenza verso iniziative in tutela di minori.

    Dalla giunta nei fatti nessuna risposta concreta dallo scorso 13 ottobre, quando l’istanza di richiesta presentata in settembre e ammessa nell’o.d.g. (proposta 2022/6332 – Determinazione di Giunta) fu rinviata all’Ufficio. L’assessore Gabriella Branca motivò a suo dire, date le molte richieste, si rimandasse semplicemente al successivo consiglio, in modo tale di trattarle tutte in un’unica delibera.

    Nel frattempo le associazioni promotrici; Rete L’ABUSO, ECA Global e Italy Church Too, procedevano alle formalità presso l’Ufficio toponomastico del Comune, ottenendo il nullaosta, ma scoprendo anche di essere in sostanza gli unici ad aver presentato la domanda per l’istallazione di una panchina tematica, nel rispetto delle norme e della valutazione dell’ufficio, competente per l’arredo urbano pubblico.

    lo stesso ufficio, ci spiega che in realtà si è recato dove chiedevamo di installare la panchina e con stupore ne ha trovate altre, di cui però l’Ufficio non sapeva. Nella sostanza panchine che a quanto emergerebbe sono state verniciate, appropriandosene all’insaputa dell’amministrazione, sulle quali sarebbe stata apposta una targa tematica. Iniziative oltretutto spesso pubblicizzate dai media locali, ma nessuno dal comune sembrerebbe essersi mai accorto degli illeciti, almeno fino alla nostra richiesta.

    Nei fatti al momento non si ha notizia ne idea se la panchina VIOLA sarà mai installata, malgrado ieri sia stata inaugurata proprio a Savona, nel cortile della scuola XXV Aprile di Corso Vittorio Veneto una panchina bianca per commemorare le morti sul lavoro…… Speriamo almeno questa sia “in regola” visto che hanno presenziato anche le Autorità.

    Se ne deduce tuttavia si sia proceduto da parte della giunta nel deliberare le nuove panchine tematiche, ma non quella per i minori e le persone vulnerabili vittime di abuso sessuale, a quanto pare sottoposta ad una procedura quantomeno inusuale rispetto alle altre di cui il Comune afferma non sapere.

    Alla luce dei fatti e dei numerosi illeciti che gli stessi uffici comunali avrebbero ravvisato, l’Associazione chiederà indagini e sporgerà querela per il reato di appropriazione e deturpazione dell’arredo pubblico nelle varie installazioni che risulterebbero abusive all’insaputa del comune, al quale invece chiediamo spiegazioni per le reticenze che sembrerebbero evidenti nel caso della nostra istanza e delle procedura alla quale parrebbe l’unica ad essere stata sottoposta e tutt’ora inevasa.

  • «Cosa intendono fare Ue e Onu per fermare gli abusi sessuali sui minori del clero in Italia?»

    «Cosa intendono fare Ue e Onu per fermare gli abusi sessuali sui minori del clero in Italia?»

    di Francesco Bertolucci – Una petizione all’Unione Europea e una istanza di procedura di infrazione urgente all’Onu. Entrambe, per chiedere cosa intendano fare questi due organismi sovranazionali per «risolvere il problema italiano», costringere il nostro paese a «prevenire il fenomeno» e «proteggere i minori dagli abusi sessuali, specie quelli ecclesiastici» visto che «la chiesa cattolica si differenzia in modo preoccupante per essere un’associazione strutturata che, grazie ai vuoti legislativi, si è regolamentata internamente dietro a un Motu proprio che mantiene tutte le modalità omissive e criminali originarie del problema stesso, in Italia favorite in modo ‘floreo’ dallo stato, che la sta supportando con il silenzio e favorendone la linea criminale».

    È quanto si può leggere in quella che si può tradurre come una richiesta di pronto soccorso fatta da Rete L’Abuso, associazione dei sopravvissuti agli abusi sessuali del clero in Italia attiva dal 2010 che già in passato aveva sottoposto il problema sia all’Ue che all’alto commissariato per i diritti umani del comitato per i diritti dell’infanzia delle Nazioni Unite. E che a metà febbraio di quest’anno ha inviato una informativa urgente alla Procura generale della Repubblica e alle forze dell’ordine dove denunciava la situazione degli abusi sessuali del clero sui minori italiani.

    «Lo abbiamo fatto – spiega Francesco Zanardi, presidente di Rete L’Abuso – perché in Italia manca una indagine governativa che faccia comprendere la grandezza del problema. Questa sarebbe necessaria. Già quando avevamo sottoposto il problema a Ue e Onu anni fa, ambedue gli organismi si erano detti molto preoccupati per quanto accadeva in Italia e avevano chiesto spiegazioni al nostro stato. Secondo il primo report dei sopravvissuti agli abusi sessuali del clero italiano presentato da noi ai primi di febbraio, in Italia ci sarebbero 418 preti pedofili sparsi per tutta la penisola per un numero potenziale di vittime stimato in circa 30mila. Ma sono numeri in difetto visto che l’arco di riferimento è di circa 13 anni e basato sulle denunce raccolte. Una stima possibile, basandosi su calcoli fatti da altre commissioni straniere, potrebbe variare da 50mila a oltre 1 milione di vittime, ovvero il numero più alto mai registrato in tutto il mondo».

    Le mancanze italiane 

    Oltre a quello di Rete L’Abuso, l’unico altro rapporto ufficiale è quello realizzato e diffuso a novembre 2022 dalla Conferenza Episcopale Italiana sulla pedofilia nel clero italiano. Nel rapporto della Cei si legge che nel biennio ’20-’21, nel Belpaese ci sarebbero state 89 vittime di 68 persone di ambito ecclesiastico. «Tralasciando che più di un quarto delle diocesi non ha fornito dati ma riferirsi solo agli anni 20-21 è risibile e non ha senso – afferma Michelangelo Ventura di Noi Siamo Chiesa, associazione che fa parte di ItalyChurchToo, coordinamento contro gli abusi nella chiesa – dovrebbero rendere disponibili gli archivi almeno degli ultimi 50 anni con indagini affidate a commissioni indipendenti. Come è stato fatto ad esempio in Germania, Francia e Portogallo. Lo Stato italiano dovrebbe chiederle a gran voce».

    Nei tre stati europei, commissioni indipendenti hanno ravvisato migliaia di casi grazie anche all’apertura degli archivi da parte della chiesa. In  Portogallo, dove oggi i preti sono circa 4mila, la commissione indipendente coordinata dal neuropsichiatra infantile Pedro Strecht ha censito un “numero minimo”, come precisa nella relazione, di 4815 vittime tra il 1950 e il 2022. In Germania secondo la commissione condotta dalle università di Mannheim, Heidelberg e Giessen invece i minori abusati sessualmente sono stati 3677 da parte di 1670 religiosi tra il 1946 e il 2014, corrispondenti al 4,4% degli ecclesiasti tedeschi.

    La commissione indipendente sugli abusi sessuali nella chiesa francese (Ciase) presieduta dall’ex vicepresidente del consiglio di stato Jean-Marc Sauvé e pubblicata a fine 2021 ha riscontrato che, negli ultimi 70 anni, il 3 per cento del numero totale stimato dei preti francesi sarebbe pedofilo, pari a circa 3mila ecclesiastici, con una media di 72 vittime per sacerdote per un numero potenziale di abusati stimato in 216mila persone. Dai 29mila del 1995, oggi i sacerdoti in Francia sono circa 14mila, in Germania si è passati dai circa 18mila del 1997 ai 12mila di oggi mentre in Italia, che ha il numero più alto al mondo, si è passati dai circa 50mila dei primi anni 2000 (tra diocesani e religiosi) ai circa 43mila odierni, diaconi permanenti compresi. Il numero degli abusati è difficile ipotizzarlo ma, se guardiamo alle statistiche degli altri paesi, ci sarebbe poco da star tranquilli. Per far chiarezza, l’unica via sarebbe scoperchiare il vaso.

    «In Germania e Francia la chiesa ha stabilito un fondo per le vittime di 40 e 20 milioni di euro – continua Ventura – mentre qua da noi questo non esiste e già le commissioni indipendenti sono un tabù. Monsignor Lorenzo Ghizzoni, presidente del servizio tutela minori della Cei, durante il convegno ‘Dalla parte delle vittime’ del 19 novembre scorso alla Pontificia Università Lateranense, ha specificato che gli enti indipendenti di ricerca ‘Hanno fatto danni’ che ‘Non sarà costituita una commissione nazionale composta da persone che non sanno nulla della vita della chiesa’, ‘Non faremo proiezioni di dati o campionamenti come si fa in altre realtà ecclesiali, con cifre che piacciono a chi vuole seminare zizzania’ e precisato che il caso di ‘un prete che abusa una sola volta perché magari ubriaco o perché provocato in situazioni provocanti non è grave quanto quello di un abusatore seriale’.

    La chiesa italiana deve fare come quella tedesca, portoghese e francese: aprire gli archivi e darli a una commissione indipendente. E lo dico perché, come cattolico, voglio salvare la chiesa». La richiesta di un fondo a favore delle vittime, insieme all’obbligatorietà di un certificato antipedofilia esteso anche al clero e al volontariato attivo nella chiesa, sono altri due punti presenti nelle istanze inviate da Rete L’Abuso.  A questi si aggiunge la richiesta di estendere l’obbligo di denuncia a tutti i cittadini e l’eliminazione dei termini di prescrizione per gli abusi, come già sta avvenendo in altri paesi, «Uno dei nostri grossi problemi legislativi» come spiega Zanardi.

    Il problema delle denunce 

    Alcuni esperti affermano che solo il 10 per cento degli abusati presenta denuncia. Di per sé, già questo sarebbe un dato che lascia spazio a un potenziale sommerso gigantesco. «In più c’è da considerare che la persona abusata – chiarisce l’avvocato Mario Caligiuri che si occupa dei reati di abusi sessuali e collabora con Rete L’Abuso – può metterci molti anni a realizzare di aver subito un abuso. Il fatto che in Italia il reato di violenza, se non denunciato, può finire in prescrizione, è una spada di Damocle sulla testa degli abusati. Che andrebbe tolta. Poi ci sarebbe il problema degli sportelli diocesani, che la chiesa ha aperto in funzione di ascolto. Apparentemente sarebbero una buona cosa. Ma si tratta di una politica equiparabile a una apologia di efficienza della chiesa nel riuscire a controllare e gestire questo fenomeno autonomamente. Un aspetto grave che si può paragonare a una sorta di scippo della funzione allo stato. La chiesa non può essere la sola a trattare questi reati. Lo stato italiano sta facendo finta di non sapere».

    Se vagliamo le denunce che possiamo trovare da parte delle vittime, la maggior parte di queste iniziano con “ho denunciato il fatto alla parrocchia” come ha raccontato una ragazza sarda o “mi sono fatto forza e sono andato allo sportello diocesano” come ammetteva un ragazzo siciliano. Non che dire le cose in parrocchia sia il male ma nessuno di loro va direttamente dai carabinieri. Una soluzione ‘interna’ pensata anche in Vaticano se consideriamo il motu proprio del 2019 Vos Estis Lux Mundi di Papa Francesco nel quale aveva specificato «l’obbligo di segnalare tempestivamente» gli abusi al funzionario ecclesiastico ma non alla giustizia italiana. «La chiesa insiste a non rendere obbligatoria la denuncia alle autorità civili – continua l’avvocato Caligiuri – ma se vogliono acquistare credibilità, sarebbe la prima cosa che dovrebbero fare».

    «Negli sportelli diocesani – aggiunge Zanardi, che all’età di 11 anni ha vissuto in prima persona il dramma di essere abusato – si raccolgono le testimonianze con l’accordo tra le parti di non divulgare i dati. Te vai lì, denunci la cosa, lasci i dati, sottoscrivi e non ti viene dato alcun consenso informato. Te vai in nome di dio ma di fatto finisce tutto nell’archivio diocesano. E non te ne danno copia. All’interno archivio c’è un avvocato della chiesa che spesso insabbia tutto o che comunque può utilizzare poi le tue dichiarazioni in sede processuale. Questi poi non sono obbligati a denunciare ma gestiscono la cosa internamente». La segnalazione fatta prima in chiesa che alla giustizia, accadrebbe per un motivo psicologico. Il sacerdote è una figura autorevole e della quale la vittima si fida ciecamente, essendo una persona di cui si fidano anche i genitori stessi.

    «Il traumatismo derivato dall’abuso sessuale – spiega Sara Simona Racalbuto, psicologa clinica e psicoterapeuta, dell’ambulatorio Bambi dell’ospedale Regina Margherita di Torino, centro specializzato nell’intervento psicologico e medico in caso di abuso sessuale e maltrattamento su minori – trova la propria potenza destruente in relazioni in cui si è per natura preposti a fidarsi ed affidarsi. L’aggravante dal punto di vista psichico è proprio la confusività generata da quel tipo di relazione, dove la vittima si sente colpevole e partecipa essendo legata emotivamente al suo abusante. Da qui la fatica del rivelare o di violare quel patto anche non esplicito di non tradire l’abusante o di non tradire i genitori o l’altro riferimento adulto non abusante».

    Denunciando i fatti alla chiesa, la persona abusata pensa quindi di fare la scelta più giusta. Possibili problemi poi potrebbero derivare dall’aspetto della riforma Cartabia approvata nel 2022 che ha reso procedibili secondo querela di parte anche i reati di violenza e la cosiddetta giustizia riparativa, che andrà in vigore da giugno di questo anno. Se da un lato questa ha il lato nobile di far cercare un accordo tra le parti, può essere avviata dall’autore del reato e comportargli una pena più favorevole, dall’altro mettere a fronte la vittima con una persona che magari non propriamente pentita di quanto fatto, potrebbe dare nuovi problemi psicologici. Queste ultime però sono solo ipotesi. «Di sicuro – sottolinea Zanardi – c’è il problema dei Patti Lateranensi stipulati nel ’29 da Mussolini. Questi dicono in sostanza che il vescovo qualora intervistato da un magistrato su un reato commesso da un suo prete, se ritiene che la questione sia riservata al suo ministero, ha facoltà di non rispondere al magistrato. Ci vorrebbe l’obbligo di denuncia e di cambiare i Patti Lateranensi».

    Una possibile soluzione 

    Nello specifico, Zanardi si riferiva all’articolo 4 dei Patti Lateranensi che dice testualmente: gli ecclesiastici non possono essere richiesti da magistrati o da altra autorità a dare informazioni su  persone o materie di cui siano venuti a conoscenza per ragione del sacro ministero. Cambiare unilateralmente i Patti Lateranensi, oltre forse a non centrare del tutto il problema, non sarebbe semplice. «La Costituzione – chiarisce Piercamillo Davigo, ex presidente della II Sezione Penale della Corte Suprema di Cassazione ed ex membro togato del Consiglio Superiore della Magistratura – dice che le modifiche di comune accordo dei Patti Lateranensi non richiedono modifiche costituzionali. Quindi quelle senza accordo richiedono un procedimento di revisione  costituzionale».

    L’obbligo di denuncia per reati contro le persone invece riguarda i pubblici ufficiali. “Tutti i ministri del culto, non sono né pubblici ufficiali né incaricati di pubblico servizio. L’obbligo di denuncia quindi non c’è – specifica Piero Forno, ex magistrato e sostituto procuratore del Tribunale di Milano, noto come «il pm dei bambini’ e che inventò in Italia la specializzazione in reati sessuali – Io sarei dell’idea, e con questo non prendo posizione contro la chiesa cattolica ma prendo posizione sul problema, che un abuso sessuale in danno di minori appartiene a quella categoria di reati per i quali qualunque cittadino, se ne viene a conoscenza, lo deve denunciare. E sarebbe una soluzione in radice che non lascia spazi a fori esterni. Non è che dobbiamo inventarci qualcosa. Basta modificare l’articolo 364 del codice penale».

    L’articolo 364 specifica: il cittadino, che, avendo avuto notizia di un delitto contro la personalità dello stato, per il quale la legge stabilisce la pena di morte o l’ergastolo, non ne fa immediatamente denuncia all’autorità, è punito con la reclusione fino a un anno o con la multa da 103 a 1032 euro. Facendo un esempio, reati contro personalità dello stato può significare che se abbiamo un vicino di casa con la casa piena di armi e veniamo a conoscenza che sta organizzando un attentato, ovvero reato contro la personalità dello stato, siamo obbligati a denunciare. «Basterebbe aggiungere all’articolo una cosa come ‘e un reato in danno di minori’, ovvero una violenza sessuale o maltrattamenti – afferma Forno – che è quello che succede in Francia. In Francia è stato condannato, poi andato in prescrizione, il cardinale Philippe Barbarin perché ha coperto un parroco che aveva abusato di un centinaio di ragazzi della sua parrocchia. Lui lo sapeva, lo ha preso e trasferito. Come cittadino però aveva obbligo di denunciare. Manca questo obbligo in Italia».

    Questo non andrebbe contro al cosiddetto segreto professionale, inteso come quello salvaguardato dall’articolo 200 del codice di procedura penale il quale specifica che non si può obbligare a deporre su quanto conosciuto per ragione del proprio ministero, i ministri di confessioni religiose. «Se stabiliamo un principio generale del cittadino – osserva Forno – è difficile che il ministro del culto possa avvalersi del segreto professionale. Perché il segreto professionale è sostanzialmente legato al sacramento della confessione. Non ci sono deroghe. Se vado a confessare anche il più atroce delitto, questo non può dire: vado dai carabinieri. La legge non stabilisce nessun obbligo. L’unica sarebbe quella che impone a tutti i cittadini di denunciare non solo i delitti contro la personalità dello stato ma anche maltrattamenti e violenze sessuali in danno di minori. Se voi venite a conoscenza di una notizia di reato, una confidenza di una amica minorenne ‘guarda, son stata violentata’, vai a denunciare. È di una semplicità tale da far pensare che se questo non succede è perché c’è una volontà politica, spiace dirlo, in senso contrario.  Altrimenti non si spiega».

    Quanti potrebbero essere gli abusati in Italia e perché
    Per cercare di inquadrare il problema nell’arco di più anni, ci sono ipotesi che si basano su potenziali stime su preti-orchi e vittime, dettate da quanto è accaduto negli altri stati. Si può arrivare all’8 per cento del totale dei preti presenti sul territorio calcolato dalla Nsac, la National Sexual Assault Conference, passando dal 4 per cento stimato da Bryan Froehle, professore di teologia alla Palm Beach Atlantic University e il 6 per cento di Richard Sipe, ex presbitero e psicoterapeuta, conosciuto al grande pubblico perché citato anche nel film Il caso Spotlight, che durante le sue ricerche sul comportamento sessuale dei preti cattolici e dei loro superiori, aveva intervistato 1500 sacerdoti rilevando che 90 di loro avevano rapporti con minori. Stando agli studi realizzati dallo stesso Sipe, ogni prete pedofilo, visto il numero di adolescenti e preadolescenti coi quali è quotidianamente a contatto nell’esercizio delle sue funzioni, potrebbe arrivare ad abusare di oltre 250 vittime nel corso della propria vita.

    Ovviamente non è una equazione sicura. Per altri casi negli  Stati Uniti, Andrew Greeley, professore di sociologia all’Università di Chicago, presume che si possano contare 50 vittime per sacerdote pedofilo. Quasi dieci anni fa, nel 2014, Papa Francesco  diceva in una intervista all’ex direttore di Repubblica Eugenio Scalfari che la pedofilia all’interno di tutta la chiesa sarebbe al livello del 2 per cento. Fino a pochi anni fa i sacerdoti in Italia erano poco più di 50mila. Tenendoli come numero medio nel corso dei decenni, fossero ad esempio il 2 per cento, ovvero 1000, facendo un rapido calcolo gli abusati potrebbero oscillare dai 50mila di Greeley ai 72mila della Ciase fino ad arrivare ai 250mila di Sipe. Fossero l’8 per cento invece, si tratterebbe di 4000 preti pedofili per potenziali 1 milione di vittime stimate sui numeri di Sipe. Così fosse, i numeri italiani sarebbero i più alti mai registrati in tutto il mondo. Ma senza una commissione indipendente, si tratta solo di ipotesi.

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