Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: abuso sessuale

  • I ricercatori rivelano modelli di abuso sessuale in ambienti religiosi

    I ricercatori rivelano modelli di abuso sessuale in ambienti religiosi

    I sociologi espongono come i perpetratori usano la fiducia, la fede e l’autorità per governare le vittime e mantenere segreto l’abuso.

    Di GEOFF McMASTER

    Una recente revisione della letteratura da parte di un esperto di sette dell’Università di Alberta e del suo ex studente laureato dipinge un quadro sorprendente e coerente del segreto istituzionale e della protezione diffusa di coloro che abusano dei bambini nelle istituzioni religiose “in modi che spesso differiscono dalle forme di manipolazione in ambienti secolari. ”

    È il primo studio completo che espone modelli di abuso sessuale in contesti religiosi.

    “Un predatore può passare settimane, mesi, persino anni a governare un bambino per violarlo sessualmente”, ha detto  Susan Raine , sociologa della MacEwan University e coautrice dello studio con Stephen Kent, sociologo dell’Università di Alberta .

    Anche gli autori sono difficili da identificare, hanno detto i ricercatori, perché raramente si conformano a un singolo insieme di personalità o altri tratti.

    I risultati dimostrano la necessità di “dedicare meno tempo a concentrarsi sul” pericolo estraneo “e più tempo a pensare al nostro coinvolgimento immediato nella comunità, o all’ambiente esteso e al potenziale di cura”, ha detto Raine.

    Raine e Kent hanno esaminato la ricerca sugli abusi in un certo numero di confessioni religiose in tutto il mondo per mostrare “come alcune istituzioni religiose e figure di leadership in loro possono coltivare lentamente i bambini e i loro caregiver in attività sessuali dannose e illegali”.

    Tali istituzioni includono vari rami del cristianesimo, nonché culti e movimenti settari tra cui i Figli di Dio, i Branch Davidians, i Santi degli Ultimi Giorni fondamentalisti, nonché un ashram indù e la Devadasis.

    Hanno scoperto che “a causa della posizione istituzionale della religione, l’educazione religiosa avviene spesso in un contesto di fede indiscussa riposta nei criminali sessuali da bambini, genitori e personale”.

    I due ricercatori hanno iniziato il loro studio dopo che a Kent è stato chiesto di fornire la testimonianza di un esperto per una causa legale a Vancouver accusando il coreografo di Bollywood e leader della setta Shiamak Davar di aver abusato sessualmente di due dei suoi studenti di danza nel 2015.

    Kent si rese conto che, sebbene alcuni studiosi avessero scritto sull’abuso sessuale nella religione, “non avevano identificato il processo di toelettatura e le sue caratteristiche distintive”. Dopo che la causa è stata risolta in via extragiudiziale, ha contattato Raine per accettare il progetto.

    “Noi due avevamo già lavorato a progetti (compreso il libro di successo Scientology in Popular Culture ) e sapevo che scriveva fluentemente e velocemente”, ha detto Kent. “Le ho fornito le idee e i suggerimenti iniziali e lei ha fatto la maggior parte della scrittura.”

    Il risultato è “il primo nel suo genere a fornire un quadro teorico per analizzare e discutere la cura sessuale di bambini e adolescenti a base religiosa”, ha detto.

    Uno dei casi più noti  di tale cura nella Chiesa cattolica è stato scoperto dal Boston Globe nel 2002 e drammatizzato nel film del 2015 Spotligh t. Il Globe ha rivelato che John J. Geoghan, un ex prete, aveva accarezzato o violentato almeno 130 bambini in tre decenni in una mezza dozzina di parrocchie della Greater Boston.

    Alla fine un modello diffuso di abusi nella chiesa è stato scoperto in Europa, Australia, Cile, Canada e Stati Uniti.

    Più scioccante degli stessi abusi, ha detto Raine, è stato l’insabbiamento sistemico che è arrivato fino al Vaticano.

    “E il trasferimento dei sacerdoti in altre chiese, penso che sia stato devastante per i cattolici, una grave violazione della fiducia”, ha detto.

    Abuso di autorità

    Raine e Kent definiscono il grooming sessuale come la graduale sessualizzazione di una relazione tra una persona con autorità religiosa e un bambino o un adolescente, “a cominciare dal contatto non sessuale che progredisce nel tempo fino al contatto sessuale, per cui il bambino potrebbe non comprendere nemmeno l’abuso e natura impropria del comportamento. “

    Gli autori, che possono includere leader religiosi e spirituali, volontari, consulenti dei campi in campi religiosi, personale di scuole religiose e altri associati a comunità religiose, preparano il bambino e gli adulti significativi e creano l’ambiente per gli abusi, ha detto Raine.

    Oltre ad ottenere l’accesso a un bambino, mirano a guadagnare fiducia e conformità mantenendo la segretezza per evitare la divulgazione. Spesso, nel momento in cui l’abuso si verifica effettivamente, il bambino sente di aver dato il consenso, ha detto Raine.

    “Gli autori di abusi attingono non solo alle loro posizioni di potere e autorità da adulti, che è potente in sé e per sé, ma anche alle affermazioni sulla volontà di Dio – l’autorità ultima indiscutibile per gli aderenti religiosi – e una figura che può ispirare paura tanto quanto essa può stupire e amare. “

    Quando un abuso viene rivelato, è spesso accolto con scetticismo o negazione, anche dalla famiglia del bambino.

    “Poiché la devozione all’istituzione plasma l’identità sociale, soprattutto per gli individui più devoti, i membri di una comunità religiosa possono essere del tutto sospettosi delle affermazioni della vittima, favorendo invece la figura religiosa e il suo status e la credibilità percepita”.

    In alcuni casi, un’intera società può essere curata, ha detto Raine. Indica l’Irlanda, dove “un’intera nazione ha mostrato una ‘cultura dell’incredulità’ nei confronti delle denunce di abuso” dopo le diffuse rivelazioni di abusi negli anni ’90: “I membri possono avere una maggiore lealtà verso l’istituzione che verso la vittima abusata”.

    In Nigeria, i ricercatori hanno scoperto che alcuni pastori pentecostali accudivano i bambini con il pretesto di liberarli dalla possessione demoniaca, usando “esorcismo” come eufemismo per violenza sessuale. I pastori erano protetti dalla “assoluta fiducia che la comunità ha in loro”, hanno detto Kent e Raine.

    I membri della famiglia senza autorità religiosa possono anche sfruttare la fede della famiglia nel prendersi cura di un bambino, usando una retorica religiosa familiare e convincendo il bambino che l’abuso è perfettamente accettabile agli occhi di Dio, ha detto Raine.

    Sebbene gran parte delle loro prove siano inquietanti, Raine mette in guardia dal creare un “panico morale”.

    “Non vorrei che la gente inizi a presumere che ogni allenatore di hockey, sacerdote, pastore o ministro proverà a governare e aggredire tuo figlio”.

    “Ma è importante che le persone capiscano che la maggior parte degli abusi sessuali non avviene perché qualcuno rapisce tuo figlio da un parco pubblico. Di solito è un membro della famiglia, un membro della famiglia allargata o qualcuno che conoscono nella comunità, sia esso religioso o meno, che è più spesso responsabile “.

    https://www.folio.ca/researchers-reveal-patterns-of-sexual-abuse-in-religious-settings/?fbclid=IwAR3O4AuI1qwOXS3p5N5I53Zw8CZESpfFu90R1U_gTg1tpA-LVyQlgzlPQWE

  • Per ogni furbo serve un furbo e mezzo che lo smaschera

    Per ogni furbo serve un furbo e mezzo che lo smaschera

    A differenza di altri pontefici, ci spiega e ci illumina Francesco Zanardi già vittima di abusi di stampo clericale, Bergoglio è molto astuto nell’utilizzare l’ignoranza, la complicità e la compiacenza dei media, tanto vero è che chiunque domandi al comune cittadino che cosa ne pensa dei provvedimenti presi da Bergoglio in materia di pedofilia, raccoglierà la sua completa ed entusiastica approvazione.

    Questo è possibile soprattutto in Italia dove oramai il giornalismo si è ridotto a un copia e incolla dei vari comunicati stampa, e dove i giornalisti non verificano più le notizie, non le approfondiscono e non cercano alcun contraddittorio. E se una dichiarazione risulta falsa o infondata, si guardano bene dal chiedere spiegazioni e men che meno di darne pubblica smentita. Ne sono un clamoroso esempio i famosi tribunali nati per processare i vescovi insabbiatori di cui si è parlato per anni su quotidiani e tg nazionali. Notizia che per ben due anni ha rassicurato i cattolici, fin quando il Vaticano la liquidò precisando che era stata soltanto un’idea! Infatti se cercate sul web non trovate un bel nulla su questi tribunali stante che non furono mai realizzati. Rimase però la convinzione che esistevano, e fu così che si rafforzò l’idea che la linea del Vaticano era decisamente cambiata e che finalmente le parrocchie sono diventati luoghi sicuri per i minori.

    Ed è qui che sta la furbata: nel fatto che attraverso una lunga serie di fake, omissioni e contraddizioni si diffuse comunque l’idea che si stava facendo pulizia tra le gerarchie clericali proprio mentre, contestualmente, lo stesso Bergoglio, pur conoscendo i fatti, nominava arcivescovo di Milano un personaggio come Mario Delpini, così sfacciato da ammettere persino di fronte alla polizia che lo interrogava, di aver saputo di un abuso sessuale e di non averlo denunciato ne alle autorità civili né a quelle ecclesiastiche.

    Ebbene in un paese normale, la nomina di Delpini ad arcivescovo di Milano avrebbe scatenato l’inferno e invece, quasi nessuno ne ha parlato, soprattutto i sacerdoti che anziché indignarsi, attaccano chi lo fa notare.

    E’ quello che Zanardi ha denominato “il trucco del pregiudizio” ovvero l’arte della Chiesa cattolica (e in particolare del Gesuita Bergoglio) di aver creato una struttura vaticana utilizzando gli stessi termini usati nella giustizia civile, e che nell’immaginario collettivo trasmette un’idea di giustizia ma che in realtà risponde ad un ingannevole falso ideologico.

    Tribunali e processi, infatti, in tutte le società civili sono sinonimo di giustizia da rendere a chi ha subito un torto o un crimine. Quelli della Chiesa cattolica, invece, non servono affatto a rendere giustizia alle vittime, basti dire che in caso di abusi pedofili, i fantomatici processi si basano sul 6° comandamento (Non commettere atti impuri) dimodochè la vittima non è più il bambino stuprato dal sacerdote, ma è Dio, mentre il bambino e il sacerdote, sono coloro che hanno commesso il crimine. Un dato che i mezzi di informazione, complici e lecchini, omettono sistematicamente.

    Processi dunque che di fatto sono delle autentiche buffonate indegne perfino di un circo equestre, affinché si concludano con l’assoluzione, tipo il caso di don Luciano Massaferro,  condannato a 7 anni e 8 mesi ma assolto dalla Chiesa che non ha neppure sentito la vittima. E così, come tanti altri degni colleghi, don Luciano è tornato tranquillamente in parrocchia, tra i bambini e gli affezionati parrocchiani.

    E che dire del caso di don Felix Cini che stuprò 17 minori? Infischiandosene della condanna, la Chiesa lo ha riabilitato e ora lo stupratore è nuovamente tra i minori. Stessa storia per don Giorgio Carli, Francesco Zappella, Paolo Turturro, Marino Genova ecc….. la lista è  lunghissima e raccapricciante. In molti di questi casi la Chiesa si limita ad infliggere (si fa per ridere) la sospensione a divinis, nel senso che costoro non possano celebrare messa, come se parlassimo di persone condannate perché dicono male la messa, quando invece si tratta di criminali che stuprano i bambini. Piccole vittime innocenti che dai tribunali canonici non hanno mai ricevuto giustizia e neppure un miserabile indennizzo salvo quello imposto dai tribunali civili dello Stato. Piccole vittime cui la Chiesa non ha mai toto aiuto nemmeno per recuperare un minimo di salute psicofisica. Piccole vittime sofferenti e devastate che per la Chiesa valgono meno di un soldo bucato.

    Ben diverso invece il trattamento che essa Chiesa riserva ai criminali, per i quali predispone comunità di accoglienza e di recupero, affinché non scontino l’eventuale carcere. E sono ben 23, quelli noti, sul territorio italiano, sempre con la sicura e fedele complicità dello Stato italiano che non ha mai messo mano al problema.

    Va detto che all’estero, grazie alla stampa che fa il suo lavoro, le vittime hanno l’appoggio morale del pubblico che scende in piazza e reclama un po’ di pulizia all’interno della Chiesa. In Italia invece abbiamo eserciti di bigotti che non solo non difendono le vittime ma attaccano le loro famiglie, ree di aver denunciato i crimini subiti, e dove i cattolici ultrà starnazzano contro l’ivg, le unioni civili, le leggi anti omofobia, i diritti delle donne, mentre sostengono i pedofili e affidano i loro stessi figli a sacerdoti pregiudicati e stupratori.

    Da Libertà Sicilia – Raffaella Mauceri

  • Genova – Perché i Governo deve mettere subito mano al concordato con la chiesa per garantire la tutela dei minori?

    Genova – Perché i Governo deve mettere subito mano al concordato con la chiesa per garantire la tutela dei minori?

    Da anni non solo la Rete L’ABUSO, ma anche illustri esperti in materia, da Federico Tulli allo stesso Comitato per i diritti dell’infanzia delle Nazioni Unite, sollecitano il Governo a mettere mano ai patti lateranensi che in Italia hanno un effetto devastante per quello che concerne non solo la tutela dei minori, ma anche la giustizia e i diritti costituzionali per coloro che purtroppo sono rimasti vittime di preti pedofili.

    Raccomandazioni ONU 2019 capitolo 21 “(f) Intraprendere tutti gli sforzi nei confronti della Santa Sede per rimuovere gli ostacoli all’efficacia dei procedimenti penali contro il personale religioso della Chiesa Cattolica sospettato di violenza su minori, in particolare nei Patti Lateranensi rivisti nel 1985, per combattere l’impunità di tali atti;”

    Nei giorni scorsi l’ennesimo caso di abusi da parte di un religioso ha sollevato in modo davvero tangibile la necessità imprescindibile di mettere mano al problema. Dopo la nuova normativa vaticana “Vos estis lux mundi”, e il successivo vademecum inviato ai vescovi lo scorso luglio, vengono al pettine anche i nodi di questo pasticcio tutto italiano.

    Abbiamo segnalato alla diocesi competente la denuncia che ci è arrivata e, al di la del fatto che contrariamente da ciò che viene fatto credere dai giornali, è lo stesso Servizio diocesano per la tutela dei minori dell’Arcidiocesi di Genova a smentire la stampa (documento a sinistra), che fino ad oggi ha dato a tutti l’idea, o ha voluto far credere, che tribunali vaticani e processi canonici, fossero in qualche modo una alternativa ai tribunali civili.

    Nel documento infatti, è la stessa diocesi ad invitarci “in primo luogo – nel precipuo interesse della tutela delle vittime – a interessare quanto prima la magistratura inquirente”, di fatto manlevandosi da questo onere.

    Qui va detta una cosa importante, quanto sollecitavamo alla diocesi ovvero;

    Spett. Ufficio

    In riferimento a segnalazioni di abuso sessuale ai danni di infra-quattordicenni avvenuti in strutture adibite a campi solari parrocchiali e giunte nei giorni scorsi all’attenzione dei nostri uffici, sono a chiedervi sollecita udienza.

    Da nostre informazioni, il sacerdote in questione, oltre che ad essere un personaggio di spicco nel genovese, avrebbe a suo carico precedenti denunce ed indagini canoniche.

    Data la delicatezza della vicenda dovuta ai coinvolti, ritengo indispensabile un sollecito incontro con le gerarchie diocesane, Vescovo o Vicario.

    Cordiali saluti.  (documento a destra)

    Come potete notare noi nella nostra missiva non facciamo il nome del sacerdote, tuttavia sottolineiamo che la segnalazione è urgente in quanto (anche se volutamente omettiamo l’anno dei campi solari che non è il 2020) essendo in estate, e proprio per il fatto che i c.d. campi solari sono estivi, ci aspettavamo almeno l’interesse da parte della diocesi, a scopo cautelativo per i minori, che ci venisse chiesto il nome del sacerdote per poi isolarlo. Invece nulla di tutto ciò.

    L’interesse della diocesi invece è solo quello di inviare una segnalazione, non per l’eventuale tutela dei minori, ma solo per un mero punto di vista canonico.

    Qui nasce un altro grave problema, il conflitto tra i due tribunali (quello italiano e quello vaticano) e il conseguente inquinamento delle prove perché parallelamente alla magistratura, la chiesa ci chiede di inviare per posta, in sostanza, gli stessi dati che ci invita a mandare alla magistratura.

    Uno dei nostri legali, l’avvocato Mario Caligiuri, spiega tecnicamente il conflitto;

    «In questo modo viene generato da un altro tribunale, in anticipo alla celebrazione del rito ordinario, un irragionevole squilibrio a favore del presunto abusante»

    «Non solo nell’aula di giustizia ecclesiastica non è ammessa l’assistenza del difensore di chi ha denunciato l’abuso, ma soprattutto viene negato il supporto psicologico di tecnici di comprovata esperienza legittimati a operare affinché la vittima, una persona che ha subito uno sconvolgimento emotivo, non incorra nella creazione di falsi ricordi. Fino a disattendere quanto stabilito per la cura e il sostegno alle vittime dalla Convenzione di Lanzarote».

    «Pensando al controesame, il dato più inquietante emerge dal versante delle garanzie costituzionali.

    La difesa di un sacerdote, già imputato per abusi dal Vaticano, ha il vantaggio di acquisire, prima dell’eventuale processo italiano, la rievocazione narrativa che la vittima darà del fatto storico, i punti deboli su cui calcare la mano, le peculiarità anche caratteriali, la sua realtà emotiva».

    Con queste informazioni si ha la possibilità di farla cadere in contraddizione. «Non a caso lo studio reciproco dell’avversario è un dato che gli avvocati curano molto nei processi – conferma l’avvocato -. Siamo pertanto in presenza di una disparità di trattamento in favore dei preti cattolici rispetto a qualsiasi altro cittadino italiano».

    L’Italia ha ratificato nel 2012 questo protocollo per la protezione dei bambini contro lo sfruttamento e gli abusi sessuali. Possono aderire anche i Paesi che non fanno parte del Consiglio d’Europa ma il Vaticano non l’ha mai fatto.

    Tuttavia va detto che i processi canonici si svolgono nelle diocesi, in terra italiana, e questa è di fatto una violazione da parte della chiesa che, grazie alla complicità delle istituzioni italiane, che fingono di non vedere, trova disattese non solo le garanzie costituzionali dei cittadini, ma anche diversi trattati e convenzioni internazionali alle quali l’Italia ha aderito.

  • Accesso agli atti per le vittime di preti pedofili, il Vaticano non risponde

    Accesso agli atti per le vittime di preti pedofili, il Vaticano non risponde

    Tra le tante santissime menzogne del Vaticano, anche quella dell’accesso agli atti per le vittime dei preti pedofili.

    Una notizia clamorosa, ma che come per i tribunali per processare i vescovi insabbiatori; la Commissione minori “trasparente” nella quale inserì due vittime Marie Collins e Peter Saunders, così inefficiente ed inutile che la Collins lasciò contestandone l’inerzia, mentre Saunders venne addirittura allontanato; le promesse di aiuto alle vittime e la tolleranza zero; la promessa di cacciare e perseguire i preti pedofili che poi in realtà coprì, come nel caso di don Nicola Corradi, Carlo Capella, Josef Wesolowski, gli abusi in Vaticano sui chierichetti del papa ecc. anche quella di accedere agli atti che riguardano i processi per abuso sessuale, si sta rivelando l’ennesima papa-frottola.

    Dopo l’appello fatto da Bergoglio sull’abolizione del segreto pontificio e la possibilità per le vittime di accedere agli atti processuali canonici che le riguardano, più di uno dei nostri assistiti ha avanzato formale richiesta, tra questi anche Giada Vitale che proprio pochi giorni fa a “La vita in diretta” RAI1 ha anche denunciato (come accaduto in molti altri casi) che don Marino Genova, che abusò di lei quando aveva solo 13 anni, malgrado una condanna definitiva, non è mai stato dimesso dallo stato clericale.

    Ebbene, come ci confermano diversi nostri assistiti che hanno avanzato domanda di accesso, non solo non hanno ottenuto i documenti promessi, ma neppure gli hanno risposto.

    Differente la situazione per quanto riguarda l’Autorità Giudiziaria, alla quale, nei due casi ai quali la Rete L’ABUSO ha accesso, possiamo confermare che una risposta ci sia stata.

    C’è un però, ovvero, la Rete L’ABUSO assiste anche le vittime di quei due casi e possiamo affermare che i conti non tornano. Infatti, praticamente tutti i documenti depositati dai nostri assistiti prima o nel corso del procedimento canonico, non sono stati consegnati agli inquirenti che li hanno richiesti. Perché ?

    Tranne poche carte di nessuna importanza come la consacrazione del sacerdote e qualche altro appunto di poco valore, nulla di rilevante.

    Noi della Rete L’ABUSO siamo stati in grado di accorgerci dell’ammanco grazie ai nostri assistiti che non solo ci hanno confermato la presenza di loro scritti fatti in fase di audizione da parte dell’autorità ecclesiastica, ma in molti casi hanno depositato denunce e pagine di memoriali circostanziati contenenti i nominativi di altre presunte vittime. Tutto materiale di rilievo, che però manca all’appello.

    Ma la domanda cruciale al di la degli appelli fatti da uno Stato non più credibile come il Vaticano, quali garanzie ci sarebbero anche qualora consegnassero qualche carta in più ?

    Francesco Zanardi

  • Il falsi ideologici di Bergoglio che inganna i cattolici

    Il falsi ideologici di Bergoglio che inganna i cattolici

    A differenza degli altri pontefici, Bergoglio è stato molto abile e astuto nell’utilizzare la complicità e la compiacenza dei mezzi di informazione, tanto è che oggi, tranne pochi o chi come noi tecnici sa bene come effettivamente stiano le cose, se domandassimo ai comuni cittadini, in particolare ai cattolici cosa ne pensano dei provvedimenti attuati da Bergoglio in materia di pedofilia e se a seguito di questi, hanno fiducia nel continuare a mandare i propri figli in parrocchia, a gran voce raccoglieremo la quasi totale approvazione.

    Questo è stato possibile soprattutto in Italia, dove oramai il giornalismo si è ridotto a un copia e incolla dei vari comunicati stampa, dove i giornalisti non verificano più le notizie, non le approfondiscono e sopratutto, non cercano un contraddittorio. Ancor peggio quando si parla della chiesa, quando accade che una dichiarazione diventata notizia risulta poi infondata, se ne guardano bene dal chiedere spiegazioni e ancor meno da darne una smentita tale da rendere i lettori consapevoli quanto li avevano resi in precedenza, che quella notizia è cambiata o addirittura era falsa.

    Per fare un esempio, i famosi tribunali per processare i vescovi insabbiatori di cui si è parlato per anni sui maggiori quotidiani e TG nazionali. Notizia che ha rassicurato per ben due anni i cattolici, poi il Vaticano la liquidò affermando fosse stata solo un’idea, ma se voi cercate sul web non trovate praticamente nulla sul fatto che i tribunali non furono realizzati, così la vostra consapevolezza rassicurante è restata quella che questi tribunali esistano, rafforzando l’idea che la linea del Vaticano sia cambiata, che oggi finalmente le parrocchie sono luoghi sicuri per i minori. La serie di fake, omissioni e contraddizioni è lunghissima, per esempio, l’affermare che si sta facendo pulizia tra le gerarchie e poi nel concreto, lo stesso Bergoglio, pur sapendo i fatti, nomina arcivescovo di Milano un personaggio come Mario Delpini, così sfacciato da ammettere persino di fronte alla polizia che lo interroga, di aver saputo di un abuso sessuale e non averlo denunciato ne alle autorità civili, ne a quelle ecclesiastiche. Una notizia che in un paese normale, alla luce della nomina di Delpini ad arcivescovo di Milano, avrebbe scatenato l’inferno e invece, quasi nessuno ne ha parlato, soprattutto i sacerdoti, che anziché indignarsi, attaccano noi che lo facciamo notare.

    Come scrissi in un precedente articolo dove spiegavo “il trucco del pregiudizio”, ovvero l’arte della chiesa (in particolare del Gesuita Bergoglio) di aver creato la struttura vaticana con nomi uguali a quelli della giustizia civile, che nell’immaginario collettivo trasmette l’idea di giustizia ma che in realtà con un ingannevole falso ideologico fa tutt’altro, o almeno non con i parametri che noi immaginiamo, di fatto ingannandoci.

    Passiamo all’esempio pratico:

    Tribunali e processi, che in tutte le società civili servono a rendere giustizia a chi ha subito un torto o un crimine. Quelli della chiesa cattolica invece, malgrado l’analogia dei nomi, non servono a rendere giustizia alle vittime. Nel caso della pedofilia questi si basano sul 6° comandamento (non commettere atti impuri) e in quelli canonici la vittima non è affatto il bambino stuprato dal sacerdote, ma è Dio, mentre il bambino e il sacerdote, sono coloro che hanno commesso il crimine. Un dato che i mezzi di informazione non a caso omettono puntualmente.

    Processi veicolati anche dai mezzi di informazione come equiparabili a quelli dei tribunali veri e invece sono autentiche baracconate degne neppure di un circo equestre, per questo il loro esito stona totalmente con il nostro civile concetto di giustizia. Per questo motivo, a fronte della condanna di un tribunale civile, vediamo l’assoluzione di quello canonico.

    Come accaduto per esempio nel caso di don Luciano Massaferro, condannato a sette anni e otto mesi, ma assolto dalla chiesa, che al processo non ha neppure sentito la vittima. Oggi don Luciano è tornato come se nulla fosse in parrocchia, tra i bambini e l’affetto dei parrocchiani.

    Oppure il caso di don Vincenzo Calà, anche lui malgrado una condanna civile spirata nell’ultimo grado di giudizio, non per innocenza, ma per l’intervento della prescrizione, assolto dal tribunale canonico e tornato tra i minori e i fedeli, che lo riaccolgono a braccia aperte attaccando la vittima e i familiari.

    Il caso di don Felix Cini, che stuprò 17 minori. Malgrado la condanna, anche qui la chiesa lo riabilita ed ora è nuovamente tra i minori.

    Poi don Giorgio Carli, Francesco Zappella, Paolo Turturro, Marino Genova e via dicendo, la lista è lunghissima e non mi dilungo in elenchi, potete trovare tutti i casi semplicemente consultando il nostro sito.

    In molti di questi la chiesa vanta la loro sospensione a divinis, ovvero che questi non possano celebrare la messa, un’altra folle assurdità perché parliamo di persone condannate non perché dicevano male la messa, ma perché stupravano dei bambini. Vittime che dai tribunali canonici, oltre che alla giustizia, non hanno mai ricevuto neppure un indennizzo, tranne in quei casi dove i tribunali civili dello Stato lo hanno imposto. Vittime che non hanno mai avuto un aiuto dalla chiesa, quanto meno per recuperare un minimo di salute psicofisica. Sacchi di patate per la chiesa, che contrariamente alle scritture che la ispirano, non valgono neppure un nichelino bucato.

    Del tutto opposto invece il trattamento riservato ai criminali, ai quali la chiesa, zitta zitta ha predisposto comunità di accoglienza e recupero, utili soprattutto a far si che non scontino l’eventuale carcere. Ben 23 (almeno quelle note) solo sul territorio italiano.

    Un inganno ai danni degli stessi cattolici, particolarmente vivo in Italia, dove la complicità criminale dello Stato italiano che da 20 anni – malgrado il clamore suscitato in tutto il mondo – non ha mai messo mano al problema che unito alla complicità dei mezzi di informazione che continuano a negare al cittadino la consapevolezza, dilaga imperterrito e Bergoglio ci marcia senza alcun pudore.

    All’estero, malgrado la linea criminale della chiesa sia identica, grazie alla stampa che fa il suo lavoro, vediamo non solo le vittime, ma in loro appoggio anche la popolazione cattolica scendere puntualmente in piazza ed esigere almeno la pulizia all’interno della chiesa. In Italia invece vediamo un esercito disinformato di bigotti, che nuotando nel fango più putrido, puntualmente attaccano vittime e le loro famiglie, ree di aver denunciato i crimini subiti.

    Un paese dove vediamo i cattolici sentinelli starnazzare indignati nelle piazze contro aborto, unioni civili, leggi anti omofobia, diritti delle donne, chiese trasformate in moschee ecc.

    Poi però sostengono i pedofili e mandano volentieri in questo drammatico quadro di insicurezza i loro stessi figli, spesso tra sacerdoti pregiudicati e stupratori che riaccolgono a braccia aperte.

    Viene da pensare che tengano davvero molto poco anche a loro.

  • Violentata a 13 anni da un prete, la diocesi e la parrocchia chiamate a risarcire

    Violentata a 13 anni da un prete, la diocesi e la parrocchia chiamate a risarcire

    Città del Vaticano – La feroce storia di una ragazzina, violentata da un parroco all’età di 13 anni, è la prova provata che le riforme di Papa Francesco anti-pedofilia non sempre funzionano. Almeno non in Italia, dove nonostante i Motu Proprio promulgati, gli aggiornamenti continui alla legislazione canonica, la pubblicazione di vademecum contenenti consigli pratici per i vescovi su come agire (altro…)

  • Lotta alla Pedofilia, il Vaticano pubblica un manuale per i vescovi. “Le denunce anonime non verranno più scartate”

    Lotta alla Pedofilia, il Vaticano pubblica un manuale per i vescovi. “Le denunce anonime non verranno più scartate”

    La Congregazione per la Dottrina della Fede ha curato un Vademecum di procedure standard per «sanare la ferita dolorosa». Unisce «le norme esistenti alla prassi»

    CITTÀ DEL VATICANO. La Santa Sede emana un Vademecum di procedure standard per il trattamento dei casi di pedofilia commessi da sacerdoti. Imprimendo così un’ulteriore accelerata alla lotta contro gli abusi sessuali del clero. È un manuale curato dalla Congregazione per la Dottrina della Fede, redatto per «sanare la ferita dolorosa». Unisce «le norme esistenti alla prassi», spiega il segretario monsignor Morandi. La novità principale riguarda le denunce anonime, che non verranno più scartate.

    Precisa il prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, il cardinale Luis Francisco Ladaria Ferrer: il Vademecum non è un testo normativo, «nessuna nuova legge viene promulgata, nessuna nuova norma emanata. Si tratta invece di un “manuale di istruzioni”, che intende prendere per mano chi deve trattare concretamente i casi dall’inizio alla fine, ovvero dalla prima notizia di un possibile delitto (notitia de delicto) alla conclusione definitiva della causa (res iudicata). Tra questi due estremi vi sono tempi da osservare, passaggi da compiere, comunicazioni da attivare, decisioni da prendere».

    Il Vademecum viene «oggi consegnato nella sua prima versione, chiamata “1.0″: un numero che prevede futuri aggiornamenti. Essendo un “manuale”, esso dovrà seguire gli eventuali sviluppi della normativa canonica, adattandosi ad essa. Dovrà inoltre dare una risposta alle nuove sfide che l’esperienza offrirà alla trattazione giuridica dei casi in questione. Dovrà infine fare tesoro delle considerazioni che giungeranno dalle diverse realtà ecclesiali: diocesi, istituti, facoltà ecclesiastiche, centri di ascolto istituiti a livello diocesano e interdiocesano». Il loro aiuto «qualificato contribuirà a correggere, integrare, precisare e chiarire quei punti che, come è naturale, esigeranno una più approfondita riflessione».

    «È la prima volta» che la procedura viene «descritta in modo organizzato – informa monsignor Giacomo Morandi in un’intervista a Vatican News – dalla prima notizia di un possibile delitto alla conclusione definitiva della causa, unendo le norme esistenti e la prassi della Congregazione. Le norme sono conosciute, mentre la prassi della Congregazione, cioè il modo pratico di applicare le norme, è conosciuta solo da chi ha già avuto a che fare con questi casi».

    Il desiderio è che questo strumento «possa aiutare le diocesi, gli istituti di vita consacrata e le società di vita apostolica, le conferenze episcopali e le diverse circoscrizioni ecclesiastiche», spiega il Vaticano, «a meglio comprendere e attuare le esigenze della giustizia su un delictum gravius che costituisce, per tutta la Chiesa, una ferita profonda e dolorosa che domanda di essere guarita».

    Nel documento si legge che la denuncia dei casi di pedofilia da parte di uomini di Chiesa dovrà essere inoltrata dai vescovi alle autorità civili se questo è previsto dalle normative locali. Comunque, «anche in assenza di un esplicito obbligo normativo, l’autorità ecclesiastica presenti denuncia alle autorità civili competenti ogni qualvolta ritenga che ciò sia indispensabile per tutelare la persona offesa o altri minori dal pericolo di ulteriori atti delittuosi». Su questo punto le conferenze episcopali nazionali «hanno predisposto linee guida che tengono conto delle normative locali – afferma monsignor Morandi – Non si può dare una risposta univoca. In alcuni Paesi la legge prevede già questo obbligo, in altri no». In ogni caso qualora le autorità giudiziarie civili chiedano documenti su un caso il vescovo «dovrà cooperare con le Autorità civili», sottolinea il Vademecum. Il motu proprio «Vos estis lux mundi» di papa Francesco, promulgato l’anno scorso, «si esprime in questi termini che la Chiesa agisce in casi di questo genere “senza pregiudizio dei diritti e degli obblighi stabiliti in ogni luogo dalle leggi statali, particolarmente quelli riguardanti eventuali obblighi di segnalazione alle autorità civili competenti”». Morandi assicura poi che «i casi eclatanti vengono trattati allo stesso modo di quelli meno conosciuti, sempre secondo le norme di diritto. Davanti a noi non ci sono “personaggi” ma persone: accusato, presunte vittime, possibili testimoni… in generale c’è sempre un quadro di particolare sofferenza».

    E ora la Chiesa dovrà prendere in considerazione le denunce per atti di pedofilia da parte di preti anche se giungeranno in forma anonima. Talvolta, «la notitia de delicto può giungere da persone non identificate o non identificabili. L’anonimato del denunciante non deve far ritenere falsa in modo automatico tale notitia – evidenzia il testo dell’ex Sant’Uffizio – tuttavia, per ragioni facilmente comprensibili, è opportuno usare molta cautela nel prendere in considerazione tale tipo di notitia, che non va assolutamente incoraggiato». Allo stesso modo «non è consigliabile scartare aprioristicamente la notitia de delicto che perviene da fonti la cui credibilità può sembrare, ad una prima impressione, dubbia». Questa è una svolta, perché la denuncia anonima è una pratica molto diffusa nelle Sacre Stanze, e la cultura e la prassi ecclesiali hanno sempre portato a non considerare le segnalazioni senza autore.

    Che cosa è cambiato e perché anche una denuncia anonima di abuso sessuale da parte di un prete va comunque presa in considerazione? «La questione è delicata – risponde Morandi – Ci si è resi conto che un atteggiamento perentorio in un senso o in un altro non giova alla ricerca della verità e alla giustizia. Come cestinare una denuncia che, seppure anonima, contiene prove certe (foto, filmati, messaggi, audio…) o almeno indizi concreti e plausibili della commissione di un delitto? Ignorarla solo perché non firmata sarebbe iniquo». D’altra parte, «come accettare per buone tutte le segnalazioni, anche quelle generiche e senza mittente? In questo caso procedere sarebbe inopportuno. Occorre dunque compiere un attento discernimento. In linea generale non si dà credito alle denunce anonime, ma non si rinuncia a priori a una loro prima valutazione per vedere se vi siano elementi oggettivi ed evidenti determinanti, quello che nel nostro linguaggio chiamiamo fumus delicti».

    Altra indicazione: non possono essere obbligati al silenzio quanti segnalano presunti abusi, le vittime o i testimoni.

    Il Vademecum ricorda poi che una notizia di delitto «appresa in confessione è posta sotto lo strettissimo vincolo del sigillo sacramentale. Occorrerà pertanto che il confessore che, durante la celebrazione del Sacramento, viene informato di un delictum gravius, cerchi di convincere il penitente – è il suggerimento – a rendere note le sue informazioni per altre vie, al fine di mettere in condizione di operare chi di dovere».

    La pedofilia non è considerata tale solo se c’è una violenza fisica ma anche se viene fatta una proposta sessuale al minore in chat. La tipologia del delitto è «molto ampia e può comprendere, ad esempio, rapporti sessuali (consenzienti e non consenzienti), contatto fisico a sfondo sessuale, esibizionismo, masturbazione, produzione di pornografia, induzione alla prostituzione, conversazioni e/o proposte di carattere sessuale anche mediante mezzi di comunicazione».

    E i reati di abusi sessuali commessi da uomini di Chiesa non potranno più essere «puniti» con il semplice trasferimento del prete che ha commesso il fatto, una scelta che nei decenni passati ha creato assurdi casi-monstre con i criminali che ripetevano le azioni perverse nelle diverse diocesi in cui venivano trasferiti. È da «evitare la scelta di operare semplicemente un trasferimento d’ufficio, di circoscrizione, di casa religiosa del chierico coinvolto, ritenendo che il suo allontanamento dal luogo del presunto delitto o dalle presunte vittime costituisca soddisfacente soluzione del caso».

    https://www.lastampa.it/vatican-insider/it/2020/07/16/news/lotta-alla-pedofilia-il-vaticano-pubblica-un-manuale-per-i-vescovi-le-denunce-anonime-non-verranno-piu-scartate-1.39089800

  • Pedofilia, pubblicata dalla Chiesa la lista dei vescovi che hanno insabbiato le denunce

    Pedofilia, pubblicata dalla Chiesa la lista dei vescovi che hanno insabbiato le denunce

    di Franca Giansoldati

    Città del Vaticano – Una iniziativa del genere per la Cei sarebbe semlicemente pura fantascienza. A Limburg il vescovo Georg Baetzing (che è anche presidente della Conferenza Episcopale) ha iniziato a pubblicare – per la prima volta – tutti i nomi dei vescovi, dei vicari generali e dei dirigenti diocesani che, negli anni passati, hanno insabbiato le cause dei preti pedofili, e hanno contribuito ai trasferimenti dei parroci abusatori in altre parrocchie o in altre zone della Germania, rendendo in questo modo ancora più traumatica l’esperienza delle vittime degli abusi.

    In questa lista, ha informato la KNA, l’agenzia dell’episcopato tedesco, è incluso anche il precedente vescovo di Limburg, Franz Kamphaus, così come il vicario generale, monsignor Raban Tilmann. L’iniziativa concretizzata in questi giorni ha in realtà una lunga storia e genesi, e  nasce dal bisogno sempre più crescente dell’opinione pubblica di avere a che fare con una Chiesa trasparente.

    Per realizzare questa lista è stato necessario un laborioso lavoro di ricostruzione ed indagini interne nella diocesi di Limburg. In tutto si tratta di un rapporto monstre, di circa 420 pagine. «Dovevano essere prese delle misure, cosa che è stata fatta, anche se sono dolorose e hanno alimentato accese discussioni» ha spiegato Baetzing, fautore della linea della trasparenza totale.

    Una strategia, a suo parere, necessaria per fare riacquistare alla gente fiducia nella Chiesa. Il rapporto è frutto di un lavoro di squadra che ha richiesto l’apporto professionale di una settantina di esperti incaricati di setacciare i documenti diocesani dal 1950 ad oggi. Una piattaforma dalla quale elaborare una strategia capace di indicare come prevenire ogni rischio in futuro.

    In un passaggio della relazione, a proposito dell’operato di un  prelato di nome Wanka che in precedenza era stato responsabile dell’ufficio del personale, si legge: «egli ha ammesso inizialmente in una dichiarazione scritta che nel caso del sacerdote accusato C., aveva commesso gravi errori nella percezione e nella successiva valutazione dell’abuso sessuale che è stata nel frattempo accertata. A tale riguardo, il ricorrente sostiene di non aver chiesto informazioni con maggiore fermezza, perseveranza e precisione. Secondo il suo attuale stato di conoscenza, egli valuta l’abuso sessuale in modo diverso e giunge a conclusioni diverse. Inoltre, tutti i membri della Camera del personale sono stati sempre informati tempestivamente quando sono pervenute le prime segnalazioni relative a comportamenti sessuali da parte di un chierico. A questo proposito, dalle informazioni fornite dal prelato Wanka si deduce che, a causa del comitato interno composto da 35 membri, sono state registrate solo le decisioni rilevanti per il trasferimento, al fine di preservare la riservatezza».

    https://www.ilmessaggero.it/vaticano/germania_pedofilia_lista_vescovi_abusi_violenze_minori_chiesa_vaticano-5291373.html?fbclid=IwAR2iwYNAMBHrFqSW69LrmhdSroG6whXNA8sef-3wk8ZkIfy2sinJfbqc4nQ

  • L’abuso sessuale sui minori: tra fragilità e indifferenza

    L’abuso sessuale sui minori: tra fragilità e indifferenza

    Per combattere l’abuso sessuale sui minori bisogna partire dal conflitto tra quanto vissuto dal bambino e la paura del mondo adulto

    L’abuso sessuale a danno di minori è una delle forme di violenza più estreme della nostra società. Danneggia lo sviluppo fisico, psicologico, emozionale e sociale dei bambini.

    È un fenomeno di proporzioni enormi: secondo le Nazioni Unite circa il 10% dei minori europei è o è stato vittima di qualche forma di abuso sessuale. Eppure ancora si fa fatica a riconoscere l’effetto devastante che questo può generare, anche a distanza di molti anni. Spesso non si comprende davvero cosa succede a un bimbo abusato e gli adulti, profondamente toccati dai racconti della vittima, tendono a non ascoltare con attenzione, a dubitare.

    La base per sradicare questo fenomeno è migliorarne lo studio e la comprensione, assistere i minori vittime di abuso. Invece spesso capita che gli adulti dubitino delle parole di un bambino, mentre la vittima fatica a esprimere quello che sente e ha vissuto.

    Le cinque fasi dell’adattamento all’abuso

    Una delle teorie che può aiutarci a capire cosa succede a questi minori è la Sindrome di Adattamento all’Abuso, sviluppata dallo psichiatra statunitense Roland Summit (1987). L’autore divide questa sindrome in cinque fasi. Si comincia per quella della “segretezza”, in cui il minore viene manipolato emozionalmente. Prima dell’abuso, si crea un contesto oscuro dove il bambino può percepire che qualcosa non va, ma nondimeno si fida della parola dell’adulto. L’abusatore ottiene la sottomissione fisica ed emozionale del minore, che si trova in una situazione di paura e insicurezza. Spesso le vittime raccontano che chi gli ha inflitto violenza “era buono” e di non aver denunciato perché gli “veniva chiesto di non dire niente”.

    La seconda fase è il “sentimento di impotenza”. Il minore vittima di abuso, si trova in uno stato di vulnerabilità e di mancanza di riferimenti. Soffre l’abbandono e l’assenza di protezione. Di questo può approfittare l’abusatore, traendo vantaggio della necessità di affetto da parte del bambino.

    In una situazione di abuso sessuale cronico e ripetuto il minore cerca disperatamente un equilibrio, si adatta al dolore e alla violenza. Di fatto si dissocia. Prova a isolare le emozioni causate dall’abuso perché questo non invada anche il resto della sua vita. Così il minore mantiene una facciata di normalità, senza mostrare la sua sofferenza. Si adatta al trauma. Questa è la terza fase, che Summit chiama “intrappolamento e adattamento”, e spiega come molto spesso gli altri adulti che circondano il minore abusato non si rendano conto di quello che gli sta succedendo.

    La fase successiva è quella della “rivelazione ritardata, conflittuale e poco convincente”. Sprofondato nella paura e la manipolazione da parte dell’adulto, è poco probabile che il minore possa denunciarlo spontaneamente, meno ancora al di fuori della famiglia. Può però succedere che la violenza venga scoperta in maniera accidentale o un professionista medico se ne renda conto. Oppure, il minore trova l’opportunità di denunciare in un momento di crisi all’interno della famiglia. Ma la denuncia stessa porta a una nuova crisi e alla reazione della famiglia e questo spesso causa nella vittima un sentimento di colpa, altre paure, vergogna. Il minore può sentirsi responsabile per la reazione degli adulti, pentirsi di aver parlato e di conseguenza – questa è l’ultima fase che Summit chiama “ritrattazione” – arrivare a dire di essersi sbagliato, di non ricordare bene.

    La responsabilità degli adulti

    Spostiamo ora l’attenzione sugli adulti. Spesso non sanno né ascoltare le richieste di aiuto dei minori né come intervenire. Sono ostacoli legati a miti e pregiudizi erronei: si crede per esempio che gli abusi sessuali su minori capitino solo fra le classi socioeconomiche più basse, o che i bambini mentano o esagerino il loro racconti, oppure che queste cose riguardino solo le bambine e comunque siano molto rare. Molti sono ancora convinti che gli abusi avvengano solo fuori di casa e che siano gravi solo se includono il coito. O ancora che i minori stessi provochino o seducano gli adulti e che quindi siano essi stessi responsabili attivi dell’abuso.

    Ma chi lavora in questo campo sa fin troppo bene che tutto questo è falso: gli abusi avvengono a tutti i livelli della società, ai danni di maschi e femmine. È poco probabile che un bambino inventi di sana pianta un episodio di abuso. Abusi che sono in gran parte operati all’interno della famiglia o da conoscenti: in generale esiste fra abusato e abusatore una relazione di fiducia o affetto preesistente.

    Inoltre, è necessario ampliare il nostro concetto di abuso sessuale: questo non si limita alla penetrazione. Per il minore possono avere effetti devastanti anche episodi di esibizionismo, masturbazione, contatti con genitali. Ed è un errore pericoloso pensare che i minori abbiano qualche responsabilità per aver cercato affetto e contatto fisico. Sono innocenti, pur avendo bisogno di vicinanza, carezze, abbracci adatti alla loro età. Colpevolizzarli per questo non è altro che un modo subdolo per togliere responsabilità agli adulti.

    L’abuso sessuale sui minori si origina da vari fattori. Per combatterlo bisogna partir dal punto centrale della questione, cioè il conflitto tra l’esperienza del bambino e l’indifferenza del mondo adulto. Dobbiamo promuovere una maggiore consapevolezza dei rischi a cui i minori sono esposti, oltre a sradicare miti e convinzioni sbagliate sul fenomeno che impediscono la prevenzione e un’assistenza corretta alle vittime. Soprattutto, l’adulto che sa di un bambino che soffre di abusi sessuali ha sempre la responsabilità di denunciare e fare tutto quello che è in suo potere per interrompere le violenze. Questo non vuol dire credere a tutto quello che un bambino dice, bensì allargare lo sguardo per evitare cadere nella disattenzione o pregiudizi che possono essere dannosi.

    https://www.stateofmind.it/2020/04/abuso-sessuale-minori/?fbclid=IwAR2N–ig6GxCxmHthePON-FdbcIBL72nWPm8BTDaHVHnbPveEZqHi–zalQ

  • Io conoscevo don Diego Pirovano, il prete che si è suicidato a Cologno. Si occupo del mio caso di abusi sessuali

    Io conoscevo don Diego Pirovano, il prete che si è suicidato a Cologno. Si occupo del mio caso di abusi sessuali

    Buongiorno,

    leggendo i giornali in questi giorni mi ha colpito tantissimo la notizia della morte di Don Diego Pirovano, Don che ho conosciuto qualche anno fa a Milano.

    Il mio incontro con Don Diego è legato a una vicenda molto dolorosa, un abuso sessuale da parte di un sacerdote.

    Don Diego, insieme ad un altro sacerdote, Don Desiderio Vajani, ha gestito l’Indagine Previa legata a quella vicenda.

    Ricordo molto bene quei momenti, l’attenzione con la quale entrambi ponevano le domande e ciò che poi trascrivevano. Non si doveva tralasciare nulla, avevo la sensazione che davvero ci fosse comprensione e ricerca della verità, all’epoca mi illudevo e davvero credevo che qualcuno, nella Chiesa, avesse il compito di appurare i fatti e prendere i giusti provvedimenti.

    Il Tribunale Ecclesiastico: chi meglio di loro poteva essere in grado di affrontare questo problema?

    Sì, mi illudevo.

    In realtà era stato un colloquio davvero approfondito e sinceramente carico di comprensione, su questo non ho motivo di dubitarne o di rimettere in discussione il mio ricordo.

    E poi mi fecero una domanda: “Ma chi era a conoscenza dei fatti? A chi è stato detto subito e nel tempo?”

    Non avevo nessun motivo di tralasciare o omettere dei nomi: sapevo con esattezza a chi avevo già riferito tutto, non avevo alcuna difficoltà a ricordare. Avevo dunque iniziato ad esporre l’elenco circostanziando ogni comunicazione.

    Quasi subito Don Diego ebbe un sussulto, letteralmente sobbalzò dalla sedia in cui era seduto e ricordo precisamente lo sguardo che si scambiarono i due sacerdoti. Sorpresa e sconcerto. Avevo nominato mons. Delpini e altri sacerdoti tra quelli che, già alcuni anni prima, erano venuti a conoscenza dell’abuso sessuale compiuto dal sacerdote. Ho impressa quella scena come se stesse avvenendo ora.

    Don Diego mi rivolse la domanda: “Ma come mai noi non siamo stati incaricati di fare indagini già qualche anno fa, se tutto era conosciuto da mons. Delpini?”.

    Allora lo sconcerto fu mio: chiedevano a me il motivo per cui al Tribunale Ecclesiastico non era arrivata alcuna comunicazione? Chiedevano a me come mai mons. Delpini non aveva avviato una Indagine Previa pur essendo venuto a conoscenza di un presunto abuso sessuale? Chiedevano a me?

    Si guardarono in faccia più volte, poi Don Vajani disse a Don Pirovano che tutta questa parte non poteva essere scritta. E nulla scrissero circa il coinvolgimento di mons. Delpini e di altri.

    Quello fu l’inizio, per me, dello sgretolamento della fiducia. Nella gestione della pedofilia dei sacerdoti, la chiesa ha intrapreso un inesorabile percorso di perdita di credibilità, senza battute di arresto.

    Più volte è affiorata la domanda, ovviamente senza risposta: se l’Indagine Previa è “falsata” (cioè “censurata” già in prima battuta), come potrà poi essere credibile un Processo Canonico? Se “mancano volutamente dei pezzi” nella stesura del verbale delle Indagini come potranno poi svolgersi i Processi?

    E come è possibile, in coscienza e davanti a Dio, sapere di aver scritto e firmato un documento che non contiene tutte le informazioni che potrebbero contribuire ad accertare come sono avvenuti i fatti?

    In coscienza… e davanti a Dio…

    Si può mentire in uno scritto, si può omettere, si può “obbedire”, si può far parte di un sistema, si può censurare, si può non vedere una via d’uscita da tutto questo.

    Ricordo quel sobbalzo sulla sedia.

    Ricordo Don Diego con affetto e con rispetto. Prego per lui.

    Una vittima (lettera firmata)