Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: abuso sessuale

  • Maxi risarcimento per una vittima minorenne di un prete pedofilo

    Maxi risarcimento per una vittima minorenne di un prete pedofilo

    Un risarcimento consistente è quello che verrà dato dalla Chiesa ad una vittima minorenne di un prete pedofilo che abusò di lui. Una grande vittoria.

    Un accordo che sicuramente creerà dei precedenti è quello che è stato reso noto in questi giorni ad opera della Chiesa Cattolica. La Chiesa ha concordato un risarcimento di migliaia di euro, dopo aver ritenuto il prete, Gerald Ridsdale, colpevole di aver abusato sessualmente nel 1982 un ragazzino di 9 anni, indicato come Jcb. L’ex sacerdote è accusato per reati di pedofilia lungo un arco di trent’anni.

    Risarcito con un milione di dollari la vittima di 9 anni di un prete pedofilo

    La notizia dell’imponente risarcimento è stata annunciata dai legali della vittima, un bambino australiano di nove anni che subì uno stupro da parte di un sacerdote, Gerald Ridsdale. la vittima riceverà oltre 1 milione di dollari, pari a circa 620mila euro, dalla Chiesa Cattolica.

    I fatti sono avvenuti 37 anni fa e solo adesso la Chiesa ha accettato la responsabilità legale per gli abusi sessuali da parte del prete. Il sacerdote si è macchiato di abusi di pedofilia per circa 30 anni. I fatti risalgono all’aprile del 1982 quando Ridsale era parroco in una Chiesa, la St Colman di Mortlahe e lo stupro avvenne in un confessionale.

    Nel 2016, come riportato da Fan Page, la commissione reale sugli abusi sessuali su minori ha saputo che la Chiesa cattolica di Victoria era a conoscenza dell’abuso sessuale subito dal bambino e ha cominciato a trasferire il sacerdote di parrocchia in parrocchia.

    La vittima, nel 2018, aveva citato in giudizio anche l’attuale vescovo di Ballarat Paul Bird per conto dei defunti vescovi James O’Collins e Ronald Mulkearns che al tempo erano i superiori di Ridsdale. Una dei suoi legali, Judy Courtin, ha riferito che l’accordo è stato raggiunto dopo che la Chiesa aveva negato a lungo ogni conoscenza di reati commessi da Ridsdale. L’ammissione è infine arrivata lo scorso settembre.

    Un altro avvocato della vittima, riporta il Guardian, ha spiegato che “grazie all’impegno di Jcd siamo riusciti ad ottenere l’importante ammissione da parte della Chiesa”.

    Ad oggi, Ridsale si trova in carcere, dove è detenuto dal 1994. L’ex parroco è stato arrestato dopo aver confessato di aver violentato 65 minori, maschi e femmine, tra gli anni Sessanta ed ottanta. Per chi indaga sulla vicenda, il numero di vittime potrebbe essere superiore anche a 100 minori.

    L’ammissione di colpa da parte della Chiesa è importante perché si è creato un’importante precedente che potrà dare il via ad altre cause simili, come affermato anche da Chris Atmore e riportato al The Guardian Australia: “Grazie alla determinazione ed al coraggio del mio cliente li abbiamo trascinati verso una confessione che non potranno più ritrattare. Le vittime dei preti pedofili sono state messe a tacere per anni e ora hanno una nuova possibilità“. Per la Chiesa cattolica il danno potrebbe raggiungere quota 3 milioni di dollari australiani se si vanno a considerare anche le spese legali.

    https://www.universomamma.it/maxi-risarcimento-vittima-prete-pedofilo/

  • Don Arthur stupra un chierichetto di 10 anni e fugge in Marocco: altri tre abusati si suicidarono

    Don Arthur stupra un chierichetto di 10 anni e fugge in Marocco: altri tre abusati si suicidarono

    Arthur Perrault, un ex sacerdote di Albuquerque, nel New Mexico, dovrà scontare 30 anni di carcere per aver abusato sessualmente di un chierichetto di 10 anni. I minori vittime del prete pedofilo, tuttavia, sono decine. Nel 1992, prima di essere arrestato, Perrault era fuggito in Marocco dove ha insegnato per oltre vent’anni in una scuola di lingue. “Uno dei peggiori predatori di bambini nella storia del New Mexico”, lo ha definito la giudice durante il verdetto di condanna.

    di Mirko Bellis

    Arthur Perrault, un ex prete cattolico di 81 anni, è stato condannato a 30 anni di reclusione da un tribunale distrettuale degli Stati Uniti per aver abusato sessualmente di un chierichetto di 10 anni. I fatti risalgono a diversi decenni fa quando Perrault era sacerdote della parrocchia di St. Bernadette a Albuquerque, nel New Mexico. “Era il mio migliore amico”, ha detto ʻDavidʼ, il principale accusatore dell’ex ecclesiastico. L’uomo che oggi ha 40 anni non è stata l’unica vittima. Al processo hanno testimoniato altre cinque persone, tra cui Elaine Montoya, una donna sessantenne violentata dal parroco negli anni ’80. Secondo quanto riporta Albuquerque Journal, tre degli abusati si sono suicidati prima di aver compiuto 18 anni.

    Negli anni ’60, Perrault era arrivato nel New Mexico dal Connecticut per essere curato in un centro religioso per sacerdoti pedofili. Ed è stato in quel periodo – ha affermato l’accusa – che ha aggredito sessualmente decine di minori. Gli abusi sono avvenuti anche nella base aerea di Kirtland in cui Perrault era cappellano militare, e persino nel cimitero per veterani di Santa Fe, dove il parroco celebrava le messe funebri. Il fatto che le violenze fossero avvenute in due installazioni federali ha permesso al procuratore di incriminare il religioso, nonostante fossero passati molti anni dal compimento dei reati.

    Nel 1992, prima di essere arrestato come “pedofilo seriale”, Perrault è scappato in Marocco. Per oltre 20 anni ha insegnato all’American Language Center, una scuola di lingue a Tangeri. Dalle testimonianze raccolte durante il processo, inoltre, è emerso che almeno due ecclesiastici della parrocchia di St. Bernadette hanno aiutato la sua fuga. Una latitanza durata fino al 2017, quando Brad Hall, l’avvocato delle vittime, è riuscito a scovarlo. “In Marocco non risultano denunce per stupro a minori – ha dichiarato Holland Kastrin, assistente del procuratore – ma questo non significa che Perrault non abbia abusato di bambini anche in quel Paese”. Le autorità marocchine lo hanno quindi arrestato su ordine dell’Fbi ed estradato negli Usa nel settembre 2018.

    Durante il processo, mentre i testimoni raccontavano gli abusi subiti, il loro carnefice ha sempre mantenuto la testa bassa, incapace di guardare negli occhi quegli adulti a cui aveva distrutto l’infanzia. “Giovani innocenti che sono dovuti scappare dai luoghi di culto per causa tua”, ha detto David rivolto verso Perrault. “Oggi sono arrivato al punto di perdonarti – ha proseguito la vittima – ma non posso perdonare quanti sapevano e non hanno fatto nulla per fermare un predatore di bambini come te”. Elaine Montoya ha raccontato come gli abusi sessuali le avessero rovinato la vita, danneggiando per sempre la sua autostima. Ciò nonostante, la donna ha dimostrato clemenza. “Se non lo perdono – ha dichiarato emozionata in aula – continuerà a consumare il resto della mia esistenza”. “Dovrai spiegare le tue azioni a Dio onnipotente e sarai ritenuto responsabile – ha detto uno degli abusati dal pedofilo – meriti la stessa sofferenza che hai causato: una vita di tormento e miseria”. “Mentre Perrault viveva liberamente in Marocco – ha scritto una delle vittime in una lettera alla giudice – e probabilmente violentava altri giovani studenti, io e gli altri soffrivamo il trauma della vergogna e dell’abuso sessuale. Vi esorto a imporre la massima pena”.

    E così è stato: la giudice di Santa Fe, Martha Vázquez, è stata inflessibile e il 13 settembre scorso ha condannato l’ex sacerdote a 30 anni di reclusione e, vista l’età avanzata, questo significa che Perrault passerà il resto dei suoi giorni in carcere. “Questo è il caso peggiore che io abbia mai visto – ha detto Vázquez nel suo verdetto – in 26 anni non ho mai affrontato un predatore di minori simile nel New Mexico”.

    https://www.fanpage.it/esteri/don-arthur-stupra-un-chierichetto-di-10-anni-e-fugge-in-marocco-altri-tre-abusati-si-suicidarono/

  • CARD. GEORGE PELL “SONO INNOCENTE”/ Pedofilia, richiesta di ricorso eccezionale

    CARD. GEORGE PELL “SONO INNOCENTE”/ Pedofilia, richiesta di ricorso eccezionale

    Pedofilia, il cardinale australiano George Pell ha presentato richiesta eccezionale di appello “sono innocente”

    Ad appena un giorno dall’ultimo termine consentito per legge, 28 giorni, gli avvocati difensori del cardinale George Pell hanno consegnato ieri la richiesta di ricorso contro la condanna del 21 agosto scorso per abuso sessuale di minori. La condanna era stata espressa dall’Alta corte australiana. La richiesta del team di difensori è un caso straordinario in quanto una richiesta analoga è già stata rigettata. Si tratta, secondo la legge australiana, di “casi speciali di appello” che molto raramente vengono accettati. Nel suo caso però è probabile si faccia una eccezione a causa della controversia innescata dalla decisione divisiva della stessa Corte di appello. I giudici infatti si sono trovati divisi sulla decisione della giuria, definita da alcuni di loro “irragionevole”. Il cardinale, 78 anni, che rimane arcivescovo e membro del Collegio cardinalizio, è stato recluso in carcere subito dopo la decisione della corte, dove si trova da allora. 

    PROIBITO CELEBRARE LA MESSA IN CARCERE

    L’appello di Pell è stato presentato per tre motivi, due dei quali erano procedurali e respinti da tutti e tre i giudici di appello. I giudici erano divisi sul motivo principale, che cioè la decisione della giuria era “irragionevole”. In particolare la questione era se la giuria che aveva condannato Pell avesse correttamente soppesato tutte le prove presentate in sua difesa, o avesse raggiunto la determinazione della colpa nonostante la dimostrazione di un chiaro “ragionevole dubbio” di aver commesso i crimini di cui era accusato. Il cardinale, che aveva lavorato anche in Vaticano incarico del papa alla guida della commissione economica, è stato condannato a sei anni di carcere di cui deve scontarne almeno tre e otto mesi prima di chiedere la condizionale, con l’accusa di aver abusato sessualmente di due chierici dopo una messa domenicale quando era arcivescovo di Melbourne nel 1996 e 1997. La sua condanna ha diviso l’opinione pubblica australiana e anche mondiale. George Pell ha oggi 78 anni, ciò significa che potrebbe ottenere la condizionale a 81 anni di età. Nonostante la condanna, Pell rimane arcivescovo e membro del collegio cardinalizio, ma non gli viene permesso di celebrare messa in carcere, cosa che, normalmente, succede solo nei regimi totalitari come quello cinese e nordcoreano e in passato nei paesi comunisti dell’epoca sovietica.

    https://www.ilsussidiario.net/news/card-george-pell-sono-innocente-pedofilia-richiesta-di-ricorso-eccezionale/1927207/

  • Chiesa, il dramma abusi in un libro

    Chiesa, il dramma abusi in un libro

    La denuncia della madre di un ragazzino violato: una storia milanese divenuta processo con sentenza di condanna. La giustizia laica c’è stata, non ancora quella ecclesiastica

    di Giorgio Gandola

    “Chiesa: perché mi fai male?”. La domanda è urticante, contraddittoria, e anticipa dolore. È quella di una mamma che un giorno scopre l’abuso del figlio da parte di un prete; è quella di una cattolica praticante che si rende conto di come la Chiesa tenda a coprire, dissimulare, fuorviare riguardo a questa violenza; è quella di una donna perseverante e tenace nella fede, che ottiene per il suo ragazzo la giustizia laica ma non ancora quella ecclesiastica. Così, quell’interrogativo che diventa un grido davanti al crocifisso, si trasforma in un volume-denuncia in questi giorni sugli scaffali delle librerie e su Amazon.

    Se il titolo è chiaro, il sottotitolo è illuminante: “Storia di un abuso e ruolo della Chiesa documentato”. L’autrice è Cristina Balestrini, la madre di Alessandro Battaglia, che nel dicembre 2011 (aveva 15 anni) fu invitato da don Mauro Galli, suo educatore e confessore, a trascorrere una notte nel suo appartamento, anzi, “nel lettone”. Il contesto era una parrocchia di Rozzano, periferia di Milano, pochi giorni prima del Natale. La conseguenza fu un abuso sessuale che si trasformò in un incubo e in un’odissea per la famiglia, fra richieste di giustizia all’arcidiocesi, tentativi di insabbiamento, destabilizzazione psicologica del giovane (giunto sull’orlo del suicidio), fino alla denuncia ai carabinieri. La vicenda, contrappuntata da lettere con risposte evasive ai vescovi e al Vaticano, è finita in tribunale a Milano ed è diventata un processo con una sentenza: condanna in primo grado del prete a sei anni e quattro mesi.

    Il libro racconta meticolosamente tutto questo e molto di più. Approfondisce il ruolo della diocesi, sottolinea come l’allora vicario di zona (poi vicario episcopale) decise spontaneamente di non aprire un’indagine previa, di non denunciare quel sacerdote secondo l’iter previsto dal diritto Canonico. Ma semplicemente lo trasferì a Legnano, sempre a contatto con adolescenti, quindi potenzialmente pericoloso. E quel vicario al non era che Mario Delpini, nominato arcivescovo di Milano da papa Francesco quando già la vicenda era stata portata all’attenzione dei suoi uffici Oltretevere.

    La narrazione della cronaca, diluita in alcuni anni di articoli, processo compreso, è già di per sé scioccante, dura. Ma la lettura del documentatissimo testo lo è ancora di più e mostra il volto impietoso, quando non addirittura cinico, di un’istituzione che mentre tende mediaticamente a prendere le distanze dai preti pedofili, in realtà ha come obiettivo primario la difesa di sé stessa. Nel libro non mancano le accuse di depistaggio ad alcune firme di prim’ordine, per esempio ad Andrea Tornielli, oggi responsabile della comunicazione vaticana.

    La dedica in calce al volume è una toccante Spoon River. “Ad ogni singola vittima di abuso sessuale, ad ogni familiare, a chi non c’è più perché non è riuscito a sopravvivere, a chi dedica la propria vita alle vittime, a chi sceglie di girarsi dall’altra parte, a tanti preti che non si rendono conto del disastro che provocano con il loro silenzio colpevole. Perché il grido silenzioso di chi vive questo dramma possa raggiungere il cuore di tutti”. Un viaggio nel dolore e nella speranza che a uno scrittore professionista sarebbe riuscito monco. Per renderlo completo servivano l’amore e la disperazione di una mamma.

    (trascrizione da La Verità del 14 settembre 2019)
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  • Pedofilia, la chiesa australiana accetta responsabilità legale su abusi

    Pedofilia, la chiesa australiana accetta responsabilità legale su abusi

    Un precedente che vede coinvolto il prete Gerald Risdale, e che potrebbe dare il via a centinaia di cause di risarcimento

    La Chiesa cattolica australiana ha accettato la responsabilità legale per gli abusi sessuali subiti nel 1982 da un bambino di 9 anni da parte del noto prete pedofilo Gerald Ridsdale, macchiatosi di abusi per circa 30 anni.

    Il caso, oggetto di un processo civile davanti alla Corte Suprema di Melbourne, crea un precedente cruciale, e potrebbe dunque dare il via a centinaia di altre cause di risarcimento.

    Ridsdale è in carcere dal 1994 dopo aver ammesso di aver aggredito sessualmente 65 minori maschi e femmine negli anni 1960, ’70 e ’80, anche se si ritiene che il vero numero di vittime sia nell’ordine delle centinaia.

    La causa, in calendario per 10 giorni dal 29 gennaio prossimo, si concentrerà sul risarcimento che la Chiesa dovrà pagare alla vittima.

    Sullo specifico caso risalente al 1982 la vittima, indicata solo come JBC, ha citato in giudizio per negligenza l’attuale vescovo di Ballarat Paul Bird per conto dei defunti vescovi James O’Collins e Ronald Mulkearns, allora superiori di Ridsdale. Nei documenti di difesa presentati in tribunale, il vescovo Bird accetta che il vescovo Mulkearns abbia violato i suoi obblighi di diligenza verso la vittima, perché era a conoscenza di un esposto su abusi commessi da Ridsdale su minori nel 1975, sette anni prima di violentare JBC.

    “Siamo lieti che la Chiesa cattolica abbia ammesso responsabilità per l’abuso sessuale del nostro cliente da parte di Gerald Ridsdale”, il commento dei legali di JBC. “Riteniamo che sia la prima volta in Australia – aggiungono – che la Chiesa cattolica ammette di non aver protetto una vittima minorenne di abusi sessuali ed è pertanto legalmente responsabile. Il nostro cliente attende ora una valutazione dei danni e del risarcimento che la Chiesa gli deve”.

    (Unioneonline/v.l.)

    https://www.unionesarda.it/articolo/news/mondo/2019/09/09/pedofilia-la-chiesa-australiana-accetta-responsabilita-legale-sug-137-925715.html

  • Il papa salva il suo ambasciatore in Cile dallo scandalo degli abusi

    Il papa salva il suo ambasciatore in Cile dallo scandalo degli abusi

    Il rappresentante apostolico a Santiago deve affrontare denunce di insabbiamento di abusi sessuali; Francisco lo trasferisce in Portogallo, senza alcun segno di punizione

    Il Vaticano ha detto che la decisione del Papa di trasferire Francisco nunzio apostolico in Portogallo (ambasciatore) in Cile, Ivo Scapolo, accusato di coprire abusi sessuali nel paese latinoamericano.

    Finora, la Chiesa non ha rilasciato dichiarazioni sul fatto che Scapolo sarà soggetto ad alcuna indagine per i casi di cui viene segnalato.

    Juan Carlos Cruz, vittima di abusi su sacerdoti e attivista cileno, ha celebrato il trasferimento di Scapolo su Twitter: “Alla fine lo portano fuori dal Cile”.

    “Uno di quelli che hanno rovinato la Chiesa del Cile parte per il Portogallo, portoghese, occhio con quel demone, discepolo del cardinale Angelo Sodano e malfattore, uno in meno in Cile”, ha twittato.

    Il cardinale 66enne, che rappresentava anche il Papa in Bolivia e Ruanda, è un esperto di diritto canonico, una risorsa con cui diversi preti accusati di abusi su minori hanno saputo proteggersi; Tuttavia, con la riforma promossa da Francisco, la Chiesa può ora denunciare questi casi dinanzi ai tribunali civili.

    Nel dicembre 2018, l’australiano George Pell, diventato il più alto prelato ad essere stato condannato per abuso sessuale di minori, è entrato in prigione lo scorso febbraio; dopo la condanna, papa Francesco gli proibì l’esercizio pubblico del ministero sacerdotale e qualsiasi contatto con i minori; Lo ha anche rimosso dal Ministero dell’Economia della Santa Sede, una posizione che lo ha reso il terzo al comando del Vaticano e un candidato naturale a diventare pontefice.

    Casi di abuso sono stati documentati e denunciati alle autorità civili di diversi paesi. Molti vengono alla luce diversi decenni dopo gli eventi. Le azioni legali sono state anche promosse contro la gerarchia cattolica, che spesso ostacola le indagini.

    https://www.razon.com.mx/mundo/papa-salva-a-su-embajador-en-chile-de-escandalo-de-abuso/

  • Come la chiesa di Francesco, sulla pedofilia, ha sapientemente manipolato l’immaginario collettivo

    Come la chiesa di Francesco, sulla pedofilia, ha sapientemente manipolato l’immaginario collettivo

    La tanto acclamata “Tolleranza zero”, il Motu proprio “Come una madre amorevole”, e l’ultimo emesso, il “VOS ESTIS LUX MUNDI”, documenti che nell’applicazione concreta, disattendono le aspettative di tutti.

    Ma è davvero così o, forse, siamo noi che sbagliamo la chiave di lettura?

    Di Francesco Zanardi

    Per falsare una chiave di lettura, bisogna creare un “pregiudizio” in chi legge condizionando così il punto di vista, in modo da fargli credere di leggere un testo che, in realtà, ai suoi occhi assume significato opposto a quello reale. L’astuzia più sublime poi, sta nel riuscire a fare in modo che questo “pregiudizio” si sviluppi autonomamente nei ragionamenti del lettore.

    Vedremo ora come, negli ultimi anni, la chiesa abbia sapientemente instaurato nella mente di tutti noi, dei “pregiudizi” di base che ci porteranno a falsare la chiave di lettura che, quotidianamente, diamo alle iniziative che il Vaticano dice di voler portare avanti (oramai da 20 anni) per contrastare la pedofilia.

    Partiamo dall’etichetta che gli viene sapientemente data – “tutela dei minori e adulti vulnerabili” – ed immediatamente pensiamo a qualcosa di positivo in loro favore, qualcosa che li proteggerà e, dall’altra parte della medaglia, punirà chi fa loro del male.

    Ecco creato un primo “pregiudizio”.

    Se poi parliamo di “tribunali e processi canonici”, di “condanne ai sacerdoti molestatori e ai vescovi inadempienti”, il nostro precedente “pregiudizio” si consolida ulteriormente. L’analogia dei nomi delle Istituzioni vaticane, identici a quelli delle istituzioni civili, crea in noi un’aspettativa di giustizia per colui che ha subito il torto. L’aspettativa che abbiamo nelle istituzioni civili.

    Bene, questa chiave di lettura è TOTALMENTE FALSA, vediamo il perché.

    Intanto va detto che, a differenza dei tribunali civili, per i quali chi subisce l’abuso è vittima di un crimine contro la persona, per i tribunali canonici l’abuso sessuale è un delitto riconducibile al sesto comandamento, (non commettere atti impuri), un delitto dove la vittima di quello che per la chiesa è un grave affronto morale, è Dio, non colui che ha subito fisicamente la violenza.

    Per questo motivo ancora oggi la chiesa non ritiene di dover risarcire neppure la reale vittima, lo fa solo quando costretta dai tribunali. La vittima, nella sostanza, è colei che insieme al sacerdote ha commesso l’atto impuro. Nei vari Motu propri compreso l’ultimo, malgrado l’etichetta “tutela dei minori e adulti vulnerabili” con la quale vengono presentati, in realtà non vi è alcuna iniziativa in sostegno della vittima, tranne l’accoglienza, l’ascolto e l’assistenza spirituale. Per quella psicologica, si viene rimandati al Servizio Sanitario nazionale.

    Come possiamo vedere, alla luce di questa piccola consapevolezza, la chiave di lettura iniziale è variata già di molto.

    Pochi giorni fa, leggendo un commento di una collega che si domandava perché, malgrado il Motu proprio “Come una madre amorevole” e l’ultimo emesso il “VOS ESTIS LUX MUNDI”, che di fatto ha ridefinito tutte le precedenti leggi vaticane in materia di abuso sessuale da parte di membri del clero, per esempio nel caso di monsignor Mario Delpini, malgrado le sue comprovate omissioni, il papa abbia tuttavia proceduto alla sua promozione ad arcivescovo di Milano, anziché dimetterlo, “come ci si aspettava” dopo aver letto i due documenti.

    Non ho virgolettato a caso “come ci si aspettava”. Qui siamo in presenza di un altro macroscopico errore nella chiave di lettura.

    La collega identificava come “omissioni” il fatto che l’arcivescovo Delpini, non solo non avesse mai denunciato il sacerdote alla polizia, ma anche lo avesse spostato ben due volte.

    Contestava nel suo scritto: “tra le «cause gravi» che il Diritto Canonico già prevede per la rimozione di un vescovo si annovera anche la negligenza rispetto ai casi di pedofilia”. “Qualcuno sa spiegare come mai – tecnicamente – non è stato applicato nei confronti del vescovo di Milano Mario Delpini?…”

    Anche in questo caso, la chiave di lettura è totalmente errata grazie ai vari “pregiudizi” visti in precedenza, che si uniscono, questa volta, ad un errato punto di vista dal quale abbiamo dedotto le nostre aspettative. Aspettative che, adesso, risultano deludenti rispetto alla nostra errata interpretazione del Motu proprio.

    Proviamo ora a fare lo stesso ragionamento, togliendo l’etichetta “tutela dei minori e adulti vulnerabili” e riportando semplicemente al nome originale i tribunali e processi della Santa Inquisizione.

    Ora proviamo a leggere i testi dall’angolazione dello Stato del Vaticano, gli stessi documenti ai quali in precedenza, grazie al “pregiudizio”, avevamo dato un certo significato.

    Precedentemente, pensando alla giustizia che si ottiene nei tribunali civili, avevamo dato per scontato che anche per quelli canonici la finalità fosse la stessa. Così, in molti non hanno neppure controllato. Se fossimo andati a leggere il Motu proprio “VOS ESTIS LUX MUNDI”, già all’articolo 1 viene stabilito “l’ambito di applicazione”: paragrafo a) “delitti contro il sesto comandamento del Decalogo”.

    Ci saremmo subito accorti, come ho detto in precedenza, che gli indirizzi su chi sia la reale vittima, sono diametralmente opposti e incompatibili con qualunque ordinamento civile. Inoltre non sono nemmeno equiparabili, la massima pena prevista dal Codice canonico in questi casi, non è il carcere, ma la sola riduzione dallo stato clericale. In parole povere fa si che un pedofilo che prima faceva di mestiere il sacerdote, resti un pedofilo libero, che  però non fa più il il sacerdote, quindi la chiesa, sperando non riemerga il passato, da qui in poi non si riterrà più responsabile.

    Ci si sarebbe persino spiegati perché l’arcivescovo di Milano, Mario Delpini, anziché essere punito “come ci si aspettava”, è stato invece promosso. In questo caso, a creare il pregiudizio è stata l’angolazione dalla quale il Motu proprio è stato letto. Infatti qui stando al ragionamento fatto in chiave di lettura errata, viene contestata la negligenza dell’arcivescovo.

    Negligenza che non c’è.

    Ricordiamoci bene che le nostre aspettative, e le relative delusioni, derivano dai testi in forma di Motu Proprio e dalla nostra errata interpretazione, perché nel caso della gestione dei casi di violenza sessuale, il vescovo – come in questi casi tutti i membri del clero – agisce applicando una procedura interna, vincolata dall’obbligo del segreto pontificio.

    La procedura stabilisce la gestione interna dei casi, non lasciando a chi li gestisce la facoltà di denunciare all’autorità civile. In questo caso sì: si violerebbe il segreto pontificio se si denunciasse all’autorità civile. La stessa procedura stabilisce che l’attendibilità delle accuse è a discrezione del vescovo che, eventualmente, ha la facoltà di procedere all’indagine e alla segnalazione.

    Ora, dove sarebbe la negligenza che Delpini avrebbe commesso?

    Secondo il Motu proprio non c’è. L’arcivescovo Mario Delpini ha seguito la procedura vaticana e lo ha ribadito – facendosi forte dei privilegi concessi dai Patti Lateranensi – persino quando è stato interrogato dalla polizia, ammettendo con tranquillità di essere stato informato dai suoi sottoposti e di aver deciso personalmente il trasferimento di don Mauro Galli, oggi condannato in primo grado a sei anni e quattro mesi. L’arcivescovo Delpini, ha obbedito in modo esemplare a quelle che erano le direttive del Vaticano (oggi riconfermate nel VOS ESTIS LUX MUNDI), la promozione – anche se a dirlo viene la pelle d’oca – è stata un encomio per il suo operato e per la fedeltà resa alla chiesa cattolica.

    Se poi la vittima non avesse denunciato all’autorità civile, il risultato sarebbe stato perfetto.

    Se tuttavia riflettiamo un attimo, come si poteva mai credere che un papa punisse un suo ministro perché ha rispettato una sua legge ?

    Non vi pare che sarebbe stata un’aberrazione giuridica ?

    Zanardi

  • Abusi, respinto in Australia l’appello del cardinale Pell

    Abusi, respinto in Australia l’appello del cardinale Pell

    L’ex prefetto della Segreteria per l’Economia torna in carcere, i suoi avvocati valutano il ricorso all’Alta Corte. Il Vaticano: prendiamo atto della sentenza, siamo vicini alle vittime di abuso

    IACOPO SCARAMUZZI

    CITTÀ DEL VATICANO. La Santa Sede «prende atto» della sentenza, ricorda che Pell «ha sempre ribadito la sua innocenza» e «conferma la vicinanza alle vittime di abusi sessuali e l’impegno, attraverso le competenti autorità ecclesiastiche, a perseguire i membri del clero che ne siano responsabili», precisando che, per quanto riguarda il processo canonico che il Vaticano può intraprendere autonomamente rispetto alla giustizia australiana, «la Congregazione per la Dottrina della Fede attende gli esiti del processo in corso e la conclusione definitiva di tutti i gradi di giudizio prima di occuparsi del caso».

    L’ex prefetto vaticano della Segreteria per l’Economia è tornato in carcere, dove continuerà a scontare la condanna. La libertà vigilata sarà possibile dopo tre anni e otto mesi. È probabile che i suoi legali facciano appello all’Alta Corte, il grado supremo della giustizia australiana. Secondo la stampa australiana, tale ultimo appello non è automatico ma, vista l’importanza del caso, è probabile.

    Il cardinale Pell «è ovviamente deluso dalla decisione odierna», ha dichiarato un suo portavoce presso l’arcidiocesi di Sidney. «Tuttavia i suoi avvocati esamineranno attentamente la sentenza per decidere se chiedere un congedo speciale alla Corte suprema. Nel notare che la decisione è stata presa due a uno, il cardinale Pell continua a protestare la propria innocenza».

    Gli avvocati di Pell avevano fatto appello contestando 13 ragioni per le quali gli abusi sessuali sarebbero stati «fisicamente impossibili» da compiere, sia per quanto riguarda la cronologia, sia perché la violenza sessuale sarebbe avvenuta in sagrestia a conclusione di una messa affollata, sia per l’impossibilità fisica di compiere tale violenza con addosso i pesanti paramenti sacri della messa. Due giudici su tre che componevano il collegio giudicante, Anne Ferguson e Chris Maxwell, hanno respinto l’appello, mentre il giudice Mark Weinberg lo avrebbe accolto. Nel dispositivo di sentenza di oltre 300 pagine si legge che il giudice Weinberg ha trovato che nella testimonianza della vittima ci fossero discrepanze tali da mettere in dubbio la colpevolezza di Pell e che, più in generale, le altre prove portate dalla vittime rendevano il suo racconto «impossibile da accettare». Tuttavia, ha spiegato il giudice Ferguson, «l’appello su base dell’irragionevolezza (dell’accusa, ndr) è stato respinto perché due di noi hanno un diverso punto di vista sui fatti». I giudici hanno invece respinto all’unanimità altri due argomenti della richiesta d’appello relative a presunte irregolarità procedurali del processo di primo grado.

    Pell, ha tenuto a precisare il giudice Ferguson, «non è stato reso il capro espiatorio per alcuna mancanza percepita della Chiesa cattolica o per alcun fallimento relativo all’abuso sessuale dei minori da parte del clero».

    Il primo ministro australiano Scott Morrison ha commentato la sentenza affermando che «i tribunali hanno fatto il loro lavoro, hanno emesso le loro sentenze. E questo è il sistema di giustizia in questo paese e deve essere rispettato» ed ha aggiunto che prevede che a Pell verranno ritirate le onorificenze statali. In una distinta dichiarazione, il governatore generale David Hurley ha affermato che ritirare l’Order of Australia sarà fatto «quando tutte le procedure legali avranno fatto il loro corso».

    L’arcivescovo di Melbourn Peter A. Commensoli ha commentato da parte sua la condanna esprimendo rispetto per la sentenza ma sottolineando che «la complessità della ricerca della verità in questa materia ha messo molti alla prova e continuerà probabilmente a farlo». L’Arcivescovo ha precisato che Pell continuerà a ricevere sostegno pastorale in segno di «carità cristiana» e ha ribadito il proprio sostegno alle vittime di abuso sessuale.

    Una folla di persone ha atteso fuori dalla Corte la sentenza ed ha salutato la condanna con esclamazioni di gioia.

    Gli abusi al centro del processo sarebbero avvenuti a danno di due uomini che nel 1996 e 1997 erano minorenni. Delle due vittime, rimaste anonime, una ha potuto testimoniare in tribunale, la secondo è morta di overdose nel 2014. La vittima sopravvissuta ha commentato oggi la sentenza con un comunicato nel quale si dice «sollevato» dalla sentenza, contesta chi ha messo in discussione le sue motivazioni e rivendica di aver messo a repentaglio la propria privacy, la propria salute e la serenità della propria famiglia: «Il mio viaggio non è stato un viaggio facile», scrive, aggiungendo: «Ora ho bisogno di definirmi lontano da tutto questo. Di recente ho iniziato un nuovo capitolo della mia vita come padre. L’esperienza che ho attraversato mi ha aiutato a comprendere cosa è veramente importante».

    Il processo di Melbourne, va ricordato, è distinto dalle accuse di insabbiamento di abusi compiuti da altri sacerdoti a Ballarat di cui è stato accusato Pell, e che risalgono all’epoca in cui egli era vescovo ausiliare, che hanno portato il cardinale australiano a comparire a marzo del 2016 davanti alla Royal Commission into Institutional Responses to Child Sexual Abuse (Commissione reale sulle Risposte istituzionali agli Abusi sessuali sui Minori) in video-collegamento da Roma.

    Quanto al processo attuale, per il quale a giugno del 2017, sentito papa Francesco, Pell, dopo iniziale tentennamento, ha deciso di tornare in Australia per difendersi in tribunale, senza opporre l’immunità diplomatica, già lo scorso febbraio la Sala stampa della Santa Sede aveva reso noto che «dopo la sentenza di condanna di primo grado nei confronti del cardinale Pell, la Congregazione per la dottrina della fede si occuperà ora del caso nei modi e con i tempi stabiliti dalla normativa canonica».

    Il portavoce vaticano Matteo Bruni, oggi, ha commentato così: «Ribadendo il proprio rispetto per le autorità giudiziarie australiane, come dichiarato il 26 febbraio in occasione del giudizio in primo grado, la Santa Sede prende atto della decisione di respingere l’appello del Cardinale George Pell. In attesa di conoscere gli eventuali ulteriori sviluppi del procedimento giudiziario, ricorda che il Cardinale ha sempre ribadito la sua innocenza e che è suo diritto ricorrere all’Alta Corte. Nell’occasione, insieme alla Chiesa di Australia, la Santa Sede conferma la vicinanza alle vittime di abusi sessuali e l’impegno, attraverso le competenti autorità ecclesiastiche, a perseguire i membri del clero che ne siano responsabili».

    «Come per altre vicende, la Congregazione per la Dottrina della Fede attende gli esiti del processo in corso e la conclusione definitiva di tutti i gradi di giudizio prima di occuparsi del caso», ha inoltre precisato Matteo Bruni. «Come dichiarato dalla Sala Stampa il 26 febbraio scorso, il Santo Padre aveva già confermato le misure cautelari disposte nei confronti di George Pell al rientro del cardinale in Australia, ossia, come di norma, la proibizione dell’esercizio pubblico del ministero e il divieto di contatto in qualsiasi modo e forma con minori di età».

    https://www.lastampa.it/vatican-insider/it/2019/08/21/news/abusi-respinto-in-australia-l-appello-del-cardinale-pell-1.37366775?refresh_ce

  • Pedofilia. I vescovi australiani su conferma condanna e carcere per il cardinale Pell : “la legge è uguale per tutti “

    Pedofilia. I vescovi australiani su conferma condanna e carcere per il cardinale Pell : “la legge è uguale per tutti “

    “I vescovi cattolici australiani ritengono che tutti gli australiani debbano essere uguali ai sensi della legge e accettano di conseguenza il giudizio odierno”. Lo ha affermato mons. Mark Coleridge, presidente dei vescovi australiani commentando in una dichiarazione la decisione emessa oggi dalla Corte d’appello dello Stato di Victoria, con una sentenza a maggioranza di 2-1, di respingere il ricorso presentato dal cardinale George Pell.

    Nella Dichiarazione, il presidente dei vescovi conferma la decisione del team legale del cardinale Pell di presentare un nuovo ricorso all’Alta corte, l’organo di giudizio finale dell’Australia. “I vescovi – scrive mons. Coleridge – si rendono conto che questo è stato e rimane un momento molto difficile per i sopravvissuti all’abuso sessuale dei minori e per coloro che li sostengono. Riconosciamo il dolore che coloro che sono stati abusati dal clero, hanno sperimentato nel lungo processo giudiziario e di appello del cardinale Pell. Riconosciamo anche che questa sentenza sarà angosciante per molte persone. Rimaniamo impegnati a fare tutto il possibile per portare guarigione a coloro che hanno sofferto molto e per garantire che le strutture cattoliche siano i luoghi più sicuri possibili per tutte le persone, ma soprattutto per i bambini e gli adulti vulnerabili”.

    Pedofilia. I vescovi australiani su conferma condanna e carcere per il cardinale Pell : “la legge è uguale per tutti “

  • Roma, murale col cardinale Pell, condannato per pedofilia, e il diavolo

    Roma, murale col cardinale Pell, condannato per pedofilia, e il diavolo

    Il dipinto è in via Gregorio VII, vicino al Vaticano e mostra l’alto prelato, che è in attesa di appello, in manette e con le mani giunte, mentre dietro di lui spunta l’ombra nera di Satana

    Il cardinale australiano George Pell in manette e con le mani giunte e dietro di lui un grande diavolo nero. È il murales apparso a Roma in via Gregorio VII, vicino al Vaticano. Il cardinale, ex Prefetto dell’Economia vaticana, è in carcere in Australia. È stato condannato nel dicembre scorso per pedofilia ai danni di due bambini di 13 anni. Ora è in attesa del verdetto di appello.

    La vicenda giudiziaria in Australia

    Pell, 77 anni, prefetto della Segreteria Economica vaticana dal 2014, chiamato da Francesco nel 2013 a far parte del Consiglio dei cardinali – i più stretti collaboratori del Papa -, è l’esponente di grado più alto nella Chiesa cattolica mai indagato per un reato di abuso sessuale. Si era «autosospeso» dall’incarico nel giugno 2017 e il Papa gli aveva «concesso un periodo di congedo per potersi difendere» e tornare in Australia per affrontare il processo. Il giorno dopo la condanna era stato estromesso dal Consiglio, ufficialmente per «ragioni di età». Il cardinale si è sempre dichiarato innocente: «Considero l’idea stessa di abuso sessuale un crimine orribile. Mi si accusa di atti vili e disgustosi che vanno contro tutto ciò in cui credo». Gli abusi sarebbero avvenuti in una stanza sul retro della Cattedrale di San Patrizio, a Melbourne alla fine del 1996, mentre i fedeli uscivano dopo la Messa. I due ragazzini avevano 13 anni e facevano parte del coro della Cattedrale. L’avvocato difensore del cardinale ha detto in tribunale che l’accusa era inverosimile perché «solo un pazzo si sarebbe comportato così in un luogo pubblico».

    https://roma.corriere.it/notizie/cronaca/19_agosto_13/roma-murale-col-cardinale-pell-condannato-pedofilia-diavolo-6a4f6622-bddd-11e9-88cc-58d8f24ec1cd.shtml