Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: Acireale

  • Esorcismi e abusi in nome della fede, già dagli anni ’70 sospetti sui “carismatici” di Lavina

    Esorcismi e abusi in nome della fede, già dagli anni ’70 sospetti sui “carismatici” di Lavina

    ACI BONACCORSI – Tutto nascosto e in nome di una falsa fede. L’operazione di ieri della polizia ha messo in luce un’organizzazione apparentemente legata alla chiesa ma che, nella sostanza, stando alle accuse, abusava di minori con l’alibi di doverli liberare dal male, purificandoli e avvicinandoli a Dio.

    Stando alle prime indagini, in 4 “gestivano” il gruppo criminale interno all’«Associazione Cattolica Cultura e Ambiente» di Aci Bonaccorsi (Catania). Una storia che, secondo quanto accertato dagli investigatori, sarebbe andata avanti per 25 anni. Spulciando, però, le pratiche criminali sarebbero iniziate molto prima.

    Il gruppo, infatti, è stato fondato sotto la guida spirituale di don Stefano Cavalli, felice di poter affiancare e supportare una comunità religiosa. Tuttavia, negli anni, qualcuno ha perso la “strada maestra”, trasformando almeno un “ramo” dell’«Associazione Cattolica Cultura e Ambiente» in altro.

    In un articolo del 28 gennaio 1978 de “La Sicilia”, a firma di Giuseppe Contarino, già alcuni sospetti erano emersi riguardo a talune pratiche che alcuni “carismatici” avrebbero svolto nel cenacolo. Tutte persone che, nonostante non avessero alcuna autorizzazione e non ricoprissero nessun ruolo ecclesiastico, avrebbero esorcizzato diversi fedeli.

    Il tutto, come è emerso anche da altri articoli di stampa, in orari non previsti e autorizzati dalla curia arcivescovile di Acireale, a cui fa riferimento la parrocchia di Lavina. Tanto che, sempre alla fine degli anni ’70, l’allora vescovo ausiliare di Acireale, monsignor Giuseppe Costanzo, aveva preso dei provvedimenti perentori, ammonendo chi cercava di effettuare le pratiche senza autorizzazione.

    In un articolo di Paolo Licciardello, infatti, sono riportate alcune sue parole: “Vi esorto a evitare tutte queste cose. Il diavolo quando c’è va scacciato, con il digiuno, con l’umiltà, con la preghiera. Non è competenza dei fedeli esorcizzare le persone”. Inoltre, tutti i fedeli e i “carismatici”, erano stati invitati a rispettare alcune regole ferree, come la durata della messa (non superiore ai 50 minuti) e la chiusura di qualunque attività entro le 22.

    Ma, oltre al mancato rispetto di alcune regole, già in tempi lontani, a destare sospetto era la numerosissima presenza di persone provenienti da altri paesi e lo scarso numero di abitanti di Aci Bonaccorsi.

    Allo stesso tempo, però, alla luce di quanto accaduto, ci si è chiesto anche cosa abbia fatto fino ad oggi la curia per evitare il perpetrarsi di certi episodi. In molti si sono succeduti a don Stefano Cavalli, ma l’associazione è rimasta sempre là, al suo posto. Nonostante in molti, tra cittadini e figure ecclesiastiche, si siano battuti affinché il cenacolo venisse chiuso.

    Sicuro è che, al tempo, nessuno avrebbe dubitato, né mai lo farà, di don Cavalli. Alcuni abitanti del paese, come Francesco (nome di invenzione a tutela della privacy, ndr), hanno sempre difeso l’immagine del parroco di Aci Bonaccorsi, pur non accettando quanto stesse accadendo: “Ricordo che da ragazzino andavo sempre in chiesa. Lui era un ottimo parroco, buono, umile e dal grande altruismo. Ha sempre cercato di fare il bene e, credo, che quando abbiano deciso di aprire l’associazione, creando un apposito spazio, fosse convinto di fare qualcosa di buono per la comunità. Ma, nel tempo, qualcuno è riuscito a fargli il “lavaggio del cervello” in nome della fede, come ha fatto con tante vittime”.

    http://www.newsicilia.it/cronaca/esorcismi-abusi-in-fede-gia-dagli-anni-70-sospetti-sui-carismatici-lavina/256064

  • La setta degli abusi, i verbali “Minore costretta ad abortire”

    La setta degli abusi, i verbali “Minore costretta ad abortire”

    CATANIA – Dopo il compimento degli 11 anni scattava l’obbligo di assumere anticoncezionali, in un caso, la vittima degli abusi del cosiddetto “Arcangelo” Piero Capuana, capo della setta di Aci Bonaccorsi, sarebbe stata costretta ad ingoiare la pillola del giorno dopo. Il dramma che emerge dai racconti delle vittime “plagiate” – secondo la ricostruzione della magistratura – è che le minorenni mentre vivevano l’inferno erano convinte di avvicinarsi al paradiso.

    Sarebbe questo il risultato dell’operato “criminale” dei vertici della setta, tre donne e, appunto, Capuana. Mario Brancato, il suo legale di fiducia, contattato da Livesicilia assicura di riuscire a smontare “una parte consistente della accuse grazie alle indagini difensive effettuate negli ultimi mesi”. La battaglia legale sarà dura, la Procura, oltre alle testimonianze “tutte concordanti” di quelle che, fino a questo momento, sono considerate “vittime” della setta, ha in mano le intercettazioni che immortalano il tentativo, recentissimo, di convincere una minore a concedersi completamente a Capuana.

    I VERBALI – Il contenuto è raccapricciante, non può essere pubblicato integralmente. “Capuana mi ha fatto spaventare dicendo che se non obbedivo sarebbero accadute cose brutte a me e alla mia famiglia perché non volevo l’amore spirituale ma ero indemoniata”. Gli abusi sarebbero stati commessi anche alla presenza della moglie di Capuana, davanti alla quale “si faceva lavare da noi ragazze”. In altri momenti, le minori “selezionate” dai tre “arcangeli”, venivano indotte a subire abusi sessuali di ogni tipo. Le bambine sarebbero state costrette a pratiche inenarrabili. I casi agli atti della magistratura sono numerosi, una adolescente di 11 anni sarebbe stata costretta ad assumere anticoncezionali e la pillola del giorno dopo per provocare l’aborto, una minore di 13 anni sarebbe stata abusata e una bambina di 10 anni molestata. “Eravamo a mare, avevo solo 10 anni…mentre eravamo al mare il Capuana faceva il bagno insieme a me e dapprima mi ha abbracciato, poi mi ha palpato le parti intime che erano nascoste dall’acqua. Sono rimasta impietrita dalla paura e dall’imbarazzo, ho aspettato che si avvicinassero gli altri e sono scappata”.

    LE LETTERE –  Tutto avveniva all’interno di un percorso perverso mascherato dalla religiosità. “La Raciti e la Giuffrida erano suoi apostoli – si legge nei verbali – ci veniva anche imposto di scrivere delle lettere sull’amore, ce lo chiedeva il Capuana che poi incaricava Fabiola Raciti per farcele scrivere. Fabiola mi ha obbligata a scrivere che io volevo fare l’amore con il Capuana,non perché obbligata ma di mia spontanea volontà. Credo che le lettere siano custodite da Fabiola, la quale, quando io ho manifestato il desiderio di andare via, mi ha rinfacciato di essere stata consapevole, visto quello che avevo scritto”

    IL CLERO – La madre di una minore racconta di essere stata messa in guardia da Domenico Rapisarda, sacerdote di Mascalucia che era a conoscenza delle “pratiche” di Capuana, “che faceva parte di una setta che nulla aveva a che fare con la religione”.

    A conoscenza di quanto accadeva “da trent’anni” sarebbe stato anche il vescovo Pio Vigo di Acireale, che avrebbe organizzato un incontro con i carabinieri e una vittima della setta per denunciare gli abusi.

    LE TANE – Gli abusi sarebbero stati commessi nelle case di Bronte, Motta Sant’Anastasia e Fondachello di Mascali. La setta organizzava i “turni”, gli abusi sessuali erano programmati – secondo la ricostruzione dei magistrati – le adolescenti dovevano assicurare di non avere il ciclo mestruale.

    http://catania.livesicilia.it/2017/08/04/la-setta-degli-abusi-i-verbali-minore-costretta-ad-abortire_427496/
  • Pedofilia, tribunale Vaticano condanna don Chiarenza  «Risarcimento da 50mila euro e divieto di dire messa»

    Pedofilia, tribunale Vaticano condanna don Chiarenza «Risarcimento da 50mila euro e divieto di dire messa»

    La Congregazione per la dottrina della fede ha rigettato il ricorso del prete di Acireale contro la sentenza di primo grado. Adesso, se non dovesse rispettare le sanzioni, rischia la dimissione dallo stato clericale. Il commento della vittima Teo Pulvirenti: «Senso di liberazione». A novembre  la magistratura confermò le accuse.

    Don Carlo Chiarenza, il prete di Acireale accusato da Teo Pulvirenti di abusisessuali, è stato condannato in via definitiva. Sul caso dell’ex rettore della basilica di San Sebastiano si è pronunciata la Congregazione per la dottrina della fede che ha rigettato il ricorso presentato dopo la condanna in primo grado. Era l’estate del 2013, quando il Vaticano aveva stabilito che Chiarenza si era reso responsabile di violenza sull’allora adolescente Pulvirenti.

    Un’accusa che il prete aveva sempre rigettato, affermando la propria innocenza e alludendo al fatto che fosse stata la vittima a ricercare affetto in lui. A tale versione, tuttavia, erano stati in pochi a credere. All’indomani della denuncia di Pulvirenti, comprensiva di un audio in cui Chiarenza ammetteva indirettamente gli avvicinamenti risalenti a fine anni Ottanta, il presunto caso di pedofilia aveva attirato l’attenzione dell’associazione La caramella buona, che da allora segue la vicenda e che ha diffuso una nota ufficiale che riprenderebbe, di fatto, una comunicazione che il vescovo di Acireale, AntoninoRaspanti, ha inviato allo stesso Pulvirenti.

    «A Chiarenza – si legge nel comunicato – vengono comminate le seguenti penecanoniche: obbligo di dimorare fuori dalla Metropolia di Catania per tre anni,divieto per tre anni di celebrare messa, divieto perpetuo di confessare e avere contatti ministeriali che possano comportare contatto con i minori». Il prete, inoltre, dovrà risarcire Pulvirenti con la somma di 50mila euro, da pagare in 24 mesi, e coprire le spese processuali (quattromila euro) al Tribunale ecclesiastico. Qualora il sacerdote si rifiutasse di rispettare tali prescrizioni le conseguenze potrebbero portare anche alla «dimissione dallo stato clericale».

    Questo il commento a caldo di Pulvirenti: «Non riesco a crederci. Avverto un incredibile senso di liberazione, finalmente, insieme agli amici della Caramella buona, abbiamo ottenuto non solo giustizia popolare ma anche quella della Chiesa».

    Don Chiarenza a fine 2015 era finito anche in televisione. Intervistato dalla trasmissione di Rete4 La strada dei miracoli, il prelato aveva dichiarato diessere lui la vera vittima, sottolineando una volta di più come l’intera ricostruzione degli abusi fosse scaturita da un’errata lettura degli eventi da parte di Pulvirenti. Interpretazione che non aveva convinto nemmeno lamagistratura, che negli ultimi anni ha indagato sul caso: infatti, nonostante l’inchiesta si fosse conclusa con la richiesta di prescrizione dettata dalla scadenza dei termini utili per andare a processo, i magistrati avevano sottolineato come le accuse a carico di Chiarenza fossero state«circostanziate e verosimili». Dalle indagini, inoltre, era emerso che i casi in cui il prete si sarebbe macchiato di violenza sessuale erano più di uno. Tra i quali, il presunto stupro di una bambina in canonica.

    «Nessuno dorma sonni tranquilli. Gli abusi sui minori sono reati, crimini, gravissimi peccati. Tolleranza zero». Con queste parole don Fortunato Di Notocommenta la condanna di don Chiarenza. Il sacerdote siracusano che da anni si batte contro la pedofilia ammette di essere infastidito quando gli si chiede che cosa si provi a sapere che il colpevole sia un altro prelato. «Combatto la pedofilia e gli abusi da 25 anni, mi dà fastidio che si dica che è un prete come me. Un prete non compie questi atti sui piccoli, sui prediletti del Signore». Sulla prescrizione. «Hanno applicato la legge italiana che prevede la prescrizione, anche se non sembra accettabile».

    http://catania.meridionews.it/articolo/42516/pedofilia-tribunale-vaticano-condanna-don-chiarenza-risarcimento-da-50mila-euro-e-divieto-di-dire-messa/

  • Pedofilia, rigettato il ricorso  di monsignor Chiarenza

    Pedofilia, rigettato il ricorso di monsignor Chiarenza

    La Congregazione per la Dottrina della Fede ha respinto la difesa del sacerdote di Acireale già condannato in primo grado. La sua vittima oggi è ricercatore negli Usa

    La Congregazione per la Dottrina della Fede ha rigettato il ricorso presentato da Monsignor Carlo Chiarenza di Acireale, già condannato in primo grado nel luglio 2013 per abusi sessuali compiuti ai danni di Teo Pulvirenti, assistito dall’associazione antipedofilia «La Caramella Buona Onlus». «Non riesco a crederci – dichiara commosso Teo Pulvirenti da New York, dove lavora come ricercatore – avverto un incredibile senso di liberazione, finalmente, insieme agli amici della “Caramella Buona”, abbiamo ottenuto non solo giustizia popolare ma anche quella della Chiesa».

    La sentenza

    Dichiarato colpevole, a Chiarenza sono state comminate diverse pene canoniche tra le quali l’obbligo di dimora fuori dalla città metropolitana di Catania per tre anni in un luogo concordato tra il Vescovo di Acireale e il Vescovo ospitante, il divieto per tre anni di celebrare in pubblico la Santa Messa, il divieto perpetuo di confessare ed esercitare la direzione spirituale, e di ricevere in futuro incarichi ministeriali che possano comportare contatto con i minori. Oltre a queste misure il prete dovrà risarcire Teodoro Pulvirenti la vittima all’epoca dei fatti, con la somma di 50mila euro nel tempo massimo di 24 mesi dalla data della notifica di questo Decreto.«Qualora Mons. Chiarenza non ottemperasse alle pene suddette – si legge nel dispositivo – gli si impongano altre pene canoniche espiatorie di cui al CIC can 1336, non esclusa, dietro severo ammonimento e de mandatu Congregationis pro Doctrina Fidei, la dimissione dallo stato clericale».

     http://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/catania/cronaca/16_aprile_14/acireale-condannato-sacerdote-pedofilia-dovra-risarcire-vittima-027548c2-027a-11e6-b078-9feb14f0aefb.shtml
  • Pedofilia: onlus al Papa, prete condannato ma celebra messa

    Pedofilia: onlus al Papa, prete condannato ma celebra messa

    (AGI) – Roma, 8 ott. – Un prete siciliano ha pronunciato messa nonostante una condanna del tribunale ecclesiastico per abusi sessuali a un minore. Lo denuncia una onlus antipedofilia chiedendo a Papa Francesco di porre fine allo “scandalo”.
    “Carlo Chiarenza”, afferma Roberto Mirabile, presidente de La Caramella buona, “e’ stato condannato all’allontanamento per 8 anni dalla Sicilia e dalla sua diocesi perche’ riconosciuto colpevole dalla sua chiesa di abusi sessuali nei confronti di Teodro Pulvirenti, quando quest’ultimo era un minore. Si tratta di una condanna in primo grado, ma pochi giorni fa il vescovo Nino Raspanti di Acireale (provincia di Catania, ndr) ha scandalosamente autorizzato Chiarenza a concelebrare una messa davanti a tanti fedeli”.
    La messa, ha aggiunto la onlus, e’ stata tenuta nella chiesa di Aci San Filippo, ancora in provincia di Catania.
    Mirabile ha ricordato il caso del sacerdote di Trento sospeso per aver pronunciato parole “oscene e censurabili” sui bambini e sulla pedofilia. “Quelle erano parole -conclude Mirabile- qui invece si e’ passati ai fatti”. (AGI) .

    https://www.agi.it/cronaca/notizie/pedofilia_onlus_al_papa_prete_condannato_ma_celebra_messa-201510081814-cro-rt10174

  • ACIREALE: PRESCRIZIONE PER IL PRETE ACCUSATO DI PEDOFILIA

    ACIREALE: PRESCRIZIONE PER IL PRETE ACCUSATO DI PEDOFILIA

    Acireale – Arriva la prescrizione per don Carlo Chiarenza il prete accusato di pedofilia.

    La Procura di Catania ha chiesto al Gip l’archiviazione per prescrizione del reato dell’inchiesta su don Carlo Chiarenza, l’ex parroco della chiesa di San Paolo ad Acireale, nonché ex rettore della basilica di San Sebastiano, accusato di aver abusato sessualmente di un parrocchiano quando la vittima aveva 14-15 anni tra il 1989 e il 1990.

    A denunciare il prete era stato un catanese di 38 anni, Teodoro Pulvirenti, che ora lavora negli Stati Uniti come ricercatore. Il giovane aveva fatto ascoltare agli inquirenti una registrazione audio fatta di nascosto tra lui e don Carlo.

    Il parroco era stato condannato anche dalla Congregazione per la Dottrina della Fede del Vaticano. Nell’agosto del 2013 una condanna di primo grado imponeva al parroco di dimorare per alcuni anni fuori dalla Diocesi non assumendo incarichi ecclesiali e non svolgendo il ministero in pubblico. Tuttavia, Roberto Mirabile, presidente della Onlus “La caramella buona”, aveva denunciato lo scorso ottobre il fatto che il prete, malgrado la condanna ecclesiastica, stesse officiando messa grazie ad un’autorizzazione del vescovo di Acireale Antonino Rampanti. La notizia fu riportata l’8 ottobre dalla testata giornalistica AGI. In quell’occasione Raspanti lanciò un appello a Papa Francesco.

    Tornando alla vicenda giudiziaria, nella richiesta di archiviazione la Procura evidenzia che l’inchiesta è «evidentemente pregiudicata dall’effetto dell’istituto della prescrizione», ma scrivono i magistrati, «giova comunque rilevare che le dichiarazioni rese dalle persone offese sono risultate dettagliate, coerenti e circostanziate (e perciò stesso incompatibili con l’invenzione dei fatti narrati)». «Il decorso del termine di prescrizione – osservano – non consente di indugiare oltre al riguardo, seppure non possa rimarcarsi la mancata emersione di elementi atti a comprovare la falsità delle accuse».

    Il legale della vittima, l’avvocato Giampiero Torrisi, ha dichiarato che «la corposa e ineccepibile attività d’indagine, posta in essere dalla Procura della Repubblica di Catania, ha da un lato confermato la veridicità delle dichiarazioni rese dalla vittima e dall’altro ha accertato l’avvenuto decorso del termine di prescrizione del reato. La difesa del mio assistito, pertanto, non proporrà alcuna opposizione alla richiesta di archiviazione formulata dall’ufficio del Pubblico Ministero».

  • Prete pedofilo ma celebra ancora la Messa: “Il Papa intervenga”

    Prete pedofilo ma celebra ancora la Messa: “Il Papa intervenga”

    Un nuovo scandalo pedofilia sembra profilarsi nell’orizzonte della Chiesa mentre è in corso il Sinodo sulla famiglia.

    Solo due giorni fa le dichiarazioni di don Gino di Trento che “giustificava” i pedofili avevano scosso la tranquillità della Chiesa italiana. Ora arriva una nuova accusa che fa scendere un velo su quella lotta alla pedofilia portata avanti da papa Benedetto prima e Bergoglio poi.

    Un prete siciliano ha pronunciato messa nonostante una condanna del tribunale ecclesiastico per abusi sessuali a un minore. Lo denuncia viene da una onlus antipedofilia, che ha ufficialmente chiesto a Papa Francesco di intervenire per far finire lo “scandalo”. “Carlo Chiarenza – dice Roberto Mirabile, presidente de La Caramella buona – è stato condannato all’allontanamento per 8 anni dalla Sicilia e dalla sua diocesi perchè riconosciuto colpevole dalla sua chiesa di abusi sessuali nei confronti di Teodro Pulvirenti, quando quest’ultimo era un minore. Si tratta di una condanna in primo grado, ma pochi giorni fa il vescovo Nino Raspanti di Acireale (provincia di Catania, ndr) ha scandalosamente autorizzato Chiarenza a concelebrare una messa davanti a tanti fedeli”.

    La Messa, ha aggiunto la onlus, si è tenuta nella chiesa di Aci San Filippo, in provincia di Catania. Mirabile ha poi ricordato il caso di don Gino e delle sue parole “oscene e censurabili” sui bambini e sulla pedofilia: “Quelle erano parole – ha concluso- qui invece si è passati ai fatti”.

    http://www.ilgiornale.it/news/cronache/prete-pedofilo-celebra-ancora-messa-papa-intervenga-1180571.html

  • Pedofilia,gli ammanchi,il giallo dell’eredità: monsignor Raspanti fa chiarezza sulle nubi

    Pedofilia,gli ammanchi,il giallo dell’eredità: monsignor Raspanti fa chiarezza sulle nubi

    Ha risposto con franchezza alle domande dei cronisti l’amministratore apostolico Antonino Raspanti, che avrà la reggenza della diocesi fino alla nomina del sostituto di La Piana. Dalle polemiche, al giallo dell’eredità, passando per i temi legati alla pedofilia ed agli ammanchi nelle casse, il vescovo di Acireale ha fatto chiarezza.

    Non guarda la tv sin da quando era ragazzo, per scelta religiosa. Si informa attraverso la rete e la carta stampata. Non ha volutamente letto nulla sulle polemiche post dimissioni di La Pianaperché preferisce informarsi direttamente alla fonte. Ma ai giornalisti messinesi monsignor Antonino Raspanti, vescovo di Acireale e amministratore apostolico dell’Arcidiocesi di Messina (una sorta di reggente) ha risposto con franchezza, senza sottrarsi, per quanto di sua conoscenza, persino a quelle domande alle quali l’ex arcivescovo non ha voluto rispondere. Non si è nascosto dietro nessun silenzio monsignor Raspanti e cercherà di affrontare tutti i nodi che sono venuti al pettine, nei limiti del possibile e per il tempo che avrà a disposizione fino alla nomina del nuovo arcivescovo.

    “Messina non la conoscevo proprio, fin qui sono dovuto venire usando google maps, ma non mi sottrarrò all’impegno ed approfitto della stampa per salutare i fedeli, coloro che si riconoscono nella fede cattolica ed anche quanti non si riconoscono. Ho iniziato a pregare per tutti voi sin dal giorno della mia nomina”.

    Una breve introduzione, poi il fuoco di fila di domande per cercare di far luce sul clima nebuloso che ha caratterizzato gli ultimi mesi della presenza di La Piana.

    LA SITUAZIONE DELLA DIOCESI

    “Ho ancora pochi elementi, non ho voluto appositamente basarmi sulle polemiche apparse sulla stampa ma accertarmi di persona. Non c’è molta serenità in alcuni, è chiaro, ma non c’è stato un cataclisma vero e proprio. Certo, potrò esprimermi più chiaramente nelle prossime settimane e non voglio affatto minimizzare, ma neanche accentuare i toni. Serve tempo. Se crolla un tetto il problema si risolve rapidamente, se ci sono ferite in alcuni sacerdoti non è facile allo stesso modo, ho bisogno di parlare con loro e approfondire”.

    IL CASO DON CHIARENZA

    L’arrivo a Messina di monsignor Raspanti è coinciso con una lettera inviata dall’associazione “La caramella buona” a Papa Francesco, nella quale si stigmatizza la decisione del vescovo di far concelebrare, alcuni giorni fa, una messa ad Aci San Filippo a don Chiarenza,condannato dal Tribunale ecclesiastico per abusi sessuali su un minore.

    “Cerco di essere sintetico ma chiaro. Martedì si festeggiavano i 25 anni di sacerdozio del parroco di Aci San Filippo. Padre Chiarenza vive proprio di fronte la chiesa ed è stato lo stesso parroco a chiedermi di concedergli il permesso, visto che officiavo io ed io ho anche questa prerogativa. Ho tenuto conto di una serie di fattori, mi sono consultato anche con la Congregazione e poi ho deciso. Tra l’altro il decreto cautelativo nei confronti di don Chiarenza l’ho emesso io e per ben 2 volte”.

    Monsignor Raspanti ha spiegato che in attesa della sentenza (che ha condannato il prete perpedofilia all’allontanamento ed al divieto di officiare) è stato proprio lui ad emettere il decreto cautelativo durato 2 anni. Nel luglio del 2013 è arrivata la condanna, ma don Chiarenza ha presentato ricorso e l’istanza ha sospeso il provvedimento cautelativo. Papa Francesco nel frattempo ha nominato una nuova Commissione internazionale per i casi di pedofilia e da allora la mole enorme di fascicoli è in fase di analisi.

    “Ho periodicamente sollecitato notizie sull’esito del ricorso, l’ultima volta in estate. Lo faccio nell’interesse della vittima, Pulvirenti, ma lo stesso don Chiarenza me lo chiede. Nel frattempo ho emesso un secondo decreto cautelativo autorizzando don Chiarenza a vivere dove si trova adesso ma vige il divieto di celebrazione. Il permesso, che è stato un caso isolato è di mia pertinenza, ma mi sono sentito con la Santa Sede e con la Congregazione. La Caramella buona mi ha sempre dato atto di essere inflessibile, mi stupisce quindi questa nota. Mi auguro che il clamore possa magari accelerare l’esito del ricorso, nell’interesse di tutti”.

    Proprio in relazione alla pedofilia l’amministratore è stato sollecitato a rispondere in merito alla presenza in Curia di un prete indagato per molestie su un minore, non ha esitato: “Non c’è alcun dubbio che approfondirò la questione e faremo chiarezza, esistono le leggi, le regole, su questo non si discute, sarò fermissimo, come ho dimostrato.

    I BUCHI E GLI AMMANCHI

    “sì ho sentito di queste voci. A me non risultano né ammanchi né buchi. Ne ho parlato con l’arcivescovo e mi ha lasciato una corposa documentazione. Certo, alcune entrate sono venute meno come del resto in tutte le case. Altre spese sono sopravvenute nel caso di appalti per ristrutturazioni o costruzioni di nuove Chiese a causa di varianti o imprevisti.Serve un piano di ristrutturazione, un piano di risparmio e chiederò a tutti di tirare un po’ la cinghia. Farò come Renzi, una spending review.

    IL GIALLO DELL’EREDITA’

    Tra le polemiche legate alla gestione La Piana c’è anche quella relativa all’eredità Bertolami,il medico di fiducia della Curia e dello stesso arcivescovo, morto nel 2013 lasciando tutti i beni proprio a monsignor La Piana. La storia è sconfinata poi nella leggenda perché si vocifera di un lascito milionario. Entro dicembre l’avvocato Vermiglio, nominato esecutore testamentario dovrebbe ultimare l’inventario e le operazioni esecutive.

    “Anche di questo ho parlato con l’arcivescovo che mi ha detto di non aver mai fatto neanche un gesto per accettare l’eredità ma di voler esprimere la volontà di lasciare alla diocesi i beni. Se non lo ha ancora fatto con atto pubblico non ho dubbi che lo farà quanto prima perché mi ha precisato proprio questo, di non aver accettato alcunché e di non voler nulla ma di voler lasciare ogni bene a Messina. Tra l’altro si parla di 6 milioni di euro ma la cifra da quel che ho compreso è di gran lunga inferiore ed in ogni caso lui non vorrà nulla. Penso che lo chiarirà ufficialmente entro dicembre o pochi mesi”.

    LA CASA DEL CLERO

    L’ultima vicenda finita nel calderone è la transazione per circa 900 mila euro per la Casa del clero a Collereale, sede scelta sin dai tempi di monsignor Paino per i sacerdoti “in pensione”.

    “Mi è parso di capire che La Piana ha concluso una vicenda iniziata molti anni fa e chiusa anche con il rispetto delle regole, delle autorizzazioni e nell’interesse della Diocesi stessa. E’ un problema che ha ereditato e risolto. Comunque anche questa vicenda la approfondirò. Sarò qui a Messina due giorni a settimana e avrei piacere anche di incontrare più spesso i giornalisti, sono a disposizione per qualsiasi chiarimento e approfondimento e vi chiedo scusa se adesso devo lasciarvi”.

    In poco più di mezz’ora invece monsignor Raspanti ha risposto con franchezza, nei limiti di quanto poteva essere di sua conoscenza, a tutte quelle domande rimaste con il punto interrogativo sin dal giorno delle dimissioni dell’ex arcivescovo La Piana e della successiva conferenza stampa.

    E da cronisti questo dobbiamo sottolinearlo.

    Rosaria Brancato

    Pedofilia,gli ammanchi,il giallo dell’eredità: monsignor Raspanti fa chiarezza sulle nubi

  • Don Chiarenza celebra messa  Raspanti: “Deroga temporanea”

    Don Chiarenza celebra messa Raspanti: “Deroga temporanea”

    CATANIA – Don Carlo Chiarenza è stato condannato in primo grado per pedofilia dal tribunale ecclesiastico di Napoli, ma pochi giorni fa è stato autorizzato dal Vescovo Nino Raspanti a concelebrare messa in pubblico. Secondo Roberto Mirabile, presidente de La caramella buona, onlus che aveva sollevato il caso con il mensile “S”, si tratta di uno scandalo. Intanto lo stesso Mirabile ha lanciato un video-appello a Papa Francesco per far luce su quanto avvenuto. Nello specifico, Chiarenza è “stato allontanato per 8 anni dalla Sicilia e dalla sua Diocesi – spiega – perché riconosciuto colpevole dalla sua Chiesa di abusi sessuali nei confronti di Teodoro Pulvirenti, quando quest’ultimo era un minore”. Pena rispetto alla quale l’imputato è ricorso in appello. Dopo due anni abbondanti, tuttavia, la sentenza non è ancora arrivata. Ma alla vicenda sollevata tre anni fa dalla stampa, che raccolse la denuncia della presunta vittima e la testimonianza audio dello stesso presbitero, si aggiungerebbe ora un nuovo capitolo.

    Il contenuto del video di Mirabile e le relative polemiche sono stati rilanciati dall’agenzia giornalistica Agi nella giornata di ieri. Si tratta di una notizia che fa il paio con il clamore mediatico suscitato dalle dichiarazioni choc di un prelato di Trento che depotenziano la gravità morale degli abusi sui minori. “Parole oscene e censurabili”, sentenzia il presidente de La Caramella Buona. Intanto, da domenica, a Roma si è aperto il Sinodo ordinario dei vescovi, chiamato a discutere sui temi della famiglia e in particolare sulla comunione per quei divorziati-risposati che ne fanno esplicita richiesta. L’assise è stata preceduta dalla clamorosa intervista del prete e teologo polacco Krzysztof Charamsa, già ufficiale della congregazione per la dottrina della fede, che ha rivelato al “Corriere della sera” la propria omosessualità  criticando, inoltre, l’insegnamento della Chiesa in materia.

    Ma da dove ha appreso La Caramella Buona che Raspanti ha autorizzato Chiarenza? Semplice, dallo stesso vescovo di Acireale. È Mirabile a riferirlo a LiveSicilia. Conferma il tutto il pastore della Chiesa acese. Tra i due è avvenuto, infatti, uno scambio di mail dai toni cortesi che ha messo in chiaro la faccenda. “Ho agito nel pieno rispetto della normativa”, precisa Raspanti al nostro giornale.  Nonostante le polemiche, la decisione del vescovo di consentire a un membro del presbiterio acese di concelebrare al suo fianco, va inscritta all’interno di un quadro in linea con il diritto canonico. In attesa dell’appello, infatti, la pena sulla testa di Chiarenza è formalmente sospesa. Ciò significa che potrebbe celebrare messa senza limitazioni. Eventualità che Raspanti, in questi due anni, ha voluto neutralizzare con un duplice provvedimento cautelare che vieta lui l’esercizio pubblico del ministero sacerdotale.

    Decisione, questa, che sarebbe nelle disponibilità del vescovo titolare e che tuttavia sarebbe stata emessa in sintonia con la Santa Sede. In altri termini, concelebrando con Chiarenza, Raspanti è andato in deroga di se stesso.  “Ho fatto un’eccezione in forza di alcune condizioni assolutamente delicate, particolari e limitate a un’occasione specifica, dove ero presente e garante”, spiega ancora. Il caso Chiarenza, intanto, non può considerarsi come archiviato sotto alcun profilo. Ne è convinto, in primo luogo, il vescovo di Acireale, che ultimamente è chiamato ad amministrare la sede arcivescovile di Messina dopo la rinuncia di Calogero La Piana. In attesa della condanna definitiva dal Vaticano, Raspanti non intende venir meno al profilo tenuto finora: “Il decreto cautelare da me emesso – fa sapere – c’è e rimane”.

    http://catania.livesicilia.it/2015/10/09/chiarenza-condannato-per-pedofilia-celebra-messa-raspanti-e-stata-una-deroga-temporanea_355806/

  • Prete condannato per pedofilia dice messa Vescovo Raspanti: «Ho dato io il permesso»

    Prete condannato per pedofilia dice messa Vescovo Raspanti: «Ho dato io il permesso»

    Il capo della diocesi di Acireale torna sulla polemica seguita alla decisione di fare celebrare una funzione al prelato, lo scorso 6 ottobre. «Ho saputo che voleva partecipare, ma non poteva. L’ho chiamato e gli ho detto di concelebrare con me», spiega. E parla anche delle proteste dell’associazione Caramella buona.

    Don Carlo Chiarenza è tornato a dire messa perché abita davanti alla chiesa. È questo uno dei motivi che hanno spinto il vescovo di Acireale, Antonino Raspanti, a concedere un permesso speciale al prete condannato in primo grado per pedofilia dal Tribunale ecclesiastico. L’occasione per Chiarenza si è avuta lo scorso 6 ottobre, in occasione del 25esimo anniversario di sacerdozio del prete di Aci San Filippo, frazione catenota dove il prelato risiede. Mentre si attende ancora il verdetto definitivo della Santa Sede sul caso dei presunti abusi che l’uomo avrebbe compiuto ai danni di Teo Pulvirenti, all’epoca dei fatti minorenne.

    Un’accusa sorretta da una registrazione audio, che nel luglio 2013 portò allacondanna a otto anni, dei quali i primi tre da scontare lontano dalla Sicilia e i restanti lontano dalla diocesi di Acireale. Condanna mai rispettata da Chiarenza, per via del ricorso inoltrato alla commissione che Papa Francesco ha costituito per decidere sulle vicende che riguardano preti accusati di pedofilia. Ed è proprio al diritto canonico che, nei giorni scorsi, Raspanti ha fatto riferimento per spiegare l’accaduto: «Don Carlo Chiarenza vive nella stessa piazzetta dove si trova la chiesa – dice il vescovo di Acireale durante un incontro con i giornalisti -. Ho saputo dal parroco che aveva piacere a partecipare alla messa. Ma non lo poteva fare perché c’è il mio decreto che gli vieta di partecipare a manifestazioni pubbliche. Considerato che c’ero io a presiedere la funzione – continua Raspanti – ho chiamato don Carlo e gli ho detto di concelebrare con me».

    Nel suo intervento, Raspanti ha ripercorso la storia giudiziaria del caso di don Chiarenza, ribadendo più volte di essersi attenuto sempre a quanto previsto daldiritto ecclesiastico. Il vescovo, inoltre, dopo aver riconosciuto la lunghezza dei tempi di attesa per la sentenza definitiva, aggiunge di avere fatto quanto in suo potere: «Dopo il ricorso di don Chiarenza sono intervenuto una seconda volta con un decreto di cautela in cui gli chiedo precise restrizioni, a cui lui si è sempre adeguato. Il mio potere – prosegue Raspanti – è finito dopo avere fatto l’udienza preliminare sul caso, il resto spetta a Roma». Sulle proteste da parte della Caramella buona, l’associazione che sin dall’inizio ha sostenuto Teo Pulvirenti, Raspanti dice: «Mi stupisco di questo intervento che ha fatto, perché la Caramella buona ha dato atto più volte di come io sia stato ligio e inflessibile su qualsiasi argomento che riguarda la giustizia dentro e fuori la Chiesa».

    http://catania.meridionews.it/articolo/37393/prete-condannato-per-pedofilia-dice-messa-vescovo-raspanti-ho-dato-io-il-permesso/