Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: Agostino Superbo

  • “Elisa non entrerà più in chiesa” Claps, madre: “Sue esequie all’aperto”

    “Elisa non entrerà più in chiesa” Claps, madre: “Sue esequie all’aperto”

    30/3/2010

    “Elisa non entrerà più in chiesa” Claps, madre: “Sue esequie all’aperto”

    I funerali di Elisa Claps non si svolgeranno in una chiesa ma “all’aperto”. “Elisa non entrerà più in una chiesa”. Lo ha detto la madre della 16enne, Filomena Iemma, durante la trasmissione ”Chi l’ha visto?”, su Raitre. La madre della ragazza ha ribadito i suoi dubbi su ciò che avvenne nella chiesa e sulla sua sensazione che la figlia non fosse mai uscita dal tempio quel 12 settembre 1993. Le esequie si svolgeranno conclusa l’autopsia.

    Durante la trasmissione, quasi interamente dedicata alla vicenda Claps, si e’ parlato del sacerdote brasiliano don Vagno, che avrebbe – secondo quanto spiegato dall’arcivescovo, monsignor Agostino Superbo – visto ”qualcosa che l’aveva impressionato, ma non ci aveva pensato più di tanto”, in quel sottotetto prima del 17 marzo (ma il presule ha detto di non sapere cosa esattamente fosse); del fatto che i giovani del centro Newman della Santissima Trinita’ erano in possesso delle chiavi di molti ambienti della canonica; infine, di numeri (il cinque e il tre, corrispondenti, nell’alfabeto, alle lettere iniziali di Elisa, Claps e chiesa), tracciati sui muri di edifici vicini alla chiesa dove poi è stato trovato il corpo della ragazza.
    Voto:

    Ultimo aggiornamento ore 08:45

  • “Il corpo della Claps scoperto mesi fa “Il mistero scuote la diocesi di Potenza

    “Il corpo della Claps scoperto mesi fa “Il mistero scuote la diocesi di Potenza

    27/3/2010 (8:8) – COLLOQUIO “In chiesa omertà e coperture”

    “Il corpo della Claps scoperto mesi fa “Il mistero scuote la diocesi di Potenza

    Caso Claps, l’ex arcivescovo: «L’assassino non ha agito da solo, chi sa ora parli»

    GIACOMO GALEAZZI CITTA’ DEL VATICANO

    Denuncia «un’evidente omertà e un silenzio inquietante», esorta a «far chiarezza e stringere il cerchio sui pochi che avevano libertà di movimento alla Santissima Trinità», riconosce che «qualcuno ha abusato della fiducia dei sacerdoti che allora gestivano la chiesa». Quando Elisa Claps scomparve, Ennio Appignanesi era arcivescovo di Potenza e, sul ritrovamento del corpo della ragazza, le sue parole hanno un peso pari alla prudenza e saggezza che tutti in Curia gli riconoscono.

    «Vanno distinti i tempi e il grado di responsabilità – spiega monsignor Appignanesi -. A Potenza ho conosciuto gente straordinaria, ma un’ombra pesa sulla città. L’ambiente alla Santissima Trinità era ristretto e qualcuno può essersi infiltrato in parrocchia approfittando della libertà concessa ai gruppi parrocchiali e culturali». Un malessere condiviso anche dall’attuale responsabile della diocesi lucana, Agostino Superbo, vicepresidente Cei ed ex capo dell’Azione Cattolica, secondo il quale «alcuni aspetti meritano un approfondimento, come ho detto al questore». L’impressione è che qualcuno si sia approfittato della fiducia del parroco della Santissima Trinità, don Domenico Sabia, morto due anni fa dopo quattro decenni nei quali ha avuto la responsabilità della chiesa. Osserva Appignanesi: «Per nascondere così un cadavere non basta una persona. Sembra opera di più persone legate tra loro da un vincolo: un’omertà da manuale». E infatti non si è saputo nulla.

    Se per diciassette anni il cadavere della ragazza è rimasto nascosto alla Santissima Trinità, evidenzia, «la colpa non è certamente della vigilanza attuale». E, rispetto all’ipotesi che due addette alle pulizie avessero comunicato mesi fa al nuovo parroco la presenza dei resti, l’arcivescovo sottolinea che «se è accaduta una cosa del genere e si è taciuto, siamo di fronte ad un silenzio inquietante». E aggiunge che, però, «l’omertà parte da lontano e pesa sull’intera vicenda». Man mano che emergono dettagli, puntualizza Appignanesi, «il mio dolore aumenta», perché «quella è stata una pagina terribile nella mia vita di vescovo e la parentesi più brutta». Ricorda che era «praticamente all’inizio del mio mandato» e che «da subito percepii sicuramente un clima omertoso, di coperture».

    L’arcivescovo si augura che «adesso chi sa parli, si faccia vivo». La cerchia, avverte, si sta restringendo: «Si valuti con attenzione e scrupolo tra le persone che a quel tempo potevano avere libertà di movimento». Infatti, «non a tutti è dato di trasportare una persona o un morto sino al controsoffitto di una chiesa». Collaborare con i magistrati, risalire a eventuali coperture, fuori o dentro la Chiesa, è divenuta una priorità per le gerarchie ecclesiastiche. Nella bufera delle polemiche il caso Claps è divenuto un caso di primaria importanza anche per l’intera Chiesa. In diocesi come in Curia, la parola d’ordine è «fare giustizia e ricostruire la fiducia». Che vengano a galla eventuali complicità di esponenti della Chiesa sarebbe comunque meno dannoso piuttosto che alimentare ulteriormente e far dilagare una sensazione di connivenza e incoerenza con i continui appelli alla legalità rivolti dai vescovi soprattutto nel sud.

    www.lastampa.it/redazione/cmsSezion…53543girata.asp

    «Così il fratello di Elisa minacciò di ammazzarmi»

    Sta riprendendo una brutta piega il caso Claps. Esattamente come all’indomani di quel 12 settembre 1993 di 17 anni fa, quando di Elisa si perse ogni traccia. All’epoca una sfilza di errori (che la famiglia Claps non esita a definire «depistaggi») allontanò la verità, tanto da non poterla più raggiungere. Oggi, purtroppo, la storia sembra ripetersi. Dal 17 marzo – giorno del ritrovamento «ufficiale» del cadavere di Elisa nel sottotetto della Santissima Trinità di Potenza – stiamo assistendo infatti a un repertorio imbarazzante di ingenuità che non risparmia nessuno: investigatori, religiosi, gerarchie ecclesiastiche e mezzi di informazione.
    L’ultima dichiarazione choc l’ha fatta ieri il vescovo di Potenza, Agostino Superbo. Alla domanda: «Perché il viceparroco della Santissima Trinità dopo aver saputo, fin da gennaio, da due donne delle pulizie che nel sottotetto della chiesa giacevano i resti di un cadavere non avvertì nessuno?», monsignor Superbo ha risposto: «Forse aveva pensato che si trattasse di uno scherzo…».
    Uno «scherzo»? Ma come, due donne trovano un corpo umano rannicchiato nel buio, avvertono il prete e quest’ultimo, invece di chiamare immediatamente il 113, pensa a uno «scherzo»? E continua a pensarlo per oltre due mesi, decidendo di parlare col vescovo (e non con la polizia) solamente all’indomani del rinvenimento dello scheletro mummificato di Elisa da parte di un operaio incaricato di riparare le infiltrazioni del tetto.
    Idee confuse anche nella questura di Potenza, dove la strategia comunicativa del «dico e non dico…» e del «non smentisco e non confermo…» sta creando più di un equivoco. 
    Segnali contraddittori pure dalla Procura di Salerno e dai periti tecnici di Bari. Un caso emblematico? La fuga di notizie sulla «violenza sessuale» subìta da Elisa: una circostanza che è stata data per «certa» anche se i risultati dell’autopsia si avranno solo tra una quindicina di giorni. Una corsa allo «scoop» piuttosto discutibile. Ma si sa che quello mediatico è un meccanismo ad altissimo rischio.
    Un altro esempio viene dal quotidiano Il Riformista che – forte di una documentata inchiesta dedicate nell’estate scorsa proprio al caso Claps – ieri ha ripubblicato una vecchia email inviata al giornale da Danilo Restivo, al momento l’unico indagato per il delitto di Elisa. Titolo dell’email: «Suo fratello mi minacciò. E se lo denuncio, sarà arrestato». Chiariamo. «Suo fratello» sarebbe il fratello di Elisa, Gildo Claps, che avrebbe addirittura «minacciato di morte» Danilo, tendendogli un agguato davanti al suo appartamento in Inghilterra. Siamo alla follia: Restivo che cerca di accreditarsi come una «vittima» della «violenza» della famiglia Claps, indicata come mittente di «una busta contenente due proiettili» spedita a casa Restivo.
    Ma la delirante ricostruzione di Restivo non si ferma qui: «(…) Qualora decida di muovere accuse contro il Signor Claps, lo stesso Claps si troverebbe ad essere arrestato con un mandato di cattura internazionale. Il motivo per cui non ho voluto parlare con il Claps è perché Claps poteva essere armato di pistola. Le minacce verbali di morte che Claps ha lanciato sono state registrate telefonicamente al 999 e archiviate con numero di incidente 02/281 (…)». Il testo della lettera è molto più lungo, ma ci fermiamo qui perché sarebbe avvilente dare ulteriore spazio a simili farneticazioni.

    Fatti e non farneticazioni sono invece gli svariati tentativi di depistaggio messi in atto negli anni da Restivo, un atteggiamento così penalmente rilevante da essere stato cristallizzato dalla magistratura potentina in due sentenze di condanna per falsa testimonianza: 9 mesi in primo grado; 2 anni e 8 mesi in appello. Ora, dopo il ritrovamento del cadavere di Elisa, dovrà aprirsi un nuovo processo: questa volta con un’accusa ben più grave, omicidio volontario.

  • GIALLO ELISA CLAPS, IL VESCOVO DI POTENZA SUPERBO SALI’ SUL TETTO DELLA TRINITA’ GIA’ UN MESE FA’ PER SOPRALLUOGO

    GIALLO ELISA CLAPS, IL VESCOVO DI POTENZA SUPERBO SALI’ SUL TETTO DELLA TRINITA’ GIA’ UN MESE FA’ PER SOPRALLUOGO

    25, Marzo 2010

    L’Arcivescovo di Potenza, mons. Agostino Superbo, era già salito lo scorso 11 febbraio sul tetto della Chiesa della Santissima Trinità di Potenza, dove successivamente, mercoledì 17 marzo, sono stati ritrovati in locali adiacenti, i resti umani del corpo di Elisa Claps la giovane potentina scomparsa il 12 settembre del 1993. Quella mattina, di buon ora alle 9.30, salirono sul tetto in sei per effettuare un sopralluogo e ricercare le cause delle infiltrazioni d’acqua nella Chiesa. Insieme all’Arcivescovo Superbo, erano presenti anche Don Pasquale Zuardi, il diacono Antonio Caporale, il sacerdote della Trinità Don Ambrogio, il tiolare dell’impresa incaricata per i lavori ed un suo operaio.

    “Quella mattina – ha dichiarato a Lucanianews24.it l’imprenditore – salimmo insieme tutti e sei per verificare le condizioni del tetto, che apparvero subito in condizioni gravi colmo d’acqua, fango, pericoloso, non si poteva nemmeno camminare”. “Nel giro di pochi minuti – ricorda l’imprenditore – il mio collaboratore provvide a ripulire i bocchettoni laterali per far scorrere l’acqua, effettuammo il sopralluogo e decidere il da farsi per eseguire i lavori necessari a eliminare l’infiltrazione nella Chiesa sottostante. E poi riscendemmo insieme”.

    “Non dire falsa testimonianza”. E’ quanto recita l’ottavo Comandameno riportato nel catechismo cattolico. Poche persone sanno che sebbene i comandamenti insegnati nella Sacra Bibbia sono dieci, quelli insegnati nel Catechismo della Chiesa Cattolica sono in realtà soltanto nove! Il secondo, infatti, è stato letteralmente cancellato, e dal decimo ne hanno ricavato due “pezzi”, per coprire il vuoto del secondo. Così, ora il secondo è in realtà il terzo, il terzo è il quarto, e così via. Rileggiamoli ora i “dieci” comandamenti secondo il Catechismo cattolico (dal Catechismo di S. Pio X, per la preparazione ai sacramenti). Una cosa è certa l’Ottavo Comandamento non è stato ancora cancellato, per cui quando ciascuno di noi dice una bugia e omette la verità ha bisogno dell’assoluzione.
    Io sono il Signore Dio tuo:
    1. Non avrai altro Dio fuori di me.
    2. Non nominare il nome di Dio invano.
    3. Ricordati di santificare le feste *.
    4. Onora il padre e la madre.
    5. Non uccidere.
    6. Non commettere atti impuri.
    7. Non rubare.
    8. Non dire falsa testimonianza.
    9. Non desiderare la donna d’altri.
    10. Non desiderare la roba d’altri.

    E’ intanto a nascondere la verità e a dire bugie nella intricata e complessa vicenda del giallo di Elisa Claps sono in tanti. Oggi, si è appreso da fonti della Procura di Salerno che il parroco della Santissima Trinità di Potenza, Ambroise Apakta, conosciuto dai fedeli come don Ambrogio, seppe nello scorso gennaio del ritrovamento di alcuni resti umani nel sottotetto della Chiesa. Secondo quanto riportato dall’ANSA “Don Ambrogio non riferì subito la circostanza del ritrovamento dei resti umani, trattenendo l’informazione per motivi non precisati dagli inquirenti, che però confermano il ritardo della denuncia. Quando, recentemente, il parroco ha riferito del ritrovamento all’arcivescovo di Potenza, Monsignor Agostino Superbo, quest’ultimo ha invece subito, si sottolinea in Procura, denunciato la circostanza alla polizia”.

    Ma a quanto risale la denuncia di Mons. Agostino Superbo, visto è considerato che lo stesso Arcivesvoso aveva dichiarato “ho saputo del ritrovamento del cadavere di Elisa Claps solo mercoledì mattina” e aggiunto “di tale tempistica ho parlato sabato mattina con il Questore di Potenza, Romolo Panico, al quale ho indicato di parlare con il viceparroco della Santissima Trinità Don Vagno, perchè ho avuto l’impressione che qualche aspetto della vicenda dovesse essere approfondito”.

    E’ perchè aggiungiamo noi l’Arcivesvoso Superbo partecipò ad un sopralluogo , cosa rara per un Vescovo, per verificare di persona i lavori da eseguire e per giunta su Chiesa di sua appartenenza come Diocesi, ma certamente non frequentata assiduamente se non nelle celebrazioni importanti.

    Ad onore della verità molti aspetti della vicenda andrebbero definitivamente chiariti anche per sciogliere le tante ombre e i dubbi su tanti misteri che angosciano la famiglia di Elisa Claps, ancora alla disperata ricerca dei materiali autori dell’assassinio e dell’intera comunità potentina, lucana e nazionale sconvolte dalle notizie che vengono diramate di ora in ora. Chi sà di più non tenga più tutto dentro e collabori a sostenere le indagini degli inquirenti che hanno perso fin troppo tempo tra depistaggi, omertà e paure.

    GIANLUIGI LAGUARDIA

    www.lucanianews24.it/?p=29390

  • Due addette alle pulizie avrebbero trovato il cadavere a gennaio e lo avrebbero detto ai sacerdoti

    Due addette alle pulizie avrebbero trovato il cadavere a gennaio e lo avrebbero detto ai sacerdoti

    Caso Claps, il corpo di Elisa scoperto mesi fa. Il parroco sapeva

    Don Vagno intanto è in seminario e non vuole parlare con i giornalisti

    Caso Claps, il corpo di Elisa scoperto mesi fa. Il parroco sapeva
    POTENZA – Rivelazioni, smentite e accuse: se possibile, il giallo del ritrovamento dei resti di Elisa Claps si infittisce di ora in ora. E’ di stamattina la notizia, anticipata dall’Agenzia dei giornali locali del Gruppo Espresso, che il cadavere della ragazza venne scoperto nel sottotetto della chiesa della Santissima Trinità di Potenza a gennaio, circa tre mesi prima del ritrovamento ufficiale avvenuto il 17 marzo. Secondo una prima versione (fornita, a quanto pare, dal viceparroco della Santissima Trinità, Don Vagno), a trovare il corpo sarebbero state due addette alle pulizie, madre e figlia, che comunicarono la notizia ai sacerdoti della Chiesa. Le due donne, però, hanno smentito il fatto e accusato il religioso di aver mentito. E Don Vagno, nel mentre, si è chiuso in seminario da dove ha fatto sapere ai giornalisti che non vuole parlare.

    Il ritrovamento a gennaio. Secondo una ricostruzione iniziale dei fatti, Annalisa Lo Vito e la madre, Margherita Santarsiero, una volta scoperti i resti avvisarono immediatamente sia il parroco della Santissima Trinità, don Ambroise Apakta, conosciuto da tutti a Potenza come don Ambrogio, che il suo vice, Don Vagno. Sul perché del silenzio dei sacerdoti sta indagando la procura generale di Salerno. Entrambi sono stati ascoltati a lungo in Questura: sarebbero state proprio le contraddizioni emerse durante i loro interrogatori a far nascere i sospetti negli investigatori.

    La smentita delle addette alle pulizie. Oggi, però, Annalisa Lo Vito ha smentito la ricostruzione dei sacerdoti: “Il viceparroco della Santissima Trinità, don Vagno ha mentito. Né io né mia madre abbiamo mai trovato quel cadavere. Il sacerdote – ha aggiunto – ha detto agli investigatori che il cadavere di Elisa Claps è stato trovato a gennaio e che quella scoperta l’avremmo fatta mia madre ed io. Su questo siamo state interrogate per ore sabato dai magistrati di Salerno: a loro abbiamo detto di non aver mai ritrovato i resti di Elisa. La prima volta che siamo salite su quel terrazzo è stata il 10 marzo”, sette giorni prima del ritrovamento del cadavere.

    Don Vagno non vuole parlare. E il religioso accusato di aver mentito, Don Vagno, 33 anni, sacerdote da circa un anno, non rilascia nessuna dichiarazione: è nel suo alloggio, nel seminario maggiore del capoluogo lucano, e ha detto ai giornalisti di non voler parlare con loro. L’arcivescovo di Potenza, monsignor Agostino Superbo, ha fatto sapere che il sacerdote “è molto scosso ed è preferibile che, in questo momento, sia riservato. E’ comprensibile – ha aggiunto monsignor Superbo – che non voglia rilasciare dichiarazioni”.

    Monsignor Superbo: “Vicenda da approfondire”. Un’ulteriore conferma della necessità di “approfondire” la tempistica del ritrovamento sarebbe arrivata proprio da monsignor Superbo, durante un colloquio con il Questore. “Ho saputo del ritrovamento del cadavere di Elisa solo mercoledì mattina”, ha detto Superbo all’ANSA. “Di tale tempistica – ha spiegato – ho parlato sabato mattina con il Questore di Potenza, Romolo Panico, al quale ho indicato di parlare con il viceparroco della Santissima Trinità, Don Vagno, perché ho avuto l’impressione che qualche aspetto della vicenda dovesse essere approfondito”. In una nota pubblicata ieri dalla stampa locale, l’arcivescovo aveva chiesto “perdono al Signore per quanto non abbiamo fatto per la famiglia di Elisa e per la ricerca della verità”.

    Manganelli: “Presto avremo delle novità”. Intanto, a margine di una conferenza stampa al Viminale, il capo della Polizia, Antonio Manganelli, ha parlato di “prossime novità” sul caso Claps. “Credo che avremo prossimamente delle novità”, ha detto Manganelli. “Un’indagine così complessa – ha aggiunto – merita rispetto e silenzio sulle dinamiche di ciò che è accaduto e di ciò che avverrà. C’è una procura che sta ricostruendo i fatti e credo presto avremo novità che possano rispondere a tante domande”.

    (25 marzo 2010) Tutti gli articoli di Cronaca

    http://www.repubblica.it/cronaca/2010/03/25/news/corpo_claps_scoperto_da_sacerdoti-2891347/

  • Caso Claps. Una soffiata in confessione

    Caso Claps. Una soffiata in confessione

    Gli inquirenti ascoltano per ore parroco e viceparroco della Trinità
    Caso Claps. Una soffiata in confessione 23/03/2010
    di Fabio Amendolara

    POTENZA – Dicono che se il peccato consiste in un crimine il sacerdote può suggerire o imporre al fedele, come condizione indispensabile per l’assoluzione, che si consegni alle autorità. Non può fare altro. E soprattutto non può decidere in modo autonomo di informare procure o forze di polizia. Neanche in modo indiretto. In questo caso, forse, il peccato consisteva nel non aver dato prima un’indicazione importantissima: che il corpo di Elisa Claps era nella chiesa della Trinità sin dal 12 settembre del 1993, giorno della scomparsa. In gergo poliziesco la chiamano «soffiata».
    Tra gli investigatori c’è chi sospetta che, qualche giorno prima che venisse ritrovato il cadavere, ne sia arrivata una a un sacerdote e che gli operai siano stati chiamati quando già si sapeva che il corpo era lì. Lo lascia pensare il fatto che quelle infiltrazioni d’acqua, come confermano alcuni testimoni, c’erano da tempo. Congetture? Forse.
    Ma cosa hanno spiegato don Ambroise Atakpa detto Ambrogio, assistente spirituale della Caritas diocesana e parroco pro tempore della chiesa della Trinità, e il suo sostituto don Vagno, ai detective della Squadra mobile di Potenza l’altro giorno?
    I due si sono trattenuti per molto tempo in Questura. Senza sosta, neanche per il pranzo.
    Hanno sostenuto in modo fermo che si è trattato di un caso. Che tutto è avvenuto per caso. E che non c’è stata nessuna soffiata. Plausibile. Anche dopo 17 anni e due sopralluoghi della polizia andati a vuoto. E’ quello che ripete da giorni anche l’arcivescovo, monsignor Agostino Superbo. Si è trattenuto con loro in Questura.
    E, prima di incontrare il questore Romolo Panico, ha consigliato ai due sacerdoti di non parlare dell’accaduto con nessuno. Lo stesso avvertimento che è stato fatto dalla polizia dopo l’interrogatorio.
    Un avvenimento sospetto, però, c’è. Sembra – ma al momento sono solo indiscrezioni – che qualcuno, qualche tempo fa, abbia chiesto le chiavi della canonica al viceparroco don Vagno. Lui avrebbe risposto di no. Non senza l’autorizzazione del parroco. Gli investigatori su questo particolare avrebbero insistito molto. Domande su domande. Tanto che don Vagno, sacerdote molto giovane di origini brasiliane, che – dicono – ha anche difficoltà ad esprimersi bene in italiano, sarebbe rimasto alquanto scosso. Così come era scosso il giorno del ritrovamento. E’ stato lui ad accompagnare gli operai nel sottotetto, su disposizione del parroco, don Ambrogio, che a sua volta aveva chiesto e ottenuto l’autorizzazione dal vescovo.
    Il racconto di don Vagno in Questura, spiegano fonti investigative, è cominciato proprio così. Con gli operai che trovavano Elisa. Quello delle chiavi della canonica è solo un particolare. Anche perché nella chiesa della Trinità dopo una certa ora sarebbe potuto entrare chiunque. Non ci sono telecamere, né antifurti. Allora perché chiedere le chiavi al viceparroco? E’ quello che stanno cercando di capire gli investigatori.

    http://ilquotidianodellabasilicata.ilsole2…torio_1234.html