Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Una donna scopre e affronta a Madrid il prete che accusa di aver abusato di lei in Argentina 40 anni fa

    Una donna scopre e affronta a Madrid il prete che accusa di aver abusato di lei in Argentina 40 anni fa

    MADRID.- Natalia CP, 49 anni, entra nell’ufficio di una parrocchia di Vicálvaro, Madrid, e si toglie gli occhiali da sole davanti al prete, seduto alla sua scrivania: “Non ti ricordi di me? ” E le dice il suo nome. Il prete, con la sigla DAMM e 68 anni, scuote la testa, non sa cosa dire. Prima di entrare, EL PAÍS gli ha già spiegato che lo accusa di aver abusato di lei durante la sua infanzia e che voleva vederlo faccia a faccia per vedere se osava negarlo. Vuole solo che mi scusi.

    Il prete dice che non può perché assicura di non aver fatto nulla, nega le accuse. Così, dopo una conversazione tesa e infruttuosa, la donna se ne va. Lei lo accusa di essere il sacerdote che ha abusato di lei quando aveva tra i 9 ei 10 anni, tra il 1982 e il 1983, nella parrocchia di San Antonio de Padua de Las Heras, a Mendoza, in Argentina.

    Sono passati 40 anni e finalmente l’ha trovato, grazie a un lavoro investigativo di Cadena SER e EL PAÍS. Ha denunciato il sacerdote nell’arcivescovado di Madrid e al difensore civico. La diocesi lo ha allontanato il giorno dopo, lo scorso aprile, e ha aperto un’inchiesta, che è anche nelle mani del Dicastero vaticano per la dottrina della fede.

    “Il sabato pomeriggio andavo al catechismo della prima comunione. Era sola, ed era l’unica, perché gli altri erano accompagnati dai genitori. Al termine, il prete mi portava in una stanzetta, accanto alla chiesa, mi sedevo sulle sue ginocchia e mi toccavo le parti intime. Mi ha toccato e mi ha detto di toccarlo. Un giorno sono tornata a casa e le mie mutande erano macchiate di rosso per il tocco, e le ho gettate nella spazzatura perché mia madre non lo scoprisse. Volevo scappare da lì, ma non sapevo come, non sapevo cosa fare. Dopo la comunione non l’ho più visto”, ha raccontato la donna.

    In un lungo colloquio con EL PAÍS, il sacerdote conferma di essere stato in quella parrocchia in quelle date, ma nega i fatti. Lo attribuisce, come possibile spiegazione, a un errore di identificazione della persona. Natalia è sicura che sia lui. Ha la foto del giorno della sua prima comunione e indica il prete. “Conosco il suo nome perché non si dimentica”, conclude.

    Non è stato facile per Natalia trovare questo prete. Quando osò dirlo a sua madre, quattro anni dopo la comunione, lei andò in parrocchia a denunciarlo, ma le dissero che il sacerdote era morto. Natalia non sapeva fino al 2018 che in realtà era ancora vivo. La verità è che il sacerdote ha lasciato l’Argentina poco dopo la data in cui Natalia colloca gli abusi, nel 1983, e se ne sono poi perse le tracce. Fonti della diocesi di Mendoza, che affermano che non ci sono denunce contro di lui, assicurano che sia andato a studiare all’estero —il sacerdote precisa che è andato a studiare a Salamanca, in Spagna—, ma poi è ripartito e per anni hanno addirittura ignorato dove si trovasse. Attraversò la Spagna e poi trascorse due decenni in Italia, dove cambiò nome,si faceva chiamare Don Vite. Così lo conoscevano, infatti, nella parrocchia di Vicálvaro.

    limbo delle responsabilità

    Il punto interrogativo più grande che circonda il caso di questo prete è come abbia cambiato destinazione e paese, incurante di ogni controllo e fuori dai soliti canali. Questo perché è entrato a far parte di una fraternità sacerdotale chiamata Fondazione Ramón Pané, fondata nel 1994 dal cardinale honduregno Óscar Rodríguez Maradiaga, una delle più note nella Chiesa latinoamericana. È dedicato all’invio di sacerdoti dal continente per rafforzare le parrocchie che ne hanno bisogno in America e in Europa. Così è registrato a Madrid, inviato da quella fondazione.

    EL PAÍS ha ricostruito il suo percorso attraverso tre diocesi italiane: quella di Pescara, nel comune di Bisenti, dal 1999 al 2008; a Genova, dal 2008 al 2015, a San Ambrogio de Voltri; e nella diocesi di Albano Laziale, presso Roma, dal 2015 al luglio 2022, nella parrocchia di San Bonaventura ad Anzio. Da lì è stato mandato a Madrid la scorsa estate. Nessuno di essi contiene denunce di abusi. In tutte appare inviato da quella fondazione. Il sacerdote stesso conferma di appartenere alla fraternità e di dipendere dall’arcivescovo di Tegucigalpa (Honduras), che è colui che in tutti questi anni ha cambiato destinazione.

    Tuttavia, alla Fondazione Ramón Pané, che ha uffici a Miami e un altro nell’arcivescovado di Tegucigalpa, nessuno sembra sapere chi sia il responsabile ultimo di questo sacerdote e non vengono date risposte chiare. Il presidente esecutivo dell’ente è un laico, anche lui argentino, Ricardo Grzona, che ha fondato l’ente insieme al cardinale Rodríguez Maradiaga. Risponde per iscritto da Miami. Dice di non conoscere questo prete: “Ho cercato in tutti i nostri archivi e non riesco a trovare quel nome. Pertanto, confermo che non appartieni alla nostra Fraternità laicale”. Inoltre, sostiene che nella sua organizzazione non ci sono sacerdoti: “La nostra fraternità è una fraternità laicale. In questo momento abbiamo solo alcuni membri volontari laici, che di solito sono catechisti o insegnanti, a volte in alcune parrocchie con cui abbiamo collaborato, un sacerdote ci dice di includerlo, ma non rimane come membro della fraternità, ma di sua diocesi”.

    A parte il fatto che ci sono due rami dell’organizzazione, uno laico e uno sacerdotale, le dichiarazioni di Grzona sono sorprendenti, visto che ci sono sacerdoti di questa fondazione in diversi paesi, tra cui la Spagna. E colpiscono ancora di più alla luce delle informazioni fornite dall’Arcidiocesi di Tegucigalpa: il sacerdote accusato risulta nei suoi atti come uno dei due capi della Fondazione Ramón Pané,e l’altro è lo stesso Ricardo Grzona, che dice di non conoscerlo. Ma in più la diocesi honduregna, dopo aver consultato gli elenchi del proprio personale religioso, chiarisce: “Questo sacerdote non appartiene all’arcidiocesi di Tegucigalpa”. Nega che questo sacerdote sia incardinato in quel vescovado, come pensavano tutte le diocesi europee attraverso le quali è passato. C’è un limbo di responsabilità. Questo giornale ha chiesto una valutazione e spiegazioni del caso al cardinale Rodríguez Maradiaga, ma i suoi assistenti indicano che è in viaggio questa settimana, anche se hanno accettato di trasmettergli la richiesta.

    Di solito un sacerdote è nella sua diocesi, tranne quando viene inviato in un altro Paese, in quella che si chiama  missione Fidei Donum , formula usata per inviare sacerdoti in missione, ma sono casi in cui il vescovo sa sempre dove si trova e continua a esserne responsabile. Con il chierico imputato non è stato così. Era della diocesi di Mendoza, ma in questo arcivescovado assicurano che da anni non si sa dove si trovi. “Il trasferimento non sempre lo fa il vescovo. A volte un prete dà motivi familiari, o dubbi vocazionali, e va in un altro luogo, dove il vescovo non lo conosce ”, spiegano fonti della diocesi argentina.

    Sanno solo che nel 1984 è andato a studiare all’estero, è tornato a Mendoza alla fine degli anni ottanta o inizio anni novanta, ma non è rimasto più di un anno ed è scomparso di nuovo, pensano in Spagna e poi in Italia. “Perdiamo traccia di lui a livello di documentario. Non ha chiarito la sua situazione”, continuano.

    Non sanno precisare quando è entrato nella fraternità sacerdotale, nella quale sono entrati alcuni sacerdoti di Mendoza. “Un prete in Europa vive 10 volte meglio, qui guadagna un terzo del salario minimo. Qui i preti sono veramente poveri ”, puntualizzano.

    La situazione si è finalmente chiarita anni dopo, spiegano in diocesi, quando è arrivato a Mendoza un nuovo vescovo che, esaminata la documentazione della diocesi, si è reso conto della strana posizione di questo sacerdote e ha ordinato che fosse regolamentato, o con un escardinamento —trasferimento dalla diocesi— alla sua nuova destinazione o ritirandolo direttamente dal ministero. “Nel 2003-2004 se n’è andato, questo è documentato, ma non sappiamo se sia partito prima”. Infine, secondo i dati della diocesi argentina, il 1° luglio 2009 è stato ecardinato da Mendoza e incardinato a Tegucigalpa. Dove però dicono che non è registrato come tale.

    L’ultima domanda al presidente della fondazione, Ricardo Grzona, è stata come è possibile che non contatti la diocesi di Tegucigalpa per sapere quali sacerdoti fanno parte della fraternità, e perché questo sacerdote afferma di essere un membro della fraternità . Risposta: “Purtroppo l’arcivescovo di Tegucigalpa è cambiato e il cardinale è solo presidente onorario. Non conosco il nuovo arcivescovo. Non saprei dirvi perché un prete si presenta a nome di una fraternità laicale. Grande mistero per me ”.

    Di Iñigo Dominguez

    https://www.lanacion.com.ar/el-mundo/una-argentina-descubre-y-enfrenta-en-madrid-al-cura-al-que-acusa-de-haber-abusado-de-ella-en-mendoza-nid08062023/
    https://test.retelabuso.org/wp-content/uploads/2025/09/il-documentario-sugli-abusi-nelle-chiese-di-new-orleans-basato-su-un-reportage-del-guardian-vince-il-premio-piu-importante.webpwp-content/uploads/2025/12/3-3-di-preti-pedofili-grazie-alla-complicita-dello-stato-italiano-che-non-interviene-da-decenni-non-solo-sul-clero-video-integrale-della-conferenza-alla-stampa-estera.webpwp-content/uploads/2026/05/la-coppia-che-si-suicida-come-la-figlia-molestata-da-bambina-da-un-parente-lultima-intervista-al-papa-quelluomo-un-assassino.webpwp-content/uploads/2025/12/parte-da-savona-sabato-24-la-panchina-viola-liniziativa-italiana-di-sensibilizzazione-contro-gli-abusi-su-minori-e-persone-vulnerabili.webp2023/06/12/spagna-prete-sospeso-per-presunti-abusi-avvenuti-negli-anni-ottanta-era-stato-anche-parroco-a-voltri/
  • Un ragazzino al gip «Col prete ho avuto rapporti sessuali»

    Un ragazzino al gip «Col prete ho avuto rapporti sessuali»

    «Non mi sono fatto solo fotografare, ho avuto anche rapporti con il prete». Parole che pesano come un macigno per don Dino, al secolo Placido Greco. Lo ha raccontato davanti al gip, in sede di incidente probatorio, uno dei ragazzini rom pagati per vendere i propri corpi tra i binari delle stazioni ferroviarie di Roma. Con questa testimonianza, si chiude per la Procura l’inchiesta che vede il sacerdote accusato di sfruttamento della prostituzione minorile e pedopornografia, insieme ad altre 8 persone. Il prossimo passo sarà la richiesta di rinvio a giudizio. Gli agenti della Polfer avevano ritrovato nell’abitazione di don Dino circa 1.700 fotografie. Immagini che ritraevano numerosi minorenni in pose hard. «Si era sparsa la voce che ero bravo a scattare foto di nudi – avrebbe ammesso il prelato durante l’interrogatorio di garanzia – così diversi ragazzini mi hanno chiesto di realizzare dei book per sfondare nel cinema erotico. Mi sono prestato, credendo di aiutarli. Ma non mi sono mai spinto oltre, non ho mai sfiorato un bambino. Mai pagato nessuno, neanche per le foto». Secondo la tesi della Procura, confermata dal Tribunale del riesame, l’uomo non si sarebbe accontentato di scattare delle foto ai ragazzini, ma avrebbe anche avuto rapporti sessuali con due di loro. Dalle indagini era emersa la doppia personalità del prete: avrebbe scritto, sotto pseudonimo, una bibbia in chiave erotica. Nel libro dissacrato, secondo gli inquirenti, al posto dei 12 apostoli, sarebbero stati rappresentati altrettanti ragazzini.

    Le vittime dei pedofili erano tutti «adolescenti, accomunati da una precarissima condizione esistenziale, caratterizzata – come scrivono gli inquirenti – da povertà, ignoranza, promiscuità, estrema emarginazione e degrado». La stazione Termini era sicuramente il luogo principale dove gli indagati adescavano i minori. Vicino le scale mobili gli orchi facevano un gesto con il capo per far intendere alle prede i loro appetiti sessuali perversi. I giovani venivano condotti al «binario 29», dove venivano consumati i rapporti. Stesso sistema presso lo scalo ferroviario di Tiburtina e Piramide, «dove ci stanno quei bagni a pagamento…», racconta un giovane rom. Anche il cimitero del Verano diventava un luogo di perversione. E poi ci sono le stazioni di Nettuno, Albano Laziale e Aprilia. I ragazzini si prostituivano a bordo dei treni, in casa, in macchina, nei bagni dei bar vicini o in quelli del Mc Donald’s. I «balanu» (così vengono chiamati gli omosessuali dai nomadi di etnia romena) pagavano dalle 10 alle 50 euro. Spesso i soldi venivano utilizzati dai bambini per comprare scarpe, abiti, ricariche telefoniche o un panino. In un caso era proprio la madre a vendere la figlia: «Più volte lamentava le sue precarie condizioni economiche – racconta un indagato – mi proponeva di incontrare anche la figlia minorenne, all’interno della stazione Termini».

    Andrea Ossino Valeria Di Corrado

    http://www.iltempo.it/roma-capitale/cronaca/2016/04/07/un-ragazzino-al-gip-col-prete-ho-avuto-rapporti-sessuali-1.1526775

  • Don Dino accusato anche di aver avuto rapporti con minori

    Don Dino accusato anche di aver avuto rapporti con minori

    Confermate le ipotesi della Procura Ma il reato era di pedopornografia

    Don Dino non si sarebbe accontentato di immortalare quegli adolescenti senza veli. Il sacerdote, al secolo Placido Greco, avrebbe anche rubato la fanciullezza di almeno due minorenni. A metterlo nero su bianco è il tribunale del Riesame. I giudici hanno così confermato le ipotesi investigative della procura di Roma. Le stesse tesi che avevano portato all’arresto del prelato. L’uomo era finito in manette lo scorso maggio, insieme ad altre 8 persone accusate di aver sfruttato sessualmente alcuni minorenni di origine rom. Ragazzini pagati per vendere i loro corpi tra i binari della stazione termini. In un primo momento infatti, il giudice per le indagini preliminari aveva confermato le accuse mosse nei confronti del prete esclusivamente per quanto riguarda la detenzione di materiale pedopornografico. Gli agenti della Polfer avevano ritrovato nell’abitazione dell’uomo circa 1700 fotografie. Immagini che ritraevano numerosi minorenni in pose hard. «Si era sparsa la voce che ero bravo a scattare foto di nudi – avrebbe ammesso il sacerdote durante l’interrogatorio di garanzia – Così diversi ragazzini mi hanno chiesto di realizzare dei book per sfondare nel cinema erotico. Mi sono prestato, credendo di aiutarli. Ma non mi sono mai spinto oltre, non ho mai sfiorato un bambino. Mai pagato nessuno, neanche per le foto». Secondo il riesame però l’improvvisato agente cinematografico avrebbe anche avuto rapporti sessuali con due ragazzini.

    Dalle indagini era emersa la doppia personalità del prelato. L’indagato avrebbe scritto, sotto pseudonimo, una bibbia in chiave erotica. Nel libro dissacrato, secondo gli inquirenti, al posto dei 12 apostoli, sarebbero stati rappresentati altrettanti ragazzini. L’uomo adesso è agli arresti domiciliari. L’inchiesta, condotta dal sostituto procuratore Cristiana Macchiusi e dall’aggiunto Maria Monteleone, ha portato all’arresto di 9 persone e all’iscrizione nel registro degli indagati di altre 17. Il decimo indagato che sarebbe dovuto essere arrestato era morto poco prima che scattasse la misura cautelare nei suoi confronti. Non era solo lo scalo ferroviario di Termini a fare da sfondo a un mondo dove uomini, talvolta in abito talare, strappavano l’infanzia «di adolescenti, accomunati tutti da una precarissima condizione esistenziale, caratterizzata – come scrivono gli inquirenti – da povertà, ignoranza, promiscuità, estrema emarginazione e degrado». Tiburtina, Piramide e Termini. Nettuno, Albano Laziale e Aprilia. A bordo dei treni, in casa, in macchina, nei bar adiacenti la stazione o in quelli del Mc Donald’s. Erano numerosi i luoghi dove i minorenni si prostituivano. Talvolta anche in cambio di un pacchetto di noccioline. I bambini si prostituivano al binario «29» della stazione Termini potevano guadagnare al massimo 50 euro. In altre occasioni, erano stati venduti dalla loro stessa madre.

    Andrea Ossino

    http://www.iltempo.it/roma-capitale/2016/03/06/don-dino-accusato-anche-di-aver-avuto-rapporti-con-minori-1.1516230

  • Le vittime degli abusi scrivono al Papa: “Basta coperture dei preti pedofili di Malta”

    Le vittime degli abusi scrivono al Papa: “Basta coperture dei preti pedofili di Malta”

    Tommaso Caldarelli 8 gennaio 2011

    Su Repubblica la lettera degli ex-ragazzi dell’isola: “Girano tuttora vestiti da sacerdoti, è uno scandalo”.

    “Noi ci ritroviamo molto dispiaciuti perché questi preti da oggi girano per le strade vestiti ancora da preti”: la sintassi un po’ elementare è dovuta al fatto che a Malta il dialetto che si parla è più o meno questo, un misto di italiano con sintassi inglese, un dialetto pidgin, come lo definisce la Repubblica: ma quello che conta, nella comunicazione è il messaggio. E il messaggio che le vittime degli abusi dei preti pedofili nella piccola isola di Malta rischia di arrivare chiaro e forte alle orecchie di papa Ratzinger, in Vaticano.

    MALTA – I ragazzi maltesi hanno preso carta e penna e hanno scritto al Papa, per denunciare una situazione che loro ritengono scandalosa. Il Papa, nella sua opera di restaurazione della Chiesa sconvolta dagli abusi dei pedofili, si sarebbe dimenticato dell’isola nel Mediterraneo.

    Le vittime degli abusi con le quali Benedetto XVI pregò ad aprile durante la sua visita pastorale nell’arcipelago al centro del Mediterraneo si riferiscono ai responsabili delle violenze: nonostante le scuse e le lacrime di Ratzinger, i religiosi sono ancora al loro posto. «Perché la Chiesa di Malta protegge ancora questi scandali? Perché i preti hanno ammesso nel 2003 e tutto va avanti come se non fosse successo niente?». Tutto è rimasto come prima, dicono gli ex ragazzi dell’orfanotrofio di Santa Venera,costretti un tempo a vestirsi da donna o ad assecondare, di notte, le perversioni sessuali dei sacerdoti. Della fermezza del Papa — che il 20 dicembre, parlando alla Curia romana, si è di nuovo scagliato contro gli abusi commessi dai sacerdoti, che «sotto il manto del sacro feriscono profondamente la persona umana nella sua infanzia e le recano un danno per tutta la vita» — oltre il canale di Sicilia non arrivano che flebili echi

    Esteri
    Le vittime degli abusi scrivono al Papa: “Basta coperture dei preti pedofili di Malta”
    Tommaso Caldarelli

    GIUSTIZIA – Non si è fatto abbastanza, dicono i ragazzi di Malta, per fermare gli uomini in tonaca che si sono resi responsabili di abusi, che hanno anche e persino confessato le loro colpe, ma che sono tutti, ancora, al loro posto: a girare per la Valletta con l’abito talare.

    Il processo penale contro i sacerdoti, dopo sette anni, non si è ancora concluso. E proprio in questi giorni l’avvocato che assiste i sacerdoti sotto accusa, Gianella Caruana Curran, ha depositato un’istanza alla Corte costituzionale maltese contestando la “sovraesposizione mediatica” dei loro assistiti, non ancora giudicati: un artificio legale, a istruttoria conclusa, per prendere tempo in vista della sentenza. Dopo la visita del Papa, infatti, i sacerdoti hanno continuato in aula a proclamarsi innocenti, nonostante nei primi interrogatori avessero ammesso tutto alla polizia. Non è neppure cominciato, invece, il processo ecclesiastico. Eppure la “investigatio previa”, l’indagine interna condotta dal “Response team” della Curia maltese che segue i casi di pedofilia, si è già conclusa, come hanno spiegato con una lettera spedita alle vittime a ottobre, i missionari di San Paolo, l’ordine a cui appartengono i preti accusati, Charles Pulis, Conrad Sciberras (trasferito poi in Italia, ad Albano Laziale) Joe Bonnet. Nella missiva si spiega che si è presa la precauzione di non far entrare i sacerdoti a contatto con bambini. Quanto alle accuse «risultano fondate, per questo abbiamo trasmesso gli atti a Roma».

    Ma c’è fiducia, nelle parole dei ragazzi, e non accusa: scrivono al Pontefice per avere ascolto e aiuto. Per invocare un’azione più incisiva, sicuri che il Papa, che ha già dimostrato di voler affrontare lo scandalo dei pedofili nella Chiesa con la giusta forza, non si dimentichi degli ex-bambini di Malta.

    Stiamo ancora soffrendo e siamo senza giustizia dopo sette anni. Per favore, ci aiuti Lei, la preghiamo molto

    www.giornalettismo.com/archives/108…ofili-di-malta/

    http://ricerca.repubblica.it/repubblica/ar…-religioso.html

    Le vittime di Malta accusano un religioso Vive protetto in Italia

    13 aprile 2010 — pagina 19 sezione: POLITICA ESTERA
    LA VALLETTA – L’ arcivescovo di Malta, Paul Cremona, ha già promesso di incontrarli. Ma loro sperano di parlare direttamente con Benedetto XVI, che sabato e domenica sarà nell’ isola in occasione del 1950esimo anniversario del naufragio di San Paolo. Sei presunte vittime degli orrori dell’ orfanotrofio di San Giuseppe ieri hanno esposto le loro richieste in una conferenza stampa. Da sette anni aspettano una sentenza che condanni i frati della struttura in cui sono cresciuti, chiusa nel 2003 dopo che un assistente sociale aveva sorpreso un religioso in atteggiamenti osceni con un ragazzino riferendo quel cheaveva visto alla polizia. Due frati ammisero le loro colpe, salvoritrattare le confessioni in un secondo momento durante il processo. Altri ex ospiti dell’ orfanotrofio, divenuti adulti, denunciarono di essere stati molestati e in un caso anche stuprati dai frati. Ed emerse anche che uno di loro, Godwin Scerri, era già ricercato per fatti simili dalle autorità canadesi ma ciò nonostante era stato ammesso a insegnare ai bambini. Sulla vicenda, però, era calato il silenzio. Fino a quando, tre settimane fa, una delle vittime, Lawrence Grech, oggi 37enne, ha scritto al Vaticano per chiedere che il Papa fosse informato della loro storia e porgesse loro le sue scuse. Grech e gli altri nove compagni di orfanotrofio che hanno denunciato gli abusi vorrebbero incontrare anche monsignor Charles Scicluna, l’ uomo della Congregazione della Fede al quale Ratzinger ha affidato il compito di indagare sui casi di pedofilia all’ interno della Chiesa. Ma a manifestare la disponibilità a vedere le vittime per ora è stato solo l’ arcivescovo Cremona. Ieri Grech ha anche rivelato che «uno dei frati che ci ha molestatoè liberoe vive in Italia». Il riferimento va a padre Conrad Sciberras, che ora vive ad Albano Laziale, in provincia di Roma, dove dirige la versione in inglese di una rivista del movimento dei Focolari, “Unità e Carisma”. «Ho letto delle accuse nei miei confronti solo dai giornali – dice Sciberras – Dalla polizia non ho mai ricevuto nulla, anche perché mi trovavo in Italia già dal 1999. Poi ho saputo dal mio avvocato che le contestazioni nei miei confronti erano cadute in prescrizione. Da quando è scoppiato lo scandalo mi è stato proibito di avere contatti con minorenni. Ma nego assolutamente di aver mai commesso molestie. Al massimo qualche carezza o uno scappellotto…». DAL NOSTRO INVIATO DAVIDE CARLUCCI

  • ‘A Malta preti pedofili protetti dalla Chiesa’ I preti pedofili sono ancora tra noi

    ‘A Malta preti pedofili protetti dalla Chiesa’ I preti pedofili sono ancora tra noi

    08 gennaio 2011 — pagina 1 – 17 sezione: PRIMA PAGINA
    LA LETTERA l’ hanno scritta nell’ italiano pidgin, contaminato dall’ inglese, che tuttora si parla a Malta. Ma il messaggio, indirizzato al Papa, è chiarissimo: «Noi ci ritroviamo molto dispiaciuti perché questi preti da oggi girano per le strade vestiti ancora da preti». LE VITTIME degli abusi con le quali Benedetto XVI pregò ad aprile durante la sua visita pastorale nell’ arcipelago al centro del Mediterraneo si riferiscono ai responsabili delle violenze: nonostante le scuse e le lacrime di Ratzinger, i religiosi sono ancora al loro posto. «Perché la Chiesa di Malta protegge ancora questi scandali? Perché i preti hanno ammesso nel 2003 e tutto va avanti come se non fosse successo niente?». Tutto è rimasto come prima, dicono gli ex ragazzi dell’ orfanotrofio di Santa Venera, costretti un tempo a vestirsi da donna o ad assecondare, di notte, le perversioni sessuali dei sacerdoti. Della fermezza del Papa – che il 20 dicembre, parlando alla Curia romana, si è di nuovo scagliato contro gli abusi commessi dai sacerdoti, che «sotto il manto del sacro feriscono profondamente la persona umana nella sua infanzia e le recano un danno per tutta la vita» – oltre il canale di Sicilia non arrivano che flebili echi. Il processo penale contro i sacerdoti, dopo sette anni, non siè ancora concluso. E proprio in questi giorni l’ avvocato che assiste i sacerdoti sotto accusa, Gianella Caruana Curran, ha depositato un’ istanza alla Corte costituzionale maltese contestando la “sovraesposizione mediatica” dei loro assistiti, non ancora giudicati: un artificio legale, a istruttoria conclusa, per prendere tempo in vista della sentenza. Dopo la visita del Papa, infatti, i sacerdoti hanno continuato in aula a proclamarsi innocenti, nonostante nei primi interrogatori avessero ammesso tutto alla polizia. Non è neppure cominciato, invece, il processo ecclesiastico. Eppure la “investigatio previa”, l’ indagine interna condotta dal “Response team” della Curia maltese che segue i casi di pedofilia, si è già conclusa, come hanno spiegato con una lettera spedita alle vittime a ottobre, i missionari di San Paolo, l’ ordine a cui appartengono i preti accusati, Charles Pulis, Conrad Sciberras (trasferito poi in Italia, ad Albano Laziale) e Joe Bonnet. Nella missiva si spiega che si è presa la precauzione di non far entrare i sacerdoti a contatto con bambini. Quanto alle accuse «risultano fondate, per questo abbiamo trasmesso gli atti a Roma». Ma le vittime degli abusi non contestano Benedetto XVI. Al contrario, tornano a ringraziarlo per il tempo che ha dedicato loro durante la visita nell’ isola. E lo implorano: «Stiamo ancora soffrendo e siamo senza giustizia dopo sette anni. Per favore, ci aiuti Lei, la preghiamo molto». Il timore di Lawrence Grech, uno dei sei firmatari dell’ appello, è che alla fine il loro caso finisca per essere insabbiato. «A Malta Chiesa, potere politico e magistratura sono una cosa sola – dice – Tant’ è vero che un ministro è venuto in aula a testimoniare a favore dei sacerdoti. Pochi, anche nell’ opposizione, vogliono difenderci: la gente è molto religiosa e ha paura di toccare i preti. Ma noi non riusciamo a dimenticare. E neppure a parlarne con i nostri figli». La loro lettera è arrivata anche nelle mani di monsignor Charles Scicluna, il promotore di giustizia della congregazione per la dottrina della fede cattolica delegato da Ratzinger di occuparsi dei casi di pedofilia. Scicluna, anche lui maltese, preferisce però astenersi da commenti. Ma a stento riescea nascondere la «mortificazione» per i tempi estenuanti con cui la vicenda è stata trattata dalle autorità e dalla Curia della sua nazione. Una lentezza che rischia di vanificare tutti gli sforzi di Benedetto XVI di far pulizia all’ interno della Chiesa, alimentando le frustrazioni delle vittime. – DAVIDE CARLUCCI

    http://ricerca.repubblica.it/repubblica/ar…lla-chiesa.html

  • Le vittime di Malta accusano un religioso Vive protetto in Italia

    Le vittime di Malta accusano un religioso Vive protetto in Italia

    LA VALLETTA – L’ arcivescovo di Malta, Paul Cremona, ha già promesso di incontrarli. Ma loro sperano di parlare direttamente con Benedetto XVI, che sabato e domenica sarà nell’ isola in occasione del 1950esimo anniversario del naufragio di San Paolo. Sei presunte vittime degli orrori dell’ orfanotrofio di San Giuseppe ieri hanno esposto le loro richieste in una conferenza stampa. Da sette anni aspettano una sentenza che condanni i frati della struttura in cui sono cresciuti, chiusa nel 2003 dopo che un assistente sociale aveva sorpreso un religioso in atteggiamenti osceni con un ragazzino riferendo quel cheaveva visto alla polizia.

    Due frati ammisero le loro colpe, salvoritrattare le confessioni in un secondo momento durante il processo. Altri ex ospiti dell’ orfanotrofio, divenuti adulti, denunciarono di essere stati molestati e in un caso anche stuprati dai frati. Ed emerse anche che uno di loro, Godwin Scerri, era già ricercato per fatti simili dalle autorità canadesi ma ciò nonostante era stato ammesso a insegnare ai bambini. Sulla vicenda, però, era calato il silenzio. Fino a quando, tre settimane fa, una delle vittime, Lawrence Grech, oggi 37enne, ha scritto al Vaticano per chiedere che il Papa fosse informato della loro storia e porgesse loro le sue scuse.

    Grech e gli altri nove compagni di orfanotrofio che hanno denunciato gli abusi vorrebbero incontrare anche monsignor Charles Scicluna, l’ uomo della Congregazione della Fede al quale Ratzinger ha affidato il compito di indagare sui casi di pedofilia all’ interno della Chiesa. Ma a manifestare la disponibilità a vedere le vittime per ora è stato solo l’ arcivescovo Cremona.

    Ieri Grech ha anche rivelato che «uno dei frati che ci ha molestatoè liberoe vive in Italia». Il riferimento va a padre Conrad Sciberras, che ora vive ad Albano Laziale, in provincia di Roma, dove dirige la versione in inglese di una rivista del movimento dei Focolari, “Unità e Carisma”. «Ho letto delle accuse nei miei confronti solo dai giornali – dice Sciberras – Dalla polizia non ho mai ricevuto nulla, anche perché mi trovavo in Italia già dal 1999. Poi ho saputo dal mio avvocato che le contestazioni nei miei confronti erano cadute in prescrizione. Da quando è scoppiato lo scandalo mi è stato proibito di avere contatti con minorenni. Ma nego assolutamente di aver mai commesso molestie. Al massimo qualche carezza o uno scappellotto…»

    http://ricerca.repubblica.it/repubblica/ar…-religioso.html

  • Pedofilia: un avvocato pensa ad un’azione civile contro la Curia di Albano

    Pedofilia: un avvocato pensa ad un’azione civile contro la Curia di Albano

    Il legale delle presunte vittime vorrebbe scongiurare la prescrizione. Il processo è infatti cominciato 5 anni fa e due dei tre accusati sono già scomparsi

    Il vicariato smentisce il comportamento lassista nei confronti di Don Marco Agostini, morto suicida dopo essere stato sospeso “a divinis”, trasferito ad Assisi e arrestato

    Ilaria Proietti

    Pedofilia: un avvocato pensa ad un’azione civile contro la Curia di Albano

    (Albano Laziale – Cronaca) – Pedofilia e violenze sessuali continuate e aggravate: questa l’accusa per cui Don Marco Agostini, ex parroco di Pomezia, fu arrestato il 5 aprile del 2006 ad Assisi, dove era stato trasferito nel 2002. Ora, a diversi anni di distanza, la vicenda torna a galla per mano del legale delle sue presunte vittime, Alberto Romano, in quanto un mese fa il giudice del Tribunale di Velletri avrebbe rinunciato all’incarico rinviando l’udienza al prossimo mese di dicembre, per la nomina di un altro togato. Per timore che l’intera vicenda possa cadere nell’oblio, restando irrisolta a causa della prescrizione, sembra al momento che l’avvocato Romano stia valutando insieme ai suoi assistiti la possibilità di un’azione civile autonoma nei confronti della Curia di Albano, di cui, all’epoca dei fatti, era a capo Agostino Vallini, attuale Cardinale vicario del Papa per la diocesi di Roma.

    Sotto accusa il laissez-faire che la Curia di Albano avrebbe adottato, non avendo fatto nulla, secondo il legale e i suoi assistiti, per impedire gli abusi. «Fu solo trasferito in un ostello di Assisi, dove poteva vedere altri giovani – accusa una presunta vittima – ma non fu né denunciato alla polizia né interdetto dal sacerdozio». Immediata la replica del Cardinale Vallini che smentisce in toto affermando che il sacerdote in questione, non appartenente al clero diocesano, che svolgeva il ministero pastorale nella parrocchia di San Benedetto a Pomezia affidata all’Ordine degli Oblati di San Francesco di Sales, venne subito sospeso “a divinis”, ossia sospeso dai ministeri. Immediata inoltre la richiesta di trasferimento in un’altra sede, decisione che, come spiegato in una nota diffusa dal vicariato di Roma, «suscitò forti reazioni contro il Vescovo nella popolazione di Pomezia» perché il provvedimento adottato fu «ritenuto eccessivamente severo, ma Monsignor Vallini – prosegue la nota – mantenne la sua decisione. Tutto ciò testimonia il rigore espresso con immediatezza dall’autorità ecclesiastica prima ancora che fosse appurata la veridicità dei fatti».

    La smentita del vicariato è puntuale anche sui dettagli: a quanto si apprende dalla nota, Agostino Vallini non avrebbe mai sottovalutato la vicenda e, al contrario di quanto riferisce una presunta vittima, non avrebbe mai risposto ai ragazzi che gli avevano raccontato il tutto, che al momento si trattava solo di chiacchiere. Di più. Sul trasferimento del sacerdote ad Assisi, attribuito a Vallini, lo stesso smentisce di aver indicato una specifica sede in quanto quella non era una sua competenza. Ma alle famiglie, ai ragazzi e al loro legale tutto questo non basta. Vogliono che il processo sia portato fino in fondo, rifiutano l’idea della prescrizione e valutano la possibilità di un’azione nei confronti della Curia di Albano, azione giustificata dal fatto che, come ha spiegato l’avvocato Romano, il processo cominciato cinque anni fa rischia la prescrizione, soprattutto dopo la morte di due dei tre accusati: Don Marco, morto suicida nell’agosto del 2006 mentre era ai domiciliari, e l’ex parroco di San Benedetto a Pomezia, Germano Agostini, accusato di favoreggiamento. L’unico rimasto ancora in vita è Ennio Di Gianpasquale, parroco di San Benedetto Abate a Pomezia, anche quest’ultimo accusato di favoreggiamento.

    Pubblicato il: 09.04.2010

    www.castellinews.it/index.asp?id=10500&act=v&20100409

     

  • ARRESTATO UN PARROCO ABRUZZESE ‘ HA STUPRATO MINORENNI’

    ARRESTATO UN PARROCO ABRUZZESE ‘ HA STUPRATO MINORENNI’

    TERAMO Don Angelo Lavalle, parroco di Fano Adriano in provincia di Teramo, e il segretario dell’ unione monarchica provinciale di Teramo, Berardo Tassoni di 39 anni, insegnante di diritto, sono stati arrestati dagli agenti della squadra mobile della città abruzzese con l’ accusa di violenza carnale nei confronti di minori.

    Gli ordini di cattura sono stati emessi dal sostituto procuratore della Repubblica di Teramo, Gianfranco Iadecola. Il magistrato sta concludendo un’ inchiesta su un presunto giro di ricatti ed estorsioni con l’ uso di materiale pornografico nel quale sarebbero coinvolti noti professionisti e adolescenti.

    L’ inchiesta è stata avviata dal magistrato in seguito alla denuncia di uno dei ragazzi coinvolti nel giro. Don Angelo Lavalle è stato rintracciato mercoledì sera dagli agenti della mobile in un convento di suore paoline ad Albano laziale in provincia di Roma.

    Su disposizione del magistrato, è stato posto agli arresti domiciliari. Berardo Tassoni, arrestato ieri mattina, dopo un primo interrogatorio in Questura è stato, invece, rinchiuso nel carcere teramano di Castrogno.

    Il sostituto procuratore della Repubblica, nei giorni scorsi, ha anche interrogato numerose altre persone che sarebbero coinvolte nella vicenda.

    http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1987/07/17/arrestato-un-parroco-abruzzese-ha-stuprato.html