Sul caso di don Luciano interviene nuovamente il presidente dell’Udc Rocco Buttiglione: «Sono 22 giorni che don Luciano Massaferro, parroco di Alassio, è in carcere con la grave accusa di pedofilia», scrive Buuttiglione in una nota.«Non c’è dubbio che le indagini debbano fare il loro corso in giustizia e verità, come ha detto il cardinal Bagnasco e riteniamo che dimostreranno l’innocenza del parroco. Mi chiedo però come mai non sia permesso al suo vescovo di andare a visitarlo nel carcere di Chiavari. Monsignor Mario Oliveri, vescovo ordinario diocesano di Albenga nel cui territorio si trova Alassio, da tempo chiede la possibilità di incontrare il suo sacerdote, cosa cui ha diritto. Mi chiedo dunque se non sia il caso che un ispettore ministeriale verifichi i motivi di tale insistito diniego alla visita del vescovo”.
Tag: Albenga
-

«Può farlo di nuovo»: Don Lu resta in cella
Don Luciano Massaferro resta in carcere. Così ha deciso il tribunale del Riesame al termine di quattro giorni di camera di consiglio, aggravando l’aspetto delle esigenze cautelari. Non ci sarebbe infatti solo il timore di una reiterazione del reato, ma di fronte alle contraddizioni palesate negli interrogatori «una sua scarcerazione potrebbe creare problemi sotto il profilo dell’inquinamento delle prove». Ossia don Luciano, tornando a casa, potrebbe avere la possibilità di intralciare le indagini, anche perché, come anticipato nei giorni scorsi dai racconti dei compagni della presunta vittima, sarebbero venuti alla luce altri due presunti aspetti su cui fare luce. Altre due ragazzine divenute oggetto delle attenzioni pericolose del prete. E non è una decisione senza importanza quella che arriva dal Riesame. In attesa del processo, è un pronunciamento ufficiale e quindi in grado di segnare il destino futuro.
Ma è di ieri anche l’inquietante notizia di un furto messo a segno nell’abitazione della famiglia della ragazzina implicata nella vicenda. Un episodio che la magistratura, pur riservandosi dietro un no comment sui particolari, puntualizza come «non abbia nulla di ricollegabile all’inchiesta». Un’incursione denunciata ieri e che va a rendere ancora più odiosa una vicenda brutta già di per sè e tutt’altro che conclusa.
L’ordinanza di sedici pagine depositate ieri in cancelleria ha invece di fatto accolto in toto il castello accusatorio costruito dalla procura di Savona. Secondo i giudici genovesi la bambina di undici anni, vittima delle presunte attenzioni sessuali del sacerdote di Alassio, è attendibile sotto tutti i profili e soprattutto «ha sempre descritto in modo univoco i fatti, di fronte ai vari psicologi, ma anche alla presenza della madre, del nonno ed a casa del prete». Un confronto, non giudiziario, che non è mai venuto alla luce e regala un ulteriore aspetto di riflessione sulla vicenda.
Don Luciano sapeva, quindi, delle accuse prima ancora dell’arresto e benché i giudici non facciano riferimenti temporali a quell’episodio, la sparizione del quarto computer risalirebbe proprio a quel periodo.
Sulla sua esistenza anche i giudici del riesame non hanno dubbi sostenendo «che c’è un computer di cui don Luciano nega l’esistenza» e che un testimone oculare aveva indicato senza ombra di dubbio. Si tratta di un perito informatico che aveva lavorato in casa del sacerdote per trasferire alcuni files dal vecchio pc a quello nuovo.
Se l’ordinanza regala otto pagine alla trattazione giuridica sull’attendibilità della presunta vittima, i giudici hanno anche fornito riscontri su fatti accessori che hanno convinto il sostituto procuratore Alessandra Coccoli a richiedere al giudice delle indagini preliminari Emilio Fois l’ordinanza di custodia cautelare.
Ma i giudici del Riesame hanno regalato spunti anche sulle varie testimonianze fornite dai compagni della ragazzina, dei vicini di casa del prete e dei parrocchiani che a più riprese hanno smentito le dichiarazioni rese in interrogatorio da parte di don Luciano.
Una vicenda sulla quale il cardinale Angelo Bagnasco, arcivescovo di Genova e presidente della Cei, invita alla pacatezza e alla riflessione, dopo le prese di posizione nette della prima ora: «Lasciamo che le cose facciano il loro corso e preghiamo che tutto si risolva nella giustizia e nella verità». Prima un articolo su Avvenire nel quale veniva duramente attaccata la procura savonese per l’arresto (e soprattutto la conferma della custodia cautelare in carcere) per il sacerdote alassino. E poi il silenzio, che suonava come una benedizione alla linea del quotidiano dei vescovi, del vescovo di Albenga-Imperia. Mario Oliveri si era detto convinto di trovarsi di fronte a un colossale malinteso e si era limitato a commentare «Non ho nulla da aggiungere né da togliere a quanto pubblicato sull’Avvenire».
A bocce ferme, il presidente dei vescovi (che aveva già precisato di non conoscere personalmente e di non aver mai incontrato don Luciano) indica le virtù da seguire: «La giustizia – che è quella degli uomini ma anche quella divina – e la verità, piaccia o meno».
-

Savona: prete arrestato, in Procura sfilano gli educatori
Dopo l’interrogatorio fiume di ieri per don Luciano Massaferro, il parroco di Alassio arrestato per presunte violenze sessuali su una minore, oggi, ad una settimana di distanza dalla clamorosa vicenda giudiziaria, a palazzo di giustizia sono sfilati gli educatori dell’Ac della parrocchia di San Vincenzo e San Giovanni.
Si tratta dei collaboratori più stretti del sacerdote finito in carcere a Chiavari e che continua a proclamarsi innocente negando ogni addebito contestato dall’accusa. Almeno otto quelli che sono sfilati oggi in Procura per essere sentiti come persone informate sui fatti. Persone che hanno vissuto vicino al parroco, che conoscono la sua vita di religioso e che lo hanno seguito in tutti questi anni di attività pastorale. Sono stati avvicinati domenica scorsa durante la messa solenne e convocati per oggi a palazzo di giustizia per rendere la loro testimonianza sul sacerdote alassino.
Non è ancora dato sapere il contenuto dei colloqui tra gli educatori e gli inquirenti ma appare scontato che i collaboratori di don Luciano abbiano fornito un quadro ben diverso da quello che è stato dipinto in questi giorni. Già ancora prima di essere convocati in Tribunale, si erano uniti in preghiera domenica pomeriggio per sostenere con forza l’innocenza di un sacerdote che sta lottando per la giustizia e soprattutto per emerga quanto prima la verità.
Intanto si attende il verdetto dei giudici del tribunale del riesame al quale l’avvocato Alessandro Chirivì, il legale del parroco, si è rivolto per chiedere la sua scarcerazione. Il regime carcerario al quale è costretto sta mettendo a dura prova il sacerdote che comunque continua a ricevere attestati di stima dai suoi parrocchiani e dai sacerdoti della diocesi di Albenga/Imperia.
Commenta la notizia scrivendo alla redazione@savonanews.itdi savonanews.it
g.d.g.
Martedì 05 Gennaio 2010 ore 16:00
-

Rimane in carcere don Luciano Massaferro. L’Alassio benpensante si scatena contro la ragazzina
SERGIO BAGNOLI – Rimane in carcere Don Luciano Massaferro, accusato di pedofilia da un’ adolescente dodicenne. L’Alassio benpensante si scatena contro la ragazzina. Intanto si viene a sapere che il suo difensore, l’avvocato Alessandro Chirivì di Albenga, ha presentato ricorso, verrà discusso dopo l’undici, al Tribunale del Riesame di Genova contro la custodia cautelare.
“E’ una povera mitomane che vive di fantasie essendo cresciuta in un ambiente degradato”, con queste terribili parole, carpite qua e là nei bar di Alassio, pare che la voce del popolo abbia già emesso la sua inappellabile sentenza sul caso di pedofilia che vede Don Luciano Massaferro, parroco della centrale chiesa di San Vincenzo Ferreri, nonché della vicina San Giovanni Battista, sul banco degli imputati. Attualmente si trova recluso nel carcere di Chiavari, accusato di avere abusato per almeno tre volte di un’adolescente. La giovane aveva raccontato qualche mese fa le brutture di cui era stata vittima ad una psicologa dell’Istituto ospedaliero per l’infanzia Giannina Gaslini di Genova ed il suo racconto è stato successivamente valutato talmente credibile dalla Procura della Repubblica di Savona da indurla a spiccare, l’antivigilia di Capodanno, mandato d’arresto contro il sacerdote della “ Città del muretto”.
Ora Don Luciano Massaferro, provato dall’esperienza oltre le sbarre nel penitenziario chiavarese, dovrà continuare a condividere la cella assegnatagli con altri sette detenuti comuni per almeno ancora una settimana dal momento che il Gip di Savona Emilio Fois ha ritenuto giustificanti la carcerazione le accuse formulate dalla Procura della Repubblica di Savona ed ha respinto la richiesta di liberazione, od in subordine di concessione degli arresti domiciliari, avanzata dal suo difensore Alessandro Chirivì di Albenga.
Dopo l’undici infatti il caso sarà discusso dinnanzi al Tribunale del Riesame di Genova cui il legale del prete si è oggi appellato.
Don Luciano avrebbe abusato della giovane dodicenne, come detto, in tre occasioni: la prima volta nella sua canonica, la seconda a bordo del proprio motociclo, avendola invitata “a fare un giro” per Alassio, la terza in una baracca che sorge in un orto di proprietà della parrocchia. Nonostante la delicatezza del caso, e prima di aspettare le risultanze del riesame, gran parte dell’Alassio benpensante si è però schierata, ivi compresi il sindaco Melgrati ed il presidente del Centro Aiuto per la Vita ingauno Ciangherotti, dalla parte del suo parroco ed a testimonianza di ciò resta il fatto che, dal giorno dell’arresto, a Don Massaferro continuano a giungere messaggi di incondizionata stima sul suo sito internet personale e su quello della parrocchia.
Don Massaferro non è infatti un sacerdote qualunque ma, oltre ad essere il titolare della seconda parrocchia per importanza della città del Muretto ed essere parecchio impegnato accanto ai giovani, è pure il responsabile diocesano, diocesi di Imperia-Albenga, per l’insegnamento religioso nelle scuole pubbliche.
Decisamente più prudente, invece, la linea seguita dal Vescovo Diocesano Mons. Oliveri che, sin dal momento del fermo, si è dichiarato “ fiducioso nella giustizia terrena e sicuro che Don Massaferro riuscirà a dimostrare la propria innocenza”.
Questa inchiesta pruriginosa, l’interesse alla quale ovviamente viene amplificato dal fatto che l’accusato è un parroco e dalla circostanza che si svolge in una piccola cittadina di provincia ove anche i muri parlano ed ove l’ipocrisia la fa da padrona, vede nelle vesti della vittima comunque una ragazza giudicata anche dagli psicologi non del tutto ponderata a causa delle gravi traversie familiari che da tempo attraversa e che dunque potrebbe aver frainteso certi atteggiamenti amichevoli del sacerdote nei suoi confronti ed aver lavorato di fantasia, dimensione comune a quasi tutti i giovani di quell’età.
Proprio per il bene di una minorenne, che in ogni caso per il solo fatto di avere meno di quattordici anni deve essere ad ogni costo tutelata, e per dare modo all’accusato di preparare con serenità la propria difesa però ora sarebbe bene che Alassio non si dividesse in innocentisti e colpevolisti ma, senza interferenza alcuna, lasciasse lavorare con calma gli inquirenti. E’ quanto desidera pure il difensore di Don Luciano, l’avvocato Chirivì. -

Albenga: il vescovo “non ho potuto vedere don Luciano”
Pubblichiamo l’articolo integrale dall’Avvenire sulla visita negata al vescovo di Albenga Oliveri a don Luciano Massaferro in carcere a Chiavari.
“Fino dall’inizio, quando ho appreso delle accuse rivolte da una bambina a Don Luciano, ho espresso afflizione, stupore ma anche fiducia. Oggi la mia attesa è che al più presto emergano verità e giustizia. Ho tutti gli elementi per poter ribadire che ogni accusa mi pare inverosimile, e mi sento di dirlo con serenità nonostante ovviamente solo Dio conosca la profondità dell’animo umano … Ogni persona è innocente almeno fino a prova contraria e ora con le parole della bimba non risultano circostanziate da altre realtà, sono ancora più confermato nel mio stato d’animo iniziale”. Con queste parole il vescovo di Albenga-Imperia interviene questa mattina dalle colonne dell’Avvenire in un articolo “Contro Don Luciano accuse inverosimili”, firmato dalla giornalista Lucia Bellaspiga, inviata ad Albenga, in merito alla vicenda di Don Luciano Massaferro, il sacerdote arrestato per presunte molestie sessuali su una minore. “Da quando è stato privato della libertà fisica -aggiunge il Vescovo- non ho desiderato altro che di incontrarlo ma non ci è stato concesso. Eppure il nostro sarebbe stato il giusto abbraccio tra un spirituale e un figlio. Quando l’istanza dei suoi difensori venisse accolta e Don luciano tornasse in libertà non vedrei l’ora di rendere reale questo desiderio”.
dal giornale Avvenire
Venerdì 15 Gennaio 2010 ore 10:08
www.savonanews.it/it/internal.php?news_code=67818
-

Il prete accusato di pedofilia «L’ho visto nudo in canonica»
14 gennaio 2010
| Gianluigi CancelliE alla vigilia dell’atteso appuntamento giudiziario, spuntano nuovi particolari sul terzo episodio del quale è accusato il parroco di San Vincenzo ad Alassio
Proprio alla vigilia dell’udienza davanti ai giudici del Tribunale del riesame di Genova, fissata per questa mattina alle nove e mezza, spunta un nuovo episodio di accusa nei confronti di don Luciano Massaferro, il parroco alassino di 44 anni arrestato la mattina del 29 dicembre scorso dalla polizia con l’accusa di violenza sessuale su una bambina di dodici anni.
Si tratta di un incontro che, secondo la tesi accusatoria sostenuta dalla procura di Savona basata su quanto la vittima aveva raccontato prima alla madre e poi alla psicologa dell’ospedale Gaslini che aveva subito segnalato l’accaduto al tribunale dei minori di Genova, sarebbe avvenuto all’interno della canonica che si trova proprio attaccata alla parrocchia di San Vincenzo.
Un episodio che, almeno secondo quanto raccontato dalla bambina, sarebbe stato più grave rispetto a quelli precedenti. In sostanza il sacerdote si sarebbe in parte spogliato di fronte alla dodicenne che nel suo racconto alla psicologa dell’ospedale Gaslini avrebbe fornito una serie di dettagli precisi nella descrizione del luogo dove era avvenuto questo incontro. Non solo. La bambina avrebbe fornito anche alcuni particolari sulla successione di quanto accaduto e addirittura una descrizione delle parti intime del sacerdote. «È vero che tra gli episodi per i quali è stato firmato l’ordine di custodia cautelare in carcere nei confronti di don Luciano Massaferro vi è anche questo episodio che sarebbe avvenuto nella canonica attigua alla parrocchia – si limita a commentare l’avvocato della diocesi di Albenga e Imperia Alessandro Chirivì, che insieme all’avvocato Mauro Ronco (presidente del consiglio dell’Ordine forense di Torino) difende il parroco alassino – ma non mi risulta che la bambina abbia fornito dettagli particolari riguardanti il corpo del sacerdote. Vorrei comunque sottolineare come anche in questo caso si tratti soltanto del racconto di una bambina di dodici anni, da cinque seguita dagli psicologi del Gaslini. Come per gli altri due presunti episodi che hanno portato al suo arresto non vi sono prove di quanto sarebbe accaduto, ma soltanto il racconto della bimba. Mi sembra un po’ poco per arrivare ad arrestare e soprattutto a tenere per tutto questo tempo in carcere una persona che sino a prova contraria deve esser considerata innocente».
Una tesi che i difensori di don Luciano Massaferro avevano già provato a sostenere di fronte al giudice per le indagini preliminari del tribunale di Savona, Emilio Fois, senza per la verità ottenere alcun risultato. Tesi che questa mattina riproporranno davanti ai giudici del Tribunale del riesame di Genova. Un appuntamento che per la sorte del sacerdote alassino sembra essere, almeno dal punto giudiziario, decisivo. «Ho incontrato don Luciano questo pomeriggio (ieri pomeriggio per chi legge, n.d.r. in carcere a Chiavari – spiega ancora l’avvocato Chirivì – e devo dire di averlo trovato molto provato. Nonostante le lettere, e sono quasi un centinaio, che ha ricevuto dai suoi parrocchiani che sono certi della sua innocenza, ha il morale basso. Ma non potrebbe essere diversamente, perché parliamo di una persona che è in carcere da quindici giorni sapendo di essere innocente».
Oltre al racconto della bambina vittima dei presunti episodi, a dire il vero, la tesi accusatoria punta anche sul fatto che il sacerdote alassino continui a negare con decisione l’esistenza di un quarto computer che avrebbe utilizzato nei mesi passati e della cui esistenza gli investigatori sono certi. Computer che però sino ad oggi non è stato ancora trovato.
-

La Curia attacca i magistrati e se la prende con la bambina. Il prete è innocente. Parola del vescovo e dei suoi parrocchiani.
La colpa è tutta della bimba. Il vescovo chiama a testimoni gli adulatori del prete: “Chi lo conosce sa che è innocente” (come se un pedofilo violentasse davanti ai suoi adulatori). Copione già visto.
Ha taciuto per giorni, atteso il no del Gip alla scarcerazione o ai domiciliari, poi dopo che l’indagato ha scelto il silenzio all’ultimo interrogatorio, a parlare è la diocesi di Albenga Imperia, quella alla quale appartiene don Luciano Massaferro, 44 anni, inquisito e detenuto con l’accusa di violenza su una bambina di undici anni,
Dopo le dichiarazioni di prassi di inizio inchiesta arriva un attacco diretto a lla Procura della Repubblica “rea” per l’arresto di don Luciano Massaferro e sotto accusa per l’indagine che, secondo la Curia (che ha scelto come portavoce l’ufficio comunicazioni sociali e la pagina settimanale diocesana locale pubblicata su Avvenire) avrebbe avuto solo una tesi punitiva, senza ascoltare testimoni pro indagato.
All’attacco alla Procura segue quello ai media per le cronache sul caso, ma questo aspetto (seppur importante) non è nuovo nello stile del quotidiano cattolico.
Nell’articolo si parla anche della presunta vittima: «siamo stati bombardati da più parti, come un carosello pubblicitario, con la testimonianza di una minore, che sembrerebbe provenire da un contesto familiare noto e difficile, nel quale spesso, a detta di parecchi esperti della psichiatria infantile, ci si potrebbe convincere che sia vera una pura fantasia».
Intanto sul fronte giudiziario, la prossima settimana (il 14 gennaio) il Riesame di Genova dovrà pronunciarsi sul ricorso contro la carcerazione, presentata dal nuovo legale del sacerdote, Mauro Ronco, presidente dell’Ordine forense torinese e consulente anche per il Vaticano per le vicende giudiziarie e no che hanno colpito sacerdoti accusati di pedofilia.
LA PAGINA DELLA DIOCESI INGAUNA
In un articolo nella pagina curata dall’ufficio diocesano delle Comunicazioni Sociali si fa riferimento alla detenzione in carcere di don Luciano: «In questa triste pagina, tre elementi oggettivi restano fissati, ad oggi, nel cuore e nella mente. Prima di tutto l’arresto di un sacerdote, che sembra essere condannato di un reato infamante, prima ancora che le indagini siano terminate e che un rinvio a giudizio e un processo penale siano stati celebrati sul suo conto».
«Ciò nonostante – secondo quanto scrive il quotidiano – sulle locandine delle edicole, sui quotidiani nazionali e locali, sui siti internet e social network più diffusi sono corsi, in questi giorni, titoli strillati a mò di sentenze con rito accelerato, tanto da suscitare seria preoccupazione e immediate prese di posizione».
Nell’articolo si parla anche della presunta vittima: «Siamo stati bombardati da più parti, come un carosello pubblicitario, con la testimonianza di una minore, che sembrerebbe provenire da un contesto familiare noto e difficile, nel quale spesso, a detta di parecchi esperti della psichiatria infantile, ci si potrebbe convincere che sia vera una pura fantasia».
Poi, l’affondo contro la Procura, «che ha predisposto il fascicolo delle indagini senza aver ascoltato ad oggi neppure una volta chi del sacerdote potesse conoscere, giorno dopo giorno, non solo la sua crescita spirituale ma anche le ragioni della sua vocazione».
Secondo quanto scritto sull’Avvenire, l’unica vera notizia, «forse antipatica e fastidiosa per qualcuno», sarebbe il fatto che «un’intera comunità cristiana, fatta non solo di sacerdoti e suore ma anche di laici impegnati e ai margini, è uscita fuori forte e determinata nella solidarietà, pronta e disponibile a discernere sempre il bene dal male e che, fino a prova contraria, stando agli elementi emersi, non solo non può condannare il sacerdote ma pure prega con carità cristiana per lui e per il disagio della minore».
Alassio: prete arrestato, l’accusa deposita atti al Riesame
Saranno depositati al tribunale del riesame di Genova anche dall’accusa i documenti raccolti in questa settimana su don Luciano Massaferro, il parroco arrestato per violenza sessuale su una ragazzina di undici anni. Solo la prossima settimana tuttavia i giudici genovesi decideranno in merito al ricorso presentato dalla difesa che ha chiesto la scarcerazione del sacerdote per prove insufficienti affinché possa restare ancora detenuto in carcere a Chiavari.
Il parroco attende fiducioso il verdetto del riesame anche alla luce dell’ingresso nella squadra dei difensori di don Luciano Massaferro. Ad affiancare Alessandro Chirivì c’è ora il collega Mauro Ronco, presidente (anche se in scadenza) dell’Ordine degli Avvocati di Torino. Un incarico che il parroco ha accolto con grande soddisfazione: ieri dopo l’udienza davanti ai pm Alessandra Coccoli e Giovanni Battista Ferro (nella foto), si è lasciato andare a un sorriso liberatorio dopo una settimana di detenzione nella casa circondariale chiavarese.
www.savonanews.it/it/internal.php?news_code=67397
Alassio: faccia a faccia tra don Luciano e la ragazzina
Don Luciano Massaferro e la ragazzina che lo accusa, potrebbero presto trovarsi faccia a faccia, uno di fronte all’altro. Non è più soltanto un’idea, presa in considerazione dalla Procura. Presto, infatti, i magistrati Giovanni Battista Ferro (nella foto) e Alessandra Coccoli potrebbero chiedere al giudice delle indagini preliminari che disponga un confronto fra il sacerdote e l’undicenne, le cui posizioni sono distanti anni luce. La ragazzina lo accusa. Il prete si difende, negando gli episodi che lo hanno portato in carcere con l’accusa di violenza sessuale. Intanto è stata fissata per la prossima settimana, a Genova l’udienza del tribunale del Riesame. Nell’occasione i giudici dovranno decidere se accogliere o meno la richiesta di annullamento dell’ordinanza di custodia cautelare, firmata dal giudice delle indagini preliminari Emilio Fois, che ha portato in carcere don Luciano Massaferro, ora detenuto (in una cella che divide con altre sette persone) a Chiavari.
r.c.
Sabato 09 Gennaio 2010 ore 07:01
www.savonanews.it/it/internal.php?news_code=67407
Alassio: prete arrestato, giovedì la decisione del Riesame
E’ atteso per giovedì prossimo a Genova il verdetto dei giudici del Tribunale del Riesame che dovranno discutere dell’istanza di scarcerazione presentata dai difensori di don Luciano Massaferro, il sacerdote alassino accusato di violenza sessuale su una ragazzina di undici anni, sua parrocchiana. I sostituti Coccoli e Ferro stanno preparando le rispettive «memorie» sulla base delle quali i giudici del Riesame prenderanno le loro decisioni.
Allo stato attuale però, secondo quanto risulta ai difensori, anche alla luce dei tre interrogatori del parroco alassino, gli elementi d’accusa sarebbero gli stessi di sempre, e sostanzialmente soltanto il racconto della ragazzina raccolto dalla psicologa del Gaslini e acquisito agli atti dell’inchiesta. Elementi che, come ha sottolineato il professor Ronco, per la difesa non sarebbero sufficienti, senza riscontri obiettivi, a sostenere un’accusa così grave, e certamente a mantenere in carcere don Massaferro.Domenica 10 Gennaio 2010 ore 08:13
www.savonanews.it/it/internal.php?news_code=67453
-

Don Luciano sotto torchio. I pm: no comment
Quattro ore di interrogatorio e due secchi `no comment´ da parte del procuratore capo Francantonio Granero e del vice Giovanni Battista sulle possibili ammissioni di Luciano Massaferro, il parroco arrestato la settimana scorsa con l’accusa di violenza sessuale su una chierichetta di 11 anni.
Nessuna conferma, inoltre, che al sacerdote siano stati contestati altri eventuali episodi. Dopo l’interrogatorio di giovedì scorso davanti al gip Emilio Fois ieri sera il sacerdote da martedì scorso in carcere a Chiavari è tornato in Tribunale: non più al quinto, ma al sesto piano, dove affiancato dal suo avvocato Alessandro Chirivì ha risposto alle domande dei magistrati.
Sui contenuti del lungo interrogatorio anche il legale del sacerdote ha preferito non fare alcun commento. Nei prossimi giorni, sempre a palazzo di giustizia, potrebbero sfilare anche educatori e parrocchiani, persone vicine al sacerdote arrestato per trovare conferma del racconto della ragazzina che vive con la madre ed è sostenuta da suo nonno.
E sempre ieri sera il vicariato di Alassio con sacerdoti, suore, frati francescani e salesiani si è raccolto con i fedeli di Alassio e delle cittadine limitrofe nella chiesa di Sant’Ambrogio per l’anno sacerdotale voluto dal Pontefice. Ma la preghiera si è rivolta soprattutto a don Luciano Massaferro. «Preghiamo per tutti i sacerdoti e in particolare per don Luciano – ha detto monsignor Angelo De Canis, in apertura della preghiera – lo ricordiamo con affetto al Signore perché gli dia forza e sostegno in questo momento e perché si riveli davvero in tutta la sua pienezza la verità». Alla celebrazione erano presenti anche le associazioni cattoliche diocesane, l’Azione Cattolica con il suo presidente Angelo Ricci, l’Acr con il presidente Viviana Zampieri, il gruppo giovani dei salesiani di Alassio, gli educatori di San Giovanni e San Vincenzo. Presente anche l’assessore comunale ai servizi sociali Loretta Zavaroni. Anche il vescovo della diocesi di Albenga e Imperia, mons. Mario Oliveri ha voluto condividere – ha proseguito monsignor Angelo De Canis – la preghiera in questo momento difficile per il vicariato di Alassio. «Affetto, condivisione e comune preghiera – si legge nel messaggio episcopale – perché la fede e l’unità prendano il sopravvento sull’indifferenza e le divisioni».
-

Albenga:prete arrestato,il Vescovo “convinto dell’innocenza”
Il vescovo continua a fare forti pressioni sui magistrati
E’ sicuro dell’innocenza di don Luciano Massaferro il vescovo della Diocesi di Albenga e Impertia Mario Oliveri. “Attendiamo l’esito dell’interrogatorio. Tuttavia, personalmente, continuo ad essere sempre più convinto che l’arresto di don Luciano sia il risultato di un equivoco colossale. Sono certo che il sacerdote sarà in grado di poter dimostrare la sua completa estraneità alla vicenda della quale è accusato. E poi, ripeto, una persona deve ritenersi innocente sino a prova contraria”.
In Diocesi ad Albenga come alla parrocchia di San Vincenzo continuano ad arrivare le testimonianze d’affetto e di solidarietà per il prete che è stato arrestato per violenza sessuale su una ragazzina di undici dalla polizia. Nel frattempo, tra gli stessi parrocchiani, ma anche negli ambienti diocesani, hanno suscitato perplessità le notizie che sono state pubblicate su alcuni organi di stampa che potrebbero arrivare ad identificare la ragazzina vittima delle presunte molestie del sacerdote. Situazione per la quale si potrebbe addirittura aprire un fascicolo giudiziario supplementare alla vicenda che ha già suscitato molto scalpore.
Intanto a palazzo di giustizia è iniziato l’interrogatorio nell’ufficio del giudice per le indagini preliminari Emilio Fois con il sacerdote arrivato sul pullmino della polizia penitenziaria chiavarese affiancato dall’avvocato Alessandro Chirivì.
