Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: Albenga

  • Caso Oliveri, la Diocesi di Albenga e Imperia pronta ad agire contro chi lo ha diffamato

    Caso Oliveri, la Diocesi di Albenga e Imperia pronta ad agire contro chi lo ha diffamato

    “Accuse così gravi contro il suo superiore diretto senza informare altresì l’autorità ecclesiastica competente”

    Albenga/Imperia. La risposta arriva alle 20,30 della sera dopo che tutta Italia aveva puntato gli occhi su un caso che ha sollevato un polverone sulla Diocesi di Albenga e Imperia già finita al tempo nell’occhio del ciclone.

    L’ha scritta di suo pugno il vescovo Guglielmo Borghetti: “In riferimento a quanto apparso quest’oggi sul quotidiano Il Fatto Quotidiano relativamente ad infamanti affermazioni riguardanti il Vescovo emerito di Albenga – Imperia S.E. Mons Mario Oliveri ed altre autorevoli personalità ecclesiastiche del Ponente Ligure, comunico che una volta appurato che le affermazioni in virgolettato riportate in apertura di articolo siano veramente state prodotte dal sacerdote della Diocesi di Albenga-Imperia citato nell’articolo stesso, il Vescovo Oliveri, mio predecessore, ha ferma volontà di procedere in ogni sede civile e penale ritenuta opportuna contro il sacerdote in questione, sentendo gravemente lesa la sua buona fama. Esprimo peraltro sentimenti di amarezza e profondo dolore nell’apprendere che un prete della Nostra Diocesi abbia potuto esprimere accuse così gravi contro il suo superiore diretto senza informare altresì l’autorità ecclesiastica competente. La Chiesa di Albenga-Imperia soffre, ma con essa la Chiesa tutta di cui è parte viva”.

    http://www.riviera24.it/2016/10/caso-oliveri-la-diocesi-di-albenga-e-imperia-pronta-ad-agire-contro-chi-lo-ha-diffamato-238057/

  • Rimosso vescovo di Albenga. “Ma gli abusi ci sono ancora”

    Rimosso vescovo di Albenga. “Ma gli abusi ci sono ancora”

    di Alessandro Principe

    Il vescovo della diocesi di Imperia e Albenga Mario Oliveri è stato rimosso dal suo incarico dal papa. Formalmente, Bergoglio ha accettato oggi, con una bolla papale, le dimissioni presentate dallo stesso Oliveri. Ma si tratta di una procedura che, nella sostanza, prende atto e ratifica le accuse rivolte al monsignore. In particolare, quella di aver coperto, accogliendoli nella propria diocesi, preti accusati e, in alcuni casi, condannati, per pedofilia. La scelta di papa Francesco era arrivata dopo le segnalazioni di numerosi episodi controversi e scandali, tutti raccolti in un dossier che il nunzio apostolico Adriano Bernardini consegnò a papa Francesco dopo una visita alla diocesi di Imperia e Albenga, guidata da Oliveri dal 1990.

    “Una buona notizia, ma la Chiesa copre ancora troppi casi, lasciando al loro posto preti pedofili. E Bergoglio non sta davvero cambiando le cose”: questa l’accusa lanciata da Francesco Zanardi, presidente dell’associazione Rete l’Abuso, che denuncia casi di pedofilia nella Chiesa e assiste le vittime. Lo stesso Zanardi, da bambino, venne abusato da un sacerdote, proprio in quella diocesi.

    “La diocesi di Albenga – racconta Zanardi – in questi anni è diventata un rifugio pecatorum di diversi preti già condannati per pedofilia in altri paesi e poi trasferiti e lì accolti. Ma non solo casi di pedofilia. Addirittura con il caso di don Paolo Piccoli, qualche giorno fa rinviato a giudizio per omicidio. E’ stata la diocesi degli scandali per tanti anni”.

    Il vescovo Oliveri che ruolo ha avuto in tutto questo?

    “Sicuramente sapeva da dove venivano queste persone. L’ultimo caso di pedofilia che abbiamo denunciato è quello di don Francesco Zappella, condannato nel 1992 a Pinerolo per abuso di minori e poi accolto nella diocesi di Albenga. C’è poi il caso di don Renato Giaccardi, condannato per isitigazione alla prostituzione minorile a Cuneo, e poi accolto ad Albenga. Insomma, una serie di personaggi indagati in varie zone d’Italia che poi ci siamo ritrovati in questa diocesi”.

    Ma il ricollocamento di preti accusati o condannati per pedofilia in diocesi diverse da quelle di provenienza è una pratica diffusa?

    “Purtroppo sì, i casi sono molti, e per questo noi diciamo di non denunciare all’autorità ecclesiastica ma alla magistratura. C’è un caso, quello di don Francesco Rutigliano, condannato dall’autorità ecclesiastica per abuso di minori nella Locride, mai denunciato all’autorità giudiziaria e trasferito a Civitavecchia. Lo abbiamo scoperto l’anno scorso”.

    Perché succede questo?

    “Innanzitutto perché se le condanne restano solo a livello canonico – e non giudiziario – vengono spesso taciute. C’è anche una grossa lacuna che non riguarda solo la Chiesa ma la pedofilia in generale: in Italia non abbiamo un database nazionale dei condannati per pedofilia, come avviene in molti Paesi. Noi come Rete l’Abuso abbiamo fatto una mappa che trovate sul nostro sito intitolata ‘Diocesi non sicure’: abbiamo raccolto i casi che conosciamo riferiti agli ultimi 15 anni in Italia. E siamo arrivati a 230 casi di sarcerdoti tra i condannati e gli indagati per pedofilia: molti di questi li ritroviamo in altre parrocchie”.

    Anche a contatto con i bambini?

    “Assolutamente sì. Nel caso che citavo prima, quello di don Renato Giacardi, condannato a Cuneo e spostato a Loano, sono insorti anche i parrocchiani. Ma questo non è bastato a rimuoverlo dalla parrocchia, dove si presume, ci siano anche attività con minori”.

    Questo suo impegno nasce da un’esperienza personale: lei da bambino è stato vittima di un prete pedofilo.

    “Sì, io sono stato abusato da un sacerdote a Spotorno, dagli 11 ai 16 anni. Che poi siamo riusciti a far condannare nel 2012. Abbiamo dovuto cercare un modo per abbattere i tempi di prescrizione. E siamo partiti da fatto che la pedofilia non passa, continua nel tempo. E così ci siamo messi a cercare altre vittime, vittime di reati non ancora caduti in prescrizione. Le abbiamo trovate e abbiamo denunciato. In questo modo siamo riusciti, non solo nel caso del mio abusatore, a innestare dei procedimenti penali per dare giustizia alle vittime”.

    Il prete che abusò di lei aveva dei precedenti?

    “Certo. Nel 1980, lo stesso anno in cui prese i voti, abusò di un ragazzino. Venne spostato a Spotorno, dove vivevo anch’io, è lì continuò ad abusare di ragazzi, tanti miei coetanei, me compreso. Malgrado nel paese si chiacchierasse molto di quello che faceva il sacerdote, il vescovo ebbe la brillante idea di fargli aprire una comunità per minori in difficoltà. Una pratica che abbiamo riscontrato in altri casi: i preti pedofili spesso vengono messi a contatto con minori che si presume siano più deboli, più in difficoltà, e quindi molto meno propensi a denunciare”.

    Quando ha denunciato per la prima volta pubblicamente quello che le era successo?

    “Molto tardi, nel 2009. E’ una questione di consapevolezza. Perché si denuncia dopo tanti anni? A un certo punto della tua vita ti rendi conto che le problematiche che hai da adulto sono causate da quello che ti è successo da piccolo”.

    La Chiesa di papa Bergoglio sta facendo di più per combattere la pedofilia?

    “Purtroppo sono costretto a dire di no. Nonostante tutti gli appelli, i provvedimenti presi sono sempre a tutela della Chiesa stessa. Noi abbiamo più di 500 vittime in associazione: non vediamo nessun aiuto alle vittime, nessun risarcimento, nessun atto concreto. Ci sono solo delle promesse: ‘Non succederà più’. Ma queste promesse le sentiamo dai tempi di papa Wojtyla. Gli spostamenti dei preti pedofili da una parrocchia all’altra continuano ad esserci. Restando sempre ad Albenga, c’è un altro caso clamoroso, quello di don Luciano Massaferro. Anche lui ha scontato il carcere, condannato a 7 anni e 8 mesi per molestie sessuali su una bambina, è tornato a casa, fa ancora il sacerdote. Insomma, i buoni propositi andrebbero applicati, ma ancora non è così”.

    http://www.radiopopolare.it/2016/09/preti-pedofili-rimosso-vescovo-di-albenga-ma-gli-abusi-ci-sono-ancora/

  • Pedofilia e narcisismo tra i preti, il Papa sostituisce il vescovo di Albenga

    Pedofilia e narcisismo tra i preti, il Papa sostituisce il vescovo di Albenga

    ALBENGA – Papa Francesco ha accettato le dimissioni presentate da monsignor Mario Oliveri, dall’ottobre 1990 vescovo di Albenga-Imperia. Al suo posto ha nominato mons. Guglielmo Borghetti, finora coadiutore della medesima diocesi.

    Mons. Borghetti era arrivato nella diocesi di Albenga come coadiutore nel gennaio del 2015. La scelta di Papa Francesco era arrivata dopo le segnalazioni di numerosi episodi controversi e scandali, tutti raccolti in un dossier che il nunzio apostolico Adriano Bernardini consegnò a papa Francesco dopo una ‘visita’ alla diocesi.

    Mons. Mario Oliveri aveva aperto le porte della diocesi a numerosi sacerdoti che avevano avuto problemi, avendo così a disposizione numerosi religiosi deboli. L’ultimo scandalo porta il nome di don Paolo Piccoli, rinviato a giudizio dalla procura di Trieste per l’omicidio di un sacerdote. Dopo quell’episodio don Piccoli si era trasferito ad Albenga come cappellano in una clinica. Ma mons. Oliveri, tradizionalista nella liturgia (ama la messa in latino), 72 anni, aveva accolto anche don Francesco Zappella, ordinato sacerdote in diocesi dopo essere stato condannato per abusi nel 1991 a Pinerolo (Torino), e don Luciano Massaferro, di Alassio (Savona) arrestato nel 2009 e condannato per aver molestato una chierichetta e don Sandro Marsano, poi suo segretario nonostante l’arresto per un furto di libri dalla biblioteca Girolamini di Napoli.

    A monsignor Oliveri veniva rimproverato di aver accolto in seminario aspiranti sacerdoti senza aver esaminato con attenzione la reale vocazione dei giovani e questo avrebbe generato preti ‘deboli’ protagonisti di casi di pedofilia o di narcisismo, tanto da posare nudi su Facebook. Ma in diocesi ci sono stati anche preti che sono fuggiti con la cassa della parrocchia o che hanno fatto i barman in locali notturni, o che si sono fatti tatuare, o che hanno corteggiato le fedeli, o che vivevano con l’amico del cuore.

    “Non mancherò nei confronti del nuovo vescovo, al quale dico la mia cordiale vicinanza spirituale, e nei riguardi della Chiesa che ho retto e governato e che ora egli deve guidare e nei comportamenti in conformità a quanto mi è chiesto dalla Santa Sede e cioè di contribuire al rasserenamento degli animi, al mantenimento della pace nei cuori dei sacerdoti e dei fedeli”. Lo ha scritto mons. Oliveri in una lettera.

    Nelle parole del vescovo chiaro il richiamo alle contrapposizioni tra la parte del clero a lui fedele, nonostante gli scandali, e quello che ha accolto benevolmente l’arrivo del vescovo coadiutore, mons. Guglielmo Borghetti nel marzo del 2015. I fedeli saluteranno Oliveri il 15 settembre alle 18 nella cattedrale di San Michele a Albenga.

    Nella sua lettera l’ex vescovo scrive anche: “Lascio con dolore poiché ho amato tutto quello che ho fatto in questi 26 anni in diocesi e ringrazio la Misericordia Divina per la continua assistenza per non avermi mai lasciato cadere in scoraggiamenti o delusioni, anche davanti a ciò che di meno positivo c’è stato, in alcuni aspetti, negli anni del mio episcopato”.

    http://www.primocanale.it/notizie/pedofilia-e-narcisismo-tra-i-preti-il-papa-sostituisce-il-vescovo-di-albenga-175702.html

  • Nasce il telegiornale tematico sulla pedofilia clericale in Italia

    Nasce il telegiornale tematico sulla pedofilia clericale in Italia

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    Unico e primo al mondo, rivoluzionario e a detta di alcuni giornalisti geniale.

    Nel mese di maggio partirà in via sperimentale il TG della Rete L’ABUSO, diretto dalla giornalista Francesca Lagatta e trasmesso in 3 lingue, italiano, inglese e spagnolo. Un servizio di informazione tematica che ha l’obiettivo di informare l’opinione pubblica sulla reale entità di quello che è in Italia il problema sociale dei preti pedofili.

    Un tema che l’Italia non ha mai affrontato a partire dalle istituzioni, le quali dallo scandalo iniziato nel 2009 ad oggi non solo hanno dimostrato l’incapacità di prendere una posizione seria e coscienziosa che tutelasse i cittadini, come contrariamente è accaduto negli Stati Uniti e negli altri paesi dell’UE, ultima tra questi la Francia, che per un vescovo che ha coperto solamente 3 preti pedofili, si è immediatamente attivata avviando una commissione di inchiesta indipendente. Il governo italiano invece, dal 2009 non è ancora riuscito a quantificare l’entità del problema.

    Molti di voi si sono domandati perché nei titoli di coda del film Spotlight non appare l’Italia. La risposta è molto semplice, in Italia l’unico dato che quantifica parzialmente l’entità del fenomeno siamo noi, la Rete L’ABUSO. Sembra paradossale ma è così, malgrado che l’UE abbia stanziato da tempo fondi per creare un database nazionale, in Italia non è mai stato creato.

    Vanno ricordati almeno due aspetti inquietanti accaduti nel nostro paese, il primo risale al 2007 quando Santoro ad Anno Zero propose il documentario della BBC “Sex crimes and the Vatican”, il programma fu sospeso dopo la messa in onda di quel servizio.

    L’altro invece riguarda l’autorità giudiziaria, parlo del caso del Procuratore Aggiunto di Milano dott. Pietro Forno che nel 2010 ventilò l’ipotesi già accertata e consolidata negli Stati Uniti, ovvero che le coperture della chiesa cattolica nei confronti degli abusi commessi da membri del clero, fossero sistematici. In quella occasione il ministro Angelino Alfano ordinò un’ispezione nei confronti del Procuratore Aggiunto Forno.

    L’obiettivo di questo TG è quello di portare all’attenzione dell’opinione pubblica decine di casi che emergono in continuazione nel nostro paese, ma di cui non se ne sa nulla  perché le notizie vengono divulgate troppo spesso solamente a livello locale.

    Un caso in particolare ci ha spinti a tentare questo esperimento, il caso di don Francesco Zappella, un sacerdote della diocesi di Albenga, tra le altre cose l’unica commissariata dal Vaticano. Il caso Zappella è emblematico perché si svolge non solo in Italia, ma anche in Uruguay, ma con modalità davvero distanti anni luce tra loro.

    Zappella in Uruguay faceva il missionario, portava “cultura e civiltà” in un paese che invece dovrebbe insegnare a noi e non al contrario. Nello stesso procedimento penale, attualmente in corso, è accaduto, in Italia che il sacerdote, il giorno stesso che è stato indagato, ha ricevuto dal vescovo di Albenga Guglielmo Borghetti, la promozione a dirigente della Caritas. Non è mai stato sospeso dai suoi incarichi, malgrado sia emerso che era già stato condannato nel 1992 per abusi sessuali a danno di 2 infraquattordicenni. Il vescovo Borghetti ha sempre manifestato nei suoi confronti la massima stima e fiducia. Attualmente ha lasciato la parrocchia, ma lo ha fatto volontariamente.

    Anche la politica, malgrado la notizia di una precedente condanna e le nuove indagini, o non si è pronunciata, o lo ha fatto con modalità davvero tristi. Ricordiamo le dichiarazioni del consigliere comunale Paolo Villa alla Zanzara su Radio 24.

    In Uruguay invece le cose sono andate diversamente.

    Appena si è saputo che il missionario italiano era formalmente indagato anche dall’autorità giudiziaria Uruguagia, insieme a lui altri casi che la Rete L’ABUSO aveva segnalato, la stampa ha iniziato (stile Spotlight) a verificare le nostre segnalazioni, risultate poi fondate. La TV nazionale allora ha deciso di dedicare un appuntamento settimanale di 2 ore per informare i cittadini e raccogliere segnalazioni. Persino la Conferenza Episcopale Uruguagia è intervenuta istituendo un numero per le vittime e aprendo anche nel caso del missionario Zappella, un’indagine canonica.

    Non si sono fatte attendere neppure le istituzioni, che in precedenza avevano assegnato al missionario italiano la cittadinanza onoraria, immediatamente revocata.

    Questo è un caso emblematico che la Rete L’ABUSO ha sollevato, ma in Italia ne abbiamo tanti come questo .

    Con il nostro TG settimanale vogliamo portare a conoscenza l’opinione pubblica, non solo di quanto accade nel nostro paese, ma anche confrontarci con quelle che sono negli altri paesi, le realtà della società della quale anche noi facciamo parte.

    Il materiale da proporre è molto, darà a tutti voi l’opportunità di poter sapere, valutare, ed eventualmente potersi tutelare.

    Ci auguriamo di fornire un servizio gradito e di pubblica utilità.

    L’Ufficio di Presidenza della Rete L’ABUSO Onlus.

    Direttore responsabile Francesca Lagatta

    Per info tg@retelabuso.org

    Diretta streaming TV http://retelabuso.org/live-tv/

  • Don Francesco Zappella. Revocata la cittadinanza onoraria. Avviata un’indagine canonica in Uruguay.

    Don Francesco Zappella. Revocata la cittadinanza onoraria. Avviata un’indagine canonica in Uruguay.

    Nella seconda puntata di SANTO Y SEÑA (qui la puntata del 20-4) andata in onda ieri sera su Montecarlo TV abbiamo assistito ad uno spettacolo che in Italia non siamo certo abituati a vedere. In una sola settimana non solo l’autorità giudiziaria, ma anche chiesa e politica hanno preso chiarissime posizioni nei confronti di don Francesco Zappella, il missionario italiano già condannato nel 1992 per molestie su due minori infraquattordicenni e oggi nuovamente sotto accusa.

    Il vescovo di Melo ha immediatamente avviato un’indagine canonica nei confronti del sacerdote, indagine che a quanto pare non vedrà come oggetto solo le accuse di molestie a danno di minori, ma da quanto emerge dalla stampa locale sembra che i punti da chiarire siano più di uno.

    Il nostro assistito Luis Mario Acuna, nel frattempo è già stato convocato dal tribunale canonico che lo sentirà nella giornata di oggi, 22 aprile 2016.

    Anche la reazione delle istituzioni non si è lasciata attendere. Immediatamente revocata l’onorificenza di Cittadino Illustre che le istituzioni della città di Trenta y Tre avevano conferito al missionario nell’aprile del 2014.

    Anche l’opinione pubblica non è rimasta in silenzio ed è rimasta commossa dal racconto e dal coraggio che Luis Mario ha mostrato, un coraggio che in questi giorni ha stimolato decine di vittime da tutto il paese a denunciare gli abusi subiti da preti cattolici.

    Certo che dire, sbalordisce la rapidità con la quale le Istituzioni Ecclesiastiche uruguagie sono intervenute, soprattutto se pensiamo che lo stesso sacerdote è accusato anche qui in Italia per motivi identici. Ma qui l’intervento della chiesa non si può certo dire sia stato così celere. Quello della politica, ricordiamo le dichiarazioni del consigliere comunale Pier Paolo Villa.

    Ieri vescovo Guglielmo Borghetti che attualmente ha in carico don Francesco Zappella è stato convocato con urgenza da Bergoglio, lunedì toccherà all’ex vescovo di Albenga Mario Olivieri. Nell’incontro che la stampa locale definisce Top Sicret, non possiamo escludere che i due abbiano affrontato anche questo pasticcio internazionale che sta creando non pochi problemi alla Conferenza Episcopale Uruguagia.

    Francesco Zanardi.

    Portavoce Rete L’ABUSO Onlus

  • Il Papa vede Borghetti e convoca Oliveri

    Il Papa vede Borghetti e convoca Oliveri

    Top secret i contenuti dell’incontro. Verso la fine la coabitazione trai due alti prelati.

    ALBENGA. Ieri Borghetti, lunedì Oliveri. Il Papa convoca i due vescovi per mettere fine alla coabitazione durata ormai più di un anno. È iniziato a mezzogiorno ed è durato20minuti l’incontro in Vaticano tra Papa Francesco e il vescovo Guglielmo. Un incontro convocato praticamente senza preavviso, al punto che Borghetti era atteso ieri mattina nell’imperiese per partecipare ad un convegno, e sui cui contenuti il vescovo mantiene il più stretto riserbo. «Ogni vescovo periodicamente incontra il Papa, e stavolta è toccato al Vescovo Guglielmo. È stato un incontro cordiale, dominato da sentimenti di stima reciproca» fa rispondere Borghetti dal segretario Luca Gabriel. Ma per capire il vero significato della convocazione di Borghetti in Vaticano e i reali contenuti del colloquio bisognerà probabilmente aspettare alcuni giorni. Fino a lunedì, per la precisione, quando secondo fonti romane il Pontefice riceverà il vescovo Mario Oliveri. In realtà è prevedibile che Bergoglio abbia anticipato a Borghetti quello che dirà lunedì a Oliveri, cioè che la sua esperienza di vescovo titolare (anche se ormai bisognerebbe dire nominale) è esaurita. Insomma,il Papa consegnerà probabilmente al vescovo Mario la lettera di pensionamento, rispettando così una promessa fatta a suo tempo a Borghetti. Quando chiese al Vescovo Guglielmo di lasciare Pitigliano per trasferirsi ad Albenga, infatti, Francesco avrebbe infatti fissato una sorta di termine massimo alla durata della coabitazione: un anno, entro il quale Oliveri avrebbe avuto l’opportunità di uscire di scena volontariamente, e al termine del quale sarebbe stato sollevato dall’incarico. E quell’anno è trascorso da qualche settimana. Certamente Bergoglio e Borghetti avranno parlato anche di altre cose, come ad esempio della situazione economica della curia e della Caritas o magari di certe questioni spinose che riguardano il clero ingauno, temi che però passano in secondo piano di fronte all’avvicendamento, anche formale, ormai imminente.

    REB. Il Secolo XIX Savona

  • Spuntano altri episodi bui sull’ex parroco Zappella Informato il vescovo Borghetti

    Spuntano altri episodi bui sull’ex parroco Zappella Informato il vescovo Borghetti

    SAVONA. Una condanna con rito abbreviato del tribunale di Pinerolo nel 1991 per atti di libidine violenta su due minori e una richiesta di archiviazione avanzata dal pm savonese Ferro ad ottobre scorso per atti sessuali su uno straniero, all’epoca (2005) presunto minorenne.

    Ce n’è stato abbastanza per spingere il vescovo coadiutore di Albenga, Guglielmo Borghetti a chiedere le dimissioni di don Francesco Zappella da parroco del santuari odi Sant’Antonio da Padova di Borghetto. E dal nove dicembre la parrocchia è stata affidata a Francesco Zuccon.

    DonZappella, però ,ha continuato a dire messa, ad incontrare i parrocchiani che per anni hanno affollato la chiesa e soprattutto respinto come non veritiere e mediatiche le accuse di pedofilia nei confronti del prete entrato in seminario ad Albenga nel 1991dopo essere stato condannato ad un anno e due mesi dal tribunale piemontese. Ma il passato di don Francesco, cittadino onorario di Trenta Y Tres, cittadina uruguaiana dove ha una missione, sembra nascondere altri aspetti oscuri.

    E presenta una similitudine con il caso savonese di Nello Giraudo. Alla fine degli anni‘90,infatti, Francesco Zappella ha svolto il ruolo di educatore in una parrocchia pinerolese e già all’epoca era finito nel mirino degli inquirenti per atteggiamenti “insoliti” con i bambini.

    Solo due genitori, all’epoca ebbero la forza di denunciare i fatti, ma per almeno 3-4 ragazzini ora quarantenni, una gita parrocchiale si trasformò in un vero e proprio incubo con l’educatore a parlare di masturbazione e a cercare il contatto coni ragazzini di cui doveva prendersi cura. Insomma, con ruoli differenti, una trama che assomiglia a quella del caso dell’ex prete savonese.

    Decine di interrogatori e verbali hanno portato alla luce anche come lo Zappella abbia cercato di toccare un giovane, all’epoca ventenne, senza però riuscirci. Un faldone di atti di cui dispone da alcuni mesi anche il vescovo coadiutore Borghetti e che potrebbe finire nello scontato processo canonico aperto, secondo indiscrezioni, direttamente dal Vaticano. Ma come era successo a Giraudo all’epoca della sua permanenza a Valleggia, don Zappella ha continuato a dire messa a Borghetto nella sua ex parrocchia e senza alcun intervento dall’alto.

    Giovanni Ciolina Il SECOLO XIX Savona

  • Pedofilia, prete condannato a 7 anni dal tribunale. Ma nel processo canonico la Chiesa vuole chiedere l’assoluzione

    Pedofilia, prete condannato a 7 anni dal tribunale. Ma nel processo canonico la Chiesa vuole chiedere l’assoluzione

    Il caso di don Luciano Massaferro, conosciuto come don “Lu”, sacerdote di Alassi: fu arrestato nel 2009 con l’accusa di abusi su una minorenne e ha appena finito di scontare la pena resa definitiva dalla Cassazione. Ma nel rito parallelo celebrato dalla Chiesa la curia è intenzionata a chiedere l’assoluzione e farlo diventare cappellano in un convento.

    Il 29 dicembre 2009 don Luciano Massaferro, conosciuto come don “Lu”, parroco della chiesa di San Vincenzo di Alassio, comune in provincia di Savona, fu arrestato con l’accusa di aver compiutoabusi su una minorenne, chierichetta della Chiesa. Dopo essere stato condannato definitivamente a 7 anni e 8 mesi di carcere, il sacerdote avrebbe dovuto lasciare la cella nell’estate del 2017 ma grazie agli sconti per buona condotta è uscito quasi un anno e mezzo prima. In totale ha scontato 3 anni in carcere e 1 anno ai domiciliari dopodiché è stato affidato in prova ai servizi sociali.

    I giudici, fino alla Cassazione, lo hanno riconosciuto colpevole, ma per don Lu i processi non sono finiti: manca l’ultima sentenza, quella del processo canonico. In caso di assoluzione il sacerdote potrà tornare a fare il prete, a tutti gli effetti. Secondo quanto riportato dal Secolo XIX, l’ipotesi più accreditata è proprio quest’ultima: monsignor Guglielmo Borghetti, infatti, ai collaboratori avrebbe detto che “si va verso l’assoluzione“. Il vescovo coadiutore di Albenga, scelto a gennaio dello scorso anno da Papa Francesco dopo i gravi e numerosi scandali all’interno della diocesi ligure, secondo il quotidiano genovese, ha promesso a “don Lu” anche un alloggio e un lavoro in caso di assoluzione. Così presto il sacerdote potrà riprendere la sua vita così com’era prima della condanna. L’intenzione della Curia sarebbe quella di farlo diventare cappellano in un convento.

    Prima della condanna don Lu era stimato e apprezzato da tutti e al momento le prove che sette anni fa lo hanno fatto condannare starebbero vacillando, secondo : secondo il padre di don Luciano, “il perito non ha trovato nessun materiale schifoso nei computer, è stato accertato che quel giorno in canonica c’era il viceparroco…”.

    Poco distante dal comune di don Lu si trova Albenga, dove ha sede la diocesi commissariata da Papa Francesco a causa di una serie di vicende analoghe: preti indagati e condannati per pedofilia, sacerdoti che scappano con la cassetta delle offerte, che posano nudi su Facebook, fanno i barman nei locali notturni. Comportamenti che avevano portato Bergoglio a commissariare la diocesi.

    Tanto più che lo sguardo sulla questione pedofilia nella Chiesa Cattolica si è fatto ancora più attento negli ultimi giorni, dopo l’uscita al cinema del Caso Spotlight, il film premio Oscar che racconta l’inchiesta dei giornalisti del Boston Globe sulla pedofilia nel clero americano fondamentale per spingere il Vaticano ad affrontare il tema. Dopo il mea culpa del cardinale australianoGeorge Pell, prefetto della Segreteria per l’economia della Santa Sede, che davanti alla Commissione nazionale d’inchiesta del suo Paese che indaga sulle risposte delle istituzioni agli abusi sessuali sui minori avvenute negli ultimi decenni, ha dichiarato che “la Chiesa cattolica ha commesso errori enormi sulla pedofilia”, anchepadre Lombardi ha riconosciuto “gli errori compiuti in molti ambienti ecclesiali”.

    Intanto negli ultimi giorni a Lione il mondo cattolico si sta spaccando di fronte al caso del Cardinale Barbarin, accusato di aver coperto un prete pedofilo non informando la giustizia delle molestie rivelate da alcuni parrocchiani fin dai primi anni Novanta. Tra chi chiede le dimissioni e chi invece si schiera al suo fianco, la Prcura della città francese ha intanto aperto un fascicolo a carico del sacerdote con l’accusa di omessa denuncia e “messa in pericolo della vita altrui”.

    http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/03/07/pedofilia-prete-condannato-a-7-anni-dal-tribunale-ma-nel-processo-canonico-la-chiesa-vuole-chiedere-lassoluzione/2524921/

  • Don Zappella celebra messa a processo canonico in corso

    Don Zappella celebra messa a processo canonico in corso

    L’ex parroco di Borghetto torna nonostante le dimissioni forzate

    IL SACERDOTE GIÀ CONDANNATO PER ABUSI SESSUALI SU MINORENNI

    GIOVANNI CIOLINA SAVONA.

    Il processo canonico sembra aver mosso i primi passi su incipit direttamente dal Vaticano, ma la storia di don Francesco Zappella, 56 anni, sembra non conoscere fine. Il prete, nonostante fosse stato invitato dal vescovo coadiutore Borghetti a rassegnato le dimissioni dalla parrocchia di Sant’Antonio da Padova per alcuni casi di pedofilia in cui è rimasto coinvolto, la scorsa settimana è tornato a recitare la messa davanti agli ex fedeli. E senza che nessuno sia intervenuto. La cosa sembra aver turbato parecchie persone, soprattutto alla luce delle accuse che nei mesi scorsi avevano travolto don Francesco e addirittura la sue entrata in seminario. Tante accuse di pedofilia. La prima e unica condanna (passata in giudicato) risale al 1991 quando il giudice di Pinerolo, Vincenzo Papillo, lo ha condannato a un anno e due mesi di carcere per atti di libidine e violenza carnale nei confronti di due ragazzini infra quattordicenni per i quali fungeva da educatore in un a parrocchia pinerolese. Ma non sarebbe l’unica accusa. Èdello scorso autunno la richiesta di archiviazione del pm Ferro per prescrizione e mancanza di denuncia nei confronti di don Zappella per un presunto abuso commesso nei confronti di un giovane uruguaiano conosciuto nella missione sudamericana di Trenta & Treis. La posizione della Chiesa. Di fronte alle pesantissime accuse della giustizia,monsignor Guglielmo Borghetti ha avviato accertamenti sulla posizione del prete, fino all’invito a presentare le dimissioni. Il vescovo coadiutore di Albenga è infatti entrato in possesso di tutti gli atti,anche quelli rimasti coperti dal segreto, inerenti la condotta di don Zappella e senza usare metodi forti sarebbe arrivato ad allontanare il prete dalla parrocchia di Borghetto. Nonostante le dimissioni e il pesante fardello don Zappella è rimasto prete, sarebbe prossimo a tornare in Uruguay,ma soprattutto è tornare a dire messa da quel pulpito dove aveva negato ogni accusa definendole «montature mediatiche» e dal quale, il sette febbraio scorso, lo stesso vescovo Borghetti lo aveva ringraziato nel giorno dell’insediamento del sostituto, don Francesco Zuccon. «Tutti voi sapete quanto bene ha fatto don Francesco in questa parrocchia» erano state le parole del vescovo. A neanche un mese da quella “benedizione” don Francesco è tornato a Borghetto.

    ciolina@ilsecoloxix.it

  • Pedofilia; Torna libero don Luciano Massaferro. Imperia, “Don Lu” ha finito di espiare la sua pena alla Casa della Carità

    Pedofilia; Torna libero don Luciano Massaferro. Imperia, “Don Lu” ha finito di espiare la sua pena alla Casa della Carità

    L’ex parroco ha trascorso 3 anni in cella ed uno agli arresti domiciliari e ora si attende l’esito del processo canonico.

    Imperia. E’ un uomo libero e può assaporare la piena libertà don Luciano Massaferro, l’ex parroco di San Vincenzo e San Giovanni di Alassio, condannato a 7 anni e 8 mesi di carcere per le molestie sessuali nei confronti di una chierichetta della sua parrocchia nella Baia dl Sole.

    Dalla notte scorsa il sacerdote finito in carcere prima a Sanremo, poi a La Spezia, ha finito di espiare la sua pena e potrà anche lasciare la casa di accoglienza della Caritas di Imperia di via Berio, dove era stato assegnato in affidamento in prova ai servizi sociali. “Libero dopo aver pregato il Signore per sette anni”, si è confidato il sacerdote parlando con gli amici e collaboratori più stretti che l’hanno seguito per sette anni seguendolo anche attraverso il sito web di lettere ben 99 (l’ultima è stata scritta domenica 28 febbraio) e commenti donluciano.org. Contiene gli atti processuali conclusivi, “gli unici che contengono i riscontri e le testimonianze, sui quali si fonda la salvezza o la distruzione di un uomo in una società civile,  alcuni altri documenti utili per venire a contatto con la realtà drammatica  che sta vivendo un cittadino italiano che si proclama estraneo ai fatti addebitati”, si legge. I suoi parrocchiani, negli anni scorsi, hanno organizzato anche fiaccolate e aperto anche pagine su Facebook. Lo hanno sempre difeso, anche dopo la batosta della condanna in Cassazione.

    Nella struttura gestita dalla Diocesi di Albenga e Imperia, dall’anno scorso, don Luciano Massaferro lavorava come addetto allo smistamento degli aiuti alimentari per le persone bisognose. Avrebbe teoricamente dovuto espiare la sua pena fino all’estate 2017, ma il sacerdote ha usufruito di ogni possibile sconto per quella che viene definita “buona condotta” ovvero 45 giorni ogni 6 mesi scontati. E così il conto finale porta proprio a ieri sera. In totale “don Lu” ha trascorso 3 anni dietro le sbarre ed uno agli arresti domiciliari, prima dell’affidamento in prova alla Casa della Carità di Imperia.

    Una storia decisamente travagliata la sua. Era stato arrestato poco dopo Natale del 2009. Era precisamente il 29 dicembre quando l’ex parroco era stato prelevato dalla sua abitazione dagli uomini della squadra mobile della questura di Savona coordinati dal vicequestore aggiunto Rosalba Garello.

    Infilato su un’auto e tradotto in carcere a Sanremo, poi trasferito presso il convento delle suore di Diano Castello, quindi a La Spezia dove in regime di semi libertà aveva anche investito un passante in scooter mentre stava ritornando in cella. E infine alla Casa della Carità di Imperia dove è probabile che resterà ancora ospite per un lungo periodo di tempo. Dalla Diocesi di Albenga, infatti, fanno sapere che certamente non potrà tornare nella sua Alassio. Tutti abbottonati su quello che sarà il futuro di questo sacerdote. “Vicenda scomoda che ha macchiato la Chiesa locale”, si è sempre detto.

    La realtà è comunque questa: San Vincenzo e San Giovanni di Alassio, da poche settimane, hanno un nuovo parroco. Va poi precisato che per “Don Lu” è ancora in corso il processo canonico. “Nessun provvedimento è stato deciso nei suoi confronti anche perché il processo, a differenza di quello tradizionale, è molto più lungo”, sottolineano dalla Diocesi albenganese. In ogni caso difficilmente gli sarà affidato un incarico a breve, ed anzi pare che gli sia stato consigliato qualche mese di vacanza (e magari di riflessione) prima di cominciare a pensare al suo futuro da sacerdote.

    E il vescovo Guglielmo Borghetti su questa vicenda è categorico: “Bisognava attendere che don Massaferro terminasse di scontare la pena. Quindi valuteremo, con calma, quali decisioni da prendere”. Non sono scelte da fare con fretta, ma che devono essere ponderate e attendere appunto anche la sentenza del processo canonico. E ogni decisione, questo è scontato, saranno fatte senza clamore, ma con decisione, proprio perché la vicenda di “don Lu” è una macchia da far sparire in fretta.

    http://www.riviera24.it/2016/03/imperia-don-lu-ha-finito-di-espiare-la-sua-pena-alla-casa-della-carita-217546/