Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: Albenga

  • NOVE ANNI DOPO LA CONDANNA IN CASSAZIONE SI CHIUDE IL PRIMO SCANDALO DELLA DIOCESI DI SAVONA-NOLI

    NOVE ANNI DOPO LA CONDANNA IN CASSAZIONE SI CHIUDE IL PRIMO SCANDALO DELLA DIOCESI DI SAVONA-NOLI

    SAVONA. «Bravi mi avete trovato». Con un sorriso e poche parole Giorgio Barbacini, 79 anni, fino al 2004 parroco della diocesi di Savona-Noli, si è rivolto ai carabinieri del nucleo radiomobile di Albenga che l’altro pomeriggio lo hanno fermato mentre entrava nella sua casa di Lusignano.

    L’uomo era latitante da una decina d’anni per una condanna a tre anni e sei mesi passata in giudicato per pedofilia. Il primo caso conclamato di abusi sessuali nell’ambito clericale savonese che ha dato il via a una stagione caldissima culminata con le condanne di don Massaferro e Nello Giraudo.

    L’uomo era appena tornato dal Marocco dove aveva trovato rifugio (in precedenza sembra che il prete avesse trovato copertura nella vicina Svizzera) e dove aveva deciso di vivere la sua latitanza. Il passaporto in scadenza lo ha portato a tornare nel Savonese dove negli anni duemila aveva violentato decine di giovani extracomunitari di cui doveva prendersi cura.

    Una scelta obbligata per sistemare la faccenda burocratica, ma Barbacini confidava di farla franca anche stavolta. La rete dei controlli alle frontiere però ha fatto riaccendere la luce d’allarme per le forze dell’ordine. Violenza sessuale aggravata e continuata sono le ragioni che nel 2004 avevano spinto il sostituto procuratore Giovanni Battista Ferro a chiedere sei anni di carcere per l’allora prete, titolare della casa d’accoglienza Migrantes della diocesi.

    E al termine del processo (avviato dal pm Danilo Ceccarelli e che per certi versi è passato anche per le mani di Chiara Venturi) con rito abbreviato Giorgio Barbacini è stato condannato atre anni e sei mesi, sentenza passata in giudicato in Cassazione nel 2006. E da quel giorno Giorgio Barbacini, sulla cui uscita dalla chiesa non si hanno certezze, ha fatto perdere le proprie tracce. Ma le immagini di quei poveri migranti costretti a subire le morbose attenzioni del prete all’ombra delle imbarcazioni capovolte sulla spiaggia delle Fornaci, non si sono attenuate. Anzi.

    E a cancellarle non è servito neppure l’atteggiamento omertoso dell’allora vescovo Dante Lafranconi, come ha sottolineato lo stesso gip Fiorenza Giorgi nell’ordinanza di archiviazione per prescrizione nei confronti dell’alto prelato, ora in pensione dopo la missione a Cremona.

    Il caso di don Barbacini era tornato nelle aule di palazzo di giustizia fino al 2011, quando alla sbarra si è trovata Gabriella Maglio, stretta collaboratrice di Barbacini e prosciolta per intervenuta prescrizione dalla falsa testimonianza. La donna aveva tentato di coprire i terribili comportamenti del prete, anche conosciutissimo insegnante di religione nelle scuole cittadine, dichiarando che tra don Giorgio e le sue giovani vittime non sarebbe mai successo nulla.

    Con l’arresto di Barbacini e il suo trasferimento in carcere (a meno che il giudice di sorveglianza non lo scarceri per via dell’età) si chiude la pagina forse più brutta degli ultimi vent’anni in fatto di pedofilia nell’ambito della chiesa savonese.

    Giovanni Ciolina IL SECOLO XIX Savona

     

  • Atti sessuali con minorenni, l’ex sacerdote Barbacini in manette ad Albenga

    Atti sessuali con minorenni, l’ex sacerdote Barbacini in manette ad Albenga

    Albenga. Atti sessuali con minorenni. E’ questa l’accusa per la quale ieri, nella frazione Lusignano di Albenga, un ex sacerdote di 79 anni, Giorgio Barbacini, è stato arrestato dai carabinieri. L’uomo doveva infatti scontare una condanna a tre anni e mezzo di reclusione, passata in giudicato nel 2010 (dopo che il procedimento era arrivato in Cassazione), ma da cinque anni era all’estero e, di fatto, irreperibile.

    Non appena Barbacini è tornato nella sua casa di Albenga quindi i militari lo hanno immediatamente arrestato per fargli scontare la condanna. I fatti per i quali l’uomo è stato condannato risalgono alla primavera del 2000 ed erano avvenuti a Savona.

    Secondo l’accusa, l’allora Don Giorgio aveva compiuto atti sessuali nei confronti di un minorenne extracomunitario. In quel periodo l’ex sacerdote era infatti responsabile della comunità “Migrantes” di Savona, istituita dalla Curia per tutelare i giovani extracomunitari con problemi di ambientamento.

    http://www.ivg.it/2015/06/atti-sessuali-con-minorenni-ex-sacerdote-in-manette-ad-albenga-deve-scontare-condanna-a-3-anni-e-mezzo/

  • Arrestato don Giorgio Barbacini, latitante dal 2010. Ora dovrà scontare una condanna a tre anni e mezzo.

    Arrestato don Giorgio Barbacini, latitante dal 2010. Ora dovrà scontare una condanna a tre anni e mezzo.

    La giustizia italiana non si era dimenticata di lui, ed è così che quando ieri don Giorgio Barbacini è rientrato nella sua casa di Lusignano (Albenga) i militari lo hanno tratto in arresto.

    Quella di Barbacini è una storia analoga, anzi identica a quella di don Nello Giraudo, tanto da meritarsi il titolo di “compagni di merende”. In entrambe i casi infatti ci sono inquietanti analogie, per esempio entrambi  gestivano una comunità per minori in difficoltà e a entrambi, fu il vescovo Dante Lafranconi che pur sapendo delle loro tendenze pedofile, lasciò che i due sacerdoti aprissero delle comunità per minori. L’unica cosa che cambia, si fa per dire, sono le vittime, italiane quelle di Giraudo e extracomunitari quelle di Barbacini.

    Don Barbacini fu arrestato in flagranza di reato nel 2004, mentre sodomizzava un ragazzino sulla spiaggia di Varazze. Condannato in primo grado nel 2006 a tre anni e sei mesi fa perdere le sue tracce nascondendosi in Svizzera. Rientrerà ad Albenga per un breve periodo nel settembre del 2009, pochi mesi prima della sua condanna definitiva in cassazione, nel 2010, quando di lui si perderanno nuovamente le tracce, almeno fino ad oggi.

    Poche le vittime che hanno potuto ricevere giustizia in quanto erano tutti extracomunitari affidati alle sue cure dai servizi sociali, di molti di loro si è persa ogni traccia da anni.

    Ci complimentiamo con la magistratura savonese sempre molto attenta e sensibile a questi reati e con le forze dell’ordine che hanno condotto l’arresto.

    L’Ufficio di Presidenza

  • Don “Lu” lavora alla Casa della Carità e passeggia in centro

    Don “Lu” lavora alla Casa della Carità e passeggia in centro

    Imperia. Dalla casa della carità di via Berio, lungo la strada che porta alle Cascine e a Villa Grock, la casa museo di Imperia si domina Oneglia.

    E’ lì che dal 5 maggio scorso, lavora e vive don Luciano Massaferro, l’ex parroco di Alassio condannato a 7 anni e 8 mesi di reclusione per aver molestato una chierichetta. Serve pranzo e cena ai poveri, italiani e stranieri che non trovano lavoro, non riescono più a pagare affitti  o sono rimasti senza casa.  “Cordiale e preciso”, si limita a dire un collaboratore della struttura della Diocesi di Albenga e Imperia diretta da Augusto Armelio.

    Dalle 21 alle 6 del mattino non può lasciare la Casa della Carità. E’ quanto prevede l’affidamento in prova deciso dai giudici del tribunale di sorveglianza di Genova che hanno accolto l’istanza-proposta del suo avvocato, l’albenganese Alessandro Chirivì. Don Luciano di anni ne ha già scontati 5 più 2 mesi. Il suo legale gli ha anche fatto ottenere uno sconto della pena di 1 anno e 8 mesi. Alla fine resterà in carcere 6 anni e 2 mesi. “A febbraio sarà un uomo libero”, dice l’avvocato.

    E al di là delle cause giudiziarie ed eventualmente il processo canonico che potrebbe essere istruito Don Luciano Massaferro attende anche un’eventuale decisione della Corte per i diritti dell’uomo. “E’ così ci siamo rivolti a Strasburgo – conferma l’avvocato – Siamo ancora in attesa di un pronunciamento”. Don Luciano, che a Pasqua aveva scritto anche la sua ultima lettera dal carcere di La Spezia ai parrocchiani, sostiene di essere vittima di un’ingiustizia.

    Nel frattempo è in affidamento ai servizi sociali in prova e di giorno lo si incontra anche a Oneglia. “L’ho visto proprio qualche giorno fa – dice il parroco Mario Ruffino – passeggiava in via San Giovanni ed ho saputo che lavora per la Casa della Carità, struttura importante per la nostra Diocesi”.

    http://www.ivg.it/2015/05/don-lu-lavora-alla-casa-della-carita-e-passeggia-in-centro/

  • La “tolleranza zero” di Papa Francesco. Una realtà o solo una farsa mediatica?

    La “tolleranza zero” di Papa Francesco. Una realtà o solo una farsa mediatica?

    Di pochi giorni fa la classifica sulla libertà di stampa in Italia, secondo Il Fatto Quotidiano siamo al 73° posto alla pari di Moldavia e Nicaragua.

    La Rete L’ABUSO si occupa sul territorio nazionale di pedofilia clericale ed è proprio su questo che vorremmo fare una valutazione per capire davvero se quanto viene detto dalla stampa è vero e se si fino a che punto.

    DICONO I GIORNALI

    Secondo i giornali Papa Francesco è stato rivoluzionario nella lotta alla pedofilia, tra i casi più clamorosi quello di Jozef Wesolowski, il nunzio apostolico polacco che papa Francesco ha fatto “arrestare” in Vaticano e ridotto allo stato laicale, o il caso di don Mauro Inzoli “don mercedes”anche lui condannato dal Vaticano e “esiliato” ad una vita di ritiro e di preghiera, poi ci sono i casi come quello del parroco di Napoli don Silverio Mura per il quale papa Francesco ha chiesto un supplemento di indagine, il caso di don Marino Genova, il parroco di Portocannone (CB) momentaneamente sospeso a divinis.

    Stando quindi a ciò che i giornali ci raccontano, sembrerebbe che non solo i provvedimenti del pontefice siano efficaci, ma anche che la commissione antipedofilia creata da lui sia davvero efficiente. Ma noi abbiamo voluto fare gli avvocati del diavolo e così siamo andati a vedere un po’ più a fondo sia la materia del codice canonico, sia lo stato effettivo di questi casi.

    IL CODICE CANONICO

    Per quello che riguarda i provvedimenti canonici in effetti troviamo si una vasta applicazione ma non possiamo non notare anche una infinità di limiti.

    Va detto intanto che la massima pena che un provvedimento canonico può infliggere ad un prete pedofilo è la riduzione allo stato laicale, ovvero non essere più un prete. Notiamo anche una serie infinita di carenze nel codice canonico, rispetto alla legge civile. Per esempio, la mancanza di un risarcimento per la vittima, l’assenza dell’obbligo di denuncia all’autorità civile del pedofilo, nessun arresto o provvedimento che obblighi il pedofilo ad una terapia di recupero, al massimo l’obbligo di seguire una “terapia” basata su  esercizi spirituali, cosa che di fronte ad una grave devianza come la pedofilia, lascia davvero il tempo che trova.

    I FATTI NEL CONCRETO

    Proviamo quindi a vedere nei fatti cosa è accaduto nei casi che abbiamo citato prima.

    Monsignor Jozef Wesolowski, arrestato in Vaticano il 23 settembre 2014 per ordine di papa Francesco, il 28 novembre era già libero di girare indisturbato. Il suo arresto, di fatto è stato una fortuna per Wesolowski perché non solo lo ha sottratto alla giustizia dei paesi dove aveva commesso i crimini e “costretto” ad un lussuosissimo soggiorno nelle stanze Vaticane, ma gli ha anche garantito l’immunità, infatti, alla richiesta di estradizione da parte dei paesi dove Wesolowski aveva commesso i crimini, il Vaticano risponde con un secco no. Nella sostanza quindi, il nunzio Wesolowski per ora ha subito solamente la riduzione allo stato laicale, alla quale però ha chiesto di fare ricorso e tuttavia non credo importi molto se Wesolowski è prete o no, le accuse contro l’alto prelato non erano di dire male la messa, ma di violenza sessuale sui minori, quindi per quello che ci riguarda può tranquillamente continuare a dire messa.

    Don Mauro Inzoli, accusato di vari reati tra cui la violenza sessuale su minori (canone 1720), ridotto allo stato laicale dal Vaticano, condannato ad una vita di ritiro e preghiera. Ma anche per don Inzoli, il ritiro e la preghiera durano poco più di un batter d’occhio infatti, il 20 gennaio 2015 viene sorpreso al convegno sulla famiglia e sarà proprio in quella occasione che smentirà quanto dichiarato dalla chiesa, “sono libero di andare dove voglio”. Ma il caso di don Mauro Inzoli smentirà poco tempo dopo anche le dichiarazioni del Vaticano il quale aveva assicurato piena collaborazione con la giustizia civile. E’ infatti a seguito di due esposti fatti alla procura di Crema, uno dalla Rete L’ABUSO e  l’altro dall’Onorevole Franco Bordo, che il procuratore, Roberto di Martino, il 18 ottobre 2014 chiede attraverso una rogatoria al Vaticano l’acquisizione della documentazione che ha portato alla condanna canonica il potente prelato. Come da consolidata consuetudine però, al di la delle rassicuranti dichiarazioni del Vaticano, il 3 marzo 2015 il Vaticano nega i documenti alla procura di Crema garantendo così l’impunità a don Mauro Inzoli che resta tutt’ora libero.

    Don Silverio Mura, il cui caso è stato portato all’attenzione dell’opinione pubblica dalla Rete L’ABUSO nel luglio 2013 e recentemente anche dalla trasmissione Chi l’ha visto, è l’unico caso in Italia, almeno al momento, nel quale il Vaticano risponde alla vittima, un uomo di Napoli ormai 40enne. L’uomo che chiamiamo con un nome di fantasia Diego, si era prima rivolto alla diocesi, la quale aveva nascosto altrove il prete. Diego aveva successivamente sporto denuncia all’autorità civile, la quale però non era intervenuta in quanto il reato era prescritto. Diego allora, si rivolge alla Rete L’ABUSO la quale, grazie anche all’aiuto sul posto dell’avvocato Sergio Cavaliere, che collabora con la Onlus, nel giro di qualche giorno riescono a rintracciare il sacerdote. Era stato spostato dalla diocesi pochi chilometri distante da dove aveva abusato di Diego, la cosa paradossale è che continuava a lavorare con i bambini nelle scuole, insegnava religione, proprio come quando aveva adescato Diego. Poche settimane dopo però, don Silverio Mura viene nuovamente spostato e sparisce definitivamente. Diego allora scrive a papa Francesco, il quale risponde.  Oggi sappiamo che è in corso un’indagine canonica nei confronti di don Silverio Mura, un processo che se ci sarà è bene ricordare potrà avere come massima pena la riduzione allo stato laicale del sacerdote. Nei fatti don Silverio Mura se sarà ridotto allo stato laicale, resterà comunque libero, la vittima che negli anni ha dovuto sostenere costose sedute terapeutiche per superare i traumi successivi agli abusi subiti, non sarà in alcun modo risarcita dalla chiesa per il danno subito da quel prete che la stessa diocesi, malgrado le segnalazioni, ha sempre reiteratamente nascosto.

    Don Marino Genova, è un caso di cui ci stiamo occupando, anche questo seguito sotto l’aspetto legale dall’avvocato Sergio Cavaliere. La storia si svolge sempre al sud, questa volta a Portocannone, un piccolo paesino della diocesi di Termoli. La vittima, Giada Vitale, abusata dai 13 ai 16 anni, anche lei si è rivolta al papa, è riuscita a consegnare proprio nelle sue mani una lettera. Ma a lei papa Francesco non ha mai risposto. Nel caso di Giada probabilmente ci sarà un risarcimento grazie al fatto che Giada oggi ha 19 anni, quindi non è prescritta e del suo caso quindi se ne occuperà la magistratura. La chiesa per il momento si è limitata a sospendere a divinis il sacerdote, che quindi per il momento è solo sospeso dal servizio, ma resta prete e senza alcuna restrizione, può muoversi tranquillamente. Si attende a breve la pronuncia della magistratura sul caso di don Marino Genova che sta seguendo per Rete L’ABUSO l’avvocato Sergio Cavaliere.

    Alcuni altri casi nei quali al di là della condanna, cioè al fatto che la magistratura abbia accertato i reati, non sono stati presi provvedimenti dalla chiesa ai tempi della così detta “linea dura di Papa Francesco”, ne citiamo solo alcuni, i più noti.

    Don Pietro Tosi, a denunciare il fatto, suo figlio Erik concepito durante lo stupro del prete nei confronti di una ragazzina di 13 anni, la mamma di Erik. Pietro Tosi non ha mai voluto riconoscere quel figlio malgrado l’esame del DNA non lasciasse dubbi sulla paternità. La famiglia di Erik aveva chiesto a Papa Francesco che quel prete (reo confesso) fosse ridotto allo stato laicale. Grazie alla segnalazione della Rete L’ABUSO si interessarono al caso anche Le Iene ma non bastò. Tosi morirà da prete nel 2014 lasciando l’amaro in bocca alla famiglia di Erik Zattoni.

    Don Renato Giaccardi, ex parroco di Mondovì, che ha patteggiato l’accusa per prostituzione minorile, trasferito a Loano (SV), diocesi di Albenga. Il caso emerge nel giugno del 2014 e si scopre che il prete è lì già da circa 3 anni. Malgrado le lamentele dei cittadini la diocesi minimizza e difende il prete. Nessun provvedimento da parte del Vaticano.

    Don Riccardo Seppia, da maggio sarà libero: e tornerà a fare il prete. Tornerà libero per la legge, ma dovrà recitare le lodi e coltivare l’orto, ospite di una «comunità di recupero e sostegno» per sacerdoti a Verbania. È il futuro di don Riccardo Seppia, ex parroco della chiesa dello Spirito Santo a Genova Sestri Ponente, condannato per abusi sessuali e droga con ragazzini. Il caso era deflagrato nel maggio 2011 e però nei giorni scorsi, nel silenzio generale, si è materializzato il passaggio giudiziario che in pochi prevedevano. La Cassazione, che a fine 2014 aveva in parte annullato la condanna a otto anni e mezzo inflitta sia in primo che secondo grado, ha depositato le motivazioni della sua decisione. Spiegando che la pena va ricalcolata tenuto conto di alcune variabili decisive.

    Monsignor Dante Lafranconi, salvato nel 2012 dalla prescrizione. Il giudice Fiorenza Giorgi del Tribunale di Savona lo definì «Assolutamente omissivo», si legge nell’ordinanza, è da considerarsi prescritto, ma ciò non implica af­fatto [‘innocenza del vescovo di Cremona. Anzi, dal dispositivo emergono chiaramente due fatti: Lafranconi non poteva non sapere e ha protetto l’istituzione a scapito della tutela delle vittime. Malgrado il clamore della vicenda rimasta per mesi agli onori della cronaca, il Vaticano non ha mai preso alcun provvedimento nei confronti del vescovo Dante Lafranconi, malgrado le decine di vittime abbiano più volte scritto, anche a papa Francesco, chiedendo giustizia. Il sacerdote in questione è don Nello Giraudo nei confronti del quale la chiesa non prenderà mai provvedimenti, sarà il sacerdote a seguito dello scandalo a chiedere nel 2009 la dispensa allo stato clericale. Patteggerà nel 2012 l’accusa di violenza su una sola di quelle vittime, per le altre, a causa delle negligenze del vescovo Dante Lafranconi, era intervenuta la prescrizione.

    La lista dei casi è ancora lunga, poco rassicurante l’atteggiamento della chiesa che nella maggioranza dei casi si è limitata a sospendere il sacerdote per poi trasferirlo poco dopo in una nuova parrocchia, lontano da dove erano stati commessi i crimini. La Rete L’ABUSO ha stilato un elenco di preti condannati in Italia in via definitiva dal 2000 a oggi. Quasi 150 solo in Italia in soli 15 anni, sembrano tanti ma in realtà sono solo una minima parte perché restano esclusi da quella lista tutti coloro nei confronti dei quali, causa l’intervento della prescrizione, l’autorità giudiziaria non ha mai indagato, tutti quelli ancora sottoposti ad indagine o in fase di giudizio e quelli trasferiti altrove e di cui si sono fatte perdere le tracce.

    In nessuno dei casi emersi, non solo nel nostro paese, la chiesa non ha denunciato spontaneamente un solo caso all’autorità giudiziaria. Nessuna vittima, anche ai tempi di Papa Francesco è mai stata risarcita volontariamente dalla chiesa, tranne in quei casi dove il risarcimento è stato imposto dal tribunale.

    Alla luce di quella che è la realtà è difficile dire che oggi, i provvedimenti di papa Francesco siano efficaci, si può dire solo che la chiesa ha cambiato le modalità per tutelare la propria istituzione ma non le vittime le quali vengono ancora viste dalla stessa chiesa come un problema da risolvere e non come persone da aiutare a seguito del danno subito. Difficilmente vedremo un successo nei provvedimenti di papa Francesco perché malgrado le buone intenzioni, in Italia i primi a non denunciare, neppure alla chiesa sono i vescovi, i quali continuano ad omettere le denunce.

    L’unica via per risolvere seriamente il problema sarebbe che il papa obbligasse i vescovi a denunciare questi reati direttamente all’autorità giudiziaria, ma forse questa è una via troppo semplice ed efficace, forse la chiesa non è molto motivata nel voler risolvere il problema. La stessa linea dura annunciata da papa Francesco e tanto esaltata dalla stampa, basta rifletterci è totalmente insufficiente, per non dire una farsa. Il solo fatto che la massima condanna prevista dal codice canonico sia la sola riduzione dallo stato clericale del pedofilo e non la reclusione come prevede la legge civile, è indicativo della debolezza dei provvedimenti presi dalla chiesa. A tutto ciò si aggiunge il fatto che non è minimamente previsto un risarcimento per la vittima, la quale nella maggior parte dei casi non potrà mai accedere ad una terapia, spesso molto costosa, che gli permetta di superare questo trauma indelebile.

    Io ci andrei davvero molto cauto prima di esaltare i grandi cambiamenti della chiesa in materia di pedofilia, a quanto pare dovuti solo al fatto che una certa stampa sta adottando una linea poco etica e parecchio disinformante.

    Francesco Zanardi

    Portavoce della Rete L’ABUSO

  • Monsignor Oliveri convocato in Vaticano dal cardinal Ouellet

    Monsignor Oliveri convocato in Vaticano dal cardinal Ouellet

    Toccata e fuga a Roma per il vescovo ingauno, che giovedì incontrerà il prefetto della Congregazione per i Vescovi.

    Albenga. Viaggio in Vaticano andata e ritorno, una toccata e fuga per il vescovo Mario Oliveri. Quello in programma giovedì sarà un viaggio di lavoro già fissato in agenda da qualche giorno. Il numero uno della Diocesi di Albenga e Imperia incontrerà il cardinale Marc Ouellet, una figura importante per la Chiesa mondiale. E’ il prefetto della Congregazione per i Vescovi e Presidente della Pontificia Commissione per l’America Latina.

    Impossibile sapere dalle “segrete stanze” vaticane il motivo di quella convocazione, ma è lecito ipotizzare che cardinal Ouellet voglia dare le ultime indicazioni al vescovo di Albenga prima dell’arrivo  del coadiutore, il vescovo Guglielmo Borghetti previsto per il 25 marzo, giorno dell’Annunciazione e giorno del suo compleanno. Come non è da escludere che il vescovo di Albenga chieda di poter incontrare Papa Bergoglio.

    Borghetti, come noto, affiancherà ed aiuterà Oliveri durante il suo percorso supportandolo nei momenti e negli impegni quotidiani da assolvere. Alloggerà nel seminario mentre ad Oliveri rimarranno gli alloggi vescovili che già impegna.

    Nel frattempo è entrato in vigore anche il nuovo Collegio dei consultori, costituito da alcuni sacerdoti nominati liberamente dal vescovo Oliveri tra i membri del consiglio presbiterale, e per i prossimi cinque anni composto da don Ettore Barbieri, Mons. Giorgio Brancaleoni, don Gabriele M. Corini, don Alessandro Ferrua, don Tiziano Gubetta, Mons. Mario Ruffino e don Bruno Scarpino. Il collegio dei consultori è un gruppo più ristretto di sacerdoti scelti dal vescovo tra i membri del consiglio presbiterale, che il vescovo è tenuto a consultare negli eventi straordinari della vita diocesana e nel caso si debba procedere per morte o per trasferimento alla nomina dell’amministratore diocesano”.

    Al tempo stesso sono stati anche nominati i nuovi parroci in alcune chiese locali. Don Matteo Boschetti andrà parroco a Pontedassio oltre che essere amministratore parrocchiale di Villa Guardia a Villaviani; don Gabriel Tirla, a Pietrabruna; Don Giuseppe Scandurra, a Verzi; don Alberto Casella, a Oliveto; e, ancora, amministratori parrocchiali, don Arockiasamy Joseph, a Castelvecchio S. M. Maggiore; don Stefano Mautone, a Chiusavecchia e Borgoratto; don Enrico Giovannini, a Rezzo; don Benedetto Durante, a Aquila d’arroscia e don Pierdamiani Esposito a Gevenola.

    In diocesi è attivo anche il nuovo Consiglio presbiterale diocesano, ovvero un gruppo di sacerdoti che consigliano il pastore diocesano nei casi di maggiore importanza che richiedano un confronto. Durerà cinque anni e vede al suo interno anche membri di diritto come Mons. Giorgio Brancaleoni, don Giancarlo Cuneo, Mons. Giovanni Battista Gandolfo, e Mons. Mario Ruffino, Vicario Episcopale per la Pastorale Scolastica. I membri, invece, nominati dal Vescovo sono don Stefano Caprile, don Alessandro Ferrua, don Danilo Galliani e don Tiziano Gubetta. Infine, i membri eletti sono don Ettore Barbieri, don Edmondo Bianco, don Gabriele M. Corini, don Lucio Fabbris, don Luciano Pizzo, don Ivo Raimondo e don Bruno Scarpino. A rappresentare i religiosi è padre Giuliano Gherardi Ocd.

    http://www.ivg.it/2015/03/monsignor-oliveri-convocato-vaticano-dal-cardinal-quellet/

  • Albenga, l’ultima crociata: il vescovo Oliveri manda un prete pedofilo a dire messa

    Albenga, l’ultima crociata: il vescovo Oliveri manda un prete pedofilo a dire messa

     Albenga – D’accordo, scisma è troppo. Però le foto delvescovo Mario Oliveri assiso in trono, oppure mentre celebra la messa circondato da tricorni, paramenti sfolgoranti d’oro e scarpe con la fibbia d’argento – che costano un patrimonio e vengono ordinate a un noto calzolaio romano – hanno fatto andare su tutte le furie il Papa.

    E la pantofola rossa sul profilo Facebook di don Simone Ghersi, ex cappellano di bordo della Costa Crociere sbarcato per comportamento troppo esuberante, al pari del prete ex modello di Prada Julio Abalsamo? Un atto di devozione nei confronti del Papa emerito, non richiesto e anzi molto ambiguo.

    Del resto don Simone continua a pregare per «il nostro papa Benedetto», durante le messe che celebra nella chiesetta delle Cappe Bianche di Loano, don Julio è sempre in prima fila nelle semicarbonare messe tridentine… Soprattutto hanno irritato il Santo padre ipizzi preziosissimi dei seminaristi, stretti al loro vescovo nella tradizionale foto d’inizio anno scolastico.

    Sarebbe questa la chiesa povera, si sarebbe inalberato Francesco con i collaboratori più intimi? Se è così lo facciamo chiudere, quel seminario! I quattordici seminaristi di Albenga, altro particolare non gradito al pontefice, risultano tutti studenti fuori sede. L’ennesima conferma della politica pastorale di Oliveri, bussate e vi sarà aperto, che nel corso dei ventiquattro anni di episcopato ha visto affollare le parrocchie ponentine di sacerdoti espulsi dalle altre diocesi: gay dichiarati, molestatori di uomini e donne, esibizionisti, preti a gettone (ce n’è uno che fa il barista durante la settimana e celebra la messa nel week-end), truffatori… Peccatori conclamati, per di più irriconoscenti.

    Il primo a scaricare Oliveri, dopo le anticipazioni del Secolo XIX sull’imminentecommissariamento della diocesi, è stato il direttore della Caritas don Filippo Bardini,ordinato prete dal medesimo vescovo, quattro anni fa, malgrado fosse stato allontanato senza troppi riguardi dal seminario di Savona. Una vicenda emblematica. Nella relazione firmata nel 2005 dal rettore don Claudio Doglio, corroborata da un’analoga analisi dell’abate di Finalpia don Romano Cecolin, si tratteggia una figura di sacerdote estremamente inquietante: il curriculum scolastico di don Bardini «è gravemente lacunoso, assolutamente fuori dalle norme richieste dall’autorità ecclesiastica per ricevere gli ordini sacri», e uno.

    «La sua preparazione teologica in genere è ridotta al minimo dei luoghi comuni devozionali, con tendenze fondamentaliste», e due. «La dottoressa… mi ha detto fra l’altro che il suo quoziente di intelligenza è molto basso: unito all’ignoranza e al fanatismo può produrre una miscela esplosiva», e tre. Oliveri si è sempre identificato con il buon pastore, la sua umanità è riconosciuta da tutti, ma era il caso di ordinare sacerdote un uomo «fissato su alcune questioni come l’omosessualità e il demoniaco»?

    E lasciare che diventasse direttore della Caritas un soggetto che ha manifestato «seri problemi nel campo dell’aggressività e della sessualità, con diversi casi concreti che hanno lasciato intuire un lato oscuro potenzialmente rischioso»? Oggi Bardini nega tutto, «sono calunnie di una persona che ho danneggiato». Però nega anche don Renato Giaccardi, che ha patteggiato quattro mesi per induzione e sfruttamento della prostituzione minorile: irretiva adolescenti e li compensava con dieci euro in più se fornivano il telefono di un coetaneo. «Erano loro a cercare me!», si è sempre difeso lui. Oliveri lo ha mandato a Loano, a celebrare messa nell’istituto delle suore della Visitazione.

    Bardini: «In mezzo alle bambine, capite? Io l’ho detto al vescovo, è una follia. Per questo lo contesto, non è scarsa riconoscenza»! Va da sé che la miscela di accuse, rancori e denunce reciproche rischia di provocare un incendio pericolosissimo. Oliveri e il suo vicario, Giorgio Brancaleoni, per ora hanno deciso di allontanare dal seminario Marco Lunardi, uno dei tradizionalisti più esuberanti.

    Ma dallo stesso istituto filtrano voci di liti furenti fra il vicario, che è anche il rettore, e un ex fiorista che ha di recente scoperto la propria vocazione. Nervosismo. Eccessi. La curiosa composizione del clero e l’attaccamento eccessivo alla liturgia tradizionale – quasi tutti gli altari della diocesi sono stati girati, in omaggio al motu proprio concesso da Ratzinger – sono in queste ore all’attenzione di Francesco.

    http://www.ilsecoloxix.it/p/savona/2014/10/31/ARyvSjQC-pedofilo_vescovo_crociata.shtml

  • Scandali sessuali, casi di pedofilia, preti playboy e parroci nudi sul web: il Papa commissaria la diocesi di Albenga inviando nella piccola curia ligure un “amministratore apostolico” per vigilare su monsignor Oliveri

    Scandali sessuali, casi di pedofilia, preti playboy e parroci nudi sul web: il Papa commissaria la diocesi di Albenga inviando nella piccola curia ligure un “amministratore apostolico” per vigilare su monsignor Oliveri

    la Repubblica, giovedì 23 ottobre 2014
    «Liberaci dal male», mormora monsignor Mario Oliveri dall’altare della cattedrale di San Michele Arcangelo. E sulla fronte gli s’allunga una ruga profonda: dolore, inquietudine. Amen, signor vescovo: ma è proprio vero che con tutti questi preti peccatori, Papa Francesco ha deciso di “commissariare” la sua diocesi? «Non voglio parlarne. Non è il momento», taglia corto.
    Dopo un quarto di secolo da indisturbato padrone di casa, Oliveri tra pochi giorni dovrà condividere il palazzo vescovile di Albenga con un altro prelato. Un “amministratore apostolico” scelto da Bergoglio per aiutarlo a reggere il peso dei troppi scandali delle sue parrocchie: sacerdoti condannati o indagati per pedofilia, altri che in processione corteggiano le fedeli più carine, parroci che posano nudi su Facebook o per siti gay, che svuotano le cassette delle elemosine e se la danno a gambe, che palpeggiano turiste adolescenti sul lungomare. Per non parlare di quelli che sfoggiano tatuaggi, fanno i barman nei locali notturni, organizzano giri di prostituzione.
    No, non è una barzelletta. È un rosario di nefandezze che fa due volte impressione, anche perché la diocesi di Albenga-Imperia è piuttosto modesta. Negli ultimi anni le procure hanno aperto decine di indagini e davvero ci deve essere qualcosa di orribile, se anche il nunzio apostolico Adriano Bernardini è tornato in Vaticano scuotendo la testa, dopo aver indagato per alcuni giorni.
    Dicono che l’«inquisitore» Bernardini sia stato mandato da Papa Francesco all’inizio dell’autunno proprio quando il vescovo ha avuto un malore celebrando la messa -, ma è possibile che le cose siano ancora più delicate. Perché il nunzio apostolico di solito si muove quando un tribunale comunica alla Santa Sede l’intenzione di aprire un fascicolo su di un vescovo. Monsignor Oliveri indagato? La procura di Savona, che è capoluogo della provincia, smentisce. Però non esclude che possa essere stata presentata una denuncia nei suoi confronti altrove. Brutta storia.
    «Bugie. Cattiverie della gente. Il vescovo nessuno lo manderà via. Se ne andrà lui da solo, vedrete. Gli manca poco alla pensione», spiega un parrocchiano. Settantuno anni, Oliveri da giovane sacerdote aveva intrapreso una carriera “diplomatica” tra Parigi e Londra. Ma qualcosa è andato storto, perché nel ’90 lo hanno nominato vescovo ad Albenga e da lì non si è più mosso. Era stato compagno di studi di Bernardini, che pare non sia in buonissime relazioni con Bergoglio (si erano incrociati a Buenos Aires nel 2003: sparlano che il nunzio giocasse a tennis con l’ex presidente Menem, poi condannato per traffico d’armi). Però la relazione di Bernardini al termine della visita non deve essere stata lusinghiera, se adesso arriva un “ausiliario” che presto sarà nominato vicario generale. Cosa ha scoperto? Intanto, gli è bastato leggere sui giornali i resoconti di indagini e processi. Don Luciano Massaferro, parroco di Alassio, condannato a 7 anni e 8 mesi per abusi sessuali nei confronti di una chierichetta, difeso strenuamente dal vescovo durante l’indagine. Silvano De Matteis, parroco a Diano San Pietro, accusato da un capitano di porto di averne corteggiato la moglie durante una processione. Don Cesare Donati, parroco di Bastia d’Albenga, che prima viene destituito con l’accusa di avere una compagna – il suo posto è preso da un prete che si è fatto fotografare nudo su di un sito gay -, poi dice che officerà nelle frazioni ma finisce a fare il barman. Padre Alfonso Maria Parente, già protagonista al festival di Sanremo, che fugge con la cassa della parrocchia di Pairolo. E fa spazio a don Juan Pablo Esquivel, che vive con un amico e raccontano appassionato di culturismo, già ricoverato per mononucleosi («Chi lo avrà baciato?», era il tormentone dei fedeli), famoso per le sue invettive contro le “arpie insoddisfatte”. Un link che rimanda a don Juan è presente anche sulla pagina facebook del vescovo Oliveri. E su Facebook c’è finito puree don Gabriel Viorel Irla, parroco di Poggi di Imperia: nudo, naturalmente. Alcune delle tante storie di cui Bernardini ha preso nota. Ma il resto?
    Fervente tradizionalista liturgico, monsignor Mario Oliveri nel 2008 ha celebrato in cattedrale una messa in latino, tre ore e mezza di cerimonia. Nei suoi post sui social network evoca spesso e volentieri il Pontefice “Benedictus XVI”. Cui era molto legato anche il cardinale Domenico Calcagno, che Bergoglio ha allontanato di recente dallo Ior. Calcagno è stato accusato di aver coperto diversi casi di pedofilia nella Curia di Savona. Dove era stato per 5 anni vescovo, prendendo il posto nel 2003 di quel monsignor Dante Lanfranconi a sua volta indagato due anni fa dalla procura savonese per aver coperto casi di pedofilia e abusi sessuali nella diocesi. Che confina con quella di Albenga. Oliveri e Lanfranconi si erano insediati insieme, un quarto di secolo fa. Luisa Bonello, medico savonese, a febbraio aveva consegnato a Papa Francesco un dettagliato rapporto sulle violenze commesse dai sacerdoti della zona, denunciando la “connivenza” dei vertici. «Liberaci dal male», gli aveva chiesto. Si è uccisa il mese scorso. La magistratura ha aperto un’inchiesta per “istigazione al suicidio”.

    Massimo Calandri
    Vedi anche Lo scandalo dei preti pedofili
  • Loano, prete condannato per abusi su minori: la Curia difende don Giaccardi, “tanto clamore per nulla”

    Loano, prete condannato per abusi su minori: la Curia difende don Giaccardi, “tanto clamore per nulla”

     Loano (SV). La Curia vescovile di Albenga difende don Renato Giaccardi, il parroco condannato per prostituzione minorile e finito al centro delle polemiche da parte di alcuni parrocchiani loanesi per la sua presenza nella chiesa della Madonna di Loretta, la chiesetta al porto soggetta a dei lavori di restyling, dove il prete risiede da ormai tre anni. “Troppo clamore per nulla…” taglio corto la Diocesi, che aveva deciso il trasferimento del parroco che era stato arrestato durante il suo sacerdozio a Mondovì nel luglio del 2005.

    In realtà i vicini della chiesa loanese e qualche parrocchiano sapeva bene, e da tempo, della presenza di don Giaccardi, ma per altri la notizia è stata scoperta solo da poco, scatenando le proteste di alcune mamme, genitori e frequentatori della chiesa che hanno chiesto il trasferimento del prete.

    “Il fatto, singolo e circoscritto, ammesso subito da don Giaccardi, riprovevole e doloroso in se stesso, ancor più perché coinvolse un sacerdote, non giustifica però l’odierno clamore mediatico, diversi anni dopo la fine della vicenda. Nulla, inoltre, fu accertato allora dall’Autorità giudiziaria che giustifichi oggi allarme o preoccupazione” dice la Curia.

    “Don Giaccardi in quel luogo dimora, nei locali annessi al Santuario; non è pervenuta all’Autorità diocesana lamentela alcuna sulla sua condotta personale, né sulla sua presenza presso il santuario” aggiunge la Curia, che parla di uno “scandalo montato senza ragione alcuna”. Smentita da parte della Diocesi anche su una richiesta formale di trasferimento del parroco.

    http://www.ivg.it/2014/06/loano-prete-condannato-per-abusi-su-minori-la-curia-difende-don-giaccardi-tanto-clamore-per-nulla/

  • Loano (SV), Prete condannato per prostituzione minorile, ma i parrocchiani non lo vogliono: è rivolta

    Loano (SV), Prete condannato per prostituzione minorile, ma i parrocchiani non lo vogliono: è rivolta

     Loano. E’ un vero e proprio caso quello scoppiato a Loano nella Chiesa della Madonna di Loreto (detta della Madonnetta), situata nelle vicinanze del porto, con i fedeli e le stesse famiglie della zona in rivolta per la presenza nel piccolo Santuario loanese del prete Renato Giaccardi, parroco della diocesi di Albenga-Imperia e condannato a quattro mesi di reclusione per il reato di induzione alla prostituzione minorile. Giaccardi è stato condannato in via definitiva quando all’epoca dei fatti era parroco di Mondovì, nel 2005.

    E’ chiaro che la presenza del prete ha destato allarme e preoccupazione tra i frequentatori della chiesa: molti i fedeli che non vanno più a messa o che rifiutano di dare le consueti offerte alla causa parrocchiale ed è già stata fatta richiesta al vescovo di rimuovere Giaccardi dalla chiesa loanese per trasferirlo altrove: il prete non può più condurre la messa ed era stato trasferito dalla Curia nella chiesetta loanese.

    Nonostante alcune rassicurazioni l’apprensione resta, considerato che la chiesa è in una zona centrale, nei pressi della passeggiata sul porto, molto frequentata da donne e bambini. Insomma, un caso che non sarà di facile soluzione per la Diocesi che dovrà coniugare le esigenze dei parrocchiani loanesi con quelle di un parroco in “cura” e “redenzione” dopo una così grave condanna.

    L’arresto di don Renato Giaccardi nel luglio del 2005, con l’accusa di induzione, favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione minorile. Il sacerdote, addetto alle congregazioni religiose femminili della diocesi di Imperia-Albenga, adescava giovani tra i 15 e i 18 anni per prestazioni omosessuali tramite la creazione di una apposita associazione. In seguito il lungo iter processuale con la condanna definitiva del prete.

    http://www.ivg.it/2014/06/loano-prete-condannato-per-prostituzione-minorile-e-rivolta-dei-parrocchiani/