Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: Alberto Bastoni

  • Video porno con minorenni sul suo computer, il vice parroco della cattedrale di Ascoli, Alberto Bastoni, finisce sotto processo

    Video porno con minorenni sul suo computer, il vice parroco della cattedrale di Ascoli, Alberto Bastoni, finisce sotto processo

    ASCOLI – Padre Alberto Bastoni, l’ex vice parroco della cattedrale, è stato rinviato a giudizio e accusato di detenere sul suo computer materiale pedopornografico.

    Lo ha deciso il giudice del tribunale di Ancona che ha aggiornato il processo al 10 novembre. Il sacerdote è finito al centro dell’inchiesta condotta dalla Procura del capoluogo dorico, iniziata tre anni fa, sulla detenzione e presunti scambi di materiale pedornografico scaricati dai siti internet.

    Era il giugno del 2020 quando una mattina i carabinieri si presentarono nella sua abitazione per effettuare una perquisizione. L’operazione portata avanti dai militari dell’Arma comportò il sequestro dei pc e degli hard disk sul quale sarebbero stati trovati materiale pedornografico che sarebbe stato scaricato dal web.

    https://www.corriereadriatico.it/ascoli_piceno/ascoli_video_porno_con_minorenni_sul_computer_sacerdone_padre_alberto_bastoni_processo_ultime_notizie-7421771.html

     

  • Festini a base di sesso e droga: prete indagato anche per possesso di materiale pedopornografico

    Festini a base di sesso e droga: prete indagato anche per possesso di materiale pedopornografico

    Don Alberto Bastoni, riminese, ex vice parroco della cattedreale di Ascoli Piceno, si è recato ieri in udienza per venire ascoltato nel processo che vede imputati un uomo e una donna con l’accusa di avergli spacciato cocaina. La vicenda risale al  giugno del 2020, quando i Carabinieri del capoluogo ascolano, a seguito di una perquisizione in Curia, avevano trovato Don Alberto in possesso di poco più di tre grammi di sostanza stupefacente.

    Il religioso era stato accolto nella provincia meridionale delle Marche dopo essere stato coinvolto in un altro scandalo nel 2012, quando era parroco di Collevalenza, frazione di Todi in provincia di Perugia, dove venne trovato in possesso di cocaina in macchina e in seguito indicato da un testimone come frequentatore di festini a base di sesso e droga.

    All’ udienza di ieri, nel ripercorrere i fatti del 2020 ha raccontato di essersi recato dalla imputata, una donna brasiliana di 44 anni, per una prestazione sessuale e di aver poi assunto la cocaina che lei stessa gli avrebbe procurato. In precedenza ne avrebbe acquistata un altro quantitativo dal secondo imputato, originario della città.

    L’ex religioso, sospeso dalla diocesi di Ascoli Piceno nell’immediatezza dei fatti, era stato indagato anche dalla Procura di Ancona per detenzione e  scambio di materiale pedopornografico scaricato da internet.

    https://picchionews.it/cronaca/ascoli-don-alberto-bastoni-assuntore-di-cocaina-indagato-per-possesso-di-materiale-pedopornografico

  • Dopo lo scandalo in Umbria , Don Bastoni ci ricasca

    Dopo lo scandalo in Umbria , Don Bastoni ci ricasca

    Nella propria vita chi sceglie di fare il parroco sceglie anche di mettersi al servizio del buon Dio e quindi di iniziare una sorta di seconda vita.
    I sacerdoti quindi dovrebbero svolgere una vita all’insegna della misericordia e della povertà proprio come predicava Gesù a suo tempo , purtroppo oggi esiste una piccola percentuale che svolge questa missione non per vocazione ma per altri interessi , finendo inevitabilmente al centro di scandali davvero assai brutti.
    Per fortuna questa fetta di persone è davvero assai ristretta poichè la maggior parte vive una vita predicando la parola di Dio in maniera semplice e senza troppi sfarzi.

    La storia di Don Alberto Bastoni , parroco originario della città di Rimini ma legato e ormai pezzo importante della storia ecclesiastica della regione Umbria non è la prima volta che ha a che fare con la Magistratura , purtroppo sempre in maniera assai negativa , tanto da macchiarsi l’immagine in già troppe occasioni.
    Gia negli anni scorsi , precisamente nel 2012 fu indagato perchè ideatore di festini a luci rosse dove vi era un altro consumo di droghe in particolare la cocaina, dopo alcuni percorsi di riabilitazione finalmente la diocesi di  Ascoli Piceno aveva dato l’ok per il ritorno alla vita ecclesiastica.

    Da poco tempo era diventato vice parroco presso la chiesa del Carmine e sembrava che tutto andasse finalmente bene, tutti i vertici ecclesiastici contenti visto i suoi trascorsi poco felici.
    Pochi giorni fa i militari dell’Arma dei Carabinieri l’hanno fermato mentre era diretto a Città di Castello e qui hanno scoperto di nuovo alcuni abusi , subito è stato condotto in caserma.
    Il sacerdote è stato accusato di detenzione e attività di spaccio di sostanze stupefacenti , poi sul pc sono state ritrovate foto e video porno i cui protagonisti erano addirittura minorenni.
    Di nuovo un caos coinvolge la Chiesa , di nuovo un sacerdote non rispetta ciò per cui ha giurato solennemente davanti al volto di Gesù.

    https://www.umbriacity.it/dopo-lo-scandalo-don-bastoni-ritorna-in-umbria-2244/?fbclid=IwAR2brt3UiRyzRN0OPx7yuP96pXYK5IR_8iwMVr8HBqQxP9GqLoOIcn3cJKs

  • Nuovi guai per il prete riminese Don Alberto Bastoni, allontanato dalla diocesi

    Nuovi guai per il prete riminese Don Alberto Bastoni, allontanato dalla diocesi

    Nuovi problemi per il sacerdote riminese don Alberto Bastoni. Il parroco è stato infatti allontanato dal vescovo di Ascoli, dopo che delle indagini dei carabinieri si erano concentrate, tra gli altri, anche su di lui. Padre Alberto,  era stato accolto dalla curia di Ascoli dopo lo scandalo che lo aveva travolto nel 2012 per droga e sesso.

    Era infatti il 2012 quando venne trovato in possesso di alcune dosi di cocaina. Ma le accuse si allargarono, e si arrivò anche a parlare di festini. Don Alberto aveva trovato però la forza per rialzarsi, e dal 2016 era arrivato ad Ascoli dove il vescovo gli aveva dato una nuova possibilità.

    “Il sacerdote riminese – affermano dalla curia – che era stato accolto in prova nella circoscrizione vescovile di Ascoli Piceno, è stato allontanato dalla Diocesi. Apparentemente, infatti, sembrava che tutto procedesse nel migliore dei modi senonché, forse anche in conseguenza del lockdown, è caduto in una depressione maggiore unipolare che gli ha provocato un grave squilibrio mentale, umano e umorale che si è manifestato in comportamenti che hanno attirato una indagine da parte delle autorità competenti.

    Il Vescovo diocesano appena si è reso conto dello stato di salute e del totale cambiamento di personalità e avendo avuto notizia da lui stesso di un’indagine a suo carico, gli ha chiesto immediatamente di lasciare la Diocesi, riaffidandolo al Superiore generale della sua Congregazione religiosa per le cure necessarie. Con dispiacere, monsignor D’Ercole ne dà notizia auspicando che don Bastoni possa al più presto risolvere i suoi problemi di salute personali”. Don Alberto, oggi 60enne, si trova ora a Città di Castello.

    https://www.altarimini.it/News135445-nuovi-guai-per-il-prete-riminese-don-alberto-bastoni-allontanato-dalla-diocesi.php?fbclid=IwAR3mpV3aB8Oa4eDba3S4iEyDoa6phSybjWF0FpPbT9rKRl3GCJe5rbuLntU

  • Spaccio di cocaina e materiale pedopornografico: indagato don Alberto Bastoni

    Spaccio di cocaina e materiale pedopornografico: indagato don Alberto Bastoni

    Don Alberto Bastoni è indagato dalla Procura di Ascoli Piceno per l’ipotesi di reato di detenzione e cessione di piccoli quantitativi di cocaina e da quella di Ancona per detenzione e scambio di materiale pedopornografico. Il sacerdote è stato nel frattempo allontanato dalla diocesi di Ascoli Piceno.

    La curia di Ascoli Piceno – guidata dal vescovo Giovanni D’Ercole – ha allontanato il sacerdote don Alberto Bastoni, 56 anni: originario di Rimini, il prete era stato accolto nella provincia meridionale delle Marche dopo essere stato coinvolto in uno scandalo nel 2012, quando venne trovato in possesso di cocaina in macchina e in seguito indicato da un testimone come frequentatore di festini a base di sesso e droga. Ebbene, a otto anni di distanza il sacerdote è finito nuovamente nei guai ed è ora indagato dalla Procura di Ascoli Piceno per l’ipotesi di reato di detenzione e cessione di piccoli quantitativi di cocaina e da quella di Ancona per detenzione e scambio di materiale pedopornografico scaricato da internet. Attualmente il prete non è sottoposto a nessun provvedimento restrittivo.

    La diocesi di Ascoli: “I comportamenti di don Bastoni causati dal lockdown”

    Quello di don Bastoni è un curriculum ecclesiastico importante: tra i vari incarichi, ha ricoperto anche quello di rettore del Santuario dell’Amore misericordioso di Collevalenza, dove i vescovi italiani hanno a lungo svolto le loro assemblee generali e dove – in una casa annessa al santuario – vengono ospitati sacerdoti con vari problemi. A rendere noto l’allontanamento di Bastoni dalla diocesi ascolana è stato il vescovo Giovanni D’Ercole: “Apparentemente – si legge in una nota – sembrava che tutto procedesse nel migliore dei modi senonché, forse anche in conseguenza del lockdown, don Alberto Bastoni è caduto in una depressione maggiore unipolare che gli ha provocato un grave squilibrio mentale, umano e umorale che si è manifestato in comportamenti che hanno attirato una indagine da parte delle autorità competenti”.

    La Curia ha quindi confermato che il prete è il protagonista di un’inchiesta giudiziaria: “Il Vescovo diocesano appena si è reso conto dello stato di salute e del totale cambiamento di personalità e avendo avuto notizia da lui stesso di un’indagine a suo carico, gli ha chiesto immediatamente di lasciare la Diocesi, riaffidandolo al Superiore generale della sua Congregazione religiosa per le cure necessarie. Con dispiacere, mons. D’Ercole ne dà notizia auspicando che don Bastoni possa al più presto risolvere i suoi problemi di salute e personali. Da questo momento in poi ogni comunicazione o richiesta di informazioni andrà rivolta alla sua Congregazione di provenienza”.

    https://www.fanpage.it/attualita/spaccio-di-cocaina-e-materiale-pedopornografico-indagato-don-alberto-bastoni/

  • La Chiesa chiede alla Rete L’ABUSO: “Aiutateci a denunciare i preti pedofili”

    La Chiesa chiede alla Rete L’ABUSO: “Aiutateci a denunciare i preti pedofili”

    Certo è piuttosto curioso nonché singolare che in ben 3 città italiane (Civitavecchia, Perugia e Ascoli Piceno) gruppi di sacerdoti si rivolgano all’associazione italiana delle vittime di preti pedofili Rete L’ABUSO chiedendo aiuto per denunciare le nefandezze e gli insabbiamenti che il Vaticano attua.

    Nei giorni scorsi sono pervenute alla nostra sede ben 3 segnalazioni, due per posta tradizionale, una da Perugia, l’altra da Ascoli Piceno, la terza invece da Civitavecchia ma questa volta per posta elettronica.

    La più interessante è quella che arriva da Perugia nella quale ci viene segnalata una realtà a noi già nota ovvero la presenza di un rifugio spacciato per clinica nel quale vengono nascosti preti pedofili, alcolizzati o con patologie riconducibili a dipendenze o devianze di vario genere. La struttura ospita anche sacerdoti agli arresti domiciliari, confortevoli naturalmente, che data la posizione della struttura, immersa nel verde e lontana da occhi indiscreti (vedi foto), lasciano anche un notevole spazio di movimento ai suoi ospiti.

    Questa prima lettera contiene anche un corposo dossier di preti attualmente ospiti tra cui don Giampiero Peschiulli arrestato a Brindisi nei mesi scorsi, don Giovanni Desio, il prete di Casalborsetti (Ravenna), don Stefano Cavalletti e diversi altri. Come avevamo scritto alcune settimane fa, risulterebbe nascosto lì anche padre Thomas Ouso Kodijan, il sacerdote attualmente indagato a Lucca per abuso di minore, di cui da diverso tempo si erano perse le tracce.

    La struttura di cui parliamo si chiama Villa Sacro Cuore (nella foto) e si trova appena fuori Città di Castello (PG). E’ dotata di 56 posti letto e situata in mezzo alla campagna.

    Fu trasformata ed adibita a casa di accoglienza per sacerdoti con problemi nel 2011 quando, nel pieno dello scandalo dei preti pedofili, ci fu l’esigenza di creare dei luoghi discreti dove questi potessero essere nascosti.

    Da quanto ci scrive il portavoce di questo gruppo di sacerdoti della Diocesi di Città di Castello “è da anni che abbiamo denunciato al vescovo di questa diocesi, Cancian, della situazione di questi preti pedofili che vanno in giro cercando chi divorare”. “Ma non ci è stato dato ascolto, anzi, si è incrementato ancora di più l’afflusso di queste persone che, da fonti indiscrete, vengono a trovare rifugio anche dall’estero”.

    Dalla provincia di Perugia un filo ci lega a Civitavecchia da dove proviene la seconda segnalazione.

    Nel settembre scorso sollevammo il caso di don Francesco Rutigliano, parroco di Bivongi (RC), condannato dal Santo Uffizio a 4 anni di sospensione per abuso di minore.

    Anche lui dopo la condanna canonica fu trasferito nei pressi di Perugia, al Santuario di Collevalenza, un altro luogo dove in passato abbiamo visto trasferire altri sacerdoti con problemi. Di lui emerse che in quei 4 anni di permanenza, in realtà girò libero per l’Italia facendosi fotografare addirittura con Papa Ratzinger (foto) poi, terminato il suo periodo in struttura, fu reintegrato a Civitavecchia. Si scoprì che probabilmente dietro al suo trasferimento non c’era solo la necessità della chiesa di doverlo reintegrare in un luogo dove la sua storia non fosse nota ma, ironia della sorte, a Civitavecchia abitava anche quel ragazzino, oggi adulto, che lo fece condannare 4 anni prima.

    Dopo che i parrocchiani della chiesa di San Gordiano furono informati dagli attivisti della Rete L’ABUSO dei trascorsi del sacerdote, don Francesco fu nuovamente trasferito. Oggi non sappiamo dove viva e se gli sia stata affidata una parrocchia. Da quanto però ci scrivono nella seconda segnalazione ricevuta pochi giorni fa, sarebbe ancora domiciliato a Civitavecchia dove sta sostituendo un sacerdote presso una casa religiosa e saltuariamente celebrerebbe messa nella Cattedrale.

    L’ultima lettera, anche lei corredata di diversi allegati, ci arriva da Ascoli Piceno e scegliamo di non pubblicare integralmente, svelerebbe l’attuale domicilio di padre Alberto Bastoni, il sacerdote coinvolto nello scandalo dei festini e cocaina. Scontò 3 anni di sospensione, anche lui in una clinica questa volta però a Trento.

    Da queste tre segnalazioni emerge un dato interessante, noi della Rete l’ABUSO non potevamo non notarlo perché è lo stesso meccanismo che porta le vittime a rivolgersi alla nostra Onlus. Anche in questo caso, malgrado si parli di sacerdoti e non di vittime, l’iter seguito è stato quello di rivolgersi alle gerarchie ecclesiastiche, le quali non hanno risposto.

    Ultima spiaggia.. Rete L’ABUSO.

    C’è quindi una parte di chiesa sana, che vuole fare davvero pulizia e che, malgrado l’assordante silenzio delle proprie gerarchie, inizia a farsi coraggio e denuncia.

    Evidente il fallimento annunciato dei provvedimenti presi in questi anni dalla Santa Sede, tanto criticati da vittime e associazioni, oggi sembra comincino a non convincere più anche i sacerdoti.

    Francesco Zanardi

    Portavoce Rete L’ABUSO.

  • Slittata la testimonianza di don Alberto Bastoni

    Slittata la testimonianza di don Alberto Bastoni

    Slittata la testimonianza di don Alberto Bastoni
    E’ slittata al 26 aprile l’udienza a porte chiuse, prevista per ieri mattina, nella quale avrebbe dovuto testimoniare padre Alberto Bastoni, l’ex parroco di Collevalenza invischiato in un giro di droga e sesso gay. Il sacerdote che per anni è stato a Montagano e Matrice sarà uno dei testimoni nel processo per direttissima allo spacciatore 42enne, di nazionalità argentina, finito nei guai per avergli venduto la sostanza stupefacente. A deciderlo è stato, a fine febbraio, il giudice del tribunale di Perugia, Marco Verola, che ha accolto la richiesta di giudizio abbreviato, ma condizionato all’ascolto del racconto del religioso, proposta dagli avvocati Daniela Paccoi e Guido Rondoni. Del prete, così benvoluto in Molise, non si hanno notizie da quasi tre mesi e pare che anche ieri mattina fosse lontano dalla provincia di Perugia. Per lo scandalo in cui è rimasto coinvolto è stato prima allontanato dalla chiesa dell’Amore Misericordioso di Collevalenza e poi addirittura dall’Umbria. Ha trovato rifugio in un luogo segretissimo. Era la fine di gennaio quando il parroco è stato fermato dai carabinieri che lo hanno pizzicato con alcune dosi di cocaina e con una sostanza ‘‘fertilizzante’ che, una volta sniffata, si trasforma in un allucinogeno. Ma nell’inchiesta si è ritrovato anche Massimo Giraldi, un istruttore di pattinaggio che ai militari ha raccontato la sua versione dei fatti: di aver messo la sua casa a disposizione del sacerdote in occasione dei festini, aggiungendo di aver conosciuto il parroco in una chat per omosessuali. Con la droga però ha giurato di non averci mai avuto nulla a che fare. E quella sera del 30 gennaio ha tentato di ricostruirla minuto per minuto. Agli uomini dell’Arma ha detto di essersi ritrovato sul sedile della sua auto, su cui era precedentemente salito don Alberto, un portaostie che poi ha infilato in tasca. Appena qualche istante prima che venisse fermato dai carabinieri. Lì dentro c’era la droga: cocaina. Alla perquisizione è risultato pulito. I carabinieri gli hanno tolto la patente assicurandogli che quella vicenda si sarebbe chiusa lì. E invece le voci si sono rincorse e dopo pochi giorni si è scatenato il putiferio. Ora sarà l’ex parroco di Matrice e Montagano a raccontare la sua versione dei fatti davanti ai giudici. Il 26 aprile.

    15/4/2012 | 17:50

    http://www.primopianomolise.it/news.aspx?news=2131

  • Collevalenza, parroco trovato con tre dosi di cocaina scompare e poi si fa vivo via mail

    Collevalenza, parroco trovato con tre dosi di cocaina scompare e poi si fa vivo via mail

    Una seconda vita non esattamente casta e pura come richiederebbe l’abito che indossa. E’ quanto  emergerebbe da un articolo pubblicato da Panorama.it su un sacerdote di Collevalenza, padre Alberto Bastoni, fermato il 30 gennaio scorso dai carabinieri di Todi e trovato in possesso di tre dosi di cocaina. Per questo sarebbe stato segnalato in prefettura come assuntore.

    Coca da sei anni Secondo quanto riportato dal sito del settimanale, sarebbe stato lo stesso sacerdote a consegnare «spontaneamente» le dosi di droga ai carabinieri che avrebbe detto di aver pagato 200 euro. Ai carabinieri avrebbe consegnato anche dieci grammi di «tolylacetoethyle-thylamine»: un «fertilizzante» con effetti eccitanti.  Sempre secondo quanto riporta Panorama, ai militari il prete avrebbe detto: «Fumo la cocaina, tale metodo prevede che la droga venga sciolta con il calore in un cucchiaio, poi si versa in una bottiglia e si aspira». E ancora: «Ho iniziato a fare uso di droga da sei anni, da quando mi trovavo a Roma per motivi professionali».

    Dal sacerdote nomi di pusher Padre Alberto Bastoni, 48enne originario di Rimini, è stato anche rettore del Santuario dell’Amore misericordioso di Collevalenza, oltre che attualmente parroco di Collevalenza. Ai militari avrebbe anche detto: «Voglio dichiarare la mia disponibilità a collaborare» e lo avrebbe fatto fornendo numeri e riferimenti di molti pusher, alcuni dei quali arrestati nell’indagine ancora in corso.

    L’istruttore e la chat gay La stessa sera sarebbe stato fermato insieme a lui anche un istruttore di Torgiano che avrebbe dichiarato di aver conosciuto il sacerdote nella chat line per omosessuali «Gay Romeo»: «Utilizzavano casa mia perché lui non ha la piena disponibilità di un’abitazione. A volte aveva con sé droga che consumava coi suoi amici, offrendone occasionalmente anche a me».

    La lettera a La Nazione Da quella notte del 30 gennaio padre Alberto Bastoni è scomparso nel nulla. A Collevalenza nessuna  sa niente di lui. Era stata La Nazione a scrivere un articolo sulla sua strana scomparsa nell’edizione di martedì. E in quella di mercoledì ha riportato una mail ricevuta dallo stesso sacerdote in cui afferma che «ci sono momenti e situazioni che ti inducono a ripensare un po’ a tutto, a rimetterti in discussione non tanto sul piano vocazionale quanto su quello umano e spirituale. Motivi di famiglia e altre circostanze di cui non sono tenuto a dire hanno fatto sì che le cose andassero in questo modo». E a Collevalenza lo sgomento aumenta. Mentre dai vertici ecclesiastici non arriva nessun chiarimento.

    Collevalenza, parroco trovato con tre dosi di cocaina scompare e poi si fa vivo via mail