Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: Alberto Tanasini

  • Decine di vittime tra Sori e Genova. Bagnasco, Tanasini e don Franco Castagneto, sparito nel nulla (audio)

    Decine di vittime tra Sori e Genova. Bagnasco, Tanasini e don Franco Castagneto, sparito nel nulla (audio)

    Nel settembre scorso riceviamo una lettera anonima che non pubblichiamo integralmente in quanto se pur anonima, come ho fatto io, anche altri potrebbero dedurne il mittente.

    Nel testo; “In questi giorni, nel caldo dell’estate e del silenzio, un prete molto vicino al monsignor Bagnasco” omissis “ don Franco Castagneto è stato sollevato dall’incarico di parroco di Santa Teresa in Albaro Genova – chiesa del vescovo Bagnasco in via Francesco Domenico Guerrazzi 23, 16146, Genova GE – per abuso su giovani, “ omissis “ha distrutto tante famiglie e giovani nella loro crescita. Ora è sotto processo e il vescovo lo nasconde”.

    Un prete accusato, un indirizzo al quale però nella lettera specificano non viva più. Verifico, c’è stato ma è sparito ad agosto.

    Un ago nel pagliaio.

    Essendo a Genova non rischio di andare di persona, se va bene, di me hanno la foto segnaletica in sagrestia.

    Mando due colleghi, marito e moglie.

    Albaro, un quartiere borghese, gente discreta fin troppo, ed infatti i colleghi, con stupore, non solo non riescono a scoprire nulla, ma addirittura si sentono rispondere, fuori dalla messa della domenica, che quel parroco che da anni era li, non sapessero chi fosse. Come non lo avessero mai visto, o forse dimenticato in una notte.

    Situazione difficile, tranne la lettera che al di la del nome del prete non dava altre indicazioni, non avevo trovato nemmeno una presunta vittima, o qualcuno che volesse parlare. Il nulla più totale.

    Quasi imbarazzato, segnalo alla Procura di Genova quella che non è nulla di più che una illazione anonima – magari frutto di rancori personali.

    Il p.m, a ragione, nemmeno mi risponde.

    Chiedo ad alcuni informatori molto vicini alla diocesi, ma anche li nulla e, nel frattempo la discrezione sull’indagine si affievolisce perché ogni persona con la quale parli, potrebbe riferire.

    Ad aiutarmi, Ferruccio Sansa, caro amico e giornalista de IL FATTO QUOTIDIANO, persona che si muove bene nella sua Genova. Mi confronto con lui, “che si fa? Non c’è nulla su cui procedere…“

    Costretti a desistere archiviando, chiedo a Ferruccio “ci verresti con me in parrocchia?”.

    La mattina dopo, micro camera e registratore, si va in parrocchia; “Francesco, vai tu, sei meno visibile di me, qui a Genova mi conoscono tutti”.

    Tra me penso; siamo a posto…

    L’interlocutore che ho di fronte mi ispira un approccio diretto, vado…

    Meno di quattro minuti e ottengo molto più di quanto mi serviva; mi conferma che don Franco è stato trasferito; il motivo; il mese; la gravità e… le sue parole, il calo della tonalità della sua voce quando lo sorprendo affermando di essere vittima, danno credito alla sensazione che la cosa sia più grande di quanto appare…

    …e …colpo di scena, mi chiede se sono una vittima di Sori… allora ci sono vittime anche a Sori…

    “…andiamo a Sori Ferruccio, so da dove arriva la lettera, entriamo e giochiamo sull’essere diretti”.

    Buca più totale.

    Torniamo a Genova… ma nel riflettere su quello che ci avevano detto, capiamo che avevamo frainteso l’interlocutore (che non cito per tutela).

    Tombola; la conferma “le presunte vittime sembrerebbero decine, tutte persone con la vita distrutta”… raccogliamo il racconto di alcuni.

    1998 – “c’erano state delle denuncie alla diocesi, se ne occupò monsignor Alberto Tanasini… lo trasferirono poi ad Albaro…”

    Tanasini… mi ricorda… cavoli, proprio il caso di Savona, la vicenda di don Lupino, era lui l’inviato di Bergoglio…

    Al telefono con Ferruccio Sansa, Tanasini conferma tutto… “ci sono probabilmente dei minori”.

    Il fascicolo prodotto nell’inchiesta, sarà depositato nei prossimi giorni dalla Rete alla Procura di Genova.

    Francesco Zanardi
    Presidente – Rete L’ABUSO

    L’inchiesta completa a firma di Ferruccio Sansa, sul FATTO QUOTIDIANO in edicola domenica 1 dicembre 2019 – pag. da 8 a 11

    Vuoi segnalarci qualcosa ? Utilizza il form sotto

    [contact-form][contact-field label="Nome" type="name" required="true" /][contact-field label="Email" type="email" required="true" /][contact-field label="Sito web" type="url" /][contact-field label="Messaggio" type="textarea" /][/contact-form]

    https://test.retelabuso.org/wp-content/uploads/2025/09/il-documentario-sugli-abusi-nelle-chiese-di-new-orleans-basato-su-un-reportage-del-guardian-vince-il-premio-piu-importante.webpwp-content/uploads/2025/12/3-3-di-preti-pedofili-grazie-alla-complicita-dello-stato-italiano-che-non-interviene-da-decenni-non-solo-sul-clero-video-integrale-della-conferenza-alla-stampa-estera.webpwp-content/uploads/2026/05/la-coppia-che-si-suicida-come-la-figlia-molestata-da-bambina-da-un-parente-lultima-intervista-al-papa-quelluomo-un-assassino.webpwp-content/uploads/2025/12/parte-da-savona-sabato-24-la-panchina-viola-liniziativa-italiana-di-sensibilizzazione-contro-gli-abusi-su-minori-e-persone-vulnerabili.webpwp-content/uploads/2026/01/il-vescovo-di-bilbao-riconosce-il-lavoro-di-el-pais-per-indagare-sulla-pedofilia-e-gli-sforzi-delle-vittime-per-denunciare.webp2017/04/07/abuso-dei-seminaristi-don-carlos-si-nasconde-in-una-chiesa-di-genova/

  • GENOVA, QUEL PRETE DEVE SPARIRE

    GENOVA, QUEL PRETE DEVE SPARIRE

    Storia di don X. Uno scandalo celato che oggi riemerge. Un sacerdote accusato di molestie su ragazzi, mai denunciato. Il silenzio della Curia del cardinal Bagnasco. E un vescovo che dopo vent’anni ammette…

    “Sono addolorato… per non aver dato credito alle parole di quei ragazzi che denunciavano di aver subito attenzioni da un sacerdote. Erano gli anni Novanta e non c’era la cultura, non ci si rendeva conto. Soltanto dopo abbiamo capito e… sono arrivate le direttive di papa Francesco. Oggi non succederebbe più, tutto è cambiato”. Parla il vescovo di Chiavari Alberto Tanasini, uno degli uomini più stimati della chiesa ligure. Quando questa storia comincia, a metà degli anni Novanta, era monsignore e vicario della diocesi di Genova. Sulla sua scrivania arrivò il fascicolo che conteneva la denuncia di un gruppo di educatori e ragazzi di un borgo della Riviera del Levante genovese. Raccontavano di comportamenti “non appropriati” da parte del parroco. Fu aperto un fascicolo. “Lo seguii io, con Nicolò Anselmi (oggi vescovo ausiliario del cardinale Angelo Bagnasco)”. A Sherlock risulta che in Curia furono convocati gli educatori e i ragazzi. Audizioni piene di dolore. Ad ascoltare anche monsignor Guido Marini, oggi maestro delle celebrazioni liturgiche pontifice. E cosa fu deciso? “Il parroco fu trasferito nella chiesa di Albaro, a Genova. Ma non per quello, fu un normale avvicendamento”.

    Ora lo scandalo dimenticato si è riaperto, più di vent’anni dopo. Ci furono anche altri episodi segnalati? “Non lo so. So che i ragazzi di allora ci hanno ripensato. Hanno chiesto che la questione fosse affrontata di nuovo, hanno portato prove. E il cardinal Bagnasco ha deciso di allontanare subito il prete”. Parliamo anche di minori? “Eh… temo di sì. Ho avuto questa sensazione dal racconto della platea dei ragazzi coinvolti”. Il vescovo Tanasini parla a bassa voce, ma senza reticenze: “Stiamo facendo i passi necessari. È cambiato tutto in questi anni. Ma… ammetto… ci sono stati degli errori. Sono addolorato per non aver dato credito alle parole di quei ragazzi”.

    Nessuno a Genova seppe dello scandalo. Il tempo sembrava aver cancellato ogni cosa, ma nei ragazzi di allora la ferita è ancora viva. Lacerante. Alcuni di loro ormai sono mariti, padri di famiglia, sono riusciti a ricostruirsi una vita. Altri no: “Abbiamo avuto l’esistenza segnata”. Così, come racconta Tanasini, qualcuno ha deciso di tornare in Curia per portare nuovi elementi, chiedere giustizia. Una storia che comincia dall’ultimo capitolo, nel luglio scorso. Quando il pentolone rimasto chiuso per decenni si scoperchia.

    “Il parroco è sparito, all’improvviso. Nessuno sa dove sia andato”. È accaduto un giorno di mezza estate, quando Genova era schiacciata dal caldo, semivuota; figurarsi se ci si accorgeva di un prete che lascia la sua parrocchia. Però stavolta c’era qualcosa di strano, un addio precipitoso che ricordava altre fughe. Altre storie. Scandali di cui si sente sussurrare quella parola: “Sesso”. Poi la fessura viene rapidamente richiusa, invocando il “rispetto”. Si cerca di dimenticare. Non stavolta, però. Perché qualcuno ha cominciato a riferire di “rapporti non appropriati”. A raccontare di ragazzi – “almeno una decina”, sostiene chi c’era – che hanno visto la loro vita cambiare per sempre.

    “È passata una macchina, e il don è salito con una valigia”, racconta Teresa, mentre sorseggia un caffè al bar, davanti alla chiesa di Albaro. Il prete lo chiameremo “don X” (ogni dettaglio è noto a Sherlock, ma abbiamo deciso di ometter anche i nomi delle parrocchie interessate per proteggere le vittime). E poi? “Niente, sparito nel nulla. Dopo vent’anni che era con noi… da fedele, ci sono rimasta male”. “Forse era per via del diabete”, azzarda Giorgia, che vende i suoi fiori nel chiosco accanto alla chiesa di Albaro, i Parioli di Genova. “Perché il nostro parroco non era vecchio… sessantasei anni… ma non stava tanto bene”. Walter, il portinaio del palazzo signorile che si affaccia su questa chiesa moderna e anonima, allarga le braccia: “Dicono che sia a Roma, che avesse bisogno di un periodo di riposo”. Una malattia, un esaurimento, chissà.

    Dopo qualche giorno, ecco comparire il nuovo parroco. Ha preso a celebrare messa, a ricevere i fedeli: coe se nulla fosse accaduto.

    Certi segreti alla fine emergono. Inesorabilmente. A settembre, all’associazione Rete L’Abuso – guidata da Francesco Zanardi, sempre in prima fila contro gli abusi sessuali dei sacerdoti – arriva una lettera anonima.

    Vi comunichiamo che in questi giorni, nel caldo dell’estate, il prete don… è stato sollevato dall’incarico di parroco della chiesa di Albaro – dove era stato cappellano Bagnasco – per sospetti abusi sui giovani. Tanti giovani e tanto famiglie sono state distrutte nella loro crescita. Ora il prete è sotto processo ecclesiastico, ma la Chiesa lo nasconde.

    Così Sherlock ha cominciato la ricerca di don X. Vana. Perfino quando ha chiesto di parlare con l’attuale parroco di Albaro per un’importante questione privata: “Il don è stato male”. Possiamo contattarlo? “No”. Restava una strada. Zanardi si è recato ad Albaro, si è presentato come “vittima di molestie” (vittima lo è davvero, seppure non in questo caso), e ha chiesto di parlare con il parroco. Sempre la stessa risposta: “Non c’è”. Ma alla fine Zanardi riesce a parlare con un sacrestano. Un colloquio a bassa voce, gli occhi che cercano intorno se qualcuno può sentire: “Ah… è una vittima anche lei… io non voglio sapere di queste faccende.. ma lei è di questa parrocchia, o di quella di Levante?”.

    Poche parole, ma bastano per sollevare il coperchio, indicare una pista da seguire: c’è Albaro, ma c’è anche un’altra chiesa, in un borgo di pescatori a est di Genova. Albaro non è un quartiere qualunque. Qui vive la borghesia ricca genovese, professionisti, industriali e armatori. Tutti racchiusi in una manciata di strade e incroci, tra palazzi signorili e ville settecentesche nascoste oltre alti cancelli e siepi impenetrabili. Albaro conservatrice e cattolica anche quanto Genova era rossa. E la chiesa di don X ne è un simbolo: qui la domenica incontri molti nomi della Genova che conta. Qui per anni ha vissuto don Angelo Bagnasco. Era cappellano, anche se già occupava posti di rilievo nella Curia genovese. Finché nel 1998 fu nominato vescovo di Pesaro, poi arcivescovo militare, infine cardinale di Genova e presidente della Cei. Ma, proprio in questa chiesa di Albaro che gli è tanto cara, il percorso dell’attuale cardinale ha incrociato quello di don X: quando nel 1998 Bagnasco lasciava la parrocchia per assumere l’incarico di vescovo, don X diventava parroco.

    Tra i vicoli del paese della Riviera, appena pronunci quel nome, la coperta del passato si solleva. E i ragazzi di allora cominciano a raccontare. “Se me lo ricordo? Quell’uomo, quegli anni, mi hanno scavato nella carne”, racconta Luigi, nome di fantasia. Oggi è un professionista affermato, ha una famiglia, ma quella pagina della sua vita non è riuscito a chiuderla: “Il don insegnava in una scuola superiore. Era un trascinatore, un uomo dai modi… avvolgenti… sapeva fare gruppo”, racconta Luigi e, senza che se ne accorga, la mani iniziano a tremargli. “Intorno alla parrocchia giravano oltre 150 ragazzi, in un paese di 4mila anime”. Eccola, una di quelle chiese liguri con la facciata color ocra, le barche di pescatori sul sagrato. “Chiese di Liguria come navi disposte a essere varate”, diceva il poeta Vincenzo Cardarelli. Ma in quella chiesa, accanto all’altare della Madonna della Guardia, succedeva anche altro.

    “All’inizio abbiamo vissuto momenti belli, ma con gli anni l’atmosfera è diventata pesante. Quando ti trovavi da solo col don, lui di veniva vicino… Ti accarezzava”. Luigi si ferma un attimo, poi si lascia andare: “Una volta ricordo che mi ha detto: “Mi fai vedere in mezzo alle gambe…” M non mi faccia dire altro, non me la sento”. Luigi chiude gli occhi. Era riuscito a dire “no”. “C’è gente che ne è uscita devastata. Il don si era creato un gruppo di fedelissimi, gli oblati. Stava sempre con loro”. È Arturo a riferire altri dettagli: “Mi ricordo la confessione. Spesso ci portava in campagna, voleva che ci confessassimo così, da soli con lui nei prati. E dopo… ci chiedeva di abbandonarci, di lasciarci andare”. Arturo improvvisamente si chiude: “Nessuno deve sapere. Non ce la farei”. È la stessa risposta che arriva da altri ragazzi di allora. “Non si può capire… Non avevo detto niente ai miei genitori. Poi sono riuscito a sposarmi, ma ho il terrore che mia moglie e i miei figli lo sappiano”.

    Raggiungiamo don X al telefono.

    • No, non c’è mai stata nessuna inchiesta sul mio conto.
    • Ce lo ha confermato un vescovo.
    • Io non ne son niente.
    • E i ragazzi che affermano di aver subito da lei approcci sessuali?
    • Non… non credo che possano dire una cosa simile.
    • Scusi padre, “sì” o “no”?
    • Giuro che non ho mai desiderato una cosa simile.
    • E i minori?
    • Questo assolutamente no, il solo pensiero mi fa orrore. Vi prego, abbiate cura per le persone: per me, ma anche per quei ragazzi che mi accusano… provo dolore per loro.

    Eppure la bugna, come dicono qui, è scoppiata diverse volte. Siamo all’inizio degli anni ’90. In paese se ne parla, frasi smozzicate, allusioni. Don X, non si sa il motivo, viene trasferito in una parrocchia vicina, un paese sui primi crinali. Una manciata di case, nemmeno duecento abitanti, quasi tutti contadini. Ma il patto di affetto, di fedeltà tra don X e i suoi ragazzi non cede. Finché, intorno al 1996, nel gruppo arrivano due nuovi educatori che presentano una denuncia alle gerarchie ecclesiastiche. E la Curia si muove. Vengono sentiti i ragazzi che frequentano la parrocchia: “Fui convocato anch’io – racconta Luigi – ci fu un’indagine condotta da Tanasini. Io fui ascoltato da Guido Marini”.

    È qui che si incrociano tre figure di primo piano della Curia, non soltanto genovese. Tanasini, che proprio in quel periodo viene nominato vescovo, è da sempre molto apprezzato a San Lorenzo, il duomo di Genova. Gli furono affiancati due giovani sacerdoti dal brillante avvenire. C’era Nicolò Anselmi, un sacerdote noto tra i ragazzi genovesi: prima l’impegno con gli scout, poi l’insegnamento di religione nei licei più in vista della città, quindi la Pastorale Giovanile. Anselmi, a 54 anni, nel 2015, diventa vescovo ausiliario di Bagnasco. Con lui c’era anche Guido Marini – nato nel 1965 e ordinato nel 1989 – che, già dagli esordi, come segretario del cardinale Giovanni Canestri, era parso destinato a fare strada. “Un uomo alto, sottile. Sempre gentile, umano. Certo un conservatore, molto attento alla liturgia”, senti dire tra le navate di San Lorenzo, la cattedrale che Marini frequenta da molti anni come cerimoniere dei cardinali Dionigi Tettamanzi e Tarcisio Bertone. È all’epoca di Benedetto XVI che Marini approda in Vaticano. Oggi è il cerimoniere di Bergoglio, accanto al quale spesso lo vedete mentre celebrano messa. “Non è un uomo di Francesco, ma il papa se lo è trovato lì”, raccontano in Vaticano.

    Tanasini, Anselmi e Marini condussero l’inchiesta. E furono incontri dolorosi. Frasi smozzicate. Alla fine don X con molta discrezione venne trasferito in una parrocchia più importante, proprio quella di Albaro dove si ritrovano gruppi di giovani e scout. Don X divenne il sacerdote della Genova che conta. Interpellato dalle tv, quando in città arriva in visita il Papa.

    Sulle cronache finisce soltanto nel luglio 2008, quando Repubblica titola: “Genova, senzatetto in parrocchia. Il prete lo vuole cacciare”. Già, perché sotto i portici davanti alla chiesa in quegli anni capitava di trovare un clochard con quattro cani. E la line di don X e dei suoi fedeli divide la città e la diocesi. “Nessuno di noi è mai riuscito a convincerlo a vivere in una casa, perché diceva che non voleva lasciare in cani”. Ma subito era arrivata la stilettata della Comunità di San Benedetto, allora guidata da don Andrea Gallo: “Evidentemente ad Albaro è più importante il decoro”.

    Una storia piccola, forse, che però dipinge le due anime della chiesa di Genova. Da sempre divisa tra le gerarchie e i preti di strada, chiesa bianca e rossa. Qui sono stati cardinali Giuseppe Siri, più volte entrato in Conclave come papa, uscito sempre cardinale. Poi, in tempi più recenti, Tarcisio Bertone, che diventò segretario di Stato, e infine Angelo Bagnasco, per anni presidente della Cei. Ma sotto la Lanterna sono nate anche figure di preti contestatori come Gallo e, oggi, Paolo Farinella.

    Ad Albaro nessuno era a conoscenza delle vicende che avevano accompagnato il trasferimento burrascoso di don X. “Molestie? Di che cosa sta parlando?”, sgrana gli occhi Matilde che sta portando il figlio adolescente all’incontro con gli amici. “Non ne so niente”, ammette uno dei responsabili degli scout di Genova Levante. Nessuna voce, almeno pubblica, sul comportamento di don X con i ragazzi della parrocchia. Qualcosa, però, è successo negli ultimi mesi. Così sarebbe stata avviata una nuova commissione d’inchiesta. Lo confermano alcuni dei ragazzi che già negli anni ’90 erano sfilati dolorosamente in Curia: “Ci hanno chiamato di nuovo cin sentiamo presi in giro”, sussurra un ex ragazzo di don X. Stavolta presenterete una denuncia alla autorità giudiziaria? “No, perché la questione è stata affrontata nelle sedi appropriate”. E quali? “La Chiesa. Hanno subito trasferito il sacerdote in un’altra regione”.

    Nessuna denuncia è stata presentata alle autorità di polizia o alla Procura. Don X non è mai stato condannato, né indagato. Per la giustizia italiana non esiste.

    Per la Chiesa ligure sarebbe stato un altro duro colpo dopo tanti scandali. A cominciare dalla storia di don Riccardo Seppia, il sacerdote di Sestri Ponente finito sui giornali perché condannato per tentativi di atti sessuali e offerta di stupefacenti a minorenni. E poi gli scandali di pedofilia che hanno toccato la Curia savonese. C’è Albenga, refugium peccatorum di sacerdoti coinvolti in scandali sessuali, dove papa Francesco anni fa commissariò il vescovo e decimò il seminario (su 11 studenti, ben 7 furono convinti ad abbandonare).

    La chiesa ligure ha tremato più volte. Eppure c’era chi aveva cercato di metter in guardia la Curia.

    “Il guaio è che ci sono sacerdoti che hanno avuto la vita affettiva di un bambino. Anche per questo si sentono vicini ai più piccoli, trovano quasi naturale comunicare con loro”, sospira don Farinella. E racconta di quando, “negli anni ’70, avevamo organizzato un corso di formazione mirata per i sacerdoti, insieme con don Luciano Cian, un salesiano psicologo di formazione a Genova noto e apprezzato. Parteciparono decine di sacerdoti, c’era l’ansia di capire, di parlarne. Non potete immaginare cosa venisse fuori da quegli incontri… Ma il cardinale Siri stroncò la nostra iniziativa”.

    Sesso, ma anche polemiche  legate a una Chiesa che, da queste parti, ha avuto un ruolo di potere. Dalle operazioni immobiliari che si volevano compiere con beni della Chiesa a progetti di imprenditori vicini ad ambienti ecclesiastici, alle porte del monte di Portofino. Passando per il ruolo che la Chiesa ha avuto nella banca Carige, soprattutto ai tempi di Bertone (ma anche sotto Bagnasco suscitò polemiche quando la Regione Liguria – allora guidata dal centrosinistra – offrì alla Curia la poltrona che era riservata all’ente locale nella fondazione della banca).

    Intanto mancano le vocazioni. Due anni fa nessun nuovo allievo si è presentato per entrare in seminario. In una città di seicentomila persone. E adesso arriva la storia di don X. Rimasta chiusa nei corridoi della Curia. Restano i ricordi dei ragazzi questo paese di Riviera. Le loro parole: “Impotenza”, “terrore per le donne”, “disperazione”. Non c’entra niente, giurano gli interessati, se tra i giovani di qui tempi c’era chi, entrato nel gruppo con la fidanzata, ne è uscito “scoprendo di essere omosessuale”. E non ha nessun legame con questa vicenda la triste storia di un giovane tossicodipendente che in quegli anni era stato ospite di don X, che lo aveva accolto per aiutarlo, e che finì per impiccarsi in un vicolo.

    Tutto dimenticato. Sepolto. Come ancora chiede qualcuno degli interessati. “Vi prego, non tirate fuori questa storia. Ci sono troppi ragazzi che sono riusciti a rimuovere. Se fossero chiamati a parlarne, sarebbe un dolore troppo grande. Lasciateli in pace. La verità, qualunque essa sia, non è sempre un bene”. Restano le parole del vescovo Tanasini: “Oggi non succederebbe più. Da Ratzinger e ora, ancora più con Bergoglio, ci sono commissioni diocesane formate da laici che indagano. Ma rimane in noi il profondo rammarico. All’epoca ci sembrava assurdo che fosse successa una cosa tanto orribile…”

    • Continua … prossime puntate: I prescritti, Chi sapeva?, Spotlight, Grazie a Dio, L’omoeresia, Un giro per il mondo

    https://www.ilfattoquotidiano.it/in-edicola/articoli/2019/12/01/genova-quel-prete-deve-sparire/5588314/

  • Giraudo BIS: le vittime savonesi chiedono un incontro al Papa. Anche il Vicario don Ferri mentì.

    Giraudo BIS: le vittime savonesi chiedono un incontro al Papa. Anche il Vicario don Ferri mentì.

    Saranno tempi difficili per il nuovo vescovo di Savona Calogero Marino costretto a risanare una diocesi sconquassata da anni di mala gestione e salita agli onori/orrori della cronaca sia per l’alta densità di preti pedofili (il 6% stando all’annuario ufficiale), sia per i modi in cui le varie vicende sono state gestite.

    Una pesante eredità quella che monsignor Vittorio Lupi e i suoi predecessori lasciano al nuovo vescovo partendo dalla richiesta danni, 6 milioni di euro, che avanzeranno per il momento solo 5 delle vittime di don Giraudo, i guai derivanti dall’affaire delle colonie bergamasche e le varie speculazioni che vedono coinvolto l’Istituto per il Sostentamento del Clero e indagato per malversazione l’ex vescovo di Savona, il cardinale Domenico Calcagno.

    Monsignor Calogero Marino dovrà probabilmente anche rivedere e risanare i vertici della curia e quei consiglieri che hanno portato il suo predecessore Lupi, ad un fallimento della gestione diocesana così clamoroso. Tra questi il vice del vescovo Lupi, monsignor Antonio Ferri (già vicario ai tempi di Lafranconi) che da quanto emerge dal carteggio dell’inchiesta BIS su don Giraudo, avrebbe mentito sia alle vittime che alla comunità cattolica savonese per anni.

    Don Antonio Ferri infatti ha sempre dichiarato pubblicamente di non essere mai stato informato delle tendenze pedofile di don Giraudo e di non aver mai avuto sentore di quanto il Giraudo facesse. Ma da quanto emerge dalla sua deposizione fatta alla Squadra Mobile il 21 gennaio del 2012 non è così. Don Ferri infatti era ben a conoscenza della pericolosa condizione del Giraudo sin dagli anni novanta quando ricevette le confidenze allarmate di una scout del Savona 7° la quale gli riferì alcuni episodi di esibizionismo denunciati già allora da alcuni ragazzi ospiti della colonia estiva Padre Cocchi di Garessio.

    In quegli anni don Ferri sarebbe potuto intervenire denunciando, in quanto era Vicario Generale. Ma non lo fece mantenendo così un clima di poca trasparenza che ha portato alla rovina decine di vite umane. In quegli anni si contano più di 50 bambini savonesi che subirono le perversioni sessuali di Giraudo.

    Ma dal carteggio emerge anche quanto poco la diocesi savonese, in barba alle raccomandazioni di Papa Francesco, abbia collaborato in questi anni con l’autorità giudiziaria, così poco da costringerla, dopo la condanna del 2012, ad aprire un fascicolo BIS su don Giraudo. In quel fascicolo decine di nomi, tutti ragazzi ospiti della comunità di Orco Feglino gestita dal prete. Nomi che erano negli archivi ma non furono mai comunicati alla magistratura, almeno dalla diocesi di Savona, li comunicò la Rete L’ABUSO che dopo aver sentito le varie vittime, solo nel 2014 è riuscita a ricostruire faticosamente nome per nome, un quadro decisamente diverso da quello sempre dichiarato dalla diocesi savonese.

    Sulle vicende dei preti pedofili nella diocesi di Savona va ricordato che anche il vescovo Lupi ha sempre mentito facendo credere di non sapere nulla, quando invece, non solo possedeva in cassaforte l’intero carteggio sulle vicende, ma nel 2008 ne era stato informato da più fonti. Ha sempre sostenuto che l’unica vittima di don Giraudo fosse Francesco Zanardi, una bugia che crollò dopo la messa in onda dei 2 servizi delle Iene nei quali sfilarono ben più di una vittima. (Servizi; “Abusi coperti dalla chiesa” e “Abusi nascosti dalla chiesa”)

    Anche le promesse fatte alla comunità cattolica non furono mai mantenute a partire dalla fantomatica commissione d’inchiesta che Lupi annunciò nel 2010, alle promesse di riduzione allo stato laicale dei sacerdoti responsabili degli abusi, ultimo di questi don Pietro Pinetto che anziché essere processato in sede canonica è stato trasferito in una parrocchia che raccoglie quasi 200 minori, quella di San Francesco da Paola.

    L’unico sacerdote che monsignor Vittorio Lupi ridusse allo stato laicale in tempo record, fu don Carlo Rebagliati, reo di aver deposto davanti ai magistrati e di aver esternato la sua omosessualità, tra le altre cose mai accusato di pedofilia.

    Nei giorni scorsi, un sostanzioso gruppo di vittime dei preti pedofili della diocesi di Savona – Noli hanno sottoscritto una lettera inviata a Papa Francesco nella quale chiedono un incontro nel quale si rendono disponibile da subito ad integrare il materiale già fatto pervenire lo scorso anno, tramite don Giovanni Lupino, al Visitatore Apostolico Mons. Alberto Tanasini.

    Crediamo che l’operato del vescovo Lupi e quello di monsignor Ferri, come prevedono le nuove linee guida di Papa Francesco, debba essere valutato da un tribunale canonico. Questa richiesta è dovuta non solo al fatto che nella diocesi savonese, anche se per ora non sono arrivati agli onori della cronaca, vi sono ancora sacerdoti che per il momento ci limitiamo a definire “chiacchierati”, ma anche perché la salute e l’integrità morale dei vertici della curia è fondamentale perché le linee guida vaticane attualmente in vigore siano applicabili. Queste infatti prevedono che i sacerdoti segnalino ai propri superiori presunte o eventuali notizie di reato, sarà poi compito dei superiori intervenire ed eventualmente denunciare all’autorità civile.

    Una condizione che dai dati di fatto sopra esposti non esiste in questa diocesi e che proprio per questa condizione rende poco sicura la presenza di bambini nelle parrocchie della diocesi.

    Spiego meglio, le procedure attuali vietano ai sacerdoti la denuncia di questi crimini, pena la scomunica e questo ce lo ricorda bene il vescovo di Albenga, monsignor Guglielmo Borghetti che riguardo alla vicenda di pochi giorni fa che ha visto coinvolto l’ex vescovo di Albenga Mario Olivieri, ha rimproverato al sacerdote che ha deposto davanti all’autorità giudiziaria, il fatto di non aver informato prima i suoi superiori. Una mancanza che potrebbe costare a don Filippo Bardini non solo una querela penale, ma in sede canonica addirittura la scomunica. Questo proprio in base ad una modifica del codice canonico apportata nel 2013, dove sostanzialmente viene vietata ai membri del clero la facoltà di denunciare autonomamente alle autorità civili, pena la scomunica.

    Capirete bene quindi che se i vertici della curia sono dediti all’omertà, le parrocchie, a prescindere dalla bontà e dall’onestà del parroco, diventano luoghi poco sicuri ed inadeguati per i bambini.

    Ad accompagnare le richieste poste al Pontefice, anche una petizione che ad oggi ha raccolto più di 10.000 firme.

    frazan

  • Accuse alla chiesa savonese, è guerra a don Lupino gli scout lasciano la parrocchia

    Accuse alla chiesa savonese, è guerra a don Lupino gli scout lasciano la parrocchia

    Savona – È divorzio tra gli scout del Savona 7° e la parrocchia di Lavagnola, che li ospitava da quasi quarant’anni. Se i genitori dei cento bambini e ragazzi del gruppo, nel prossimo incontro, daranno mandato alla dirigenza, il numeroso gruppo degli scout cercherà un’altra “casa” lasciando la chiesa di San Dalmazio e, soprattutto, prendendo le distanze dal parroco don Giovanni Lupino, causa della scelta migratoria.

    La frattura era nell’aria da tempo. Circa un anno fa, i primi screzi. La situazione, però, aveva preso una piega ben più delicata la scorsa estate. Soprattutto perché si era andata a intrecciare con la presenza, a Savona, del vescovo di Chiavari, monsignor Alberto Tanasini, giurista e garante, chiamato dalla Diocesi in un ruolo vicino a quello del nunzio apostolico, per affrontare il “caso don Lupino”. Un sacerdote scomodo, che ha sempre preso posizioni pubbliche contro i casi di pedofilia clericale nel savonese, puntando il dito contro quella che non ha mai temuto di definire una “chiesa omertosa”.

    Alcuni dirigenti del gruppo scout del Savona 7° avevano tenuto colloqui con Tanasini proprio a proposito di con Lupino segnando una frattura che era diventata incolmabile. Sarebbe stato impossibile ricominciare un anno di attività, scout e Lupino, sotto lo stesso tetto: qualcuno se ne sarebbe dovuto andare. Le voci, che erano girate lo scorso luglio, avevano fatto pensare a una “punizione” del parroco di Lavagnola e c’era chi dava per scontato il suo trasferimento. Invece, il colpo di scena. Monsignor Tanasini non ha preso alcun provvedimento verso Lupino. Lo conferma il vicario del vescovo, don Antonio Ferri.

    «Come avevo preannunciato, qualsiasi comunicazione ufficiale assunta da monsignor Tanasini sarebbe stata resa pubblica. Ma non c’è, a proposito, assolutamente nulla da comunicare». Chiarimenti, da parte del vicario, anche sulla querelle scout-Lupino. «Sono vicende che nulla hanno a che vedere con la presenza di Tanasini in città: c’è stato solo un accavallamento temporale degli eventi. Se gli scout hanno accostato i fatti, hanno agito a titolo personale, senza ricevere da alcuno il mandato e l’autorizzazione per farlo. Spiace ci siano state incomprensioni tra il gruppo e il sacerdote: gli scout sono liberi di spostarsi altrove».

    D’accordo con il vicario lo stesso don Lupino. «Il Savona 7°-dice- è libero di andare dove desidera. Non sono liberi, gli scout, di calunniarmi. Le deposizione sulla mia persona a monsignor Tanasini, effettuate da alcuni responsabili della comunità capi, rendono difficile il rapporto di fiducia e collaborazione. Penso sia giusto, quindi, che vadano a offrire il proprio servizio altrove, con parroci con cui abbiano maggiore intesa. Per quel che mi riguarda, il piacere dei tre, lunghissimi, incontri che ho avuto con il nunzio apostolico, non hanno prezzo. È la prima volta che un vescovo mi ascolta. Ho trovato disponibilità, accoglienza e, quella da lui rappresentata, è apparsa come una Chiesa attenta e sensibile a conoscere le problematiche, che riguardano quarant’anni della nostra diocesi».

    http://www.ilsecoloxix.it/p/savona/2015/10/06/ARa75LDG-lasciano_savonese_parrocchia.shtml

  • Lupi svela la missione di Tanasini: fare chiarezza su don Lupino, il fustigatore dei preti pedofili.

    Lupi svela la missione di Tanasini: fare chiarezza su don Lupino, il fustigatore dei preti pedofili.

    SILVIA CAMPESE SAVONA. Il vescovo di Chiavari, monsignor Alberto Tanasini, è stato invitato dalla Diocesi di Savona-Noli, in qualità di esperto giurista, «per occuparsi di situazioni riguardanti un membro del clero savonese». Presumibilmente, il parroco di Lavagnola, don Giovanni Lupino, che, da grande accusatore della chiesa savonese, diventerebbe l’imputato. A chiarire l’arcano, senza fare riferimenti precisi ad alcun sacerdote, è stato il vescovo Vittorio Lupi che, con un comunicato diffuso dall’Ufficio stampa della diocesi, ieri pomeriggio, ha fatto chiarezza sui motivi della presenza di Tanasini, nonostante il giorno prima, contattato dal giornale, non si fosse voluto esprimere a tal proposito. «Il vescovo di Chiavari monsignor Alberto Tanasini – scrive il vescovo Lupi- non è un nunzio apostolico, né tantomeno un ispettore, inviato dal Vaticano. La sua presenza a Savona è, al contrario, stata richiesta dalla Diocesi ed è stata confermata dalla Congregazione per il clero. Il vescovo Tanasini è stato chiamato, quale esperto giurista, a occuparsi di situazioni riguardanti un membro del clero savonese e che nulla hanno a che fare con vicende legate alla pedofilia». Di seguito, il vescovo sottolinea la valenza del ruolo «di esterno», che consentirebbe a Tanasini «di operare con massima obiettività, a garanzia e a tutela di tutti». Una strada, quella delle verifiche sull’operato di don Lupino, che il vicario don Antonio Ferri aveva lasciato trasparire e che, ormai da mesi, i dirigenti scout di Lavagnola avevano pubblicamente manifestato, tanto che il parroco di San Dalmazio era intervenuto in prima persona a tranquillizzare i fedeli, turbati da tali comunicazioni che anticipavano l’ufficialità. Oggi, dal vescovo, i chiarimenti. Sul tema è intervenuto il teologo Giampiero Bof. «So che Tanasini sta operando da alcune settimane a Savona – ha detto -. Un compito delicato, che nulla ha a che fare con i processi: la funzione del visitatore apostolico è quella di ascoltare le persone, stilare un reso conto e consegnarlo a chi di dovuto». E ancora: «Sarei sorpreso– ha aggiunto- se, a pagare in questa diocesi, fosse il parroco di Lavagnola. Al di là della sua testa dura, come gli dico sempre scherzando non saprei quali altri capi d’accusa potrebbero pendere su di lui». Intanto, voci in ambito clericale, annuncerebbero un imminente incontro di Tanasini con Lupino. Che, non è un mistero, avrebbe pronto un dossier che ricostruirebbe la storia della diocesi. Temi resi noti dallo stesso Lupino, anche attraverso lettere, inviate per la pubblicazione, al settimanale diocesano “Il Letimbro”. Non solo gli scandali della pedofilia, ma anche i temi dell’omosessualità assai diffusa, in alcuni periodi, all’interno del seminario di Savona, simbolicamente rappresentati dall’outing di don Carlo Rebagliati, sospeso con provvedimento diretto e scomparso nel gennaio del 2013.

    Silvia Campese Il Secolo XIX Savona

  • Pedofilia, arriva il vescovo ispettore

    Pedofilia, arriva il vescovo ispettore

    Monsignor Tanasini ascolta le accuse di don Lupino che potrebbe essere a sua volta punito

    SILVIA CAMPESE SAVONA. Un ispettore di curia, inviato da Roma, non si può escludere da papa Francesco in persona, sta ascoltando e raccogliendo testimonianze tra i sacerdoti e i laici della diocesi di Savona. La notizia, ufficiosa, era nell’aria da mesi, anticipata dal gruppo dirigente degli scout di Lavagnola, che non aveva lesinato esternazioni pubbliche, anche durante le messe nella Parrocchia di San Dalmazio. Solo in questi giorni, però, la notizia è emersa in tutta la sua evidenza: si tratta del vescovo di Chiavari, monsignor Alberto Tanasini, a Savona da diverse settimane,impegnato in una serie di incontri sotto traccia. In curia nessuno aveva intenzione di rendere nota la visita, che resta tutt’ora avvolta da un alone di mistero.

    Rimandando, per forza di cose, a un altro episodio recentissimo, che ha coinvolto sempre la Liguria:l’invio dal Vaticano del nunzio Adriano Bernardini, chiamato a rimettere a posto le vicende che hanno caratterizzato una delle diocesi più chiacchierate d’Italia,quella di Albenga-Imperia. Qui l’epilogo non è ancora stato scritto: dopo il commissariamento, al vescovo Mario Oliveri, è stato affiancato il coadiutore Guglielmo Borghetti, protagonista ora di una vera rivoluzione. Sul perché tocchi ora a Savona la visita di un nunzio apostolico, si possono solo avanzare ipotesi. Due sarebbero le piste accreditate. C’è chi individuerebbe, in questa visita, un approfondimento “devisu” delle numerose segnalazioni giunte in Vaticano, sulle drammatiche vicende legate alla pedofilia.

    Non ultima, ormai più di un anno fa, Luisa Bonello, morta suicida nel settembre2014, aveva consegnato nelle mani di monsignor Angelo Becciu, della segreteria di Stato vaticana,un dossier dedicato alla vicenda pedofilia savonese, incontrando lo stesso papa Francesco. Sarebbero insistenti, però, anche le voci su una missione finalizzata a verificare e porre sotto la lente d’ingrandimento il ruolo del parroco di Lavagnola, don Giovanni Lupino, contestato da una parte degli scout perché considerato eccessivamente autoritario. Se fosse vera la seconda ipotesi, non potrebbe comunque restare fuori dal dossier, che Tanasini dovrebbe restituire, la vicenda pedofilia.

    Don Lupino è stato uno tra i sacerdoti che, più duramente, ha puntato il dito contro l’omertà con cui la curia avrebbe gestito gli episodi. Raggiunto telefonicamente dal Secolo XIX, il vescovo di Chiavari non ha voluto commentare. Silenzio totale anche da parte di don Lupino. «Se necessario, le questioni verranno rese pubbliche a tempo debito – l’unica dichiarazione rilasciata da don Antonio Ferri, vicario del vescovo di Savona-. Si tratta di percorsi riservati. Spiace sapere che,alcuni, abbiano diffuso notizie che hanno aumentato la confusione». Sui motivi della presenza del nunzio, il tema pedofilia o un’analisi del ruolo di don Lupino, dal vicario Ferri una sola battuta: «Escluderei il primo argomento».

    Da il Secolo XIX Cartaceo del 17-7-2015