Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: Alessandra Coccoli

  • Sul computer non c’è nulla Ma don Lu lo ha formattato

    Sul computer non c’è nulla Ma don Lu lo ha formattato

    I primi accertamenti delle perizie sono stati comunicati ieri alla procura e lasciano aperti dubbi e suscitano perplessità. Nei prossimi giorni verrà studiato l’hard disk del quarto personale del sacerdote recuperato la scorsa settimana

    Una prima sommaria verifica del computer di don Luciano, sequestrato la scorsa settimana in casa di un amico del sacerdote, non ha portato alla luce elementi inquietanti.

    Ma don Luciano Massaferro, prima di regalare il pc, lo ha formattato, ossia ha cancellato tutti i contenuti presenti nell’hard disk. Un atteggiamento che ha di insospettito gli inquirenti.

    Sono stati i due periti informatici nominati dalla procura a segnalare l’anomalia ai sostituti procuratori Alessandra Coccoli e Giovanni Battista Ferro, che ieri pomeriggio hanno convocato un vertice in procura per analizzare la situazione. Oltre ai due periti era presente anche il supertestimone dell’accusa, anche lui perito, che aveva aiutato don Massaferro a trasferire alcuni files da quel computer a quello nuovo.

    Proprio la sua testimonianza aveva consolidato la certezza negli inquirenti sulla presenza di quel quarto strumento informatico che invece il parroco di San Vincenzo e San Giovanni ha sempre negato.

    Ha partecipato anche lui all’incontro durato quasi due ore nell’ufficio del pm Coccoli e nel quale magistrati ed esperti informatici hanno deciso la linea di condotta da tenere. Sicuramente la direttiva è semplice: cercare di risalire ai file cancellati per verificare l’esistenza o meno di materiale che possa risultare utile all’indagine.

    Compito che non si annuncia agevole, nonostante i periti siano in possesso di sistemi estremamente all’avanguardia per fare luce anche sugli angoli più nascosti di quello che ormai sembra essere diventato uno degli aspetti cardine dell’inchiesta.

    Al momento la procura ha preso atto dell’importanza del ritrovamento del pc per demolire l’attendibilità del prete che ha sempre negato di averne avuto il possesso. Il procedimento di formattazione messo in atto da don Lu, inoltre, sembra fare a pugni con le iniziali affermazioni del sacerdote di non essere assolutamente esperto in materia informatica.

    L’aver cancellato i contenuti dell’hard disk non vuol dire comunque la volontà di togliere di mezzo materiale scottante. Di fronte all’intenzione di regalare il pc a un amico il prete potrebbe aver deciso di togliere ogni traccia del suo lavoro. Un’operazione innocua che potrebbe fare chiunque. Certo che, vista in un quadro indiziario come quello esistente l’operazione lascia adito a qualche dubbio.

    Non resta che attendere e verificare quale sarà la verità. L’inchiesta va avanti e la procura non intende tralasciare alcunché per fare piena luce sulla vicenda che, come ha puntualizzato nelle scorse settimane lo stesso procuratore Francantonio Granero, registra due vittime: l’undicenne parrocchiana e don Luciano.

    In attesa dell’annunciata visita nel carcere di Sanremo del vescovo di Albenga e Imperia, Mario Oliveri, al sesto piano del palazzo di giustizia di Savona non sarebbe arrivata ancora istanza di visita da parte del padre del sacerdote, mentre al contrario sarebbero state negate istanze di alcune persone vicine a don Lu che hanno chiesto di potergli fare visita nel penitenziario sanremasco.

    La difesa, dopo aver ottenuto alcuni atti, è in attesa dell’autorizzazione da parte del giudice delle indagini preliminari Emilio Fois di poter copiare il compact disk dell’audizione protetta della presunta vittima.

  • Dipendente del Comune interrogata dagli inquirenti

    Dipendente del Comune interrogata dagli inquirenti

    Una dipendente del comune di Alassio è diventata una testimone importante nell’inchiesta che ha portato don Luciano Massaferro, 45 anni, parroco delle chiese di San Vincenzo e San Giovanni, in carcere con l’accusa di violenza sessuale nei confronti della giovane parrocchiana

    A settembre aveva invitato la ragazzina di undici anni per sapere, per conoscere quello che stava accadendo e poi informare don Luciano della situazione soprattutto dei termini in cui era la vicenda che nella città del Muretto aveva ormai varcato le mura della chiesa.

    Una dipendente del comune di Alassio è diventata quindi una testimone importante nell’inchiesta che ha portato don Luciano Massaferro, 45 anni, parroco delle chiese di San Vincenzo e San Giovanni, in carcere con l’accusa di violenza sessuale nei confronti della giovane parrocchiana. La donna è stata identificata. Ovviamente la sua posizione è stata al vaglio degli investigatori nel lungo e difficile interrogatorio a cui è stata sottoposta. La donna avrebbe infatti ammesso di aver accettato l’invito del sacerdote a sondare il terreno, a cercare di capire la posizione della bimba e della sua famiglia, ribadendo anche come «la ragazzina le abbia raccontato gli episodi di cui sarebbe rimasta vittima».

    «Quella ragazzina non è attendibile», ribadisce il professor Mauro Ronco che con Alessandro Chirivì assiste il prete in carcere ormai da quasi un mese. Ed a proposito di difesa ieri mattina il legale della curia ingauna si è presentato al sesto piano del palazzo di giustizia per acquisire alcuni atti dell’inchiesta di cui non è ancora in possesso.

    In particolare il collegio difensivo di don Luciano ha chiesto la possibilità di entrare in possesso del cd dell’audizione protetta della presunta vittima e quindi ascoltare con le proprie orecchie la deposizione dell’undicenne. Il tono dell’audizione effettuata dalla psicologa Moretuzzo e il suo svolgimento potrebbero finire sotto la lente di ingrandimento dei periti del professor Ronco per valutarne l’eventuale attendibilità e le presunte ipotesi di nullità.

    A piccoli passi, l’inchiesta, quindi, sembra andare avanti con l’intento di sistemare anche il più piccolo tassello di una vicenda estremamente delicata e spiacevole per tutte le parti in causa.

    Al punto che ieri mattina i sostituti procuratori Alessandra Coccoli e Giovanni Battista Ferro hanno affidato l’ennesima perizia ad uno psicologo probabilmente per ascoltare nuovamente alcuni giovani compagni della presunta vittima. Il condizionale però è d’obbligo perché sul tema sia la difesa sia l’accusa hanno alzato un muro di stretto riserbo, nonostante l’esperto hanno preso contatti con il collega della difesa. Solo nelle prossime settimane sarà possibile capire l’evolversi di questo rivolo d’inchiesta.

    Resta invece ancora misterioso l’esito della perizia tecnica sul quarto computer sequestrato ad un’amico del parroco al quale lo aveva affidato.

    Il tecnico savonese dopo aver doppiato tutti i contenuti, starebbe ora lavorando per verificare l’esistenza o meno di files cancellati e in caso di risposta positiva verificarne il contenuto. Al momento, da un esame superficiale dell’apparecchio non sarebbero venuti alla luce elementi in grado di assumere una rilevanza nell’inchiesta. Nessun contenuto compromettente per don Luciano, anche se è necessario ancora qualche tempo per avere un’idea complessiva della situazione.

    Per l’accusa, comunque, l’importanza del ritrovamento del pc di don Lu stava proprio nel fatto di smentire la tesi del sacerdote che invece ha sempre sostenuto di non saperne nulla. Insomma una prova sulla credibilità dell’indagato, più che sui suoi eventuali e presunti istinti deviati.

    Il tutto in attesa dell’incidente probatorio che dovrebbe essere fissato per la fine di febbraio. Il gip Fois si è preso tutto il tempo necessario per fare le cose a posto ed evitare poi problemi al momento dell’udienza, figli della fretta. «Passaggio non determinante» puntualizza il professor Ronco, mentre l’accusa ritiene si tratti del clou di tutta l’inchiesta. L’interrogatorio protetto effettuato dal consulente tecnico d’ufficio nominato dal gip Fois sarà inserito nel dibattimento al quale non dovrà più partecipare la ragazzina.

    Ieri sera infine, nella parrocchia del Sacro Cuore Immacolato di Andora Marina, si è svolta l’ennesima veglia di preghiera alla presenza di alcune centinaia di fedeli convinti dell’innocenza di don Luciano. I presenti hanno pregato per il loro parroco, invocando l’aiuto del Signore al fine di arrivare presto alla verità dell’inchiesta e alla scarcerazione del prete.

    Una posizione ormai decisa anche da parte del gruppo «Don Luciano Libero» aperto su Facebook. Molti dei sostenitori della pagina su internet non hanno voluto mancare all’appuntamento in chiesa.

  • Don Luciano, si scava nei rapporti con altre bimbe

    Don Luciano, si scava nei rapporti con altre bimbe

    Gli uomini della squadra mobile di Savona e del commissariato di Alassio stanno ascoltando i compagni del catechismo e della parrocchia per verificare la veridicità delle loro testimonianze su altri due presunti casi di violenza sessuale

    In attesa dell’incidente probatorio e di conoscere il contenuto del quarto computer sequestrato a don Luciano Massaferro (o meglio in casa di un’amica alla quale lo aveva regalato), il parroco delle chiese di San Vincenzo e San Giovanni di Alassio, l’inchiesta sulla presunta violenza sessuale messa in atto nei confronti di una parrocchiana di undici anni prosegue. Nell’ombra, nel silenzio del riserbo, gli uomini della squadra mobile di Savona e del commissariato alassino proseguono gli interrogatori di amici della ragazzina, di giovani che frequentano il catechismo e di semplici parrocchiani con l’intenzione di allargare il quadro indiziario di altri due episodi di violenza per i quali, al momento, non esiste alcuna contestazione concreta.

    Indubbiamente gli elementi raccolti nella prima fase dell’inchiesta debbo essere approfonditi come ha puntualizzato lo stesso tribunale del Riesame, nell’ordinanza con la quale si rigettava al richiesta di scarcerazione del sacerdote alassino.

    Nessuna ulteriore valanga di fango, quindi, addosso a don Lu, ma solo la necessità da parte dei sostituti procuratori della repubblica Giovanni Battista Ferro ed Alessandra Coccoli, di approfondire un filone dell’inchiesta madre.

    Per il momento si tratta di sospetti, di confessioni fatte tra minori e dal minorenni riportate agli investigatori che stanno cercando riscontri ed eventualmente denunce. Nulla di più, quindi, che una notizia di reato recepita, ma non ancora trasformatasi in capo di imputazione al prete assistito dagli avvocati Mauro Ronco e Alessandro Chirivì. «Fesserie, invenzioni» è la reazione di chi crede nell’innocenza di don Luciano e non ritiene veritiere neppure le presunte attenzioni morbose alla parrocchiana che hanno fatto scattare l’ordinanza.

    C’è però il grave indizio di reiterazione del reato ed inquinamento delle prove riscontrati dal giudici del riesame che influenzano la valutazione su don Luciano.

    Ovviamente l’attività di indagine è coperta dal massimo riserbo, anche e soprattutto a tutela dei giovani minorenni coinvolti, loro malgrado, in questa spiacevole vicenda.

    Don Luciano, comunque resta in carcere ad attendere novità e soprattutto sviluppi positivi della vicenda. Nella cella singola della sezione protetta del penitenziario di valle Armea a Sanremo, il sacerdote prega e legge il vangelo. Le sue condizioni psico-fisiche non sarebbero ottimali, al punto da spingere gli inquirenti a richiedere una sorveglianza continua per evitare gesti spiacevoli. Il prete resta sempre in attesa, anche della visita dell’anziano padre che dal 29 dicembre non ha più avuto occasione di incontrare.

    In carcere finora, don Lu ha incontrato i suoi avvocati, il cappellano di Chiavari, don Francesco Brioni, e monsignor Mario Oliveri, ordinario della diocesi d Albenga e Imperia.

    Il primo appuntamento concreto in agenda sotto il profilo giudiziario è l’incidente probatorio a cui verrà sottoposta l’undicenne che avrebbe subito le attenzioni morbose del prete. Il gip non ha ancora fissato la data dell’esame,ma questa potrebbe essere la settimana decisiva.

    L’interrogatorio rappresenta un passo ufficiale dell’inchiesta, ritenuto irripetibile, traslabile in udienza. Lavoro dei magistrati che, a meno di colpi di scena, potrebbe approdare poi alla notifica della conclusione delle indagini e al processo davanti al giudice delle udienze preliminari.

    A meno di novità, come detto, che potrebbero scaturire dal computer sotto perizia e da presunti altri due casi di violenza su minore.

  • «Può farlo di nuovo»: Don Lu resta in cella

    «Può farlo di nuovo»: Don Lu resta in cella

    Don Luciano Massaferro resta in carcere. Così ha deciso il tribunale del Riesame al termine di quattro giorni di camera di consiglio, aggravando l’aspetto delle esigenze cautelari. Non ci sarebbe infatti solo il timore di una reiterazione del reato, ma di fronte alle contraddizioni palesate negli interrogatori «una sua scarcerazione potrebbe creare problemi sotto il profilo dell’inquinamento delle prove». Ossia don Luciano, tornando a casa, potrebbe avere la possibilità di intralciare le indagini, anche perché, come anticipato nei giorni scorsi dai racconti dei compagni della presunta vittima, sarebbero venuti alla luce altri due presunti aspetti su cui fare luce. Altre due ragazzine divenute oggetto delle attenzioni pericolose del prete. E non è una decisione senza importanza quella che arriva dal Riesame. In attesa del processo, è un pronunciamento ufficiale e quindi in grado di segnare il destino futuro.

    Ma è di ieri anche l’inquietante notizia di un furto messo a segno nell’abitazione della famiglia della ragazzina implicata nella vicenda. Un episodio che la magistratura, pur riservandosi dietro un no comment sui particolari, puntualizza come «non abbia nulla di ricollegabile all’inchiesta». Un’incursione denunciata ieri e che va a rendere ancora più odiosa una vicenda brutta già di per sè e tutt’altro che conclusa.

    L’ordinanza di sedici pagine depositate ieri in cancelleria ha invece di fatto accolto in toto il castello accusatorio costruito dalla procura di Savona. Secondo i giudici genovesi la bambina di undici anni, vittima delle presunte attenzioni sessuali del sacerdote di Alassio, è attendibile sotto tutti i profili e soprattutto «ha sempre descritto in modo univoco i fatti, di fronte ai vari psicologi, ma anche alla presenza della madre, del nonno ed a casa del prete». Un confronto, non giudiziario, che non è mai venuto alla luce e regala un ulteriore aspetto di riflessione sulla vicenda.

    Don Luciano sapeva, quindi, delle accuse prima ancora dell’arresto e benché i giudici non facciano riferimenti temporali a quell’episodio, la sparizione del quarto computer risalirebbe proprio a quel periodo.

    Sulla sua esistenza anche i giudici del riesame non hanno dubbi sostenendo «che c’è un computer di cui don Luciano nega l’esistenza» e che un testimone oculare aveva indicato senza ombra di dubbio. Si tratta di un perito informatico che aveva lavorato in casa del sacerdote per trasferire alcuni files dal vecchio pc a quello nuovo.

    Se l’ordinanza regala otto pagine alla trattazione giuridica sull’attendibilità della presunta vittima, i giudici hanno anche fornito riscontri su fatti accessori che hanno convinto il sostituto procuratore Alessandra Coccoli a richiedere al giudice delle indagini preliminari Emilio Fois l’ordinanza di custodia cautelare.

    Ma i giudici del Riesame hanno regalato spunti anche sulle varie testimonianze fornite dai compagni della ragazzina, dei vicini di casa del prete e dei parrocchiani che a più riprese hanno smentito le dichiarazioni rese in interrogatorio da parte di don Luciano.

    Una vicenda sulla quale il cardinale Angelo Bagnasco, arcivescovo di Genova e presidente della Cei, invita alla pacatezza e alla riflessione, dopo le prese di posizione nette della prima ora: «Lasciamo che le cose facciano il loro corso e preghiamo che tutto si risolva nella giustizia e nella verità». Prima un articolo su Avvenire nel quale veniva duramente attaccata la procura savonese per l’arresto (e soprattutto la conferma della custodia cautelare in carcere) per il sacerdote alassino. E poi il silenzio, che suonava come una benedizione alla linea del quotidiano dei vescovi, del vescovo di Albenga-Imperia. Mario Oliveri si era detto convinto di trovarsi di fronte a un colossale malinteso e si era limitato a commentare «Non ho nulla da aggiungere né da togliere a quanto pubblicato sull’Avvenire».

    A bocce ferme, il presidente dei vescovi (che aveva già precisato di non conoscere personalmente e di non aver mai incontrato don Luciano) indica le virtù da seguire: «La giustizia – che è quella degli uomini ma anche quella divina – e la verità, piaccia o meno».

     

  • Don Luciano, udienza del Riesame: centrali racconto vittima e mistero pc

    Don Luciano, udienza del Riesame: centrali racconto vittima e mistero pc

    14 gennaio 2010 delle ore 13:20

    Genova. Si è conclusa da poco l’udienza presso il tribunale del Riesame che doveva decidere sulla scarcerazione di don Luciano Massaferro, il parroco di Alassio arrestato per violenza sessuale su una chierichetta di 11 anni.
    Due ore di discussione incentrate su personalità e racconto della vittima dei presunti abusi.

    In particolare, l’accusa basa le sue tesi sulla veridicità delle accuse della bambina, sulla sua attendibilità confermata dalla dottoressa Moretuzzo e si mostra convinta dell’esistenza di un quarto computer “sospetto” del sacerdote che, però, non si trova. Un pc che, invece, secondo i difensori di don Luciano, Alessandro Chirivì e Mauro Ronco, non esiste affatto. Pare inoltre che, per ciò che concerne gli altri 3 computer sequestrati al sacerdote, non vi sia nulla di anomalo (sono 97mila i file ritenuti “innocui” anche dai periti dell’accusa)

    I giudici si sono riservati di decidere in merito all’istanza dei difensori, decisione che potrebbe essere sciolta tra domani e martedì. All’udienza di stamane erano presenti i pubblici ministeri Alessandra Coccoli e Giovanni Battista Ferro.

  • «Il computer c’è e l’ho usato io»

    «Il computer c’è e l’ho usato io»

    13 gennaio 2010
    GIOVANNI CIOLINA

    Il perito informatico conferma la sua versione: don Luciano mi fece trasferire dei files su un altro pc

    «Quel computer l’ho visto e ci ho lavorato per trasferire alcuni file su un altro apparecchio». La testimonianza del perito informatico divenuto test chiave, per la procura è la conferma dell’esistenza del quarto computer, quello sparito, ed al centro delle ricerche da parte degli uomini della squadra mobile di Savona.

    Il sacerdote ha sempre negato di aver avuto altro pc all’infuori di quelli sequestrati (tre in totale), ma la procura di Savona ritiene contraddittoria la versione di don Lu e la storia del computer è considerata una delle prove per sostenere le accuse di violenza sessuale al prete di Alassio arrestato il 29 dicembre scorso su ordinanza di custodia cautelare firmata dal Gip Fois.

    La ricerca dell’apparecchiatura elettronica prosegue anche se il compito degli inquirenti si annuncia difficile se non addirittura proibitivo. Solo un’eventuale collaborazione del sacerdote potrebbe servire a sciogliere la matassa. Il procuratore Francantonio Granero e i sostituti Alessandra Coccoli e Giovanni Battista Ferro sono convinti che quell’hard disk contenga elementi probatori importanti. Un teorema che troverebbe sostegno anche nella richiesta di trasferire dal vecchio al nuovo pc solo una parte di files e quindi, secondo gli investigatori, quelli non compromettenti. Ma si tratta di supposizioni. Il tecnico incaricato della perizia sui computer sequestrati, invece, al momento non avrebbe segnalato anomalie alla procura.

    Al momento a sostenere l’accusa di violenza sessuale c’è la segnalazione della psicologa del Gaslini che ha avuto in cura l’undicenne che avrebbe subito le morbose attenzioni del prete e che era stata inviata all’ospedale specializzati per bambini dal medico di famiglia venuto a conoscenza dei problemi avuti dalla sua paziente.

    Una bimba con problemi caratteriali «ed alle prese con un disagio indipendente da don Luciano» spiega il professor Mauro Ronco che domani sosterrà al tribunale del Riesame di Genova la tesi della completa estraneità dai fatti di don Luciano, chiedendo quindi la sua scarcerazione.

    «Attendiamo con ansia l’esito del Riesame» ribadisce il legale torinese che assiste il parroco di San Vincenzo e San Giovanni insieme ad Alessandro Chirivì.

    E il luminare del foro torinese legge «a nostro favore» l’ipotesi contenuta nella memoria della procura inviata al tribunale di Genova sullo stato iniziale della bambina vittima delle presunte molestie. «Non c’è alcun indizio accusatorio – aggiunge Mauro Ronco . Non riesco a trovare altra visione dei fatti differente alla mia». Riesame in discesa, quindi? «Assolutamente no. Ogni cosa ha gli astri in cielo e non si può mai dire, ma…» ribadisce l’avvocato Ronco accennando un sorriso.

    Si annuncia quindi battaglia all’ultimo respiro tra accusa e difesa, entrambe convinte delle proprie ragioni e che domani mattina al Riesame faranno valere le proprie ragioni. Da una parte l’accusa sostiene di avere elementi fondati per la richiesta di custodia cautelare in carcere del prete basato sulle dichiarazioni della presunta vittima (spiegate alla psicologa e ribadite nel corso di un interrogatorio protetto) e di alcune testimonianze, oltre alle contraddizioni in cui sarebbe caduto il sacerdote nei vari interrogatori a cui si è sottoposto in questi 14 giorni di detenzione.

    La difesa invece fin dal primo momento si è sempre dichiarata convinta dell’innocenza di don Lu, puntualizzando l’aridità del quadro indiziario e soprattutto considerando inattendibile la bambina. Una tesi alla quale si è allineata la curia e la maggior parte della comunità parrocchiana alassina che conosce don Luciano da tempo.

  • La Curia attacca i magistrati e se la prende con la bambina. Il prete è innocente. Parola del vescovo e dei suoi parrocchiani.

    La Curia attacca i magistrati e se la prende con la bambina. Il prete è innocente. Parola del vescovo e dei suoi parrocchiani.

    La colpa è tutta della bimba. Il vescovo chiama a testimoni gli adulatori del prete: “Chi lo conosce sa che è innocente” (come se un pedofilo violentasse davanti ai suoi adulatori). Copione già visto.

    Ha taciuto per giorni, atteso il no del Gip alla scarcerazione o ai domiciliari, poi dopo che l’indagato ha scelto il silenzio all’ultimo interrogatorio, a parlare è la diocesi di Albenga Imperia, quella alla quale appartiene don Luciano Massaferro, 44 anni, inquisito e detenuto con l’accusa di violenza su una bambina di undici anni,

    Dopo le dichiarazioni di prassi di inizio inchiesta arriva un attacco diretto a lla Procura della Repubblica “rea” per l’arresto di don Luciano Massaferro e sotto accusa per l’indagine che, secondo la Curia (che ha scelto come portavoce l’ufficio comunicazioni sociali e la pagina settimanale diocesana locale pubblicata su Avvenire) avrebbe avuto solo una tesi punitiva, senza ascoltare testimoni pro indagato.

    All’attacco alla Procura segue quello ai media per le cronache sul caso, ma questo aspetto (seppur importante) non è nuovo nello stile del quotidiano cattolico.

    Nell’articolo si parla anche della presunta vittima: «siamo stati bombardati da più parti, come un carosello pubblicitario, con la testimonianza di una minore, che sembrerebbe provenire da un contesto familiare noto e difficile, nel quale spesso, a detta di parecchi esperti della psichiatria infantile, ci si potrebbe convincere che sia vera una pura fantasia».

    Intanto sul fronte giudiziario, la prossima settimana (il 14 gennaio) il Riesame di Genova dovrà pronunciarsi sul ricorso contro la carcerazione, presentata dal nuovo legale del sacerdote, Mauro Ronco, presidente dell’Ordine forense torinese e consulente anche per il Vaticano per le vicende giudiziarie e no che hanno colpito sacerdoti accusati di pedofilia.

    LA PAGINA DELLA DIOCESI INGAUNA

    In un articolo nella pagina curata dall’ufficio diocesano delle Comunicazioni Sociali si fa riferimento alla detenzione in carcere di don Luciano: «In questa triste pagina, tre elementi oggettivi restano fissati, ad oggi, nel cuore e nella mente. Prima di tutto l’arresto di un sacerdote, che sembra essere condannato di un reato infamante, prima ancora che le indagini siano terminate e che un rinvio a giudizio e un processo penale siano stati celebrati sul suo conto».

    «Ciò nonostante – secondo quanto scrive il quotidiano – sulle locandine delle edicole, sui quotidiani nazionali e locali, sui siti internet e social network più diffusi sono corsi, in questi giorni, titoli strillati a mò di sentenze con rito accelerato, tanto da suscitare seria preoccupazione e immediate prese di posizione».

    Nell’articolo si parla anche della presunta vittima: «Siamo stati bombardati da più parti, come un carosello pubblicitario, con la testimonianza di una minore, che sembrerebbe provenire da un contesto familiare noto e difficile, nel quale spesso, a detta di parecchi esperti della psichiatria infantile, ci si potrebbe convincere che sia vera una pura fantasia».

    Poi, l’affondo contro la Procura, «che ha predisposto il fascicolo delle indagini senza aver ascoltato ad oggi neppure una volta chi del sacerdote potesse conoscere, giorno dopo giorno, non solo la sua crescita spirituale ma anche le ragioni della sua vocazione».

    Secondo quanto scritto sull’Avvenire, l’unica vera notizia, «forse antipatica e fastidiosa per qualcuno», sarebbe il fatto che «un’intera comunità cristiana, fatta non solo di sacerdoti e suore ma anche di laici impegnati e ai margini, è uscita fuori forte e determinata nella solidarietà, pronta e disponibile a discernere sempre il bene dal male e che, fino a prova contraria, stando agli elementi emersi, non solo non può condannare il sacerdote ma pure prega con carità cristiana per lui e per il disagio della minore».

    Alassio: prete arrestato, l’accusa deposita atti al Riesame

    Saranno depositati al tribunale del riesame di Genova anche dall’accusa i documenti raccolti in questa settimana su don Luciano Massaferro, il parroco arrestato per violenza sessuale su una ragazzina di undici anni. Solo la prossima settimana tuttavia i giudici genovesi decideranno in merito al ricorso presentato dalla difesa che ha chiesto la scarcerazione del sacerdote per prove insufficienti affinché possa restare ancora detenuto in carcere a Chiavari.

    Il parroco attende fiducioso il verdetto del riesame anche alla luce dell’ingresso nella squadra dei difensori di don Luciano Massaferro. Ad affiancare Alessandro Chirivì c’è ora il collega Mauro Ronco, presidente (anche se in scadenza) dell’Ordine degli Avvocati di Torino. Un incarico che il parroco ha accolto con grande soddisfazione: ieri dopo l’udienza davanti ai pm Alessandra Coccoli e Giovanni Battista Ferro (nella foto), si è lasciato andare a un sorriso liberatorio dopo una settimana di detenzione nella casa circondariale chiavarese.

    www.savonanews.it/it/internal.php?news_code=67397

    Alassio: faccia a faccia tra don Luciano e la ragazzina

    Don Luciano Massaferro e la ragazzina che lo accusa, potrebbero presto trovarsi faccia a faccia, uno di fronte all’altro. Non è più soltanto un’idea, presa in considerazione dalla Procura. Presto, infatti, i magistrati Giovanni Battista Ferro (nella foto) e Alessandra Coccoli potrebbero chiedere al giudice delle indagini preliminari che disponga un confronto fra il sacerdote e l’undicenne, le cui posizioni sono distanti anni luce. La ragazzina lo accusa. Il prete si difende, negando gli episodi che lo hanno portato in carcere con l’accusa di violenza sessuale. Intanto è stata fissata per la prossima settimana, a Genova l’udienza del tribunale del Riesame. Nell’occasione i giudici dovranno decidere se accogliere o meno la richiesta di annullamento dell’ordinanza di custodia cautelare, firmata dal giudice delle indagini preliminari Emilio Fois, che ha portato in carcere don Luciano Massaferro, ora detenuto (in una cella che divide con altre sette persone) a Chiavari.

    r.c.

    Sabato 09 Gennaio 2010 ore 07:01

    www.savonanews.it/it/internal.php?news_code=67407

    Alassio: prete arrestato, giovedì la decisione del Riesame

    E’ atteso per giovedì prossimo a Genova il verdetto dei giudici del Tribunale del Riesame che dovranno discutere dell’istanza di scarcerazione presentata dai difensori di don Luciano Massaferro, il sacerdote alassino accusato di violenza sessuale su una ragazzina di undici anni, sua parrocchiana. I sostituti Coccoli e Ferro stanno preparando le rispettive «memorie» sulla base delle quali i giudici del Riesame prenderanno le loro decisioni.
    Allo stato attuale però, secondo quanto risulta ai difensori, anche alla luce dei tre interrogatori del parroco alassino, gli elementi d’accusa sarebbero gli stessi di sempre, e sostanzialmente soltanto il racconto della ragazzina raccolto dalla psicologa del Gaslini e acquisito agli atti dell’inchiesta. Elementi che, come ha sottolineato il professor Ronco, per la difesa non sarebbero sufficienti, senza riscontri obiettivi, a sostenere un’accusa così grave, e certamente a mantenere in carcere don Massaferro.

    Domenica 10 Gennaio 2010 ore 08:13

    www.savonanews.it/it/internal.php?news_code=67453

  • Savona: prete arrestato, interrogatorio fiume in Procura

    Savona: prete arrestato, interrogatorio fiume in Procura

    “No comment”, hanno tagliato corto il procuratore capo Granero e il sostituto Ferro su possibili ammissioni del prete e “no comment” anche su altri eventuali nuovi episodi che gli sono stati contestati al termine del lungo faccia a faccia al quale ha assistito, ovviamente, anche il suo avvocato difensore Alessandro Chirivì.
    E’ stato un interrogatorio fiume quello sostenuto questo pomeriggio da don Luciano Massaferro arrestato per violenza sessuale su una ragazzina di undici anni.

    L’interrogatorio si è tenuto non più davanti al gip Emilio Fois come la settimana scorsa, ma davanti al pm Giovanni Battista Ferro. Un interrogatorio nel corso del quale il prete ha negato ogni addebito e ha respinto con forza le accuse che martedì scorso lo hanno portato in carcere per presunte violenze sessuali (almeno tre gli episodi che sono stati contestati sinora) subite da una ragazzina di undici anni, una chierichetta che frequentava la parrocchia di san Vincenzo e San Giovanni ad Alassio.

    E’ molto provato don Massaferro soprattutto da quando sabato scorso il gip Fois gli ha negato la libertà ed è per questo motivo che il suo avvocato Alessandro Chirivì ha deciso di ricorrere al tribunale del riesame.
    Ad accusarlo sono i racconti della ragazzina quindi le testimonianze raccolte dagli inquirenti dai suoi familiari. Tre gli episodi che si sarebbero verificati tra aprile e maggio poi raccontati dalla bambina alla psicologa. Ma in difesa del parroco ci sono i parrocchiani che continuano a sostenere la sua innocenza anche su Facebook. (Leggi qui la denuncia pubblica di una madre sul social network).

    g.d.g.

    Lunedì 04 Gennaio 2010 ore 20:31

    04 gennaio 2010
    Savona, Don Luciano: quattro ore di confronto con gli inquirenti
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    don luacino

    Savona. Quattro ore di interrogatorio condotto dal Procuratore Capo della Repubblica Francantonio Granero e dal pubblico ministero Giovanni Battista Ferro. Dalle 16 alle 20,15 circa. Questo il tempo per cui Don Luciano Massaferro, il parroco accusato di violenza sessuale su una ragazzina di 11 anni, è rimasto a rispondere alle domande degli inquirenti al sesto piano di Palazzo di Giustizia.

    Nessuna dichiarazione al termine dell’interrogatorio da parte del legale del sacerdote, l’avvocato Alessandro Chirivì, che ha raggiunto velocemente la sua auto senza fare ulteriori commenti. Il difensore di Don Luciano aveva però rilasciato una dichiarazione entrando in Tribunale: “Il mio assistito è pronto a rispondere a tutte le domande che gli verranno poste e chiarirà ancora una volta la sua posizione”.

    Secondo quanto trapelato da Palazzo di Giustizia non ci sarebbero comunque nuovi elementi sull’indagine. Insomma nessuna nuova denuncia e nessuna intercettazione ambientale. Gli elementi in mano agli inquirenti restano sempre quelli che hanno portato il Procuratore capo e il pm Alessandra Coccoli a richiedere l’ordinanza di custodia cautelare in carcere, convalidata poi dal gip Emilio Fois.

    Con tutta probabilità quindi non ci saranno altri colpi di scena nella vicenda di “Don Lu” almeno fino alla prossima settimana, quando si attende la decisione del Tribunale del riesame a proposito della richiesta di scarcerazione presentata questa mattina dall’avvocato Chirivì.

  • Don Luciano, scontro tra difesa e accusa

    Don Luciano, scontro tra difesa e accusa

    Ancora una settimana in carcere, ancora sette giorni da trascorrere dietro le sbarre del penitenziario di Chiavari in attesa della decisione del tribunale del Riesame di Genova sulla richiesta di arresti domiciliari. Don Luciano Massaferro, «don Lu» per gli amici e i parrocchiani, continua a professare la sua innocenza rispetto alle pesantissime accuse di violenza sessuale nei confronti di una ragazzina di 11 anni, di Alassio, che nel corso di alcune sedute con lo psicologo del Gaslini ha rivelato di aver subito attenzioni sessuali dal sacerdote.

    «Invenzioni» continua a ripetere la difesa dell’uomo, ma l’accusa non è dello stesso avviso ed anzi ritiene gravissimi i comportamenti messi in atto dal prete alassino. Al punto che il pm Alessandra Coccoli ne ha richiesto la custodia cautelare in carcere e il giudice delle indagini preliminari Emilio Fois l’ha concessa e soprattutto ha ritenuto la necessità di ribadire lo stato di carcerazione per don Luciano anche dopo l’interrogatorio di garanzia svoltosi con l’assistenza dell’avvocato Alessandro Chirivì.

    Gli inquirenti sono totalmente convinti di essere in possesso di elementi univoci in grado di provare la colpevolezza del prete. Ed a rendere ancora più pesante il quadro indiziario ci sarebbero le contraddizioni dell’arrestato al momento del confronto con il pm, contraddizioni che concernerebbero anche e soprattutto il ricordo e la descrizione dei posti dove sarebbero avvenuti gli atti sessuali.

    Indubbiamente Don Luciano resta innocente fino approva contraria e fino ad una sentenza di tribunale, ma la denuncia presentata dai medici genovesi sembra lasciare poco spazio all’immaginazione anche se la bimba risulta non essere particolarmente seguita dalla famiglia. Gli attestati di solidarietà e vicinanza che continuano ad arrivare sulla bacheca di Facebook, il sociale forum di internet, del prete alassino indubbiamente regalano una visione completamente differente ed opposta sulla rettitudine morale di don Lu che è visto come «il Pastore in grado di guidare il gregge» senza dubbi ed incertezze.

    Parrocchiani e cittadini alassini si dicono pronti a qualsiasi manifestazione a tutela del loro prete, ma gli atti in possesso degli investigatori non sembrano regalare un quadro altrettanto specchiato. «Non ci sono elementi. Ho fatto vedere gli atti a don Luciano e rimaniamo esterrefatti delle accuse» ripete all’infinito l’avvocato Chirivì che non ha ancora ricevuto notifica della custodia cautelare. «Nessuna novità rispetto a ieri» ripete, ma l’arresto e la detenzione in carcere resta tema caldissimo nei discorsi della città del Muretto.

    Intanto ieri la vita parrocchiale è continuata regolarmente con don Alessandro e don Giovanni chiamati a dire messa in sostituzione del parroco.

    E nel corso delle omelie domenicali si sono ripetute le preghiere in favore di don Luciano improntate alla speranza e alla convinzione di un rapido ritorno a casa e soprattutto di una soluzione positiva della vicenda.

    Ovviamente nei prossimi giorni l’avvocato Alessandro Chirivì, amico di don Luciano, tornerà nel carcere del Levante per incontrare il parroco e permettergli di superare più facilmente questo momento, ma anche per studiare e decidere la linea difensiva da seguire. Per i giudici del Riesame è infatti pronto un memoriale da parte della difesa.

  • Il vescovo lo difende: “Accuse inverosimili”

    Il vescovo lo difende: “Accuse inverosimili”

    ABUSI A BIMBA DI 11 ANNI ARRESTATO PARROCO

    Un parroco è stato arrestato ad Alassio con l’accusa di violenza sessuale su una bambina di 11 anni. In carcere è finito don Luciano Massaferro, 44 anni, parroco delle chiese di San Giovanni Battista e di San Vincenzo di Alassio.

    Il sacerdote è stato arrestato dagli agenti della squadra mobile della questura insieme ai colleghi del commissariato di polizia di Alassio, che hanno eseguito una ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip Emilio Fois presso il Tribunale di Savona su richiesta del pubblico ministero Alessandra Coccoli.

    A far scattare l’inchiesta è stata una segnalazione arrivata dall’ospedale Giannina Gaslini di Genova che aveva sottoposto la bambina, appena undicenne, ad una serie di accertamenti clinici dopo aver denunciato di avere subito le violenze da parte del sacerdote. Le indagini sono durate un mese e mezzo.

    «La notizia desta molto stupore, perchè le accuse fatte sembrano inverosimili. Don Luciano Massaferro è da ritenersi innocente fino a prova contraria. Infine si esprime la piena fiducia che possa al più presto manifestarsi la propria estraneità ai fatti di cui accusato» è la prima dichiarazione di monsignor Mario Oliveri, vescovo di Albenga-Imperia. All’ordinario della Diocesi di Albenga è stata data comunicazione del provvedimento ai sensi dell’articolo 129 del protocollo addizionale all’accordo di revisione del concordato Lateranense del 1984.

    http://www.leggonline.it/articolo.php?id=39711

    Alassio: prete pedofilo, chi è don Luciano Massaferro

    Don Luciano Massaferro, sacerdote albenganese dal 2002, il 18 settembre scorso era stato nominato responsabile dell’ufficio diocesano scolastico, ovvero aveva il compito di coordinare gli insegnanti di religione di ogni ordine e grado della diocesi di Savona e Imperia. Il 22 dicembre scorso presso la Curia Vescovile di Albenga insieme al vescovo Mario Oliveri aveva incontrato gli insegnanti e i dirigenti scolastici di ogni ordine e grado per il tradizionale scambio di auguri di Natale. Un lutto ha anche segnato la sua vita. Circa un paio di mesi fa don Luciano aveva perso la madre.

    http://www.savonanews.it/it/internal.php?news_code=66818

    Alassio, pedofilia: arrestato Don Luciano Massaferro

    Alassio. Il personale della Questura savonese e del Commissariato di Alassio, questa mattina, ha dato esecuzione ad un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa nei confronti di un sacerdote di Alassio, Don Luciano Massaferro, 44 anni, parroco di “San Giovanni Battista” e di “San Vincenzo”.

    Le pesanti accuse nei suoi confronti sono di violenza sessuale aggravata su un minore di 14 anni (artt. 81 cpv, 609 bis, 609 ter n.1), oltre che per aver commesso il fatto con abuso dei poteri, con violazione dei doveri inerenti a una pubblica funzione e a un pubblico servizio, ovvero in qualita’ di ministro di un culto (art. 61 n. 9.).
    L’ordinanza è stata emessa dal gip del Tribunale di Savona Emilio Fois su richiesta del pubblico ministero Alessandra Coccoli. All’Ordinario della Diocesi di Albenga è stata data comunicazione del provvedimento ai sensi dell’art. 129 disp. att. c.p.p. – art. 2 lett. b) del protocollo addizionale all’accordo di revisione del concordato Lateranense del 1984. Secondo quanto appreso il fatto contestato al sacerdote riguarda una violenza perpetrata ai danni di una bambina di 11 anni. L’inchiesta sarebbe partita da una segnalazione arrivata dall’ospedale Giannina Gaslini di Genova, dove il prete svolgeva, come in altri ospedali, attività di volontariato.

    http://www.ivg.it/2009/12/29/alassio-arres…e-san-vincenzo/

    Alassio, l’arresto di Don Luciano: stupore tra i parrocchiani
    Don Luciano Massaferro

    Alassio. Disorientamento ed incredulità. Con questi sentimenti è stata accolta dalla comunità alassina la notizia dell’arresto per pedofilia del parroco di Alassio Don Luciano Massaferro. Il prete, al momento rinchiuso in carcere a Genova, è molto conosciuto e apprezzato non solo nell’ambito parrocchiale di San Giovanni Battista e di San Vincenzo ma in tutta la diocesi albenganese.

    “Mi sembrano accuse incredibili per una persona come Don Luciano – afferma il Vescovo monsignor Mario Oliveri -. Don Luciano resta comunque innocente, fino a prova contraria e mi auguro che possa dimostrare la propria totale estraneità a quanto gli viene contestato”.

    Don Luciano Massaferro, savonese di origine, ha sempre amato stare vicino ai giovani: ha insegnato nel Seminario Vescovile e nel Liceo Psico-Pedagogico “Redemptoris Mater” di Albenga, ed è attualmente è docente di Italiano, Storia e Geografia nella Scuola Media Inferiore.

    Nel 1999 arriva l’ordinazione sacerdotale, concludendo a Genova gli studi teologici. Nel 2002 inizia l’attività di parroco ad Alassio. E’ attualmente assistente spirituale dell’Opera “Piccole Vittime dei desideri di Gesù e del Cuore Immacolato di Maria” e collabora con il Seminario Vescovile di Albenga-Imperia e con l’Istituto Superiore di Scienze Religiose di Albenga nell’insegnamento delle discipline filosofiche.

    Conosciuto per andare sempre in bicicletta, Don Luciano era molto attivo anche nel campo del sociale, negli ospedali e nelle case delle persone bisognose. “Una persona davvero al di là di ogni sospetto – racconta uno dei suoi parrochiani, S.M., 29 anni, con cui aveva da poco concluso il corso prematrimoniale proprio con Don Luciano”.

    http://www.ivg.it/2009/12/29/alassio-larre…i-parrocchiani/

    Alassio: violenza, arrestato giovane parroco
    29 dicembre 2009

    Arrestato per violenza sessuale. Un arresto clamoroso che ha colpito il parroco della chiesa di San Giovanni Battista e San Vincenzo Neri di Alassio, don Luciano Massaferro. Parrocchia che regge da molto tempo mentre lo scorso settembre era stato nominato responsabile della pastorale giovanile della diocesi di Albenga-Imperia.
    La parrocchia San Giovanni Battista e San Vincenzo Neri

    L’arresto è stato compiuto stamane dagli agenti della Questura e del Commissariato di Alassio in esecuzione di un’ordinanza del Gip del tribunale di Savona che ha accolto la richiesta del pm.

    L’indagine sarebbe nata dopo la segnalazione dei medici del Gaslini di Genova dove era stata ricoverata una bambina, appena undicenne, per una serie di accertamenti clinici dopo aver denunciato di avere subito le violenze da parte del sacerdote. Le indagini sono durate un mese e mezzo.

    L’arresto è avvenuto secondo le disposizioni previste dal concordato dei patti lateranensi del 1984.

    Gli inquirenti hanno riferito testualmente che «non verranno rilasciate dichiarazioni sino alla conclusione delle indagini preliminari».

    IL VESCOVO OLIVIERI: SOPRESA E STUPORE

    Una reazione cauta e per così dire d’ufficio, quella del vescovo Mario Oliveri che regge da quasi vent’anni la diocesi ingauno imperiese. E diversamente, di fronte ad una vicenda del genere, diversamente non poteva essere. «La notizia desta molto stupore, perchè le accuse fatte sembrano inverosimili. Don Luciano Massaferro è da ritenersi innocente fino a prova contraria. Infine si esprime la piena fiducia che possa al più presto manifestarsi la propria estraneità ai fatti di cui accusato».

    CHI E’ DON LUCIANO MASSAFERRO

    La parrocchia
    Un prete moderno e multimediale, in contatto con i giovani e dotato di grandi capacità di animazione. Così viene descritto ad Alassio don Luciano Massaferro, indicato come un prete dalla pastorale “multimediale”. preti on libe, contatti skype, il sito della parrocchia, facebook. Insomma un prete inserito nel mondo giovanile e nelle sue moderne forme di comunicazione.

    Don Luciano Massaferro, 44 anni, è stato nominato nuovo direttore dell’ufficio della Pastorale scolastica nel settembre scorso. Nato a Savona, il 18 gennaio 1965 , vive da sempre nel ponente, prima ad Alassio, poi a Cenesi ed Albenga. Studente dell’Itis si era diplomato nel luglio del 1985.

    Dapprima una esperienza nel settore dello sviluppo tecnologico delle macchine fotocopiatrici, parallelamente agli studi con laurea in Filosofia a indirizzo storico con una tesi su “Etica e Religione in Henri Bergson”.

    Legato da smepre al mondo cattolico, don Massaferro è stato docente di Filosofia Moderna e Contemporanea nel Seminario Vescovile di Albenga, di Psicologia dell’età evolutiva al Liceo Psico-Pedagogico “Redemptoris Mater” di Albenga e nella Scuola Media Inferiore del medesimo Istituto è docente di Italiano, Storia e Geografia.

    Don Luciano Massaferro
    Don Luciano è stato ordinato sacerdote il 12 giugno 1999 è ordinato Presbitero concludendo gli studi teologici a Genova dove ha conseguito il “Baccalaureato” (Summa cum laude) approfondendo ulteriormente gli studi filosofici e teologici su Henri Bergson.

    Dal 2002 è parroco ad Alassio in San Giovanni e San Vincenzo dove era già stato vice parroco e amministratore parrocchiale oltre che assistente Spirituale dell’Opera “Piccole Vittime dei desideri di Gesù e del Cuore Immacolato di Maria”.

    Multimediale e studioso tanto da iscriversi al terzo corso di laurea (nel 2006/2007) in Storia Antica e Medioevale

    http://www.savonanews.it/it/internal.php?news_code=66822

    Alassio: prete pedofilo, l’avvocato “mio cliente è stupito”

    “Don Luciano Massaferro, attualmente in stato di arresto al carcere di Chiavari, è sereno e stupito delle accuse che gli vengono mosse. Si dichiara totalmente estraneo alla vicenda e attende con serenità che la magistratura accerti la sua innocenza”. Lo dichiara Alessandro Chirivì, avvocato penalista di Albenga e difensore di fiducia di don Luciano Massaferro.

    Con l’accusa di violenza sessuale su minore la polizia oggi ha arrestato don Luciano Massaferro, 44 anni, (nella foto di Silvio Fasano) parroco della chiesa di “San Giovanni Battista” e di “San Vincenzo” di Alassio. In particolare gli agenti della squadra mobile della questura, insieme ai colleghi del commissariato di polizia di Alassio, hanno eseguito l’ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip Emilio Fois presso il Tribunale di Savona su richiesta del pubblico ministero presso la Procura della Repubblica di Savona Alessandra Coccoli. A far scattare l’inchiesta era stata una segnalazione arrivata dall’ospedale Gaslini di Genova che aveva sottoposto la bambina, appena dodicenne, ad una serie di accertamenti di tipo psicologico dopo aver subito le particolari attenzioni da parte del sacerdote. Le indagini sono durate circa un mese e mezzo. Questa mattina gli inquirenti hanno perquisito i locali parrocchiali e l’alloggio del prete a caccia di altre prove per confermare l’accusa.