Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Alessandro Raccagni – Bergamo

    Alessandro Raccagni – Bergamo

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  • Il Vescovo Roberto Amadei sapeva già nel 2004 che don Aristide Belingheri era un molestatore. Un caso seguito dalla Rete L’ABUSO

    Il Vescovo Roberto Amadei sapeva già nel 2004 che don Aristide Belingheri era un molestatore. Un caso seguito dalla Rete L’ABUSO

    La cronaca di pochi giorni fa ci racconta la vicenda di don Alessandro Raccagni il sacerdote del bergamasco che dopo la messa, parlando ai fedeli ha annunciato di voler abbandonare la tonaca e confessa di essere stato abusato da piccolo nel seminario di Bergamo.

    Alessandro Raccagni non svela il nome del suo molestatore, la diocesi si guarda bene dal fare dichiarazioni, ma come dice il proverbio il diavolo fa le pentole ma non i coperchi.

    Alla Rete L’ABUSO arrivano centinaia di vittime ogni anno le quali ci mettono a conoscenza di fatti, li documentano e nel caso di Bergamo possiamo dirvi non solo che il prete molestatore è don Aristide Belingheri morto nel 2007, ma possiamo anche dirvi che la diocesi e il seminario erano ben informati sulle tendenze pedofile di don Aristide almeno dal 2004 al punto tale che lo spostarono a Roma.

    Ad aggiungere un pezzo a questa storia è un’altra vittima di don Aristide Belingheri anche lui come Raccagni si chiama Alessandro, un suo compagno di corso.

    Parliamo di Alessandro V. che a differenza di Raccagni non prese mai i voti e lasciò il seminario con un trauma che anni dopo gli rovinerà la vita.

    Alessandro V. si rivolse alla Rete L’ABUSO nel 2010 chiedendo di essere aiutato, in quanto ha dietro le spalle una storia drammatica fatta di traumi ma anche di porte chiuse in faccia dai vari vescovi che si sono susseguiti.

    Alessandro ci fornisce lettere dei primi anni 2000 che aveva inviato alla diocesi, lettere alle quali l’allora vescovo Roberto Amadei rispose. Le lettere manoscritte in questione sono una del 24 agosto 2004, l’altra del 15 marzo 2005 nelle quali Amadei si scusa per la tarda risposta e rassicura Alessandro “Le garantisco che da diversi anni, cioè da quando si è conosciuto qualcosa, la persona da lei indicata è stata messa in condizione di non aver più contatti con i ragazzi”.

    Nella successiva lettera, quella del 15 marzo 2005 Amadei concede ad Alessandro V. un incontro e gli chiede di rivolgersi a don Alessandro Locatelli, suo segretario per fissare una data.

    Ci sono diversi incontri tra Amadei e Alessandro V. nei quali la vittima racconta degli abusi subiti in seminario e del muro di gomma che anche lui si trovò ad affrontare quando denunciò. Parlarono della situazione in cui si trova, delle cure mediche alle quali è sottoposto a causa di quegli abusi. Amadei non si mostra ostile, anzi cerca di venire incontro ad Alessandro e gli promette giustizia e un risarcimento che lo aiuti ad affrontare almeno le spese mediche.

    La cosa però va per le lunghe e nel 2007 il prete abusatore don Aristide Belingheri muore e forse con lui anche un pò dell’interesse della curia a fare silenzio sulla vicenda. Amadei si allontana sempre più da ciò che erano gli impegni presi con Alessandro. Nel 2009 anche il vescovo Roberto Amadei muore.

    Alessandro. V. si rivolge al suo successore, mons. Francesco Beschi nel maggio del 2010 il quale però chiuderà bruscamente il dialogo. Arrivò solo una comunicazione da parte di un assistente legale dell’arcivescovado di Milano (Avv. Mario Zanchetti) nella quale si diceva che a seguito di indagini, nella Diocesi e nel Seminario di Bergamo non era emerso nulla, nessuno ricordava nulla di queste vicende.

    Alessandro non si arrende e denuncia al tribunale di Bergamo ma il 07-06-2013 il fascicolo viene achiviato.

    Chiede anche più volte udienza al rettore del seminario don Pasquale Pezzoli arrivando fino ad incatenarsi nel giugno del 2012, senza ottenere nessuna risposta.

    Nel marzo del 2014 un’altra vittima di quel seminario, un sacerdote Alessandro Raccagni, conferma non solo i fatti, ma nelle sue dimissioni lamenta l’omertà che la chiesa ha avuto anche questa volta, si dissocia con un gesto clamoroso da una chiesa che non condivide.

    Rendiamo noto che giorni scorsi la Rete L’ABUSO ha formalizzato una denuncia sulla vicenda alla Procura della Repubblica di Bergamo inviando anche il materiale in nostro possesso.  Da quello che abbiamo potuto apprendere esisterebbero altre vittime alle quali facciamo un appello, quello di rivolgersi direttamente alla Procura della Repubblica di Bergamo o in qualunque stazione di polizia o carabinieri denunciando.

    Comprendiamo la difficoltà a compiere questo passo, soprattutto se sono passati degli anni e se si deve informare una famiglia che magari ancora oggi è allo scuro di tutto, ma riteniamo sia importante almeno rifletterci.

    La Rete L’ABUSO è a disposizione qualora sceglieste di denunciare anche attraverso l’associazione o per qualunque altra esigenza potete scrivere a lombardia@retelabuso.org .

    Francesco Zanardi

    Rete L’ABUSO

  • Il sacerdote molestato:  «In seminario sapevano»

    Il sacerdote molestato: «In seminario sapevano»

    Silenzio dalla Curia. I vertici della diocesi bergamasca per ora non vogliono commentare la vicenda di Endenna, dove la comunità della frazione di Zogno è stata sconvolta dall’annuncio pubblico del parroco don Alessandro Raccagni, che durante una messa ha spiegato la sua intenzione di lasciare non solo la guida della parrocchia ma anche il sacerdozio stesso. E questo a causa delle molestie sessuali che ha raccontato di avere subito quando, ancora minorenne, era uno studente del seminario di Città Alta. Prima di arrivare alle sue pubbliche dimissioni il sacerdote era sceso diverse volte a Bergamo, spiegando ai vertici della Curia l’angoscia che si porta dietro da quasi trent’anni a causa della violenza subita e invocando giustizia. L’insegnante autore delle molestie è ormai morto da qualche anno, ma secondo don Alessandro alcuni dei dirigenti del seminario erano a conoscenza di ciò che avveniva, («e non credo che fosse successo solo a me», ha specificato) ma avrebbero preferito non punire il responsabile. Ed è nei loro confronti che il parroco di Endenna chiedeva un intervento diretto. Ma visto che l’intervento della Curia non c’è stato il sacerdote è andato avanti sulla sua strada, fino all’annuncio pubblico che ha scosso i suoi parrocchiani.

    Anche ora che la vicenda è diventata di pubblico dominio la Curia preferisce non commentare e nemmeno entrare nello specifico delle accuse. Potrebbe essere lo stesso vescovo Francesco Beschi a intervenire, con tempi e modalità ancora in corso di definizione. Un intervento diretto di monsignor Beschi è esplicitamente chiesto dalla comunità di Endenna. Sono in trecento ad avere firmato una lettera aperta per invitarlo a salire in valle e discutere pubblicamente della vicenda. La lettera non è ancora stata inviata perché si cerca di raccogliere il maggior numero di adesioni possibile, ma intanto è stata affissa a una bacheca nel porticato della chiesa parrocchiale. «Ci sentiamo una comunità ferita – dice tra l’altro il documento -. Ed è per questo che vogliamo esprimere il desiderio che lei possa venire a incontrarci. Desideriamo capire, riflettere per poter dare risposte concrete alle tante domande che ci poniamo in questo delicato momento, per cercare insieme la verità, senza la quale per noi sarà difficile rimettersi in cammino come se nulla fosse successo».

    La vicenda ha inevitabilmente avuto un’ampia risonanza. La trasmissione Rai «La vita in diretta» ha contattato don Alessandro per chiedergli di andare a raccontare la sua storia davanti alle telecamere, ma ha ottenuto un netto rifiuto. Sono stati tantissimi anche i lettori che hanno commentato la notizia sul sito bergamo.corriere.it , sviluppando delle vere conversazioni a distanza tra chi si schiera dalla parte del sacerdote (i più numerosi) e chi invece ne critica le scelte. «È triste constatare – scrive un lettore – che il parroco non sia stato in grado di separare quella brutta esperienza dal dialogo con Gesù, che per chi ha scelto il sacerdozio dovrebbe essere costante. Non vedo la connessione tra l’abuso e l’abbandono del sacerdozio. La Chiesa potrà non incarnare al meglio la via indicata da Gesù, ma sta ad ognuno cercare di migliorarla, e questo non avviene certo gettando la spugna». «Ma come si può secondo lei – ha risposto un altro lettore – continuare a credere e a far parte della Chiesa, con la sua morale e la sua disciplina, dopo che si è stati molestati proprio da quella Chiesa?». Significativo un altro scambio di battute, con un lettore che accusa: «Non si lascia il sacerdozio per protesta. E soprattutto, se lo si vuole lasciare, non ci si nasconde dietro cose simili per autogiustificarsi». E un secondo che replica: «Non ha lasciato il sacerdozio per protesta! Ha lasciato il sacerdozio perché proprio dai sacerdoti è stato molestato! E non deve giustificarsi di nulla…èchi lo ha molestato che dovrebbe dare giustificazioni ed essere punito».

    http://bergamo.corriere.it/notizie/cronaca/14_aprile_03/sacerdote-molestato-in-seminario-sapevano-5fdf5ed2-baf4-11e3-8a36-5d2bd872f898.shtml

  • Don Alessandro Raccagni: “Io violentato in seminario. Chiesa archivia, io la lascio”

    Don Alessandro Raccagni: “Io violentato in seminario. Chiesa archivia, io la lascio”

     BERGAMO – “Fui molestato in seminario ma quella ferita non è mai guarita: lascio il sacerdozio”. A pronunciare queste parole dal pulpito della sua chiesa a Endenna è stato don Alessandro Raccagni. Sabato 15 marzo, al termine della messa pomeridiana, prima di congedare i fedeli, ha chiesto un minuto del loro tempo, ha tirato fuori un foglietto e ha letto di fronte a tutti la sua “lettera di dimissioni”. Ha raccontato di quando, ancora minorenne, nel Seminario di Città Alta a metà degli anni Ottanta, subì le molestie di uno dei preti ai quali aveva affidato la sua vocazione. Prima in termini generali, di ferite insanabili che ci si porta dietro per tutta la vita, di ragazzini che subiscono la violenza di persone nelle quali avevano riposto tutta la loro fiducia. Poi via via, aggiungendo particolari, di un seminarista che subì quegli abusi ma i responsabili rimasero impuniti. Infine l’annuncio: di volersi spogliare dell’abito talare, irrimediabilmente macchiato da quella “vergogna” inconfessabile.

    “Appena abbiamo capito che parlava di se stesso è calato il gelo, siamo rimasti tutti in silenzio”, ha raccontato al Corriere di Bergamo una delle fedeli sedute tra i banchi della Chiesa di Santa Maria Assunta. Don Alessandro ha spiegato ai suoi parrocchiani di aver trovato il coraggio di uscire allo scoperto soltanto dopo la morte di sua madre perché non avrebbe mai potuto arrecarle così tanto dolore. Otto anni fa si affidò all’aiuto professionale di uno psicologo e poi all’affetto incondizionato di suo padre Guido, che sedeva in prima fila al momento della sua “pubblica confessione”.

    Nei mesi scorsi si è più volte rivolto ai vertici della Curia per ottenere risposte che evidentemente non sono arrivate. Di qui l’intenzione di lasciare il sacerdozio. Il prete indicato come responsabile degli abusi si sarebbe ritirato in pensione in un quartiere alla periferia di Bergamo, e nessuno gli ha mai chiesto conto di ciò che avrebbe fatto. Ora dalla sua parte ci sono gli abitanti di Endenna che vogliono chiarimenti dalla Curia e dal vescovo. In 300 hanno firmato una lettera che è stata affissa sotto il porticato della chiesa.

    http://www.blitzquotidiano.it/cronaca-italia/don-alessandro-raccagni-io-violentato-in-seminario-chiesa-archivia-io-la-lascio-1830657/

  • «Fui molestato in seminario lascio parrocchia e sacerdozio» L’annuncio di don Alessandro Raccagni al termine della messa. Un caso seguito dalla Rete L’ABUSO

    «Fui molestato in seminario lascio parrocchia e sacerdozio» L’annuncio di don Alessandro Raccagni al termine della messa. Un caso seguito dalla Rete L’ABUSO

     Bergamo, seminario degli orrori. Già altre vittime hanno denunciato abusi. Era a Endenna dall’ottobre del 2011. In terapia da otto anni. «Una ferita che sanguina da una vita»

    «Fui molestato in seminario lascio parrocchia e sacerdozio» L’annuncio di don Alessandro Raccagni al termine della messa.

    di Fabio Paravisi Donatella Tiraboschi

    La Messa sembrava finita, invece no. Mancava ancora un ultimo gesto, poche parole da leggere su un foglio. Un macigno che pesava sul cuore del sacerdote da 30 anni. Don Alessandro Raccagni ha allontanato i chierichetti e poi ha letto quel foglio, e ogni parola era come una fucilata al cuore di chi stava ascoltando. Parole che parlavano di molestie subite in seminario, di una ferita che sanguina da una vita e, ancora, di un silenzio che doveva essere spezzato. Don Alessandro ha lasciato la sua parrocchia di Endenna e anche il sacerdozio, lasciando dietro di sé molti dispiaceri, tanti dubbi e una comunità «orfana» che chiede verità. Don Alessandro, 44 anni, parroco di Endenna dal 4 ottobre 2011, aveva finora tenuto dentro di sé il dramma e l’angoscia. Lo straziante ricordo delle molestie che dice di avere subito nel Seminario di Città Alta a metà degli anni Ottanta, un periodo in cui il giovane Alessandro era ancora minorenne (a quell’epoca il rettore del seminario era monsignor Roberto Amadei). Da allora ha trovato il coraggio di raccontarlo a uno psicologo che lo segue da otto anni e al padre Guido, che gli è stato vicino negli ultimi difficili mesi. Il prete indicato come responsabile degli abusi si sarebbe ritirato in pensione in un quartiere alla periferia di Bergamo, senza che nessuno gli abbia mai chiesto conto di ciò che avrebbe fatto.

    È stato lo stesso don Alessandro, nei mesi scorsi, a decidere di scendere a Bergamo più volte e a parlare del problema con i vertici della Curia, manifestando anche la sua intenzione di lasciare l’abito sacerdotale se non avesse avuto le risposte che voleva. Risposte che evidentemente non sono arrivate, visto che alle 18 di sabato 15 marzo don Alessandro è salito all’altare per celebrare la Messa con quel foglietto in tasca. In uno dei banchi sedeva il padre, venuto da Cividino per dargli sostegno nel momento più difficile della sua vita. La grande chiesa parrocchiale dedicata a Santa Maria Assunta, che ospita anche una teca con il cranio di San Barnaba, era piena. Al termine della funzione il parroco ha chiesto ai chierichetti di andare in sacrestia a cambiarsi, poi ha estratto il foglio e ha cominciato a leggere.

    «Sembrava che stesse parlando in termini generali, di vicende che succedono nella Chiesa e nel mondo», ricorda Daniela Ravanelli, che era seduta in uno dei primi banchi. Il parroco ha raccontato di ferite che ci si porta dietro e da cui non si riesce a guarire, di ragazzi che vengono abusati da persone di cui hanno fiducia, e di un seminarista che ha subito molestie senza che i responsabili siano stati puniti. E poi ha annunciato la sua intenzione di lasciare il sacerdozio. «Appena abbiamo capito che parlava di se stesso è calato il gelo, siamo rimasti tutti in silenzio», racconta ancora la donna. La stessa scena si è ripetuta il giorno dopo alla Messa delle 11. A chi gli chiedeva chiarimenti, il parroco avrebbe spiegato di non aver voluto parlare della vicenda finora per non dare un dolore alla madre, e di essersi deciso solo dopo la morte della donna, lo scorso 8 dicembre. Poi don Alessandro ha raccolto le sue cose e si è trasferito a casa del padre, a Cividino.

    Quella stessa domenica la Curia ha nominato un amministratore parrocchiale (si tratta di don Cesare Micheletti, prevosto di Brembilla e a capo del Vicariato di Brembilla-Zogno) che si occuperà di gestire gli affari di quella che con i suoi 1.200 abitanti è la seconda parrocchia di Zogno fino alla nomina del nuovo parroco, prevista per settembre-ottobre. Dopo qualche giorno di sgomento, la comunità di Endenna ha reagito. Il Consiglio parrocchiale ha convocato una riunione alla quale hanno partecipato in tantissimi e alla fine è stato deciso di scrivere a Bergamo. «Non alla Curia, ma proprio al vescovo in persona – specifica uno dei responsabili -. È stato deciso di lasciare partire un parroco, e noi vogliamo capire perché. Così come vogliamo anche capire, ascoltando entrambe le versioni dei fatti, quale sia la verità». In 300 hanno firmato una lettera che è stata affissa sotto il porticato della chiesa parrocchiale. Gli abitanti di Endenna vogliono sapere che cosa di preciso la Curia e il vescovo stesso abbiano intenzione di fare per accertare le responsabilità dei fatti. Per questo il diretto interessato (che al telefono dice di essere ormai solo «Alessandro») non vuole parlare dell’accaduto: «Non vorrei con le mie parole pregiudicare il lavoro che i parrocchiani stanno facendo in questi giorni».

    Commento asciutto da parte della Curia: «Non abbiamo ricevuto la lettera che don Alessandro ha letto in chiesa, se la riceveremo risponderemo – dice il segretario generale don Giulio Dellavite -. Ma per il momento non commentiamo la vicenda. Dovremo procedere a opportune verifiche e valutazioni».