Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: Antonino Raspanti

  • Pedofilia,gli ammanchi,il giallo dell’eredità: monsignor Raspanti fa chiarezza sulle nubi

    Pedofilia,gli ammanchi,il giallo dell’eredità: monsignor Raspanti fa chiarezza sulle nubi

    Ha risposto con franchezza alle domande dei cronisti l’amministratore apostolico Antonino Raspanti, che avrà la reggenza della diocesi fino alla nomina del sostituto di La Piana. Dalle polemiche, al giallo dell’eredità, passando per i temi legati alla pedofilia ed agli ammanchi nelle casse, il vescovo di Acireale ha fatto chiarezza.

    Non guarda la tv sin da quando era ragazzo, per scelta religiosa. Si informa attraverso la rete e la carta stampata. Non ha volutamente letto nulla sulle polemiche post dimissioni di La Pianaperché preferisce informarsi direttamente alla fonte. Ma ai giornalisti messinesi monsignor Antonino Raspanti, vescovo di Acireale e amministratore apostolico dell’Arcidiocesi di Messina (una sorta di reggente) ha risposto con franchezza, senza sottrarsi, per quanto di sua conoscenza, persino a quelle domande alle quali l’ex arcivescovo non ha voluto rispondere. Non si è nascosto dietro nessun silenzio monsignor Raspanti e cercherà di affrontare tutti i nodi che sono venuti al pettine, nei limiti del possibile e per il tempo che avrà a disposizione fino alla nomina del nuovo arcivescovo.

    “Messina non la conoscevo proprio, fin qui sono dovuto venire usando google maps, ma non mi sottrarrò all’impegno ed approfitto della stampa per salutare i fedeli, coloro che si riconoscono nella fede cattolica ed anche quanti non si riconoscono. Ho iniziato a pregare per tutti voi sin dal giorno della mia nomina”.

    Una breve introduzione, poi il fuoco di fila di domande per cercare di far luce sul clima nebuloso che ha caratterizzato gli ultimi mesi della presenza di La Piana.

    LA SITUAZIONE DELLA DIOCESI

    “Ho ancora pochi elementi, non ho voluto appositamente basarmi sulle polemiche apparse sulla stampa ma accertarmi di persona. Non c’è molta serenità in alcuni, è chiaro, ma non c’è stato un cataclisma vero e proprio. Certo, potrò esprimermi più chiaramente nelle prossime settimane e non voglio affatto minimizzare, ma neanche accentuare i toni. Serve tempo. Se crolla un tetto il problema si risolve rapidamente, se ci sono ferite in alcuni sacerdoti non è facile allo stesso modo, ho bisogno di parlare con loro e approfondire”.

    IL CASO DON CHIARENZA

    L’arrivo a Messina di monsignor Raspanti è coinciso con una lettera inviata dall’associazione “La caramella buona” a Papa Francesco, nella quale si stigmatizza la decisione del vescovo di far concelebrare, alcuni giorni fa, una messa ad Aci San Filippo a don Chiarenza,condannato dal Tribunale ecclesiastico per abusi sessuali su un minore.

    “Cerco di essere sintetico ma chiaro. Martedì si festeggiavano i 25 anni di sacerdozio del parroco di Aci San Filippo. Padre Chiarenza vive proprio di fronte la chiesa ed è stato lo stesso parroco a chiedermi di concedergli il permesso, visto che officiavo io ed io ho anche questa prerogativa. Ho tenuto conto di una serie di fattori, mi sono consultato anche con la Congregazione e poi ho deciso. Tra l’altro il decreto cautelativo nei confronti di don Chiarenza l’ho emesso io e per ben 2 volte”.

    Monsignor Raspanti ha spiegato che in attesa della sentenza (che ha condannato il prete perpedofilia all’allontanamento ed al divieto di officiare) è stato proprio lui ad emettere il decreto cautelativo durato 2 anni. Nel luglio del 2013 è arrivata la condanna, ma don Chiarenza ha presentato ricorso e l’istanza ha sospeso il provvedimento cautelativo. Papa Francesco nel frattempo ha nominato una nuova Commissione internazionale per i casi di pedofilia e da allora la mole enorme di fascicoli è in fase di analisi.

    “Ho periodicamente sollecitato notizie sull’esito del ricorso, l’ultima volta in estate. Lo faccio nell’interesse della vittima, Pulvirenti, ma lo stesso don Chiarenza me lo chiede. Nel frattempo ho emesso un secondo decreto cautelativo autorizzando don Chiarenza a vivere dove si trova adesso ma vige il divieto di celebrazione. Il permesso, che è stato un caso isolato è di mia pertinenza, ma mi sono sentito con la Santa Sede e con la Congregazione. La Caramella buona mi ha sempre dato atto di essere inflessibile, mi stupisce quindi questa nota. Mi auguro che il clamore possa magari accelerare l’esito del ricorso, nell’interesse di tutti”.

    Proprio in relazione alla pedofilia l’amministratore è stato sollecitato a rispondere in merito alla presenza in Curia di un prete indagato per molestie su un minore, non ha esitato: “Non c’è alcun dubbio che approfondirò la questione e faremo chiarezza, esistono le leggi, le regole, su questo non si discute, sarò fermissimo, come ho dimostrato.

    I BUCHI E GLI AMMANCHI

    “sì ho sentito di queste voci. A me non risultano né ammanchi né buchi. Ne ho parlato con l’arcivescovo e mi ha lasciato una corposa documentazione. Certo, alcune entrate sono venute meno come del resto in tutte le case. Altre spese sono sopravvenute nel caso di appalti per ristrutturazioni o costruzioni di nuove Chiese a causa di varianti o imprevisti.Serve un piano di ristrutturazione, un piano di risparmio e chiederò a tutti di tirare un po’ la cinghia. Farò come Renzi, una spending review.

    IL GIALLO DELL’EREDITA’

    Tra le polemiche legate alla gestione La Piana c’è anche quella relativa all’eredità Bertolami,il medico di fiducia della Curia e dello stesso arcivescovo, morto nel 2013 lasciando tutti i beni proprio a monsignor La Piana. La storia è sconfinata poi nella leggenda perché si vocifera di un lascito milionario. Entro dicembre l’avvocato Vermiglio, nominato esecutore testamentario dovrebbe ultimare l’inventario e le operazioni esecutive.

    “Anche di questo ho parlato con l’arcivescovo che mi ha detto di non aver mai fatto neanche un gesto per accettare l’eredità ma di voler esprimere la volontà di lasciare alla diocesi i beni. Se non lo ha ancora fatto con atto pubblico non ho dubbi che lo farà quanto prima perché mi ha precisato proprio questo, di non aver accettato alcunché e di non voler nulla ma di voler lasciare ogni bene a Messina. Tra l’altro si parla di 6 milioni di euro ma la cifra da quel che ho compreso è di gran lunga inferiore ed in ogni caso lui non vorrà nulla. Penso che lo chiarirà ufficialmente entro dicembre o pochi mesi”.

    LA CASA DEL CLERO

    L’ultima vicenda finita nel calderone è la transazione per circa 900 mila euro per la Casa del clero a Collereale, sede scelta sin dai tempi di monsignor Paino per i sacerdoti “in pensione”.

    “Mi è parso di capire che La Piana ha concluso una vicenda iniziata molti anni fa e chiusa anche con il rispetto delle regole, delle autorizzazioni e nell’interesse della Diocesi stessa. E’ un problema che ha ereditato e risolto. Comunque anche questa vicenda la approfondirò. Sarò qui a Messina due giorni a settimana e avrei piacere anche di incontrare più spesso i giornalisti, sono a disposizione per qualsiasi chiarimento e approfondimento e vi chiedo scusa se adesso devo lasciarvi”.

    In poco più di mezz’ora invece monsignor Raspanti ha risposto con franchezza, nei limiti di quanto poteva essere di sua conoscenza, a tutte quelle domande rimaste con il punto interrogativo sin dal giorno delle dimissioni dell’ex arcivescovo La Piana e della successiva conferenza stampa.

    E da cronisti questo dobbiamo sottolinearlo.

    Rosaria Brancato

    Pedofilia,gli ammanchi,il giallo dell’eredità: monsignor Raspanti fa chiarezza sulle nubi

  • Prete condannato per pedofilia dice messa Vescovo Raspanti: «Ho dato io il permesso»

    Prete condannato per pedofilia dice messa Vescovo Raspanti: «Ho dato io il permesso»

    Il capo della diocesi di Acireale torna sulla polemica seguita alla decisione di fare celebrare una funzione al prelato, lo scorso 6 ottobre. «Ho saputo che voleva partecipare, ma non poteva. L’ho chiamato e gli ho detto di concelebrare con me», spiega. E parla anche delle proteste dell’associazione Caramella buona.

    Don Carlo Chiarenza è tornato a dire messa perché abita davanti alla chiesa. È questo uno dei motivi che hanno spinto il vescovo di Acireale, Antonino Raspanti, a concedere un permesso speciale al prete condannato in primo grado per pedofilia dal Tribunale ecclesiastico. L’occasione per Chiarenza si è avuta lo scorso 6 ottobre, in occasione del 25esimo anniversario di sacerdozio del prete di Aci San Filippo, frazione catenota dove il prelato risiede. Mentre si attende ancora il verdetto definitivo della Santa Sede sul caso dei presunti abusi che l’uomo avrebbe compiuto ai danni di Teo Pulvirenti, all’epoca dei fatti minorenne.

    Un’accusa sorretta da una registrazione audio, che nel luglio 2013 portò allacondanna a otto anni, dei quali i primi tre da scontare lontano dalla Sicilia e i restanti lontano dalla diocesi di Acireale. Condanna mai rispettata da Chiarenza, per via del ricorso inoltrato alla commissione che Papa Francesco ha costituito per decidere sulle vicende che riguardano preti accusati di pedofilia. Ed è proprio al diritto canonico che, nei giorni scorsi, Raspanti ha fatto riferimento per spiegare l’accaduto: «Don Carlo Chiarenza vive nella stessa piazzetta dove si trova la chiesa – dice il vescovo di Acireale durante un incontro con i giornalisti -. Ho saputo dal parroco che aveva piacere a partecipare alla messa. Ma non lo poteva fare perché c’è il mio decreto che gli vieta di partecipare a manifestazioni pubbliche. Considerato che c’ero io a presiedere la funzione – continua Raspanti – ho chiamato don Carlo e gli ho detto di concelebrare con me».

    Nel suo intervento, Raspanti ha ripercorso la storia giudiziaria del caso di don Chiarenza, ribadendo più volte di essersi attenuto sempre a quanto previsto daldiritto ecclesiastico. Il vescovo, inoltre, dopo aver riconosciuto la lunghezza dei tempi di attesa per la sentenza definitiva, aggiunge di avere fatto quanto in suo potere: «Dopo il ricorso di don Chiarenza sono intervenuto una seconda volta con un decreto di cautela in cui gli chiedo precise restrizioni, a cui lui si è sempre adeguato. Il mio potere – prosegue Raspanti – è finito dopo avere fatto l’udienza preliminare sul caso, il resto spetta a Roma». Sulle proteste da parte della Caramella buona, l’associazione che sin dall’inizio ha sostenuto Teo Pulvirenti, Raspanti dice: «Mi stupisco di questo intervento che ha fatto, perché la Caramella buona ha dato atto più volte di come io sia stato ligio e inflessibile su qualsiasi argomento che riguarda la giustizia dentro e fuori la Chiesa».

    http://catania.meridionews.it/articolo/37393/prete-condannato-per-pedofilia-dice-messa-vescovo-raspanti-ho-dato-io-il-permesso/

  • Condanna per pedofilia, Randazzo  si schiera con don Vincenzo Calà

    Condanna per pedofilia, Randazzo si schiera con don Vincenzo Calà

    di PIPPO PORTALE

    RANDAZZO. Stupore, sgomento, rabbia, sono i sentimenti diffusi che nella giornata di ieri si sono scambiati i randazzesi per la condanna nei confronti dell’arciprete della Basilica di Santa Maria, accusato di pedofilia.
    In tutte le chiese, i parrocchiani hanno effettuato un volantinaggio, a conclusione delle celebrazioni Eucaristiche della domenica a sostegno del sacerdote «ingiustamente calunniato». A firmarlo sono stati i rappresentanti della San Vincenzo, della Corale Polifonica, dai Gruppi catechistico e liturgico, dal Terz’Ordine Carmelitano, dal Consiglio degli affari economici e dalla Confraternita Maria Santissima Annunziata.

    «Con dolore abbiamo appreso la notizia che il giudice ha condannato il nostro parroco, don Enzo Cala, al massimo della pena per aver tentato di abbracciare, toccare, baciare un minorenne di quasi diciotto anni, forse più alto e certamente più forte di lui. Il giudice ha dichiarato che questo giovane, oggi ventisettenne, è credibile anche se non ha portato alcuna prova e se viene contestato da tutti i coetanei che gli erano compagni di campeggio. Noi, come rappresentanti dei vari gruppi che operano in parrocchia, gridiamo forte la nostra indignazione, poiché il nostro parroco, in tutti questi anni di indagini, non è stato mai ascoltato dal giudice».

    Gli estensori del volantino sottolineano come tutti i fedeli hanno avuto la possibilità di stare vicino a don Vincenzo Calà e rendersi conto personalmente della delicatezza con la quale trattava piccoli e grandi, anziani e giovani, maschi e femmine. «Nei campeggi, che padre Enzo ogni anno ha organizzato con i giovani – dice il documento – aveva la presenza costante dei genitori che lo aiutavano, giorno e notte, nella gestione dell’attività estiva. Nessuno ha notato qualche cosa di anomalo che destasse il benché minimo sospetto di pedofilia. I genitori gli hanno sempre affidato i propri figli per il Grest e non ci sono mai state segnalazioni di alcun genere».

    I rappresentanti della San Vincenzo, della Corale Polifonica, dai Gruppi catechistico e liturgico, dal Terz’Ordine Carmelitano, dal Consiglio degli affari economici e dalla Confraternita Maria Santissima Annunziata, nel ribadire la loro stima al sacerdote, sono certi della sua innocenza e altrettanto che, «il Signore farà trionfare la verità anche davanti agli occhi di chi ha cercato di infangarla».

    Ovviamente, tutti i parroci della comunità ecclesiale di Randazzo, nel corso delle omelie delle Messe domenicali, non si sono tirati indietro nel commentare la vicenda nella quale è rimasto coinvolto il confratello della Chiesa Madre, definendo tale situazione nella quale si è venuto a creare a dir poco «incredibile». Gli hanno assicurato la loro preghiera nella certezza che la verità trionfi.

    In serata, un gran numero di giovani, che in passato sono stati seguiti nella sua attività parrocchiale da padre Vincenzo Calà, hanno organizzato un sit in di preghiera nella piazza antistante la chiesa dedicata a Cristo Re, nella frazione di Montelaguardia, proprio per testimoniare la loro vicinanza al loro parroco.
    Nel frattempo, la cura delle parrocchie Maria Santissima Assunta e Maria Santissima del Monte Carmelo, è stata affidata dal vescovo di Acireale, monsignor Antonino Raspanti, a padre Piergiorgio Rasano.

    http://www.gds.it/gds/edizioni-locali/catania/dettaglio/articolo/gdsid/357980/

  • Il solito prete pedofilo nel cuore della Sicilia dove nessuno ha visto niente

    Il solito prete pedofilo nel cuore della Sicilia dove nessuno ha visto niente

    Condanna a 4 anni per don Vincenzo Calà Impirotta, sacerdote di Randazzo in provincia di Catania (Che orrore!). Per tutti era un sacerdote integerrimo e di grande moralità, insomma una guida spirituale per i fedeli della sua chiesa, nel cuore della Sicilia. E invece, don Vincenzo Calà Impirotta, parroco della basilica di Santa Maria Assunta di Randazzo, paese sull’Etna in provincia di Catania, si è beccato una condanna a 4 anni per violenza sessuale su un minorenne. 

    A condannarlo è stato il gup Flavia Panzano e la sentenza è arrivata fra la sorpresa generale in paese, dove nessuno sapeva niente delle accuse mosse al prete e dove fino a ieri il parroco ha continuato a dire messa come se nulla fosse. E infatti, il sacerdote in tutti questi anni di vicenda processuale non è stato destinatario di alcun provvedimento di sospensione da parte del vescovo di Acireale don Antonino Raspanti, competente per il paese di Randazzo. E ci si chiede come mai…

    Secondo l’accusa, sostenuta dai magistrati Marisa Scavo e Lina Trovato, l’uomo di chiesa avrebbe più volte tentato approcci omosessuali con un giovane, fra il 2005 e il 2007, quando la presunta vittima era ancora minorenne. Fra gli episodi contestati che hanno comportato la condanna del religioso ce n’è uno che sarebbe avvenuto a Gerusalemme, durante un viaggio spirituale. L’inchiesta è scattata proprio a seguito della denuncia del giovane.

    I giudici lo hanno anche condannato all’interdizione per cinque anni dai pubblici uffici ma anche da ogni incarico in istituti scolastici di ogni ordine e grado, da uffici o istituzioni frequentati da minori e da uffici inerenti la tutela e la curatela. Don Vincenzo Calà Impirotta era difeso dall’avvocato Carmelo Galati e ha scelto di farsi giudicare con il rito abbreviato, regime processuale che prevede uno sconto di pena di un terzo in caso di condanna. (fonte: resapubblica.it)

    Quando si parla di argomenti simili per tipologia al caso del parroco di Randazzo, i detrattori della Chiesa sono tentati dal generalizzare mentre gli strenui difensori si giustificano con frasi del tipo “i pedofili non sono solo nella Chiesa ma sono di più in altre istituzioni educative” come se questo potesse lenire il dolore delle vittime che, come si è già detto, fossero anche solo due sarebbe comunque una tragedia.

    La pedofilia è un reato orribile che suscita la reazione più estrema perché è un obbrobbio commesso ai danni dei minori , ossia, dei più indifesi. La pedofilia è uno di quei reati per i quali anche i più miti e contrari alla violenza invocano. Premessa doverosa vista la delicatezza della notizia del parroco di Randazzo sotto accusa da una denuncia schiacciante che ha deciso di patteggiare la pena con un giudice terreno tralasciando la vera condanna che lo aspetta quando si troverà davanti al Giudice Celeste se non si ravvede dei suoi peccati.

    A nostro parere, fatti del genere sono  ancora più gravi, se esistesse un grado ancora superiore di gravità in reati di questo tipo, quando questa ignominia la compiono delle persone che fanno leva sulla fiducia non solo dei bambini o dei ragazzi a loro affidati ma anche su quella dei genitori.

    La colpa principale, quindi, della Chiesa cattolica è un’eccessiva tolleranza dell’omosessualità nei seminari e in secondo luogo è determinante anche il tema del celibato. Comunque, a scanzo di equivoci la Sacra Bibbia, per i servitori di Dio, non parla ne di seminario ne tantomeno di celibato, perche queste sono solo invenzioni dell’uomo e l’esempio più emblematico è quello dell’Apostolo Pietro sposato e con figli; perchè  il Signore Cristo Gesù ha benedetto il matrimonio e i figli che dall’uomo e dalla donna nasceranno.

    Con questa riflessione non intendiamo dare valore più di quello che meritano i freddi numeri dei pedofili o fornicatori all’interno delle chiese perché anche un solo caso al mondo grida giustizia, ma sull’impatto mediatico che si è fatto di questi casi nei riguardi di una Chiesa Cattolica che ha certamente le sue responsabilità. Lo sconcerto attuale relativo alla pedofilia tra il clero è ancora una volta sotto gli occhi di tutti, ma spesso pochi o quasi nessuno degli organi di informazione riportano dei dati statistici sul fenomeno che tuttavia sono disponibili.

    Ti ricordo, che viviamo in un mondo contaminato dai peccati della carne e da mille altre insidie che ci circondano. Quindi, apriamo gli occhi e facciamo attenzione alle insidie del diavolo anche nelle piccole azioni quotidiane. Il Cristiano, divenuto figliolo di Dio, non solo deve fuggire dalla corruzione mondana, che sono opere malvagie, Gal. 5; 19-21 ma deve anche mantenersi puro dalla concupiscenza della carne, capisci questo? Per tutti coloro che operano malvagiamente, un giorno  non molto lontano, si apriranno per loro le porte dell’inferno è saranno tormentati giorno e notte per l’eternità, leggi Luca 16; 24, Apac. 20; 11-15. Se uno non accetta Cristo, nel suo cuore come personale Salvatore non potrà mai avere la vita eterna ed essere un vero figliolo di Dio. Questa è la legge dello Spirito Santo. (Rom.8, 1-2).

  • Randazzo (CT). Don Vincenzo Calà Impirotta condannato a 4 anni per pedofilia. Sconto di pena, Prete cercò in più occasioni di abusare di minore, anche in pellegrinaggio a Gerusalemme

    Randazzo (CT). Don Vincenzo Calà Impirotta condannato a 4 anni per pedofilia. Sconto di pena, Prete cercò in più occasioni di abusare di minore, anche in pellegrinaggio a Gerusalemme

    CATANIA. Il Gup di Catania, Flavia Panzano, accogliendo la richiesta del procuratore aggiunto Marisa e del pm Lina Trovato, ha condannato a 4 anni di reclusione per violenza sessuale il parroco della basilica Santa Maria Assunta, la chiesa madre di Randazzo, padre Vincenzo Calà Impirotta. Il processo si è celebrato col rito abbreviato.

    Le indagini del commissariato della polizia di Stato di Adrano sono state avviate dopo la denuncia della vittima, quando è diventata maggiorenne, di abusi che avrebbe subito da minorenne. Secondo la Procura di Catania, il sacerdote avrebbe tentato più volte e in luoghi diversi, compreso in chiesa, di abusare del giovane, tra il 2005 e il 2007.

    Gli approcci omosessuali non sarebbero stati corrisposti dalla vittima, che avrebbe ricevuto ‘attenzionì anche a Gerusalemme, durante un viaggio spirituale in Terra Santa.Il Gup Flavia Panzano ha disposto anche un risarcimento provvisionale di 20 mila euro nei confronti della parte lesa. Padre Vincenzo Calà Impirotta è stato ordinato sacerdote nel 1995 e dal giugno del 2006 è parroco della chiesa madre di Randazzo.

    «È un giudizio civile che io ovviamente accetto e rispetto, anche se di primo grado e so che il sacerdote ricorrerà in appello, perchè si proclama fermamente innocente». Lo ha detto il vescovo di Acireale, Antonino Raspanti, sulla condanna a 4 anni di reclusione per violenza sessuale nei confronti di un minorenne comminata dal Gup di Catania al parroco della chiesa madre di Randazzo, don Vincenzo Calà Impirrotta.
    «Il sacerdote, per essere libero di difendersi e per la tutela di Chiesa e mi ha subito rassegnato le dimissioni – ha aggiunto il vescovo in un’intervista all’emittente Rai Tv – per cui non è più andato più a celebrare o ad amministrare, ed io ho provveduto a nominare un sostituto.

    È una soluzione provvisoria – ha sottolineato monsignor Raspanti – per l’estate per il popolo di Dio. Non ho ancora incontrato le persone del paese, perchè è una cosa accaduta adesso e dunque dovrò riflettere e pensare. Dovrò tornare a parlare con il prete per cercare di capire meglio l’accaduto».
    «Ho già incontrato il giovane che accusa don Vincenzo Calà – ha rivelato il vescovo di Acireale – ci siamo dette tante cose anche personali, ma naturalmente non posso ancora comprendere come sono andati realmente i fatti. Accolgo, come tutti, questa decisione in sospeso».

    http://www.gds.it/gds/edizioni-locali/catania/dettaglio/articolo/gdsid/357753/

  • La Curia condanna ma il prete la sfida

    La Curia condanna ma il prete la sfida

     di Marco Politi in “il Fatto Quotidiano” del 20 gennaio 2014 –

    Non è stata una passeggiata l’audizione sugli abusi ai minori nella Chiesa cattolica, cui il Vaticano ha dovuto sottoporsi a Ginevra davanti al Comitato per i diritti umani delle Nazioni Unite, in quanto firmatario delle Convenzione per la protezione del fanciullo.

    L’inquirente Sara Oviedo – riferisce l’Associated Press – ha “messo sulla graticola” la Santa Sede con le sue domande sugli insabbiamenti dei casi di pedofilia. La questione è la stessa da anni.

    Da un lato il Vaticano sostiene di non essere il capo diretto delle centinaia di migliaia di preti sparsi nel mondo, dall’altro è indubbio che soltanto nel momento in cui Benedetto XVI ha deciso di voltare pagina – con nuove norme – rispetto all’omertà tradizionale, qualcosa ha cominciato a muoversi a livello internazionale.

    Ma molto rimane ancora da fare. Perché mentre ci sono episcopati che si sono mossi con serietà già prima della svolta di Benedetto XVI – Usa e Germania per citarne alcuni – organizzando strutture nazionali di sostengo alle vittime e di monitoraggio del fenomeno, la conferenza episcopale italiana continua una linea di eclatante inerzia. I documenti, che citiamo, si riferiscono a due casi.

    Una vicenda di abuso accaduta ad Acireale e la storia di don Conti, parroco romano condannato a quattordici anni per abusi dalla Corte di appello di Roma e nei confronti del quale le autorità ecclesiastiche non hanno finora preso nessuna misura. Ad Acireale c’è una madre, che ha appreso sconvolta che suo figlio – oggi trentottenne ricercatore in oncologia a New York – è stato abusato da quattordicenne in un arco di quasi due anni da un prete amico, don C. C.. In città è considerato una persona colta e carismatica, ma durante il processo canonico sono emersi – riferisce l’avvocato Giampiero Torrisi – “altri due casi di molestie”. Dopo anni di sofferenze tenute dentro, nel 2012 la vittima Teo Pulvirenti porta di fronte al tribunale ecclesiastico il prete, che aveva abusato di lui. É un caso di buona giustizia ecclesiastica a livello diocesano.

    Il vescovo monsignor Antonino Raspanti compie rapidamente l’indagine preliminare, appura che i fatti meritano un processo, si apre il procedimento e il tribunale ecclesiastico di prima istanza riconosce la colpevolezza di don C.. Scrive a Pulvirenti il vescovo: “In questo grado il sacerdote è stato ritenuto responsabile degli abusi denunciati. Egli dovrà, pertanto, sottoporsi ad alcune restrizioni, in osservanza delle quali dovrà dimorare per alcuni anni fuori dalla Diocesi non assumendo incarichi ecclesiali e non svolgendo il ministero in pubblico”. É il 7 agosto 2013. Don C. ricorre alla Congregazione presso la Dottrina della fede, ma ancora prima del ricorso sfida pubblicamente la sentenza girando per la città. “Si è messo a passeggiare in centro di fronte alla cattedrale”, racconta l’avvocato Torrisi, legale di Pulvirenti. Una provocazione mirata per dimostrare di non tenere in alcun conto le misure di interdizione.

    Il vescovo non sa come obbligare il prete abusatore, la conferenza episcopale è notoriamente assente, la madre di Pulvirenti scrive disperata una lettera a papa Francesco chiedendo un “segno CONCRETO di vicinanza a chi soffre” e denunciando che la sentenza avrebbe dovuto metterlo “in condizione di non fare più male a nessun ragazzino. E spero con tutto il cuore che sia così. Spero, ma non ne ho certezza…”. Rivolgersi al papa non è una moda, è l’estrema speranza per chi vede che l’apparato ecclesiastico è inceppato e la giustizia disapplicata. É chiaro che il vescovo locale avrebbe bisogno di tutto l’aiuto concreto della Cei per “applicare la legge” nei confronti del prete responsabile di abusi. Ma così non è. La controprova di questa intollerabile passività della Cei si ha nello scambio di lettere tra il presidente dell’associazione “Caramella Buon onlus”, il cattolico Roberto Mirabile, e il presidente della Cei cardinale Bagnasco. L’associazione sostiene da anni le vittime nel difficile cammino di elaborare la violenza subita e di ottenere giustizia. Mirabile ha sostenuto Teo Pulvirenti ed è intervenuto nel caso Conti.

    Parroco di Selvacandida Ruggero Conti è stato condannato nel maggio scorso in appello a quattordici anni e due mesi per violenza continua e aggravata ai danni di una serie di minori. Le vittime attendono con ansia la sentenza di Cassazione, ma sanno che Conti sta sperando che il passare dei mesi lo porti alla prescrizione. (Uno degli effetti della legge Cirielli, ringraziare Berlusconi). La cosa sorprendente è che a differenza di Acireale, le autorità ecclesiastiche romane non hanno mosso un dito. Mirabile scrive a Bagnasco il 3 giugno 2013, chiedendo “quale misura attualmente il Vaticano intende prendere nei confronti dello stesso don Conti e quale misura Sua Eminenza intende prendere nei confronti del Vescovo Monsignor Gino Reali, chiaramente chiamato in causa nel corso del procedimento giudiziario… (che) pur essendo più volte stato informato degli episodi equivoci del Conti, aveva mantenuto negli anni un atteggiamento a dir poco di favoreggiamento e comunque di non-intervento”. Mirabile pone anche la questione del risarcimento delle vittime, che ad esempio ad Acireale è stato impostato correttamente, riconoscendolo alla vittima. La riposta, a firma del sottosegretario Cei, è un capolavoro di evasività. Si citano begli interventi di Benedetto XVI e Francesco, si spiega che la Cei ha varato Linee-guida, in cui è stato “chiaramente affermato che assume importanza fondamentale anzitutto la protezione dei minori, la premura verso le vittime degli abusi” e si conclude elegantemente che “in questo quadro non spetta alla Conferenza episcopale italiana valutare ‘quale misura attualmente il Vaticano intende prendere nei confronti dello stesso don Conti’, come pure esula dalle competenze di questa Conferenza episcopale… la presentazione di scuse alle vittime e la valutazione riguardo a eventuali risarcimenti”. Distinti saluti e chi si è visto s’è visto.

    Ci aiuti, il colpevole è tra noi

    Santo Padre chi le scrive è una madre di Acireale, città che da tempo vive il peso di una vergogna ad oggi insoluta firmata don C. C.. Mio figlio Teo, il secondogenito, oggi è un uomo di 38 anni. É un affermato ricercatore nel campo del tumore al cervello e vive a New York. Un giorno mio figlio mi chiama e mi prega di partire per New York. Lo raggiungo e mi racconta di aver subito abusi sessuali durante l’adolescenza…

    Il buio diventa ancora più profondo, quando mio figlio mi dice che la persona che ha abusato di lui è stato un nostro carissimo amico, nostro punto di riferimento, parroco della nostra comunità. Mi si è congelato il sangue. E mi si congela ogni secondo ogni attimo quando penso a quello che hanno subito mio figlio e altri, altre come lui. La sentenza del processo canonico in primo grado s’è già conclusa con la condanna di questa persona: ma, non rispettando la sentenza, continua a girare per la città (addirittura sembra sia entrato fino a qualche tempo fa nei locali della basilica di San Sebastiano, dove era appunto decano)…

    L’obiettivo (della sentenza) era che fosse messo nella condizione di non fare più male a nessun ragazzino. E spero con tutto il cuore che sia così. Spero ma non ne ho certezza. Santo Padre, me la dia Lei questa certezza, faccia in modo che la Chiesa dia un segnale CONCRETO di vicinanza a chi soffre. Aiuti mio figlio, aiuti la mia città. Le scrivo da figlia, Le scrivo da amica, Le scrivo da madre.

    Mariolina. Una mamma

    http://www.finesettimana.org/pmwiki/uploads/Stampa201401/140120politi.pdf

     

  • Pedofilia, il Vaticano sanziona don Carlo Chiarenza “Responsabile di abusi, si allontani dalla Diocesi”

    Pedofilia, il Vaticano sanziona don Carlo Chiarenza “Responsabile di abusi, si allontani dalla Diocesi”

    ACIREALE – Adesso è ufficiale, il Vaticano ha condannato in primo grado don Carlo Chiarenza, potente monsignore che reggeva la Basilica San Sebastiano con l’accusa di essere “responsabile degli abusi denunciati”.

    Per comunicarlo ai fedeli, il Vescovo di Acireale Antonino Raspanti, ha scelto di scrivere una lettera. Raspanti, noto per aver proposto di negare le esequie ai condannati per mafia, subito dopo la pubblicazione delle inchieste del mensile “S”, che ripercorrevano le denunce dell’associazione Caramella Buona, aveva disposto l’allontanamento di Chiarenza da Acireale.

    LA LETTERA. “La nostra Chiesa diocesana -scrive Antonino Raspanti- nel rispetto delle persone e con la volontà di far luce sugli abusi denunciati lo scorso anno dal dott. Teodoro Pulvirenti nei confronti di don Carlo Chiarenza, ha iniziato l’iter giudiziario previsto dall’ordinamento canonico”.

    “Secondo le norme vigenti -prosegue il Vescovo di Acireale- l’iter è proseguito a un livello superiore, guidato dalla Congregazione per la Dottrina della Fede, pervenendo a un primo grado di giudizio. In questo grado, non definitivo, il sacerdote è stato ritenuto responsabile degli abusi denunciati”.

    Ecco le sanzioni a carico di don Carlo Chiarenza: “Dovrà sottoporsi ad alcune restrizioni, in osservanza delle quali dovrà dimorare per alcuni anni fuori dalla Diocesi non assumendo incarichi ecclesiali e non svolgendo il ministero in pubblico”. L’ex rettore della Basilica di San Sebastiano può fare ricorso entro sessanta giorni.

    IL PERSONAGGIO. Padre spirituale dell’ex presidente della Regione Rino Nicolosi, don Carlo Chiarenza è stato da sempre venerato e rispettato ad Acireale. Dopo un lungo periodo alla guida della parrocchia S.Paolo, è stato scelto per guidare la Basilica di San Sebastiano, cuore pulsante del Clero acese. In ottimi rapporti con il Cardinale Paolo Romeo, Chiarenza ha ammesso -mentre veniva registrato di nascosto da Teodoro Pulvirenti- di aver compiuto abusi sessuali.

    LE INCHIESTE DI “S”. Andrea Cottone ha raccolto le denunce dell’associazione contro la pedofilia Caramella Buona, ma anche il racconto di Teodoro Pulvirenti, scienziato acese che ha denunciato di aver subito abusi sessuali da Don Carlo Chiarenza. Teodoro, per dodici anni, ha dovuto affrontare la psicoterapia. Anni e anni di colloqui su un lettino per lavarsi di dosso l’orrore. All’improvviso ha trovato il coraggio di guardare negli occhi il proprio carnefice, ha incontrato Don Carlo Chiarenza e ha registrato la conversazione pubblicata poi dal mensile “S”.

    L’INCHIESTA DELLA PROCURA. Dopo la pubblicazione dell’inchiesta sul mensile “S”, la Procura di Catania guidata da Giovanni Salvi ha aperto un fascicolo. Le indagini sono state affidate al pool di investigatori della Polizia Postale di Marcello La Bella, coordinati dal pm Marisa Scavo. La Postale ha acquisito numerose testimonianze e le indagini proseguono coperte dal massimo riserbo. La difesa del monsignore accusato di pedofilia da numerosi testimoni, è rappresentata dall’avvocato Antonio Fiumefreddo, che dopo le denunce pubbliche di Teodoro ha convocato una conferenza stampa.

    “La registrazione effettuata da Teodoro Pulvirenti –ha detto il sacerdote con una nota – è stata diffusa dal predetto in modo incompleto e secondo modalità che si sono così da prestate al fraintendimento e alla strumentalizzazione. In realtà il colloquio è avvenuto in un clima di sincera accoglienza umana e cristiana verso una persona, come tra persone che non si vedevano da molti anni”.

    Sull’incontro, don Chiarenza aggiungeva: “Abbiamo parlato di tante cose spaziando sui più vari argomenti, e ci siamo congedati con la solita cordialità scambiandoci un bacio di saluto, cosicché mai avrei potuto immaginare di potere ricevere un’accusa così funesta”.

    IL RACCONTO DI TEODORO Dopo la pubblicazione dell’inchiesta giornalistica, l’associazione Caramella Buona ha organizzato una conferenza stampa a Roma, per denunciare pubblicamente gli abusi di Don Carlo Chiarenza. Sul tavolo dei relatori c’erano il presidente dell’associazione Roberto Mirabile, Claudio Reale, coordinatore del mensile “S” e Teodoro Pulvirenti. Lo scienziato acese ha ripercorso, davanti alle telecamere, ogni momento degli abusi subiti da don Carlo Chiarenza. La registrazione della confessione del monsignore è stata distribuita ai giornalisti che rappresentavano, in quell’occasione, numerose testate nazionali. “Noi non siamo i colpevoli, siamo le vittime e non dobbiamo avere paura. Non c’è nulla da temere, non c’è niente di cui vergognarsi. Per questo lancio un appello a venir fuori perché ci sono tante altre vittime. Rivolgetevi alla Caramella buona, agli investigatori, agli inquirenti”. “Sono venuti fuori i miei pensieri e la mia sofferenza -aggiungeva Teodoro Pulvirenti- è come se il mio dolore fosse sceso in piazza. Adesso la verità è fuori e forse ci sarà giustizia. Una gioia che non si può spiegare a parole”.

    IL COMMENTO DI MIRABILE. Il presidente della Caramella Buona è contento: “Finalmente -spiega a LivesiciliaCatania- dopo anni, verità e giustizia hanno regnato, rendiamo atto al Vaticano e a Monsignor Raspanti di aver lavorato bene e fatto il loro dovere, dantronde, con tutto il materiale che La Caramella Buona ha fornito loro, non potevano esserci dubbi”.

    LA REPLICA DI DON CARLO CHIARENZA. Attraverso il suo legale, l’avvocato Antonio Fiumefreddo, arriva la replica di don Chiarenza: “Ci permettiamo di chiedere rispetto per la delicatezza della questione trattata e soprattutto chiediamo di avere la pazienza di attendere le conclusioni dell’Autorità giudiziaria. La Magistratura, infatti, per i mezzi di cui dispone e per gli elementi di maggior compiutezza raccolti, dirà con gli atti cosa è realmente accaduto e non abbiamo dubbi che solo allora la innocenza di Don Chiarenza risulterà acclarata con la restituzione dell’onore a lui e a quanti attraverso il suo sacerdozio si sono avvicinati alla Chiesa”.

    http://catania.livesicilia.it/2013/08/08/pedofilia-il-vaticano-sanziona-don-carlo-chiarenza-responsabile-di-abusi-si-allontani-dalla-diocesi_254281/

  • ACIREALE, CASO PEDOFILIA: NUOVA PUNTATA DELLA STORIA INFINITA

    ACIREALE, CASO PEDOFILIA: NUOVA PUNTATA DELLA STORIA INFINITA

    Pubblicato il: sab, lug 28th, 2012

    ACIREALE, CASO PEDOFILIA: NUOVA PUNTATA DELLA STORIA INFINITA

    di Redazione – La vicenda Chiarenza – Pulvirenti non si chiuderà tanto in fretta. Lo abbiamo detto mesi fa, lo ripetiamo adesso. I riflettori si spengono per un pò e poi si riaccendono improvvisamente, senza preavviso. Ha fatto scalpore la notizia della 27°edizione della “Giornata di Fraternità della Strada”, istituita da Mondo X, con la benedizione ai convenuti da parte di Mon. Carlo Chiarenza a Milano.

    Una notizia, resa nota oggi dal mondo del web, ma a renderla clamorosa è la data a cui si riferisce: il 24 maggio. Poco, pochissmo tempo dopo la conferenza stampa d’accusa di Teo Pulvirenti e dalla fiaccolata organizzata ad Acireale per dire no alla pedofilia. Un gesto che il popolo della rete ha ritenuto essere di cattivo gusto: il sacerdote accusato di pedofilia era stato inviato dal suo Vescovo Antonino Raspanti a meditare nel silenzio.

    Così recitava un comunicato stampa ufficiale della Diocesi di Acireale. Le immagini che lo ritraggono in pompa magna, circondato da autorità civili e militari della regione Lombardia poco si sposano con il concetto di meditazione a nostro avviso. Attenzione, Chiarenza è un cittadino italiano, e un sacerdote; con una grave accusa da cui dovrà difendersi, ma pur sempre un uomo libero. Non si contesta quindi la legittimità delle azioni, semmai il dibattito verte sull’opportunità di certe scelte dopo la bufera che l’ha colpito.

    Dice di essere innocente e che proverà a tutti che Pulvirenti mente, magari ci riuscirà ma nel frattempo chi s’è sentito colpito da questa sporca storia gradirebbe meno sfrontatezza. Ma Chiarenza evidentemente la pensa in modo diverso e non fa nulla per nasconderlo. In città circolerebbe la voce di un suo imminente ritorno, forse già nelle prossime ore.

    Domani è il giorno del 44° anno di sacerdozio e Chiarenza pare sia intenzionato a festeggiare assieme ai suoi fedelissimi, quelli che non gli hanno mai voltato le spalle. Tutto lecito, per carità, nessun reato commesso.

    Ripetiamo, Chiarenza è un uomo libero di muoversi sul territorio nazionale. Ma non ci stancheremo mai di affermare che certe volte un pizzico di buon gusto non farebbe male. Ed intanto la Diocesi di Acireale che fa? Ci piacerebbe tanto saperlo.

    Pubblicato il: mer, ago 1st, 2012

    PEDOFILIA: LA CARAMELLA BUONA CHIEDE DI CONOSCERE IL PARERE DEL VESCOVO SU AZIONI CHIARENZA

    Riceviamo e pubblichiamo il comunicato inoltratoci dall’ufficio stampa de La Caramella Buoba

    A seguito di quanto in allegato si riporta dichiarazione del Presidente de La Caramella Buona Onlus Roberto Mirabile:

    “Apprendo che Don Carlo Chiarenza, indagato per pedofilia, ha appena festeggiato i 44 anni di sacerdozio ad Acireale. Una fotografia testimonia che ha pure partecipato recentemente ad una cerimonia, con tanto di autorità civili e militari, a Milano. Voglio esprimere i miei complimenti per queste intelligenti apparizioni del Signor Chiarenza, libero certo di muoversi ovunque voglia e come voglia, ancora.

    Gradirei conoscere il pensiero del Vescovo Raspanti, che mi ricordo aveva consigliato al suo sacerdote la “meditazione” e pure di Mons. Scicluna, il promotore di giustizia (Pubblico Ministero) dell’ex Sant’Uffizio, colui che segue il processo canonico a carico del Signor Chiarenza. A tal proposito attendo risposta.

    Siamo tutti in attesa di un riscontro da parte della Magistratura che da mesi sta lavorando, dati i tempi, credo sul altri elementi oltre quelli denunciati da Teo Pulvirenti e per rispetto delle Autorità competenti abbiamo cercato di ridurre al minimo gli interventi favorendo un silenzio stampa doveroso; certo è, che di fronte tali immagini è impossibile restare muti e pazienti. Non possiamo e non vogliamo perché, in particolare dopo la nostra visita ad Acireale, tantissime persone ci hanno chiesto di dar voce al proprio dolore ed è un impegno a cui non vogliamo venir meno.

    Certamente con grande piacere e condivisione di intenti, mi unisco ai festeggiamenti per il lungo sacerdozio di Don Carlo Chiarenza ed esprimo i miei migliori auguri per questa esemplare carriera. Meglio ironici che sfacciati”.

  • Mirabile: “Altri hanno denunciato gli abusi in parrocchia”

    Mirabile: “Altri hanno denunciato gli abusi in parrocchia”

    Sabato 05 Maggio 2012 20:28 di Antonio Condorelli

    Una dichiarazione choc del presidente della Caramella Buona Roberto Mirabile ha sconvolto pochi giorni addietro, per la seconda volta, Acireale. Esisterebbero “segnalazioni su casi di pedofilia non caduti in prescrizione”.
    Una dichiarazione choc del presidente della Caramella Buona Roberto Mirabile ha sconvolto pochi giorni addietro, per la seconda volta, Acireale. Esisterebbero “segnalazioni su casi di pedofilia non caduti in prescrizione”.

    Quello che è certo è che agli atti della magistratura ci sono numerose testimonianze che confermano gli abusi sessuali a danno di bambini della parrocchia San Paolo. Non è solo Teodoro Pulvirenti a denunciare di aver subito abusi quando era appena adolescente. Spicca la testimonianza di una donna che sarebbe stata abusata ripetutamente prima del compimento dei 14 anni. Di lei aveva parlato anche Teodoro Pulvirenti durante la conferenza stampa a Roma. Sul web rimbalza anche la registrazione integrale di Don Carlo Chiarenza diffusa dall’emittente Tra grazie al consenso dell’Avv. Antonio Fiumefreddo. Questo il link (www.ustream.tv/embed/recorded/21642604)

    Il messaggio del Vescovo. “Il venire alla luce attraverso i mass media di comportamenti moralmente errati di alcuni uomini di Chiesa disorienta tutta la società, non solo i credenti …”. Parole contenute nel messaggio del mese di maggio del Vescovo di Acireale Antonino Raspanti, lo stesso che di recente ha nominato Padre Castiglione, della chiesa Odicidria, amministratore della basilica di Don Carlo Chiarenza.

    Rimbalzano sul web anche le dichiarazioni del padre di Teo, raccolte da Rei Tv, che ha detto: “Mio figlio, purtroppo, ha detto la verità. E’ uno scienziato di altissimo profilo, un ragazzo eccezionale. Dopo questo gesto di coraggio ha ripreso la sua vita di ogni giorno”. “Ho piena fiducia nella magistratura -ha detto il preside Pulvirenti- e spero anche nel Vescovo”. Domanda d’obbligo: dopo tanti anni di amicizia, si è sentito tradito da Don Carlo Chiarenza? “Questo sì -ha risposto il padre di Teo- chiunque si sarebbe sentito tradito”.
    Ultima modifica: 20 Maggio ore 17:12

    http://livesicilia.it/2012/05/05/mirabile-altri-hanno-denunciato-gli-abusi-in-parrocchia/

    Resoconto della XXVII Giornata di Fraternità della Strada
    Giovedì 24 Maggio 2012 23:10

    Giornata 2012Si è svolta sabato 19 maggio la 27°edizione della “Giornata di Fraternità della Strada”, istituita da Mondo X per manifestare l’apprezzamento e la riconoscenza delle autorità e della cittadinanza a quanti proteggono la nostra vita sulle strade: agenti delle Polizie Stradale, Locale e Provinciale, carabinieri, finanzieri, vigili del fuoco e operatori e volontari delle “Croci” con ambulanze.

    All’evento, patrocinato da Regione Lombardia, Unione Province Lombarde, Provincia e Comune di Milano, sono intervenute numerose associazioni e rappresentanze da tutta la Lombardia e varie autorità, tra cui il Gen. Girone e il Col. Luongo dei Carabinieri, il Dott.Cacciapaglia, comandante della Polizia Stradale per la Lombardia, il Gen.Fantasia e il Col.Simeone per l’Esercito, il T.Col.Randolfi per l’Aeronautica, il Cap. di Fregata Spirito per la Marina, il Dr Perini per la Polizia Provinciale, l’assessore Romano La Russa per la Regione Lombardia, l’assessore Granelli per il Comune di Milano e gli assessori De Nicola e Bolognini per la Provincia di Milano.

    La Giornata è iniziata con lo schieramento delle rappresentanze nella bella piazza S.Angelo di Milano. Alle 10.30 Mons.Carlo Chiarenza ha benedetto tutti i convenuti, che subito dopo si sono trasferiti nell’adiacente sala dell’Angelicum dove, sul palco, si sono schierati gli esponenti del Comitato Promotore.

  • Acireale, prete pedofilo: Don Carlo allontanato dalla Sicilia

    Acireale, prete pedofilo: Don Carlo allontanato dalla Sicilia

    Dopo lo scandalo del prete pedofilo di Acireale, il vescovo della Diocesi, Antonino Raspanti, ha deciso di incontrare i giornalisti: prevista la richiesta di una misura cautelare, che non è ancora una condanna
    di Redazione 02/04/2012

    Dopo lo scandalo del prete pedofilo di Acireale, il vescovo della Diocesi, Antonino Raspanti, ha deciso di incontrare i giornalisti.

    “In questo caso – ha dichiarato Raspanti – la procedura prevista dal diritto canonico prevede la
    richiesta di una misura cautelare, che non è ancora una condanna. Per questo ho imposto a don Carlo, che non si è opposto, l’allontanamento dalla Sicilia”.

    “Ho chiamato anche Teo – ha aggiunto il vescovo – Non si aspettava che lo chiamassi, gli ho detto che sono profondamente dispiaciuto. Lui si è dimostrato molto gentile, quasi a scusarsi di non avere più fiducia nelle Istituzioni ecclesiastiche. Gli ho comunicato che era stato attivato l’iter canonico e che avrei avuto necessità di sentirlo e vederlo per la deposizione”.

    http://www.cataniatoday.it/cronaca/acireale-don-carlo-pedofilia.html