Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Caso del prete pedofilo, parla la vittima. “Mi dissero: non andare dai dottori, fai solo preghiere”

    Caso del prete pedofilo, parla la vittima. “Mi dissero: non andare dai dottori, fai solo preghiere”

    Diego Esposito: “Il cardinale non mi ha dato voce, e io ho perso anche il lavoro”

    di STELLA CERVASIO

    Parla la vittima degli abusi, Diego Esposito, che accusa un sacerdote, la Curia e ora il cardinale Sepe. «Sono arrabbiato».

    Per il passato?
    «Anche per il presente: la Curia ha reso nota la mia identità nella sua nota diffusa alla stampa: è un reato. Querelerò».

    La Curia sostiene di aver svolto la sua inchiesta e che non c’erano elementi per accusare il sacerdote.
    «Andai da lui e gli dissi che mi aveva violentato da bambino. Lui non risponde nè sì nè no. Aggiunsi che il mio medico mi aveva suggerito di denunciarlo e lui replicò: non andare dai dottori, mangiano solo i soldi e sono uomini come te. Piuttosto affidati alla preghiera. È stato il Signore a farti venire da me a confessare».

    Lei che cosa avrebbe dovuto fare?
    «Pregare. Così mi disse. Mentre io gli raccontavo che stavo male e vomitavo di continuo, lui faceva finta di leggere. Poi mi fece recitare un’Ave Maria e un Padre nostro».

    Che prove ha?
    «Ho raccontato anche ai carabinieri il particolare intimo di una malformazione al pene. Io non volevo accusare il cardinale di aver ignorato la mia denuncia, ma è lui che non mi dà voce, eppure sono un uomo di chiesa. Tutto è nato da un malore che ho avuto, e ho detto tutto».

    E poi che cosa è accaduto?
    «Ho perso il lavoro, facevo la guardia giurata, ora vivo di carità».

    È cambiata qualcosa nella sua fede?
    «Il danno più grave è spirituale, credevo nella Chiesa, pensavo di essere accolto. La mia prima denuncia al vescovo Lemmo perché è stata cestinata? E ancora: io presentai una denuncia scritta ai carabinieri dove facevo il nome di don S. M.. Perché non mi ha mai querelato?».

    Quando l’ha visto l’ultima volta?
    «Quando andai a ricordargli che cosa mi aveva fatto, nel 2010, nella sua parrocchia di Pollena. Un mese dopo presentai la denuncia ai carabinieri. Gli dissi: “Tu da bambino mi hai violentato”. Mi aspettavo che mi rispondesse “Che dici? Tu non stai bene, fatti curare la testa”, invece mi raccomandò di non rivolgermi ai medici. In più dal 2010 al 2014, dopo la mia denuncia, che fu insabbiata, venne mandato via da Ponticelli e assegnato a una scuola di Cicciano, dove c’erano altri bambini».

    Quali danni ha avuto?
    «Sono andato a scuola fino alla terza media e a un anno di superiori. Ho dovuto lasciare perché avevo paura di morire e terrore dell’Aids. A 16 anni cominciai a stare male e ne parlai con quel prete: “Ho bisogno di un medico”. Per tutta risposta lui mi comprò una motocicletta. Acquistò un Aprilia 125, che intestò a suo nome e che mi faceva guidare senza patente, sperando che io mi distraessi. Di tutte queste cose ho informato la Curia».

    La Curia però sostiene che lei ha rifiutato la perizia psichiatrica.
    «Dopo che ho fatto lo sciopero della fame e ho scritto al Papa, l’anno scorso mi ha visitato un medico, ci andai col mio dottore. Ho tre ore e mezza di registrazione».

    Perché ha registrato?
    «Aveva sulla scrivania una telecamera, cosa che non è permessa. Allora registrai anch’io».

    Come andò la visita?
    «Mi diceva solo “è colpa tua perché hai accettato di andare a casa del prete”. Dopo quell’incontro le mie condizioni peggiorarono. Mi chiese di vedermi altre dieci volte, e lì rifiutai».

    Che cosa vorrebbe dire al cardinale Sepe?
    «Mi piacerebbe dirgli: nella Chiesa ci sono anche brave persone, ma chi sbaglia rende conto a Dio».

    Che cosa direbbe al prete che accusa?
    «Non vorrei incontrarlo mai più. A casa sua c’era un viavai di bambini come me, ma non potrei dire che anche a loro accadeva la stessa cosa. Mi sentivo suo complice. Ci faceva paura proiettando film di preti indiavolati. Solo dopo scoprii che il film era “L’Esorcista”».

    http://napoli.repubblica.it/cronaca/2017/02/07/news/caso_del_prete_pedofilo_parla_la_vittima_mi_dissero_non_andare_dai_dottori_fai_solo_preghiere_-157733354/

  • Un ragazzino al gip «Col prete ho avuto rapporti sessuali»

    Un ragazzino al gip «Col prete ho avuto rapporti sessuali»

    «Non mi sono fatto solo fotografare, ho avuto anche rapporti con il prete». Parole che pesano come un macigno per don Dino, al secolo Placido Greco. Lo ha raccontato davanti al gip, in sede di incidente probatorio, uno dei ragazzini rom pagati per vendere i propri corpi tra i binari delle stazioni ferroviarie di Roma. Con questa testimonianza, si chiude per la Procura l’inchiesta che vede il sacerdote accusato di sfruttamento della prostituzione minorile e pedopornografia, insieme ad altre 8 persone. Il prossimo passo sarà la richiesta di rinvio a giudizio. Gli agenti della Polfer avevano ritrovato nell’abitazione di don Dino circa 1.700 fotografie. Immagini che ritraevano numerosi minorenni in pose hard. «Si era sparsa la voce che ero bravo a scattare foto di nudi – avrebbe ammesso il prelato durante l’interrogatorio di garanzia – così diversi ragazzini mi hanno chiesto di realizzare dei book per sfondare nel cinema erotico. Mi sono prestato, credendo di aiutarli. Ma non mi sono mai spinto oltre, non ho mai sfiorato un bambino. Mai pagato nessuno, neanche per le foto». Secondo la tesi della Procura, confermata dal Tribunale del riesame, l’uomo non si sarebbe accontentato di scattare delle foto ai ragazzini, ma avrebbe anche avuto rapporti sessuali con due di loro. Dalle indagini era emersa la doppia personalità del prete: avrebbe scritto, sotto pseudonimo, una bibbia in chiave erotica. Nel libro dissacrato, secondo gli inquirenti, al posto dei 12 apostoli, sarebbero stati rappresentati altrettanti ragazzini.

    Le vittime dei pedofili erano tutti «adolescenti, accomunati da una precarissima condizione esistenziale, caratterizzata – come scrivono gli inquirenti – da povertà, ignoranza, promiscuità, estrema emarginazione e degrado». La stazione Termini era sicuramente il luogo principale dove gli indagati adescavano i minori. Vicino le scale mobili gli orchi facevano un gesto con il capo per far intendere alle prede i loro appetiti sessuali perversi. I giovani venivano condotti al «binario 29», dove venivano consumati i rapporti. Stesso sistema presso lo scalo ferroviario di Tiburtina e Piramide, «dove ci stanno quei bagni a pagamento…», racconta un giovane rom. Anche il cimitero del Verano diventava un luogo di perversione. E poi ci sono le stazioni di Nettuno, Albano Laziale e Aprilia. I ragazzini si prostituivano a bordo dei treni, in casa, in macchina, nei bagni dei bar vicini o in quelli del Mc Donald’s. I «balanu» (così vengono chiamati gli omosessuali dai nomadi di etnia romena) pagavano dalle 10 alle 50 euro. Spesso i soldi venivano utilizzati dai bambini per comprare scarpe, abiti, ricariche telefoniche o un panino. In un caso era proprio la madre a vendere la figlia: «Più volte lamentava le sue precarie condizioni economiche – racconta un indagato – mi proponeva di incontrare anche la figlia minorenne, all’interno della stazione Termini».

    Andrea Ossino Valeria Di Corrado

    http://www.iltempo.it/roma-capitale/cronaca/2016/04/07/un-ragazzino-al-gip-col-prete-ho-avuto-rapporti-sessuali-1.1526775

  • Don Dino accusato anche di aver avuto rapporti con minori

    Don Dino accusato anche di aver avuto rapporti con minori

    Confermate le ipotesi della Procura Ma il reato era di pedopornografia

    Don Dino non si sarebbe accontentato di immortalare quegli adolescenti senza veli. Il sacerdote, al secolo Placido Greco, avrebbe anche rubato la fanciullezza di almeno due minorenni. A metterlo nero su bianco è il tribunale del Riesame. I giudici hanno così confermato le ipotesi investigative della procura di Roma. Le stesse tesi che avevano portato all’arresto del prelato. L’uomo era finito in manette lo scorso maggio, insieme ad altre 8 persone accusate di aver sfruttato sessualmente alcuni minorenni di origine rom. Ragazzini pagati per vendere i loro corpi tra i binari della stazione termini. In un primo momento infatti, il giudice per le indagini preliminari aveva confermato le accuse mosse nei confronti del prete esclusivamente per quanto riguarda la detenzione di materiale pedopornografico. Gli agenti della Polfer avevano ritrovato nell’abitazione dell’uomo circa 1700 fotografie. Immagini che ritraevano numerosi minorenni in pose hard. «Si era sparsa la voce che ero bravo a scattare foto di nudi – avrebbe ammesso il sacerdote durante l’interrogatorio di garanzia – Così diversi ragazzini mi hanno chiesto di realizzare dei book per sfondare nel cinema erotico. Mi sono prestato, credendo di aiutarli. Ma non mi sono mai spinto oltre, non ho mai sfiorato un bambino. Mai pagato nessuno, neanche per le foto». Secondo il riesame però l’improvvisato agente cinematografico avrebbe anche avuto rapporti sessuali con due ragazzini.

    Dalle indagini era emersa la doppia personalità del prelato. L’indagato avrebbe scritto, sotto pseudonimo, una bibbia in chiave erotica. Nel libro dissacrato, secondo gli inquirenti, al posto dei 12 apostoli, sarebbero stati rappresentati altrettanti ragazzini. L’uomo adesso è agli arresti domiciliari. L’inchiesta, condotta dal sostituto procuratore Cristiana Macchiusi e dall’aggiunto Maria Monteleone, ha portato all’arresto di 9 persone e all’iscrizione nel registro degli indagati di altre 17. Il decimo indagato che sarebbe dovuto essere arrestato era morto poco prima che scattasse la misura cautelare nei suoi confronti. Non era solo lo scalo ferroviario di Termini a fare da sfondo a un mondo dove uomini, talvolta in abito talare, strappavano l’infanzia «di adolescenti, accomunati tutti da una precarissima condizione esistenziale, caratterizzata – come scrivono gli inquirenti – da povertà, ignoranza, promiscuità, estrema emarginazione e degrado». Tiburtina, Piramide e Termini. Nettuno, Albano Laziale e Aprilia. A bordo dei treni, in casa, in macchina, nei bar adiacenti la stazione o in quelli del Mc Donald’s. Erano numerosi i luoghi dove i minorenni si prostituivano. Talvolta anche in cambio di un pacchetto di noccioline. I bambini si prostituivano al binario «29» della stazione Termini potevano guadagnare al massimo 50 euro. In altre occasioni, erano stati venduti dalla loro stessa madre.

    Andrea Ossino

    http://www.iltempo.it/roma-capitale/2016/03/06/don-dino-accusato-anche-di-aver-avuto-rapporti-con-minori-1.1516230

  • Roma Termini, è caccia ad un’altro prete pedofilo

    Roma Termini, è caccia ad un’altro prete pedofilo

    Le testimonianze dei giovanissimi coinvolti nel giro di sfruttamento nei bagni della stazione: “ci davano fra i 20 e i 50 euro ogni volta” – spunta un nuovo sacerdote – “con lui si prostituivano anche nella basilica”

    «Una volta l’ho avuto anch’io un rapporto con lui. È successo quest’ estate dentro il bagno del bar che si trova accanto al McDonald di via Giolitti, il bagno si trova nel piano interrato del bar lui mi ha chiesto di fargli… alla fine mi ha dato 25 euro»…

    «Frequento quotidianamente la stazione Termini, in quanto mi procuro il denaro necessario al mio sostentamento, offrendo ai clienti dello scalo aiuto per l’acquisto dei biglietti presso le biglietterie automatiche. Prima di compiere i diciotto anni, cioè quattro mesi fa, mi è capitato di essere quasi sempre nei pressi dell’uscita da voi citata (il binario 29, dove, secondo gli investigatori, sarebbe avvenuta la maggior parte degli incontri sessuali, ndr) con diversi uomini che frequentano la stazione ferroviaria e che so essere omosessuali. Con alcuni di loro avuto rapporti sessuali a pagamento, tra i 20 e i 30 euro». Così ha detto il ragazzo, uno zingaro del campo nomadi di Aprilia, ascoltato nel corso di un’audizione protetta in Procura.

    Sotto la perpetua rotazione commerciale, Termini, resta un luogo di precarietà inquietante. La confessione dell’adolescente (e quella di altri, ragazzini fra i 13 e 17 anni d’età) è confluita nell’ordinanza del giudice che, giovedì scorso, ha portato all’arresto di otto persone per reati sessuali nei confronti di minori. Si tratta di fatti avvenuti tra il 2012 e il 2014 fra via Giolitti e piazza dei Cinquecento e, spesso, proprio nelle viscere di Termini, fra sottopassi e bagni pubblici, tra corridoi e gallerie, di binario in binario.

    Le telecamere installate hanno aiutato la polizia ferroviaria a identificare le persone coinvolte. Agli atti dell’inchiesta ci sono foto, filmati e intercettazioni telefoniche. Nei prossimi giorni si svolgeranno gli interrogatori di garanzia, mentre uno dei difensori, l’avvocato Gianluca Nicolini, annuncia che ricorrerà al tribunale del riesame per la scarcerazione del suo cliente.

    Prete e scrittore porno: «Ci dava anche 50 euro a volta»

    Tra gli arrestati c’è anche un sacerdote, l’ormai famoso Don Dino. Il parroco delle chiese viterbesi di Vallebona e Montecalvello.

    In casa, oltre a 1700 foto hard di minori, gli agenti hanno trovato libri erotici scritti sotto lo pseudonimo di Gabriele Doni.

    Una delle vittime ha raccontato: «In stazione gira sulla scala mobile, sul binario per Fiumicino, è venuto davanti al Mc Donald’s con la macchina, siamo andati a mangiare e dopo sono andato a casa con lui». Sempre secondo la stessa testimonianza, il parroco pagava «quaranta o cinquanta euro» ogni volta.

    «Si prostituivano anche nella Basilica»

    Ma non è l’unico, secondo una delle testimonianze agli atti delle indagini, quella di una donna che si prostituiva in zona: «È un prete che due o tre anni fa lavorava presso la chiesa Santa Maria degli Angeli in Piazza della Repubblica – a riguardo sono certa delle mie affermazioni in quanto all’epoca lavoravo ancora come meretrice proprio zona della citata Piazza della Repubblica – e, in alcune occasioni, la sera, ho notato lo stesso che faceva entrare dei ragazzini romeni da un’entrata secondaria della struttura.

    Poi, scambiando qualche parola con uno di quei ragazzini, ho appreso che quell’uomo lì pagava 20 euro per consumare rapporti sessuali» ha raccontato.

    In un caso è emerso che uno dei testimoni, un nomade dei campi fuori città, aveva mentito. E qui, secondo l’ordinanza «in base anche a quanto si è potuto accertare dalle obiezioni del minore la sua cultura non accetta l’omosessualità, per cui i minori temono di dimostrare veri e propri rapporti consolidati di tale tipologia per non essere additati come le gay nel gruppo di appartenenza».

    Parlando di un habitué, uno tra quelli che si prostituivano, ha raccontato di un incontro: «Poi lui mi ha fatto fare la doccia, siamo usciti, siamo andati in un ristorante e dopo sono andato al treno e sono andato a casa. Sono andato una sola volta con lui, siamo andati con la moto ad Albano. Questo signore si faceva chiamare Stefano. Questi clienti, ecco, alcuni sono dei Castelli».

    Un altro ancora, stavolta più piccolo, racconta i rapporti sessuali avuti con il sessantaduenne arrestato. Recidivo, l’uomo, ha già scontato tre settimane per un’altra violenza, solo pochi mesi fa: «Una volta l’ho avuto anch’io un rapporto con lui. È successo quest’ estate dentro il bagno del bar che si trova accanto al McDonald di via Giolitti, il bagno si trova nel piano interrato del bar lui mi ha chiesto di fargli… alla fine mi ha dato 25 euro».

  • Prostituzione minorile, il racconto choc: «Pagati per fare sesso nei bagni di un bar a Termini»

    Prostituzione minorile, il racconto choc: «Pagati per fare sesso nei bagni di un bar a Termini»

    di Ilaria Sacchettoni

    «Frequento quotidianamente la stazione Termini, in quanto mi procuro il denaro necessario al mio sostentamento, offrendo ai clienti dello scalo aiuto per l’acquisto dei biglietti presso le biglietterie automatiche. Prima di compiere i diciotto anni, cioè quattro mesi fa, mi è capitato di essere quasi sempre nei pressi dell’uscita da voi citata (il binario 29, dove, secondo gli investigatori, sarebbe avvenuta la maggior parte degli incontri sessuali, ndr) con diversi uomini che frequentano la stazione ferroviaria e che so essere omosessuali. Con alcuni di loro avuto rapporti sessuali a pagamento, tra i 20 e i 30 euro». Così ha detto il ragazzo, uno zingaro del campo nomadi di Aprilia, ascoltato nel corso di un’audizione protetta in Procura.

    Nelle viscere della stazione: «Poi lui mi ha fatto fare la doccia»

    Sotto la perpetua rotazione commerciale, Termini, resta un luogo di precarietà inquietante. La confessione dell’adolescente (e quella di altri, ragazzini fra i 13 e 17 anni d’età) è confluita nell’ordinanza del giudice che, giovedì scorso, ha portato all’arresto di otto persone per reati sessuali nei confronti di minori. Si tratta di fatti avvenuti tra il 2012 e il 2014 fra via Giolitti e piazza dei Cinquecento e, spesso, proprio nelle viscere di Termini, fra sottopassi e bagni pubblici, tra corridoi e gallerie, di binario in binario. Le telecamere installate hanno aiutato la polizia ferroviaria a identificare le persone coinvolte. Agli atti dell’inchiesta ci sono foto, filmati e intercettazioni telefoniche. Nei prossimi giorni si svolgeranno gli interrogatori di garanzia, mentre uno dei difensori, l’avvocato Gianluca Nicolini, annuncia che ricorrerà al tribunale del riesame per la scarcerazione del suo cliente. Parlando di un habitué, uno tra quelli che si prostituivano, ha raccontato di un incontro: «Poi lui mi ha fatto fare la doccia, siamo usciti, siamo andati in un ristorante e dopo sono andato al treno e sono andato a casa. Sono andato una sola volta con lui, siamo andati con la moto ad Albano. Questo signore si faceva chiamare Stefano. Questi clienti, ecco, alcuni sono dei Castelli».

    Sesso con un adolescente vicino al Mc Donald’s di via Giolitti

    Un altro ancora, stavolta più piccolo, racconta i rapporti sessuali avuti con il sessantaduenne arrestato. Recidivo, l’uomo, ha già scontato tre settimane per un’altra violenza, solo pochi mesi fa: «Una volta l’ho avuto anch’io un rapporto con lui. È successo quest’ estate dentro il bagno del bar che si trova accanto al McDonald di via Giolitti, il bagno si trova nel piano interrato del bar lui mi ha chiesto di fargli… alla fine mi ha dato 25 euro».

    Prete e scrittore porno: «Ci dava anche 50 euro a volta»

    Tra gli arrestati c’è anche un sacerdote. Il parroco delle chiese viterbesi di Vallebona e Montecalvello, P.G. In casa, oltre a 1700 foto hard di minori, gli agenti hanno trovato libri erotici scritti sotto lo pseudonimo di Gabriele Doni. Una delle vittime ha raccontato: «In stazione gira sulla scala mobile, sul binario per Fiumicino, è venuto davanti al Mc Donald’s con la macchina, siamo andati a mangiare e dopo sono andato a casa con lui». Sempre secondo la stessa testimonianza, il parroco pagava «quaranta o cinquanta euro» ogni volta.

    «Si prostituivano anche nella Basilica»

    Ma non è l’unico, secondo una delle testimonianze agli atti delle indagini, quella di una donna che si prostituiva in zona: «È un prete che due o tre anni fa lavorava presso la chiesa Santa Maria degli Angeli in Piazza della Repubblica – a riguardo sono certa delle mie affermazioni in quanto all’epoca lavoravo ancora come meretrice proprio zona della citata Piazza della Repubblica – e, in alcune occasioni, la sera, ho notato lo stesso che faceva entrare dei ragazzini romeni da un’entrata secondaria della struttura. Poi, scambiando qualche parola con uno di quei ragazzini, ho appreso che quell’uomo lì pagava 20 euro per consumare rapporti sessuali» ha raccontato. In un caso è emerso che uno dei testimoni, un nomade dei campi fuori città, aveva mentito. E qui, secondo l’ordinanza «in base anche a quanto si è potuto accertare dalle obiezioni del minore la sua cultura non accetta l’omosessualità, per cui i minori temono di dimostrare veri e propri rapporti consolidati di tale tipologia per non essere additati come le gay nel gruppo di appartenenza».

    http://roma.corriere.it/notizie/cronaca/15_maggio_22/prostituzione-minorile-termini-racconto-choc-pagati-fare-sesso-bagni-mc-donald-s-e3709c42-00c2-11e5-9620-f7b479d580d7.shtml