Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: Arezzo

  • “Maltrattati e insultati all’asilo”: due bambini possono testimoniare, nei guai una suora

    “Maltrattati e insultati all’asilo”: due bambini possono testimoniare, nei guai una suora

    Nei guai anche una suora. “Hai le briciole in testa” una delle frasi rivolte ai piccoli e contestate 

    Arezzo, 17 aprile 2018 – Potranno raccontare anche al Gip quello che hanno già detto in famiglia, che a soli quattro anni cioè avrebbero subito i maltrattamenti e gli insulti della suora di un asilo cattolico della periferia, in una delle frazioni di cintura. Parole anche pesanti che sarebbero andate ad offendere la sensibilità dei piccoli: «Hai la testa piena di briciole», «non capisci niente», «stupido», «deficiente» e persino un politicamente scorrettissimo «handicappato». Il via libera è arrivato dalla psicologa Veronica Andreini, che in dicembre era stata incaricata dal Gip Giampiero Borraccia di una perizia sulla capacità di testimoniare dei piccoli.

    Ebbene, scrive la professionista nella sua relazione finale, due dei ragazzini (all’epoca dei fatti, fine 2016, avevano quattro anni) sono in grado di affrontare la prova davanti al giudice, sia pure (ed è ovvio) con le modalità protette previste in situazioni del genere: in strutture che non sono quelle del tribunale, con l’ausilio di giochi e con l’assistenza di specialisti dell’infanzia. Altri due bimbi, invece, non sono stati considerati idonei per un test così arduo psicologicamente, mentre per due sono stati i genitori a non concedere il consenso. ù

    Un altro Gip, Fabio Lombardo che ha appena preso possesso dell’incarico, ha di conseguenza fissato per il 28 maggio l’incidente probatorio. In sostanza un anticipo di processo con valore di prova, pensato appunto in casi come questo per evitare ai due piccoli protagonisti di doversi presentare in aula. In realtà, le indagate di questa ennesima storiaccia di presunta malascuola sono due. Non solo la suora, settantenne, factotum dell’asilo e autentica istituzione, difesa da molti altri genitori che si dicono pronti a testimoniare in suo favore, ma anche una maestra laica sulla quarantina.

    Per entrambe le accuse partono direttamente dai bambini, che riferirono a casa, con le famiglie, di quelli che sarebbero stati i metodi della materna, soprattutto all’ora di pranzo, quando i piccoli sarebbero stati costretti a mangiare anche contro la loro volontà, fino a vomitare. In qualche caso addirittura a maleparole.

    Da lì la denuncia dei genitori e l’inchiesta del Pm Elisabetta Iannelli che portò persino all’installazione di un sistema di microfoni e videocamere dentro l’asilo. Le riprese però non portarono grossi elementi di novità. Prove di maltrattamenti fisici non ne vennero fuori e anche gli insulti restano affidati soprattutto alla memoria e alla sensibilità offesa dei sei bambini al centro del caso. Si è giunti così all’udienza di dicembre, in cui si cominciò a parlare di incidente probatorio per far testimoniare i bambini, ma prima il Gip volle il conforto della psicologa.

    L’avvocato della maestra laica, Lorenzo Pisano, fece poi eccezione di tardività per la propria assistita e ottenne che l’eventuale incidente probatorio non la riguardasse. La patata bollente è rimasta quindi nelle mani della suora, difesa da Giovanni Borghi. Lei giura che non c’è niente di vero. Le famiglie si sono invece affidate all’avvocato Giulio Canobbio, genovese, specializzato in materia d’infanzia. Si è già occupato dei maltrattamenti all’asilo Cip Ciop di Pistoia, processo finito con pesanti condanne a carico delle maestre.

  • Violenza sessuale, giudici ordinano perizia su stato salute ex prete ‘santone’

    Violenza sessuale, giudici ordinano perizia su stato salute ex prete ‘santone’

    Una perizia sullo stato di salute dell’ex prete fiorentino Mario Cioni, 73 anni, già condannato in primo grado nel 2016 a 15 anni per riduzione in schiavitù e violenza sessuale ad adepte della ”comune” da lui fondata a Montecchio di Arezzo. Lo ha deciso la corte di appello di Firenze accogliendo la difesa dell’ex sacerdote che aveva chiesto la perizia evidenziando che condizioni fisiche precarie impedirebbero l’eventuale partecipazione dell’imputato alle udienze.

    Le parti civili, difese dagli avvocati Francesco Stefani e Riccardo Piazza che tutelano cinque donne già appartenenti alla comunità di Cioni, si sono opposte ricordando che già in primo grado era stata effettuata consulenza analoga e che fu concluso che comunque, magari con l’ausilio di un trasporto in ambulanza, Mario Cioni avrebbe potuto benissimo raggiungere le aule di udienza. Il processo di appello è stato rinviato al 21 marzo.

    Mario Cioni, già sospeso a divinis nel 1985 e ridotto allo stato laicale a fine anni ’80, negli anni ’90 fondò una comunità seguita da una diverse persone, sopratutto donne, cui faceva credere che, soltanto assecondandolo in tutte le sue indicazioni, avrebbero raggiunto la “salvezza eterna”. Per l’accusa, nel porsi come ”santone”, avrebbe usato metodi violenti, inoltre avrebbe abusato sessualmente delle donne che ne seguivano i presunti insegnamenti. La vicenda venne portata allo scoperto dai familiari di alcune adepte della comunità con segnalazioni e denunce. (ANSA)

  • Pedofilia e Chiesa: verità insabbiate (parte 1)

    Pedofilia e Chiesa: verità insabbiate (parte 1)

    La versione più distorta della predicazione ha lo scopo di convincere le coscienze e non di stimolarle nel ragionamento critico. Le conquista imbambolandole e rendendole infantili, tramite azioni e gesti plateali capaci di raccogliere consensi. È questa la ragione del drastico rifiuto della concessione della grazia da parte di Papa Bergoglio nei confronti dei cosiddetti ‘preti pedofili’. Ma è proprio il caso di dire che stavolta il buco è troppo grosso per una toppa improvvisata come questa: non basta negare il perdono – contraddicendo tra l’altro i precetti fondamentali della religione cristiana – per sistemare decenni e decenni di insabbiamenti. Non si cancellano anni di omissioni e complicità riprovevoli semplicemente dando le spalle ai pesci che non sanno nuotare da soli. Gli intrighi ecclesiastici con i reati di pedofilia vantano rapporti consolidati e saldi. È infatti dai primi anni 2000 che vengono alla luce i tasselli di questa tragica storia, soprattutto grazie alla grande inchiesta avviata a Boston dal quotidiano The Boston Globe, che ha coinvolto nomi molto importanti. Da John J. Geoghan, un prete condannato a dieci anni di carcere per aver abusato di un bambino, all’arcivescovo di Boston, il cardinale Bernard Francis Law, accusato di aver permesso a diversi preti – già accusati di violenze su minori – di continuare ad operare in parrocchie non informate dei fatti. Il 13 dicembre 2002 quest’ultimo, prima di rassegnare le sue dimissioni a Giovanni Paolo II, è costretto a fornire all’autorità giudiziaria 90 nomi di sacerdoti responsabili di molestie a danno di minori. L’inchiesta riesce a svelare denunce e condanne per reati di pedofilia insabbiati: nella sola Boston vengono accusati 89 sacerdoti e rimossi dall’incarico più di 55 preti. Nel 2002, la conferenza episcopale statunitense commissiona uno studio sul fenomeno, ormai accertato, al John Jay College of Criminal Justice di New York, il quale dopo circa due anni conferma le 6.700 accuse contro circa 4.392 sacerdoti e diaconi in carica negli Stati Uniti fra il 1950 e il 2002, cioè circa il 4% del totale dei sacerdoti. Dei 4.392 accusati, soltanto poco più di 100 sono stati condannati a pene detentive. Nel biennio 2009-2010 invece è la volta delle ‘magagne’ europee, fra queste anche l’Italia. Uno dei casi più estesi e complessi è quello irlandese, raccontato anche in un documentario della BBC, Sex crimes and the Vatican, che racconta i casi di 100 bambine e bambini abusati da 26 sacerdoti irlandesi. Proprio questi, sempre secondo il servizio della BBC, sarebbero stati coperti dall’allora cardinale Joseph Ratzinger, a capo della Congregazione della Dottrina della Fede. Lo stesso che poi l’8 febbraio 2010, durante l’assemblea plenaria per la famiglia, condanna tutti quei comportamenti inconciliabili con la tutela dei diritti e della dignità dei minori. Dopo circa nove anni di indagini, l’inchiesta sul caso irlandese lascia a dir poco sbigottiti perché arriva a coinvolgere migliaia di bambini e adolescenti (le testimonianze di violenze sarebbero circa 2.500, avvenute fra gli anni ‘40 e ‘80), abusati nelle scuole, negli orfanotrofi e nei riformatori gestiti dagli ordini religiosi cattolici irlandesi. Cifre ridimensionate dalla dichiarazione dell’arcivescovo Silvano Maria Tomasi, osservatore permanente della Santa Sede all’ONU di Ginevra, durante un intervento al Consiglio dei Diritti Umani delle Nazioni Unite a Ginevra, che riduce il fenomeno ad un’incidenza compresa fra l’1,5% e il 5%. A rimanere un dato certo è però l’autonomia della magistratura ecclesiastica e dunque la ritrosia a rendere pubbliche e note denunce e vicende che richiederebbero un’indispensabile partecipazione collettiva.

    I casi italiani più noti

    La storia degli abusi in Italia è costellata davicende raccapriccianti. A partire dal processo avvenuto presso il Tribunale di Roma, nei confronti di don Ruggero Conti, parroco della parrocchia di Selva Candida a Roma, accusatoper l’abuso di 7 minori dal 2001 al 2008, anno in cui viene arrestato e condannato a 15 anni e 6 mesi di reclusione. Fino al caso Bertagna, riguardante l’omonimo don Pierangelo Bertagna, ex abate dell’abbazia di Farneta, in provincia di Arezzo, che viene arrestato l’11 luglio 2005, in seguito alla denuncia di un bambino tredicenne.Confessa abusi avvenuti a partire dal 1988,inizialmente nelle sue zone di origine, la Lombardia e il Bresciano – quando ancora non era entrato in seminario – ai danni di 38 bambini fra gli otto e i quindici anni. Bertagna confessa che padre Vittorio Cappelletto, capo dell’associazione dei Ricostruttori della preghiera, e anche alcuni altri membri dell’associazione stessa ne erano a conoscenza. È stato condannato a 8 anni di carcere nel giugno 2007, soltanto per 16 dei 38 abusi confessati.

    Altro caso è quello dell’ex seminarista Marco Marchese, che ha denunciato gli abusi subiti da parte di don Bruno Puleo, il quale ha poi patteggiato dichiarandosi colpevole. Marchese ha chiesto un risarcimento di 65.000 euro alla Curia di Agrigento, ma il vescovo, Carmelo Ferraro, ha risposto con una richiesta di 200.000 euro per danni di immagine alla Chiesa. Va da sé che lacondanna stabilita da parte delle istituzioni ecclesiastiche per Puleo è consistita nel solo trasferimento in un’altra località, anche qui in seguito accusato di ulteriori abusi sessuali nei confronti di minorenni.

    E ancora, il sacerdote don Mauro Inzoli, ex dirigente del movimento cattolico di Comunione e Liberazione ed ex presidente del Banco Alimentare, condannato il 29 giugno 2016 a 4 anni e 9 mesi di carcere, con l’accusa di violenze su minori, aggravate dall’abuso di autorità. È stato possibile condannarlo per 8 abusi, commessi fra il 2004 e il 2008, mentre gli altri 12 casi, che lo vedevano protagonista di ulteriori vessazioni, sono caduti in prescrizione. Gli abusi avvenivano nell’oratorio, nello studio del prete e nelle località di vacanza dove i gruppi di preghiera si riunivano.

    Il 2009 è anche l’anno dello squallore sconcertante dell’Istituto Provolo di Verona, teatro delle peggiori violenze e vessazioni fisiche e psicologiche. Le accuse sono state sottoscritte da 67persone, ormai di un’età compresa fra i 50 e i 70 anni, e allora bambini e bambine sordomuti chevivevano nell’Istituto. Hanno denunciato abusi protratti per circa trent’anni, fino al 1984. Le vittime e i testimoni dell’accusa, non potranno più avere neanche quella insulsa parvenza di giustizia accordata nei casi precedenti, perché i reati sono caduti in prescrizione. I religiosi accusati sono 25, mentre il numero dei bambini abusati raggiunge circa il centinaio. Poco più di sessanta persone, il 20 novembre 2008, trovano il coraggio di scrivere una lettera a monsignor Gianpietro Mazzoni, vicario giudiziale, ovvero magistrato del Tribunale ecclesiastico della diocesi di Verona, nella quale riportano i fatti accaduti. «Nella stanza adibita a confessionale della chiesa di Santa Maria del Pianto dell’Istituto Provolo, alcuni preti approfittavano per farsi masturbare e palpare a loro volta da bambine e ragazze sorde (la porta era in quei momenti sempre chiusa a chiave). I rapporti sodomitici avvenivano nel dormitorio, nelle camere dei preti e nei bagni sia all’Istituto Provolo di Verona che al Chievo e, durante il periodo delle colonie, a Villa Cervi di San Zeno di Montagna». Inoltre aggiungono di essere stati oggetti di ulteriorivessazioni, botte e bastonate. Le violenze avvenivano addirittura sotto l’altare e nel confessionale o in gruppo sotto la doccia.

    I ritardi nelle condanne e la complicità subdola sono le cause principali dei numeri impressionanti delle vittime che si sono susseguite negli anni, ma non solo. La caduta in prescrizione e dunque l’impunità della gran parte dei reati è anch’essa frutto dell’omertà che circonda simili circostanze: le poche voci che hanno trovato la forza di raccontare le atrocità subite non state prese in considerazione o sono arrivate troppo tardi per vedere puniti i loro aguzzini. E questa è solo una piccola parte del perché la negazione della grazia è soltanto fumo negli occhi.

    http://www.2duerighe.com/attualita/93521-pedofilia-chiesa-verita-insabbiate-parte-1.html

  • Chiesa: sesso e scandali dentro le canoniche

    Chiesa: sesso e scandali dentro le canoniche

    Dalla storia di Don Andrea Contin a quella di Don Alessio Baggetto. Le “vite nascoste” dei sacerdoti italiani nei casi più eclatanti degli ultimi mesi

    Nadia Francalacci

    L’ultima condanna è arrivata ieri: due mesi di carcere per aver fratturato in canonica un dito a quella che era stata per cinque mesi la sua perpetua e amante.

    Si è chiuso così il processo con rito abbreviato a carico di don Alessio Baggetto, 43 anni, che nel 2013 era parroco di Punta Marina Terme, un piccolo paese sul litorale di Ravenna. Per lui la Procura aveva chiesto due anni e mezzo di reclusione.

    Don Alessio e la sua amante, una ragazza dell’Est di 26 anni, si erano conosciuti in una chat e subito era iniziata la loro storia. Lei, addirittura, dopo pochi incontri, si era trasferita direttamente in canonica dove era rimasta per alcuni mesi tra lo sconcerto e lo stupore dei fedeli. Poi, l’idillio tra i due si era rotto e la loro storia finita in tribunale.

    Ma la vicenda di don Alessio, non è davvero nulla rispetto a quella di don Andrea Contin che in questi giorni sta emergendo, lentamente, dalle stanze “oscure” della canonica di San Lazzaro, vicino a Padova.

    Orge e prostituzione

    Lo scandalo che avrebbe travolto la parrocchia padovana inizia il 6 dicembre scorso quando una donna si presenta nella caserma dei Carabinieri per denunciare il parroco con il quale per anni avrebbe avuto una relazione e che adesso la costringerebbe ad avere rapporti sessuali anche con altri uomini, o meglio, altri sacerdoti.

    Le sue sconcertati rivelazioni accompagnate da prove, foto e documenti abbastanza evidenti, non rendevano comunque bene l’idea di chi fosse realmente Don Andrea, il parroco tanto amato della comunità religiosa di San Lazzaro.

    Il “bello”, infatti, doveva ancora saltare fuori e, sarebber poi emerso proprio durante le perquisizioni effettuate dai carabinieri su ordine della Procura, quattro giorni prima di Natale.

    Un set porno e video hard con i nomi dei Papi

    Quello che trovano i militari è sconcertante. Ovviamente per il luogo e le circostanze.
    Don Andrea custodiva in una stanza della canonica, che teneva rigorosamente chiusa a chiave, un vero e proprio set pornografico, peraltro molto attrezzato, con catene, manette, fruste, collari, stivali vertiginosi e persino una collezione di falli. Di tutte le dimensioni ordinati dal più piccolo al più grande. Non solo, perchè questo non bastava.

    Sempre nella canonica, il prete conservava dvd e vecchi vhs con film pornografici e riprese hard che lui aveva archiviato con i nomi dei Papi. Ma “l’altra faccia” di Don Andrea non si limitava a questo. Secondo quanto ha dichiarato la sua ex amante, il prete amava viaggi e soggiorni in località esclusive ed in hotel extra lusso che si concedeva proprio con lei.

    Le ultime rivelazioni e sviluppi di questa vicenda, sono destinati ad aggravare non solo la posizione di Don Andrea Contin ma anche quella di molti altri sacerdoti che per avere rapporti sessuali con le donne nella canonica di san Lazzaro avrebbero addirittura pagato.

    Un scia di abusi su minori

    Dalle orge alla pedofilia. A Brindisi, a giugno 2016, un chierichetto, dopo aver subito molestie dal parroco per anni, decide di denunciarlo. Il sacerdote, un 42enne, viene arrestato con l’accusa di violenza sessuale continuata e pluriaggravata. I primi abusi risalgono al 2008 e al 2009, e a portarli alla luce è il pediatra del bambino che raccoglie le sue confidenze.

    Altro scandalo, altro abuso. È il marzo dello scorso anno quando la procura di Milano accusa ancora un sacerdote di avere avuto rapporti sessuali a pagamento per tre anni con un adolescente tossicodipendente, che usava i soldi per comprare cocaina. Il parroco aveva adescato il minore su una chat. Il sacerdote pagava dai 150 ai 250 euro per volta. Pochi mesi fa la condanna: un anno e dieci mesi di carcere per prostituzione minorile.

    In provincia di Roma, invece, viene arrestato un anziano prete per molestie sessuali su alcuni ragazzi affidati alle sue cure. La denuncia ai carabinieri arriva da un altro sacerdote che si era accorto di quanto stava accadendo in canonica. Il prete invitava i bimbi a casa e gli prometteva cd, dvd e qualche capo d’abbigliamento. Dall’inchiesta salterà fuori che i casi di cui si è reso colpevole sono tantissimi.

    L’8 febbraio scorso, invece, il gip di Palermo concede gli arresti domiciliari a un sacerdote accusato di avere molestato due fratelli minorenni quando era parroco nel capoluogo siciliano.

    Ad agosto 2016, a Siracusa, un sacerdote avvicina un adolescente che frequentava la sua parrocchia e puntandogli un coltello alla gola lo costringe ad avere rapporti sessuali con lui. Il prete non era nuovo ad intratterere rapporti “perversi” in chat con giovani vittime.

    Stesso periodo ma questa volta lo scandalo si abbatte su un prete di una parrocchia in provincia di Arezzo. Il sacerdote viene arrestato per abusi sessuali su un ragazzino di 13 anni. Dopo pochi mesi, i genitori di molte delle sue vittime si recano dai magistrati a sporgere querela, e il prete confesserà di aver abusato di 38 adolescenti in 12 anni.

    Sesso e alcol

    Abusi su minori, orge e alcol. Èsuccesso ad Albenga, in Liguria. Un prete viene trovato dai soccorritori, allertati da un immigrato rimasto chiuso fuori dalla canonica, ubriaco e in mutande. il sacerdote aveva trascorso la notte facendo sesso e ubriacandosi con due immigrati. E questo diventerà solo l’ultimo di una serie di scandali nella diocesi di Albenga Imperia.

    http://www.panorama.it/autore/nadia-francalacci/

  • Condannato il ‘santone di Montecchio’, 15 anni per sesso e schiavitù

    Condannato il ‘santone di Montecchio’, 15 anni per sesso e schiavitù

    La Corte d’Assise di Arezzo ha condannato a 15 anni Mauro Cioni, ex prete, soprannominato il ‘santone di Montecchio’ di Cortona, processato per i reati di riduzione in schiavitù e violenze sessuali. Cioni è stato riconosciuto colpevole di violenze su un gruppo di donne appartenenti alla setta che aveva lui stesso fondato. Cioni sosteneva di allontanare il demonio ma in cambio chiedeva rapporti sessuali in un contesto nel quale le adepte erano psicologicamente soggiogate.

    La Corte di assise ha invece assolto “perché il fatto non sussiste” l’ex collaboratore di Mauro Cioni, Carlo Carli, accusato per gli stessi reati. Carli era presente alla lettura del dispositivo da parte del presidente Silverio Tafuro. Assente in aula Cioni, che è malato e vive nella stessa struttura del cortonese dove praticava le violenze sessuali.

    La Corte di Assise ha disposto per Cioni tre anni di libertà vigilata. I giudici hanno stabilito anche i risarcimenti alle parti civili, cinque: ad una vanno 20 mila euro di provvisionale, alle altre 10 mila euro.

  • “Ci riceveva coi pantaloni calati”. Sesso e schiavitù, chiesti 15 anni per il santone

    “Ci riceveva coi pantaloni calati”. Sesso e schiavitù, chiesti 15 anni per il santone

    Arezzo, 8 dicembre 2016 – Quindici anni a lui e 12 al suo vice, che poi si era messo in proprio rompendo il sodalizio fino a quel punto perfetto con il santone. Sono le condanne richieste a carico di Mauro Cioni, il santone la cui comunità era a Montecchio di Cortona, e di Carlo Carli, senese e il suo allievo prediletto prima dello strappo.

    E’ la conclusione della requisitoria del Pm nel processo che vede come  imputato principale proprio Mauro Cioni, un ex prete accusato di abusi sessuali e riduzione in schiavitù.

    La richiesta è stata presentata dalla Pm Angela Pietroiusti, della Dda di Firenze. La storia è nota: Cioni era la guida di questa comunità nella quale è accusato di violenze sessuali nei confronti delle adepte, trascinate dal carisma e dalle pittoresche motivazioni teologiche dell’ex sacerdote della diocesi di Firenze.

    Una  vera e propria sudditanza psicologica che per l’appunto secondo l’accusa si era trasformata nel tempo in una vera e propria condizione di  schiavitù. A presiedere il processo è il giudice Silverio Tafuro, con a latere la collega Angela Avila e i giudici popolari probabilmente. La data probabile della sentenza dovrebbe essere il 12 dicembre.

    Alcune ex adcepte hanno raccontato quel che succedeva a Montecchio: Cioni che le riceveva nello studio con pantaloni e mutande calate, chiedendo rapporti sessuali, soprattutto orali. E se qualcuna gli diceva dello schifo che provava, lui ribatteva che era perchè aveva ancora il diavolo in corpo e che la ‘cura’ doveva proseguire. La teoria di Cioni era semplice: non bastava il battesimo della Chiesa, ne serviva un altro da lui officiato, attraverso il quale si giungeva alla vera purezza. Con volontà coartata, sostiene il pm, anche se la difesa chiederà l’assoluzione perchè il fatto non sussiste. Ora alla corte d’assise l’ultima parola sulla setta: un gruppo di creduloni ma liberi oppure una comunità di schiavi?

    L’assise ha ricostruito pezzo per pezzo il filone delle accuse. Delle sedute che “servivano a scacciare il diavolo” ma che poi, hanno raccontato alcune ex adepte dopo aver finalmente aperto gli occhi, finivano a pantaloni calati e tentativi di abusi. Protagonista lui, Mauro Cioni, ormai settantenne, ex sacerdote originario del fiorentino, a lungo attivo nella zona di Empoli.

    Con lui, sul banco degli accusati, quello che a lungo era stato il più fedele e carismatico dei suoi seguaci, salvo poi guidare la scissione che fu l’inizio della fine: il senese Carlo Carli, il giovane che predicava una singolare teoria teologica. Che cioè Gesù Cristo fosse molto ricco e che chi raccomandava la povertà, come San Francesco e Padre Pio, stesse nel più profondo dell’inferno. L’inchiesta è della squadra mobile di Firenze che ha poi messo in moto la direzione distrettuale antimafia competente per la riduzione in schiavitù.

    Lì a occuparsi del caso è stata il Pm Angela Pietroiusti, che stamani ha fatto la richiesta di condanna.  Al centro racconti spesso drammatici dei protagonisti. Ed episodi tragici, come il suicidio di un giovane a fine 2000 con un colpo di fucile, allo strappo di Carli che se ne va per fondare una nuova comunità a Siena:  ed è proprio in questa fase, davanti al dissidio tra Cioni e il suo allievo prediletto, che le prime donne trovano il coraggio e la lucidità di rivolgersi alla polizia per raccontare quanto succede.

    http://www.lanazione.it/arezzo/cronaca/ci-riceveva-coi-pantaloni-calati-sesso-e-schiavit%C3%B9-chiesti-15-anni-per-il-santone-1.2736430

  • Violenza sessuale e schiavitù in convento, la procura chiede 15 anni per ex prete

    Violenza sessuale e schiavitù in convento, la procura chiede 15 anni per ex prete

    AREZZO Quindici anni la condanna chiesta dal pm Angela Pietroiusti della Dda di Firenze per Mario Cioni, l’ex sacerdote accusato di abusi sessuali e riduzione in schiavitù, dodici per Carlo Carli, suo vice a Montecchio poi responsabile di una comunità a Siena. La storia prese avvio nel convento di Montecchio, nel comune di Cortona (Arezzo), dove Cioni aveva dato vita a una comunit religiosa che lui stesso, prima come sacerdote poi una volta uscito dalla chiesa come una sorta di ‘santone’, ha guidato per circa due decenni.
    Per l’accusa l’ex sacerdote avrebbe guidato la comunità utilizzando metodi violenti. Secondo quanto emerso in Corte d’assise ad Arezzo, in base alle indagini condotte dalla Dda di Firenze, nella comunità si sarebbero consumate anche violenze sessuali nei confronti delle adepte mentre i fedeli vivevano in una condizione di sudditanza psicologica che sfociava nella schiavit fino a quando una serie di segnalazioni e denunce ha portato all’apertura

    di un’inchiesta. Stessa accusa per il suo vice, Carli, che si era trasferito a Siena dopo aver rotto con Cioni.
    Il giudice Silverio Tafuro, con a latere la collega Angela Avila e i giudici popolari, dovrebbe leggere la sentenza il 12 dicembre.

  • “Violentate dall’ex prete”: santone di Cortona verso sentenza

    “Violentate dall’ex prete”: santone di Cortona verso sentenza

    “Violentate dall’ex prete“. Ultimo atto del processo al santone di Cortona, Mauro Cioni, per i fatti avvenuti nella comunità di Montecchio di Cortona dove alcuni adepti sarebbero stati oggetto di abusi sessualie riduzione in schiavitù facendo leva sulle capacità del “carismatico” personaggio di togliere loro il demonio. Sentiti tutti i testimoni in Corte d’Assise ad Arezzo. Storie choc di umiliazioni, credenze, rituali. E soldi. Il 7 dicembre le conclusioni del pm, delle parti civili e delle difese. Repliche, camera di consiglio e sentenza il 12 dicembre. I togati, presidente Tafuro e giudice a latere Avila, sono gli stessi del processo a padre Graziano. A giudizio l’ex prete, malato, e l’ex collaboratore.

  • Sesso, scandali e Chiesa: quei 130 sacerdoti sotto accusa

    Sesso, scandali e Chiesa: quei 130 sacerdoti sotto accusa

    Tra le vittime quasi sempre ragazzi minorenni. Su alcune vicende è calato il silenzio. Su altre la verità si è tramutata in una condanna penale.

    In un accurato reportage la Rete Cattolica ha racchiuso una lunga serie di scandali che hanno visto per protagonisti uomini di Chiesa. Si tratta quasi sempre di abusi sessuali commessi da preti nei confronti di ragazzi, spesso minorenni. Ecco il testo.

    I casi di abusi sessuali compiuti da preti pedofili nel mondo, ed anche in Italia, sono raccapriccianti. Spesso i parroci sono reo confessi, a volte negano, finché non crollano e chiedono scusa e perdono a Dio. Vengono condannati al carcere e a ripagare, economicamente, il danno inflitto alle povere vittime. Le storie giudiziarie passate in giudicato (oltre cento) fanno però rabbrividire. Abbiamo letto le sentenze.

    Nel giugno scorso, a Brindisi, ad esempio, un chierichetto, dopo aver subito molestie dal parroco per anni, decide di denunciare il suo aguzzino. Il sacerdote, un 42enne, viene arrestato con l’accusa di violenza sessuale continuata e pluriaggravata. I fatti contestati risalgono al 2008 e al 2009, e a portarli alla luce è il pediatra del bambino che raccoglie le sue confidenze. Nel settembre scorso il prete, dai domiciliari finisce a giudizio. In attesa del processo è stato sospeso dall’arcivescovo. Sempre in Puglia, un anno prima, finisce in galera un secondo sacerdote: processato con rito abbreviato, prende tre anni e otto mesi di carcere. E nel novembre del 2015 tocca a un terzo prete dello stesso territorio, beccato in flagranza e posto ai domiciliari: 4 anni di reclusione per «atti di libidine violenta» compiuti su due ragazzine. Secondo le nostre ricerche un altro parroco viene ridotto allo stato laicale dopo aver risarcito cinque vittime. L’accusa a suo carico è di violenza sessuale: abusava della sua autorità, sia nell’ufficio dove teneva gli esercizi spirituali, sia negli alberghi dove portava i ragazzi per la villeggiatura estiva.

    Nel marzo scorso la procura di Milano accusa ancora un sacerdote di avere avuto rapporti sessuali a pagamento per tre anni con un adolescente tossicodipendente, che usava i soldi per comprare cocaina. Il parroco avrebbe adescato il minore su una chat e avrebbe compiuto con lui «atti sessuali» tra il 2009 e il 2011, quando la vittima aveva tra i 15 e i 17 anni, in cambio di 150 o 250 euro per volta. Pochi mesi fa la condanna: un anno e dieci mesi di carcere per prostituzione minorile. L’8 febbraio scorso, invece, il gip di Palermo concede gli arresti domiciliari a un sacerdote accusato di avere molestato due fratelli minorenni quando era parroco nel capoluogo siciliano. Pochi mesi dopo lo stesso prete viene condannato a sei anni e quattro mesi di reclusione.

    Le vittime, in aula, raccontano che tutto sarebbe cominciato durante un pellegrinaggio a Medjugorje e che le molestie sarebbero proseguite anche al ritorno in Sicilia. A scoprire gli abusi è stata la mamma dei fratellini. «Mi sono autodenunciato alla curia a novembre del 2014», dice il parroco al giudice. E la curia, dopo la confessione, lo trasferisce in una struttura per curarsi. Poi c’è la storia di un parroco che diceva messa in una parrocchia in provincia di Arezzo, viene arrestato per abusi sessuali su un ragazzino di 13 anni.

    Dopo pochi mesi, i genitori di molte delle sue vittime si recano dai magistrati a sporgere querela, e il prete confessa 38 misfatti commessi in 12 anni. Accusato anche di violenza sessuale viene dispensato dal sacerdozio da Papa Benedetto XVI. Due anni dopo arriva la condanna a 8 anni di carcere, confermati in appello. Nello stesso periodo ancora un caso. Stavolta è un ex seminarista di Agrigento a scrivere una lettera al vescovo per denunciare abusi sessuali subìti da parte del suo prete, il quale, poco tempo dopo, patteggia una pena a 2 anni e 6 mesi di reclusione per violenza sessuale nei confronti di 7 ragazzi.

    E che dire del parroco che esercita la funzione in provincia di Roma arrestato per molestie sessuali su alcuni ragazzi affidati alle sue cure. A denunciarlo è un altro sacerdote. Il prete «cattivo» invitava i bimbi a casa e gli prometteva cd, dvd e qualche capo d’abbigliamento. Dall’inchiesta salta fuori che i casi di cui si è reso colpevole sono tantissimi. Al processo il sacerdote respinge ogni addebito, spiegando di non essere un mostro e parlando di «accuse infamanti ed estremamente grossolane costruite abilmente».

    Ma nel febbraio del 2011 i magistrati chiedono 18 anni di carcere per i suoi «atti di inaudita gravità». Lo condanna arriva: 15 anni e 4 mesi di galera in primo grado e 14 anni in appello, condanna confermata in Cassazione. Diceva messa in una parrocchia vicino Firenze l’ennesimo prete accusato di pedofilia. Nell’aprile del 2007 finisce sotto inchiesta per una serie di molestie pluriaggravate e continuate su minori.

    Alcuni fedeli lo accusano di violenza sessuale e psicologica commessa su ragazzi fra i 12 e i 17 anni. Nel dicembre del 2007, mentre su di lui pende l’accusa di essere «responsabile di delittuosi abusi sessuali su alcune ragazze negli anni 1973-1987, di falso misticismo, di controllo e dominio delle coscienze», il parroco, malato, torna nel suo convitto. Nella richiesta di archiviazione, dovuta alla mancanza di querele, il pm parla di «abusi sessuali gravi protrattisi per circa 20 anni».

    Sfogliando il dossier sulla pedofilia nella Chiesa incappiamo nel sacerdote accusato di aver abusato di un ragazzino straniero di 13 anni. I giudici lo condanno a dieci anni di galera con sentenza passata in giudicato.

    Tutti casi autentici, provati, ed innegabili.

    http://www.ottopagine.it/attualita/96283/sesso-scandali-e-chiesa-quei-130-sacerdoti-sotto-accusa.shtml

  • La verità sui preti pedofili e sulle vittime

    La verità sui preti pedofili e sulle vittime

    Il nostro reportage sugli scandali sessuali nella Chiesa. Qui le storie più brutte: 130 i sacerdoti condannati, 100 sotto processo ma sono tanti quelli accusati e poi assolti

    I casi di abusi sessuali compiuti da preti pedofili nel mondo, ed anche in Italia, sono raccapriccianti. Spesso i parroci sono reo confessi, a volte negano, finché non crollano e chiedono scusa e perdono a Dio. Vengono condannati al carcere e a ripagare, economicamente, il danno inflitto alle povere vittime. Spesso ci sono anche preti trattati come mostri, poi assolti o prosciolti senza uno straccio di scuse. Le storie giudiziarie passate in giudicato (oltre cento) fanno però rabbrividire. Abbiamo letto le sentenze.

    Nel giugno scorso, a Brindisi, ad esempio, un chierichetto, dopo aver subito molestie dal parroco per anni, decide di denunciare il suo aguzzino. Il sacerdote, un 42enne, viene arrestato con l’accusa di violenza sessuale continuata e pluriaggravata. I fatti contestati risalgono al 2008 e al 2009, e a portarli alla luce è il pediatra del bambino che raccoglie le sue confidenze. Nel settembre scorso il prete, dai domiciliari finisce a giudizio. In attesa del processo è stato sospeso dall’arcivescovo. Sempre in Puglia, un anno prima, finisce in galera un secondo sacerdote: processato con rito abbreviato, prende tre anni e otto mesi di carcere. E nel novembre del 2015 tocca a un terzo prete dello stesso territorio, beccato in flagranza e posto ai domiciliari: 4 anni di reclusione per «atti di libidine violenta» compiuti su due ragazzine. Secondo le nostre ricerche un altro parroco viene viene ridotto allo stato laicale dopo aver risarcito cinque vittime. L’accusa a suo carico è di violenza sessuale: abusava della sua autorità, sia nell’ufficio dove teneva gli esercizi spirituali, sia negli alberghi dove portava i ragazzi per la villeggiatura estiva.

    Nel marzo scorso la procura di Milano accusa ancora un sacerdote di avere avuto rapporti sessuali a pagamento per tre anni con un adolescente tossicodipendente, che usava i soldi per comprare cocaina. Il parroco avrebbe adescato il minore su una chat e avrebbe compiuto con lui «atti sessuali» tra il 2009 e il 2011, quando la vittima aveva tra i 15 e i 17 anni, in cambio di 150 o 250 euro per volta. Pochi mesi fa la condanna: un anno e dieci mesi di carcere per prostituzione minorile. L’8 febbraio scorso, invece, il gip di Palermo concede gli arresti domiciliari a un sacerdote accusato di avere molestato due fratelli minorenni quando era parroco nel capoluogo siciliano. Pochi mesi dopo lo stesso prete viene condannato a sei anni e quattro mesi di reclusione. Le vittime, in aula, raccontano che tutto sarebbe cominciato durante un pellegrinaggio a Medjugorje e che le molestie sarebbero proseguite anche al ritorno in Sicilia. A scoprire gli abusi è stata la mamma dei fratellini. «Mi sono autodenunciato alla curia a novembre del 2014», dice il parroco al giudice. E la curia, dopo la confessione, lo trasferisce in una struttura per curarsi. Poi c’è la storia di un parroco che diceva messa in una parrocchia in provincia di Arezzo, viene arrestato per abusi sessuali su un ragazzino di 13 anni. Dopo pochi mesi, i genitori di molte delle sue vittime si recano dai magistrati a sporgere querela, e il prete confessa 38 misfatti commessi in 12 anni. Accusato anche di violenza sessuale viene dispensato dal sacerdozio da Papa Benedetto XVI. Due anni dopo arriva la condanna a 8 anni di carcere, confermati in appello. Nello stesso periodo ancora un caso. Stavolta è un ex seminarista di Agrigento a scrivere una lettera al vescovo per denunciare abusi sessuali subìti da parte del suo prete, il quale, poco tempo dopo, patteggia una pena a 2 anni e 6 mesi di reclusione per violenza sessuale nei confronti di 7 ragazzi. E che dire del parroco che esercita la funzione in provincia di Roma arrestato per molestie sessuali su alcuni ragazzi affidati alle sue cure. A denunciarlo è un altro sacerdote. Il prete «cattivo» invitava i bimbi a casa e gli prometteva cd, dvd e qualche capo d’abbigliamento. Dall’inchiesta salta fuori che i casi di cui si è reso colpevole sono tantissimi. Al processo il sacerdote respinge ogni addebito, spiegando di non essere un mostro e parlando di «accuse infamanti ed estremamente grossolane costruite abilmente». Ma nel febbraio del 2011 i magistrati chiedono 18 anni di carcere per i suoi «atti di inaudita gravità». Lo condanna arriva: 15 anni e 4 mesi di galera in primo grado e 14 anni in appello, condanna confermata in Cassazione. Diceva messa in una parrocchia vicino Firenze l’ennesimo prete accusato di pedofilia. Nell’aprile del 2007 finisce sotto inchiesta per una serie di molestie pluriaggravate e continuate su minori. Alcuni fedeli lo accusano di violenza sessuale e psicologica commessa su ragazzi fra i 12 e i 17 anni. Nel dicembre del 2007, mentre su di lui pende l’accusa di essere «responsabile di delittuosi abusi sessuali su alcune ragazze negli anni 1973-1987, di falso misticismo, di controllo e dominio delle coscienze», il parroco, malato, torna nel suo convitto. Nella richiesta di archiviazione, dovuta alla mancanza di querele, il pm parla di «abusi sessuali gravi protrattisi per circa 20 anni». Sfogliano il dossier sulla pedofilia nella Chiesa incappiamo nel sacerdote accusato di aver abusato di un ragazzino straniero di 13 anni. I giudici lo condanno a dieci anni di galera con sentenza passata in giudicato. Tutti casi autentici, provati, innegabili.

    Ma accanto a questi ce ne sono tantissimi altri di preti accusati, ammanettati e poi dichiarati innocenti e addirittura prosciolti in istruttoria dopo essere stati linciati mediaticamente e indicati come orchi. Sono decine e decine, secondo fonti vaticane contattate da Il Tempo. Centinaia secondo altri riferimenti riscontrati on line difficili da verificare. Preti accusati di far parte di una «congrega di pedofili» e poi scagionati; parroci innocenti calunniati e morti d’infarto per la vergogna; sacerdoti massacrati e invece puri ma distrutti, spesso, dalla “caccia alle streghe”. Come scriveva Francesco Agnoli nel suo libro “Chiesa e Pedofilia” dietro «l’enfatizzazione degli abusi su minori compiuti da preti cattolici c’è di tutto: preti spretati, teologi eretici, lotte interne dei modernisti contro il Papa, radicali che suonano la tromba, movimenti gay o pro choice». Ci sono casi orribili, ma c’è anche tanta strumentalizzazione. La verità come sempre sta nel mezzo. Occorre saper distinguere il vero dal falso. Negare l’evidenza, così come ingigantirla, non fa bene a nessuno. Alla Chiesa e a chi vede in lei il Male assoluto.

    http://www.iltempo.it/home/2016/10/08/news/la-verita-sui-preti-pedofili-e-sulle-vittime-1022478/