Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Uno scandalo sulla pedofilia nelle scuole di infanzia sta sconvolgendo la Francia

    Uno scandalo sulla pedofilia nelle scuole di infanzia sta sconvolgendo la Francia

    di Margherita Coletta – Due giorni fa si è aperto nella capitale francese un processo riguardante casi di abusi e maltrattamenti su bambini con età tra i 3 e gli 11 anni, allievi delle scuole pubbliche, commessi dal personale addetto alle attività extra-scolastiche. Impressionante è il dato di denunce e persone coinvolte: 46 animatori sono stati sospesi già nel 2025 e altri 78 nel 2026 (dal primo gennaio al 3 aprile). Le segnalazioni provengono da tutta la Francia, ma una parte significativa è concentrata nella capitale, dato che accoglie nel suo sistema scolastico un numero più elevato di queste figure scolastiche.

    Attualmente, la procura di Parigi sta concentrando le sue indagini su oltre 100 segnalazioni in 84 scuole materne, circa 20 scuole elementari e una decina di asili nido. Come dichiarato dal sindaco della città, Emmanuel Grégoire, dato l’alto numero di denunce, non si tratta di casi isolati, ma di un vero e proprio problema “sistemico”. Le accuse si rivolgono nei confronti dei cosiddetti “sorveglianti scolastici” e “animatori”: delle figure che si occupano degli alunni durante le pause pranzo e la ricreazione, il riposo pomeridiano e il doposcuola. Si tratta di un ruolo che non ha una formazione e che non prevede un diploma professionale, ma soltanto un certificato ottenuto dopo un corso di due settimane. Per legge, un/a sorvegliante scolastico non dovrebbe mai restare solo con i bambini, ma spesso questa regola non viene rispettata.

    Il caso

    Il caso è emerso nell’aprile del 2025, quando il direttore dell’asilo nido Alphonse-Baudin, nell’est di Parigi, ha segnalato alle autorità le segnalazioni dei genitori di due bambine che avevano notato un loro improvviso isolamento e comportamenti anomali relativi al responsabile delle attività del doposcuola. Barka Zerouali, cofondatrice di #MeToooEcole (un collettivo francese contro le violenze nei confronti dei bambini nelle scuole), ha dichiarato all’emittente radio franceifo che “il processo per i fatti della scuola Alphonse-Baudin è il secondo di una lunga serie di casi che si susseguiranno nella capitale. È molto importante. La miccia è accesa, speriamo seguano altri procedimenti”. Diversi animatori sono già stati arrestati, altri sono attualmente sotto processo, mentre il numero di denunce aumenta. Le associazioni e gli avvocati dei genitori delle vittime hanno accusato le autorità competenti di aver trascurato il problema, non fornendo risorse necessarie ad un’azione tempestiva e permettendo alle persone accusate di continuare a svolgere il loro lavoro (spesso, cambiando semplicemente scuola). Diversi avvocati lamentano che le denunce dei loro clienti non sono ancora state prese in considerazione e domenica scorsa la procuratrice di Parigi, Laure Beccuau, ha confermato che “un numero considerevole di accuse è in attesa di essere indagato”.

    Bufera politica

    Parallelamente allo scandalo, galoppa la polemica politica. La destra, all’opposizione, accusa i rivali socialisti alla guida del comune di Parigi di aver trascurato le segnalazioni ricevute e di aver concesso agli accusati di continuare a svolgere il loro lavoro. Anne Hidalgo, ex sindaca della capitale, aveva ammesso a febbraio che l’amministrazione aveva commesso “errori” nella gestione di questi casi. Emmanuel Grégoire, vicensindaco dal 2018 al 2024 e attuale sindaco della capitale, ha ora annunciato “misure eccezionali” per far fronte ad un vero e proprio fenomeno. Grégoire ha rivelato di aver subito a sua volta abusi sessuali alle elementari, durante un doposcuola e ha accettato di istituire un’inchiesta sulla gestione dei sorveglianti, richiesta dall’opposizione. Il sindaco ha, poi, annunciato un piano di 20 milioni di euro per “una grave disfunzione” del sistema, istituendo un’assemblea di cittadini/e per ripensare il ruolo dei sorveglianti scolastici e chiedendo che il personale venga sospeso immediatamente al primo segnale di abuso. Grégoire ha spiegato di preferire “essere ingiusto con loro per il momento, piuttosto che correre il minimo rischio nei confronti dei cittadini”. La scelta ha attirato a sé diverse critiche da parte degli stessi animatori e sorveglianti e dei sindacati di categoria, che la settimana passata hanno indetto uno sciopero contro le “sospensioni arbitrarie” e le precarie condizioni di lavoro (essendo lavorati per lo più con contratti a ore o a tempo determinato). Il ministro della Giustizia Gérald Darmanin ha annunciato, intanto, che i casellari giudiziari degli animatori saranno sistematicamente controllati e che il personale giudiziario verrà potenziato. “Istituiremo un procuratore specializzato in ogni procura”, ha annunciato Darmanin, sottolineando la sua volontà di attuare un vero e proprio “Piano Marshall” composto da un ampio numero “di esperi che portino avanti le indagini”.

    Uno scandalo sulla pedofilia nelle scuole di infanzia sta sconvolgendo la Francia

  • Ex insegnante di religione accusato di abusi su minori a Padova, don Cesare Contarini che lo ha ospitato si dimette: «Vi chiedo scusa»

    Ex insegnante di religione accusato di abusi su minori a Padova, don Cesare Contarini che lo ha ospitato si dimette: «Vi chiedo scusa»

    «Ho presentato le dimissioni e fra qualche giorno lascerò San Lorenzo, chiedo scusa per non avervi ascoltato abbastanza, perdono chi mi ha lanciato accuse infondate, questa è una decisione che mi costa moltissimo, ma vi assicuro che non ho coperto nessuno, in tutta questa vicenda ho agito sempre secondo coscienza, non ci sono evidenze che siano stati commessi reati qui a San Lorenzo». Con queste parole durante la messa ieri, 23 maggio, sera don Cesare Contarini ha confermato la decisione di lasciare la parrocchia di Albignasego.

    La protesta dei parrocchiani e l’accusa di abusi

    Il giorno dopo la protesta dei parrocchiani e dei genitori dei bambini che vanno al Nido e alla materna del quartiere, il parroco ufficializza il passo indietro dopo le polemiche legate al caso di Francesco Saviane, l’ex docente del Barbarigo e animatore parrocchiale arrestato con l’accusa di violenze sessuali su minori. A chiedere le dimissioni del parroco, in seguito alla notizia dell’inchiesta nei confronti dell’ex educatore, erano stati numerosi genitori e fedeli, preoccupati dopo aver appreso che Saviane, già allontanato dalla Diocesi nel 2023 dagli incarichi educativi e pastorali, era stato ospitato nella canonica di San Lorenzo e che il parroco aveva dato disponibilità ad accoglierlo anche durante gli arresti domiciliari.

    Famiglie divise

    Sulla vicenda la comunità di Albignasego si è divisa tra chi difende don Cesare e il suo operato e chi, invece, fin da subito ne aveva chiesto le dimissioni. Al centro delle contestazioni non c’è infatti soltanto l’ospitalità concessa a Saviane, ma soprattutto il suo coinvolgimento nell’ambiente scolastico legato alla parrocchia. I genitori chiedono ora anche l’allontanamento di Suor Anna Maria, la direttrice dell’asilo parrocchiale.

    https://corrieredelveneto.corriere.it/notizie/padova/cronaca/26_maggio_24/ex-insegnante-di-religione-accusato-di-abusi-su-minori-a-padova-don-cesare-contarini-che-lo-ha-ospitato-si-dimette-vi-chiedo-scusa-295c6ee8-5858-4492-8a90-8f9d3c4d0xlk.shtml

  • Bambini maltrattati all’asilo: nei guai cinque tra maestre e suore

    Bambini maltrattati all’asilo: nei guai cinque tra maestre e suore

    Nel pomeriggio i carabinieri del comando provinciale di Benevento hanno eseguito un’ordinanza di applicazione della misura cautelare personale del divieto di dimora nel capoluogo sannita nei confronti di cinque donne, gravemente indiziate, in concorso tra loro, di maltrattamenti ai danni di minori.

    Il provvedimento è stato emesso dal gip su richiesta della Procura della Repubblica di Benevento, guidata da Gianfranco Scarfò, ed è il risultato di un’indagine coordinata dalla stessa Procura e condotta dai carabinieri del Nucleo investigativo.

    L’attività investigativa trae origine dalla denuncia presentata dal rappresentante di una cooperativa impegnata in servizi socio-educativi. L’uomo avrebbe appreso da una giovane impegnata nel servizio civile, in servizio presso un asilo nido del centro cittadino gestito da una congregazione religiosa, l’esistenza di presunte condotte maltrattanti ai danni dei bambini da parte delle insegnanti, sia religiose sia laiche.

    Le indagini, avviate immediatamente e supportate da attività di intercettazione audio e video, avrebbero consentito di documentare numerosi episodi di abuso ai danni di minori di età compresa tra i 10 mesi e i 3 anni, alcuni dei quali non ancora in grado di camminare.

    In particolare, gli investigatori avrebbero accertato condotte di contenzione forzata — con bambini immobilizzati alle sedie tramite gli indumenti o lasciati per lunghi periodi nei passeggini — oltre a insulti legati all’aspetto fisico, all’abbigliamento o persino al nome dei piccoli. Sarebbero inoltre emersi episodi di violenza fisica, tra cui schiaffi alla nuca, strattonamenti per i capelli e spintoni, anche nei confronti di bambini in fase di gattonamento. Contestate anche punizioni improprie e l’uso della forza per costringere i minori a mangiare o dormire.

    Secondo quanto documentato dalle riprese video, il clima all’interno della struttura sarebbe stato percepito in modo negativo dagli stessi bambini, alcuni dei quali avrebbero manifestato atteggiamenti istintivamente difensivi, come coprirsi il volto con le mani all’avvicinarsi di un’insegnante.

    La misura eseguita rientra nella fase delle indagini preliminari ed è soggetta a impugnazione. Le persone coinvolte sono da considerarsi presunte innocenti fino a eventuale sentenza definitiva.

  • Prete dei migranti accusato di abusi sessuali: il missionario dei poveri che avrebbe violentato chi cercava salvezza

    Prete dei migranti accusato di abusi sessuali: il missionario dei poveri che avrebbe violentato chi cercava salvezza

    La sera del 30 ottobre, in una strada secondaria di Casablanca, un ragazzo guineano di diciassette anni — cappuccio tirato su, sguardo basso — si rifiuta di parlare. È il più giovane tra i sei migranti che, secondo un’inchiesta giornalistica locale, sarebbero stati vittime di abusi sessuali mentre cercavano rifugio in un servizio ecclesiale della città. Al centro delle accuse non c’è un uomo qualunque, ma Padre Antoine Exelmans, sacerdote francese noto per l’impegno a favore di migranti e richiedenti asilo, premiato nel 2020 per il suo lavoro umanitario. Oggi, quel nome è legato a un presunto “sistema di sfruttamento sessuale” durato “almeno quattro anni”. Il contrasto è feroce e costringe a guardare in faccia il dolore, le falle dei meccanismi di tutela e il linguaggio con cui la Chiesa racconta — o attenua — ciò che accade ai più vulnerabili.

    Secondo quanto ricostruito da Le Monde, Exelmans, che tra il 2021 e il 2024 ha diretto il servizio di accoglienza per migranti presso la parrocchia di Notre-Dame-de-Lourdes a Casablanca, è oggi sospettato di “violenze sessuali” su giovani esuli. L’aspetto più delicato è che, secondo il diocèse de Rennes, di cui dipende, il sacerdote avrebbe “riconosciuto abusi sessuali” durante un’indagine canonica avviata dall’arcidiocesi di Rabat, le cui conclusioni sono già state inviate a Roma. Nel frattempo, le autorità marocchine hanno raccolto elementi dell’inchiesta giornalistica e ascoltato alcune delle presunte vittime.

    Le versioni divergono sul numero dei ragazzi coinvolti. Il quotidiano marocchino Enass parla di sei giovani — cinque guineani e un camerunese — tutti minorenni all’epoca dei fatti. Il diocèse de Rennes, invece, ne riconosce uno solo, più quattro adulti che si sarebbero rivolti all’arcidiocesi di Rabat. Due narrazioni ancora lontane, che impongono prudenza ma non attenuano la gravità del quadro.

    L’inchiesta di Enass, pubblicata il 3 novembre 2025, è un documento dettagliato, costruito su testimonianze dirette e ricostruzioni ambientali. Parla di un “sistema” che avrebbe preso di mira minori fragili, isolati, spesso ospitati nel presbiterio per un “accompagnamento personalizzato” poi degenerato in coercizioni e abusi. Secondo la testata, almeno tre di loro sarebbero già stati ascoltati dalla Brigata nazionale della polizia giudiziaria su delega della procura di Casablanca, e sono stati disposti accertamenti medici.

    Un capitolo oscuro riguarda i presunti “trattamenti psichiatrici” imposti o suggeriti dal sacerdote. Enass riferisce che Exelmans avrebbe richiesto sistematicamente prescrizioni di psicofarmaci, prima in ospedale, poi da una psichiatra del terzo settore. Se confermato, questo aspetto aprirebbe interrogativi inquietanti: fino a che punto la farmacologia può essere stata usata per indebolire la volontà o la lucidità delle vittime? Domande da tribunale, che richiederanno perizie e contraddittorio, ma che bastano a mettere a nudo la questione centrale: la protezione dei minori in contesti dove il potere spirituale e materiale è concentrato nelle mani di un solo uomo.

    In un comunicato, l’arcidiocesi di Rabat ha dichiarato di aver “collaborato pienamente con le autorità civili” non appena ricevute le prime segnalazioni, e di aver trasmesso a Roma i risultati dell’indagine interna. Il documento elenca anche misure cautelari: divieto per il sacerdote di avere contatti con minori se non in presenza di un altro adulto e obbligo di accompagnamento psicologico. L’arcivescovo Cristóbal López Romero ha aggiunto che “la sola vittima minorenne conosciuta” dalla diocesi è oggi seguita dalla Chiesa.

    Dalla Francia, la diocesi di Rennes conferma che Exelmans avrebbe ammesso “abusi sessuali” in sede canonica, e invita eventuali testimoni a farsi avanti. La cronologia è chiara: segnalazioni in Marocco, rientro in Francia nel giugno 2024, avvio dell’inchiesta canonica, trasmissione degli atti a Roma. Ovunque, la parola d’ordine è “cooperazione”, ma resta il dubbio su quanto sia stata tempestiva.

    Chi è, in fondo, Padre Antoine Exelmans? Sacerdote del diocèse de Rennes, in missione in Marocco come Fidei donum dal 2016, ex vicario generale a Rabat, punto di riferimento per le organizzazioni umanitarie e i migranti del Maghreb. Nel 2020 riceve il Prix d’Aix-la-Chapelle pour la paix, destinato a chi combatte “le ingiustizie” nel mondo. È lo stesso periodo in cui promuove una riorganizzazione dei servizi ecclesiali per migranti, smantellando strutture professionali e privilegiando la gestione “volontaria” e “spirituale” dell’accoglienza. Una riforma che oggi si interroga: la semplificazione amministrativa ha eliminato anche le garanzie di controllo?

    Se le accuse fossero confermate, questo caso mostrerebbe come un rapporto asimmetrico — adulto contro minore, europeo contro migrante, pastore contro gregge — possa trasformarsi in abuso. I racconti parlano di isolamento, di sostegno psicologico trasformato in dipendenza, di spazi ecclesiali privi di supervisione. È proprio in questi vuoti che dovrebbero esistere regole chiare: niente incontri prolungati in solitudine con minori, monitoraggio esterno, protocolli sull’uso di psicofarmaci, formazione obbligatoria per sacerdoti e volontari. Non sono burocrazie, ma barriere che salvano vite.

    I comunicati ufficiali hanno scelto formule come “abusi su persone fragili”, un eufemismo che offusca la realtà. La cautela è legittima, la presunzione d’innocenza sacrosanta. Ma quando emergono minori, le parole contano. Dire “abusi” non basta: serve trasparenza, tempi certi, decisioni pubbliche. L’ammissione di colpe in sede canonica, confermata da Rennes, impone un dovere: chiarire dove si trovi oggi Exelmans, quali restrizioni subisca, chi vigili sulla loro applicazione.

    Le indagini corrono su due binari: quella canonica, avviata a Rabat e trasmessa a Roma, e quella giudiziaria marocchina, con accertamenti clinici e audizioni. In parallelo, le autorità francesi hanno ascoltato il sacerdote. Un’inchiesta transnazionale che dovrà coordinare prove, referti, registri parrocchiali, scambi di email e chat. Senza un raccordo forte, la tutela dei minori rischia di perdersi nei confini.

    Il caso Exelmans non nasce dal nulla. È figlio di un sistema che, nonostante le riforme post–Commissione Sauvé, continua a produrre zone d’ombra. E il contesto marocchino — fatto di migranti senza documenti, minori soli, vulnerabilità estrema — amplifica ogni rischio. Quando l’aiuto diventa dipendenza, quando la fiducia diventa arma, l’abuso è dietro l’angolo. Da qui le richieste, rilanciate da media e associazioni, di un audit indipendente sui servizi ecclesiali per migranti in Marocco.

    La credibilità di un’istituzione non si misura dai comunicati, ma dalle scelte. E qui la domanda è semplice: quei sei ragazzi sono stati protetti o abbandonati? La giustizia farà il suo corso, ma la prevenzione non può attendere i verdetti. Va costruita ora, con regole verificabili, pubbliche, condivise. Solo così Notre-Dame-de-Lourdes potrà tornare a essere un rifugio, e non un simbolo di promessa tradita.

    Resta un’immagine che non si dimentica: un ragazzo di diciassette anni che rifiuta l’aiuto psicologico perché “blasé”, come se la speranza si fosse consumata prima di nascere. È da lì che tutto dovrebbe ripartire: dalla fiducia che nessun minore debba mai più scegliere tra il silenzio e la sopravvivenza.

    Cronologia essenziale dei fatti (nota di servizio al lettore)

    • Maggio 2024: viene riferito il deposito di una prima denuncia presso la procura della Corte d’appello di Casablanca.
    • Giugno 2024: il sacerdote lascia il Marocco e rientra in Francia. La narrativa ecclesiale parla di “esaurimento/burn-out”; attivisti e fonti associative parlano invece di “fuga/exfiltration”. Due letture contrapposte, da verificare.
    • 5 luglio 2024: comunicazione ufficiale dell’arcidiocesi di Rabat sui “segnali” riguardanti Exelmans e sull’apertura di un’indagine canonica.
    • 3 novembre 2025: l’inchiesta di Enass con nomi di paese, profili delle presunte vittime e dettagli sul “sistema” ipotizzato.
    • 4-5 novembre 2025: testate marocchine e internazionali rilanciano; l’arcidiocesi di Rabat dichiara la piena cooperazione e ribadisce misure restrittive nei confronti del sacerdote.
    • 5 novembre 2025: Le Monde riferisce le ammissioni rese in sede canonica e la divergenza sui numeri delle vittime.

    https://www.giornalelavoce.it/news/attualita/646245/prete-dei-migranti-accusato-di-abusi-sessuali-il-missionario-dei-poveri-che-avrebbe-violentato-chi-cercava-salvezza.html

  • Un sacerdote di Chicago accusato di aver molestato dei bambini fa un’affermazione esplosiva contro papa Leone

    Un sacerdote di Chicago accusato di aver molestato dei bambini fa un’affermazione esplosiva contro papa Leone

    Un ex prete accusato di aver abusato sessualmente di almeno 13 bambini ha fatto un’affermazione esplosiva contro il nuovo papa.

    Robert Prevost, nominato nuovo capo del Vaticano all’inizio di questo mese, è stato accusato di aver ignorato lo scandalo degli abusi sessuali commessi dalla Chiesa  a Chicago quando era a capo della provincia del Midwest dell’ordine agostiniano della Chiesa cattolica.

    Ora, anche l’ex sacerdote James M Ray sostiene che Prevost abbia firmato il suo trasferimento in un monastero di Hyde Park , vicino a una scuola elementare cattolica, nonostante Ray fosse già stato accusato di molestie su minori.

    “È stato lui a darmi il permesso di restare lì”,  ha dichiarato recentemente Ray al Chicago Sun-Times .

    Il sacerdote è inserito nell’elenco degli autori di reati sessuali stilato dall’arcidiocesi, in cui si afferma che è stato sottoposto a “ministero limitato con restrizioni” a partire dal 1990, in seguito alle accuse di abusi sessuali.

    Ciononostante, lavorò per tre parrocchie e, nel 2000, l’arcidiocesi di Chicago intervenne per aiutarlo a trovare un posto dove vivere, dove non avrebbe rappresentato una minaccia per la collettività.

    Tuttavia, alla fine permisero a Ray di restare per due anni al convento di St. John Stone, che si trova a meno di un isolato dalla scuola elementare St. Thomas the Apostle e di fronte a un asilo nido.

    La scuola non è mai stata informata del trasferimento di Ray, che non è mai stato condannato per alcun reato e non è iscritto in nessun registro governativo dei condannati per reati sessuali, nella zona; non vi è alcuna indicazione che l’asilo nido sia stato avvisato.

    Invece, come riporta il Sun-Times, i funzionari dell’arcidiocesi hanno erroneamente affermato nei documenti che “non c’era nessuna scuola nelle immediate vicinanze”.

    Parlando del suo trasferimento nella zona, Ray ha detto che aveva bisogno di trovare un posto dove vivere perché la sua precedente residenza “stava per essere demolita”.

    Ha affermato che il vicario per i sacerdoti dell’arcidiocesi, che faceva capo al defunto cardinale Francis George, aveva “sparso la voce” tra le organizzazioni ecclesiastiche per sapere se qualcuna avesse un alloggio disponibile per lui.

    Gli Agostiniani, sosteneva Ray, erano “gli unici che rispondevano”.

    Fu Prevosto, oggi Papa Leone XIV, a dargli l’approvazione finale per trasferirsi nel convento, racconta Ray.

    Alla domanda su come lo sapesse, l’ex sacerdote ha risposto: “Questo è ciò che dicono i documenti e credo che lo abbia detto anche Jim”, riferendosi al reverendo James Thompson, un agostiniano ora defunto che viveva nel monastero e che era il supervisore in loco di Ray mentre lui viveva lì.

    Ray avrebbe dovuto essere attentamente monitorato nel convento, motivo per cui Prevost presumibilmente non avrebbe avvisato i dirigenti della scuola cattolica St. Thomas the Apostle, dissero all’epoca i funzionari della chiesa.

    Ma Michael Airdo, avvocato di lunga data degli Agostiniani di Chicago, ora starebbe apparentemente cercando di prendere le distanze dal papa dalla mossa di Ray.

    Lui invece ha attribuito la colpa al defunto cardinale e a Thompson.

    “Il ruolo dell’allora Prevosto provinciale era quello di accettare un ospite della casa alle tariffe di remunerazione indicate”, affermò Airdo, sottolineando che Thompson “aveva il controllo esclusivo sull’accettazione di qualsiasi nuovo residente”.

    Ray rimase poi nel monastero per due anni, finché non fu trasferito in base alle nuove regole approvate dalla Conferenza episcopale statunitense, volte a tenere i sacerdoti accusati di aver abusato di minori lontano dai bambini.

    Nello stesso anno venne rimosso anche dal ministero pubblico, in seguito a una serie di articoli pubblicati dal Boston Globe sullo scandalo degli abusi sessuali nella Chiesa cattolica.

    Dieci anni dopo, nel 2012, Ray venne privato della dignità laicale dalla Chiesa cattolica.

    «Mi sono sentito abbandonato dalla Chiesa, ma non mi sono mai sentito abbandonato da Dio», ha raccontato.

    “La mia fede è ancora forte. Vivo la mia vita ogni giorno al meglio delle mie possibilità”, ha detto Ray, affermando che ogni volta che qualcuno tira fuori le sue accuse di violenza sessuale “provo un dolore al petto”.

    Due anni dopo la rimozione di Ray dallo stato laicale, George rese pubblici i fascicoli interni di numerosi preti accusati nell’area di Chicago.

    Ne è emerso che l’età delle vittime di Ray era compresa tra i 10 e i 18 anni.

    “Inoltre, come indicato di seguito, sembra che Jim Ray abbia masturbato altri tre uomini”, si legge nei documenti.

    “Il tema comune in queste tre accuse formali di abusi sessuali era che Jim Ray aveva stretto amicizia con le loro famiglie… Poi Jim Ray le aveva toccate fisicamente in modo inappropriato, facendole sedere sulle sue ginocchia, il che, col tempo, lo aveva portato a fare loro dei massaggi alla schiena che alla fine erano diventati più bassi.

    “Ciascuna delle vittime ha riferito che, mentre era seduta sulle sue ginocchia o durante i massaggi alla schiena, “sentiva il suo pene (di Jim Ray) eretto”. I massaggi alla schiena diventarono reciproci e portarono anche alla masturbazione reciproca.”

    I registri ecclesiastici ottenuti dal Sun-Times mostrano inoltre che Ray ha confessato ai funzionari della chiesa un altro episodio accaduto durante una visita nel 1993 a Medjugorje, una città nella regione balcanica europea dove si dice sia apparsa la Vergine Maria.

    Mentre si trovavano all’aeroporto, i registri dicono che Ray “incontrò un paraplegico che gli chiese (Jim Ray) di masturbarlo, cosa che lui (Jim Ray) ammise di fare”.

    In totale, secondo il procuratore generale dell’Illinois del 2023, Ray ha molestato almeno 13 bambini.

    Parlando al Sun-Times, Ray ha cercato di minimizzare le accuse, dicendo che stava semplicemente facendo un massaggio alla schiena a un ragazzo.

    Ma quando si è trovato di fronte alla gravità delle accuse a suo carico, ha cambiato idea.

    “Non posso cambiare il passato. Non voglio necessariamente difendermi. Ma su una scala da 1 a 10, mi sbagliavo, ma era un 1 o forse anche mezzo”, ha detto Ray.

    “Non era un bambino. Era un giovane adulto, di oltre vent’anni. Mi sbagliavo, e ho dovuto conviverci.”

    Ma non è la prima volta che Papa Leone XIV viene accusato di aver chiuso un occhio sullo scandalo degli abusi sessuali su minori commessi dalla Chiesa.

    In precedenza era stato criticato per non aver avviato un’indagine formale sui presunti abusi sessuali commessi da due sacerdoti nella diocesi di Chiclayo, in Perù, da lui guidata dal 2014 al 2023.

    Le presunte vittime hanno affermato che, sotto la supervisione di Prevost, nel 2022 la diocesi ha minimizzato i dettagli e la documentazione delle accuse inviate al Vaticano, impedendo intenzionalmente alla Chiesa di prendere provvedimenti contro i sacerdoti accusati.

    The Pillar, un’agenzia di stampa cattolica che indaga sulla chiesa, ha riferito che Prevost ha incontrato gli accusatori nell’aprile 2022 e li ha incoraggiati a portare il loro caso alle autorità civili mentre la chiesa indagava.

    Secondo quanto riferito, l’indagine è stata “archiviata per mancanza di prove e perché i termini di prescrizione erano scaduti”.

    Considerando tutto ciò, la Survivors Network of those Abused by Priests ha dichiarato di aver collaborato con altre organizzazioni per far sì che i 135 cardinali eleggibili che hanno scelto Prevost fossero ben consapevoli della sua presunta inazione.

    “Questa persona sarà esaminata da sinistra a destra”, ha affermato Lopez de Casas, vicepresidente nazionale del gruppo, che spera che l’elezione di Prevost possa far luce sugli abusi all’interno della Chiesa.

    “Ciò è utile per le vittime ovunque, perché abbiamo questo papa che sarà sotto gli occhi dell’opinione pubblica per quanto riguarda le vicende in cui è stato coinvolto in passato”, ha affermato.

    Da parte sua, Prevost ha affermato in un’intervista del 2023 rilasciata a Vatican Media che “il silenzio non è la soluzione” quando si tratta dello scandalo degli abusi sessuali.

    «Dobbiamo essere trasparenti e onesti, perché altrimenti le loro ferite non guariranno mai», disse allora il futuro papa. «C’è una grande responsabilità in questo, per tutti noi».

    Ora, Ray afferma che l’ordinazione di Prevost porta con sé “vibrazioni molto positive” nel complesso.

    https://www.dailymail.co.uk/news/article-14733525/Chicago-priest-sexual-abuse-James-Ray-pope-Leo.html

  • Abusi su bimbi all’asilo, maestro di religione condannato a 6 anni e 8 mesi

    Abusi su bimbi all’asilo, maestro di religione condannato a 6 anni e 8 mesi

    E’ stato condannato con rito abbreviato a sei anni e otto mesi di carcere per violenza sessuale aggravata il maestro di religione di 35 anni arrestato nel marzo 2023 per aver molestato sessualmente quattro bambini tra i 4 e i 5 anni in una scuola materna di Milano. Per l’insegnante la gup Angela Minerva ha stabilito anche l’interdizione perpetua dai pubblici uffici e la misura di sicurezza del divieto di avvicinarsi ai luoghi frequentati da minori e dell’obbligo di comunicare i suoi spostamenti e la sua residenza per due anni.

    La pm Rosaria Stagnaro aveva chiesto una pena di 9 anni per il 35enne, i cui abusi erano stati documentati grazie alle videocamere installate dal Nucleo tutela donne e minori della polizia locale di Milano, con la collaborazione delle altre maestre e dei Servizi educativi del Comune. Il risarcimento del danno sarà stabilito in sede civile, ma il giudice ha stabilito una provvisionale di 10mila euro per ciascuno dei genitori dei quattro bambini abusati.

    “La cosa importante” è che la sentenza riconosca “l’assoluta intangibilità del corpo delle bambine e dei bambini, ancor più in luoghi in cui sono affidati alle cure di terze persone”, commenta con soddisfazione l’avvocato Ilaria Boiano, legale che rappresenta le famiglie delle vittime insieme alle colleghe Maria Teresa Manente, Rossella Benedetti e Virginia Dascanio.

  • SAVONA; i due Papi pedofili; la Rete L’ABUSO e una panchina viola.

    SAVONA; i due Papi pedofili; la Rete L’ABUSO e una panchina viola.

    La storia di Savona, piccola città ligure del nord Italia, dalla seconda metà del 1400 al centro tuttavia di curiosi casi, alcuni riconducibili ancora oggi alle crociate tra cui la leggenda di don Bertolotti. Una serie di coincidenze, compreso il fatto che nasca proprio a Savona nel 2010 – oltre alla Rete L’ABUSO – il primo focolaio italiano di sopravvissuti che riuscirà a dare a tante vittime in tutta Italia, il coraggio di uscire allo scoperto.

    Una serie di situazioni che negli anni ha portato tanti cattolici a pensare che in qualche modo l’associazione, fosse la mano della volontà divina contro il dramma della pedofilia nella chiesa. Questo per una serie fortuita di fattori indubbiamente rilevanti, che hanno popolato la storia di questa piccola città.

    Ma partiamo dalla fine… la panchina viola contro gli abusi sessuali su minori e persone vulnerabili impiantata a Savona il 24 febbraio 2024 in piazza Giulio II.

    Come dissi allora “ Una panchina colorata di viola non salva i bambini e non cura chi è stato abusato…è la società che deve farlo”.

    Questa è tuttavia in Italia la prima panchina contro l’abuso sessuale su minori e persone vulnerabili. Ne abbiamo cercate invano altre per aggregarci dando per palesemente scontato ci fosse già un’iniziativa.

    Invece nulla! Inverosimile che nessuno ci abbia mai pensato, ma i fatti sono questi, per ciò l’iniziativa ha avuto ancora più valore.

    Il fatto che si sia voluta impiantare proprio nella piazza che porta il nome di Papa Giulio II, non è affatto una casualità invece, ed è da qui che parte la nostra storia e la visione mistica ti tanti cattolici che negli anni la Rete ha soccorso e aiutato.

    “ Tutta la storia della Chiesa è attraversata da episodi di abusi e violenze sui bambini di cui si sono resi protagonisti anche numerosi pontefici. Dal 366, con Damaso I, fino al 1550, con Giulio III, se ne contano diciassette .”

    Due di questi sono savonesi oltre che parenti. Parliamo di “ Sisto IV, papa dal 1471 al 1484, noto alle cronache dell’epoca per la sua relazione con un dodicenne. “

    “ Scrive di Sisto IV il cronista suo contemporaneo Stefano Infessura: «Costui, come è tramandato dal popolo, ei fatti dimostrarono, fu amante dei ragazzi e sodomita, infatti cosa ha fatto per i ragazzi che lo servivano in camera lo insegna l’esperienza; a loro non solo donò un reddito di molte migliaia di ducati, ma osò addirittura elargire il cardinalato e importanti vescovati. Infatti fu forse per altro motivo, come dicono certi, che abbia prediletto il conte Girolamo, e Pietro, suo fratello e poi cardinale di san Sisto, se non per via della sodomia? E che dire del figlio del barbiere? Costui, fanciullo di nemmeno dodici anni, stava di continuo con lui, e lo dotò di tali e tante ricchezze, buone rendite e, come dicono, di un importante vescovato; costui, si dice, voleva elevarlo al cardinalato, contro ogni giustizia, anche se era bambino, ma Dio vanificò il suo desiderio».”

    Sisto IV era lo zio di Giulio II che diventerà papa nel 1503 e soprannominato “ il papa guerriero ”.

    Di Giulio II, “nel 1511, si documenta la storia con il piccolo Gonzaga di dieci anni”.

    Siamo nel 1550 e una pasquinata di allora recita:

    Ama Del Monte con uguale ardore

    la scimmia e il servitore.

    Egli al vago femmineo garzoncello

    ha mandato il cappello: [nda l’ha nominato cardinale]

    perché la scimmia, a trattamento uguale,

    non fa pur cardinale?»

    *Testo tratto da “ Chiesa e pedofilia ” di Federico Tulli (L’Asino d’oro ed., 2010, pp. 19-21)

    Certamente ora apparirà più chiaro il motivo e l’importanza simbolica di una panchina contro l’abuso, promossa per la prima volta in Italia dall’unica associazione che si occupa nello specifico di vittime del clero. Per questo si è scelta come primo impianto italiano piazza Giulio II. Quella dedicata allo zio Sisto IV è priva di panchine e perciò esclusa.

    Ma un altro papa toccherà la storia di Savona. In questo caso non si ha di lui notizia su eventuali tendenze pedofile. Tema che tuttavia riprenderemo immediatamente dopo in quanto la chiesa cattolica come vedremo, nel savonese lascia una storia sanguinosa e decine di vittime fino ai giorni nostri.

    Parliamo di Pio VII , prigioniero di Napoleone Bonaparte dal 1809 al 1812 proprio a Savona, per l’esattezza prima in via Pia, dove però la possibilità di scarso controllo da parte dei soldati, ben presto richiese un luogo più adeguato. La sua cella divenne la Diocesi di Savona dove ancora oggi, visitando le lussuose stanze dove era prigioniero , si conservano nelle scale interne della servitù gli spioncini, attraverso i quali era sorvegliato a vista.

    Come si può ammirare ancora oggi invece nel salone dell’ingresso di Villa Cambiaso, l’anomala installazione di una fontana attribuita al Bernini , il quale notoriamente fece quasi unicamente sculture per i papi e il clero. Anomalia che si spiega e direttamente collegata alla prigionia savonese di Pio VII il quale, una volta rinchiuso in diocesi e controllato a vista, trovò la difficoltà di poter fare arrivare in Vaticano i pizzini con i quali trasmettere gli ordini e così, con la complicità della Famiglia genovese Cambiaso, fece costruire dentro la villa una cappella, dove poter celebrare la messa e nel tragitto, trasmettere a chi di fiducia gli ordini da mandare a Roma.

    Il potere ecclesiastico è più volte passato da Savona e in Liguria non solo con Sisto IV, Giulio II e Pio VII, ma da tantissimi odierni potenti del Vaticano come il card. Bagnasco; il card. Calcagno e tanti altri.

    La storia recente ci racconta anche di un presunto tesoro templare nascosto sopra a Savona, dentro delle grotte, nell’entroterra.

    E qui appare la storia di un altro sacerdote savonese, mons. Giuseppe Giovanni Bertolotti . Figlio di contadini che improvvisamente viene in possesso di enormi ricchezze . Se pur la storia in sé è molto vaga sul come ne entrò in possesso e su di chi fossero, parallelamente, in Francia accade la stessa cosa ad un altro prete…

    Ma torniamo alla pedofilia e al caso di Varazze, luglio 1907 che ci racconta Gian Pietro Lucini nel libro “Messe nere sulla riviera” .

    “Mentre sui quotidiani italiani divampa lo scandalo degli abusi sulle piccole ospiti dell’Asilo della Consolata di Milano, di cui furono accusati due sacerdoti, il Collegio dei Salesiani della cittadina ligure è investito dalle clamorose rivelazioni del diario di Alessandro Besson, uno studente quattordicenne che descrive messe nere e riti orgiastici tra monache, preti e giovani convittori.

    In due giorni il caso Besson dalle gazzette locali passa ai quotidiani nazionali e fa scoppiare in tutto il Regno d’Italia manifestazioni di piazza, disordini, violenti scontri che a La Spezia provocano l’incendio di alcune chiese, un morto e un gran numero di arresti .

    E crisi fra il governo Giolitti e la Santa Sede, la Massoneria viene accusata di aver architettato lo scandalo. Il fronte democratico dei blocchi popolari cavalca lo sdegno collettivo per affermare la necessità di una scuola pubblica e laica, mentre quello cattolico si compatta.”

    Di certo un passato non tranquillo quello savonese che al di là dell’unicità mondiale di aver avuto due papi, poco edificante (soprattutto oggi) che questi fossero entrambi pedofili.

    Una “tradizione” che da allora come vedremo, non ha mai abbandonato la provincia ed il suo seminario, che racconta tra gli anni 70 – 90 moltissime vicende, tra fughe di seminaristi abusati e suicidi. Uno si recò fino in Vaticano, voleva parlare al papa che però non lo ricevette. Fu trovato suicida la mattina seguente in un ostello nei pressi del Vaticano.

    Ed arriviamo ai giorni nostri e all’anno 2010. Un anno importante per l’Europa che come accaduto dieci anni prima, in particolare negli USA, scopriva anche qui la pedofilia nel clero e il devastante numero di vittime ad esso connesse.

    A differenza degli altri stati l’Italia si tirò puntualmente indietro da subito, attraverso il Governo e la stessa Presidenza della Repubblica definendo « Inqualificabile campagna diffamatoria contro il Papa e la Chiesa », i diritti reclamati da tutti quei cittadini rimasti vittime.

    Savona però diventerà un’altra volta l’epicentro, ma questa volta simbolo di una battaglia di civiltà, che come nel racconto del 1907 di Besson, in poco tempo darà a decine, poi a centinaia e ancora a migliaia di sopravvissuti, la forza di uscire dalla vergogna, reagire e rivendicare giustizia.

    Nascerà da subito quasi quella che oggi è la Rete L’ABUSO, purtroppo dopo quindici anni ancora l’unica realtà italiana.

    Marco Preve racconterà su Repubblica, in un’inchiesta di Elena Affinito e Giorgio Ragnoli dal titolo “IL DIAVOLO A SAVONA”, la vicenda savonese , ancora una volta condita non solo di abusi sui minori e sutterfugi per coprire i preti pedofili, ma di intrallazzi tra chiesa e potere che ancora oggi, nello scandalo Toti riemergono come scheletri nell’armadio.

    Savona, una città che non ha mai voluto fare i conti con il suo passato, lasciando chi fu vittima tutt’oggi solo. Diverse le proposte fatte negli anni dalla Rete L’ABUSO in materia di prevenzione. Tutte inascoltate e per le quali le varie amministrazioni non hanno mai voluto sentire , neppure in campagna elettorale.

    Ancora oggi grossi problemi con la giunta comunale, per due anni ostile all’iniziativa della panchina viola contro l’abuso di minori e persone vulnerabili, ottenendo poi a colpi di diffide i permessi necessari. Alla sua inaugurazione tranne il consigliere Aureliano Pastorelli, ne Sindaco, ne nessuna Istituzione savonese invitata ha voluto partecipare, neppure con un delegato.

    Savona, città candidata nel 2027 a Capitale della cultura , e certo la cosa fa persino sorridere per l’ingenuità, ma è lecito a tutti partecipare.

  • Un prete è stato arrestato e poi scarcerato dopo aver molestato una ragazza

    Un prete è stato arrestato e poi scarcerato dopo aver molestato una ragazza

    Un prete nigeriano di 34 anni che vive in Italia da 13 anni era stato posto in stato di fermo per violenza sessuale ai danni di una 27enne. Ma nel corso dell’udienza per direttissima di ieri, il tribunale di Roma non ha convalidato l’arresto perché “è mancata la flagranza di reato”.

    A fare luce sul caso è il Corriere della Sera. Il 34enne, con una serie di precedenti per resistenza a pubblico ufficiale, è stato rimesso in libertà e tra qualche giorno dovrà lasciare l’Italia, dopo che la sua domanda di asilo politico è stata respinta.

    L’uomo era stato denunciato dalla 27enne, che ha riportato di essere stata palpeggiata mentre passeggiava nel parco di Tor Tre Teste, nella zona Est di Roma. Stando a quanto raccontato alla polizia, la ragazza è stata avvicinata dal prete che, in quel momento, indossava un turbante in testa e una mascherina sul viso. Senza presentarsi, l’uomo indica il fondoschiena della ragazza e le domanda come si chiama in italiano. Lei rimane in silenzio. Lui ripete la domanda. Poi allunga la mano e le tocca il fondoschiena. Lei spaventata, scappa, mentre veniva seguita dal prete, prima che quest’ultimo si allontanasse. Fortunatamente, la ragazza incrocia una volante della polizia e racconta agli agenti quanto accaduto.

    In poco tempo, i poliziotti riescono a raggiungere il prete e lo arrestano. Poi il colpo di scena. In Aula, il 34enne si è difeso affermando di non aver avuto alcuna intenzione di violentarla. “Non volevo infastidirla. L’ho toccata con un dito, poi vedendo che non mi rispondeva mi sono allontanato –  si giustificato così l’uomo – ho pensato che non parlasse italiano e non capisse a qualche parte del corpo mi riferivo”. Anche la pm Santina Lionetti aveva proposto la scarcerazione, con obbligo di firma. E così il prete è tornato in libertà.

    https://www.today.it/cronaca/prete-arrestato-scarcerato-molestato-ragazza-roma.html

  • Il maestro di religione arrestato per le «coccole» nell’asilo di Milano, il precedente due anni prima: così ha potuto lavorare ancora

    Il maestro di religione arrestato per le «coccole» nell’asilo di Milano, il precedente due anni prima: così ha potuto lavorare ancora

    Aveva avuto diversi incarichi e molto brevi l’insegnante di religione arrestato a Milano con l’accusa di aver abusato di almeno quattro bambini di cinque anni in un asilo della periferia Nord. Ed è proprio dal suo passato professionale che emergerebbero casi precedenti che potrebbero ulteriormente aggravare la sua posizione. G.P., 34 anni, originario di Bari, ottiene nella diocesi di Bari-Bitonto nel 2018 l’idoneità all’insegnamento della religione, dopo essersi laureato in Scienze religiose.

    Il suo nome resta nelle graduatorie fino all’anno successivo, dopo di che decide di trasferirsi al Nord. L’uomo supera con successo la procedura per inserirsi nella graduatoria dei docenti di religione nella Diocesi di Trento, quattro mesi dopo riesce anche in quella di Milano. Tra maggio e giugno 2019 ottiene il primo incarico a Cantù, in un istituto comprensivo statale. E poi a settembre 2021 passa a Milano, dove lavora in alcune scuole materne.

    Da una viene spostato dopo appena due mesi. In quella breve esperienza di appena 60 giorni in una asilo a Milano nel 2021 emergono i primi sospesosi sul presunto pedofilo. Alcune segnalazioni avevano parlato di atteggiamenti troppo confidenziali con alcuni bambini. Durante la pandemia Covid, il maestro si sarebbe tolto più volte la mascherina per dare loro baci e carezze.

    Quelle segnalazioni però non avevano portato a nessuna denuncia da parte di insegnanti e genitori. Per il maestro i baci ai bambini erano costati appena un procedimento disciplinare, finito con una sanzione finale pari a quattro ore di retribuzione. Ed è stato così che il 34enne ha potuto continuare a insegnare almeno fino a metà marzo, quando in un altro asilo milanese una maestra scopre che l’uomo ha dei comportamenti sospetti con i bambini.

    Ne parla con una bimba che confida alla maestra come il 34enne facesse loro le «coccole». A quel punto scatta l’allarme che arriva in procura. Gli agenti della polizia locale piazzano in classe microcamere e microfoni in attesa di un passo falso del 34enne. In pochi minuti arriva la conferma con una sequenza di azioni che non lascia dubbi aglio inquirenti.

    https://www.open.online/2023/04/02/milano-maestro-religione-abusi-sessualia-asilo-precedente/

  • Genova, violenza sessuale su tredicenne al campo scout: il volontario (condannato) è sparito

    Genova, violenza sessuale su tredicenne al campo scout: il volontario (condannato) è sparito

    Genova – L’incubo durante il campo estivo in Val Pellice, in Piemonte. Marta (il nome è di fantasia per tutelare la privacy della minorenne), studentessa genovese di tredici anni, partecipa al raduno con i compagni della parrocchia di Genova.

    È durante questa vacanza che subisce abusi sessuali ad opera di un volontario della struttura. Un richiedente asilo di 34 anni originario del Gambia che da quel giorno si è reso irreperibile ma su cui pende una condanna per violenza sessuale aggravata su minore a tre anni e sei mesi di reclusione.

    Nelle scorse settimane il tribunale di Torino lo ha condannato in primo grado in contumacia. L’uomo era arrivato in Italia ed era finito affidato ad una associazione di volontariato che collaborava con la parrocchia aveva organizzato il raduno scout. E di cui Marta faceva parte.

    Le indagini che hanno portato all’identificazione del volontario sono state condotte dalla squadra mobile di Genova a cui si sono rivolti i genitori della giovane.

    I fatti risalgono all’estate di tre anni fa. Marta, appassionata scout, era partita per la Val Pellice e precisamente con i compagni per un campo estivo nella zona. E qui che erano scattati gli abusi sessuali. Due almeno quelli che hanno contestato e riconosciuto i pm torinesi che hanno seguito il caso. La giovane aveva raccontato delle violenze subite ai genitori al ritorno a casa. E così erano scattate le indagini della sezione reati contro la persona della squadra mobile.

    I poliziotti, diretti dal primo dirigente Stefano Signoretti, avevano ricostruito quanto accaduto ma soprattutto avevano identificato il volontario accusato delle violenze sessuali sulla ragazzina. Lo stesso nel campo estivo aveva il compito di occuparsi delle pulizie della struttura, di cucinare e curare l’area verde esterna.

    In prima battuta il giovane, sentito dalla polizia, aveva negato ogni addebito spiegando di essere «assolutamente estraneo alla vicenda». «Non ho fatto nulla a quella ragazzina – aveva giurato sentito in questura a Genova – Si è trattato di un fraintendimento». Nei suoi confronti non era stata spiccata dalla Procura alcuna misura cautelare in attesa dei successivi atti d’inchiesta.

    E però da quel giorno il volontario di origine gambiana ha fatto perdere le proprie tracce. Non ha partecipato alle udienze e si è reso irreperibile. E non è escluso che non appena la sua sentenza passerà in giudicato venga spiccato nei suoi confronti un ordine di arresto internazionale.

    Il richiedente asilo è stato assistito nel procedimento penale dall’avvocato di Torino, Riccardo Magarelli che ora sta valutando se presentare appello contro la sentenza di primo grado dei giudici. Magarelli era stato contattato dall’associazione di volontariato genovese.

    Determinante per arrivare alla condanna, l’incidente probatorio che ha visto la studentessa raccontare davanti ai giudici quanto avvenuto all’interno del campo estivo. Racconti, con l’ausilio di uno psicologo, che hanno permesso di ricostruire gli abusi sessuali.

    La famiglia della studentessa vittima delle violenze si è costituita parte civile nel procedimento. Ed è stata assistita nel corso del procedimento penale dall’avvocato Silvia Lorenzino.