Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • CESENATICO – Pedofilia, chiesto rito abbreviato per don Giacomoni

    CESENATICO – Pedofilia, chiesto rito abbreviato per don Giacomoni

    Cesena, data 22.06.2007, orario 10:39.

    CESENATICO – Giancarlo Savoia, avvocato difensore di don Giuseppe Giacomoni, il sacerdote di Cesenatico arrestato lo scorso 10 ottobre con l’accusa di pedofilia e sfruttamento della prostituzione ed ora ai domiciliari, ha chiesto giovedì mattina davanti al Gip Rita Chierici il rito abbreviato. Vincenzo Gallo, che assiste il rumeno Dan Joan Cilean, accusato in concorso, ha chiesto il proscioglimento da ogni ipotesi d’accusa. Assente il terzo imputato, Giuseppe Farnedi.

    Don Giuseppe Giacomoni, che ha gestito la comunità ”Arcobaleno” di Villamarina” è ritenuto come responsabile della creazione del giro di prostituzione minorile. Difeso dall’avvocato Giancarlo Savoia ha sempre respinto le accuse. Secondo la magistratura chi obbediva alle richieste a sfondo sessuale avrebbe ricevuto maggiori attenzioni all’interno della comunità.

    Il 26enne Dan Joan Cilean aveva conosciuto alcuni anni fa don Giacomoni nella struttura ”Arcobaleno” dove ci finì per reati contro il patrimonio. Difeso dall’avvocato Vincenzo Gallo, è ritenuto il braccio destro del sacerdote, con il capo d’imputazione di favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione. La difesa ha chiesto il proscioglimento da ogni capo d’accusa.

    Il ”commendator” Giuseppe Farnedi, noto albergatore e ristoratore, difeso dall’avvocato Roberto Roccari, è accusato di aver giovato di un rapporto sessuale a pagamento con un minore potrebbe chiedere il patteggiamento. La decisione verrà presa il prossimo 2 ottobre.

    Chiesto il rito abbreviato anche per la 55enne Denise Sansoni, coordinatrice del consultorio familiare di Cesenatico, colpevole di non aver fornito delle informazioni riservate a don Giacomoni.



    Abusi su minori, parroco di 81 anni arrestato a Forlì
    Un solo attimo di nervosismo nel tentativo di coprirsi il volto. Don Giuseppe Giacomoni, 81 anni, romagnolo, esce dalla Questura di Forlì con l’accusa di sfruttamento della prostituzione e abusi sessuali ai danni di minori. Il prete degli “immigrati”, come lo chiama la gente, accusato di ricatti e violenze, assieme a Giuseppe Farnedi, 62 anni, noto ristoratore di Cesenatico, commendatore della repubblica, e a un giovane rumeno. Il sacerdote, presidente dell’associazione Arcobaleno, accreditata presso il tribunale dei minori di Bologna, invece di avviarli al recupero, avrebbe indotto i ragazzi alla prostituzione. Per chi si ribellava, un sordido ricatto. A Villa Novella, la sede dell’associazione Arcobaleno, il sacerdote avrebbe fatto prostituire alcuni giovani, organizzando gli incontri personalmente, abusando di loro. A commettere violenze anche il ristoratore. Incontri che si svolgevano negli appartamenti della comunità. I volontari dell’associazione cadono dalle nuvole. “Non so, non capisco”, ha detto il sacerdote davanti al magistrato. Poi Don Giuseppe si è chiuso in un ostinato silenzio.



    http://www.onemoreblog.org/archives/013014.html

    don Giuseppe Giacomoni
    sezione la faccia come il culo
    «Secondo indiscrezioni raccolte dai poliziotti un ragazzino di 16 anni è stato sottoposto a ripetute violenze sessuali dal prete e ceduto al «commendatore» dall’ottobre del 2005 all’agosto 2006, quando poi il ragazzo è stato finalmente allontanato dalla falsa struttura umanitaria. Sembra inoltre che il prete si recasse spesso dai carabinieri e dalla polizia per denunciare il comportamento sospetto di alcuni degli ospiti da lui accolti, fatto che, alla luce dei risultati dell’indagine, sembrerebbe confermare che la prostituzione fosse sorretta dalle minacce di allontanamento delle vittime».

    da l’Unità del 12 ottobre 2006
    Il monsignore gestiva giro di prostituzione
    di Manuela Modica

    «O vi prostituite o vi sbatto fuori e addio regolarizzazione», questa, grosso modo, la minaccia con cui venivano vessati gli ospiti dell’Associazione Arcobaleno di Villa Marina di Cesenatico. Minori, stranieri, persone indigenti accolti apparentemente per scopi umanitari ma poi sfruttati per ben altre finalità: 100 o 200 euro a prestazione «consumata» in uno degli appartamenti dell’Associazione, al sesto piano di un edificio di Gatteo Mare, o all’interno della struttura comunitaria.
    Dietro l’abito di un sacerdote si celavano così articolate dinamiche di abusi sessuali. La vicenda, emersa a seguito dell’indagine della Squadra Mobile della Questura di Forlì, ha infatti portato all’arresto di tre persone, tra cui il fondatore dell’Associazione umanitaria, don Giuseppe Giacomoni, 81 anni, parroco supplente a Ruffio. Sotto arresto anche Giuseppe Farnedi, meglio noto come «Commendator Roberto», 62 anni, proprietario di uno dei piu’ noti ristoranti della riviera di Cesenatico, e Dan Joan Cilean, romeno di 25 anni, al quale pare fosse affidato il compito di reperire gli ospiti costretti sotto minaccia alla prostituzione.
    Secondo quanto accertato dalla Questura di Forlì l’Associazione di cui don Giacomoni era oltre che il fondatore anche il presidente e il gestore era il fulcro del giro di prostituzione. Il prete, proprietario di alcuni appartamenti nella zona li aveva trasformati in case-alloggio per ospitare sotto l’egida dell’Associazione umanitaria persone in difficoltà, di nazionalità italiana o estera, donne bisognose di assistenza o detenuti agli arresti domiciliari. Una struttura accreditata al Tribunale per i minorenni di Bologna, creata per dare aiuto alle persone in stato di emarginazione sociale. Il parroco abusava sessualmente dei minori ospitati minacciati di non regolarizzare la loro permanenza in Italia e li spingeva a prostituirsi organizzando incontri con clienti che lui stesso reperiva. Secondo indiscrezioni raccolte dai poliziotti un ragazzino di 16 anni è stato sottoposto a ripetute violenze sessuali dal prete e ceduto al «commendatore» dall’ottobre del 2005 all’agosto 2006, quando poi il ragazzo è stato finalmente allontanato dalla falsa struttura umanitaria. Sembra inoltre che il prete si recasse spesso dai carabinieri e dalla polizia per denunciare il comportamento sospetto di alcuni degli ospiti da lui accolti, fatto che, alla luce dei risultati dell’indagine, sembrerebbe confermare che la prostituzione fosse sorretta dalle minacce di allontanamento delle vittime. Il Pm Alessandra Serra e il Gip Michele Leoni hanno firmato i provvedimenti di custodia cautelare in carcere. Don Giacomoni è accusato di violenza sessuale, induzione e sfruttamento della prostituzione, anche minorile. Farnedi deve rispondere di violenza sessuale ai danni del ragazzo sedicenne, Cilean invece di concorso con il sacerdote nell’attività di sfruttamento dei suoi compagni di comunità.

    (12 Ottobre 2006)



    L’INCHIESTA SUGLI ORCHI
    Il sacerdote resta in carcere
    Il day after è il giorno del confronto con il magistrato: don Giuseppe Giacomoni, il sacerdote arrestato per abusi sessuali su un ragazzino di 15 anni e di aver trasformato la casa d’accoglienza che gestiva in una sorta di casa d’appuntamento

    Cesenatico, 13 ottobre 2006 – Il day after è il giorno del confronto con il magistrato: don Giuseppe Giacomoni, il sacerdote arrestato per abusi sessuali su un ragazzino di 15 anni e di aver trasformato la casa d’accoglienza che gestiva in una sorta di casa d’appuntamento per incontri per lo più omosessuali, è comparso ieri mattina davanti al gip di Forlì per l’udienza di convalida.

    Don Giacomoni, secondo alquni coscenti, è apparso un uomo disperato e prostrato. Qualche ora dopo era di nuovo in carcere. Non si resterà verosimilmente molto perché, vista l’età — 81 anni suonati — godrà quanto prima dei domiciliari. In ogni caso, dopo gli interrogatori di garanzia, il gip Michele Leoni — un magistrato scrittore, che salì alla ribalta rinviando Marco Pantani per frode sportiva — ha rispedito dietro le sbarre anche gli altri due implicati in questa storiaccia che ha sconvolto Cesenatico: il ristoratore Giuseppe Farnedi, al quale il sacerdote avrebbe passato l’adolescente costretto a prostituirsi (è bulgaro, da quanto si è appreso), e il muratore rumeno dan Joan Cilean, che avrebbe fatto da spalla al prete nel ricattare i malcapitati ospiti della sedicente associazione umanitaria ‘Arcobaleno’.

    Oscar Ghetti, il capo della Mobile di Forlì, intanto non molla la presa. Improbabile però che il giro si allarghi (“Altri indagati? Non mi risulta” taglia corto). I due appartamenti della casa d’accoglienza di Villamarina di Cesenatico sono stati sgomberati e passati al setaccio. Gli ospiti erano una dozzina, in gran parte stranieri. Potenzialmente sono tutti testi d’accusa. Un paio di loro tuttavia sono già stati proposti per l’espulsione. Un altro, un tunisino, il ventenne Zied Zairi, si è visto revocare gli arresti domiciliari ed è finito anche lui in carcere a Forlì.

    L’associazione ‘Arcolabaleno’ era stata fondata da don Giacomoni nel 2003 e nella casetta a due piani di Villamarina, concessa in buonafede al sacerdote da dei privati, si sono alternati in questi anni decine e decine di estracomunitari in prevalenza dei paesi dell’Est. Un continuo andirivieni. Una famigliola di albanesi (moglie, marito e un bimbo in tenera età) ultimamente conviveva addirittura nell’alloggio del prete, al sesto piano di una palazzina di Gatteo Mare.

    La Squadra Mobile adesso punta a rintracciare il maggior numero possibile degli sbandati via via accolti da don Giacomoni, specie quelli che il sacerdote ha cacciato. Perché? Forse perché non ne assecondavano i piani? A Cesenatico intanto si passa dallo sbigottimento all’incredulità. Dei ‘suoi albanesi’ don Giacomoni ne parla sempre commosso nelle sue omelie.



    http://www.newsrimini.it/?sid=43027

    Cesenatico: Blitz antipedofilia: le accuse degli inquirenti e la nota della Diocesi

    Sgomento e sconcerto nel cesenate per un presunto giro di prostituzione e pedofilia legato ad un’associazione di volontariato.
    Mercoledì mattina all’alba polizia e carabinieri hanno arrestato tre persone. Tra queste un sacerdote di 81 anni, presidente dell’associazione Arcobaleno di Cesenatico, considerato dagli inquirenti il regista delle azioni criminose.

    La Diocesi di Cesena-Sarsina ha diffuso un comunicato sulla vicenda:

    Informati dell’arresto di don Giuseppe Giacomoni, nell’ambito di un’operazione di Polizia condotta dalla Questura di Forlì, la Diocesi di Cesena-Sarsina esprime tutto il dolore e l’amarezza per le pesanti accuse che vedono coinvolto, con altre persone, il sacerdote diocesano, attualmente non impegnato come parroco.
    La Diocesi riafferma piena fiducia nella giustizia e resta in attesa di ulteriori sviluppi della vicenda. Trae motivo da questo doloroso fatto per riaffermare la propria fedeltà alle radicali esigenze del Vangelo, che chiama a servire i piccoli e gli emarginati con assoluto disinteresse e limpidezza di intenzioni.
    Comunque si siano svolti i fatti, e ovunque approdi il lavoro degli inquirenti, la Chiesa di Cesena-Sarsina esprime profonda sofferenza per il coinvolgimento di un suo sacerdote e umana vicinanza alle persone offese.

    All’apparenza “L’arcobaleno” di Villamarina di Cesenatico era un’associazione di volontariato benemerita, sempre in prima linea nell’aiutare extracomunitari in difficoltà. Tanto stimata e apprezzata, da essere accreditata presso il tribunale. Così, molti extracomunitari scarcerati e affidati ai servizi sociali, venivano assegnati proprio all’Arcobaleno. Qui però, secondo polizia e carabinieri, finivano spesso in un giro di prostituzione nel quale erano coinvolti anche minori. E a gestire il tutto, secondo gli inquirenti, sarebbe stato don Giuseppe Giacomoni, l’81enne presidente dell’associazione. Il sacerdote è stato arrestato questa mattina all’alba nella sua casa di via Firenze a Gatteo. Con lui sono finiti in manette il 25enne romeno Dan Joan Cilean, considerato il braccio destro del sacerdote, e il 62enne Giuseppe Farnedi, titolare del noto ristorante “La scogliera” di Zadina di Cesenatico. Quest’ultimo, soprannominato “Commendator Roberto”, è accusato di aver abusato e in modo continuato di un ragazzino minore di 16 anni. Le prestazioni, del costo di 100-200 euro l’una, sarebbero state pagate direttamente a don Giacomoni, che era anche il tutore legale del minore. Il sacerdote è accusato di abuso sessuale di minore, con l’aggravante di esserne l’affidatario, di induzione di minori alla prostituzione e di aver agevolato il traffico mettendo a disposizione sia la sede dell’associazione che la propria abitazione. Nel giro di prostituzione legato all’Arcobaleno, sarebbero coinvolti altri quattro uomini ed una donna, di età compresa tra i 20 e i 40 anni.
    Secondo la ricostruzione della polizia, gli extracomunitari che non accettavano di prostituirsi venivano denunciati da don Giacomoni come clandestini. Le indagini della squadra mobile di Forlì, dirette dal sostituto procuratore Alessandra Serra, sono durate dall’ottobre dello scorso anno fino al mese di agosto. Ora i tre arrestati si trovano nel carcere di Forlì in attesa di essere interrogati dal giudice per le indagini preliminari.

  • «Don Marco è colpevole» L’accusa chiede 16 anni

    «Don Marco è colpevole» L’accusa chiede 16 anni

    «Don Marco è colpevole» L’accusa chiede 16 anni dall’inviato Mauro Lissia

    Un gruppo di giovani dal Nicaragua per stare vicini al sacerdote sardo Stamattina la sentenza PARMA. Prove schiaccianti, don Marco Dessì è colpevole di una serie impressionante di violenze sessuali su minori e dev’essere condannato a sedici anni di carcere. Nell’austero tribunale di Parma le parole del pubblico ministero Lucia Russo hanno attraversato le spesse pareti di pietra della piccola aula delle udienze preliminari.

    L’aula è chiusa ai lavori ma le parole del pm arrivano fino alle orecchie dei cronisti e del capannello di fedeli che pregava per il missionario di Villamassargia.

    Sedici anni malgrado lo sconto di pena legato al giudizio abbreviato, quindi il magistrato dell’accusa è partito dal massimo edittale: ventiquattr’anni. Soprattutto non ha concesso all’imputato alcuna delle attenuanti previste dal codice penale, neppure quella generica riferita all’incensuratezza. Al contrario, nel calcolo del pubblico ministero, c’è la somma spietata di tutte le aggravanti. Finita l’udienza, don Dessì è stato riportato in carcere. All’uscita del palazzo di giustizia ha trovato alcuni familiari e una decina di ragazzi, alcuni arrivati apposta dal Nicaragua a spese dell’ambasciata sudameticana. Solo il tempo di gridargli “sta tranquillo” e di sventolare un piccolo striscione con la scritta “semos con tigo”.

    La requisitoria è durata un’ora e mezzo esatta. Subito dopo ha parlato il difensore Pierluigi Concas, che ha chiesto l’assoluzione per l’insussistenza delle prove e in subordine il minimo della pena con le attenuanti generiche. Per la sentenza bisognerà attendere questa mattina: il giudice andrà in camera di consiglio dopo le arringhe delle parti civili, l’udienza si apre alle nove e mezzo. Ma una cosa è certa fin d’ora: le conclusioni dell’accusa non promettono nulla di buono per il sacerdote accusato di una serie imprecisata di violenze sessuali compiute nell’arco di quasi trent’anni sui piccoli ospiti della comunità di Betania a Chinandega, in Nicaragua. Nel procedimento di Parma sono entrati solo i casi dal 1999 ad oggi, gli altri risultano prescritti. Ma agli atti del processo – a giudizio del pubblico ministero – c’è quanto basta a infliggere una di quelle pene che di norma si definiscono esemplari. Che arriverebbe – se il verdetto sarà in linea con le richieste dell’accusa – in una fase storica piuttosto critica per la Chiesa, attaccata da dossier su fenomeni di pedofilia in cui i protagonisti invariabili sarebbero sacerdoti. Per il pm Russo il quadro delle prove, le testimonianze raccolte fra i giovani ospiti della comunità nicaraguense non lasciano alcuno spazio ai dubbi sulla colpevolezza di don Dessì. Al contrario: «Si tratta – ha detto con enfasi il magistrato – di prove schiaccianti». Perchè i racconti coincidono, i dettagli delle violenze sono straordinariamente compatibili, ricorrono persino le frasi che il sacerdote di Vllamassargia amava pronunciare nei momenti in cui – per l’accusa – manifestava la parte peggiore di se stesso. Ecco quindi il missionario piu osannato del sudamerica che si presenta indossando un accappatoio rosso, sempre quello. Come se dovesse officiare un rito: i testimoni, ragazzi orfani, indigenti, abbandonati dalle famiglie in una situazione sociale subumana, dicono che don Marco li toccava, faceva cose che possono esere descritte solo in atti giudiziari. Loro provavano a ribellarsi, lui li redarguiva severamente: «Sono io che vi ho creato, voi non siete nulla e dovete fare quello che dico io, sono io che comando». E loro facevano, subivano, poi si confidavano tra di loro in un passaparola drammatico che verrà fuori completamente all’incidente probatorio chiesto dal pubblico ministero: «In una situazione di apertura massima al contradditorio fra le parti – ha detto l’accusa – i ragazzi hanno riferito situazioni al limite del drammatico, quello che hanno subito in quegli incontri e dopo, quando alcuni di loro hanno perso il posto di lavoro. Del clima intimidatorio in cui hanno dovuto vivere sulla scia di quei fatti terribili. E sono racconti che trovano puntuali riscontri quando si va a incrociare le testimonianze». Nella ricostruzione dell’accusa compaiono videocassette dal contenuto compromettente, i 1442 file contenuti nel computer del sacerdote, immagini pedopornografiche scaricate da chissà dove: «Sono tutte immagini di maschi – ha insistito il pubblico ministero – non è stata trovata la foto di una bambina…».

    Immagini pesanti, inquivocabili, compromettenti. Come se questo sant’uomo ricercato, sostenuto e ammirato dalle associazioni umanitarie di mezzo mondo fosse in realtà tutt’altro.

    D’accordo, le immagini. Ma sono credibili i sei giovani, oggi adulti, che lo accusano? Oppure ha fondamento la tesi del complotto, nato attorno al tentativo di impadronirsi di una struttura di assistenza diventata col tempo una splendida macchina da soldi? Per il pm sono credibili, lo conferma inoppugnabilmente la sequenza di perizie compiute su di loro, lo confermano gli elementi raccolti nelle fasi che hanno seguito la denuncia delle onlus che poi si costituiranno parte civile nel procedimento. Nelle carte dell’inchiesta c’è abbastanza per agganciare alla realtà la figura di questo prete un giorno Hyde e un giorno Jekyll. Capace di fare del bene e pronto a imporre il male. Come se in quella stessa tonaca convivessero personalità opposte, tenute insieme dall’esigenza di produrre denaro. Perchè quando le cose sembrano precipitare e don Marco Dessì è convinto di avere addosso gli occhi autorevoli del Vaticano ma non ancora quelli della magistratura, il filo delle telefonate intercettate per conto della procura di Parma riconduce invariabilmente a un obbiettivo: salvare il malloppo.

    Don Marco parla col suo alter ego di Chinandega Ludwig Vanegas e gli raccomanda di fare qualcosa, di trovare prestanome cui intestare il patrimonio della comunità e di muoversi ad ogni livello per corrompere persone che contano, che possano aiutarlo a levarsi dai guai in cui le circostanze lo stanno facendo precipitare lentamente: «Ci sono agli atti intercettazioni dal contenuto chiarissimo in cui emerge come don Marco Dessì abbia dato disposizioni di pagare fino a trentamila dollari per convincere testimoni di comodo a dargli una mano e perchè chi lo accusava ritrattasse». Non solo: «Il suo collaboratore a Chinandega aveva scritto lettere che altri ragazzi ospiti della comunità avrebbero dovuto firmare per scagionarlo». Qui, in queste conversazioni, emerge il don Dessì che nessuno conosceva. Avido di tutto, compresi i soldi. Nelle telefonate non si parla di abusi sessuali ma il tono dei ragionamenti – ha fatto capire il pubblico ministero – basta e avanza a definire il quadro psicologico del personaggio. Non un semplice missionario ma un imprenditore di dell’assistenza ossessionato da voglie proibite. Non un santo in terra ma un uomo con ogni debolezza terrena. Basta per condannarlo? Per l’accusa basta. E la pena sembra legata all’esigenza di dare un segno chiaro all’esterno: «Il processo penale che riguarda gli abusi sui minori – ha spiegato il pm Russo – serve anche a tutelare i bambini». Una pena di questa portata, se arriverà, è certamente destinata a far discutere.

    In apertura di udienza il giudice Spanò ha sentito la testimonianza di Luana Bellotti, una volontaria di Rock no war citata dalla difesa: avrebbe dovuto confermare che il computer di don Dessì, dove si trovavano le immagini pedopornografiche, era in realtà a disposizione di chiunque, nella comunità di Betania. La conferma non è arrivata: la teste ha riferito al giudice di aver visto all’opera, su quella tastiea, soltanto il sacerdote. Il gup ha ammesso la costituzione di parte civile per l’associazione Rock no war e il comune di Correggio, che insieme alla cagliaritana Solidando hanno a suo sempo presentato le prime denunce a Parma.(23 maggio 2007)

    http://espresso.repubblica.it/dettaglio-lo…-anni/1619830/6

  • Perchè chiediamo la riduzione allo stato laicale di don Bruno Puleo

    Perchè chiediamo la riduzione allo stato laicale di don Bruno Puleo

    Da IMGPress – Il foglio elettronico
    (29/12/2006) – Il prete della Arcidiocesi di Agrigento che ha abusato di sette minori, fra cui Marco Marchese, lo abbiamo finalmente scovato.

    Si chiama don Bruno Puleo denunciato in Tribunale dove ha patteggiato la pena con 2 anni e 6 mesi e in sede civile dove deve rispondere della richiesta di un risarcimento di 65 mila euro per i danni procurati al giovane Marchese. Marchese ora ha 22 anni e studia Psicologia e deve dimenticare quel passato orribile vissuto nel Seminario minore vescovile di Favara dove, all’eta’ di 12 anni, in seconda media, venne abusato per la prima volta da don Puleo che era il suo educatore. Poi le violenze sessuali sono continuate fino a 16 anni.

    Abbiamo chiesto dove si trovasse questo prete e pensavamo che avesse abbandonato l’abito talare come prevede il Diritto Canonico e come la sua ammissione di colpevolezza davanti ai giudici avvenuta con il patteggiamento richiede. Anzi, nell’inchiesta i giudici hanno appurato che don Puleo, a suo tempo, aveva abusato di altri sei minori oltre all’ex seminarista Marchese.

    Ma questo ulteriore fatto non ha smosso neanche un po’ l’ anziano Arcivescovo di Agrigento mons. Carmelo Ferraro il quale ha allontanato don Puleo dalla Parrocchia della Trafigurazione di N.S.G.C. presso il Villaggio Giordano a Palma di Montechiaro per trasferirlo in un altro comune dell’agrigentino. Palma di Montechiaro (25 mila abitanti) fu fondata nel 1637 dal Principe Carlo Tomasi di Lampedusa, raggiunse il suo massimo splendore con il fratello duca Giulio, detto il ’Duca Santo’. Fino al 1812 – anno in cui vennero aboliti i diritti feudali in Sicilia – fu feudo dei Tomasi di Lampedusa che vi lasciarono tracce incancellabili in ogni campo della vita religiosa e culturale. A questa famiglia appartennero S. Giuseppe M. Tomasi, cardinale teatino, insigne per pietà e dottrina, e Suor M. Crocifissa della Consolazione, monaca del locale monastero morta nel 1699 in fama di santità. Nello scorso anno 1999 ne è stato celebrato il terzo centenario della morte con numerose manifestazioni religiose e culturali. Nel 1863 al nome Palma fu aggiunto l’appellativo ’di Montechiaro’ dal nome del vicino castello chiaramontano. Adesso, dopo lo scandalo, don Puleo e’ stato inviato nel Comune di Caltabellotta nella frazione di Sant’Anna (un paesino di 654 anime) nella Chiesa di San Pellegrino. C’e’ stata una retrocessione in un paesino di 654 anime: questa e’ la sanzione dell”Arcivescovo e poi stendere un velo pietoso sulle porcherie di don Puleo di cui ci sono le prove acclarate. Per mons. Ferraro e’ sufficiente trasferire il sacerdote da una parrocchia di prestigio ad una piccolissima in campagna. Poi passata la bufera e il periodo di penitenza, don Puleo ritornera’ in auge dopo il soggiorno a Caltabellotta comunità cristiana molto fiorente, come dimostrano i numerosi conventi, confraternite, chiese e opere d’arte, ma comune molto piccolo. Tra i personaggi illustri che vi operarono si possono ricordare il Beato Bernardo da Corleone, cappuccino, e il venerabile Padre Sebastiano Siracusa, carmelitano. La nostra posizione su don Puleo e’ identica a quella della Curia romana che nel 2002 fece questo documento che riportiamo integralmente: “Nei giorni 23-24 aprile 2002 si è svolto un incontro straordinario in Vaticano fra i Cardinali degli Stati Uniti, i responsabili della Conferenza Episcopale cattolica degli Stati Uniti e i capi di diversi uffici della Santa Sede sul tema dell’abuso sessuale di minori. I partecipanti desiderano anzitutto esprimere la loro unanime gratitudine al Santo Padre per le sue chiare indicazioni circa l’orientamento e l’impegno per il futuro. In comunione con il Papa, essi riaffermano alcuni principi basilari:
    1. L’abuso sessuale di minori è giustamente considerato un crimine dalla società ed è un terribile peccato agli occhi di Dio, specialmente quando è perpetrato da sacerdoti e da religiosi, la cui vocazione è di aiutare le persone a condurre una vita santa di fronte a Dio e agli uomini.
    2. È necessario manifestare alle vittime e alle loro famiglie un profondo senso di solidarietà, e provvedere ad una giusta assistenza affinché ritrovino la fede e ricevano cure pastorali.
    3. Anche se i casi di vera pedofilia da parte di sacerdoti e religiosi sono pochi, tutti i partecipanti hanno riconosciuto la gravità del problema. All’incontro, sono stati discussi i termini quantitativi del problema, dato che le statistiche al riguardo non sono molto chiare. Si è attirata l’attenzione sul fatto che quasi tutti i casi hanno visto coinvolti adolescenti, e pertanto non erano casi di vera pedofilia.
    4. Unitamente al fatto che non può essere scientificamente affermato un legame fra celibato e pedofilia, la riunione ha ribadito la validità del celibato sacerdotale come un dono di Dio alla Chiesa.
    5. Date le questioni dottrinali che sottostanno al deplorevole comportamento in questione, sono state proposte alcune linee di risposta:
    a. i Pastori della Chiesa devono chiaramente promuovere il corretto insegnamento morale della Chiesa e rimproverare pubblicamente le persone che diffondono dissenso e gruppi che propongono approcci ambigui nella cura pastorale;
    b. deve essere fatta senza indugio una nuova e seria Visita Apostolica di seminari e altri istituti di formazione, con particolare attenzione alla necessità della fedeltà all’insegnamento della Chiesa, specialmente nel campo morale, e di un più profondo studio dei criteri di idoneità dei candidati al sacerdozio;
    c. sarebbe appropriato che i Vescovi della Conferenza Episcopale cattolica degli Stati Uniti chiedessero ai fedeli di unirsi a loro nell’osservanza di una giornata nazionale di preghiera e di penitenza, in riparazione delle offese perpetrate e come supplica a Dio per la conversione dei peccatori e la riconciliazione delle vittime.
    6. Tutti i partecipanti hanno considerato questo tempo come una chiamata ad una maggiore fedeltà al mistero della Chiesa. Pertanto, essi vedono il tempo presente come un momento di grazia. Pur riconoscendo che criteri pratici di condotta sono indispensabili e urgentemente necessari, non possiamo sottovalutare, con le parole del Santo Padre, “la forza della conversione cristiana, quella decisione radicale di allontanarsi dal peccato e ritornare a Dio, che raggiunge i recessi dell’animo umano e può operare un cambiamento straordinario”. Allo stesso tempo, come affermato da Sua Santità, “la gente deve sapere che nel sacerdozio e nella vita religiosa non c’è posto per chi potrebbe far del male ai giovani. Deve sapere che i Vescovi e i sacerdoti sono totalmente impegnati a favore della pienezza della verità cattolica nelle questioni riguardanti la moralità sessuale, verità fondamentale sia per il rinnovamento del sacerdozio e dell’episcopato sia per il rinnovamento del matrimonio e della vita familiare”. E ancora, con le parole del Santo Padre, “non dobbiamo dimenticare l’immenso bene spirituale, umano e sociale, che la maggioranza dei sacerdoti e religiosi negli Stati Uniti hanno compiuto e stanno tuttora compiendo. La Chiesa cattolica nel vostro Paese ha sempre promosso i valori umani e cristiani con grande vigore e generosità, in un modo che ha aiutato a consolidare tutto ciò che è nobile nel popolo americano. Una grande opera d’arte può essere intaccata, ma la sua bellezza rimane; questa è una verità che ogni critico intellettualmente onesto deve riconoscere. Alle comunità cattoliche negli Stati Uniti, ai loro Pastori e membri, ai religiosi e alle religiose, ai docenti delle università e delle scuole cattoliche, ai missionari americani in tutto il mondo, vanno il ringraziamento, di tutto cuore, dell’intera Chiesa cattolica e quello personale del Vescovo di Roma”. Ecco, Monsignor Carmelo Ferraro, Arcivescovo di Agrigento, in questo documento si dice chiaramente che non c’e’ posto nella Chiesa per chi fa male ai giovani. Che bisogna chiedere scusa alle vittime della pedofilia e ai loro familiari. Che la pedofilia e’ un grave crimine. Che non vi puo’ essere alcun legame fra celibato e pedofilia. Per tutte queste ragioni, Mons.Ferraro, le chiediamo ancora una volta che si inginocchi nella Cattedrale di San Gerlando in Agrigendo, chieda perdono a questi sette giovani vittime di atti di pedofilia da parte di don Puleo. Infine, che don Bruno Puleo, sia sospeso a divinis e ridotto allo stato laicale in quanto indegno ad agire in nome e per conto di Cristo Capo.

    Alberto Giannino
    Presidente Adc – Associazione docenti cattolici
    Fonte:http://www.imgpress.it/

    IMGPress tutti i diritti riservati. Reg. Trib. ME n.1392 del 18/06/92
    Venerdì, 29 dicembre 2006

  • Pedofilia invece di solidarietà: in carcere sacerdote sardo

    Pedofilia invece di solidarietà: in carcere sacerdote sardo

    Pedofilia invece di solidarietà: in carcere sacerdote sardo

    E’ stato un esposto alla magistratura fatto nel settembre scorso dall’associazione Onlus modenese ‘Rock no war’, dall’associazione ‘Solidando’ di Cagliari, dal Comune di Correggio (Reggio Emilia) e dall’ex sindaco della cittadina reggiana, Claudio Ferrari, a far partire le indagini che hanno portato ieri all’arresto con l’accusa di pedofilia del sacerdote sardo Don Marco 59 anni, da piu’ di trenta impegnato in Nicaragua nell’assistenza di bambini privi di mezzi di sostentamento o abbandonati. Lo hanno reso noto gli stessi responsabili di ‘Rock no war’, con un comunicato in cui spiegano le tappe della vicenda che ha portato al provvedimento restrittivo nei confronti del sacerdote.

    ‘Alla fine dell’estate – spiega il comunicato – Rock No War, Solidando, il Comune di Correggio e gli altri firmatari dell’ esposto sono venuti a conoscenza, sia attraverso testimonianze filmate che poi, in seguito, attraverso l’ intervista diretta ad alcune delle persone che negli anni erano stati, loro malgrado, coinvolti nelle attivita’ del sacerdote, di presunti episodi di violenza continuati e reiterati avvenuti ai danni dei piccoli bambini del coro di Chinandega (creato proprio dal sacerdote, ndr). Tali dichiarazioni erano assolutamente gravi e molto circostanziate e narravano di un universo del tutto diverso da quello che, per anni, ci era stato narrato dal sacerdote. Una realta’ fatta di violenze e di terrore, tali da esigere una immediata presa di coscienza della improcrastinabilita’ dell’ intervento delle autorita’ inquirenti’.

    ‘Trattandosi di condotta compiuta da un cittadino italiano (ancorche’ in buona parte avvenute all’estero) si e’ deciso di adire alle autorita’ giudiziarie del nostro Paese – spiega ancora ‘Rock no war’ – e, nel contempo, essendo egli sacerdote, di provvedere ad inoltrare pari esposto alle autorita’ religiose delegate alla vigilanza su tali condotte. Abbiamo quindi dato mandato al nostro legale, l’avvocato Marco Scarpati (che e’ anche presidente di Ecpat Italia, l’associazione che lotta contro lo sfruttamento sessuale e la pedofilia internazionale), di fare tutti i passi necessari’.

    ‘In contemporanea con la presentazione – conclude la nota – i firmatari dell’esposto hanno anche deciso di bloccare tutti i finanziamenti al progetto gestito da don Marco in Nicaragua fino al completo chiarimento della situazione’. ‘Rock no war’ ha realizzato negli ultimi anni numerose iniziative a favore delle attivita’ assistenziali del sacerdote, anche per la costruzione di una scuola di musica nella Missione Betania, nella cittadina di Chinandega. Anche i Pooh hanno suonato in Nicaragua, assieme al Coro Getsemani fondato da padre Marco, per raccogliere fondi, e hanno poi sensibilizzato il pubblico, durante una tournee, con filmati e racconti di questa esperienza. Il coro, nato nel 1980, ha tenuto in piu’ occasioni concerti anche in Italia (sono apparsi anche al ‘Pavarotti and Friends’), chiedendo aiuti con i quali sono stati costruiti a Chinandega scuole, centri di recupero, centri di distribuzione dei pasti, un ospedale con due sale chirurgiche e una di emodialisi, una casa-scuola per non vedenti.

    Chi sa dove stava don Fortunato di Noto, il cacciatore di pedofili che non ha mai beccato nessun suo collega prete!

  • Rock no War fa arrestare sarcerdote pedofilo

    Rock no War fa arrestare sarcerdote pedofilo

    Rock no War fa arrestare sarcerdote pedofilo
    Inserito il 05-12-2006 ~ 15:00 da Red

    E’ stato l’esposto alla magistratura fatto nel settembre scorso dall’associazione Onlus modenese ‘Rock no war’, dall’associazione ‘Solidando’ di Cagliari, dal Comune di Correggio e dall’ex sindaco della cittadina reggiana, Claudio Ferrari, a far partire le indagini che hanno portato ieri all’arresto con l’accusa di pedofilia del sacerdote sardo Marco Dessi’, 59 anni, da piu’ di trenta impegnato in Nicaragua nell’assistenza di bambini privi di mezzi di sostentamento o abbandonati.

    Lo hanno reso noto gli stessi responsabili di ‘Rock no war’, con un comunicato in cui spiegano le tappe della vicenda che ha portato al provvedimento restrittivo nei confronti del sacerdote.

  • “Se non ci state, vi sbatto fuori”.

    “Se non ci state, vi sbatto fuori”.

    “Se non ci state, vi sbatto fuori”.

    Secondo l’accusa erano queste le minacce rivolte da un sacerdote di 81 anni a diversi ospiti dell’Arcobaleno, a Villamarina, frazione di Cesenatico.

    Don Giuseppe Giacomoni aveva fondato quest’associazione, la presiedeva e pare la gestisse con fini tutt’altro che umanitari. Nel suo mirino ci sarebbero almeno cinque ospiti della struttura, fra cui una donna, che avrebbe costretto a prostituirsi dietro quel ricatto.

    Chi si rifiutava veniva espulso, si doveva cercare un’altra sistemazione, non facile da trovare, tantopiù che lo stesso sacerdote offriva a polizia e carabinieri referenze negative.

    “L’Arcobaleno – spiega Oscar Ghetti, capo della Squadra Mobile della Questura di Forlì – ospita persone indigenti: italiani e stranieri, anche minori; donne che hanno bisogno di assistenza, detenuti agli arresti domiciliari. È accreditata a livello regionale, anche al Tribunale per i minorenni di Bologna”. Gli inquirenti hanno prove inequivocabili sul caso di un ragazzo di 16 anni che dall’ottobre dell’anno scorso all’agosto di quest’anno era sistematicamente sottoposto agli abusi sessuali del prete e del “commendator Roberto”, al secolo Giuseppe Farnedi, 62 anni. È il titolare del ristorante La Scogliera, a Pineta Zadina, uno dei locali più noti della riviera di Cesenatico. L’adolescente è stato affidato a un’altra comunità.

    Parroco supplente a Ruffio, frazione di Cesena, Don Giacomoni è stato arrestato per violenza sessuale, induzione e sfruttamento della prostituzione (anche minorile), mentre il commendator Farnedi deve rispondere di violenza sessuale ai danni di minore. In manette anche un romeno di 25 anni, Dan Joan Cilean, per concorso in sfruttamento della prostituzione: era incaricato di trovare clienti per prestazioni sessuali degli ospiti al prezzo tra i 100 e i 200 euro, consumate a Gatteo Mare, al sesto piano di uno dei palazzi di proprietà dell’Arcobaleno.
    (da Il Tempo, 12-10-06)

  • STORIE DI ORDINARIA PEDOFILIA. Diocesi di Milano Seminario di Bergamo

    STORIE DI ORDINARIA PEDOFILIA. Diocesi di Milano Seminario di Bergamo

    Questa volta parliamo degli abusi avvenuti non molti anni fa a un seminarista A. V. nel seminario di Bergamo, e della Diocesi di Milano, che tra qualche giorno ospiterà Benedetto XVI, attuale Papa, colui che non solo ha gestito ed insabbiato negli ultimi 40 ANNI i CRIMINI di PEDOFILIA avvenuti in TUTTO il MONDO, quando era a capo della Congregazione per la Dottrina della Fede (Ex Santa Inquisizione) , ma colui che, nient’affatto pentito né minimamente intressato, ha chiuso le porte in faccia ad una delegazione delle vittime di preti pedofili, partita per un pellegrinaggio a piedi, da Savona a Roma il 22 settembre 2011 e giunta a Città del Vaticano l’11 ottobre 2011.

    Un teatrino per bambini gestito da criminali in abito talare, che abusano di loro in NOME di DIO e che alla luce delle linee guida emesse dalla CEI pochi giorni fa, dimostrano per l’ennesima volta di auto eleggersi PROTETTORI di PRETI PEDOFILI, a discapito delle vittime per l’immagine della Chiesa. Anche nel caso che andiamo a raccontare, il Cardinale Joseph Ratzinger era la massima autorità in materia e non fece NULLA !!!

    IL TESTO CHE SEGUE è la versione integrale dell’esposto depositato presso la Procura di Milano dalla vittima, ho solo ritenuto di dover rimuovere il nome della vittima per tutelarla e i nomi di coloro che hanno contribuito a favoreggiare questi crimini. Doveroso sottolineare che la serie di perizie psicofisiche e l’assistenza legale, non è alla portata di tutti, per questo i PRETI PEDOFILI restano impuniti.


    PROCURA DELLA REPUBBLICA
    PRESSO
    IL TRIBUNALE DI BERGAMO

    DENUNZIA – QUERELA

    Illustrissima Procura della Repubblica, vogliate accogliere e prendere visione della mia denunzia di cui alle seguenti pagine.

    OGGETTO

    DENUNCIA CONSEGUENTE A FATTI ILLECITI, VIOLENZE SESSUALI E PSICOLOGICHE, SUBITI DAL 1981 AD OGGI ANCORA, DA PARTE DI SACERDOTE MIO EX PADRE SPIRITUALE, DEL SEMINARIO VESCOVILE GIOVANNI XXIII DI BERGAMO.

    Espongo e denuncio:

    Io sottoscritto V. A., nato a Bergamo il 26.12.1970 e domiciliato in Via xxxxxx n°xx 20127 Milano, Tel. 366.xxxxxxx, mail xxxxxxxxxx@yahoo.it, dichiaro di essere entrato nell’anno 1981 nel seminario Vescovile Giovanni XXIII di Bergamo per dedicarmi agli studi ecclesiastici con la fede e l’ardore che contraddistinguono un giovane credente di quella età ed una ritenuta vocazione per la vita sacerdotale.

    Purtroppo però la mia vita è stata precocemente sconvolta dalle violenze sessuali subite nei primi due anni di seminario, a opera dell’allora mio padre spirituale Don A. B., poi deceduto nel luglio 2007 .

    Ebbi a subire, fin dal mio ingresso in seminario e con una frequenza pressoché quotidiana, pesanti molestie da parte del richiamato sacerdote il quale le poneva in essere quasi tutte le notti entrando nella camerata che condividevo con altri ragazzi e almeno una volta la settimana nello studio dello stesso sacerdote ove venivano tenuti i colloqui personali con il padre spirituale.

    Gli atti cui ci si riferisce sono chiaramente descritti (e qui si richiamano integralmente) nella relazione della D.ssa Alessandra Bramante, Psicologa e Criminologa clinica che da tempo mi ha preso in terapia e che ne ha valutato l’attendibilità delle sue affermazioni e la gravità della patologia che me ne è residuata e alla successiva relazione di consulenza specialistica psichiatrico-forense redatta, dopo visita peritale, dal Dr. Marco Garbarini, specialista Psichiatra Perfezionato in Psicopatologia e Psicologia Forense.
    Il mettere in atto molestie da parte del prete in questione verso bambini del seminario messi nelle sue mani da parte di famiglie ignare di tutto ciò , viene confermato dal manoscritto dell’ex vescovo di Bergamo Mons. R., che all’epoca della mia prima lettera raccomandata denunziante i fatti subiti, confermava anche che da parecchi anni si era venuto a sapere di quanto questo prete faceva nella sua vita, ma comunque proseguiva indisturbato e non punito nella sua attività pastorale.
    Viene menzionata nella relazione psicologica una tale gravissima turbativa che mi ha lasciato un trauma pesantissimo che non mi ha portato a termine gli studi seminaristici abbandonando il seminario nel 1986, a 16 anni.
    Viene inoltre descritta Anche la mia successiva vita “laica” che è stata pesantemente turbata dai patiti anni di reiterate violenze subite con un continuo malessere malamente dissimulato ma sempre presente in ogni mia iniziativa prima di studio e poi lavorativa, ma ancor più nei miei rapporti sentimentali
    Il malessere si è però pesantemente aggravato qualche tempo dopo attorno agli anni 2003-2004, quando, nel corso di un colloquio con mia madre che improvvisamente ed inaspettatamente mi chiese cosa mi fosse successo in Seminario, il ricordo di quanto subito si è violentemente quanto impietosamente riaffacciato alla mia coscienza e la stessa mia madre, mi disse che il motivo del mio abbandono del seminario, lei lo aveva intuito e per tutti quegli anni lo aveva tenuto sofferente dentro di sé.
    Le violenze poste in essere all’interno del seminario, per la loro gravita, a parer degli specialisti che hanno seguito il mio caso, di cui intendo espormi di persona senza assistenza legale hanno sostanzialmente condizionato sin dall’inizio, ovvero a far tempo dal 1981, la mia vita affettiva e il mio equilibrio psicofisico i cui risvolti veramente devastanti sono chiaramente evidenziati sia nella relazione della D.ssa Bramante stessa che in quella del Dr. Garbarini e che qui vengono allegate, sia per evidenziare la descrizione degli spregevoli atti di violenza messi in atto sulla mia persona (all’epoca avevo undici anni) portati avanti per circa un biennio che per certificare la loro veridicità testata con professionalità dai qualificatissimi consulenti.

    Dalla relazione del Dr. Garbarini, lo stesso ha infine quantificato la residualità del danno biologico riscontrata con valutazione medico/legale in ragione di un individuato disturbo post-traumatico da Stress Cronico Moderato, complicato da una patologica strutturazione della personalità valutabile in un valore che può arrivare fino al 25% (venticinque per cento).

    In merito alla ricostruzione storica e probatoria della vicenda faccio presente che una volta rivisitata nella mia mente tutta la vicenda nell’aprile del 2004 decido di scrivere e spiegare questo mio tormento interiore all’allora vescovo di Bergamo, Mons. R. che riscontra addolorato e mi invita ad alcuni incontri presso la casa Vescovile di Piazza Duomo 4 Bergamo.
    A tali incontri, nei quali viene sviscerata tutta la vicenda con la ricostruzione di quei drammatici momenti e con l’ammissione che la cosa era venuta a conoscenza delle autorità ecclesiastiche che provvidero ad allontanare Don B. dal seminario trasferendolo in altre sedi ecclesiastiche, partecipò anche un allora mio Prefetto nel seminario , Don A. L., con ruolo di segretario personale del Vescovo.

    Inizia cosi una serie consistente di comunicazioni scritte e incontri, in merito alle molteplici mie richieste , di dar atto alla scomunica del sacerdote, che mai a nulla valsero. In quegli incontri, avevo inoltre, oltre che a sollecitare le mie richieste di scomunica, prospettavo anche la mia ipotesi risarcitoria da parte dell’Arcivescovado/Curia/Seminario quale unico responsabile e mio tutore sia per coprire le spese dei trattamenti sanitari/psicoterapeutici cui decisi di sottopormi, sia in particolare, per ristorare tutti i gravi patimenti che ebbi e che tuttora ho, oltre ai patimenti vissuti dalla mia famiglia per tutti questi anni, che all’epoca dei fatti, pensava di avere un figlio tra mura e mani sicure.

    Purtroppo dopo la morte di Mons. R., avvenuta alla fine del 2009 ho interrotto la trattativa in corso con l’Arcivescovado di Bergamo , per poi riprenderle con il prelato sostituto Mons. Francesco Beschi, a Maggio del 2010 e dal quale non ho mai ricevuto risposta alcuna alle mie innumerevoli lettere raccomandate e tanto meno alle richieste risarcitorie avanzate da un legale all’epoca da me incaricato.

    Un’unica riposta arrivò per tramite mail, da parte di un assistente legale dell’arcivescovado di Milano, ( Avv. Mario Zanchetti ) che in seguito ad indagini fatte, rispose che nella diocesi di Bergamo e nel Seminario, nessuno ricordava nulla di queste vicende a parte aver preso visione di tutta la mia documentazione postale inviata dal 2004 al 2010 e pertanto non vi fù nessun incontro o qualsivoglia valutazione risarcitoria per i gravissimi danni subiti.

    Prosegue un insistente e praticamente settimanale fino al mese di luglio 2011, invio di richiesta scritta al seminario Vescovile in persona del suo rettore Don Pasquale Pezzoli e alla curia in persona del Vescovo Mons. F. Beschi di incontro, al fine di valutare la chiusura di questa vicenda.

    Espongo richiesta scritta in particolare presso il seminario e in modo specifico al rettore Don Pasquale Pezzoli, in quanto lo stesso, all’epoca dei fatti era uno dei miei superiori e collaboratore con il Don B. e al corrente di tutto quanto succedeva. ( di ciò vi è testimonianza di un mio ex compagno non consacrato sacerdote e anche esso oggetto solo di tentata violenza, ma che esponeva all’epoca dei fatti a Don Pasquale Pezzoli, quanto il Don B. stava facendo su di lui e su altri suoi compagni tra cui me. Lo stesso don Pezzoli, rispose di stare zitto e non dire nulla perchè erano solo dicerie e malelingue ).

    Ad oggi, dallo stesso don Pezzoli, una banalissima telefonata ricevuta nel mese di Giugno 2011, nella quale mi disse che non sapeva nulla e non poteva fare nemmeno nulla, chiudendo poi rapidamente la telefonata stessa.

    Proseguono cosi a parer mio e degli specialisti che seguono il mio cammino psicologico, le violenze sulla mia persona a livello psicologico, dettato dal più completo silenzio alle mie missive, creando in me ancor più dolore e sofferenza interiore, amplificando la non autostima verso me stesso e non permettendomi di vivere normalmente, se non con l’utilizzo in quantità ingenti di prodotti antidepressivi e psicofarmaci.

    Dei fatti di cui alla presente sono venuti a conoscenza, nelle varie fasi dello svolgersi della intera vicenda più soggetti che indico come testi ai fini di espletare una corretta istruttoria probatoria.

    In ogni caso proprio dopo la forzata quanto sofferta interruzione delle richiamate trattative ho ritenuto di ricontattare tutti i vecchi compagni di seminario e i sacerdoti che allora ebbero con lui contatti e che ritenevo, e ritengo tutt’oggi, a conoscenza dei fatti di cui è causa al fine di potere in questa sede documentarli offrendo le relative informazioni e/o relazioni concessemi durante questi vari incontri.

    Pertanto io sottoscritto A. V.

    Chiedo a questa illustrissima Procura della Repubblica di Bergamo di precedere nei confronti di tutti i responsabili che verranno ravvisati e per la fatispece di reato ritenuto applicabile, anche con riferimento ai comportamenti omissivi di chi ne era a conoscenza e del relativo concorso ai reati.

    Mi riservo di far valere nelle sedi competenti il diritto al risarcimento dei danni verso i responsabili ( Tra cui il Seminario Vescovile Giovanni XXIII ), quantificato in € 788.175,00 a titolo di danno Biologico, oltre al danno morale e da quello subito dalla mia famiglia pari a non meno di € 700.00,00, per un totale di € 1.488.175,00 fino alla data del decesso di Mons. R.. Oltre a quanto sopra, viene richiesto un’ulteriore risarcimento di danno morale pari a € 210.000,00 per violenza psicologica subita in questo lasso di tempo ove invano ho cercato di riallacciare i contatti con la Curia di Bergamo/Seminario, ricevendo in cambio solo ed esclusivamente ignobili e violenti silenzi. L’importo totale di richiesta di risarcimento danni è pertanto pari € 1.698.175,00.

    Chiedo, inoltre, di essere avvisato al seguente indirizzo mail ( xxxxxxxxxx@yahoo.it ) in caso di richiesta di archiviazione ex art. 408 c.p.p. o di proroga delle indagini preliminari ai sensi dell’art. 405 c.p.p.

    Indico a proposito di violenza psicologica quanto sotto esposto.

    Ci sono parole, comportamenti che nessuna legge punisce e che possono uccidere psichicamente una persona o almeno ferirla in modo grave e spesso irreversibile.
    La provocazione continua, l’offesa, la disistima, la derisione, la svalutazione, la coercizione, il ricatto, la minaccia, il silenzio, la privazione della libertà, la menzogna e il tradimento della fiducia riposta, l’isolamento sono alcune forme in cui si manifesta la violenza psicologica.

    Come si può definire la violenza psichica? È quella strategia che mira a uccidere, distruggere, annientare, portare al suicidio una persona, senza spargimento di sangue. La caratteristica fondamentale di questi comportamenti è la crudeltà esercitata dall’aggressore, il quale ben sa che lesioni fisiche o violenze sessuali potrebbero essere punibili come reato.

    Le strategie che mette in atto chi decide di annientare un essere umano sono molto subdole e mirano prima di tutto ad anestetizzare la vittima designata in modo che non possa reagire.

    La vittima chiede anche alla procura di accertare le responsabilità alle quali si sono sottratti una notevole serie di prelati. “la chiesa accusa noi vittime di fare di tutta l’erba un fascio”, purtroppo i meccanismi di criminale omertà utilizzati dalla Chiesa coinvolgono tutti i preti, lo dimostra il fatto che in tutti i casi, “TUTTI SANNO MA NON ESISTE UNA DENUNCIA DA PARTE DI PRETI O VESCOVI IN TUTTO IL MONCO”, come mai ? Non è forse complicità questa?
    INVITO INOLTRE QUESTA ILLUSTRISSIMA PROCURA DELLA REPUBBLICA A VOLER SOTTOPORRE I SEGUENTI QUESITI ALLE PERSONE DA ME SOTTO/ELENCATE, QUALI TESTIMONI E / O PERSONE INFORMATE DEI FATTI:

    Testi con relativi capitoli di prova

    1. Don A. L. segretario personale del Vescovo Mons. R.:
    · Vero che negli anni ottanta è stato il prefetto del Sig. A.V. nel Seminario di Bergamo?
    · Vero che lei negli anni 81/82/83 era venuto a conoscenza del fatto che Don B. era indicato come autore di molestie sessuali su giovani seminaristi ?
    · Vero che dal 2004 lei è venuto a conoscenza che il sig. A. V. stava sottoponendo alla curia di Bergamo la sua posizione in merito alle molestie sessuali subite negli anni ottanta ?
    · Vero che era per cui a conoscenza che l’allora vescovo R. e il Don P. stesso, erano a conoscenza dei fatti di molestie e violenza ?
    · Vero che lei ebbe , nel corso del 2004, un colloquio con il sig. A.V. ed il suo legale Matteo Pagani su espresso incarico ricevuto dell’allora vescovo Mons. R. per verificare fatti e circostanze che lo stesso A.V. lamentava come ricevute violenze e molestie sessuali da parte di Don B. nel corso del periodo trascorso presso il Seminario di Bergamo ?
    · Vero il A.V. ebbe più colloqui nel corso degli scorsi anni con il Vescovo di Bergamo Mons. R. nella casa vescovile al fine di discutere delle vicende sopra richiamate e in due occasioni venivano versate al sig. A.V. in contanti Euro 10.000 quale anticipo del risarcimento che lo stesso Vescovo si era impegnato a fargli riconoscere ?

    2. Don G. A.
    · Vero che negli anni ottanta frequentava il Seminario di Bergamo con il sig. A.V. sia pure in sezione diversa?
    · Vero che era a conoscenza del fatti che Don B. molestava sessualmente alcuni giovani seminaristi o per lo meno che il soggetto in questione faceva cose strane di notte nelle camerate dei seminaristi?
    · Vero che sapeva del fatto che il Don P. P. era a conoscenza di quanto accadeva in quegli anni e in particolare delle molestie messe in atto da Don B. ?
    · Vero che anche lei ebbe la sensazione di tentativo di molestia da parte dello stesso prete durante un colloquio, quando lui le accarezzò il collo della maglia che indossava e che riferi al Sig. A.V. questa cosa nell’incontro tenutosi qualche mese fa con lei ?
    · vero che una sera sentì una conversazione nella sala degli educatori e superiori ove erano presenti M. M., Don B. F., Don P. P. e tutti i prefetti che parlavano di quanto stava accadendo in relazione alle molestie poste in essere da Don B. ?

    3. Don P. S. e Don P. R.
    · Vero che sin dall’epoca dei fatti ( 1981/1982/1983 ) eravate al corrente del comportamento tenuto da Don B. in quanto riferitovi ciò dall’allora compagno G. A. ?
    · Vero che sapeva del fatto che il Don P. P. era a conoscenza di quanto accadeva in quegli anni e in particolare delle molestie messe in atto da Don B. ?
    4. Don P. M.
    · Vero che lei è stato compagno episcopale di Don B. recentemente prima della sua morte?
    · Vero che è a conoscenza del fatto che alcuni seminaristi lamentarono molestie ricevute da Don B.?
    · Vero che lei sostenne poco tempo fa con un collega prete che il suo compagno Don B. era comunque una brava persona anche se aveva questo piccolo difetto ?
    · Vero che sapeva del fatto che il Don P. P. era a conoscenza di quanto accadeva in quegli anni e in particolare delle molestie messe in atto da Don B. ?

    6. A. C.
    · Vero che Don B. con lei ebbe a porre tentativo di molestie a carattere sessuale alle quali lei si oppose ma che tanto la turbarono ?
    · Vero che in relazione a tale comportamento lei ebbe ad abbandonare il Seminario in maniera notevolmente traumatica trasferendosi persino all’estero?
    · Vero che era al corrente del fatto che Don B. teneva analogo comportamento anche con altri giovani seminaristi ?
    · Vero che sapeva del fatto che il Don P. P. era a conoscenza di quanto accadeva in quegli anni e in particolare delle molestie messe in atto da Don B. ?

    7. V. L. e V. M.
    · Vero che negli anni 80, durante la vostra frequentazione del Seminario di Bergamo siete venuti a conoscenza di molestie sessuali che Don B. poneva in essere nei confronti di giovani seminaristi ?
    · Vero quando di tali fatti avete reso edotti i vostri educatori vi veniva riferito di non parlarne con altri e che erano solo malelingue ?
    8. Mons. M. M. e Don F. B.
    · Vero che all’inizio degli anni ottanta lei rivestiva il ruolo di “superiore” nella sezione delle scuole medie del Seminario di Bergamo dove il A.V. frequentava e il Don B. aveva ruolo di padre spirituale ?
    · Vero che a lei era giunta notizia di lamentate molestie sessuali ad opera di Don B. sin dal 1981/82/ ?
    · Vero che sapeva del fatto che il Don P. P. era a conoscenza di quanto accadeva in quegli anni e in particolare delle molestie messe in atto da Don B. ?

    9. Mons. P. P.
    · Vero che lei all’epoca dei fatti era un superiore/insegnante nel reparto delle scuole medie ed era venuto a conoscenza di quanto accadeva di notte e di giorno ad alcuni giovani seminaristi o meglio che venivano molestati da Don A. B. ?
    · vero che un certo bambino alunno e seminarista di nome C. D., venne da lei a riferire che il Don B. aveva provato a molestarlo e che molestava altri suoi compagni e lei rispose in duro modo che erano male/voci e comunque doveva stare zitto e non dire nulla perchè non era vero mentre invece ne era perfettamente a conoscenza ?
    · Vero che in tutti questi anni lei ha sempre saputo cosa combinava nelle varie parrocchie ove veniva mandato/spostato il Don B. ? ( non è mai stato allontanato dall’attività Pastorale e in ogni luogo ove ha prestato servizio immancabilmente adescava e molestava qualche bambino )
    10. Sig. C. D.
    · Vero che durante la sua permanenza in seminario negli anni 1981/82 venne operato di appendicite e in degenza trasferito presso l’infermeria del Seminario di Bergamo ?
    · Vero che durante la sua degenza il suo padre Spirituale Don A. B. gli venne a far visita e prese la scusa di voler vedere la sua ferita per tentare di abusare di lei, vista la posizione della ferita ?
    · Vero che informò di quanto sopra il superiore Don P. P. e lo stesso in modo duro le riferì di stare zitto e non dire nulla perchè non era assolutamente vero e se lo era solo immaginato ?
    · Vero che riferì anche di sapere che lo stesso prete faceva queste cose anche su altri bimbi e lo stesso le rimproverò di nuovo di stare zitto che erano solo male/lingue ?
    11. D.ott.ssa Alessandra BRAMANTE :

    · Riferisca sulle risultanze della valutazione peritale che si produce a sua firma e su quanto ha riscontrato sulla personalità del Sig. A.V. e riferisca sul fatto che lo stesso è da tempo in cura con psicoterapia presso il suo studio .
    ·
    Si richiede inoltre che venga disposta una consulenza tecnica al fine di valutare l’attuale stato psicofisico dell’attore e la quantificazione del danno biologico in relazione al patimento psichico causato dai fatti di cui è causa .

    Allego mediante deposito in cancelleria la seguente documentazione:

    1. Perizia medico/legale rilasciato dal dott. Marco Garbarini – psichiatra con specialità in psicologia forense ;
    2. Relazione clinica della D.ssa Alessandra Bramante – psicologa e criminologa clinica
    3. Dettaglio storico corrispondenza intercorsa con il precedente Vescovo di Bergamo mons. R. inviata per tramite raccomandata al vescovo attuale Mons. Francesco Beschi.
    4. Unica riposta ricevuta via Mail da Avv. M. Zanchetti per conto Curia.
    5. Lettere raccomandate inviate al Rettore del Seminario e al Vescovo Mons. Francesco Beschi fino ad oggi e alle quali non è seguita alcuna risposta.

    Distintamente
    A. V.

    Allego prima di concludere, il testo di 2 lettere inviate dal Vescovo R. alla Vittima A.V.. emerge come sempre l’indifferenza della chiesa, la contraddizione di frasi fatte e disoneste, che non escono dal cuore.

    1)

    Bergamo 24 Agosto 2004

    Egregio sig. A. “riporto come da testo originale, non mette neppure il cognome della vittima”

    Ho letto il suo scritto con dolore e sconcerto per le sue vicende passate e per la sua sofferenza presente.
    Mi sento profondamente addolorato per l’origine di questa dolorosa situazione da me non conosciuta.
    A nome di tutti le chiedo scusa e le prometto di ricordarla nelle mie povere preghiere perchè possa raggiungere la serenità sperata.
    Se lo ritiene utile la incontrerei volentieri. Le garantisco che da diversi anni, cioè da quando si è conosciuto qualcosa, la persona da lei indicata è stata messa in condizione di non aver più contatti con i ragazzi.
    Con profonda e sincera partecipazione alla sua sofferenza la saluto cordialmente e le auguro giorni più sereni.

    + R.

    2)
    Gentilissimo Sig. A.

    le chiedo scusa per non aver risposto al suo scritto del 30.11.2004: sono stato travolto da moltissimi impegni che mi hanno reso impossibile di rispondere a molte lettere.
    Quindi non c’e’ nessuna motivazione particolare ma l’impossibilità fisica di sedersi alla scrivania .
    Ancora chiedo perdono.
    Sono contento di poterla incontrare anche se dovremo collocare tale incontro dopo il 6 aprile.
    Infatti i prossimi giorni sono già completamente occupati dagli impegni pastorali legati alla Pasqua.
    In più il 30 di marzo partirò con un gruppo di sacerdoti per un pellegrinaggio. Lei telefoni al mio segretario Don Alessandro Locatelli ( 035.xxxxxx ) per concordare la sua visita con le mie possibilità.
    La ricordo nelle preghiere perchè la Pasqua doni speranza e serenità al suo cuore tormentato. Saluti e auguri di buona pasqua.

    Bergamo 15.Marzo 2005

  • IL DRAMMA DI UNA FAMIGLIA: CI MINACCIANO PERCHE´ ABBIAMO AVUTO IL CORAGGIO DI DIRE LA VERITA´

    IL DRAMMA DI UNA FAMIGLIA: CI MINACCIANO PERCHE´ ABBIAMO AVUTO IL CORAGGIO DI DIRE LA VERITA´

    «Un prete abusò di mia figlia»
    Lettera al Pontefice: è stato condannato, ma resta al suo posto

    SANTA MARGHERITA LIGURE MI chiamo “omissis” e sono la mamma di una ragazza che ha subito abusi sessuali da un sacerdote…».

    Inizia così la lettera a Giovanni Paolo II di una madre di Santa Margherita Ligure, la cui figlia, dopo le attenzioni subite in canonica, è entrata in un convento di clausura. Sono una quarantina di righe che pesano come un macigno.

    Sono state scritte tempo fa (ma il testo è stato reso noto solo ieri), quando la vittima e i familiari avevano già accusato in tribunale il sacerdote. La donna rivolge al Papa un appello accorato: «Vi avevo già scritto in passato per chiedervi aiuto. Aiuto perchè, nonostante via sia stata una sentenza del tribunale di Chiavari in cui don Pino veniva dichiarato colpevole, tutta la città continuava a considerare me e la mia famiglia come gente spregevole, per il solo fatto di aver avuto il coraggio di dire la verità… Noi eravamo e restiamo indifesi, mentre don Pino continua a svolgere ogni funzione pastorale come se nulla fosse successo…».

    Era stata la madre della ragazza, nel 1996, a tre anni di distanza dai fatti, a presentare un esposto contro il sacerdote. La donna aveva accusato il parroco di Santa Margherita, don Pino Carpi, di aver abusato della figlia, quando quest´ultima aveva 15 anni. Le indagini erano sfociate in un rinvio a giudizio e nel processo. Il sacerdote aveva negato l´addebito. «Si sono inventati tutto», si era difeso.

    Il pm aveva chiesto una condanna a un anno e 4 mesi di reclusione, senza sospensione condizionale. La sentenza era arrivata nel `98. Avevano scritto i giudici di Chiavari: «Le fonti di accusa sono costituite dalle dichiarazioni della ragazza, della cui attendibilità non è lecito dubitare… Secondo quest´ultima, la frequentazione del parroco cominciò a trascendere dal normale rapporto di assistenza spirituale e religiosa, e in occasione delle confessioni che avvenivano nell´appartamento personale del Carpi assunse i caratteri di relazione sessuale… I contatti avvenivano con la frequenza di due o tre volte la settimana, nell´appartamento del Carpi e di pomeriggio…». Il sacerdote era stato prosciolto, perchè la querela nei suoi confronti è stata presentata in ritardo. A questo punto era intervenuta la Curia: don Pino era stato trasferito a Sestri Levante. Il provvedimento aveva scatenato la protesta di tanti parrocchiani di Santa Margherita, che erano insorti in difesa del prete, con striscioni e volantini. La famiglia della ragazza, intanto, denunciava ai carabinieri minacce continue.

    Don Carpi, oltre a negare l´accusa di abusi, aveva anche presentato una querela per falsa testimonianza e diffamazione contro i suoi accusatori. Scrive ancora la donna al Papa: «Lui è più forte, fa leva sull´abito che indossa e crede che lo protegga da tutto. Io credo invece che il suo comportamento sporchi quell´abito, portando molti a pensare che tutti i preti siano come lui, che denuncia, che attacca… E´ giusto tutto questo?». Nel gennaio scorso si è concluso il processo in sede civile intentato dalla famiglia. I giudici hanno condannato il sacerdote a risarcire con 30 milioni di lire la vittima. «Finora non ha ancora provveduto al pagamento», dicono gli avvocati Emanuele Quacquaro e Luigi Del Pacchia, i legali della ragazza, che proprio in questi giorni ha terminato il noviziato e che ha destinato la somma ad una associazione per le vittime della pedofilia. E don Carpi? A Sestri si parla di un suo possibile nuovo trasferimento.

    da www.lastampa.it/

    (Del 25/4/2002 Sezione: Cronache italiane Pag. 8)

  • Uno Stato spurio alle Nazioni Unite

    Uno Stato spurio alle Nazioni Unite

    È stato riferito, tempo fa, che il Papa voleva che i diplomatici vaticani intervenissero con più vigore negli affari del mondo, per assicurare che l’insegnamento cattolico avesse un peso maggiore nelle decisioni relative a diritti umani, programmi d’aiuto e controllo della popolazione. Durante la stessa settimana, funzionari dell’ONU si sono lamentati per una campagna intrapresa dal Vaticano che ostacolava i loro sforzi tesi alla realizzazione degli impegni presi al Cairo cinque anni prima: ridurre il numero delle donne che morivano durante il parto ed aumentare la capacità riproduttiva dei giovani.

    La coincidenza delle due notizie mi ha fatto riflettere sul fatto che la Chiesa Cattolica ha i suoi diplomatici accreditati in vari Paesi ed è rappresentata sia all’ONU, oltre che in un gran numero di enti internazionali. Dopo tutto, essa è una chiesa, non una nazione, e nessun’altra religione è coinvolta in questo modo nella politica globale. È opinione comune che questa doppia autorità derivi dal fatto che la Città del Vaticano è uno Stato, ma non è così semplice: ciò che ha a che fare con la religione, non è mai cosa semplice. Infatti, non è la Città del Vaticano ad essere riconosciuta dall’ONU e nelle Cancellerie del mondo, ma la Santa Sede, cosa piuttosto strana a prima vista. La Città del Vaticano può essere considerata uno Stato, sebbene di dimensioni microscopiche – un’area di meno di mezzo chilometro quadrato e con meno di 500 cittadini – ma la «questione» Santa Sede è, nell’insieme, un affare molto nebuloso.

    Il rango di Stato della Città del Vaticano deriva dai Patti Lateranensi del 1929, negoziati tra Pio XI e Mussolini con lo scopo di difendere la proprietà e l’amministrazione centrale della Chiesa dalle leggi secolari della società civile. La Santa Sede, d’altro canto, si definisce come «l’organo supremo sia della Chiesa Cattolica sia dello Stato Vaticano» e la si può immaginare all’apice di una «trinità», essendo gli altri due elementi il micro-Stato e la Chiesa istituzionale, senza avere alcun tipo d’esistenza temporale o territoriale. Tuttavia, la Santa Sede ha il mandato di condurre relazioni internazionali come «personificazione giuridica della Chiesa».

    Questo fatto, di per sé, non fa meraviglia. Il trattare costruzioni astratte, come realtà materiali, è la professione di tutte le religioni. Quello che è meraviglioso è che quest’intesa sembra essere accettata in pieno da governi e agenzie internazionali. La Santa Sede è rappresentata all’ONU e mantiene relazioni diplomatiche con ben 157 paesi.

    La Santa Sede ha un seggio all’ONU come Osservatore Permanente di uno Stato non Membro (NMSPO). Ma nella Carta dell’ONU non esiste alcuna norma per una tale qualifica. La designazione ha avuto origine, ad hoc, nel periodo iniziale dell’organizzazione, nel 1946, per consentire alla Svizzera – che era affiliata a diversi enti internazionali che stavano per entrare nel corpo dell’ONU, ma che ne era impedita dalla propria costituzione a diventarne membro a pieno titolo – di aderire. Cinque anni più tardi, nel 1951, Pio XII, citando l’affiliazione della Città del Vaticano a due enti internazionali, l’Unione Universale della Posta e l’Unione Internazionale delle Telecomunicazioni (la città-stato aveva un proprio servizio postale e stazione radio), chiedeva un diritto simile e delegava un vescovo ausiliario di New York a frequentare l’ONU su una base «part-time». Lo status del vescovo era incerto, ma documenti ONU del periodo fanno riferimento a lui come al rappresentante dello «Stato della Città del Vaticano». Già nel 1964, la presenza dell’uomo del Papa all’UN-Plaza era accettata come una consuetudine e norma, tanto che Papa Paolo VI scrisse al Segretario Generale dell’ONU, U Thant, dichiarando che «la Santa Sede» desiderava nominare un Osservatore Permanente sul modello della Svizzera. La proposta non fu discussa né nell’Assemblea Generale né in qualsiasi alto Foro dell’ONU; e nel giro di tre settimane U Thant rispose, dando il benvenuto alla «Santa Sede» come al secondo NMSPO dell’organizzazione. Da allora, le persone nominate dal Papa hanno il diritto di assistere e parlare, ma non di votare nell’Assemblea Generale e di partecipare a pieno titolo nelle attività degli Enti internazionali sponsorizzati dall’ONU.

    La Santa Sede, quindi, opera come membro dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, dell’Organizzazione ONU per l’Educazione, la Scienza e la Cultura, dell’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica, e così via. È stata presente ed ha avuto un ruolo prominente in riunioni quali la Conferenza sull’Ambiente e lo Sviluppo a Rio nel 1992, la Conferenza Internazionale sulle Popolazioni e lo Sviluppo al Cairo nel 1994, la Conferenza Mondiale sulle Donne a Pechino nel 1995, eccetera. Data l’inclinazione dell’ONU a cercare un consenso unanime, piuttosto che decisioni di maggioranza, la Santa Sede è riuscita in riunioni di questo tipo, spesso in alleanza con delegazioni conservatrici latino-americane e musulmane, a bloccare iniziative considerate non in linea con l’insegnamento cattolico. Quando ha fallito, ha organizzato delle campagne internazionali contro i programmi e le iniziative che non era riuscita a sconfiggere.

    La conferenza del Cairo, per esempio, davanti all’opposizione capeggiata dalla Santa Sede, ha lanciato un Programma di Azione per affrontare «le sfide critiche d’interdipendenza tra popolazione e crescita economica sostenuta nel contesto di uno sviluppo sostenibile». I cinque anni successivi sono stati caratterizzati dallo sforzo ispirato dal Vaticano per impedire che il programma entrasse in funzione. La Santa Sede era particolarmente turbata dall’enfasi data dal Programma al «diritto di tutte le coppie ed individui di decidere liberamente e con responsabilità il numero, lo scaglionamento ed il momento opportuno della nascita dei loro figli e di avere l’informazione ed i mezzi per fare ciò» e dalla richiesta ancora più esplicita della Conferenza per misure che «assicurino che donne e uomini abbiano informazione ed accesso alla gamma più vasta possibile di mezzi sicuri ed efficienti per programmare la loro famiglia».

    In un recente documento d’aggiornamento, il gruppo dissidente dei Cattolici per la Libera Scelta, ha illustrato dettagliatamente, e come segue, la «campagna d’ostruzionismo» della Chiesa contro le raccomandazioni del Cairo.

    La campagna era il contesto per la pubblicazione dell’enciclica del marzo 1995 di Giovanni Paolo II Evangelium Vitae (Vangelo di vita) che ha condannato non solo la contraccezione, ma anche il trattamento dell’infertilità. L’enciclica affermava che istituzioni internazionali, non meglio precisate, erano impegnate in una «cospirazione contro la vita».

    Nel giugno dello stesso anno, vescovi dell’Asia e del Medio Oriente hanno apertamente condannato l’educazione al «sesso sicuro», dichiarando che «Noi insistiamo che l’unico rimedio attendibile contro la diffusione dell’AIDS è la fedeltà nel matrimonio e la castità fuori del matrimonio». Hanno aggiunto che «l’astinenza periodica» era l’unico metodo accettabile per programmare la famiglia.

    Tre mesi più tardi, i vescovi brasiliani hanno attaccato un programma governativo per la salute che prevedeva l’uso di preservativi: «Non si combatte la malattia con la degradazione della morale e scagliando le persone all’inferno».

    Nel settembre 1995, il Vaticano ha denunciato qualsiasi riferimento delle Agenzie ONU alla salute sessuale e riproduttiva delle donne ed ha chiesto che, nei documenti del Cairo, i governi interpretassero tutti i riferimenti alla sessualità come sesso all’interno del matrimonio.

    Nel marzo 1996 la chiesa, in Brasile, ha respinto una domanda di matrimonio perché l’uomo era paraplegico e quindi impotente.

    Nell’agosto 1996, il Presidente del Kenya, Daniel Arap Moi, ha risposto positivamente alle richieste dei capi della chiesa ed ha cancellato l’educazione sessuale nelle scuole primarie. Ha spiegato che «Le nostre religioni sono contrarie a quest’immoralità».

    Nello stesso mese, i vescovi del Nicaragua hanno dichiarato che il paese soffriva di un «colonialismo anti-riproduttivo» e che le clausole «diritti riproduttivi», «salute riproduttiva» e «sesso sicuro» in realtà volevano dire «aborto, promiscuità e uso arbitrario del sesso».

    Nel luglio 1997, il giornale del Vaticano, L’Osservatore Romano, ha evidenziato e gradito un rapporto fatto da un consulente in bioetica che dichiarava che persone con un’invalidità fisica o mentale non dovevano copulare. I disabili dovrebbero «collaborare con Dio per evitare di creare ulteriore dolore e tristezza».

    Nel novembre 1997, la delegazione della Santa Sede all’ONU ha protestato contro la distribuzione di contraccettivi nei campi ONU per rifugiati.

    Nell’aprile 1998 le Conferenze Cattoliche degli Stati di New York e Connecticut hanno lanciato una campagna per dissuadere le compagnie assicurative dal coprire programmi di assistenza medica che includevano medicine e mezzi contraccettivi.

    Nel giugno 1998, il Vaticano ha condannato le proposte di includere «la gravidanza forzata» nell’elenco dei crimini di guerra della Corte Criminale Internazionale, per paura che questo potesse offrire una base, alle donne violentate in tempo di guerra, per ottenere aborti legali.

    Gli esempi, scelti da un catalogo almeno 20 volte più lungo, hanno questo in comune: che non erano sfoghi casuali di religiosi reazionari in risposta a questo o quello sviluppo; ognuno era un elemento mirato ad uno sforzo coordinato per combattere i tentativi di mettere in atto le raccomandazioni del Cairo. La Santa Sede opera nei Fori mondiali come uno Stato, ma quando non riesce ad imporre il suo punto di vista si auto-transustanzia in una religione e mobilita i suoi agenti ed aderenti in tutto il mondo per accantonare quelle decisioni di maggioranza che essa non approva.

    Tutta quest’attività influisce sulla vita ed i diritti legali non solo dei cattolici, ma anche di milioni di persone di religioni differenti o di nessuna religione. Ciò che è in gioco, qui, sono la salute, l’essere pago (la soddisfazione, la felicità) e le aspettative di vita di un’intera generazione. Ogni giorno, 7.000 persone al di sotto dei 24 anni sono infettati dall’AIDS; metà di tutte le violenze ed aggressioni sessuali sono inflitte su quindicenni e più giovani; complicazioni durante la gravidanza ed il parto sono le cause più comuni di morte tra le ragazze adolescenti.

    Questi sono problemi mondiali che la Chiesa Cattolica non vuole siano affrontati, se non con la devozione ed il rosario. Il cinismo e la disonestà dell’inganno non ci dovrebbero scandalizzare, ma dobbiamo essere scandalizzati del fatto che sia stato consentito di farla franca per così troppo tempo. È ora che questi illusionisti malevoli siano espulsi dagli Enti mondiali nei quali si sono intrufolati.

    da The Freethinker, Secular Humanist monthly
    vol 119. Nr. 8, agosto 1999
    (traduzione dall’inglese di Sarah Whitman)


    IL DOCUMENTO INTERNAZIONALE

    APPELLO della NSS all’ONU perché il Vaticano perda il suo status privilegiato

    La National Secular Society (NSS), Associazione Laica Nazionale di Londra, ha chiesto che il Vaticano perda la sua posizione di privilegio quale Osservatore permanente (permanent observer) presso le Nazioni Unite, in conseguenza del fatto che la Chiesa cattolica, in diversi convegni delle N.U., si è sforzata di impedire l’educazione sessuale e la diffusione di metodi contraccettivi nei Paesi in via di sviluppo.

    In una nota inviata il mese scorso [estate 1999], la Società NSS ha espresso il suo sostegno a Clare Short, Segretaria di Stato per lo Sviluppo Internazionale, per la sua importante iniziativa presso le Nazioni Unite, intesa ad aiutare la crescita controllata della popolazione in tutto il mondo.

    Parlando all’Assemblea Generale dell’ONU, la signora Short ha criticato aspramente il Vaticano per quello che ella ha definito «interferenza reazionaria» nella promozione di informazioni che dovrebbero aiutare le donne nei Paesi in via di sviluppo, al fine di proteggere la loro salute e di limitare il numero dei componenti delle loro famiglie.

    Per tale sua dichiarazione, la signora Short fu immediatamente attaccata da Gary Streeter, portavoce del Partito Conservatore, il quale pretese che la signora Short si scusasse con il Vaticano per le sue critiche.

    Questo duro attacco di Gary Streeter è stato condannato dalla NSS come un «irriflessivo appoggio dato alla religione nel modo e nel momento peggiori».

    Keith Porteous Wood, Segretario Generale della NSS, ha dichiarato al riguardo:

    «L’inumano divieto del Papa di permettere il controllo artificiale delle nascite non fa che aumentare povertà, miseria e sovrapopolazione; il divieto dell’uso dei preservativi favorisce inoltre il dilagare di malattie, in particolare dell’epidemia di AIDS.

    Ancora negli ultimi mesi il Vaticano ha tentato di fermare la distribuzione della “pillola del giorno dopo” alle donne albanesi del Kosovo violentate dai soldati serbi. Sembra che non ci sia un limite alle crudeltà che la Chiesa Cattolica è pronta ad infliggere – in nome dei suoi dogmi – alla gente che soffre.

    Molte delle persone colpite da queste decisioni non solo non appartengono alla Chiesa Romana, ma non sono neppure cristiane, e molte sono perfino non credenti. Per questa ragione non deve essere più permesso che una istituzione, che persegue tali politiche, interferisca con l’urgente necessità di contenere la massiccia crescita demografica del mondo.

    Al Vaticano, dunque, dovrebbe essere immediatamente abrogata la posizione di privilegio che occupa presso le Nazioni Unite, prima che esso infligga ulteriori danni ad un’attività di vitale importanza qual è quella dell’ONU. Il Cattolicesimo Romano è infatti la sola religione che goda di questo status».

     

    da The Freethinker, Secular Humanist monthly
    vol 119. Nr. 8, agosto 1999
    (traduzione dall’inglese di Biancamaria Mantovani Donadello)

    https://www.uaar.it/uaar/archivio/archivio1999/attualita26.html

  • RAPPORTO SIPE

    RAPPORTO SIPE

    PERIZIA PRELIMINARE 
    AW RICHARD SIPE
    RAPPORTO-SIPE.pdf

    SOMMARIO

    INTRODUZIONE 1

    BACKGROUND/ESPERIENZA/RICERCA 1

    PRIMA FASE: L’INTERFACCIA PSICHIATRIA/PSICOLOGIA E I
    PROBLEMI DEI CHIERICI CATTOLICI 5

    SECONDA FASE: L’AVVENTO DELLE NORME DI SEGNALAZIONE 6

    TERZA FASE: LA FUSIONE DI PSICHIATRIA/PSICOLOGIA
    E L’APERTURA DI CURE CATTOLICHE 7

    QUARTA FASE: VITTIME DI
    ABUSI SESSUALI DA SACERDOTI/LA RISPOSTA DEI VESCOVI 10

    QUINTA FASE: VIENE VIOLATO IL SISTEMA SEGRETO 12

    IL DANNO ALLE VITTIME DI ABUSI SESSUALI DA PRETI/RELIGIOSI 13

    COMPONENTI DEL SISTEMA SEGRETO–ATTIVITÀ SESSUALE
    DI SACERDOTI E RELIGIOSI PUBBLICAMENTE CELIBATI 15

    DOVERI, RESPONSABILITÀ E NEGLIGENZA
    DI VARI CONVENUTI 19

    DIOCESI DI DALLAS 22

    VICARIATO MILITARE 23

    RAY K. MCNAMARA, PH.D. 23

    OSSERVAZIONI SUL CASO DI FR. WILLIAM HUGHES 25

    OSSERVAZIONI SUL CASO DI FR. ROBERT R. PEEBLES, JR. 27

    OSSERVAZIONI SUL CASO RUDOLPH KOS 30

    CONCLUSIONE 32

    INTRODUZIONE

    1. Mi chiamo AW Richard Sipe. Sono psicoterapeuta e assistente psichiatra nello stato del Maryland. Ho fatto la professione di monaco benedettino nel 1953 e sono stato ordinato sacerdote cattolico romano nel 1959. Mi sono ritirato dalla vita religiosa e dal sacerdozio con il permesso di Roma nel 1970. Ho trascorso 37 anni come consigliere, psicoterapeuta e insegnante di chierici cattolici e un consulente e psicoterapeuta per laici cattolici con una storia di coinvolgimento sessuale con preti e religiosi cattolici.

    2. Mi è stato chiesto di esaminare numerosi documenti e deposizioni nei casi designati: John Doe I vs. Roman Catholic Diocese of Dallas, et al, Cause No. 93—09441-G, John Doe II & III vs. Roman Catholic Diocese di Dallas, et al, Causa n. 94-07864-G, John Doe IV vs. Roman Catholic Diocese of Dallas, et al, Causa n. 94-10091-G, John Doe I-XI v. Rudolph Kos, et al , causa n. 93-05258-G, e Jane Doe I contro diocesi cattolica romana di Dallas, et al, causa n. 94-07865-G. Questi documenti e deposizioni hanno incluso le cartelle personali di p. Robert R. Peebles, Jr., p. William Hughes e p. Rodolfo Kos; il fascicolo di laicizzazione di p. sassi; cartelle cliniche relative a p. Peebles e p. Kos; e numerosi documenti e deposizioni, comprese le deposizioni dei ricorrenti, delle loro famiglie e altri in questi casi. Come risultato della mia revisione dei documenti di base e della scoperta; e il mio background, formazione, esperienza e ricerca, sono arrivato a una serie di opinioni che sono delineate in questo rapporto riguardo alle varie parti in questi casi. Capisco che la scoperta, soprattutto per quanto riguarda la Conferenza Episcopale e il Vicariato Militare/AMS, non sia completa. Tuttavia, mi è stato chiesto di presentare una relazione preliminare delle mie opinioni e conclusioni sulla base delle informazioni a mia disposizione in questo momento.

    BACKGROUND/ESPERIENZA/RICERCA

    3. Dopo essere stato ordinato sacerdote nel 1959, il mio primo incarico fu quello di insegnante e consigliere in una scuola superiore parrocchiale. Questo incarico fu la mia prima introduzione alla vita parrocchiale e al mondo segreto dell’attività sessuale da parte di alcuni sacerdoti e religiosi cattolici nonostante i voti di celibato e castità. Sono venuto subito a conoscenza di atti sessuali di sacerdoti e religiosi sia con minori che con adulti. Questa rivelazione a me di un sistema segreto che nasconde la mancanza di pratica del celibato tra alcuni sacerdoti e religiosi cattolici ha suscitato il mio interesse nel consigliare sacerdoti e religiosi cattolici. Il mio lavoro e la mia ricerca—che continua fino ad oggi—si sono estesi per includere la pratica celibe/sessuale dei preti cattolici e il suo effetto su laici adulti e bambini. Questa ricerca, esperienza e osservazione costituiscono la base per le mie opinioni in questi casi.4.

    5. Dal 1965 al 1967 ho ricevuto una borsa di studio per studiare consulenza e psicoterapia di preti e religiosi cattolici presso il Seton Psychiatric Institute, un ospedale cattolico di proprietà e gestito a Baltimora, nel Maryland. Il Seton Psychiatric Institute è stato fondato nel 1844 ed era la principale struttura di salute mentale negli Stati Uniti per il trattamento di sacerdoti e religiosi cattolici. Migliaia di sacerdoti e religiosi provenienti da tutti gli Stati Uniti sono stati indirizzati dai loro vescovi o superiori religiosi per cure presso il Seton Institute per vari problemi psichiatrici.

    6. Nel 1967 fui assunto al Seton Institute per dirigere il Department of Family Services. Ho ricoperto questa posizione fino al 1970 quando sono andato in pensione. Dal 1965 al 1970 sono stato coinvolto in conferenze di accoglienza riguardanti ogni nuovo paziente, inclusi numerosi sacerdoti e religiosi cattolici che sono stati inviati a Seton per evitare procedimenti penali per coinvolgimento sessuale con minori. Seton ha chiuso nel 1972.

    7. All’inizio degli anni ’50, la St. John’s University, Collegeville, Minnesota, fondò il suo Institute for Mental Health. Questo istituto ha riunito eminenti psicologi, psichiatri, psicoanalisti e clero cattolico provenienti da tutti gli Stati Uniti e, in definitiva, da nove paesi stranieri. Sono stato direttore esecutivo dell’Istituto dal 1 settembre 1965 al 30 agosto 1969 (accessorio alla mia borsa di studio e impiego a Seton). Ho trascorso 4-10 giorni al mese al St. John s. Oltre a 4-5 settimane ogni estate supervisionando seminari. Durante questo periodo sono stato anche nominato direttore del personale di una comunità religiosa di 350 membri. St. John’s era la principale struttura cattolica negli Stati Uniti per promuovere l’interazione tra psichiatria e clero. S. John’s sponsorizzava ogni anno numerosi programmi di una settimana che coinvolgevano sei psichiatri e 40 ecclesiastici di tutte le fedi, anche se la maggior parte erano preti e vescovi cattolici. Le dimensioni psicoanalitiche dei problemi che coinvolgono il clero sono state spesso discusse in dettaglio. Le questioni relative al coinvolgimento sessuale del clero cattolico con i minori sono state anche un argomento di conversazione in questi programmi settimanali, specialmente durante le conferenze del personale in cui i medici hanno condiviso le loro esperienze e casi clinici.

    8. Ho insegnato in tre Seminari Maggiori Cattolici — uno dei quali è un Pontificio Seminario — dal 1° settembre 1967 al 30 giugno 1984. Continuo a tenere lezioni su come raggiungere la pratica del celibato nei Seminari Cattolici, più recentemente da Dal 7 al 22 gennaio 1996. Nell’aprile 1996 ho pubblicato un manuale per coloro che desiderano praticare uno stile di vita celibe: Il celibato: un modo di amare, vivere e servire. 9. Sono stato associato a una serie di strutture terapeutiche diverse dalla Menninger Foundation e dal Seton Psychiatric Hospital. Questi includono il servizio nel Consiglio di amministrazione del St. Luke Institute dal 1986 al 1988, dove sia p. Rudy Kos e p. Robert Peebles sono stati valutati; Taylor Manor Hospital dove ho fatto parte del comitato consultivo; e il North Baltimore Mental Health Center dove ho fatto parte del personale.

    10. Ho un incarico presso la Johns Hopkins University Medical School, Dipartimento di Psichiatria, come istruttore (part-time) dal 1972 ad oggi.

    11. Ho tenuto conferenze e supervisionato i borsisti psichiatrici nel programma Child and Adolescent presso la Johns Hopkins University Medical School, Dipartimento di Psichiatria, dal 1989 al 1993.

    12. A partire dalla mia associazione con il Seton Institute nel 1965, ho lavorato a stretto contatto con psichiatri e psicoanalisti esperti, compreso il mio mentore, il dottor Leo Bartemeier, che per decenni si era consultato con vescovi cattolici e superiori religiosi. Ho conosciuto numerosi casi di preti e religiosi cattolici che comportavano attività sessuali con minori risalenti al 1917. Nel 1965 vescovi cattolici e superiori religiosi sapevano che il coinvolgimento sessuale con minori era un problema per alcuni sacerdoti e religiosi. Questo argomento verrà approfondito in dettaglio in altre sezioni della mia relazione.

    13. Durante il periodo di cinque anni della mia associazione con l’ospedale psichiatrico di Seton, sono stato personalmente a conoscenza di numerose consultazioni formali e informali con vescovi cattolici e superiori religiosi di tutti gli Stati Uniti che erano preoccupati per l’attività sessuale di religiosi cattolici con minori. La pratica consueta nelle diocesi e congregazioni cattoliche negli Stati Uniti quando venivano presentate denunce di abusi era quella di trasferire il sacerdote dalla sua posizione attuale a un’altra posizione di servizio clericale a meno che la situazione non arrivasse all’attenzione delle autorità civili o minacciasse un grave scandalo. In questi casi, i sacerdoti oi religiosi sono stati inviati in una struttura di cura, come Seton, per evitare procedimenti penali e/o l’esposizione pubblica. Praticamente in tutti i rinvii al Seton Institute per contatti sessuali che coinvolgono minori,

    14. La mia ricerca è iniziata nel 1960 come studio del celibato e, di conseguenza, dell’attività sessuale di sacerdoti e religiosi cattolici; e il mio lavoro continua come uno sforzo per comprendere quella dinamica. Da questo studio, sono stato in grado di distinguere l’attività sessuale con minori come un problema sessuale significativo e unico che comportava comportamenti ripetitivi con più minori che si traducevano in enormi conseguenze negative per la salute emotiva del minore partecipante. Questo comportamento non celibe è radicalmente diverso dal coinvolgimento sessuale con un partner adatto all’età che può portare a relazioni stabili e consensuali. Il religioso cattolico che si occupava di minori generalmente aveva una fascia di età di attrazione che il minore alla fine superava. Anche l’agire sessuale del chierico tendeva ad essere compulsivo.

    15. Il Dr. Leo Bartemeier ha collaborato con me in questo lavoro e ricerca dal 1964 al 1978. Sulla base del nostro lavoro di ricerca, della nostra esperienza con pazienti, vittime, superiori religiosi e rapporti di colleghi, abbiamo stimato nel 1976 che il sei per cento (6 %) di tutti i religiosi cattolici ha agito sessualmente con minori.

    16. Nel corso degli anni ho avuto un rapporto terapeuta/paziente o consultivo con oltre 1.000 religiosi cattolici e oltre 500 persone con cui i religiosi cattolici hanno agito sessualmente. Ho condotto ricerche approfondite, consulenze, interviste e revisioni di case history di 2.700 religiosi sessualmente attivi e 2.000 vittime di abusi sessuali da parte di religiosi cattolici.

    17. La mia ricerca e osservazione delle dinamiche sessuali nel clero cattolico è stata di portata nazionale, coinvolgendo uomini e donne di numerose diocesi e congregazioni. Ho avuto ampi contatti nazionali con il clero cattolico sulla questione della salute mentale e della cura pastorale. Questo contatto ha incluso programmi di formazione su come osservare i problemi di salute mentale nel clero. Cinque diocesi e cinque congregazioni religiose sono state particolarmente utili per stabilire la linea di base per le nostre stime del comportamento sessuale/celibe dei sacerdoti. Mentre gli individui specifici, le diocesi e le congregazioni devono rimanere riservate, abbiamo utilizzato questa ricerca per verificare le nostre stime e convalidare le nostre opinioni riguardo al quadro nazionale della pratica del celibato tra i chierici cattolici, l’entità del coinvolgimento sessuale con minori, e gli sforzi per nascondere questi fatti al pubblico. Le mie stime sulla cattiva condotta sessuale del clero sia con minori che con adulti sono, a mio parere, prudenti.

    18. Dopo essere stato ordinato sacerdote nel 1959, ho saputo che alcuni sacerdoti avevano rapporti sessuali con adulti e anche con minori, e in una certa misura questo comportamento era dato per scontato dalle autorità ecclesiastiche. Tuttavia, non esisteva un’atmosfera di crisi riguardo a questo problema. Il mondo segreto dell’attività sessuale, compresa l’attività sessuale con minori, era conosciuto dalla gerarchia cattolica e, sebbene considerato sfortunato e moralmente sbagliato, era accettato come un fallimento inevitabile e facilmente perdonabile di alcuni sacerdoti. L’atmosfera di crisi non si sviluppò se non anni dopo, quando i casi di attività sessuale con minori furono discussi pubblicamente. Prima dell’ampio riconoscimento pubblico, le vittime di abusi erano silenziose e isolate. L’obiettivo primario della gerarchia cattolica era evitare lo scandalo.

    PRIMA FASE: L’INTERFACCIA PSICHIATRIA/PSICOLOGIA
    E I PROBLEMI DEI CHIERICI CATTOLICI

    19. Quando sono entrato nel sacerdozio, le attività sessuali di preti e religiosi presumibilmente celibi erano tenute nascoste al pubblico da un sistema chiuso che ho chiamato “sistema celibe/sessuale”. I chierici in una posizione di responsabilità all’interno della Chiesa sarebbero a conoscenza dell’attività sessuale del clero cattolico, inclusa l’attività sessuale con minori, perché come vescovo/superiore/vicario, erano a conoscenza delle lamentele e avrebbero dovuto affrontare i problemi man mano che si presentavano. Alla fine degli anni ’50 e all’inizio degli anni ’60, quando la conoscenza ha lasciato il sistema chiuso, è entrata nel sistema psichiatrico. La psichiatria e la psicologia erano usate per trattare il religioso offensivo, contenere lo scandalo e per placare il sistema legale se il religioso violava la legge. Le vittime e le loro famiglie venivano solitamente rassicurate dalle autorità ecclesiastiche e successivamente ignorate.

    20. Per i successivi 8-10 anni, i problemi sessuali del clero cattolico furono inclusi sotto l’ombrello di altri problemi psichiatrici, in particolare l’alcolismo. Infatti, l’alcolismo fu il primo ad essere separato e differenziato come un disturbo specifico che affliggeva il clero. (Vedi l’articolo sul Saturday Evening Post, intorno al 1953, e passa in rassegna l’istituzione di centri speciali per il trattamento dell’alcol per i sacerdoti).

    21. Nel corso del tempo, i disturbi psicosessuali sono stati differenziati dall’alcolismo, dalla depressione, dalla schizofrenia e dai disturbi caratterologici. Ciò non significa che il termine “pedofilia” (e in particolare il termine “efebofilia”) fosse di uso comune. Certamente nel 1976, il problema del clero cattolico che agiva sessualmente con i minori era stato riconosciuto come una grave malattia mentale.

    22. La prima discussione pubblica sull’abuso sessuale di minori da parte di sacerdoti fu in un incontro sponsorizzato dalla National Association for Pastoral Renewal tenutosi nel campus della Notre Dame University nel 1967. Tutti i vescovi cattolici americani furono invitati a quell’incontro.

    23. Nel 1968 la neonata Conferenza Nazionale dei Vescovi Cattolici autorizzò una serie di indagini sul sacerdozio negli Stati Uniti che furono pubblicate nel 1972. Questi studi comprendevano le indagini storiche, le indagini sociologiche e le indagini psicologiche. Queste indagini sono state piuttosto dettagliate ed estese. Conoscevo molti dei consulenti che erano coinvolti negli studi, inclusi molti che erano associati al Seton Institute ed erano miei colleghi professionisti. Questi includevano Ivan Junk, MD, Sara Charles, MD, Marianne Benkert, MD, e Leo Bartemeier, MD Fr. Eugene Kennedy, che stava conducendo lo studio psicologico, era un assiduo frequentatore del Seton Institute.

    24. Lo studio NCCB/USCC ha concluso che 1/3 dei sacerdoti cattolici negli Stati Uniti era sottosviluppato emotivamente, 1/3 si stava sviluppando e 1/3 era sviluppato. Questi studi hanno convalidato la mia osservazione della salute emotiva e dello sviluppo dei sacerdoti e dei religiosi che avevo osservato e curato a Menninger e Seton e nel mio lavoro terapeutico e nei miei studi.

    25. Nel 1977 un ulteriore studio, sempre di p. Eugene Kennedy, ha scoperto che il 57% dei sacerdoti cattolici era sottosviluppato, il 29% si stava sviluppando, l’8% era malsviluppato e solo il 6% era sviluppato emotivamente.

    SECONDA FASE: L’AVVENTO DELLE NORME DI SEGNALAZIONE

    26. Il sistema segreto che nasconde le attività sessuali con minori da parte di sacerdoti e religiosi cattolici è stato colpito per la prima volta nel 1962, quando sono state approvate le prime leggi sulla denuncia. Nel 1968 praticamente tutti gli stati avevano leggi sulla segnalazione. Nel 1974 fu approvata la legislazione federale che imponeva l’esistenza di leggi sulla segnalazione in ogni stato. Ciò non significa che tali reati siano stati denunciati o che le autorità ecclesiastiche fossero incaricate di riferire in ogni stato.

    27. Sebbene negli anni ’30 e ’40 fossero state approvate leggi che criminalizzavano l’agire sessualmente con minori, queste leggi sono state raramente attivate fino a molti anni dopo l’approvazione di leggi che imponevano la denuncia di sospetta condotta sessuale scorretta con minori.

    28. La legislazione federale del 1974 che ha reso le leggi sulla segnalazione un requisito obbligatorio per la ricezione di aiuti federali è stata significativa per la mia pratica. Per la prima volta, ciò mise sotto pressione la psichiatria e la psicologia perché fu la prima intrusione esterna nella riservatezza della relazione terapeuta/paziente.

    29. Nel 1976 l’aumento dell’obbligo di denunciare sospette attività sessuali con bambini spinse il Dr. Leo Bartemeier ed io a valutare tutte le nostre informazioni disponibili al fine di quantificare la portata del problema all’interno del clero cattolico. Il dottor Bartemeier era stato ampiamente coinvolto nella consultazione con le autorità della Chiesa sin dalla fine degli anni ’20. Prendendo in considerazione tutti i dati disponibili, abbiamo stimato che il 6% di tutto il clero e i religiosi cattolici abbia agito sessualmente con minori.

    30. All’epoca in cui il dottor Bartemeier ed io abbiamo fatto queste stime, i termini pedofilia ed efebofilia non erano di uso comune e il manuale diagnostico ufficiale per i disturbi mentali li vedeva come parte di un disturbo generale della personalità. Ciò non significava che i professionisti del settore ei vescovi cattolici ei superiori religiosi non fossero a conoscenza del comportamento; veniva semplicemente definita attività sessuale con minori.

    31. Nel 1976, la mia specialità per 12 anni era stata la consulenza con sacerdoti e religiosi cattolici. Facevo anche consulenza a numerosi pazienti laici che riferivano di rapporti sessuali con il clero cattolico. La stima di cui sopra è stato uno sforzo da parte mia e del Dr. Bartemeier per comprendere la portata del problema.

    32. Nei miei anni come counselor e psicoterapeuta non ho mai curato contemporaneamente un prete e la sua vittima minorenne. Ho anche avuto cura di non consigliare o curare i sacerdoti o le loro vittime minorenni se avevo un rapporto conflittuale con la Diocesi o la Congregazione. In alcuni casi ho curato un prete e il suo partner sessuale adulto con il loro consenso.

    TERZA FASE: LA FUSIONE DI PSICHIATRIA/PSICOLOGIA
    E L’APERTURA DEI CENTRI DI CURA CATTOLICI

    33. All’inizio degli anni ’50, p. Bier, un gesuita della Fordham University, ha sostenuto i test psicologici dei candidati al sacerdozio per eliminare i sacerdoti problematici, compresi quelli che hanno agito sessualmente. Fr. Gli scritti di Bier e la difesa dell’uso dei test di screening riflettevano una crescente consapevolezza all’interno della chiesa cattolica che i comportamenti sessuali degli uomini che professavano il celibato non erano solo problemi spirituali prevedibili, ma contenevano anche componenti psicologiche.

    34. In precedenza, se un sacerdote faceva sesso o si innamorava, questi erano considerati problemi morali/spirituali ordinari e prevedibili. Il crescente riconoscimento della dimensione psicologica di tali problemi morali/spirituali coincise con l’apertura di centri di cura cattolici, con i gesuiti che formavano nove sacerdoti-psichiatri all’interno delle province statunitensi, e con l’apertura di programmi di formazione per maestri dei novizi e direttori spirituali che hanno preso in considerazione tenere conto della dimensione psicologica dei problemi morali/spirituali.

    35. Nel mio ordine, Thomas Verner Moore è stato il primo sacerdote/psichiatra benedettino. Fr. Moore ha fondato il Dipartimento di Psichiatria presso l’Università Cattolica d’America negli anni ’40. L’Università Cattolica era l’unica università con un Dipartimento di Psichiatria senza una scuola di medicina.

    36. Il secondo sacerdote/psichiatra benedettino fu p. Hayden che ha fondato il Marselan Institute nel Massachusetts negli anni ’50. Questo centro psichiatrico era principalmente per bambini con problemi psicologici. Il Marselan Institute è stato il predecessore del St. Luke Institute. L’Istituto si è evoluto da centro di cura per bambini a centro di cura per sacerdoti con problemi comportamentali. Anche il St. Luke Institute è stato fondato da un prete/psichiatra, p. Michael Petersson. 37. L’Hartford Retreat (precedentemente noto come Asylum) fu aperto nel 1822. Questo centro è ora noto come Institute of Living. Nel 1954 il dottor Francis Braceland divenne direttore medico dell’Istituto. Il dottor Braceland era un devoto cattolico e assisteva alla messa quotidiana nella cappella interconfessionale dell Istituto. Dott. Braceland era estremamente interessato all’interfaccia tra religione e psichiatria e scrisse un libro su religione e psichiatria negli anni ’50. Braceland si è anche consultato ampiamente con vescovi e superiori religiosi sui problemi psichiatrici nel sacerdozio e ha incoraggiato il rinvio di sacerdoti problematici all’Istituto. Il dottor James Gill, un prete gesuita, fu assunto dal dottor Braceland. Il dottor Gill è stato chiamato nel caso che coinvolgeva p. Peebles nel 1984. P. “B” di Dallas è stato successivamente curato presso l’Institute of Living nel 1994 dopo che la diocesi ha ricevuto una denuncia riguardante le sue attività con una ragazza minorenne nel 1981. Braceland si è anche consultato ampiamente con vescovi e superiori religiosi sui problemi psichiatrici nel sacerdozio e ha incoraggiato il rinvio di sacerdoti problematici all’Istituto. Il dottor James Gill, un prete gesuita, fu assunto dal dottor Braceland. Il dottor Gill è stato chiamato nel caso che coinvolgeva p. Peebles nel 1984. P. “B” di Dallas è stato successivamente curato presso l’Institute of Living nel 1994 dopo che la diocesi ha ricevuto una denuncia riguardante le sue attività con una ragazza minorenne nel 1981. Braceland si è anche consultato ampiamente con vescovi e superiori religiosi sui problemi psichiatrici nel sacerdozio e ha incoraggiato il rinvio di sacerdoti problematici all’Istituto. Il dottor James Gill, un prete gesuita, fu assunto dal dottor Braceland. Il dottor Gill è stato chiamato nel caso che coinvolgeva p. Peebles nel 1984. P. “B” di Dallas è stato successivamente curato presso l’Institute of Living nel 1994 dopo che la diocesi ha ricevuto una denuncia riguardante le sue attività con una ragazza minorenne nel 1981.

    38. I Servi del Paraclito aprirono il loro primo centro di ritiri spirituali nel 1949 a Jemez Spring, New Mexico, per prendersi cura dei sacerdoti problematici. Ricordo l’apertura del centro di rinnovamento a Nevis, Minnesota qualche tempo dopo. Questi erano centri di rinnovamento spirituale fondati sul concetto di un ritiro spirituale di tipo monastico e inizialmente non incorporavano elementi psichiatrici e psicologici nei loro programmi di cura. (Nel 1957 furono istituiti centri di cura specializzati per sacerdoti con problemi di alcol come “Guest House”.)

    39. Alla fine degli anni ’60 e all’inizio degli anni ’70, furono aperti numerosi centri di cura cattolici specifici per sacerdoti e religiosi, tutti in coincidenza con una crescente consapevolezza tra i vescovi cattolici ei superiori religiosi che i problemi sessuali e morali/spirituali avevano dimensioni psicologiche.

    40. Ero anche a conoscenza dell’apertura di Southdown a Toronto nel 1966 e della House of Affirmation nei primi anni ’70. Ero molto interessato a questi centri per l’incorporazione di elementi psicologici e psichiatrici nei loro programmi di trattamento spirituale.

    41. Ho osservato che con l’apertura di queste strutture sono aumentate le segnalazioni di sacerdoti con dipendenze sessuali. A mio avviso, questo aumento non è avvenuto perché i comportamenti sessuali dei sacerdoti erano un problema nuovo o perché queste strutture sono state aperte con il preciso scopo di curare i disturbi sessuali; piuttosto, il trattamento psicologico dei sacerdoti problematici ha evidenziato la frequenza dei disturbi psicosessuali nel clero. Casi di abusi sessuali ricorrenti, fastidiosi e innegabili hanno costretto i vescovi cattolici ei superiori religiosi ad aumentare i rinvii a queste nuove strutture.

    42. La consapevolezza delle dimensioni dei problemi presentati dalle dipendenze sessuali si è ampliata man mano che la psicologia e la psichiatria hanno infranto le barriere della segretezza e le vittime e gli autori sono diventati disposti a parlare più apertamente delle loro esperienze.

    43. Ho anche seguito con grande interesse come le Serve del Paraclito cominciassero a incorporare la consapevolezza psichiatrica nel loro trattamento dei sacerdoti. Erano particolarmente sensibili ai problemi di natura sessuale. La consapevolezza è sbocciata da una crescente necessità di rivolgersi a una popolazione di pazienti sacerdoti che presentava disturbi sessuali compulsivi che riflettevano uno sviluppo psicologico arrestato che non poteva essere assistito da un solo ritiro spirituale. I sacerdoti dei Paracleti hanno iniziato la formazione in psicologia e sessualità a San Francisco presso l’Institute for the Advanced Study of Sexuality all’inizio degli anni ’70 per prepararsi all’apertura nel 1976 di programmi di trattamento per affrontare i disturbi psicosessuali.

    44. Mi sono tenuto aggiornato sullo sviluppo dei percorsi terapeutici denominati Casa Fondazione, Via Coeli e Villa Martinez che si sono aperti nel tempo, a partire dal 1976.

    45. Ho visitato personalmente il programma Paraclete nel 1981, ho intervistato il personale ed esaminato il programma di trattamento. Ho conosciuto p. Michael Foley e p. Liam Hoare da tempo e recentemente ha scritto una serie di riflessioni sul celibato per la loro newsletter nazionale. Rispetto quello che ho visto del loro lavoro nel 1981.

    46. ​​Voglio ribadire che i problemi psicosessuali dei sacerdoti non erano un fenomeno nuovo a metà degli anni ’70. Ma la consapevolezza dei modi psichiatrici di affrontare questi problemi era relativamente nuova. L’istituzione di centri di cura ha offerto a vescovi e superiori religiosi un ulteriore modo per gestire i problemi che avevano sempre affrontato in un’atmosfera più esclusiva e segreta.

    47. L’esistenza di centri di cura cattolici ei tipi di modalità di trattamento disponibili erano ampiamente conosciuti all’interno della comunità cattolica e venivano utilizzati dai vescovi e dai superiori religiosi per indirizzare i sacerdoti al trattamento psicologico. Questi centri di trattamento includevano regimi di trattamento per disturbi psicosessuali che coinvolgono minori. La letteratura promozionale che pubblicizzava questi centri veniva inviata periodicamente a ciascun vescovo da molti dei centri. I programmi di trattamento Paraclete erano ben pubblicizzati, conosciuti e rispettati.

    48. Nel 1976 le Serve del Paraclito hanno aperto quello che forse è stato il primo programma al mondo con un regime terapeutico volto a curare i disturbi psicosessuali, compresi i disturbi che comportano l’abuso sessuale di minori. La capacità della comunità cattolica di progettare e attuare un tale programma è sia un riflesso della necessità di tale programma sia il grado di conoscenza della portata del problema della cattiva condotta sessuale con i bambini da parte di sacerdoti e religiosi cattolici. Il fatto che i preparativi per l’apertura di questo programma richiedessero anni dimostra la conoscenza diffusa della cattiva condotta sessuale esistente con i minori da parte del clero cattolico alla fine degli anni ’60 e all’inizio degli anni ’70.

    49. Si noti che il programma Paraclito tratta solo sacerdoti e religiosi cattolici su raccomandazione dei loro vescovi o superiori religiosi. Il vescovo o il superiore religioso è responsabile di tutti i costi delle cure e riceve periodicamente rapporti sui progressi del sacerdote cattolico o del fratello malato.

    50. Da tutte le fonti disponibili, e dal mio lavoro e ricerca sul campo, ho stimato che almeno 1.300 sacerdoti e religiosi sono stati curati per disturbi psicosessuali che coinvolgono minori negli ultimi 25 anni per un costo di oltre cinquanta milioni di dollari

    51. Negli anni ’70 la Conferenza episcopale ha contribuito con denaro ai Paracleti per sostenere lo sviluppo del loro programma. Poiché gli obiettivi e gli scopi del programma di cura erano ben noti all’interno della gerarchia cattolica, gli obiettivi e gli scopi sarebbero stati noti anche alla Conferenza episcopale. La Conferenza episcopale ha anche emanato direttive riguardanti la conservazione o la distruzione dei rapporti sui trattamenti forniti ai vescovi, e i Paracliti e il loro staff hanno seguito queste direttive.

    52. Ci sono prove che la diocesi di Dallas fosse ben consapevole delle risorse disponibili nella rete dei centri di cura cattolici. Hanno contattato p. James J. Gill, sacerdote gesuita associato all’Institute of Living, nel 1984 a proposito di p. Sassi. Fr. Gill, che è un noto psichiatra formatosi ad Harvard, ha tenuto workshop e seminari in tutto il mondo su questioni psicologiche che interessano il clero sin dagli anni ’60. Inoltre, nel 1986 p. Peebles è stato valutato al St. Luke, nel 1992 p. Rudolph Kos era un paziente del Paraclete Center nel New Mexico, e p. “B” era un paziente dell’Institute of Living nel 1994.

    53. Concludo che i vescovi degli Stati Uniti, individualmente e collettivamente, negli anni ’70 erano ben consapevoli di alcuni problemi psicologici dei sacerdoti, incluso il coinvolgimento sessuale con minori, ed erano anche consapevoli di modi alternativi di affrontare i problemi psicosessuali diversi da quelli spirituali rinnovo e trasferimenti geografici.

    QUARTA FASE: LE VITTIME DI ABUSI SESSUALI DEI SACERDOTI/LA RISPOSTA DEI VESCOVI

    54. Alla fine degli anni ’30, la ricerca e la scrittura psichiatrica iniziarono a riconoscere i danni dell’attività sessuale degli adulti con i minori. Questo fatto si riflette nel crescente corpo di scritti psichiatrici su questo tema. L’avvento delle leggi sulla denuncia nel 1962 ha messo in evidenza la crescente consapevolezza del grave danno che l’abuso sessuale sui bambini ha provocato nel bambino vittima.

    55. Prima del 1966, anche la National Catholic Welfare Conference (l’organizzazione che ha preceduto l’NCCB/USCC) aveva un Family Life Bureau. Lo scopo di questo Bureau era quello di studiare la vita familiare, che avrebbe incluso questioni di contatto sessuale prematuro adulto-bambino e il conseguente trauma per i bambini.

    56. Già negli anni ’60 i vescovi cattolici ei superiori religiosi tentarono di trattare alcuni dei casi più gravi di cattiva condotta sessuale ricorrendo alla psichiatria e alla psicologia. Questo sforzo è cresciuto in dimensioni, portata e raffinatezza fino a quando, alla fine degli anni ’70, i centri di cura cattolici erano all’avanguardia della psichiatria e della psicologia nell’uso di sofisticate tecniche di trattamento per il trattamento di sacerdoti e religiosi cattolici che avevano agito sessualmente con minori. È ragionevole chiedersi: quale cura è stata prestata ai bambini vittime noti del coinvolgimento sessuale di sacerdoti? Quali misure sono state intraprese per proteggere i bambini cattolici e le loro famiglie dal noto rischio di futuri abusi?

    57. Nella mia pratica ho curato vittime di cattiva condotta sessuale da parte di preti e religiosi cattolici e ho esaminato molteplici casi clinici. Alcuni pazienti denunciano comportamenti scorretti agli Uffici della Cancelleria, ai vescovi e ai superiori religiosi. In risposta alle loro denunce, le vittime riferiscono costantemente di essere state viste come traditrici e sleali nei confronti della loro chiesa. Le vittime si sentivano viste come seduttrici, seduttrici, peccatrici o, in alcuni casi, opportuniste e trattate in gran parte senza simpatia.

    58. Fino all’inizio degli anni ’90. un Arcivescovo ha affermato che i preti che si occupavano di minori erano le vittime ingenue dei ragazzi di strada.

    59. Sebbene solo una piccola percentuale di genitori o vittime di abusi sessuali si sia esposta a vescovi e superiori religiosi, vi è stato un numero sufficiente di persone che hanno presentato denunce in modo che i vescovi disponessero di dati sufficienti per essere a conoscenza delle vittime, del loro dolore e del danno arrecato a loro. I reclami sono stati scoraggiati a causa dell’accoglienza ricevuta. I casi di Dallas dimostrano risposte inappropriate ai reclami. Le vittime e le loro famiglie sono state ingannate, confuse, ignorate, non accreditate o scoraggiate. Queste famiglie sono state inibite da informazioni false, incomplete e fuorvianti che in effetti servirebbero l’interesse della Chiesa piuttosto che l’interesse superiore del bambino vittima. Questo modello è abbastanza coerente nelle diocesi e nelle arcidiocesi degli Stati Uniti.

    60. Una vittima è maltrattata se, dopo aver registrato una denuncia o un’accusa di abuso, le autorità ecclesiastiche la indirizzano a persone o agenzie che non si occuperanno delle sue lamentele o dei suoi problemi in modo obiettivo, o che non rispondono nell’interesse superiore della vittima. Il rinvio al Dr. McNamara nel caso Hughes ne è un esempio. Le vittime vengono maltrattate se le autorità ecclesiastiche avviano lunghe trattative che non portano da nessuna parte e spesso sfociano nello scoraggiamento delle vittime e delle loro famiglie; o se i funzionari della Chiesa non agiscono in modo tempestivo per promuovere il benessere delle vittime. Le vittime e le loro famiglie vengono maltrattate se i funzionari della Chiesa fanno false promesse, forniscono informazioni false o incomplete o nutrono false speranze di riconciliazione o di azioni appropriate. Esempi di questi modelli e pratiche sono evidenti in ciascuno dei casi di Dallas.

    QUINTA FASE: IL SISTEMA SEGRETO VIENE VIOLATO

    61. I casi della Louisiana giunsero all’attenzione pubblica nel 1985. Questi casi erano unici perché, per la prima volta, la prova di una conoscenza preventiva, in questo caso da parte del Vescovo della Diocesi di Lafayette, sfuggì al sistema segreto ed entrò nel dominio pubblico. Prima del 1985, c’erano stati procedimenti penali e azioni legali per presunta cattiva condotta sessuale con minori da parte di sacerdoti e religiosi, ma le prove della conoscenza precedente non hanno lasciato il sistema segreto. Il caso Lafayette è stata la prima volta in cui è diventata pubblica la pratica consolidata per la gestione di questi casi da parte della Chiesa. Mi è chiaro che la gerarchia cattolica negli Stati Uniti, rappresentata dalla Conferenza nazionale dei vescovi cattolici, ha apprezzato molto l’importanza di questo tipo di conoscenza pubblica perché la gerarchia (ai livelli più alti) è stata coinvolta, tra cui il Consigliere Generale e Segretario Generale della Conferenza Episcopale e il Canonista del Delegato Apostolico. Questo coinvolgimento implica che la gerarchia cattolica fosse consapevole della minaccia rappresentata per il sistema segreto dalla diffusa conoscenza pubblica del modo in cui i casi di abuso erano stati precedentemente gestiti. I media erano stati molto riluttanti a sfidare la gerarchia della Chiesa cattolica con qualsiasi denuncia pubblica di illeciti. Questa riluttanza, in una certa misura, si estese alla religione in generale. Normalmente, i vescovi cattolici nei loro vari paesi erano stati in grado di controllare i media e persino i tribunali civili. Nel caso Lafayette, tale controllo è stato parzialmente perso. Eppure, anche a Lafayette, Louisiana, solo una piccola parte della cattiva condotta totale del clero è mai stata resa pubblica; la conoscenza dettagliata da parte del pubblico della portata dell’effettivo abuso non era molto diffusa.

    62. Un media cattolico indipendente ha riportato alcuni dettagli dei fatti di Lafayette. L’esposizione in quest’arena ha esercitato una maggiore pressione sul sistema segreto che in precedenza aveva nascosto gli abusi sessuali sui bambini da parte dei sacerdoti.

    63. Nel 1992 un caso particolarmente eclatante di cattiva condotta sessuale di sacerdoti che coinvolgeva bambini è stato ampiamente riportato sia dalla stampa che dai media visivi. Un prete cattolico, James Porter, ha abusato di quasi 200 vittime. Questo caso ha comportato anche prove credibili di conoscenza da parte di numerosi vescovi e altri superiori della Chiesa: trasferimenti per evitare scandali, mancanza di supervisione e occultamento attivo di p. I delitti di Porter. Per la prima volta, alcune vittime di abusi da parte di altri sacerdoti che sono venute a conoscenza della copertura giornalistica si sono rese conto di non essere sole: le loro esperienze erano simili agli eventi discussi pubblicamente del caso Porter. Questa conoscenza ha consentito ad alcune di queste vittime di farsi avanti e discutere pubblicamente le proprie esperienze di abusi da parte di sacerdoti.

    64. Nel periodo dal 1985 al 1992, c’è stata una crescente sensibilità alla consapevolezza che i vescovi ei superiori religiosi cattolici potevano essere coinvolti nell’occultamento della conoscenza di attività criminali da parte di sacerdoti e religiosi cattolici. Una massa crescente di persone che erano state violate ha iniziato a condividere alcune delle loro esperienze con psicologi, psichiatri, coniugi, genitori, amici e avvocati. La condivisione ha creato un corpo di centinaia di migliaia di persone che conoscevano una realtà che fino ad allora non era stata discussa pubblicamente. La divulgazione nazionale delle prove del continuo occultamento delle attività di Porter da parte di numerosi vescovi cattolici ha portato alcune vittime e le loro famiglie a rendersi conto che forse erano state ingannate anche dalle autorità religiose nelle loro diocesi. Ci sono prove di questa dinamica e di tale occultamento da parte della diocesi di Dallas e dell’NCCB/USCC in ciascuno dei casi di Dallas e del vicariato militare in due dei casi che coinvolgono p. Sassi.

    IL DANNO ALLE VITTIME DI ABUSI SESSUALI DA PRETI/RELIGIOSI

    65. È ben documentato che l’abuso sessuale di un minore è dannoso per quel minore e ne distorce il normale sviluppo psicologico. Il mio lavoro con le vittime di abusi e la revisione della letteratura forniscono un supporto concreto a questa affermazione.

    66. L’abuso sessuale di un bambino da parte di un sacerdote si sviluppa frequentemente in modo graduale e presenta alcuni aspetti complicati: 1) il contatto sessuale nasce da un rapporto di grande fiducia da parte del minore; 2) il bambino è straordinariamente vulnerabile in quanto il sacerdote è visto come un agente di Dio; 3) un rapporto affettuoso spesso precede il contatto sessuale in modo che il bambino senta di avere (solitamente) un rapporto molto speciale con il sacerdote; 4) c’è un’incredibile impotenza da parte del bambino abusato: la maggior parte dei minori abusati si sente responsabile dell’abuso che si verifica o è così impotente da non poter rivelare l’abuso ai propri genitori e spesso, a chiunque altro; 5) tale segretezza circonda l’abuso che la divulgazione è inibita – talvolta rinforzata da minacce – che consente all’abuso di continuare; e 6) se l’abuso viene rivelato, il bambino vittima raramente viene trattato in modo responsabile e pastorale dai vescovi. Inoltre, la fiducia dei genitori nel loro vescovo permette manipolazioni, intimidazioni e, in alcuni casi, inganni attivi, con conseguenze negative per il benessere del bambino.

    67. Gli effetti dell’abuso a volte possono essere visti immediatamente da professionisti qualificati sotto forma di depressione, malumore, ritiro o acting out, ma le origini del disagio sono molto difficili da distinguere senza un’assistenza professionale competente. Molte volte, gli effetti sono abbastanza sottili e si chiariscono solo in retrospettiva.

    68. L’effetto a lungo termine dell’abuso sessuale sui bambini può essere pervasivo e debilitante quando sono presenti determinate condizioni nella dinamica dell’abuso. Questi effetti pervasivi e debilitanti sono stati discussi in case history e studi presentati nella letteratura psichiatrica e psicologica per molti anni prima degli eventi che hanno dato origine al contenzioso Dallas. Vescovi e superiori religiosi e i loro consiglieri nel campo della psicologia e della psichiatria sapevano e potevano apprezzare, a mio avviso, negli anni ’70, il danno che risultava a un bambino vittima di abusi da parte di un sacerdote o di un religioso di fiducia.

    69. Nel 1982, le persone in possesso di materiale pedopornografico erano designate come autori di reati più gravi e distinte da altre persone in possesso di materiale pornografico che coinvolgeva adulti. Recentemente, tre sacerdoti cattolici facevano parte di un gruppo di 45 uomini arrestati in un’operazione dell’FBI (1995/96) per aver ricevuto materiale pedopornografico. Uno è stato condannato a dieci anni di carcere. Un altro prevede una condanna da 12 a 18 mesi. Il terzo caso è pendente. Anche il caso New York v. Ferber, 458 US 747 (1982) ha passato in rassegna la letteratura nell’area degli abusi sessuali sui minori e riconosce la consapevolezza di lunga data negli ambienti professionali e legali del danno ai bambini derivante da tali abusi.

    70. Nel 1984 e nel 1985 p. Michael Peterson del St. Luke Institute, p. Thomas Doyle, Canonista presso la Nunziatura Apostolica, e Mr. Ray Mouton, avvocato civile che rappresenta p. Gilbert Gauthe, ha preparato un’ampia relazione sugli aspetti civili, canonici e psicologici del coinvolgimento sessuale del sacerdote con i bambini. Questo rapporto includeva dichiarazioni ben documentate riguardanti gli effetti dannosi a lungo termine per un bambino vittima di abusi sessuali. Nel settembre 1993 il Comitato ad hoc sugli abusi sessuali dell’NCCB ammise che questo rapporto identificava praticamente le stesse questioni che erano state precedentemente analizzate per i vescovi.

    71. Nel 1985 David Finkelhor, Ph.D., e Angela Brown, Ph.D., hanno digerito ciò che era noto dalla ricerca precedente in un potente modello che non lasciava dubbi sul potenziale danno a lungo termine per le vittime di abusi sessuali su minori . L’interazione di quattro dinamiche è notoriamente ingrediente attivo nell’abuso sessuale di bambini da parte di sacerdoti e religiosi. L’atmosfera di segretezza che circonda la risposta di vescovi/superiori/vicari/sacerdoti all’avviso di abuso ha accentuato la dinamica della vittimizzazione. Queste dinamiche includono: sessualizzazione traumatica, stigmatizzazione, tradimento e impotenza. Ognuna di queste dinamiche è evidente nei casi Dallas ed è causalmente correlata all’ampio danno documentato nei profili psicologici dei Querelanti. Vedi Tabella 1 (allegata), Traumagenic Dynamics in the Impact of Child Sexual Abuse, dall’articolo Finkelhor/Brown. 72. È sconcertante che la diocesi di Dallas abbia continuato a riferire le vittime e gli autori di abusi a professionisti che avevano alleanze contrastanti con la diocesi di Dallas (Dr. McNamara) o a cui erano state negate le informazioni necessarie per fornire una diagnosi adeguata e obiettiva (Dr. Jaeckle e St. Luke Institute).

    COMPONENTI DEL SISTEMA SEGRETO- -ATTIVITÀ SESSUALE
    DA PARTE DI SACERDOTI E RELIGIOSI PUBBLICAMENTE CELIBATI

    73. Il celibato, lo stato di non matrimonio e la pratica della perfetta castità, è un requisito per l’ordinazione al sacerdozio cattolico di rito latino. (Canone 277). Il vescovo cattolico ha il compito di vigilare e assicurare il rispetto di questo requisito. Il celibato è un requisito permanente per il sacerdozio attivo. Ciò equivale a una certificazione che qualsiasi prete cattolico attivo è sessualmente sicuro. I vescovi, i superiori religiosi e le loro operazioni mediatiche negli Stati Uniti hanno assiduamente promosso questa immagine e questo presupposto.

    74. Che cos’è, infatti, un celibato ideale inattaccabilmente nobile: caratterizzato dalla totale dedizione a Dio, libero da ogni ambivalenza, simbolo vivente dell’universalità e del significato dell’amore divino e della completa disponibilità e dedizione al servizio dell’umanità. Non ho niente in discussione con il concetto e il perseguimento dell’ideale celibe.

    75. Certamente, la stragrande maggioranza dei sacerdoti cattolici non abusa sessualmente di minori. Ma, poiché le conseguenze dell’abuso di un bambino da parte di una persona che detiene il potere spirituale sono così terribili e di lunga durata, anche una piccola percentuale di autori all’interno del ministero è una questione di estremo interesse pubblico e urgenza. Inoltre, il fatto che tali abusi avvengano in altre parti della società non diminuisce la necessità di un’azione responsabile da parte dei vescovi cattolici negli Stati Uniti nei confronti dei propri sacerdoti, vescovi e membri laici della loro chiesa.

    76. Come ho affermato sopra, nel 1976 il Dr. Bartemeier ed io siamo stati in grado di stimare che il 6% di tutti i sacerdoti e religiosi cattolici si occupava di minori. Se potessimo saperlo, credo che lo sapessero anche i vescovi.

    77. p. Andrew Greeley, sacerdote sociologo dell’arcidiocesi di Chicago, ha stimato che tra il 5 e il 7% dei preti cattolici si coinvolge sessualmente con minori.

    78. Diverse altre fonti stimano dal 2% al 10% la percentuale di tutti i sacerdoti cattolici che si interessano sessualmente di minori. C’è una certa confusione sul fatto che queste cifre si riferiscano solo ai pedofili (coinvolgimento sessuale con bambini in età prepuberale), agli efebofili (coinvolgimento sessuale con adolescenti) o ad entrambi. Stimo che il 2% di tutti i preti cattolici siano pedofili e che un ulteriore 4% si occupi di adolescenti (efebofili). 79. Quando si considerano le singole istituzioni cattoliche o le diocesi, la proporzione di coloro presunti o incriminati per abusi sessuali su minori è spesso superiore alle mie stime. Ad esempio, diverse diocesi cattoliche negli Stati Uniti rivelano che oltre il 10% dei sacerdoti attivi ha avuto rapporti sessuali con minori.

    80. Uno studio approfondito su un seminario minore della California (studenti di età compresa tra 13 e 17 anni) è stato condotto nel 1993 da un comitato di revisione indipendente composto da professionisti religiosi e laici nel campo del lavoro sociale e della psicologia, della legge e della medicina. Questo studio ha mostrato che il 25% della facoltà religiosa (Frati Francescani) ha avuto contatti sessuali inappropriati con studenti minorenni per un periodo di ventitré (23) anni.

    81. Un modello simile di cattiva condotta è stato documentato in un seminario minore del Midwest (studenti di età compresa tra 13 e 17 anni) tra gli anni 1968-1986, quando quattordici (14) vittime si sono lamentate di abusi sessuali da parte di sei sacerdoti membri della facoltà. Ulteriori denunce sono state registrate contro tre sacerdoti membri della facoltà tra il 1972 e il 1992. Il mio studio suggerisce che solo una piccola percentuale di sacerdoti o religiosi che abusano all’interno di una data comunità o area viene mai a conoscenza del pubblico, anche quando vengono mantenuti gli sforzi per la scoperta e la divulgazione . Il sistema segreto che circonda preti e vescovi è molto protettivo e ben consolidato.

    82. I miei studi rivelano che l’abuso sessuale all’interno dei seminari da parte di docenti sacerdoti è significativo perché il 10% del clero riferisce di aver subito abusi sessuali durante il corso di studi per l’ordinazione.

    83. L’abuso sessuale non è un problema esclusivo del sacerdozio cattolico negli Stati Uniti. In Canada, l’arcivescovo cattolico di Terranova ha istituito una commissione indipendente per studiare gli abusi sessuali a lungo termine sui minori in una delle sue istituzioni. Lo studio di Terranova ha rivelato che 13 sacerdoti su 107 erano coinvolti in attività sessuali con minori. Sono stati coinvolti anche altri 23 fratelli religiosi e dipendenti della chiesa. Il rapporto pubblicato, completato nel 1990, è stato il trampolino di lancio per le riforme avviate dalla Conferenza episcopale canadese e attuate nelle diocesi di tutto il Canada.

    84. Uno studio del 1991 su un campione casuale di clero cattolico in Sud Africa ha rivelato che circa il 45% dei sacerdoti ha riferito di essere stato sessualmente attivo con un partner non specificato nei due anni precedenti. Questo studio è stato condotto da un prete cattolico, Victor Kotze.

    85. Uno studio del 1995 sui sacerdoti in Spagna sostiene che il 7% di tutti i sacerdoti ha commesso gravi reati sessuali contro minori. Lo stesso studio riporta che su un campione di 354 sacerdoti sessualmente attivi, il 26% ha agito sessualmente con minori. Complessivamente, l’autore afferma che il 60% di tutti i sacerdoti cattolici in Spagna sono sessualmente attivi.

    86. Nel 1996 la Conferenza episcopale irlandese, in una dichiarazione scritta, si è impegnata a cooperare pienamente con la polizia e le autorità civili per consegnare alla giustizia i responsabili noti del sacerdozio cattolico in Irlanda. La Conferenza irlandese si è anche scusata con la comunità laica cattolica per la sua lunga incapacità di rispondere agli avvisi di abusi sui bambini da parte di preti cattolici in Irlanda.

    87. La Conferenza episcopale australiana nel maggio 1996, ha riconosciuto problemi simili con il clero cattolico in Australia e ha emesso una dichiarazione politica riguardante la cooperazione con un’indagine annunciata da una commissione reale. L’avviso è stato letto in ogni parrocchia in Australia.

    88. Come ho spiegato in altre sezioni di questa relazione, la gerarchia della Chiesa cattolica negli Stati Uniti, come esemplificata dai vescovi, arcivescovi, cardinali e altri membri della Conferenza episcopale degli Stati Uniti, ha saputo di questo problema per un po ‘di tempo. Come ho spiegato, stimo che il 2% di tutti i sacerdoti cattolici sia sessualmente coinvolto con bambini in età prepuberale (pedofili) e il 4% dei sacerdoti cattolici sia sessualmente coinvolto con adolescenti (efebofili). Studi ben consolidati mostrano che il pedofilo medio ha 250 o più vittime nel corso della sua vita. Non abbiamo gli stessi studi disponibili per gli efebofili. Fr. Andrew Greely stima che ci siano tra 100.000 e 150.000 vittime di abusi sessuali da parte di sacerdoti e religiosi cattolici negli Stati Uniti. Nel mio lavoro non ho mai tentato di fare una stima delle vittime.

    89. L’evidenza del diffuso abuso sessuale di minori da parte del clero cattolico negli Stati Uniti è solo un’indicazione della mancanza di pratica del celibato tra il clero cattolico. Quattro volte più preti e religiosi cattolici sono coinvolti con le donne rispetto a quelli coinvolti con i bambini, e quasi tre volte di più sono coinvolti con uomini adulti.

    90. Un problema separato all’interno del sacerdozio cattolico è la questione dell’omosessualità, in particolare alla luce della condanna della pratica omosessuale da parte della Chiesa. Osservatori esperti, comprese le autorità all’interno della Chiesa, stimano che il 40-50% di tutti i sacerdoti cattolici abbia un orientamento omosessuale e che la maggioranza di questi sia sessualmente attiva. Dai miei studi stimo che solo il 30% dei preti cattolici abbia un orientamento omosessuale e che solo la metà di questi sia sessualmente attiva. Vedere Lothstein, 34 Catholic Law Rev. 89 (1994) .

    91. Fino al 1980, non erano stati pubblicati studi sul comportamento sessuale dei sacerdoti cattolici che prestavano servizio nel ministero pubblico. Nel 1980, uno studio di tesi sui preti omosessuali è stato condotto da un prete cattolico presso l’Institute for Advanced Study of Human Sexuality. Il campione finale ha coinvolto 50 preti cattolici gay provenienti da tutti gli Stati Uniti di età compresa tra 27 e 58 anni. Del campione, solo due dei 50 sacerdoti, ovvero il 4%, si astengono attualmente dal sesso. Il numero di precedenti partner dello stesso sesso per la popolazione campione ha rivelato una media di 227 partner dello stesso sesso per partecipante al sondaggio, che vanno da 11 partecipanti che hanno segnalato 500 o più partner a 9 che hanno segnalato non più di 10. Un totale di 49, o Il 98% del campione del sondaggio ha dichiarato di voler continuare a uno stile di vita gay in futuro. Inoltre, l’88% ha affermato che,

    92. La diffusa mancanza di pratica del celibato è rilevante per la questione centrale dell’abuso sessuale di minori da parte del clero cattolico, perché una comunità che proclama pubblicamente la sicurezza sessuale dei suoi membri mentre tollera l’attività sessuale limita la capacità dei vescovi, vicari, parroci e sacerdoti di sorvegliare, disciplinare ed esplorare adeguatamente le attività criminali dei sacerdoti che abusano di bambini. L’esposizione di una parte del sistema——preti violenti——minaccia di esporre un intero sistema che supporta una mancanza di conformità celibe all’interno del sacerdozio.

    93. Il gran numero di sacerdoti omosessuali sessualmente attivi complica ulteriormente la questione a causa del potenziale di controversia pubblica e disapprovazione di questo comportamento, in particolare in considerazione del disprezzo della stessa Chiesa dell’orientamento omosessuale come una “condizione intrinsecamente disordinata”.

    94. La questione dell’omosessualità viene talvolta confusa con la questione dell’abuso sessuale sui minori a causa del numero sproporzionato di minori maschi vittime di abusi sessuali da parte di sacerdoti. Alcuni medici riferiscono che il 90% delle vittime sessuali dei sacerdoti sono uomini. Ho scoperto che il prete vittimizza i ragazzi almeno il doppio delle ragazze. Qualunque sia la proporzione, è chiaro che i preti molestano ragazzi minorenni proporzionalmente più frequentemente degli abusatori nella popolazione generale. Vedi Lothstein, 34 Cath. Legge Rev. 89 (1994) .

    95. Ritengo che la necessità di mantenere il segreto, di controllare la conoscenza pubblica degli abusi sessuali su minori da parte di religiosi cattolici, di evitare procedimenti giudiziari per tali crimini e di proteggere la reputazione e le finanze della Chiesa cattolica, abbia portato a ciò che il I querelanti di Dallas definiscono “una cospirazione” dei vescovi e dei superiori religiosi per nascondere questi crimini contro i minori. Attraverso questa “cospirazione”, i vescovi si sono sforzati di evitare un’azione decisiva e responsabile per timore di scandalo, e nonostante il noto rischio di danno per la benessere dei minori cattolici che erano a rischio. La segretezza di fronte alla conoscenza del rischio di danni ai bambini non solo è riprovevole, è potenzialmente illegale.

    DOVERI, RESPONSABILITA’ E NEGLIGENZA DI VARI CONVENUTI

    96. Conosco bene il ruolo e la responsabilità della Conferenza Episcopale (Convenuti NCCB/USCC) per quanto riguarda la formazione e la formazione sacerdotale, avendo insegnato in diversi importanti seminari cattolici dal 1967. La Conferenza Episcopale è stata molto attiva nel stabilire linee guida vincolanti per la formazione del seminario, nella certificazione e valutazione dei docenti e degli studenti del seminario e nello stabilire gli standard che devono essere soddisfatti dagli studenti e dai docenti del seminario. La Conferenza episcopale è stata attiva anche nel commissionare studi sulla formazione e l’addestramento sacerdotale.

    97. Conosco anche il ruolo della Conferenza episcopale nello stabilire, coordinare ed eseguire la politica nazionale per conto della Chiesa cattolica su questioni che incidono sulla vita cattolica negli Stati Uniti. A questo proposito, la Conferenza episcopale è l’ente cattolico che coordina e dirige gli sforzi di ricerca sui temi di interesse per la vita cattolica negli Stati Uniti.

    98. Conosco anche bene le operazioni mediatiche della Conferenza episcopale, compreso il Catholic News Service, la più grande agenzia di stampa cattolica del mondo, la loro pubblicazione, Origins, e i numerosi piani pastorali, lettere pastorali e altre dichiarazioni che esprimono la politica di i vescovi cattolici degli Stati Uniti che la Conferenza episcopale emette e che parlano direttamente alla comunità laica cattolica in tutta la nostra nazione.

    99. A mio parere, l’NCCB/USCC è stato responsabile e negligente nei seguenti aspetti:

    a) non riconoscere e avvertire il pubblico cattolico del pericolo per i minori derivante dalla nota propensione di alcuni sacerdoti e religiosi cattolici ad agire sessualmente con i bambini.

    b) promulgare standard nazionali per la formazione e la formazione sacerdotale che non affrontassero adeguatamente la necessità di identificare i seminaristi che——a causa della loro immaturità psicosessuale—erano a rischio di comportamento non celibe e quindi non erano adatti per un ministero pubblico che coinvolgesse minori .

    c) non stabilire e attuare una politica nazionale che coinvolga un laicato informato e vigilante; prominente è l’assenza di qualsiasi piano per prevenire l’attività sessuale con minori da parte di sacerdoti e religiosi cattolici.

    100. Conosco anche il ruolo dei singoli vescovi cattolici negli Stati Uniti. Ogni vescovo cattolico è responsabile della sicurezza e del benessere della comunità cattolica laica all’interno della sua diocesi. Il vescovo diocesano ha l’autorità di controllare e dirigere tutte le attività cattoliche all’interno della sua diocesi, compresa l’ordinazione, l’assegnazione, la supervisione e la disciplina di tutti i sacerdoti e religiosi cattolici all’interno della sua diocesi e il suo potere di scomunicare coloro che all’interno della sua giurisdizione non si conformano.

    101. A mio parere il Vescovo di Dallas e i suoi delegati sono stati negligenti nei seguenti aspetti:

    a) la mancata indagine su numerosi rapporti, denunce, voci, segnali d’allarme e altre chiare indicazioni di un rischio sostanziale per i bambini di cattiva condotta sessuale con minori da parte dei padri Peebles, Kos, Hughes e altri sacerdoti.

    b) la ripetuta assegnazione di sacerdoti cattolici a incarichi che implicano l’accesso ai bambini cattolici quando tali chierici erano inadatti a tale incarico senza un’adeguata supervisione o avvertimenti ai genitori e ai bambini cattolici.

    c) la ripetuta incapacità di supervisionare adeguatamente le attività dei Padri Peebles, Hughes e Kos nonostante fosse chiaro che le attività di questi chierici presentavano un rischio sostanziale di danno da cattiva condotta sessuale inappropriata, immatura o addirittura illegale con minori.

    d) la mancata attuazione di avvertimenti e istruzioni adeguati ai genitori cattolici e ai loro figli nonostante il noto rischio di cattiva condotta sessuale con minori da parte dei sacerdoti della diocesi di Dallas.

    102. Il vicariato militare/arcidiocesi per i servizi militari è una diocesi, come la diocesi di Dallas, ed è guidata da un vescovo che ha l’autorità di approvare sacerdoti e religiosi cattolici come candidati idonei al servizio militare. Questa approvazione al Dipartimento della Difesa garantisce che il candidato sacerdote sia moralmente, spiritualmente, intellettualmente ed emotivamente qualificato per rappresentare la fede cattolica e servire come ufficiale nell’esercito degli Stati Uniti.

    103. A mio avviso il Vicariato militare è stato negligente nei seguenti aspetti:

    a) non avendo condotto un’indagine adeguata su p. Robert Peebles si qualifica per servire come ufficiale di riserva nell’esercito degli Stati Uniti nel 1981.

    b) non avendo condotto un’indagine adeguata su p. Robert Peebles si qualifica per servire come ufficiale in servizio attivo nell’esercito degli Stati Uniti nel 1982.

    c) nell’appoggiare p. Robert R. Peebles, Jr. nel 1981 come qualificato per rappresentare la fede cattolica come ufficiale militare di riserva quando era un molestatore sessuale e abusava di alcol al momento dell’approvazione. Robert R. Peebles, Jr. nel 1982 come qualificato per rappresentare la fede cattolica come ufficiale militare in servizio attivo quando era un molestatore sessuale e abusava di alcol al momento dell’approvazione.

    e) nel non aver condotto un’indagine in seguito all’incidente alla Galilee Retreat House nel giugno 1982, quando p. Robert R. Peebles, Jr. è apparso con un ragazzo minorenne che condivideva la camera da letto con p. Peebles in un momento in cui p. Peebles era sotto la supervisione e la direzione di vescovi e agenti del vicariato militare.

    f) nel non avvisare l’Esercito degli Stati Uniti nel 1981 che l’approvazione dell’idoneità al servizio attivo rilasciata nel gennaio 1981 era fraudolenta perché p. Peebles era un molestatore sessuale e alcolista inadatto a indossare l’uniforme di un ufficiale dell’esercito degli Stati Uniti.

    g) omettendo di avvertire l’Esercito degli Stati Uniti nel giugno 1982 che l’approvazione dell’idoneità al servizio attivo rilasciata nel febbraio 1982 era fraudolenta perché p. Peebles era un molestatore sessuale e alcolista inadatto a indossare l’uniforme di un ufficiale dell’esercito degli Stati Uniti.

    104. È mia opinione che i casi che coinvolgono i padri Peebles, Hughes e Kos si adattino a un modello nazionale che ho osservato negli ultimi 35 anni. Questo modello implica la conoscenza della cattiva condotta sessuale in corso da parte di sacerdoti e religiosi cattolici e la cooperazione tra i vescovi per impedire che tale cattiva condotta diventi di pubblico dominio. Tale modello si trova in tutte le diocesi e gli ordini religiosi negli Stati Uniti e forse in molti paesi del mondo. Anche i casi che coinvolgono i padri Peebles, Kos e Hughes si adattano al modello che ho osservato in termini di metodo di azione del sacerdote, conoscenza della diocesi, risposta della diocesi, e (nei casi Peebles) la cooperazione tra i vescovi nell’assegnazione del chierico colpevole e nella risposta del vescovo alle prove di cattiva condotta sessuale con minori da parte del chierico colpevole. Non credo sia casuale che questi casi vengano gestiti allo stesso modo nelle diocesi e negli ordini religiosi di tutti gli Stati Uniti. Le seguenti sono pratiche uniformi: non indagare su indizi di qualsiasi cattiva condotta sessuale, anche con i bambini; non aver adeguatamente supervisionato il chierico nel suo incarico; non riuscendo a garantire che il chierico sia perseguito per cattiva condotta con i bambini. Una volta che si verifica un incidente, l’energia e le politiche ai più alti livelli dell’autorità della Chiesa sono state indirizzate al controllo dei danni, alla prevenzione dello scandalo a tutti i costi e agli sforzi per placare e manipolare le vittime e le famiglie. Quest’ultimo comporta spesso intimidazioni, informazioni fuorvianti e persino mezzi fraudolenti, se necessario. La politica comporta anche il mantenimento del sacerdote in un nuovo incarico senza un’adeguata supervisione e senza informare la congregazione dove il comportamento abusivo di solito continua.

    105. Questo modello comune è una forte prova di un accordo su come gestire questi casi e un piano per raggiungere il risultato desiderato, vale a dire evitare la conoscenza pubblica e la responsabilità per cattiva condotta sessuale illegale da parte di sacerdoti cattolici e religiosi con minori. Un’altra tattica pubblicitaria è quella di ridurre al minimo il coinvolgimento del prete/Chiesa quando l’abuso diventa pubblico. Ad esempio, i rappresentanti della Chiesa affermano che i sacerdoti molestano meno di altri gruppi. Altri stratagemmi di pubbliche relazioni per evitare la responsabilità implicano la manipolazione e l’intimidazione dei media, rivendicando “attacchi alla chiesa”, “attacchi ai preti” o “attacchi ai cattolici” a qualsiasi rivelazione di illeciti dei sacerdoti, cercando di screditare coloro che denunciano il reato. È mia opinione che la cospirazione addotta dai querelanti esista effettivamente e abbia preceduto gli eventi di Dallas.

    106. Di particolare importanza per il contenzioso di Dallas è il fatto che ogni querelante in questi casi era noto o conoscibile alla diocesi di Dallas e, per quanto riguarda John Doe I e IV (Peebles), al Vicariato militare. I vescovi ei loro consulenti psichiatrici e psicologici sapevano o avrebbero dovuto sapere che queste vittime avevano bisogno di assistenza per mitigare gli effetti dannosi dell’abuso sessuale da parte di un fidato consigliere spirituale. La diocesi di Dallas e il vicariato militare non hanno fatto nulla per assistere i ricorrenti in questi casi, e invece hanno intrapreso azioni che hanno aumentato il danno alle vittime. È mia opinione come psicoterapeuta che il danno a queste vittime è continuato nel corso degli anni ed è stato accresciuto e reso cronico dalle azioni di questi imputati.

    DIOCESI DI DALLAS

    107. Nella diocesi di Dallas esiste un modello consolidato di conoscenza e controllo dei danni mantenendo segrete le violazioni, anche se la diocesi è a conoscenza della cattiva condotta. Questo modello include:

    a) conoscenza di cattiva condotta sessuale da parte di p. “E” nel 1966 dal Vicario Generale che non ha portato a indagini o supervisione con il risultato che p. “E” ha continuato ad abusare di altri minori.

    b) denunce di irregolarità non specificate da parte di p. “A” nel 1967.

    c) denuncia di condotta omosessuale con ragazzi da parte di Rudy Kos prima della sua ammissione in seminario nel 1976.

    d) conoscenza di p. Violazioni di Robert Peebles almeno nel 1980 con numerosi successivi avvisi di violazione alla diocesi di Dallas e al Vicariato militare (John Doe IV portato in casa di ritiro nel 1982, stupro di ragazzo nel 1984, reato nel 1986).

    e) conoscenza di p. Le attività di “B” con una ragazza minorenne a Irving, forse già nel 1981.

    f) un modello coerente di comportamento pedofilo da parte di p. Rudolph Kos durante il suo ministero dal 1981 al 1992.

    g) segnalazioni di possibili comportamenti sessuali scorretti con minori da parte di p. “C” e p. “D” tra la metà e la fine degli anni ’80.

    h) occultare la precedente conoscenza diocesana di p. La cattiva condotta di “B s” a Irving nel 1981 avvisando questo ricorrente nel giugno del 1993 che nessuno nella diocesi di Dallas aveva la minima idea di questo comportamento quando era noto al vescovo, vicario generale, direttore aziendale, sovrintendente delle scuole e a almeno due parroci e un dirigente scolastico prima del giugno 1993 secondo la deposizione del Provveditore delle Scuole.

    VICARIATO MILITARE

    108. Un modello simile è evidente nel comportamento del Vicariato militare in quanto mi è stata mostrata la prova di un modello coerente di approvazione di sacerdoti e religiosi cattolici come idonei a servire la fede cattolica nell’esercito che avevano una precedente storia di cattiva condotta sessuale con bambini. Sono anche a conoscenza di un modello che consente ai cappellani cattolici di dimettersi dai loro incarichi piuttosto che affrontare la corte marziale. Questo modello esisteva prima del caso Peebles.

    RAY K. MCNAMARA, PH.D.

    109. A mio parere, il Dr. McNamara ha assistito la diocesi nell’insabbiamento riguardante le vittime sia di Hughes che di Peebles in quanto il Dr. McNamara aveva una doppia relazione con la diocesi di Dallas al momento del suo consiglio e del trattamento di John Doe I nel caso Peebles e Jane Doe I nel caso Hughes. A causa di questa doppia relazione, il dottor McNamara non avrebbe dovuto consigliare o curare nessuno dei querelanti. Esaminando la deposizione e le registrazioni del trattamento del Dr. McNamara, non vedo alcuna prova che abbia diagnosticato e trattato in modo appropriato questi individui. Infine, l’ammissione del Dr. McNamara di aver distrutto i registri dei trattamenti originali che sono importanti per questo caso nell’agosto 1993, a mio avviso, è stata fatta per nascondere informazioni materiali e ha favorito la “cospirazione” riguardante l’occultamento dei crimini contro i bambini da parte di Padri Peebles, Kos, Hughes e numerosi altri sacerdoti della diocesi di Dallas, alcuni dei quali erano stati curati dal dottor McNamara. Alcune delle mie ulteriori osservazioni e opinioni sono le seguenti:

    a) Per quanto riguarda la vittima di Hughes, la dottoressa McNamara ha perpetuato l’insabbiamento non riuscendo a servire i suoi interessi rispetto a quelli della diocesi di Dallas.

    b) Il dottor McNamara è stato cooptato nel sistema per evitare lo scandalo. Lo ha fatto non promuovendo la libertà di scelta della vittima. Sapendo dell’abuso dai colloqui con i genitori, non ci sono prove che abbia avuto a che fare con il suo paziente. In questo modo, è caduto nel sistema segreto dell’elusione e ha perpetuato la vittimizzazione e l’insabbiamento. La sua fuga è condizionata dalla sua fedeltà alla diocesi? Il suo coinvolgimento costituisce un conflitto di interessi? Una duplice relazione collusiva vietata dalla pratica etica terapeuta/paziente? Credo che sia basato sugli standard APA del 1981.

    c) Per quanto riguarda la vittima di Peebles (Doe I–Peebles), sembra esserci un modello di conflitto quando si tratta di sacerdoti della diocesi. Ad esempio, McNamara ha trattato la famiglia di una vittima, la vittima e l’autore del reato senza rivelare questo conflitto. Stava anche curando altri sacerdoti della diocesi, ricevendo rinvii dalla diocesi e consultandosi con il tribunale, incluso p. Fellhauer (l’agente del vescovo nella vicenda Peebles), sempre senza rivelare questo conflitto.

    d) Il Dr. McNamara, riguardo a Doe I, ancora una volta non è riuscito a discutere la natura e l’estensione dell’abuso sessuale della vittima e ci sono poche prove che abbia valutato adeguatamente i bisogni e gli interessi superiori della vittima. Allo stesso tempo, riceveva indicazioni di consulenza dalla diocesi ed era sovvenzionato finanziariamente dalla diocesi. Non avrebbe dovuto essere coinvolto in questo caso.

    e) Il verbale dimostra che il dottor McNamara ha giudicato che a John Doe I (Peebles) non fosse permesso di testimoniare contro Robert Peebles. Il record riflette anche che i genitori hanno adottato tale giudizio, supponendo che provenisse da una terza parte imparziale quando in realtà il dottor McNamara aveva una relazione di lunga data con la diocesi che non è stata divulgata e una doppia relazione e conflitto di interessi in questa materia.

    f) Il Dr. McNamara inoltre non è riuscito a tenere conto dei bisogni della vittima e ad adottare misure dirette per assicurarsi che la vittima ricevesse il supporto terapeutico necessario nonostante abbia continuato a curare la famiglia della vittima fino al 1987.

    g) I genitori affermano che il Dr. McNamara ha consigliato alla famiglia di non continuare a fare pressioni su John Doe I (Peebles) affinché discutesse delle molestie; se veri, tali consigli favoriscono effettivamente la segretezza a danno della vittima.

    h) Sembra che il consiglio del dottor McNamara sia stato seguito in quanto la molestia è stata tenuta segreta, anche all’interno della famiglia, e non è stata discussa in modo approfondito fino al dicembre del 1992. Qual è stato il ruolo del dottor McNamara in questo? degli eventi riflette il tentativo del sistema di cooptare le agenzie, comprese le agenzie per la salute mentale e le agenzie legali, nel sistema segreto e per evitare lo scandalo. Questo modello è coerente con il modello nazionale che ho osservato. Questi sforzi falliscono quando la vittima ha il potere ei fatti non possono più essere contenuti all’interno del sistema segreto. La psicoterapia dovrebbe consentire alle vittime di parlare apertamente, anche nei media e nei tribunali, quando appropriato. A mio avviso il dott.

    j) Non ci sono prove che il Dr. McNamara abbia mai riferito a p. Peebles o p. Hughes alle autorità competenti sebbene fosse un giornalista obbligatorio.

    OSSERVAZIONI SUL CASO DI FR. WILLIAM HUGHES

    110. Hughes è un esempio di sviluppo adolescenziale arrestato in cui l’attrazione naturale di un uomo di 26 anni è per una ragazza di 12-13 anni perché questa è la sua età emotiva. Perché questo non è stato scoperto/monitorato né il supporto fornito dal sistema religioso?

    a) Prima che l’abuso venga scoperto:

    (1) Il padre della ragazza si insospettisce quando osserva la figlia che massaggia Hughes (prima che inizi la condotta sessuale). Questo è stato scontato dalla madre e infine dal padre perché Hughes era un prete e “i preti sono celibi”. Ci sono anche altri segnali di avvertimento. (Un adeguato avvertimento da parte della diocesi e dell’NCCB avrebbe impedito gli abusi.)

    (2) Nessuna registrazione presso la parrocchia del modello di comportamento di Hughes sebbene la ragazza chiami sempre; viene vista con il prete e il prete passa tutto il suo tempo con la famiglia e la ragazza. Il comportamento di Hughes è stato ovviamente osservato dal pastore. Fr. Clayton ha commentato a p. Kos sull’abitudine di Hughes di essere alla St. Luke’s School quando la scuola finiva. Ciò ha coinciso con le sue attività riguardanti Jane Doe I. Va notato che ci sono anche possibili prove di un comportamento simile da parte di p. “E”. (negazione/mancanza di supervisione). Non viene condotta alcuna indagine.

    (3) Il tipico modello di seduzione da parte del prete comporta la conquista della fiducia della famiglia.

    (4) INDIZIO: I fratelli di Jane Doe osservano la relazione tra il prete e Jane Doe——”non è qui per vederci, è qui per vedere Jane Doe.” Questa è un’altra indicazione che un avvertimento adeguato avrebbe impedito l’abuso. Ma un tale monito è incompatibile con l’immagine del sacerdozio che la Chiesa vuole proiettare.

    (5) Insuccesso sistematico nello studiare il problema e nel prevenire la cattiva condotta sessuale——e nel fornire gli strumenti per un’adeguata supervisione e nel dare ai laici gli strumenti per proteggersi; sacerdoti presentati come completamente al sicuro.

    L’enfasi era sulla prevenzione dello scandalo e sulla copertura di comportamenti scorretti al fine di preservare l’immagine. Ciò equivale a un inganno.

    (6) Anche prima dell’abuso: il sistema della Chiesa che favorisce la negazione e rifiuta di riconoscere la realtà sessuale e la scorrettezza, compresa la condotta sessuale con i bambini, priva un pastore degli strumenti e del supporto per elaborare le informazioni, anche se riconosce ciò che sta accadendo (negazione/ mancanza di preavviso)

    b) Durante l’abuso:

    (1) Hughes salta diverse volte la messa delle 18:00 perché lui e Jane Doe dormono troppo nella sua stanza (negazione/mancanza di supervisione)

    (2) Hughes trascorre una quantità eccessiva di tempo con una famiglia e una ragazza; nessuna registrazione per parrocchia. La governante trova una foto di nudo. Negazione/mancanza di supervisione. Non viene condotta alcuna indagine.

    c) Dopo che l’abuso è stato scoperto ed inevitabilmente esposto, cosa accade:

    (1) La famiglia è chiamata il sistema segreto; chiamano p. Cloherty, chiedendo “Chi vediamo se pensiamo che un prete sia innamorato di una bambina?” Lui risponde “vieni a trovarmi”. Si tiene una riunione presso l’ufficio della Cancelleria (diventa un luogo segreto) . Secondo la testimonianza dei genitori arrivano con due buste di lettere d’amore.

    (2) Il prete consiglia ai genitori di tacere (questo è un fatto controverso ma la testimonianza dei genitori si adatta al modello nazionale).

    (3) Il sacerdote ha eliminato le prove (questo è un fatto controverso ma la testimonianza dei genitori si adatta al modello nazionale).

    (4) La Chiesa rimanda i genitori al Dr. McNamara con il quale la Chiesa aveva una relazione continua.

    (5) I genitori riponevano grande fiducia nei funzionari diocesani.

    (6) La Chiesa distoglie l’attenzione della famiglia dalla questione degli abusi sessuali sui minori e si concentra invece sulla prevenzione dello scandalo per il bene della Chiesa.

    (7) La consultazione dei genitori con le più alte cariche della Diocesi, vale a dire il Vicario Generale e il Vescovo, incontra resistenze e negazioni che equivalgono a un insabbiamento. (Il vicario generale dice “provalo”). Non viene condotta alcuna indagine.

    (8) La promozione sistematica di alcuni preti trasgressori assicura la segretezza all’interno del sistema. Hughes, un noto molestatore di bambini, viene nominato membro del consiglio del personale dei sacerdoti nel 1989.

    (9) p. Hughes non viene mai perseguito.

    OSSERVAZIONI SUL CASO DI FR. ROBERT R. PEEBLES, JR.

    111. Conoscenza preliminare:

    a) Peebles ha dimostrato seri problemi caratterologici in seminario a causa della dicotomia tra la sua intelligenza e le sue prestazioni e il suo record accademico irregolare. La facoltà ha riferito di rapporti interpersonali scadenti, soprattutto con persone della sua età.

    b) Peebles ha rivelato una preoccupazione per lo scarso controllo degli impulsi quando era in seminario. (Problemi con la masturbazione cronica)

    c) Problemi evidenziati dal seminario con i rapporti interpersonali.

    d) C’è una registrazione di raccomandazioni negative prima dell’ordinazione, inclusa una dichiarazione di un pastore che aveva una “sensazione inquietante”. Non viene condotta alcuna indagine.

    e) Peebles ha manifestato un classico Disturbo Borderline di Personalità——che non è stato correttamente diagnosticato o trattato fino a dopo molteplici episodi di abuso

    112. Conoscenza dopo l’ordinazione:

    a) Un genitore ha sospetti di inadeguatezza che ha comunicato a p. Scott mentre Peebles era assegnato a St. John’s a Ennis. Fr. Scott avvisa il vicario generale di voci di cattiva condotta sessuale con ragazzi durante il campo (lasso di tempo non chiaro ma probabilmente entro il 1980). Il figlio infatti aveva subito abusi ma nessuna indagine è stata condotta e il ragazzo non è mai stato identificato o assistito.

    b) p. Il metodo di seduzione di Peebles coinvolge costantemente l’alcol sia per se stesso che per i ragazzi minori, insieme al tabacco. Intrappola i ragazzi nel segreto per nascondere il “loro” comportamento ai loro genitori.

    c) Peebles viene sorpreso ad abusare di un ragazzo al St. Mark’s e “accetta un consulto per evitare il processo”. Peebles a San Marco dal 1979 al 1981. Ha detto a un investigatore militare di essere stato catturato nel 1981 a All Saints. Non viene condotta alcuna indagine.

    d) Nel 1981, Peebles sta lottando ed è coinvolto sessualmente con adolescenti. Il vicario generale “si accorge di essere depresso” e consiglia un consulto, riconoscendo l’angoscia di Peeble. Viene dato il permesso di entrare nelle Riserve Militari. Non viene condotta alcuna indagine.

    e) Nel 1981, la Diocesi nomina inspiegabilmente e ingiustificatamente Peebles Direttore dello Scoutismo.

    f) La nomina di Peebles a Direttore dello Scoutismo si conforma a un modello di insabbiamento sistemico. L’immagine pubblica promossa è che non può essere un molestatore di bambini perché non lo avremmo mai nominato Direttore diocesano dello scoutismo.

    g) Bishop ha una conversazione con il dottor McCandlish nel 1981 (che sta curando Peebles) sull’argomento se un molestatore di bambini ripeterebbe il comportamento.

    h) Peebles avvertì McCandlish nel 1981 dell’inclinazione ad abusare dei ragazzi. Cosa è stato fatto? È stata fatta una segnalazione alle autorità?

    i) Nel 1981, quando Peebles viene approvato come spiritualmente, moralmente, intellettualmente qualificato per essere un ufficiale delle riserve militari statunitensi e cappellano cattolico, ci sono prove che questa approvazione è fraudolenta in quanto abusa di bambini e alcol.

    j) La cappellania militare offre una grande libertà di funzionamento dello stile di vita; maggiore della diocesi.

    k) Nel gennaio 1982, Peebles informa un Direttore di Ritiro che è fuori controllo e abusa di ragazzi. “Non preoccuparti di fare del male ai ragazzi, i ragazzi si riprenderanno”. Non viene condotta alcuna indagine.

    1) Febbraio 1982, viene dato il permesso a Peebles di entrare nell’esercito attivo. Anche questa approvazione è fraudolenta.m) Al ritiro di addestramento dei Cappellani sotto il controllo e la supervisione del Vicariato Militare nel maggio-giugno 1982, Peebles si presenta in compagnia di un ragazzo con il quale alloggia sotto l’aperta osservazione dei funzionari del Vicariato militare cattolico. La successiva mancata indagine è negligenza.

    n) Sebbene ci fosse notizia del comportamento di Peebles, una prova innegabile di atti sessuali viene presentata quando un ragazzo maltrattato si confronta con la polizia militare nel marzo del 1984 e Peebles confessa. Ora la diocesi (e il Vicariato) sono costretti a fare qualcosa a causa dell’accresciuta minaccia di scandalo.

    o) Peebles viene inviato per assistenza psichiatrica e gli viene diagnosticato un disturbo borderline di personalità; l’incidente del 1984 Peebles riporta come isolato. Un vero sforzo di aiuto o di controllo dei danni e di contenimento dello scandalo? Indicato dal modo in cui il ragazzo ei genitori sono stati trattati dalla diocesi di Dallas e dal cappellano cattolico (p. Ortiz)?

    p) Diversi sistemi cattolici hanno cooperato per evitare lo scandalo. Il cappellano Michael Ortiz ha ricevuto le dichiarazioni del ragazzo e di Peebles e la responsabilità di contattare i genitori del ragazzo e coordinare il suo ritorno a Dallas. I genitori non sono stati informati e il ragazzo è rimasto solo e senza aiuto in una casa parrocchiale cattolica per 1 giorno e mezzo mentre Peebles preparava la sua richiesta di dimettersi dall’esercito come parte della manovra per evitare la corte marziale. Anche dopo aver confessato alle autorità militari di aver abusato di John Doe I, Peebles viene osservato mentre dice messa dall’investigatore militare, John Greely.

    q) Le manovre per evitare procedimenti penali hanno richiesto il Vicariato Militare (cappellano Ortiz), p. Fellhauer (diocesi di Dallas) e il dottor Ray McNamara per dirottare gli sforzi della famiglia e della vittima a favore del colpevole per evitare lo scandalo e proteggere la chiesa. Questo è un modello tipico.

    r) La forza di queste manovre era così ben coordinata e “praticata” da poter sovvertire e aggirare l’autorità militare superiore costituita da un maggiore generale responsabile di un comando principale e tutte le forze di terra statunitensi in tutto il mondo che erano determinate a corte marziale questo stupratore ammesso . Ciò dimostra la facilità, il potere e il funzionamento del sistema segreto in quanto interconnesso tra una particolare diocesi (la diocesi di Dallas), l’ordinariato militare e un fornitore di salute mentale cooptato, il dottor McNamara. Il dottor McNamara “valuta la vittima” e convince i genitori a non permettere alla vittima di testimoniare.

    s) Peebles viene riassegnato alla sua diocesi, sotto la cura del Dr. McNamara, e continua come prima.

    t) La vittima è stata usata – “non scandalizzare la Chiesa” – con il risultato che la vittimizzazione si perpetua di nuovo.

    u) p. Peebles continua ad abusare di altre tre vittime nel 1986 sotto il patrocinio del vescovo della diocesi di Dallas.

    v) p. Peebles non viene mai perseguito.

    OSSERVAZIONI SUL CASO DI RUDOLPH KOS

    113. Conoscenze precedenti:

    a) La diocesi aveva notato che Kos aveva un interesse sessuale per i bambini prima che entrasse in seminario. Non viene condotta alcuna indagine.

    b) Il CCN, firmando l’annullamento di Kos, ha assicurato che Kos potesse entrare in Seminario ed essere eleggibile all’Ordinazione. Spetta ad altri esperti valutare la legalità dell’annullamento, ma questa approvazione è stata un fattore causale per Kos che è diventato un prete cattolico.

    c) C’erano informazioni disponibili dai suoi fratelli e sua moglie che Kos era un abusatore di bambini fin dalla tenera età, aveva abusato del proprio fratello e che era stato osservato un modello di comportamento che indicava che il suo abuso di bambini era stato fissato anche durante il matrimonio. Non viene condotta alcuna indagine.

    d) I reclami sul comportamento sessuale di Kos sono stati portati all’attenzione del Vicario Generale prima della sua ordinazione, ma il Vicario Generale ha insistito affinché Kos sarebbe stata comunque ordinata. Questo è tipico del sistema segreto, in quanto sanno ma non agiscono. Non viene condotta alcuna indagine.

    e) Le azioni di Kos dal momento in cui riceve un incarico parrocchiale sono quelle di un pedofilo fissato e sono nella visione del Rettore della Diocesi, che non solleva alcuna denuncia. Kos serve anche con Peebles e Hughes nel 1982 (riceve il permesso?). Non viene condotta alcuna indagine.

    f) Nonostante il comportamento discutibile di Kos sia stato documentato per giorni e settimane dal parroco del suo prossimo incarico e dall’assistente parroco a St. John’s, quei rapporti furono completamente ignorati per sette anni, dal 1985 al 1992. Non viene condotta alcuna indagine.

    g) Nonostante questi rapporti e prove concrete di irresponsabilità finanziaria, Kos è stato promosso a parroco nel 1989.

    h) Il suo comportamento pedofilo è stato oggetto di denunce da parte del ‘nuovo viceparroco’ nel 1991, ma tali denunce non sono state trattate in modo efficace. Invece, la diocesi ha indirizzato Kos a uno psichiatra, il dottor Jaeckle, che non aveva esperienza nel trattamento di abusi sessuali e la diocesi non ha nemmeno informato lo psichiatra del comportamento precedente e della sua documentazione.

    i) Nel maggio del 1992, la storia di Kos viene presentata ad uno psicologo esperto in casi di abusi sessuali su minori. Sulla base di questa storia, la diagnosi era “classico pedofilo” e la raccomandazione era di rimuovere e aspettarsi denunce.

    j) Kos è stato inviato dalla Diocesi al St. Luke Institute nel giugno 1992, ma la storia passata di Kos non è stata pienamente condivisa con il personale del St. Luke.

    k) Kos è stato rimosso solo dopo che una vittima ha minacciato un contenzioso nel settembre 1992 e Kos ha confessato alcuni abusi.

    1) Dichiarazione di Kos al dottor Jaeckle, “perché mi stanno molestando quando lo fanno anche tutti questi altri sacerdoti?” indica l’ampia conoscenza di attività sessuali improprie all’interno del sistema.

    m) Particolarmente preoccupante è la misura in cui il sistema segreto viene preservato da p. Non si sapeva dove si trovasse Kos mentre venivano pagate sostanziali spese personali. Solleva la questione di chi sia realmente protetto. Fr. Kos non è l’unico sacerdote la cui ubicazione era sconosciuta durante i periodi rilevanti.

    n) Il caso Kos è una manifestazione del disfacimento del sistema segreto in cui l’esposizione di un sacerdote porta all’esposizione di molti altri le cui attività erano note al sistema ma nascoste al pubblico.

    o) Il modello di occultamento dell’esistenza degli autori non è solo locale ma nazionale. I primi rudimenti di questo sistema si manifestarono spostando un prete abusatore da una parrocchia all’altra o da una località all’altra. (Esempio: James Porter, dove sei diversi vescovi alla fine erano a conoscenza dei suoi crimini contro i bambini prima che fosse rimosso dal sacerdozio.)

    p) Poiché il sistema segreto si è sbrogliato, i trasferimenti non erano più adeguati, quindi gli autori devono essere protetti attraverso l’uso e la manipolazione del sistema medico e legale in modi più drammatici al fine di evitare ulteriori scandali.

    CONCLUSIONE

    114. Credo che il vescovo di Dallas e i vescovi della Conferenza nazionale dei vescovi cattolici/Conferenza cattolica degli Stati Uniti abbiano utilizzato metodi tradizionali di un sistema di segretezza per nascondere prove diffuse di cattiva condotta sessuale con minori da parte di sacerdoti e religiosi cattolici che era noto alla gerarchia della Chiesa cattolica e nascosto al pubblico cattolico. Questo occultamento includeva dichiarazioni ambigue, false e fuorvianti riguardanti il ​​comportamento di sacerdoti e religiosi cattolici quando era noto che un numero significativo era coinvolto in comportamenti sessuali illegali con minori. Questa cattiva condotta illegale con i minori era così ampia, diffusa e ben nota, che ha portato al mantenimento di un certo numero di centri terapeutici cattolici dedicati alla cura di sacerdoti e religiosi cattolici. Per la valutazione o il ricovero era necessaria la raccomandazione di un vescovo o di un superiore, il che presuppone che i superiori fossero a conoscenza degli abusi sessuali coinvolti in questi casi. Le Serve del Paraclito, infatti, hanno aperto nel 1976 il primo centro di cura al mondo con un programma proprio per questo disturbo. Eppure queste informazioni materiali non sono state trasmesse al pubblico cattolico per la sicurezza dei bambini cattolici.

    115. Anche i vescovi del vicariato militare erano coinvolti in un sistema segreto per nascondere informazioni materiali in quanto facevano parte del sistema di assegnazione di sacerdoti e religiosi cattolici che erano noti per aver commesso una cattiva condotta sessuale con minori.

    116. La diocesi di Dallas ha nascosto informazioni riguardanti la propensione dei padri Peebles e Kos ad agire sessualmente con minori nonostante l’ampia informazione di questa cattiva condotta.

    117. Il dottor Ray McNamara ha nascosto la sua doppia relazione con la diocesi di Dallas. Questa relazione sembra aver compromesso il suo giudizio con conseguente danno ai migliori interessi di John Doe I nel caso Peebles e Jane Doe I nel caso Hughes.

    118. La distruzione da parte del Dr. McNamara del registro del trattamento originale nell’agosto 1993 sembra essere un atto a sostegno di questa cospirazione per nascondere informazioni materiali riguardanti la cattiva condotta sessuale di preti cattolici con minori. La lettera del vicario giudiziario a una vittima di abusi nel giugno 1993 in cui affermava di non essere a conoscenza di p. Le attività di “B s” sembrano anche aiutare una cospirazione per nascondere informazioni materiali riguardanti la cattiva condotta sessuale di preti cattolici con minori. Questa non era semplicemente una cospirazione per nascondere la negligenza di questi imputati, ma anche per nascondere azioni illegali in quanto molti di questi crimini contro i bambini non sono mai stati denunciati alle autorità competenti dal dottor McNamara e dai rappresentanti della diocesi di Dallas.

    Sono consapevole, tuttavia, che tali leggi sulla segnalazione richiedono la segnalazione da parte di “qualsiasi persona” e che l’abuso sessuale di ragazze e ragazzi di età inferiore ai 17 anni era un crimine nello stato del Texas al momento in cui si è verificato l’abuso in questi casi . Il dottor McNamara sembrava obbligato a riferire a p. Hughes nel settembre 1984 e forse p. Peebles nel maggio del 1984 e nell’agosto del 1986. La sua deposizione indica che non l’ha fatto. Questo comportamento ha promosso gli obiettivi di un insabbiamento.

    119. Riserverò la mia discussione sulle accuse di grave negligenza e dolo fino alla mia relazione finale.

    http://archives.weirdload.com/sipe.html