Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: Bolzano

  • Presa di posizione da parte degli avvocati Valenti e Coppi

    Presa di posizione da parte degli avvocati Valenti e Coppi

    Dal sito della diocesi di Bolzano

    21.03.2009 Presa di posizione
    Presa di posizione da parte degli avvocati Valenti e Coppi

    Secondo l’avvocato Valenti e l’avvocato Coppi interpellati sulla sentenza di ieri, la situazione verificatasi con la decisione della Corte di Cassazione è la seguente:
    E’ noto sino ad oggi soltanto il dispositivo della sentenza: “La Corte dichiara il reato contestato al ricorrente estinto per intervenuta prescrizione e quindi annulla l’impugnata sentenza, senza rinvio”. La Corte non ha aggiunto altro a queste poche parole, riservandosi ovviamente di depositare una congrua motivazione successivamente e cioè in tempi che possono essere anche di qualche mese.
    Le conseguenze di ciò sono che l’unica sentenza che condanna don Giorgio è quella della Corte di Appello di Bolzano, la quale è stata annullata. Perciò non esiste più alcuna sentenza di condanna a carico di don Giorgio, il quale, quindi, non può essere dichiarato in nessun caso “colpevole”, in forza di una sentenza annullata.
    Resta quindi viva ed efficace soltanto la sentenza di primo grado del Tribunale di Bolzano, che assolveva don Giorgio Carli.
    Nel processo che ci riguarda, all’azione penale si è affiancata anche una pretesa ed una azione civile della presunta parte lesa, che si è costituita per tutelare i suoi interessi e chiedere il risarcimento di un altrettanto presunto danno.
    Secondo il Codice di Procedura Civile “il Giudice di appello o la Corte di Cassazione, nel dichiarare il reato estinto per prescrizione, decidono anche sull’impugnazione ai soli effetti civili delle disposizioni e dei capi della sentenza che concernono i soli interessi civili”. Questo è avvenuto anche nel nostro caso.
    Vi è da osservare però che, essendosi la prescrizione del reato e l’estinzione del medesimo verificata prima del giudizio in grado di appello, tale principio non sembra applicabile al nostro caso, tanto che la difesa si è fermamente opposta in Cassazione contro ogni liquidazione del danno.
    La Corte ha deciso tuttavia in senso contrario
    , ma non è nota la relativa motivazione, che attendiamo di leggere con il deposito della sentenza.
    Per rispondere alla stampa di oggi, che parla di dichiarazioni rese da don Giorgio Carli, il quale avrebbe “dichiarato di non rinunciare all’applicazione della prescrizione”, si precisa che si tratta di un grossolano falso, perché nessuno mai ha fatto una dichiarazione di tal genere: né don Giorgio Carli, il quale non era presente in Cassazione ed era l’unico legittimato eventualmente a farla, né tanto meno i suoi difensori, i quali non ne sono stati nemmeno richiesti dai Giudici della Cassazione e comunque, non erano autorizzati a farla.
    La conseguenza di quanto sopra è che nessuno può dichiarare, se non falsificando la realtà, “colpevole” don Giorgio Carli di un reato dichiarato prescritto, perché estinto prima di una sentenza di condanna poi annullata, come nel nostro caso dalla sentenza di Cassazione.

    Presa di posizione da parte della Diocesi

    La presa di posizione degli avvocati Valenti e Coppi chiarisce il vero significato della sentenza della Cassazione del 19 marzo 2009. Anche se essa non fa definitiva chiarezza, comunque ne deriva che don Giorgio Carli non può essere considerato colpevole, essendo stata annullata la sentenza di condanna in secondo grado. Così rimane in vigore solo la prima sentenza di assoluzione.
    Per parte nostra abbiamo sempre creduto nell’innocenza di don Giorgio. Per questo egli è sempre rimasto confermato nel suo incarico di parroco e ora riprenderà in pieno il suo ministero sacerdotale.

     

  • “I silenzi di monsignor Egger davanti ai magistrati bolzanini”

    “I silenzi di monsignor Egger davanti ai magistrati bolzanini”

    Corriere Alto Adige pag. 3
    “I silenzi di monsignor Egger davanti ai magistrati bolzanini”

    Data: 21/03/09

    Corriere dell’Alto Adige – BOLZANO –
    sezione: PRIMOPIANO – data: 2009-03-21 num: – pag: 3

    Il verbale
    I silenzi di monsignor Egger davanti ai magistrati bolzanini

    BOLZANO — Il verbale del primo marzo 2004, che contiene le domande fatte dai magistrati Donatella Marchesini e Cuno Tarfusser all’allora vescovo Wilhelm Egger dimostrano — secondo la Procura — un atteggiamento omissivo, che probabilmente ha avuto un’influenza negativa sul processo contro don Giorgio Carli. Il pm chiede: «Come è perché è stato deciso il trasferimento di don Carli dalla parrocchia di Don Bosco a Regina Pacis?». Egger: «Non intendo rispondere richiamandomi al segreto professionale». Il magistrato: «Vi è un numero predeterminato di sacerdoti?». Il vescovo: «Non rispondo più a queste domande».
    Tarfusser: «In cosa consiste il segreto professionale in relazione al numero dei sacerdoti che compongono la commissione». Egger: «Perché i tre menzionati sono alla guida della diocesi, mentre gli altri vengono scelti e comunque non rispondo più». Poi altri «A questa domanda non rispondo». Lo stesso don Paul Renner, sul Corriere dell’Alto Adige di domenica, ha sottolineato che «a suo tempo l’accusa colse di sorpresa la Curia, che però reagì in modo confuso e tiepido».
    S. P.

    Prescrizione per don Carli

    Alto Adige — 20 marzo 2009 pagina 01 sezione: PRIMA
    BOLZANO. Responsabile ma graziato dalla prescrizione. Don Giorgio Carli evita di dover scontare in carcere i sette anni e mezzo di reclusione che gli erano stati inflitti dalla Corte d’appello ma non esce certo a testa alta dal processo. La Cassazione ha stabilito che le violenze sessuali ai danni della bambina che all’epoca frequentava la parrocchia di San Pio X ci furono. Don Giorgio non dovrà scontare in carcere la pena perchè è trascorso troppo tempo ma dovrà risarcire la parte lesa. Era stato il procuratore stesso a chiedere la prescrizione e i legali del sacerdote (Franco Coppi, Alberto Valenti e Flavio Moccia) hanno detto che il loro assistito, pur dichiarandosi innocente, non rinuncia alla prescrizione. La sentenza è trapelata ieri sera da Roma poco prima delle 23. L’ultimo episodio di violenza sessuale ricostruito dalla giovane donna risale al 3 maggio 1994, prima che il sacerdote venisse trasferito alla parrocchia Don Bosco. BERTOLDI A PAGINA 13

    L’incubo è iniziato sei anni fa

    Alto Adige — 20 marzo 2009 pagina 13 sezione: CRONACA
    BOLZANO. Oggi don Giorgio Carli ha 46 anni. Era la mattina del 14 luglio 2003 quando venne arrestato e portato in carcere con l’accusa di aver violentato per 4 anni e mezzo (dal 1989 al 1994) una parrocchiana che all’epoca dei fatti era una bambina. E’ in quella mattina che inizia l’incubo di un sacerdote che sino ad allora era sempre stato apprezzato e stimato dalla comunità della sua parrocchia. La Curia ed i fedeli sono sempre stati dalla sua parte. Originario di San Giacomo, don Giorgio entra in seminario minore da adoloscente e frequenta le magistrali a Bolzano. Dopo il diploma, il passo decisivo. Don Giorgio si trasferisce a Bressanone dove studia per sei anni teologia al seminario maggiore. Nel 1989 si arriva all’ordinazione. Il primo incarico lo porta ad operare proprio alla parrocchia di San Pio X ove sarebbero poi avvenute le violenze sessuali a catena ai danni di una bambina. Sei anni dopo, pur restando all’interno dello stesso quartiere, viene trasferito alla parrocchia Don Bosco.

  • SENTENZA DA RISPETTARE

    SENTENZA DA RISPETTARE

    Alto Adige — 21 marzo 2009 pagina 12 sezione: CRONACA
    BOLZANO. «Trovo vergognosa questa presa di posizione della Curia perchè anche la Curia vive in questo Stato e vive in questo ordinamento giuridico. Anche la Curia deve rispettare le sentenze dello Stato italiano». La presa di posizione molto decisa e severa è dell’ex procuratore Cuno Tarfusser che ieri mattina non ha gradito il comunicato stampa ufficiale diffuso dai vicari della Diocesi. «Certo – ha detto Tarfusser – anche la Curia deve rispettare le sentenze dello Stato italiano. Detto questo, passando all’aspetto umano della vicenda, io non voglio fare il carcererie pertanto non sono contento quando un imputato va in galera. Posso anche essere contento che il signor Giorgio Carli non debba scontare in carcere la condanna che gli era stata inflitta e che, peraltro, penso si fosse meritato. Ma nessuno ha il diritto di dire che la sentenza non riconosca che gli abusi e le violenze sessuali in parrocchia non si siano verificate. Il dato di fatto riconosciuto dalla sentenza ormai passata in giudicato è esattamente in direzione opposta». Tra Procura della Repubblica e Curia i rapporti sono stati sempre molto tesi in relazione al caso don Giorgio. «Certo – ricorda ancora Tarfusser – la Curia ha sempre intralciato l’accertamento della verità su quanto avvenuto alla parrocchia di San Pio X. Ricordo ancora l’interrogatorio come testimone dell’allora vescovo Egger: fu un vero insulto alla Procura della Repubblica». (ma.be.)

    http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/altoadige/2009/03/21/AZ1PO_AZ103.html

  • Reazione a caldo Curia informata nella notte. Il teologo perplesso: vicenda fumosa Renner: «Un epilogo paradossale»

    Reazione a caldo Curia informata nella notte. Il teologo perplesso: vicenda fumosa Renner: «Un epilogo paradossale»

    A quanto pare la Cassazione ha confermato la condanna al risarcimento civile. Dunque la Cassazione avrebbe riconosciuto la responsabilità di don Giorgio Carli, escludendo la punibilità penale solo per prescrizione

    Dal Corriere della Alpi del 20/03/2009, pag. 3

    Reazione a caldo Curia informata nella notte. Il teologo perplesso: vicenda fumosa
    Renner: «Un epilogo paradossale»

    BOLZANO — Davanti a un quadro interpretativo ancora pienamente da definire sulla vicenda, don Paolo Renner, a capo dell’Istituto di Scienze religiose, non si tira indietro nel ribadire a caldo le sue (vecchie e nuove) perplessità.

    «Se c’è un proscioglimento ma poi si dice che si paga lo stesso un risarcimento, allora a mio avviso esiste un paradosso — spiega Renner — anche per questo, prima di dare giudizi definitivi bisogna senza dubbio vedere quali siano esattamente le motivazioni di questa ultima decisione dei giudici. Certo che l’intera vicenda giudiziaria è sempre stata, da un certo punto di vista, “fumosa”. Speravamo che emergesse maggiore chiarezza anche su una modalità processuale che ha lasciato perplessi sia normali cittadini ma anche molti magistrati, che hanno avanzato dubbi sul peso dato alla psicologia e alla psicoterapia in questo procedimento».

    La richiesta di questo ingente risarcimento farà discutere molto: «Se questo lato della vicenda potrebbe gettare ombre su don Carli? Dico che della sua presunta colpevolezza finora non sono riusciti a convincerci — prosegue don Renner — caso mai, il problema è se chiunque o meno possa andare dallo psicoterapeuta e accusare chiunque altro di un presunto danno per cui poi quest’ultimo è chiamato a pagare».
    Il riferimento è alla ricostruzione data dalla presunta vittima delle violenze, appunto scaturita da una serie di «sedute».

    «Se vogliamo usare la psicologia e suoi quadri clinici, allora usiamo tutto e in modo sistematico e allora magari ci si interrogherebbe su come un presunto autore di reati così gravi, negli anni avrebbe avuto molte probabilità di ripetere questi gesti, queste debolezze — spiega Renner, facendo riferimento anche alla tesi del luminare Gullotta — e invece su don Carli, non c’è stato nessun altro sospetto. Ricordiamoci poi che sul suo diario la presunta vittima scriveva di essere entusiasta di don Giorgio .

    E allora? Forse nella memoria della presunta vittima c’è stato un abbaglio, o forse c’è stata un’altra persona che ha fatto quelle cose, chissà. Sono tante le ipotesi. Di certo le prove non sono state inconfutabili. Forse una decisione come quella di oggi “farà giurisprudenza” e allora avremo presumibilmente una valanga di processi, anche su base magari pretestuale, come c’è stata in America sul mobbing.

    O ricordiamoci i ragazzini che in Germania hanno accusato i propri insegnanti di varie forme di violenza per scoprire poi che si trattava di millantatori o di giovani che volevano farsi grandi, o cose del genere». Ultima sottolineatura di don Renner: «Dispiace vedere che in tempi come questi si getti fango su un educatore che, fortunatamente per tutti, potrà continuare a fare del bene».
    La notizia è rimbalzata in Curia. Il vescovo Golser è stato informato nella notte.
    P. P.
    Colpevolisti L’avvocato Loner, il pm Marchesini e il giudice Tarfusser

  • Pedofilia: prescrizione per sacerdote di Bolzano

    Pedofilia: prescrizione per sacerdote di Bolzano

    BOLZANO – Prosciolto per prescrizione: si e’ conclusa cosi’ in Cassazione la vicenda di don Giorgio Carli, il sacerdote bolzanino condannato in appello a sette anni e mezzo di reclusione con l’accusa di avere abusato di una sua parrocchiana minorenne.

    E’ stato il procuratore stesso a chiedere la prescrizione e i legali del sacerdote – rappresentato in aula dall’avvocato di Bolzano Alberto Valenti e dal noto penalista Franco Coppi – hanno detto in aula che il loro assistito non rinuncia alla prescrizione. Don Carli, 44 anni, che si e’ sempre professato innocente, era stato condannato in appello per abusi nei confronti della parrocchiana, minorenne all’epoca dei fatti.

    Il 14 luglio 2003 il religioso fu arrestato con l’accusa di violenza sessuale continuata ai danni della giovane donna, all’epoca dei fatti una bambina, che il sacerdote avrebbe violentato per cinque anni, dai nove ai quattordici, nella canonica della quale era cappellano. Ad una assoluzione in primo grado era seguita una clamorosa condanna in Corte d’appello, dove il prete era stato condannato a sette anni e mezzo di reclusione. Al centro della vicenda una giovane che, dopo una serie di sedute psicanalitiche, disse di avere fatto riaffiorare nella sua memoria le violenze subite in canonica quand’era ancora bambina.

    Nel corso dei processi si è assistito a un vero duello tra le tesi contrapposte della difesa e dell’accusa. I legali del prete hanno sempre messo in dubbio che ricordi di questo genere possano riaffiorare durante un percorso terapeutico, finendo tra i punti determinanti di un capo d’accusa penale. Nella motivazione della sentenza di condanna i giudici avevano sostenuto che “la teoria suggestiva del ‘falso ricordo’ é incompatibile con la mole dei dettagli e la perfetta coerenza della deposizione”. In sostanza – questa fu la posizione della corte d’appello – quanto detto dalla giovane donna ed emerso dopo le sedute psicanalitiche, corrisponderebbe al vero perché suffragato da una serie di circostanze probatorie che in primo grado, invece, non erano state considerate attendibili.

  • Don Giorgio, «pronto anche al carcere»

    Don Giorgio, «pronto anche al carcere»

    http://ricerca.repubblica.it/repubblica/ar…Z8PO_AZ801.html

    Don Giorgio, «pronto anche al carcere»

    Alto Adige — 12 marzo 2009 pagina 19 sezione: CRONACA
    BOLZANO. «Se malauguratamente la Corte di Cassazione dovesse confermare il verdetto di secondo grado don Giorgio la mattina successiva si presenterà in un penitenziario spontaneamente». A rivelarlo, a pochi giorni dal ricorso in Corte di Cassazione (fissato per giovedì 19 marzo alle 10.30), è l’avvocato Alberto Valenti, uno dei legali dello stesso don Giorgio Carli, assolto in primo grado e condannato in appello per presunti abusi sessuali su una bambina. Per il collegio di difesa del sacerdote sono giorni di piena fibrillazione. «Don Giorgio è comunque tranquillo, sa di essere estraneo a tutte le accuse e pertanto non può che essere fiducioso. Se i giudici dovessero pensarla in maniera diversa affronterà comunque la realtà». In caso di rigetto del ricorso in Cassazione non ci sono possibilità di sottrarsi alla detenzione in carcere. Sette anni e mezzo sono troppi per poter aspirare a forme alternative di espiazione della pena. Da Roma, per il momento, non è trapelata alcuna indicazione sulla posizione della Procura generale. A difendere le istanze del sacerdote ci saranno gli avvocati Franco Coppi (uno dei penalisti più noti d’Italia) e Alberto Valenti. Per la parte civile saranno della partita gli avvocati Gianni Lanzinger e Arnaldo Loner. La difesa del sacerdote ha sempre contestato la lettura dei fatti data dai giudici di secondo grado. Non sarebbe stato possibile altrimenti dato che lo stesso don Giorgio si è sempre dichiarato assolutamente estraneo ai fatti contestatigli. Secondo gli avvocati difensori la sentenza della corte d’appello sarebbe caratterizzata da «valutazioni oltre il paradosso e l’assurdo». In particolare i giudici non avrebbero valutato correttamente il peso processuale di numerose prove contrarie all’ipotesi accusatoria, soprattutto in relazione ai comportamenti della bambina (sempre sereni e gioiosi con manifestazioni di entusiasmo nei confronti del sacerdote) proprio nel periodo dei presunti e ripetuti abusi in canonica durati, secondo l’accusa, quattro anni e mezzo. La difesa di don Giorgio contesta l’ipotesi dello sdoppiamento di personalità della bimba per rimuovere il dolore e la vergogna provocati dalle violenze sessuali. «Va oltre il paradosso e l’assurdo – hanno scritto i difensori di don Giorgio – la prospettazione solo ipotetica della idoneità di una bambina di 9-10 anni di mettere in atto una così complessa dinamica psicologica di fronte, non già ad un fatto isolato di abuso, ma ad una complessa situazione di reiterate violenze che quotidianamente avrebbero riaperto pagine mai chiuse e soprattutto ferite ovviamente incapaci di rimarginarsi…Risulta illogico che la bambina potesse addirittura compiere un’operazione di mistificazione attraverso la quale riportare nel proprio diario pensieri, sentimenti ed emozioni di segno opposto…» Il pronunciamento della Corte di Cassazione segnerà una tappa importante anche a livello giurisprudenziale perchè per la prima volta in Italia si è istruito un processo di questa importanza sulla base dei ricordi riemersi nella presunta parte lesa grazie ad un prolungato periodo di psicoterapia. Non solo. L’individuazione del presunto responsabile delle violenze avvenne sulla base dell’interpretazione di un sogno della ragazza sotto cura.

  • Don Carli, no ai risarcimenti

    Don Carli, no ai risarcimenti

    Alto Adige — 24 marzo 2009 pagina 01

    Don Carli, no ai risarcimenti

    BOLZANO. «Non ci sarà alcun risarcimento da parte di don Giorgio e se la controparte vorrà avviare causa civile troverà pane per i suoi denti. Un eventuale coinvolgimento della Curia non sarà facile perchè sarebbe necessario dimostrare una sorta di consapevole responsabilità da parte delle strutture della Chiesa». L’avvocato Alberto Valenti (nella foto a fianco) è tranquillo e rilassato quando spiega, a distanza di alcuni giorni dalla sentenza della Corte di Cassazione, che il contenzioso legale su don Giorgio è destinato probabilmente a proseguire ancora a lungo in altra sede. Intanto il sacerdote è tornato in città. Il suo rientro in parrocchia è cosa ormai decisa. Lo ha confermato lo stesso don Giorgio all’avvocato Valenti puntualizzando che la Curia lo ha sempre sostenuto per effetto di una indagine interna molto rigorosa dalla quale è emersa la sua completa estraneità ai fatti.

    http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/altoadige/2009/03/24/AB1PO_AB101.html

    Alto Adige — 24 marzo 2009 pagina 12

    Il giudice Mori: «Un buco nel codice»

    BOLZANO. Il giudice Edoardo Mori, stimato ed esperto magistrato bolzanino, presidente del tribunale del riesame, ritiene che la sentenza della Corte di Cassazione sia incappata in un errore che però nessuno potrà correggere, essendo il pronunciamento della Cassazione non impugnabile. Il problema è proprio relativo alla conferma delle statuizioni civili (dunque della condanna al risarcimento a favore delle parti civili) in una sentenza che fa riferimento alla prescrizione del reato addirittura in epoca anteriore al processo d’appello. «L’articolo 578 del codice procedura penale – puntalizza il giudice Edoardo Mori – consente alla Corte di Cassazione (che annulla senza rinvio per intervenuta prescrizione del reato un giudizio d’appello) di valutare la causa in riferimento al danno da risarcire alla parte civile. Il codice però non ha tenuto conto dell’ipotesi dell’errore del giudice d’appello che abbia deciso ”contra legem” invece di dichiarare il procedimento estinto per prescrizione». Dunque secondo lei la normativa in vigore si presta a critiche? «Diciamo che il meccanismo è perverso perchè si arriva a condannare l’imputato al risarcimento di un danno senza che nessun giudice si sia mai espresso legittimamente sulla responsabilità» Ora don Carli, che si è sempre dichiarato innocente, tornerà tra i suoi fedeli. Non pagherà perchè non è in grado di farlo. C’è chi dice che dovrà mettere mano alle casse la Chiesa «In questo caso sarà ovviamente necessaria una nuova azione giudiziaria, questa volta in sede civile. Il tutto per cercare di stabilire che la Chiesa debba essere considerata responsabile della condotta privata di preti. Non mi sembra, obbiettivamente, una causa facile». Anche perchè i presunti abusi sessuali sarebbero avvenuti al di fuori delle normali mansioni del sacerdote. (ma.be.)

    http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/altoadige/2009/03/24/AZ1PO_AZ102.html

    Alto Adige — 24 marzo 2009 pagina 10

    Don Carli: non assoluzione ma estinzione del reato Con quale criterio certi personaggi che si avvalgono della loro elevata posizione nella conduzione della Curia ecclesiale o della avvocatura sostenente la difesa processuale, possono esprimere il concetto di innocenza per don Giorgio Carli? Addirittura è stato detto: “nessuno si permetta di considerarlo colpevole”, come si legge sull’Alto Adige del 21 marzo. Evidentemente la Curia e la difesa di don Carli non hanno recepito che da parte della Suprema Corte non c’è stato alcun verdetto di assoluzione per don Carli, ma l’estinzione del reato per effetto della prescrizione. Angelo Bolognani BOLZANO Ma don Carli poteva rinunciare alla prescrizione In merito alla recente vicenda di don Giorgio Carli e alle varie e diverse dichiarazioni sia della procura che del collegio difensivo su assoluzione, prescrizione e colpevolezza, è indispensabile precisare quanto segue. All’articolo 157 comma 7 del Codice penale si legge: «La prescrizione è sempre espressamente rinunciabile dall’imputato». Se don Carli avesse voluto, avrebbe potuto rinunciare alla prescrizione e farsi assolvere nel merito. Bastava che depositasse in cancelleria o affidasse ai suoi legali una dichiarazione di rinuncia alla prescrizione, e la Cassazione avrebbe disposto un nuovo processo d’appello. Ma non va taciuto che vi siano dei rischi: per rinunciare alla prescrizione, conviene essere innocenti.

    http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/altoadige/2009/03/24/AZLPO_AZL99.html

  • Don Carli, si va alla «battaglia» finale

    Don Carli, si va alla «battaglia» finale

    Don Carli, si va alla «battaglia» finale

    Alto Adige — 28 febbraio 2009 pagina 01 sezione: PRIMA
    BOLZANO. Il caso di don Giorgio Carli, il sacerdote condannato in secondo grado per presunte violenze sessuali ai danni di una parrocchiana (all’epoca dei fatti bambina) sarà discusso direttamente in udienza dibattimentale di fronte alla Cassazione.

    La scelta del dibattimento fa immaginare che la Corte abbia già deciso di non dare peso alle obiezioni procedurali sollevate dalla difesa, tra cui l’ipotesi di prescrizione, e punti direttamente al problema centrale, che è poi la battaglia processuale decisiva tra difesa e accusa, e cioè l’esame sull’attendibilità dei ricordi della donna riemersi durante la psicoterapia. BERTOLDI A PAGINA 16

    http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/altoadige/2009/02/28/AB1PO_AB108.html

    Caso don Carli in Cassazione Battaglia sui ricordi della donna

    Alto Adige — 28 febbraio 2009 pagina 16 sezione: CRONACA
    BOLZANO. Il caso di don Giorgio Carli, il sacerdote condannato in secondo grado per presunte violenze sessuali ai danni di una parrocchiana (all’epoca dei fatti bambina), non sarà deciso da cavilli procedurali. La Corte di Cassazione, infatti, avrebbe già deciso di ritenere non percorribile l’ipotesi che il procedimento nei confronti del sacerdote possa essere dichiarato estinto, almeno sotto il profilo penale, per prescrizione dei reati. Nè sembra percorribile una secondo strada indicata dagli avvocati difensori del religioso riguardante il presunto ritardo insanabile con cui la presunta parte lesa presentò querela dando il via all’inchiesta. Come noto l’udienza decisiva in Cassazione (terza sezione penale) è stata fissata per il 19 marzo. Ma una prima valutazione dello stato del processo, sotto il profilo procedurale, ci sarebbe già stata da parte dei giudici. Lo si evince dalla decisione della Suprema Corte di fissare un’udienza pubblica nel corso della quale, dunque, il caso dovrà essere affrontato sotto il profilo di legittimità, non affrontando più il merito della vicenda. Per i difensori di don Giorgio (il professor Coppi, già legale del senatore Giulio Andreotti e l’avvocato Alberto Valenti di Bolzano) potrebbe trattarsi di un limite pesante. Entrare nel merito della vicenda (che ha portato ad una assoluzione dell’imputato in primo grado e ad una condanna in appello) non sarà più possibile. A venti giorni dall’udienza la tensione cresce anche perchè il sacerdote, in caso di rigetto del ricorso, dovrà affrontare il carcere (per la condanna a sette anni e mezzo inflitta in appello) e procedere al pesante risarcimento della presunta parte lesa. Come detto una via d’uscita «strategica» da questa vicenda non sarà possibile. Il 19 marzo in Cassazione è stata fissata un’udienza dibattimentabile pubblica. Se il caso fosse stato ritenuto viziato da irregolarità formali (come ad esempio un ritardo insanabile nei tempi di presentazione della querela della parte lesa) o fosse risultato evidente che i fatti contestati sono già prescritti, i giudici avrebbero fissato l’udienza in camera di consiglio, misura deflattiva prevista proprio per alleggerire i carichi processuali. Il caso don Giorgio, dunque, si discuterà in un pubblico dibattimento. Proprio ieri gli avvocati di parte civile Gianni Lanzinger e Arnaldo Loner hanno depositato una memoria di replica (alle istanze dei difensori del sacerdote) di ottanta pagine. E’ probabile che il processo si decida sulla valutazione dei ricordi riamersi nella presunta parte lesa grazie alla psicoterapia. Gli avvocati di don Giorgio punteranno molto sulla inattendibilità intrinseca di quelli che la difesa ritiene «falsi ricordi» con una possibile soprapposizione di ruoli e persone che rientrano nel vissuto della ragazza denunciante. La difesa di don Giorgio tenterà di dimostrare una errata valutazione non solo di alcuni testimoni-chiave ma anche della figura del nonno della vittima. Così come, sempre la difesa, invocherà la necessità di valutare con maggiore attenzione la portata di alcuni testimoni importanti che nel corso del processo non hanno fornito riscontri oggettivi al racconto della denunciante. Potrebbe essere proprio questo un altro punto decisivo. Al centro delle valutazioni contrapposte finiranno ancora una volta le deposizioni della catechiesta Culatti Vigni, del parroco don Pedrotti, del ragazzo indicato dalla denunciante per aver preso parte ad alcune violenze sessuali in canonica sotto la «regia» di don Giorgio. Nessuno dei tre ha confermato il racconto (seppur sempre lucido e dettagliatissimo) della parte lesa. Dimostrazione, seconda la difesa, della inattendibilità della ragazza vittima (seppur in perfetta buona fede e in condizioni mentali sane) di falsi ricordi. Ipotesi seccamente respinta dagli avvocati di parte civile secondo i quali tutti e tre i testi avrebbero avuto, in realtà, buoni motivi per non ricordare. Il parroco e la catechista per paura che potesse emergere dell’altro, il ragazzo per paura di essere accusato di concorso nelle presunte violenze sessuali. – Mario Bertoldi

    http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/altoadige/2009/02/28/AZ6PO_AZ601.html

  • DON PETER GSCHNITZER DI CASTELBELLO CIARDES TRADITO DALLA MEMORIA DEL PROPRIO COMPUTER

    DON PETER GSCHNITZER DI CASTELBELLO CIARDES TRADITO DALLA MEMORIA DEL PROPRIO COMPUTER

    Bolzano. Ancora un sacerdote inquisito in Alto Adige per questioni legate alla sfera sessuale. Dopo il caso don Carli (che pende ancora in Cassazione) e quello relativo alla condanna in primo grado di Hansjörg Rigger di Bressanone, sono nuovamente le presunte inclinazioni pedofile ad inguaiare un religioso in provincia di Bolzano.

    Sul registro degli indagati della Procura della Repubblica è infatti stato iscritto il parroco di Castelbello Ciardes. Si tratta di Peter Gschnitzer di 56 anni.

    Nel suo computer i carabinieri della zona hanno rinvenuto una serie di fotografie pedopornografiche. La successiva perquisizione nell’appartamento del prete, in canonica, ha permesso di scoprire altre foto oscene con protagonisti minorenni.

    Da parte della Curia altoatesina per il momento non c’è stata alcuna reazione ufficiale. Sino a ieri a tarda sera il sacerdote non risultava rintracciabile. La vicenda, comunque, risale ad una quindicina di giorni fa e per il momento il sacerdote è ancora al suo posto nella piccola parrocchia della val Venosta. E’ stato un guasto tecnico al computer personale del sacerdote a permettere agli inquirenti di scoprire le passioni segrete e maniacali, sotto il profilo sessuale, del sacerdote. In effetti sarebbe stato lo stesso prete a consegnare il proprio computer ad un tecnico per procedere ad una riparazione. Il religioso non aveva messo in preventivo che le foto inserire nella memoria potessero essere notate. In effetti sarebbe stato proprio il tecnico a segnalare ai carabinieri la presenza nella memoria elettronica dell’apparecchiatura di immagini di sesso con minorenni. La segnalazione ha indotto carabinieri e magistratura ad intervenire in tempi piuttosto rapidi. In effetti di lì a pochi giorni è scattato il blitz nella canonica e nell’abitazione privata del sacerdote.

    I sospetti avrebbero trovato piena conferma. Peter Gschnitzer è infatti stato trovato in possesso di altro materiale fotografico proibito. Si tratta di fotografie stampate, messe su carta e custodite in alcuni album personali del sacerdote. Anche in questo caso le immagini riguarderebbero situazioni pornografiche con il coinvolgimento di minorenni. Tutto il materiale è stato sequestrato ed è a disposizione dell’autorità giudiziaria. Il procuratore Cuno Tarfusser ha già disposto una serie di accertamenti per cercare di stabilire se vi sia stata cessione o scambio con altri soggetti delle foto pedofile sequestrate. Un accertamento tecnico non certo fine a se stesso. Il codice penale, infatti, non solo punisce la detenzione di materiale pedopornografico (con pene previste sino a tre anni di reclusione) ma prevede conseguenze ancora più severe per chi fa commercio o cede anche a titolo gratuito a terzi immagini realizzate grazie allo sfruttamento sessuale di minorenni. Per il momento il sacerdote non è stato interrogato dalla Procura della Repubblica. Per una definizione più precisa del capo d’imputazione sarà in effetti importante attendere l’esito degli accertamenti sui contatti e collegamenti con altre persone via internet.

  • CONDANNATO PRETE PEDOFILO

    CONDANNATO PRETE PEDOFILO

    CONDANNATO PRETE PEDOFILO

    Don Hansjorhg Rigger, docente di teologia a Bressanone, è stato condannato a un anno e mezzo di reclusione per detenzione di immagini pedopornografiche. Si tratta dell’ennesimo episodio di pedofilia, che vede coinvolto un esponente della chiesa cattolica.

    Di fronte alla condanna, la curia altoatesina esprime il suo dolore (mi auguro che il dolore sia per i bambini!) e auspica che la seconda istanza dimostri “la buona fede” e “le rette intenzioni ” del suo sacerdote. Il vescovo Wilhem Egger non ha preso nessun provvedimento contro il teologo condannato e ha invitato la comunità diocesana a vivere “questo doloroso momento in comunione di preghiera e solidarietà”. 

    Come per il dolore, nel comunicato curiale, anche per la solidarietà non si precisa nei confronti di chi. Circa 2000 anni fa c’era chi diceva “lasciate che i bambini vengano a noi“. Penso sia arrivata l’ora di cambiare abitudini.

    https://camin-bolzano.blogautore.repubblica.it/2007/11/16/condannato-prete-pedofilo/



    Alla curia di Bolzano sono sorpresi per la condanna del loro prete teologo:

    15-11-2007 19:44 – CRONACA / GIUDIZIARIA
    Dolorosa sorpresa della Curia diocesana per la condanna di don Rigger

    La curia diocesana di Bolzano e Bressanone “apprende con dolorosa sorpresa la notizia della condanna di don Hansjoerg Rigger”.
    “Pur non entrando nel merito della sentenza della quale non sono ancora note le motivazioni” – dice una nota – la curia “auspica che in seconda istanza sia fatta piena luce sulla vicenda, tenendo conto della buona fede e delle rette intenzioni
    del sacerdote”.

    “Questo doloroso momento sia vissuto dalla comunità diocesana in comunione di preghiera e solidarietà”, dicono nel comunicato i vicari generali Giuseppe Rizzi e Josef Matzneller.