Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Abusi, accuse alle diocesi del Massachusetts. I vescovi: «Abbiamo fallito». Ora l’impegno per proteggere i minori

    Abusi, accuse alle diocesi del Massachusetts. I vescovi: «Abbiamo fallito». Ora l’impegno per proteggere i minori

    «Abbiamo fallito nel proteggervi quando eravate più vulnerabili». Le diocesi statunitensi di Fall River, Springfield e Worcester riconoscono le responsabilità del passato, chiedono perdono ai sopravvissuti e assicurano che l’impegno per la sicurezza dei minori resta una priorità. Le reazioni sono arrivate dopo la pubblicazione del rapporto della procura generale del Massachusetts, un documento di oltre duecento pagine che ricostruisce decenni di abusi sessuali e gravi inadempienze nella risposta delle istituzioni ecclesiali. Le tre diocesi non contestano il quadro storico delineato dall’indagine, ammettono gli errori e chiedono perdono per le sofferenze inflitte alle vittima: ammissione che va di pari passo con l’impegno a continuare a migliorare le norme e i provvedimento introdotti dopo il 2002.
    Le parole più nette sono quelle del vescovo di Fall River, Edgar M. da Cunha, che si è detto «pieno di dolore» davanti al resoconto di episodi e prassi espressione di «tragici fallimenti» nella protezione delle persone più vulnerabili. «A tutti i sopravvissuti agli abusi sessuali su minori, chiedo profondamente scusa. Noi come Chiesa vi abbiamo mancato quando eravate più vulnerabili», afferma il vescovo. La diocesi, aggiunge il presule, intende continuare ad accompagnare le vittime, assumersi le proprie responsabilità e fare quanto possibile perché nessun altro bambino debba subire violenze analoghe. Da Cunha assicura, inoltre, che l’ascolto e il percorso di guarigione dei sopravvissuti, assieme all’applicazione degli standard professionali e delle politiche di prevenzione, rimangono le principali priorità della Chiesa locale. La diocesi di Fall River, tra l’altro, cinque anni fa ha pubblicato un elenco di membri del clero destinatari di accuse ritenute credibili, comprendente casi risalenti a oltre settant’anni fa. Tra le prassi introdotte, nota ancora il presule, c’è quella di segnalare alle autorità civili ogni accusa di abuso su un minore, anche quando la persona che presenta la denuncia è ormai adulta. Ma le misure adottate non si fermano qui: ci sono anche gli accordi con le procure distrettuali per fornire la documentazione necessaria alle indagini anche senza un ordine del giudice, il rafforzamento dei protocolli per la gestione delle segnalazioni e il potenziamento dell’Ufficio per gli ambienti sicuri e l’assistenza alle vittime. Sono inoltre previsti controlli sui precedenti, codici di condotta e programmi di formazione obbligatoria per sacerdoti, dipendenti, ministri e volontari.
    Anche il vescovo di Springfield, William D. Byrne, definisce il documento della procura «un richiamo che induce all’umiltà» e alla necessità di mantenere una vigilanza costante nella gestione di ogni segnalazione. Byrne ringrazia i sopravvissuti che hanno trovato il coraggio di raccontare quanto subito e riconosce nel rapporto un documento storico importante, capace di dare voce alle vittime. La diocesi, assicura ancora il presule, esaminerà le raccomandazioni della procuratrice generale e resterà aperta a ulteriori miglioramenti, anche se già prima della pubblicazione del rapporto nella comunità locale è stato avviato un processo volto a correggere i fallimenti del passato, adottando procedure che tengono conto degli effetti del trauma sulle vittime. La stessa diocesi, poi, ha sottoscritto un protocollo con le tre procure competenti per il Massachusetts occidentale: in base all’accordo, le accuse vengono esaminate anzitutto dalle forze dell’ordine e soltanto in seguito dagli organismi ecclesiali. È stato inoltre ampliato l’elenco pubblico delle persone accusate in modo credibile, includendo sacerdoti già deceduti al momento della denuncia, membri di istituti religiosi, esponenti del clero provenienti da altre diocesi e dipendenti laici. Il vescovo Byrne, quindi, auspicato che le indicazioni formulate dalla procura non rimangano circoscritte alle diocesi cattoliche, ma possano diventare un riferimento anche per scuole, associazioni giovanili e altre organizzazioni impegnate con i minori. Il vescovo ha così richiamato una responsabilità condivisa nella costruzione di efficaci sistemi di prevenzione, ascolto e intervento, senza negare la specificità e la gravità delle responsabilità ecclesiali descritte nell’indagine.
    Più articolata, e maggiormente concentrata sui cambiamenti già compiuti, la reazione della diocesi di Worcester: la nota ufficiale riporta le scuse pronunciate dal vescovo Robert J. McManus nel rapporto diocesano del 2022: «Come vostro vescovo, sono profondamente dispiaciuto per gli abusi sui minori commessi da sacerdoti di questa diocesi dalla sua fondazione, nel marzo 1950». La diocesi, inoltre, afferma di accogliere il documento della procura generale, sottolineando la collaborazione assicurata durante l’indagine e ricordando che dal 2002 tutte le nuove segnalazioni sono state trasmesse immediatamente alla procura distrettuale competente. Il comunicato della diocesi, inoltre, sottolinea che la grande maggioranza degli episodi ricostruiti risale a un periodo compreso tra quaranta e sessant’anni fa, richiamando l’attenzione ai cambiamenti introdotti nel frattempo nella selezione dei candidati al sacerdozio, nella formazione sulla sicurezza degli ambienti ecclesiali e nell’esame delle denunce da parte di assistenti sociali e di un organismo consultivo composto in maggioranza da esperti indipendenti. A dimostrare l’efficacia delle misure adottate, sottolinea ancora la diocesi di Worcester, è il fatto di aver superato ogni anno le verifiche esterne previste dalla Carta per la protezione dei bambini e dei giovani, adottata nel 2002 dall’episcopato statunitense. Ma, continua il comunicato, l’impegno a fare meglio non verrà meno e il rapporto della procura verrà approfondito per individuare altre possibili misure a sostegno delle vittime e per rafforzare ulteriormente la tutela dei minori.
    I dati dell’indagine
    Avviata nel 2019 dall’allora procuratrice generale Maura Healey, oggi governatrice del Massachusetts, l’indagine ha comportato l’esame di oltre 300mila pagine di documenti e più di cento colloqui con sopravvissuti, avvocati, rappresentanti delle associazioni, sacerdoti, dirigenti e dipendenti delle diocesi. Il rapporto censisce complessivamente 275 esponenti del clero accusati e 944 vittime: 92 accusati e 469 persone coinvolte a Fall River, 93 e 259 a Springfield, 90 e 216 a Worcester. Gli investigatori precisano che questi dati, ricavati dagli archivi diocesani e da altre fonti, non sono stati filtrati attraverso una valutazione della credibilità di ogni singola accusa. Non equivalgono quindi a un accertamento giudiziario individuale per ciascuna delle persone menzionate.
    La maggior parte dei fatti risale a prima del 2002, l’anno in cui l’inchiesta del Boston Globe sull’arcidiocesi di Boston portò la questione degli abusi e delle coperture ecclesiali all’attenzione internazionale. Dopo quella cesura, le diocesi del Massachusetts hanno istituito uffici per la protezione dei minori e l’assistenza alle vittime e hanno adottato nuove regole per la segnalazione e la verifica delle accuse. Il rapporto riconosce che sono state realizzate riforme importanti, ma sostiene che le procedure introdotte non siano state sempre applicate in modo uniforme.
    Per il periodo precedente al 2002, la procura descrive una serie di comportamenti che, secondo gli investigatori, avrebbe consentito agli abusi di proseguire: la mancata risposta a denunce e segnali d’allarme; il trasferimento di sacerdoti accusati o responsabili da una parrocchia all’altra, senza rendere note le ragioni del provvedimento; il ritorno nel ministero dopo periodi di trattamento senza un’adeguata supervisione; l’insufficiente applicazione delle restrizioni imposte; l’occultamento delle ragioni alla base della rimozione di un sacerdote; la mancata segnalazione sistematica alle autorità civili.
    La procuratrice generale Andrea Joy Campbell ha accusato i responsabili delle diocesi di avere troppo spesso protetto la reputazione dell’istituzione anziché i bambini. Ha tuttavia precisato che l’indagine «non aveva lo scopo di demonizzare una fede o una Chiesa», ma di cercare giustizia e accertare le responsabilità. «Dietro ciascuno di quei numeri», ha detto, «c’è un bambino la cui sicurezza è stata violata, una famiglia cambiata per sempre e un sopravvissuto che ha portato il trauma per anni e, in molti casi, per decenni».
    Una contestazione specifica riguarda Worcester, indicata come l’unica diocesi cattolica del Massachusetts a non mantenere sul proprio sito un elenco organico e facilmente accessibile degli esponenti del clero destinatari di accuse giudicate credibili. Pur avendo comunicato nomi alle autorità e pubblicato nel tempo alcune informazioni, secondo la procura la diocesi non dispone ancora di uno strumento pubblico stabile e aggiornato. La procuratrice Campbell ha chiesto che venga predisposto, considerandolo un passaggio necessario sul piano della trasparenza e del riconoscimento dovuto ai sopravvissuti.
    Il rapporto non ha prodotto una nuova serie di incriminazioni, anche perché, secondo la procura, in molti casi i termini di prescrizione sono scaduti, i presunti responsabili sono morti oppure le condotte individuate non erano configurate come reato dalla legislazione in vigore quando furono commesse, mentre le norme successive non possono essere applicate retroattivamente. In tre casi, però, gli atti sono stati comunque trasmessi alle procure distrettuali competenti; uno di quelli inviati nella contea di Worcester ha portato alla formulazione di accuse penali. Accanto alle raccomandazioni indirizzate alle diocesi, la Campbell ha chiesto al Parlamento statale di eliminare i termini di prescrizione per le azioni civili relative agli abusi sessuali subiti durante l’infanzia e di rafforzare gli strumenti a disposizione dei sopravvissuti. Per la procuratrice, infatti, la pubblicazione del rapporto deve rappresentare non la conclusione del percorso, ma un passaggio verso una maggiore responsabilità delle istituzioni, una più ampia trasparenza e un sostegno effettivo a chi continua a portare le conseguenze delle violenze.
    https://www.avvenire.it/chiesa/abusi-accuse-alle-diocesi-del-massachusetts-i-vescovi-abbiamo-fallito-ora-limpegno-per-proteggere-i-minori_113734
  • Il seme dell’inchiesta sullo scandalo di pedofilia nella Chiesa: ‘Eravamo l’ultima speranza per le vittime’.

    Il seme dell’inchiesta sullo scandalo di pedofilia nella Chiesa: ‘Eravamo l’ultima speranza per le vittime’.

    L’inchiesta di EL PAÍS sull’impatto della pedofilia sulla Chiesa spagnola è, come tutte le grandi storie in questo campo, un mix di ossessione e grande ambizione. Quando la giornalista Soledad Gallego-Díaz assunse la direzione del quotidiano nel 2018, chiese un’indagine sugli abusi. Il pluripremiato film Spotlight , due anni prima, si era concentrato sul lavoro del Boston Globe nel portare alla luce la portata dello scandalo nella città americana. Altri articoli giornalistici avevano trattato casi di massa in Irlanda, Germania e Francia. La Spagna faceva eccezione?

    In prima linea in questo sforzo collettivo fin dall’inizio ci sono stati Íñigo Domínguez, attuale corrispondente da Roma per EL PAÍS, e il giornalista Julio Núñez, nato 36 anni fa a Casar de Cáceres e autore del libro Padre Pica , sulla scoperta del diario di un prete pedofilo. Quando hanno iniziato, erano venuti alla luce solo pochi casi isolati. E Gallego-Díaz ha incluso un aspetto chiave nella sua decisione: bisognava concentrarsi non solo sull’abuso in sé, ma anche sull’insabbiamento. Questa domenica, Domínguez e Núñez hanno ricordato gli inizi di questo lavoro durante l’incontro “Il coraggio di denunciare “, in una delle sale del Matadero di Madrid, dove il giornale sta organizzando un festival per celebrare il suo 50° anniversario . “Sol ci ha detto che EL PAÍS doveva farlo perché, come abbiamo visto in seguito, nessun altro lo avrebbe fatto”, aggiunge Domínguez, un cinquantatreenne di Avilés.

    L’incontro, che avrebbe dovuto essere condotto dalla stessa Gallego-Díaz questa domenica, non ha potuto partecipare a causa di una malattia, come spiegato dai relatori. “Senza di lei, questa ricerca non sarebbe stata possibile”, ha osservato Núñez, prima di chiedere al pubblico di applaudire una professionista che ha ricoperto ogni ruolo presso EL PAÍS : corrispondente parlamentare, corrispondente a Bruxelles, Londra, Buenos Aires e New York, difensore dei lettori, vicedirettrice, direttrice e editorialista di punta.

    Quando l’indagine ebbe inizio, Julio Núñez si incontrò in un piccolo ufficio con l’allora vicedirettore, José Manuel Romero. Riuscirono a trovare solo 34 condanne esaminando le statistiche giudiziarie. Contattò una vittima, Javier Paz, il motivo per cui Domínguez entrò nella storia. “Uno dei miei migliori amici d’infanzia lavora a EL PAÍS, si chiama Íñigo”, gli disse.

    Il primo articolo era intitolato “La Chiesa spagnola ha messo a tacere i casi di pedofilia per decenni “. Una decisione dell’allora vicedirettrice, Mónica Ceberio, cambiò il corso degli eventi. Insieme al reportage, allegarono un indirizzo email ( abusos@elpais.es ) aperto alle vittime. Il primo giorno arrivarono cento email, 500 entro una settimana. “Una valanga”, ricordano i due giornalisti. Per gestire ogni singolo caso, stabilirono un protocollo che hanno perfezionato nel corso degli anni. Fu il compito più delicato, perché in molti casi i giornalisti furono le prime persone con cui le vittime si rivolsero, coloro che ruppero il silenzio e chiesero giustizia.

    Erano ossessionati dal rispondere a tutte quelle email, a volte anche nel loro tempo libero, dopo aver terminato altri compiti. “Per le vittime, eravamo la loro ultima speranza”, afferma Domínguez. Man mano che l’indagine procedeva, decisero di creare un foglio di calcolo Excel per confrontare i dati. Questo rivelò degli schemi: quando la Chiesa veniva a conoscenza di uno di questi casi, trasferiva il sacerdote accusato… e rimaneva in silenzio.

    Ascoltarono le storie, le verificarono, le pubblicarono… ma non accadde nulla, raccontarono a un pubblico completamente silenzioso. Né la Chiesa né i partiti politici, che inizialmente non volevano avere nulla a che fare con la questione, intrapresero alcuna azione. E così ebbe inizio la battaglia dei numeri. Ogni grande storia si basa sui dati. E poiché non ne esistevano, iniziarono a compilarli da soli: un database che attualmente comprende più di 3.000 vittime e 1.600 persone accusate.

    Decisero quindi che, per rompere il silenzio, dovevano aggirare la Chiesa spagnola e rivolgersi direttamente a Papa Francesco. Nel 2021 gli inviarono un dossier con 251 casi. Il Papa aveva ordinato un’indagine su ogni caso giunto alla Chiesa attraverso qualsiasi canale. E riuscirono a ottenere l’approvazione del Congresso, a maggioranza, per l’incarico affidato al Difensore civico. Solo due settimane fa, il 15 aprile, la Spagna ha istituito il primo ufficio statale per il risarcimento delle vittime, che fino ad allora potevano rivolgersi solo alla Chiesa per ottenere giustizia.

    «Continuiamo le nostre indagini», spiega Núñez. «Le vittime vogliono la verità e hanno fiducia nel loro giornale». Nel loro sesto rapporto , appena consegnato alla Chiesa spagnola e al Vaticano, includono 21 testimonianze di vittime provenienti dall’America Latina. Questo apre una nuova strada per portare avanti il ​​compito principale affidato loro dal direttore: smascherare coloro che hanno coperto gli aggressori trasferendoli ad altri incarichi. «Dobbiamo far sì che si assumano le proprie responsabilità», afferma Domínguez. «Continueremo a lavorare», promettono.

    https://elpais.com/aniversario/2026-05-03/el-germen-de-la-investigacion-sobre-el-escandalo-de-la-pederastia-en-la-iglesia-eramos-la-ultima-esperanza-para-las-victimas.html

  • Rhode Island, report su abusi nella diocesi: 7 anni per un flop

    Rhode Island, report su abusi nella diocesi: 7 anni per un flop

    Ben 284 pagine e 7 anni di indagini, ma nessuno ne parla.

    Non dev’essere molto contento il procuratore generale di Rhode Island (Stati Uniti), dopo aver tratto le conclusioni di un rapporto che il Boston Globe aveva preannunciato come esplosivo.

    Il report di Rhode Island

    Il procuratore Peter Neronha sperava infatti replicare il successo mediatico ottenuto nel 2018 dal collega della Pennsylvania, Josh Shapiro, con il suo clamoroso “report del gran giurì” che aveva attirato l’attenzione internazionale.

    All’epoca anche UCCR ne aveva parlato, sottolineando però ciò che i media nascondevano: gli abusi risalivano a oltre 20 anni prima, gran parte dei preti incriminati era omosessuale e la maggior parte delle vittime erano giovani seminaristi (non bambini).

    Alcune di queste problematiche sono emerse anche nel tomo di 284 pagine recentemente prodotto dal procuratore di Rhode Island in cui sostiene di documentare gli abusi commessi dai sacerdoti nello Stato.

    Definire il rapporto di Neronha “deludente” rispetto alle attese è un eufemismo.

    Attenzione, però: un solo abuso sarebbe fin troppo e non intendiamo affatto sminuirne la gravità. La nostra critica è verso il sensazionalismo mediatico, le false verità e la volontà di usare questi crimini per colpire in maniera generalizzata la Chiesa.

    Il 97% degli abusi risale al 1970

    Il dato principale emerso anche nel rapporto di Rhode Island è identico a quello evidenziato in Pennsylvania: gli abusi contestati, come ammesso dallo stesso procuratore Neronha, risalgono a «tre quarti di secolo fa».

    Ha quindi aggiunto di «non aver trovato prove di recenti abusi sessuali su minori da parte del clero» e che «gli abusi sessuali nel Rhode Island sembrano aver raggiunto il picco negli anni ’60 e ’70 per poi diminuire».

    E ancora: «Nessun sacerdote accusato in modo credibile di abusi è attualmente in servizio attivo nella diocesi di Providence».

    In particolare, quasi il 97% dei 300 presunti abusi si è verificato tra il 1950 e il 1997 e il 42% prima del 1972. Si parla di fatti presunti perché si tratta di accuse non verificate.

    Come mai si conferma quel picco di abusatori proprio in quel periodo?

    Abbiamo risposto commentando il report della Georgetown University: il “collasso morale” del Sessantotto, dove i più grandi intellettuali firmavano appelli per la “liberazione sessuale dei bambini”, corrose purtroppo anche molti uomini di Chiesa.

    Un altro dato esposto dal procuratore di Rhode Island è che dei 75 sacerdoti accusati nel rapporto, 64 (cioè l’85%), sono deceduti e quindi impossibilitati a difendersi.

    Le accuse del procuratore

    Nonostante ciò, Neronha ha comunque accusato la diocesi di Providence di non aver indagato sulle accuse contro sacerdoti deceduti da tempo e di aver «distrutto i fascicoli riservati dopo la morte dei sacerdoti, a meno che non vi fossero procedimenti giudiziari in corso che li riguardavano».

    Entrambe le accuse sono false, innanzitutto perché l’indagine è stata possibile proprio grazie alla consegna dei fascicoli alle autorità da parte della diocesi di Providence.

    E non è vero che la diocesi non ha indagato sulle denunce.

    Lo dimostra proprio un caso su cui ha insistito il Boston Globe, cioè relativo al sacerdote Francis Santilli, evidenziando la presenza di “accuse credibili”.

    La scelta di evidenziare un caso solo all’interno dei 75 casi aperti fa già pensare che non abbiano trovato molto altro, in ogni caso proprio su Santilli la diocesi di Providence ha indagato a fondo ritenendo non credibili le accuse, persino secondo i criteri largamente permissivi adottati dalla diocesi stessa.

    https://www.uccronline.it/2026/04/28/rhode-island-report-su-abusi-nella-diocesi-7-anni-per-un-flop/

  • Che fare dei mosaici di un prete accusato di abusi sessuali?

    Che fare dei mosaici di un prete accusato di abusi sessuali?

    Il dibattito sulla complicata distinzione tra opere e comportamenti dell’artista che le ha realizzate non è nuovo, ma un recente articolo del New York Times ha posto una questione riguardo a un caso piuttosto singolare di artista accusato da anni di abusi sessuali, le cui opere continuano a essere esposte in oltre duecento luoghi in Italia, Francia, Brasile, Stati Uniti e altri paesi.

    Questi luoghi sono perlopiù chiese, e l’artista è un teologo ed ex prete gesuita, Marko Rupnik, mosaicista sloveno di 71 anni apprezzato e richiesto, ma accusato di abusi sessuali e psicologici ai danni di diverse suore.

    La storia era emersa nel 2022 ed era poi stata molto ripresa dai media quando nel 2024 due ex suore tra le circa venti donne che accusavano Rupnik raccontarono pubblicamente le presunte violenze subite. Dissero che le violenze risalivano agli anni Ottanta, quando loro erano suore poco più che ventenni della Comunità Loyola di Lubiana, in Slovenia, e che erano avvenute anche nei decenni successivi a Roma, nel Centro Aletti. È un centro di studi teologici e artistici che realizza opere religiose per le chiese, e di cui Rupnik è stato a lungo direttore artistico.

    Autore di mosaici in diversi importanti palazzi vaticani, Rupnik è stato per anni un gesuita molto rispettato: nel 2021 gli erano stati affidati, tra le altre cose, i lavori di restauro e di rinnovamento della cappella del Pontificio Seminario Romano. Dopo un’indagine dei Gesuiti, nel 2023, gli era stato offerto «di cambiare di comunità e di accettare una nuova missione», ma lui si era rifiutato ed era per questo stato espulso dall’ordine. Nello stesso anno il Vaticano aveva avviato una propria indagine, dopo che una commissione speciale per combattere gli abusi sessuali nella Chiesa aveva segnalato a papa Francesco, gesuita anche lui, «gravi problemi» nella gestione del caso di Rupnik, e «la mancanza di vicinanza alle vittime». Attualmente Rupnik è sotto processo canonico presso un tribunale vaticano.

    A general view of the Holy Door of Charity, the work of Father Marko Ivan Rupnik, in Rome, Italy, December 10 2015. Pope Francis will cross the Holy Door of Charity on 18 December 2015. ANSA/ANGELO CARCONI

    Secondo alcune delle donne che lo accusano, i suoi mosaici dovrebbero essere rimossi o coperti, o laddove non sia possibile farlo dovrebbe essere aggiunta una didascalia che riporti le accuse.

    Finora pochi vescovi e funzionari ecclesiastici, perlopiù all’estero, hanno accolto l’invito delle presunte vittime. Nel 2024 l’organizzazione cattolica dei Cavalieri di Colombo aveva annunciato che avrebbe coperto con un tessuto i mosaici di Rupnik esposti nel Santuario nazionale di san Giovanni Paolo II, a Washington, e nella Cappella della santa famiglia a New Haven, nel Connecticut. E nel 2023 il vescovo di Lourdes, in Francia, aveva ordinato che i mosaici realizzati da Rupnik per la basilica di Nostra Signora del Rosario venissero coperti con delle lastre di alluminio.

    Ma nella maggior parte dei casi le opere sono ancora esposte nelle sedi e nei modi in cui erano state pensate e commissionate, in Italia e in altri paesi del mondo. Nei primi anni Novanta, per esempio, papa Giovanni Paolo II aveva commissionato al Centro Aletti i mosaici per la Cappella Redemptoris Mater del Palazzo Apostolico, a Città del Vaticano.

    Secondo alcuni religiosi infatti le opere di Rupnik non dovrebbero essere trattate in modo diverso rispetto ad altre esposte nelle chiese da secoli, e realizzate da artisti controversi o comunque noti anche per il loro stile di vita non irreprensibile, da Caravaggio a Benvenuto Cellini a Filippo Lippi. Il caso di Rupnik suscita polemiche «perché l’autore è ancora vivo, perché il caso è ancora aperto e perché lui continua a creare opere», ha detto al New York Times il teologo Marco Tibaldi, che insegna all’Istituto Superiore di Scienze Religiose a Bologna.

    -OR- VISITA PASTORALE DI PAPA BENEDETTO XVI A SAN GIOVANNI ROTONDO, DOMENICA 21 GIUGNO 2009: Benedetto XVI giunge alla Chiesa nuova di San Pio da Pietrelcina per l’ incontro con i sacerdoti, i religiosi/e e migliaia di giovani. Il Papa visita i mosaici realizzati dal gesuita Ivan Marko Rupnik nella Cripta sotto la Chiesa. (Copyright L’OSSERVATORE ROMANO – Servizio Fotografico – photo@ossrom.va)

    Il New York Times ha anche segnalato il caso della chiesa del Corpus Domini, a Bologna, in cui è esposto un mosaico di Rupnik realizzato nel 2013 e che secondo il prete della chiesa, don Stefano Zangarini, ha attirato migliaia di visitatori in una chiesa relativamente isolata. «Non tutte le opere d’arte della storia sono state create da santi, anzi, tutt’altro», ha detto Zangarini, aggiungendo che «forse l’arte ci ricorda che esiste una bontà che trascende le nostre debolezze, i nostri alti e bassi».

    Anche alcuni siti del Vaticano avevano inizialmente continuato a mostrare immagini delle opere di Rupnik, dopo che le accuse erano diventate pubbliche. Erano state progressivamente rimosse, dopo le critiche espresse nel 2024 da Sean Patrick O’Malley, importante cardinale e arcivescovo di Boston, allora a capo della commissione per combattere gli abusi nella Chiesa. In una lettera a tutti i dicasteri aveva sollecitato maggiore «prudenza pastorale» prima di decidere di esporre opere d’arte create da un presunto autore di abusi.

    In un comunicato del 2024, il Centro Aletti aveva espresso «preoccupazione per il diffondersi della cosiddetta “cancel culture” e di un pensiero che legittima la “criminalizzazione” dell’arte», e aveva aggiunto che «la rimozione di un’opera d’arte non dovrebbe mai essere considerata come punizione o cura». Aveva anche scritto che Rupnik ha sempre negato le accuse. Il Dicastero per la dottrina della fede, l’importante organo della Curia che ha anche funzioni disciplinari, aveva annunciato a ottobre del 2025 di aver nominato i cinque giudici del tribunale che giudicherà Rupnik: da allora non ci sono stati altri sviluppi.

    https://www.ilpost.it/2026/04/18/arte-mosaici-abusi-sessuali/

  • Chiesa e pedofilia: chi ne parla?

    Chiesa e pedofilia: chi ne parla?

    Maria Elisabetta Gandolfi – Un’inchiesta sulla pedofilia del clero e il Vaticano condotta dalla testata investigativa tedesca Correctiv, con la collaborazione della spagnola El País, della statunitense The Boston Globe, della portoghese Observador e della colombiana Casa Macondo è stata resa nota il 19 marzo scorso.

    Ciascuna testata è uscita con una titolazione diversa, ma in generale c’è un doppio focus tematico che accomuna i pezzi pubblicati: da un lato la modalità vaticana di gestione dei dossier relativi ai preti o ai religiosi accusati; dall’altro il caso che a suo tempo interessò Benedetto XVI, relativo a un suo prete mentre era vescovo di Monaco.

    Poi ciascuna testata ha riportato un caso nazionale su cui la propria redazione ha indagato in modo specifico. La vista dell’insieme, naturalmente, è desolante. Anche se nella sostanza non emergono particolari novità.

    Occultamento, regola numero uno

    Il primo dato che emerge è che la linea dell’occultamento dei casi era la regola più che l’eccezione anche se era chiaro il fatto che tra i chierici vi erano comportamenti «immorali» (la prima edizione dell’istruzione Crimen sollicitationis è del 1922).

    In base ai documenti che le testate sono riuscite a procurarsi esse affermano che la linea dell’occultamento emerge sin dal 1936-1938, in piena ascesa del regime nazista: il Vaticano, infatti, nelle persone del segretario di Stato Eugenio Pacelli (futuro Pio XII) e del sostituto Giovanni Battista Montini (futuro Paolo VI), raccomandava alla Chiesa in Germania di bruciare i documenti relativi ai preti con comportamenti «immorali» perché non cadessero nelle mani sbagliate: i dossier diffamatori costruiti ad arte per perseguitare la Chiesa venivano spesso imperniati su questa accusa.

    Cosa che – viene fatto notare – successe anche nei tempi della persecuzione delle Chiese dell’Europa dell’Est durante la Guerra fredda.

    Da una gestione centralizzata alla terapeutizzazione dei casi 

    In realtà più che questi documenti, che dimostrano la difesa di una Chiesa sotto attacco, è la ricostruzione storica del contesto che convince sulla linea dell’«occultamento» dei casi di abuso, considerati allora peccati anche per la vittima – lo sappiamo – e non reati, gestiti dall’ex Sant’Uffizio (e solo per delega specifica dalla diocesi in cui i fatti erano avvenuti) fino al 1965. Ma sino ad allora si poteva dire che Roma avesse un filo diretto con le diocesi per questi casi.

    Con il Vaticano II, l’atteggiamento cambia e si passa a un più generale approccio «decentralizzato e “terapeutico”», scrive El País, e la Crimen sollicitationis cade nel dimenticatoio. Sono gli anni in cui i casi lievitano.

    In teoria è con il 2001 che le cose cambiano, anche per il diretto intervento di Joseph Ratzinger, che sotto il pontificato di Giovanni Paolo II normò la materia, in quanto prefetto dell’allora Congregazione per la dottrina della fede. Con il motu proprio papale Sacramentorum sanctitatis tutela e la lettera della Congregazione che l’accompagna (qui nell’archivio de Il Regno, in buona sostanza i casi tornarono a dover ripassare per Roma.

    Ratzinger e il caso Monaco: notizie sin dal 1986…

    Tutto bene? No, perché il fautore di questa che voleva essere una riforma – affermano le testate – era pur sempre parte del sistema che voleva modificare, tanto è vero che nel 2010 la denuncia del New York Times che papa Benedetto, quando era arcivescovo di Monaco, aveva coperto un prete pedofilo, portò da parte sua a una risposta ambigua. Il Regno ne parlò qui e qui.

    I dati nuovi che emergono oggi da questa inchiesta sarebbero due. Il primo: una revisione interna commissionata dalla diocesi di Monaco allo studio legale Westphal Spiker Wastkl (WSW) nel 2022 aveva messo in luce – ma la notizia era rimasta confinata ai soli media tedeschi – che il vicario generale che era in carica ai tempi dell’episcopato di Ratzinger disse allo WSW di essere stato «costretto a rilasciare la dichiarazione» con la quale scagionava Ratzinger, per «proteggere il pontificato». Il secondo: in realtà esisteva già una lettera firmata nel 1986 da Ratzinger, ma misteriosamente non protocollata, dove si prendeva atto che il sacerdote era un alcolista e affetto da «altri» problemi.

    Gli altri parlano di noi

    In Italia la notizia di questa uscita ha circolato molto poco e chi ne ha scritto (un breve lancio ciascuno per Dagospia, RAI news e Il fatto quotidiano) ha ripreso solo una sintesi molto generale.

    La cosa è tanto più sorprendente se si considera il fatto che El País come caso locale ne sceglie uno dall’Italia, mentre allo stesso tempo nessuna testata del Belpaese firma l’inchiesta.

    Non è un caso nuovo. Riguarda un prete delle diocesi di Savona, don Nello Giraudo. Una delle sue vittime è Francesco Zanardi, fondatore e animatore della «Rete L’Abuso», associazione di vittime che cura anche un vasto database di casi italiani (il fatto che sia più o meno preciso, qui non interessa).

    Scrive El País: «Sebbene la diocesi di Savona lo avesse segnalato a Roma nel 2003, la storia delle accuse di abusi contro questo sacerdote risaliva a molto tempo prima. Lo ammette il rapporto allegato alla lettera: “il primo grave episodio” risale al 1980 e in seguito fu allontanato. Ciononostante, “per superare la sua dolorosa solitudine” gli fu permesso di aprire una casa di accoglienza per minori e di organizzare campi estivi per giovani».

    Alla lettera firmata dal vescovo mons. D. Calcagno la Congregazione per la dottrina della fede rispose solo nel 2006. Osserva il quotidiano spagnolo: «La cosa sorprendente è che, nonostante la narrativa ufficiale di quel momento e il teorico cambiamento normativo, la soluzione proposta al sacerdote era la solita: chiedere la sospensione o affrontare un processo canonico. Ma poiché il sacerdote non voleva lasciare i paramenti, la diocesi semplicemente non ha fatto nulla. Né lo ha denunciato. Si è dedicata all’accompagnamento spirituale e psicologico del sacerdote. E il vescovo, Domenico Calcagno, è stato nominato cardinale».

    E le vittime?

    Il caso venne reso pubblico da Zanardi nel 2010. Giraudo venne denunciato per abusi commessi tra il 1986 e il 1994, che quindi erano ormai prescritti. In seguito a un’altra denuncia, ha patteggiato una pena di un anno e mezzo di carcere. Nell’archiviare il primo caso, nel 2012, la Procura scrisse che era pacifico che ben tre vescovi avessero insabbiato la vicenda. Lo riporta El País: «Risulta, è triste dirlo, che l’unica preoccupazione dei responsabili della curia fosse quella di salvaguardare l’immagine della diocesi piuttosto che la salute fisica e psichica dei minori».

    Nel 2010 il nuovo prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, lo spagnolo Luis Ladaria, «ha scritto a Savona per chiedere, quattro anni dopo l’ultima comunicazione, che fine avesse fatto il caso. E solo allora il sacerdote ha chiesto la dispensa, dopo “un periodo di riflessione sulla propria vocazione”».

    Lapidaria la conclusione di El País: «L’Italia è l’unico grande paese cattolico in cui lo scandalo non è stato ancora affrontato, nessun media ha intrapreso un’indagine approfondita».

    Maria Elisabetta Gandolfi

    Caporedattrice Attualità per “Il Regno”

    Chiesa e pedofilia: chi ne parla?

  • I dossier degli abusi – Storia della criminalità organizzata in Vaticano

    I dossier degli abusi – Storia della criminalità organizzata in Vaticano

    Quando Monsignor Damiano Marzotto Caotorta legge le prime righe della lettera, resta senza parole. Fino a quel momento aveva parlato, spiegato, riso e raccontato dei tempi passati per quasi un’ora. Ora tace: legge, le dita affusolate poggiate sulle labbra in segno di concentrazione. “È strano”, ammette infine. Cerca di spiegare, ma le frasi restano incompiute; riflette. La sede milanese, o mai ottantenne, ha visto molte lettere simili a questa nel corso della sua carriera in Vaticano, alcune firmate da lui stesso; Questa, invece, porta la firma del suo ex superiore. Eppure qualcosa non torna.

    Il documento fa parte di una serie di vents scambi epistolari raccolti da CORRECTIV nel corso di un’inchiesta internazionale durata da anni. In questa lettera, la provenienza degli Stati Uniti, Italia, Colombia, Portogallo, Australia, Austria e Germania, si rivolgono al Vaticano in seguito a casi di abusi sessuali su minori commessi da sacerdoti. E la Santa Sede risponde.

    Documento l’esistenza di un sistema criminale organizzato all’interno del sistema interno del Vaticano: l’Almeno e il secolo, e i vertici della Chiesa cattolica sono vicini di Nascondere e le tombe della violenza tra minori, affrontate da tutti gli interni di un complesso sistema burocratico.

    Queste lettere indicano che la funzione del Vaticano è quella di assegnare al caso la norma e il numero del protocollo. Le segnalazioni di reati sessuali commessi da sacerdoti arrivavano da ogni angolo del mondo, venivano archiviate con cura, catalogate… e poi insabbiate. Ciò significa che gli abusi continueranno. A pagare il prezzo sono soprattutto le vittime, le cui vite restano per sempre segnate. Il trauma mina la fiducia negli adulti, interferisce con i rapporti familiari e spesso porta ad una profonda depressione. Con il passare degli anni ci fu un cambiamento nella chiesa e una crescita economica venne dalla sufficienza – o dal debito.

    Per lungo tempo critiche pubbliche e richieste di chiarimenti si sono rivolte soprattutto ai vescovi locali, ma i documenti rivelano che una parte della storia è rimasta in ombra e non è stato dato il giusto peso alla responsabilità della Santa Sede. Il Vaticano non era solo nella conoscenza dei fatti, ma si era agitato con ritardo, arrivando talvolta a revocare sanzioni e mantenendo sempre il massimo riserbo. Nella Chiesa regna a “cultura mortale del Silenzio”, afferma un ecclesiastico di alto rango.

    A letter of provenance from the Germania met in light in modo chiaro come the dibattito pubblico abbia trascurato the responsibility of chi prendeva the decisione: proprio the disposizioni del futuro papa tedesco, Benedetto With this letter, which I have written for years and years and that CORRECTIVE has been published in 2023 , it is a part of the international literature of all other documents, and the originals are probably not archived by the diocese and the Vatican.

    I documenti tracciano un percorso che dall’esterno passa per le diocesi e arriva fino al centro: Roma.

    Capitolo 1

    Cosa succederà il Vaticano

    Le prime grandi rivelazioni risalgono nel 2002 negli Stati Uniti, quando una squadra di giornalisti del Boston Globe mise in luce la reale portata degli abusi commessi dai sacerdoti. Il numero di polmoni di grandi dimensioni in questa zona è isolato: conta circa 200 auto in un’unica sede a Boston. Basandosi su documenti interni, Il team riuscì a dimostrare come la gerarchia ecclesiastica locale trattasse concretamente gli autori degli abusi: i cardinali, seguendo uno schema prestabilito, li mettevano in congedo per malattia o li trasferivano per insabbiare i fatti. “I documenti non mentono”, afferma Walter V. Robinson, capo del team. «Ho pensieri politici, ho anche un cardinale, ho i documenti n.

    Per questo motivo, l’altra persona si dedica al faticoso lavoro di raccogliere milioni di pagine di materiale. Come Terence McKiernan, che si definisce un “archivista della Chiesa” e con la sua organizzazione, Bishop Accountability , che ha creato un vasto database di articoli, documenti e lettere, inclusi anche alla luce del Boston Globe. In questo modo, è possibile ricostruire la vita di un abusatore.

    La ricerca di tracce relative allo scambio epistolare con il Vaticano ha condotto CORRECTIV anche alla sua raccolta: in una lettera del 1981, il vescovo di Oakland, in California, chiede al Vaticano di allontanare dal sacerdozio un autore di abusi sessuali. Il caso nacque a Roma nei suoi primi anni, ma Papa Giovanni Paolo II non prese parte al sacerdote. In questo periodo Joseph Ratzinger era prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede e quindi responsabile del procedimento. In quest’anno l’autore dell’abuso continua a far crescere i figli.

    CORRECTIVE è stato scoperto in Italia e un altro caso è arrivato in Vaticano. Nel 2003 ha ricevuto da Joseph Ratzinger un premio personale al merito in un caso di abuso. Nel 2010, un collaboratore della Congregazione per la Dottrina della Fede chiede informazioni sullo stato del procedimento, che risale ormai a sette anni prima. In occasione di questi grandi giorni, lo stesso sacerdote aveva presentato la sua richiesta di missioni dallo stato clericale.

    Anche in Colombia c’è una lettera del Vaticano. Nella fattispecie, nel 2010, una funzione dell’organo di controllo con l’ausilio di informazioni su un veicolo su un caso di abuso: si trattava del sottosegretario Damiano Marzotto Caotorta, al quale CORRECTIV aveva già presentato varie lettere. Il numero di protocollo della missiva risulta che l’autorità era stata informata del caso fin dal 2004, quando Joseph Ratzinger era ancora una volta a capo. L’autore del reato è poi deceduto e non è chiaro come la Congregazione per la Dottrina della Fede abbia gestito il procedimento prima della sua morte.

    Su queste e altre lettere provenienti da diversi Paesi, di cui CORRECTIV è in possesso, compaiono numeri di protocollo che dimostrano come il Vaticano non solo fosse a conoscenza dei fatti fin dall’inizio, ma abbia anche sistematicamente catalogato i casi di abuso.

    Gli abusi archiviati nella burocrazia vaticana

    L’organo presso cui confluiscono questa lettera è uno dei due antichi e potenti della Curia Romana: il Dicastero per la Dottrina della Fede, già Congregazione per la Dottrina della Fede. L’istituzione incaricata di vigilare sull’ortodossia cattolica e di giudicare le violazioni commesse dai sacerdoti, compresi i casi di abuso. Dal 1982 al 2005 è stato guidato dal cardinale Joseph Ratzinger, suo padre Benedetto XVI. Si consideri una teoria brillante e un’autorità indiscriminata in materia materiale, che hanno plasma da consolidarsi per oltre due decenni. L’azienda confronta le due lettere riservate.

    Documento le informazioni sulle ragioni della correttezza dei diritti dei minori quando discutono della loro responsabilità per l’abuso: non sono una parte verificata dei Rom perché, a loro dire, solo dal 2001 Sarebbe diventato obbligatorio informare il Dicastero sugli autori degli abusi. Norma alla ricerca di Giovanni Paolo II e del cardinale Ratzinger. Tuttavia, l’inchiesta dimostra che numerose lettere già giunte al Vaticano negli anni ’80 e ’90, e una ricerca che fa addirittura riferimento a una segnalazione risalente al 1972.

    L’autorità ha la sua influenza grazie alla riserva direttiva, che stabilizza la responsabilità ecclesiastica delle due parti dal 1922 e 1962 commessi da sacerdoti già da un secolo.

    Per alcuni autori di reati le sanzioni sono state addirittura revocate: CORRECTIV è a conoscenza di due lettere con cui il cardinale Ratzinger aveva riabilitato i responsabilità. La provenienza del caso Portogallo è l’antico procione e in possesso dell’ultimo osservatore correttivo e quotidiano. Un francese francese, che nel 1956 ha un busto di una ragazza, fu segnalato a Roma nel 1972. Sebbene quella lettera sia andata perduta, su una successiva missiva di Ratzinger del 1991 compari a numero il protocollo 174/72. Con questo documento, lontano dal mondo esterno, riflettiamo parzialmente sulla confessione dell’impostore della religione.

    I numeri dei protocolli sono fondamentali anche per l’ordine degli archivi. Nel Dicastero per la Dottrina della Fede sono composti da un numero di pratica e dall’anno: ad esempio, 174/72 significa che la pratica è stateta aperta nel 1972 ed era la 174ª pratica relativa a reati commessi da sacerdoti oa questioni di fede presentate quell’anno. La norma, o documento, anche se non ha avuto successo da anni, è stato contrastato con il numero del protocollo, quindi è archiviato in altre parti del caso. In seguito il sistema è stato ampliato: oltre al numero di pratica e all’anno, ai documenti continuano ad aggiungersi, dopo a trattino, un numero progressivo. Questo codice è unico per ogni documento in entrata o in uscita dalla Congregazione per la Dottrina della Fede ed è assegnato indipendentemente dal singolo caso.

     

    In questo caso Ratzinger influisce anche sulla sanzione: Autori degli abusi furono dimessi dallo stato clericale o allontanati dalla Chiesa. Tuttavia, un sacerdote proveniente dalla Germania, che Ratzinger aveva scomunicato, venne riammesso nella Chiesa dopo circa tre anni. In questo modo, la Chiesa ha una conoscenza degli abusi commessi su minori, ma può riprendere a operare senza restrizioni in una nuova diocesi.

    Dai documenti emerge la vera priorità dei vertici ecclesiastici: tutelare l’establishment e prevenire gli scandali. In due lettere diverse si afferma che la conoscenza di tali fatti potrebbe “scandalizzare la comunità dei fedeli”. Il “bene della
    Chiesa nel suo insieme”, come lo definisce Ratzinger nella sua risposta a Oakland, sembra prevalere su quello dei suoi membri più giovani.

    Il diritto ecclesiastico, o diritto canonico, si fonda principalmente sul Codex Iuris Canonici (Codice di diritto canonico, in breve CIC), e ciò vale anche per i decreti pontifici e altre disposizioni normative. Una differenza nello stato del territorio, nel valore ecclesiastico e nell’orientamento teologico. I pene più gravi sono la scomunica, ossia l’esclusione dalla comunità ecclesiale, eventualmente revocabile, e la dimissione dallo stato clericale, cioè dal sacerdozio, definitiva e irreversibile.

    Il diritto canonico, inoltre, non considera la violenza sessuale sui minori una violazione della loro integrità fisica o della loro salvezza spirituale. Per i sacerdoti, invece, questa costituzione è una trasgressione del sesto comandamento, che recita: “Non commettere adulterio”. Poiché i sacerdoti vivono sotto l’obbligo del celibato – ossia stringono un patto con dio al momento dell’ordinazione con cui assumono l’impegno dell’astinenza sessuale – l’abuso rappresenta una violazione di tale obbligo.

    Capitolo 2

    Gli armadi segreti del Vaticano

    Monsignor Marzotto, potete vedere le lettere, vedere cosa dicono e gli abusi commesi da sacerdoti sono conservati, di norma, in archivi riservati. Ha lavorato come sottosegretario della Congregazione per la Dottrina della Fede sotto il cardinale Ratzinger, e alla domanda su dove siano custoditi, indica uno schedario: «Armadi», risponde.

    La storia della chiesa di Hubert Wolf dell’Università di Münster è spesso utilizzata dagli archivi vaticani. Questa è anche la categoria «Fonti conservate», nella quale è conservata e tutelata. Il Ratzinger raccontò inoltre in un’intervista del 1998 che esisteva una “cassaforte speciale” contenuta i reati dei sacerdoti che “non possono essere resi pubblici”. Sebbene le sezioni storiche degli archivi vaticani si aprano progressivamente a tutti i ricercatori, questi armadi restano con probabilità addirittura chiusi.

    In secondo luogo, varie fonti, alcuni fascicoli sarebbero conservati anche nell’archivio della Segreteria di Stato Vaticana, l’organismo che svolge funzioni sia intern sia diplomatiche.
    Non è possibile stabilizzare la quantità dei documenti in maniera organica e conservare gli archivi vaticani.

    La segretezza ha permesso che gli abusi sui minori continuassero per decenni: prima per mano dei vescovi, che spesso non segnalavano gli autori dei reati a Roma o lo facevano solo dopo anni, talvolta negoziando accordi di silenzio con le vittime; L’opera dell’autorità vaticana è venuta dal cardinale Ratzinger, nato nel 2001 per tutelarsi, ed è stata abolita da Papa Francesco nel 2019. L’anno scorso, dopo il Pontificio Pontefice di Francesco, la Chiesa è stata modificata in parte dalla direzione canonica sotto la pressione dell’opinione pubblica: oggi e vescovi rischiano sanzioni fino alla dimissione dallo stato clericale se non segnalano i casi, e sono stati rafforzati anche gli strumenti di prevenzione. La vita degli abusi, però, resta invisibile agli occhi del canonico, e una revisione trasparente delle responsabilità del Vaticano continua ad essere negativa.

    Secondo Charles Scicluna, ex-stretto collaboratore di Ratzinger e anche segretario aggiunto del Dicastero per la Dottrina della Fede, tra il 2001 e il 2010 l’authority ha uno stipendio di circa 2.100 contanti. Questa è la risposta alla domanda sulla sofferenza di una o pù persone. Solo in Francia, uno studio del 2023 ha individuato circa 216.000 vittime tra la popolazione che hanno subito abusi da parte di membri del clero; Inclusi anche negli abusi commessi da laici in contesti cattolici, il numero delle vendite ammonta a circa 330.000. Negli Stati Uniti, Terence McKiernan di Bishop Accountability stima circa 250.000 potenziali vittime. A livello globale, il totale potrebbe arrivare a diversi milioni.

    “Bruciare subito tutto il materiale”

    Il Vaticano non solo costituisce un archivio separato contenente contenuti e fascicoli sugli abusi, ma contribuisce anche alla distruzione di documenti sensibili. A dimostrarlo è una direttiva del Vaticano a Vienna nel 1938, poco dopo l’invasione dell’Austria da parte di Hitler: i fascicoli relativi agli abusi sessuali sui minori dovevano essere bruciati, probabilmente per timore che il materiale potesse nelle mani dei nazisti. L’ordine non è scritto a Roma e viene utilizzato soprattutto come messaggio nel portarlo in Austria.
    È significativo che l’ordine non riporti alcun numero di protocollo. Questi documenti sono stati analizzati dallo storico Davide Jabes, su iniziativa dell’inchiesta di CORRECTIV. ( Leggi qui un’analisi esclusiva sulla sua scoperta .)

    La Curia Romana fa parte del mondo antico, l’archivio vaticano può essere considerato anche la “memoria dell’umanità”, conservato dal canonista Thomas Schüller di Münster. Molti sviluppi politici ed ecclesiastici degli ultimi secoli sono noti proprio perché «il Vaticano ha sempre conservato i documenti in modo ottimale, quasi esemplare».

    Ciononostante, questo ricordo si presenta lacune intenzionalmente. Alcuni documenti, infatti, non vengono non archiviati, vengono classificati in modo errato o distrutti a livello locale. I fascicoli furono bruciati in Austria nel 1938, e la diocesi di Devono rispettando termini di conservazione della loro qualità non sono più obbligate a mantenere certi documenti.

    Un altro documento di Joseph Ratzinger non è completo. In un periodo interinale del 2023, Georg Gänswein, l’ex persona privata segregata di Georg Gänswein, ha ricevuto una copia dei documenti da tutti gli Archivi Apostolici Vaticani e dal Direttore della Dottrina della Fede, che ha anche pubblicato la lettera privata. In risposta a numerose richieste di CORRECTIV, Gänswein ha comunicato che non risponderà ad alcuna domanda, in linea di principio.

    Capitolo 3

    La lettera non esiste

    Questa è la lettera per la qualità del messaggio, una lettera che risulta persuasiva, ex sottosegretario della Congregazione per la Dottrina della Fede, monsignor Marzotto. Sono responsabile della responsabilità degli abusatori dei registri CORRETTIVI di una serie di protocolli che non sono conservati negli archivi del Vaticano. Tutti, tranne l’ordine manoscritto degli anni ’30 di bruciare i fascicoli e una lettera di Joseph Ratzinger riguardante il sacerdote Peter H., proprio un caso che coinvolge l’ex arcidiocesi di Ratzinger.

    Questa è una delle cose più importanti che puoi sentire a voce alta, quindi puoi leggere la stessa storia in questa storia. In questo caso ci sono prove che i documenti sono limitati al livello regionale, ostacolati dal riconoscimento della responsabilità del Vaticano. Il caso ha accompagnato Ratzinger in tutto il ruolo significativo della sua carriera: non è occupato dalla prima volta dall’Arcidiocesi di Monaco e Frisinga, ma ora tutta la Congregazione per la Dottrina della Fede, e infine la discussione ha a che fare con la responsabilità di un’altra volta da papa e da papa emerito.

    Il caso che perseguita l’ex papà

    Nel 1980, a causa del primo trasferimento di Joseph Ratzinger a Roma, durante un viaggio a Monaco in Baviera, decise di accompagnare Peter H., provato a Essen, che era stato utilizzato anche da minori a Bottrop ed Essen e che poi ricevette cure a Monaco. Il trattamento non è positivo, dal 1986, ma è stato sottoposto a un tribunale con una condanna penale e un gran numero di abusi su minori. Non ho alcuna restrizione sul mio lavoro con bambini e adolescenti, quindi ho una perizia precedentemente diagnosticata la pedofilia. In quest’epoca non all’arcidiocesi, la cui dirigenza decide comunque di reintegrare il sacerdote.

    La psicopatia di H. gli vietava il consumo qualificato di alcol, anche durante la messa, poiché l’uomo era solito bere proprio mentre commetteva gli abusi. L’arcidiocesi invia quindi a Roma una richiesta affinché al sacerdote sia consentito celebrare la messa senza vino. La paternità è concessa dal Vaticano e confermata dal cardinale Ratzinger. La lettera dell’Arcidiocesano fossero menzionate nelle istruzioni del sacerdote e la ricevuta di un certificato con la diagnosi di “pedofilia”, l’autorizzazione dell’autore non è valida senza riferimento agli abusi. A Peter H. ha sempre il diritto di tornare a lavorare con igiovani. Il reinserimento non resta senza conseguenze: anche nella parrocchia successiva Peter H. abuserà di bambini diversi.

    Uno di Loro è Andreas Perr. Tutto ciò che riguarda quest’anno è la storia di H. nel comune di Garching an der Alz, in Alta Baviera. Il trauma alla fonte proteggerà la tua vita per sempre; Se ti prendi cura di te stesso, sarai trattato legalmente. L’aggressore, invece, è libero e non può più ma perseguito penalmente. Perr citare quindi in giudizio l’arcidiocesi di Monaco e Frisinga, nonché Papa Benedetto, nel frattempo deceduto, per ottenere un risarcimento per Danni morali . Nei duemila anni di storia della Chiesa, nessun papa è mai stato portato davanti a un tribunale secolare. La procedura non è conclusiva.

    Quindi Ratzinger non ha un enorme rotolo nel suo caso alla fine della giornata quando suo padre emera. Questa è la prima dimensione del pontificato del nuovo affronto: nel 2010, il caso H. emerse dalla prima tensione a livello internazionale, quando i media interrogarono la testa del padre in relazione a un autore di abusi. La questione verrà rilasciata nel 2022, con la pubblicazione di una perizia sulla gestione dei casi di abusi nell’arcidiocesi. Negli anni successivi alla pubblicazione, è stata concentrata sul Ruolo di Ratzinger che è tornato online, ma la paternità dell’autore non è stata pubblicata in alcun modo.

    La perizia prende in esame il caso Peter H., ma non approfondisce lo scambio epistolare con il Vaticano — ad esempio il fatto che Ratzinger aveva firmato la lettera. Uno degli autori della perizia, Martin Pusch, parla delle parole “limiti della deliberazione sul governo del cardinale Joseph Ratzinger nel suo ruolo nel porticato”. Pusch ritiene tuttavia che “esistano presso la Congregazione per la Dottrina della Fede fascicoli relativi a casi di questo tipo”. An anno dopo, CORRECTIV entra in possesso del documento. Ciò significa che la responsabilità di Ratzinger non grava su tutti i porti di Roma.

    Dopo la pubblicazione della lettera di CORRECTIV , uno dei principali collaboratori di Benedetto XVI definisce il frutto di una procedura di routine in Vaticano. Ratzinger avrebbe spesso firmato lettere senza esaminarne nel dettaglio il contenuto. La stessa lettera, tuttavia, smmentisce questa versione: l’assenza del numero di protocollo dimostra che non si trattava di una procedura ordinaria.

    L’Arcidiocesi di Monaco e Frisinga hanno comunicato, su richiesta di CORRECTIV, le domande relative alla gestione degli atti da parte del Vaticano – compreso il numero di protocollo – possono trovare solo risposta presso quest’ultimo. Per il vecchio dominio, rimanda alla perizia del 2022. Uno degli ex-segretari privati ​​di Ratzinger, Josef Clemens, non risponde a tutte le domande e fa riferimento al giuramento prestato. Ha lavorato per il cardinale Ratzinger nel periodo in cui è stato scritta la lettera sul succo d’uva.

    Il canonista Schüller sottolinea che Ratzinger era «un prefetto molto meticoloso e preciso, lo annotava con grande attenzione a questi casi, soprattutto quando provenivano dall’area di lingua tedesca. Non si limitava a firmare alla cieca». Anche l’ex segretario privato del cardinale, Bruno Fink, conferma: “Ratzinger legge sempre tutto, ne sono certo”.

    Proprio su questa lettera, però, manca il numero del protocollo e la necessità che gli esperti riesca a spiegarsi il più possibile. In teoria, una lettera inviata dal numero non esiste. “Uno dei seguenti, non riesco a spiegarmi come ciò possa accadere in una lettera del prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede indirizzata a un cardinale”, afferma lo storico Wolf. L’ex sacerdote ed esperto di diritto canonico Patrick Wall osserva: «La mancanza del numero può avere diverse cause. Se si guarda un panorama, Ratzinger non è il tipo da commetterne”. Ne è convinto: «Nel caso di Peter H., l’assenza del numero non è un errore».

    Senza numero, secondo il canonista Schüller si pone una domanda fondamentale riguardo al documento: “È stato effettivamente archiviato?” Su richiesta di CORRECTIV, un contatto in Vaticano verifica la documentazione disponibile sul caso e trovare documenti a partire dal 2010. In quell’anno, quando il caso diventa di dominio pubblico, Peter H. viene segnalato anche alla Congregazione per la Dottrina della Fede per abusi – e non solo per i problemi di alcolismo. L’autorità ha un numero: 163/2010. La norma si basa sul numero precedente, non è il caso di un’indicazione forte del 1986 ma crea effettivamente un dossier, conferisce Schüller. Non deve necessariamente trovarsi in uno dei bracci di sicurezza, altrimenti non arriverà finché non sarà distrutto. Nonostante tutte le nuove informazioni, la lettera sul soccorso d’uva rimane un mistero, un’ulteriore lacuna nella memoria vaticana.

     

    L’entità dell’era dei fenomen nota

    Il cardinale di Ratzinger cominciò a confrontarsi con gli autori degli abusi, e i suoi sostenitori si trovarono di fronte a un episodio emblematico: nell’era del capo della Congregazione per la Dottrina della Fede a Roma, il suo scritto arrivò nel caso di Marcial Maciel Degollado. Il fondatore dei “Legionari di Christo” ha un portato a tutta la Chiesa cattolica, allo stesso tempo alla sua organizzazione, ai numeri dei santi e all’ingegno del denaro. Membri di alto rango della Curia beneficiarono de la sua rete e lui godeva della personale simpatia di Giovanni Paolo II. Alcuni di loro si rivolsero alla Santa Sede a partire dal 1997. Il cardinale Ratzinger fece archiviare nuovamente le indagini contro Maciel a causa della sua influenza. Poco dopo la sua elezione a papa, incaricò la Congregazione di punire finalmente Maciel: all’ottantacinquenne fu ordinato di trascorrere la vecchiaia in «penitenza e preghiera». Secondo la leggenda, Ratzinger non ha il potere di agitare l’era Giovanni Paolo II in vita, egli interviene senza appena il suo protettore non poté più difenderlo.

    Una volta che Maciel era una figura di dubbia influenza, il cardinale Ratzinger poté intervenire in un altro scontro con gli altri autori di abusi, ignorando il futuro della comunità Loro: a Oakland, a Portogallo, nel caso di Peter H. e nei vecchi tempi.

    I risultati di questa indagine mostrano sono le giustificazioni abitualmente addotte della gerarchia ecclesiastica non reggono. La portata del fenomeno doveva essere nota fin dall’inizio: gli archivi sono pieni di materiale e le decisioni sulle responsabilità furono prese con piena cognizione di causa.

    No, se c’è un problema che limita il livello della regione, le autorità e le funzioni del Vaticano hanno tutti i dettagli dello scandalo. “Perché dovrei indossare le scarpe degli Americani, se non mi stanno bene?”, aveva tuonato l’ex vescovo di Magonza Karl Lehmann. La scarpa calzi lo dimostra i documenti tedeschi degli anni ’30 – e tutti i vecchi fascicoli che rivelano colpevoli provenienti da tutto il mondo. L’improbabilità di ciò è un caso isolato: Già nel 1922 è un’autorità competente, venne alla conferenza nel 2001.

    Charles Scicluna, segretario aggiunto di tale autorità, ha dichiarato in un’intervista che tra il 1975 e il 1985 non era stateta inviata alla Congregazione per la Dottrina della Fede “nemmeno una segnalazione di casi di pedofilia nel clero”. Tuttavia, proprio in quel periodo — nel 1981 — giunse all’autorità la richiesta del vescovo di Oakland di dimettere dallo stateto clericale un sacerdote a causa dei suoi “rapporti discutibili con bambini piccoli”.

    Solo il Vaticano possiede i dati quantitativi relativi al protocollo in base al suo status.

    Capitolo 4

    La chiave per fare luce sui fatti

    Diversi esperti ricevuti che le questioni trattate nella Congregazione per la Dottrina della Fede erano note anche a papà: ogni settimana il prefetto e il pontefice si incontravano, ed era quest’ultimo a prendere la decisione finale in merito alle dimissioni dallo stato clericale.

    Il nuovo papa, Leone In un primo momento incarica la Pontificia Commissione per la Tutela dei Minori, a tutti loro è stato assegnato un numero di protocollo: 404/2025. La commissione non è basata sui gradi di merito. Le altre due lettere indicano il padre e vari contatti tentativi nella sua attuale residenza a Castel Gandolfo: non è possibile. Anche la Congregazione per la Dottrina della Fede rimane in silenzio, notostante 20 richieste.

    Questa tensione è il tema di tutta la Ribalta, cardinali e padri sono coinvolti in un’espressione il proprio rammarico per le sofferenze inflitte a tutte le vittime. Dalle lettere emerge però con chiarezza che l’obiettivo è sempre stato quello di salvaguardare la reputazione dell’istituzione.

    Thomas Doyle, esperto di diritto canonico ed ex-collaboratore della rappresentanza diplomatica della Santa Sede negli Stati Uniti, ricorda che, durante il servizio prestato negli anni ’70 e ’80, molti funzionari di alto rango erano a conoscenza degli abusi sessuali commessi da sacerdoti e ne discutevano un’altra con membrana della Curia. Ciò significa che emerge l’esistenza di una sorta di «cerchia ristretta».

    È proprio il segregation aggiunto della Congregazione, Charles Scicluna, a dichiarare nel 2012 che nella Chiesa regnava una “cultura mortale del silenzio o “omertà”, intrinseca falsa e ingusta”. Con «omertà», data che richiama il codice di silenzio della mafia, Scicluna riconosce che per i vertici ecclesiastici la buona reputazione dell’istituzione valesse più che fare i conti conti crimini commessi. Inoltre, non devi preoccuparti di tutti i chiarimenti più ricchi.

    La lettera porta tutta la luce della ricerca dal mondo esterno con uno sguardo protettivo sul buco della serratura degli archivi segreti del Vaticano, lasciando intuire quali informazioni potrebbero emergere dall’esame di intero archivio: «Poiché la Chiesa Cattolica è così metodologia e ben organizzata, piccoli campioni ci concordano di ricostruire il quadro completo», dice Terence McKiernan di Bishop Accountability . È quasi come se il vicino mangiasse prefetti e vescovi.

    La storia della Chiesa cattolica è stata pubblicata da Wolf nella Chiesa cattolica e pubblicata in un documento in termini relativi: «Precedentemente possiamo consultare i caratteri romani dal 1900 al 2025, conservati nella Segreteria di Stato e, in particolare, nella Congregazione per la Dottrina della Fede». Dovreste avere una conoscenza dei fatti, lo stesso collaboratore fino al papa, e come siano state prese le decisioni. Anche l’autore Martin Pusch, autore della perizia sull’arcidiocesi, dovrebbe essere l’istituzione di una commissione internazionale e interdisciplinare incaricata di studio l’intero materiale.

    Walter Robinson del Boston Globe afferma che «il problema principale della Chiesa rimane la mancanza di trasparenza; “Non coinvolgere l’importanza di un approfondito saggio di coscienza per riconquistare la fiducia delle persone”. Dubita che la Chiesa acconsentirebbe a rendere pubblici i propri documenti – “e non so se sopravviverebbe a una cosa del genere”.

    La giornalista italiana Federica Tourn, che da anni indaga sui casi di abuso, ha detto: “Se la Chiesa dimostrasse davvero trasparenza sulla questione degli abusi sessuali, tutto crollerebbe”. In secondo luogo, «la struttura della Chiesa è sempre proprio su questo silenzio».

    Terence McKiernan, collezionista di documenti senza unità di stato, viene intervistato sulla direzione della proprietà dei fascicoli: «A chi appartengono questi documenti? Ai responsabili che non solo hanno tollerato gli abusi, ma in alcuni casi li hanno persino orchestrati?
    Oppure tutte le persone che da bambini hanno subito quegli abusi?”

    Un’altra Jennifer Stein, che è stata rappresentante di varie persone a Oakland, ha avuto accesso a un gran numero di persone dalla persona, che alla fine riceve le sue credenziali. «La Chiesa cattolica potrebbe passare le parole ai fatti, se lo volesse; “Potrebbe smettere di nascondere i propri segreti e rendere accessibili tutte le informazioni”.

    Nel 2002 il Boston Globe venne presentato con tutta la luce da abusi negli Stati Uniti, collaboratore del cardinale di Boston questa volta al Giornalista Walter Robinson: «Tu ti occupa della questione da un anno, ma la Chiesa lo fa da secoli. “E crede di poter superare questa tempesta”. Oggi Robinson ha commentato: “Penso che lo credano ancora”.

    La lettura del canonico Patrick Wall dice: “Ho commesso un abuso sessuale su minori e il sistema Loro fanno insabbiamento parte del DNA della Chiesa Cattolica”. Poiché di fatto la Chiesa è organizzata come una monarchia, Wall è convinto: «Il compito del papa è mantenere l’unità. Per questo motivo, nulla cambierà”.

    I rapporti non sono “armadie”, gli archivi del Vaticano.

    Oakland, USA

    469/81s. | Oakland, California/USA

    •  1981: Il vescovo di Oakland riceve la ricchesta di dispensa dallo stateto clericale
    • 1985: Dopo ripetute meinecitazioni, il cardinale Ratzinger risponde: noostante ci siano valide ragioni per dimettere l’uomo, il Dicastero ha bisogno dello stesso tempo per decidere. Il tenere è secondo il giovane e il sacerdote: dimetterlo ora potrebbe nuocere al bene della Chiesa nel suo insieme.
    • 1987: Il primo giorno della sua cerimonia di laurea in quarantena, la sua morte fu oscurata dallo stato del clero.
    •  In secondo luogo, gli spiriti, prassi all-epoca non congedare sacerdoti sotto i 40 anni. La chiesa era agli albori e la gerarchia ecclesiastica sotto Giovanni Paolo II sperava che problemi come il desiderio di sposarsi o le trasgressioni sessuali si sarebbero attenuati con la maturità.

    Wisconsin, Stati Uniti

    11/96-06996 | Wisconsin, Milwaukee/Stati Uniti

    • Luglio 1996: Il vescovo Rembert G. Weakland segnala al Dicastero per la Dottrina della Fede due to sacerdoti autori di abusi.
    • Una delle insegnanti ha riunito circa 200 bambini in una scuola non accademica.
    • Marzo 1997: Il vescovo scrive alla Segnatura Apostolica (Corte suprema vaticana) a causa della mancata risposta.
    • Marzo-aprile 1997: Le risposte del Dicastero (segretario Tarcisio Bertone) e della Segnatura Apostolica si sovrappongono. Il Dicastero è competente; Il vescovo ebbe il suo consenso alla seconda procedura nel decreto del 1962. Fu concessa una procedura penale con l’obbligo di espellere il sacerdote dello stato clericale.
    • Gennaio 1998: Il sacerdote cerca di impugnare il procedimento presso il Dicastero.
    • Aprile 1998: Il Dicastero ha partecipato al procedimento, invitandolo a partecipare anche ad altri procedimenti legali.
    • Maggio 1998: Dopo uncontro, i vescovi decidono di avviare il procedimento penale in corso e di avviarne uno di tipo amministrativo.
    • 21 agosto 1998: Morte del sacerdote.

    Portogallo

    174/72 | Lisbona, Portogallo

    • 1956: Abuso su una bambina.
    • 1972: Segnalazione al Dicastero per la Dottrina della Fede, seguita dall’imposizione del divieto di confessare.
    • 1991: Il cardinale Ratzinger revoca parte della divisione confessionale.

    Springfield, USA

    70/89s. | 1989 Springfield, Illinois/USA

    • 1985: Un regalo proveniente da Springfield è stato trattenuto per 14 anni in un comportamento sedentario; l’avviso viene pubblicato sui media.
    • Febbraio 1989: Il vescovo di Springfield si rivolge al Dicastero; Il sacerdote rifiuta di presentare personalmente richiesta di missioni dallo stato clericale.
    • Luglio 1989: Risposta del Dicastero a cura del cardinale Ratzinger: finché il sacerdote non ne fa richiesta, il Dicastero non può intervenire; riferimento tutte le norme penali del Code di Diritto Canonico.

    Italia

    • 2003: Il vescovo segnala a sacerdote di Savona al Dicastero per la Dottrina della Fede.
    • Aprile 2006: Incontro del vescovo con Scicluna a Roma.
    • Aprile 2006: Il Dicastero afferma che il sacerdote deve presentare richiesta di missioni dallo stato clericale; In questo caso la diocesi dovrebbe essere seguita da un procedimento penale.
    • Nel 2009: La parte del lettore, Francesco Zanardi, proveniente da tutta la diocesi, presentò una denuncia contro il sacerdote.
    • Marzo 2010: Il segretario del Dicastero, Ladaria, chiede aggiornamenti.
    • Due giorni prima: Il sacerdote presenta la richiesta di missione, permanente su sócitazione del nuovo vescovo.

    Colombia

    578/2004-32056 | Pereira, Colombia

    •  2002: Accusa principale contro un sacerdote.
    • 2004: Il Vescovo di Pereira regala alla Dottrina della Fede la vittoria del Dicastero.
    • 2006: Il Dicastero pianifica un procedimento amministrativo.
    • 2010: La Procura avvia un procedimento a seguito di nuove accuse.
    • 2010: Il sottosegretario Damiano Marzotto Caotorta chiede aggiornamenti sul caso.
    • Il vescovo risponde inizialmente che il caso è stato chiarito, ma successivamente ammette che il sacerdote è stato condannato a pena detentiva.
    • 2014: Morte del sacerdote.

    Crediti

  • 4. COPERTURA E BUROCRAZIA: CALIFORNIA, ILLINOIS, AUSTRALIA

    4. COPERTURA E BUROCRAZIA: CALIFORNIA, ILLINOIS, AUSTRALIA

    Come ha sottolineato Scicluna, la permissività verso i casi di pederastia non finì nemmeno con il codice canonico del 1983. Stabilì che nei diocesi venivano condotti procedimenti penali ecclesiastici; appelli, nella rota romana; e ricorsi contro i decreti, nella Congregazione per il Clero, dove quindi è nascosta anche molta informazione. La Dottrina della Fede continuò a essere esclusa, ma fu dedicata alle petizioni di dispensa dal sacerdozio, che divennero sempre più abbondanti. Negli anni ’80, i casi di pederastia iniziarono a crescere rapidamente nella Chiesa degli Stati Uniti, che venivano risolti con accordi extragiudiziari e risarcimenti, e di fronte a numerosi casi di recidiva, i vescovi ricorsero a chiedere dispense per risolvere il (altro…)

  • BRUCIATE TUTTO: I SEGRETI DEGLI ARCHIVI PEDOFILI VATICANI, DAI TEMPI NAZISTI AL ‘CASO RATZINGER’

    BRUCIATE TUTTO: I SEGRETI DEGLI ARCHIVI PEDOFILI VATICANI, DAI TEMPI NAZISTI AL ‘CASO RATZINGER’

    Il Vaticano ha sempre avuto informazioni sui casi di pedofilia nel mondo, sa molto più di quanto ammetta e non ha mai detto ciò che sa. Questo è dimostrato dai documenti trovati da un’indagine internazionale del quotidiano tedesco Correctiv, in collaborazione con EL PAÍS, insieme a The Boston Globe degli Stati Uniti, Observador del Portogallo e Casa Macondo della Colombia.

    Gettano nuova luce sugli archivi vaticani del Dicastero per la Dottrina della Fede e dell’ex Santo Ufficio, ancora chiuso ai ricercatori e accessibile a pochissime persone. “Entrare lì è impossibile,” conferma un sacerdote canonico che ci ha provato più volte. Inoltre, varie fonti sottolineano che esiste un archivio ancora più segreto che protegge i casi più gravi e delicati. Il quadro che emerge indica che il Vaticano ha sempre avuto più informazioni sugli abusi in ogni paese di quante ne ammetta, anche se ha sostenuto che per decenni quasi nessun caso sia arrivato a Roma e abbia iniziato a riceverli solo dal 2001. Fu l’anno in cui, di fronte alla portata dello scandalo, nuove normative vaticane costrinsero le diocesi di tutto il mondo a inviarle. Ma questa ricerca mostra che alcuni sono arrivati, nascosti sotto questioni che parlavano di altro, come dispense e divieti di confessione. I documenti più antichi che ora sono stati rivelati esclusivamente risalgono agli anni Trenta in Germania.

    Di fronte al rischio che i fascicoli dei preti pedofili finissero nelle mani dei nazisti, nemici della Chiesa cattolica, l’ordine era chiaro: “Bruciate tutto.” I documenti più rilevanti provengono dal caso Ratzinger, scoperto nel 2010 dal New York Times, perché dimostrano che è ben lontano dall’essere stato chiarito: una misteriosa lettera del futuro Benedetto XVI, datata 1986, quando era prefetto della Dottrina della Fede, rivela che già allora aveva informazioni secondo cui un sacerdote della sua ex diocesi,  Monaco, era un pedofilo pericoloso. Inoltre, lo ha elaborato in modo confidenziale al di fuori del protocollo. Questo sacerdote continuò nelle parrocchie e aggrediva 23 minorenni, fino a quando il caso venne alla luce nel 2010. Questo caso apre altre domande che attendono una risposta.

    Nell’agosto 2025, Correctiv inviò a Leone XIV una serie di domande, insieme ai documenti trovati. Il papa li inoltrò alla Commissione Pontificia per la Protezione dei Minori, che li rimpatriò al Dicastero per la Comunicazione, che non rispose. Anche la Dottrina della Fede rimase in silenzio dopo 20 consultazioni. Il 27 gennaio, le domande furono nuovamente rivolte al papa, questa volta di persona, mentre stava lasciando Castel Gandolfo. Non ha ancora risposto. In definitiva, l’arrivo del nuovo pontefice offre l’opportunità di un cambiamento di atteggiamento da parte del Vaticano, per compiere il passo verso un’autentica trasparenza su tutto ciò che sa e su ciò che si trova nei suoi archivi. Leone XIV ha mostrato sensibilità verso le vittime della pederastia e ha sostenuto il lavoro dei giornalisti.

    In diversi paesi, per il bene della verità, la Chiesa ha intrapreso audit interni, ma il Vaticano no, essendo il più grande centro di informazione sullo scandalo. Aprire gli archivi, rivelarne il contenuto, o intraprendere uno studio personale e offrire dati, sarebbe un gesto decisivo per mostrare la vera volontà di Leone XIV che tutta la verità sullo scandalo fosse conosciuta. “Ogni passo avanti su questo cammino è un passo verso Cristo e verso una Chiesa più evangelica e autentica,” ha detto lunedì alla Pontificia Commissione per la Protezione dei Minori. Le storie raccontate da questi giornali rintracciati in vari paesi sono di occultamento, lentezza e negligenza. Alcuni sono inediti e altri erano già pubblici, ma erano dispersi in ricerche condotte a livello locale. Metterli insieme offre una panoramica. Ad esempio, rivelano come il caso di un frate denunciato nel 1972 e che negli anni Novanta era ancora attivo fosse nascosto in Portogallo.

    Lo stesso vale per quelli più recenti, già sotto Benedetto XVI. In Colombia, un vescovo e il Vaticano hanno insabbiato un caso noto nel 2004 fino all’arresto del sacerdote nel 2010. In Italia, un altro caso è rimasto nascosto per decenni fino al 2010. Ci sono anche casi evidenti in due diocesi statunitensi, Oakland e Springfield, e in Australia. Sono solo la punta dell’iceberg di documenti ancora nascosti negli archivi vaticani. Tra pochi mesi saranno 25 anni dallo scandalo della pedofilia tra il clero scoppiato nel gennaio 2002 negli Stati Uniti con l’indagine del Boston Globe. Tra pochi mesi saranno 25 anni dallo scandalo della pedofilia tra il clero scoppiato, nel gennaio 2002 negli Stati Uniti, con l’indagine sul Boston Globe. Da allora, è emerso in tutti i paesi cattolici. In Spagna, con l’indagine su EL PAÍS dal 2018. Il Vaticano e gli ultimi papi, ovviamente, sono sempre stati al centro dello scandalo, ma la richiesta di trasparenza da parte della Chiesa su migliaia di casi è stata una battaglia giornalistica combattuta in ogni paese. Il risultato è che oggi il Vaticano non ha mai rivelato le informazioni di cui dispone. Le fonti e gli storici vaticani ammettono che in realtà negli archivi del Santo Ufficio si trovano tutti i casi noti a Roma almeno per quasi tutto il diciannovesimo e ventesimo secolo. Va ricordato che nel 1810 Napoleone prese gli archivi e solo una parte di essi fu restituita.

    Tuttavia, il Vaticano non ha mai fornito dati. In una storica apparizione di due rappresentanti vaticani nel 2014, il Comitato ONU sulla Convenzione sui Diritti del Bambino ha richiesto informazioni dettagliate alla Santa Sede e poi nessun altro lo ha fatto. Nel 2010, il promotore della giustizia (procuratore) della Dottrina della Fede, Charles Scicluna, stimò che a Roma fossero arrivati circa 3.000 casi. Quella cifra è stata aggiornata in poche dichiarazioni, sporadiche e confuse. Nel 2014, come riportato all’ONU, ci sono stati 3.420 casi dal 2004 al 2013. Nel 2021, l’ultima stima nota della Dottrina della Fede indicava 9.000 dal 2001. Ma è una cifra inaffidabile se si considera che solo in Spagna EL PAÍS ha finora contato 1.572 imputati, con quasi 3.000 vittime. Ciò che è chiaro è che nessuno parla dei decenni precedenti al 2001, è un mistero ancora più grande. In realtà, il Vaticano possiede probabilmente il più grande archivio di pedofili impuniti al mondo.

    Questa ricerca fa luce su questo.

    Continua…

    https://elpais.com/sociedad/2026-03-19/quemad-todo-los-secretos-de-los-archivos-de-pederastia-del-vaticano-de-la-epoca-nazi-al-caso-ratzinger.html

  • La diocesi di Brooklyn accetta la mediazione per risolvere oltre 1.000 denunce di abusi

    La diocesi di Brooklyn accetta la mediazione per risolvere oltre 1.000 denunce di abusi

    La diocesi di Brooklyn ha dichiarato giovedì di aver accettato di avviare una mediazione con oltre 1.000 persone che hanno dichiarato di aver subito abusi sessuali da minorenni da parte di sacerdoti o membri laici della chiesa. La diocesi stanzierà inoltre un fondo del valore di centinaia di milioni di dollari per risolvere le richieste di risarcimento delle vittime.

    In una lettera che annunciava la mediazione, il vescovo Robert Brennan di Brooklyn ha affermato che le accuse facevano parte della “vergognosa storia di abusi sessuali sui giovani da parte della Chiesa”.

    “L’impatto degli abusi sessuali è devastante”, ha scritto. “Come vostro vescovo, porgo nuovamente le mie più sentite scuse a tutte le vittime sopravvissute”.

    La lettera nomina come mediatori Daniel J. Buckley, un giudice in pensione della California, e Paul A. Finn , un avvocato di Boston con decenni di esperienza nella risoluzione di casi di abusi sessuali. Il giudice Buckley era stato nominato a dicembre come mediatore in una controversia simile tra l’Arcidiocesi di New York e oltre 1.300 persone che avevano dichiarato di aver subito abusi sessuali.

    La diocesi di Brooklyn, che comprende anche il Queens, deve affrontare oltre 1.100 cause legali. Molte sono state intentate in seguito al Child Victims Act dello Stato, entrato in vigore nel 2019 e che ha temporaneamente sospeso la prescrizione per le accuse di stupro e violenza sessuale. Alcune delle accuse di abusi nella diocesi risalgono ai primi anni ’50.

    La legge sulle vittime minorenni, seguita dall’Adult Survivors Act nel 2022, ha permesso a migliaia di persone di intentare cause legali contro la Chiesa cattolica romana. Anche per risolvere queste controversie, sei delle otto diocesi cattoliche dello Stato di New York hanno dichiarato bancarotta negli ultimi anni.

    Il costo totale della risoluzione dei casi nella diocesi di Brooklyn non è stato negoziato, ha affermato Robert Giuffra Jr., avvocato della diocesi. Invece di dichiarare bancarotta, ha affermato, la diocesi cercherà di raccogliere centinaia di milioni di dollari per gli accordi, principalmente vendendo immobili di proprietà della chiesa. Le donazioni alla diocesi e alle sue parrocchie non saranno utilizzate per risarcire le vittime, ha aggiunto Giuffra.

    Adriana Rodriguez, portavoce della diocesi, ha affermato che la mediazione accelererebbe gli accordi. “Se non andiamo in questa direzione, dovremo passare un altro decennio in tribunale”, ha detto. “Che senso ha? Sono già passati cinque anni. Le vittime sopravvissute hanno bisogno di una conclusione”.

    Alcuni avvocati che rappresentano le vittime hanno accolto con favore l’impegno del vescovo Brennan nel cercare un accordo tramite mediazione piuttosto che in tribunale. La diocesi di Brooklyn “ha contestato e combattuto queste rivendicazioni, ha rifiutato di assumersi la responsabilità e si è impegnata in un contenzioso duro e spietato”, ha affermato Jeff Anderson, che ha affermato che il suo studio ha rappresentato oltre 212 vittime di abusi di Brooklyn e del Queens, oltre ad altre 300 che hanno presentato denunce di abusi contro l’arcidiocesi di New York.

    “Si tratta di qualcosa che si sarebbe potuto fare, e si sarebbe dovuto fare, molto prima”, ha affermato.

    “Si tratta di un eccellente passo avanti per le vittime”, ha affermato Keith Sullivan, avvocato di diverse vittime che hanno già raggiunto un accordo con la diocesi di Brooklyn. “Le vittime possono mantenere la loro dignità e il loro anonimato attraverso questo processo, evitando il costoso e imbarazzante iter processuale”.

    Altri avvocati hanno descritto l’accordo di mediazione come un subdolo tentativo dell’ultimo minuto da parte della diocesi di continuare a sottrarsi alle proprie responsabilità. Anelga Doumanian, socia dello studio legale Pfau Cochran Vertetis Amala, che rappresenta alcuni degli accusatori, ha affermato che i suoi clienti non avevano ricevuto alcun preavviso prima dell’annuncio della mediazione, avvenuto giovedì.

    “Si tratta di una vera e propria trovata pubblicitaria mascherata da offerta di risarcimento”, ha affermato la signora Doumanian in una e-mail.

    I mediatori collaboreranno con un comitato di avvocati che rappresentano gli accusatori per negoziare gli importi dell’accordo, basandosi in parte sulla qualità delle prove e sulla gravità dell’abuso, ha affermato il signor Giuffra.

    Le persone che possono dimostrare di essere state parrocchiane o chierichetti di chiese specifiche e possono fornire descrizioni dettagliate delle interazioni con preti o membri laici del personale che erano noti abusatori, avranno più peso (e probabilmente riceveranno più denaro per un risarcimento) rispetto a coloro le cui accuse non identificano un abusatore specifico o un luogo in cui si è verificato l’abuso.

    “Ci sarà un processo di identificazione e valutazione delle rivendicazioni”, ha affermato il signor Giuffra.

    https://www.nytimes.com/2026/02/12/nyregion/brooklyn-diocese-church-sex-abuse-mediation.html

  • Suore religiose accusate di abusi

    Suore religiose accusate di abusi

    Gli abusi sessuali tra suore sono ancora un aspetto trascurato dell’attuale crisi degli abusi. Poco prima delle rivelazioni di Spotlight, gli studiosi hanno scoperto che molte suore avevano subito abusi da parte di sacerdoti e dei loro superiori. Precedenti studi ( 1 , 2 , 3 ) condotti da due suore avevano rivelato che gli abusi erano un problema particolare in Africa e in altri contesti di evangelizzazione.

    Mary Dispenza, che da bambina fu abusata da un prete a Los Angeles, subì nuovamente abusi da parte del suo superiore religioso quando era postulante.

    L’abuso delle suore religiose da parte delle loro colleghe più anziane è una forma di abuso spirituale e vocazionale che si riscontra anche nelle scuole superiori, dove le suore hanno talvolta abusato di ragazze per introdurle alla vita religiosa. Le religiose hanno abusato anche di bambini nelle scuole parrocchiali, negli orfanotrofi e nelle case famiglia, nelle scuole per sordi e in altre istituzioni specializzate, e nei collegi per nativi americani. Quando i bambini non hanno genitori nelle vicinanze e quando le suore religiose hanno il controllo totale sui bambini 24 ore su 24, 7 giorni su 7, l’abuso può essere particolarmente violento e doloroso, combinando abusi spirituali, culturali, psicologici, fisici e sessuali in modi che sono particolarmente dannosi per i bambini indifesi e per gli adulti che diventeranno.

    Questa pagina web fornisce un elenco (vedi sotto) delle suore negli Stati Uniti pubblicamente accusate di abusi sessuali. I nomi in questo elenco sono collegati ai resoconti completi nel nostro Database degli Accusati, e gli acronimi degli ordini religiosi sono collegati ai nostri elenchi delle suore accusate in ciascun ordine. La maggior parte delle voci in questo elenco termina anche con un collegamento a un articolo o documento importante, per fornire un punto di partenza per esplorare i registri pubblici.

    I diversi luoghi di abuso sono evidenziati in rosso e lo stato dell’accusa è evidenziato in viola. Il sesso della vittima è in grassetto e forniamo anche l’età della vittima e l’anno dell’abuso. Un altro elemento importante dell’elenco è la diocesi, particolarmente significativa quando l’abuso è commesso da una suora che lavora per ordine del vescovo e sotto la sua massima autorità in una scuola parrocchiale. Ma anche in istituzioni che sembrano separate dalla struttura diocesana, il vescovo è una presenza potente e i sacerdoti diocesani a volte svolgono funzioni di cappellani e altri incarichi.

    Le 176 suore colpevoli, note al pubblico e qui descritte, rappresentano solo il 2% delle 8.362 persone attualmente presenti nel nostro database degli accusati. Molti fattori hanno contribuito a mantenere questo campione limitato. La copertura mediatica della crisi degli abusi e la conseguente sensibilizzazione dell’opinione pubblica si sono concentrate su un triangolo maschile composto da vescovi che supervisionano i preti che abusano di ragazzi. Le vittime maschili di abusi da parte delle suore hanno incontrato particolare resistenza e scetticismo. Le studentesse delle scuole superiori e le giovani suore che subiscono abusi si scontrano con emozioni contrastanti nel perseguire le loro denunce. I numerosi, e per lo più piccoli, ordini religiosi femminili rappresentano un terreno legale difficile per gli avvocati che rappresentano le persone abusate da bambine da parte delle suore. Quando vengono intentate cause legali, gli ordini religiosi femminili e le loro organizzazioni ombrello si sono difesi con vigore. Hanno beneficiato della forte impressione pubblica che autori, vittime e complici siano uomini.

    Ma l’esperienza cattolica è stata a lungo dominata dalle suore. Al culmine della loro influenza, a metà degli anni ’60, negli Stati Uniti c’erano 179.954 suore, rispetto a soli 58.632 sacerdoti. Le suore sono state coinvolte nella crisi degli abusi in corso in molti modi: come terapeute, specialiste nell’accoglienza delle vittime, funzionari diocesani, personale e dirigenti di istituti, suore insegnanti e presidi. Nelle scuole e negli istituti, le suore hanno avuto innumerevoli opportunità di abusare di bambini e hanno anche avuto a che fare con molti sacerdoti che cercavano di avvicinarli per lo stesso scopo. Alcune suore sono diventate informatrici, ma molte altre sono state esse stesse complici o autori di reati.

    Man mano che questa realtà diventa più evidente, è auspicabile che le suore si assumano la responsabilità del loro complesso coinvolgimento nell’attuale crisi degli abusi sessuali in ambito cattolico. Molti autori devono ancora essere identificati e le suore accusate devono essere meglio documentate. Come si può vedere dall’elenco sottostante, molte sono note solo con i loro nomi religiosi e molti dettagli dei casi devono ancora essere accertati. Le sopravvissute meritano l’impegno degli ordini religiosi femminili ad affrontare questa storia in modo responsabile e trasparente.

    I sopravvissuti meritano lo stesso livello di impegno da parte di BishopAccountability.org. Questo elenco è stato aggiornato l’ultima volta il 1/1/2026. Aiutateci a migliorarlo. Contattateci all’indirizzo staff@bishop-accountability.org per correzioni e ulteriori informazioni. Prendete in considerazione l’idea di incontrarci per una storia orale su Zoom o di persona, in modo che la vostra importante esperienza possa diventare di dominio pubblico. Grazie!

    A

    • Suor Agnes  OSB  – San Antonio  TX  –  scuola parrocchiale  –  ragazza  –  citata in giudizio  – ha denunciato due volte l’abuso in confessione
    • Sr. Alice Bernadette  SC  – Newark  NJ  –  scuola parrocchiale  –  ragazza del 1971 , 10 anni –  citata in giudizio  –  ha aiutato il prete a violentare la ragazza
    • Sr. Anne  OSF  – Buffalo  NY  –  scuola parrocchiale – bambina   del 1973  di 7 anni –  citata in giudizio – causa legale
    • Suor Annette  – St. Louis  MO  –  scuola parrocchiale  – 1999-2002  educazione speciale  per ragazze  – citata in giudizio  – abusata anche dal prete
    • Sr. Arthur  SCN  – Louisville  KY  –  orfanotrofio e scuola – ragazza   anni ’60-’70  –  sistemata

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    Religious Sisters Accused of Abuse