Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: Boy scout

  • I legislatori della California cercano di porre fine allo statuto civile di prescrizione delle denunce per abusi sessuali su minori

    I legislatori della California cercano di porre fine allo statuto civile di prescrizione delle denunce per abusi sessuali su minori

    Le vittime infantili di abusi sessuali in California non dovrebbero più affrontare le scadenze per presentare azioni civili contro i loro presunti autori di abusi in base a un nuovo disegno di legge annunciato lunedì dal membro dell’Assemblea Dawn Addis (D-Morro Bay) e dalla senatrice Nancy Skinner (D-Berkeley).

    Il Justice for Survivors Act cerca di porre fine allo statuto civile di prescrizione per gli abusi sessuali su minori, comprese le denunce contro le istituzioni che potrebbero aver consentito o coperto gli abusi. Secondo l’attuale legge dello stato, i sopravvissuti sono tenuti a presentare ricorso in tribunale civile entro il loro 40 ° compleanno o, in alcuni casi, entro cinque anni dalla scoperta del loro abuso da adulti.

    “Eliminando lo statuto civile di prescrizione per gli abusi sessuali su minori, stiamo aiutando i sopravvissuti a farsi avanti per cercare la chiusura critica di cui hanno bisogno”, ha detto Addis in un comunicato stampa rilasciato lunedì. “È ora di porre fine a questo limite di tempo arbitrario e crudele per la giustizia”.

    Il disegno di legge potrebbe avere importanti ripercussioni finanziarie per istituzioni di spicco come la Chiesa cattolica o i Boy Scouts of America, attualmente alle prese con scandali di abusi sessuali diffusi e in corso.

    Skinner ha affermato che il disegno di legge aiuterebbe a promuovere la guarigione tra le vittime, ma riterrebbe anche responsabili le organizzazioni potenti.

    “Il vantaggio di revocare questo termine di prescrizione è che può portare [l’abuso] alla luce, ritenere le organizzazioni responsabili e, si spera, porre fine alla pratica”, ha affermato Skinner. “Il sole è un ottimo disinfettante.”

    Gli avvocati che rappresentano le diocesi cattoliche in tutta la California settentrionale non hanno risposto immediatamente alla richiesta di commento della NBC Bay Area.

    Un portavoce dell’arcidiocesi di San Francisco ha dichiarato di non avere commenti sulla proposta di legge.

    Negli ultimi due anni, l’unità investigativa della NBC Bay Area ha intervistato dozzine di presunte vittime di abusi da parte del clero cattolico in tutto lo stato. Una recente “finestra temporale” di tre anni approvata dal legislatore dello stato della California nel 2019 ha consentito alle vittime di abusi sessuali infantili di presentare nuove azioni civili in tribunale, indipendentemente da quando si è verificato il presunto abuso. Ma quella finestra si è appena chiusa alla fine del 2022.

    Più di 1.500 cause legali sono state intentate contro la Chiesa cattolica nella sola California del Nord. In quasi tutti i casi, ci sono voluti decenni prima che l’accusatore si facesse avanti.

    Alcuni hanno detto alla NBC Bay Area che non potevano elaborare i loro abusi in così giovane età. Altri dicono di essere stati dissuasi dal farsi avanti dai loro aggressori, o persino dalla loro stessa famiglia.

    I sostenitori delle vittime hanno applaudito l’annuncio. “Questa introduzione del disegno di legge è un enorme passo avanti e porta la necessaria consapevolezza per riformare le leggi arcaiche che impediscono ai sopravvissuti di farsi avanti e consentono agli autori di abusi di sfuggire alla giustizia e ferire gli altri”, ha affermato Mike McDonnell, portavoce del Survivors Network of those Abused dai Sacerdoti (SNAP).

    https://www.nbcbayarea.com/news/california/california-lawmakers-civil-statute-of-limitations-childhood-sexual-abuse-claims/3149955/

  • I famigliari di una vittima sopravvissuta: “Caro Papa Francesco. Come si traduce questo in azioni concrete? E in che tempi? Ti chiediamo di inviarci puntuali risposte”

    I famigliari di una vittima sopravvissuta: “Caro Papa Francesco. Come si traduce questo in azioni concrete? E in che tempi? Ti chiediamo di inviarci puntuali risposte”

    di Ivo Pincara

    Articolo tratto da korazym.org

    Alessandro Battaglia: “Ho tentato il suicidio, ora voglio aiutare gli altri” Parla la vittima sopravvissuta nel video [QUI]. Alessandro ha frequentato gli ambienti parrocchiali sin da piccolo, ad 8 anni era nel gruppo dei boy scout, nel periodo in cui era animatore conosce Don Mauro Galli. Alessandro ha subito le violenze del sacerdote ed il primo sentimento provato è stato sentirsi in colpa per quello che aveva subito. Dopo quella notte, per tre anni, Alessandro ha continuato a cantare nel coro parrocchiale, a frequentare l’oratorio come animatore, cercando di dimenticare le violenze subite. Ma Alessandro è stato pesantemente segnato. Gli incubi erano ricorrenti, il dolore è diventato una costante nella sua vita, un dolore che non si può spegnere e non si può dimenticare. Alessandro afferma: “E siccome non riesco a spegnerlo l’unico modo è spegnere me, ho cercato di farmi fuori”. “Non credo in questa chiesa, perché mi ha tradito, perché le ho dedicato tutta la mia vita, le ho dedicato tutto il mio servizio, e in qualche modo sono stato messo dall’altra parte, sono stato messo sotto accusa”.

    Alessandro Battaglia.

    “Ho dormito assieme a lui ma non l’ho mai toccato”, dichiara Don Mauro Galli nel 2018, ascoltato nel processo. “Non ho compiuto nessun atto sessuale, mi sono accorto di aver compiuto un errore una leggerezza”. Davanti alla quinta sezione penale del tribunale di Milano, il racconto di Don Galli è iniziato con il suo arrivo a Rozzano e l’incontro la presunta vittima [QUI]. “[Alessandro] Viveva un periodo di difficoltà a scuola, non riusciva a concentrarsi e spesso fingeva malori per saltare le verifiche”, ha spiegato Don Galli in aula. Il rapporto con la presunta vittima diventa subito stretto e porta Alessandro a nominare Don Galli suo padre spirituale, fino alla notte tra il 19 e 20 dicembre 2011 quando il prete ospita il minore nella sua abitazione, d’accordo con i genitori del ragazzo, per proseguire un percorso di preghiera. Durante la notte, trascorsa nello stesso letto, nella ricostruzione di Don Galli il ragazzo avrebbe urlato nel sonno e si sarebbe agitato. Davanti al rischio che sbattesse la testa sul comodino, il prete lo avrebbe riportato in una posizione di sicurezza. Alla domanda del pm, che gli ha chiesto se non gli era parso strano dormire nello stesso letto del minore, Don Galli ha risposto: “Il pensiero non mi attraversò”. In un incontro successivo all’episodio, un altro parroco di Rozzano chiese spiegazioni a Don Galli che, come ha raccontato in aula, rispose: “Mi sono accorto di aver commesso un errore, una leggerezza”, legata al fatto di aver dormito insieme al ragazzo, non commettendo però nessuna violenza. Di violenza, secondo quanto riportato da Don Galli si parlerà solo negli anni successivi, diversamente da quanto invece hanno riferito altre persone informate dei fatti, come l’ex capo scout della presunta vittima. Secondo Don Galli, il ragazzo lo avrebbe accusato “perché avrebbe fatto sue opinioni sentite da altri su quello che era accaduto”. L’imputato ha ricordato anche di aver incontrato, all’inizio di gennaio 2012, Mons. Mario Delpini, oggi Arcivescovo metropolita di Milano e all’epoca dei fatti vicario di zona del suo Predecessore, il Cardinale Scola. Delpini decise di spostare Don Galli in un’altra parrocchia, Legnano, perché, ha riportato Don Galli in aula, dormendo con il ragazzo “avevo perso autorevolezza”. Lo stesso Delpini si era recato a Rozzano nei giorni successivi al presunto abuso, incontrando l’altro parroco di Rozzano che era stato avvisato dalla famiglia del ragazzo.

    Don Mauro Galli.

    10 giugno 2011 – Don Mauro Galli, nato il 6 dicembre 1979 a Cislago (VA). Laureato in chimica farmaceutica, viene ordinato sacerdote il 10 giugno 2011 nel Duomo di Milano dal Cardinale Dionigi Tettamanzi. Da prete novello viene nominato Vicario Parrocchiale delle Parrocchie S. Ambrogio in Rozzano e dei Santi Chiara e Francesco a Ponte Sesto di Rozzano, nell’hinterland di Milano.

    Notte tra il 19 e 20 dicembre 2011 – Don Mauro Galli, reo confesso, ha dormito nello stesso letto con il minore Alessandro Battaglia, 15enne al tempo dei fatti, giovane vittima sopravvissuta, che frequentava l’oratorio sin da bambino.

    Inizio gennaio 2012 – Don Mauro Galli viene denunciato alla Curia arcivescovile.

    1° marzo 2012 – Don Mauro Galli viene spostato in una altra parrocchia lombarda a contatto con dei minori, nominato Vicario Parrocchiale della Parrocchia S. Pietro in Legnano e incaricato della Pastorale Giovanile delle Parrocchie di Santa Teresa del Bambin Gesù, dei Santi Magi in Legnano ed i SS. Redentore in Legnanello di Legnano.

    31 ottobre 2012 – Don Mauro Galli viene destinato alla cura pastorale della Cappellania Ospedaliera di San Maria Annunciata in Niguarda.

    10 luglio 2013 – Don Mauro Galli viene trasferito a Roma – a completare il suo percorso di studi – con residenza effettiva nella capitale dal settembre 2013 presso un istituto religioso non meglio indicato dalla diocesi ambrosiana, che tiene invece a specificare che l’istituto è abitato solo da adulti. Da una istantanea del sito web della parrocchia San Pietro di Legnano (ora non più consultabile) emerge la sede romana di studi, la Pontificia Università Lateranense [QUI] https://laici.forumcommunity.net/?t=60065065.

    Mons. Mario Delpini, Vescovo ausiliare di Milano dal 2007 al 2017, Vicario generale di Milano dal 2012 al 2017, Arcivescovo metropolita di Milano dal 2017.

    24 ottobre 2014 – A seguito della denuncia querela presentata nel luglio 2014 della famiglia Battaglia, Mons. Mario Delpini, Vescovo ausiliare, in qualità di Vicario generale dell’Arcidiocesi di Milano viene convocato e ascoltato presso la Questura di Milano. In quella circostanza Delpini afferma che Don Carlo Mantegazza gli disse dei presunti abusi compiuti da Don Mauro Galli. Invece, Delpini, dati alla mano, non ha avviato alcuna indagine nei confronti del prete e come provvedimento ha disposto solo il trasferimento da Rozzano a Legnano, sempre nel contesto di una parrocchia con l’oratorio, nel quale Don Galli avrebbe potuto perpetrare ulteriori violenze sui minori. È difficile credere che Delpini non avesse ben compreso la gravità della situazione. Sapeva degli abusi di Don Mauro Galli poiché venne informato personalmente da Don Alberto Rivolta. Delpini afferma “in concreto la gestione e soprattutto la decisione di andare via da Rozzano è stata mia, la destinazione di Legnano è stata scelta da me” [QUI] https://www.youtube.com/watch?v=mt0hh8oGdlk&t=42s.

    21 gennaio 2015 – A seguito della denuncia querela presentata dai genitori di Alessandro Battaglia nel luglio 2014, viene aperta l’indagine previa con la conseguente trasmissione dei risultati alla Congregazione per la Dottrina della Fede della Santa Sede.

    18 maggio 2015 – Don Mauro Galli è raggiunto del provvedimento di sospensione in modo cautelativo dall’esercizio del ministero sacerdotale e di ogni attività pastorale, ma a quanto pare, è mai stato sospeso a divinis.
    All’interno del processo penale la famiglia della vittima ha revocato la propria costituzione di parte civile a seguito di un accordo transattivo conseguito con l’imputato. Don Galli, a titolo personale, ha versato alla famiglia della vittima la somma di 100mila euro [QUI].

    4 aprile 2017 – Lettera inviata dai genitori di Alessandro Battaglia all’Arcivescovo metropolita di Milano, Cardinale Angelo Scola [QUI].

    10 maggio 2017 – Lettera inviata dal Cardinale Angelo Scola ai genitori di Alessandro Battaglia [QUI].

    Diocesi di Milano, informazioni generali.

    21 dicembre 2017 – Comunicato dell’Arcidiocesi di Milano
    «Nell’immediatezza dei fatti ora oggetto di indagine – siamo nel dicembre 2011 – era emerso soltanto che don Mauro Galli aveva ospitato presso la sua abitazione il ragazzo (con il consenso previo dei genitori del minore) dormendo quella notte nello stesso letto a due piazze: la narrazione degli avvenimenti consentiva di escludere che fosse avvenuto un episodio di abuso. Un atteggiamento – quello del sacerdote – di sicuro gravemente imprudente, ma che – stando alla conoscenza dei fatti dell’epoca – di certo impediva di ipotizzare qualsivoglia reato. Va infatti sottolineato che il ragazzo esporrà solo anni dopo, nel 2014, una versione dei fatti penalmente rilevante, contrariamente a quella raccontata immediatamente dopo l’accaduto. Per quanto attiene alle assegnazioni di don Mauro, nell’immediatezza dei fatti il sacerdote viene anzitutto affidato a uno psicologo affinché inizi (come è poi accaduto e in via cautelativa) un percorso che lo aiuti a ricostruire e comprendere la natura e la verità del gesto gravemente imprudente accaduto. Don Mauro viene quindi trasferito da Rozzano a Legnano con provvedimento dell’1 marzo 2012, firmato dall’allora Vicario Generale della Diocesi monsignor Carlo Redaelli, anche se l’allontanamento effettivo del sacerdote dal ragazzo era intercorso ben prima. Questo primo trasferimento era motivato dall’inopportunità di lasciare a Rozzano don Mauro dopo l’episodio in oggetto, nel frattempo divenuto notorio. Con il trasferimento a Legnano don Mauro viene affidato in modo particolare a due sacerdoti per un accompagnamento personale.
    Dopo ulteriore riflessione l’Autorità diocesana decide successivi spostamenti, attribuibili a monsignor Mario Delpini dopo l’assunzione formale da parte di quest’ultimo, nel luglio 2012, del ruolo di Vicario Generale della Diocesi di Milano. Nel dettaglio, il 31 ottobre 2012 don Mauro Galli viene prima destinato alla cura pastorale della Cappellania Ospedaliera di San Maria Annunciata in Niguarda – deliberatamente lontano dal contatto con i minori – e con provvedimento del 10 luglio 2013 inviato a completare il suo percorso di studi a Roma, con residenza (effettiva dal settembre 2013) in un istituto religioso abitato solo da adulti. A metà del 2014 la famiglia del ragazzo racconta una nuova versione del fatto del 2011, parlando di abusi e nel luglio 2014 viene presentata la denuncia querela dai loro legali. Il 21 gennaio 2015 viene aperta l’indagine previa con la conseguente trasmissione dei risultati alla Congregazione per la Dottrina della Fede della Santa Sede. Il 18 maggio 2015 il sacerdote viene fatto oggetto del provvedimento di sospensione in modo cautelativo dall’esercizio del ministero sacerdotale. Queste decisioni mai hanno avuto l’intento di “coprire” il caso né da parte del cardinale Scola, né da monsignor Delpini o da monsignor Tremolada o da altro esponente della Curia milanese.
    Non a caso la decisione di trasferire don Mauro da Rozzano, fu presa soprattutto in accoglimento delle sollecitazioni della famiglia del ragazzo nel 2013, quando questi non avevano ancora denunciato alcunché. È infatti emerso chiaramente nel corso della scorsa udienza celebrata dinnanzi al Tribunale di Milano che la famiglia del ragazzo ha appreso i fatti con maggiore contezza soltanto nel 2014, quando il sacerdote era già stato trasferito a Roma da un anno. È evidente dunque che la Diocesi ha agito in modo tempestivo ed efficace, ancor prima che fossero emersi fatti di rilievo penale. Ne sono prova, come già specificato:
    1 – la presa in carico della situazione con l’affidamento allo psicologo
    2 – i diversi trasferimenti di don Mauro: prima il cambio di parrocchia, poi l’allontanamento dal contatto con i ragazzi
    3 – la costante disponibilità al dialogo (di persona e per lettera) con la famiglia da parte di diversi esponenti della Curia di Milano e dell’allora Arcivescovo di Milano, il cardinale Angelo Scola.
    Allo stesso modo l’Autorità diocesana interveniva secondo protocollo dopo la denuncia querela del 2014.
    Intercorsa nel frattempo la nuova versione dei fatti e la denuncia querela del 2014, l’Autorità diocesana – dimostrando così atteggiamento trasparente – ha agito ulteriormente. Ne sono prova:
    1 – la sospensione cautelativa di don Mauro dal ministero e da ogni attività pastorale
    2 – l’apertura dell’indagine previa e la trasmissione dei risultati alla Congregazione per la dottrina della fede della Santa Sede
    3 – l’affidamento della causa da parte della Congregazione della Dottrina della Fede al Tribunale Ecclesiastico Lombardo con l’apertura della causa canonica penale
    4 – la collaborazione alle indagini.
    L’Arcidiocesi di Milano che – lo si ripete – non è in alcun modo chiamata in causa nella vicenda giudiziaria, né ha mai intrapreso azioni risarcitorie, ribadisce la volontà – se necessario – di continuare la collaborazione alle indagini per giungere alla ricostruzione della piena verità sui fatti in esame [QUI].

    24 marzo 2018 (ultima modifica 4 luglio 2019) – Su Vatican Insider, Andrea Tornielli (di cui allora era il coordinatore) prende la difesa di Delpini: “Abusi, il processo a don Galli: ecco ciò che dicono le carte. Il prete milanese accusato di tentata violenza su un ragazzo: alcuni media e siti web cercano di attribuire responsabilità all’arcivescovo di Milano. Documenti e testimonianze li smentiscono. (…) Vatican Insider ha letto il fascicolo con le testimonianze rese alla polizia giudiziaria e al pubblico ministero da tutte le parti in causa. (…) con il passare delle settimane emerge il tentativo di coinvolgere nella vicenda l’attuale arcivescovo di Milano, attribuendogli responsabilità nella vicenda. Alcuni media e siti web infatti hanno affermato che monsignor Mario Delpini, all’epoca dei fatti vicario di zona, non si sarebbe comportato come previsto dalle norme canoniche di fronte alle denunce di abusi sessuali. Vatican Insider ha letto il fascicolo con le testimonianze rese alla polizia giudiziaria e al pubblico ministero da tutte le parti in causa. (…) Il vicario di zona, monsignor Mario Delpini (in quel momento non ancora vicario generale della diocesi di Milano), affida don Galli alla cura e alla sorveglianza di due preti più anziani chiedendo loro di accompagnarlo e di vigilare su di lui. Rimane coinvolto nella pastorale giovanile. In quel momento non c’è alcun sospetto di abuso sessuale: il giovane sacerdote ha commesso una grave imprudenza, va seguito, sorvegliato e soprattutto deve prendere coscienza dell’errore che ha compiuto. L’accompagnamento psicologico deve servire per fare emergere le sue fragilità. La prima decisione della Curia ambrosiana non risponde alle procedure codificate da attuare nel caso di un sospetto abuso, semplicemente perché la vittima non ha denunciato abusi sessuali. (…) Proprio sul modo con cui viene usato dai protagonisti della vicenda il termine «abuso» e sulla mancata chiarezza tra ciò che era conosciuto nell’immediatezza del fatto e ciò che emergerà solo nel 2014, si gioca la partita mediatica di chi cerca di sfruttare questa vicenda per caricare sulle spalle di Delpini e più in generale dei responsabili della Curia di Milano la responsabilità di non aver agito adeguatamente. Le decisioni che vennero prese subito dopo il fatto si possono ovviamente discutere, specialmente col senno di poi, ma non è corretto leggerle alla luce della denuncia formale del 2014 quando venne attestato per la prima volta che il ragazzo ricordava di aver subito un tentativo di violenza sessuale. (…) Il processo stabilirà le responsabilità del giovane prete in questa triste vicenda. Il tentativo strumentale di «processare» mediaticamente l’arcivescovo ambrosiano, alla prova dei fatti, appare in tutta la sua inconsistenza” [QUI].

    20 settembre 2018 – La Quinta sezione penale del Tribunale di Milano ha condannato in primo grado Don Mauro Galli a 6 anni e 4 mesi di reclusione, ritenuto colpevole per aver abusato sessualmente di Alessandro Battaglia [QUI]. Cristina Balestrini alla condanna di Don Mauro Galli a 6 anni e 4 mesi: “Ma non abbiamo più notizie sul processo canonico”. Sapete se il religioso esercita ancora? “Noi abbiamo una lettera dell’allora Arcivescovo di Milano, il cardinale Scola che ci ha scritto per comunicarci che era stato sospeso cautelarmente, anche se con sette anni di ritardo. Però non ne abbiamo la certezza, né sappiamo dove sia” [QUI].

    11 febbraio 2019 – È Livia Pomodoro, già Presidente del Tribunale di Milano, il Referente diocesano per la Tutela dei minori designato dall’Arcivescovo metropolita di Milano per il triennio 2019-2022. La nomina fa parte di un articolato percorso nel quale si inserisce anche la pubblicazione del documento Formazione e prevenzione. Linee guida per la tutela dei minori elaborato dalla Commissione diocesana per la Tutela dei minori, istituita in febbraio da Mons. Mario Delpini [QUI e QUI]. Il Referente diocesano è «da considerarsi membro di diritto del Servizio regionale per la Tutela dei minori e che si riferirà, per quanto previsto, al Servizio nazionale per la Tutela dei minori». «Il Referente disporrà di adeguate figure di collaborazione operativa – si legge nel Decreto di nomina – potrà avvalersi di un’équipe di esperti che, con la Nostra approvazione, risulta essere composta dalla prof.ssa Nicoletta Pirovano (psicologa) e dal dr. mons. Desiderio Vajani (canonista). Singoli esperti potranno essere di volta in volta coinvolti, con l’approvazione dell’Ordinario, per il migliore adempimento dei compiti del Referente. Il compito di portavoce è affidato al portavoce ufficiale della Diocesi di Milano. Nello svolgimento dei suoi compiti il Referente diocesano per la Tutela dei minori terrà conto delle competenze affidate alla Commissione diocesana per la Tutela dei minori con decreto arcivescovile in data 11 febbraio 2019, che comprende anche alcune delle competenze previste dalle indicazioni nazionali in materia di tutela minori».

    9 maggio 2019 – Viene promulgato il Motu proprio Vos estis lux mundi di Papa Francesco, che è entrato in vigore il 1° giugno 2019. Stabilisce nuove norme procedurali per combattere gli abusi sessuali e garantire che vescovi e superiori religiosi siano ritenuti responsabili delle loro azioni. Stabilisce norme universali, che si applicano a tutta la Chiesa [QUI].

    Maggio 2019 – I famigliari di Alessandro Battaglia scrivono una lettera aperta all’Arcivescovo metropolita di Milano, Mons. Mario Delpini: «Dopo quasi otto anni di inutile attesa di un Suo cenno, a seguito dell’abominevole abuso sessuale (così come definito dalla sentenza di primo grado del Tribunale penale di Milano che esclude categoricamente ogni ragionevole dubbio) subìto da nostro figlio/nipote Alessandro, ad opera di on Mauro Galli – oggi condannato a sei anni e quattro mesi di carcere – abbiamo deciso di scriverLe noi. Il Suo incredibile e dirompente silenzio, rispetto alla Sua personale maldestra gestione dello spostamento del prete quale improbabile e inopportuna risoluzione del problema – maldestro comportamento definito a suo tempo in questi precisi termini e per iscritto dal Cardinale Angelo Scola – stride con quanto quasi quotidianamente il Santo Padre proclama in merito alla lotta contro pedofilia, obbligandoci quindi a contattarla scrivendoLe pubblicamente questa lettera aperta. Riteniamo che in otto lunghi anni, se avesse voluto fare il primo passo, avrebbe avuto tutto il tempo necessario per contattarci, dunque ora, per amore della Chiesa lo facciamo noi. Le scriviamo per chiederle con forza un passo indietro. Le chiediamo, per il bene della Chiesa, per la credibilità della stessa e per rispetto del Sommo Pontefice, di dimettersi dalla carica di Arcivescovo di Milano» [QUI].

    5 giugno 2019 – Il Cardinale Gualtiero Bassetti, Presidente della Conferenza Episcopale Italiana invia una lettera alla famiglia di Alessandro Battaglia, manifestando “sconcerto e amarezza” per la vicenda. Ma alla famiglia del giovane non basta: “Siamo attoniti e increduli per una lettera così banale. Se davvero ha letto con attenzione i documenti ha il dovere e l’obbligo di denunciare il comportamento gravemente omissivo dell’Arcivescovo di Milano, Mons. Mario Delpini e del Vescovo di Brescia, Mons. Pierantonio Tremolada” [QUI].

    24 giugno 2019 – Don Mauro Galli viene assolto nel processo penale canonico. I medesimi fatti criminali, sottoposti a giudizio in due distinte sedi processuali, civile e canonica, hanno prodotto esiti contradditori: una condanna (anche se solo in primo grado) e una assoluzione penale canonica, in prima istanza e per gli stessi fatti. E nonostante Papa Francesco abbia tolto il segreto pontificio sui reati di pedofilia clericale, la famiglia non ha potuto accedere ai fascicoli processuali potendosi limitare solo a conoscere l’esito striminzito del giudizio canonico svoltosi presso il Tribunale ecclesiastico lombardo: “Sentenza dimissoria”, Don Mauro Galli – è la motivazione – assolto per insufficienza di prove. Se le ragioni del diniego sono ineccepibili sul piano formale (la disposizione normativa del papa, non retroattiva, è successiva al processo canonico) restano difficili da comprendere sul piano etico e morale [QUI].

    15 gennaio 2021 – L’ultima batosta per la vittima – ora maggiorenne – è arrivata dal Tribunale Ecclesiastico Regionale Lombardo. Don Mauro Galli è stato ritenuto parzialmente non colpevole dei fatti. «Stante dunque la vigenza del segreto pontificio il tribunale non ha potuto dare informazioni (…) né rispondere ad eventuali richieste», si legge nella lettera ricevuta dal ragazzo, che viene sinteticamente aggiornato: Don Mauro Galli ha avuto una sentenza dimissoria, ossia non assolutoria piena. Gli atti del processo canonico ora sono alla Congregazione per la Dottrina della Fede, per una ulteriore verifica [QUI]. «Non sono in grado di trasmettere tutto o in parte gli atti di causa sia in quanto confliggerebbe con l’osservanza del segreto d’ufficio, sia perché questo tribunale ecclesiastico non è più in possesso di detti atti, avendoli a suo tempo trasmessi a chi di dovere» si legge. La lettera porta la firma di Mons. Paolo Bianchi, vicario giudiziale. Allo shock per la sentenza in parte assolutoria e per l’impossibilità di leggere gli atti e le motivazioni del tribunale ecclesiastico, Cristina Balestrini, la madre del ragazzo, reagisce e decide di scrivere una lettera all’Arcivescovo metropolita di Milano, Mons. Mario Delpini. Cristina Balestrini annota con dolore che quando Delpini venne interrogato dalla polizia, nell’ambito del processo «disse di essere stato subito avvisato dal parroco di un presunto abuso e di essersi poi precipitato in parrocchia addirittura la vigilia di Natale del 2011. Ricorda?».
    Cristina Balestrini ed Ettore Battaglia, genitori di Alessandro Battaglia, scrivono anche a Papa Francesco: “Caro papa Francesco, siamo quella famiglia che da ormai sette anni ha visto la propria vita sconvolta dal tragico episodio dell’abuso sessuale subìto da nostro figlio Alessandro, da parte di un sacerdote di Rozzano (Milano), don Mauro Galli, che da poco è stato condannato, in primo grado, a sei anni e quattro mesi di reclusione”.
    Inizia così la missiva dei genitori di Alessandro Battaglia, che proseguono: “Abbiamo seguito attentamente questi giorni di summit in Vaticano sulla protezione dei minori. Ti scriviamo ancora, questa volta per chiederti come si manifesta ed esplicita la coerenza dei tuoi preziosi annunci per il bene della Chiesa, in cui vogliamo credere, e soprattutto per la tutela dei bambini. Ti scriviamo rispetto al nostro specifico caso, e lo facciamo anche in forma pubblica, perché abbiamo purtroppo sperimentato che è l’unico mezzo per poterti raggiungere e poi tu stesso hai parlato dell’importanza di perdere del tempo per ascoltare: quante volte ti abbiamo chiesto di incontrarci. Ti abbiamo scritto più volte, e recapitato le nostre missive attraverso diversi canali ufficiali a partire dalla Congregazione per la Dottrina della Fede, costantemente ed incessantemente già dal lontano 2015, ma fino ad ora senza alcuna risposta nel merito. Finalmente la settimana scorsa, il presidente dell’associazione Rete l’Abuso, Francesco Zanardi, che avrebbe voluto parlare proprio con te di persona caro papa Francesco insieme ad altre vittime di associazioni nel mondo, ha incontrato l’arcivescovo Scicluna, padre Lombardi e alcuni membri della Commissione che ha organizzato il summit. Zanardi ha potuto consegnare il dossier sulla gestione della diocesi di Milano proprio sul caso che ci riguarda personalmente, il caso don Galli. Padre Lombardi ha ritirato il materiale ed ha riferito che aveva già la nostra lettere, dunque i nostri precedenti invii erano andati a buon fine anche se non abbiamo ricevuto alcun riscontro”
    E concludono: “Caro Papa Francesco, per continuare a credere in questa Chiesa ti chiediamo, a nome nostro e a nome di tutte quelle vittime, magari senza voce o che non sono state ascoltate, presenti a Roma da tutto il mondo in questi giorni: come si traduce tutto questo in azioni concrete? E in che tempi? Questo è ciò che desideriamo chiederti, e ti chiediamo di inviarci puntuali risposte a queste specifiche domande. Grazie di cuore” [QUI].
    Nel comunicato dopo la sentenza l’Arcidiocesi esprime vicinanza al ragazzo e alla famiglia. Invece, Alessandro afferma “la chiesa ci ha proprio allontanati, ci ha trattati da reietti”. “Voglio mettermi in gioco perché le cose cambino, nel weekend scorso ho incontrato più di 250 vittime, su una parete c’erano scritti una cinquantina di nomi, sono tutte persone che hanno subito questo e non hanno trovato la forza di andare avanti, quella parete non deve più avere altri nomi”. “Io non dico che voglio risolvere il problema però voglio dare una mano perché non devono più accadere queste cose, sono la persona che sono anche in funzione di quello che mi è successo, però si può avere una bella vita lo stesso”.

    1° giugno 2021 – Sul Bollettino della Sala Stampa della Santa Sede N. 348, viene pubblicato il nuovo Libro VI del Codice di Diritto Canonico, che entrerà in vigore l’8 dicembre 2021. “Invero la carità richiede che i Pastori ricorrano al sistema penale tutte le volte che occorra, tenendo presenti i tre fini che lo rendono necessario nella comunità ecclesiale, e cioè il ripristino delle esigenze della giustizia, l’emendamento del reo e la riparazione degli scandali” [QUI].

    22 giugno 2021 – Don Mauro Galli sarà chiamato a comparire davanti ai giudici della Prima sezione penale della Corte d’appello di Milano [QUI]. La madre di Alessandro Battaglia a Fanpage.it: “La speranza è che venga confermata la condanna, il dubbio è rappresentato dai tempi per la Cassazione e dunque dal rischio della prescrizione”. Il sacerdote non ha mai ammesso gli abusi [QUI].

    Mons. Pierantonio Tremolado, Vescovo ausiliare di Milano dal 2014 al 2017, Vescovo di Brescia dal 2017.

    Nelle carte acquisite dal tribunale nel corso dell’ultima udienza compaiono i nomi di due uomini che siedono a livelli altissimi nella Chiesa Cattolica Romana: sono Mons, Mario Delpini e Mons. Pierantonio Tremolada. In particolare gli ambienti ecclesiastici di Milano sono colpevoli di aver gestito male la vicenda e quindi i famigliari di Alessandro si sono infatti rivolti alla giustizia solo dopo aver contattato alcune figure apicali della Diocesi ambrosiana, tra cui l’attuale Arcivescovo metropolita di Milano, Mons. Mario Delpini e l’attuale Vescovo di Brescia, Pierantonio Tremolada (che all’epoca dei fatti erano Vescovi ausiliari di Milano e Delpini inoltre Vicario Generale). Il loro comportamento è stato ritenuto inadeguato dai famigliari: un atteggiamento di prudenza estrema che è parso alla famiglia come un tentativo di insabbiare il caso, più che di affrontarlo. E, cosa più grave, i due alti prelati anziché denunciare subito l’accaduto alla giustizia o avviare un’indagine conoscitiva interna, come era previsto dalle direttive della Conferenza Episcopale Italiana, si limitarono a spostare Don Galli da Rozzano a Legnano, sempre a contatto con minori: “È vero, lo abbiamo destinato a Legnano, in oratorio, e di questo siamo stati imprudenti”, aveva detto nel 2015 l’allora Vescovo ausiliare di Milano, Mons. Pierantonio Tremolada alla famiglia di Alessandro, come documentato da alcuni audio finiti agli atti del processo [QUI].

    Entrambi sapevano, entrambi hanno taciuto, entrambi hanno permesso che il prete pedofilo restasse a contatto con i bambini: prima a Legnano, poi come cappellano di un ospedale milanese. Una violazione palese delle direttive emanate dalla Santa Sede per fronteggiare l’emergenza dei reati sessuali nelle parrocchie. Eppure, proprio Papa Francesco ha designato ambedue alle nuove cariche: Delpini il 7 luglio 2017 [QUI] e Tremolada il 12 luglio 2017.

    Dopo il presunto abuso Don Galli venne trasferito all’oratorio di Legnano, sempre a contatto con i bambini: una decisione presa da Mons. Mario Delpini e da Mons. Pierantonio Tremolada, Vescovi ausiliari di Milano, futuri ordinari di Milano e Brescia.

    Mons. Tremolada: “È vero. Lo abbiamo destinato a Legnano in un oratorio. Siamo stati imprudenti, lo diremo se ci verrà detto perché l’avete fatto?” [QUI].

    Cristina Balestrini, la mamma di Alessandro Battaglia: “A giugno 2017 il processo entra in una fase calda, e a luglio sia Mons. Tremolada che Mons. Delpini sono stati promossi”. “Negli ultimi due anni (2015-2017) abbiamo mandato lettere e email alla Congregazione per la Dottrina della Fede e a Papa Francesco ricevendo anche risposte. Sono arrivate email di risposta quando ancora il Cardinale Gerhard Ludwig Müller era Prefetto della congregazione, c’è stato risposto che tutta la nostra documentazione era giunta loro e che, lui in persona, avrebbe preso in considerazione la nostra vicenda”.

    Degli audio dei primi incontri con Mons. Tremolada e Mons. Delpini (che risalgono al 2012), registrati dalla famiglia di Alessandro, Fanpage.it ha dato conto in precedenza. Nell’inedito del 2015 invece, Mons. Tremolada fa capire per la prima volta quanto la scelta di destinare Don Galli nuovamente a contatto con minori fosse stata sbagliata. Nell’audio successivo è presente anche Don Carlo Mantegazza, parroco di Rozzano, secondo il quale “se c’è qualcuno con cui prendersela è sicuramente Delpini, perché è Delpini che primo ha preso molto superficialmente all’inizio la vicenda”. L’attuale Arcivescovo metropolita di Milano è stato il primo a recarsi a Rozzano, nei giorni precedenti al Natale del 2011, dopo il presunto abuso, sollecitato dai responsabili della parrocchia del paese alle porte di Milano e sarebbe stato anche il primo a decidere di spostare Don Galli [QUI].

    Cristina Balestrini: “Non è facile conservare la fede quando si è costretti ad affrontare un’esperienza come la nostra quando si vede il proprio figlio devastato al punto tale da tentare il suicidio per ben quattro volte. Ma noi siamo convinti che Dio non c’entri, e che a sbagliare siano le persone. Lo stesso non si può pretendere da Alessandro: lui, che è cresciuto in parrocchia, dov’era attivissimo, ora non vuole più saperne e dice spesso che i suoi figli non vedranno mai l’interno di una chiesa. Fortunatamente, seppure con moltissima fatica, sta cercando di provare a vivere una vita ‘normale’. In questi anni è sempre stato affiancato da psichiatri, le sue condizioni sono finalmente migliorate quando ci siamo affidati a un terapeuta specializzato nella gestione dei disturbi post-traumatici” [QUI].

    È severamente VIETATO agli operatori pastorali:

    1. Infliggere punizioni corporali di qualsiasi genere. Nessun contatto fisico può essere giustificato in nessuna circostanza.
    2. Stabilire un rapporto preferenziale con un minore. Ogni relazione sentimentale, tra un adulto e un minore è motivo di cessazione immediata dell’attività pastorale.
    3. Lasciare un bambino in una situazione potenzialmente pericolosa considerata la sua situazione fisica e mentale.
    4. Offendere un minore o assumere condotta sessualmente allusiva. Assolutamente vietati giochi, scherzi o punizioni dalla connotazione sessuale, è vietato spogliarsi, baciarsi.
    5. Discriminare un minore o un gruppo di bambini.
    6. Chiedere a un bambino di mantenere un segreto o fare regali discriminando il resto del gruppo.
    7. Fotografare e registrare un minore senza il consenso scritto dei suoi genitori o tutori.
    8. Pubblicare e diffondere immagini che identificano un bambino senza il consenso dei genitori o dei tutori.
    9. Vietato entrare negli spogliatoi, bagni, docce, tende da campeggio, mentre i minori sono all’interno.
    10. Stare da soli con un minore. Quando si parla con un minore in una stanza, la porta deve essere lasciata aperta. Attuare la politica “porte mai chiuse” [QUI].

    Difesa dell’imputato e principio giuridico di presunzione di innocenza

    Il principio di presunzione di innocenza è un fondamento del diritto penale secondo il quale un imputato è considerato non colpevole sino a condanna definitiva, vale a dire, sino all’esito del terzo grado di giudizio emesso dalla Corte Suprema di Cassazione.

    In Italia c’è ancora molto da fare

    – Arresti domiciliari per Don Rugolo. Gip Bruno: “Agire caratteristico del pedofilo”. Vescovo Gisana: “Fatti gravi, se accertati”. Presunzione di innocenza. Difesa di minori e persone fragili – 3 maggio 2021
    – Petizione di “Solidarietà al Vescovo Gisana”. “L’ipocrisia di una Chiesa che, ad Enna, crolla a pezzi”. Chi sta accanto alle vittime si appella a Papa Francesco di intervenire – 5 maggio 2021
    – Non possiamo guardare dall’altra parte, mentre nel mondo vengono continuamente perpetrati dei crimini efferati contro i bambini – 15 maggio 2021
    – “Eccellenza questi sono fatti gravi”. Abusi sui minori, la CEI faccia chiarezza sui dati italiani – 25 maggio 2021

    Postilla
    «Non è scontato che ci si interessi delle vittime»
    «Chiesa, perché mi fai male?»

    «Vorrei ringraziare l’autore di questo articolo per la capacità di sintesi, e allo stesso tempo la completezza. Non è scontato che ci si interessi delle vittime. Attendiamo martedì l’udienza in Appello. Grazie» (Cristina Balestrini, madre di Alessandro Battaglia – 19 giugno 2021).

    Lo Staff del Blog dell’Editore ha profuso molto impegno, innanzitutto nel ricercare il materiale per il dossier del “caso Don Galli”. Poi, questo ha portato lo Staff del Blog dell’Editore a fare un grande lavoro di sintesi come dice la Sig.ra Balestrini, poiché il materiale sul quale si è lavorato è davvero tanto, soprattutto quello prodotto da Fanpage.it, testata che ha seguito tutta la vicenda. Il lavoro di sintesi estratto dal materiale generale lavorato, e il lavoro di editing risultato nell’articolo a firma di Ivo Pincara, non è stato semplice. Lo Staff del Blog dell’Editore – come per il “caso Lupacchini” [*] – nel “caso Don Galli”, ha anche “sbobinato” il testo dell’intervista di Alessandro Battaglia. Le parole della vittima, oltre a poter essere ascoltate nel video di Fanpage.it ora possono anche essere lette – nero su bianco – grazie a questo lavoro, che finora nessuno aveva fatto.

    Ringrazio la Sig. ra Balestrini, la madre della vittima sopravvissuta per il suo commento, con cui ha espresso pubblicamente il suo apprezzamento, sia per la sintesi ma anche per la completezza del lavoro svolto.

    Va evidenziato che la Sig.ra Balestrini sottolinea un altro aspetto non di poco conto del dossier, cioè: «Non è scontato che ci si interessi delle vittime». Infatti, questo aspetto, troppo spesso, passa in secondo piano, sia da parti di alcuni commentatori, sia da parte delle istituzioni ecclesiastiche (come si può evincere dal dossier, anche questa volta). Questo è un aspetto che invece dovrebbe essere posto in primo piano, sempre.

    20 giugno 2021
    V.v.B.

    “Chiesa: perché mi fai male?: Storia di un abuso e ruolo della Chiesa documentato” di Cristina Balestrini (2019). Testimonianza di una vicenda realmente accaduta in Italia, raccontata in prima persona. Un abuso sessuale di un minore da parte di un sacerdote. Come la Chiesa interviene e quale attenzione ha realmente nei confronti delle vittime dei preti pedofili, vittime cattoliche. Storia ricca di documenti con descrizione accurata del Processo in Tribunale, della gestione della vicenda da parte della Diocesi, fino ad arrivare al coinvolgimento della Santa Sede. Qual è il ruolo di Papa Francesco? Proclami, Parole o Fatti? Testimonianza di fede profonda, arricchita dalla volontà di non nascondere nulla, anche quando non è tutto come sembra in apparenza o come si è sempre pensato.

    I famigliari di una vittima sopravvissuta: “Caro Papa Francesco. Come si traduce questo in azioni concrete? E in che tempi? Ti chiediamo di inviarci puntuali risposte”

  • I Boy Scout d’America travolti dalle denunce per abusi sessuali: sono oltre 81mila. “La prevalenza delle violenze è scioccante”

    I Boy Scout d’America travolti dalle denunce per abusi sessuali: sono oltre 81mila. “La prevalenza delle violenze è scioccante”

    La loro organizzazione ha segnato generazioni di americani, da John Fitzgerald Kennedy al presidente eletto Joe Biden, dall’astronauta Neil Armstrong all’icona dei diritti civili Ernest Green e al regista Steven Spielberg. Ora i Boy Scout d’America sono travolti da una valanga di denunce per abusi sessuali. Secondo il New York Times, sono circa 81.500 gli ex scout che hanno trovato il coraggio di uscire allo scoperto alla vigilia della scadenza fissata da un giudice del Delaware nella procedura di bancarotta chiesta dall’organizzazione, con l’obiettivo di risarcire le vittime e di riorganizzarsi per sopravvivere.

    Un numero di casi che, secondo gli avvocati, eclissa di gran lunga quelli venuti alla luce nella Chiesa Cattolica. “Sapevo che ce n’erano molti ma non avevo mai pensato che sarebbe stato un numero vicino a questo”, ha commentato l’avvocato Paul Mones, raccontando che la prevalenza degli abusi denunciati è scioccante e potrebbe riflettere solo una frazione delle vittime. Il giudice ha fissato per lunedì il termine entro cui le vittime devono farsi avanti con denunce che poi saranno vagliate attentamente. Il loro numero continua a crescere. L’organizzazione, che ha oltre un miliardo di asset, si è detta “devastata dal numero di vite colpite dai passati abusi”. “La risposta che abbiamo visto dai sopravvissuti è stata sconvolgente, siamo profondamente dispiaciuti”, ha assicurato.

    Gran parte degli abusi risale ai decenni scorsi ma alcuni stati, come New York, hanno approvato leggi per allargare la finestra temporale delle denunce e dare alle vittime più anziane la possibilità di perseguire i responsabili nei tribunali.

    La storia dei Boy Scouts of America rivela scandali sessuali sin dai suoi primi decenni di vita: nel 1935 l’organizzazione riferiva di avere documenti su centinaia di “degenerati” che avevano servito come leader negli scout. Fondata nel 1910, l’associazione crebbe sotto una rara legge parlamentare del 1916 che definiva tra i valori degli scout “il patriottismo, il coraggio, la fiducia in se stessi ed altre virtù del genere”, obiettivi che plasmarono gli ideali civici di generazioni di ragazzini americani. Fin dalla giovane età, gli scout imparano l’obbedienza e la lealtà, recitando un giuramento per restare “moralmente corretti”.

    Nei suoi oltre 100 anni di storia, l’organizzazione ha “arruolato” circa 130 milioni di americani. Ora conta 2,2 milioni di membri, un numero in progressivo calo dal picco di 5 milioni negli anni ’70. Nel 2017 ha aperto le porte anche alle ragazze, ma la sua svolta ha compromesso le relazioni con le Girl Scouts of the Usa.

    https://www.ilfattoquotidiano.it/2020/11/16/i-boy-scout-damerica-travolti-dalle-denunce-per-abusi-sessuali-sono-oltre-81mila-la-prevalenza-delle-violenze-e-scioccante/6004648/amp/?fbclid=IwAR0uxyBw1KLmi3qEjQqd0sEMP7LMraJGQhyW89a3oHx5-CXoYxT3KHbThZY

  • Il #metoo travolge i Boy Scout Usa, è bancarotta

    Il #metoo travolge i Boy Scout Usa, è bancarotta

    Troppe richieste di risarcimento dalle vittime di abusi sessuali

    (Di Gina Di Meo)

    NEW YORK – I Boy Scout d’America fanno ricorso alla bancarotta. La potente organizzazione, che proprio qualche giorno fa ha compiuto 110 anni, soccombe quindi sotto peso delle centinaia di denunce per abusi sessuali e ricorre alla misura estrema per continuare ad esistere.

    Lo scandalo delle molestie sessuali è scoppiato l’anno scorso quando alcuni media americani hanno riferito che tra il 1944 e il 2016 quasi ottomila volontari avrebbero abusato di oltre 12 mila vittime. Da allora alcuni stati americani hanno approvato finestre legali che hanno consentito anche alle vittime di vecchia data di fare causa.

    Finora sono oltre trecento i casi presentati in 34 stati ma diversi legali in tutto il paese stanno andando a caccia di migliaia di vittime. Tuttavia con la richiesta di bancarotta gli Scout hanno innescato un meccanismo che al momento mette un freno alla cause anche se l’organizzazione potrebbe essere costretta a vendere alcune delle sue innumerevoli proprietà, tra cui campeggi e percorsi di trekking, per raccogliere denaro da destinare ad un fondo di risarcimento che potrebbe superare il miliardo di dollari.

    A detta degli Scout, il fondo dovrebbe essere creato durante il processo di bancarotta. “Bsa (Boy Scouts of America) – ha detto il numero uno dell’associazione Roger Mosby – si preoccupa profondamente per tutte le vittime di abusi e si scusa con tutti quelli a cui è stato fatto del male quando erano negli Scout. Siamo indignati per le volte che individui hanno approfittato dei nostri programmi per abusare di bambini innocenti”. La denuncia di fallimento copre solo l’organo nazionale non i 261 consigli locali che possiedono beni in diversi stati. Quest’ultimo capitolo nella vicenda degli abusi negli Scout, il cui scandalo è paragonabile a quello dei preti pedofili, è un ulteriore colpo ad un’associazione che per oltre un secolo è stata uno dei pilastri della vita civile degli americani.

    Già alle prese con il calo del numero dei membri rispetto al picco di quattro milioni raggiunto negli anni ’70, Bsa ha cercato di risalire aprendo anche alle donne, a transgender e gay. Tuttavia il contraccolpo è arrivato a inizio dell’anno quando la Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni (I Mormoni) ha tagliato i ponti ritirando oltre 400mila scout in favore di un loro programma. Anche se ha fatto richiesta di bancarotta, Bsa sta incoraggiando tutte le vittime a farsi avanti. Non è stata ancora fissata una scadenza per presentare richiesta di risarcimento ma si ipotizza entro quest’anno.

    http://www.ansa.it/sito/notizie/cronaca/2020/02/19/il-metoo-travolge-i-boy-scout-usa-e-bancarotta-_6ce5250a-36de-4570-9764-bdf91f7013a0.html

  • Boy scout Usa dichiarano bancarotta per le troppe cause su abusi sessuali

    Boy scout Usa dichiarano bancarotta per le troppe cause su abusi sessuali

    “The Boy Scouts of America” ha presentato istanza di fallimento a seguito della tante cause legali relative ad accuse di abusi sessuali negli ultimi decenni. Un colpo durissimo per un’organizzazione storica, fondata nel 1910, che soffre anche per il calo di adesioni e ha visto fallire gli sforzi per attirare nuove forze con l’apertura a donne e omosessuali.

    L’organizzazione, che conta 2,2 milioni di membri tra i 5 e i 21 anni, ha scelto la procedura di salvaguardia per poter continuare la sua attività e creare un fondo di compensazione per le vittime di abusi sessuali, secondo una dichiarazione diffusa oggi.

    Il ricorso al “Chapter 11”, presentato nello Stato del Delaware, consente di riunire tutte le cause in un unico tribunale e avviare un negoziato per il patteggiamento. Sono circa 300 le cause legali per cattiva condotta sessuale da parte di dipendenti e volontari. Una simile strategia è stata utilizzata negli Usa da 20 diocesi cattoliche e dalla Usa Gymnastics.

    Dalla fine del 2012 alle fine del 2018 l’organizzazione ha visto crollare del 13% le proprie adesioni. I boy scout hanno perso la principale fonte di supporto quando la chiesa dei mormoni ha interrotto il finanziamento, a seguito dell’annuncio sull’ingresso di transgender tra gli scout.

    “La BSA si preoccupa profondamente di tutte le vittime di abusi e si scusa sinceramente con tutti coloro che sono stati danneggiati durante il loro periodo in Scouting”, ha detto l’amministratore delegato Roger Mosby nella dichiarazione.
    Più di 12.000 membri dei Boy Scout hanno subito abusi sessuali dal 1944, ha detto l’anno scorso l’avvocato delle vittime Jeff Anderson. Il legale ha anche detto che i file gestiti dai Boy Scout hanno elencato più di 7.800 presunti autori di abusi sessuali. L’esistenza di tale documentazione – nota come “file di perversione” e che elenca i capi scout o i capi delle truppe accusati di abusi sessuali – è stata rivelata per la prima volta in un caso giudiziario del 2012.

  • Prete argentino suicida: era stato condannato per abusi su bambini

    Prete argentino suicida: era stato condannato per abusi su bambini

    Don Eduardo Lorenzo si è ucciso con un colpo di pistola alla tempia. Il prete argentino era stato condannato per aver sessualmente abusato di almeno 5 vittime ed ha commesso il gesto suicida prima di essere portato in carcere. Lui si era sempre difeso come innocente.

    Prete argentino suicida: era stato condannato per abusi su bambini

    LEGGI ANCHE> Il cardinale George Pell, ex tesoriere del Vaticano, condannato per pedofilia

    Si è sparato un colpo alla tempia Don Eduardo Lorenzo, prete 59enne riconosciuto colpevole di abusi sessuali su minori della sua parrocchia. Il prete si è ucciso a Plata, nella sede della Caritas dove era temporaneamente alloggiato. Il religioso si era sempre detto innocente rispetto alle accuse rivoltegli.

    Lunedì 16 dicembre la procuratrice Ana Medina aveva chiesto l’arresto per il prete, accusato di 5 nuove violenze a danno di minori. Don Eduardo Lorenzo  aveva ricoperto il ruolo di cappellano del servizio penitenziario di Buenos Aires per 14 anni, e organizzava gruppi e viaggi di giovani boy scout.

    Quando il giudice Marcela Garmendia ha rifiutato la richiesta di esenzione dal carcere presentata dal legale della difesa, il religioso ha preferito commettere il gesto suicida. Il religioso si era sempre detto innocente: «Non sono un pedofilo, non ho commesso alcun atto indegno del mio essere sacerdote. Ho difetti come tutti gli altri, ma non perversioni, che io condanno e condanno sempre. Sono stato demolito, sono in un momento spaventoso della mia vita» aveva dichiarato Don Lorenzo la scorsa settimana.

    La prima denuncia per abuso sessuale risale al 2008, ma non vi furono condanne. Il caso infatti rimase fermo per quasi dieci anni, fino a quando non venne riaperto dall’avvocato Juan Pablo Gallego. In quella occasione la vittima si è esposta pubblicamente testimoniando con il suo vero nome, Diego Perez. «Mi diceva ‘sei un uomo di colore’, quindi devi farlo – ha dichiarato – Mi ha spinto, mi ha portato nella sua stanza per oltraggiarmi e fare sesso con me. Alla fine ero alcolizzato e di nuovo sottomesso sessualmente». Il suo racconto ha quindi spinto altre vittime a farsi avanti e raccontare degli abusi subiti in gioventù.

    Il caso era esploso anche mediaticamente, tanto che lo scorso luglio l’arcivescovo di La Plata, monsignor Víctor “Tucho” Fernández, aveva proibito al prelato di rimanere solo con i minori della parrocchia e non solo, dicendo che la misura era per «precauzione». Don Eduardo Lorenzo aveva quindi richiesto pochi mesi dopo una licenza come pastore nell’Immacolata Madre di Dio, Gonnet, apportando come motivazione questioni di salute: lo scorso dicembre erano trapelati i risultati della perizia psicologica che lo identificavano con una «personalità con caratteristiche di manipolazione, ed egocentrismo oltre a una complessa organizzazione psichica, presentazione ossessiva di un’immagine grandiloquente di se stesso, che nasconde una struttura psicopatica perversa avendo bisogno di altri per idolatrarlo ed esaltare l’autostima».

    (Credits immagine di copertina: foto twitter Fernando Tocho@nandotocho)
     
    https://www.giornalettismo.com/prete-argentino-suicida-pedofilo/

  • Come la Chiesa cattolica e la lobby Boy Scout hanno lavorato per affrontare i casi di abuso sessuale

    Come la Chiesa cattolica e la lobby Boy Scout hanno lavorato per affrontare i casi di abuso sessuale

    Le tecniche utilizzate per mitigare gravi accuse e frenare le normative che avrebbero potuto facilitare i procedimenti legali per le vittime

    Due giornalisti del quotidiano USA Today hanno fatto luce sui dettagli di come la Chiesa cattolica e organizzazioni come Boy Scouts  d’America lavorano per ripudiare le leggi a favore dei bambini vittime di abusi sessuali da parte di queste istituzioni . In un’indagine approfondita, i giornalisti Marisa Kwiatkowski e John Kelly hanno indagato sulle tecniche utilizzate per mitigare le gravi accuse e sanzioni per l’abuso di minori negli ultimi anni. L’articolo affermava che qualsiasi parte del paese in cui venivano introdotte normative che avrebbero potuto facilitare procedimenti legali per gli accusatori, era stata sistematicamente seguita da un opposizione coordinata, comprese le compagnie assicurative.

    Secondo l’indagine, la Chiesa ha centralizzato i suoi sforzi nel lavorare con le persone che ha già a sua disposizione: i credenti che vanno regolarmente a Messa e donano denaro alle loro parrocchie locali. La Chiesa cattolica americana, in quelli che sembrano essere spersonalizzati e attacchi locali, si è concentrata sull’enfatizzare il pericolo che tali leggi rappresentano per le loro finanze. Da parte loro, i sacerdoti hanno tenuto prediche sugli effetti negativi che un processo a causa di abusi sessuali può causare alla loro parrocchia, anche dicendo che questi giudizi rovinano l’opera di “Dio sulla terra”. In questo modo hanno cercato di minimizzare l’abuso che si è verificato concentrandosi sul discorso che “quel prete non appartiene più alla nostra comunità”.

    Ma il rapporto va oltre. Spiega come, dal 2009, i legislatori statali di “entrambi i lati del palazzo hanno cercato almeno 200 volte di estendere le leggi civili delle prescrizioni per i casi di abusi sessuali su minori“. Tuttavia, i progetti di legge sono quasi sempre terminati con una sconfitta a causa del Lobby della chiesa in coordinamento con altre istituzioni

    Apparentemente, la Chiesa cattolica non sarebbe sola in questo sforzo. Molti interessi, incluso il settore assicurativo, si oppongono agli sforzi per dare alle vittime più tempo per intentare causa.

    Leggi e prescrizioni

    Dopo la famosa indagine di un gruppo di giornalisti del Boston Globe che ha smascherato uno scandalo sulla pedofilia che la Chiesa cattolica del Massachusetts ha nascosto per anni , diverse leggi sulla prescrizione sono state presentate nelle legislature statali. Con la premessa che qualsiasi accusatore avrebbe un tempo limitato – di solito un anno – per presentare le proprie richieste, i progetti di legge hanno aperto per la prima volta la possibilità che le vittime che erano state abusate durante l’infanzia potessero presentare denunce contro la Chiesa o altre istituzioni.

    L’ indagine del Globe , spiegano i giornalisti di USA Today , ha aiutato a cementare due nozioni: in primo luogo, che la chiesa è stata in grado di nascondere, in modo premeditato e coordinato, gli abusi sessuali che si sono verificati all’interno delle sue mura. E in secondo luogo, ha confermato ciò che molti già sapevano: potrebbe essere necessario troppo tempo perché i sopravvissuti alle prese con il trauma rendano pubblico il loro caso.

    “È molto difficile per le vittime di abusi in questi contesti religiosi raggiungere un accordo su come è possibile che Dio permetta che ciò accada a loro“, ha detto Marci Hamilton, CEO di CHILD USA e professore presso la facoltà di giurisprudenza dell’Università di Pennsylvania, al giornale americano. “Alcuni lo chiamano assassinio dell’anima. Non è solo la distruzione della vita di un bambino, ma in qualche modo è la distruzione dei meccanismi di sopravvivenza dei bambini attraverso la fede”.

    Stati come la California e New York sono stati in grado di approvare queste leggi e sono state intentate migliaia di azioni legali. Solo nel primo, circa 850 casi legali sono stati presentati, in un anno, contro la Chiesa. Più di 300 azioni legali sono state anche intentate contro organizzazioni come i Boys Scout. Molte di queste azioni legali costano centinaia di milioni di dollari non solo per queste istituzioni, ma anche per le compagnie assicurative che le hanno protette da azioni legali. I danni sono stati condivisi e questo ha incoraggiato queste compagnie ad assumere i loro migliori avvocati per fare pressioni sulle capitali dello stato.

    Sforzo coordinato

    La parte più rilevante del rapporto è che spiega il coordinamento degli sforzi degli avvocati delle compagnie assicurative, dei parroci in tutto il paese e delle autorità del boy scout per frenare questo tipo di leggi. Facendo affidamento sui “valori familiari” delle persone che appartenevano alle loro istituzioni, la Chiesa e un’altra organizzazione fecero appello emotivamente al loro pubblico e attaccarono con tutto il loro potere contro le leggi di estensione della prescrizione congiuntamente .

    I parroci sono stati incaricati dalle arcidiocesi di pianificare i loro sforzi contro le autorità locali, concentrandosi sui legislatori statali che potrebbero aiutarli a frenare le leggi. Concentrando i loro sermoni sui “tempi difficili che la Chiesa” ha vissuto con le accuse, lo scopo era duplice: convincere i legislatori che avrebbero perso le loro prossime elezioni se avessero sostenuto i progetti di legge, chiedendo allo stesso tempo soldi ai loro pellegrini con cui potevano pagare le richieste milionarie.

    Dozzine di legislatori si sono confrontati con le loro chiese nelle quali si recavano ogni domenica. Un delegato del Maryland, Eric Bromwell, sapeva che avrebbe dovuto affrontare una dura battaglia quando cercava di estendere le leggi delle prescrizioni civili nel suo stato, afferma il rapporto. La Conferenza cattolica del Maryland aveva espresso preoccupazione ancor prima di presentare il disegno di legge del 2008.

    Bromwell ha detto ai giornalisti che i funzionari cattolici lo hanno avvertito che le diocesi sarebbero fallite attraverso la “finestra” che avrebbe permesso alle persone di fare causa per abusi passati. Gli hanno chiesto di rinunciare ai suoi sforzi o di smettere di andare a messa nella sua congregazione. “Molti di coloro che abusano sono morti“, ricorda di essere stato detto, e “alcune accuse erano così vecchie che non c’è modo in cui la chiesa possa difendersi.”

    Utilizzando banche dati che confrontavano il linguaggio usato dai funzionari della chiesa in tutto il paese, USA Today ha identificato che questo era lo stesso argomento di cui la Chiesa cattolica ha approfittato più e più volte, a prescindere dal fatto che le cause fossero effettivamente per sacerdoti già deceduti o troppo vecchi per sfidarli. Era un argomento che ha funzionato: nel Maryland, in Pennsylvania, nel Rhode Island e in altri stati, i progetti di legge non hanno mai raggiunto il tavolo del governatore.

    Inoltre, l’argomento è servito a galvanizzare il rifiuto popolare delle leggi che avrebbero esteso la prescrizione. Gli oppositori in California e Maryland, per esempio, non erano d’accordo con il modo in cui le loro leggi statali trattavano le istituzioni pubbliche rispetto a quelle private. Le persone in Maryland, Wisconsin e Rhode Island hanno cercato di distinguere tra presente e passato, evidenziando i controlli sui precedenti penali che le loro organizzazioni ora conducono.

    Il movimento di opposizione a queste leggi divenne popolare in tutto il paese. La Chiesa, i Boys Scout e persino le compagnie assicurative fingevano di essere vittime di questo processo legale con lo stesso discorso e, in molti casi, erano supportati da sentimenti popolari che li sostenevano.

    Nuovi casi e pagamenti a New York

    Tuttavia, hanno spesso perso la battaglia legale e le leggi sono state approvate, permettendo alle vere vittime di abusi sistematici di presentare le loro richieste.

    Mercoledì, per esempio, l’arcidiocesi di New York ha dovuto pagare USD $ 67 milioni a 338 vittime di abusi sessuali nei casi in cui ci sono stati sacerdoti o personale ecclesiastico coinvolti, ha detto Lunedi l’ex giudice Barbara Jones, che ha condotto una revisione contabile fuori dalla chiesa di New York

    Ad agosto, le autorità di New York hanno aperto una finestra legale di 12 mesi, in base alla quale le vittime di abusi sessuali possono denunciare i loro stupratori indipendentemente dalla data in cui si è verificato il crimine. L’istituzione di questo periodo di grazia, facilitato dalla Legge sulle vittime minorenni, ha costretto la Chiesa cattolica e altre istituzioni, come gli Yeshiva – scuole ebraiche – o Boy Scout, a prepararsi per una valanga di lamentele.

    Lo stesso giorno in cui si è aperta la “finestra”, lo studio legale Jeff Anderson & Associates ha presentato 250 denunce di abusi sessuali contro la Chiesa di New York.

    In questo senso, l’arcivescovo di New York, Timothy Dolan, ha dichiarato oggi in una conferenza stampa che la chiesa non è ancora “consapevole” dell’impatto finanziario che queste denunce possono avere. Nelle sue conclusioni, l’ex giudice ha sottolineato che la stragrande maggioranza dei casi di abuso sessuale sono stati registrati prima del 2000, in particolare tra gli anni ’60 e ’80 del secolo scorso.

    Gli autori del rapporto affermano che dal 2009 i legislatori di 38 stati hanno presentato tali progetti di legge, secondo un’analisi degli USA OGGI, e il tasso di successo è aumentato. Dei 29 stati che hanno adottato tali leggi, 11 lo hanno fatto per la prima volta quest’anno.

    Dieci stati non hanno più uno statuto civile di prescrizione e 16 stati hanno ripristinato le leggi scadute, secondo CHILD USA, che tiene traccia di tale legislazione ogni giorno.

    https://www.infobae.com/america/eeuu/2019/10/03/como-funciono-el-lobby-de-la-iglesia-catolica-y-los-boy-scouts-para-enfrentar-los-casos-de-abuso-sexual/?fbclid=IwAR12GNx97ZOVK-WKWtzOKUjwbPRWcrStswfawl7lAPuXe6mvPzO-_2R5Uvk
    (traduzione con Google)

  • “Grazie a Dio”, un film necessario

    “Grazie a Dio”, un film necessario

    In Francia, malgrado i tentativi di censura, è uscita l’opera di Ozon che denuncia la pedofilia e i silenzi della chiesa

    “Grâce à Dieu” è il titolo di un film che riprende una frase del cardinale Philippe Barbarin. L’arcivescovo di Lione, e come tale primate delle Gallie, è finito in tribunale con l’accusa di non avere denunciato un prete pedofilo della sua diocesi. Il pubblico ministero ha dissipato i sospetti che pesavano su di lui ed è assai probabile che il verdetto (previsto tra pochi giorni) assolva il prelato, numero uno nella gerarchia della Chiesa francese.Ma quella frase, “Grazie a Dio”, usata dal regista François Ozon come titolo del suo film, è rivelatrice di un atteggiamento che se non sconfina nel reato di omissione rivela il comportamento a lungo seguito dalla Chiesa, o da gran parte dei suoi più autorevoli rappresentanti. Interrogato sul fatto che un suo sacerdote pedofilo l’avesse fatta franca per tanto tempo, il cardinale Barbarin si è lasciato sfuggire che «Grazie a Dio è intervenuta la prescrizione». Come se quest’ultima, prevista dalla giustizia laica, equivalesse anche a un’assoluzione della Chiesa. Ed esentasse dunque quest’ultima dal prendere decisioni per fermare e punire l’azione del prete. Il cardinale ha riconosciuto il lapsus. François Ozon non l’ha perdonato. Il titolo del suo film è come uno schiaffo. Ozon è garbato nella narrazione e nelle immagini. “Grâce à Dieu” è uscito in 307 sale, in tutta la Francia, al momento giusto: mentre a Roma si riuniva l’eccezionale assemblea di vescovi per trattare il problema della gli abusi sessuali su minori. Fino all’ultimo la proiezione del film, che ha ricevuto il Gran Premio della giuria al festival di Berlino, ha rischiato di non essere autorizzata.Bernard Preynat è il prete della diocesi lionese accusato di avere abusato di ragazzi sotto i quindici anni. Lui stesso l’ha riconosciuto. E questo è accaduto per decenni senza che i suoi superiori gli vietassero di occuparsi dei boy scout, in particolare quelli di Sainte-Foy-lès-Lyon, dei quali era l’inamovibile cappellano. I legali del vecchio sacerdote avevano chiesto che nell’attesa del processo, previsto nei prossimi mesi e suscettibile di rinvii, il film non venisse proiettato nelle sale pubbliche per non violare il principio della presunzione d’innocenza. Anche perché l’attore che interpreta il prete pedofilo porta il suo nome e cognome, Bernard Preynat. Come del resto quello che interpreta il cardinale si chiama Barbarin. Il giudice parigino ha respinto la richiesta dei legali perché l’attesa del processo a Bernard Preynat potrebbe prolungarsi, e un ritardo della diffusione infliggerebbe ai produttori gravi danni e non rispetterebbe la libertà d’espressione e di creazione. In quanto all’uso dei nomi del cardinale e del prete tutti riconoscerebbero ugualmente i personaggi sotto finte identità.François Ozon conosceva ben inteso “Spotlight”, l’eccellente film di Tom McCarthy sullo scandalo della pedofilia nel clero del Massachusetts negli anni Ottanta. Ma si è proposto di non seguire la stessa strada. Anche l’idea di un documentario gli è apparsa irrealizzabile, perché le vittime di Bernard Preynat non potevano accettare di raccontare pubblicamente gli abusi subiti decenni fa. Per le loro famiglie, mogli, figli e figlie, sarebbe stato un trauma insopportabile. Dunque François Ozon ha optato per una finzione che in effetti ricalca la realtà, poiché esibisce nomi autentici (soltanto quelli delle vittime non lo sono per rispetto alle famiglie) e molti interrogatori delle vittime e degli accusati sono quelli dei verbali giudiziari.Alexandre, un borghese di mezza età, padre di famiglia, immerso in una lineare attività professionale, scopre per caso la fotografia di padre Bernard Preynat circondato da adolescenti. Quel sacerdote che ha abusato di lui ragazzo non è dunque stato rimosso dal suo compito di educatore, come avevano promesso le autorità ecclesiastiche. Scandalizzato, ma anche turbato, dal vedere quel prete ancora circondato da sue inevitabili giovani prede, Alexandre si rivolge alle autorità della diocesi. Allo stesso cardinale Barbarin. A lui si uniscono François, un impiegato, e Emmanuel, un operaio, e via via tanti altri che da ragazzi hanno subito la stessa sorte. Cercano invano di avere una reazione dalla Chiesa, ma delusi finiscono col rivolgersi alla giustizia. Il film si occupa del dolore delle vittime, ma mette soprattutto in rilievo la volontaria, lunga cecità della gerarchia ecclesiastica. È un atto d’ accusa espresso con educata ma intransigente severità.

    http://espresso.repubblica.it/opinioni/dentro-e-fuori/2019/02/27/news/grazie-a-dio-un-film-necessario-1.332092?fbclid=IwAR2li4-t-VgZ-f7oKUVpVi3Ui1A-qaKLnHs0Lu7wwVEGS3MY3q1Wrgo0t4k

  • Francois Ozon: pedofilia e omertà nella Chiesa cattolica

    Francois Ozon: pedofilia e omertà nella Chiesa cattolica

    Cristiana Paternò

    BERLINO – La parola che libera. E’ il tema di fondo del nuovo film di Francois Ozon (Doppio amore, Frantz, 8 donne e un mistero) in concorso alla Berlinale (è la sua quinta volta in questo festival). Grace à Dieu, questo il titolo nettamente sarcastico, è un film abbastanza anomalo nella filmografia del regista francese, anche perché ispirato a un fatto di cronaca, l’inchiesta sul prete pedofilo Bernard Preynat – il dibattimento è ancora in corso, la sentenza è attesa entro l’anno – accusato di aver abusato di una settantina di boy scout nell’omertà e nel silenzio delle alte sfere religiose che, pur sapendo da tempo, non hanno mai sospeso il sacerdote che ha continuato a occuparsi di minorenni e a dire messa.

    Il film, che ha una struttura in qualche modo tripartita, si concentra su tre casi in un crescendo di pathos e partecipazione: quello di Alexandre (Melvil Poupaud), un alto borghese ultracattolico che è il primo a denunciare, ma lo fa rivolgendosi soltanto alle autorità ecclesiastiche; Francois (Denis Ménochet), ateo dichiarato che sporge denuncia e alimenta il caso anche sui media; Emmanuel (Swann Arlaud), ragazzo fragile che porta conseguenze indelebili delle molestie subìte. Ognuno di loro ha accanto un tessuto familiare a volte in grado di sostenere la sua difficile battaglia per la verità, altre volte ostile. E questa dialettica privata viene restituita da Grace à Dieu con molta verità e attenzione perché l’intento di denuncia è sempre perfettamente bilanciato con lo scavo del vissuto dei personaggi.

    Ozon, che ha incontrato i membri dell’associazione delle vittime La Parole Libérée per scrivere la sceneggiatura, non ritiene che il film avrà un impatto diretto sul processo. “Tutto ciò che raccontiamo è già apparso sui giornali francesi, non ci sono rivelazioni. Penso che il nostro sistema giudiziario sia abbastanza solido da sostenere l’impatto di una pellicola”, dice in conferenza stampa.

    In attesa della proiezione di lunedì 11 febbraio a Lione, la città dove si sono svolti i fatti, Ozon ammette tuttavia di aver subìto pressioni per fermare l’uscita nelle sale. “Molti di coloro che ci attaccano, non hanno visto il film, quindi lo fanno per partito preso”. E aggiunge: “Le riprese, a parte alcuni esterni, sono avvenute in Belgio e Lussemburgo, proprio per evitare pressioni e censure da parte di una città estremamente cattolica”. Del resto, non sono mancate le difficoltà nel trovare finanziamenti, ad esempio Canal plus si è tirata indietro e il film aveva inizialmente.un “falso titolo” per sviare l’attenzione. Recentemente gli avvocati di Preynat e di Régine Maire, che si era occupata degli abusi per conto della diocesi e che è accusata insieme al cardinal Barbarin di non aver denunciato all’autorità giudiziaria, hanno querelato la produzione chiedendo di non usare i nomi dei loro assistiti e minacciando di bloccare l’uscita.

    Ozon ha raccontato di essere partito dal desiderio di fare un film sui sentimenti e le emozioni di alcuni personaggi maschili dopo aver a lungo raccontato l’animo femminile. “Quando mi sono imbattuto nel sito delle vittime, La Parole Libérée, mi ha toccato molto e ho capito di aver trovato l’argomento giusto”. Spiega di aver cercato il punto di vista umano, piuttosto che quello giudiziario: “La pedofila riguarda tanti ambiti della società, lo sport, le parrocchie ma anche la famiglia, anzi soprattutto la famiglia”.

    A proposito della scelta di passare da un personaggio all’altro, spiega: “E’ andata proprio così. Alexandre ha veramente iniziato da solo a denunciare, poi c’è stato un commissario di polizia che ha dato il via a un’inchiesta e poi si sono aggiunte le varie testimonianze. Una sorta di passaggio del testimone tra i vari protagonisti”.

    Ad agevolare il lavoro preparatorio d’inchiesta è stata proprio la scelta di un film di finzione: “Sia le vittime che i parenti erano stati intervistati decine di volte dalle tv, ma si sono fidati e aperti di più sapendo che si trattava di una storia di finzione e non di un documentario”. E ancora: “Non lo considero un film politico, ma piuttosto civile. Spero che aprirà il dibattito anche nella Chiesa, che romperà il silenzio”.

    Grace à Dieu più volte chiama in causa le posizioni nette di Papa Francesco (decisive le sue dichiarazioni pubbliche nel convincere Alexandre ad aprire il caso dopo oltre trent’anni), ma il punto di vista è sostanzialmente laico e non manca una drammatica battuta sull’esistenza di Dio che sembra destinata a sparire sullo sfondo nonostante i costanti inviti dei prelati alla preghiera e al perdono. Anche se Ozon dice di non voler mettere in discussione la fede ma solo l’istituzione ecclesiastica, è difficile credergli fino in fondo.

    Venduto in tantissimi territori (in Italia l’ha acquisito Academy Two), Grace à Dieu rilancia anche il discorso sui tempi di prescrizione dei reati sessuali (una delle richieste più pressanti del movimento #MeToo): “Per le vittime di abusi è molto difficile parlare, spesso lo fanno solo dopo essersi realizzate nella vita familiare e lavorativa. Vent’anni sono troppo pochi, adesso il limite è salito a 30, grazie a questa inchiesta, ed è un passo avanti”.

    https://news.cinecitta.com/IT/it-it/news/55/77666/francois-ozon-pedofilia-e-omerta-nella-chiesa-cattolica.aspx

  • ARCIVESCOVO LIONE A PROCESSO: COPRÌ ABUSI DI UN PRETE PEDOFILO?/ Mons. Barbarin: “Ho un solo giudice: Dio”

    ARCIVESCOVO LIONE A PROCESSO: COPRÌ ABUSI DI UN PRETE PEDOFILO?/ Mons. Barbarin: “Ho un solo giudice: Dio”

    Arcivescovo Lione a processo: coprì abusi di un prete pedofilo? Monsignor Barbarin sotto accusa: maxi-scandalo in Francia. Lui: “Ho un solo giudice: Dio”.

    Dario D’Angelo

    L’arcivescovo di Lione, Philippe Barbarin, andrà a processo lunedì per uno scandalo legato alla pedofilia: il cardinale è accusato infatti di aver coperto insieme ad altri 5 componenti della sua diocesi gli abusi sessuali su alcuni boy scout compiuti tra gli anni Ottanta e Novanta dal prete locale Bernard Preynat. Un’accusa pesantissima, che non può non mettere in imbarazzo lo stesso Vaticano, soprattutto alla luce del ruolo di primissimo piano occupato da Philippe Barbarin. Lo scandalo è venuto alla luce nel 2015, quando l’ex scout Francois Devaux ha denunciato Preynat per aver abusato di lui 25 anni prima, e Barbarin, superiore del sacerdote, sostenendo di aver saputo dell’abuso ma di averlo coperto. Come riportato da France24, dopo sei mesi di indagini e 10 ore di interrogati con Barbarin, gli investigatori hanno abbandonato il caso nel 2016, concludendo che le accuse contro l’arcivescovo erano o troppo vecchie o impossibili da provare. Un gruppo di vittime, però, è riuscito a riaprire il caso, facendo sì che Barbarin e gli altri, tra cui l’arcivescovo di Auch e il vescovo di Nevers in Francia, finissero a processo.

    ARCIVESCOVO LIONE A PROCESSO: COPRÌ ABUSI DI UN PRETE PEDOFILO?

    La delicatezza del caso che coinvolge l’arcivescovo di Lione è data anche dal sostegno che Papa Francesco gli ha manifestato. Il Santo Padre ha infatti incontrato monsignor Barbarin nell’ottobre del 2017, cioè dopo che il rinvio a giudizio era stato comunicato. Anche il capo della potente Congregazione per la Dottrina della Fede del Vaticano, l’arcivescovo spagnolo Luis Francisco Ladaria Ferrer, è stato accusato di complicità nel presunto insabbiamento a Lione. In corrispondenza con Barbarin, il numero tre del Vaticano aveva consigliato al cardinale di adottare “le necessarie misure disciplinari evitando lo scandalo pubblico”: un’espressione interpretata come un avvertimento per mantenere il silenzio sulla vicenda. Lo scout abusato, Devaux, ha dichiarato: “Speriamo questa volta di avere una sentenza che sarà chiara e ovvia per tutti”. Il suo gruppo di vittime, La Parole Liberee (Freed Speech), è nato con una manciata di persone, ma presto ha ricevuto chiamate e testimonianze da un totale di 85 persone che affermano di essere state vittime di Preynat a Lione. L’arcivescovo di Lione, monsignor Barbarin, dal canto suo, in un viaggio recente a Lourdes ha dichiarato:”Ho un solo giudice che è il Signore”.